ALFIE DEVE MORIRE, DICE LA CORTE SUPREMA. PERÒ TRANQUILLI, SARÀ PER IL SUO BENE!

Marco Tosatti

Cari amici nemici di Stilum Curiae, oggi è un giorno di grande sconforto per chi scrive. Sono cresciuto, come molti della mia generazione, aiutato in questo anche da persone della mia famiglia, nell’idea che la Gran Bretagna fosse un faro di civiltà, di libertà e di coraggio contro i poteri totalitari. Ricordo l’emozione con cui anche in tempi non lontani ascoltavo il discorso di Churchill, quando l’Inghilterra e il suo impero erano rimasti soli a combattere il nazismo (“non ci arrenderemo mai…”); l’emozione della solitaria battaglia contro un Napoleone che sembrava invincibile padrone dell’Europa; la bellissima frase che vuole che ogni uomo sia come un re nel castello, a casa sua; e gli innumerevoli esempi di libertà e di eccentricità individuale fioriti in quel Paese. La decisione della Corte Suprema britannica di negare un’udienza ai genitori di Alfie Evans per dibattere il caso, e di confermare quella che in sostanza è una condanna a morte, infrange le ultime illusioni che chi scrive aveva di considerare la Gran Bretagna – e il mondo anglosassone in modo più ampio – come un punto di riferimento per quanti amano la libertà, e i diritti del singolo individuo, opposti a quello dello Stato. Ciò di cui parlavo all’inizio scompare oggi di fronte a una sentenza di morte espressa prima da un ospedale, e poi da diversi gradi di un’organizzazione statalista che in nome del (supposto) miglior interesse di qualcuno lo uccide. E per fare questo calpesta non solo il principio di libera scelta del cittadino (posso decidere della mia esistenza) ma abroga, come un vero Moloch totalitario, il potere, la possibilità per i genitori di sperare di tentare, di lottare.  Una forma di suadente, ipocrita e velenoso totalitarismo ha preso il posto di una civiltà basata sui diritti dell’individuo. Sotto la maschera suadente della difesa dei diritti si nasconde un volto macabro e tremendo. Uno Stato che nega non solo il diritto di cercare cure altrove, ma espropria, come solo i regimi totalitari sono capaci di fare, il diritto dei genitori verso i propri figli: questa è diventata la Gran Bretagna. Nel silenzio, o quasi, dei mezzi di informazione, asserviti alla politica culturale del regime. Da loro, come da noi; perché non vi preoccupate; tutto ciò sta arrivando anche qui, è solo questione di tempo, siamo sempre un po’ lenti ad aggiornarci. Basta vedere il silenzio con cui questa vicenda è stata accompagnata, il disinteresse con cui i paladini dei diritti – stranamente solo verso la morte però, non verso la vita – hanno guardato da un’altra parte mentre si decideva di uccidere un bambino. È una società in putrefazione; stupisce solamente che così pochi, per ora, ne avvertano il lezzo. 

Vi rimandiamo al sito della Nuova Bussola Quotidiana per le notizie, di cui pubblichiamo qui solo qualche riga.

La Corte Suprema ha respinto oggi il ricorso per evitare che l’Alder Hey Hospital stacchi la ventilazione ad Alfie Evans e permettere il trasporto di Alfie in un altro ospedale.
La Corte Suprema ha negato la possibilità di una udienza per dibattere il caso dopo che la Corte d’Appello di Londra aveva già rigettato i nuovi argomenti dei legali della famiglia Evans che contestava il sostanziale stato di detenzione in cui si trova Alfie, a cui viene negata la libertà di movimento (in questo caso per essere trasportato all’ospedale Bambin Gesù di Roma).

«Avendo considerato le posizioni delle parti “sulla carta” – ha detto un portavoce – la Corte Suprema del Regno Unito ha negato ai genitori la possibilità di un appello». I giudici hanno detto che l’ospedale si deve sentire «libero di fare ciò che è già stato determinato come il miglior interesse di Alfie». La Corte Suprema ha dunque approvato un piano per sospendere il trattamento e terminare la vita di Alfie.  

 

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SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE


 

GENOCIDIO ARMENO. OGGI A ROMA COMINCIA IL RICORDO DEI MASSACRI TURCHI.

Marco Tosatti

Cento tre anni fa, il 24 aprile 1915, cominciava a Costantinopoli il primo genocidio del secolo, quello che doveva fornire il know how ai nazisti, qualche decennio dopo, su come sterminare un popolo. I nazisti, come sappiamo, grazie a Dio non sono riusciti nel loro intento; anche se la famosa frase di Hitler “Chi si ricorda del massacro degli Armeni?” faceva loro sperare di compiere il crimine e passarla liscia. Così non è stato; ma gli eredi del primo genocidio, e cioè i governi turchi, quello di oggi come quello di ieri come quello dell’altro ieri, persistono in una campagna negazionista che a fronte delle testimonianze anche di coraggiosi storici turchi appare sempre più irreale. Ma che purtroppo per ragion geopolitiche trova il tacito avallo anche di Paesi come gli Stati Uniti e Israele che per non alienarsi la Turchia non riconoscono quel crimine. Per questo motivo è necessario continuare a parlarne. E infatti il Consiglio della Comunità Armena di Roma lancia a questo scopo un’iniziativa molto coinvolgente. Ecco come la spiegano: 

Commemorazione Genocidio Armeno – Torna la campagna “Una Tragedia che non ha parole…”

In vista del prossimo 24 aprile, giorno di commemorazione del Genocidio Armeno del 1915, perpetrato dal Governo turco di allora a danno della minoranza armena, il «Consiglio per la comunità armena di Roma» ripropone la campagna di sensibilizzazione “Una tragedia che non ha parole”, con l’intento non solo di informare l’opinione pubblica su quanto accaduto 103 anni fa, ma anche di denunciare quanto sta accadendo in questi giorni, sotto gli occhi di tutti, negli stessi luoghi e con gli stessi attori di allora.

