EMMA BONINO SOTTO LA BASILICA A NAPOLI. PEZZO GROSSO: L’HA RESUSCITATA IL PAPA. CHE NE PENSA STILUM CURIAE? ECCO LA RISPOSTA.

 

 

Marco Tosatti

Pezzo Grosso ci ha scritto, e ci ha chiesto una risposta:

“Caro Tosatti, molti, nel mondo cattolico, sono sorpresi e costernati nel veder l’aggressiva campagna elettorale della Bonino, che mi ricorda da molti punti di vista quella, ben più “global”, di Hillary Clinton alle presidenziali Usa dell’anno passato. Qualcuno si sorprende che la campagna dell’Emma Bonino sia a volte supportata da preti (vedi il link allegato). Vorrei fare una osservazione. Emma Bonino era politicamente finita, ignorata persino nel mondo del partito radicale dopo la morte di Pannella. Chi la fa risorgere con un “assist” imprevedibile è stato proprio il Papa Bergoglio, indicandola come personalità di riferimento. Come quindi meravigliarsi se qualche prete ne facilita la campagna elettorale?..Lei Tosatti che ne pensa?

Pezzo Grosso”.

Caro Pezzo Grosso, ne penso tutto il male possibile. Ricordo che la più grande testimonial dell’aborto in Italia è stata invitata a parlare in Chiesa nel nord qualche mese fa, in una chiesa. Una persona che ha contribuito largamente all’uccisione legale di vari milioni di bambini e bambine (ma quelle non contano come femminicidio, nella strana contabilità disturbata di qualcuno). Ricordo anche bene che la straordinaria lode elargita a Emma Bonino dal Pontefice, che voglio attribuire a cattivi consigli e scarsa conoscenza della realtà fattuale; ma sappiamo che Buenos Aires è tanto tanto lontana dall’Italia. Ora, a quel che capisco dal bell’articolo pubblicato su la Nuova Bussola Quotidianal’Ipogeo della Basilica in cui ieri si è svolto l’incontro è gestito da un’associazione autonoma, non collegata alla Chiesa, la Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio. Una costruzione recente, che data dagli anni ’20, sul modello di San Pietro. E che è geograficamente vicina al luogo che ricorda il patrono della città, San Gennaro. Quindi, tecnicamente, la chiesa non c’entrerebbe. Ma spero, e probabilmente non lo saprò mai, spero che il rettore della basilica abbia fatto presente l’inopportunità di tenere una manifestazione elettorale sotto la navata principale della Chiesa, anche se come abbiamo visto di chiesa non si trattava; che l’inopportunità era rafforzata dalla figura della protagonista, elogi papalini a parte (papa Bergoglio può forse non sapere chi è stata Emma Bonino, e chi è adesso, una sodale di Soros in tutte le politiche abortiste e neo-malthusiane del pianeta); spero che il rettore della basilica abbia informato della situazione, diciamo così, spinosetta il cardinale arcivescovo di Napoli; e che il cardinale arcivescovo di Napoli abbia interposto i suoi buoni dialoganti uffici per evitare quello che per molti cattolici napoletani è stato un corto circuito o un pugno nell’occhio, a vostra scelta. Una abortista conclamata e impenitente che parla, per conquistare voti a quelle che saranno le sue politiche dello stesso genere di prima, sotto una piccola San Pietro, all’ombra di San Gennaro e sotto una basilica….Quali simboli melliflui in più vogliamo? Spero; e come si sa, chi vive sperando muore cantando. Mi schiarisco l’ugola. 


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SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

CI SARÀ UNA SORPRESA DI #PONTIFEX DOPO PASQUA? FORSE UN CONCISTORO PER LA CREAZIONE DI SEI CARDINALI.

Marco Tosatti

Nella settimana dopo Pasqua – quella che si conclude con la domenica della misericordia istituita da san Giovanni Paolo II ci sono buone probabilità che il Pontefice faccia una sorpresa di qualche tipo alla Chiesa. Nell’entourage papalino questa notizia circola da qualche settimana, e ci sembra giusto riportarla, con tutte le cautele del caso, visto che si tratta di una decisione personale del Numero Uno. In realtà la notizia l’ha data, en passant, proprio il papa, chiacchierando con uno dei suoi principali collaboratori, a cui ha accennato appunto l’eventualità di una sorpresa per il periodo che segue immediatamente la Pasqua, che quest’anno cade il 1° di aprile.

Non siamo in grado di fare molte congetture. Fra le ipotesi che ci sono state suggerite, quella più probabile è forse un Concistoro per la creazione di nuovi cardinali.

Il Collegio Cardinalizio conta esattamente 120 porporati con meno di 80 anni e, di conseguenza, con diritto di voto nel caso di un conclave. Durante il 2018 sei cardinali elettori compiranno 80 anni, e non potranno più votare. Essi sono: Antonio Maria Vegliò, Paolo Romeo, Francesco Coccopalmerio, e Angelo Amato, tutti italiani. Poi il portoghese Manuel Monteiro de Castro, il vietnamita Pierre Nguyen Van Nhon. E tutti compiranno gli ottanta anni entro giugno; e fino all’anno prossimo il Collegio non dovrebbe subire variazioni.

Quindi a giugno i cardinali elettori scenderanno a quota 114, sei meno del limite massimo stabilito. L’Italia perderà ben 4 votanti, scendendo da 23 a 19. L’ultimo concistoro di papa Francesco è stato fatto due anni fa.

Il Concistoro per la creazione di nuovi cardinali più recente di papa Francesco data dall’anno scorso, esattamente dal 28 giugno. Vennero creati cardinali cinque prelati: Jean Zerbo, arcivescovo di Bamako (Mali), il primo cardinale del Mali; Juan José Omella, arcivescovo di Barcellona (Spagna); Anders Arborelius, O.C.D., vescovo di Stoccolma (Svezia); Louis-Marie Ling Mangkhanekhoun, vicario apostolico di Paksé (Laos), e Gregorio Rosa Chávez, vescovo titolare di Mulli, vescovo ausiliare di San Salvador (El Salvador), primo cardinale di El Salvador. In quell’occasione non vennero nominati cardinali ultraottantenni. Quindi potrebbe essere che il Papa decida un altro concistoro a numeri ridotti, come già accadde l’anno passato. Stiamo a vedere.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

IL PONTEFICE, LA TRATTA, GLI APPELLI ALL’ACCOGLIENZA DEI MIGRANTI. NON È UNA PASTORALE OSSESSIVA?

