PEZZO GROSSO COMMENTA L’INTERVISTA DI MONS. GALANTINO SULLE ELEZIONI POLITICHE E SUI MIGRANTI. MA È PROPRIO TUTTO CHIARO?

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, ieri il segretario generale della CEI, mons. Galantino, ha parlato alla sua televisione, TV2000. E questa mattina abbiamo trovato un commento sdegnato di Pezzo Grosso, che pubblichiamo. Nei prossimi giorni non è escluso che Stilum Curiae torni ad occuparsi del problema creato dalla CEI e della sua contiguità imbarazzante con il partito attualmente al governo. Intanto a fianco dell’immagine del Segretario CEI troverete una schermata presa su Twitter, che illustra qualche aspetto diciamo così, un po’ problematico del fenomeno della tratta nel nostro Paese. Ma eccovi Pezzo Grosso:

“Caro Tosatti, alla trasmissione di TV2000 <Bel tempo si spera> (ma brutto tempo si crea) abbiam sentito un Galantino “coraggioso e controcorrente” che chiede condanne per chi ha sparato ai migranti. Che uomo! Che coraggio! un vero antifascista! Parafrasando il suo discorso, vorrei dirgli che tutti noi cattolici (e suoi ex sostenitori con l’8per mille) siamo preoccupati di ciò che fa la Cei e la Chiesa stessa. Anche a noi piacerebbe che ci fossero sacerdoti, vescovi, papi che aiutino l’Italia e il mondo a far emergere cose belle. Invece avviene il contrario. Chi sta cercando di fare emergere cose belle sono religiosi e sacerdoti perseguitati dalla chiesa che nonostante tutto hanno voglia di andare avanti. L’accenno di Galantino alla vergogna che dovrebbe destare l’utilizzo dei migranti quale merce elettorale sotto elezioni mi ha preoccupato, ma quale TV guarda il segretario Cei? Se guardiamo la sua TV vediamo che è lui che utilizza i migranti quale merce per la sua campagna elettorale verso il Papa (e magari verso l’Organizzazione Mondiale Sanità dell’ONU) per compiacerlo, per sembrare più papa del papa e soprattutto per sembrare buono. Ma per essere realmente buono, caro Galantino, dovrebbe invece sostenere quei sacerdoti e religiosi (che invece l’attuale chiesa disprezza e perseguita) che si preoccupano del bene delle anime aiutandole quanto possono a seguire la dottrina che salva. Questi aiutano realmente le anime a migrare verso il Creatore, questi sono i veri benefattori dei migranti verso il cielo. Quello che dovrebbe esser il suo mestiere, caro Galantino, per cui è profumatamente pagato ed onorato dai suoi stessi media TV.

Mi sono però ormai convinto che criticare persone come Galantino, Sanchez-Sorondo, Spadaro…, non si faccia altro che rafforzarli, si fa il loro bene e il nostro male. Ciò perché Bergoglio difende e promuove chi è attaccato da chi lui considera tradizional-populista, o comunque suo oppositore. Basta vedere che cosa succede a qualcuno vicino a lui quando è apprezzato da coloro che lui disprezza quali “tradizionalisti”, populisti e magari anche un po’ fascisti. Ma mi faccia fare una proposta concreta, caro Galantino. Visto che TV e media vaticani perdono ogni anno decine di milioni di euro, perché caro Galantino, invece di “parlare di nulla”, non li fa chiudere e investe il ricavato per creare lavoro, vero e produttivo per l’Italia?”.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

COPPIE OMO, UNA BENEDIZIONE? MARX DICE: LA SCELTA È DEI SINGOLI PASTORI. CORDES: SACRILEGIO. MA A ROMA C’È ANCORA QUALCUNO?

Marco Tosatti

Un tentativo della Conferenza Episcopale tedesca di chiarire le dichiarazioni rilasciate dal card. Reinhard Marx a una radio bavarese, la Bayerischer Rundfunk BR, in tema di benedizione per le coppie omosessuali ha avuto come risultato quello di lasciare, al meglio, le cose come stavano. Se non di peggiorare la situazione. Pochi giorni fa agenzie e blog, in particolare d’oltre oceano titolavano affermando che il cardinale, grande consigliere del Pontefice, membro del C9 e presidente della Conferenza episcopale, apriva alla discussione sulla possibilità di una qualche forma di benedizione per le coppie omosessuali.

Negli Stati Uniti l’arcivescovo Chaput, di Filadelfia, aveva raccomandato chiarezza ai vescovi quando si toccano questi temi, e il cardinale tedesco Josef Cordes, già presidente di Cor Unum, era stato molto severo nel suo commento. “L’iniziativa del card. Marx – ha detto a un’agenzia tedesca – ignora la chiara Rivelazione di Dio….Marx non menziona neanche che l’omosessualità contraddice la volontà di Dio”. Cordes aggiungeva che l’idea di una benedizione per le coppie omosessuali è “spaventosamente ingenua”, perché coloro che la richiedono “non desiderano ricevere l’assistenza di Dio per loro stessi; piuttosto mirano con la loro richiesta al riconoscimento e all’accettazione del loro modo omosessuale di vivere, e alla sua valorizzazione ecclesiale”. Concludeva: “Una benedizione ecclesiale come conferma di una relazione che è contraria alla volontà di Dio? Questo sembra davvero sacrilego”.

Come dicevamo all’inizio, nel tentativo di gettare acqua sulle polemiche, la Conferenza Episcopale tedesca ha pubblicato una traduzione dell’intervista in inglese. Ma in realtà il testo non sembra discostarsi molto da quanto pubblicato nei giorni scorsi sui siti americani, in particolare OnePeterFive, la cui redattrice, Maike Hickson, padroneggia totalmente il tedesco.

