CARD. NAPIER: CON L’AMORIS LAETITIA ANCHE I NOSTRI POLIGAMI IN AFRICA POSSONO RICEVERE L’EUCARESTIA? IL SESTO DUBIA…

Marco Tosatti

Durante uno dei due Sinodi sulla famiglia, mentre era vivo – come adesso – il dibattito all’interno della Chiesa sul problema dell’eucarestia ai divorziati risposati, un cardinale africano si lasciò andare a un battuta tagliente con un amico. “Voi in occidente avete la poligamia successiva, mentre in Africa c’è quella contemporanea”. A significare che il costume diffuso di non considerare il matrimonio un legame a vita porta a una successione di rapporti che l’ironia del porporato rendeva simili alla poligamia.

Poi c’è stata l’Amoris Laetitia, con le sue noticine a piè di pagina che capovolgono il magistero precedente della Chiesa, espresso esplicitamente nella Familiaris Consortio, (n. 84: La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. C’è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all’Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio).

E il cardinale sudafricano Wilfrid Fox Napier, francescano, si chiede a rigor di logica: se chi vive come marito e moglie pur con un matrimonio precedente ancora valido può ricevere la comunione, perché non può farlo chi vive più legami, magari sanciti da una radicata tradizione culturale?

Non è un problema da poco, in Africa; quasi la metà dei matrimoni in Senegal sono poligami, e la poligamia non è estranea al mondo cattolico africano, anche se la Chiesa la condanna, e al momento del battesimo viene chiesto di ripudiare quella pratica. Ma ho conosciuto missionari che sottolineavano la difficoltà, e l’ingiustizia di applicare la legge tout court. Fra l’altro, obbligare un convertito a scegliere una sola moglie vorrebbe dire rovinare l’esistenza delle altre, magari con figli. Insomma non è una questione di poco conto.

E certamente moltissimi missionari in Africa possono fare loro la domanda suscitata nel suo Tweet dal cardinale Napier: “Se gli occidentali in una situazione matrimoniale irregolare possono ricevere la comunione, dobbiamo dire ai nostri poligami e ad altri “inadeguati” che anche a loro è permesso?”.

A qualcuno su Twitter il cardinale risponde: “Sta dicendo che un poligamo è ipso facto in stato di peccato mortale? Certamente solo Dio e la coscienza dell’uomo possono giudicare.

E’ il sesto Dubia, che si aggiunge ai cinque già espressi formalmente dai cardinali, e per i quali ancora si attende la risposta del Pontefice.



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96 pensieri su “CARD. NAPIER: CON L’AMORIS LAETITIA ANCHE I NOSTRI POLIGAMI IN AFRICA POSSONO RICEVERE L’EUCARESTIA? IL SESTO DUBIA…”

  1. E come hanno fatto allora i missionari a convertire le popolazioni pagane? Hanno divulgato solo quella parte del vangelo compatibile con la situazione esistente? Rischiavano l’eresia? Oppure portavano la parola di Gesù chiedendo di aderire ad essa senza eccezioni. Magari confidavano più in Dio e meno negli aggiornamenti pastorali…

    1. E infatti la “nuova Chiesa”, strapiena di aggiornamenti pastorali, vede sempre più fedeli in fuga.

      Se il Signore non costruisce la città…

  2. Mi viengoni in mente le saggie parole del card. Sarah su coloro che “riducono al minimo le esigenze del vangelo” e poi non convincono né convertono nessuno. Solovratificani l’esistente.

  3. Napier. Mettiamo altra legna. Il cazziatone di ieri ,dunque,era diretto a qualcuno. L uomo Bergoglio passerà alla storia come colui che è riuscito a dividere i cattolici.

  4. Buona lettura, per tutti coloro che si abbeverano alla macchina del fango di Tosatti, Magister, Socci & Co. http://www.uccronline.it/2017/01/07/nessun-crollo-di-fedeli-alle-udienze-di-francesco-ecco-i-dati-veri/

    E sulla poligamia successiva, comunico che, stando a certi ragionamenti, chiunque abbia avuto più di una donna nella vita è, de facto, un poligamo.

    Perciò mi sa che, stando a certi ragionamenti, i cattolici poligami sono parecchi.

    1. Io non mi sono mai fidata di UCCRonline, infatti se guardiamo le immagini delle udienze, fanno una gran brutta figura.
      Almeno quelle poche che si trovano, perché ormai anche in Vaticano se ne guardano bene dal riprendere i fedeli in udienza.

      1. E infatti, galoppino di Spataro, alias Vincent Vega, e decine di altri alias, ci si deve CONFESSARE, promettendo di non ricadere nell’errore, mica si va ORGOGLIOSI di quello che si fa, come tu continuamente su tutti i blog cattolici, con mille nomi diversi, sostieni…

        1. “mica si va ORGOGLIOSI di quello che si fa, come tu continuamente su tutti i blog cattolici, con mille nomi diversi, sostieni…”

          Io non ho mai detto una idiozia del genere.

          1. Un divorziato risposato può eccome essere in Grazia di Dio, perché il peccato grave materiale è una cosa, il peccato mortale è un’altra.

            Il peccato grave materiale si ha ogni volta che si trasgredisce in materia grave un comandamento, perché ci sia peccato mortale occorrono anche piena avvertenza (che non c’è quando la coscienza è incolpevolmente erronea e deliberato consenso (ovvero senza attenuanti o situazioni che coartino la libertà).

            Ti cito il Catechismo

            “1862 Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso.”

            Perciò ci sono risposati che possono essere solo in peccato veniale nonostante la gravità materiale della trasgressione.

            Non sta nè a noi nè a loro discernere, ma al Confessore. Tuttavia quanto ho detto rimane.

            L’idea che un risposato che non vive alla Origene sia ipso facto in peccato mortale non ha fondamenti nel Catechismo e nel Magistero.

          2. Per la cronaca, caro Piero, anche il Cardinale Vallini, della diocesi di Roma, la vede come me. Leggi http://www.lastampa.it/2017/01/07/vaticaninsider/ita/vaticano/dubia-sui-sacramenti-ai-risposati-la-via-di-vallini-rZJGCELLnVmgHLr14G4zJO/pagina.html

            Questo non significa nemmeno passare all’estremo opposto, ovvero ad assumere che i risposati in quanto categoria siano ipso facto in Grazia di Dio. Sarebbe folle.

            Ma non è possibile nemmeno assumere il contrario. Ogni caso va esaminato a se, e non dall’individuo, ma dal Confessore (infatti anche il Cardinale dice questo e sottolinea che la responsabilità è del Confessore di discernere).

            Per questo non viene data l’assoluzione ai risposati in quanto “categoria”. Al massimo viene data all’individuo X risposato e negata all’individuo Y risposato. Occorre discernimento, tutto li.

            Quello che si fa già con tutti gli altri peccatori Al lo permette anche coi risposati, Familiaris Consorti invece non entravs proprio nel merito dell’imputabilità soggettiva o meno, ma dava una regola da applicare a tutti.

            Scelta del tutto legittima da parte di GPII, ma non dogmatica nè irreformabile. Tutto li.

      2. “Io non mi sono mai fidata di UCCRonline, infatti se guardiamo le immagini delle udienze, fanno una gran brutta figura.
        Almeno quelle poche che si trovano, perché ormai anche in Vaticano se ne guardano bene dal riprendere i fedeli in udienza.”

        Le chiacchiere stanno a zero, i dati sono li. Confutateli se possibile.

        1. Caro Marco, non so se ci fai o ci sei. Il Catechismo studialo e applicalo bene. Ho già avuto modo di farti presente che dal momento in cui qualcuno ti dice che non puoi continuare a vivere more uxorio perché commetti adulterio c’è materia grave, piena avvertenza e deliberato consenso. Lo stesso Catechismo specifica che ci sono atti che comportano per loro natura comunque colpa grave come ad esempio l’aborto, l’adulterio la sodomia ecc. Ti invito pertanto a studiarlo bene il Catechismo ed in particolare i numeri 1856, 1859,1867 e 1874. Magari potresti diventare se non altro un po più umile.

          1. “Caro Marco, non so se ci fai o ci sei. Il Catechismo studialo e applicalo bene. Ho già avuto modo di farti presente che dal momento in cui qualcuno ti dice che non puoi continuare a vivere more uxorio perché commetti adulterio c’è materia grave, piena avvertenza e deliberato consenso. ”

            Questo è falso. Esiste la coscienza incolpevolmente erronea nella dottrina cattolica, vedere Amoris Laetitia 301

            ” La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale»[339] o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa. ”

            Lei scrive

            “Lo stesso Catechismo specifica che ci sono atti che comportano per loro natura comunque colpa grave come ad esempio l’aborto, l’adulterio la sodomia ”

            Completamente è inequivocabilmente falso. Lei non sa quello che dice oppure mente sapendo di mentire. Gli atti come adulterio, sodomia, aborto ecc sono sempre atti intrinsecamente malvagi (il che vuol dire che sono sempre materia grave e non diventano leciti in base alle circostanze; non sono mai materia leggera) ma l’imputabilità di chi le compie varia eccome in base alle circostanze e alla coscienza.

            Ripeto: non travisi il Magistero della Chiesa facendogli dire quello che non dice. Affermare che adulterio ecc comportano sempre colpa grave (cioè sarebbero semlre intrinsecamente mortali) è una falsità senza se e senza ma.

            In caso contrario denunci il Cardinale Vallini come eretico http://www.lastampa.it/2017/01/07/vaticaninsider/ita/vaticano/dubia-sui-sacramenti-ai-risposati-la-via-di-vallini-rZJGCELLnVmgHLr14G4zJO/pagina.html

            Può confutare, dottrina alla mano, quanto dice il Cardinale Vallini? Se si lo faccia.

          2. I numeri che ha citato del Catechismo li conosco bene.

            Il numero 1856 dice

            “Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, per il suo stesso oggetto, ha di che essere mortale […] tanto se è contro l’amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro, ecc., quanto se è contro l’amore del prossimo, come l’omicidio, l’adulterio, ecc. […] Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l’amore di Dio e del prossimo — è il caso di parole oziose, di riso inopportuno, ecc. —, tali peccati sono veniali ».”

            E infstti è vero, quando la volontà si volge a qualcosa che è di per se materia grave il peccato ha “di che” essere mortale, ovvero se ci sono le tre condizioni è mortale.

            Da nessuna parte viene detto che sia intrinsecamente mortale.

            Il numero 1859 dice

            “1859 Perché il peccato sia mortale deve anche essere commesso con piena consapevolezza e pieno consenso. Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell’atto, della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L’ignoranza simulata e la durezza del cuore 117 non diminuiscono il carattere volontario del peccato ma, anzi, lo accrescono.”

            E infatti questo è vero, infatti in teologia morale esiste la coscienza incolpevolmente erronea ma anche quella colpevolmente erronea. In casi di coscienza colpevolmente erronea la colpevolezza degli atti attuali è comunque diminuita MA si è comunque in colpa mortale perché in questo caso la colpa mortale è l’aver fatto colpevolmente ottundere la propria coscienza.

            Tuttavia tale peccato (di aver fatto colpevolmente ottundere la propria coscienza) viene perdonato in Confessione, visto che il Sacramento della Confessione perdona anche le colpe mortali che non ci ricordiamo di confessar involontariamente.

            Il 1867

            “1867 La tradizione catechistica ricorda pure che esistono « peccati che gridano verso il cielo ». Gridano verso il cielo: il sangue di Abele; 124 il peccato dei Sodomiti; 125 il lamento del popolo oppresso in Egitto; 126 il lamento del forestiero, della vedova e dell’orfano; 127 l’ingiustizia verso il salariato. 128″

            È questo è vero, i peccati in materia grave dell’omosessualità e gli altri elencati sono, quanto alla materia, non gravi, ma semlre gravissimi e nessuna circostanza può cambiare la gravità dell’atto.

            Come ho già detto le circostanze e le intenzioni, e le attenuanti, come dice la Veritatis Splendor e il Catechismo, possono attenuare la colpevolezza personale quando si commette un atto intrinsecamente malvagio e quindi far si che il peccatore commetta solo colpa veniale e non mortale.

            Questo è ciò che dice il Catechismo al 1862

            ” Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso.”

            Come vede la mancanza di piena avvertenza e/o deliberato consenso non trasforma un atto di materia grave in un atto di materia leggera, ma riduce la colpevolezza di chi lo commette, sgranandolo dalla colpa mortale.

            La coscienza incolpevolmente erronea è riconosciuta anche nel Vademecum di GPII, che tratta della contraccezione (un atto intrinsecamente malvagio, secondo il Magistero, tanto quanto l’adulterio).

            Lo cito http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740

            “Certamente è da ritenere sempre valido il principio, anche in merito alla castità coniugale, secondo il quale è preferibile lasciare i penitenti in buona fede in caso di errore dovuto ad ignoranza soggettivamente invincibile, quando si preveda che il penitente, pur orientato a vivere nell’ambito della vita di fede, non modificherebbe la propria condotta, anzi passerebbe a peccare formalmente; tuttavia, anche in questi casi, il confessore deve tendere ad avvicinare sempre più tali penitenti, attraverso la preghiera, il richiamo e l’esortazione alla formazione della coscienza e l’insegnamento della Chiesa, ad accogliere nella propria vita il piano di Dio, anche in quelle esigenze”.