La campagna, dal titolo “Una tragedia che non ha parole”, avrà inizio venerdì 20 aprile e durerà fino a giovedì 26 aprile.

Si tratta di uno spot della durata di quindici secondi che verrà proiettato a rotazione sul circuito video della metropolitana e degli autobus di Roma.

La sequenza si apre con l’indicazione delle date del genocidio armeno per poi mostrare un uomo con gli occhi chiusi e la bocca cucita, simbolo della tragedia armena che per lunghi anni è rimasta sotto silenzio ed ignorata da chi avrebbe dovuto evitare che fatti simili potessero accadere.

“Una tragedia che non ha parole” è anche una denuncia al perdurante negazionismo turco e all’atteggiamento di complice silenzio di molte diplomazie che sacrificano la tragedia armena ed altre tragedie sull’altare degli interessi economici e delle convenienze politiche.

Il Consiglio per la comunità armena, da sempre in prima linea nella lotta contro la negazione e l’oblio, auspica che anche quest’anno la campagna abbia il successo degli anni passati e sempre più voci si uniscano alla voce negata del milione e mezzo di martiri Armeni per far si che verità e giustizia non tramontino mai.

Ecco il link per visionare lo spot. 

 


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

ALFIE. UNA NOTA DEI VESCOVI BRITANNICI. GIUDICATE VOI QUELLO CHE DICONO.

Marco Tosatti

Le piccole cose contano, e per questo mi permetto di offrire ai lettori di Stilum Curiae che non ne avessero già preso visione un comunicato della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. Stiamo parlando come potete ben immaginare di quella drammatica battaglia che Tome e Kaet stanno combattendo per offrire una chance in più al loro figlio, Alfie. E che sono riusciti nella loro lotta veramente leonina a coinvolgere anche il Pontefice. Prima con un ricordo di quanto sta accadendo alla preghiera del Regina Coeli di domenica scorsa, e infine ieri con la visita privata in Vaticano, di cui potete trovare la “copertura” migliore e più esaustiva su La Nuova Bussola Quotidiana, che ha attivamente lavorato al successo dell’impresa.

Ecco il comunicato. Non vogliamo aggiungere nessun commento, lasciamo a voi giudicare.

“I nostri cuori vanno ai genitori di Alfie Evans e le nostre preghiere sono per lui e con loro che cercano di fare tutto quello che possono per la cura del loro figlio.

Affermiamo la nostra convinsione che tutti coloro che hanno preso le decisioni strazianti che riguardano la cura di Alfie Evans agiscono con integrità e per il bene di Alfie, così come loro lo vedono.

La professionalità e la cura per bambini seriamente malat dimostrata all’Alder Hey Hospital deve essere riconosciuta e affermata. Sappiamo che le critiche pubbliche recentemente pubblicate sul loro lavoro non sono fondate così come l’attenzione della nostra cappellania per lo staff, e davvero offerta alla famiglia, è stata fornita in maniera consistente.

Prendiamo nota dell’offerta del Bambin Gesù in Roma di prendersi cura di Alfie Evans. Sta a quell’ospedale presentare nei Tribunali britannici, dove devono essere prese decisioni cruciali nei conflitti di opinione, le ragioni mediche per un’eccezione da fare in questo caso tragico.

Con il Santo Padre preghiamo che con amore e realismo tutto sia fatto per accompagnre Alfie e i suoi genitori in questa sofferenza profonda”.

Stilum Curiae avrebbe da dire tante cose. Magari lo faremo più tardi, dopo che ci sia stata una prima tornata di commenti e giudizi. A fra poco.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

PREGANDO PER ALFIE. L’INCREDIBILE LETTERA DELLA DIOCESI DI LIVERPOOL.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, nelle prossime ore sapremo se nell’Occidente dei diritti di tutti e anche di più un padre e una madre hanno il diritto (forse anche il dovere) di far curare altrove il proprio figlio se non sono convinti che un determinato ospedale sia in grado, o abbia capito, o sia semplicemente riuscito a fronteggiare una situazione difficile. Perché di questo si tratta; non di una ennesima battaglia pro-vita o pro-scelta, ma della difesa di un diritto umano basilare, che solo le peggiori dittature hanno, finora contestato. Ma forse non abbiamo ancora visto il peggio. Ma vorrei offrire alla vostra attenzione – mi è arrivata ieri sera, ma non sono riuscito a lavorare prima – il testo di una dichiarazione dell’arcidiocesi di Liverpool. Pare che sia uscita venerdì scorso; dico “pare” perché non sono riuscito a trovarla nel sul sito dell’arcidiocesi, né altrove su internet. Quella che uso è sul sito Breviarium. Leggetela. Come l’ho letta, ho pensato che fosse uno scherzo, una provocazione, un abile messaggio pubblicitario dell’Arder Hey Hospital. Poi ho dovuto accettare che fosse vera. Ma se ci sono vescovi e preti così, di che cosa vogliamo parlare? 

Alfie Evans è il figlio di Tom Evans e Kate James. Dell’età di 23 mesi, è ricoverato all’Alder Children Hospital di Liverpool da Dicembre 2016 in quanto affetto da una condizione neurodegenerativa non diagnosticata, la maggior parte del tempo trascorso con il ventilatore.

Il personale medico operante ‘nel supremo interesse del minore’ desiderava rimuovere il trattamento medico e sostituirlo con le cure palliative. I genitori di Charlie hanno ricusato questa decisione e a febbraio, a seguito di un’udienza alla Sezione Famiglia dell’Alta Corte di Londra e Liverpool, mr. Justice Hayden, ha sentenziato che i medici all’Alder Hey avevano facoltà di interrompere i trattamenti di Alfie. Ciò contrastava coi desideri dei genitori.