Marx esordiva ricordando l’esortazione del Pontefice ad accompagnare più da vicino le persone nelle loro vite individuali, sottolineando che “dobbiamo essere pastoralmente più vicini a coloro, come gli omosessuali, che hanno bisogno di attenzione pastorale e che anche la desiderano”. Quindi “dobbiamo dare incoraggiamento a che i sacerdoti e gli accompagnatori pastorali diano parole di incoraggiamento alle persone nelle situazioni concrete. Non vedo nessun problema in questo. Una questione diversa è come questo possa essere fatti pubblicamente, in una forma liturgica; qui è dove uno deve essere riservato e anche riflettere su ciò in un buon modo”.

L’intervistatrice chiedeva poi, in maniera diretta, se potesse esserci qualche cosa come una benedizione per le coppie omosessuali. Marx rispondeva: “Non ci sono soluzioni generali. Non considera che una soluzione generale sia giusta, perché riguarda la cura pastorale per gli individui”. Ci sono dei casi in cui “non abbiamo regole”, spiegava, “E ciò non significa che non stia accadendo nulla”. Il presidente della Conferenza episcopale tedesca aggiungeva: “Questo realmente devo lasciarlo al pastore locale e all’accompagnamento di quella persona. Uno può pensare su questo in dialogo, e proprio ora una discussione del genere sta avvenendo (un riferimento alle dichiarazioni del vicepresidente, mons. Bode, N.D.R.) , cioè come possiamo affrontare questo tema. Ma io direi che lascerei questo enfaticamente nelle mani del pastore locale, in una situazione molto concreta, e non chiederei regole in merito. Ci sono cose che non possono essere regolate”.

Quindi, se abbiamo capito bene, il cardinale lascerebbe al singolo sacerdote la scelta di benedire o no quello che per la Chiesa è un comportamento e uno stile di vita non solo sbagliato, ma fonte di peccato grave e mortale. Come peraltro hanno ben sottolineato sia l’arcivescovo Chaput che il card. Cordes. Una toppa peggio del buco? A occhio direi di sì. E non a caso il portavoce della Conferenza episcopale ha annunciato che il card. Marx non è disponibile per ulteriori interviste. Ma mi sembra lecito chiedersi Roma dove sia, in tutto questo. E non ci vengano a dire che la confusione la creano i giornalisti, e chi si oppone a questa ordinaria, quotidiana follia. La confusione la crea chi dovrebbe dare indicazioni e chiarezza, e chi, al massimo livello, avendo l’obbligo di parlare, tace.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

PERCHÉ LA MASSONERIA È LUCIFERINA. UN LIBRO DI SERGE ABAD-GALLARDO, CHE È STATO MASSONE PER VENTIQUATTRO ANNI.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, oggi vorrei offrirvi un’intervista apparsa su Famille Chretienne e che riguarda la Massoneria e alcuni rivolti inquietanti di quella organizzazione. Serge Abad-Gallardo è stato massone, in Francia, per ventiquattro anni, prima di mettere nel cassetto il suo grembiulino in seguito a una conversione al cattolicesimo. Ha scritto un libro per raccontare la sua esperienza, Je servais Lucifer sans le savoir (Servivo Lucifero senza saperlo).

Nella sua intervista, Gallardo spiega che “La Massoneria è molto calorosa. Si è accolti a braccia aperte. Ci si entra per trovare delle risposte, perché pretende di portare la luce. Ma contrariamente alla Chiesa, dove le risposte sono comprensibili in maniera semplice, la massoneria offre risposte alambiccate che hanno parecchi significati, perché difende una verità proteiforme”.

Alla domanda se si può parlare di manipolazione, Gallardo risponde in maniera affermativa. “Penso che si possa parlare di manipolazione. E sfortunatamente molti massoni non hanno coscienza. La massoneria utilizza un linguaggio esoterico. Le risposte che da sono accettate tanto più se vengono date sotto il sigillo del segreto. E se non si capisce qualche cosa, ti viene detto: capirai meglio al grado successivo”.

Ma che cosa permette a Gallardo di affermare che la massoneria è al servizio di Lucifero, come indicato dal titolo del libro?

“Ci sono da una parte i rituali ai quali ho partecipato, ma quello non è l’essenziale. Quello che è importante, è quello che non si vede o che non si legge, ma che è fra le righe. Dei simboli massonici fanno implicitamente riferimento a Lucifero. Quando si cerca un po’, si finisce per scoprire questo legame”.

Gallardo afferma di averlo scoperto presto. “Me ne sono reso conto molto rapidamente, dal grado di apprendista, cioè qualche tempo dopo l’iniziazione nel corso di una cerimonia che glorificava esplicitamente Lucifero. Ma mi hanno detto che non era il Lucifero a cui pensavo, che si trattava in realtà del portatore di luce. Il che non è peraltro interamente falso! Non è che molto più tardi, quando ho cominciato a ritrovare il cammino della fede che mi sono posto delle belle domande. Nello stesso modo durante la cerimonia di elevazione al magistero mi è stato mormorato all’orecchio il termine “Tubal Caïn” che rimanda a un’influenza satanica ed è utilizzato nella maggior parte dei riti massonici”.

Alcuni rituali secondo Gallardo non lasciano alcun dubbio. Al trentesimo grado del rito scozzese antico, per esempio, il partecipante deve pugnalare una tiara papale. Se si rifiuta, gli si spiega che non è un gesto cotnro la Chiesa, ma contro Clemente V, il papa che ha perseguitato i templari e che questo non ha niente a che vedere contro l’anticlericalismo.

E secondo l’autore “La massoneria è di sua natura luciferina nel senso dell’orgoglio luciferino. Non ci si celebrano messe nere, non a mia conoscenza, ma il suo obiettivo è di sviluppare un’autonomia esacerbata nel massone, a partire da cui è incline a credersi egli stesso dio. Contrariamente alla Chiesa, che difende il principio di una legge, di una morale naturale, la massoneria professa che non esiste che una morale contingente e fluttuante e favorisce un nuovo ordine sociale dove predomina la libertà individuale, dove la legge sarà l’espressione della società senza rifermenti a una morale o a una legge divina. Il relativismo è la chiave di voltadella sua dottrina”.

