Studiare Dugin per Comprendere la Mentalità del Potere in Russia. Matteo Castagna.

1 Giugno 2024 Pubblicato da 12 Commenti

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Matteo Castagna, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni su un personaggio culturale di grande rilievo nella Russia odierna. Buona lettura e condivisione.

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di Matteo Castagna
 
Alexandr Dugin è, forse, il filosofo contemporaneo più conosciuto e controverso perché molti analisti lo considerano l’ispiratore di Vladimir Putin, che è al centro dei grandi mutamenti geopolitici ed economici, cui stiamo assistendo.
Studiare le sue opere e seguire i suoi articoli risulta molto importante per chi voglia capire la Russia più profonda dei suoi uomini di Potere, non quella stereotipata dai media o dalla mentalità di chi è ancora fermo al periodo del regime comunista, imploso perché ideologia intrinsecamente perversa, totalitaria, affamatrice e materialista, figlia del soggettivismo hegeliano, che Marx ha interpretato in maniera fallimentare e Stalin ha cercato di applicare con la repressione, la povertà nazionale, la violenza e l’odio.
Il pensiero di Dugin viene, spesso, accostato a quello dell’italiano Julius Evola (1898 – 1974). Lo stesso Dugin gli dedica il suo libro “Soggetto radicale”, connotando Evola come “aurora”, ovvero figura fondante di questo processo ideale. Nella sostanza, per comprendere Dugin, serve capire Evola e, prima ancora, Nietzsche, per giungere alla piena consapevolezza di quel pensiero che deve precedere l’azione. Il filosofo russo riprende spesso Heidegger soffermandosi sull’assunto: “il tempo scorre dal futuro verso il presente”. Sul piano politico è una bella affermazione di lungimiranza.
 