Marco Tosatti

Santità, ci dia un poco di respiro. Si lamentava della pastorale ossessiva sui temi della vita, con implicito riferimento ai suoi predecessori, e a qualche santo di scarso calibro, come madre Teresa di Calcutta, che lottavano contro l’aborto, e ormai ci obbliga a subire, noi cattolici e gli altri abitanti di questo sciagurato Paese una pastorale ossessiva sui migranti. E, ci scusi, ma non tengono proprio le bugie di chi sostiene che la Chiesa non fa politica. La fa, la fa, e solo a favore di una certa area politica. Come diceva l’armatore genovese della barzelletta, che sapendo del suicidio di un collega commentava: avrà avuto la sua convenienza, immaginiamo che anche la Chiesa in Italia magari qualche sua convenienza ce l’avrà, in questo giro di affari milionario che è l’accoglienza ai clandestini.

Ma Lei è il Papa, e, anche se di questo devastato Paese non gliene importa nulla, e anche se legge solo un giornale, quello più di sinistra e sorosiano e piddino che ci sia, e anche se i suoi consiglieri sono quelli che sono, e le cose gliele contano solo in un certo modo; anche se; ma non le sembra che la frequenza con cui si occupa di questo singolo tema non sia davvero ossessiva?

Ieri sul suo profilo Twitter leggevamo, tanto perché non corressimo il pericolo di restare digiuni dell’argomento: “Con spirito di misericordia accogliamo le vittime della tratta e coloro che fuggono dalla guerra e dalla fame”.

Invece lunedì (siamo a mercoledì, badate) leggevamo le sue dichiarazioni: “<Tante volte i migranti sono sporcati dai commenti>. Lo ha detto il Papa incontrando dei giovani impegnati nella riflessione sulla tratta. «Alcuni mesi fa ho visto su un giornale un titolo che riguardava una piccola città. <Questa è la città dove ci sono stati più stupri quest’anno e il 40% di stupratori erano migranti. Questo è un modo di sporcare i migranti. E l’altro 60% chi erano? Italiani. C’è un modo di presentare le cose che ti cambiano la verità>. Poi rivolto ai giovani ha detto: <Non abbiate paura di incontrare i migranti. Aprite il vostro cuore, fateli entrare> perché potrete incontrare Cristo >anche nelle persone migranti, che sono fuggite da casa, e rimangono intrappolate nelle reti> della schiavitù. Poi ha riferito di una ragazza che era stata <ingannata da una donna molto cattolica>; è arrivata in Italia ed <è stata messa nella catena della prostituzione>. Quando è stata salvata ed è entrata in un istituto dove <il capo era una suora non voleva entrare perché era stata una donna molto cattolica ad ingannarla e a farle fare la schiava>”. Non poteva mancare la stoccatina alla donna “molto cattolica”, perché sappiamo che i molto cattolici stanno un po’ sullo stomaco al papa. Ma forse può essere utile leggere quelle che sono le percentuali dei crimini commessi in Italia. E teniamo conto che gli stranieri sono l’8 per cento della popolazione globale. E comunque, forse, non sembra che ci sia un gran bisogno di incrementare la fauna criminale nostrana importandone.

Intanto da Bruxelles Frontex ci fa sapere che sono più di 4.800 i migranti sbarcati sulle coste italiane passando per la rotta Mediterranea registrati nel mese di gennaio. Si tratta di un numero raddoppiato rispetto a dicembre 2017.

Giustamente il Pontefice parla di quella che è evidentemente una tratta; in cui sono le vittime stesse a pagare per la loro deportazione. Ma non è che i richiami tambureggianti all’accoglienza provenienti dal Pontefice stesso e dai responsabili della Chiesa italiana da lui nominati possano avere un effetto di stimolo sul fenomeno? Che strano modo di combattere un fenomeno esaltandone alcuni aspetti, contro quello che dicono i vescovi e i responsabili dei Paesi interessati. Se so che mi accolgono, corro il rischio di partire. Se no, forse non mi metto in un’avventura senza sbocco.

Ecco, quello che vedete in cime all’articolo è un manifesto di tre anni fa. Chiaro, no?

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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

 

 

 

CINA-SANTA SEDE. UN APPELLO DI CATTOLICI AI VESCOVI DI TUTTO IL MONDO. CHE LO SPIRITO DI CASAROLI ISPIRI LA TERZA LOGGIA…

 

Marco Tosatti

Asianews, il quotidiano online guidato da padre Bernardo Cervellera, del glorioso PIME, il Pontificio Istitutu Missioni Estere, ieri ha pubblicato una lettera aperta-appello ai vescovi di tutto il mondo affinché si adoperino per fermare un possibile accordo fra Santa Sede e Cina che sembra imminente e di cui si è parlato tanto nei giorni scorsi.

Questo è il link, in inglese e cinese, della lettera, per leggerla ed eventualmente aderire.

I primi firmatari sono professori, avvocati, attivisti per i diritti umani. Come scrive Asianews, l’accordo, nei termini attuali, di cui evidentemente i firmatari conoscono gli elementi, sarebbe “Un errore deplorevole e irreversibile”. Nella lettera si chiede perciò di fermare la firma dell’accordo, e di reimpostarlo con precise garanzie sulla libertà del pontefice di nominare i vescovi e con garanzie di una vera libertà religiosa per i cristiani e la società.

Stilum Curiae non ha seguito da vicino lo sviluppo delle trattative; ma c’è il timore, condiviso in non poche personalità di Chiesa, che giochino in questa vicenda vari elementi. Il primo sarebbe il desiderio di alcuni dei responsabili di ottenere un successo personale. Il secondo: il desiderio del Pontefice, così come è accaduto per l’incontro con il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, di far vedere che la sua politica ottiene risultati laddove per i suoi predecessori non era possibile; e naturalmente il desiderio, presente in ogni diplomatico, in talare o in borghese che sia, di legare il suo nome a un accordo. Quando molti anni fa cominciai a occuparmi di Vaticano, un amico della Segreteria di Stato, purtroppo scomparso, mi disse, parlando della Cina e della Santa Sede: “Se la pazienza dei cinesi è infinita, quella di Casaroli è eterna”. Casaroli era ovviamente il cardinale Segretario di Stato di Giovanni Paolo II. L’uomo della ost-politik, certamente non sospetto di simpatie reazionarie, o di non aperture verso i regimi comunisti. Eppure, sulla Cina e sulla libertà della Chiesa fu adamantino. Con buona pace di mons. Sorondo e degli altri cheerleaders osannanti, le nuove regole appena entrate in vigore su religioni e libertà non sembrano offrire molte speranze in quello che è il Paese più grande al mondo governato da una dittatura. Che lo spirito di Agostino cardinale Casaroli aleggi sulla Terza Loggia in questi giorni….

