Il Matto Auspica: che Finalmente nella Chiesa Inizi l’Era dei Pubblicani!

12 Settembre 2021 Pubblicato da 16 Commenti

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, pronti alla discussione? Il nostro Matto mi ha scritto un messaggio da condividere con voi; molto interessante, certamente non semplice e sicuramente stimolante da un punto di vista intellettuale…Buona lettura.

§§§

L’ERA DEI PUBBLICANI

 

Carissimi fratelli Sani di Mente,

permettetemi di intrattenervi in merito ad un fatto di importanza capitale, e cioè che una dose più o meno consistente di soggettivismo affligge ogni essere umano, ciò rendendo relativo e non assoluto ogni intervento di chicchessia, per quanto puntellato dalla ragione, dalla logica e, religiosamente, dalle Sacre Scritture, dal Catechismo e dal Diritto canonico.

La tetragonia legalistico-dottrinale della Chiesa cattolica, fatale eredità farisaica vista la temperie in cui nasce il Cristianesimo (ma i Pubblicani non sono mai mancati), non ha impedito che, giorno dopo giorno, essa si sia progressivamente sgretolata, e ciò dovrebbe far riflettere: una preminenza della lettera, anzi delle lettere sullo Spirito, e quindi un rigido impugnare le Scritture, il Catechismo e il Diritto canonico, ha alimentato una presunzione di sé ed una conseguente “misura” di giudizio contro la quale, invece, il Verbo mette in guardia. Lascio ai gentili e pazienti lettori l’individuare in che consista questa “misura”, che certamente non può identificarsi sic et simpliciter con il crudo confronto del peccatore col precetto e con la prenotazione per esso di un posto all’inferno da parte di chi giudica, il quale anch’esso, come tutti, qualche problema col peccato ce l’ha anche lui (lei) e quindi non può scagliare la prima pietra.

La vita nuziale dell’Anima immortale e dello Spirito Eterno non si nutre esclusivamente di un apparato dottrinale-precettistico ma anche e soprattutto di una semplicità e di una limpidezza di cuore che trascende (senza per questo rinnegarlo) l’apparato medesimo, che, in ogni caso, resta un indice. Lo Spirito Eterno è … spirito, quindi in Sé non ha forma e trascende il pensiero (orale e scritto) che è inevitabilmente una forma, ed anzi, secondo che Esso vuole, lo ispira, appunto lo in-forma, ma senza esaurirsi in esso. Fuori della forma del pensiero, di qualunque pensiero, lo Spirito infinitamente è nella Sua non-forma e «come il vento soffia dove vuole». Dice che il “dove” lo decide lo Spirito, non l’uomo!

La Vergine è il modello dell’Anima che «custodisce tutte queste cose meditandole nel suo cuore». Dice “nel suo cuore”, ovvero nel luogo più intimo quale crogiolo vuoto, cioè puro e ardente ove i significati del pensiero (della forma) vengono sciolti dalla loro letteralità – dalla loro forma – e tramutati in carne e sangue. Non è il pensiero che spiega lo Spirito, bensì è lo Spirito che spiega il pensiero. O, in altri termini, non sono le parole che spiegano il Silenzio bensì è il Silenzio che spiega le parole: non per nulla è una Vergine umile e silente che partorisce il Verbo.

A meno che non lo si neutralizzi con la morte dell’io empirico (o piccolo io), impresa eroica e quindi per pochi, il soggettivismo influenza ogni espressione verbale e comportamentale, e, in un modo o nell’altro, inficia la verità dell’espressione medesima. Nessuno può presumere che le proprie espressioni verbali e comportamentali siano giuste in tutto e per tutto, giacché proprio tale presunzione testimonia la presenza invadente dell’io empirico, ovvero dell’entità posticcia o sovrastruttura psichica che è venuta formandosi fin dal giorno della nascita su questa terra, identificandosi con le esperienze che la vita gli ha riservato giorno per giorno, in primo luogo l’educazione (o non educazione) e la cultura (o non cultura) che gli sono state inculcate negli ambienti familiare, scolastico, lavorativo, sociale e religioso che ha frequentato (e continua a frequentare). D’altra parte, cos’è il chicco di grano che deve morire se non il glomerulo dell’io empirico? Orientaleggiando, si potrebbe dire che ciò che deve morire è l’illusionedella realtà di tale io, un intruso che pregiudica la relazione nuziale dell’Anima con lo Spirito.

