UNA MADRE SCRIVE AL PAPA. DA TANTI MESI. È ANCORA IN ATTESA DI RISPOSTA, E MOLTI ALTRI COME LEI….

 

Leggete in spagnolo l’articolo su Como Vara de Almendro
Marco Tosatti

Non sono solo i cardinali, o i professori di università, o i teologi e comunque gli addetti ai lavori che scrivono al papa per esprimere perplessità e disagio, di fronte all’apparente scardinamento di principi basilari e consolidati. Anche semplici fedeli si sono fatti coraggio, e hanno indirizzato al papa i loro messaggi. Qualcuno di loro, non avendo risposta, si è rivolto a chi scrive queste righe, pensando che fosse possibile trovare in questo modo una via privilegiata. Gli ultimi due, nei giorni scorsi, dagli Stati Uniti e dall’Italia. Ma certamente sono numerosi quelli che hanno scritto e non se ne sa nulla.

Qualche giorno fa poi una persona con cui siamo in contatto su Twitter, senza che ci conosciamo personalmente, mi ha inviato un messaggio diretto. Era stata pubblicata sul blog Stilum Curiae la lettera di un collega ed amico, un vero sfogo. E così la persona che chiameremo Maria (vuole l’anonimato) diceva: “Ho letto la lettera ultima da lei pubblicata e mi è venuto in mente un pensiero: rendere pubbliche le lettere di tanti ‘semplici’ che in questi anni hanno di sicuro scritto a Bergoglio sarebbe una cosa fattibile? Sarebbe soprattutto lecito? Senza nomi, ovviamente… Personalmente ho scritto a lui a febbraio 2016. Al mio vescovo qualche mese fa”.  Non ha avuto nessuna risposta. Allora Maria proponeva di creare una rubrica in cui i semplici fedeli pubblicassero le loro lettere rimaste senza risposta, e concludeva:  “Se fosse un grido unanime ad elevarsi dal gregge, forse cardinali e vescovi troverebbero il coraggio di rompere il silenzio in cui secondo me molti vigliaccamente si nascondono?… Pensavo alla favola in cui il bambino a un certo punto grida che ‘Il re è nudo’…Al mio tweet sul profilo anche altri han risposto dicendo che avevano scritto anch’essi, oppure mi hanno chiesto l’indirizzo per la raccomandata”. Per questo l’idea..”.

Ma che cosa aveva scritto Maria, al papa, senza ricevere neanche il classico bigliettino del minutante della Segreteria di Stato, quello, tanto per intenderci, che aveva provocato un gran clamore inviando benedizioni a una coppia di lesbiche in America Latina? Ecco la sua lettera.

“Santo Padre,

sono una donna, moglie e madre ‘normale’.

Mi presento così perché vorrei che, leggendo questa mia lettera – se gliela faranno leggere personalmente – pensasse alla sua mamma, la quale certamente sarà stata anche lei una donna, moglie e madre ‘normale’.

Non sono dunque una lesbica desiderosa di avere un figlio, né una divorziata risposata che non è ben vista in parrocchia.

Sono una … ‘normale’.

Forse, sarà per questo motivo che ho il timore che non mi degnerà di risposta?

Ma, Le chiedo, non risponderebbe neppure a sua mamma?

Come donna, moglie e madre ‘normale’, dunque, non posso tacerLe tutto il dolore che provo per quanto vedo accadere in questo inizio di terzo millennio, nel mondo, nella famiglia e … soprattutto nella Chiesa!

Ho contratto matrimonio con l’unico uomo al cui fianco so di dover invecchiare, nella buona ma, anche, nella cattiva sorte!

Ho avuto in dono due figlie, oggi maggiorenni, che abbiamo cercato di far crescere soprattutto nel rispetto di valori inalienabili che, con tanta difficoltà al giorno d’oggi, cerco assieme a mio marito di difendere nonostante tutto, in loro e per loro!

Le cito solo un ultimissimo episodio per renderLe subito l’idea di ciò cui mi riferisco.

Le mie figlie sentono in tv dalla Sua bocca che “evitare la gravidanza in certi casi non è un male assoluto” e ne nasce una discussione in casa.

Ovviamente, per le mie figlie a fare due più due è bastato un attimo: “Dunque, anche la contraccezione non è un male; dunque commettere atti impuri – che per noi sono atti di amore (sic!) – non è un male, purché evitiamo una gravidanza”.

Ecco il punto.

E questo è un solo esempio; ma Le potrei fare mille altri, ormai quotidiani.
So – perché un giorno ce lo ha confidato in un incontro di catechesi, dicendo il peccato ma non il peccatore – quanto ha dovuto lottare un povero prete per convincere un ragazzo che compiere atti omosessuali è peccato; e che doveva chiedere perdono confessandosi; mentre il ragazzo insisteva dicendo che il Papa ha detto, ha detto, ha detto …
Ormai sono scenari di tutti i giorni e per tutti i problemi: da una parte sta quella che viene considerata la libertà, la gioia, il Papa e il peccato; dall’altra stanno quei poveri preti che, nel silenzio della preghiera, lottano contro il peccato con l’enorme fatica di chi non sente vicino a sé, in questa lotta, il Vicario di Cristo!