Lettera aperta alle Conferenze episcopali cattoliche nel mondo sul possibile accordo fra la Santa Sede e il governo della Repubblica popolare cinese

Eminenza e eccellenza reverendissime,

siamo un gruppo di cattolici. Di recente, sono emerse alcune notizie che indicano che la Santa Sede e il governo della Repubblica popolare cinese raggiungeranno presto un accordo sulla questione della nomina dei vescovi, come pure sul riconoscimento di sette “vescovi” illeciti. Siamo profondamente scioccati e contrariati. Con il nostro amore e sostegno alla Santa Madre Chiesa, noi speriamo che lei e tutte le conferenze episcopali siano attente a tali sviluppi.

Secondo l’insegnamento della Santa Madre Chiesa, i vescovi sono i successori degli apostoli, con il dovere di guidare e prendersi cura del gregge: “La Chiesa è apostolica: è costruita su basamenti     duraturi: i dodici Apostoli dell’Agnello (Apoc. 21, 14). Essa è indistruttibile (Matteo 16,18); è infallibilmente conservata nella   verità; Cristo   la   governa  per   mezzo   di   Pietro   e   degli   altri   Apostoli, presenti nei loro successori, nel Sommo Pontefice e nel Collegio dei   Vescovi” (Catechismo, 869). Tutti i vescovi devono essere perciò nominati dal Successore di Pietro – il Santo Padre, il Papa. Ed essi devono essere uomini di principi morali e di saggezza. Il governo non deve giocare alcun ruolo nel processo di selezione:

“il diritto di nominare e di costituire i vescovi è proprio, peculiare e di per sé esclusivo della competente autorità ecclesiastica. Perciò, per difendere debitamente la libertà della Chiesa e per promuovere sempre più adeguatamente e speditamente il bene dei fedeli, questo santo Concilio fa voti che, per l’avvenire, alle autorità civili non siano più concessi diritti o privilegi di elezione, nomina, presentazione o designazione all’ufficio episcopale” (Christus Dominus, n. 20).

Eppure, i sette “vescovi” illeciti non sono stati nominati dal papa, e la loro integrità morale è discussa. Essi non godono della fiducia dei fedeli e non hanno mai espresso il loro pentimento in pubblico. Se essi vengono riconosciuti come legittimi, i fedeli della Cina sarebbero gettati nella confusione e nel dolore e si creerebbe uno scisma nella Chiesa in Cina.

Noi comprendiamo che la Santa Sede sia desiderosa di evangelizzare la Cina in modo più efficace. Ma siamo profondamente preoccupati che l’accordo potrebbe creare danni irrimediabili. Il Partito comunista cinese, sotto la leadership di Xi Jinping, ha distrutto croci e chiese diverse volte, e l’Associazione patriottica mantiene il suo controllo sulla Chiesa con mano pesante. La persecuzione religiosa non si è mai fermata. Xi ha anche chiarito che il Partito rafforzerà il suo controllo sulle religioni. In tal modo, non vi è possibilità che la Chiesa potrà godere di maggiore libertà. In più, il Partito comunista cinese ha una lunga storia di non tenere fede alle sue promesse. Noi siamo preoccupati che l’accordo non solo fallirà nel garantire una limitata libertà tanto desiderata dalla Chiesa, ma danneggerà pure la santità, la cattolicità, l’apostolicità della Chiesa, e sarà un attentato al potere morale della Chiesa. La Chiesa potrebbe non avere più la possibilità di godere della fiducia della gente, e essere “come il fermento e quasi l’anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio” (Gaudium et Spes, 40).

Nella sua esortazione apostolica Evangelii Gaudium, il nostro amato papa Francesco scrive:

“A volte mi domando chi sono quelli che nel mondo attuale si preoccupano realmente di dar vita a processi che costruiscano un popolo, più che ottenere risultati immediati che producano una rendita politica facile, rapida ed effimera, ma che non costruiscono la pienezza umana. … Il Signore stesso nella sua vita terrena fece intendere molte volte ai suoi discepoli che vi erano cose che non potevano ancora comprendere e che era necessario attendere lo Spirito Santo (cfr Gv 16,12-13). La parabola del grano e della zizzania (cfr Mt 13, 24-30) descrive un aspetto importante dell’evangelizzazione, che consiste nel mostrare come il nemico può occupare lo spazio del Regno e causare danno con la zizzania, ma è vinto dalla bontà del grano che si manifesta con il tempo” (224-225).

Lo Spirito di Dio talvolta non ci permette di procedere (v. Atti 16,6). Sebbene la forza del male sia in crescita, il tempo appartiene a Dio. Mettendo la nostra fiducia nel Signore, la notte buia potrà passare. Affrettarsi per un risultato immediato, facendo un passo falso, può portare a un fallimento totale.

Sua Santità è sempre stato attento alle sofferenze dei cristiani perseguitati. Egli una volta ha detto:

“Gli ordinamenti giuridici, statuali o internazionali, sono chiamati pertanto a riconoscere, garantire e proteggere la libertà religiosa, che è un diritto intrinsecamente inerente alla natura umana, alla sua dignità di essere libero, ed è anche un indicatore di una sana democrazia e una delle fonti principali della legittimità dello Stato”. “È per me motivo di grande dolore constatare che i cristiani nel mondo subiscono il maggior numero di tali discriminazioni. La persecuzione contro i cristiani oggi è addirittura più forte che nei primi secoli della Chiesa, e ci sono più cristiani martiri che in quell’epoca”[1].

Crediamo che la persecuzione dei cristiani in Cina addolori Sua Santità. Per questo, sollecitiamo che ogni accordo sia fondato sulla protezione della libertà religiosa e la fine della persecuzione religiosa. Purtroppo, nuovi e rivisti Regolamenti sulle attività religiose, che permettono un maggior controllo sulle religioni, sono stati messi in atto ai primi di febbraio. Da questi non riusciamo a vedere alcuna possibilità che l’imminente accordo possa garantire che il governo cinese fermi la sua persecuzione contro la Chiesa e le sue violazioni alla libertà religiosa.

