CASO PLOUMEN-VATICANO. TROPPE DOMANDE SENZA RISPOSTA. COME SE AL AZHAR DESSE UNA MEDAGLIA AL CONSORZIO PROSCIUTTO SAN DANIELE…

Marco Tosatti

Una nota per riferire due elementi ulteriori, che mi sono stati comunicati questo pomeriggio, e che contribuiscono a rendere ancora più necessario un chiarimento. Il problema delle onorificenze. La tesi secondo uno scambio è frequente o di pragmatica si riferisce però soprattutto alle visite di Stato. E la visita dei reali di Olanda del giugno 2017 non era una visita di Stato. Inoltre secondo indiscrezioni di ottima fonte il nome di Liliana Ploumen sarebbe stato segnalato, in vaticano, come poco consono a ricevere un’onorificenza vaticana, visto il tipo di attività esercitato dalla ex ministro. Ora non sappiamo se la segnalazione sia stata volutamente ignorata, o se semplicemente non se ne sia tenuto conto.

Scusate se torniamo ancora una volta, a bocce ferme, sul caso dell’ex ministro olandese Ploumen insignito di una decorazione pontificia di un Ordine cavalleresco, forse un po’ desueto, ma che comunque decorazione è, e significherà qualche cosa di più di un souvenir adesivo da attaccare al frigorifero.

Per prima cosa ricostruiamo gli elementi. La sera del 12 gennaio un articolo sul sito web del Lepanto Institute dava conto di ciò che sui social stava cominciando a circolare dal pomeriggio. E cioè della consegna del premio San Gregorio Magno da parte del Vaticano a Lilianne Ploumen, già ministro per il commercio estero e la cooperazione del governo olandese. L’articolo veniva corredato da un video nel quale la Ploumen mostrava l’insegna da portare appesa al collo consegnatale dal Papa, così si diceva nel video. Stilum Curiae ha ritenuto che la notizia fosse interessante, a causa soprattutto del video in cui Lilianne Ploumen appariva e parlava.

Il curriculum di Lilianne Ploumen è, da un punto di vista di valori contrastanti con quelli predicati dal papa, impressionante. A gennaio il presidente americano Donald Trump ha varato la Global Gag Rule, versione ampliata della Mexico City Policy varata nel 1984 dal presidente Reagan, che taglia finanziamenti federali per 535 milioni di dollari per le organizzazioni che promuovono, praticano e sostengono l’aborto. Lilianne Ploumen ha risposto varando una ONG chiamata SheDecides (Decide lei), volta a raccogliere fondi per le organizzazioni abortiste danneggiate dal cambio di politica del presidente Trump, mettendo per prima sul piatto la cifra di 10 milioni di euro. All’inizio del 2018 l’organizzazione riporta di avere raccolto fondi per 390 milioni di euro. Per questa sua iniziativa il 9 gennaio sul sito di SheDecides veniva annunciata la consegna alla Ploumen del premio Macchiavelli, conferito alle personalità che si distinguono nella comunicazione pubblica.

La stessa Ploumen è un’aperta sostenitrice della causa LGBT. Nel febbraio 2010 si fece promotrice di una protesta nella Messa celebrata nella Cattedrale di san Giovanni Battista contro l’insegnamento cattolico riguardo gli atti omosessuali, accusandolo di essere discriminatorio.

L’Ordine equestre pontificio di San Gregorio Magno è un ordine cavalleresco della Santa Sede istituito da papa Gregorio XVI il 1° settembre 1831. Nell’istruzione sul conferimento di onorificenze pontificie ecclesiastiche e laiche del 13 maggio 2001 è previsto che la gran croce dell’Ordine di San Gregorio Magno sia conferita a “candidati/e di alto profilo nel servizio della Chiesa, a livello nazionale e internazionale, con almeno 55 anni di età e dopo 10 anni dal conferimento di una onorificenza di grado inferiore”.

Tra i premiati figurano i nomi di Gilbert Keith Chesterton, lo scrittore Louis de Wohl, l’economista Stefano Zamagni, il musicista Riccardo Muti. Nello stesso documento si precisa la procedura prevista per il conferimento delle onorificenze: “I Vescovi diocesani possono proporre il conferimento di una onorificenza pontificia ad ecclesiastici e laici, in segno di apprezzamento e riconoscenza per il servizio prestato. Un Vicario Generale può parimenti richiedere tale conferimento, dichiarando però esplicitamente di procedere in merito con espressa autorizzazione del proprio Vescovo. La richiesta, accompagnata dal curriculum vitae dei candidati (età, professione, condizione familiare e sociale, con descrizione accurata delle benemerenze acquisite nei riguardi della Chiesa), dovrà essere inviata alla Nunziatura Apostolica, che la farà pervenire – corredata dal proprio nulla osta – alla Segreteria di Stato. Le domande provenienti dai territori soggetti alla vigilanza delle Congregazioni per le Chiese Orientali e per l’Evangelizzazione dei Popoli, siano prima inviate al Dicastero competente che provvederà poi a trasmetterle alla Segreteria di Stato”.

In Segreteria di Stato, Prima sezione, quella degli Affari Generali, c’è un ufficio, a dir la verità non molto importante, che si occupa di questo genere di benemerenze. Più volte in passato si è discusso dell’opportunità di mantenere quello che sembra un po’ un costume di altri tempi. Se non vado errato – correggetemi – dell’ufficio si occupano il segretario egiziano del Pontefice e mons. Burgazzi.

Le reazioni alla notizia sono state molto diverse, e interessanti. Alcuni – anche fra i commentatori di Stilum Curiae – hanno gridato alla bufala, alla fakenews e così via. Stessa reazione su social da parte dei tifosi di Bergoglio. E non solo il “popolino” come si usava dire una volta. Fra quelli che cercavano di dimostrare – e accreditare – l’ipotesi di una medaglia comprata per qualche decina di euro su Internet c’era anche un amico che occupa un ruolo importante nella comunicazione di un’università pontificia specializzata in comunicazione…cosa può fare l’amore.