E’ pazzesco!

Io mi rendo perfettamente conto del ‘peso’ che può essere, per un semplice uomo benché assistito dalla Grazia, il guidare ‘la barca di Pietro’.

Ma Lei, Santo Padre, si rende conto del ‘peso’ che ha ogni Sua parola e del male che essa sta producendo – all’anima più che al corpo! – di chi La ascolta?

Io voglio sperare che tutto ciò non sia fatto per ‘mero calcolo’, ma sia solo frutto di una Sua eccessiva ingenua – anche se orrenda – spontaneità!

Perché, se si trattasse di calcolo voluto, mi sentirei totalmente ‘tradita’ dal Santo Padre, che ha ricevuto da Gesù il compito di ‘confermare’ nella fede, non di insinuare dubbi e di distruggerla!

Per finire vorrei chiederLe dunque, e concludo: secondo Lei, la sua mamma, che di certo La starà osservando dal Cielo e conosce ormai ‘tutta intera’ la Verità, oggi sarà contenta di Lei?

Nel garantirLe il ricordo della Sua persona nelle mie povere preghiere, La ringrazio per il tempo che avrà voluto dedicare a questo mio scritto, sperando che L’aiuti in una scelta di conversione.

Con le lacrime agli occhi, Le porgo, Santità, i miei filiali saluti”.

Mi sembra che la fiducia di una persona così meriti una risposta, e una rassicurazione.



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IL PAPA DITTATORE: UN LIBRO SUL PONTIFICATO DI JORGE MARIO BERGOGLIO. UNA LUCIDA SCALATA AL POTERE.

                            

Marco Tosatti

Da qualche giorno è presente su Amazon un libro il cui titolo dice già tutto: “Il Papa dittatore”. L’autore è Marcantonio Colonna, che viene descritto come un laureato a Oxford, con una profonda esperienza nel campo della ricerca storica, e in altri campi. Vive a Roma dall’inizio del pontificato di papa Bergoglio, e ha – dice la breve biografia che accompagna l’opera – “stretti contatti con molte persone che lavorano in Vaticano”. Ci ha scritto un marcantonio colonna su gmail, consigliandoci il libro; gli abbiamo chiesto un incontro personale, che probabilmente non avrà mai luogo, se il nostro sospetto è fondato. E cioè che si tratti di un nobile pseudonimo, sotto il quale si cela qualcuno che preferisce non essere identificato. Non è escluso che si tratta di un non italiano, forse un anglosassone. Questo lo ipotizziamo dal fatto che di preferenza i suoi riferimenti sono a fonti in inglese. Chi segue Stilum Curiae sa che ci siamo occupati in maniera molto intensa e approfondita (e prima ancora su San Pietro e Dintorni, sulla Stampa) dei meccanismi interni della Curia ai tempi di Francesco, degli uomini e degli eventi nascosti che hanno portato alla situazione attuale. Tutto questo materiale avrebbe potuto essere prezioso per un libro del genere; ma troviamo invece che la sola volta in cui si fa riferimento al nostro lavoro è da un articolo scritto, appunto in inglese, per la rivista First Things.

Comunque non è molto importante sapere chi sia l’autore dell’opera. È importante invece che sia stata scritta, perché compie un’operazione importante. Quella di mettere in fila, uno dopo l’altro, tutti gli elementi concreti, utili e non passati attraverso le mani di specialisti di apologia dei viventi, per ricostruire la storia di quello che probabilmente passerà alla storia come uno dei pontificati più discutibili e discussi degli ultimi secoli.

Se il libro ha un difetto, è quello di non essere più lungo e dettagliato. Ma già così rappresenta un quadro impressionante. Già, perché trascinati dal flusso della quotidianità, è difficile anche per chi si occupa costantemente di questi problemi avere una visione panoramica in profondità e ampiezza, dello svolgimento degli eventi. L’autore prende in esame il personaggio principale sin dagli inizi della sua carriera ecclesiastica, e mette in rilievo quelle che appaiono anche ora come caratteristiche: “Un esperto promotore di se stesso. Camuffato dietro un’immagine di semplicità e di austerità”. Una circostanza che è stata essenziale nel Conclave del 2013, attirando nella trappola anche persone – come il cardinale George, di Chicago – che poi rimpiangeranno il loro appoggio al presule argentino. Marcantonio Colonna fa aggio su un libro “El verdadero Francisco” pubblicato in Argentina da Omar Bello che per otto anni ha lavorato per l’arcivescovo, impegnandosi nel lancio di un nuovo canale televisivo della diocesi.