I genitori hanno contestato senza successo questa sentenza all’Alta Corte, la Corte d’Appello, infine la loro istanza è stata rigettata dalla Corte Suprema del Regno Unito e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

La dirigenza ospedaliera e i genitori non sono stati in grado di concordare un programma per le cure palliative. L’11 aprile l’ospedale, com’era difatti legalmente obbligato a fare in una situazione del genere, si è rivolto nuovamente all’Alta Corte e allo scopo di ottenere il permesso per il distacco del ventilatore di Alfie e attivare un programma di cure palliative. Mentre la corte approvava un piano per il fine-vita preparato da specialisti, il giudice Hayden ha affermato che il disturbo neurodegenerativo non diagnosticato di Alfie fosse “profondamente ingiusto”. Ha proseguito col dire che i dettagli del piano non possono essere diffusi perché Alfie aveva diritto alla privacy.

La comunità Cattolica (Romana) dell’Arcidiocesi di Liverpool insieme ad altre confessioni e fedi continua a pregare per Alfie, la sua famiglia e coloro che lo accompagnano in questo viaggio. Il Vescovo Tom Bishop, Ausiliare di Liverpool, il quale ha lavorato come cappellano ospedaliero per molti anni, è stato coinvolto con la squadra del cappellanato all’Alder Hey, offrendo supporto ai medici e al personale. Non ha incontrato i genitori che, beninteso, non sono Cattolici Romani.

In queste ultime settimane ci sono stati diversi raduni descritte variegatamente come ‘dimostrazione’, ‘proteste’ e ‘manifestazioni’ per offrire ‘supporto per Alfie e la sua famiglia’   Esse hanno avuto luogo all’interno e nei dintorni del centro metropolitano di Liverpool3 hanno visto la partecipazione di diverse centinaia di persone.

Nella sera di ieri (giovedì 12 aprile 2018), una grande dimostrazione di circa 1000 persone si è svolta al di fuori dell’Alder Hey Hospital. I genitori avevano predisposto il trasporto per il trasferimento di Alfie dall’ospedale, ma non c’è stato modo. Si è ipotizzato che la dimostrazione si è svolta in quanto il momento stabilito per la rimozione dei trattamenti era imminente.

Il comunicato che segue è stato diramato dalla Polizia del Merseyside a seguito della dimostrazione:

Statement from Assistant Chief Constable Serena Kennedy:

‘We were present at Alder Hey Hospital tonight (Thursday 12 April) while the hospital and family of Alfie Evans sought clarity from Mr Justice Hayden in relation to the treatment of Alfie.

‘Although peaceful, the large protest that took place tonight did cause significant traffic disruption and inconvenience for other people trying to access the hospital. I want to remind people to please consider other hospital users, as these delays could have caused serious problems for staff and patients alike.

‘We fully understand what a sensitive and emotional time this is for everyone involved and I would also therefore like to pass on our appreciation for the way in which Alfie’s family were later able to speak to the crowd and offer assurance and calm.’

L’Alder Hey Hospital ha prodotto il comunicato che segue:

(13 April 2018)

“La scorsa notte l’ospedale ha subito notevoli disagi dovuti alla vasta protesta che riguarda uno dei nostri pazienti. Vogliamo rendere merito al nostro incredibile staff, che ha lavorato infaticabilmente in condizioni di estrema difficoltà nel gestire le conseguenze di tali disagi.

Alder Hey è un luogo speciale con personale altamente qualificato, professionisti che dedicano la loro vita alla cura e all’accudimento di migliaia di bambini disabili e malati ogni anno.

La nostra priorità sarà sempre la protezione e il mantenimento del benessere dei pazienti e dello staff, di continuare a provvedere con cure elevate ai pazienti e le famiglie, cosa sappiamo essere riconosciuta da colleghi di tutto il Sistema Sanitario Nazionale oltre che di un più largo pubblico”.

L’Alder Hey Hospital è stato un centro di eccellenza nelle cure pediatriche per più di 100 anni e si prende cura di più di 270mila bambini, giovani e famiglie ogni anno. Non opera isolata e le evidenze cliniche sono raccolte da centri di tutto il mondo.

Si riporta che questo pomeriggio, venerdì 13 aprile, i genitori e i loro rappresentanti legali presenteranno un’ulteriore contestazione legale che verrà udita nella Corte di Appello di lunedì prossimo, 16 aprile: in attesa di quel giudizio, Alfie continuerà a ricevere i suoi trattamenti. Si è ipotizzato che il contenzioso potrà avere in oggetto i diritti dei genitori di dimettere Alfie dall’ospedale. Si riporta inoltre che alcuni ‘manifestanti’ hanno in programma di raccogliersi di fronte all’ospedale nel pomeriggio odierno.

Ed ecco la lettera di risposta di Tom Evans:

Sua Eccellenza Reverendissima

Arcivescovo Malcolm Patrick McMahon

Arcidiocesi di Liverpool

Eccellenza reverendissima,

Mi chiamo Thomas Evans e sono il papà di Alfie.

Ho letto con grande dolore il comunicato stampa diffuso dall’Arcidiocesi sulla situazione di mio figlio.

Il più grande dolore deriva dal fatto di non essere stato riconosciuto come figlio di Santa Madre Chiesa: io sono cattolico, sono stato battezzato e cresimato e guardo a Lei come al mio Pastore e al Santo Padre come al Vicario di Cristo in terra….

Per questo ho bussato alla porta della Chiesa, domandando aiuto per salvare mio figlio dall’eutanasia che vogliono somministrargli!

Anche Alfie è battezzato, come me e come Lei, Eccellenza, e vorrei che si pregasse per lui, per noi, il solo vero Dio.

So che la morte di mio figlio è un’eventualità precisa e forse anche vicina, e so che lo aspetta il Paradiso… quali peccati potrebbe mai aver commesso, povera anima innocente, inchiodata a un letto, come ad una croce?

Ma so anche che la sua vita è preziosa agli occhi del Signore e che ha anche lui una missione da compiere… forse proprio quella di metterci di fronte alla necessità di mostrare al mondo la crudeltà che si nasconde dietro le parole del giudice che ha definito la sua vita “futile”, assecondando la definizione che ne dà l’ospedale che vuole soffocarlo.

