L’ABATE FARIA A NUZZI: MA GUARDA CHE LO SAPEVAMO GIÀ CHE IL VATICANO È PIENO DI CATTIVONI CONTRO NATURA…

                                         
Marco Tosatti

L’Abate Faria ha letto l’ultima fatica letteraria di Gianluigi Nuzzi, (la quarta della serie), “Peccato originale”. Poi, dopo aver lungamente riflettuto, ha spedito a Stilum Curiae l’esito delle sue meditazioni. Ecco, mi sembra che si sia divertito; forse a leggere, di sicuro a scrivere. Mai come questa volta sembra proprio un bell’abate che ne ha viste e sentite tante, soprattutto fra canoniche cori e sagrestie…e non sembra molto ottimista sull’esito di quelle che Nuzzi definisce “riforme” del Pontefice.

Un pio parrocchiano mi ha regalato il libro “Peccato originale” di Gianluigi Nuzzi, libro che ho letto in una decina d’ore. Il libro si legge come un romanzo e sono stato lieto di leggere di tanta gente vaticana; più della metà di quelli menzionati nel libro li conosco anche personalmente, alcuni anche troppo bene. La tesi principale del libro mi sembra: in Vaticano ci sono dei cattivoni che invece di curare le anime e di favorire le riforme di Papa Francesco si arricchiscono e si dedicano volontieri al vizio contro natura.

Ora, Nuzzi scrive bene, è accattivante, ma un poco ingenuo: davvero scopriamo solo ora con i suoi libri che in Vaticano ci sono anche dei delinquenti? Posso aggiungere, per aiutare per i prossimi libri su altri argomenti, che nel mondo del cinema alcune attrici a volte dormono con i produttori per farsi dare le parti nei film e che i politici, reggetevi forte!, rubano. Il problema semmai è un altro, è non dare ai delinquenti protezione e omertà, in modo che i peccati si possano un poco contenere, purtroppo mai estirpare del tutto. Io credo nella Chiesa, non nel Vaticano. Credo nel mistero della Chiesa, non negli uomini di Chiesa. Li seguo se insegnano quello che hanno ricevuto, li ignoro se predicano altro. E io, nel mio ministero sacerdotale, cerco di fare lo stesso.

Certo, Nuzzi si vuole far leggere, non scrive certo per i cattolici. Ma lo voglio assicurare che la realtà del peccato non è mai stata una sorpresa, ma una presenza che viene proprio da quel peccato originale che lui ha menzionato nel titolo del suo libro. Forse non ci dovrebbe interessare solo che in Vaticano c’è tanto marcio (e c’è ed è bene non dormirci sopra) ma sapere come allargare il potenziale di bene. Saranno le riforme di Papa Francesco a fare questo, come Nuzzi adombra? Molti, compreso il povero sacerdote che scrive queste righe, ne dubitano.

Forse dobbiamo accontentarci di camminare verso la meta con i piedi perennemente inzaccherati e presentarci alla fine davanti a Dio in questo modo, sapendo che lui solo saprà leggere in profondità nel nostro cuore.

Abate Faria



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LA LETTERA E IL GRIDO DI UN CATTOLICO AL PAPA: LA TUA CHIESA HA ABBANDONATO I DEBOLI E GLI INNOCENTI.

Marco Tosatti

Ho ricevuto questa lettera da un collega e amico. Qualcuno che ha lavorato da cattolico nella cultura, nel giornalismo, e nell’insegnamento, e che adesso si definisce “ex”; ex per quanto riguarda gli impegni attivi – anche se nonostante tutto ancora si dà da fare, eccome – ma certamente non da cattolico. Più che una lettera è un grido di dolore, rivolto al Pontefice; e io spero che il Pontefice la legga, e cercherò, con i miei limitatissimi mezzi, di fare in modo che chi si occupa della sua comunicazione la riceva, e, forse, se non scatta qualche meccanismo cortigiano, gliela sottoponga. Io credo che renderebbe al Pontefice un grande servizio; perché è una lettera sincera, nata da un amore e una sofferenza reali, e profondi.

La Chiesa di Bergoglio ha abbandonato deboli e innocenti

Per secoli la Chiesa ha lottato per la difesa dei più deboli e degli innocenti. Per questo il mondo e il potere si sono spesso schierati contro di essa. Schiavi, orfani, bambini esposti, vedove, malati… sin dai primi secoli sono stati i destinatari della grande carità che vedeva in loro l’innocenza e la debolezza di Cristo, puer et infirmus.

I primi polemisti pagani, come Celso, nel suo Discorso della verità contro i cristiani del 178, Porfirio e Frontone, nelle loro orazioni, accusavano i cristiani di frequentare donnette, schiavi e bambini, invece che senatori e uomini di potere e di intelletto.

Alla fine dell’Ottocento Friedrich Wilhelm Nietzsche ne La genealogia della morale rivolgerà agli ebrei e ai cristiani la medesima accusa: «Sono stati gli ebrei (conquistando Roma col cristianesimo, N.d.R.) ad aver osato, con una terrificante consequenzialità, stringendolo ben saldo con i denti dell’odio più abissale (l’odio dell’impotenza), il rovesciamento dell’aristocratica equazione di valore (buono=nobile=potente=bello=felice=caro agli dèi), ovverossia i miserabili soltanto sono i buoni; solo i poveri, gli impotenti, gli umili sono buoni; i sofferenti, gli indigenti, gli infermi, i deformi sono anche gli unici devoti».

Pochi anni dopo queste parole, i deformi saranno condannati a morte dai nazisti, con l’aborto selettivo e l’eutanasia, e, nonostante l’esistenza di tiepidi e di ignavi, molti uomini di Chiesa, come il cardinale August Von Galen, saranno i principali oppositori di queste pratiche disumane, a rischio della propria vita.

Balzando ai tempi nostri, sino a ieri i cattolici, con inevitabili divisioni e defezioni, sono stati protagonisti in tutte le battaglie politiche e culturali a difesa degli innocenti: sono stati i primi a lottare contro il divorzio, che priva i bambini della stabilità e della sicurezza familiare; contro l’uccisione degli innocenti, con l’aborto; ad impedire l’affermarsi dell’idea secondo cui, per i malati, la soluzione è l’eutanasia; ad opporsi all’indottrinamento del gender; a contrastare, si pensi alla legge 40 del 2004 e al referendum del 2005, la inutile e criminale sperimentazione sugli embrioni umani, che uccide, e l’utero in affitto, cioè una pratica che schiavizza le donne e trasforma i bambini in oggetto di compravendita…

In tutte queste battaglie i cattolici si sono schierati dalla parte del più debole, dell’innocente, contro il capriccio degli adulti, lo strapotere della tecnica, la mercificazione del corpo umano e dei gameti umani… Confortati dalle parole di santa madre Teresa di Calcutta: “il bimbo nel grembo materno è il più povero tra i poveri”.

Con l’elezione di Bergoglio tutto è cambiato.

In nome di una maggior comprensione dei tempi presenti e della cultura contemporanea, si sono di fatto abbandonati coloro a cui il tempo presente e la cultura contemporanea non riconoscono alcun diritto.

Si veda a tal proposito l’appoggio dato in Italia al governo Renzi e Gentiloni, che pure hanno portato avanti il divorzio breve, la legge Cirinnà, ed hanno cercato di legalizzare droghe leggere ed eutanasia; si pensi al silenzio con cui sono stati accolti il matrimonio gay in Germania, Irlanda ed Australia, oppure l’assoluta afasia davanti alle sentenze che hanno sdoganato l’utero in affitto anche nel nostro paese.

Di più: con il favore dei media, il famoso “V potere”, sino a ieri acerrimo avversario del pontefice Bendetto XVI, che ricordava spesso ai più forti l’esistenza di “principi non negoziabili”, si è demonizzato ed ostracizzato il movimento cattolico di base che si opponeva all’ imposizione sui bambini dell’ideologia gender nelle scuole.

Monsignor Nunzio Galantino, segretario Cei per decisione di Bergoglio, ha ostacolato in tutti i modi ben due Family day, che Bergoglio, da parte sua, ha del tutto ignorato, rifiutandosi di degnare di un saluto le più grandi manifestazioni cattoliche di piazza della nostra storia repubblicana.

Nel contempo si è affidata la Pontificia Accademia per la Vita e il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi su Matrimonio e Famiglia ad un monsignore di potere, Vincenzo Paglia, indagato dalla magistratura italiana, che ha più volte ribadito la sua stima per Marco Pannella, cioè l’uomo che ha dedicato la sua vita alla lotta contro i più deboli, promuovendo cultura della droga, aborto ed eutanasia.

