L’Importanza di Avere un Nemico, e Chi è il Nemico per Bergoglio… Porfiri.

13 Febbraio 2024 Pubblicato da 1 Commento

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum curiae, il maestro Aurelio Porfiri offre alla vostra attenzione queste considerazioni sull’importanza di avere un nemico, e di chi è il nemico nell’ottica del pontefice regnante. Buona lettura e condivisione.

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Sulla identità e la creazione del nemico

Chi si diletta di studi geopolitici sa bene che una delle strategie per rafforzare l’identità di gruppi, stati, nazioni, è quella della creazione del nemico. Cioè, la percezione di un nemico rafforza la coesione interna e permette di attuare misure che in condizioni normali sarebbe improponibile proporre.

Pensiamo per esempio a quello che succede ora nel mondo, dove la Russia si compatta contro l’occidente, l’America contro la Cina, la Cina contro potenze straniere, il mondo arabo contro Israele e via dicendo.

Se leggiamo in questo modo le strategie politiche, ad esempio negli USA, sappiamo bene che chi desidera farsi eleggere deve identificare bene il nemico, che può essere l’avversario politico o una minaccia esterna, e battere il martello sul chiodo in modo che la paura delle persone le porta a votare per il “salvatore”.

Della costruzione del nemico parla Umberto Eco in un suo saggio, in cui tra l’altro afferma: “Una delle disgrazie del nostro paese, negli ultimi sessant’anni, è stata proprio di non avere avuto veri nemici. Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro. Pertanto, quando il nemico non ci sia, occorre costruirlo”.

Questa affermazione dell’illustre semiologo ci mostra che avere nemici non è poi così male come sembra e che, di conseguenza, il rischio di voler andare d’accordo con tutti è che poi non si va d’accordo con nessuno.

Quello della creazione del nemico è un meccanismo che direi quasi naturale, “chi non è con me è contro di me”, diceva Gesù. E per la Chiesa è stato sempre chiaro quale fosse il nemico, il diavolo, il male, il peccato. Negli ultimi decenni però si è ricompresa la categoria del male come manifestazione non di forze avverse ma come dispiegamento di fragilità inerenti all’umano e che come tali vanno comprese, scusate, addirittura incoraggiate. Oggi il nemico nell’ambito della fede cattolica sembra essersi spostato dalla teologia alla sociologia, alla psicologia, all’ambientalismo. Ma questo nuovo nemico, che si perde spesso nelle sottigliezze, nei bizantinismi delle dispute accademiche, è sfuggente ed è in effetti figlio, o padre, di questa Chiesa liquida e si diluisce nelle nostre coscienze senza a volte lasciare alcuna traccia.

Ecco che è necessario, per ricompattare il popolo cattolico, identificare un nuovo nemico. Per Benedetto XVI esso era il relativismo, che in effetti è una forma di peccato anche se non le racchiude certo tutte. In ogni modo essa ha una coerenza con l’insegnamento della dottrina cattolica.

Sotto Francesco si sono identificati due nemici, quello esterno è la mancata accoglienza, lo sfruttamento, l’insensibilità ambientale, quello interno sono i tradizionalisti. Ovviamente non viene detto apertamente che essi sono nemici, ma si fa in modo che il tradizionalismo divenga uno spauracchio per scongiurare quello in cui non si vuole finire. In effetti, una delle strategie di creazione del nemico, è mostrare come esso sia l’antitesi dei valori proposti dai “buoni”.

Nel caso della Russia l’accusa è contro la perversione e la corruzione dell’occidente e via dicendo. I tradizionalisti sono indietristi, rigidi, ‘ultra’ qualcosa. Mi pare che in passato si era parlato anche di persone con disagio mentale. Come tutte le caratterizzazioni, possono anche partire da degli spunti di verità che vengono dilatati fino alla caricatura.

Eppure a mio avviso ha causato a mio avviso un risultato inaspettato, ricompattando proprio il fronte tradizionalista e pasciando disunito il cattolicesimo mainstream dilaniato da tendenze indipendendiste incoraggiate da ermeneutiche generose della via sinodale che si fa finta di non vedere.

A mio avviso questa operazione è stata del tutto controproducente, proprio perché il tradizionalismo cattolico si presentava come parcellizzato e il suo controllo era garantito dall’osservanza del principio divide et impera. Oggi invece, accade anche che i confini che prima facevano vivere ognuno all’interno del proprio villaggio inoffensivo, si allargano sempre più fino a formare delle cittadelle sempre più insidiose proprio perché a volte si muovano nell’atmosfera sfuggente del mondo virtuale, rendendo il governo di un numero comunque non disprezzabile di fedeli un dannato (almeno lui) rompicapo.

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1 commento

  • OCCHI APERTI! ha detto:

    Chi è il grano e chi la zizzania? Chi il sale della terra e chi l’acqua sporca?
    I confini non sono ancora così netti…
    Spiace dover ricordare che il Nemico va prima sconfitto dentro di noi. Altrimenti che differenza passa tra chi serve Cristo e chi serve Satana? Una differenza di grado nel peccare, e nulla più. Un pò pochino.
    Occorrerà attendere ancora per veder emergere – da tutto ciò – i veri schieramenti. Che saranno due. Non così tanti come oggi se ne possono facilmente individuare (ma i “cattivelli” sono ben più compatti e solidali tra loro che non i “buonini”, con ogni evidenza del caso, e dovendo ciò portare a farci qualche domanda seria, finalmente)!

    Riporto qualche altro, interessante e diverso pensiero del m° Porfiri che mostra quale grado di frammentazione viva la galassia cosiddetta “tradizionalista” e riporto la lettera di accompagnamento a Traditionis Custodes che Francesco I scrisse ai Vescovi. Una breve lettera, per me, di estremo interesse.

    “Una cosa ho imparato molto importante: tecnicamente, non esiste un tradizionalismo cattolico, esistono tradizionalismi cattolici. Ci sono molti gruppi che si richiamano alla tradizione cattolica, riconosci e resisti, sedevacantisti, sedeprivazionisti, sedeimpeditisti, palmariani e potrei andare avanti ancora. Spesso questi gruppi hanno sottogruppi e non di rado (anzi…) questi gruppi sono uno contro l’altro. Se ci si vuole limitare ai “riconosci e resisti” che mi sembra essere la maggior parte delle persone che leggono e commentano i miei articoli (anche se non tutti) devo dire che pure lì c’è comunque maretta e divisione”.

    https://www.marcotosatti.com/2022/10/29/aurelio-porfiri-tradizionalismo-e-tradizionalisti/

    “Ora, ho già affermato che è quantomeno problematico identificare la tradizione con il tradizionalismo che ne è semmai una rivendicazione”.

    https://www.marcotosatti.com/2022/10/20/aurelio-porfiri-il-tradizionalismo-e-le-sue-zavorre/

    E giacchè fu proprio Porfiri a citarlo, come non chiudere con il dirompente pensiero, già esso catartico, del filosofo agricoltore Gustave Thibon:

    “Niente ha più bisogno di purificazione di ciò che noi chiamiamo purezza”.

    Sotto il link alla Lettera di Francesco ai Vescovi:

    https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2021/07/16/0469/01015.html

    Temiamo più la verità o la menzogna?!

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