            Come vede è lo stesso principio di Amoris Laetitia 301, dove si riconosce che la coscienza può, incolpevolmente, formulare un giudizio diverso su alcuni atti da quello del Magistero, e in questo caso gli atti non sono imputabili come colpa mortale. Dice anche, come Amoris Laetitia 303; che cito

            “A partire dal riconoscimento del peso dei condizionamenti concreti, possiamo aggiungere che la coscienza delle persone dev’essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio. Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia”

            che il Confessore deve aiutare il penitente a formarsi una coscienza corretta, ma rimane il fatto che gli atti compiuti sotto coscienza incolpevolmente erronea non sono mortali.

            Infatti cito sempre dal Vademecum

            “La novità del documento – concludeva padre Muraro – consiste nell’ammettere che la coscienza possa formulare in modo incolpevole un giudizio diverso da quello del magistero gerarchico, e possa applicare questo giudizio alla sua vita individuale, tenendo conto delle particolari circostanze in cui si trova a vivere.

            “Da qui nasce la necessità per il confessore di riflettere su due punti. Il primo riguarda la coscienza e il posto che occupa nella vita morale della persona. Il secondo riguarda la possibilità di esprimere un giudizio sulla contraccezione diverso dal giudizio del magistero. Il confessore deve ripercorrere il cammino che porta il fedele a questa diversità di giudizio: perché solo conoscendo questo cammino può intervenire in modo rispettoso e convincente nella sua vita, per aiutarlo a superare il giudizio erroneo”.

            Se questo può valere per gli atti di contraccezione (atti intrinsecamente malvagi e materia grave contro il sesto) può valere anche per gli atti di adulterio (atti intrinsecamente malvagi e materia grave contro il sesto) .

            Se Papa Francesco sbaglia in Al sbagliava anche GPII. Se GPII aveva ragione ha ragione anche Papa
            Francesco.

            Delle due l’una, Roberto.

            Il 1874

            “Scegliere deliberatamente, cioè sapendolo e volendolo, una cosa gravemente contraria alla Legge divina e al fine ultimo dell’uomo è commettere un peccato mortale. Esso distrugge in noi la carità, senza la quale la beatitudine eterna è impossibile. Se non ci si pente, conduce alla morte eterna.”

            E infatti nessuno l’ha negato. La ma deliberazione e il pineo consenso sono spesso cose molto più complesse del mero conoscere la norma, come le ho mostrato.

            E anche il deliberato consenso è cosa ben più complessa da come lo dipinge lei. Pensi al fatto che oggi ci si sposa a 35 anni e i giovani sarebbero obbligati all’illibatezza assoluta fino a quell’età.

            Pensa davvero che una società che ti spinge a mettere su famiglia così tardi (invece che ai 18 anni del Medioevo) non influisca sull’imputabilità e non dovrebbe cambiare nulla nella pastorale della Chiesa?

            Pensa davvero che tutti possano arrivare vergini a quasi 40 anni e se non lo fanno automaticamente abbiano colpa grave?

            Il bagno di umiltà se lo faccia lei, io quando sbaglio lo ammetto, lei viene a sparare plateali falsità com’è che certi atti sarebbero sempre, di per se, colpa grave. Non può poroprio dare lezioni di umiltà a me.

          3. E, prima di suggerire a me di studiarmi il Catechismo, le chiedo se lei ha la conoscenza per produrre post come questi https://www.marcotosatti.com/2016/12/22/maria-non-era-vergine-e-giuseppe-neanche-parola-gesuita-spagnolo-che-dice-la-severa-congregazione-per-i-religiosi/#comment-2996

            Lo legga, così magari, oltre a farsi una cultura, pondererà meglio prima di dire spropositi (l’adulterio e la sodomia sarebbero di per se sempre colpa grave, parole sue, roba che ad un corso elementare di Catechismo verrebbero derise senza appello) e di consigliare agli altri di approfondire una materia che, a tutti gli effetti, dimostra di non conoscere se non in modo inbarazzantemente epidermico e superficiale.

            Buona serata.

          4. Imbarazzantemente, non “inbarazzantemente”.

            Errore di battitura.

            Anche qua

            Ho scritto, qui https://www.marcotosatti.com/2017/01/07/card-napier-con-lamoris-laetitia-anche-i-nostri-poligami-in-africa-possono-ricevere-leucarestia-il-sesto-dubia/#comment-3130

            “E infatti nessuno l’ha negato. La ma deliberazione e il pineo consenso sono spesso cose molto più complesse del mero conoscere la norma, come le ho mostrato.”

            Ovviamente volevo scrivere

            “E infatti nessuno l’ha negato. Ma la piena deliberazione e il deliberato consenso sono cose molto più complesse del mero conoscere la norma, come le ho mostrato”.

            Quando scrivo in fretta e sono agitato commetto errori di battitura, chiedo scusa.

          5. Amico Marco,
            scusami, dimenticavo di rivolgerti una domanda diretta e specifica sui “risposati”. Eccola:
            Nel Sacramento della Riconciliazione si dovrebbe recitare l’atto di dolore. Te lo ricordi? Si promette tra l’altro di fuggire le occasioni prossime di peccato. Come si concilia questa promessa sapendo e volendo permanere in una condizione di convivenza “more uxorio” di adulterio radicato e continuato? Ah dimenticavo che per l’AL forse non è più adulterio e che comunque malgrado la materia grave la colpa è quasi sempre veniale.
            Ciao.

        2. Fratello Marco, ho letto la tua risposta e ho ritenuto opportuno chiarire che:
          1. L’Amoris Laetitia è una esortazione e non è Magistero ovvero non rende superato il CCC e, personalmente, sono con i 4 Cardinali che hanno presentato i “dubia” e che sono come me ignoranti;
          2.Nella mia precedente ho dimenticato di consigliarti di leggere in particolare il n.2384;
          3. Torniamo un attimo sul 1859, perchè è assolutamente pretestuoso, a meno che non si tratti di un minorato o di una scimmia, dimostrare che ci sia ignoranza incolpevole quando:
          – vuoi far parte della Chiesa;
          -ti vengono illustrate le regole del gioco ma alcune regole, sono troppo dure, non ti piacciono ma comunque vuoi ricevere il Corpo di Cristo anche senza prima confessarti perché “tanto l’Amoris Laetitia ha detto che non sono in peccato mortale”.
          Pertanto, a mio avviso, ricorrono proprio gli atteggiamenti peggiorativi menzionati nello stesso articolo e cioè: “l’ignoranza simulata e la durezza del cuore non diminuiscono la gravità del peccato, anzi la accrescono”. A proposito di “durezza del cuore” per caso non ti ricorda quello che Gesù rispose ai Farisei? “E’ per la durezza del vostro cuore che Mosè vi permise di rimandare la moglie…….. Ma Io vi dico…….. adulterio”. Anche Papa Francesco dovrebbe ricordarsene.
          4. D’accordissimo con te che infinita è la Misericordia Divina qualora ci riconosciamo quali siamo peccatori e ricorriamo umilmente al sacramento della Riconciliazione, ma purtroppo se il peccato grave è quasi scomparso questo Sacramento è passato di moda;
          5. E’ vero oggi ci si sposa dai 30 ai 40 anni e oltre e poi si pretende di avere figli in qualunque modo in provetta. Perche? Per mancanza di fede e per egoismo. Per questo penso che la gravità di eventuali trasgressioni al sesto comandamento potrebbe essere più grave di come la vedi tu;
          6. La conoscenza non è sinonimo di Sapienza, questa viene da Dio per Grazia e attraverso la preghiera. Satana conosce benissimo le Sacre Scritture ma è stolto.
          Ciao.

          1. @Roberto

            “Pertanto, a mio avviso, ricorrono proprio gli atteggiamenti peggiorativi menzionati nello stesso articolo e cioè: “l’ignoranza simulata e la durezza del cuore non diminuiscono la gravità del peccato, anzi la accrescono”. A proposito di “durezza del cuore” per caso non ti ricorda quello che Gesù rispose ai Farisei? “E’ per la durezza del vostro cuore che Mosè vi permise di rimandare la moglie…….. Ma Io vi dico…….. adulterio”. Anche Papa Francesco dovrebbe ricordarsene.”

            Ripeto quello che ho detto: per i peccati può darsi sia la coscienza colpevolmente erronea che la coscienza incolpevolmente erronea. Assumere, come fa lei, che sia sempre o quasi sempre coscienza colpevolmente erronea è sbagliato tanto quanto lo sarebbe assumere sempre che ci sia coscienza incolpevolmente erronea.

            Occorre discernimento da parte del Confessore e basta, poi sarà lui a decidere. Che la coscienza incolpevolmente erronea ci sia solo da parte di minorati o pazzi è una cosa che non risulta dalla teologia morale.

            E a questo proposito vorrei fare due considerazioni:

            1) gli atti compiuti sotto coscienza colpevolmente erronea, sebbene PER SE siano meno peccaminosi di chi li compie con piena deliberazione (cioè sapendo e comprendendo che è male) lasciano la colpa mortale sul penitente, che in questo caso ha la colpa mortale di aver fatto ottundere la propria coscienza: tuttavia questo peccato (l’aver fatto ottundere la propria coscienza) viene perdonato in confessione, che perdona anche i peccati mortali di cui non abbiamo più memoria, dopodichè rimangono gli atti compiuti sotto coscienza erronea che sono veniali (ripeto, in casi di coscienza colpevolmente erronea gli atti in se sono veniali, a causa della mancata piena avvertenza, ma la colpa mortale rimane per via del peccato di aver fatto ottundere la propria coscienza, perciò la Confessione qui è fondamentale);

            2) poi ci sono gli atti compiuti sotto coscienza incolpevolmente erronea (di cui si parla anche qui http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740 in riferimento alla contraccezione, e come può vedere GPII non pensava che riguardassero solo i minorati) che non sono proprio imputabili.

            “D’accordissimo con te che infinita è la Misericordia Divina qualora ci riconosciamo quali siamo peccatori e ricorriamo umilmente al sacramento della Riconciliazione, ma purtroppo se il peccato grave è quasi scomparso questo Sacramento è passato di moda;”

            Peccato che Papa Francesco sia il Papa che ha parlato maggiormente dell’importanza del Sacramento della Confessione. Poi il Confessore discernerà se vi è peccato mortale (e quindi per essere assolti deve esserci il proponimento di non peccare più) oppure solo il peccato veniale (vedere vademecum e Al) e quindi poter essere più dolce.

            “E’ vero oggi ci si sposa dai 30 ai 40 anni e oltre e poi si pretende di avere figli in qualunque modo in provetta. Perche? Per mancanza di fede e per egoismo. Per questo penso che la gravità di eventuali trasgressioni al sesto comandamento potrebbe essere più grave di come la vedi tu”

            Io non ho escluso che mancanze contro il sesto possano essere mortali. Possono eccome!

            Quello che ho detto è che non va bene assumere nè una posizione di colpevolezza a prescindere nè una di innocenza a prescindere. Discernimento is the key word.

            E riguardo ai giovani di oggi mah, io non so dove vive lei, ma molti iniziano a guadagnare il minimo indispensabile a 30 anni (dopo aver iniziato a lavorare a 25/26) è abbastanza per mantenere una famiglia a 35.

            Se permetti etichettare tutte queste persone come egoiste e con mancanza di Fede è estremamente ingeneroso, oltre che farisaico.

            Ripeto: nel Medioevo a 18 anni si era già sposati, e c’erano molte meno tentazioni, vist che il popolino faceva una vita da schiavi e di certo non studiavano fino a 25 anni come oggi (cosa necessaria per i giovani, per trovare un lavoro) nè vivevano in una società così piena di tentazioni, era normale che la Chiesa fosse più severa su certi punti.
            Sono stato ad un matrimonio di recente, avevano lui 38 anni e lei 34, si sono conosciuti tre anni fa.

            Che avrebbe dovuto fare lui fino a 35 anni? Ha avuto altre storie fallite (non matrimoni) ma è per dire che a parte qualche asceta oggi la castità prematrimoniale è tenuta proprio da pochissimi, con le condizioni che ci sono; e a dire il vero per gli uomini era tenuta poco anche una volta, dove si sverginavano nei bordelli a 18 anni per poi continuare ad andare per bordelli fino a quando non si sposavano.

            Non sto dicendo che non sia peccato grave il sesso prematrimoniale, era solo un esempio per mostrare il perché la Chiesa oggi su alcune questioni ha una pastorale più morbida; perché non può applicare la dottrina allo stesso modo in cui l’applicava in una società COMPLETAMENTE diversa da questa, dove a 18 anni eri già sposato.

            È normale che condizioni del genere influiscano sull’imputabilità personale.

            Lasciamo ai sacerdoti il compito di giudicare e non ergiamoci a giudici degli altri, come il fariseo dei Vangeli.