Oggi, nella Chiesa, è diventato quasi impossibile parlare di “principi non negoziabili”, lottare per la difesa della vita e della libertà di educazione, ricordare il dovere dei genitori di amarsi l’un l’altro per sempre, in nome della promessa da loro fatta, e in nome dei loro figli. Sono tutti temi che vengono definiti divisivi, scomodi, inattuali.

Sì, la difesa dei deboli e degli innocenti è sempre scomoda ed inattuale, perché si scontra con il potere cinico e violento: a meno che non sia travestita nell’attuale celebrazione di un sistema che sradica i popoli, rendendo tutti migranti, creando nuove povertà materiali e spirituali, facendo il gioco del grande capitale apolide.

Non è un caso che i finanzieri miliardari alla George Soros, le grandi Ong, e politici potenti come Emma Bonino, la pasionaria di Pannella, si trovino oggi in perfetto accordo con le parole e le azioni Bergoglio quanto alla narrazione retorica sulle migrazioni. Eppure, anche in questo caso, non dovrebbe essere difficile capire che stiamo assistendo ad una debacle dei più deboli: i ceti più poveri italiani, che verranno schiacciati dalle migrazioni massicce che stiamo vivendo, e i migranti stessi, giovani africani che si trovano a vivere senza famiglia e con lavori precari, in un Occidente che non è in grado di accogliergli in modo degno.

Due parole, conclusive anche su un documento, Amoris laetitia, estorto ad un sinodo evidentemente indirizzato e manipolato. Amoris laetitia sta dividendo la Chiesa, perché contraddice l’insegnamento dei pontefici precedenti.

Anche questo documento, in verità, va contro la difesa dei deboli e degli innocenti, nonostante si presenti come un testo impostato sulla misericordia: sino a ieri la chiesa si “schierava” con le spose o i mariti ingiustamente abbandonati e con i bambini privati di uno dei genitori.

Lo faceva semplicemente ricordando a tutti che chi si sposa con un matrimonio religioso, non può rompere la comunione con coniuge e figli, credendo poi di poterla mantenere con Gesù Cristo, che ci ha insegnato ad osservare i suoi comandamenti (“Chi mi ama, osserva i miei comandamenti”) e ad amare il nostro prossimo.

Oggi invece questo non vale più: si insegna che la comunione eucaristica è per tutti, anche per chi magari abbia infranto il vincolo coniugale e viva una nuova relazione adulterina.

Chi ci rimette? I deboli e gli innocenti! Non è affatto misericordia, questa, verso il coniuge innocente, che ha investito tutto nel suo matrimonio e nella sua famiglia, e che si trova abbandonato e tradito, mentre la Chiesa giustifica abbandono e tradimento.

Facciamo un esempio concreto: un uomo che lasci sola la moglie, magari con due o tre figli, per andare con un’altra donna. Legittimare questa scelta non è forse abbandonare i più deboli e gli innocenti, e cioè la moglie e i figli abbandonati?

Un altro esempio: una moglie che decide di abbandonare il marito, portarsi a casa l’amante e gettare il coniuge nella disperazione, lasciandolo privo di casa e lontano dai figli.

In entrambi i casi non dovrebbe la Chiesa ricordare a tutti il dovere che hanno verso la persona che hanno sposato e verso i figli che hanno messo al mondo?

Così ha sempre fatto, con tutti i limiti umani, per secoli, arrivando spesso a condannare principi e sovrani che ripudiavano le mogli, e abbandonavano i loro figli; lottando, nei paesi di missione in cui vige la poligamia, per rivendicare il diritto della donna e dei figli ad avere un marito ed un padre.

Oggi non è più così, perché chi guida la Chiesa ha scelto l’applauso del potere che, come Erode, non vuole più sentirsi dire da Giovanni Battista: “Non ti è lecito!”.



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LA FAKENEWS DEL PAPA E LA LEGGE SUL FINE VITA. IL CASO BRANDI IN PARLAMENTO. LA VITTORIA DEL BUS DELLA LIBERTÀ.

Marco Tosatti

Questa mattina devo esprimere tutta la mia solidarietà ai colleghi vaticanisti. Capisco la loro sofferenza. Come ben scrive Giovanni Tridente, “Oggi è il trionfo del titolismo”. Parliamo ovviamente della notizia del messaggio del Pontefice in tema di accanimento terapeutica ed eutanasia. E della cosiddetta “apertura” del Pontefice alla legge sul fine vita. Va da sé che nel messaggio, preparato, come è ben probabile, con l’ausilio della Pontificia Accademia per la Vita, come quasi sempre accade in queste occasioni, di legge non si parla. E il “no” all’accanimento terapeutico, non è esattamente una notizia fresca: risale al 1958, proclamato da quel sinistrorso radicaleggiante di papa Pacelli, e ribadito, senza soluzione di continuità da quei bombaroli di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Quindi capisco molto bene la sofferenza dei colleghi, e i contorcimenti di alcuni di essi, certamente più consci di me di questo fatto, simpaticamente violentati dalle autorità del loro giornale con titoli enfatici sulla legge, che in realtà poco corrispondono agli articoli. Che tipo di Fakenews è questa? Perché se non è una fakenews al 100 per 100, almeno al 75 per cento lo è. Poi, come vedrete se avete la pazienza di leggerlo (lo pubblico in integrale in fondo) il messaggio insieme a molte cose buone contiene anche delle ambiguità, che peraltro, e chiedo scusa se sospetto ingiustamente, penserei di attribuire alla consulenza della Pontificia Accademia per la Vita, il cui presidente, come ricorderete, parlava positivamente dello spirito di Marco Pannella   . E senza voler entrare nel tema vi raccomando la lettura di questo articolo della Nuova Bussola Quotidiana, scritto da un esperto. (  ) . Ma ormai ci siamo rassegnati: l’ambiguità è un tratto caratteristico di questo regno, e riflette evidentemente delle caratteristiche personali ben radicate.

Come abbiamo detto, trovate in calce l’intervento integrale del Papa.

il caso del camion vela di caffarra in parlamento

E sempre in tema di vita e valori, e di persone che per essi si battono, senza ambiguità, registriamo con piacere una notizia, che riportiamo:

“LA LIBERTA’ DI MANIFESTAZIONE DEL PENSIERO IN ITALIA. LA VICENDA SULLA CENSURA AL CAMION VELA IN RICORDO DI CAFFARRA E L’INTERROGATORIO DI TONI BRANDI FINISCONO IN PARLAMENTO

ROMA – 16 novembre 2017

Per aver voluto tributare omaggio in modo lecito, legittimo e legale alla memoria del Cardinal Caffarra, insieme a Giovanni Paolo II ideatore e fondatore della Pontificia Accademia della Vita, l’associazione ProVita Onlus ha subito un’ingerenza ingiustificata della Polizia di Stato: la “vela” è stata fermata per due ore e il presidente, Toni Brandi, è stato interrogato per 45 minuti al Commissariato. (di Borgo, n.d.r.)

Questa grave limitazione alla libertà di manifestazione del pensiero dovrà essere giustificata dal Ministro Minniti ai Parlamentari Centinaio, Fedriga, Meloni, Malan, Pagano e Roccella, i quali hanno presentato interrogazioni scritte in proposito, delle quali si può leggere cliccando su questo link.

Della vicenda ci eravamo occupati QUI.

IL BUS DELLA LIBERTà HA VINTO IL PROCESSO. LA BATTAGLIA PER IL CONSENSO INFORMATO AL MIUR

E allo stesso tempo, e sempre in tema di difesa di esseri umani, e di valori, parliamo della vittoria ottenuta da Generazione Famiglia contro l’assurda decisione dello IAP d proibire il messaggio anti-gender del Bus della Libertà. Ecco il comunicato:

Cari amici,

una bellissima notizia…

VITTORIA!

abbiamo vinto il ricorso contro l’ingiunzione dell’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria (IAP), che ci ordinava di interrompere la campagna di affissioni iniziata a Roma a fine settembre in occasione del tour del Bus della Libertà.

Questo ci suscita due sentimenti sicuri.

Primo: una grande soddisfazione. Tener duro, perseverare, crederci, sacrificarsi per arrendersi agli esiti “fatali”… rende e ripaga.

Secondo: un’immensa gratitudine. Nei confronti di chi? Vostri! Oltre a tutti voi che ci seguite e sostenete sempre in mille modi con grande entusiasmo, molti di voi hanno risposto anche all’appello che avevamo fatto per aiutarci a pagare le spese legali per affrontare questo caso.

Grazie a tutti!

L’udienza davanti al Giurì dello IAP si è svolta venerdì scorso, a Milano. In quella sede, il Comitato di Controllo dell’Istituto ha confermato tutte le “accuse”.