Non ci sono novità di grandissimo rilievo, o rivelazioni straordinarie, ne “Il Papa Dittatore”; ma certamente è molto documentato, interessante e prezioso, soprattutto per quanto riguarda operazioni discutibili come il licenziamento del Revisore Generale dei conti Libero Milone (ancora non sostituito, a quasi quattro mesi dalle dimissioni forzate…), il commissariamento dei Frati Francescani dell’Immacolata, e soprattutto sul commissariamento dell’Ordine di Malta, un’operazione di straordinaria spregiudicatezza da parte del Pontefice e della Segreteria di Stato, e in cui l’odore dei soldi prevarica su tutto e tutti, senza pietà per l’immagine solo mediatica di un regno tutto povertà e ispirazione francescana.

Non possiamo raccontarvi tutto il libro. Ma vogliamo offrirvi un’ultima citazione, perché da tempo – e lo sapete – siamo impegnati a raccontarvi come mai, in oltre trentacinque anni di “copertura” vaticana, mai abbiamo respirato un simile clima di terrore nei Sacri Palazzi. La recente intervista del cardinale Mūller ci ha detto quello che già sapevamo: e cioè che nel regno di papa Bergoglio vite e carriere si giocano sull’attimo di una delazione, di un’accusa anonima. Il Pontefice, scrive Marcantonio Colonna citando una fonte anonima “è una persona che soprattutto sa come instillare la paura”. Così era a Buenos Aires, così è a Roma, grazie a “una ragnatela di menzogne, intrighi, spionaggio sfiducia e, più efficace di ogni altra cosa, di paura”. Proprio la stoffa di cui deve essere tessuto un Vicario di Cristo, no?

 

Qui la versione in spagnolo, per la cortesia di José Arturo Quarracino

                            
Marco Tosatti
Integrar imagen  Desde hace unos días está presente en Amazon un libro cuyo título lo dice todo: “El Papa dictador”. El autor es Marcantonio Colonna, quien es descrito como un egresado de Oxford, con una experiencia profunda en el campo de la investigación histórica y en otros campos. Vive en Roma desde el comienzo del pontificado del papa Bergoglio, y dice la breve biografía que acompaña la obra que tiene “estrechos contactos con muchas personas que trabajan en el Vaticano”. Nos ha escrito un tal marcantonio colonna en gmail, aconsejándonos el libro; le hemos pedido un encuentro personal, que probablemente no tendrá lugar jamás, si nuestra sospecha es fundada. Es decir, pensamos que se trata de un noble seudónimo, bajo el cual se oculta alguien que prefiere no ser identificado. No se excluye que se trata de un no italiano, quizás un anglosajón. Formulamos esta hipótesis por el hecho que preferentemente sus referencias son de fuentes en inglés. Quien sigue Stilum Curiae sabe que nos hemos ocupado intensa y profundamente (y antes en San Pietro e Dintorni, en La Stampa) de los mecanismos internos de la Curia en tiempos de Francisco, de los hombres y de los acontecimientos ocultos que han llevado a la situación actual. Todo este material habría podido ser precioso para un libro de este género; pero, por el contrario, encontramos que la única vez que se hace referencia a nuestro trabajo es por un artículo escrito precisamente en inglés, para la revista First Things.
De todos modos, no es muy importante saber quién es el autor de la obra. Por el contrario, es importante que haya sido escrito este libro, porque lleva a cabo un trabajo importante, el de poner en fila, uno tras otro, todos los elementos concretos, útiles y no pasados a través de las manos de especialistas de apología de los vivientes, para reconstruir la historia de lo que probablemente pasará a la historia como uno de los pontificados más discutibles y discutidos de los últimos siglos.
Si el libro tiene un defecto, es el de no ser más largo y detallado. Pero ya así presenta un cuadro impresionante. Ya, porque arrastrados por el flujo de lo cotidiano es difícil también para el que se ocupa constantemente de estos problemas tener una visión panorámica, en profundidad y en amplitud, del desarrollo de los acontecimientos. El autor examina al personaje principal desde los comienzos de su carrera eclesiástica, y pone de relieve las cosas que aparecen también ahora como características: “Un experto promotor de él mismo. Camuflado detrás de una imagen de simplicidad y austeridad”. Una circunstancia que fue esencial en el conclave del 2013, atrayendo a la mesa también a personas – como el cardenal George, de Chicago – que luego lamentarían su apoyo al prelado argentino. Marcantonio Colonna hace contribución a un libro – “El verdadero Francisco” – publicado en Argentina por Omar Bello, quien durante ocho años trabajo para el arzobispo, comprometiéndose en el lanzamiento de un nuevo canal de televisión de la diócesis.
No hay novedades de gran relieve ni revelaciones extraordinarias, ni “el Papa dictador”, pero ciertamente está muy documentado, es interesante y precioso, sobre todo en lo que se refiere a operaciones discutibles como el despido del Revisor General de las cuentas, Libero Milone (todavía no reemplazado, a casi cuatro meses de su dimisión forzada…), la intervención a los Frailes Franciscanos de la Inmaculada, y sobre todo la intervención a la Orden de Malta, una operación de extraordinaria crueldad por parte del Pontífice y de la Secretaria de Estado, y en la cual el olor del dinero prevalece sobre todo y sobre todos, sin piedad para la imagen solo mediática de un reino de pobreza total y de inspiración franciscana.
No podemos contarles todo el libro. Pero queremos ofrecerles una última cita, porque desde hace tiempo – ustedes lo saben – estamos comprometidos como nunca en más de treinta y cinco años de “cobertura” vaticana: jamás hemos respirado un clima similar de terror en los Sacros Palacios. La reciente entrevista del cardenal Mūller nos ha dicho lo que ya sabíamos: que en el reino del papa Bergoglio vidas y carreras se juegan en un instante de delación, de una acusación anónima. El pontífice, escribe Marcantonio Colonna citando una fuente anónima, “es una persona que sobre todo sabe cómo inculcar el miedo”. Ya era así en Buenos Aires, es así en Roma, gracias a “una telaraña de mentiras, intrigas, desconfianza de espionaje y, más eficaz que cualquier otra cosa, de miedo”. ¿Justamente el paño del que debe estar tejido un Vicario de Cristo, no?
 