        3. Amico Marco,
          anche Papa Francesco, come tu nei miei confronti, ha etichettato come farisei i cosiddetti tradizionalisti cioè tutti quelli che sono fedeli alla verità rivelata da Gesù e a 2000 anni di Magistero. Consentimi però di farti notare che farisei erano proprio quelli che volevano rimandare la moglie quando questa avesse magari perso il suo apple giovanile. Io la mia non l’ho ancora rimandata. E tu?
          Con le note del famigerato articolo VIII Papa Francesco ha:
          – non solo consentito l’accesso all’Eucarestia dei “risposati” ma praticamente incentivato gli stessi ad avere rapporti coniugali per evitare di cadere nella tentazione di commettere adulterio ( sic????);
          – sdoganato le coppie di fatto e anche quelle omosessuali quando dice che “pur presentando carattere di stabilità queste non possono essere equiparate così semplicemente al matrimonio……”( lo saranno attraverso un percorso?).
          Comunque sia, di fatto, la AL ha causato confusione e procurato una tremenda spaccatura dottrinale nella Chiesa fra i Vescovi che intendono mantenersi fedeli al Magistero di sempre e quelli “progressisti” alla Kasper (vero artefice della AL). A tal proposito sicuramente tu sai chi è il divisore per eccellenza.
          Per quanto concerne i “dubia” vorrei ricordarti che fu lo stesso S. Paolo, per primo nella storia della Chiesa, a riprendere aspramente e pubblicamente Pietro affinché la Salvezza fosse per tutti dissociandola da pratiche ebraiche, e Pietro si ravvedette.
          Tutte le profezie e rivelazioni private di santi e mistici prevedono per il tempo che stiamo vivendo: perdita precoce dell’innocenza, decadenza dei costumi, attacco feroce di satana alla famiglia, protestantizzazione della Chiesa, apostasia della gerarchia tanto che Dio ritirerà il suo Spirito, ed anche un papa apostata. D’altronde non sarebbe la prima volta ( vedi S. Atanasio e Onorio condannato appunto per apostasia dal suo successore Leone e da un Concilio).
          Le condizioni che il “motu proprio” di Papa Francesco pone per il riconoscimento della nullità sacramentale del vincolo matrimoniale sono risibili (leggile) per cui quasi tutti i matrimoni potrebbero essere dichiarati nulli. “Allora la mia fede non era così forte e non mi rendevo conto di quello che stavo facendo” sarebbe un sufficiente motivo di nullità.
          Bene, anzi molto male, siamo arrivati al divorzio cattolico, come i protestanti.
          Socci, Magister, Tosatti, Blondet, Cascioli ed altri sono persone che, come me, amano visceralmente la Chiesa di Cristo e la vogliono conservare bella e santa così come Lui l’ha istituita.
          Tu dici che ormai ci si sposa tardi perché le condizioni economico/sociali non lo consentono. Balle! Io sono nato nel primissimo dopoguerra e i miei genitori si sono sposati giovanissimi malgrado le allora dette condizioni fossero decisamente peggiori delle attuali. Mia madre era bracciante agricola, mio padre operaio edile e andava a vangare quando non c’era lavoro, inizialmente abbiamo vissuto in modo solidale con altre famiglie in una scuola con servizi igienici in comune, ma la provvidenza in cui fidavano i miei ci ha sempre felicemente aiutato. Mi ripeto: in questa società decadente ci si sposa tardi per mancanza di fede e per egoismo.
          Ciao.

          1. @Roberto

            “Amico Marco,
            anche Papa Francesco, come tu nei miei confronti, ha etichettato come farisei i cosiddetti tradizionalisti cioè tutti quelli che sono fedeli alla verità rivelata da Gesù e a 2000 anni di Magistero. ”

            Se non mi dici dove e in che punto il Papa sarebbe infedele alla verità rivelata da Cristi e a 2000 anni di Magistero non posso aiutarti.

            “Consentimi però di farti notare che farisei erano proprio quelli che volevano rimandare la moglie quando questa avesse magari perso il suo apple giovanile. Io la mia non l’ho ancora rimandata. E tu?”

            Nemmeno io. Ma questo non c’entra, il modo farisaico di applicare la legge è quello che mette prima la Legge dell’uomo, come fanno molti tradizionalisti,

            Anche loro si sentivano giusti e si ergevano a giudici degli altri, come fai tu, che sei pronto a giudicare gli altri e la loro colpevolezza con la massima severità, e come fa sotto Alfonso Aliberti, che scrive

            “Adulteri, sodomiti e gaudenti di vario genere legittimamente possono in questo mondo andare fieri delle loro scelte esistenziali, ma non pretendano anche di avere il plauso della intera società e soprattutto non pretendano che si diventi tutti adulteri, sodomiti e dediti alla porneia più sfrenata!””

            Confondendo l’accoglienza per chi è in situazioni difficili e la valutazione della colpevolezza soggettiva con l’approvazione del peccato, e ricalcando in modo pedissequo il fariseo dei Vangeli, che diceva

            “ O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.”

            Nell’atteggiamento tuo, di Alfonso, e di molti altri, si rivede in pieno l’atteggiamento dei lanciatori di pietre farisei del Vangelo, fieri delle loro opere e pronti a condannare chiunque fallisse di fronte alla Legge. L’unico motivo per cui accettavano il divorzio era che Mosè l’aveva permesso, ma per il resto il loro atteggiamento era identico a quello di molti di voi.

            E il fatto che Gesù abbia rivelato il piano originario divino sul matrimonio non significa che chi fallisce debba essere condannato come vorreste fare voi, invece che accompagnato.

            Voi vi creder tanto “giusti” e giudicate chi fallisce secondo la Legge. Ebbene riceverete lo stesso giudizio, poichè “con lo stesso metro col quale giudicate gli altri sarete giudicati” e perché “il giudizio sarà senza misericordia, contro chi non avrà avuto misericordia”.

            “Tutte le profezie e rivelazioni private di santi e mistici prevedono per il tempo che stiamo vivendo: perdita precoce dell’innocenza, decadenza dei costumi, attacco feroce di satana alla famiglia, protestantizzazione della Chiesa, apostasia della gerarchia tanto che Dio ritirerà il suo Spirito, ed anche un papa apostata. ”

            Stai parlando di due profezie, una della Emmerick (le cui profezie furono rimaneggiate dal Brentano) e l’altra della Madonna del Buon Successo, che sarebbe risalente al 1600 ma che, guardacaso, è saltata fuori solo nel XXI secolo.

            “non solo consentito l’accesso all’Eucarestia dei “risposati” ma praticamente incentivato gli stessi ad avere rapporti coniugali per evitare di cadere nella tentazione di commettere adulterio ( sic????)”

            Dici il falso (peccato grave contro l’ottavo comandamento) poichè il Papa non ha affatto detto che bisogna dare la Comunione “ai risposati”, ma che in ogni caso va valutato il grado di colpevolezza, grado che voi farisaicamente assumete essere sempre mortale ma che non è così. Non è nemmeno sempre veniale, va fatto discernimento.

            Esattamente come si fa con gli altri peccatori. Io sono sposato, ma non ritengo che chi ha fallito vada trattato come un appestato, ma come tutti gli altri peccatori.

            ” sdoganato le coppie di fatto e anche quelle omosessuali quando dice che “pur presentando carattere di stabilità queste non possono essere equiparate così semplicemente al matrimonio……”( lo saranno attraverso un percorso?).”

            Non le ha sdoganate affatto, ha detto semplicemente un dato di fatto: queste coppie presentano caratteri di stabilità e fedeltà.

            Quando io e mia moglie fummo sul punto di separarci fu proprio una coppia di nostri amici, conviventi (che tu giudicheresti dei luridi FORNICATORI in certo peccato mortale) che ci ha aiutato a non far fallire il matrimonio.

            Fu proprio il loro esempio ad aiutarci, a quel tempo, oltre che il loro aiuto.

            “Comunque sia, di fatto, la AL ha causato confusione e procurato una tremenda spaccatura dottrinale nella Chiesa fra i Vescovi che intendono mantenersi fedeli al Magistero di sempre e quelli “progressisti” alla Kasper (vero artefice della AL). A tal proposito sicuramente tu sai chi è il divisore per eccellenza.”

            Il Papa ha dato l’interpretazione corretta di Al, ai vescovi argentini, e non è affatto contraria al Magistero irreformabile, è solo diversa in alcune sue applicazioni, che però (tali applicazioni) non sono dogmatiche.

            La divisione c’è perché c’è chi non accetta questa interpretazione e va avanti etsi Amoris Laetitia non daretur.

            “Le condizioni che il “motu proprio” di Papa Francesco pone per il riconoscimento della nullità sacramentale del vincolo matrimoniale sono risibili (leggile) per cui quasi tutti i matrimoni potrebbero essere dichiarati nulli. “Allora la mia fede non era così forte e non mi rendevo conto di quello che stavo facendo” sarebbe un sufficiente motivo di nullità.
            Bene, anzi molto male, siamo arrivati al divorzio cattolico, come i protestanti.”

            Completamente falso, Papa Francesco ha semplicemente reso il processo di annullamento accessibile a tutti, mentre prima era solo per i ricchi. Celebre il caso di Cossiga, matrimonio annullato dopo 54 anni, mentre il popolino era preso a calci in culo.

            “Tu dici che ormai ci si sposa tardi perché le condizioni economico/sociali non lo consentono. Balle! Io sono nato nel primissimo dopoguerra e i miei genitori si sono sposati giovanissimi malgrado le allora dette condizioni fossero decisamente peggiori delle attuali. Mia madre era bracciante agricola, mio padre operaio edile e andava a vangare quando non c’era lavoro, inizialmente abbiamo vissuto in modo solidale con altre famiglie in una scuola con servizi igienici in comune, ma la provvidenza in cui fidavano i miei ci ha sempre felicemente aiutato. Mi ripeto: in questa società decadente ci si sposa tardi per mancanza di fede e per egoismo.”

            Eccolo lì il giudizio farisaico

            “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.”

            Se davvero non hai capito che oggi si inizia a lavorare dopo i 25 anni, a guadagnare un minimo sui 30, e abbastanza per mantenere una famiglia verso i 35 non è colpa di nessuno.

            Cosa dovrebbero fare, sposarsi quando ancora non hanno un lavoro, quando oggi tantissimi (la maggioranza) studiano fino a 25/26 anni?

            Le cose dovrebbero essere rimaste uguali a prima, quando si lavorava già a 14 anni? Ma ti rendi conto di quello che dici? Secondo te dovrebbero mettere su famiglia mentre non hanno un euro? Lo sai che anche se si sposano sono in peccato, poichè i contraccettivi non possono usarli? E allora che fanno, si sposano e mettono su famiglia mentre vanno ancora a scuola e poi fanno mantenere i figli dai genitori?

            Ma dove vivi? MA ti sei accorto che non siamo più nel tempo in cui nessuno studiava e tutti iniziavano a lavorare prestissimo, potendo quindi mettere su famiglia, e che oggi studiare è indispensabile?

            E chi non ha trovato subito la donna da sposare, ma come al matrimonio a cui sono stato recentemente, che aveva conosciuto sua moglie a 35 anni inoltrati (cosa che oggi accade spesso) cosa avrebbe dovuto fare?

            Già, c’era molta purezza una volta, dove gli uomini andavano nei bordelli finché non erano sposati. Molta purezza oppure solo molta ipocrisia?

            Fai attenzione ad ergerti a giudice degli altri, poichè verrai giudicato con lo stesso metro col quale giudichi gli altri, nè più nè meno.

            E la facilità di giudizio dei tradizionalisti, la loro tendenza a vedere sempre il male nel prossimo e a giudicarlo con la massima severità, l’ho sempre notata anche io.

            Forse vi danno dei farisei lanciatori di pietre perché vi comportate come tali, vantandovi della vostra osservanza della legge e credendovi giustificati dalla legge e per la legge?

            Saluti.

          2. Aggiungo due cose.

            Tu scrivi

            “non solo consentito l’accesso all’Eucarestia dei “risposati” ma praticamente incentivato gli stessi ad avere rapporti coniugali per evitare di cadere nella tentazione di commettere adulterio ( sic????);”

            E questo non è vero. Ha detto, nella nota 329, che quando una coppia di risposati ha dei figli imporle la castità potrebbe non raramente portare alla rottura dell’unione, nelle coppie giovani (sai, un conto è la castità a quasi 70 anni, un conto a 35/40), con grave danno dei figli nati dalla nuova coppia, che hanno anche loro dei diritti, e non possono essere sacrificati.

            In questo caso, tanto per dire, dove c’è da proteggere il bene dei figli, manca il deliberato consenso, poichè non hanno la libertà di agire diversamente per il loro bene.

            In questo caso quindi (ovviamente spetta sempre è solo al Confessore giudicare, nessuno su autoassolva, che è la via del Sacrilegio autoassolversi) il Confessore potrà valutare che manca peccato mortale e che il loro atto è solo peccato veniale, nonostante la gravità oggettiva della materia.

            Altra cosa sul “divorzio cattolico”, come tu chiami il Motu proprio sull’annullamento… Buona lettura al punto numero 41. http://www.uccronline.it/2015/03/17/e-francesco-risposta-alle-obiezioni-antipapiste/

            La mancanza di Fede non è, in se, un argomento di nullità, è che spesso essa è collegata alla non volontà di fare ciò che dice la Chiesa (ovvero matrimonio indissolubile, che significa non potersi risposare nemmeno se il marito diventasse un violentatore e il matrimonio fosse irrecuperabile).

          3. “E questo non è vero. Ha detto, nella nota 329, che quando una coppia di risposati ha dei figli imporle la castità potrebbe non raramente portare alla rottura dell’unione, nelle coppie giovani (sai, un conto è la castità a quasi 70 anni, un conto a 35/40), con grave danno dei figli nati dalla nuova coppia, che hanno anche loro dei diritti, e non possono essere sacrificati”.

            Beh, se sono stati sacrificati i figli di primo letto, per potersi ficcare in un rapporto adulterino, non si vede perché non possano essere sacrificati i figli della nuova coppia: in quest’ultimo caso, almeno, lo si farebbe proprio perché si vuole abbandonare il peccato grave protratto.