Ma esistono logge cristiane? “Sono un’impostura. Alcune logge si dicono persino cristiche, perché il ‘maestro venerabile’ spezza il pane e lo condivide. Poco iporta il nome che portano, guardiamo i rituali che praticano: tutti esoterici e dunque occulti. Ora, tutto ciò che è occulto, magico, divinatorio, è condannato dall’Antico testamento fino a San Paolo. Ricordiamoci che la massoneria è stata condannata a più riprese dalla Chiesa cattolica, ma anche dalla Chiesa presbiteriana di Scozia, daii metodisti americani e inglesi. La Chiesa ha ragione a dire che i due cammini sono antinomici: non si può servire a due padroni. Queste logge si dicono cristiane per attirare i cristiani, ma mirano in realtà all’apostasia dei fedeli di ogni religione, e in particolare a quelli di religione cattolica. Quando un cristiano diventa massone, abiura il suo battesimo senza saperlo dalla cerimonia di iniziazione. L’obiettivo della massoneria, di tutte le obbedienze, è di distruggere la cristianità per sostituirle la religione massonica e i suoi dogmi”.

Sull’influenza della massoneria Gallardo non ha dubbi: “Dal XIX secolo è all’origine di tutte le leggi societarie su divorzio, aborto, eutanasia, matrimonio per tutti. Sono state preparate, scritte e portate in Assemblea dalla massoneria in cui obiettivo è stabilire un ordine contrario all’ordine divino. Il fatto che avanzi sempre meno mascherata è la prova della sua potenza. Oggi le nostre società nuotano nell’ideologia massonica, cioè il relativismo”.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

 

 

LO SCANDALO DEL SILENZIO DI TUTTI, MEDIA CATTOLICI COMPRESI, INTORNO AL PROCESSO PER DIFFAMAZIONE CONTRO DANILO QUINTO.

 

Marco Tosatti

Nei prossimi giorni, intorno al 22 febbraio, se le informazioni che abbiamo sono giuste, un collega pubblicista, Danilo Quinto, verrà giudicato in tribunale con l’accusa di diffamazione. Danilo Quinto è stato nel Partito Radicale dal 1986, ne è stato il tesoriere, lavorando fianco a fianco con Marco Pannella. Poi ha avuto il torto enorme di incontrare una donna, di farsene convertire al cattolicesimo, e di sposarla.

Ha raccontato la sua storia in un libro, “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio”, per i tipi di Fede e Cultura. In questo libro, secondo quanto racconta in un suo articolo Gianluca Venanzi su “L’Intraprendente”  “che il gruppo dirigente radicale di cui aveva fatto parte era «acefalo», e che un membro di quel gruppo dirigente veniva definito «servo sciocco». Entrambe le espressioni erano peraltro scritte in corsivo, quasi a indicare la loro valenza metaforica. Ma ciò che più colpisce è che non si tratta certo di insulti ingiuriosi, al più di pareri che attengono la libertà di opinione del singolo e non possono essere sottoposti a censura né tanto meno a condanna”.

Ed è questo, oltre all’interesse umano per un percorso così tormentato e complesso, e sicuramente, visti i prezzi materiali che Quinto subisce, profondo e sincero, che dovrebbe destare l’interesse del pubblico, e soprattutto di chi fa informazione. Nel 2018 in Italia è possibile dover subire un processo per aver scritto frasi del genere, e forse anche essere condannati, quando ogni giorno sui giornali, sui social e in televisione siamo testimoni di accuse a attacchi di ben altra gravità? Purtroppo temiamo di essere buoni profeti se diciamo che i mass media mainstream, quelli che si stracciano le vesti su ogni ombra di –ismo possibile, specialmente se di realtà assai flebile, non se ne occuperanno; e certamente non in maniera critica, dal momento che la controparte è l’area Radicale, che come sappiamo ha permeato giornali, classe politica e ha allungato le sue propaggini anche sotto il Cupolone. Così come tacerà certamente – speriamo di sbagliarci – l’Ordine dei Giornalisti, che ben dovrebbe riconoscere in accuse del genere un serio attentato alla libertà di espressione e opinione.

Speriamo – e anche qui siamo purtroppo sicuri di sbagliarci – che i cattolici non tacciano. Perché è vero che Danilo Quinto è un uomo scomodo, pieno di spigoli, e che non risparmia le sue critiche alla Chiesa attuale, e anche al Pontefice; tanto che l’agenzia di stampa dei vescovi, quelli a cui affidiamo il nostro 8 per mille ha troncato la sua collaborazione, di cui aveva bisogno per vivere, a causa delle sue posizioni e dei suoi giudizi. L’usuale misericordia della Chiesa dei nostri giorni, e di quella italiana in particolare. D’altronde in una Chiesa in cui il Pontefice considera una “grande italiana” la maggiore abortista del Paese, e un alto prelato elogia altamente lo spirito di Marco Pannella, per non parlare della contiguità del vertice CEI con il partito al governo, è chiaro che Danilo Quinto, così integrale, sì sì –no no, così poco dialogante, crea imbarazzo. Però la sua testimonianza è importante e sincera e va difesa. Perché, torniamo a ripeterlo, è in gioco la libertà di espressione e di opinione.