In primis, il fatto che il messaggio: “Basta violenza di genere: i bambini sono maschi, le bambine sono femmine” fosse nel complesso ingannevole e soprattutto discriminatorio.

Abbiamo passato le settimane scorse a smontare questi rilievi, con una profonda ricerca anche nella giurisprudenza passata dello IAP, ma anche citando i casi concreti di abusi verificatisi nelle scuole a causa dell’Ideologia Gender.

La nostra linea difensiva è stata questa: il messaggio non esprime in alcun modo un giudizio sulla condizione personale di chi non si riconoscesse nel proprio sesso biologico. Non è mai stato, non è e non sarà mai nostro scopo occuparci in alcun modo di questo.

Il nostro messaggio denuncia casi concreti di violenta costrizione ai danni di bambini e bambine affinché adottino comportamenti e attitudini naturalmente propri del sesso opposto. Costringere i bambini a fare le femmine e le bambine a fare i maschi.

Questo è assolutamente inaccettabile, e abbiamo fatto di tutto per restare liberi di poterlo denunciare.

È stata una linea vincente, e siamo rimasti liberi. Tutti noi!

E ora, torniamo a concentrarci sugli obiettivi della nostra associazione. Prima di tutto: entrare a far parte del Forum Nazionale delle Associazioni di Genitori nelle Scuole (FONAGS) accreditato presso il Ministero dell’Istruzione. Siamo nella fase conclusiva della domanda di accesso.

Una volta nel FONAGS, migliaia di genitori avranno dentro il Ministero dell’Istruzione una rappresentanza nuova capace di fare qualcosa che spesso serve ma che non sempre altre realtà hanno avuto coraggio di fare: sbattere i pugni.

A proposito: è urgente firmare e diffondere questa petizione per chiedere al Ministro Fedeli di inserire nella riforma in corso del Patto Educativo di Corresponsabilità anche il Consenso Informato Preventivo da richiedere ai genitori prima di inserire qualsiasi attività sulla sessualità e sull’affettività in orario scolastico.

 

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

AI PARTECIPANTI AL MEETING REGIONALE EUROPEO

DELLA “WORLD MEDICAL ASSOCIATION”

SULLE QUESTIONI DEL “FINE-VITA”

[Vaticano, Aula Vecchia del Sinodo, 16-17 novembre 2017]

Al Venerato Fratello

Mons. Vincenzo Paglia

Presidente della Pontificia Accademia per la Vita

Invio il mio cordiale saluto a Lei e a tutti i partecipanti al Meeting Regionale Europeo della World Medical Association sulle questioni del cosiddetto “fine-vita”, organizzato in Vaticano unitamente alla Pontificia Accademia per la Vita.

Il vostro incontro si concentrerà sulle domande che riguardano la fine della vita terrena. Sono domande che hanno sempre interpellato l’umanità, ma oggi assumono forme nuove per l’evoluzione delle conoscenze e degli strumenti tecnici resi disponibili dall’ingegno umano. La medicina ha infatti sviluppato una sempre maggiore capacità terapeutica, che ha permesso di sconfiggere molte malattie, di migliorare la salute e prolungare il tempo della vita. Essa ha dunque svolto un ruolo molto positivo. D’altra parte, oggi è anche possibile protrarre la vita in condizioni che in passato non si potevano neanche immaginare. Gli interventi sul corpo umano diventano sempre più efficaci, ma non sempre sono risolutivi: possono sostenere funzioni biologiche divenute insufficienti, o addirittura sostituirle, ma questo non equivale a promuovere la salute. Occorre quindi un supplemento di saggezza, perché oggi è più insidiosa la tentazione di insistere con trattamenti che producono potenti effetti sul corpo, ma talora non giovano al bene integrale della persona.

Il Papa Pio XII, in un memorabile discorso rivolto 60 anni fa ad anestesisti e rianimatori, affermò che non c’è obbligo di impiegare sempre tutti i mezzi terapeutici potenzialmente disponibili e che, in casi ben determinati, è lecito astenersene (cfr Acta Apostolicae Sedis XLIX [1957],1027-1033). È dunque moralmente lecito rinunciare all’applicazione di mezzi terapeutici, o sospenderli, quando il loro impiego non corrisponde a quel criterio etico e umanistico che verrà in seguito definito “proporzionalità delle cure” (cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’eutanasia, 5 maggio 1980, IV: Acta Apostolicae Sedis LXXII [1980], 542-552). L’aspetto peculiare di tale criterio è che prende in considerazione «il risultato che ci si può aspettare, tenuto conto delle condizioni dell’ammalato e delle sue forze fisiche e morali» (ibid.). Consente quindi di giungere a una decisione che si qualifica moralmente come rinuncia all’“accanimento terapeutico”.

È una scelta che assume responsabilmente il limite della condizione umana mortale, nel momento in cui prende atto di non poterlo più contrastare. «Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire», come specifica il Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 2278). Questa differenza di prospettiva restituisce umanità all’accompagnamento del morire, senza aprire giustificazioni alla soppressione del vivere. Vediamo bene, infatti, che non attivare mezzi sproporzionati o sospenderne l’uso, equivale a evitare l’accanimento terapeutico, cioè compiere un’azione che ha un significato etico completamente diverso dall’eutanasia, che rimane sempre illecita, in quanto si propone di interrompere la vita, procurando la morte.

Certo, quando ci immergiamo nella concretezza delle congiunture drammatiche e nella pratica clinica, i fattori che entrano in gioco sono spesso difficili da valutare. Per stabilire se un intervento medico clinicamente appropriato sia effettivamente proporzionato non è sufficiente applicare in modo meccanico una regola generale. Occorre un attento discernimento, che consideri l’oggetto morale, le circostanze e le intenzioni dei soggetti coinvolti. La dimensione personale e relazionale della vita – e del morire stesso, che è pur sempre un momento estremo del vivere – deve avere, nella cura e nell’accompagnamento del malato, uno spazio adeguato alla dignità dell’essere umano. In questo percorso la persona malata riveste il ruolo principale. Lo dice con chiarezza il Catechismo della Chiesa Cattolica: «Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità» (ibid.). È anzitutto lui che ha titolo, ovviamente in dialogo con i medici, di valutare i trattamenti che gli vengono proposti e giudicare sulla loro effettiva proporzionalità nella situazione concreta, rendendone doverosa la rinuncia qualora tale proporzionalità fosse riconosciuta mancante. È una valutazione non facile nell’odierna attività medica, in cui la relazione terapeutica si fa sempre più frammentata e l’atto medico deve assumere molteplici mediazioni, richieste dal contesto tecnologico e organizzativo.

Va poi notato il fatto che questi processi valutativi sono sottoposti al condizionamento del crescente divario di opportunità, favorito dall’azione combinata della potenza tecnoscientifica e degli interessi economici. Trattamenti progressivamente più sofisticati e costosi sono accessibili a fasce sempre più ristrette e privilegiate di persone e di popolazioni, ponendo serie domande sulla sostenibilità dei servizi sanitari. Una tendenza per così dire sistemica all’incremento dell’ineguaglianza terapeutica. Essa è ben visibile a livello globale, soprattutto comparando i diversi continenti. Ma è presente anche all’interno dei Paesi più ricchi, dove l’accesso alle cure rischia di dipendere più dalla disponibilità economica delle persone che dalle effettive esigenze di cura.

Nella complessità determinata dall’incidenza di questi diversi fattori sulla pratica clinica, ma anche sulla cultura della medicina in generale, occorre dunque tenere in assoluta evidenza il comandamento supremo della prossimità responsabile, come chiaramente appare nella pagina evangelica del Samaritano (cfr Luca 10, 25-37). Si potrebbe dire che l’imperativo categorico è quello di non abbandonare mai il malato. L’angoscia della condizione che ci porta sulla soglia del limite umano supremo, e le scelte difficili che occorre assumere, ci espongono alla tentazione di sottrarci alla relazione. Ma questo è il luogo in cui ci vengono chiesti amore e vicinanza, più di ogni altra cosa, riconoscendo il limite che tutti ci accumuna e proprio lì rendendoci solidali. Ciascuno dia amore nel modo che gli è proprio: come padre o madre, figlio o figlia, fratello o sorella, medico o infermiere. Ma lo dia! E se sappiamo che della malattia non possiamo sempre garantire la guarigione, della persona vivente possiamo e dobbiamo sempre prenderci cura: senza abbreviare noi stessi la sua vita, ma anche senza accanirci inutilmente contro la sua morte. In questa linea si muove la medicina palliativa. Essa riveste una grande importanza anche sul piano culturale, impegnandosi a combattere tutto ciò che rende il morire più angoscioso e sofferto, ossia il dolore e la solitudine.