Stranamente, i battaglioni di colleghi vaticanisti hanno mostrato nessun interesse per la notizia. E, se mi permettete, è strano. Sarebbe come se il Gran rabbinato di Gerusalemme, o l’università di Al Azhar elargissero un’onorificenza a Citterio o al Consorzio del Prosciutto San Daniele. Ma forse c’era, c’è, il desiderio di non infastidire l’Istituzione. Così mi è venuto da sorridere quando sull’aereo una collega ha chiesto al papa se non avesse paura di parlare con i giornalisti. E perché mai dovrebbe temer qualche cosa, non so, una domanda imbarazzante?

Pensavo, erroneamente, che qualche collega di agenzia in Sala Stampa, come è consuetudine in questi casi, chiedesse un chiarimento. Così non è stato, e allora ho pensato che fosse opportuno scrivere di persona. Il giorno seguente mi è giunta la risposta della Sala Stampa della Santa Sede per bocca della vicedirettrice, la giornalista Paloma Garcia Ovejero, che ringrazio. Anche perché so che altri colleghi – Steve Skojec di OnePeterFive, di sicuro – non hanno avuto un riscontro alla domanda. “L’onorificenza dell’Ordine Pontificio di San Gregorio Magno ricevuta dalla Signora Lilianne Ploumen, già Ministro dello Sviluppo, nel giugno 2017, durante la visita dei Reali olandesi al Santo Padre, risponde alla prassi diplomatica dello scambio di onorificenze fra Delegazioni in occasione di Visite ufficiali di Capi di Stato o di Governo in Vaticano. Non è quindi minimamente un placet alla politica in favore dell’aborto e del controllo delle nascite di cui si fa promotrice la signora Ploumen”, scriveva Paloma, confermando così la notizia.

Nel frattempo il cardinale Eijc aveva emesso un comunicato, dicendo che non sapeva nulla della questione, e che non era stato consultato. A quanto sembra, forse neanche il presidente della Conferenza episcopale è stato coinvolto. A un chiarimento globale mancano però parecchi elementi. Può essere che il profilo di Lilianne Ploumen sia stato effettivamente vagliato senza che – incredibilmente – sia stato rilevato alcunché da eccepire? Qualche vescovo o cardinale della conferenza episcopale olandese è stato sentito, e ha dato un parere? Dalla risposta della Sala Stampa sembrerebbe che un po’ di queste onorificenze, in alcuni casi, siano messe sul vassoio per essere consegnate nel corso delle visite diplomatiche a chiunque faccia parte della delegazione. Mi faceva notare un amico: “Se così fosse non si potrebbe escludere che un qualsiasi emulo del dr. Menghele ricevuto in Vaticano possa vedersi consegnare una qualche onorificenza senza che ciò debba configurarsi come un avallo delle sperimentazioni sui prigionieri”.

Certo, in teoria queste medaglie vengono date per meriti…che senso ha allora distribuirle a pioggia per prassi diplomatica, senza neanche verificare chi le riceve?

Si chiede il mio amico: “Era necessario e diplomaticamente inevitabile?”. Quando Hitler si recò in Italia il 2 maggio del 1938 egli era il cancelliere della Germania. Certo, si conoscevano le sue idee, ma non si era ancora palesato per il mostro che era; la notte dei cristalli avverrà il 9 novembre e le deportazioni verso i campi di sterminio seguiranno nel tempo, ma già allora Pio XI fu fermissimo: non ricevette il cancelliere del Reich, si oppose all’addobbo di via della Conciliazione, deplorò apertamente che la croce celtica avesse sostituito la croce di Cristo negli addobbi dell’urbe, mostrando anche in questo modo lo zelo pastorale per il popolo. “Ma oggi può davvero un’etichetta diplomatica sostituire il comandamento a non dare scandalo? Cosa c’è di più abietto che il sostegno a politiche di sterminio di bambini innocenti? Non è più l’aborto un “abominevole delitto?”.

Sono interrogativi importanti, specialmente importanti per i milioni di persone, cattolici e non cattolici, che nel mondo si battono contro l’aborto, arrivando fino al carcere, come l’attivista canadese Mary Wagner. Il popolo pro-life e pro-family è rimasto colpito da questo fatto; e la mia opinione è che sarebbe necessaria, da parte della Santa Sede, una risposta ben più approfondita e articolata sul come e perché sia stata possibile questa gaffe colossale. E non trovate sbalorditivo che su settanta colleghi che hanno salutato il papa durante il volo verso il Cile nessuno abbia pensato di fargli una domanda semplice semplice, tipo: Santità, perché date una medaglia a un’abortista?



IL VATICANO SPIEGA PERCHÉ LILIANNE PLOUMEN HA RICEVUTO LA MEDAGLIA DI SAN GREGORIO MAGNO. “NON È UN PLACET AD ABORTO E CONTROLLO DELLE NASCITE”.

Marco Tosatti

Lilianne Ploumen, la leader abortista olandese ha realmente ricevuto l’onorificenza vaticana dell’Ordine di San Gregorio Magno. Qui di seguito pubblichiamo l’intervista , e ringraziamo della cortesia il collega Michale Hichborn del Lepanto Institute, che per primo ha dato la notizia. Per chi conosce l’olandese, questo è il link all’intera intervista, mandata in onda dall’emittente nazionale olandese BNR.

Comunque, ecco il testo, a cui faremo seguire alcune notizie e considerazioni ulteriori.

Lei ha vinto di nuovo un premio…

  • Sì, ho vinto un altro premio. Ho ricevuto un alto riconoscimento dal Papa…

È a causa di ciò che fa per l’aborto?