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PEZZO GROSSO SI DIVERTE CON MŪLLER E -AHIMÈ – ANCHE CON TOSATTI. LO FA INTERVISTARE DAL CORSERA…

Marco Tosatti

L’intervista del cardinale Mūller al Corriere della Sera, in cui si rifiuta di farsi attribuire la leadership del partito anti-Bergoglio, chiede – che stranezza, vero? -che invece di insultare perplessità e dubbiosi si dialoghi con loro – e rivela alcune cose dell’uomo Bergoglio che ahimè ne danno la misura, ha scatenato i peggiori istinti di Pezzo Grosso. Che come vedete non risparmia neanche il suo povero anfitrione…Grazie a Pezzo Grosso, un sorriso di questi tempi è un dono raro.

Piccola comunicazione di servizio. Non siamo soli: Stilum Curiae ha superato in questi giorni due milioni e mezzo di visualizzazioni. Credo che sia una piccola notizia che fa piacere agli stilumcurialisti DOC…

Caro Tosatti, ha letto l’intervista sul Corriere al card.Muller? Io non conosco Sua Eminenza, ma dall’intervista (magari anche da altre precedenti dichiarazioni) ho tratto un’impressione che avrei preferito non avere. Gliela esprimo indirettamente mettendomi nei suoi panni (quelli di Tosatti) in un’intervista inventata fattale sempre dal Corriere:

– Intervistatore: ma lei Tosatti è sempre molto critico verso il Papa e i suoi collaboratori, lei è quindi nemico del Papa ?

– Tosatti: Io nemico del Papa? Ma scherza? Circa cinque milioni di laici tradizionalisti che mi vorrebbero alla guida di un giornale antipapa, mi chiedono da tempo di organizzare un grande giornale tutto e solo antipapa raccogliendo ogni giorno tutte le considerazioni del Papa, quelle dei suoi supporter e consiglieri e poi tutte le conseguenti considerazioni critiche scritte da teologi di varia estrazione. Verrebbe fuori un giornale di 70-80 pagine, al giorno…Ma io MAI lo farei, MAI mi metterei a guidare un giornale antipapa, MAI! Guardi, poche persone come me amano il Papa e son felici che Papa sia Bergoglio. Io stavo per mettermi in pensione dopo una vita di onorato mestiere di vaticanista. Bergoglio mi ha ridato una seconda giovinezza, ora mi traducono in cinque lingue e mi leggono in cinque continenti. Personaggi illustri chiedono di scrivere sul mio blog. Che dovevo volere di più ? Viva il Papa! E questi vili traditori e rinnegati, che si permettono di propormi di guidarli contro il Papa, si vergognino … (ma chissà perché lo hanno proposto proprio a me, mah !)”. 



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IL “CERCHIO MAGICO” DEL PONTEFICE REAGISCE ALL’INTERVISTA DI MÜLLER. QUALCUNO SI È SENTITO CHIAMATO IN CAUSA?

Marco Tosatti

Il cerchio magico intorno a papa Bergoglio si è sentito toccato dalle critiche del cardinale Müller nell’intervista al Corriere della Sera di ieri? Sembra proprio di sì, a giudicare da qualche reazione. Vediamo prima che cosa diceva il porporato tedesco, che il Pontefice Regnante non ha rinnovato – come sarebbe stato prevedibile, e forse auspicabile – nella carica di Prefetto della Congregazione per la Fede.

Scriveva il Corriere: “Müller, forse il più rispettato teologo cattolico, è l’ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, sostituito a sorpresa nel luglio scorso da Jorge Mario Bergoglio. «Il Papa mi confidò: “Alcuni mi hanno detto anonimamente che lei è mio nemico” senza spiegare in qual punto», racconta affranto. «Dopo quarant’anni al servizio della Chiesa, mi sono sentito dire questo: un’assurdità preparata da chiacchieroni che invece di instillare inquietudine nel Papa farebbero meglio a visitare uno strizzacervelli. Un vescovo cattolico e cardinale di Santa Romana Chiesa è per natura con il Santo Padre. Ma credo che, come diceva il teologo del Cinquecento, Melchior Cano, i veri amici non sono coloro che adulano il Papa ma quelli che lo aiutano con la verità e la competenza teologica ed umana. In tutte le organizzazioni del mondo i delatori di questa specie servono solo se stessi».

