ALFIE DEVE MORIRE, DICE LA CORTE SUPREMA. PERÒ TRANQUILLI, SARÀ PER IL SUO BENE!

Marco Tosatti

Cari amici nemici di Stilum Curiae, oggi è un giorno di grande sconforto per chi scrive. Sono cresciuto, come molti della mia generazione, aiutato in questo anche da persone della mia famiglia, nell’idea che la Gran Bretagna fosse un faro di civiltà, di libertà e di coraggio contro i poteri totalitari. Ricordo l’emozione con cui anche in tempi non lontani ascoltavo il discorso di Churchill, quando l’Inghilterra e il suo impero erano rimasti soli a combattere il nazismo (“non ci arrenderemo mai…”); l’emozione della solitaria battaglia contro un Napoleone che sembrava invincibile padrone dell’Europa; la bellissima frase che vuole che ogni uomo sia come un re nel castello, a casa sua; e gli innumerevoli esempi di libertà e di eccentricità individuale fioriti in quel Paese. La decisione della Corte Suprema britannica di negare un’udienza ai genitori di Alfie Evans per dibattere il caso, e di confermare quella che in sostanza è una condanna a morte, infrange le ultime illusioni che chi scrive aveva di considerare la Gran Bretagna – e il mondo anglosassone in modo più ampio – come un punto di riferimento per quanti amano la libertà, e i diritti del singolo individuo, opposti a quello dello Stato. Ciò di cui parlavo all’inizio scompare oggi di fronte a una sentenza di morte espressa prima da un ospedale, e poi da diversi gradi di un’organizzazione statalista che in nome del (supposto) miglior interesse di qualcuno lo uccide. E per fare questo calpesta non solo il principio di libera scelta del cittadino (posso decidere della mia esistenza) ma abroga, come un vero Moloch totalitario, il potere, la possibilità per i genitori di sperare di tentare, di lottare.  Una forma di suadente, ipocrita e velenoso totalitarismo ha preso il posto di una civiltà basata sui diritti dell’individuo. Sotto la maschera suadente della difesa dei diritti si nasconde un volto macabro e tremendo. Uno Stato che nega non solo il diritto di cercare cure altrove, ma espropria, come solo i regimi totalitari sono capaci di fare, il diritto dei genitori verso i propri figli: questa è diventata la Gran Bretagna. Nel silenzio, o quasi, dei mezzi di informazione, asserviti alla politica culturale del regime. Da loro, come da noi; perché non vi preoccupate; tutto ciò sta arrivando anche qui, è solo questione di tempo, siamo sempre un po’ lenti ad aggiornarci. Basta vedere il silenzio con cui questa vicenda è stata accompagnata, il disinteresse con cui i paladini dei diritti – stranamente solo verso la morte però, non verso la vita – hanno guardato da un’altra parte mentre si decideva di uccidere un bambino. È una società in putrefazione; stupisce solamente che così pochi, per ora, ne avvertano il lezzo. 

Vi rimandiamo al sito della Nuova Bussola Quotidiana per le notizie, di cui pubblichiamo qui solo qualche riga.

La Corte Suprema ha respinto oggi il ricorso per evitare che l’Alder Hey Hospital stacchi la ventilazione ad Alfie Evans e permettere il trasporto di Alfie in un altro ospedale.
La Corte Suprema ha negato la possibilità di una udienza per dibattere il caso dopo che la Corte d’Appello di Londra aveva già rigettato i nuovi argomenti dei legali della famiglia Evans che contestava il sostanziale stato di detenzione in cui si trova Alfie, a cui viene negata la libertà di movimento (in questo caso per essere trasportato all’ospedale Bambin Gesù di Roma).

«Avendo considerato le posizioni delle parti “sulla carta” – ha detto un portavoce – la Corte Suprema del Regno Unito ha negato ai genitori la possibilità di un appello». I giudici hanno detto che l’ospedale si deve sentire «libero di fare ciò che è già stato determinato come il miglior interesse di Alfie». La Corte Suprema ha dunque approvato un piano per sospendere il trattamento e terminare la vita di Alfie.  

 

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SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE


 

GENOCIDIO ARMENO. OGGI A ROMA COMINCIA IL RICORDO DEI MASSACRI TURCHI.

Marco Tosatti

Cento tre anni fa, il 24 aprile 1915, cominciava a Costantinopoli il primo genocidio del secolo, quello che doveva fornire il know how ai nazisti, qualche decennio dopo, su come sterminare un popolo. I nazisti, come sappiamo, grazie a Dio non sono riusciti nel loro intento; anche se la famosa frase di Hitler “Chi si ricorda del massacro degli Armeni?” faceva loro sperare di compiere il crimine e passarla liscia. Così non è stato; ma gli eredi del primo genocidio, e cioè i governi turchi, quello di oggi come quello di ieri come quello dell’altro ieri, persistono in una campagna negazionista che a fronte delle testimonianze anche di coraggiosi storici turchi appare sempre più irreale. Ma che purtroppo per ragion geopolitiche trova il tacito avallo anche di Paesi come gli Stati Uniti e Israele che per non alienarsi la Turchia non riconoscono quel crimine. Per questo motivo è necessario continuare a parlarne. E infatti il Consiglio della Comunità Armena di Roma lancia a questo scopo un’iniziativa molto coinvolgente. Ecco come la spiegano: 

Commemorazione Genocidio Armeno – Torna la campagna “Una Tragedia che non ha parole…”

In vista del prossimo 24 aprile, giorno di commemorazione del Genocidio Armeno del 1915, perpetrato dal Governo turco di allora a danno della minoranza armena, il «Consiglio per la comunità armena di Roma» ripropone la campagna di sensibilizzazione “Una tragedia che non ha parole”, con l’intento non solo di informare l’opinione pubblica su quanto accaduto 103 anni fa, ma anche di denunciare quanto sta accadendo in questi giorni, sotto gli occhi di tutti, negli stessi luoghi e con gli stessi attori di allora.