  • Bene, quello non è menzionato, ma in sé è interessante che sia menzionato quello che è per le risorse per la società…

Quello è vero per molte altre persone…

  • Certo, e il Vaticano sa, io credo, che ho fondato ‘She decides’. Ma ciò non impedisce che mi abbiano dato questo riconoscimento…questo è speciale…

Che tipo di riconoscimento è?

  • È Comandante nell’Ordine di San Gregorio.

Bene, congratulazioni!

Questo è davvero progressista da parte del Papa?

  • Davvero così, e mi fa piacere riceverlo…

Lei lo vede come una conferma di ciò che lei sta facendo per le ragazze e per l’aborto?

  • Sì, anche…e negli anni passati ho investito molto in contatti con il Vaticano…

Un lavoro di lobby?

  • Sì, un lavoro di lobby…vede, lei sa, perché il Vaticano, specialmente sotto i papi precedenti, aveva un atteggiamento piuttosto rigido quando si trattava dei diritti delle ragazze e delle donne…

Assolutamente.

  • E quello non cambierà nel breve periodo, non bisogna fars illusioni su questo.. Ma ci sono alcune aree forse dove possiamo comunque cooperare, e ho cercato questo, per esempio la Chiesa è molto contro i matrimoni di bambine, e questo ha noi può sembrare strano, ma in molti Paesi la Chiesa ha una grande influenza, così quando un vescovo può dire: ‘cara gente, è una cattiva idea arrangiare matrimoni per ragazze di 14 anni’, questo aiuta. Avevamo un vescovo in Uganda che aveva parlato contro l’omosessualità, e allora il Vaticano ha detto: ‘guarda, noi non siamo favorevoli a questa pratica, ma l’uomo è creato come è, e dobbiamo accettarlo in quel modo’.

E allora lei è così pragmatica che se il papa o il Vaticano può essere di aiuto nella sua missione…

  • Certo…

Anche se loro non approvano…

  • Sì, naturalmente. Non sbagliamoci. Hanno una voce molto influente, attraverso i fedeli, ma sono anche parte dei negoziati alle Nazioni Unite, così fa una differenza se si uniscono all’Arabia Saudita o si affiancano all?Olanda…e preferisco averli al nostro fianco…

Al fianco del membro del Parlamento Ploumen?

  • Sì.

Mentre scrivevamo questo articolo ci è giunta la risposta della Sala Stampa della Santa Sede, a cui avevamo chiesto chiarimenti. Ve la riportiamo integralmente:

“L’onorificenza dell’Ordine Pontificio di San Gregorio Magno ricevuta dalla Signora Lilianne Ploumen, già Ministro dello Sviluppo, nel giugno 2017, durante la visita dei Reali olandesi al Santo Padre, risponde alla prassi diplomatica dello scambio di onorificenze fra Delegazioni in occasione di Visite ufficiali di Capi di Stato o di Governo in Vaticano.

Non è quindi minimamente un placet alla politica in favore dell’aborto e del controllo delle nascite di cui si fa promotrice la signora Ploumen”.

Un abbraccio,

Paloma Garcia Ovejero.

Nel frattempo anche il cardinale Ejik aveva preso posizione: “In risposta alle molte domande sia dall’Olanda che dall’estero, il card. Ejik dice di non essere stato coinvolto nell’elargizione del titolo di Comandante nell’Ordine Equestre Pontificio di San Gregorio Magno, che l’ex ministro L.Ploumen ha ricevuto l’anno scorso. Il card. Ejik non era al corrente del fatto che questo riconoscimento papale le era stato conferito”.

Questo lo stato dei fatti. Quindi la notizia era vera, a dispetto dell’incredulità di molti, e anche di alcuni commentatori di questo blog, che hanno forse frettolosamente parlato di “fakenews”.

Un dettaglio però è interessante. Dal momento in cui la prima notizia – corredata da un video dell’interessata – è uscita, e parliamo della sera del 12 gennaio, cioè quattro giorni fa, nessun giornalista dei grandi mezzi di comunicazione o delle agenzie che copre l’informazione vaticana ha pensato di chiedere lumi sulla vicenda. Non si può dire che la notizia di una leader abortista medagliata dal Vaticano non sia una notizia degna di qualche spiegazione. E allora bisogna cercare le ragioni di tale indifferenza altrove. E, purtroppo, non sono ragioni che fanno onore alla categoria.



PLOUMEN, LEADER ABORTISTA OLANDESE, PREMIATA CON LA MEDAGLIA DI SAN GREGORIO MAGNO DALLA SANTA SEDE.

 

 

Marco Tosatti

Secondo notizie rimbalzate sui social media, e un video in cui la protagonista conferma il fatto, Lilianne Ploumen avrebbe ricevuto la medaglia di cavaliere dell’Ordine Pontificio di San Gregorio Magno.

La notizia è stata data ufficialmente prima da questo sito, il LepantoInstitute, e poi rilanciata su altre piattaforme. Lilianne Ploumen, già ministro olandese per il commercio e lo sviluppo alla cooperazione, è particolarmente attiva nella diffusione a livello mondiale dell’aborto, e dei diritti delle associazioni LGBT.  Nel video afferma che la medaglia “è un’alta distinzione dal Vaticano, dal Papa”. Un anno fa, dopo che Donald Trump aveva deciso di sospendere i fondi destinati alle organizzazioni che promuovono l’aborto all’estero, Ploumen ha creato una nuova ONG, chiamata “She decides” (Lei decide) raccogliendo oltre 300 milioni di dollari. Nell’ottobre in un articolo sul Financial Times aveva scritto che “la politica regressiva dell’America sull’aborto è una calamità per i diritti delle donne e delle ragazze che il resto del mondo deve contrastare”.

Ploumen è stata direttrice dei programmi di Cordaid, un’agenzia di aiuti cattolica olandese dal 2004 al 2007, che fu accusata di fornire fondi a Planned Parenthood, la multinazionale americana degli aborti, e fornire contraccettivi.