Per sapere qualche cosa di più su questo personaggio, e le sue vicende, vi consigliamo di leggere

Questo link,

E anche questo.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

 

FFI: ASSEMBLEA DELLE SUORE CON IL VATICANO PER “CONDIVIDERE, ASCOLTARE, COMPRENDERE…”. P. SIANO: DOVEVANO PENSARCI PRIMA…

Marco Tosatti

Cari  Stilumcuriali, torniamo a parlare dello straordinario caso di commissariamento nei confronti dei Frati Francescani dell’Immacolata, che a oltre quattro anni dal suo inizio non è ancora concluso. A più riprese è stato osservato, sia da San Pietro e Dintorni, che da Stilum Curiae che da altre voci anche più autorevoli che un elemento veramente particolare è dato dalla non esposizione delle accuse verso il fondatore, padre Manelli. Abbiamo ricevuto una lettera da padre Paolo Siano, che già ci ha onorati della sua presenza qualche giorno fa. Questa volta si tratta del ramo femminile dell’ordine. Ecco quanto ci scrive padre Siano.

«Caro Dr. Tosatti,

Una fonte confidenziale mi ha riferito una novità interessante sul caso delle Suore Francescane dell’Immacolata (SFI). Mi permetto di condividerla non per mero gossip, bensì per difendere degli innocenti oppressi (i cui appelli e ricorsi canonici sono risultati praticamente vani in quanto ingiustamente e/o ideologicamente inascoltati e/o bloccati…) e per essere di aiuto e di stimolo (nonché di pungolo) a coloro che a vario livello sono e saranno chiamati a fare discernimento sul caso e/o a scriverne la storia.

Partiamo da un antefatto: la sera del 24 gennaio u.s. il sito Corrispondenza Romana pubblica un mio articolo-denuncia, una sorta di estremo ed accorato SOS, dato che le vie ecclesiastiche sembrano bloccate, impraticabili.

Ecco ora la notizia di cui Le dicevo: a mo’ di curiosa coincidenza, uno o due giorni dopo quel mio articolo (dunque tra il 25 e il 26), la Commissaria delle SFI invia alle Suore una lettera datata 25 gennaio in cui annuncia un’Assemblea Generale per il… (ometto la data), a cui parteciperanno anche i vertici del Dicastero che si sta occupando delle SFI.

Lo scopo dell’assemblea sembra potersi riassumere in questi 3 verbi citati: «condividere, ascoltare, comprendere…». Ripeto: «condividere, ascoltare, comprendere…», con tanto di tre puntini sospensivi dopo «comprendere».

Caro Tosatti, alla luce di questi 4 anni e mezzo di Commissariamento dei FFI, e 2 anni e 3 mesi di Commissariamento delle SFI (Commissariamenti che, con la coscienza dinanzi a Dio, reputo ideologici, invasivi e devastanti), mi chiedo che cosa certi ambienti vaticani abbiano ormai da condividere, ascoltare e comprendere, dato che ci hanno trattato, ci stanno trattando (e forse ci tratteranno) come «spazzatura» (1Cor 4,13), avendo appunto ascoltato, compreso, condiviso (quindi avallato, “protetto” e/o “premiato”) i nostri accusatori, specialmente frati, i quali di fatto si sono serviti, e/o hanno avuto l’appoggio, anche di alcuni laici come killers o stalkers mediatici che hanno agito ed agiscono contro di noi ora sotto anonimato ora a “viso scoperto”…

Tra noi FFI, i frati più “premiati”, a cui molto probabilmente si vuol consegnare il futuro dei FFI, sono gli accusatori di fondatori e di noi FFI pro-fondatori: oltre ai golpisti ed acerrimi avversari dei fondatori, ci sono anche quelli apparentemente “mitigati” o “equilibrati”, poi gli “ignavi”, e poi quelli che tra i nostri sembrano aver contratto la “Sindrome di Stoccolma”… Insomma, in vario modo, in sostanza e in tutta verità, abbiamo per Superiori i nostri stessi accusatori, che molto difficilmente ci permetteranno di riabilitare P. Manelli e noi del governo e della formazione pre-commissariamento. Infatti riabilitare noi implica necessariamente che quelli – e non solo loro – debbano fare “mea culpa”… Pertanto dobbiamo essere condannati alla schiavitù, al silenzio perpetuo, ecc. ?

Coloro che si sono ribellati ai Fondatori infangandoli, ora si atteggiano come nostri maestri di obbedienza e spiritualità con parole-chiavi quali Volontà di Dio, Obbedienza, Comunione, Unità, ecc. ecc. Certo, quelle meravigliose parole potevano dirsele allo specchio prima di alzare mano e calcagno (per ora solo in senso figurato ma comunqure effettivo) contro di noi.

Costoro pretendono di zittirci, di obbligarci a consegnare loro la nostra anima (pensiero e volontà), di condividere il loro discernimento depistato e depistante ? Cos’altro ancora permetterà il Buon Dio contro di noi?

Tornando alla lettera inviata alle SFI, a parte l’ermeneutica da fare su quei tre verbi, mi inquietano i tre puntini «…» che seguono al verbo «comprendere». Lasciano intravedere altri verbi. Ma quali ? Alla luce dell’esperienza di questi 4 anni, sono alquanto pessimista. Mi permetto di esprimere piuttosto il mio augurio (ma è un sogno!), che gli altri verbi possano essere: “riparare” (ai mali fatti contro Fondatori, FFI e SFI), “riabilitare”, “ricostruire” (secondo gli intendimenti dei Fondatori). Ammetto che è un sogno… Mi consola il fatto che Papa Francesco ha detto tra l’altro ai giovani, parlando loro col “tu”: «non avere paura di sognare, sogna» e «Spera, sempre spera». Benissimo ! Allora ci provo anch’io, pur non essendo più tanto giovane.

Altro punto interessante di quell’annuncio: si propone alle SFI di non richiedere la dispensa dai voti prima di quell’Assemblea Generale. Con ciò, dunque, si sottintende che molte SFI stanno lasciando l’Istituto... Insomma mi sembra una oggettiva ammissione del fallimento del governo commissariale. Circa la condivisione, l’ascolto e la comprensione, bisognava pensarci bene molto prima, cioè prima di intervenire in modo invasivo sotto la spinta di presupposti ideologici… Le SFI, meglio di me, potrebbero raccontare tante esperienze e sofferenze patite in questi lunghi 4 anni durante i nostri rispettivi Commissariamenti.