Eminenza, reverendissimo, noi speriamo che voi, i vostri fratelli e il vostro gregge continui a pregare per la comunione della Chiesa in Cina, come pure per il suo ministero pastorale. Con l’amore verso il popolo di Dio, vi chiediamo di appellarvi alla Santa Sede: Vi preghiamo, ripensate il presente accordo, e fermatevi prima di compiere un errore deplorevole e irreversibile.

Che Dio onnipotente benedica la Chiesa in Cina!

Santi Martiri della Cina, pregate per noi!

I primi firmatari sono professori universitari, conferenzieri, ricercatori, attivisti per i diritti umani e avvocati:

Dr. Kenneth Ka-lok Chan (Hong Kong)

Prof. Joseph Yu-shek Cheng (Hong Kong)

Mr. Yiu-leung Cheung (Hong Kong)

Dr Rodney Wai-chi Chu (Hong Kong)

Dr. Martin C. K. Chung (Hong Kong)

Mr. Yan-ho Lai (Hong Kong)

Dr. Wing-kwan Lam (Hong Kong)

Dr. Lisa Yuk-ming Leung (Hong Kong)

Mr. Kwok-ming Ma (Hong Kong)

Mr. Chit-wai John Mok (Irvine, US)

Dr. Yik-fai Tam (San Francisco, US)

Prof. Wai Ting (Hong Kong)

Mr. Yiu-ming To (Hong Kong)

Mr. Benedict Rogers (London, UK)

Mr. Patrick Yu (Northern Ireland, UK)


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FATIMA, IL SEGRETO NON SVELATO E IL FUTURO DELLA CHIESA

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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

 

UN BESTIARIO CLERICALE. IL PAPA PUÒ DIRE LE BUGIE? E IL CARDINALE BLAISE CUPICH? GALANTINO, LA CHIESA E LA POLITICA.

Marco Tosatti

Questo è un Bestiario Clericale triste. Più triste di quanto possiate immaginare. Facciamocene una ragione: il romano Pontefice forse dice le bugie. E questo, permettetemi di dirlo, è almeno per me un grande motivo di tristezza.

Il Papa può dire bugie?

L’ultimo episodio – ma non il solo, ahimè – è quello degli abusi sessuali commessi in Cile da padre Fernando Karadima, e a cui avrebbe assistito anche quello che adesso è – nominato dal Pontefice – il vescovo di Osorno, Barros. Le vittime avrebbero voluto incontrare il papa, nella sua visita di gennaio 2018. Non è stato permesso. Nel volo di ritorno, come scrive Catholic World News il papa ha chiesto evidenze delle accuse, dicendo di non averne avute. Così scriveva la collega Franca Giansoldati sul Messaggero: “Io non ho sentito alcuna vittima di Barros. Non sono venuti, non ho potuto parlare con loro, non si sono presentati. Su una cosa dobbiamo essere chiari che chi accusa senza evidenza e con pervicacia è calunnia. Se viene una persona con una evidenza sono il primo ad ascoltarlo”. Ora, le vittime di Barros avevano chiesto, durante il viaggio in Cile, di essere ricevute dal Pontefice. Che però ha ricevuto altre vittime di abusi, con molta discrezione, ma non loro. E successivamente la collega Nicole Winfield, dell’Associated Press, ha pubblicato una lettera scritta al papa nel 2015 dalle vittime di Barros. Come scrive Catholic World News, “Il cardinale Sean O’Malley, che presiede la commissione papale speciale sugli abusi, ha informato i membri della Commissione di aver consegnato a mano la lettera della vittima al Pontefice. Juan Carlos Cruz, l’autore della lettera ha detto all’Associated Press di aver ricevuto assicurazioni dal card. O’Malley sul fatto che il papa ha ricevuto la sua lettera nel 2015”.

Purtroppo non è la prima volta che ci sono, diciamo così, delle discrepanze di questo genere. Cito così a memoria, senza aver fatto una ricerca più estesa. Qualche anno fa il Pontefice disse una grase del genere: non mando via nessuno senza avergli prima parlato. Però Rogelio Livieres Plano, vescovo di Ciudad del Este, è stato cacciato dalla sua diocesi, e ha passato due settimane a Roma chiedendo di essere ricevuto dal Pontefice, senza fortuna, prima di tornare in Argentina, e morirvi di tumore qualche tempo dopo. In un’altra occasione, rispondendo a una domanda su perché fossero stati cacciati senza spiegazioni e contro il volere del card. Mueller tre bravi e capaci dipendenti della Congregazione per la Fede, il papa ha detto: “Si è cambiato il direttore dell’ufficio disciplinare della Congregazione per la dottrina della fede, che era bravissimo ma un po’ stanco ed è tornato in patria per fare lo stesso lavoro con suo episcopato”. Il direttore dell’ufficio disciplinare era uno dei tre ufficiali licenziati arbitrariamente. E non era affatto stanco. E non aveva nessun desiderio di tornare in patria.

E sempre al volo: in un’intervista mai smentita subito dopo il suo non-rinnovo nell’incarico il card. Mueller disse che il Pontefice gli aveva spiegato così la decisione: d’ora in poi non voglio mantenere nessuno in carica in Curia dopo i 75 anni, e lei è il primo a cui la decisione si applica. Ora ai massimi vertici della Curia non mancano esempi contrari: i cardinali Amato, Stella, Coccopalmerio sono i primi che mi vengono alla mente, ma ce ne sono anche altri. Non solo: dalla Terza Loggia mi dicono che si sta pensando a una misura per prorogare a 78 anni la permanenza dei vescovi e dei responsabili di Curia, o in subordine, a una norma che renda ancora più chiaro e normato quello che già accade: e cioè che il Pontefice può ad libitum tenere o mandare. Insomma, facciamocene una ragione: se non vogliamo dire che il papa dice le bugie (non si fa!) ammettiamo che è un po’ distratto….

