Il Mare della Storia, Cristo, e la Nuova Creazione. Ciascuno di Noi. R.S.

4 Luglio 2024 Pubblicato da 6 Commenti

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, un amico fedele del nostro sito, R.S., che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla nostra comune fede. Buona lettura, e meditazione.

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OGNUNO DI NOI IN CRISTO E’ NUOVA CREAZIONE (2 Cor 5,17)

Essere creature nuove in Cristo significa considerare le questioni sociopolitiche, anche di potere ecclesiale, “mare”.
E’ il mare di cui, nei capitoli finali di Apocalisse, si dice che “non c’era più”.
Il Signore dà cieli nuovi e terra nuova, senza il mare che simboleggia la storia dipanata nel tempo.

Così l’essere oltre il tempo ci affaccia nell’eternità: l’essere creature nuove in Cristo.

Nuovo è proprio nuovo: l’opposto di vecchio è giovane; di antico é moderno; di remoto è recente… ma non nuovo.
Il nuovo sta sopra: SOTTO il sole non può esserci nulla di nuovo, perché è tutto nel tempo (Qoelet).
E’ così: giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, anno dopo anno, nei secoli dei secoli.
SOPRA il sole il tempo non c’è perché c’è l’eternità. Se uno è in Cristo sta lì. Anche qui.

Cambia tutto: la stessa Gerusalemme, babilonica e prostituita ai regni del mondo, diventa la Gerusalemme celeste sposa dell’Agnello, città di Dio e non degli uomini. La creazione geme delle doglie del parto e attende d’essere ricapitolata: la creazione nuova in Cristo!

Agli uomini divenuti creature nuove in Cristo è dato d’esserle cittadini. Una città d’oro puro! Senza alcun tempio perché il Signore Dio onnipotente e l’Agnello sono il suo tempio. Senza sole né luna (senza il tempo) perché la gloria di Dio la illumina e l’Agnello è il suo luminare. E’ sempre giorno, perché lì non vi sarà notte alcuna.
Quando?
La domanda è posta nel tempo: cioè da creature “vecchie” ancora limitatamente di Cristo.
Ancora abbarbicate alle leggi della terra e così non cambia la scena di questo mondo.
Come?
Per Grazia! Non è uno sforzo, perché il cercare, lo scavare è ancora un’azione collocata nel tempo. Invece l’accorgersi dell’eternità, che si apre dalla porta stretta di Cristo, permette di correggersi, di essere corretti, memoria(le) di Cristo, presente ora, nuova identità di figlio di Dio. Un adesso eterno: in Dio la storia svanisce.

Uno sguardo sulla terra con lo sguardo di Dio è possibile per la creazione nuova, in Cristo. Certe baruffe dei grandi tra gli uomini e di ognuno di noi quando si gonfia troppo, lasciano il tempo che trovano: pulviscolo…

L’anima si salva nell’eternità. Gesù si è incarnato per aprire lo sguardo che fa nuovi la terra e il cielo. Senza il mare.

Ma allora la storia? Il “Verbo si fece carne” indica che la modalità della novità cristiana è qualcosa di assolutamente impensabile, che solo Dio poteva operare e in cui possiamo entrare solo con la Grazia della fede.  Dio entra nella storia per portarci oltre!  E’ importante recuperare lo stupore di fronte a questo mistero. In ogni santa Messa i divini misteri si offrono come un affaccio sull’eternità, un affacciarsi su questa realtà. Il Figlio di Dio si è fatto veramente uomo, nato dalla Vergine Maria, a Betlemme, durante il regno di Augusto sotto il governatore Quirinio (Lc 2,1-2). Nel libro di Apocalisse è descritto il capovolgimento del quotidiano, il cambiamento di prospettiva. La fede orienta una conversione eccedente la storia, non limitandone l’impatto adoperandoci di governarla nel tempo. Dio ha assunto la condizione umana per sanarla da ciò che separa da Lui, chiamandoci a diventare figli suoi in Cristo: è la nuova creazione. Nella santa Eucaristia il mistero è così denso da contenervi, in una particola, assolutamente tutto.

