FARIA: ATTENZIONE AGLI ARLECCHINI NELLA CHIESA, SERVI SCIOCCHI….

14 Ottobre 2020 Pubblicato da 24 Commenti

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, l’Abate Faria è capitato – per caso, ne siamo sicuri – su una copia di Avvenire, e l’ha letto da capo a piedi, comprese le rubriche dei collaboratori. La lettura del quotidiano ha scosso in qualche modo la sua serenità naturale, e ci ha mandato un commento pepato pepato…buona lettura.

§§§

Caro Tosatti,

ieri mattina sfogliando distrattamente il giornale già cattolico della Cei, le mie stanche pupille si sono imbattute in una rubrichina intitolata “Lupus in pagina”, firmata da un tale Gianni Gennari che mi dicono essere un ex prete di quelli che il grande Augusto Del Noce avrebbe definito “cattocomunisti”, sposato con una ex suora nonchè già presidente dell’Associazione preti sposati. Mi dicono anche che il succitato ex prete è uno dei tanti volenterosi difensori di Bergoglio, e che in tale veste di guardiano della rivoluzione si diletta nella sua rubrichina a fare le pulci ai giornali con un occhio particolarmente attento quando c’è di mezzo l’inquilino per eccellenza di casa S. Marta.

Succede però che nella foga di impancarsi ad arcigno e severo censore delle altrui opinioni, a questo lupacchiotto spelacchiato capiti sovente di scivolare nella più classica delle bucce di banana. Riuscendo in tal modo nell’ardua impresa di confermare quello che in teoria vorrebbe stigmatizzare e mettere alla gogna. Ieri, ad esempio, il nostro ex prete cui non fanno difetto eleganza e bonomia dopo aver liquidato in poche battute un paio di articoli su Libero, se l’è presa con una pacata lettera di Luca Del Pozzo, che il sottoscritto come altri lettori di questo blog ben conoscono, pubblicata qualche giorno fa sul Foglio.

Tralasciando gli apprezzamenti dell’ex prete circa la “grave ignoranza e impreparazione esibita”, e sorvolando sul cattivo gusto di far dire all’autore cose mai dette (ad esempio aggiungendo un “mortale” dopo “cortocircuito” non presente nell’originale oppure attribuendo all’autore un inesistente “scandalo” riferito all’enciclica “Fratelli tutti”) al solo scopo di rimarcare la (presunta) gravità delle affermazioni oggetto d’inquisizione, la cosa interessante è che è proprio l’ex prete in questione a confermare quanto Del Pozzo aveva sottolineato.

 

Il fatto cioè che dietro il modello del “buon samaritano” – proposto in “Fratelli tutti” allo scopo, secondo una lettura ultimamente riconducibile alla Scuola di Bologna, di rendere più attrattivo il Vangelo – c’è la tesi dei “cristiani anonimi” cara al gesuita K.Rahner che tanto influsso esercitò, tra gli altri, su quel Walter Kasper che tutti sanno essere teologo molto apprezzato e ascoltato dall’attuale pontefice. La qual tesi – invero assai  stravagante se non altro perché non si capisce per quale motivo uno dovrebbe farsi cristiano se può salvarsi anche senza esserlo – non solo per il nostro esperto all’amatriciana non farebbe problema, ma addirittura tale “lezione di Dottrina purissima” (sic!) sarebbe rintracciabile nientemeno che nel Nuovo Testamento. Per l’esattezza, in Mt 25 e 1Cor 13.

Poichè a differenza dell’ex prete non li ricordo a memoria sono andato a leggere i succitati testi. Quello di Paolo è il celebre Inno alla Carità, mentre quello di Matteo è il vangelo della parabola delle dieci vergini, dei talenti e del giudizio finale (ops) il cui esito Gesù lega, semplifico, a ciò che si sarà o non si sarà fatto nei confronti “di questi miei fratelli più piccoli”.

