GENOCIDIO ARMENO, TROVATA A GERUSALEMME LA “PISTOLA FUMANTE”. OGGI IN TUTTO IL MONDO SI RICORDA LO STERMINIO.

Marco Tosatti

Centodue anni fa a Costantinopoli cominciava con il massacro di intellettuali, uomini politici e gente comune il genocidio degli Armeni, il primo del secolo dei genocidi, l’evento da cui Hitler e i suoi complici avrebbero tratto ispirazione e know how per il massacro degli ebrei. Quest’anno la data, che viene ricordata in tutto il mondo dalle comunità e dalle Chiesa armene è segnata da una scoperta particolare e particolarmente importante. Taner Akcam, uno studioso di storia che insegna negli Stati Uniti, nell’università del Massachusetts, ha reso noto di aver portato alla luce e decifrato una prova decisiva per assegnare al governo centrale turco dell’epoca la responsabilità dello sterminio.

La Turchia porta avanti da sempre una politica negazionista attiva e aggressiva. È di qualche settimana fa la notizia che l’Ambasciata di Turchia in Italia ha inviato una lettera a diversi sindaci italiani per intimare loro di non usare più la parola “genocidio” per definire le stragi avvenute dal 1915 al 1919, costate la vita a un milione e mezzo di armeni cristiani. L’ultimo comune italiano che aveva riconosciuto il genocidio armeno, con una delibera comunale, è stato Agnone, in provincia di Isernia. Molti altri comuni hanno già preso questa decisione.

Ne ha parlato Il Messaggero 

L’ambasciatore, con un’iniziativa che è certamente assimilabile a un’interferenza e un’ingerenza improprie, consiglia ai comuni di “astenersi a prendere parte a iniziative unilaterali”. E’ una mossa diplomatica che avrebbe meritato un richiamo ufficiale da parte della Farnesina, di cui però non si ha notizia; e sembra improbabile che Alfano trovi il coraggio necessario a farlo. Nonostante che nel1987 il Parlamento Europeo abbia votato una Risoluzione in cui si riconosceva che “durante la Prima Guerra Mondiale i massacri perpetrati dalla Turchia costituiscono crimini riconosciuti dall’Onu come genocidio. La Turchia è obbligata a riconoscere tale genocidio e le sue conseguenze”. Risoluzione ribadita anche il 15 aprile del 2015 in cui si deplorava “fermamente ogni tentativo di negazionismo”.

Adesso Taner Akcam, della Clark University, ha aggiunto un elemento fondamentale alla massa di prove che testimoniano come la distruzione della più grande comunità cristiana del Medio Oriente fosse stata pianificata, e non frutto di circostanze casuali, per quanto drammatiche, come sostengono i negazionisti. Akcam ha trovato nell’archivio del Patriarcato Armeno di Gerusalemme uno dei telegrammi cifrati con gli ordini relativi al massacro. Subito dopo la fine della guerra i processi svoltisi in Turchia portarono all’incriminazione di numerosi responsabili, fra cui Behaddin Shakir. La prova fondamentale fu un telegramma in codice, poi decifrato. Ma negli anni successivi, con l’inizio della politica negazionista il telegramma e altre prove, fra cui testimonianze giurate, scomparvero, lasciando gli storici in difficoltà. “Questa è la pistola fumante”, ha dichiarato al New York Times Taner Akcam. Il telegramma, in codice, inviato da un alto ufficiale a Erzerum, chiedeva notizie a un suo collega sul campo su come stessero procedendo deportazione e massacro degli Armeni nell’Anatolia orientale. Shakir fuggì in Germania, prima di essere processato, ma fu ucciso da due armeni le cui famiglie erano state distrutte nel Genocidio.

C’è molta attesa per vedere in che modo Donald Trump affronterà il problema del riconoscimento o meno del Genocidio armeno. Obama promise di farlo, ma per due mandati consecutivi si rimangiò la promessa. Il riconoscimento del genocidio armeno, Mètz Yeghern, il Grande Male, in armeno, è un problema anche in Israele. Nei giorni scorsi la Knesset ha rinviato la discussione sull’eventuale riconoscimento del genocidio Armeno per non creare problemi nei rapporti con la Turchia.

Ecco il link all’articolo del New York Times



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”.  Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.

Se volete ricevere i nuovi articoli del blog, scrivete la vostra mail nella finestra a fianco.

L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Se invece volete aiutare sacerdoti “scomodi” in difficoltà, qui trovate il sito della Società di San Martino di Tours e di San Pio di Pietrelcina

IMAM TURCO: GIOCARE A SCACCHI PEGGIO CHE MANGIARE MAIALE. GLI SCACCHISTI SONO PIÙ PRONTI A MENTIRE. “MALEDETTI”.

Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

Marco Tosatti

Anche gli scacchi sono haram? Sembrerebbe di sì, dopo che un telepredicatore turco molto popolare e famoso si è scagliato con virulenza contro questo gioco, che agli occhi di tutti pare innocente.