In seno alle società democratiche, argomenti delicati come questi vanno affrontati con pacatezza: in modo serio e riflessivo, e ben disposti a trovare soluzioni – anche normative – il più possibile condivise. Da una parte, infatti, occorre tenere conto della diversità delle visioni del mondo, delle convinzioni etiche e delle appartenenze religiose, in un clima di reciproco ascolto e accoglienza. D’altra parte lo Stato non può rinunciare a tutelare tutti i soggetti coinvolti, difendendo la fondamentale uguaglianza per cui ciascuno è riconosciuto dal diritto come essere umano che vive insieme agli altri in società. Una particolare attenzione va riservata ai più deboli, che non possono far valere da soli i propri interessi. Se questo nucleo di valori essenziali alla convivenza viene meno, cade anche la possibilità di intendersi su quel riconoscimento dell’altro che è presupposto di ogni dialogo e della stessa vita associata. Anche la legislazione in campo medico e sanitario richiede questa ampia visione e uno sguardo complessivo su cosa maggiormente promuova il bene comune nelle situazioni concrete.

Nella speranza che queste riflessioni possano esservi di aiuto, vi auguro di cuore che il vostro incontro si svolga in un clima sereno e costruttivo; che possiate individuare le vie più adeguate per affrontare queste delicate questioni, in vista del bene di tutti coloro che incontrate e con cui collaborate nella vostra esigente professione.

Il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga.

Dal Vaticano, 7 novembre 2017

Francesco



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IL MITO DELLA RIVOLUZIONE TRADITA (E OSTACOLATA). APPLICATO AL REGNO DI PAPA BERGOGLIO. È CREDIBILE?

                             

 

                                        Marco Tosatti

Nella storia umana e politica ci sono alcuni modelli ricorrenti, comodi e molto usati, in particolare dai fan degli autocrati. Uno di essi è quello: voleva cambiare tante cose in meglio, ma non gliel’hanno fatto fare…Se fosse stato per lui…Lui sì che aveva delle idee ottime…Li avrebbe rovesciati come dei calzini, quelli lì. Dove il “quelli lì” è sempre, di rigore, piuttosto vago. La fisionomia e l’identità di coloro che si sono opposti (in genere vittoriosamente) ai propositi di: riforma, pulizia, chiarezza, trasparenza, onestà, e via virtuosando del Gran Capo non si riescono mai a sapere. Il che è singolare, posto che, in genere, si sanno una quantità di cose e di dettagli. Persino troppi, in certi casi. E di norma il Gran Capo ha a disposizione stuoli di professionisti e dilettanti della penna pronti a divulgare anche i minimi particolari del suo pensiero profondo. Figuriamoci un po’ se, sapendo chi sono gli autori dei bastoni fra le ruote e dei sassolini negli ingranaggi della Gran Macchina della Bontà e della Giustizia non li spiattellerebbero ai quattro venti!

A questo pensavo osservando la copertina dell’ultima fatica letteraria di Gianluigi Nuzzi, “Peccato originale”, che porta l’allettante sottotitolo: “Il blocco di potere che ostacola la rivoluzione di Francesco”. Facendo intuire che i Palazzi Apostolici sono tutto un brulicare di talpe che scavano e scavano mentre il povero Pontefice, solo nel suo ultimo piano dell’Hotel Santa Marta, sente traballare per il rumore di denti rosicanti i pilastri della sua Nuova Chiesa.

Poi ho riflettuto, e mi sono chiesto: ma chi sono costoro. E ho fatto un rapido screening mentale degli uomini che hanno il potere in Curia e altrove. Se avete pazienza, seguitemi, e poi tireremo le somme dell’indagine insieme…

Il principale collaboratore del Pontefice è il Segretario di Stato. È il cardinale Pietro Parolin, ed è stato nominato in quel posto dal Pontefice stesso. È al suo fianco il Sostituto alla Segreteria di Stato, mons. Angelo Becciu. È stato nominato da Benedetto XVI, ma possiamo dire senza tema di smentita che sia in questo momento l’uomo di fiducia del papa. Non è un caso che Becciu sia il delegato pontificio presso l’Ordine dei Cavalieri di Malta, il “Commissario” di un’operazione in cui l’odore di soldi e di potere supera di molto quello della spiritualità, e che resterà forse come una macchia storica su questo pontificato.

Continuiamo. La Congregazione per la Dottrina della Fede. C’era il card. Müller, leale al papa, ma con riserve su alcune sue decisioni. Il Pontefice allo scadere dei cinque anni di mandato l’ha mandato via, senza assegnargli un altro incarico, e l’ha sostituito con un confratello gesuita, mons. Ladaria.

Un’altra Congregazione centrale per il governo della Chiesa è quella del Clero. Uno dei primi atti del regno di papa Francesco è stato quello di sostituire senza spiegazioni un uomo esperto come il card. Piacenza con una persona a lui fedelissima, il card. Beniamino Stella, ex diplomatico e – dicono alcuni – eminenza grigia del pontificato. La seconda importante Congregazione di governo, quella dei vescovi, ha ancora alla sua testa il card. Ouellet, nominato da Benedetto XVI. Ma Ouellet non ha perso tempo a presentare la sua dichiarazione di fedeltà al Pontefice; e comunque è di fatto esautorato dalle decisioni nella Congregazione, grazie all’azione del Segretario della Congregazione stessa, un amico intimissimo del segretario particolar del Pontefice, elevato a quella carica con una rapidità sbalorditiva e assolutamente straordinaria. Fra l’altro, anche il segretario particolare del Pontefice lavora ai Vescovi. E lì non cade foglia che il papa non voglia.

Proseguendo nella ricerca infruttuosa dei complottisti che frenano le riforme arriviamo a parlare di economia. Il Segretario per l’Economia, Pell, nominato da Francesco, è da mesi in Australia, impelagato in questioni personali. Oltre a lui troviamo il card. Bertello, che è a capo del Governatorato, del card. Calcagno, che è a capo dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica; e poi c’era anche Versaldi, che è stato promosso a capo dell’educazione cattolica. La voce pubblica li dava come fedeli di Bertone; e probabilmente grazie all’appoggio di Bertone in Conclave, non sono stati toccati, anzi. Calcagno è spesso a colazione, pranzo e cena con il Pontefice a Santa Marta; Versaldi è stato promosso; e Bertello non sembra interessato che al governo del Governatorato. Allo IOR il papa ha nominato un altro fedelissimo e gratissimo, mons. Ricca, riportato all’onor del mondo dopo la sfortuna vissuta in Uruguay. Così come di Laici, Famiglia e Vita si occupano un americano, Kevin Farrell, nominato dal Pontefice, e mons. Vincenzo Paglia, anch’egli riabilitato dopo il disastro finanziario della diocesi di Terni. Non ci sembra che né l’uno né l’altro possano essere sospettati di essere Quinte Colonne della bieca reazione. Non parliamo poi della Congregazione per la Vita religiosa, il martello del Pontefice. Sia il prefetto, il card. Braz de Aviz, che – soprattutto – il segretario, il francescano spagnolo Carballo (anche lui reduce dal più grande disastro finanziario nella storia del suo Ordine) sono il braccio e la mano del papa. Abbiamo dimenticato qualcuno? Alla Rota Romana c’è mons. Pinto, che dire che è fedele di Bergoglio è dir poco; alla Segnatura Apostolica il card. Burke, competentissimo, ma di linea politica diversa dal Pontefice, è stato sostituito da Dominique Mamberti, diplomatico. Alla Congregazione per i Santi c’è il card. Angelo Amato, che avrebbe dovuto lasciare quattro anni fa a causa dell’età (79 anni) ma che il Pontefice continua a confermare. Così come alle Chiese Orientali c’è il card. Sandri, argentino, che ha già compiuto dieci anni come Prefetto, e che però Francesco mantiene al suo posto. Mancano ancora la Congregazione per lo sviluppo integrale, e quella per il Culto Divino: altre due nomine – africane – del Pontefice: i card. Turkson e Sarah. Al Sinodo troviamo il card. Baldisseri, e il sottosegretario Fabene, fedelissimi del papa, mentre al C9, il Comitato dei cardinali per la riforma della Chiesa, abbiamo naturalmente solo persone scelte dal Pontefice. Per non parlare della Comunicazione, dove regge tutto mons. Dario Edoardo Viganò, un altro dei grandi consiglieri del papa. Come sappiamo, poi, e soprattutto come sanno molto bene in Vaticano, nel regno di Francesco “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”. Ormai il governo della Chiesa è composto quasi totalmente da persone nominate dal Pontefice. Quindi, se le riforme, quali che siano, non si fanno, non è colpa di fantomatici rematori contro. Il mito del Gran Capo dalle buone idee e intenzioni ostacolato dai poteri oscuri ci sembra, ancora una volta, quello che è: un’immagine mitologica poco credibile.