Io non sono medico, ma vedo che mio figlio è vivo e vedo che non viene curato e da mesi chiedo all’ospedale di lasciarci trasferire nostro figlio, di Kate, mio e del Signore, laddove hanno promesso di prendersi cura di lui fino a quando il Signore non lo chiamerà a Sé, perché avrà compiuto il suo pellegrinaggio.

Perché non ci vogliono lasciar portare via nostro figlio?

Se lo è domandato, Eccellenza?

Noi non vogliamo accanirci, e che nessuno si accanisca su di lui, ma vorremmo almeno che fosse diagnosticata la malattia che lo affligge, che gli fossero prestate le cure migliori.

E non crediamo che l’Adler Hey sia in grado di farlo: ha dimostrato a noi e al mondo di non saperlo e di non volerlo fare.

Loro affermano di voler rimpiazzare il trattamento medico con cure palliative.

Ma in verità, ciò che stanno facendo sono esclusivamente cure palliative già da mesi e proprio quelle vogliono sospendere, insieme alla respirazione artificiale, per sedarlo e lasciarlo morire soffocato.

Ora a me pare che questo non sia giusto e non sia cristiano.

Per me questa è eutanasia e non vogliamo che il nostro bambino sia lasciato morire così, perché, oltretutto, ciò sarebbe un ulteriore precedente, come quello di Charlie Gard, per impedire a noi genitori di prenderci cura dei nostri figli malati, che lo stato considera un peso, perché malati, appunto, inutili, improduttivi e costosi.

La prego, perciò, Eccellenza, di voler accettare la mia richiesta di aiuto e di voler portare al Santo Padre la mia voce, affinché sia fatto tutto il possibile per aiutare me e sua madre Kate a portare Alfie fuori dalla Gran Bretagna, perché possa essere curato fino al naturale termine della sua esistenza terrena.

Invoco la Vostra benedizione, e la prego di accogliere i saluti di Kate e miei.

Liverpool 15.4.2018

Speriamo che sia riconosciuto il diritto di trasferire Alfie in un altro ospedale, come vogliono giustamente i genitori. Se così non fosse, pensiamo che la Chiesa che è in Liverpool, e in Inghilterra, dove c’è comunque un Primate che può parlare anche sopra le diocesi, avrebbe la sua grassa fetta di responsabilità davanti alla Storia, e anche a Dio. 


SIT-IN IMBAVAGLIATO CONTRO LA CENSURA DI RAGGI AL MANIFESTO PRO VITA

Marco Tosatti

Avete seguito nei giorni scorsi la vicenda del manifesto pro-vita fatto oscurare dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, con un gesto che sa assolutamente di censura delle opinioni e contro la libertà di espressione; e che perciò verrà contestato in tribunale. Oggi però si è svolta una protesta, di cui Pro Vita da conto con un comunicato che riportiamo:

Sit in di protesta a Roma contro la rimozione del maxi manifesto di ProVita

Roma, 14 aprile 2018

Circa un centinaio di attivisti romani di ProVita «imbavagliati», hanno partecipato questa mattina al sit in contro la decisione dell’amministrazione Raggi di censurare la gigantografia che campeggiava sulla facciata di un palazzo (misurava 7 metri per 11), strappata dopo due soli giorni di regolare affissione in via Gregorio VII.

È stata una manifestazione compatta, silenziosa, organizzata in piazza Madonna di Loreto perché il Campidoglio non aveva concesso l’autorizzazione alla pacifica protesta davanti a Palazzo Senatorio, sede di rappresentanza del Comune. Vietata agli attivisti pure la piazzetta dell’Ara Coeli, antistante la scalinata. Il sindaco Raggi non voleva proprio vedere bavagli e cartelli: forse sta provando imbarazzo per quell’abuso di potere contro un manifesto per la vita e per la donna, senza parole offensive?

Per più di un’ora, l’immagine del bambino nel grembo materno e la scritta «Tu eri così a 11 settimane. Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito» è diventata un immenso cartello, moltiplicata nelle mani dei manifestanti. Tutti con un bavaglio alla bocca, a rappresentare la censura esercitata dalla Raggi che non ha rispettato la libertà di espressione e di pensiero (diritti garantiti dalla Costituzione). Con il pretesto di affermare che la gigantografia sarebbe una «violazione dei diritti civili», il sindaco in realtà si è piegato al «politicamente corretto» e all’ideologia.

Gli attivisti hanno esibito anche uno striscione con la scritta «No censura alla vita».

La manifestazione di questa mattina è una delle tante iniziative che si stanno prendendo da più parti, in sostegno di ProVita. Sui social, nei giorni scorsi è diventata virale l’immagine del cartello censurato, come nuovo profilo Facebook dei sostenitori della onlus. E sono tanti i Comuni, le scuole, le associazioni, i privati cittadini che chiedono a ProVita una copia del manifesto, per poterlo mostrare.

Con l’avvicinarsi della ricorrenza del 22 maggio, quando quarant’anni fa venne legalizzato l’aborto, le iniziative si intensificheranno. La onlus ha lanciato anche una petizione in difesa della salute delle donne che si può sottoscrivere sul sito notizieprovita.it «affinché il ministero della Salute garantisca che le donne vengano messe a conoscenza delle conseguenze, provocate dall’aborto volontario sulla loro salute fisica e psichica». Ultimata la raccolta delle firme, ProVita le presenterà al nuovo ministro della Salute.


 

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TOM EVANS, PAPÀ DI ALFIE, CHIEDE L’AIUTO DEL PAPA. PARLI, PUÒ ESSERE DECISIVO.

