IVANKA TRUMP SI È CONVERTITA UFFICIALMENTE ALL’EBRAISMO. LA CONFERMA DEL RABBINO CAPO DI ISRAELE.

Marco Tosatti

Ivanka Trump adesso è ufficialmente di religione ebraica: Yitzhak Yosef, il rabbino capo sefardita di Israele, ha espresso il suo parere: La conversione al giudaismo di Ivanka Trump non ha bisogno di nessuna indagine ulteriore, e non c’è bisogno di nessuna chiarificazione aggiuntiva a questo avvenimento. Quindi Ivanka Trump, la figlia del presidente degli Stati Uniti, è ufficialmente riconosciuta come ebrea.

La conversione di Ivanka è stata oggetto di controversie. C’era chi si chiedeva se rispondesse ai requisiti stabiliti dal Rabbinato Capo di Israele, in relazione al grado di fiducia accordato ai rabbini della Diaspora in tema di conversioni. E a questo si aggiungevano le polemiche relative al Rabbinato Capo di Israele, perché i critici affermavano che le corti rabbiniche israeliane mancavano di criteri chiari e uniformi quando si trattava di convalidare le conversioni avvenute fuori da Israele stesso. Spesso si trattava di un giudizio fornito caso per caso.

Per quel che riguarda Ivanka Trump, la sua conversione era passata al vaglio particolarmente dal Consiglio Rabbinico di America (RCA); e questo grazie a un accordo stipulato fra questo organismo e il Rabbinato Capo di Israele.

Ivanka è stata convertita dal rabbino Haskel Lookstein, un religioso molto noto a New York. Per avere ulteriori dettagli, potete leggere questo articolo di World Religion News, in inglese. Di conseguenza se il precedente inquilino della Casa Bianca, Obama, aveva dei collegamenti familiari con l’islam, il suo successore, Donald Trump, ne ha con l’ebraismo. Il che appare anche coerente con il suo proclamato sostegno a Israele.



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LA GUERRA DEI CLINTON (E DI OBAMA) AI CATTOLICI USA. CHI CONSIGLIA LE SINGOLARI SCELTE DEL VATICANO?

chaput

Marco Tosatti

L’arcivescovo di Filadelfia, Charles J. Chaput, ha scritto sul giornale diocesano della sua città dei danni provocati dalle iniziative di infiltrazione organizzate dal gruppo di potere Obama-Clinton nei confronti della Chiesa cattolica americana, nel tentativo di farle abbandonare, a almeno rallentare, la sua battaglia per la difesa della vita e della libertà religiosa. Ve ne riportiamo alcuni passi, rimandando i lettori che sono a loro agio con l’inglese al reportage di Kevin J. Jones per Catholic News Agency.

Chaput incontrò due esponenti di Catholics United, un’organizzazione parareligiosa di appoggio ai democratici e alla cultura di Obama. “Fu un’esperienza interessante – scrive -. Entrambi erano ovviamente agenti della campagna di Obama e del Partito Democratico, creature di una macchina politica, non uomini di Chiesa; meno interessati all’insegnamento cattolico che alla sua influenza. E presumibilmente, per loro, i vescovi erano abbastanza ottusi da essere usati come strumenti, o almeno per impedire loro di aiutare l’altra parte”.

Catholics United è balzato agli onori delle cronache dopo essere stato menzionato nelle e-mails hackerate dall’account di John Podestà il manager della campagna di Hillary Clinton, e già chief of staff di Bill, oltre che ex presidente del Center for American Progress, un think-tank.

Sandy Newman, presidente dell’organizzazione Voices for Progress, scrisse a Podestà in merito all’opposizione che la Chiesa cattolica faceva al piano sanitario di Obama, che prevedeva che i dispensari cattolici fornissero non solo anticoncezionali, ma anche pillole abortive.

“Ci vuole una Primavera Cattolica, in cui i cattolici stessi chiedano la fine di una dittatura medievale e l’inizio di una piccola democrazia e rispetto per l’eguaglianza di genere nella Chiesa”, e suggeriva l’idea di “piantare i semi di una rivoluzione”.

Podestà rispondeva: “Abbiamo creato Cattolici in Alleanza per il bene comune per organizzare un momento come questo. Ma credo che manchi la leadrship…dovrà essere un movimento dal basso”.

Scrive Chaput (che non è affatto vicino ai repubblicani, anzi) : “i due uomini speravano che i miei confratelli vescovi e io stesso vorremmo resistere a identificare la posizione della Chiesa su un singolo tema (leggi: aborto) e politiche partigiane”.

E tuttavia “Grazie al loro lavoro e ad attivisti come loro, i cattolici americani hanno dato una mano a eleggere un’amministrazione che è stata la più testardamente ostile da molte generazioni verso le istituzioni religiose, i credenti, le loro preoccupazioni e la libertà. IL danno culturale fatto dalla Casa Bianca ha, apparentemente, reso non necessario il corteggiamento dei vescovi americani. Ma dal male si può sempre passare al peggio”. Sulle elezioni attuali lamenta che in un Paese dove l’idea di scelta è “la religione di Stato non ufficiale” il menù a disposizione “sia rimarchevolmente piccolo”.

Catholics United dopo il 2008 ha dato vita a iniziative critiche della Chiesa; hanno ricevuto finanziamenti dalla Gill Foundation e dalla Arcus Foundation, creature di due attivisti LGBT impegnati nel finanziamento a gruppi di dissenso cattolico. E Catholics in Alliance for Common Good, organizzazione sorella, ha ricevuto finanziamenti – centinaia di migliaia di dollari – dalla Open Society Foundation di George Soros.

Tutto questo trova sponde in Vaticano? Sembra proprio di sì, in particolare fra il ristretto cerchio al vertice, e nel Consiglio dei Nove. Ma questa è un’altra storia. Qui ci limitiamo a rilevare, come abbiamo già fatto l’incongruenza fra le recenti nomine vescovili – e cardinalizie – negli Stati Uniti con quello che il Pontefice dice riguardo a temi come l’aborto, le unioni omosessuali e in generale l’ideologia Gender. C’è un evidente, prolungato attacco portato contro i valori, e i fedeli cattolici, ma i consiglieri del Pontefice propongono scelte che sembrano in linea più con gli aggressori che con gli aggrediti.



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