 



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RVC: UN FATTO REALMENTE ACCADUTO CI CONFERMA CHE I DUBIA UN ANNO DOPO, SONO PIÙ VIVI, NECESSARI E PROVVIDENZIALI CHE MAI…

 

                                    MARCO TOSATTI

Romana Vulneratus Curia (RVC per gli amici) torna a farsi vivo con una storia, vera, che ci riempie il cuore di fiducia. Perché è una storia di coraggio e di serietà, quella che ahimè sembra mancare a molti livelli nella Chiesa di oggi, e purtroppo non solo in quelli bassi. Ma gustatevi il racconto (vero, insistiamo) di RVC.

“E’ un fatto vero

Caro dottor Tosatti, ad un anno dai Dubia, ho letto di un nuovo appello del card. Burke al Papa al fine di fare chiarezza su A.L. Ora vorrei raccontare a lei ed ai suoi lettori un avvenimento confortante, che mi è stato descritto da chi l’ha vissuto: un sacerdote in una parrocchia di un paese in Toscana ha negato l’assoluzione (finalizzata) ad una signora divorziata e risposata che voleva accedere successivamente, nella Santa Messa, all’Eucarestia, riferendosi all’insegnamento di Amoris Laetitia. Non posso fare riferimenti, per evidenti ragioni di difesa e protezione di detto sacerdote dal rischio di sospensione a divinis… ma ne garantisco la veridicità essendomi l’episodio stato raccontato direttamente e personalmente dal marito (anch’egli precedentemente sposato e divorziato) della stessa signora. L’episodio, che dimostra che ci sono ancora sacerdoti pieni di fede e di coraggio, è significativo per due ragioni che ora espongo di seguito. La prima ragione sta nella notorietà, influenza e importanza sociale ed economica della coppia (conosciute dal sacerdote) e pertanto del rischio reale, corso dal sacerdote, che la cosa fosse portata al vescovo con l’intento di creare uno “scandalo”. La seconda ragione è persino più significativa. Il marito della signora mi ha riferito l’avvenimento senza alcun risentimento critico verso il sacerdote ed il suo comportamento. Anzi, mi ha confidato che, oltre ad apprezzare il coraggio del sacerdote, ha tratto la conclusione che costui potesse aver avuto ragione a negare la assoluzione alla moglie, al fine di accedere alla Eucarestia, dimostrando la sua coerenza, serietà nel difendere il Sacramento e nel voler evitare alla stessa moglie un rischio di sacrilegio, che in A.L. non è affatto chiarito ed è oggetto dei Dubia. In pratica la buona notizia è duplice: Primo: ci sono sacerdoti santi, dobbiamo scovarli e sostenerli. Secondo: ci sono peccatori consapevoli che non vogliono rischiare di mancare ulteriormente di rispetto a Nostro Signore e non hanno alcuna fiducia in queste aperture, accoglienze, accompagnamenti, discernimenti, che proprio loro non capiscano in che consistano. Questo episodio son certo che farà maturare ulteriormente questa coppia. I Dubia non solo son più vivi che mai, ma son stati più provvidenziali che mai.

Suo RVC”.



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ALLARME DELL’ABATE FARIA. HA LETTO IN UN ARTICOLO CHE FORSE IL PAPA HA CANCELLATO L’INFERNO, E LO RIVUOLE INDIETRO. SUBITO!

Marco Tosatti

Come al solito devo scusarmi con l’Abate Faria, perché tardo sempre a pubblicare le riflessioni che mi manda. Ma fra una scomunica qua, anzi doppia, un’operazione anti-terrorismo della Polizia contro un camion-vela recante lo stendardo inquietante di San Wojtyla e un appello sui giornali a verificare se il papa è davvero il papa l’attualità preme e fa la prepotente.

L’Abate Faria qualche giorno fa deve aver letto l’articolo di Rosso Porpora in cui fra le altre cose si scriveva: “Se è vero che Jorge Mario Bergoglio ha parlato talvolta dell’inferno (vedi ad esempio il “Convertitevi, ancora c’è tempo per non finire all’inferno!”, rivolto ai mafiosi durante l’incontro con ‘Libera’ del 21 marzo 2014), in diverse altre occasioni – specie recenti – l’ha addirittura implicitamente negato. Come il 23 agosto 2017, quando ha parlato dell’immagine della fine della storia come di “una immensa tenda dove Dio accoglierà tutti gli uomini per abitare definitivamente con loro”, replicando l’11 ottobre 2017 quando ha rilevato che alla fine della storia c’è Gesù misericordioso e “tutto verrà salvato. Tutto”. Qui non si può non osservare che “tutto” comprende evidentemente “tutti”. Perciò niente inferno. Del resto, commentando il Vangelo della domenica come tradizione all’Angelus, Francesco ha preso l’abitudine di censurare i passi più duri, come – il 15 ottobre 2017 – il famoso “là sarà pianto e stridor di denti”.  L’impressione che se ne trae è che Jorge Mario Bergoglio la parola ‘inferno’ non la pronunci volentieri (forse perché – come dice lui – è un po’ furbo o perché effettivamente ci crede poco?). E ciò non fa altro che accrescere la gran confusione dottrinale che regna tra i cattolici (tra i catto-fluidi, no… quelli bevono o fingono di bere tutto e il contrario di tutto!)”.

Si deve essere allarmato, l’Abate Faria. Perché mi ha scritto cos^:

“Mi si dice che all’inferno non va nessuno e che i diavoli, quindi, sono in cerca di nuova occupazione. Ora, perché negare alle persone il diritto di poter andare all’inferno? Cornelio Fabro diceva che uno dei problemi che più lo aveva intrigato, era quello della libertà. Ma se il mio comportamento non viene sanzionato da Dio per quello che è, nel bene e nel male, significa in definitiva che non sono libero, tutto è già deciso.

Ovviamente non ci si augura per nessuno di andare all’inferno, ma la mancanza di libertà è un inferno ancora più grande.

Se qualcuno mi dirà: vai all’inferno!, potrò aggiungere “almeno spero!”.

Abate Faria”.

Insomma, come direbbero a Roma: aridatece l’Inferno…



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VERI CATHOLICI PUBBLICA SUL GIORNALE UN APPELLO – PUBBLICITÀ – A CARDINALI, VESCOVI, E POPOLO DI ROMA PER CORREGGERE IL PAPA.

Marco Tosatti

“Veri Catholici!, un’associazione internazionale nata qualche anno fa con l’obiettivo di preservare la Fede eterna insegnata dal Nostro Signore Gesù Cristo, che è stata tramandata all’interno della Chiesa Cattolica durante i secoli, e che è molto attiva nella rete con una piattaforma che pubblica in ben dieci lingue, è protagonista oggi di un’iniziativa clamorosa. Veri Catholici ha comprato spazio pubblicitario su un giornale nella sua edizione centro-sud per lanciare una petizione molto particolare, rivolta a cardinali e vescovi della Chiesa, oltre che diretta al popolo di Roma.

Dopo una lunga premessa, l’appello giunge così al punto centrale:

“Su questa base facciamo appello ai fedeli della Chiesa di Roma di chiedere formalmente a cardinali e vescovi della Chiesa cattolica di RIMPROVERARE CANONICAMENTE Jorge Mario Bergoglio, di giudicare se la sua elezione era valida, e cioè se era cattolico prima di essere eletto, o se sia in uno scisma dalla Chiesa cattolica, in ragione dell’odio verso di Lei, di Cristo, dell’insegnamento di Cristo, dell’eucarestia ecc., e se non si trovi più in comunione con essa perché complotta per rovesciarla e/o pertinacemente, pubblicamente, manifestamente e abitualmente nega o attacca qualsiasi verità rivelata da Dio, specialmente ciò che riguarda l’indissolubilità del matrimonio e l’impossibilità di comunicarsi per i peccatori pubblici”.

Ancora una volta dunque il nodo della questione è Amoris Laetitia, con tutto il dibattito che si è sviluppato a partire dalla sua pubblicazione, l’anno scorso, e che non accenna affatto a spegnersi; anzi trova di continuo nuovi spunti di polemica, a dispetto dei tentativi delle persone più vicine al governo attuale della Chiesa di cercare di “Sopire, troncare (…) troncare, sopire”.