Marco Tosatti

Tom Evans, il papà di Alfie, chiede aiuto direttamente al Pontefice. Ecco quello che ha diffuso Steadfast Onlus, una delle associazioni che si occupano di aiutare Tom Evans e Kate James a salvare il loro bambino, imprigionato assurdamente all’Alder Hey Hospital di Liverpool, grazie a decisioni burocratiche e giudiziarie che farebbero invidia a qualunque Stato totalitario.

STEADFAST RACCOGLIE L’APPELLO DI THOMAS EVANS E RILANCIA: CHE IL PAPA INTERVENGA ALL’ANGELUS

Nella giornata di ieri dopo l’incontro che il giudice Hayden ha chiesto all’avvocato di parte della famiglia Evans, Thomas ha rilasciato delle dichiarazioni pubbliche ai giornalisti presenti.

Nello specifico l’intervento è durato 17 minuti e 27 secondi e al minuto 17 Thomas inizia a parlare del Santo Padre fino a giungere ad appellarsi nuovamente alla Sua persona, dicendo: “E almeno abbiamo cercato di raggiungere una diagnosi. E credo che in Italia raggiungeremo una diagnosi. Vogliamo andare in Italia. Il Papa sa che vogliamo andare lì. Stiamo aspettando che il Papa ora parli di nuovo!”

Conclude Thomas: “.. vogliamo che il Papa prenda Alfie in cura ora. Vogliamo l’Asilo. Vogliamo andare in Vaticano dove l’ospedale è pronto. Vogliamo andare. L’Italia parli! Dì all’ AH cosa fare. Hanno torto.”

Steadfast Onlus nell’ambito del progetto LifeAid, in contatto diretto con la famiglia, raccoglie l’appello e chiede che il Santo Padre possa nuovamente intervenire nel merito. L’intervento di Papa Francesco, potrebbe ulteriormente essere incisivo per far si che l’Inghilterra non uccida più i suoi figli. Chiediamo che Sua Santità possa esprimere il Suo sostegno per il piccolo Alfie durante l’Angelus di domani, domenica 15 aprile, al fine che possa essere lasciato libero di venire in Italia all’Ospedale Bambin Gesù.

E intanto Mariella Enoc, presidente del Bambin Gesù, ha dichiarato ad Avvenire che l’ospedale è pronto ad accogliere immediatamente il piccolo. Così Mariella Enoc: “Secondo i nostri medici che lo hanno visitato sarà difficile un esisto positivo, ma si possono alleviare le sofferenze del bambino”.

Nel frattempo in Gran Bretagna e sui social continua la battaglia per permettere ai genitori di Alfie di portare il bambino in un altro ospedale, per essere visitato e  curato. Sembra davvero strano l’accanimento dell’Alder Hey Hospital contro quello che appare un diritto elementare di qualsiasi genitore, nelle democrazie occidentali. Quasi che si tema che un cambiamento di terapia, delle diagnosi più accurate e un esame di come Alfie sia stato curato sinora possano portare a scoperte sgradevoli. Ancora più singolare, per non dire inquietante appare il ruolo dei pubblici poteri in tutto questo dramma.

#SaveAlfieEvans  #SteadfastLifeAID  #SteadfastOnlus  #Pray4Alfie

Questi sono alcuni degli hashtag di quello che viene chiamato ormai l’Esercito di Alfie, Alfie’s Army, che si è mobilitato per difendere i diritti dei genitori e del piccolo. Tom ha anche chiesto che venga sollecitato a intervenire l’arcivescovo di Liverpool, come potete vedere.

La decisione sull’Habeas Corpus, cioè sulla liberazione di Alfie, è prevista per lunedì prossimo.


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FATIMA, IL SEGRETO NON SVELATO E IL FUTURO DELLA CHIESA

SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

CHIESA CATTOLICA, DOVE VAI? IL VIDEO DEL CARD. ZEN AL CONVEGNO DEL 7 APRILE.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, concludiamo la pubblicazione dei documenti disponibili del Convegno svoltosi il 7 aprile 2018 a Roma e intitolato “Chiesa cattolica dove vai?”.

Come ben sapete il convegno era in ricordo del cardinale Carlo Caffarra, e infatti il sottotitolo era proprio una sua frase: “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”.

Oggi vi offriamo per quanti non l’avessero già visto il video-intervista del card. Joseph Zen, raccolto a Hong Kong dal maestro Aurelio Porfiri, e pubblicato sul suo blog “Ritorno a Itaca”.

Ecco il link. Buona visione.

 



 

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FATIMA, IL SEGRETO NON SVELATO E IL FUTURO DELLA CHIESA

SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

ALFIE: LUNEDÌ UNA DECISIONE. “UK NON È UN PAESE LIBERO È UNA DITTATURA DI STATO”.

Marco Tosatti

Questo è il comunicato ufficiale rilasciato poco fa dalla famiglia di Alfie Evans, nella nostra traduzione. In calce, l’originale inglese.

La famiglia del piccolo Alfie Evans è terribilmente grata per la storia dimostrazione di appoggio la notte scorsa fuori dell’Alder Hey Hospital Trust a Liverpool. La squadra di Alfie chiede che manteniate l’appoggio finchè Alfie non sarà rilasciato vivo in sicurezza. Vi chiediamo di rendere chiari le vostre opinioni e sentimenti, ma di permettere il passaggio attraverso tutti gli ingressi e le strade, senza ostacolo.

Alfie è trattenuto dall’Alder Hey Hospital contro il desiderio e il diritto dei loro genitori. Il giudice Hayden ha negato che Alfie sia imprigionato, ha rigettato (ma non respinto) la pretesa di Habeas Corpus (falso imprigionamento) e ha taciuto quando l’avvocato Paul Diamond ha dichiarato che Tom e Kate avevano il diritto di uscire dall’ospedale con Alfie.

Così la conclusione legale ne è seguita logicamente. I genitori hanno esercitato i loro diritti genitoriali ieri, 12 aprile, rivocando formalmente il Dovere di Cura all’Alde Hey Hospital e i suoi dottori, e trasferendo il Diritto di Cura a uno specialista di trasporto aereo, un dottore dalla Polonia qualificato per le cura intensive, per il trasporto al Bambin Gesù di Roma.