E continuava: «Le tensioni nascono dalla contrapposizione tra un fronte tradizionalista estremista su alcuni siti web, e un fronte progressista ugualmente esagerato, che oggi cerca di accreditarsi come superpapista», secondo Müller. Si tratta di minoranze, ma agguerrite. Infine il cardinale diceva ancora: «Attenzione: se passa la percezione di un’ingiustizia da parte della Curia romana, quasi per forza di inerzia si potrebbe mettere in moto una dinamica scismatica, difficile poi da recuperare. Credo che i cardinali che hanno espresso dei dubbi sull’Amoris Laetitia, o i 62 firmatari di una lettera di critiche anche eccessive al Papa vadano ascoltati, non liquidati come “farisei” o persone brontolone. L’unico modo per uscire da questa situazione è un dialogo chiaro e schietto. Invece ho l’impressione che nel “cerchio magico” del Papa ci sia chi si preoccupa soprattutto di fare la spia su presunti avversari, così impedendo una discussione aperta ed equilibrata. Classificare tutti i cattolici secondo le categorie di “amico” o “nemico” del Papa, è il danno più grave che causano alla Chiesa. Uno rimane perplesso se un giornalista ben noto, da ateo si vanta di essere amico del Papa; e in parallelo un vescovo cattolico e cardinale come me viene diffamato come oppositore del Santo Padre. Non credo che queste persone possano impartirmi lezioni di teologia sul primato del Romano Pontefice». Sul licenziamento senza motivo da parte del Papa di alcuni teologi della Congregazione: «Le persone non possono essere mandate via ad libitum, senza prove né processo, solo perché qualcuno ha denunciato anonimamente vaghe critiche al Papa mosse da parte di uno di loro…».

È evidente che il cardinale si colloca al centro delle tensioni che oggi attraversano e lacerano la Chiesa; non vuole assolutamente essere classificato fra gli avversari del Pontefice, e chiede un dialogo. Proprio come tempo fa aveva suggerito il Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, scelto dal Pontefice per quel ruolo, e suo braccio destro.

Qualche reazione. Alberto Melloni, leader della scuola di Bologna, l’ala più sinistrorsa del panorama ecclesiale italiano, accreditato come consigliere di Bergoglio: “Non credo ci sia un pericolo di scisma: la Chiesa cattolica è unita pur con le differenze che ci sono. Sentire parlare così una persona, che è stata in un importante posto nella Dottrina della Fede, mi sembra che osi sollevare delle minacce nei confronti del Papa”. E chiede silenzio: “Se uno sta con il Papa forse sta più zitto”. Quanto invece alla richiesta del cardinale tedesco di ascolto di tutte le voci, lo storico taglia corto: “La Chiesa non è il mercato del pesce”. Da ricordare che la scuola di Bologna è sempre stata molto critica dei pontefici precedenti, e quanto al silenzio certo non aveva praticato il consiglio espresso oggi…

Vi alleghiamo poi alcuni interventi sui social di padre Antonio Spadaro, il gesuita che la vox populi indica come uno delle ombre che si muovono dietro il rutilante palcoscenico mediatico del Pontefice, e di Andrea Grillo, un teologo laico che si dice molto ascoltato a Santa Marta. Giudicate voi se può essere che qualche coda abbia sentito il calore delle parole di Müller…

 

Mentre Grillo continuava così:

Commentava un amico del teologo, senza che il teologo stesso obiettasse nulla. Tanto per far capire l’ambiente e le idee che vi circolano:



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BESTIARIO. – VIALE, DON PIERI, BONINO E L’UCCISIONE LEGALE. – FIRMATE PER ASIA BIBI. – PAPA E CELLULARI. – CONVEGNO DEI GIORNALISTI “PRO PAPA FRANCISCO”. – DIO UNICO?

                            

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HOLODOMOR, IL GENOCIDIO PER FAME IMPOSTO DAL COMUNISMO ALL’UCRAINA. COME QUELLO ARMENO, UN GENOCIDIO DIMENTICATO. DOMANI IL RICORDO.

Marco Tosatti

Se il Genocidio Armeno, il “Metz Yeghérn”, il Grande Male, ha aperto il secolo dei genocidi pianificati dai governi (e ancora oggi gli eredi di quel governo, in Turchia, sostengono una campagna di negazionismo attiva e incurante delle evidenze storiche) il silenzio e l’omertà hanno circondato per decenni un altro genocidio: quello ucraino.

Fu un genocidio voluto da Stalin, una strage portata avanti con determinazione, uno dei tanti crimini attribuibili all’applicazione pratica di quella che si è rivelata l’ideologia più mortifera dei nostri tempi, il comunismo, con buona pace di personaggi certo non insignificanti, nl panorama dell’orrore, come Hitler e i suoi accoliti.