Dugin, come Evola e Nietzsche ritengono necessario sperimentare un “neo-sciamanesimo-futurista” per risvegliare uno spirito veramente rivoluzionario che serva a sostanziare l’istanza neoimperiale. Come scrive il giornalista, mitografo e saggista Giacomo Maria Prati nel suo “Dugin versus Dugin – gnosi Impero Rivoluzione, la via russa all’apocalisse gnostica” (Ed. Libreria Europa, 2024, con prefazione di Lorenzo Maria Pacini), “l’essenza rivoluzionaria di Dugin si fonda sul suo “riprendere da sinistra” Evola, cioè assumere il suo sperimentalismo esistenziale, liberandolo dall’antibolscevismo e dal rifiuto del 1789″, propri del pensiero e delle opere evoliane, ossia il miglior Evola, da cui molti spunti ed analisi si possono cogliere in una autentica visione politica completa, rigorosa e sempre valida nel tempo in “Rivolta contro il mondo moderno” e “Cavalcare la Tigre”.
“Evola individua la superiore e ulteriore sintesi nell’ idealismo magico, anticipato da Novalis, Fichte, Holdering, Schelling e pone in essere una nuova forma, estrema, olistica, integrale, ultima, di idealismo magico”, così profonda da superare la dialettica hegeliana, aprendo alla trascendenza e alle ritualità spiritualiste, nella loro prassi iniziatica, attraverso quella esoterista.
“Sia Evola che Dugin possono riconoscersi quali “alchimisti sociali-esistenziali”, laddove per entrambi il “Pensiero-Vita” è “Alchimia e Rivoluzione”. Accettando la morte di Dio e la morte dell’uomo, inteso come essere pensante ed agente, Dugin proietta il suo pensiero nell’ “Oltre-uomo” simile al “Superuomo” di Nietzsche ed all’ “Uomo Nuovo” di Evola, per quanto quest’ultimo rimanga in un’ottica organica legata alla tradizione ed alla consuetudine, quindi sia più concreto, comprensibile e adeguato al popolo italiano degli altri due.
Quando Dugin scrive ne “I Templari del Proletariato” che occorre “recuperare Marx da destra ed Evola da sinistra” si pone di fronte alla realpolitik in maniera assolutamente pragmatica, formulando una nuova “filosofia del sociale” che si pone all’opposto dell’approccio cattolico e della sua Dottrina Sociale.
Il cuore magico-esoterico di una filosofia totalizzante e, certamente originale, dopo che non abbiamo avuto per tanti anni un’elaborazione di filosofia politica, desta curiosità perché la sua originalità è affascinante. Appare, anche, di comprensione non immediata, quanto all’ essenza dell’ “Oltre-uomo”, che recuperi il Mito greco, immagini orfiche, visioni apocalittiche, letteratura russa, mettendo assieme Hegel, Iperborei, Aristotele, l’Ortodossia, Niccolò Cusano, Massimo Cacciari, Evola, lo sciamanesimo presocratico, l’Alchimia, Heidegger, in ottica post-nicciana.
Per chi scrive si tratta di un’operazione che rischia di giungere all’ irrealizzabilità perché vuole far convivere gli opposti, divenendo paradossale. Il “né vero né falso” del Mito della Praxis è già stato ampiamente superato nel Medioevo dal realismo tomista, che mai concorderebbe con chi afferma: “non basta che il sacro venga a noi, dobbiamo soggiogarlo, vincerlo” (A. Dugin, “Il Soggetto Radicale”).
Ad osservare attentamente gli studi e le conclusioni cui arriva Alexandr Dugin è indispensabile fare il paragone con la concezione gnostica dell’eternità. “L’essenza etno-esoterica dell’opera di Dugin richiama il fascino mitico del popolo-spazio-tempo cosacco. Dugin è un “cosacco gnostico” in quanto anarca solare e iniziato selvaggio […] che ricorda un popolo che dorme cavalcando sonni sciamanici di gloria, celatosi per secoli incontaminato nelle foreste e nelle foschie delle steppe, capace di accendersi improvvisamente con la forza degli uragani e l’implacabilità del fuoco” – scrive Prati – aggiungendo che tali luoghi, abitati da un’immaginazione dirompente, sono già Gnosi”.
“La figura di Cristo – prosegue Prati con acuta osservazione – appare decentrata rispetto alla centralità del divino Pleroma (visione impersonale e cosmista) e rispetto anche al tema della Sophia originaria e decaduta-chiamata al ritorno redentivo. La “redenzione” gnostica non è la redenzione cattolica incentrata sull’Incarnazione di Cristo e sulla Croce. Per ogni “gnostico-rivoluzionario” il futuro è la dimensione dell’attesa della Liberazione ontologica che completi il ciclo-cerchio cosmico-redentivo”. […]
La logica gnostica a livello teologico genera una sequenza di piani divini, una vera e propria “serie di dei”, uno all’interno dell’altro, secondo un processo emanazionistico di probabile origine neoplatonico-iranica”.
La mitosofia duginiana è fortemente influenzata dalla Kabala ebraica: la coppia Leviathan-Behemoth, l’Enoch di luce e l’Enoch oscuro, l’angelo Metraton e l’anti-Cristo. Tutto è duale e dialettico dove l’Uovo cosmico guénoniano deve “aprirsi verso il basso, dal basso” per permettere l’Apocalisse-Rivelazione finale, che porterà, solo allora, alla nuova età dell’Oro, mediante l’attraversamento di un abisso ontologico tenebroso”.
“La gnosi di Dugin consiste nel saper padroneggiare in senso ascetico-magico “la decostruzione quale arma principale dell’ Eurasiatismo”, per rivivere in se stessi una assialità cosmo-etica e risalire la corrente demiurgica fino alla liberazione finale”.
Anche alla Verità, importantissima per la nuova Rus’ sognata da Dugin, pare assumere nelle sue opere un senso gnostico-processuale a cui possiamo attingere solo sciamanicamente-sperimentalmente e non in modo deduttivo o speculativo. Si tratterebbe dunque di intraprendere un percorso iniziatico-evolutivo graduale di illuminazione.
 