Il linguaggio ed il comportamento debbono improntarsi alla verità e quindi alla correttezza, ma vanno accompagnati dalla consapevolezza che in nessun modo possono farlo in maniera perfetta. Chiaro che una sincera e costante tendenza alla Perfezione fa sì che linguaggio e comportamento si affinino sempre più con beneficio del soggetto e delle relazioni che esso intrattiene, ma ciò non può prescindere, lo si ripete, dalla consapevolezza che su questa terra la Perfezione resta un’Idea tanto irrealizzabile quanto luminosa e necessaria all’orientamento dell’Anima che naviga nel mare della vita terrena. Di conseguenza, nessuno può permettersi di credere, quindi di illudersi, di essere senz’altro nel vero e puntare il dito giudicante contro chicchessia, dimenticandosi della trave che ha nell’occhio!

Lo si voglia o meno, il lungo periodo dei Torquemada (ecclesiatici e laici) è tramontato e si è ai primissimi albori dell’Era dei Pubblicani che conclude e supera quella dei Farisei: Cristo è venuto a compiere, cioè a perfezionare la Legge, e questo perfezionamento è rivelato nel Vangelo, che è testo sacro e quindi irriducibile alla ragione, alla logica e alla teologia, facoltà che possono attivarsi soltanto sul piano orizzontale e temporale dell’esistenza e mai elevarsi lungo la Verticale dello Spirito Eterno. Del resto, la Croce è più che silenziosamente eloquente: al patibulum orizzontale, dimensione delle vicissitudini terrene, si accompagna lo stipes verticale, dimensione della Resurrezione ed Ascensione.

In sintesi, la parabola inascoltata per secoli, tranne che dai veri e pochi Pubblicani, è chiarissima: occorre ritirarsi dalla prima fila e mettersi in fondo.

Per esserci occorre sparire, paradosso fuori della portata della ragione.

Occorre rendersi conto che, in ambito cattolico, nessuno può schermirsi dietro le spalle di Cristo, ma che ognuno Gli sta davanti ed è scandagliato attimo per attimo dal Suo sguardo, che dovrebbe suscitare il timore di Dio (dono di Dio-Spirito Santo) quale deterrente della presunzione di sé e dei  giudizi temerari.

 Occorre inaugurare l’Era dei Pubblicani perché la Chiesa rinasca con tutto il suo splendore dalle sue ceneri farisaiche.

§§§

 




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16 commenti

  • Il Matto ha detto:

    https://youtu.be/9vVs_NvrD3c

    Testo e musica sublimi!

  • Forum Coscienza Maschile ha detto:

    Eppure il tenore dell’articolo ricorda più quello dle Fariseo, che dice “non sono come voi Pubblicani”.
    Per quanto mi sforzi, non riesco a vedere il pubblicano che, giustificato di fronte a Dio, si mette a indagare i misteri del Tao e percorrere la “via” dei Maestri del Tè…
    Fa pensare il commento di un lettore: la lotta tra Spirito (maiuscolo) e materia, come se lo Spirito Santo lottasse contro questa carne che è parte del notro essere.
    Marshall McLuhan, grande convertito dal protestantesimo, si occupò molto di dottrine e mitologie orientali e diceva che hanno tutte il fascino umano di una sorta di conquista culturale, ma sono state rese obsolete… dall’Incarnazione.
    Spiegò che il succcesso delle religioni orientali dipende dal fatto che la tecnologia elettrica rende l’uomo disincarnato, e ogni volta che questo succede il cristianesimo si trova in difficoltà.
    Disse anche, a chi ha orecchie per intendere, che questa tecnologia creava un facsimile diabolico del Corpo Mistico di Cristo, e che il Diavolo era un grande ingegnere elettronico. Legò la crisi della Chiesa e le derive del postconcilio (e forse dello stesso Concilio) proprio all’ipnosi creata dalla tecnologia elettrica, che altera la fede in modo assolutamnete impercepito. Se ne accorse solo Pio XII che consigliò, inascoltato, di studiare le recenti innovazioni tecniche sotto il profilo teologico.
    A proposito di crisi della Chiesa, non è proprio Bergoglio a darci dei farisei?