Caro Tosatti, vedo la mia Famiglia Religiosa sfasciata e perseguitata da uomini e ambienti di Chiesa che forse ci detestano da anni (su questo ho già scritto qualcosa). Non posso restare indifferente o silenzioso dinanzi al male che si sta facendo a Fondatori, a Frati e Suore difensori dei Fondatori, e persino ad ex frati e ad ex suore (anch’essi monitorati)… Non voglio diventare complice di ciò, né voglio contrarre la “Sindrome di Stoccolma” ossia quella forma di sottomissione-simpatia-alleanza-immedesimazione (quasi amorosa ed unitiva) della vittima col suo carnefice o persecutore. Nel nome dell’Obbedienza non possiamo calpestare i Comandamenti di Dio, quali ad esempio il 4°, il 5°, l’8°… A buon intenditor poche parole.

La Madonna ci aiuti e ci ottenga Pastori secondo il Cuore di Cristo in cui troviamo vera Giustizia e Misericordia. Grazie dell’attenzione».


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA, LA CINA LA REALIZZA. PAROLA DI SORONDO. BRANDI: E I LAOGAI? E IL TIBET? È LA REAL POLITIK VATICANA?

Marco Tosatti

“In questo momento, quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi”.

Qualche mese fa ha visitato la Cina, Marcelo Sánchez Sorondo, l’argentino Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, consigliere del Pontefice. “Ne è tornato a Roma entusiasta”, scrive nella sua intervista Andrés Beltramo Álvarez, che abbiamo trovato solo in spagnolo. 

Ne riportiamo qualche frase, rimandando i lettori al testo integrale.

“I cinesi cercano il bene comune, subordinano le cose al bene generale. Me lo ha assicurato Stefano Zamagni, un economista tradizionale”.

“Ho incontrato una Cina straordinaria: quello che la gente non sa è che il principio centrale cinese è lavoro, lavoro, lavoro. Non c’è altro al fondo, è come diceva San Paolo: chi non lavora non manga. Non ci sono villas miserias, non c’è droga, i giovani non hanno droga. C’è una coscienza nazionale positiva, vogliono dimostrare che hanno cambiato, ormai accettano la proprietà privata”.

Pechino, secondo il Cancelliere, ha numerosi punti di coincidenza con la Santa Sede, fra cui “la difesa della dignità della persona” e segue più di altri l’enciclica Laudato Sì, e in campo ecologico sta assumendo una leadership morale che altri hanno lasciato”.

Abbiamo chiesto a Toni Brandi, Presidente della Laogai Research Foundation, un’organizzazione impegnata nella difesa dei diritti umani e religiosi in Cina, un commento all”intervista.

<Monsignor Marcelo Sánchez Sorondo  della Accademia Ponteficia delle Scienzae ha dichiarato all’intervista con Andrés Beltramo che “In questo momento, i cinesi sono quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa”.

Le sofferenze che hanno affrontato per Cristo migliaia di Vescovi e prelati, le chiese e le case distrutte, le persecuzioni e le sparizioni nei famigerati campi laogai o il fato di eroici prelati come Giovanni Gao Kexian della diocesi di Yantai, Giovanni Han Dingxiang, della diocesi di Yongnian, imprigionato per vent’anni, poi rilasciato ma di nuovo fatto sparire nel 2006, Giovanni Yang Shudao della diocesi di Fuzhou, morto dopo aver passato ventisei anni in prigione, gli ultimi vescovi di Shanghai, il gesuita Giuseppe Fan Zhingliang e altri come si collocano?

E non dimentichiamo il genocidio culturale e le persecuzioni in Tibet, fra il popolo degli Uighuri e le centinaia di campi di concentramento, i laogai dove sono costretti al lavoro forzato milioni di uomini, donne e bambini fino a 16 ore al giorno a vantaggio economico del regime comunista cinese e di molte multinazionali che investono in Cina.

Tutti questi crimini continuano imperterriti. Tutto ciò è normale e permesso per il signor Sorondo?

Tutto ciò non rappresenta un problema e può continuare? Questa è la nuova real politik del signor Sorondo e degli attuali uomini di chiesa?>.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

RVC SCRIVE A NOSIGLIA SUI CORSI DI FEDELTÀ PER OMOSESSUALI. È GIUSTO FAR NUTRIRE UNA FALSA FIDUCIA NELLA MISERICORDIA DIVINA? UNO SVILUPPO: LA DIOCESI DI TORINO FERMA L’INIZIATIVA.

Marco Tosatti

Romana Vulneratus Curia (RVC per amici e nemici) ha scritto a Stilum Curiae addiirittura di domenica, cogliendolo in una piccola vacanza. L’argomento deve essere proprio importante, per far vincere a RVC il desiderio di un meritato riposo alla fine della settimana. E in realtà è così; ma RVC non scrive tanto a Stilum Curiae quanto all’arcivescovo di Torino, Nosiglia, dopo aver letto dei corsi per insegnare la fedeltà alle coppie di omosessuali varate in quella diocesi. Ecco il suo messaggio a mons. Nosiglia (estendibile anche, come scrive, a chi vagheggia di “benedizioni” per uno stile di vita certamente, almeno, problematico. Se San Paolo e altri sono ancora letteratura di riferimento per i cattolici.

Nel pomeriggio l’arcidiocesi di Torino ha diffuso una dichiarazione di mons. Nosiglia, che trovate in calce.