Fu un genocidio per fame. Il “Piccolo Padre” cercò di spezzare la resistenza e l’opposizione silenziosa di un popolo, quello ucraino, che non sembrava abbastanza prono alle magnifiche sorti e progressive del bolscevismo.

L’Holodomor viene commemorato domani, 25 novembre, adesso che l’Ucraina è tornata libera, e può parlare liberamente dei suoi morti di novant’anni fa. Resta ancora da capire – ma forse è facile farlo, visto il monopolio culturale esercitato in occidente, e in particolare in Europa, dagli intellettuali organici al comunismo, ancora ben fiorente nelle università e nei media – perché ideologie come il nazismo siano giustamente esecrate, ma non accada lo stesso per altre.

Il quarto sabato del mese di novembre, ad ogni anno, si ricorda l’Holodomor, la strage perpetrata per anni al popolo ucraino e i cui numeri sono spaventosi: solo nel 1933 si calcola che morirono tre milioni e mezzo di civili, mentre le ultime ricerche stimano che, complessivamente, morirono di fame fino a dieci milioni di persone.

L’Holodomor è una parola ucraina che significa letteralmente “infliggere la morte mediante la fame”. È ciò che accadde negli anni 1932-33 e – ancora prima negli anni ’20 – e che provocò la morte per inedia di un’ampia parte della popolazione.

Provocata dal regime sovietico di Stalin, l’Holodomor è una delle stragi più imponenti della storia e uno dei crimini più grandi che si consumano in Europa nella prima parte del Novecento. Questo crimine commesso contro il popolo ucraino, ma a tutti gli effetti contro l’umanità, come stabilito dal Parlamento Europeo nel 2008, è stato organizzato e realizzato nel clima totalitario del Cremlino di quegli anni, allo scopo di sottomettere la popolazione ucraina rurale.

In particolar maniera, nel 1932 e nel 1933, viene effettuato il vero e proprio sterminio per fame: per piegare i contadini al volere di Mosca, tutti i generi alimentari, compresi gli animali con cui gli agricoltori potevano sfamarsi, vennero requisiti. E allo stato, rappresentato da un Cremlino fermamente deciso a far morire di fame la popolazione, vi fu l’obbligo di cedere tutto il grano prodotto.

Se si considerano i numeri, tragicamente, l’Holodomor è una strage dalle proporzioni spaventose.

Sul fronte del repertorio fotografico e documentaristico giunto fino a noi, sono raccapriccianti le immagini che ritraggono corpi scheletrici di bambini, donne e uomini, altrettanto spaventose le testimonianze che raccontano le disumane condizioni di un numero infinito di civili che muore consumato nell’impotenza e nell’inedia, vittima di un disegno politico agghiacciante.

La tragedia che si è consumata era qualcosa di mostruoso, ma come tutte le grandi tragedie, in un’epoca in cui la voce degli ultimi era inesistente, la stessa veniva negata, o era comunque misconosciuta. Purtroppo in molte parti del mondo l’Holodomor ancora oggi è una pagina di storia ignota e, pur se nel tempo 16 paesi hanno firmato per riconoscere il genocidio, molti ancora non hanno coscienza di questa ulteriore strage voluta da Stalin.

L’Italia non è fra gli stati che ad oggi riconoscono il genocidio, però in questa triste vicenda il paese ha un ruolo piuttosto importante. E’ proprio il Console italiano a Kharkov, Sergio Gradenigo, a raccontare per primo all’Occidente la tragedia seminata dal comunismo in Ucraina. Questa testimonianza è riportata nel volume “Lettere da Kharkov. La carestia in Ucraina nei rapporti diplomatici italiani 1923-33”, pubblicato dal professor A. Graziosi. L’invito per l’Italia è quello di unirsi a tutti gli stati, ultimi in ordine di tempo gli USA e il Portogallo, per riconoscere il genocidio ucraino.

Come sostiene l’Ambasciata Ucraina in Italia, “L’Holodomor non può essere una pagina di storia dimenticata, occorre toglierla dall’oblìo per indicare all’alternarsi delle generazioni quella lezione di storia che serve a formare la coscienza dei popoli, al fine di riconoscere il male, difendere la pace, rafforzare la solidarietà internazionale e difendere la giustizia e la libertà”.



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IL PATRIARCA KIRILL: I SEGNI DI CUI PARLA GIOVANNI NELL’APOCALISSE SONO SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI. SOLO I CIECHI NON LI VEDONO

                            
Marco Tosatti

Ne ho scritto questa mattina su “La Nuova Bussola Quotidiana”, ma vorrei rilanciare l’articolo anche su Stilum Curiae, perché mi sembra importante e singolare il fatto che Kirill, notoriamente una persona aliena da misticismi, ritenga opportuno lanciare un messaggio del genere.

Il patriarca Kirill ha detto nei giorni scorsi in un discorso pubblico che i segni del Libro dell’Apocalisse sono ormai evidenti. Ha anche chiesto ai politici, agli artisti, agli scienziati e ai comuni cittadini di unirsi, per fermare il movimento verso l’abisso: “Stiamo entrando in un periodo critico nello sviluppo della civiltà umana”.