Peccato che entrambi i testi che secondo l’ex prete che scrive sul già cattolico quotidiano della Cei sarebbero esemplificativi della rahneriana dottrina dei “cristiani anonimi”, sono al contrario quanto di più cristiano ci sia. Primo, perché in Paolo la caritas, che non va confusa con l’elemosina, è la carità con la “c” maiuscola stando ad indicare l’amore di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto; si tratta in altre parole di una delle tre virtù teologali che da sempre fondano l’ossatura della morale cattolica, e che – soprattutto – non può mai essere disgiunta dalle altre due, la Fede e la Speranza. Ora, pur essendo il sottoscritto un semplice fedele mi permetto di avanzare il dubbio che chi non conosce Cristo possa praticare virtù che fanno tutt’uno con il cristianesimo. O i conti non tornano. E Cristo ha patito quello che patito non perché possiamo dannarci, no, ma per un mondo più accogliente, più giusto, più salubre, più inclusivo, eccetera eccetera. Poi possiamo discutere sul fatto che non sempre i cristiani sono all’altezza del Vangelo e che un ateo o un miscredente possono essere belle e brave persone cento volte meglio di un cattolico praticante.

Ma non è questo il punto. Né sposta di una virgola quanto qui stiamo dicendo. Quanto al testo di Matteo, in particolare la parte finale che sicuramente aveva in mente l’ex prete nel mentre segnava con la matita rossa la lettera di Del Pozzo, è assodato da tempo e lo sanno pure i muri che quando Gesù parla dei “fratelli più piccoli” si riferisce, guarda caso, proprio ai cristiani. Stando così le cose, caro Tosatti, la domanda resta: secondo lei si può rendere più attrattivo il Vangelo indicando come modello un qualcosa che, in fin dei conti, non richiede l’adesione a quello stesso Vangelo che si vorrebbe fare più attraente?

Secondo me, no. Per cui delle due l’una: o non è questo – e io penso che non sia affatto questo – lo scopo dell’enciclica, che invece punta ad una fratellanza, diciamo così, della buona volontà che al limite può pure essere areligiosa; oppure lo scopo è effettivamente quello di riproporre il messaggio evangelico ad un mondo quasi del tutto indifferente al cristianesimo, ma allora il buon samaritano serve a poco e non c’è altra strada che ri-evangelizzare l’uomo contemporaneo, nella ferma convinzione che Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre. Detto ciò, mi permetta un’ultima notazione.

Anzi due. La prima: seppur microscopico, quest’ultimo episodio – ma che purtroppo già sappiamo non sarà l’ultimo – è tuttavia rivelatore del crescente nervosismo di certi ambienti e dell’aria che tira con buona pace di quanto anche di recente ha ricordato il card. Ruini a proposito di chi critica Bergoglio; secondo, se guardo indietro e confronto quello che accadeva nella Chiesa ieri con ciò che accade oggi, un dato salta agli occhi: ed è che gli ambienti dai quali oggi – parlo in generale – piovono lodi e applausi per l’attuale pontificato sono gli stessi dai quali ieri partivano attacchi a testa bassa all’indirizzo di Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Con una differenza: che quando un pontefice viene criticato, per dire, dall’ala progressista è lui che sbaglia e i suoi critici santi subito; se invece il Papa riceve critiche dall’ala conservatrice allora è lui il martire e chi osa dire qualcosa un eretico.

Curioso, non trova? Oddio, non che la cosa debba sorprendere più di tanto. La storia, anche ecclesiale, è fin troppa piena di preclari esempi di gente che con estrema disinvoltura e nonchalance ha cambiato casacca. Lupi che hanno perso il pelo ma non il vizio di inarcare il sopracciglio e impartire lezioncine con la stessa spocchia di sempre. Come tanti Arlecchini qualunque, servi sciocchi del padrone di turno.

Abate Faria

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24 commenti

  • G. F. ha detto:

    Sul buon Samaritano non si può dimenticare quanto ha detto Paolo VI nel discorso di chiusura del Concilio:

    “L’umanesimo laico profano alla fine è apparso nella terribile statura ed ha, in un certo senso, sfidato il Concilio. La religione del Dio che si è fatto Uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto? uno scontro, una lotta, un anatema? poteva essere; ma non è avvenuto. L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani (e tanto maggiori sono, quanto più grande si fa il figlio della terra) ha assorbito l’attenzione del nostro Sinodo. Dategli merito di questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo”.

    La religione dell’uomo che è diventato Dio è il frutto della stessa tentazione di Lucifero. Questa religione deve avere anche i suoi sacerdoti, come Marcione in cui San Policarpo di Smirne riconosceva “il primogenito di Satana”.

    Dopo Fratelli tutti-frutti, non lo so se abbiamo ancora “Due religioni, in una sola Chiesa” – http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV3249_Falcometa_Due_religioni_in_una_sola_Chiesa.html , perchè Bergoglio rappresenta appena la religione dell’uomo che se fa dio.