Nel settembre 2017 Ploumen faceva parte del gruppo centrale LGBTI delle Nazioni Unite. Nel febbraio 2010 aveva incitato attivisti LGBT a intervenire e interreompere una messa nella cattedrale di San Giovanni Battista, recando triangoli rosa e cartelli con la scritta “Gesù non esclude nessuno”. Era contraria all’insegnamento morale della Chiesa sull’omosessualità.

L?ordine equestre di San Gregorio fu stabilito nel settembre 1831, e viene conferito a persone per il loro servizio personale alla Santa Sede e alla Chesa cattolica romana, tramite uno sforzo inusuale, il loro appoggio alla Santa Sede e i loro eccellenti esempi offerti nelle loro comunità e Paesi.



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BESTIARIO. – VIALE, DON PIERI, BONINO E L’UCCISIONE LEGALE. – FIRMATE PER ASIA BIBI. – PAPA E CELLULARI. – CONVEGNO DEI GIORNALISTI “PRO PAPA FRANCISCO”. – DIO UNICO?

                            

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BESTIARIO BIS. ROMA INVASA DA MANIFESTI PIRATA SULL’ABORTO: “UN BAMBINO UCCISO OGNI CINQUE MINUTI”. SCONOSCIUTI GLI AUTORI.

                                 
Marco Tosatti

Avevamo appena dato alle stampe – si fa per dire – il Bestiario di questa settimana quando uscendo per compiere gli usuali doveri del sabato la nostra attenzione è stata attirata da numerosi manifesti, dal contenuto forte: vi si vede un feto e uno strumento di solito usato per compiere gli aborti, smembrando il corpo. La scritta: “Un bambino ucciso ogni cinque minuti. Dal 1978 più di sei milioni uccisi dall’aborto. Ricordiamo anche questi morti”. Un messaggio chiaro e duro, nel momento in cui il mondo della politica si accorge che la denatalità in Italia è un problema drammatico.

Sono manifesti “pirata”: nel senso che non si sa chi li abbia fatti stampare, e chi li abbia materialmente incollati sui muri e sugli spazi appositi del comune. La cosa singolare è che questa protesta contro l’aborto legale è apparsa mentre ProVitaOnlus era in attesa da parte del Comune di Roma dell’autorizzazione ad affiggere dei propri manifesti, sempre contro l’aborto ma diversi da quelli che sono apparsi, come ci ha detto il Presidente di ProVita, Toni Brandi. Provita Onlus ha emesso un comunicato, che vi riportiamo.

“Un bambino ucciso ogni 5 minuti. Dal 1978 più di 6 milioni uccisi dall’aborto. Ricordiamo anche questi morti”. In mezzo, l’immagine di un bambino nel grembo materno minacciato da un terribile strumento, solitamente utilizzato per smembrare il feto.

Questo il contenuto di migliaia di manifesti apparsi a Roma in questi giorni. “Il messaggio è sicuramente forte ma rappresenta la pura verità”, commenta Toni Brandi, Presidente di ProVita Onlus: “Incoraggiamo gli autori dei manifesti a proseguire nella buona battaglia. Sicuramente approviamo questa iniziativa volta a sensibilizzare l’opinione pubblica su quello che realmente è l’aborto volontario: l’uccisione massiva di bambini innocenti nel grembo materno, con orribili strumenti di morte”.

 

“Abbiamo saputo di questi manifesti”, continua Brandi, “proprio mentre aspettavamo che il Comune di Roma affiggesse manifesti nostri, sempre sulla tematica dell’aborto: tuttavia il Comune, dopo la nostra richiesta del 30 ottobre, fa finta di nulla e non sembra disposto ad esporli. Siamo forse di fronte all’ennesima violazione della libertà di espressione? L’ufficio affissioni del Comune si permette di sindacare il contenuto di manifesti ‘non graditi’? Vista l’inerzia e il ritardo, è lecito pensarlo.”

Di recente ProVita ha dato avvio ad una grande campagna in difesa dei bambini nel grembo materno, contro l’aborto volontario. In occasione della notizia dei manifesti di Roma, rilancia la petizione pubblicata sul suo sito “Perché le donne siano davvero informate sull’aborto”: purtroppo pochissime donne conoscono i danni che l’aborto può causare alla loro salute fisica e psicologica e nessuno le informa nemmeno prima di sottoporsi alle procedure abortive.

“Crediamo che informare le donne sulla vera natura e sulle vere conseguenze dell’aborto volontario non solo faccia onore alla verità, ma contribuisca a salvare vite: sia quelle dei bambini che quelle delle donne coinvolte”, conclude Toni Brandi”.

La petizione “Perché le donne siano davvero informate sull’aborto” si può leggere e firmare a questo link.



 

 

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IERI CELEBRATA LA GIORNATA DELLE PERSONE CON SINDROME DOWN. PROVITA ONLUS: BELLO, MA INTANTO LE SOPPRIMIAMO…

MARCO TOSATTI

Ieri è stata celebrata la Giornata delle Persone con Sindrome di Down. Nei giorni scorsi ha trovato spazio sui giornali la notizia dell’adozione da parte di un genitore single di una bambina affetta da quella sindrome.

Pubblichiamo volentieri un comunicato di ProVita Onlus, emesso ieri, che ci sembra illustri con chiarezza la situazione.

“Oggi si celebra la Giornata Nazionale delle Persone con la Sindrome di Down. La celebrazione odierna serva a ricordare che le persone con trisomia 21 vanno accolte e integrate nella società, anzitutto consentendo loro di nascere: invece, in Paesi civili come l’Islanda e la Danimarca vengono abortiti quasi tutti; nel resto del mondo circa l’80% di loro è vittima dell’aborto eugenetico; e in Italia circa 6 su 10 bambini vengono uccisi prima che nascano – anche a gravidanza molto avanzata – se viene diagnosticata in utero la sindrome di Down”.