“Caro Tosatti, mi riferisco alla geniale trovata della diocesi di Torino sulle lezioni di fedeltà alle coppie gay ed al commento del sacerdote (don Carrega), investito in tal ruolo dal Vescovo Nosiglia, che dichiara che la legge Cirinnà “ha portato molti frutti, io lo ho visti e li riconosco”. Bene, salviamo la rettitudine di intenzioni del sacerdote, ma indirizziamo questa volta al Vescovo Nosiglia questo commento filiale:

<Eccellenza Reverendissima, la Sacra scrittura insegna che “il timor di Dio è principio della saggezza“ (Salmi 110,10) ed è fondamento di ogni virtù, perciò “se uno non si aggrappa in fretta al timor di Dio, la sua casa andrà presto in rovina“ (Sir. 27, 3-4). Cose da Antico Testamento si commenterà; bene, Gesù Cristo rincara la dose con una considerazione che invito S.E.R. il Vescovo Nosiglia a considerare, cioè dice (piuttosto che temere chi uccide il corpo…) “”Vi mostrerò invece chi dovete temere, temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna, si ve lo dico, temete costui” ( Lc. 12,4). In tal modo, apprendendo a temere più l’eresia (che li avrebbe portati alla dannazione eterna), che non il male fisico, la Chiesa cresceva e si fortificava “e camminava nel timore del Signore, colma del conforto dello Spirito Santo” (Atti degli Apostoli 9,31). Caro Vescovo, poiché anch’io leggo e capisco i discorsi di questo Pontificato, le anticipo e preciso che il santo timor di Dio, non è “terror di Dio”, è il timore filiale di arrecare dolore al Padre, peccando. Dice infatti Sant’Agostino che “dove non c’è timor di Dio regna la vita dissoluta “ (S.Agostino, Discorso sull’umiltà e il timor di Dio ). Vita dissoluta; cosa è mai la “vita dissoluta“, Eccellenza? Non è quella che si abbraccia appena si perde il senso del peccato? Non è quella di chi vuole o accetta un modello di vita pagana e considera naturali le peggiori aberrazioni? Ma secondo lei, chi lascia nutrire una falsa fiducia nella misericordia e bontà di Dio, spiegando che una vita dissoluta “porta molti frutti “, non la preoccupa? I frutti cui si riferisce il suo sacerdote non le paiono frutti amari senza sapore soprannaturale? Ma è un sacerdote o uno psicanalista? Questa presunta “misericordiosa solidarietà” espressa dal suo sacerdote, non le pare solidarietà nel peccato? Un sacerdote non dovrebbe essere strumento di salvezza? L’esistenza dell’Inferno non è un simbolo per l’esortazione morale al buon comportamento, è una verità di fede, definita dal Magistero della Chiesa. Se il “sale perde il suo sapore” che succederà Eccellenza? La pregherei di estendere questa mia filiale preoccupazione anche a S.E.R. il card. Reinhard Marx>”.

Ed ecco mons. Nosiglia:

<<A proposito di alcuni interventi dei media circa l’impegno pastorale di don Gianluca Carrega, sacerdote della Diocesi di Torino incaricato per la pastorale degli omosessuali, è opportuno precisare alcuni punti.
La Diocesi di Torino ha da diversi anni promosso un servizio pastorale di accompagnamento spirituale, biblico e di preghiera per persone omossessuali credenti che si incontrano con un sacerdote e riflettono insieme, a partire dalla Parola di Dio, sul loro stato di vita e le scelte in materia di sessualità.
È questo un servizio che si è rivelato utile e apprezzato e che corrisponde a quanto l’esortazione apostolica «Amoris Laetitia» di Papa Francesco
afferma e invita a compiere: «Desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona indipendentemente dal proprio orientamento sessuale va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei confronti delle famiglie con figli omosessuali è necessario assicurare un rispettoso accompagnamento affinché coloro che manifestano una tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita» (n. 250).
Questo è lo scopo del percorso spirituale di accompagnamento e discernimento proposto in Diocesi. Esso vuole dunque aiutare le persone omosessuali a comprendere e realizzare pienamente il progetto di Dio su ciascuno di loro. Ciò non significa
approvare comportamenti o unioni omosessuali che restano per la Chiesa scelte moralmente
inaccettabili: perché tali scelte sono lontane dall’esprimere quel progetto di unità fra l’uomo e la donna espresso dalla volontà di Dio Creatore (Gen. 1-2) come donazione reciproca e feconda. Questo però non significa non prendersi cura dei credenti omosessuali e della loro domanda di fede.
Per questo il percorso che la Diocesi ha intrapreso non intende in alcun modo legittimare le unioni civili o addirittura il matrimonio omosessuale su cui la «Amoris Laetitia» precisa chiaramente che «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (n. 251).
Alcune pubblicazioni hanno fornito, in
questi giorni, interpretazioni diverse – spesso superficiali, a volte                     tendenziose – che rendono necessario chiarire le caratteristiche e i limiti del lavoro in questo ambito pastorale. Poiché si tratta di persone in ricerca, che vivono situazioni                 delicate e anche dolorose, è essenziale che anche l’informazione che viene pubblicata corrisponda alla verità e a una retta comprensione di quanto viene proposto, con spirito di profonda carità evangelica e in fedeltà all’insegnamento della Chiesa in materia.
Per questo ritengo, insieme con don Gianluca Carrega di cui apprezzo l’operato, che sia opportuno sospendere l’iniziativa del ritiro, al fine di effettuare un adeguato discernimento.
+Cesare Nosiglia
Arcivescovo di Torino>>


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

PADRE NOSTRO. A MILANO C’È CHI RECITA A MESSA LA NUOVA VERSIONE. UN ESPERTO SPIEGA: “TENTAZIONE” È SBAGLIATO, NELLA VECCHIA E NELLA NUOVA.