    Se pensiamo che nel Collegio dei cardinali troviamo atei, agnotici, protestanti, massoni, giudei, omossesuale, massoni, ecc possiamo dire che questo collegio è una sorta di Senato umanista che rappresenta l’umanità (non più Cristo e la Chiesa). Sembra più un germe di un’organizzazione di religioni unite che delle rappresentanti di Nostro Signore Gesù Cristo. Fu proprio da questa nuova configurazione del Collegio cardinalizio che emerse il “grande architetto” dell’Organizzazione delle Religioni Unite.

  • Enrico Nippo ha detto:

    Arlecchino, Brighella, Balanzone, Gianduia.

    E Pulcinella? Leggo che è pigro, ironico, opportunista, sfrontato e chiacchierone. Ha un’insaziabile voracità ed è sempre alla ricerca di cibo. Per un piatto di maccheroni è disposto a tutto: rubare, mentire, imbrogliare e prendere bastonate.

  • G. F. ha detto:

    La parabola del cristianesimo “anonimo”

    di G. F. – Brasile

    «Vi è un peccato che è radicalmente mortale: nella parabola dei cristiani anonimi, in Mt. 25, 31-46 [1], l’eterno Giudice non chiede quali sono i canoni della dogmatica, né se nella vita di ogni uomo vi è stato o meno riferimento al mistero esplicito di Cristo. Egli chiede se avremo fatto qualcosa a favore dei bisognosi. Qui si decide tutto».

    Qualcuno potrebbe pensare che queste parole sono di Papa Francesco, dato che egli si riferisce costantemente a Mt. 25, 31-46, dicendo: “saremo giudicati per come avremo trattato i bisognosi”; e invece queste parole sono dell’eretico della teologia della liberazione: Leonardo Boff, che le ha scritte nel suo libro “Gesù Cristo Liberatore”.

    Come si vede da questo esempio, la teologia della liberazione non ha niente di propriamente suo, poiché in risposta all’appello di Carlo Marx [2], Boff applica il cristianesimo “anonimo” di Karl Rahner al deposito della fede, per trasformarlo e svuotarlo del suo contenuto sacro e religioso e farlo diventare qualcosa di umanitario.

    Recentemente, Papa Francesco è arrivato a dire che i bisognosi descritti in Mt. 25, 31-46 sarebbero i privilegiati del Signore [3]; essi, per il loro stato di bisogno godrebbero di una unione intima con Dio, indipendentemente dalla loro fede.
    In tal modo, i privilegiati del Signore non sono i Patriarchi, i Profeti, gli Apostoli, i Vescovi, i sacerdoti, i papi della Chiesa, i dottori della Chiesa, i Santi, ecc, ma sarebbero i bisognosi, i cristiani “anonimi”; e sarebbero graditi a Dio indipendentemente dal fatto che abbiano o meno la fede in Dio… tutto il contrario di quello che afferma la Scrittura in Ebrei 11, 6: “senza la fede è impossibile piacere a Dio”.
    Oggi, con la Nouvelle Théologie che ha trionfato col concilio Vaticano II, non è più necessario avere la fede per piacere a Dio. E allora ci si chiede: i cristiani “anonimi” bisognosi sarebbero i “privilegiati del Signore” proprio per il fatto che non hanno la fede?
    Privilegio, questo, che peraltro si constaterebbe nella stessa neo-Chiesa, dove diversi sacerdoti, vescovi e cardinali sono cristiani “anonimi” perché anch’essi non hanno la fede.

    A questo punto, si può dire che lo stesso Papa Francesco è un cristiano “anonimo”, dal momento che ha confessato di non credere nel Dio cattolico; e quindi è lecito pensare che il credo che egli ha professato al momento della sua ordinazione sacerdotale [4] sia stata una professione di fede di un cristiano “anonimo”. Il che fa capire come sia questa falsa tesi del cristianesimo “anonimo” che permette di salvare Giuda Iscariota. Questi fu il Traditore e come tale colui che ebbe maggiormente bisogno, e se dobbiamo credere che il modo in cui trattiamo i bisognosi è quello che “decide tutto”, allora Gesù non poteva evitare di salvare Giuda Iscariota, e in definitiva tutti noi che abbiamo bisogno di salvezza.