“Chi conosce le persone con la trisomia 21 sa bene che esse apportano gioia, gentilezza, capacità di provare meraviglia nelle piccole cose nelle famiglie, nelle nostre comunità e nei luoghi di lavoro” ha dichiarato Toni Brandi.

“Persino la McKinsey & Company, società internazionale di consulenza manageriale di chiara fama, già nel 2014 aveva rilevato che se l’impresa è preparata e strutturata per accogliere una persona con sindrome di Down, il suo ingresso avrà una ricaduta benefica su tutto l’ambiente, sia in termini relazionali, sia organizzativi, sia – last but not least – in termini di produttività”.

ProVita Onlus si augura “Che la Giornata di oggi serva ad aprire un serio dibattito sull’inclusione delle persone con sindrome di Down nella nostra società, senza tacere ipocritamente il genocidio silenzioso di cui sono diventate vittime con l’aborto eugenetico”. Un aggiornamento successivo offre dati ancora più drammatici: negli USA e nel Regno Unito il 90 per cento dei bambini con Sindrome Down sono abortiti, così come l’85 per cento viene abortito a Parigi.



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EUROPA MUSULMANA IN 40 ANNI? SECONDO UN ECONOMISTA FRANCESE SÌ. MA C’È CHI NON È D’ACCORDO…

Marco Tosatti

Nell’arco di quaranta anni, in base alle tendenze demografiche attuali, la popolazione banca in Francia e in altri Paesi d’Europa diminuirà in maniera così consistente che si avrà una maggioranza musulmana. È la conclusione – naturalmente passibile di dibattito e di dissenso, come sempre in questi casi di proiezioni a lungo termine – di uno studioso ed economista francese, Charles Gave, che l’ha pubblicata sul sito del suo think tank, Libertes. Gave parla di una graduale “sparizione delle popolazioni europee”, a fronte di un robusto tasso di nascite dei musulmani.

Gave è presidente del Gavekal Reasearch. Il suo articolo, intitolato “The white Plague”, “La peste bianca”, è pericoloso, afferma, “per la mia rispettabilità personale e le mie possibilità di essere ascoltato nella nostra bella democrazia”.

Gave ha tratto le sue conclusioni comparando il tasso di nascita per donna delle francesi – 1.4 – con il tasso di 3.4 delle donne musulmane. Secondo Gave dei 67 milioni di francesi, circa il 10 per cento – cioè 6.7 milioni – sono musulmani. Il tasso di natalità europeo si colloca intorno all’1.6 per donna.

Queste le conclusioni di Charles Gave: “Nell’arco di 40 anni al più tardi, è quasi sicuro che la maggioranza della popolazione sarà musulmana in Austria, Germania, Spagna, Italia Belgio e Olanda. Queste non sono predizioni, ma calcoli, e non tengono neanche conto dei nuovi immigrati”. Il processo potrebbe essere infatti accelerato vista la continua immigrazione in Francia e in altri stati europei di musulmani. “La nostra estate sarà davvero finita quando la demografia cambierà, semplicemente perché noi dovremo diventare una minoranza nei nostri stessi Paesi e la maggioranza non farà più attenzione alle geremiadi vecchie di 68 anni, i cui autori saranno tutti morti o in pensione”.

E continua: “La grande, immensa notizia dei prossimi trenta o quaranta anni sarà così la sparizione delle popolazioni europee, i cui antenati hanno creato il mondo moderno. E con queste popolazioni spariranno le diverse e complementari nazioni europee che hanno permesso l’immenso successo del vecchio continente per almeno cinque secoli”.

Gave non dà una lettura religiosa, ma piuttosto agnostica su ciò che un Europa islamica vorrà dire per quanto riguarda la democrazia liberale e la libertà di parola. “Non dico che sarà sbagliato, o sarà un bene. Sto semplicemente dicendo che questo necessariamente avrà un’influenza sul nostro sistema politico”.

Le conclusioni di Charles Gave non sono condivise dal Gatestone Institute, secondo cui i tempi di questo processo potrebbero essere molto più lunghi. E non si sa che cosa sarà l’islama in Europa fra qualche decina di anni. Dreu Godefridi, analista del Gatestone, ricorda che solo due o tre generazioni fa l’Europa era ancora cristiana, e di quel fervore religioso rimane molto poco. Godefridi ricorda che nel 2015 in Francia, grazie all’aborto legale, 204.000 bambini sono stati soppressi, a fronte di 760.421 nascite. “Messa brutalmente, gli europei non fanno più abbastanza bambini. E questo non ha niente a che vedere con l’islam: questa ‘malattia’ è interamente autoprovocata”. Solo qualche giorno fa c’era la notizia secondo cui per il terzo anno di seguito il nome più comune fra i nuovi nati britannici era Muhammad, Maometto.



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HUMANAE VITAE, SMENTITA DELLA SMENTITA? UN GRUPPO DI LAVORO ESISTE. *****BIELLA, BONINO IN CHIESA. IMPEDITO IL DIBATTITO.

Marco Tosatti

Ci sono alcune cose che fanno piacere. L’11 maggio scrivevamo che “In Vaticano indiscrezioni di buona fonte fanno filtrare che il Pontefice sarebbe sul punto di nominare – o avrebbe addirittura già formato – una commissione segreta per esaminare ed eventualmente studiare modifiche alla posizione della Chiesa in tema di contraccezione, così come è stata fissata nel 1968 da Paolo VI nell’enciclica Humanae Vitae. Fu quello l’ultimo documento del genere firmato da papa Montini, e era la formalizzazione di quanto il Concilio Vaticano II aveva elaborato su questo tema. Non abbiamo avuto finora conferme ufficiali dell’esistenza e della composizione di questo organismo; ma un richiesta di conferma, o di smentita, avanzata presso le sedi competenti finora non ha avuto risposta. Il che potrebbe costituire in sé un segnale. Nel senso che se la notizia fosse totalmente infondata non ci vorrebbe molto per dirlo”.