Pertanto non c’è posto per Cristo nel pensiero di Dugin, se non nel senso gnostico in cui Gesù e lo Spirito Santo servono come tappa nuziale intermedia per facilitare uno sviluppo la cui Dialettica risiede nel Pleroma e che appare indipendente e autonoma, se non il vero dio gnostico.
Per concludere, Maurizio Blondet nel suo “Adelphi della dissoluzione” ci fa comprendere che nel “Soggetto Radicale” il filosofo russo presenta due tipiche peculiarità della Gnosi ebraico-ellenistica:
“1. un Dio-Assoluto” enigmatico-inconoscibile-ineffabile riservato a pochi illuminati;
 2. un sistema di potenze psico-spirituali da usare teurgicamente e dominare mitogonicamente per una elevazione iniziatica che giunga all’auto identificazione con tale “dio-Totalità” androgina e olistica. Tra queste polarità ecco la sacralizzazione dell’eros quale potenza-energia da adoperare in senso magico.
Resta, infine, da dire che “l’essenza del pensiero filosofico di Dugin è politica”, che comprende molto bene gli errori liberisti del mondo occidentale, che diviene, in alcune sue forme, un potere totalitario ed elitario, talvolta repressivo, imperialista e amorale, sulla cui pars destruens difficilmente si può non concordare, ma non si deve dimenticare che il suo pensiero è essenzialmente hegeliano, che vede necessariamente come fine ultimo la logica neo-imperiale, tramite la centralità della Dialettica come motore del divenire, una visione totalizzante sull’umanità, la possibilità di sintetizzare gli opposti in nuove fasi storiche, dove riproporre l’idea utopistica dell’ “Uomo Nuovo-Totale”.
“Alla sua causa – come scrive Prati – tutto può apparire utile: l’angelismo e l’esicasmo ortodosso, l’apocalitticità degli anabattisti, l’irrazionalismo magico di Evola, il tradizionalismo sincretistico di Guénon, lo spirito dionisiaco dei chly-sty (da cui veniva il “profeta-mago” Rasputin), il cesaropapismo bizantino, il rifiuto dell’Occidente quale falso Mito proprio dei Vecchi Credenti russi, l’anti modernità degli asceti erranti di Dio o “pazzi di Dio” (gli “starec” delle foreste), il Mito post-bizantino della Russia quale Terza Roma messianica e apocalittica” – prosegue Giacomo Maria Prati con grande lucidità.
La contraddizione più eclatante è data dal contrasto tra la Quarta Teoria Politica duginiana, che mira alla sintesi selettiva hegeliana-baconiana per cui si dovrebbe prendere il meglio delle ideologie novecentesche, al netto di razzismo, materialismo, colonialismo, ecc. e le altre opere di Dugin, come i Templari del Proletariato e il Soggetto Radicale, dove l’autore rimane molto vicino al comunismo ed al bolscevismo, visti come fattori rivoluzionari-apocalittici ed evolutivi, essenziali per la Russia e per il suo voler tornare Impero. Di cui noi, però, su questi presupposti, non vorremmo essere sudditi.

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12 commenti

  • Bibliomane ha detto:

    Ì libri possono costruire degli steccati ideologici.
    Qualche tempo fa lessi su corrispondenza romana una storia cattolica del Patriarcato di Mosca.
    Quei 4 articoli dimostravano inequivocabilmente che lo storico scrittore non era assolutamentr super partes.
    Ovvero la storia descriveva i fatti e gli avvenimenti solo dal punto di vista romano (ma che pretese potevo avere se il blog si chiamava corrispondenza romana ?)
    Uno storico autentico avrebbe dovuto presentare anche il punto di vista del patriarcato di Mosca che, nel corso dei secoli ha anche prodotto santi fedeli allo Spirito Santo come Serafino di Sarov , santi vescovi come Ignatij Briamcanimov o santi monaci come quelli di Optina Pustin.
    E perche’ dovremmo leggere la storia della rivoluzione scritta da un gesuita ? Anche generali cosaccbi, peraltro piu’ vicini al potere imperiale di quanto fosse un gesuita, potrebbe aver descritto in un romanzo quello che accadde in quei giorni. Sto parlando del libro del generale Krassnoff “Dall’aquila imperiale alla bandiera rossa ” ripubblicato di recente in francese da una casa editrice di Ginevra , mi pare si chiami editions des syrtes.

  • Luca Foglia ha detto:

    Buonasera,
    mi soffermerei di più sulla figura di Sergey A. Karaganov per meglio comprendere le idee che circolano al Kremlino. Dugin non ha mai avuto ruoli operativi, in Russia assai pochi lo ritengono una guida per Putin.
    Cordialmente

  • Carlo ha detto:

    Per capire la natura della Russia in nostri tristi giorni, dove tanti cattolici sedicenti conservatori vedono in un Ex KGB il katechon, raccomando la lettura del libro The fall of the Russian empire, del gesuita Edmund A. Walsh, 1928, che ha vissuto di persona durante 4 anni la Russia di Lenin e ha studiato profondamente la sua storia. La lettura è anche utile per ricordare che in quel tempo c’erano ancora gesuiti intellettualmente onesti. Più lontano da Bergoglio impossibile. È in questi testi che sopravvive lo spirito cattolico, ucciso in nostri giorni dalla gerarchia vaticana.