La campagna, dal titolo “Una tragedia che non ha parole”, avrà inizio venerdì 20 aprile e durerà fino a giovedì 26 aprile.

Si tratta di uno spot della durata di quindici secondi che verrà proiettato a rotazione sul circuito video della metropolitana e degli autobus di Roma.

La sequenza si apre con l’indicazione delle date del genocidio armeno per poi mostrare un uomo con gli occhi chiusi e la bocca cucita, simbolo della tragedia armena che per lunghi anni è rimasta sotto silenzio ed ignorata da chi avrebbe dovuto evitare che fatti simili potessero accadere.

“Una tragedia che non ha parole” è anche una denuncia al perdurante negazionismo turco e all’atteggiamento di complice silenzio di molte diplomazie che sacrificano la tragedia armena ed altre tragedie sull’altare degli interessi economici e delle convenienze politiche.

Il Consiglio per la comunità armena, da sempre in prima linea nella lotta contro la negazione e l’oblio, auspica che anche quest’anno la campagna abbia il successo degli anni passati e sempre più voci si uniscano alla voce negata del milione e mezzo di martiri Armeni per far si che verità e giustizia non tramontino mai.

Ecco il link per visionare lo spot. 

 


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

ALFIE. UNA NOTA DEI VESCOVI BRITANNICI. GIUDICATE VOI QUELLO CHE DICONO.

Marco Tosatti

Le piccole cose contano, e per questo mi permetto di offrire ai lettori di Stilum Curiae che non ne avessero già preso visione un comunicato della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles. Stiamo parlando come potete ben immaginare di quella drammatica battaglia che Tome e Kaet stanno combattendo per offrire una chance in più al loro figlio, Alfie. E che sono riusciti nella loro lotta veramente leonina a coinvolgere anche il Pontefice. Prima con un ricordo di quanto sta accadendo alla preghiera del Regina Coeli di domenica scorsa, e infine ieri con la visita privata in Vaticano, di cui potete trovare la “copertura” migliore e più esaustiva su La Nuova Bussola Quotidiana, che ha attivamente lavorato al successo dell’impresa.

Ecco il comunicato. Non vogliamo aggiungere nessun commento, lasciamo a voi giudicare.

“I nostri cuori vanno ai genitori di Alfie Evans e le nostre preghiere sono per lui e con loro che cercano di fare tutto quello che possono per la cura del loro figlio.

Affermiamo la nostra convinsione che tutti coloro che hanno preso le decisioni strazianti che riguardano la cura di Alfie Evans agiscono con integrità e per il bene di Alfie, così come loro lo vedono.

La professionalità e la cura per bambini seriamente malat dimostrata all’Alder Hey Hospital deve essere riconosciuta e affermata. Sappiamo che le critiche pubbliche recentemente pubblicate sul loro lavoro non sono fondate così come l’attenzione della nostra cappellania per lo staff, e davvero offerta alla famiglia, è stata fornita in maniera consistente.

Prendiamo nota dell’offerta del Bambin Gesù in Roma di prendersi cura di Alfie Evans. Sta a quell’ospedale presentare nei Tribunali britannici, dove devono essere prese decisioni cruciali nei conflitti di opinione, le ragioni mediche per un’eccezione da fare in questo caso tragico.

Con il Santo Padre preghiamo che con amore e realismo tutto sia fatto per accompagnre Alfie e i suoi genitori in questa sofferenza profonda”.

Stilum Curiae avrebbe da dire tante cose. Magari lo faremo più tardi, dopo che ci sia stata una prima tornata di commenti e giudizi. A fra poco.


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

PEZZO GROSSO TROVA CHE NON CI SIA MOLTO DA GAUDERE ET EXSULTARE…

Marco Tosatti

Cari stilumcuriali, Pezzo Grosso è tornato. Con un articolo ironico e un po’ triste, come è nella sua vena da qualche tempo. Eccolo:

“Caro Tosatti, quando leggiamo o ascoltiamo qualcosa riferito al nostro Pontefice sappiamo che dobbiamo esser pazienti e comprensivi, in totale umiltà. Ciò poiché non ci è sempre dato saper comprendere quello che il Vicario di Cristo, ci spiega . E questo lo dovremmo aver ben capito dopo le non risposte ai DUBIA dei 4 Cardinali che spiega, senza dubbio, che ci sono cose la cui comprensione è superiore alle nostre facoltà, ma non saremo ugualmente “giustificati” e perdonati per non avere capito e obbedito .. .Fino a ieri pensavo che per capire fosse necessario avere le capacità intuitive di Galantino, Spadaro, Paglia e Riccardi. Ora mi devo ricredere, sono necessarie altre capacità di intuito, più femminili. Lo dico, caro Tosatti dopo aver letto l’invito di Costanza Miriano scritto sul suo blog (“La battaglia culturale e l’azione silenziosa”) dove, riferendosi a Gaudete et exsultate, spiega <che è bellissima, è incoraggiante ed entusiasmante, è piena di spunti, densa ma semplice, un programma di vita impegnativo eppure allettante, insomma una misura alta della vita cristiana che mi fa venire voglia di mettercela tutta. Ci sono dei passaggi addirittura commoventi, e altri che mi hanno stupito per come traducono in parole cose che penso e che non mi ero mai chiarita>.Ma scrive anche che “Credo che questo papa sia per me occasione di conversione e voglio ascoltarlo …”. Temo non tutti possano esser d’accordo a pensare in questi termini, qualcuno ci ha già provato, ma è rimasto un po’ deluso o persino punito, per averlo fatto. Suggerisco Costanza Miriano di riflettere se non valga la pena di seguire la raccomandazione del Papa a guardare la realtà più che le idee, a preoccuparsi più per i fatti e per le decisioni prese, piuttosto che commuoversi per compensazioni emotive scritte in un documento. Chissà come “gaudono et exultano “ i Francescani dell’Immacolata o quelli dell’IVE (Istituto Verbo incarnato) o, per ultimi, quelli della Fraternità dei Santi Apostoli, appena sciolti (vedi link qui sotto riportato).Tutti colpevoli di essere esemplari e fare troppi “proseliti“ , promuovendo esagerate vocazioni. Che si penserebbe di un giardiniere che in una vecchia quercia un po’ malandata tagliasse i rami che stanno per fare germogli e non quelli secchi? Che non è un buon giardiniere no?

Pezzo Grosso

Questo è un primo link.

E questo è il secondo.

 


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PADRE PIO CONTRO SATANA. LA BATTAGLIA FINALE

 

 

DISPACCI DALLA CINA. PORFIRI RACCONTA QUEL MONDO. DA HONG KONG.

Marco Tosatti

Cari stilumcurialisti, un nostro amico, il Maestro Aurelio Porfiri, è partito come è solito fare per qualche settimana di permanenza a Hong Kong, come fa da anni. E ha pensato bene di mandare a Stilum Curiae spunti e osservazioni raccolte nel suo soggiorno cinese. Ecco un primo dispaccio. Buona lettura.

Un determinismo civico

Sono da ieri in Hong Kong, che considero un poco come la mia seconda città e che frequento da più di 15 anni. Hong Kong sorprende sempre per quel sottile ordine che sembra permeare tutte le cose e che permette l’ordinato funzionamento di una città di più di 7 milioni e mezzo di abitanti. Sembra che ci sia un determinismo civico che spinge tutti a comportarsi in modo da far andare avanti l’ingranaggio come deve e a minimizzare le complessità di un agglomerato urbano e umano così importante. Il cattolicesimo incide molto sulla città per quanto riguarda l’educazione, in effetti alcune delle scuole più prestigiose sono rette da istituti religiosi come le canossiane o i fratelli delle scuole cristiane. Ma la percentuale di cattolici è comunque sempre molto bassa, sotto il 10 % (mi sembra che le ultime statistiche lo davano al 5% circa, ma ci possono essere fluttuazioni di cui non sono a conoscenza). Questo ci fa pensare all’impatto che il cristianesimo nella sua interezza ha avuto presso le popolazioni asiatiche. In effetti, con l’eccezione delle Filippine e forse della Corea del Sud, l’impatto non è stato di massa. Interessante pensare alle ragioni.

Il metodo e lo sbieco

Un pensatore importante per capire la Cina è per me il filosofo francese François Jullien. Nel suo libro “Essere o vivere. Il pensiero occidentale e il pensiero cinese in venti contrasti” parla, fra le altre molte cose, di come in occidente si sia sviluppata la predilezione per il metodo, quando in Cina si favorisce “lo sbieco” (anche se il sinologo svizzero Jean François Billeter mette in guardia dal parlare di differenze in quanto esse sono parte di un processo di “costruzione ideologica”). Leggevo nel suo libro quanto segue: “Invece di andare dritti allo scopo, come prescrive il metodo (sussumendo la diversità dei casi sotto la sua generalità), lo sbieco parte da ciò che ogni situazione presenta d’individuale e di singolare per consentire di scegliere l’angolo visuale (d’attacco) più adatto alla riuscita, in quanto adattato nel modo più opportuno. Allora a predominare è la disposizione che richiede disponibilità, non l’iniziativa e il progetto di un soggetto. Si procede di sbieco perché il terreno non è piano (né la nostra azione è telecomandabile) ma minato, e comunque non controllato, perché c’è bisogno di eludere una resistenza, di aggirare una difficoltà”. Aggiungo “di sbieco” che Billeter, citato sopra, definisce la sua differenza con Jullien una “questione di metodo”, quindi usando una categoria di quell’idea di occidente che egli sembra voler mettere in discussione.

Parlando di accordi, di negoziati, di patti, come si è fatto molto in questi mesi, che coinvolgono la Cina e il Vaticano, penso si debba tenere fortemente presente questo approccio molto diverso che si ha alle situazioni e come questo approccio potrebbe di fatto fornire una chiave interpretativa altra rispetto ai termini di una questione che a noi, avvezzi alle certezze del pensiero metodico, potrebbero sembrare fermi e univoci.