Qualche giorno più tardi il sito cattolico statunitense OnePeterFive riprendeva la notizia, confermandone la solidità. E il 14 giugno il prof. Roberto de Mattei, su Corrispondenza Romana forniva alcuni dettagli. De Mattei scriveva: “Sarà mons. Gilfredo Marengo, docente al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, il coordinatore della commissione nominata da papa Francesco per “reinterpretare”, alla luce della Amoris laetitia, l’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, in occasione del cinquantenario della sua promulgazione, che cadrà il prossimo anno. Le prime indiscrezioni sull’esistenza di questa commissione, ancora “segreta”, riportate dal vaticanista Marco Tosatti, erano di buona fonte. Possiamo confermare che esiste una commissione, composta da mons. Pierangelo Sequeri, preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, dal prof. Philippe Chenaux, docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense e da mons. Angelo Maffeis preside dell’Istituto Paolo VI di Brescia. Il coordinatore è mons. Gilfredo Marengo, docente di Antropologia teologica del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II e membro del Comitato Direttivo della rivista CVII-Centro Vaticano II Studi e ricerche”.

Il 4 luglio scorso sul quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita, rilasciava un’intervista a Luciano Moia. Scrive oggi su La Nuova Bussola Quotidiana Lorenzo Bertocchi: “Il giornalista impegnatissimo sul fronte del rinnovamento della teologia morale instaurato da Amoris laetitia, chiedeva al prelato se certe «manipolazioni mediatiche» a proposito di ‘una commissione segreta per la “revisione” di Humanae vitae’, l’enciclica di papa Paolo VI sulla contraccezione e l’amore umano, corrispondessero a realtà. Non solo, Moia citava anche un ‘presunto elenco di esperti e di teologi – da Pierangelo Sequeri a Gilfredo Marengo – che sarebbero coinvolti in questo progetto’. E poi la domanda fatidica: ‘C’è qualcosa di vero in tutto questo?’. ‘Proprio nulla’, rispondeva Paglia, anzi ‘è un tempo opportuno perché la Chiesa aiuti tutti a reinventare la forza della generatività mentre il mondo rischia sterilità’.

Due giorni fa Radio Vaticana ospitava un’intervista con mons. Gilfredo Marengo. Nella stessa dichiara che si dichiara che c’è “un gruppo di ricerca sull’Enciclica, in vista del 50° anniversario”. Faceva anche i nomi dei membri del gruppo impegnati nel lavoro: monsignor Pierangelo Sequeri, preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II, il prof. Philippe Chenaux, docente di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense e mons. Angelo Maffeis preside dell’Istituto Paolo VI di Brescia. Gli stessi indicati dal prof. de Mattei.

In buona sostanza: confermata la notizia, e anche, se vogliamo, di una certa – chiamiamola così – discrezione dell’esistenza di questo insieme di lavoro. Tanto che né le fonti istituzionali a cui avevamo fatto richiesta a maggio, senza avere risposta, né l’arcivescovo Paglia, che avrebbe modulato in maniera diversa la sua smentita, né il collega Moia, specialista di questi temi per il giornale dei vescovi evidentemente ne erano al corrente. Come dicevamo: sono cose che fanno piacere. E ci confermano nella nostra grande fiducia e rispetto – con sane profonde riserve – verso le smentite ufficiali


LA BONINO IN CHIESA A BIELLA. C’ERA ANCHE SILVIO VIALE. IMPEDITI DOMANDE E INTERVENTI SCOMODI. ALLONTANATO CHI PARLAVA DI ABORTO.

C’era anche Silvio Viale, il noto abortista (“sì, i bambini li frullo”) che ha introdotto in Italia la pillola abortiva RU 486 ieri pomeriggio a Ronco di Cossato nella parrocchia di San Defendente a sentire Emma Bonino dal presbiterio parlava di immigrazione e accoglienza, su invito del parroco, don Mario Marchiori. Ha parlato anche, a favore dell’incontro, il direttore della Caritas diocesana, don Perini. Nel recente passato, negli incontri precedenti, don Perini aveva mostrato un certo favore per le tesi sull’eutanasia. Chi era presente ci dice che gli organizzatori non hanno permesso repliche o dibattito di nessun genere. Il dott. Leandro Aletti, una figura storica dell’antiabortismo italiano, sin dagli anni ’70, ha cominciato a fare una domanda ed è stato subissato di urla di “Vergogna! Vergogna!”. Tutto questo in chiesa; e gli è stato subito tolto il microfono. Un’altra persona, Alberto Cerutti, ha chiesto come mai non sono stati accolti i sei milioni di bambini abortiti grazie alla legge 194, ed è stato subito allontanato dai carabinieri, presenti in chiesa insieme alla polizia e alla Digos.

Ieri il sito “In Terris” ha contattato il vescovo di Biella, mons. Gabriele Mana, che ha dichiarato: ““E’ un’iniziativa autonoma del parroco – ha risposto – ritengo inopportuno il luogo, i contenuti possono essere positivi ma forse era meglio farla in un luogo pubblico di carattere civile. Comunque si lavora non tanto con l’imposizione ma con la persuasione”. C’è da chiedersi perché una risposta così tardiva e inefficace: se davvero l’opinione dell’ordinario era quella, e cioè che il luogo fosse inopportuno, come sembra a molti che pensano che una chiesa non sia semplicemente uno spazio multifunzionale, certamente la diocesi avrebbe potuto trovare un ambito diverso da uno spazio consacrato in cui far parlare la responsabile della soppressione d moltissime vite innocenti.