            Com’è che i “secondi” figli hanno più diritti dei figli legittimi?
            Non è che, a furia di presentare un qualche “bene” (il bene dei figli nati “dopo”), si vuol demolire il concetto stesso di azioni intrinsecamente cattive (adulterio, in questo caso)?

            Caro Marco: la logica, è la logica che fa difetto. Altro che no.

          4. “La mancanza di Fede non è, in se, un argomento di nullità, è che spesso essa è collegata alla non volontà di fare ciò che dice la Chiesa (ovvero matrimonio indissolubile, che significa non potersi risposare nemmeno se il marito diventasse un violentatore e il matrimonio fosse irrecuperabile)”.

            Ma veramente tu conosci anche una sola coppia con problemi, i cui problemi si sono palesati dopo il matrimonio?
            La verità è che, prima di sposarsi, tanti problemi che già ci sono vengono di fatto ignorati… e poi si finisce in un matrimonio “brutto”… e se ne vuole uscir fuori. E allora si accusa la Chiesa di essere troppo dura (in quanto dice che il matrimonio sacramentale valido è indissolubile), e si cerca ogni scappatoia possibile, per negare di essersi allontanati dalla Grazia di Dio.

            Nel caso in cui una persona fosse più o meno ebete, tale da poter essere raggirata da un’altra persona, allora il matrimonio sarebbe invalido. E dunque il problema dell’adulterio non si porrebbe.

          5. @Adolfo

            “Beh, se sono stati sacrificati i figli di primo letto, per potersi ficcare in un rapporto adulterino, non si vede perché non possano essere sacrificati i figli della nuova coppia: in quest’ultimo caso, almeno, lo si farebbe proprio perché si vuole abbandonare il peccato grave protratto.”

            Eh già, una persona abbandonata e che ha il matrimonio irrecuperabile, se si risposa, e magari fa dei nuovi figli, ha proprio sacrificato i figli di primo letto. Come no!

            Senza contare che spesso i figli di primo letto stanno nella nuova famiglia, dove c’è il/la nuovo/a compagno/a.

            “Com’è che i “secondi” figli hanno più diritti dei figli legittimi?”

            Non hanno più diritti nè meno diritti. Ma se io fossi un figlio di secondo letto e la Chiesa facesse fallire l’unione dei miei genitori perché altrimenti bella mia madre come condannata all’inferno io odierei la Chiesa tutta la vita, e crederei che al massimo è governata da Satana, non certo da Dio. Men che meno da un Dio buono. Al massimo da una feroce divinità Mesopotamica, forse.

            E infatti il problema è proprio questo: molti in un Dio buono non ci credono. L’idea di Dio che hanno molti cattolici è ciò che mi ricorda più da vicino Satana. O quantomeno, la loro idea di Dio mi porta a pensare che, se fosse vera, Satana avrebbe avuto ottime ragioni per ribellarsi ad un tale pezzo di merda.

            “Non è che, a furia di presentare un qualche “bene” (il bene dei figli nati “dopo”), si vuol demolire il concetto stesso di azioni intrinsecamente cattive (adulterio, in questo caso)?”

            Assolutamente no, l’azione rimane intrinsecamente malvagia, ma l’imputabilità, in una condizione dove non si può agire diversamente, può essere molto minore, e quindi essere peccato veniale e basta.

            È impossibile demolire il concetto di azione intrinsecamente malvagia perché fa parte della dottrina irreformabile.

            Come fa parte della dottrina irreformabile il concetto che, pur in presenza di un’azione intrinsecamente malvagia, l’imputabilità della persona che la commette possa essere scarsa o nulla, ed è questo il concetto riportato in Al 302

            “302. Riguardo a questi condizionamenti il Catechismo della Chiesa Cattolica si esprime in maniera decisiva: «L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere diminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali».[343] In un altro paragrafo fa riferimento nuovamente a circostanze che attenuano la responsabilità morale, e menziona, con grande ampiezza, l’immaturità affettiva, la forza delle abitudini contratte, lo stato di angoscia o altri fattori psichici o sociali.[344]Per questa ragione, un giudizio negativo su una situazione oggettiva non implica un giudizio sull’imputabilità o sulla colpevolezza della persona coinvolta.[345] Nel contesto di queste convinzioni, considero molto appropriato quello che hanno voluto sostenere molti Padri sinodali: «In determinate circostanze le persone trovano grandi difficoltà ad agire in modo diverso. […] Il discernimento pastorale, pur tenendo conto della coscienza rettamente formata delle persone, deve farsi carico di queste situazioni. Anche le conseguenze degli atti compiuti non sono necessariamente le stesse in tutti i casi».[346]”

            E 305

            “305. Pertanto, un Pastore non può sentirsi soddisfatto solo applicando leggi morali a coloro che vivono in situazioni “irregolari”, come se fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone. È il caso dei cuori chiusi, che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa «per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite».[349]In questa medesima linea si è pronunciata la Commissione Teologica Internazionale: «La legge naturale non può dunque essere presentata come un insieme già costituito di regole che si impongono a priori al soggetto morale, ma è una fonte di ispirazione oggettiva per il suo processo, eminentemente personale, di presa di decisione».[350] A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa.[351] Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio. Ricordiamo che «un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà».[352] La pastorale concreta dei ministri e delle comunità non può mancare di fare propria questa realtà.”

            Dove come vedi si parla di situazione oggettiva di peccato, proposizione che ha senso solo nell’ottica dell’esistenza di atti intrinsecamente malvagi.

          6. #E infatti il problema è proprio questo: molti in un Dio buono non ci credono. L’idea di Dio che hanno molti cattolici è ciò che mi ricorda più da vicino Satana. O quantomeno, la loro idea di Dio mi porta a pensare che, se fosse vera, Satana avrebbe avuto ottime ragioni per ribellarsi ad un tale pezzo di merda#

            Olà, addirittura un pezzo di merda: non sarà che dal proprio cuor ciascuno misura l’altro?
            Un medico che vuole disinfettare (e il disinfettante “brucia”) una piaga, e non solo fasciarla, dando l’illusione che tutto vada bene… nel mentre che la piaga va in cancrena, è anch’egli un pezzo di merda?

            Andiamo forti, quanto a logica, eh!

            #Assolutamente no, l’azione rimane intrinsecamente malvagia, ma l’imputabilità, in una condizione dove non si può agire diversamente, può essere molto minore, e quindi essere peccato veniale e basta#

            Eh no. Come già detto, dal momento in cui il penitente sa che una tale azione è peccato grave, la sua responsabilità cresce. E non si può più parlare di peccato veniale.

            Bravo: un altro punto a te, quanto a logica ferrea.

            #Se questo può valere per gli atti di contraccezione (atti intrinsecamente malvagi e materia grave contro il sesto) può valere anche per gli atti di adulterio (atti intrinsecamente malvagi e materia grave contro il sesto)#

            Fammi capire bene: siccome in merito alla contraccezione c’è già fin troppo lassismo: tu, in luogo di lamentarti di questo lassismo… ti lamenti perché il lassismo non viene esteso anche ad altri atti gravi?

            Mi pare come avere una falla nella barca e, invece di impegnarsi affinché tale falla sia tappata, la si allarga ulteriormente.

            Altro bel punto a te, per questa logica senza capo né piedi.

            E per fortuna che dici di non essere modernista… oppure il lapsus dell’altro giorno era la palese dimostrazione che modernista lo sei eccome?

          7. “Ma veramente tu conosci anche una sola coppia con problemi, i cui problemi si sono palesati dopo il matrimonio?”

            Presente!

            I problemi miei e di mia moglie si sono palesati dopo ben 11 anni di matrimonio (preceduti da diversi anni di fidanzamento) e ne siamo usciti non so come, soprattutto per l’aiuto di molte persone che ci sono state vicine, tra cui quella coppia di amici “conviventi”, che sono stati per noi un vero esempio.

            Perciò si, i problemi possono palesarsi eccome dopo il matrimonio.

            Forse è l’essere andato così vicino al fallimento, oltre all’avere amici in situazione irregolare, che mi porta a capire bene queste persone.

            Ergermi a giudice degli altri, come Roberto Ceccarelli, e Alfonso Aliberti, lo lascio ai “giusti”, categoria a cui essi appartengono.

            Faccio solo un piccolo confronto. Questo scrisse Aliberti

            “Adulteri, sodomiti e gaudenti di vario genere legittimamente possono in questo mondo andare fieri delle loro scelte esistenziali, ma non pretendano anche di avere il plauso della intera società e soprattutto non pretendano che si diventi tutti adulteri, sodomiti e dediti alla porneia più sfrenata!”

            Cfr col fariseo del Vangelo

            ” Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. ” (Lc 18,9-14)

            Vedo una similitudine.

          8. @Adolfo

            “Olà, addirittura un pezzo di merda: non sarà che dal proprio cuor ciascuno misura l’altro?
            Un medico che vuole disinfettare (e il disinfettante “brucia”) una piaga, e non solo fasciarla, dando l’illusione che tutto vada bene… nel mentre che la piaga va in cancrena”

            Io non ho detto questo. Ho detto che Dio per come lo descrivono molti tradizionalisti rende ben comprensibile la ribellione di Satana, se Dio fosse come viene descritto da molti di loro.

            “Eh no. Come già detto, dal momento in cui il penitente sa che una tale azione è peccato grave, la sua responsabilità cresce. E non si può più parlare di peccato veniale.

            Bravo: un altro punto a te, quanto a logica ferrea.”

            Questo è falso, come ho spiegato io qui https://www.marcotosatti.com/2017/01/11/burke-la-correzione-ci-sara-confusione-e-divisione-di-al-sono-opera-del-demonio-bisogna-rimediare/#comment-3365 e come avevo già spiegato mille volte in passato, e come dice anche Al 301.

            “Fammi capire bene: siccome in merito alla contraccezione c’è già fin troppo lassismo: tu, in luogo di lamentarti di questo lassismo… ti lamenti perché il lassismo non viene esteso anche ad altri atti gravi?”

            Ma io ritengo che la pastorale di San Giovanni Paolo II sulla contraccezione sia giusta, visto che il Sabato è per l’uomo e non l’uomo per il Sabato.

            Dico solo che è impossibile essere rigoristi coi risposati e applicare l’epicheia con chi fa uso di contraccezione, è una discriminazione inaccettabile.

            Io sono per l’epicheia (che non è un liberi tutti, ma discernimento) per entrambi questi casi, tu sei per il pugno di ferro.

            Amen. Il pugno di ferro su queste questioni così “quotidiane” per me porta solo alla perdizione delle anime.

            E bada, non dico solo per i peccati sessuali.

            Esempio: uno continua ad evadere il fisco perché altrimenti fallirebbe e oltre a finire in mezzo ad una strada ci farebbe andare anche la sua famiglia e i suoi dipendenti. Qui non si può applicare l’epicheia?

            Eccome, visto che questa persona non è libera di agire diversamente (mancanza di deliberato consenso) non c’è peccato mortale.

            Lo stesso vale per i risposati che ad esempio non possono permettersi di sfasciare la nuova famiglia per il bene del compagno e dei figli.

            Ma chissà perché quando si parla di sesso tutti i “Super cattolici” vogliono il pugno duro. Sarà mica, come diceva Don Ariel, un’ossessione?

            Come vedi non sono ipocrita, io sono per il discernimento anche per gli altri peccati, perché la vita non è bianco e nero, e se certi atti sono sempre male le situazioni che le persone si trovano a vivere sono molto diverse.

            “E per fortuna che dici di non essere modernista… oppure il lapsus dell’altro giorno era la palese dimostrazione che modernista lo sei eccome?”

            Trovami una sola affermazione leggibile in senso modernista. Sai cos’è il modernismo e quali sono i suoi principi?

            Io sono tomista, altrochè modernista. Il tomismo è stato sempre attaccato dagli eretici modernisti.

            Forse sei tu che sei un po’ tanto conservatore, e quindi io ti sembro modernista.

          9. #Io non ho detto questo. Ho detto che Dio per come lo descrivono molti tradizionalisti rende ben comprensibile la ribellione di Satana, se Dio fosse come viene descritto da molti di loro#

            Siamo alle solite: non hai detto questo, non hai detto quest’altro. Ma ho ragione o no, che l’eccessiva lunghezza media dei tuoi commenti favorisce la dispersione delle idee?

            E dico così, perché voglio ancora darti una scusante: in realtà si capisce che pendi verso il “libera tutti”, anche se non lo vuoi ammettere.

            #Io sono per l’epicheia (che non è un liberi tutti, ma discernimento) per entrambi questi casi, tu sei per il pugno di ferro.

            Amen. Il pugno di ferro su queste questioni così “quotidiane” per me porta solo alla perdizione delle anime#

            Non ci siamo proprio: il presunto “pugno di ferro” ricadrebbe prima di tutto su me stesso, non ti pare?
            Con la misura con cui giudichiamo, saremo giudicati.

            Quale è il vero nodo della questione?
            Il nodo sta nella seconda frase tua che cito qui sopra: la perdizione delle anime.

            È il lassismo che porta alla perdizione, e non certo il ribadire che esistono dei giusti paletti morali. Giusti e inamovibili, perché sono stati dati direttamente da Dio. La Chiesa può e deve ribadire l’Insegnamento di Cristo, ma non ne è la padrona, e non può modificarlo a proprio piacimento.

            Le anime ci pensano già di loro, in troppi casi, ad auto-giustificarsi: il lassismo bergogliano non fa altro che incancrenire una situazione già molto brutta.