    • Il Matto ha detto:

      “La tecnologia” … La tecnologia non esiste, esistono i tecnologi, come non esiste “la scienza” bensì gli scienziati, non esiste “la pittura” bensì i pittori, non esiste “l’arte” bensì gli artisti e via dicendo. Addirittura non esiste la religione bensì i religiosi!

      Quindi non esiste “la società” bensì i singoli che la compongono. La società è la risultante di ciò che si semina e non la causa responsabile. Prendersela con la società è un’ingenua illusione che vuol trovare il capro espiatorio in un’astrazione.

      Personalizzare la tecnologia, che è anch’essa un’astrazione, è inutile prima che assurdo.
      I tecnologi sono tanto i produttori quanto i fruitori del prodotto tecnologico. Quindi il “facsimile diabolico” è la risultante di decisioni e comportamenti umani. Per un certo verso anche il diavolo è un’astrazione sulla quale facilmente si scaricano gli scellerati risultati di uno scellerato comportamento umano, compreso il bigottismo (approfitto per confessare il mio sconcerto di fronte a tecnologi che sono andati a rompere le scatole perfino su Marte!).

      L’articolo avrebbe dovuto ricordarle il Matto che dice “non sono come voi Sani di mente”, la qualcosa, come mi sembra di aver già precisato, non ha e non vuole avere alcun intento discriminatorio: che il sottoscritto sia Matto è oggettivo, palese, e risulta dai suoi articoli e commenti.

      Quello che Lei non “riesce a vedere” non è detto che non abbia una sua validità. Come già detto, sono un cattolico fondamentalista ecumenico (non ecumenista!) al quale piace allargare lo sguardo a 360 gradi (l’Occhio ciclopico!) per godere del Vero e del Bello laddove si trovano sull’orbe terracqueo. Ed il Vero ed il Bello non diventano mai “obsoleti”.

      Piuttosto, mi sembra Le sia sfuggito il motivo principale del mio articolo: le nozze dell’Anima con lo Spirito. Poiché alla fine di tutti i ragionamenti è quello che conta.

      Sempre molto cordialmente.

      • Forum Coscienza Maschile ha detto:

        La tecnologia esiste eccome, al punto che l’uomo fa dei suoi stessi artefatti delle divinità e dei totem. Lo dice anche la scrittura: “Hanno occhi e non vedono” ecc. e soprattutto “sia come loro chi li fabbrica”: l’uomo che non comprende gli effetti delle sue tecnologie ne diventa schiavo, secondo modalità pienamente sovrapponibili all’idolatria.
        Le istanze genocide e antiumane di oggi derivano proprio dal fatto di considerare l’essere umano una versione imperfetta e obsoleta delle macchine.
        Tutto l’Antico Testamento si può leggere come una messa in guardia dagli effetti non compresi della tecnica (cito sempre McLuhan). E le stesse culture orientali ne sono consapevoli, è nota la storia cinese per cui semplici tecnologie “rendono il cuore come una macchina”.
        José Ortega y Gasset dinostrò nel suo L’Uomo e la gente che anche la società esiste eccome, non è una somma di individui come credeva la Thatcher ma una sorta di entità “vivente” a prescindere dai singoli uomini.
        Auspicare il trmaonto della Chiesa “farisaica” e di torquemada in nome di una Chiesa dello Spirito (oggi non si dice più Santo) è in odor di eresia gioachimita (semplificando, Gioacchino da Fiore vagheggiò l’avvento di un’era dello Spirito che avrebbe abolito ogni legge ritenuta farisaica).
        Per cui, se non avessi le mani legate dalle inalterabili catene della legge, tornerei alla tradizione dei nostri illustri progenitori e a una forma più pura e severa di giustizia e la farei mettere al rogo:

        • Il Matto ha detto:

          Che strano! Fino a «semplici tecnologie “rendono il cuore come una macchina”», Lei afferma esattamente ciò che afferma il sottoscritto, e cioè che il responsabile è l’uomo, senza del quale la tecnologia non esisterebbe.