Il manifesto si rivolge, come nei tempi antichi, al popolo romano: “Nei nostri giorni malvagi, quando il clero ha rimpiazzato il Vangelo di Nostro Signore Gesù Cristo con i documenti del Vaticano II, e ora cerca di prostituire l’insegnamento su matrimonio, famiglia e disciplina sacramentale verso i peccatori pubblici, con la perversa moralità senza dio degli adulteri, dei fornicatori e dei sodomiti, è necessario per la salvezza della Chiesa e la liberazione dell’autorità ecclesiale che i fedeli della Chiesa di Roma agiscano e non restino più a lungo in silenzio”.

Il ricordo storico dei secoli bui della Chiesa è evidente in questa altra frase “Come anticamente i romani molte volte in diverse occasioni hanno fatto, quando hanno espulso antipapi e falsi pretendenti al trono apostolico, così i fedeli della città di Roma, oggi, hanno il dovere solenne e il diritto di agire”. Firmando la petizione online, e mostrando alla loro finestra una bandiera papale rovesciata.



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LA POLIZIA INTERROGA TONI BRANDI PER IL CAMION-VELA IN RICORDO DI S. WOJTYLA E CAFFARRA. DOPO IL BLOCCO DI DUE ORE IERI A SAN PIETRO

Marco Tosatti

Dopo lo straordinario blocco di due ore del camion-vela da parte delle Forze dell’Ordine nei pressi di San Pietro, un camion recante scritte eversive attribuibili a un santo polacco e con l’effigie di un chierico – dicono anche cardinale – di origine emiliana, oggi uno dei responsabili di questo gesto vulnerante la pubblica sicurezza è stato sentito dalla Polizia di Stato.

Il colloquio presso il commissariato Borgo a Piazza Cavour, condotto in maniera educata e cordiale, è durato circa 45 minuti. Erano presenti il dirigente e altri quattro, cinque poliziotti. Inizialmente a Toni Brandi è stato chiesto se aveva l’autorizzazione per il Camion Vela. Ha subito chiamato il responsabile dell’azienda che ha organizzato il Camion Vela, con cui gli agenti hanno parlato e che ha concordato di inviare la copia dell’autorizzazione alla Polizia.

Successivamente, si sono concentrati sulle motivazioni: chi ha organizzato la cosa? Ma chi c’è dietro l’iniziativa!? Perché è stata fatta? Sono al corrente le autorità Vaticane? Brandi ha risposto informando sulle associazioni organizzatrici, dicendo che dietro vi sono solo le organizzazioni Vita è, Pro Vita e Fede e Cultura, che le autorità Vaticane non credo siano state informate ma non vedevo perché avrebbero dovuto essere informate. “Mi hanno chiesto se ho contatti con autorità vaticane e ho confermato che conosco mons. Paglia e i Cardinali Antonelli e Ruini. Poi ho ricordato ai presenti che Giovanni Paolo II ha fondato la Pontificia Accademia per la Vita che ha affidato alla magistrale presidenza di S.E. il cardinal Caffarra e perciò poiché noi crediamo alla difesa della Vita abbiamo voluto abbinare queste due grandi personalità e ricordare l’anniversario della morte del Cardinal Caffarra”.

Ma era una campagna di sensibilizzazione? Una protesta? O solo una commemorazione? Brandi ha ripetuto che non si trattava di una protesta ma di una commemorazione di un grande cardinale morto due mesi fa; quindi si voleva ricordare ai romani queste due grandi personalità, il cardinale e San Giovanni Paolo II. Insistevano su quale fosse il vero scopo. Brandi ha dovuto ripetere almeno due volte quanto sopra.

Ma il Cardinale era di Bologna! Si ma Roma è la sede della Cristianità! Ha risposto l’interrogato. Sì, ha chiesto ancora il dirigente: ma ora la Chiesa non parla tanto di Vita….Ho risposto che se non ora, la Chiesa si è sempre espressa numerose volte in difesa della Vita in passato.

“Poi ha fatto varie domande su me, cosa faccio, che lavoro faccio, ha preso copia di tutti i miei documenti cechi e anche presa una mia carta da visita di lavoro a Praga. Tutti i miei contatti ecc,… Alla fine il dirigente ‘sembrava’ soddisfatto delle nostre motivazioni”. Anche se poi il dirigente mi ha avvertito che poiché crede che le foto andranno sul nostro sito, sarà necessario di fare attenzione alle didascalie e a cosa scriveremo.

Abbiamo parlato con Toni Brandi. Ieri ha subito un grave lutto in famiglia, e ci siamo scusati di disturbarlo in un momento come questo. Ha insistito sul fatto che i funzionari sono stati molto gentili, e che la sua impressione (e anche la nostra) è che siano stati costretti a fare questo lavoro. C’è venuta in mente una poesia del Giusti, Sant’Ambrogio, quella che comincia: “Vostra eccellenza che mi sta in cagnesco per quei pochi scherzucci di dozzina”…

A Roma, in Italia, nel 2017! Ma a chi può dar fastidio un manifesto su San Giovanni Paolo II e un cardinale? Ma scherziamo? Ma in che Paese da burletta viviamo?


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WEINANDY, STRYNKOWSKI, IL SILENZIO DEL PAPA, LA CONFUSIONE. UN EDITORIALE DI DON TULLIO ROTONDO SU APOLOGETICA CATTOLICA.

Marco Tosatti

Su suggerimento di un amico particolarmente versato in materia, Stilum Curiae pensa che sia opportuno rilanciare un intervento di don Tullio Rotondo apparso sul sito di Apologetica Cattolica. Il punto è la lettera, scritta da padre Weinandy al Pontefice, in cui gli si chiedeva di arginare la confusione presente nella Chiesa, e l’attacco che ha subito – dopo essere stato costretto a dare le dimissioni dal ruolo di consulente dei vescovi americani – da parte di un prelato, mons. Strynkowski.

Eccovi l’articolo di don Tullio Rotondo.

Dopo avere letto questo articolo  e poi questo  mi pare importante notare qualcosa …

Il teologo, monsignore, Strynkowski afferma che p. Weinandy doveva seguire il saggio consiglio contenuto nell’istruzione Donum Veritatis, documento della Congregazione per la Dottrina della Fede sul lavoro del teologo, pubblicato nel 1990 firmato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger e approvato da san Giovanni Paolo II, nel quale al paragrafo 30 si legge: «Se, malgrado un leale sforzo, le difficoltà persistono, è dovere del teologo far conoscere alle autorità magisteriali i problemi suscitati dall’insegnamento in se stesso, nelle giustificazioni che ne sono proposte o ancora nella maniera con cui è presentato. Egli lo farà in uno spirito evangelico, con il profondo desiderio di risolvere le difficoltà. Le sue obiezioni potranno allora contribuire ad un reale progresso, stimolando il Magistero a proporre l’insegnamento della Chiesa in modo più approfondito e meglio argomentato».   «In questi casi — conclude il paragrafo citato – il teologo eviterà di ricorrere ai “mass-mediaˮ invece di rivolgersi all’autorità responsabile, perché non è esercitando in tal modo una pressione sull’opinione pubblica che si può contribuire alla chiarificazione dei problemi dottrinali e servire la verità».

Domandiamoci: in questi tempi tutti i documenti magisteriali possono essere interpretati … Familiaris Consortio , documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede … e anche i testi che condannano Lutero … solo un documento sarebbe da applicare alla lettera, senza interpretazione, la “Donum Veritatis” nella parte suddetta? Dopo aver riflettuto ci pare che le cose stiano diversamente da quanto afferma il teologo Strynkowski … vediamo meglio …

Riprendiamo un articolo di R. de Mattei che riporta affermazioni molto interessanti circa la correzione , taglierò solo alcune parti di esso per non dilungarmi “Ma è vero che egli ( il Papa n.d.c.) può essere corretto solo privatamente, e mai pubblicamente?

Per rispondere è importante ricordare l’esempio storico per eccellenza, quello che ci offre la regola aurea del comportamento, il cosiddetto “incidente di Antiochia”. San Paolo lo ricorda in questi termini nella Lettera ai Galati, scritta probabilmente tra il 54 e il 57: «(…)«Visto che a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per le genti – e riconoscendo la grazia a me data, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Bàrnaba la destra in segno di comunione, perché noi andassimo tra le genti e loro tra i circoncisi. Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare. Ma quando Cefa (il nome aramaico con cui veniva chiamato Pietro) venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto. Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma, dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, tanto che pure Bàrnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia. Ma quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: “Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?”» (Gal 2, 7–14).