            Quanto al discernimento, ripeto: forse viviamo su due pianeti diversi, visto che tu ti mostri sicurissimo del discernimento di molti consacrati.

            Ma molti consacrati, essi per primi, vivono una vita di fede molto blanda (se pure non peccano gravemente, purtroppo), ed è esperienza comunque di chiunque di noi che, oggi come oggi, è praticamente impossibile (qualcuno ci sta, ma è roba rara) trovare un confessore che non assolva tutti, sempre e comunque.
            E questo sarebbe il famoso discernimento, sul quale si dovrebbe basare la salvezza eterna delle anime?

            Mi pare come guidare un’auto dai freni deboli (discernimento carente, cioè), e nel frattempo andare ad alta velocità… con la certezza che, in caso di pericolo, l’auto riuscirà a fermarsi in tempo.
            Se i prelatoni, papa compreso, pur sapendo che il discernimento è carente, stanno allentando le maglie della pastorale, hanno una gravissima responsabilità, di fronte a Dio e di fronte alle anime.

            Se invece non se ne rendono conto, che il discernimento è carente, allora ha proprio ragione don Ariel: molti di loro, e il papa per primo, avrebbero bisogno di varie visite mediche, perché più passa il tempo e più il loro comportamento diventa assurdo, e soprattutto dannosissimo per la Chiesa tutta.

          10. @Adolfo

            “E dico così, perché voglio ancora darti una scusante: in realtà si capisce che pendi verso il “libera tutti”, anche se non lo vuoi ammettere”.

            Non voglio ammetterlo perché non è così, e questo te lo giuro!

            “Quale è il vero nodo della questione?
            Il nodo sta nella seconda frase tua che cito qui sopra: la perdizione delle anime.
            È il lassismo che porta alla perdizione, e non certo il ribadire che esistono dei giusti paletti morali. Giusti e inamovibili, perché sono stati dati direttamente da Dio. La Chiesa può e deve ribadire l’Insegnamento di Cristo, ma non ne è la padrona, e non può modificarlo a proprio piacimento. Le anime ci pensano già di loro, in troppi casi, ad auto-giustificarsi: il lassismo bergogliano non fa altro che incancrenire una situazione già molto brutta.”

            Ma qui non stiamo parlando di autogiustificazione; stiamo parlando di CONFESSIONE! E di rispettare quanto detto dal Confessore! Diamine, è una differenza enorme.

            E quello “bergogliano” non è lassismo, è epicheia tomista tradizionalissima, il fatto che sia stata applicata poco nella Chiesa non cambia il fatto che sia un concetto antico otto secoli.

            “Quanto al discernimento, ripeto: forse viviamo su due pianeti diversi, visto che tu ti mostri sicurissimo del discernimento di molti consacrati.

            Ma molti consacrati, essi per primi, vivono una vita di fede molto blanda (se pure non peccano gravemente, purtroppo), ed è esperienza comunque di chiunque di noi che, oggi come oggi, è praticamente impossibile (qualcuno ci sta, ma è roba rara) trovare un confessore che non assolva tutti, sempre e comunque.
            E questo sarebbe il famoso discernimento, sul quale si dovrebbe basare la salvezza eterna delle anime?”

            Come ho spiegato più volte, ed è la verità perché non è una mia invenzione ma pura dottrina, se ci confessa sinceramente, senza omettere VOLONTARIAMENTE (perché se ci si dimentica non c’è colpa) nulla nè mentire, e si completa la penitenza, la Confessione è valida sempre e comunque, e la persona validamente assolta.

            Riguardo alla capacità di molti confessori io ti dico che conosco molti bravi preti, grazie a Dio. Cavalcoli ad esempio è un grandissimo sacerdote, oltre che teologo, e non è nè lassista nè rigorista.

            Anche lui mi ha detto spesso che i risposati gliene sono capitati diversi dove ha visto che non erano in peccato mortale, per motivi di coscienza o di attenuanti che limitavano la libertà.

            E Cavallcoli è un tomista.

            “Mi pare come guidare un’auto dai freni deboli (discernimento carente, cioè), e nel frattempo andare ad alta velocità… con la certezza che, in caso di pericolo, l’auto riuscirà a fermarsi in tempo.
            Se i prelatoni, papa compreso, pur sapendo che il discernimento è carente, stanno allentando le maglie della pastorale, hanno una gravissima responsabilità, di fronte a Dio e di fronte alle anime.”

            In Tal caso, qualora la situazione fosse catastrofica come dici (e per me non è così, anche se ci sono diocesi disastrose non è così dappertutto e nemmeno nella maggioranza parte dei casi) la responsabilità è la loro.

            I fedeli si confessino sinceramente e seguano le direttive del Confessore e non hanno da temere, se il Confessore sbaglia paga lui (ovviamente in proporzione al suo grado di responsabilità, diverso da caso a caso), loro sono validamente assolti, se fanno la penitenza e non inducono il Confessore ad assolverli mentendo o occultando qualcosa con disonestà.

          11. Altra cosa. Tu scrivi

            “È il lassismo che porta alla perdizione, e non certo il ribadire che esistono dei giusti paletti morali. Giusti e inamovibili, perché sono stati dati direttamente da Dio. La Chiesa può e deve ribadire l’Insegnamento di Cristo, ma non ne è la padrona, e non può modificarlo a proprio piacimento.”

            Due note:

            1) sul lassismo Sant’Alfonso, benché lo criticasse, riteneva che fossero i rigoristi a causare la perdizione delle anime. Lo cito «Io non so capire come debba solamente farsi scrupolo d’insegnar le sentenze troppo benigne e non anche le troppo rigorose che illaqueano le coscienze de’ Penitenti e, come parla S. Antonino, aedificant ad gehennam, cioè per lo smoderato rigore son causa della dannazione di molti, che, credendosi obbligati a seguire tali sentenze, non seguendole poi, miseramente si perdono».

            Ed è proprio così, poichè il lassista libera facilmente la coscienza del penitente, che quindi sentendosi giustificato non commette peccato mortale, però rischia di dannarsi l’anima il Confessore. Invece i rigoristi caricano le anime di tanti pesi creando coscienze colpevoli e non seguendoli rischiano di perdersi.

            Bisogna evitare sia il rigorismo che il lassismo, ed è proprio ciò che afferma il Cardinale Vallini, leggi http://www.lastampa.it/2017/01/07/vaticaninsider/ita/vaticano/dubia-sui-sacramenti-ai-risposati-la-via-di-vallini-rZJGCELLnVmgHLr14G4zJO/pagina.html ;

            2) certo che la Chiesa non è padrona dell’insegnamento di Cristo, ma il discernimento caso per caso non è contrario all’insegnamento di Gesù. Tutt’altro. Lui stesso con l’adultera ordinò “non peccare più” e non l’assolse mentre assolse la peccatrice di Lc 7,36-50 senza chiederle niente nonostante sapesse che sarebbe tornata a prostituirsi, poichè aveva capito che in quel caso non c’era colpa mortale (del resto molte prostitute sono costrette, o da uomini o dalle vicissitudini della vita, parlo di quelle di strada).

            Cristo stesso applicava la Legge con una pastorale diversa da persona a persona, a volte più dura a volte più tenera.

          12. #Lui stesso con l’adultera ordinò “non peccare più” e non l’assolse mentre assolse la peccatrice di Lc 7,36-50 senza chiederle niente nonostante sapesse che sarebbe tornata a prostituirsi…#

            Eh no: che sarebbe tornata a prostituirsi è una tua ipotesi. Del tutto campata per aria, tra l’altro. Senza contare che vari commentatori e Padri, nei secoli, hanno riconosciuto in quella peccatrice pentita proprio Santa Maddalena.

            Ma anche se così non fosse, il discorso tuo comunque non regge.

            Infatti, se la peccatrice era libera (chi viene costretta non compie ovviamente peccato: è vittima, in quel caso), e se aveva intenzione di tornare a prostituirsi, Cristo NON l’avrebbe certamente assolta. L’assoluzione richiede la volontà di NON peccare più, per quanto possibile.

            Non l’avrebbe dunque assolta, come non assolse l’adultera, perché evidentemente lei non era pentita del proprio peccato, e molto probabilmente continuò a perseverare su quella strada.

            Se la peccatrice fosse una prostituta “costretta da altri”, neppure avrebbe avuto senso l’episodio: che doveva fare? Confessare peccati di cui non aveva colpa?

            Vedi bene che la logica, anche in questo caso, ti fa difetto.

            Così come ti fa difetto quando affermi che “Cristo stesso applicava la Legge con una pastorale diversa da persona a persona, a volte più dura a volte più tenera”.

            Dimentichi un piccolissimo particolare: Cristo leggeva i cuori, mentre un confessore (a parte eccezioni “alla Padre Pio”) non ne è in grado.

            Tu dici che se un confessore assolve “alla leggera”, il sacrilegio lo commette lui. Ed è vero.

            Ma non sarebbe meglio impedire al confessore di assolvere, quando c’è peccato grave reiterato?
            Così si eviterebbe non solo l’eventuale sacrilegio da parte del penitente, ma pure da parte del confessore. E si sottolineerebbe, in aggiunta, che il peccato grave è sempre una brutta cosa, indipendentemente da eventuali attenuanti.

            Nel tuo discorso, e non solo oggi, noto tanta “misericordia” per i penitenti, ma poca o nulla per i confessori, spesso sottoposti a situazioni che non sono oggettivamente in grado di valutare con certezza.

            E ripeto: il sacrilegio rimane tale, sia se commesso dal penitente, sia se commesso dal confessore. E nessun peccato, specie se grave, è “cosa buona”, perché danneggia chi lo commette, ma danneggia pure l’intera Chiesa.

            Ecco dove porta il lassismo odierno: allo sbaraglio spirituale, morale… e pure materiale, in molti casi.

          13. #1) sul lassismo Sant’Alfonso, benché lo criticasse, riteneva che fossero i rigoristi a causare la perdizione delle anime. Lo cito «Io non so capire come debba solamente farsi scrupolo d’insegnar le sentenze troppo benigne e non anche le troppo rigorose che illaqueano le coscienze de’ Penitenti e, come parla S. Antonino, aedificant ad gehennam, cioè per lo smoderato rigore son causa della dannazione di molti, che, credendosi obbligati a seguire tali sentenze, non seguendole poi, miseramente si perdono»#

            Vogliamo citare qualche altra cosa, di Sant’Alfonso?
            E vediamo un po’ se il Santo non è anche “rigorista”, secondo i tuoi canoni; anzi, secondo i canoni bergogliani attuali.

            E vediamo un po’ se tu non continui a ritagliare, dell’insegnamento dei Santi e della Chiesa, solo ciò che più ti fa comodo.

            ***
            Nella parabola della zizzania si legge che, essendo essa cresciuta in un campo insieme con il grano, i servi volevano estirparla: Vuoi che andiamo a raccoglierla? Disse il padrone: Al tempo della mietitura dirò ai mietitori: cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla (Mt 13,24-30).
            Questa parabola mostra da una parte la pazienza del Signore verso i peccatori, e dall’altra il Suo rigore verso gli ostinati.

            Sant’Agostino dice che il demonio inganna gli uomini in due modi: con la disperazione e con la speranza. Dopo il peccato, tenta il peccatore alla disperazione con il terrore della Divina Giustizia; ma prima di peccare spinge l’anima al peccato con la speranza nella Divina Misericordia.
            Perciò il Santo ammonisce: «Dopo il peccato, spera nella Misericordia, prima del peccato, abbi timore della Giustizia».

            Infatti non merita Misericordia chi si serve della Misericordia di Dio per offenderLo.
            Dio usa Misericordia con chi Lo teme, non con chi si serve di essa per non temerLo [esattamente ciò che Dio Padre dice a Santa Caterina da Siena].

            È difficile trovare una persona così disperata, che voglia veramente dannarsi.
            I peccatori vogliono peccare senza perdere la speranza di salvarsi [botte piena e moglie ubriaca, come scrivevo in altro commento].

            Peccano dicendo: «Dio è misericordioso; farò questo peccato e poi mi confesserò». «Farò ciò che mi piace, tanto Dio è buono»: cosi parlano i peccatori, come scrive sant’Agostino.

            Però tanti con questo modo di pensare sono finiti male.

            Dice il Signore: «Non dire: la Sua Misericordia è grande; mi perdonerà i molti peccati» (Sir 5,6).
            Non dire: «Per quanti peccati io possa commettere, con un atto di dolore sarò perdonato!»

            E perché?
            Poiché ci sono presso di Lui Misericordia e Ira, il Suo sdegno si riverserà sui peccatori.
            Dio pur essendo misericordioso, è anche giusto… Dio promette la Sua Misericordia a chi Lo teme, non a chi abusa di essa.
            La Sua Misericordia si stende su quelli che Lo temono (Lc 1,50), cantò la Madre di Dio.
            Agli ostinati Dio minaccia la Giustizia. […]

            Insomma, dice San Paolo, non ci si può prendere gioco di Dio (Gal 6,7).
            Non si può offenderLo continuamente con proposito e poi pretendere il Paradiso.
            Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato: chi semina peccati non ha motivo di sperare altro che il castigo da scontare nell’Inferno.

            La rete con la quale il demonio trascina le anime all’Inferno e l’inganno sibilato attraverso le parole: «Peccate pure liberamente, perché vi salverete nonostante tutti i peccati» [ecco la logica protestantoide, sempre più spesso seguita, da certa Chiesa attuale].