Il trasferimento del Dovere di Cura da parte dei parenti è un atto esecutivo in Gran Bretagna.

Alder Hey Hospital ha chiamato la polizia per bloccare il trasferimento di Alfie, chiudendo tutte le porte, facendo scattare un allarme antincendio e rimuovendo tutti i bambini dal Parallel Instruction Control Unit. Questo prova semplicemente che: primo, l’Alder Hey sta agendo in violazione dei diritti dei genitori; secondo, ceh Alfie è davvero un prigioniero se viene usata la polizia; e terzo, che le loro tattiche sono semplicemente isteriche.

Quando Alder Hey ha minacciato il papà, che voleva evitare che suo figlio fosse assassinato, di aggressione se avesse toccato il bambino, ne è seguito sconcerto.

Il fatto è che la polizia stava commettendo una detenzione illegale bloccando i genitori. Una tale oltraggiosa accusa di aggressione è la prova che Alde Hey ha perso ogni credibilità, è completamente nella sua violazione dei diritti, e ha perso ogni senso di cura verso gli esseri umani.

Essi trattano il “dover di cura” come “dovere di uccidere”. Hanno dimostrato in ogni modo che hanno l’intenzione di uccidere. È stata data loro ogni opportunità per mesi per risolvere la situazione tranquillamente e con calma. La loro risposta sono minacce, manipolazioni, menzogne, inganni e accordi infranti.

Accuse stravaganti e fantastiche sono state fatte dai dottori dell’Alder Hey, dai legali e persino dal giudice. Che cosa hanno da nascondere, e che cosa hanno da guadagnare dalla morte di un bambino innocente? Nulla, se non potere e il terribile trattamento dell’innocente Alfie.

Circa duemila persone, Alfie’s Army, hanno circondatol’ospedale, lasciando libero il passaggio ad ambulanze e pedoni.

Chiedevano la liberazione di Alfie e non hanno permesso che l’equipaggio dell’air ambulance se ne andasse, se non portavano Alfie con sé. L’ospedale non ha voluto cedere neanche dopo che l’avvocato della famiglia, Pavel Stroilov, è giunto, e dopo un po’ il team dell’air ambulance è partito, promettendo di tornare quando i parenti avessero voluto. Da allora sono giunte parecchie altre offerte da team di air ambulance, felici di liberare Alfie.

La notte scorsa alle 11.23 si è saputo pubblicamente che il legale della famiglia Stroilov era stato chiamato a presentarsi al giudice Hayden questa mattina, per ricevere la spiegazione della sua lettera formale a Tom Evans. Non c’è stata nessuna decisione sul caso di Alfie. Condanniamo questa tattica dilatoria e il fatto che sia usata in udienza chiusa, azioni così dovrebbero essere pubbliche, se difendibili.

Siamo indignati perché in ulteriori mosse legalmente indifendibili durante la notte l’ospedale ha ottenuto un ordine via fax rendendo Alfie ward of the court, togliendo i diritti genitoriali da Tom e Kate sul loro figlio, che entra in vigore a mezzogiorno oggi. Questo, ancora una volta, è un arretramento logico, dal momento che tutti i genitori sono responsabili della protezione dei loro figli da minacce alla vita, e l’ospedale sta realmente sostenendo che è più pericoloso per Alfie vivere in pace con amore e cure di qualità che morire nelle mani dei suoi dottori.

Questo non è il segnale di un Paese libero; questa è dittatura dello Stato. Hail Britannia. Fortunamente, grazie agli sforzi di Stroilov e di Diamond, un ordine del tribunale è stato emesso giovedì, fissando uno stop all’esecuzione fino a lunedì, quando sarà sentito il reclamo della famiglia per l’Habeas Corpus, ancora senza risposta.

La famiglia vuole trasferire immeditamente Alfie con air ambulance al Bambin Gesù di Roma, che ha offerto cure per il resto della vita di Alfie, compresa una tracheotomia e la nutrizione con PEG, che l’Alder Het si è rifiutato di fornire. I genitori sono felici di accettare l’offerta generosa del prestigioso Istituto Neurologico di Milano Carlo Besta, i cui trecento membri possono offrire una diagnostica completa ad Alfie. Questo determinerà il corso delle cure future. Dopo che la diagnosi sarà compiuta, e la cura stabilita, Alfe sarà in grado di essere trasferito a casa per vivere con i suoi genitori. Alfie non ha bisogno di cure palliative, perché non sta morendo. Ha sofferto danni al cervello di origine sconosciuta, ma sta migliorando mentre cresce, e mentre vengono ridotte le dosi eccessive di medicine sedative.

Possiamo immaginare cosa accadrà quando Alfie riceverà una diagnosi appropriata, e cure standard, e i parenti sono pronti ad amarlo e a occuparsi di lui in ogni caso. Il giudice Hayde è senza giustificazione quando dichiara, inesplicabilmente, in tribunale che Alfie ha avuto una diagnosi di una malattia mitocondriale, un’idea molto discussa e senza prove.

Tome Evans e Kate James continuano a servirsi della rappresentanza legale del Christian Legal Centre di Londro, dell’Ordo Juris polacco e del fedele appoggio dei Giuristi per la Vita in Italia. È falso in maniera lampante che abbiano mandato via parecchi team di avvocati; solo due, che non sono riusciti a proteggere Alfie e hanno agito in violazione degli standard legali.

Questo non un tipo di caso facile, da affrontare in questo Paese, e parecchi singoli avvocati si sono generosamente fatti avanti per aiutare su diversi punti nel corso del tempo.



ALDER HEY HOSPITAL TREATS “DUTY OF CARE” AS “DUTY TO KILL”

13 April 2018 Friday

**Authorized Press Release**

The family of the little boy Alfie Evans are tremendously grateful for the historic show of support last night outside Alder Hey Children’s Hospital Trust in Liverpool. Alfie’s team asks that you keep up the support until Alfie is safely released alive . We encourage your true feelings and opinions to be clear but allow free passage through all entrances and driveways of the hospital without hindrance.