San Tommaso d’Aquino tratta questo episodio in molte sue opere. Innanzitutto egli osserva che «l’Apostolo contrastò Pietro nell’esercizio dell’autorità e non nell’autorità di governo» (Super Epistolam ad Galatas lectura, n. 77, tr. it. ESD, Bologna 2006). Paolo riconosceva in Pietro il Capo della Chiesa, ma giudicava legittimo resistergli, data la gravità del problema, che toccava la salvezza delle anime. «Il modo del rimprovero fu conveniente perché fu pubblico e manifesto» (Super Epistolam ad Galatas, n. 84).L’episodio, osserva ancora il Dottore Angelico, contiene insegnamenti tanto per i prelati quanto per i loro soggetti: «Ai prelati (fu dato esempio) di umiltà, perché non rifiutino di accettare richiami da parte dei loro inferiori e soggetti; e ai soggetti (fu dato) esempio di zelo e libertà, perché non temano di correggere i loro prelati, soprattutto quando la colpa è stata pubblica ed è ridondata in pericolo per molti» (Super Epistulam ad Galatas, n. 77).Si può immaginare che dopo aver tentato di convincere privatamente san Pietro, Paolo non esitò ad ammonirlo pubblicamente, ma – dice san Tommaso – «poiché san Pietro aveva peccato di fronte a tutti, doveva essere redarguito di fronte a tutti» (In 4 Sententiarum, Dist. 19, q. 2, a. 3, tr. it., ESD, Bologna 1999).…. “Alla domanda se si è tenuti a riprendere pubblicamente il superiore, san Tommaso nel Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, risponde affermativamente, facendo notare però che bisogna agire sempre con estremo rispetto. Perciò, «i prelati non vanno corretti dai sudditi di fronte a tutti, ma umilmente, in privato, a meno che non incomba un pericolo per la fede; allora infatti il prelato diventerebbe minore, qualora scivolasse nell’infedeltà, e il suddito diventerebbe maggiore» (In 4 Sententiarum, Dist. 19, q. 2, a. 2).

Cornelio a Lapide, riassumendo il pensiero dei Padri e dei Dottori della Chiesa, scrive: «(…) I superiori possono essere ripresi, con umiltà e carità, dagli inferiori, affinché la verità sia difesa, è quanto dichiarano, sulla base di questo passo (Gal. 2, 11), sant’Agostino (Epist. 19), san Cipriano, san Gregorio, san Tommaso e altri sopra citati. Essi insegnano chiaramente che san Pietro, pur essendo superiore, fu ripreso da san Paolo […]. A ragione, dunque, san Gregorio disse (Homil. 18 in Ezech.): “Pietro tacque affinché, essendo il primo nella gerarchia apostolica, fosse anche il primo nella umiltà”. E sant’Agostino affermò (Epis. 19 ad Hienonymum): “insegnando che i superiori non devono rifiutare di lasciarsi richiamare dagli inferiori, san Pietro ha dato alla posterità un esempio più eccezionale e più santo di quello di san Paolo insegnando che, nella difesa della verità, e con carità, ai minori è dato avere l’audacia di resistere senza timore ai maggiori”» (Ad Gal. 2, II, in Commentaria in Scripturam Sacram, Vivès, Parigi 1876, tomo XVII).

La correzione fraterna è un atto di carità. Tra i più gravi peccati contro la carità, vi è lo scisma … un Papa può cadere nello scisma, se divide la Chiesa, come spiega il teologo Suarez (De schismate in Opera omnia, vol. 12, pp. 733–734 e 736–737) e conferma il cardinale Journet (L’Eglise du Verbe Incarné, Desclée, Bruges 1962, vol. I, p. 596)” ( R. de Mattei “Quando la correzione pubblica è urgente e necessaria ” https://www.corrispondenzaromana.it/quando-la-correzione-pubblica-e-urgente-e-necessaria/ ) Aggiungo che la correzione può essere di vario genere: fraterna, paterna, giudiziale. La correzione fraterna è un obbligo di diritto divino positivo (Mt. 18,15–17; Sir. 19,13ss.) e di diritto naturale (cfr. Dictionnaire de Théologie Catholique, vol. III, col. 1908; P. Palazzini (cura) “Dictionarium morale et canonicum” Romae, Officium Libri Catholici 1962, I p. 979) e lo stesso P. Palazzini nel testo appena citato ma alla pag. 980 afferma anche che se il peccato è pubblico non si deve osservare l’ordine della correzione fraterna per cui anzitutto il fratello va corretto in segreto infatti in questo caso il peccato è già noto alla maggior parte della comunità.

Facciamo notare inoltre che come il Papa può essere scismatico, secondo Suarez, così anche un Papa può diventare eretico , come dice, tra l’altro, s. Alfonso de Liguori (leggi qui) … e soprattutto il Papa non è sempre infallibile né impeccabile … per alcuni errori famosi di Papi si pensi ai casi di Onorio ( Denz-Hün 550 ss. 561 ss.), Liberio ( cfr. anche Denz-Hün 138 ss.), Giovanni XXII (Denz-Hün 990 s.) ed altri … la storia presenta vari casi di correzioni ai Papi …Come si vede dai testi succitati sia s. Paolo che s. Tommaso e molti altri sono pienamente favorevoli ad una correzione pubblica anche del Papa … e non penso che la Congregazione per la Dottrina della Fede possa mettere da parte s. Paolo o il Vangelo e nemmeno che voglia mettere da parte s. Tommaso.

Tra l’altro anche s. Tommaso afferma che non occorre neppure fare la correzione privata se il peccato è pubblico “Respondeo dicendum quod circa publicam denuntiationem peccatorum distinguendum est. Aut enim peccata sunt publica, aut sunt occulta. Si quidem sint publica, non est tantum adhibendum remedium ei qui peccavit, ut melior fiat, sed etiam aliis, in quorum notitiam devenit, ut non scandalizentur. Et ideo talia peccata sunt publice arguenda, secundum illud apostoli, I ad Tim. V, peccantem coram omnibus argue, ut ceteri timorem habeant; quod intelligitur de peccatis publicis, ut Augustinus dicit, in libro de verbis Dom.” ( S. Th. II-II q.33 a.7) Che potremmo tradurre così: …. per la pubblica denunzia dei peccati dobbiamo distinguere. Infatti i peccati sono o pubblici od occulti. Se sono pubblici non si deve provvedere soltanto al colpevole perché diventi più onesto, ma anche agli altri che sono a conoscenza del peccato perché non ne siano scandalizzati. Perciò questi peccati devono essere rimproverati pubblicamente, stando all‘esortazione dell‘Apostolo [1 Tm 5, 20]: «Quelli che risultano colpevoli riprendili alla presenza di tutti, perché anche gli altri ne abbiano timore»; parole queste che, secondo S. Agostino [ib.], si riferiscono ai peccati pubblici. Se invece si tratta di peccati occulti, allora valgono le parole del Signore …” .

Se dunque un documento magisteriale crea scandalo tra i fedeli il teologo è tenuto non solo a informare i superiori ma anche a informare i fedeli e quindi a pubblicare le sue affermazioni per la salvezza delle anime, perché sappiamo bene che la suprema legge della Chiesa non è la protezione dei superiori che dicono errori ma è la “salus animarum” come emerge dal diritto canonico e come si legge in fondo anche nei testi tomisti presentati. Va notato, riguardo al p. Weinandy, che lui ha scritto questa lettera facendosi guidare dalla preghiera e ben conscio di ciò che stava per fare … se il p. Weinandy ha scritto quelle cose guidato dallo Spirito Santo e per la “salus animarum” secondo le indicazioni presentate sopra da s. Tommaso ha fatto molto bene e va lodato il suo coraggio in questi tempi in cui , come diceva il card. Caffarra “ … sono state pubblicamente date interpretazioni di alcuni passi obiettivamente ambigui dell’Esortazione post-sinodale, non divergenti dal, ma contrarie al permanente Magistero della Chiesa. Nonostante che il Prefetto della Dottrina della Fede abbia più volte dichiarato che la dottrina della Chiesa non è cambiata, sono apparse numerose dichiarazioni di singoli Vescovi, di Cardinali, e perfino di Conferenze Episcopali, che approvano ciò che il Magistero della Chiesa non ha mai approvato. Non solo l’accesso alla Santa Eucarestia di coloro che oggettivamente e pubblicamente vivono in una situazione di peccato grave, ed intendono rimanervi, ma anche una concezione della coscienza morale contraria alla Tradizione della Chiesa. E così sta accadendo – oh quanto è doloroso constatarlo! – che ciò che è peccato in Polonia è bene in Germania, ciò che è proibito nell’Arcidiocesi di Filadelfia è lecito a Malta. E così via. Viene alla mente l’amara constatazione di B. Pascal: «Giustizia al di qua dei Pirenei, ingiustizia al di là; giustizia sulla riva sinistra del fiume, ingiustizia sulla riva destra».Numerosi laici competenti, profondamente amanti della Chiesa e solidamente leali verso la Sede Apostolica, si sono rivolti ai loro Pastori e alla Santità Vostra, per essere confermati nella Santa Dottrina riguardante i tre sacramenti del Matrimonio, della Confessione e dell’Eucarestia. E proprio in questi giorni, a Roma, sei laici provenienti da ogni Continente hanno proposto un Seminario di studio assai frequentato, dal significativo titolo: «Fare chiarezza».” (leggi qui ) … Dunque siamo in tempi in cui “sono state pubblicamente date interpretazioni di alcuni passi obiettivamente ambigui dell’Esortazione post-sinodale, non divergenti dal, ma contrarie al permanente Magistero della Chiesa … si approva ciò che mai il Magistero ha approvato” come dice il card. Caffarra e notiamo che il card. Caffarra è un famosissimo moralista che conosceva bene le attenuanti.