  • Tallaleo ha detto:

    Vien detto nell’articolo che non c’e’ posto per Cristo nel pensiero di Dugin.
    Mi domando : c’e’ forse qualche traccia della tradizione ortodossa o l’ortodossia e’ per Dugin questa sconosciuta ?
    Ah , dimenticavo : la guerra civile… quella che sconvolse la russia zarista dopo la presunta abdicazione dello zar.
    Ed il permesso , accordato dai bolscevichi ai nobili russi , al clero fedele allo zar di raggiungere l’occidente , la Francia in primis, ma anche i paesi tradizionalmente ortodossi come la Jugoslavia o le altre nazioni balcaniche, la Danimarca, l’Inghilterra, ed anche i paesi oltremare cioe’ le Americhe.
    E con i nobili e il clero furono cacciati anche i filosofi. Sembra che addirittura una nave fosse stata organizzata per loro.
    E i pensatori ortodossi fiorirono in Francia.
    Hanno posto , nel pensiero di Dugin, Evdokimov, Afanassiev. Berdjaev . ecc. ?

  • giovanni ha detto:

    Gnosi a sfondo neo sciamanico- futurista contro gnosi kabalista sionista, se ho ben capito. Insomma per farla breve siamo tra due fuochi. Prospettiva ” magnifica ” direi, per cui evito alla mia immaginazione proiettarsi in un simile scenario.

  • Paco ha detto:

    Vorrei far giungere al dottor Giacomo Maria Prati tramite la cortesia del dottor Tosatti alcune semplici considerazioni.
    Il suo punto di partenza consiste nel libercolo di Maurizio Blondet GLI ADRLPHI DELLA DISSOLUZIONE.
    L’acquistai molto tempo fa , lo lessi e nom ci trovai nulla di assolutamente coinvolgente .
    Se Blondet parte da una definizione della gnosi corretta per quanto riguarda il primo secolo del cristianesimo chi ci puo’ garantire che quella cosiddetta gnosi sia la stessa di coloro che si autodefiniscomo gnostici oggi ?
    Spesso ci troviamo di fronte a persone con conoscenze tecniche di un discreto livello ma piuttosto ignoranti di storia della filosofia. Istituti tecnici commerciali , per geometri o industriali forniscono ai loro studenti competenze tecniche ma non certo filosofiche.
    Quindi mi dica , dottor Prati, chi pensa di illuminare con i suoi attacchi antignostici ?

    • Balqis ha detto:

      “Quindi mi dica , dottor Prati, chi pensa di illuminare con i suoi attacchi antignostici ?”.
      A domanda rispondo: i fessi.
      **************************
      Il Prati è il logorroico compare del “giornalista d’inchiesta” che ha fatto una sola inchiesta (oltretutto basata su grottesche illazioni), nonché sedicente “storico dell’arte” in realtà laureato in storia della musica di cui non si conosce alcuna opera anche vagamente inerente la critica d’arte (e di cui sono stati evidenziati proprio su questo blog i clamorosi “sfondoni” riguardanti l’iconografia medievale).
      ****************************
      Su Dugin sembra aver cambiato idea. Non molto tempo fa, infatti, la pensava esattamente come il suo amico di tendenze paganeggianti Maurizio Murelli, quest’ultimo finalmente libero dopo aver scontato la pena per concorso in omicidio (condannato a 18 anni), commesso in tempi di cui io personalmente non ho alcuna nostalgia (di altri non so e quindi non mi pronuncio).
      https://www.meer.com/it/65009-il-soggetto-radicale-di-alexandr-dugin
      https://it.wikipedia.org/wiki/Maurizio_Murelli
      ****************************
      Quando il Prati discetta di gnosi (e pure di diritto canonico!) a me sembra l’Azzeccagarbugli che raggira il povero Renzo con paroloni che questo non può comprendere, oppure il grande Totò che, travestito da sacerdote, dice “autobus autobus pro nobis” in un latino inventato. Irride gli sciocchi che non sanno di esserlo, mentre lui lo sa bene. Infatti, mentre punta il dito indice sulla gnosi massonica che sarebbe penetrata nella Chiesa, si guarda dall’avvertire il pubblico bue (degenerazione contemporanea del “popolo bue”) sul fatto che lui stesso è autore di articoli su “L’Acacia”, Rivista Semestrale della Serenissima Gran Loggia del Rito Simbolico Italiano…
      https://www.ritosimbolico.it/rsi/wp-content/uploads/2017/04/acacia-2010-2.pdf
      ***********************
      Tuttavia, citando proprio il grande Totò, è proprio il caso di dire che ACCA’ NISCIUNO E’ FESS”…