Pregare per la Cina

Il Cardinale Zen, che si trova a Francoforte dove ha ricevuto un premio, ha postato una sua foto in abiti liturgici su Facebook con la didascalia “preghiere e benedizioni per la Chiesa in Cina”. Credo che l’atteggiamento della preghiera sia veramente l’atteggiamento più adatto per fronteggiare i gravi problemi della questione sino-vaticana. In effetti credo che la soluzione del problema dell’accordo non sia realmente da cercare nella politica, ma nello spirituale. Ci vorrebbe una “rivoluzione spirituale” come quella che Salazar sperava in Portogallo (senza poi veramente avere successo) e di cui da conto un libro del grande Mircea Eliade. Ci siamo andati vicini al tempo del passaggio tra la dinastia Ming e la dinastia Qing, quando la famiglia imperiale oramai deposta conobbe molte conversioni di cui ben parla il padre Charbonnier nel suo libro sull’impatto del cristianesimo in Cina. Purtroppo, il sogno dell’impero cristiano fu solo una illusione di tempi di fine impero. Ma la strada è quella e solo Dio sa quando e come sarà praticabile.

I termini del compromesso

C’è un articolo interessante sul settimanale cattolico di Hong Kong di questa settimana. Lo ha scritto Anthony Lam Sui-ki, un apprezzato studioso cattolico di cui conoscevo già qualche altro testo. L’articolo si chiama “Speranze per la continuazione di un dialogo Sino-Vaticano”. L’articolo esprime grande speranza per il percorso intrapreso da papa Francesco e dai suoi collaboratori verso la Cina comunista. Lo studioso riferisce che negli ultimi tempi non ci sono più state ordinazioni illecite di vescovi. Si potrebbe commentare che però, accanto a questo apparente segnale di buona volontà, ce ne sono stati altri che andavano nella direzione opposta, come distruzione delle croci sulle chiese o imprigionamenti di vescovi non allineati.

Ma c’è un passaggio che ho trovato molto interessante e che traduco: “Le due parti in questo momento potrebbero raggiungere un fondamentale accordo per risolvere l’annoso problema delle ordinazioni illecite. Questo accordo assicurerà che i futuri candidati all’episcopato non saranno inaccettabili per le due parti. Sotto queste circostanze, la Santa Sede potrà non essere in grado di avere il candidato più desiderabile, ma allo stesso tempo c’è una garanzia che non sarà forzata ad accettare una persona indesiderata”. Quindi, come dire: non avrò il candidato che voglio ma neanche quello che non voglio. Allora, secondo questa ricostruzione, tutti i candidati saranno frutto di compromesso fra un ente con finalità religiose e spirituali e uno con finalità ateistiche e materialistiche. Mi piacerà sapere i termini che regolareranno questo compromesso.

Missionari

I missionari hanno un fascino loro proprio, questi uomini e donne che scelgono di lasciare tutto per seguire Gesù nella persona di coloro che ancora non lo conoscono. Il missionario non è un operatore sanitario o un assistente sociale, ma colui o colei che annuncia Cristo.

I gesuiti si fecero conoscere come scienziati per conquistare la fiducia della corte imperiale e poi andare al sodo. Ha pagato questa strategia? Già al tempo c’erano opinioni molto discordanti ed ancora oggi non si può smettere di interrogarsi su questo punto.

Musica sacra

Oggi ho fatto un workshop sulla musica sacra a cui hanno partecipato alcune ragazze filippine che cantano in un coro parrocchiale. Queste ragazze, per la maggior parte domestiche, si sono vivamente interessate alla funzione della musica sacra e sembravano veramente convinte, dopo le mie perorazioni in favore della dignità della musica nella liturgia, che a Dio dobbiamo il meglio.

Queste sono le mie soddisfazioni.


PREGANDO PER ALFIE. L’INCREDIBILE LETTERA DELLA DIOCESI DI LIVERPOOL.

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, nelle prossime ore sapremo se nell’Occidente dei diritti di tutti e anche di più un padre e una madre hanno il diritto (forse anche il dovere) di far curare altrove il proprio figlio se non sono convinti che un determinato ospedale sia in grado, o abbia capito, o sia semplicemente riuscito a fronteggiare una situazione difficile. Perché di questo si tratta; non di una ennesima battaglia pro-vita o pro-scelta, ma della difesa di un diritto umano basilare, che solo le peggiori dittature hanno, finora contestato. Ma forse non abbiamo ancora visto il peggio. Ma vorrei offrire alla vostra attenzione – mi è arrivata ieri sera, ma non sono riuscito a lavorare prima – il testo di una dichiarazione dell’arcidiocesi di Liverpool. Pare che sia uscita venerdì scorso; dico “pare” perché non sono riuscito a trovarla nel sul sito dell’arcidiocesi, né altrove su internet. Quella che uso è sul sito Breviarium. Leggetela. Come l’ho letta, ho pensato che fosse uno scherzo, una provocazione, un abile messaggio pubblicitario dell’Arder Hey Hospital. Poi ho dovuto accettare che fosse vera. Ma se ci sono vescovi e preti così, di che cosa vogliamo parlare? 

Alfie Evans è il figlio di Tom Evans e Kate James. Dell’età di 23 mesi, è ricoverato all’Alder Children Hospital di Liverpool da Dicembre 2016 in quanto affetto da una condizione neurodegenerativa non diagnosticata, la maggior parte del tempo trascorso con il ventilatore.

Il personale medico operante ‘nel supremo interesse del minore’ desiderava rimuovere il trattamento medico e sostituirlo con le cure palliative. I genitori di Charlie hanno ricusato questa decisione e a febbraio, a seguito di un’udienza alla Sezione Famiglia dell’Alta Corte di Londra e Liverpool, mr. Justice Hayden, ha sentenziato che i medici all’Alder Hey avevano facoltà di interrompere i trattamenti di Alfie. Ciò contrastava coi desideri dei genitori.