E invece no. Ahmet Mahmut Ünlü, conosciuto anche con il nome di Cübbeli Ahmet Hoca, sostiene che questo passatempo è più peccaminoso, per un musulmano di giocare d’azzardo o mangiare maiale. E scusate se è poco…

Hoca, una figura di notevole influenza nel mondo religioso turco, ha affermato secondo il quotidiano Hurriyet che i giocatori di scacchi sono “maledetti”, e ha rincarato la dose, dicendo che “la maggior parte di quelli che giocano a scacchi sono mentitori”.

“Giocare a scacchi è peggio che giocare d’azzardo o mangiare maiale”, ha tuonato. “La gente che gioca a scacchi è più disposta a mentire degli altri. La gente che gioca a scacchi non saprà forse dire la shahada mentre sta morendo”. La Shahada, la testimonianza, è la dichiarazione di fede nell’islam: “Testimonio che non c’è dio all’infuori di Allah, e che Maometto è il suo profeta”.

“La gente che gioca a scacchi è maledetta”; e ha proposto che invece di affrontarsi davanti a una scacchiera quel particolare tipo di peccatori “conti i grani del rosario di preghiera”.

La Federazione degli Scacchi turca ha detto che prenderà iniziative legali contro Hoca, giudicando “inaccettabili” i suoi commenti. “Abbiamo iniziato un procedimento legale contro quelle affermazioni senza fondamento che colpiscono migliaia dei nostri giocatori e le loro famiglie, in un momento in cui abbiamo più bisogno che mai di unità, pace e della filosofia degli scacchi”, legge un comunicato della federazione.

Non è la prima volta che un telepredicatore turco espone teorie bizzarre. Nel 2015 Mücahid Cihad Han ha toccato il delicato tema della masturbazione, affermando che gli uomini che la praticano avranno le mani gravide nella vita futura.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

SANTA SOFIA HA UN IMAM. È UNA MOSCHEA. CURDI, ARMENI: IL GENOCIDIO NEL 1915 COMINCIÒ COSÌ…

 

hagia

Marco Tosatti

Il regime laico di Kemal Ataturk, che cercava di rendere la Turchia più europea e meno asiatica, 80 anni fa decise che Santa Sofia sarebbe stata un luogo neutrale da un punto di vista religiosa. La splendida basilica bizantina, trasformata in moschea dopo la conquista di Costantinopoli divenne un museo.

Nei giorni scorsi il governo turco dell’islamista Recep Tayip Erdogan ha stabilito che Santa Sofia avrà un imam permanente. Già all’inizio dell’anno il governo aveva annunciato che il richiamo alla preghiera sarebbe stato intonato due volte al giorno dal minareto che i turchi si affrettarono a costruire dopo la conquista, per fissare in maniera tangibile e visibile che l’islam è superiore al cristianesimo.

imam

Adesso, con questa nuova misura, l’appello alla preghiera verrà lanciato cinque volte al giorno; e la presenza di un imam farà sì che Santa Sofia possa funzionare come qualsiasi altra moschea del Paese.

Non è un bel segnale, per la Turchia laica e democratica, e per le minoranze religiose. Mentre è un segnale agghiacciante la decapitazione della guida politica legale curda nel Paese. E’ un’operazione che ha fatto passare un brivido lungo la schiena di chi ricorda che cosa è successo dal 1915 in poi in Turchia: il genocidio armeno, il primo del secolo dei genocidi. Che ebbe inizio, il 24 aprile 1915, proprio con l’arresto degli esponenti politici e parlamentari armeni. E si chiuse con lo sterminio di un milione e mezzo di persone.

Non a caso il Consiglio per la comunità armena di Roma “Apprende con sgomento la notizia della retata notturna che ha azzerato la classe dirigente del partito curdo Hdp e portato all’arresto di deputati e dirigenti. Esprime preoccupazione per l’ennesima azione autoritaria del governo turco che sta portando la Turchia sull’orlo della dittatura”.

Ricorda il Consiglio che “La repressione nottetempo della leadership curda ricorda molto da vicino quella a danno della comunità armena di Costantinopoli che …il 24 aprile 1915 diede inizio alla campagna genocidaria del governo ottomano. Il Consiglio esprime solidarietà alla comunità curda in Italia e rinnova la sua vicinanza a quella componente democratica della società turca che non condivide quanto sta accadendo nel proprio Paese”. Per un’atroce ironia della storia, bisogna ricordare che nel 1915 i curdi furono usati dal governo turco per sterminare gli armeni, fatto di cui la comunità curda ha fatto ammenda in passato, riconoscendo quelle responsabilità storiche.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


L’articolo vi ha interessato? Condividetelo, se volete, sui social network, usando gli strumenti qui sotto.

E iscrivetevi alla newsletter per gli aggiornamenti, qui a fianco.