Cupich, tu quoque…

E deve essere – la distrazione – una malattina contagiosa, se il cardinale di Chicago, Blaise Cupich, si è fatto correggere da Edward Pentin, del Catholic Register, mentre raccontava una sua versione del Sinodo sulla Famiglia, quello che ha portato ad Amoris Laetitia, le ambiguità e le controversie che ancora durano e dividono la Chiesa. In questa intervista il cardinale Cupich   dice a un certo punto: “I vescovi…erano uniti sotto questo aspetto, alla fine votando per tutte le proposte con un voto di oltre i due terzi e nella maggior parte dei casi in maniera quasi unanime”. Scrive Edward Pentin: “Eminenza, come sa chiunque abbia seguito il sinodo, questo è falso”. Il collega rimanda a un articolo molto interessante, di cui estrapoliamo questo paragrafo: “Si dimentica spesso…che a dispetto degli strenui sforzi da parte della Segreteria del Sinodo e di altri di manipolare e dirigere i padri sinodali ad accettare le proposizioni più controverse…nessuna delle tre proposizioni più controverse è riuscita ad ottenere una maggioranza di due terzi durante il primo Sinodo straordinario sulla famiglia nel 2014”. Il che spiega anche perché, Amoris Laetitia è stata concepita in maniera così ambigua. Come ben ha spiegato l’arcivescovo Bruno Forte, riferendo un consiglio del Pontefice: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati risposati – ha riportato Mons. Forte – questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fa in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”. Dopo aver riportato questa battuta lo stesso Forte ha scherzato dicendo: “Tipico di un gesuita”.

Galantino, la politica e la Chiesa

Ce n’è abbastanza per essere tristi, non vi pare? Ma poi abbiamo – e se ne è occupato ieri Pezzo Grosso – l’intervista alla sua televisione di mons. Galantino. Che ha detto, fra l’altro: “La Chiesa da sempre quando ha affrontato il tema dell’immigrazione ha affrontato il tema delle storie, dei volti e delle persone migranti. Non ha affrontato il problema politico perché la politica non spetta ai vescovi o al Papa”. A voi sembra che corrisponda alla realtà? Ho forti dubbi, perché neanche ai tempi della DC si è vista una simile contiguità dei vertici della Cei a un partito politico al governo. E ahimè non è facile allontanare l’idea che oltre alla vicinanza ideologica, di per sé abbastanza straordinaria, nei confronti di un partito che ha fatto passare leggi contrarie ai valori cristiani, ci sia anche una corposa fetta di interesse in tutto questo. Ma anche se le intenzioni fossero candide come la neve, i vescovi italiani senza fare politica una parola politica dovrebbero dirla, eccome. Dovrebbero, da pastori di un popolo specifico a loro affidato, dire ai governanti che non è lecito assecondare e favorire politiche migratorie senza regole, eterodirette, e farsi in buona sostanza complici di fenomeni di tratta degli esseri umani. I vescovi dovrebbero ricordare che non si può giocare con queste alchimie senza correre il rischio, prima o poi, di un’esplosione. Dovrebbero forse sentire quello che dicono i vescovi e i governanti africani, su questo argomento, e farne tesoro. E non nascondersi dietro il comodo minimalismo delle singole storie, su cui possiamo essere tutti d’accordo. Dovrebbero: se ne avessero statura, responsabilità e capacità.

Ora sapete perché questo è un Bestiario triste.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

 

PEZZO GROSSO COMMENTA L’INTERVISTA DI MONS. GALANTINO SULLE ELEZIONI POLITICHE E SUI MIGRANTI. MA È PROPRIO TUTTO CHIARO?

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, ieri il segretario generale della CEI, mons. Galantino, ha parlato alla sua televisione, TV2000. E questa mattina abbiamo trovato un commento sdegnato di Pezzo Grosso, che pubblichiamo. Nei prossimi giorni non è escluso che Stilum Curiae torni ad occuparsi del problema creato dalla CEI e della sua contiguità imbarazzante con il partito attualmente al governo. Intanto a fianco dell’immagine del Segretario CEI troverete una schermata presa su Twitter, che illustra qualche aspetto diciamo così, un po’ problematico del fenomeno della tratta nel nostro Paese. Ma eccovi Pezzo Grosso:

“Caro Tosatti, alla trasmissione di TV2000 <Bel tempo si spera> (ma brutto tempo si crea) abbiam sentito un Galantino “coraggioso e controcorrente” che chiede condanne per chi ha sparato ai migranti. Che uomo! Che coraggio! un vero antifascista! Parafrasando il suo discorso, vorrei dirgli che tutti noi cattolici (e suoi ex sostenitori con l’8per mille) siamo preoccupati di ciò che fa la Cei e la Chiesa stessa. Anche a noi piacerebbe che ci fossero sacerdoti, vescovi, papi che aiutino l’Italia e il mondo a far emergere cose belle. Invece avviene il contrario. Chi sta cercando di fare emergere cose belle sono religiosi e sacerdoti perseguitati dalla chiesa che nonostante tutto hanno voglia di andare avanti. L’accenno di Galantino alla vergogna che dovrebbe destare l’utilizzo dei migranti quale merce elettorale sotto elezioni mi ha preoccupato, ma quale TV guarda il segretario Cei? Se guardiamo la sua TV vediamo che è lui che utilizza i migranti quale merce per la sua campagna elettorale verso il Papa (e magari verso l’Organizzazione Mondiale Sanità dell’ONU) per compiacerlo, per sembrare più papa del papa e soprattutto per sembrare buono. Ma per essere realmente buono, caro Galantino, dovrebbe invece sostenere quei sacerdoti e religiosi (che invece l’attuale chiesa disprezza e perseguita) che si preoccupano del bene delle anime aiutandole quanto possono a seguire la dottrina che salva. Questi aiutano realmente le anime a migrare verso il Creatore, questi sono i veri benefattori dei migranti verso il cielo. Quello che dovrebbe esser il suo mestiere, caro Galantino, per cui è profumatamente pagato ed onorato dai suoi stessi media TV.

Mi sono però ormai convinto che criticare persone come Galantino, Sanchez-Sorondo, Spadaro…, non si faccia altro che rafforzarli, si fa il loro bene e il nostro male. Ciò perché Bergoglio difende e promuove chi è attaccato da chi lui considera tradizional-populista, o comunque suo oppositore. Basta vedere che cosa succede a qualcuno vicino a lui quando è apprezzato da coloro che lui disprezza quali “tradizionalisti”, populisti e magari anche un po’ fascisti. Ma mi faccia fare una proposta concreta, caro Galantino. Visto che TV e media vaticani perdono ogni anno decine di milioni di euro, perché caro Galantino, invece di “parlare di nulla”, non li fa chiudere e investe il ricavato per creare lavoro, vero e produttivo per l’Italia?”.


