Il Lino della Sindone è Mediorientale. Nuovi Test Isotopici lo Dimostrano. Meacham. 

25 Marzo 2024 Pubblicato da 7 Commenti

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum curiae, riceviamo dal prof. William Meacham, che ringraziamo di cuore, queste notizie sui test isotopici condotti sul lino della Sindone di Torino. Buona lettura e diffusione.

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I test isotopici indicano che il lino della Sindone di Torino era mediorientale 
William Meacham

Recenti analisi su diversi fili della Sindone di Torino hanno fornito una forte indicazione del fatto che il lino utilizzato per produrre il lino è stato coltivato in Medio Oriente, in particolare nel Levante occidentale (Israele, Libano, parti occidentali della Giordania e della Siria).
Ora, con una probabile origine vicino-orientale, devono essere sollevati nuovi dubbi sull’interpretazione della Sindone come semplice reliquia falsa realizzata nell’Europa medievale, e sorgono nuove domande sul significato dell’immagine sul telo.

La possibilità che questo telo sia effettivamente il sudario funebre di Gesù è rafforzata da queste nuove prove.

A mio avviso, questa rimane la migliore spiegazione per la Sindone, anche se il problema della datazione C14 deve ancora essere risolta.
I risultati isotopici non sono comunque una prova dell’origine, poiché vi è una leggera sovrapposizione di un paio di campioni provenienti dall’Europa occidentale con quelli di Israele.

Una leggera sovrapposizione simile si è verificata anche nei test di riferimento effettuati nel 1988.

Diversi scenari possono spiegare i risultati anomali e la maggior parte può essere eliminata con ulteriori ricerche. Il precedente progetto di analisi è stato condotto con l’obiettivo di determinare il luogo di origine del lino della Sindone di Torino utilizzando i rapporti isotopici di idrogeno e ossigeno.

Questo obiettivo non fu poi perseguito perché la datazione al C14 pubblicata successivamente nel 1988 indicava alla maggior parte degli scienziati un’origine europea medievale della Sindone.

Un secondo problema era che le dimensioni del campione allora necessario (100 mg) erano troppo grandi per essere consentite dalle autorità ecclesiastiche.
La stessa tecnologia (spettrometria di massa) che ha portato alla grande riduzione delle dimensioni del campione per la datazione del C14 è stata applicata anche ad altri studi isotopici, riducendo le dimensioni minime del campione ad appena 1 mg in alcuni laboratori.

I CAMPIONI

Nel 2022 mi sono imbattuto nel rapporto del 1988 e le indagini hanno rivelato che anche uno o due fili di lino corti sarebbero stati sufficienti per i test. Come membro del Consiglio di Amministrazione della STERA (The Shroud of Turin Education and Research Association), sapevo di alcuni fili sindonici in suo possesso. Ho quindi chiesto e ottenuto l’autorizzazione a testare cinque dei sette rimasti.

I campioni provengono dal “pezzo di Raes” che fu rimosso dalla Sindone nel 1973 per ricerche tessili. Quattordici fili furono forniti dall’Arcidiocesi di Torino al fisico Ray Rogers, membro dell’équipe scientifica americana che nel 1978 aveva condotto uno studio in loco sulla Sindone. Alla sua morte, STERA ha ereditato i fili. fili. La catena di custodia dal 1973 a oggi è ben documentata e assolutamente sicura. assolutamente sicura.

Sono stati quindi raccolti campioni di lino e di piante di lino dalle stesse regioni dello studio del 1988. In totale sono stati ottenuti 30 campioni di confronto da analizzare: da vari periodi dell’antico Egitto, dall’Israele preistorico e romano e dall’Europa del XIX-inizio XX secolo.
I campioni sono stati forniti dal Metropolitan Museum of Art di New York, dall’Israel Antiquities Authority, dal Royal Institute of Cultural Heritage di Bruxelles e da collezionisti privati.
I test sono stati effettuati presso il Laboratorio di Isotopi Stabili dell’Università di Hong Kong, che è in grado di analizzare campioni molto piccoli, anche inferiori a 1 mg. Tutti i fili della Sindone erano al di sotto anche del valore minimo più affidabile di quel laboratorio (0,8 mg). sono stati combinati in due coppie, di cui una è stata tenuta da parte per test futuri.

Alcuni degli stessi campioni egiziani analizzati nel 1988 sono stati ottenuti e analizzati nuovamente, come controlli. I risultati sono stati quasi identici e hanno confermato la metodologia.