            Dio detesta la speranza di chi si ostina al peccato, poiché la loro speranza è abominio.
            Una tale speranza provoca Dio al castigo, meritato da chi, abusando della Sua Bontà, Lo ha offeso in tutti i modi.

            Non farlo più.
            Figlio, hai peccato? Non farlo più e prega per le colpe passate (Sir. 21,1).
            Cristiano mio, il tuo buon Signore ti vuole salvo e così ti ammonisce: «Figlio, non tornare ad offenderMi, ma da oggi in poi cerca di chiedere perdono dei peccati commessi».

            Fratello mio, quanto più hai offeso Dio, tanto più devi temere di offenderLo ancora perché, commettendo altri peccati, farai pendere la bilancia della Divina Giustizia e potrai dannarti in eterno.

            Io non dico che, dopo un altro peccato, per te non ci sia assolutamente più perdono, perché questo non lo so; dico solo che può succedere.

            Dimmi, per favore: se presumi che un cibo sia avvelenato, lo prenderesti ugualmente?
            Se nella via nella quale deve transitare pensi che vi siano dei nemici appostati per attentare alla tua via, passeresti ugualmente pur avendo come alternativa una via sicura?
            Così, che certezza hai se tornado a peccare proverai dolore e lo potrai emendare prima della morte?

            Quando tu vuoi acquistare una casa, stai molto attento a non buttare via il tuo denaro.
            Quando prendi una medicina, cerchi di assicurarti che essa non ti possa nuocere.
            Perché, allora, per un piacere dei sensi vuoi rischiare la salvezza eterna, dicendo: «Spero di potermene confessare»?
            Quando ti confesserai?
            «Domenica».
            E chi ti garantisce di essere vivo fino a domenica?
            «Domani».
            E chi ti garantisce il domani?
            Dice Sant’Agostino: «Non sei padrone di un’ora: come puoi esserlo del domani?» Come puoi riprometterti di confessarti domani, quando non sai neppure se avrai un’altra ora di vita?

            Continua il Santo: «Dio ha promesso il perdono a chi si pente, ma non ha garantito il domani a chi L’offende».
            Se ora pecchi, forse Dio ti darà il tempo di pentirti ma, se non te lo darà, che ne sarà di te per tutta l’eternità?
            Perché allora vuoi perdere la Grazia e rischiare di perderti in eterno?
            Per una misera soddisfazione, rischieresti di perdere mille ducati?
            Anzi, saresti disposto a giocarti tutto, soldi, casa, poderi, la libertà e la vita?
            No?
            E allora perché, per un misero piacere, sei disposto a perderti in una sola volta tutto: l’anima, il Paradiso e Dio?

            Dimmi: ci credi o no che esiste il Paradiso, l’Inferno, l’eternità?
            Per te sono verità di fede, oppure favole?
            Ci credi che, se la morte ti sorprende in peccato, sarai perduto per sempre?

            Se ci credi, che pazzia sarebbe ottenere una pena eterna per non aver rimediato in tempo al peccato.
            Difatti, per analogia, nessuno sarebbe così imprudente da assumere un veleno con l’idea di trovare, poi, il rimedio per guarire.

            Con questi pensieri sbagliati puoi effettivamente condannarti a una morte eterna.
            Fratello, medita le parole dello Spirito: “Confidavi nella tua malizia. Ti cadrà sopra una calamità che non potrai evitare” (Is 47,10-11).

            Se hai peccato contando temerariamente sulla Misericordia Divina il castigo ti piomberà addosso all’improvviso, senza sapere donde venga.

            ***
            Ecco qui uno stralcio degli insegnamenti di Sant’Alfonso: è pugno duro pure il suo, oppure è giusta e doverosa prudenza?

            Col peccato non si scherza. E con la Divina Misericordia neppure. Dovremmo ricordarlo tutti, e in specie lo dovrebbero ricordare gli alti prelati, che Iddio ha posto alla cura delle anime, e che in molti casi, con una spaventosa faciloneria, stanno allargando le maglie della pastorale.

            Sant’Alfonso, come si può chiaramente leggere, non invoca alcuna “circostanza attenuante”, bensì invita le anime a fare ogni sforzo possibile, per tenersi lontane dal peccato.

            Questa è l’unica via sicura.
            Perché nessuno, a parte Dio, potrebbe darci la certezza che siamo ancora in Grazia (infatti è molto più probabile il contrario), dopo che abbiamo commesso peccati gravi, specie se lo facciamo abitualmente.

    2. E allora, Marco ? se sono in tanti poligami li giustifichiamo tutti e diamo la Comunione a TUTTI?
      e poi da quando la popolarità o il numero delle persone alle udienze è un indice affidabile della santità di un pontefice?
      meglio nutrirsi quanto a veridicità ai blog di Magister Socci e Tosatti che almeno ragionano e fanno riflettere che alla macchina propagandistica dei turiferari del caro laeder maximo.

      1. “E allora, Marco ? se sono in tanti poligami li giustifichiamo tutti e diamo la Comunione a TUTTI?”

        Chi avrebbe detto questo? Ho detto solo che, se col termine “poligamia successiva” si intende dare del poligamo (ovvero dell’immorale) a chiunque non abbia avuto una sola donna nella vita allora il 99,99% dei cattolici sono poligami, visto che anche quelli che non hanno mai divorziato difficilmente hanno avuto una sola donna. Tutto li.

      2. Intendevo dire che difficilmente i cattolici, anche se non divorziano, si sposano con la prima donna con cui vanno.

        Questo volevo dire, qualora non fosse chiaro. Volevo dire che con la curiosa definzione di “poligamia successiva” di Napier siamo tutti poligami, tranne i monaci del monte Athos e qualche aderente ad Opus Dei.

        1. Di enormita’ ne ho sentite tante nella vita ma sentire equiparare uno che prima di sposarsi ha avuto un’altra ragazza, a un poligamo, nella vita, non mi era mai capitato. E onestamente pensavo che non mi sarebbe mai capitato, al di fuori di un ospedale psichiatrico o a un manicomio. Ma ho trascurato il fatto che nella neochiesa 2.0 tutto e’ possibile, soprattutto se si tratta di portare avanti istanze totalmente irrazionalistiche come questa.

          1. In effetti per la Chiesa anche i matrimoni civili sono fornicazione, sicchè un battezzato potrebbe sposarsi e divorziare 10 volte in comune e poi, all’undicesima, sposarsi in Chiesa con matrimonio valido senza essere considerati poligami (poichè per la dottrina i matrimoni civili tra battezzati non solo validi e sono fornicazione tanto quanto una libera unione.

            Invece, se una persona si sposa in Chiesa e ha la disgrazia di farlo con la persona sbagliata, o accetta l’ergastolo che, da li in poi, sarà la sua vita, o si separa e si rassegna a vivere come il buon vecchio Origene oppure voi, molto caritatevolmente:

            1) assumete che sia ipso facto in peccato mortale;

            2) stando alla curiosa definizione del Cardinalone di cui sopra sarebbe un caso di poligamia successiva. Uno che ha avuto dieci matrimoni in comune no eh, non è poligamo, può prendere i sacramenti, i poveri disgraziati che hanno avuto un matrimonio infernale in Chiesa che è fallito e si sono risposati invece sono dannati ambulanti e poligami.

    3. E infatti, galoppino di Spataro, alias Vincent Vega, e decine di altri alias, ci si deve CONFESSARE, promettendo di non ricadere nell’errore, mica si va ORGOGLIOSI di quello che si fa, come tu continuamente su tutti i blog cattolici, con mille nomi diversi, sostieni…

      1. Ehh, caro Piero, ma la tattica di paragonare un peccato ad altri peccati (allo scopo di sminuirne la portata), in luogo di paragonarlo alla Legge di Dio (ciò che renderebbe maggiormente consapevoli del fatto che il peccato offende Dio, e dunque occorre far di tutto per tenersene lontani), è ormai pratica comune, nel nuovo corso misericordistico.

        Non chiamata alla conversione, ma operato volto a tranquillizzare le coscienze, già abbondantemente orbe (se non del tutto cieche) per conto proprio.

        Pure la logorrea inarrestabile fa parte del gioco: un mucchio, un mucchio di parole, più o meno sensate… che si contrappongono ai chiari e brevissimi passi del Vangelo.

        Oh, fosse davvero necessario questo mucchio di parole… chi si salverebbe?
        Solo gli accademici e i teologoni, ossia una minima parte delle persone.
        Si salverebbe non chi pratica i Comandamenti di Dio, bensì chi sa maggiormente disquisire su varie ipotesi teologiche.

        La Verità è limpida, breve e semplice. E “semplice” ovviamente non significa necessariamente “facile”.

        Gesù non ha fatto sconti, e la situazione di allora non era certo meno grave di quella di ora. Eppure oggi sono in molti ad affermare che la Legge di Dio è troppo dura per l’uomo attuale, il quale dunque sarebbe abbondantemente giustificato, se persevera nel peccato grave. Anche questo è un modo per stravolgere il Vangelo.

        Le anime mistiche alle quali il Signore ha donato varie devozioni, erano anche quelle che più di altre si sforzavano di percorrere la via stretta. Se tali devozioni (pur molto efficaci) fossero state sufficienti di per sé, ad ottenere la contrizione perfetta (e dunque evitare il passaggio da un Purgatorio forse molto duro)… queste anime non avrebbero preferito esse per prime vivere una vita rilassata… tanto poi si sarebbero salvate con l’una o con l’altra devozione?

        Santa Faustina pregò moltissimo, poiché il Signore le aveva manifestato l’intenzione di distruggere col fuoco Varsavia… eppure la città fu effettivamente distrutta da bombe incendiarie.
        Ciò mostra plasticamente come la preghiera possa non essere sufficiente, nel momento in cui deve “contrastare” dei peccati molto gravi.
        http://www.mariadinazareth.it/rubrica%20vita%20santa%20faustina%20Kowalska%20p.22.htm

        Alla fine, come spesso accade, non è tanto la Dottrina, a difettare, quanto la semplice logica.

        Ogni nostro pur piccolo peccato è valso sofferenze al Signore; figuriamoci i peccati gravi. Eppure molti trattano i peccati gravi come se fossero caramelle innocue… tanto ci pensa la Chiesa, per gli infiniti meriti di Cristo.

        Ma quei meriti, il Cristo, li conquistò mediante sofferenze inenarrabili, alle quali si pensa troppo poco. Se ci si pensasse un poco di più, a ciò che siamo costati a Nostro Signore, forse si comprenderebbe meglio la necessità di tenersi lontani almeno dai peccati gravi.

        1. “Oh, fosse davvero necessario questo mucchio di parole… chi si salverebbe?”

          Eh lo si vada a dire a San Tommaso D’Aquino, visto che la Summa Theologiae non è propriamente un opuscoletto.

          La Verità è semplice ma nella sua attuazione estremamente complessa, e ciò è dimostrato dagli enormi cambiamenti avvenuti nei secoli nella messa in pratica della dottrina da parte della Chiesa.

          Pensare di poter inquadrare la realtà intera e il modo di applicare la dottrina alla realtà in base a due righe estrapolate dal Vangelo (senza tenere conto di nulla, neanche della realtà mutata e del fatto che al tempo i matrimoni duravano molto meno, essendo la speranza di vita media molto più bassa, tanto per dire, mentre oggi se ci si sposa si rimane insieme per mezzo secolo e più, cosa enormmente difficile da fare con una persona sbagliata, non parliamo poi se la vita dovesse, come dicono, allungarsi ulteriormente) ragionando come se la Chiesa dovesse applicare, nel XXI secolo, la dottrina allo stesso modo in cui l’applicava nel Medioevo o 2000 anni fa, si faccia pure.

        2. P.s

          ” Si salverebbe non chi pratica i Comandamenti di Dio, bensì chi sa maggiormente disquisire su varie ipotesi teologiche.”

          Saper disquisire su quelle che lei chiama “varie ipotesi teologiche”‘serve nel campo della teologia dogmatica a capire sempre meglio il Mistero di Dio e della Grazia, e nel campo della teologia morale/pratica a capire meglio come applicare i precetti di Dio al Suo popolo, sempre in modo da facilitare la salvezza e non di chiudere il cielo in faccia alle persone.

          1. “Saper disquisire su quelle che lei chiama “varie ipotesi teologiche”‘serve nel campo della teologia dogmatica a capire sempre meglio il Mistero di Dio e della Grazia, e nel campo della teologia morale/pratica a capire meglio come applicare i precetti di Dio al Suo popolo, sempre in modo da facilitare la salvezza e non di chiudere il cielo in faccia alle persone”.

            Facilitare la salvezza… o la dannazione?

            Perché, nel vademecum che tanto ti piace, è detto ben chiaro che il confessore deve accompagnare il penitente verso uno stile di vita che comporti il riavvicinamento alla Grazia.

            In AL è detto ugualmente, ma è anche scritto chiaro e tondo che gli adulteri che non fornicano, mettono a rischio il loro rapporto adulterino.
            Se per te questa non è istigazione al peccato grave (per non dire mortale), non so che altro dirti.

            Prima di parlare del “bene dei figli” (e poi, ai figli di primo letto, chi ci pensa? “Valgono” solo i figli nati dal rapporto adulterino?), occorre parlare del vero bene delle anime.
            Un genitore che sta lontano dalla Grazia… quale bene eterno potrà produrre, a pro dei figli?

            Ed è perfettamente inutile che mi citi l’Aquinate il quale, per forza di cose, non ha scritto “per tutti”; il Vangelo, invece, si rivolge esattamente a tutti. E la Tradizione esiste proprio per aiutarci a interpretare correttamente il Vangelo.