    Da tutto ciò si capisce cosa sta sullo sfondo di questa dottrina: la relazione fra il soprannaturale e il naturale, fra la grazia e la natura; e secondo questa nuova dottrina gesuita, il soprannaturale sarebbe contenuto nel naturale e la grazia sarebbe dovuta alla natura.
    Ora, se la grazia è dovuta alla natura, Dio non lascerebbe i non cristiani privi della grazia perché non credono in Gesù Cristo; ed è da una considerazione del genere che nascono i “cristiani” anonimi, che contraddicono diverse verità di fede e negano che il Verbo si è fatto carne.

    Tale cristianesimo “anonimo” finisce col trasformare i cristiani “anonimi” bisognosi nel popolo sacerdotale per eccellenza; nel popolo eletto del Nuovo Testamento, il quale, lo ripetiamo, sarebbe tale indipendentemente dal fatto di avere o meno la fede in Gesù Cristo – la grazia, infatti sarebbe dovuta alla natura, a prescindere dalla fede o meno in Gesù Cristo.
    Non v’è dubbio, allora, che questo novello popolo sacerdotale costituisce una nuova religione e una nuova Chiesa, che non sono né la religione né la Chiesa di Gesù Cristo.

    Oggi, la Chiesa si trova in una situazione simile a quella in cui San Paolo fronteggiò San Pietro, quando questi mangiava carne impura in presenza dei gentili e non ne mangiava in presenza degli Ebrei. In quella occasione, San Pietro venne ripreso da San Paolo, che lo corresse.
    C’è anche la tesi di un papa per due Chiese: una dei cristiani espliciti e una dei cristiani “anonimi”, e come San Pietro dovette decidersi davanti alla resistenza di San Paolo, tale papa dovrebbe desistere dall’errore: ma dov’è la resistenza al cristianesimo “anonimo” in grado di costringere tale papa a decidersi?

    Per concludere, ricordiamo che il vero cristianesimo Cattolico, Apostolico, Romano, ha sempre inteso la parabola del Giudizio finale, in Mt. 25, 31-46, secondo quanto insegna San Tommaso nella Catena Aurea [5] riportando San Gerolamo:
    «Possiamo intendere tranquillamente che Gesù Cristo che ha fame verrebbe alimentato nutrendo tutti i poveri, e assetato verrebbe saziato allo stesso modo. Ma riguardo a ciò che segue: “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”, non mi sembra che lo dica in generale riferendosi ai poveri, piuttosto si riferisce ai poveri di spirito, come quando stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei Cieli, questi è per me fratello, sorella e madre» (Mt. 12, 50).

    Il cielo e la terra passeranno, ma delle parole del Signore non passerà nemmeno uno iota, per quanto si tenti di farle passare.

    NOTE

    1 – Matteo, 25, 31-46
    2 – Leonardo Boff affermò che la teologia della liberazione è “il marxismo applicato alla teologia”. In risposta all’appello di Carlo Marx, egli non poteva mancare al “mandato marxista”: «Finora i filosofi hanno solo interpretato diversamente il mondo; ma si tratta di trasformarlo» Undicesima tesi su Feuerbach.
    3 – Bergoglio ha fatto riferimento ai “privilegiati del Signore” nell’omelia per la Messa di apertura del Meeting “Liberi dalla paura”, celebrata alla Fraterna Domus di Sacrofano, in provincia di Roma, il 15.02.2019
    Questo ripiegamento su sé stessi, segno di sconfitta, accresce il nostro timore verso gli “altri”, gli sconosciuti, gli emarginati, i forestieri – che peraltro sono i privilegiati del Signore, come leggiamo in Matteo 25. E questo si nota particolarmente oggi, di fronte all’arrivo di migranti e rifugiati che bussano alla nostra porta in cerca di protezione, sicurezza e un futuro migliore. È vero, il timore è legittimo, anche perché manca la preparazione a questo incontro. Lo dicevo l’anno scorso, in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: «Non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze. E così, spesso, rinunciamo all’incontro con l’altro e alziamo barriere per difenderci». Rinunciare a un incontro non è umano.
    http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2019/02/15/0132/00266.html
    4 – Nel credo che ha professato al momento della sua ordinazione sacerdotale, Bergoglio ha detto: «Voglio credere in Dio padre, che mi ama come un figlio, e in Gesù, il Signore, che ha infuso il suo Spirito nella mia vita per farmi sorridere e portarmi così nel regno della vita eterna.» (il testo intero è stato riportato da Maurizio Blondet il 15 settembre 2017 nell’articolo: “Il credo di Bergoglio, un referto clinico?”
    https://www.maurizioblondet.it/credo-bergoglio-un-referto-clinico/
    5 – Catena Aurea, Glossa continua su Matteo 25, 31-45, commento di San Gerolamo.