Diventare cristiani significa uscire dall’ambito di ciò che tutti pensano e vogliono secondo i criteri dominanti, per entrare nella luce della verità sul nostro essere e in questa luce percorrere la via della giustizia. Così scrisse Benedetto XVI facendo eco a 2 Pt 3,13.
E per vivere secondo Dio dobbiamo credere la verità rivelata da Lui e osservare i suoi comandamenti con l’aiuto della sua Grazia, che si ottiene mediante i sacramenti e l’orazione (Catechismo di San Pio X).

La creazione dell’Universo all’inizio dei tempi trova senso e vertice nella nuova creazione in Cristo, il cui splendore supera quello della prima (Catechismo cattolico).

Il battesimo inserisce la creatura nella possibilità di una trasformazione che può far partecipare della vita divina, nell’eternità, da nuova creatura, da figlio adottivo di Dio. E’ la radice della vita soprannaturale, soggetta alla prova (nel segno della croce). Ogni santa Messa si affaccia sull’eternità, ma è anche una riparazione dell’oggi e nell’oggi.

Nella nuzialità angelica delle nozze che compiono i tempi superando il tempo, i figli di Dio aprono lo sguardo e “le cose di prima” sono superate: cessano! Si entra nella creazione primigenia, nella volontà creatrice di Dio, senza la conoscenza del bene e del male che ha introdotto la storia, il mare volubile, l’ingiustizia e la morte. Questo tuttavia succede solo SOPRA il sole. Ed è innanzitutto un accorgersi; uno sguardo che sta oltre: la Grazia della redenzione.

Bisogna affacciarsi, se no si riduce tutto a regno di questo mondo, anche quelle volte in cui si ha ragione…

La frequenza ai divini misteri ci ottenga la Grazia della redenzione, ossia la libertà che viene dalla Verità sull’uomo.

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6 commenti

  • Balqis ha detto:

    Caro R.S., commento in ritardo e chissà se leggerai.
    Il mare è il continuo divenire della vita, il susseguirsi di onde che, in fondo, si susseguono tutte uguali, anche se ciascuna di esse implica un prima e un dopo l’essersi infrante sulla spiaggia.
    Dio regola il passato ed il futuro, non solo il presente: il formarsi dell’onda ed il suo successivo infrangersi, perché vive nel Tempo Eterno. Tuttavia, è il divenire – la vita, in tutta la sua bellezza, ma anche in tutto il suo orrore – ciò che appare evidente.
    Non credo che questo rapporto tra i due tempi, quello del divenire e quello eterno, sia questione che riguardi i soli credenti. Anzi, se c’è una questione su cui interrogarsi e discutere con coraggio tra laici e credenti, è proprio questa. Altre questioni ridurrebbero il confronto alla miseria dello scontro fra vocianti fazioni politiche, ciascuna mirante ad ottenere “vantaggi” per la sua “parte” o ad imporre ad altri le proibizioni che solo alcuni ritengono giuste ed accettabili (non solo in un’ottica laica, ma anche in virtù del libero arbitrio).
    La questione da porre è quella del mare e della terra, del divenire e dell’eterno, perché riguarda tutti, credenti o non credenti. Tutto il resto mi sembra vociare inutile e, a volte, anche sguaiato.
    In che modo comunicare al mondo la questione dei due tempi in modo tale da trovare un ascolto attento e non superficiale? Quale linguaggio? Quello della vita esemplare nella sua semplicità con le sue piccole occasioni quotidiane? O è da ricercare un nuovo linguaggio che sia diverso da “quello del mondo”, così distraente, ma comunque tale da indurre all’attenzione?

  • Adriana 1 ha detto:

    Come per l’Amore anche per la Grazia: tutti ne parlano
    ma nessuno sa cos’è…perciò in suo nome tanti si sono scannati.

  • R.S. ha detto:

    Tutto vero…

    Tentiamo, a tentoni, di intendere quel che possiamo, mediante poveri paragoni. Capire è un’altra cosa, non ci compete. Sarebbe già tanto assaggiare La Sapienza divina, senza conoscere tutti gli ingredienti e i tempi di cottura. In definitiva spesso diciamo “che buono!” (o anche “che bello!”) senza sapere enciclopedicamente ogni spiegazione che accontenta il cervello, lasciando tiepidi.