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SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

COPPIE OMO, UNA BENEDIZIONE? MARX DICE: LA SCELTA È DEI SINGOLI PASTORI. CORDES: SACRILEGIO. MA A ROMA C’È ANCORA QUALCUNO?

Marco Tosatti

Un tentativo della Conferenza Episcopale tedesca di chiarire le dichiarazioni rilasciate dal card. Reinhard Marx a una radio bavarese, la Bayerischer Rundfunk BR, in tema di benedizione per le coppie omosessuali ha avuto come risultato quello di lasciare, al meglio, le cose come stavano. Se non di peggiorare la situazione. Pochi giorni fa agenzie e blog, in particolare d’oltre oceano titolavano affermando che il cardinale, grande consigliere del Pontefice, membro del C9 e presidente della Conferenza episcopale, apriva alla discussione sulla possibilità di una qualche forma di benedizione per le coppie omosessuali.

Negli Stati Uniti l’arcivescovo Chaput, di Filadelfia, aveva raccomandato chiarezza ai vescovi quando si toccano questi temi, e il cardinale tedesco Josef Cordes, già presidente di Cor Unum, era stato molto severo nel suo commento. “L’iniziativa del card. Marx – ha detto a un’agenzia tedesca – ignora la chiara Rivelazione di Dio….Marx non menziona neanche che l’omosessualità contraddice la volontà di Dio”. Cordes aggiungeva che l’idea di una benedizione per le coppie omosessuali è “spaventosamente ingenua”, perché coloro che la richiedono “non desiderano ricevere l’assistenza di Dio per loro stessi; piuttosto mirano con la loro richiesta al riconoscimento e all’accettazione del loro modo omosessuale di vivere, e alla sua valorizzazione ecclesiale”. Concludeva: “Una benedizione ecclesiale come conferma di una relazione che è contraria alla volontà di Dio? Questo sembra davvero sacrilego”.

Come dicevamo all’inizio, nel tentativo di gettare acqua sulle polemiche, la Conferenza Episcopale tedesca ha pubblicato una traduzione dell’intervista in inglese. Ma in realtà il testo non sembra discostarsi molto da quanto pubblicato nei giorni scorsi sui siti americani, in particolare OnePeterFive, la cui redattrice, Maike Hickson, padroneggia totalmente il tedesco.

Marx esordiva ricordando l’esortazione del Pontefice ad accompagnare più da vicino le persone nelle loro vite individuali, sottolineando che “dobbiamo essere pastoralmente più vicini a coloro, come gli omosessuali, che hanno bisogno di attenzione pastorale e che anche la desiderano”. Quindi “dobbiamo dare incoraggiamento a che i sacerdoti e gli accompagnatori pastorali diano parole di incoraggiamento alle persone nelle situazioni concrete. Non vedo nessun problema in questo. Una questione diversa è come questo possa essere fatti pubblicamente, in una forma liturgica; qui è dove uno deve essere riservato e anche riflettere su ciò in un buon modo”.

L’intervistatrice chiedeva poi, in maniera diretta, se potesse esserci qualche cosa come una benedizione per le coppie omosessuali. Marx rispondeva: “Non ci sono soluzioni generali. Non considera che una soluzione generale sia giusta, perché riguarda la cura pastorale per gli individui”. Ci sono dei casi in cui “non abbiamo regole”, spiegava, “E ciò non significa che non stia accadendo nulla”. Il presidente della Conferenza episcopale tedesca aggiungeva: “Questo realmente devo lasciarlo al pastore locale e all’accompagnamento di quella persona. Uno può pensare su questo in dialogo, e proprio ora una discussione del genere sta avvenendo (un riferimento alle dichiarazioni del vicepresidente, mons. Bode, N.D.R.) , cioè come possiamo affrontare questo tema. Ma io direi che lascerei questo enfaticamente nelle mani del pastore locale, in una situazione molto concreta, e non chiederei regole in merito. Ci sono cose che non possono essere regolate”.

Quindi, se abbiamo capito bene, il cardinale lascerebbe al singolo sacerdote la scelta di benedire o no quello che per la Chiesa è un comportamento e uno stile di vita non solo sbagliato, ma fonte di peccato grave e mortale. Come peraltro hanno ben sottolineato sia l’arcivescovo Chaput che il card. Cordes. Una toppa peggio del buco? A occhio direi di sì. E non a caso il portavoce della Conferenza episcopale ha annunciato che il card. Marx non è disponibile per ulteriori interviste. Ma mi sembra lecito chiedersi Roma dove sia, in tutto questo. E non ci vengano a dire che la confusione la creano i giornalisti, e chi si oppone a questa ordinaria, quotidiana follia. La confusione la crea chi dovrebbe dare indicazioni e chiarezza, e chi, al massimo livello, avendo l’obbligo di parlare, tace.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

LO SCANDALO DEL SILENZIO DI TUTTI, MEDIA CATTOLICI COMPRESI, INTORNO AL PROCESSO PER DIFFAMAZIONE CONTRO DANILO QUINTO.

 

Marco Tosatti

Nei prossimi giorni, intorno al 22 febbraio, se le informazioni che abbiamo sono giuste, un collega pubblicista, Danilo Quinto, verrà giudicato in tribunale con l’accusa di diffamazione. Danilo Quinto è stato nel Partito Radicale dal 1986, ne è stato il tesoriere, lavorando fianco a fianco con Marco Pannella. Poi ha avuto il torto enorme di incontrare una donna, di farsene convertire al cattolicesimo, e di sposarla.

Ha raccontato la sua storia in un libro, “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio”, per i tipi di Fede e Cultura. In questo libro, secondo quanto racconta in un suo articolo Gianluca Venanzi su “L’Intraprendente”  “che il gruppo dirigente radicale di cui aveva fatto parte era «acefalo», e che un membro di quel gruppo dirigente veniva definito «servo sciocco». Entrambe le espressioni erano peraltro scritte in corsivo, quasi a indicare la loro valenza metaforica. Ma ciò che più colpisce è che non si tratta certo di insulti ingiuriosi, al più di pareri che attengono la libertà di opinione del singolo e non possono essere sottoposti a censura né tanto meno a condanna”.