I genitori hanno contestato senza successo questa sentenza all’Alta Corte, la Corte d’Appello, infine la loro istanza è stata rigettata dalla Corte Suprema del Regno Unito e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

La dirigenza ospedaliera e i genitori non sono stati in grado di concordare un programma per le cure palliative. L’11 aprile l’ospedale, com’era difatti legalmente obbligato a fare in una situazione del genere, si è rivolto nuovamente all’Alta Corte e allo scopo di ottenere il permesso per il distacco del ventilatore di Alfie e attivare un programma di cure palliative. Mentre la corte approvava un piano per il fine-vita preparato da specialisti, il giudice Hayden ha affermato che il disturbo neurodegenerativo non diagnosticato di Alfie fosse “profondamente ingiusto”. Ha proseguito col dire che i dettagli del piano non possono essere diffusi perché Alfie aveva diritto alla privacy.

La comunità Cattolica (Romana) dell’Arcidiocesi di Liverpool insieme ad altre confessioni e fedi continua a pregare per Alfie, la sua famiglia e coloro che lo accompagnano in questo viaggio. Il Vescovo Tom Bishop, Ausiliare di Liverpool, il quale ha lavorato come cappellano ospedaliero per molti anni, è stato coinvolto con la squadra del cappellanato all’Alder Hey, offrendo supporto ai medici e al personale. Non ha incontrato i genitori che, beninteso, non sono Cattolici Romani.

In queste ultime settimane ci sono stati diversi raduni descritte variegatamente come ‘dimostrazione’, ‘proteste’ e ‘manifestazioni’ per offrire ‘supporto per Alfie e la sua famiglia’   Esse hanno avuto luogo all’interno e nei dintorni del centro metropolitano di Liverpool3 hanno visto la partecipazione di diverse centinaia di persone.

Nella sera di ieri (giovedì 12 aprile 2018), una grande dimostrazione di circa 1000 persone si è svolta al di fuori dell’Alder Hey Hospital. I genitori avevano predisposto il trasporto per il trasferimento di Alfie dall’ospedale, ma non c’è stato modo. Si è ipotizzato che la dimostrazione si è svolta in quanto il momento stabilito per la rimozione dei trattamenti era imminente.

Il comunicato che segue è stato diramato dalla Polizia del Merseyside a seguito della dimostrazione:

Statement from Assistant Chief Constable Serena Kennedy:

‘We were present at Alder Hey Hospital tonight (Thursday 12 April) while the hospital and family of Alfie Evans sought clarity from Mr Justice Hayden in relation to the treatment of Alfie.

‘Although peaceful, the large protest that took place tonight did cause significant traffic disruption and inconvenience for other people trying to access the hospital. I want to remind people to please consider other hospital users, as these delays could have caused serious problems for staff and patients alike.

‘We fully understand what a sensitive and emotional time this is for everyone involved and I would also therefore like to pass on our appreciation for the way in which Alfie’s family were later able to speak to the crowd and offer assurance and calm.’

L’Alder Hey Hospital ha prodotto il comunicato che segue:

(13 April 2018)

“La scorsa notte l’ospedale ha subito notevoli disagi dovuti alla vasta protesta che riguarda uno dei nostri pazienti. Vogliamo rendere merito al nostro incredibile staff, che ha lavorato infaticabilmente in condizioni di estrema difficoltà nel gestire le conseguenze di tali disagi.

Alder Hey è un luogo speciale con personale altamente qualificato, professionisti che dedicano la loro vita alla cura e all’accudimento di migliaia di bambini disabili e malati ogni anno.

La nostra priorità sarà sempre la protezione e il mantenimento del benessere dei pazienti e dello staff, di continuare a provvedere con cure elevate ai pazienti e le famiglie, cosa sappiamo essere riconosciuta da colleghi di tutto il Sistema Sanitario Nazionale oltre che di un più largo pubblico”.

L’Alder Hey Hospital è stato un centro di eccellenza nelle cure pediatriche per più di 100 anni e si prende cura di più di 270mila bambini, giovani e famiglie ogni anno. Non opera isolata e le evidenze cliniche sono raccolte da centri di tutto il mondo.

Si riporta che questo pomeriggio, venerdì 13 aprile, i genitori e i loro rappresentanti legali presenteranno un’ulteriore contestazione legale che verrà udita nella Corte di Appello di lunedì prossimo, 16 aprile: in attesa di quel giudizio, Alfie continuerà a ricevere i suoi trattamenti. Si è ipotizzato che il contenzioso potrà avere in oggetto i diritti dei genitori di dimettere Alfie dall’ospedale. Si riporta inoltre che alcuni ‘manifestanti’ hanno in programma di raccogliersi di fronte all’ospedale nel pomeriggio odierno.

Ed ecco la lettera di risposta di Tom Evans:

Sua Eccellenza Reverendissima

Arcivescovo Malcolm Patrick McMahon

Arcidiocesi di Liverpool

Eccellenza reverendissima,

Mi chiamo Thomas Evans e sono il papà di Alfie.

Ho letto con grande dolore il comunicato stampa diffuso dall’Arcidiocesi sulla situazione di mio figlio.

Il più grande dolore deriva dal fatto di non essere stato riconosciuto come figlio di Santa Madre Chiesa: io sono cattolico, sono stato battezzato e cresimato e guardo a Lei come al mio Pastore e al Santo Padre come al Vicario di Cristo in terra….

Per questo ho bussato alla porta della Chiesa, domandando aiuto per salvare mio figlio dall’eutanasia che vogliono somministrargli!