Marco Tosatti

Stilum Curiae si è occupato qualche giorno fa del Padre Nostro, e delle possibili – saranno discusse dalla Cei in autunno – del fnale della preghiera. Abbiamo ricevuto la testimonianza di un lettore, che ci dice come già in almeno una parrocchia di Milano si precorrano i tempi. Di seguito vi offriamo lo studio di un altro lettore, esperto in greco e latino, che ha insegnato per quarant’anni.

“Egregio Dott. Tosatti,

Di ritorno dalla S. Messa domenicale serale, ho letto sul Suo blog il racconto “La svolta” di Alfonso Indelicato e ciò mi induce a raccontarLe quanto ho vissuto proprio durante la celebrazione della S. Messa di questa sera.

Le scrivo da Milano, dove risiedo da qualche anno dopo aver lasciato la regione nella quale sono nato e cresciuto fino all’età di 23 anni. Milano, si sa, è la locomotiva d’Italia e forse l’unica città davvero europea della nostra nazione. Essa, pertanto, funge spesso da cassa di risonanza di tutte le novità sociali che poi, da qui, si riverberano nel resto del paese. Nulla di particolarmente eccezionale se ciò riguarda abitudini e stili di vita mondani, mentre molto più interessante diventa la cosa se a essere anticipati e amplificati sono i cambiamenti di cui si discuterà nei prossimi mesi in ambito ecclesiale.

Ebbene, proprio questa sera, il sacerdote (vicario e non il parroco) della mia Parrocchia, al momento della preghiera del Padre nostro, ci ha annunciato l’imminente cambiamento della stessa invitandoci, al contempo, a seguirlo già da questa sera stessa nell’utilizzo della nuova espressione “e non abbandonarci alla tentazione” in luogo della vetusta “e non indurci in tentazione”. Da cattolico fedele al depositum fidei ho iniziato a mugugnare tra me e me alle parole del presule, ma fatto sta che questi, dopo aver fatto salire e preso per mano due ministre straordinarie che hanno successivamente partecipato alla distribuzione dell’Eucarestia in una chiesa tutt’altro che gremita, ha pregato il Padre nostro interpolandolo con la nuova traduzione. Dal canto mio sono rimasto fedele al testo insegnatomi fin da quando ero bambino e ho alzato il tono della voce al momento di chiedere a Nostro Signore di non indurmi in tentazione, con la speranza che i miei vicini di banco sentissero la dissonanza rispetto alle parole del celebrante. L’episodio mi ha sorpreso molto perché il sacerdote, che è sempre molto attento ai temi liturgici e che ha spesso pronunciato omelie profonde e toccanti ispirate ai veri valori evangelici, non si era mai presentato a noi fedeli come un presule “d’assalto” della nuova riforma ecclesiastica”….

Ed ecco il parere di un esperto di latino e greco.

 “NON ABBANDONARCI ALLA TENTAZIONE”?

(Di Tommaso Guida)

Ho insegnato per quaranta anni Latino e Greco nei licei statali e, di fronte alla traduzione adottata dalla CEI del “non indurci in tentazione” in “non abbandonarci alla tentazione”, sono rimasto fortemente deluso, in quanto – a mio giudizio – la trovo inesatta; oltretutto, condurrebbe ad una interpretazione fuorviante ed evangelicamente insostenibile.

Mi spiego :

1) Il testo greco, che ci è stato trasmesso, è di per sé una traduzione : infatti Gesù non parlava in greco, bensì in ebraico/aramaico. Di conseguenza, Matteo e Luca hanno dovuto operare una trasposizione in lingua greca, e, quindi, è stato necessario scegliere tra i vocaboli a loro disposizione.

Guardiamo per es., a peirasmòs. Tale termine significa ‘prova, esperienza, esperimento’.

2) Lasciando da parte, per ora, S.Gerolamo, il cui ‘in tentationem’ ci porterebbe diritto a ‘tentazione’, consideriamo gli altri termini che in greco hanno il significato di ‘prova’.

Tra essi troviamo, ad es., bàsanos, tekmèrion, réhtra, élenkos, deīgma.

Eliminiamo subito réhtra, che significa “prova di gara”; eliminiamo élenkos = fornire una prova, mezzo di contestazione ; eliminiamo altresì deīgma = confermare con prove; eliminiamo ancora tekmèrion = da un indizio ricavo una prova. Escludiamo anche bàsanos = proviamo l’oro.

Resta peirasmòs: l’espressione, ad es., peîran dìdomi significa “dar prova di fedeltà, di amicizia”, ecc.

Ecco perché peirasmòs non può essere tradotto in italiano con “tentazione”.

3) Il rapporto tentationem/ peirasmòs viene spiegato chiaramente, ad es., con la prova – che è una vera e propria sfida – che il diavolo propone a Gesù nel deserto : se tu sei il Figlio di Dio, dammi prova, dimostrami, di esserlo trasformando queste pietre in pane, ecc. “Tunc Iesus ductus est in desertum a Spiritu, ut tentaretur / (peirastènai) a diabolo (Mt 4,1) ; et tentabatur / peirazòmenos (Mc 1,13) a satana”.

4) Anche Gesù può essere peiràzon: lo troviamo esplicitamente in Gv 6,6 ss. (moltiplicazione dei pani), lì dove Gesù intende verificare la fede degli apostoli nei Suoi confronti : ‘Unde ememus panes, ut manducent hi? Hoc dicebat autem tentans eum (sc. Filippo) : touto de élegen peiràzon autòn.

5) Consideriamo adesso l’ “in tentationem” usato da S.Gerolamo: risulta, a questo punto, che egli ha rispettato pienamente il termine greco, in quanto temptatio significa – oltre che ‘tentazione’ – prova. Es : temptavi quid in eo genere possem; ossia : verificai, misi alla prova, le mie capacità (Cic. Tusc. 1,7).

Gerolamo, osserviamo, conosceva bene non solo il latino e il greco, ma anche l’ebraico.