          Però poi si contraddice dicendo che la società è un “entità vivente in sé”, quindi, si presume, con una propria facoltà di decidere ed una propria responsabilità.

          Riguardo allo “Spirito” non seguito da “Santo”, Lei, evidentemente, critica in cuor suo anche il Vangelo: “Lo Spirito come il vento, soffia dove vuole” ( Gv. 3,8).

          Forse, Gioacchino da Fiore non era lo sprovveduto eretico come lo si vuol far passare dal mainstream teologico imperante.

          Infine la ciliegina del rogo conferma che Lei è un guerrafondaio a cui sono gradite le guerre di religione. E già, perché non crederà che quando verrà a prendermi per bruciarmi io me ne starò lì buono buono con gli occhi al cielo e le braccia aperte come i Santi Martiri. No! Avrò una spada fra le mani con la quale dovrà fare i conti. E le assicuro che una certa abilità nel tagliare senza andare a vuoto l’ho acquisita.

          Sempre cordialmente. Ma anche senza malintesi.

          • Adriana 1 ha detto:

            Enrico,
            macchè ” guerrafondaio”! E’ un semplice, comune “idealista” che, per il bene della società, vuole eliminare qualsiasi dubbio- e quindi chi lo instilla-. Ma è rimasto ai vecchi tempi: oggi si fa prima con un drone mirato che col rogo.

  • Mimma ha detto:

    Grazie savio Matto!
    È il più bel post che abbia letto in questi ultimi giorni!
    È la mia lotta spirituale più ardua questa…
    Trasumanar…
    La carne toglie ala allo spirito, impaccia, intorbida le ispirazioni dello Spirito…
    Essa è il fariseo individuale, con le sue infinite esigenze, d’ogni brama carca…
    Preghi per me, per favore!

    • Il Matto ha detto:

      Mimma carissima,

      la ricorderò spesso dall’immenso Cielo del Silenzio, dove tutti i frastuoni distraenti di “questo mondo” non possono giungere. Se vuole, possiamo incontrarci Là.

      Mi permetta soltanto di invitarLa ad una considerazione importante: la “carne” non va disprezzata. Noi possiamo fare quel che facciamo perché siamo incarnati: lavorare, camminare, viaggiare e … pregare in casa o nel luogo sacro. E se facciamo qualcosa di poco onorevole, la colpa non è della carne, cioè del nostro corpo, bensì della nostra mente che si lascia confondere dal desiderio.

      Il “trasumanar” è pur sempre un processo che abbisogna del concorso del corpo, non fosse altro perché esso è il punto di partenza.

      Un silenzioso, etereo abbraccio.

  • Luca Antonio ha detto:

    https://www.marcotosatti.com/2019/11/01/a-marte-temono-una-breccia-di-porta-pia-al-contrario-sempre-con-i-massoni-pero/
    Caro matto , Lei scrive sempre cose di livello elevato.
    Qui sopra il link del 2019, quando Lei ancora non scriveva qui i suoi veramente interessanti articoli, in cui intervengo con lungo post che va, a mio avviso , ma aspetto suo parere, ad integrare, in stile piu’ piano e colloquiale quanto da Lei esposto a piu’ riprese in questo sito : la lotta tra Spirito e materia che purtroppo si va risolvendo in questi ultimi 200 anni a favore della materia.
    Intervento in cui illustro l’errore per cui, a mio parere, la chiesa cattolica, o meglio i muri di quella che ancora si dichiara chiesa cattolica, ha terminato la sua missione storica.
    Cordiali saluti e grazie

    • Il Matto ha detto:

      Caro Luca Antonio,

      ho apprezzato il Suo post. Tuttavia, come ha potuto intuire a proposito di “Era dei pubblicani”, le mie osservazioni hanno sapore eretico, poiché mettono in discussione la Chiesa quale istituzione tetragona e di stampo torquemadico che si è venuta consolidando attraverso i secoli, da molto prima dei 200 anni da Lei considerati, direi quasi dagli inizi ad eccezione, forse, del primo secolo, in cui erano ancora il Vangelo e la relativa spiritualità ad avere la preminenza nel passaggio terreno delle anime.