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LA BONINO PARLA IN CHIESA. LA PROTESTA DI MOLTI CATTOLICI. CI SARÀ UN SIT-IN DAVANTI ALLA CURIA. E IL VESCOVO?

MARCO TOSATTI

Qualche giorno fa, grazie al coraggioso scrittore Danilo Quinto abbiamo diffuso la notizia che Emma Bonino avrebbe parlato in una Chiesa di Biella su invito del parroco, e, pare,con l’avallo del vescovo diocesano. Emma Bonino parlerà di immigrazione. Emma Bonino è una persona che ha, oggettivamente, sulla coscienza una quantità straordinaria di aborti. Praticati personalmente – famosa la sua foto con la pompa da bicicletta – e indirettamente; si è spesa per l’aborto (e per una serie di altre cause etiche contrarie a ciò che la Chiesa sostiene e difende) come poche altre persone in questo Paese. Non ha mai dato il benché minimo segno di pentimento, o di dubbio su tutto questo.

Invitarla a parlare in una chiesa, anche se di un altro tema (peraltro collegato al primo: il famoso “bisogno” di migranti sbandierato da alcuni, lei compresa, deriva anche dal vuoto lasciato dai sei milioni di bambini soppressi negli ultimi decenni) è al minimo un’imprudenza. Il Papa ha definito l’aborto “un crimine orrendo”. E si invita a parlare in Chiesa, anche se di altro, uno che lo ha praticato e lo difende? Ma esistono ancora logica, buon senso e un minimo di coerenza nella Chiesa?

La notizia ha provocato, e continua a provocare forti reazioni nel popolo cattolico. A quello che mi scrivono,  in molti hanno scritto e telefonato alla diocesi. Non solo: il 26 luglio l’associazione,“Ora et Labora in difesa della vita” ha organizzato una composta forma di protesta: un pacifico sit-in nei pressi della Curia di Biella, dalle 11 alle 16. Si svolgerà, questa manifestazione, con lo slogan:   “la prima accoglienza avviene nel grembo”.

Inoltre abbiamo ricevuto questo comunicato-lettera, che pubblichiamo integralmente, perché aiuta a capire la situazione della parrocchia in cui la leader abortista è stata chiamata a parlare, e anche il comportamento che non c pare molto evangelico di alcune realtà “progressiste” del cattolicesimo della diocesi. La lettera è firmata da Giovanni Ceroni, presidente Movimento per la Vita Biella.

 

Emma Bonino in cattedra nella chiesa Cattolica di Ronco di Cossato a Biella.

Biella 20/7/2017

“Quando c’è in gioco la verità, è in gioco la nostra sorte, perciò non si può venire a nessun compromesso” [S. Ambrogio]

È con profondo dolore che apprendiamo dell’iniziativa di una chiesa parrocchiale a Ronco di Cossato (diocesi di Biella), che invita a parlare dal presbiterio un leader Radicale, Emma Bonino, emblema riconosciuto a livello internazionale delle battaglie a favore della legalizzazione di divorzio, aborto, fecondazione extracorporea, suicidio assistito, ecc. Una persona contraria da sempre, in pensieri, parole e opera, ai principi che la Santa Chiesa ha sempre promosso e difeso: vita, famiglia, educazione alla verità. E che continua a difendere, grazie a molti buoni vescovi e sacerdoti.

Il tema della serata sembra essere rassicurante. Il titolo, “Ero straniero – L’umanità che fa bene“, e il volantino suscitano spontaneo senso di solidarietà verso il dramma di chi è solo e straniero. Ma dietro a questa operazione apparentemente buona e ‘innocente’ si cela il volto ideologico di una Chiesa che si piega alle logiche del mondo, e sembra debole nel difendere la verità e i veri deboli. Non vogliamo approfondire il tema ora, ma non possiamo non rilevare che l’immigrazione così come è proposta dai Radicali e dall’ex ministro degli esteri Emma Bonino e dal Nuovo Ordine Mondiale, è contraria alla Dottrina sociale della Chiesa. Ciò è stato adeguatamente approfondito nell’ottavo Rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo, a cura dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan (edito da Cantagalli), che quest’anno ha per titolo “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”.

Siamo sicuri che l’omelia della leader radicale non confonderà i fedeli? Non profanerà un luogo sacro? Non incoraggerà tanti pastori che rincorrono le logiche mondane a continuare a confondere le coscienze, a snaturare il Volto Santo della Chiesa, che non ha certo bisogno di imparare sottoponendosi agli idoli della modernità?

Nel 2012, nella stessa Chiesa di San Defendente, ci fu una serata dedicata promozione dell’eutanasia (in verità un ciclo intero a favore della ‘dolce morte’). Vennero ospitati a parlare dal presbiterio Beppino Englaro e don Di Piazza, i quali promossero ‘la dolce morte’, giustificando ampiamente l’uccisione di Eluana Englaro e con grande capacità persuasiva invocarono la necessità di legiferare a favore dell’eutanasia. Fu una sorta di lavaggio del cervello. In particolare le parole del sacerdote, don Di Piazza, pronunciate dal presbiterio furono molto persuasive. Ci furono lunghissimi applausi e un apparentemente grande e unanime consenso delle centinaia di fedeli presenti. La morte procurata alla povera Eluana risultò in quella serata come un atto buono, anzi dovuto.

Ecco alcuni passaggi del sacerdote:

(sull’eutanasia)” io non credo che sia una sfida a Dio operare una scelta fatta perché uno non ce la fa più a vivere, io credo che Dio lascia libero l’essere umano di scegliere e credo che la libertà di scelta sia il rischio e la responsabilità della nostra vita. Se ad esempio un uomo e una donna mettono al mondo un figlio è una scelta straordinariamente impegnativa rispetto alla vita, a tal punto di dare la vita a un altro essere umano, un’altra persona che non c’era e c’è perché è stata pro-creata. Perché non potrebbe esserci lo stesso, la stessa libertà, di decidere di fronte a Dio della propria vita anche della propria morte? Non è una sfida a Dio.