Sono parole straordinariamente chiare e dure, certamente non usuali sulla bocca della più alta autorità della Chiesa Ortodossa russa. “Tutti coloro che amano la Patria devono essere insieme perché stiamo entrando in un periodo critico nella storia della civiltà umana. Questo può già essere visto a occhio nudo. Bisogna essere ciechi per non notare l’avvicinarsi di momenti che ispirano timore nella storia, ciò di cui l’apostolo ed evangelista Giovanni parlava nel Libro dell’Apocalisse”.

Il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie ha aggiunto che il momento preciso della fine dei tempi dipende dalle azioni di ciascuno. Ha chiesto al popolo di capire la responsabilità delle persone per ciò che riguarda la Russia e l’intera umanità, e di bloccare “il movimento verso l’abisso della fine della storia”.

Ha poi sottolineato che molti rappresentanti dell’intelligentsia della Russia moderna stanno ripetendo gli errori commessi dai loro predecessori, che portarono il Paese nei rovinosi eventi rivoluzionari del XX secolo. “Oggi è il momento sbagliato per far oscillare la barca delle passioni umane, perché ci sono già troppe influenze negative sulla vita spirituale delle persone”, ha detto Kirill. Il Patriarca ha celebrato una messa nella cattedrale di Mosca, la chiesa del San Salvatore. Subito dopo il Sinodo della Chiesa Ortodossa ha offerto al Patriarca una copia del copricapo cerimoniale indossato dal patriarca Tikhon, l’uomo che fu eletto a quella carica esattamente un secolo fa.



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FATIMA, IL SEGRETO NON SVELATO E IL FUTURO DELLA CHIESA

SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

RVC E LE INTERVISTE DI GALANTINO: SI PREOCCUPA DI PARTITI E IUS SOLI E NON DELLA CHIESA, DOVE NON VA PIÙ A MESSA NESSUNO…

Marco Tosatti

Carissimi, questa volta Romana Vulneratus Curia (RVC per amici e non) è assolutamente al vetriolo. E ne ha ben donde…Fra le intimazioni del Pontefice regnante sull’uso dei cellulari alla guida, e le interviste del segretario dell’Ufficio Affari Anche Religiosi del PD (UAAR, già CEI) mons. Galantino restare calmi e compassati non è cosa semplice. Ma eccovi RVC al suo meglio:

“Scusi se la importuno ancora e in breve tempo, caro Tosatti, ma nonostante il recente lamento di papa Francesco sul “crollo dei fedeli a Messa negli ultimi quattro anni”, avvenuto nonostante l’apertura di Amoris Laetitia, il non voler giudicare, la propaganda mediatica alla nuova chiesa (di Karl Rahner, come l’ha definita il filosofo Stefano Fontana), in Chiesa ci si va solo se ci sono opere d’arte da vedere, come fosse ormai solo un museo. L’8per mille alla Cei diminuisce, ma non per l’impoverimento degli italiani. Il numero di dissidenti (disprezzati) cresce esponenzialmente e le “correzioni” si moltiplicano in varie forme. Persino il mondo più laico o laicista comincia a preoccuparsi che si stia confondendo il male con il bene. Ciononostante, da una parte, il papa rimprovera che guida l’auto parlando al telefono (secondo le istruzioni dell’ONU date per commemorare la giornata delle vittime della strada) facendo basire mezzo mondo, e passi.

Ma Galantino invece che fa per sopperire al crollo dei fedeli a messa? Se la piglia con i partiti politici, vuoi vedere che teme che l’8per mille glielo tolgano del tutto? Il nostro Galantino (si veda Corriere della Sera, mercoledì 22 novembre, pag 9) in una delle solite sue interviste, illuminanti e ponderate, fondamentali per la vita della Chiesa (Chiesa che ormai più che soffrire, è in rianimazione), dichiara a Cartabianca “A giudicare dal grande astensionismo delle recenti elezioni, ultime quelle di Ostia, mi sembra che (i partiti) non vengano più considerati punti di riferimento, e non mi fa piacere”; poi ancora: “Si fatica a trovare partiti che siano portatori di idee e progetti che riescano a tenere in piedi la voglia di andare avanti; e parlando dello ius soli: “I nostri giovani sono increduli rispetto alle motivazioni date per rimandarlo” (ma chi sono questi ‘nostri giovani’ ?). Ma l’astensionismo alla Santa Messa non preoccupa il Segretario della Cei? Io direi, parafrasandolo (se fosse possibile riuscirci, io non sono Crozza ), che <a giudicare dal grande astensionismo alla messa, mi pare che Galantino & Co. non sia più considerato punto di riferimento> e continuerei dicendo (sempre parafrasandolo): <Si fatica a trovare nella chiesa di Galantino idee e progetti che tengano in piedi la voglia di frequentarla>. Non commento ulteriormente, caro Tosatti, vado a pregare che Papa Francesco possa rifare il sogno di San Giovanni Bosco ( 862), quello delle due colonne in mezzo al mare (chi non lo conosce è pregato di andare a cercarlo su internet e divulgarlo, al più presto e a più persone possibili )”.