Alfie is held by Alder Hey hospital against the wishes and rights of his parents. Judge Hayden has denie d that Alfie is imprisoned, rejected (but not dismissed) claims of Habeas Corpus (false imprisonment), and was silent in court when barrister Paul Diamond stated that Tom and Kate had the right to walk out of the hospital with Alfie. Thus the legal conclus ions logically followed. The parents exercised their parental rights yesterday, 12 April, formally revoking the Duty of Care from Alder Hey Hospital and its doctors, and transferred Duty of Care to an air transport specialist, a qualified intensive care do ctor from Poland, f or transport to the Bambino Gesù Children ‘s Hospital in Rome. The tr ansfer of Duty of Care by parents is a legally enforceable act in Britain.

Alder Hey hospital called in police to stop Alfie’s transfer, locking all doors, setting off a fire alarm and removing all children from the PICU. This merely proves first that Alder Hey is acting in violation of parental rights, second that Alfie is indeed a prisoner if the police are being used, and third their tactics are simply hysterical.

As tonishment followed when Alder Hey threatened the loving father, trying to stop Alfie from being murdered, that if he tried to touch his own son, he would be charged with assault. The fact is the police were committing unlawful detention by blocking the pa rents.

Such an o utrageous claim of assault is proof that Alder Hey has lost any credibility, is completely outside the law in their violation of rights, and has lost any sense of caring for human beings. They are treating “duty of care” as “duty to kill”. They have proven in every way that they have intent to murder. They have been given every opportunity for months to settle this calmly and quietly . T heir answer is threats, manipulation, lies , tricks and broken agreements. Wild fantastical accusations hav e been made by Alder Hey’s doctors, lawyers and even the judge. What have they got to hide and what do they gain by the death of an innocent child? Nothing but power and terrible treatment of innocent Alfie.

A crowd of an estimated 2,000 people, proudly i dentifying as Alfie’s Army, surrounded the hospital and blocked the roads for hours, cars honking in support, while allowing free passage of pedestrians and ambulances. They demanded Alfie’s release and would not allow the air ambulance team to leave for s everal hours, demanding that they take Alfie with them. The hospital would not comply even after family lawyer Mr Pavel Stroilov arrived to assist, and eventually the ambulance team left, promising to return if asked by the parents . Since then several more offers have come in from other international air ambulance teams, happy to try to extricate Alfie.

Last night at 11:23pm it was publicly posted that our lawyer Mr Stroilov was called to London to stand before Hayden J. this morning, to explain his form al letter to Tom Evans. There was no deliberation on Alfie’s case. We decry this retaliatory tactic being held in closed court , such actions should be out in the open if defensible.

We are outraged that in further legally indefensible steps during the nig ht , the hospital obtained a faxed order making Alfie a ward of the court, removing parental rights from Tom and Kate over their son Alfie , taking effect at noon today . This once again is logically backwards, as all parents are responsible to protect their child from threats to life, and the hospital is effectively claiming that it is more dangerous for Alfie to live in peace with love and quality care than to die by the hands of his doctors. This is not a sign of a free country; this is dictatorship of the state . Hail Britannia.

Happily, thanks to the efforts of Stroilov and Diamond, a court order was also handed down Thursday , mandating a stay of execution until Monday, when the family’s appeal for the unanswered claim of Habeas Corpus will be heard.

The family wishes to immediately move Alfie by air ambulance to the Bambino Gesu hospital in Rome, which has offered free care for the rest of Alfie’s life, including the comfort and health – enhancing standard tracheostomy and PEG feeding tube which Alder H ey refuses to give. The parents are delighted to accept the generous offer by the prestigious Carlo Besta Neurological Institute in Milan, putting a staff of 300 at Alfie’s service for directing comprehensive diagnostics. This will determine the course of Alfie’s future care and allow the family to put the long – denied questions and concerns to rest. After the diagnostics and resulting care plan are followed, Alfie will be able to be transferred to live at home with his parents. Alfie does not need palliativ e care per se, because he is not dying. He has suffered injury to his brain of an undiagnosed origin, but he is improving as he grows and overdoses of sedating drugs are reduced. We can only imagine what could happen when Alfie receives proper diagnostics and standard humane care, and the parents are prepared to love and care for their son in any case. Hayden J. was without justification when he inexplicably declared in court that Alfie had a diagnosis of mitocho n drial d isease, a highly disputed idea withou t proof.

Tom Evans and Kate James continue to gratefully retain the legal representation of Christian Legal Centre in London , Ordo Iuris in Poland, and the faithful support of Giuristi Per la Vita in Italy . It is patently false that they have sacked multi ple teams of lawyers, rather only two, who failed to protect Alfie and acted in violation of legal standards. This is not an easy type of case to take on in this country , and several individual lawyers have generously stepped in to help at different points in time.

No press release authorized without review by a member of the legal team.

Questions may be directed to sonnen5525@protonmail.com


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FATIMA, IL SEGRETO NON SVELATO E IL FUTURO DELLA CHIESA

SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

SPERARE PER ALFIE, SPERARE PER TUTTI. ANCHE PER NOI. UNA CHIESA IRRILEVANTE?

Marco Tosatti

Voi non lo sapete, o forse sì, ma in queste ore è in corso una battaglia decisiva per le vostre vite. Una battaglia che sancirà ufficialmente il diritto di uno Stato una volta democratico, cosiddetto democratico, formalmente – si vota – democratico di decidere se un suo cittadino, colpevole se non di essere malato, può essere ucciso per conto e per volere di alcuni burocrati, contro la volontà di chi è sangue del suo sangue e lo ama. Esattamente come nella Germania di Hitler, nella Russia di Stalin o nella Cina di Mao Dze Dong.