Il Catechismo, il Magistero, l’insegnamento di sempre dicono il contrario, procurare la morte è un peccato mortale; è il peccato di un uomo che vuole farsi padrone della vita e della morte, sfidando il Creatore. È negazione diretta del comandamento ‘Non uccidere’.

I grandi propositi di dialogo e di solidarietà tanto vantati dalla ‘Chiesa a più Voci’ (nome del sito della parrocchia) dove sono finiti nel momento in cui una voce dal pubblico ha manifestato la propria totale contrarietà alle tesi della serata? Questa voce ha mostrato il disegno immorale che dopo divorzio, aborto, fecondazione in vitro, vorrebbe legalizzare anche l’eutanasia? Il parroco voleva togliergli il microfono, una persona del pubblico con intenzioni violente è stata trattenuta con la forza. In quella serata ci sono stati insulti, minacce, maledizioni a quella voce di dissenso. Nei giorni successivi è stato pubblicato una sorta di volantino dall’aria satanica contro il malcapitato.

Durante l’incontro in Chiesa non sì è pregato, il parroco ha invitato a pregare di meno e fare di più.

Infine, in verità, non possiamo tacere sconcerto e dolore per le parole di papa Francesco a elogio della leader radicale, citata “tra i grandi dell’Italia di oggi”, aggiungendo poi l’ambigua frase “E anche se è «vero» che «pensa in modo molto diverso» dalla Chiesa, «pazienza», «bisogna guardare alle persone, a quello che fanno»”

Possiamo scordare che Emma Bonino ha eseguito migliaia di aborti e non mostra pentimento, anzi promuove la ‘Pianificazione familiare’ che ha come conseguenza decine di migliaia di morti ogni anno in Italia?

Possiamo negare che la leader radicale da 40 anni persegue il suo mestiere di Radicale DOC che punta alla decostruzione della famiglia, promozione della cultura della morte e dello scarto, promozione dell’eutanasia, lotta alla Santa Chiesa Cattolica?

Possiamo nascondere l’evidenza che il programma di immigrazione propagandato dal governo e dai radicali sia un cavallo di Troia, nell’ambito dei disegni del Nuovo Ordine Mondiale?

Ci auguriamo che questo increscioso programma parrocchiale venga cancellato e che la Verità di cui la Santa Chiesa, sposa di Cristo è custode, venga sempre annunciata con Fede e Coraggio.

Il nostro parlare, quello dei preti, dei vescovi, del Papa sia “Sì sì, no no” proclamato da Gesù. Il resto viene dal maligno.

 

Giovanni Ceroni, presidente del Movimento per la Vita Biella, vicepresidente di Federvita Piemonte, membro del direttivo nazionale del Comitato Verità e Vita.

 

 

EMMA BONINO IL 26 LUGLIO SARÀ IN CHIESA. MA NON PER CONFESSARSI, E CHIEDERE PERDONO A DIO E AGLI UOMINI.

Marco Tosatti

Emma Bonino il 26 luglio entrerà in Chiesa, in una chiesa, in provincia di Biella. Ma non credo che lo farà per compiere quello che potrebbe essere il motivo principale e meraviglioso di una visita in un luogo sacro: chiedere perdono a Dio e agli uomini per la sua partecipazione, attiva, personale, diretta e indiretta alla soppressione di un numero straordinario di esseri umani. Dal 1968 ad oggi, in Italia, circa sei milioni di bambini abortiti (legali).

Come racconta Danilo Quinto nel suo blog, l’esponente più in vista del diritto all’aborto (famosa la sua foto pubblicata su un settimanale mentre praticava un aborto con una pompa da bicicletta) parlerà nella chiesa dedicata a San Defendente, a Ronco di Cossato, vicino a Biella, il prossimo 26 luglio, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2017, per presentare la campagna “ERO STRANIERO – L’umanità che fa bene”. Una campagna alla quale ha dato la sua adesione anche papa Bergoglio. Parteciperà Walter Massa, coordinatore nazionale della commissione immigrazione dell’ARCI e modererà il parroco, don Marco Marchiori.

D’altronde, perché no? Un Pontefice che preferiamo sperare poco informato nello specifico, o informato male, ha definito Emma Bonino una “grande italiana”. E si presume che adesso, dopo aver contribuito fattivamente a privare questo Paese di una enorme quantità di esseri umani, potrà – in chiesa – propagandare il simpatico programma di sostituzione etnica in corso in Italia.

Spero che fra le persone che saranno in chiesa il 26 luglio ci sia qualcuno che si alzi in piedi, e cortesemente e con molta chiarezza chieda conto di tutto ciò.

Mentre leggevo questo post del coraggioso Danilo Quinto, mi venivano in mente le parole di Benedetto XVI in occasione delle esequie del card. Joachim Meisner.

“Ciò che mi ha colpito particolarmente nei recenti colloqui con il defunto cardinale sono state la serenità, la gioia interiore e la fiducia che aveva raggiunto. Sappiamo che per lui, appassionato curatore di anime, risultava difficile lasciare il suo ufficio e proprio in un momento in cui la Chiesa ha bisogno di pastori che sappiano resistere alla dittatura dello spirito del tempo e vivere e pensare con decisione in conformità con la fede.

Ma mi ha commosso ancora di più il fatto che in quest’ultimo periodo della sua vita abbia imparato a prendere le cose più serenamente e che vivesse sempre più nella profonda consapevolezza che il Signore non abbandona mai la sua Chiesa, anche se a volte la barca si è riempita [d’acqua] fino quasi a capovolgersi”.

Pastori che sappiano resistere alla dittatura dello spirito del tempo…



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