Anche Alfie è battezzato, come me e come Lei, Eccellenza, e vorrei che si pregasse per lui, per noi, il solo vero Dio.

So che la morte di mio figlio è un’eventualità precisa e forse anche vicina, e so che lo aspetta il Paradiso… quali peccati potrebbe mai aver commesso, povera anima innocente, inchiodata a un letto, come ad una croce?

Ma so anche che la sua vita è preziosa agli occhi del Signore e che ha anche lui una missione da compiere… forse proprio quella di metterci di fronte alla necessità di mostrare al mondo la crudeltà che si nasconde dietro le parole del giudice che ha definito la sua vita “futile”, assecondando la definizione che ne dà l’ospedale che vuole soffocarlo.

Io non sono medico, ma vedo che mio figlio è vivo e vedo che non viene curato e da mesi chiedo all’ospedale di lasciarci trasferire nostro figlio, di Kate, mio e del Signore, laddove hanno promesso di prendersi cura di lui fino a quando il Signore non lo chiamerà a Sé, perché avrà compiuto il suo pellegrinaggio.

Perché non ci vogliono lasciar portare via nostro figlio?

Se lo è domandato, Eccellenza?

Noi non vogliamo accanirci, e che nessuno si accanisca su di lui, ma vorremmo almeno che fosse diagnosticata la malattia che lo affligge, che gli fossero prestate le cure migliori.

E non crediamo che l’Adler Hey sia in grado di farlo: ha dimostrato a noi e al mondo di non saperlo e di non volerlo fare.

Loro affermano di voler rimpiazzare il trattamento medico con cure palliative.

Ma in verità, ciò che stanno facendo sono esclusivamente cure palliative già da mesi e proprio quelle vogliono sospendere, insieme alla respirazione artificiale, per sedarlo e lasciarlo morire soffocato.

Ora a me pare che questo non sia giusto e non sia cristiano.

Per me questa è eutanasia e non vogliamo che il nostro bambino sia lasciato morire così, perché, oltretutto, ciò sarebbe un ulteriore precedente, come quello di Charlie Gard, per impedire a noi genitori di prenderci cura dei nostri figli malati, che lo stato considera un peso, perché malati, appunto, inutili, improduttivi e costosi.

La prego, perciò, Eccellenza, di voler accettare la mia richiesta di aiuto e di voler portare al Santo Padre la mia voce, affinché sia fatto tutto il possibile per aiutare me e sua madre Kate a portare Alfie fuori dalla Gran Bretagna, perché possa essere curato fino al naturale termine della sua esistenza terrena.

Invoco la Vostra benedizione, e la prego di accogliere i saluti di Kate e miei.

Liverpool 15.4.2018

Speriamo che sia riconosciuto il diritto di trasferire Alfie in un altro ospedale, come vogliono giustamente i genitori. Se così non fosse, pensiamo che la Chiesa che è in Liverpool, e in Inghilterra, dove c’è comunque un Primate che può parlare anche sopra le diocesi, avrebbe la sua grassa fetta di responsabilità davanti alla Storia, e anche a Dio. 


BESTIARIO CLERICALE. FRANCESCO SANTO SUBITO? PER SPADARO LO È GIÀ. ALFIE.

Marco Tosatti

In quel di Villanova University, dall’altra parte dell’oceano si è svolta una conferenza su papa Francesco. C’erano il cardinale Tobin, il cardinale Maradiaga, padre Antonio Spadaro. Insomma, una crema dell’opposizione all’attuale pontificato. Stilum Curiae ne ha seguito qualche cosa grazie a twitter. E così, grazie a un cinguettio da lui subito elegantemente ritwittato, abbiamo saputo che: “Antonio Spadaro dice che le scuse storiche del Papa ai vescovi cileni hanno dato un nuovo significato al titolo tradizionale di ‘Sua Santità’, è santo, ma attraverso le sue mancanze e i suoi errori”.

Ma non si è fermato lì, il Direttore della Civiltà Cattolica, che non ce ne vorrà – sorridere fa bene, ogni tanto – ma quando lo pensiamo ci fa venire in mente il film Robin Hood della Disney, e il buon Hiss, il consigliere di Giovanni Senza Terra.

Ha anche detto che “Questo papa è elettrico. Attorno al papa ci sono campi di attrazione e repulsione. Fa uscire fuori gli spiriti cattivi, dentro e fuori della Chiesa, come succede negli Esercizi Spirituali”, “vediamo intorno a Francesco così tanta opposizione e odio perché obbliga e spinge gli spiriti cattivi a rivelarsi”. Un vero esorcismo; e scommettiamo che gli spiriti cattivi – maligni, maligni! – sono quelli che lo criticano. Fra l’altro notiamo che da quale giorno i corifanti cominciano a parlare di “odio” verso il Pontefice. Vorremmo sbagliarci, ma ci ricorda la strategia con cui i gruppi LGBT portano avanti le loro campagne: se li critichi, in toto o in parte, tac! Sei un odiatore; quindi zitto e vergognati.

E infine, un’altra citazione fra le tante: “prende le sue decisioni nella cappella, non in ufficio, perché non ha un ufficio”. Il che gli è subito valso un post fotografico, in cui si vede il Pontefice seduto alla sua scrivania, e anche altro: il cartello che esorta a non lamentarsi.

Il Pontefice, Alfie Evans e Paglia.