Siamo in tempi in cui molti cattolici, di sana dottrina, sono scandalizzati appunto per gli errori che paiono diffondersi e per le controtestimonianze che purtroppo capita di dover vedere alle stesse Messe papali dove , come lei ben sa, e proprio in America, un noto gay e sostenitore di immoralità è stato ammesso a fare da lettore (leggi qui)  qui trovate il video  da notare il commento “in Italia la notizia è stata messa sotto silenzio”  ( leggi qui ) … tutto perfetto ? …o tutto scandaloso e molto scandaloso? Sono questi i tempi in cui ben tre Vescovi hanno tuonato contro gli errori che serpeggiano dopo la Amoris Laetitia …   Che dire?

Il p. Weinandy, questi Vescovi, il cardinale Caffarra e i professori , specie i teologi, che hanno scritto la Correctio Filialis sono tutti degli incompetenti in campo teologico … visionari … che affermano cose assurde …. ? Il card. Caffarra , ribadisco, era un grande moralista e conosceva bene le attenuanti … conosceva bene quello che dice la dottrina morale … eppure mi pare che le sue conclusioni sono ben diverse, per esempio, da quanto afferma il card. Muller nel suo ultimo intervento in cui sostiene le affermazioni del prof. Buttiglione. A differenza di Buttiglione il card. Caffarra è un grande teologo morale di somma competenza, professore in teologia morale, fu preside del “ Giovanni Paolo II” come si può vedere dal suo curriculum ( https://www.chiesadibologna.it/biografia-caffarra-carlo-cardinale-arcivescovo-metropolita.html) notiamo che questi titoli nel campo della teologia morale non li possiede neppure il card. Muller, che è specializzato soprattutto in altri settori della teologia, come si può vedere chiaramente dal suo curriculum vitae (leggi qui ).

Le mie riflessioni sulle ultime affermazioni del Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede mi permetto di riservarle ad un altro momento, per ora basta aver detto quanto sopra potete leggere e aggiungere che il card. Caffarra, viste le sue affermazioni sopra riferite, non pare avrebbe condiviso certe affermazioni del card. Muller … eppure il card. Caffarra conosceva molto bene la teologia morale e le attenuanti …Ma continuiamo nel discorso circa la situazione attuale : la “Correctio Filialis” al Papa afferma che il 15 gennaio 2016 è stata concessa la Santa Comunione a un gruppo di luterani finlandesi nel corso della celebrazione di una Santa Messa nella basilica di San Pietro, tutto secondo le regole del “Direttorio Ecumenico”? e tutto è secondo dottrina? … Ho scritto proprio qualche giorno fa per mostrare un chiaro errore del card. Schonborn circa le affermazioni di s. Giovanni Paolo II riguardo ai divorziati, errore fatto nella presentazione dell» Amoris Laetitia, presentazione elogiata dal papa (leggi qui )

E cosa fa il Papa riguardo a tutte queste situazioni e ad altre simili ? Di certo è lui il capo della Chiesa visibile e a lui in questa situazione si è rivolto il padre Weinandy appunto perché l’oscurità sia scacciata dalla Chiesa e a lui si è rivolto , senza averne risposta, il card. Caffarra … e i tre cardinali che hanno presentato i dubia … a lui si sono rivolti, senza avere risposta diretta i realizzatori della “correctio”.… per cui ciò che di male hanno evidenziato nella situazione della Chiesa attuale continua a operare e non pare sia stato estirpato . Facciamo notare, tra l’altro, che consigliare i dubbiosi è una opera di misericordia.

Concludo: evitiamo tutti di mettere la testa sotto la sabbia e rendiamoci conto della situazione reale, sottolineo, reale che viviamo; ricordiamoci che non c’è carità né misericordia senza Verità; nel Vangelo c’è una frase molto significativa per questi nostri tempi: “ se questi taceranno, grideranno le pietre” (Lc. 19,40), la Verità è inarrestabile … e mi permetto di aggiungere che, se, per paura, taciamo di fronte al male e all’oscurità che è tra gli uomini che fanno parte della Chiesa, grideranno i fedeli contro di noi perché non abbiamo parlato!

Cristo regni.

Don Tullio Rotondo



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PEZZO GROSSO, IL COMMENTO DI UN AMICO STRANIERO ALLA PERSECUZIONE INTERNA ALLA CHIESA: NON PRAEVALEBUNT

QUI IN SPAGNOLO SU COMO VARA DE ALMENDRO

Marco Tosatti

Carissimi lettori di Stilum Curiae, Pezzo Grosso oggi ci offre il commento di un suo amico straniero, di cui non conosciamo l’identità, ma che ci pare ferrato in materia religiosa. Mi sembra che sia un contributo importante, perché pieno di lucidità sulla situazione attuale, ma anche di speranza. Leggiamolo.

Caro Tosatti, le propongo una riflessione di un mio stimato amico, non italiano, che è un osservatore coinvolto in questa chiesa ‘rivoluzionaria’. La traduzione in italiano è mia:

– Caro Tosatti esultiamo! Leggendo in queste ultime ore del dimissionamento di P. Thomas Weinandy, preceduto da quello di altri teologi, perplessi su Amoris Laetitia, quali Thomas Stark e il prof. Seifert, dopo il disprezzo manifestato ai cardinali dei Dubia, la demonizzazione dei firmatari della Correctio e quello recente espresso nei confronti di un sant’uomo come il card. Sarah, ho capito due cose, una riferita a Amoris Laetitia, l’altra riferita alla crescente paura che stanno facendo questi coraggiosi difensori della fede. La prima cosa compresa su Amoris Laetitia è che non deve esser messa in discussione perché è la chiave di ingresso nel luteranesimo. Con essa si mettono in discussione ben tre Sacramenti (matrimonio, confessione ed Eucarestia), e conseguentemente tutti gli altri. La seconda cosa compresa è che i veri nemici della chiesa e del Vicario di Cristo, sono pochi, pochissimi, ma sembrano vincere per la paura dei tanti e della viltà, chiamata prudenza, di molti altri. Costoro hanno ben capito che i veri cattolici son molto più numerosi di loro, hanno ben capito che la chiesa che stanno reprimendo, escludendo, intimidendo e persino minacciando, è la chiesa di Cristo protetta dalla Vergine Maria ed è ben superiore a quella piccola schiera oscura che si è temporaneamente impossessata delle redini del potere ufficiale ed è ora terrorizzata che possa esser fermato il processo in corso. Da qui l’imposizione di Amoris Laetitia e l’accelerazione dei licenziamenti. Caro Tosatti, voi opinionisti ascoltati dovete aprire gli occhi a quella parte di chiesa confusa, impaurita intimidita, ma ferma nella fede, che continua a ripetere: tanto “non praevalebunt” e aspetta che qualcosa succeda. E’ necessario spiegare loro che i nemici veri della chiesa e del papa son convinti che han già prevalso: ‘Iam praevaluit’. Altrimenti non esalterebbero senza ritegno il luteranesimo, la massoneria, la gnosi ambientalista e malthusiana,ecc. Non lo dichiarerebbero a viso aperto in convegni della Pontificia Accademia delle Scienze in Vaticano, nata nel 1994 grazie a San Giovanni Paolo II per affermare la Dottrina Sociale della Chiesa. Neppure all’Unesco oserebbero trattare tante ‘invenzioni’ come vere, come succede li. Ma mentre noi discriminati, demonizzati, intimiditi, perseguitati, siamo la chiesa di Cristo che sopravvivrà, loro verranno incorporati nella nuova ‘Santa Sede’ che ha sede in NY, piazza delle Nazioni Unite, nell’edificio donato da John Rockefeller e progettato da Oscar Niemeyer, detto ‘Palazzo di vetro’ ( per la sua ‘trasparenza’ negli obiettivi e nei mezzi usati …) – ”.



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