            E le estrapolazioni delle frasi sono solo scuse: fino a ieri il Magistero ha tenuto ferma una linea. Nel momento in cui tale linea è stata progressivamente spostata, la Chiesa sta andando di male in peggio. Come è normale che sia, visto che tutte le disquisizioni che tanto piacciono ai modernisti, non servono altro che a giustificare l’ingiustificabile.

            Se anche oggi la durata della vita è maggiore, Iddio ci darà le forze necessarie per proseguire lungo la via stretta… sempre ammesso che in noi ci sia la buona volontà di farlo.

            Comunque la giri, è palese il tuo tentativo di allargare la via stretta, così come è palese il tentativo di giustificare a ogni costo coloro che vivono in peccato grave protratto.

            E chi di noi vive in un deserto?
            Allora, se commettiamo peccati gravi, siamo tutti giustificati, visto che, secondo il tuo modo di procedere, qualche scusante ce l’abbiamo tutti.

          2. @Adolfo

            “Perché, nel vademecum che tanto ti piace, è detto ben chiaro che il confessore deve accompagnare il penitente verso uno stile di vita che comporti il riavvicinamento alla Grazia.”

            No Adolfo, non diciamo cose che il Vademecum non dice.

            Il Vademecum non parla di riavvicinamento alla Grazia, visto che dove vi è coscienza incolpevolmente erronea la Grazia non è persa.
            Il Vademecum dice http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740

            “Certamente è da ritenere sempre valido il principio, anche in merito alla castità coniugale, secondo il quale è preferibile lasciare i penitenti in buona fede in caso di errore dovuto ad ignoranza soggettivamente invincibile, quando si preveda che il penitente, pur orientato a vivere nell’ambito della vita di fede, non modificherebbe la propria condotta, anzi passerebbe a peccare formalmente; tuttavia, anche in questi casi, il confessore deve tendere ad avvicinare sempre più tali penitenti, attraverso la preghiera, il richiamo e l’esortazione alla formazione della coscienza e l’insegnamento della Chiesa, ad accogliere nella propria vita il piano di Dio, anche in quelle esigenze”.

            Chiaro? Nessun discorso su avvicinamenti alla Grazia, visto che in questi casi la Grazia non è persa.

            Siete voi che equiparate costantemente il peccato grave materiale alla colpa mortale, come se il primo comportasse sempre (o quasi sempre) il secondo, non la Chiesa.

            E il Vademecum non è che “mi piace”, lo porto solo ad esempio per mostrare che è il predecessore di Amoris Laeitita.

            “In AL è detto ugualmente, ma è anche scritto chiaro e tondo che gli adulteri che non fornicano, mettono a rischio il loro rapporto adulterino.
            Se per te questa non è istigazione al peccato grave (per non dire mortale), non so che altro dirti.”

            No, è scritto che per il bene dei figli imporre alla coppia di vivere “Origene style” potrebbe portare alla dissoluzione di quella unione, e quindi al grave danno dell’educazione dei figli. E la dissoluzione dell’unione è cosa molto facile in quei casi, perché una coppia giovane ha bisogno anche di quello (diverso se si parla di ultra 60enni).

            In questi casi, non essendovi libertà di agire diversamente, poichè agire diversamente porterebbe ad una colpa verso i figli, ovvero il danneggiare la loro educazione, non vi è colpa mortale.

            “Prima di parlare del “bene dei figli” (e poi, ai figli di primo letto, chi ci pensa? “Valgono” solo i figli nati dal rapporto adulterino?), occorre parlare del vero bene delle anime.
            Un genitore che sta lontano dalla Grazia… quale bene eterno potrà produrre, a pro dei figli?”

            I figli di primo letto non valgono meno dei figli nati dal secondo matrimonio, ma questi ultimi non possono essere sacrificati per un matrimonio ormai materialmente irrecuperabile.

            E il genitore stia lontano dalla Grazia lo assumi tu, che equipari il peccato grave al peccato mortale. Peccato che facendo si così dovremmo assumere il che il 98% degli adolescenti, che si masturbano (atto considerato gravissimo dalla dottrina, intrinsecamente malvagio ecc ecc ecc) sarebbero costantemente in peccato mortale.

            “Ed è perfettamente inutile che mi citi l’Aquinate il quale, per forza di cose, non ha scritto “per tutti”; il Vangelo, invece, si rivolge esattamente a tutti. E la Tradizione esiste proprio per aiutarci a interpretare correttamente il Vangelo.”

            Esatto, ma l’applicazione delle norme, il come applicarle, è variato enormemente nel corso della storia. Non mi credi ? http://www.giornaledistoria.net/index.php?Recensioni=557D0301220200755772040A777327

            Tu hai in mente la Chiesa tridentina come se fosse stata l’unico modello di Chiesa esistente, ma non è così. La Chiesa ha conosciuto grandi variazioni nell’applicazione delle norme.

            “Comunque la giri, è palese il tuo tentativo di allargare la via stretta, così come è palese il tentativo di giustificare a ogni costo coloro che vivono in peccato grave protratto.”

            Non è così. Siete voi che ne parlate come dei “damned men walking”, dei dannati ambulanti privi sempre e comunque (o nel 99,99% dei casi) della Grazia di Dio.

            Io dico che occorre discernimento, e come me la pensa anche il Cardinale Vallini di Roma. Assumere che siano sempre in Grazia è sbagliato, così come assumere che siano sempre in peccato mortale.

            Discernimento. Infatti l’accesso ai Sacramenti non è per i risposati come categoria, ma semmai per il singolo risposato, ogni caso è a se.

            Semplicemente li si tratta come si trattano tutti gli altri peccatori, senza assumere che siano ipso facto in peccato mortale, giudizio temerario e incaritatevole tanto quanto è temerario e presuntuoso il contrario.

            Non è questione di allargare la via stretta, è questione di applicare anche a loro la pastorale che la Chiesa applica con tutti gli altri peccatori.

            ” allora siamo tutti giustificati, visto che, secondo il tuo modo di procedere, qualche scusante ce l’abbiamo tutti.”

            Mai detto questo, non si può elevare il particolare a norma generale.

            Il fatto che Tizio sia in Grazia pur essendo risposato non significa che lo sia anche Caio, dipende dalle circostanze, e il discernimento tocca al Confessore.

            E non tornarmi a dire che i Confessori sono incapaci ecc perché ti ho già spiegato che se sbagliano ad assolvere qualcuno l’assoluzione per il peccatore è comunque valida (ecclesia supplet) a meno che quest’ultimo non abbia mentito per strapparla, esattamente come se un vescovo annulla un matrimonio valido la colpa non ricade su chi ha chiesto l’annullamento (a meno che non abbia mentito o omesso qualcosa o rilasciato testimonianze false) ma sul Vescovo.

            Perciò finiamola con questa storia, Al non invita all’autoassoluzione, ma a vedere i Confessori, come fa con tutti i peccatori, mentre prima o vivevi “Origene style” oppure non potevi nemmeno avvicinarti al Sacramento della riconciliazione (vedere FC84).

            Nessun allargamento della via stretta, ricordo solo che la Chiesa è qui per salvare, non per condannare.

          3. Marco ha detto:
            gennaio 8, 2017 alle 10:18 pm
            Il tuo commento è in attesa di moderazione.

            @Adolfo

            “Perché, nel vademecum che tanto ti piace, è detto ben chiaro che il confessore deve accompagnare il penitente verso uno stile di vita che comporti il riavvicinamento alla Grazia.”

            No Adolfo, non diciamo cose che il Vademecum non dice.

            Il Vademecum non parla di riavvicinamento alla Grazia, visto che dove vi è coscienza incolpevolmente erronea o attenuanti (per esempio la moglie o il marito rifiutano i metodi naturali o la moglie ha il ciclo irregolare e quindi imporre i metodi naturali potrebbe mettere seriamente in crisi il matrimonio) la Grazia non è persa.

            “Certamente è da ritenere sempre valido il principio, anche in merito alla castità coniugale, secondo il quale è preferibile lasciare i penitenti in buona fede in caso di errore dovuto ad ignoranza soggettivamente invincibile, quando si preveda che il penitente, pur orientato a vivere nell’ambito della vita di fede, non modificherebbe la propria condotta, anzi passerebbe a peccare formalmente; tuttavia, anche in questi casi, il confessore deve tendere ad avvicinare sempre più tali penitenti, attraverso la preghiera, il richiamo e l’esortazione alla formazione della coscienza e l’insegnamento della Chiesa, ad accogliere nella propria vita il piano di Dio, anche in quelle esigenze”.

            Chiaro? Nessun discorso su avvicinamenti alla Grazia, visto che in questi casi la Grazia non è persa.

            Siete voi che equiparate costantemente il peccato grave materiale alla colpa mortale, come se il primo comportasse sempre (o quasi sempre) il secondo, non la Chiesa.

            E il Vademecum non è che “mi piace”, lo porto solo ad esempio per mostrare che è il predecessore di Amoris Laeitita.

            “In AL è detto ugualmente, ma è anche scritto chiaro e tondo che gli adulteri che non fornicano, mettono a rischio il loro rapporto adulterino.
            Se per te questa non è istigazione al peccato grave (per non dire mortale), non so che altro dirti.”

            No, è scritto che per il bene dei figli imporre alla coppia di vivere “Origene style” potrebbe portare alla dissoluzione di quella unione, e quindi al grave danno dell’educazione dei figli. E la dissoluzione dell’unione è cosa molto facile in quei casi, perché una coppia giovane ha bisogno anche di quello (diverso se si parla di ultra 60enni).

            In questi casi, non essendovi libertà di agire diversamente, poichè agire diversamente porterebbe ad una colpa verso i figli, ovvero il danneggiare la loro educazione, non vi è colpa mortale.

            “Prima di parlare del “bene dei figli” (e poi, ai figli di primo letto, chi ci pensa? “Valgono” solo i figli nati dal rapporto adulterino?), occorre parlare del vero bene delle anime.
            Un genitore che sta lontano dalla Grazia… quale bene eterno potrà produrre, a pro dei figli?”

            I figli di primo letto non valgono meno dei figli nati dal secondo matrimonio, ma questi ultimi non possono essere sacrificati per un matrimonio ormai materialmente irrecuperabile.

            E il genitore stia lontano dalla Grazia lo assumi tu, che equipari il peccato grave al peccato mortale. Peccato che facendo si così dovremmo assumere il che il 98% degli adolescenti, che si masturbano (atto considerato gravissimo dalla dottrina, intrinsecamente malvagio ecc ecc ecc) sarebbero costantemente in peccato mortale.

            “Ed è perfettamente inutile che mi citi l’Aquinate il quale, per forza di cose, non ha scritto “per tutti”; il Vangelo, invece, si rivolge esattamente a tutti. E la Tradizione esiste proprio per aiutarci a interpretare correttamente il Vangelo.”

            Esatto, ma l’applicazione delle norme, il come applicarle, è variato enormemente nel corso della storia. Non mi credi ? http://www.giornaledistoria.net/index.php?Recensioni=557D0301220200755772040A777327

            Tu hai in mente la Chiesa tridentina come se fosse stata l’unico modello di Chiesa esistente, ma non è così. La Chiesa ha conosciuto grandi variazioni nell’applicazione delle norme.

            “Comunque la giri, è palese il tuo tentativo di allargare la via stretta, così come è palese il tentativo di giustificare a ogni costo coloro che vivono in peccato grave protratto.”

            Non è così. Siete voi che ne parlate come dei “damned men walking”, dei dannati ambulanti privi sempre e comunque (o nel 99,99% dei casi) della Grazia di Dio.

            Io dico che occorre discernimento, e come me la pensa anche il Cardinale Vallini di Roma. Assumere che siano sempre in Grazia è sbagliato, così come assumere che siano sempre in peccato mortale.

            Discernimento. Infatti l’accesso ai Sacramenti non è per i risposati come categoria, ma semmai per il singolo risposato, ogni caso è a se.

            Semplicemente li si tratta come si trattano tutti gli altri peccatori, senza assumere che siano ipso facto in peccato mortale, giudizio temerario e incaritatevole tanto quanto è temerario e presuntuoso il contrario.

            Non è questione di allargare la via stretta, è questione di applicare anche a loro la pastorale che la Chiesa applica con tutti gli altri peccatori.

            ” allora siamo tutti giustificati, visto che, secondo il tuo modo di procedere, qualche scusante ce l’abbiamo tutti.”

            Mai detto questo, non si può elevare il particolare a norma generale.

            Il fatto che Tizio sia in Grazia pur essendo risposato non significa che lo sia anche Caio, dipende dalle circostanze, e il discernimento tocca al Confessore.

            E non tornarmi a dire che i Confessori sono incapaci ecc perché ti ho già spiegato che se sbagliano ad assolvere qualcuno l’assoluzione per il peccatore è comunque valida (ecclesia supplet) a meno che quest’ultimo non abbia mentito per strapparla, esattamente come se un vescovo annulla un matrimonio valido la colpa non ricade su chi ha chiesto l’annullamento (a meno che non abbia mentito o omesso qualcosa o rilasciato testimonianze false) ma sul Vescovo.

            Perciò finiamola con questa storia, Al non invita all’autoassoluzione, ma a vedere i Confessori, come fa con tutti i peccatori, mentre prima o vivevi “Origene style” oppure non potevi nemmeno avvicinarti al Sacramento della riconciliazione (vedere FC84).