Il Papa ha parlato, oltre che della Siria, di Alfie Evans. Ha detto, dopo la preghiera del Regina Coeli:

“Affido alla vostra preghiera le persone, come Vincent Lambert, in Francia, il piccolo Alfie Evans, in Inghilterra, e altre in diversi Paesi, che vivono, a volte da lungo tempo, in stato di grave infermità, assistite medicalmente per i bisogni primari. Sono situazioni delicate, molto dolorose e complesse. Preghiamo perché ogni malato sia sempre rispettato nella sua dignità e curato in modo adatto alla sua condizione, con l’apporto concorde dei familiari, dei medici e degli altri operatori sanitari, con grande rispetto per la vita”.

Ecco il video, e il post della Steadfast Onlus.

Alle sue parole ha fatto seguito un comunicato:

COMUNICATO

DI S.ECC. MONS VINCENZO PAGLIA

PRESIDENTE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA

La vicenda del piccolo Alfie Evans di Liverpool, dei suoi giovani genitori Tom e Kate e di tutte le persone che in questi lunghi e dolorosi mesi di malattia si sono adoperate a diverso titolo per il bene di questo bambino, in questi giorni si mostra in tutta la sua terribile tragicità.

Prego per lui e per le persone coinvolte, e invito tutti a unirsi con questa intenzione davanti al Signore della vita.

Auspico fortemente che possa riaprirsi un dialogo e una collaborazione tra i genitori, comprensibilmente sconvolti dal dolore, e le autorità dell’ospedale presso cui Alfie è stato fino a oggi curato, perché insieme cerchino il bene integrale di Alfie e la cura della sua vita non sia ridotta a una controversia legale.

Alfie non può essere abbandonato, Alfie deve essere amato e così i suoi genitori, fino in fondo.

Città del Vaticano, 15 aprile 2018

È sicuramente positivo che sia il Pontefice che l’Accademia per la Vita parlino di questo drammatico problema. Dopo la richiesta di aiuto di Toma Evans, diretta al Pontefice, il silenzio sarebbe stata una risposta pessima. Stilum Curiae ne è molto contento. E allo stesso tempo è contento con un lieve sottofondo di disagio. Capiamo che è prudente non eccitare tutti coloro che si oppongono a lasciar partire Alfie, e che la Gran Bretagna è sufficientemente antipapista per farsi rizzare i peli sul collo di fronte a un intervento vaticano più duro. Ma che cosa vuol dire “dialogo e collaborazione”, quando i genitori chiedono semplicemente di esercitare il loro diritto primordiale, cioè quello di portare, sotto la loro responsabilità, il loro figlio a cercare nuove cure? E perché sottolineare “comprensibilmente sconvolti”? Saranno anche sconvolti, ma sono molto lucidi nel voler lottare fino in fondo per salvare la loro creatura. Non lo fanno perché il dolore li ha mandati fuori di testa. È – lo ripetiamo – il loro diritto. In questo non c’entra la religione, o la difesa dei principi non negoziabili, o chissà che altro: è un diritto primordiale, in ogni società. Ecco, forse una parolina per ricordarlo da parte di chi sopra non ci sarebbe stata male. Non si tratta di mediare fra parenti resi folli dal dolore e saggi medici; ma rimediare – forse a errori – ed evitare che si compia un sopruso capitale.


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SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

 

SIT-IN IMBAVAGLIATO CONTRO LA CENSURA DI RAGGI AL MANIFESTO PRO VITA

Marco Tosatti

Avete seguito nei giorni scorsi la vicenda del manifesto pro-vita fatto oscurare dal sindaco di Roma, Virginia Raggi, con un gesto che sa assolutamente di censura delle opinioni e contro la libertà di espressione; e che perciò verrà contestato in tribunale. Oggi però si è svolta una protesta, di cui Pro Vita da conto con un comunicato che riportiamo:

Sit in di protesta a Roma contro la rimozione del maxi manifesto di ProVita

Roma, 14 aprile 2018

Circa un centinaio di attivisti romani di ProVita «imbavagliati», hanno partecipato questa mattina al sit in contro la decisione dell’amministrazione Raggi di censurare la gigantografia che campeggiava sulla facciata di un palazzo (misurava 7 metri per 11), strappata dopo due soli giorni di regolare affissione in via Gregorio VII.

È stata una manifestazione compatta, silenziosa, organizzata in piazza Madonna di Loreto perché il Campidoglio non aveva concesso l’autorizzazione alla pacifica protesta davanti a Palazzo Senatorio, sede di rappresentanza del Comune. Vietata agli attivisti pure la piazzetta dell’Ara Coeli, antistante la scalinata. Il sindaco Raggi non voleva proprio vedere bavagli e cartelli: forse sta provando imbarazzo per quell’abuso di potere contro un manifesto per la vita e per la donna, senza parole offensive?

Per più di un’ora, l’immagine del bambino nel grembo materno e la scritta «Tu eri così a 11 settimane. Tutti i tuoi organi erano presenti. Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana dopo il concepimento. Già ti succhiavi il pollice. E ora sei qui perché la tua mamma non ha abortito» è diventata un immenso cartello, moltiplicata nelle mani dei manifestanti. Tutti con un bavaglio alla bocca, a rappresentare la censura esercitata dalla Raggi che non ha rispettato la libertà di espressione e di pensiero (diritti garantiti dalla Costituzione). Con il pretesto di affermare che la gigantografia sarebbe una «violazione dei diritti civili», il sindaco in realtà si è piegato al «politicamente corretto» e all’ideologia.

Gli attivisti hanno esibito anche uno striscione con la scritta «No censura alla vita».