    (

    • Adriana 1 ha detto:

      G.F. ,
      tout se tient . Molto interessante .Grazie .

      • Zuzzurellone ha detto:

        Contributo estremamente interessante quello dal Brasile.
        Ma mi ricordo che, qualche tempo fa , proprio su stilum curiae fu inserita una foto di un convegno del 1972 in cui erano raffigurati sia il Boff, sia un giovane, magro e soprattutto felice Bergoglio .
        Quindi non solo si abbeveravano alle stesse fonti culturali, ma si conoscevano di persona.

    • MARIO ha detto:

      Questa sì che è autentica esegesi biblica… a proprio uso e consumo (o ad usum Delphini… si immagini quale…).
      Altro che disquisizioni inutili su “uguale” o “come”…
      Uno sforzo ciclopico (nel senso di chi vede le cose con un occhio solo) per scomunicare perfino Gesù Cristo, in nome del catto-consumismo o del catto-menefreghismo o del catto-sfruttamento.
      Da dove questa strana branca del neo-modernismo? Naturalmente dal Brasile…

      • G.F. ha detto:

        Carissimi,

        Sulla teologia della liberazione nel 2007, quando si è svolto ad Aparecida l’incontro delle Conferenze episcopali dell’America Latina, Clodovis Boff (fratello di Leonardo …) ha scritto la critica alla Teologia della liberazione dal titolo “Il ritorno al fondamento”. In esso l’autore mostra chiaramente che la teologia della liberazione mette i poveri al posto di Nostro Signore Gesù Cristo, cioè, per questa teologia se va dai poveri a Cristo e non da Cristo ai poveri. Alla fine la teologia della liberazione ha sostituito il proletariato, “il popolo eletto di Marx”, con i poveri.
        La classe del proletariato non è altro che una classe dei bisognosi. In questo senso, così come il proletariato è stato sostituito dai poveri in America Latina, può essere sostituito dagli immigrati in Italia o da tutti i bisognosi della parabola del giorno del giudizio a São Mateus 25

        Chiunque voglia leggere l’articolo di Clodovis Boff (attenzione: non è un cattolico ortodosso) può scaricarlo sul mio One Drive con il link:

        https://1drv.ms/w/s!AqHBjAxs13iKhWk9dGf1ceJAXlLw?e=2ukgPG

        P.s.: Ancora sul Celam di Aparecida un’email che ho scritto ad uno noto giornalista italiano:

        Scrivo questo email per raccontargli un po da quanto è accaduto nel V Celam di Aparecida 2007. Me muove particolarmente la lettura del testo “Quando Bergoglio sconfisse i teologi della liberazione” dove è presentato il testo di D. Filippo Santoro “La liberazione che viene del Vangelo”, dove se può leggere nell’appertura, D. Filippo dicendo:

        “Il magistero e l’azione pastorale di papa Francesco sono il frutto maturo della conferenza generale dell’episcopato latino­americano tenutasi in Brasile nel santuario mariano di Aparecida nel maggio 2007, di cui il cardinale Jorge Mario Bergoglio è stato protagonista di primo piano”.

        XXXX, il caso di Aparecida è abbastanza particolare. Me ricordo un po di quello tempo, e ciò che me ricordo è che i teologi della liberazione hanno fatto una riunione paralela in una città vicina ad Aparecida e che il documento finale ha causato confusione, perchè in lui ci sono stato delle cose che non sono stati trattati per i vescovi, ma in questa riunione paralela. Me ricordo anche che il Papa Benedetto XVI ha liberato la pubblicazione del documento senza firmare il documento finale. Quindi, le cose non sono andati come dice D. Filippo specialmente in ciò che accade al documento finale del V Celam.