    • Balqis ha detto:

      In merito ai fessi di cui sopra: tra i commentatori di questo blog quello che più mi colpisce per la nitidezza e l’autenticità della visione cristiana è R.S. che, ben più di me, saprà riconoscere, nell’articolo del signor Prati allegato, una lettura profondamente esoterico-gnostica del corpo di Cristo “spiritualmente androgino”. R.S. mi perdonerà se lo chiamo in causa, ma lui – a differenza della sottoscritta, che potrebbe essere anche spinta dalla propria natura inquieta a trovare intellettualmente “stuzzicante” una simile interpretazione – può contribuire a svelare l’inganno perpetuato ai danni dei semplici che, addirittura, puntando il dito contro altri, ritenuti “non normoragionanti” (ma come parlano? ripetendo parole d’ordine come pappagalli?), non hanno provato alcun imbarazzo nel ritenere questo ambiguo personaggio una sorta di salvatore della Chiesa cattolica nei commenti lasciati nel canale YouTube di un noto influencer a futura memoria della propria insipienza …

      https://www.meer.com/it/52966-il-corpo-morto-di-cristo

  • Topo gigio ha detto:

    Ecco forse l’unica cosa comprensibile del dottissimo articolo.
    Dell’impero sognato da Dugin noi italiani e occidentali NON VORREMMO ESSERE SUDDITI.
    Chiaro , semplice , condivisibile.

  • il Matto ha detto:

    Così scrive Castagna:

    Il “né vero né falso” del Mito della Praxis è già stato ampiamente superato nel Medioevo dal realismo tomista, che mai concorderebbe con chi afferma: “non basta che il sacro venga a noi, dobbiamo soggiogarlo, vincerlo” (A. Dugin, “Il Soggetto Radicale”).

    Eppure nel Vangelo è scritto che:

    “ll regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono”,

    ciò che indubbiamente sfocia (dovrebbe sfociare) nel combattimento spirituale, che però è finito nel dimenticatoio.

    C’è uno scagliarsi con disinvoltura su ciò che accade “fuori”, ma un completo disinteresse per ciò che accade “dentro”. Sennonché ciò che accade “fuori” non è che il riflesso di ciò che accade “dentro”. Ed è una legge inesorabile.

    Un discorsone. Un discorsaccio.

  • Ex senator ha detto:

    Leggo che la direzione de IlGiornale ( Sallusti &co) ex berlusconiano portavoce , è riuscito a farsi
    Ricevere da Bergoglio e implorare la sua benedizione.

    Da oggi non leggerò più il giornale . E farò propaganda in tal senso . Ex Senator

  • andrea franco ha detto:

    Concordo: anticristianesimo sostanziale Laddove la centralità del Mistero del Golgotha come “asse” della Storia, in cui, di fatto la “circolarità tradizionale” diviene “apocalittico tempo semirettilineo” è obliata siamo “altrove” Appunto nelle aporìe di un evolismo-guénonismo che è fra l’altro una radicale distorsione “personalizzata” , spacciata per “impersonale” (truffa suprema) delle tradizoni hindu, iraniche,greche ecc ecc E quindi Dugin rappresenta un “bluff” ancor più notevole riguardo alla Tradizione russa ortodossa, un “rimedio peggiore del male” di fatto. Ne ho scritto in un libro (Artemis/Bologna) che dovrebbe uscire in Autunno “Anatomia del Tradizionalsimo Integrale. Dal caso René Guénon al caso Aleksandr Dugin” questo il titolo provvisorio.
    Buona serata
    Andrea Franco.

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