Ed è questo, oltre all’interesse umano per un percorso così tormentato e complesso, e sicuramente, visti i prezzi materiali che Quinto subisce, profondo e sincero, che dovrebbe destare l’interesse del pubblico, e soprattutto di chi fa informazione. Nel 2018 in Italia è possibile dover subire un processo per aver scritto frasi del genere, e forse anche essere condannati, quando ogni giorno sui giornali, sui social e in televisione siamo testimoni di accuse a attacchi di ben altra gravità? Purtroppo temiamo di essere buoni profeti se diciamo che i mass media mainstream, quelli che si stracciano le vesti su ogni ombra di –ismo possibile, specialmente se di realtà assai flebile, non se ne occuperanno; e certamente non in maniera critica, dal momento che la controparte è l’area Radicale, che come sappiamo ha permeato giornali, classe politica e ha allungato le sue propaggini anche sotto il Cupolone. Così come tacerà certamente – speriamo di sbagliarci – l’Ordine dei Giornalisti, che ben dovrebbe riconoscere in accuse del genere un serio attentato alla libertà di espressione e opinione.

Speriamo – e anche qui siamo purtroppo sicuri di sbagliarci – che i cattolici non tacciano. Perché è vero che Danilo Quinto è un uomo scomodo, pieno di spigoli, e che non risparmia le sue critiche alla Chiesa attuale, e anche al Pontefice; tanto che l’agenzia di stampa dei vescovi, quelli a cui affidiamo il nostro 8 per mille ha troncato la sua collaborazione, di cui aveva bisogno per vivere, a causa delle sue posizioni e dei suoi giudizi. L’usuale misericordia della Chiesa dei nostri giorni, e di quella italiana in particolare. D’altronde in una Chiesa in cui il Pontefice considera una “grande italiana” la maggiore abortista del Paese, e un alto prelato elogia altamente lo spirito di Marco Pannella, per non parlare della contiguità del vertice CEI con il partito al governo, è chiaro che Danilo Quinto, così integrale, sì sì –no no, così poco dialogante, crea imbarazzo. Però la sua testimonianza è importante e sincera e va difesa. Perché, torniamo a ripeterlo, è in gioco la libertà di espressione e di opinione.

Per sapere qualche cosa di più su questo personaggio, e le sue vicende, vi consigliamo di leggere

Questo link,

E anche questo.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

 

FFI: ASSEMBLEA DELLE SUORE CON IL VATICANO PER “CONDIVIDERE, ASCOLTARE, COMPRENDERE…”. P. SIANO: DOVEVANO PENSARCI PRIMA…

Marco Tosatti

Cari  Stilumcuriali, torniamo a parlare dello straordinario caso di commissariamento nei confronti dei Frati Francescani dell’Immacolata, che a oltre quattro anni dal suo inizio non è ancora concluso. A più riprese è stato osservato, sia da San Pietro e Dintorni, che da Stilum Curiae che da altre voci anche più autorevoli che un elemento veramente particolare è dato dalla non esposizione delle accuse verso il fondatore, padre Manelli. Abbiamo ricevuto una lettera da padre Paolo Siano, che già ci ha onorati della sua presenza qualche giorno fa. Questa volta si tratta del ramo femminile dell’ordine. Ecco quanto ci scrive padre Siano.

«Caro Dr. Tosatti,

Una fonte confidenziale mi ha riferito una novità interessante sul caso delle Suore Francescane dell’Immacolata (SFI). Mi permetto di condividerla non per mero gossip, bensì per difendere degli innocenti oppressi (i cui appelli e ricorsi canonici sono risultati praticamente vani in quanto ingiustamente e/o ideologicamente inascoltati e/o bloccati…) e per essere di aiuto e di stimolo (nonché di pungolo) a coloro che a vario livello sono e saranno chiamati a fare discernimento sul caso e/o a scriverne la storia.

Partiamo da un antefatto: la sera del 24 gennaio u.s. il sito Corrispondenza Romana pubblica un mio articolo-denuncia, una sorta di estremo ed accorato SOS, dato che le vie ecclesiastiche sembrano bloccate, impraticabili.

Ecco ora la notizia di cui Le dicevo: a mo’ di curiosa coincidenza, uno o due giorni dopo quel mio articolo (dunque tra il 25 e il 26), la Commissaria delle SFI invia alle Suore una lettera datata 25 gennaio in cui annuncia un’Assemblea Generale per il… (ometto la data), a cui parteciperanno anche i vertici del Dicastero che si sta occupando delle SFI.

Lo scopo dell’assemblea sembra potersi riassumere in questi 3 verbi citati: «condividere, ascoltare, comprendere…». Ripeto: «condividere, ascoltare, comprendere…», con tanto di tre puntini sospensivi dopo «comprendere».

Caro Tosatti, alla luce di questi 4 anni e mezzo di Commissariamento dei FFI, e 2 anni e 3 mesi di Commissariamento delle SFI (Commissariamenti che, con la coscienza dinanzi a Dio, reputo ideologici, invasivi e devastanti), mi chiedo che cosa certi ambienti vaticani abbiano ormai da condividere, ascoltare e comprendere, dato che ci hanno trattato, ci stanno trattando (e forse ci tratteranno) come «spazzatura» (1Cor 4,13), avendo appunto ascoltato, compreso, condiviso (quindi avallato, “protetto” e/o “premiato”) i nostri accusatori, specialmente frati, i quali di fatto si sono serviti, e/o hanno avuto l’appoggio, anche di alcuni laici come killers o stalkers mediatici che hanno agito ed agiscono contro di noi ora sotto anonimato ora a “viso scoperto”…

Tra noi FFI, i frati più “premiati”, a cui molto probabilmente si vuol consegnare il futuro dei FFI, sono gli accusatori di fondatori e di noi FFI pro-fondatori: oltre ai golpisti ed acerrimi avversari dei fondatori, ci sono anche quelli apparentemente “mitigati” o “equilibrati”, poi gli “ignavi”, e poi quelli che tra i nostri sembrano aver contratto la “Sindrome di Stoccolma”… Insomma, in vario modo, in sostanza e in tutta verità, abbiamo per Superiori i nostri stessi accusatori, che molto difficilmente ci permetteranno di riabilitare P. Manelli e noi del governo e della formazione pre-commissariamento. Infatti riabilitare noi implica necessariamente che quelli – e non solo loro – debbano fare “mea culpa”… Pertanto dobbiamo essere condannati alla schiavitù, al silenzio perpetuo, ecc. ?