Se – Dio non voglia – Alfie Evans verrà soffocato, saremo lì; inermi di fronte a uno Stato che può dire se la tua vita è “futile”, se le persone che ti amano – i genitori in questo caso – hanno il diritto di provare a curarti altrove, e di sperare. Inermi, e pronti a diventare vittime noi stessi, più di quanto già non lo siamo.

Non che questo, in realtà, cambi molto, nella sostanza. Già ora è un “diritto” sopprimere esseri umani nel ventre della madre. Però, almeno, fino ad ora, anche quasi – quasi – tutti i praticanti e sostenitori di questa forma di omicidio accettavano il fatto che una volta venuto alla luce, si aveva il diritto di vivere, e di cercare di continuare a vivere. Se Alfie Evans viene ucciso dall’Alder Hey Hospital con la complicità dei giudici, dopo Charlie Gard, quel confine verrà stabilmente varcato.

Speriamo ancora, mentre sto scrivendo, che Alfie e i suoi genitori possano fuggire da quell’ospedale; il cui comportamento appare, di ore in ora, sempre più strano. Perché non lasciare partire il bambino? Forse per timore che altrove accada qualche cosa che possa mettere in luce errori o lacune?

La battaglia di Tom, Kate e Alfie si è svolta nella quasi totale indifferenza dei Grandi. I mass media, i governi, i politici, la Chiesa. L’hanno difeso le persone comuni, sui social e nelle strade di Liverpool, davanti all’ospedale. Mass media, governi e politici sono interessati a ben altro, e lo sappiamo. La Chiesa, in teoria, no. Forse sono stupidamente romantico. Mi farebbe piacere vedere l’arcivescovo di Liverpool, davanti a quell’ospedale, a pregare. Mi piacerebbe che il Papa….ma che scrivo a fare? Tanto non succederà nulla di quello che magari sogno. Che cosa può aver detto al papa il suo “uomo della Vita”, mons. Paglia? Quello che ha detto nella sciagurata intervista: “la decisione presa non intendeva accorciare la vita, ma sospendere una situazione di accanimento terapeutico”. Poi la Chiesa si sveglia una bella mattina, si guarda allo specchio e si dice: chissà perché sono irrilevante? Già, chissà perché.


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FATIMA, IL SEGRETO NON SVELATO E IL FUTURO DELLA CHIESA

SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

UNA PETIZIONE PER FERMARE LA GUERRA IN SIRIA. PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI.

Marco Tosatti

Dagli Stati Uniti ci è stato chiesto di firmare una petizione, rivolta principalmente al Presidente Donald Trump, ma anche agli altri leader mondiali, affinché si eviti un conflitto militare in Siria dalle conseguenze imprevedibili. Abbiamo firmato volentieri, e vi incoraggiamo a fare la stessa cosa. Ecco il testo:

Dichiarazione contro l’espansione della guerra in Siria

Noi sottoscritti rendiamo pubblica la nostra resistenza contro l’annuncio del presidente Donald Trump che nelle prossime ore o giorni colpirà militarmente lo Stato sovrano della Siria, con la giustificazione che il governo siriano è colpevole dell’uso di armi chimiche contro i civili nella regione di Ghouta l’8 aprile.

Questa rappresaglia militare è ingiusta perché il supposto attacco al gas non è stato ancora sufficientemente e con cura indagato da un corpo di investigazione di esperti neutrali. Dal momento che i fatti non sono ancora chiari riguardo a che avrebbe commesso un tale possibile crimine, come possiamo allora già punire la Siria?

Una rappresaglia militare del genere provocherebbe una risposta militare da parte della Russia, che ha una presenza militare in Siria su richiesta della Siria stessa per aiutare il Paese a liberarsi dall’ISIS e da altri gruppi ribelli.

Così un intervento militare da parte del presidente Trump e dei suoi alleati potrebbe molto bene provocare una guerra con la Russia che porterebbe a un allargamento della guerra con il coinvolgimento dell’Europa –Turchia compresa – e altre regioni del mondo.

Seguendo la Dottrina della Guerra Giusta, insistiamo su un’indagine onesta prima di cominciare una guerra. Ricordiamo al presidente Trump il principio di autodifesa, che significa che un Paese può usare la sua forza militare contro un altro Paese solo quando è stato attaccato. Insistiamo su prudenza e verità.

Chiediamo ai leader del mondo di fare tutto ciò che è in loro potere per fermare questo ciclo di guerre civili e imperiali. Alcuni di noi ricordano la Seconda Guerra mondiale e i suoi effetti su così tanti civili innocenti.

Preveniamo un altro conflitto mondiale, potenzialmente più disastroso.

Ecco il link.

 

Declaration Against the Expansion of the Syrian War

We, the undersigned, hereby make public our resistance against President Donald Trump’s announcement that he will, within the next hours or days, retaliate militarily against the sovereign state of Syria, with the argument that the Syrian government is guilty of the the use of chemical weapons against civilians in the Ghouta region on 8 April.

Such a military retaliation is unjust because the purported gas attack has not yet even been sufficiently and carefully investigated by a neutral investigatory expert body. Since the facts are not yet even clear about who committed such a possible crime, how could we then already punish Syria?

Such a military retaliation would also provoke a military response from Russia which has a military presence in Syria upon request from Syria itself in order to help the country free itself from ISIS and other rebel groups.

Thus, a military intervention on the side of President Trump and his allies might very well provoke a war with Russia which could lead to a widening war involving Europe – to include Turkey – and other regions in the world.

Following Just War Doctrine, we insist upon a fair investigation of the facts before entering a war. We remind President Trump of the principle of self-defense, which means that a country may only use military force against another sovereign country when it has been attacked by it. We insist upon prudence and truth. We refer our readers to an excellent statement written on 10 April by Patrick Buchanan.

We ask the world leaders to do everything in their power to stop this cycle of civil and imperial wars.

Some of us remember World War II and the effects on so many innocent civilians.

Let us prevent another, potentially more disastrous world war.