RISULTATI E INTERPRETAZIONE

I test hanno prodotto il raggruppamento regionale previsto. I due campioni sindonici hanno dato risultati praticamente identici e sono rientrati nel gruppo di Israele, come mostra il diagramma seguente:

Ci sono diverse ipotesi per spiegare i valori anomali: fibra di lino importata da un altro Paese, irrigazione con acqua proveniente da terreni profondi, o contaminazione dovuta a repellenti per parassiti o conservanti.
Per confermare questi risultati iniziali, si dovrebbero effettuare ulteriori test su singoli fili provenienti da altre parti della Sindone. Una proposta per questo progetto di analisi estesa è stata presentata all’Arcivescovo di Torino, Reverendissimo Roberto Repole, ed è ora al vaglio dei suoi consiglieri. Il Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, il cardinale Peter Kodwo Turkson, ha espresso forte interesse per i risultati isotopici.
Questa nuova prova che il lino della Sindone ha probabilmente un’origine mediorientale è importante. Rafforza altre caratteristiche che puntano in quella direzione. Il più importante è stato il polline; anche se molte identificazioni sono state nel frattempo scartate, certe specie nel loro insieme indicano ancora una presenza nel Mediterraneo orientale. Allo stesso modo, la corona di spine in stile elmetto piuttosto che in stile circolo romano è una caratteristica dell’Asia Minore e del Levante.

Un’altra è l’affermazione della presenza di monete sugli occhi nell’immagine sindonica che corrisponde a un caso documentato di una sepoltura del II secolo d.C. in Giudea. Si tratta di un’impressionante conferma di un’ipotesi generata dall’analisi 3D al computer nel 1977, in un’epoca in cui non si conosceva alcun caso (al di fuori di Israele) di tale pratica nell’antichità.
Da allora sono stati portati alla luce altri esempi di monete (spesso una coppia) all’interno di un cranio o in un contesto funerario ebraico, tra cui la tomba di famiglia dello stesso Caifa!

L’enorme peso delle prove contro il fatto che la Sindone sia una semplice reliquia falsificata da un artigiano medievale in Europa ha portato l’eminente scienziato britannico che ha gestito il progetto di datazione della Sindone al C14 a proporre un’altra interpretazione. Rendendosi conto che l’immagine deve provenire da un corpo umano, il dottor Michael Tite ha suggerito in un’intervista alla BBC che potrebbe essere quella di un crociato che è stato crocifisso nello stesso modo di Gesù. Uno scenario del genere sarebbe inverosimile, così come lo è la proposta di creazione da parte di uno sconosciuto artista medievale sconosciuto artista medievale dell’immagine del corpo con il suo grado straordinariamente elevato di accuratezza anatomica e patologica.

Sebbene fortemente indebolita dal totale silenzio della storia su tale evento, l’ipotesi del crociato crocifisso potrebbe spiegare alcune caratteristiche non note nell’Europa medievale, ma forse ancora presenti nella memoria collettiva in Oriente.
Ne sono un esempio l’inchiodatura dei polsi, coerente con la crocifissione romana, o la corona di spine a mo’ di elmo. Tuttavia, nessuna ipotesi naturale ancora proposta è stata in grado di rendere conto delle caratteristiche dell’immagine corporea né di spiegare come si sia formata o sia stata creata sul telo.
La scienza è alle prese con la Sindone di Torino dal 1898. Questo processo continua, nonostante un ingiustificabile divieto ventennale di prelevare nuovi campioni della reliquia, impedendo persino di analizzare i materiali rimossi da essa in uno sconsiderato “restauro” del 2002. Il Vaticano ha persistentemente rifiutato di consentire un secondo test C14 rigoroso e adeguatamente progettato, nonostante la prova inconfutabile che la prima datazione era difettosa, anche se la quantità di campione richiesta è minima, meno di un francobollo. Sembra che lo spirito di Cesare Cremonini (1550-1631), famigerato professore dell’Università di Padova, stia perseguitando il Vaticano. Una volta guardò il telescopio di Galileo, ma disse che gli dava le vertigini e che non vi si poteva vedere nulla di valore!
Si può osare sperare che il divieto venga presto revocato dalle nuove e più illuminate autorità ecclesiastiche di Roma e Torino.

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CONTESTO: LO STUDIO SCIENTIFICO DELLA SINDONE
La “Sacra Sindone” è custodita a Torino, in Italia, dal 1578, mentre prima era conservata a Lirey e poi a Chambery, in Francia, a partire dal 1350. Pur essendo stata a lungo venerata in alcuni ambienti cattolici, è stata
rifiutato da alcuni chierici e canonici per varie ragioni. Ha fatto un ingresso drammatico sul teatro intellettuale
europeo nel 1898, quando vennero pubblicate le prime fotografie che mostravano una un’immagine facciale realistica nel negativo. Ironia della sorte, il primo sostenitore accademico della sua autenticità era un professore ateo di anatomia alla Sorbona, mentre il suo più accanito oppositore era un sacerdote cattolico e un importante storico, sempre in Francia.