6) Ci domandiamo, a questo punto, per quale motivo “in tentationem” è stato tradotto, in italiano, “in tentazione”, lasciandoci nell’equivoco, quasi che il Signore potesse/possa indurci in tentazione.

La realtà è che la Chiesa, una volta abbandonato il greco, e utilizzando esclusivamente il latino, ha seguito, nel corso dei secoli, soltanto la Vulgata geronimiana, sicché ha tradotto in italiano, diremmo noi pari pari, quasi come un calco, tale parola, più per il suono che per il senso e il significato, non considerando più il testo greco, ormai in disuso.

7) Me eisenénkes hemàs eis peirasmòn. Si tratta di un congiuntivo aoristo, che ha una sfumatura tra l’imperativo negativo e l’ottativo. E’, cioè, una sorta di preghiera rivolta al Padre, come per dire: per favore, ti prego, non….S.Gerolamo – osserviamo – ha tradotto letteralmente il me eisénenkes in “ne nos inducas”: eis = in, me eisénkes = ne in-ducas.

Quindi: non “non intro-durci nella prova”, bensì non farci entrare.

Si chiede al Padre di non metterci alla prova, in quanto ci rendiamo conto di essere deboli se messi alla prova. Infatti Gesù ha detto: “Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione (=prova)”: ina me eiséltete eis peirasmòn (Mc 14,38); e spiega: to men pnéuma pròtumon, é de sarx astenés.

8) Per concludere : che peirasmòs significhi prova ce lo spiega lo stesso Gesù: “Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove (Lc 22,28)”: en tois peirasmõis / in tentationibus.

Da considerare, inoltre, che lo stesso Sommo Poeta, Dante Alighieri, nell’XI canto del Purgatorio, il canto dei superbi, nella parafrasi del Padre Nostro, usa l’espressione “Nostra virtù che di leggier s’adona, / non spermentar cò l’antico avversaro” (vv. 19-20), che i commentatori spiegano : “Non mettere alla prova la nostra virtù” (v. Bosco-Reggio ; T. Di Salvo ; G. De Rienzo, ecc.).

  Pertanto, nel passaggio traduzione > interpretazione > resa in italiano, il testo – a nostro giudizio – risulta: “Non ci esporre alla prova, ma liberaci dal Maligno”.

Sì, perché noi, nella nostra sicumera, siamo sempre pronti a dire, come Pietro, “Signore, anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò mai”. Ma poi…

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PEZZO GROSSO STUPITO DA UN ARTICOLO DELL’O.R. DOVE SI PARLA DI UNA SOLA CASA PER TRE RELIGIONI. SENTE ODORE DI SINCRETISMO ROSACROCE…

Marco Tosatti

Stilum Curiae ammette che questo articolo a pagina 7 dell’Osservatore Romano del 31 gennaio 2018 gli era proprio sfuggito. Colpevolmente, forse, ma è così. Non è sfuggito però all’attentissimo Pezzo Grosso, che ha inviato un commento a spron battuto. Eccolo.

“Sempre più caro Tosatti, l’Osservatore Argentino, o come lo ha definito un simpatizzante americano “Myopic and partisan Observer”, ha pubblicato oggi (ieri per chi legge, N.d.R.) a pag. 7 un articolo: “Una sola casa per tre religioni” (soprattitolo: <A Berlino muove i primi passi il progetto House of One>). In pratica il progetto House of One consiste nel riunire in un unico tempio le tre religioni monoteiste. Come la sala di culto negli aeroporti internazionali (hall of religious worship). La definizione House of One ricorda un po’ la Città di Dio di Sant’Agostino, dove il grande santo auspicava si riunissero tutte le anime e le società. Leone XIII lo ricorda nell’Enciclica Humanum Genus. Dando per certo che i lettori di Tosatti sappiano già tutto e ben più di me (basta leggere i commenti), non darò tante spiegazioni sullo spirito della House of One che non è altro che il famosissimo sincretismo delle tre religioni monoteiste affinché si realizzi la “religione universale” progettata da secoli dalla gnosi esoterica. Si pensi che anche i mitici Rosacroce nel XVII secolo volevano fare il Concistoro Universale per generare la Chiesa Generale Comune, in un solo tempio, ove far confluire la chiesa evangelica di Roma, la chiesa mosaica di Gerusalemme e la chiesa maomettana di Medina.

Ma con quale obiettivo vero si progetta da secoli la realizzazione di questa specie di federalismo religioso? Ed ecco il punto chiave su cui riflettere e far riflettere quei (pochi) preti rimasti che hanno ancora fede: l’obiettivo unico e vero è L’ELIMINAZIONE DEI DOGMI CATTOLICI, altrimenti sarebbe impossibile creare una super religione universale adogmatica pronta a essere trasformata in religione esoterica. Qualcuno sostiene che all’interno dell’ONU ci sia un organismo segreto chiamato ORU (Organizzazione Religioni Unite) che si occupa da decenni di sostenere, anche finanziariamente, il convincimento che nel mondo globale si devono omogeneizzare, grazie al dialogo ecumenico, le fedi religiose, perché la tolleranza e   l’unità religiosa sono il vero bene da perseguire per poter arrivare pian piano alla “religione scientifica”. E sapete quale è l’indicazione ultimamente suggerita? Rivalutare e far studiare nei seminari Teilhard de Chardin, che oltre ad argomentare sulle teorie evoluzionistiche, pare sapesse far intendere la necessità di fare evolvere all’estremo anche l’ecumenismo, con l’intento di riunire tutti i fratelli separati, tutti, anche quelli di cui si occupa il card. Ravasi. Progetto da alchimista seicentesco che voleva fondere la croce con il triangolo… E tutto questo è roba vecchia; ciò che incuriosisce è: come mai oggi fa dei passi cosi giganteschi tanto che persino l’Osservatore Argentino lo degna di tanto riguardo?”.

Pezzo da novanta.


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