Coloro che si sono ribellati ai Fondatori infangandoli, ora si atteggiano come nostri maestri di obbedienza e spiritualità con parole-chiavi quali Volontà di Dio, Obbedienza, Comunione, Unità, ecc. ecc. Certo, quelle meravigliose parole potevano dirsele allo specchio prima di alzare mano e calcagno (per ora solo in senso figurato ma comunqure effettivo) contro di noi.

Costoro pretendono di zittirci, di obbligarci a consegnare loro la nostra anima (pensiero e volontà), di condividere il loro discernimento depistato e depistante ? Cos’altro ancora permetterà il Buon Dio contro di noi?

Tornando alla lettera inviata alle SFI, a parte l’ermeneutica da fare su quei tre verbi, mi inquietano i tre puntini «…» che seguono al verbo «comprendere». Lasciano intravedere altri verbi. Ma quali ? Alla luce dell’esperienza di questi 4 anni, sono alquanto pessimista. Mi permetto di esprimere piuttosto il mio augurio (ma è un sogno!), che gli altri verbi possano essere: “riparare” (ai mali fatti contro Fondatori, FFI e SFI), “riabilitare”, “ricostruire” (secondo gli intendimenti dei Fondatori). Ammetto che è un sogno… Mi consola il fatto che Papa Francesco ha detto tra l’altro ai giovani, parlando loro col “tu”: «non avere paura di sognare, sogna» e «Spera, sempre spera». Benissimo ! Allora ci provo anch’io, pur non essendo più tanto giovane.

Altro punto interessante di quell’annuncio: si propone alle SFI di non richiedere la dispensa dai voti prima di quell’Assemblea Generale. Con ciò, dunque, si sottintende che molte SFI stanno lasciando l’Istituto... Insomma mi sembra una oggettiva ammissione del fallimento del governo commissariale. Circa la condivisione, l’ascolto e la comprensione, bisognava pensarci bene molto prima, cioè prima di intervenire in modo invasivo sotto la spinta di presupposti ideologici… Le SFI, meglio di me, potrebbero raccontare tante esperienze e sofferenze patite in questi lunghi 4 anni durante i nostri rispettivi Commissariamenti.

Caro Tosatti, vedo la mia Famiglia Religiosa sfasciata e perseguitata da uomini e ambienti di Chiesa che forse ci detestano da anni (su questo ho già scritto qualcosa). Non posso restare indifferente o silenzioso dinanzi al male che si sta facendo a Fondatori, a Frati e Suore difensori dei Fondatori, e persino ad ex frati e ad ex suore (anch’essi monitorati)… Non voglio diventare complice di ciò, né voglio contrarre la “Sindrome di Stoccolma” ossia quella forma di sottomissione-simpatia-alleanza-immedesimazione (quasi amorosa ed unitiva) della vittima col suo carnefice o persecutore. Nel nome dell’Obbedienza non possiamo calpestare i Comandamenti di Dio, quali ad esempio il 4°, il 5°, l’8°… A buon intenditor poche parole.

La Madonna ci aiuti e ci ottenga Pastori secondo il Cuore di Cristo in cui troviamo vera Giustizia e Misericordia. Grazie dell’attenzione».


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA, LA CINA LA REALIZZA. PAROLA DI SORONDO. BRANDI: E I LAOGAI? E IL TIBET? È LA REAL POLITIK VATICANA?

Marco Tosatti

“In questo momento, quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi”.

Qualche mese fa ha visitato la Cina, Marcelo Sánchez Sorondo, l’argentino Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, consigliere del Pontefice. “Ne è tornato a Roma entusiasta”, scrive nella sua intervista Andrés Beltramo Álvarez, che abbiamo trovato solo in spagnolo. 

Ne riportiamo qualche frase, rimandando i lettori al testo integrale.

“I cinesi cercano il bene comune, subordinano le cose al bene generale. Me lo ha assicurato Stefano Zamagni, un economista tradizionale”.

“Ho incontrato una Cina straordinaria: quello che la gente non sa è che il principio centrale cinese è lavoro, lavoro, lavoro. Non c’è altro al fondo, è come diceva San Paolo: chi non lavora non manga. Non ci sono villas miserias, non c’è droga, i giovani non hanno droga. C’è una coscienza nazionale positiva, vogliono dimostrare che hanno cambiato, ormai accettano la proprietà privata”.

Pechino, secondo il Cancelliere, ha numerosi punti di coincidenza con la Santa Sede, fra cui “la difesa della dignità della persona” e segue più di altri l’enciclica Laudato Sì, e in campo ecologico sta assumendo una leadership morale che altri hanno lasciato”.

Abbiamo chiesto a Toni Brandi, Presidente della Laogai Research Foundation, un’organizzazione impegnata nella difesa dei diritti umani e religiosi in Cina, un commento all”intervista.

<Monsignor Marcelo Sánchez Sorondo  della Accademia Ponteficia delle Scienzae ha dichiarato all’intervista con Andrés Beltramo che “In questo momento, i cinesi sono quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa”.

Le sofferenze che hanno affrontato per Cristo migliaia di Vescovi e prelati, le chiese e le case distrutte, le persecuzioni e le sparizioni nei famigerati campi laogai o il fato di eroici prelati come Giovanni Gao Kexian della diocesi di Yantai, Giovanni Han Dingxiang, della diocesi di Yongnian, imprigionato per vent’anni, poi rilasciato ma di nuovo fatto sparire nel 2006, Giovanni Yang Shudao della diocesi di Fuzhou, morto dopo aver passato ventisei anni in prigione, gli ultimi vescovi di Shanghai, il gesuita Giuseppe Fan Zhingliang e altri come si collocano?

E non dimentichiamo il genocidio culturale e le persecuzioni in Tibet, fra il popolo degli Uighuri e le centinaia di campi di concentramento, i laogai dove sono costretti al lavoro forzato milioni di uomini, donne e bambini fino a 16 ore al giorno a vantaggio economico del regime comunista cinese e di molte multinazionali che investono in Cina.

Tutti questi crimini continuano imperterriti. Tutto ciò è normale e permesso per il signor Sorondo?

Tutto ciò non rappresenta un problema e può continuare? Questa è la nuova real politik del signor Sorondo e degli attuali uomini di chiesa?>.


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