      Per quanto posso dirne grazie alla mia esperienza, posso confermarle la mia tesi: non ci sarà un risorgere della Chiesa senza un impegno delle anime che si incamminino verso il centro di se stesse attraverso il Silenzio e la Solitudine. Soltanto nel centro di sé, che coincide e vive del Centro Divino, la Comunità dei Fedeli potrà ritrovarsi unita e solidale.

  • miserere mei ha detto:

    Oggi, tornato dalla messa, la mia mamma mi ha detto che sono sempre stato un po’ matto.
    Questo perché, avendole detto di aver incontrato un compagno di liceo, passando in rassegna lui e gli altri si è sentita di rassicurarmi su atteggiamenti che vengono da lontano.
    Forte di questa onorificenza di freschissimo conferimento, plaudo non alla follia, bensì alla lucidità con la quale si è centrato il bersaglio: la Vergine è il modello dell’Anima che «custodisce tutte queste cose meditandole nel suo cuore». Dice “nel suo cuore”, ovvero nel luogo più intimo quale crogiolo vuoto…
    E’ la forza anche di San Giuseppe. La “forza del silenzio” spiegata da un bel libro del Card. Sarah.

    Non è il pensiero che spiega lo Spirito, bensì è lo Spirito che spiega il pensiero. O, in altri termini, non sono le parole che spiegano il Silenzio bensì è il Silenzio che spiega le parole: non per nulla è una Vergine umile e silente che partorisce il Verbo.

    Perchè sono matto? Perchè la chiesa del fare continua a proporre cammini per coinvolgersi e costruire… Va bene tutto: dall’animazione pastorale alle pulizie, sentendosi accolti nel bla bla diuturno che dice se stesso, camminando insieme… L’Unico di cui si tace è il Solo verso il quale dovrebbe udirsi qualcosa. E allora sto zitto e me ne sto fuori, da solo, senza nemmeno discutere. Sto da solo in chiesa, nelle molte ore in cui non c’è nessuno salvo qualche incaricato che chiacchiera con il vicino o, in chiesa, al telefonino…

    Me ne sto fuori, perché preferisco non sentirmi uno di quelli che costruiscono e invitano, non escludendo nessuno. Infatti quando mi vedono a pregare mi ignorano e continuano a chiacchierare. Ma loro sono in cammino, in una delle proposte, agendo i servizi.
    Io sono un po’ matto. L’ha detto la mamma.
    Spero che lo dica anche l’altra Mamma, di Gesù.

    • Il Matto ha detto:

      Le auguro di diventare sempre più matto.

      Chi ama il Silenzio e la Solitudine, e volentieri li mette in pratica, si accorge sempre più del frastuono caotico che spazza ‘questo mondo’ da qualsiasi prospettiva lo si voglia osservare. Quindi compresa la prospettiva religiosa (e credo che non sia necessario portare esempi)

      Certo, a meno che uno non faccia l’eremita, con tale frastuono caotico occorre conviverci, ma il Silenzio e la Solitudine “producono” una solida pace interiore che non viene mai meno, neppure nelle situazioni più frastornanti e corrotte.

  • alessio ha detto:

    Mi pare che si stia parlando di
    progresso ,seppure cristiano ,
    ossia dire che più passa il
    tempo più l’uomo migliora ;
    a me pare il contrario .
    Siamo tutti peccatori ma
    pentiti , non amo chiamarmi
    pubblicano , odio tutto ciò che
    è mammona : usurai , agenti
    delle tasse , avidi ,tirchi , approfittatori .
    Ricordo un detto ,mi pare
    di Mark Twain : un avido è
    un ricco che vive come
    un povero .

    • Il Matto ha detto:

      Per cortesia, potrebbe spiegarsi meglio?

      Non ho capito la faccenda del progresso.

      Inoltre, il pubblicano del Vangelo è una figura estremamente positiva in merito a come rapportarsi con Dio. Anche Matteo era un pubblicano e tuttavia Gesù lo invita a seguirlo.

      Non è detto che uno che a che fare con il denaro sia necessariamente un avido, un tirchio, un profittatore.

      Grazie.

  • Veronica Cireneo ha detto:

    In effetti molto meglio sarebbe l’era dei pubblicani, specie se paragonata a quella del cinghiale bianco 😅

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