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ABORTO. UN MANIFESTO STRACCIATO, UNA SCRITTA A PENNARELLO. UNA FOTOGRAFIA CONTRO IPOCRISIE E MENZOGNE.

Marco Tosatti

Ieri mattina, mentre aspettavo l’autobus in via del Tritone a Roma, mi è caduto l’occhio su uno dei manifesti “pirata” contro l’aborto affissi qualche giorno fa e di cui abbiamo parlato sabato scorso. Era stato in parte lacerato, e qualcuno aveva scritto un commento che potete vedere nella fotografia.

C’era scritto: fino al 3° mese sono cellule e si salva la vita della donna.

Ecco, tornando a casa per curiosità ho fatto una ricerca di immagini su feto al 3° mese, ed è venuta fuori, fra le altre, l’immagine pubblicata qui sotto:

Non ho motivo di ritenere che non sia autentica e reale. Non spero che chi ha scritto quella frase, dopo aver stracciato in parte il manifesto, la legga. Spero però che altri, che sostengono quella che mi pare sia una palese falsità, e la raccontano a persone – penso giovani – che ci credono, la vedano. E riflettano, anche dopo quello che ha detto il Papa ieri, sulla realtà di quel gesto, sulla Bonino, su don Pieri e così via. In questa società si può praticamente fare tutto: però cerchiamo almeno di avere l’onestà e il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. “Cellule”! È vero: anche quello/a che ha scritto la frase sono cellule. Ma forse non amerebbe essere definito/a solo così. Si ritiene un uomo, o una donna.

PEZZO GROSSO, IL PAPA E LE PERVERSIONI AMBIENTALI. COME GLI VIENE DI USARE CERTI TERMINI PROPRIO ORA?

                             
Marco Tosatti

Ci stupivamo del silenzio perdurante di Pezzo Grosso; a sì che gli spunti non mancavano certo, forniti con ammirevole puntualità e costanza dal Pontefice regnante e dalla Sua gaia combriccola di prelati e laici. Anzi, cominciavamo a preoccuparci: vuoi vedere che Pezzo Grosso si è offeso per qualche motivo con il povero Stilum Curiae? Eravamo sul punto di chiedere qualche timida spiegazione, quando è arrivato un messaggio. Sul Papa, sull’ambiente, e sulle Quattro Perversioni (ma come gli viene in mente di usare certi termini, quando si molestano i chierichetti praticamente in casa sua?). Purtroppo non siamo in grado di rispondere all’ultima domanda che Pezzo Grosso ci rivolge. Di una cosa siamo sicuri: non crediamo che sia un emulo di Einstein.

“Caro Tosatti, d’ora in avanti potrò firmarmi ‘pezzo grosso e perverso’ e dovrò confessarmi (da un sacerdote dei Francescani dell’Immacolata) perché con i miei convincimenti sto frustrando gli sforzi per cercare concrete soluzioni alla crisi ambientale …( come leggo nel ‘Messaggio del santo padre Francesco a S.E. Bainimarama, primo ministro delle isole Fiji – Bonn, 6-17 novembre 2017’). Ma il peggio di cui vengo (implicitamente) accusato non è tanto di frustrare gli sforzi di questi santi uomini che vogliono difendere il pianeta dall’uomo cancro della natura, no, il peggio sta nei motivi per cui gentaglia come me lo fa. Il messaggio spiega che lo fa grazie a <questi quattro atteggiamenti perversi>: “negazione del problema, indifferenza, rassegnazione comoda, fiducia cieca nelle soluzioni tecniche” ( cfr. Enc. Laudato sì, 14). Se mi fosse permesso proporrei di aggiungere un quinto atteggiamento perverso, quello più vero, unico, assoluto, ma ignorato: quello cioè che produce questi convincimenti che pretendono gli sforzi (quali?) per risolvere la crisi ambientale “l’ignoranza gnostica”. La soluzione proposta, scritta nel messaggio al primo ministro delle isole Fiji, Presidente della 23° sessione della conferenza degli stati parte alla convenzione – quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP23), è in concreto quella di <far propagare una “coscienza responsabile” verso la nostra casa comune attraverso il contributo di tutti, nell’esplicitazione delle differenti forme di azione e di partenariato tra i vari stakeholders, alcune delle quali non mancano di mettere in luce l’ingegno umano in favore del bene comune>. Qualcuno ha capito? Scusi, Tosatti, ma chi scrive questi messaggi del Santo Padre?

Un’altra domanda: secondo lei otterrò Misericordia per questo infame peccato? O sarò equiparato a quegli irresponsabili di PROLIFE che ricordano che dal 1978 più di 6 milioni di creature son state uccise dall’aborto al fine di non turbare l’equilibrio bio-psico-sociale della madre e di non inquinare il pianeta? ( vedi )”.



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