        È noto che il presidente della commissione di redazione del documento finale di Aparecida era Bergoglio, come dice D. Filippo, però ciò che non dice (penso che non doveva sapere) è che il testo del documento finale (fatto da Bergoglio e della sua comissione) ha subito più di 250 modificazione. Qualcosa sul questo avvenimento se può leggere nel sito della Teologia della liberazione in sua versione italiana, Adista, negli indirizzi:

        Riveduto e “scorreto” il documento di Aparecida. Proteste dal mondo eclesiale latino americano
        http://www.adista.it/articolo/36829

        Ferita la credibilità della conferenza: appello dei partecipanti al corso di verão
        http://www.adista.it/articolo/36831

        Ci sono altri articoli in questo sito, ma disponibile appena per abbonamenti (lei potrà vedere i titoli al fine dell’email). In portoghese il teologo della liberazione Agenor Brighenti ha scritto il testo “Documento di Aparecida: il testo originale, il testo ufficiale e il Papa Francesco (In portoghese: “Documento de Aparecida: o texto original, o texto oficial e o Papa Francisco”) dove racconta la vicenda delle correzione del documento e spiega il pontificato di Bergoglio alla luce del documento originale pro teologia della liberalione (invio anche in allegato).

        Il caso è che il testo originale è stato correto da Roma. Correzione che conta più di 200 modificazioni e che sono stati richiamati dai vescovi, teolgi e laici della liberazione. Quindi, la conclusione è che D. Filippo ha letto la partecipazione di Papa Francesco alla luce del documento di Aparecida. In verità chi ha sconfitto la teologia della liberazione è stato il Papa Benedetto XVI e la comissione che ha riveduto i testi del V Celam.

        In tempo di Motu Proprio Magnum Principium è utile tornare pubblica la vicenda di Aparecida, dove il testo di Bergoglio, imbevuto della teologia della liberazione, ha sofferto più di 200 modificazione.

        Un caro saluto dal Brasile

        Gederson Falcometa

        LA LETTERA AL PAPA DI UN VESCOVO BRASILIANO: SUL DOCUMENTO DI APARECIDA, UNA “GROSSOLANA MANIPOLAZIONE”
        08-10-2007
        Adista Documenti n° 70 del 13-10-2007

        DOC-1907. VIANA-ADISTA. È solo una in più tra le tante ferite inferte da Roma – gli innumerevoli interventi punitivi, censori, normalizzatori succedutisi nel tempo -, eppure la vicenda d…(continua)

        DOCUMENTO DI APARECIDA: MENO GIALLO, ANCORA OMBRE
        03-09-2007
        Adista Notizie n° 59 del 08-09-2007

        34010. CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Non è stata la presidenza uscente del Celam (Consiglio episcopale latinoamericano) ad operare le modifiche al documento finale della Conferenza di Apare… (continua)

        NON POSSIAMO TACERE Consiglio Nazionale dei Laici del Brasile
        27-08-2007
        Adista Documenti n° 58 del 01-09-2007

        Come saprete, il Consiglio Nazionale dei Laici del Brasile ha ricevuto due inviti a partecipare alla Conferenza di Aparecida. Dobbiamo ringraziare la presidenza della Conferenza dei vescovi del Brasil… (continua)

        COSA APPARE E COSA È NASCOSTO AD APARECIDA
        Marcelo Barros 18-06-2007
        Adista Documenti n° 46 del 23-06-2007

        Appena conclusa la V Conferenza generale dei vescovi cattolici dell’America Latina e dei Caraibi ad Aparecida do Norte (dal 13 al 31 maggio), e prima ancora di ricevere il documento ufficiale, d… (continua)

        IL RISCHIO DI UNA CHIESA AUTOREFERENZIALE. UN BILANCIO SULLA CONFERENZA DI APARECIDA
        18-06-2007
        Adista Documenti n° 46 del 23-06-2007

        DOC-1872. APARECIDA-ADISTA. Poteva andare peggio: è questa l’impressione che emerge dai primi bilanci sulla V Conferenza dell’episcopato latinoamericano, conclusasi il 31 maggio sco…(continua)

        QUESTA È LA CHIESA CHE VOGLIAMO. LA VOCE DEI TEOLOGI DELLA LIBERAZIONE AD APARECIDA
        04-06-2007
        Adista Documenti n° 42 del 09-06-2007

        DOC-1865. PINDAMONHANGABA-ADISTA. Rispetto alla faticosa stesura del Documento conclusivo e del Messaggio finale della Conferenza di Aparecida, con la comparsa e la successiva scomparsa, da una redazi…

        ——————–

        Il teologo P. Agenor Brigenthi racconta con detagli che cosa ha sucesso nel V Celam di Aparecida nel testo “Documento de Aparecida: O texto original, o texto oficial e o Papa Francisco” – “The Document of Aparecida: The original text, the official text, and Pope Francis” vedere in portoghese nel mio One Drive:

        https://1drv.ms/b/s!AqHBjAxs13iKhWqRqw6-QlIYv90F?e=4DZF5R

  • Antonio Cafazzo ha detto:

    Ma nella Commedia dell’arte ci sono anche:

    – Il dottor Balanzone. “Pignolo, cavilloso, trova ogni minima scusa per iniziare uno dei suoi infiniti discorsi senza senso. Sempre pronto a vantarsi dei suoi titoli, dice di conoscere ogni campo della scienza umana: diritto e legge prima di tutto, ma anche storia, astrologia, filosofia; di questi argomenti parla in maniera noiosa e prolissa, mescolandoli in un groviglio inestricabile. Gode di molta stima tra le altre maschere che spesso si rivolgono a lui per un parere legale: egli non nega il suo aiuto ma sempre coglie l’occasione per fare la cosa che più gli piace: parlare ed elargire pareri di nessun valore”.

    – Gianduia. “Nella settimana che precede l’inizio della Quaresima, Gianduia visita ospizi, ricoveri, ospedali per bambini, distribuendo le tipiche caramelle rotonde e piatte, avvolte in un cartoccio esagonale, con impresso il suo profilo mai disgiunto dal tricorno delle armate piemontesi ottocentesche alle quali si deve l’Unità del Paese”.

    Le citazioni fra virgolette sono tratte da Wikipedia.

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Non solo Arlecchini . Ci sono anche molti Brighella. Ahinoi!

  • Donna ha detto:

    Piu che Arlecchini vedo tanti Giuda, che hanno operato e operano non certo al servizio di Gesu Cristo. Ma occorre anche notare che , poiché il diavolo ama fare le pentole ma non i coperchi, il lavoro svolto nelle tenebre sta ,a più riprese, venendo alla luce.
    Vengono in mente le parole che il vecchio Simeone disse alla Madre di Dio “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione ,perché siano svelati i pensieri di molti cuori. LC2,34″…sembra proprio cio che sta succedendo.
    D’altra parte serve ricordare anche “Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde. MT 22,30”, terzo non dato!

  • anonimo verace ha detto:

    Concordo sostanzialmente sul rapporto tra progressisti e conservatori dentro la chiesa.
    Concordo chiaramente sul fatto che , ad ogni cambio di papa i critici diventino avversari e viceversa
    So però che da decenni le associazioni di preti sposati lottano per arrivare ad essere riammessi al sacerdozio.
    Ma forse per conoscere meglio questo Gennari si potrebbe leggere un articolo sul corriere di questa primavera.
    https://www.corriere.it/20_marzo_30/gianni-gennari-prete-che-consigliava-berlinguer-infine.-prese-moglie

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    @MAROUN
    Parliamo di fede. Ieri ho preso a caso 10 versetti da altrettanti libri dell’AT e del NT in cui si trova la parola “Fede”. Ne ho fatto oggetto di riflessione ed ecco il risultato.
    Num 14,11
    [11] Il Signore disse a Mosè: “Fino a quando mi disprezzerà questo popolo? E fino a quando non avranno fede in me, dopo tutti i miracoli che ho fatti in mezzo a loro?
    Sal 31,7
    [7] Tu detesti chi serve idoli falsi,
    ma io ho fede nel Signore.
    Abacuc 2,4
    [4] Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
    mentre il giusto vivrà per la sua fede.
    Matteo 6,30
    [30] Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?
    Marco 2,5
    [5] Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati”.
    Luca 7,50
    [50] Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; và in pace!”.
    Giovanni 14,1
    [1] “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.
    Atti 3,16
    [16] Proprio per la fede riposta in lui il nome di Gesù ha dato vigore a quest’uomo che voi vedete e conoscete; la fede in lui ha dato a quest’uomo la perfetta guarigione alla presenza di tutti voi.
    Romani 1,5
    [5] Per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia dell’apostolato per ottenere l’obbedienza alla fede da parte di tutte le genti, a gloria del suo nome.
    Apocalisse 2,13
    [13] So che abiti dove satana ha il suo trono; tuttavia tu tieni saldo il mio nome e non hai rinnegato la mia fede neppure al tempo in cui Antìpa, il mio fedele testimone, fu messo a morte nella vostra città, dimora di satana.

    Qui , in questi versetti biblici, troviamo l’unica vera definizione di fede, che è stata per secoli presente nel “popolo di Dio”.