La manifestazione di questa mattina è una delle tante iniziative che si stanno prendendo da più parti, in sostegno di ProVita. Sui social, nei giorni scorsi è diventata virale l’immagine del cartello censurato, come nuovo profilo Facebook dei sostenitori della onlus. E sono tanti i Comuni, le scuole, le associazioni, i privati cittadini che chiedono a ProVita una copia del manifesto, per poterlo mostrare.

Con l’avvicinarsi della ricorrenza del 22 maggio, quando quarant’anni fa venne legalizzato l’aborto, le iniziative si intensificheranno. La onlus ha lanciato anche una petizione in difesa della salute delle donne che si può sottoscrivere sul sito notizieprovita.it «affinché il ministero della Salute garantisca che le donne vengano messe a conoscenza delle conseguenze, provocate dall’aborto volontario sulla loro salute fisica e psichica». Ultimata la raccolta delle firme, ProVita le presenterà al nuovo ministro della Salute.


 

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SANTI INDEMONIATI: CASI STRAORDINARI DI POSSESSIONE

TOM EVANS, PAPÀ DI ALFIE, CHIEDE L’AIUTO DEL PAPA. PARLI, PUÒ ESSERE DECISIVO.

Marco Tosatti

Tom Evans, il papà di Alfie, chiede aiuto direttamente al Pontefice. Ecco quello che ha diffuso Steadfast Onlus, una delle associazioni che si occupano di aiutare Tom Evans e Kate James a salvare il loro bambino, imprigionato assurdamente all’Alder Hey Hospital di Liverpool, grazie a decisioni burocratiche e giudiziarie che farebbero invidia a qualunque Stato totalitario.

STEADFAST RACCOGLIE L’APPELLO DI THOMAS EVANS E RILANCIA: CHE IL PAPA INTERVENGA ALL’ANGELUS

Nella giornata di ieri dopo l’incontro che il giudice Hayden ha chiesto all’avvocato di parte della famiglia Evans, Thomas ha rilasciato delle dichiarazioni pubbliche ai giornalisti presenti.

Nello specifico l’intervento è durato 17 minuti e 27 secondi e al minuto 17 Thomas inizia a parlare del Santo Padre fino a giungere ad appellarsi nuovamente alla Sua persona, dicendo: “E almeno abbiamo cercato di raggiungere una diagnosi. E credo che in Italia raggiungeremo una diagnosi. Vogliamo andare in Italia. Il Papa sa che vogliamo andare lì. Stiamo aspettando che il Papa ora parli di nuovo!”

Conclude Thomas: “.. vogliamo che il Papa prenda Alfie in cura ora. Vogliamo l’Asilo. Vogliamo andare in Vaticano dove l’ospedale è pronto. Vogliamo andare. L’Italia parli! Dì all’ AH cosa fare. Hanno torto.”

Steadfast Onlus nell’ambito del progetto LifeAid, in contatto diretto con la famiglia, raccoglie l’appello e chiede che il Santo Padre possa nuovamente intervenire nel merito. L’intervento di Papa Francesco, potrebbe ulteriormente essere incisivo per far si che l’Inghilterra non uccida più i suoi figli. Chiediamo che Sua Santità possa esprimere il Suo sostegno per il piccolo Alfie durante l’Angelus di domani, domenica 15 aprile, al fine che possa essere lasciato libero di venire in Italia all’Ospedale Bambin Gesù.

E intanto Mariella Enoc, presidente del Bambin Gesù, ha dichiarato ad Avvenire che l’ospedale è pronto ad accogliere immediatamente il piccolo. Così Mariella Enoc: “Secondo i nostri medici che lo hanno visitato sarà difficile un esisto positivo, ma si possono alleviare le sofferenze del bambino”.

Nel frattempo in Gran Bretagna e sui social continua la battaglia per permettere ai genitori di Alfie di portare il bambino in un altro ospedale, per essere visitato e  curato. Sembra davvero strano l’accanimento dell’Alder Hey Hospital contro quello che appare un diritto elementare di qualsiasi genitore, nelle democrazie occidentali. Quasi che si tema che un cambiamento di terapia, delle diagnosi più accurate e un esame di come Alfie sia stato curato sinora possano portare a scoperte sgradevoli. Ancora più singolare, per non dire inquietante appare il ruolo dei pubblici poteri in tutto questo dramma.

#SaveAlfieEvans  #SteadfastLifeAID  #SteadfastOnlus  #Pray4Alfie

Questi sono alcuni degli hashtag di quello che viene chiamato ormai l’Esercito di Alfie, Alfie’s Army, che si è mobilitato per difendere i diritti dei genitori e del piccolo. Tom ha anche chiesto che venga sollecitato a intervenire l’arcivescovo di Liverpool, come potete vedere.

La decisione sull’Habeas Corpus, cioè sulla liberazione di Alfie, è prevista per lunedì prossimo.


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CHIESA CATTOLICA, DOVE VAI? IL VIDEO DEL CARD. ZEN AL CONVEGNO DEL 7 APRILE.

Marco Tosatti

 

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, concludiamo la pubblicazione dei documenti disponibili del Convegno svoltosi il 7 aprile 2018 a Roma e intitolato “Chiesa cattolica dove vai?”.

Come ben sapete il convegno era in ricordo del cardinale Carlo Caffarra, e infatti il sottotitolo era proprio una sua frase: “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”.

Oggi vi offriamo per quanti non l’avessero già visto il video-intervista del card. Joseph Zen, raccolto a Hong Kong dal maestro Aurelio Porfiri, e pubblicato sul suo blog “Ritorno a Itaca”.

Ecco il link. Buona visione.

 



 

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