    Lo scavare o il salire dell’ascesi sono ovviamente doveri di stato del Cristiano. La grazia di stato li precede. Maria Santissima, piena di Grazia, esemplarmente serva del Signore, da fare ne ha e riassume la regola per tutti in una frase: fate tutto quello che Gesù vi dirà.

    Il potere di ricevere è passivo, una capacità che è raggiunta rendendosi disponibile. Il potere attivo ne deriva lo scavare o il salire. Agendo senza la Grazia (il che è pure possibile) costringe allo sforzo di fare il massimo nel minimo di un canale ostruito.

    La Grazia dell’ orazione e dei sacramenti ottiene umiltà e timor di Dio per agire chi il trenta, chi il sessanta etc.

    Il minimo del Massimo è molto più del massimo del minimo…

  • Angelo Augusto Muscas ha detto:

    Profonda e toccante riflessione, frutto di un’anima speciale con accenti mistici: complimenti all’Autore a cui esprmo la mia sincera ammirazione. La figura di Gesù che “cammina” sulle acque rende alla perfezione il concetto che informa il tema della rflessione. Supplico il Signore di compiere, per noi che siamo ancora sotto il sole, la Sua opera pensata ab aeterno per la gioia senza fine dei Suoi figli adottivi, resi tali dall’aver seguito la Via della Croce indicata dall’Unigenito Figlio, venuto al mondo a soffrire e umiliarsi per la nostra salvezza, unico Salvatore e Redentore del mondo. Laudetur Jesus Christus!

    • R.S. ha detto:

      Devo a un santo sacerdote la spiegazione del passo di Apocalisse in cui il mare diventa un pavimento di cristallo trasparente… Gesù vi cammina sopra vedendo con chiarezza la scena che tanto inquieta chi teme di sprofondare tra le onde in tempesta…
      Dobbiamo stare uniti a Gesù che da’ ordini al mare in burrasca: Taci!

  • il Matto ha detto:

    «Non è uno sforzo, perché il cercare, lo scavare è ancora un’azione collocata nel tempo. Invece l’accorgersi dell’eternità, che si apre dalla porta stretta di Cristo, permette di correggersi, di essere corretti, memoria(le) di Cristo, presente ora, nuova identità di figlio di Dio. Un adesso eterno: in Dio la storia svanisce».
    […]
    «Ed è innanzitutto un accorgersi; uno sguardo che sta oltre: la Grazia della redenzione».

    Del suo pregevole articolo mi ha colpito particolarmente quanto sopra, di cui le chiedo una delucidazione.

    Di fatto noi siamo nel tempo, e non possiamo agire – in un modo o nell’altro – fuori del tempo. Anche la Natura agisce nel tempo: c’è un tempo per la semina e un tempo per il raccolto, e tra questi due tempi scorre del tempo.

    Mi sembra allora che, anche se richiedono tempo, “il cercare e lo scavare” siano indispensabili, non fosse altro come necessaria propedeutica a ciò che lei si riferisce con felice parola: “accorgersi”, e, ancora, con “accorgersi dell’eternità”, e con “uno sguardo che sta oltre: la Grazia della redenzione”.

    Mi vien da dire che per riuscire ad “accorgersi dell’eternità” occorre tempo!

    Nel Vangelo si trova che:

    «Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra».

    Mi sembra che il “vendere tutti i propri averi” non indichi un’operazione da compiere “senza sforzo”, trattandosi di un agire sub specie interioritatis che non si risolve ipso facto, bensì richiede tempo e abnegazione, corrispondendo esso alla “via purgativa”, propedeutica alla “via illuminativa” ed alla “via unitiva”.

    Mi vien dunque da osservare che l’ “accorgersi dell’eternità”, per esperienza diretta e non soltanto per ragionamento riflesso – fatto salvo lo Spirito che soffia dove e quando vuole – sia una conquista bellica della fede e dell’abnegazione che può compiersi solo nel tempo e col tempo.

    Non per nulla “Il combattimento spirituale” di Lorenzo Scupoli inizia così:

    “Non riceve la corona se non chi ha combattuto secondo le regole” (2Tm 2,5).

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