La sua popolarità aumentò man mano che un maggior numero di scienziati la studiava. Questa raggiunse un apice di proporzioni mondiali nel 1978, quando a un’équipe di scienziati americani (STURP) fu concesso di esaminare direttamente il telo in loco per una settimana e di prelevare campioni di nastro adesivo. Alla fine non furono in grado di spiegare cosa avesse causato l’immagine, lasciando un mistero che persiste tuttora, ma il loro rapporto finale affermò che proveniva da un corpo umano.
Le pubblicazioni che seguirono portarono la reliquia a uno status mondiale, mentre crescevano le prove a favore dell’autenticità del telo funerario e dell’immagine di Gesù crocifisso (Meacham 1983). Allo stesso tempo, il destino volle che gli sviluppi nella datazione al radiocarbonio avessero ridotto drasticamente la quantità di campione di lino necessario, passando dalle dimensioni di un fazzoletto a quelle di un francobollo. Le pressioni esercitate da ogni parte sulle autorità ecclesiastiche per consentire la datazione al C14 furono enormi e nel 1988 fu prelevato un campione, diviso in pezzi e datato da tre importanti laboratori. Il risultato del 1260-1390 ebbe un enorme impatto pubblico e la caduta in disgrazia della Sindone (per così dire) fu rapida quanto la sua ascesa.
I sostenitori della Sindone sollevarono immediatamente dubbi sulla rappresentatività del campione prelevato e sulla validità statistica dell’età calcolata.
Ma le autorità ecclesiastiche rifiutarono tutti gli appelli per nuovi test, apparentemente imbarazzate e/o deluse dal risultato.
Poco dopo a Torino si insediò un nuovo arcivescovo e l’attenzione si spostò sulla conservazione, dapprima giustamente concentrata, ma che sfociò in un “restauro” scientificamente ingiustificato e disastroso nel 2002.

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

William Meacham è di Nashville, Tennessee, ha studiato alla Tulane University di New Orleans, alla Sorbona di Parigi e all’Università Gregoriana di Roma. Dal 1980 al 2012 è stato Honorary Research Fellow presso il Centro di Studi Asiatici dell’Università di Hong Kong.
Meacham è un archeologo specializzato nella Cina meridionale; ha diretto 23 importanti scavi archeologici a
scavi archeologici a Hong Kong e due a Macao, su incarico governativo o privato.
Il più grande di questi è stato il sondaggio e lo scavo di recupero, durato 16 mesi, dei siti sull’isola di
Chek Lap Kok nel 1991-92, prima della costruzione del nuovo aeroporto di Hong Kong.
Nel 2014-15 ha scoperto e scavato un grande sepolcreto confederato perduto dal 1899 nella città di Hopkinsville, nel Kentucky. Altri suoi interessi di ricerca sono la Sindone di Torino, le origini degli austronesiani e la genealogia.
Le principali pubblicazioni sono elencate in questo collegamento

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7 commenti

  • R.S. ha detto:

    La sacra sindone, insieme alla tilma guadalupana e ai miracoli eucaristici più famosi, ha superato l’esame scettico della scienza positiva. Adesso è il pregiudizio dei sedicenti scienziati a doversi ricredere davanti allo scandalo che lo straordinario di Dio suscita nelle misure umane. Se la scienza permette di vedere la lettera, solo la fede può riconoscere lo Spirito. Ed è lo spirito che da’ vita! I morti possono accontentarsi di seppellire i loro morti.

  • R.S. ha detto:

    La sacra sindone, insieme alla tilma guadalupana e ai miracoli eucaristici più famosi, ha superato l’esame scettico della scienza positiva. Adesso è il pregiudizio dei sedicenti scienziati a doversi ricredere davanti allo scandalo che lo straordinario di Dio suscita nelle misure umane. Se la scienza permette di vedere la lettera, solo la fede può riconoscere lo Spirito. Ed è lo spirito che da’ vita! I morti possono accontentarsi di seppellire i loro morti.

  • R.S. ha detto:

    La sacra sindone, insieme alla tilma guadalupana e ai miracoli eucaristici più famosi, ha superato l’esame scettico della scienza positiva. Adesso è il pregiudizio dei sedicenti scienziati a doversi ricredere davanti allo scandalo che lo straordinario di Dio suscita nelle misure umane. Se la scienza permette di vedere la lettera, solo la fede può riconoscere lo Spirito. Ed è lo spirito che da’ vita! I morti possono accontentarsi di seppellire i loro morti.

  • R.S. ha detto:

    La sacra sindone, insieme alla tilma guadalupana e ai miracoli eucaristici più famosi, ha superato l’esame scettico della scienza positiva. Adesso è il pregiudizio dei sedicenti scienziati a doversi ricredere davanti allo scandalo che lo straordinario di Dio suscita nelle misure umane. Se la scienza permette di vedere la lettera, solo la fede può riconoscere lo Spirito. Ed è lo spirito che da’ vita! I morti possono accontentarsi di seppellire i loro morti.

  • Liberato De Caro ha detto:

    Più si indaga e più aumentano le prove sul fatto che la Sindone di Torino non può essere un falso medievale.
    Ad esempio un paio di anni fa, con altri colleghi, ho datato un filo di lino della Sindone con una nuova tecnica basata sui raggi X ed è emerso che la cellulosa che compone il campione analizzato ha 2000 anni. Lo studio pubblicato può essere letto sul sito della rivista internazionale Heritage:
    https://www.mdpi.com/2571-9408/5/2/47

  • Antonello ha detto:

    Beh potrebbe essere un falso mediorientale fatto in epoca medievale per essere venduto a peso d’oro ai crociati…

  • nuccioviglietti ha detto:

    Provvidente indefesso… ed assai ballerino… sporco lavoro di Scienzah!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

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