    La mancanza di fede è “disprezzo” di Dio, mentre la fede è fiducia nella sua onnipotenza manifestatasi non solo nella creazione , ma anche nei suoi miracolosi interventi nella storia dell’uomo.
    La fede è negazione di ogni idolatria.
    La fede è fonte di vita.
    La fede è fiducia e affidamento totale alla Provvidenza di Dio.
    La fede ci ottiene la remissione dei peccati.
    La fede ci dona la salvezza.
    Avere fede non significa credere solo in Dio Padre, ma credere nel Padre e nel Figlio e, per conseguenza, nello Spirito Santo.
    In nome di Gesù si può ottenere tutto, ma a patto che si abbia fede in lui.
    L’apostolato non è prevaricazione della libertà altrui ma una grazia mediante la quale si ottiene la conversione a Cristo di tutte le genti.
    La fede è superiore a tutte le avversità e resiste anche nella sventura.

  • Iginio ha detto:

    Il Buon Samaritano è Cristo che aiuta l’uomo vittima dei propri peccati e delle proprie passioni (Gerico e i briganti).
    Non è un operatore ONG.

    • Giovanni ha detto:

      Il buon Samaritano sarebbe buon se vedesse gli agressori di quell’uomo senza fare niente per impedire l’agressione?

      Nè sempre l’uomo è vittima dei propri peccati e delle proprie passioni. Esistono degli uomini perversi che fanno dei peccati e delle passioni princi della loro vità. Il buon Samaritano distingue tra vittima ed agressori. Inoltre se siamo vittima perchè pregare nel Confiteor: “mea culpa, mea colpa, mea massima colpa”?

      • Enrico Nippo ha detto:

        “Perché pregare nel Confiteor: “mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa”?”

        Bersaglio centrato!

        Invece diventa: tua culpa, tua culpa, tua maxima culpa.

  • Maria Michela Petti ha detto:

    «Guardatevi dai falsi profeti…»! Mai come in questo periodo di caos sovrano si impone la necessità impellente di resistere al canto delle sirene, per non finire come i barattieri fra gli uncini dei Malebranche, uno dei quali è individuato da Dante proprio in Alichino.
    Esplicito il suggerimento evangelico: imparare a riconoscere dai frutti la bontà dell’albero, dalle opere chi “dice” e magari “non fa”. Quelli «che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci».
    L’ evidenza dei fatti quotidianamente squadernati dalle cronache, ovviamente previa verifica, dovrebbe essere di aiuto nella non facile impresa di guardare senza paraocchi le maschere che sanno dissimulare la falsità con incomparabile maestria.

  • Luca Antonio ha detto:

    Hai..hai ..hai caro abate, quei “servi sciocchi” rischia di pagarlo caro, ne sa qualcosa Danilo Quinto.
    I lupi travestiti da agnelli mantengono comunque le zanne lunghe…..solo che quando sbranano e disperdono il gregge lo fanno per il bene delle pecorelle…..in perfetta adesione allo spirito cristiano.

  • Maroun ha detto:

    Chiedo scusa, ma avevo dimenticato di scrivere la parola fede, e` possibile avere fede senza le opere

  • Maroun ha detto:

    Sia lodato il nostro Signore Gesu` Cristo…
    Sant`Agostino ha detto giustamente, e` possibile avere senza le opere ( una fede morta che non salva nessuno, la fede dei demoni ) ma e` impossibile avere le opere ( obbedire a Dio ) senza la fede. Ugualmente e` possibile credere in Dio senza amarlo, ma e` impossibile amare Dio se quel tale non crede in Dio… Cosa vuol dire questo? Tanti dicono di avere fede in Dio, ma tanti pur avendo fede in Lui, non lo obbediscono, ma non e` possibile dire, io obbedisco Dio se non credo in Dio… Per questo, si puo avere la fede senza obbedire, ma e` impossibile obbedire senza fede… Uguale per la Carita`… Uno puo credere che c`e` un Dio senza necessariamente amarlo, ma e` impossibile dire, io amo Dio, ma non credo che Dio esiste…
    Percio` quel Gianni Gennari non dice il vero quando parla e spiega ( in un modo sbagliato, Matt. 25 e 1 Cor 13 ) perche` coma gia` detto e spiegato, non si puo ne amare Dio ne obbedire a Dio senza la Fede…
    Che Dio vi benedica

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