            Nessun allargamento della via stretta, ricordo solo che la Chiesa è qui per salvare, non per condannare.

    4. Caro Marco,
      rispetto, anche se con fatica, il tuo modo di pensare, ma anche tu devi rispettare il prossimo. Chiamare “macchina del fango” gli scritti di Tosatti, Magister, Socci, vuol dire nutrire disprezzo per chi la pensa in modo diverso da te e vuol dire disprezzo per tutti i lettori che aderiscono al loro pensiero.

      1. Giudicare uno scritto non significa giudicare le persone. Ma mi dica lei, caro Paolo Giuseppe, se non è una macchina del fango un blog che dà spazio ad articoli come questo https://www.marcotosatti.com/2016/12/15/aborto-in-brasile-usano-il-papa-come-testimonial-fanno-credere-a-un-perdono-a-priori/ marciando su, e nel modo peggiore, alle più vomitevoli distorsioni della stampa laicista?

        Scommettiamo che, se la possibilità di assolvere dall’aborto fosse stata data da San Giovanni Paolo II o da Benedetto XVI, avremmo avuto Tosatti, Magister et Alii che avrebbero (giustamente!) condannato ed esecrato la stampa mistificatrice?

        Invece, siccome lo fanno con Bergoglio, l’odiato massone comunista mangia bambini mondialista satanista e chi più ne ha più ne metta, allora ci si marcia su.

        Un modo di fare del genere mi pare tutto meno che rispettabile.

        1. Gentile Lejandro,
          non so se Lei non ha capito, o non ha voluto capire. Legga quello che era scritto: “E’, al minimo, una interpretazione difettosa del documento “Misericordia et misera” che il Pontefice ha emanato alla fine del giubileo, in cui al punto 12 si estende a tempo indefinito a tutti i sacerdoti la facoltà di perdonare chi si è reso responsabile di aborto. L’unica scusa per gli autori del manifestino sta nel fatto che i mass media il 20 novembre e nei giorni successivi hanno alimentato un equivoco sulla questione”.
          Dove è il fango? Affermo che le parole e l’intenzione del documento sono state travisate, e che l’unica attenuante può essere il travisamento originato dal modo in cui i media hanno riportato la notizia.
          Il fango, mi scusi, è nella sua testa, non nell’articolo. E non vedo proprio che cosa ci sia di non rispettabile. Forse il suo livore, preconcetto e fazioso, verso chi si permette di avanzare delle critiche verso una persona che Lei evidentemente idolatra.

          1. Ha ragione, in merito a quell’articolo ho sbagliato, chiedo scusa. Come vede non ho problemi ad ammettere quando sbaglio.

  5. Gentile dr. Tosatti.. mi perdoni il fuori tema.. perché non è più disponibile l’articolo su Don Pusceddu? Salvo che non si possa garantire la veridicità di quanto affermato, sarebbe un peccato non denunciare tali misfatti! Chi ancora non prova imbarazzo per la sana dottrina, ha necessità di conoscere coloro che la avversano per denunciarne più efficacemente gli scandali!!! C’è ancora un popolo che non prova vergogna per Nostro Signore. Ci faccia sapere..
    In ogni caso voglio esprimerle tutta la mia stima per il coraggio che, insieme a pochi altri, sta dimostrando nel denunciare in modo comunque rispettoso, i tradimenti al mandato affidato alla Sacra Sposa in questi tempi turbolenti.
    Cordiali saluti, Pietro

    1. Caro Pietro, ho preferito non rendere più difficile una situazione che già è molto difficile per un bravo e onesto sacerdote. Senza rinnegare neanche una parola di quello che scritto.

      1. Concordo. Manco a farlo apposta, poco fa pensavo a quell’articolo, e concludevo che forse non era stata una buona idea il pubblicarlo.

        Dico forse, perché (come ha rilevato Pietro), se conosciamo certe magagne, siamo anche spinti a pregare per la risoluzione di queste tristi realtà… ma a conti fatti, in casi come questo (in cui un vescovo iscarioto comanda silenzio a un prete… “colpevole” solo di annunciare la Parola di Dio senza fare sconti), probabilmente è meglio tenere un profilo basso.

        Noi continuiamo a pregare per i perseguitati, e specialmente per coloro che sono perseguitati da chi, al contrario, dovrebbe comprenderli e aiutarli.

        In questo tempo anticristico le inversioni fra bene e male (guai a coloro che chiamano male il bene, e bene il male!) diventano sempre più frequenti…

  6. Permettetemi una riflessione esistenzialista. Ci sono due diversi tipi di persone nel mondo, coloro che vogliono sapere e coloro che vogliono credere.
    Tutto procede nel miglior modo possibile nella Chiesa di Bergoglio! Ci credi, caro amico? Non hai alcun bisogno di sapere se è veramente così come te la raccontano i mass media ufficiali? Allora, dimmi perchè trovandoti per tua fortuna fra tante accessibili sorgenti di latte e miele, te ne vai vagando nelle sperdute paludi e poi ti lamenti dello sporco e della puzza che ti si appiccica addosso. Meno poeticamente, dico a chi è certo di sporcarsi di fango frequentando blog e pagine fb di noti critici del Bergoglio: ma sei proprio un assolutista? Ma non ti accontenti di avere il quasi totale sistema mass mediatico genuflesso a cantare lodi continue al tuo caro grande idolo. Lascia ai superstiti dubbiosi di fare ancora domande e cercare liberamente le risposte, sperando di trovare quelle vere, che non sono necessariamente quelle tue!

    1. Evidentemente c’è un problema: non sarà che a costoro rimorde la coscienza (quella “vocina” che ci richiama, se non alla Legge di Dio, almeno alla legge naturale), e dunque si affannano e si agitano, nel tentativo di giustificare ciò che Cristo MAI ha giustificato?

      Perché usare dotte citazioni, per contrastare di fatto il significato di chiarissime frasi del Vangelo?
      Se Cristo dice che certi peccati son peccati gravi, senza cercare eccezioni di alcun tipo; e se noi sappiamo che un peccato grave non di rado è anche mortale… quanto ci vuole per comprendere che è bene tenersi lontani dai peccati gravi?

      Il mondo giace sotto il potere del Maligno, e molta Chiesa di oggi accarezza il mondo. Ma al Satanasso non basta: vuole tutto… e allora istiga le menti di molti, per irretire sempre più persone, e convincerle che la Legge di Dio, oggi, è di fatto impraticabile.

      La menzogna più pericolosa è quella subdola: quella che si mostra sotto parvenze di bene, affermando che non si vuole chiudere il Cielo in faccia alla gente. Ma la Verità va accettata in toto, perché Iddio non convive con Mammona.

      Ci si comporta e si discetta come se l’onnipotenza di Dio non fosse più grande delle pur grandi difficoltà date dal vivere nel mondo odierno.

      Sei in peccato grave?
      Se lo sei, il Signore ti chiama alla conversione, e non certo a perseverare lungo quel cammino, che molto facilmente ti porterà alla perdizione.

      I martiri (e oggi i martiri sono numerosissimi, come spesso ricorda lo stesso papa Francesco) ci mostrano plasticamente come il Signore fornisca forze interiori grandissime, a quelli che vogliono perseverare lungo la via del Bene.

      Di fronte ai martiri, non è patetico voler cercare tutte le scusanti possibili, che consentano alla coscienza di mettersi quieta, nonostante si viva in peccato grave protratto?

      Ho commesso un errore, ad esempio ficcandomi in un rapporto adulterino?
      Bene, non c’è problema: l’AL mi dice che posso perseverare in quel rapporto, citando un documento del Concilio che parlava invece di matrimonio. Ovviamente il riferimento al matrimonio è stato segato… e va bene così.

      La nuova Chiesa protestantoide sta spostando sempre più i paletti morali… e non potrà che implodere, come è accaduto a molte confessioni protestanti.

      1. “Evidentemente c’è un problema: non sarà che a costoro rimorde la coscienza (quella “vocina” che ci richiama, se non alla Legge di Dio, almeno alla legge naturale), e dunque si affannano e si agitano, nel tentativo di giustificare ciò che Cristo MAI ha giustificato?”

        E infatti chi giustifica l’atto? Se qui non si distingue tra gravità dell’atto e imputabilità di chi lo commette non andiamo molto lontano.

        “Il mondo giace sotto il potere del Maligno, e molta Chiesa di oggi accarezza il mondo. Ma al Satanasso non basta: vuole tutto… e allora istiga le menti di molti, per irretire sempre più persone, e convincerle che la Legge di Dio, oggi, è di fatto impraticabile.”

        Questa sarebbe eresia. Il Concilio di Trento dice che è sempre possibile evitare i peccati mortali

        (D. B. 828): «Se alcuno dirà che i precetti di Dio sono impossibili a osservarsi anche all’uomo giustificato e costituito in grazia sia scomunicato”. Ed ancora: “Dio non abbandona con la sua grazia coloro che una volta sono stati giustificati, se prima non sia abbandonato da loro”.

        Ma un conto sono i peccati veniali, un conto i peccati mortali. Li il Canone parla dei peccati mortali, che si danno quando si trasgredisce un precetto di Dio con piena avvertenza e deliberato consenso.

        Riguardo ai peccati veniali dice

        B) – IL CONCILIO DI TRENTO (D. B. 833): «Se alcuno dirà che l’uomo una volta giustificato non possa più peccare… o al contrario che possa in tutta la sua vita evitare i peccati anche veniali, se non per uno speciale privilegio di Dio, come tiene la Chiesa in riguardo della B. Vergine, sia scomunicato”.

        E infatti è così, nessuno può evitare i peccati veniali. Ora, un peccato veniale si ha quando si trasgredisce in materia leggera oppure quando si trasgredisce in materia grave senza piena avvertenza (coscienza incolpevolmente erronea) e/o deliberato consenso (mancanza di libertà di agire diversamente, e solo la libertà fonda un autentico atto morale) come dice il Catechismo

        “1862 Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso.”

        “La nuova Chiesa protestantoide sta spostando sempre più i paletti morali… ”

        Nuova Chiesa….. Buona lettura http://www.giornaledistoria.net/index.php?Recensioni=557D0301220200755772040A777327

      2. Aggiungete, agli eretici protestantoidi pro-poligamia, anche il prefetto della congregazione per la dottrina della Fede Cardinale Gerhard Ludwig Müller .

        “Il Prefetto dell’ex Sant’Uffizio ha poi aggiunto: «Siamo molto lontani da una correzione e dico che è un danno per la Chiesa discutere di queste cose pubblicamente. “Amoris Laetitia” è molto chiara nella sua dottrina e possiamo interpretare tutta la dottrina di Gesù sul matrimonio, tutta la dottrina della Chiesa in 2000 anni di storia»

        Papa Francesco, ha concluso il cardinale, «chiede di discernere la situazione di queste persone che vivono un’unione non regolare, cioè non secondo la dottrina della Chiesa su matrimonio, e chiede di aiutare queste persone a trovare un cammino per una nuova integrazione nella Chiesa secondo le condizioni dei sacramenti, del messaggio cristiano sul matrimonio. Ma io non vedo alcuna contrapposizione: da un lato abbiamo la dottrina chiara sul matrimonio, dall’altro l’obbligazione della Chiesa di preoccuparsi di queste persone in difficoltà».”

        Chi glielo dice al Cardinale Müller che ciò non può essere fatto e che, come mister Ceccarelli (quello secondo cui l’adulterio comporta per se stesso colpa mortale) ha consigliato a me, deve andarsi a ristudiare il Catechismo?

  7. Da come te la prendi, caro Marco sembreresti un divorziato risposato che fa la S. Comunione. Il fatto che ti scaldi così tanto sull’argomento è positivo, perché significa che ci tieni a comunicarti e che non vuoi staccarti dalla Chiesa. Significa però anche che non sei poi così sicuro di quanto affermi, e cerchi conferma tentando di zittire tutti gli interlocutori. Forse ce la farai con loro, ma con la coscienza sarà più dura, quella è tosta, quella rode dentro e non te ne liberi spegnendo il Tablet. Ti propongo una riflessione sull’amore. È vero o no che è sinonimo di sacrificio? Se dici si, la risposta al dilemma caro Marco te la dai da solo, se dici no non sei cristiano. Non si può amare Dio e mammona. O scegli Dio o scegli le cose del mondo. È questo il senso della vita. Godersi questa è guadagnarci l’altra è un po’ difficile, proprio come far passare un cammello dalla cruna di un ago.

    1. Non sono un divorziato risposato, grazie a Dio.

      Ma ho delle persone care in quella situazione e vedere che vengono trattate come dei dannati ambulanti è spiacevole.

      1. “Io dico semplicemente una cosa: se questa riflessione deve essere usata per impedire ai risposati l’accesso ai Sacramenti indipendentemente da quale sia il loro stato spirituale allora lo stesso deve essere fatto con chi, da sposato, compie atti di contraccezione”.

        Su questo sono perfettamente d’accordo, così come sono d’accordo che chiunque si trovi in peccato grave (quanto alla materia), è bene che, per prudenza e per amore della propria anima, non acceda alla Comunione eucaristica.

        Perché un conto è prefissarsi di progredire sulla via della fede, e magari cadere ogni tanto (in quel caso ci si confessa, col serio proposito di emendarsi, e si va avanti); e un conto è la situazione di chi, trovandosi in peccato grave protratto, vuole comunque accedere alla Comunione sacramentale. Può benissimo fare la Comunione spirituale, sempre considerando che i suoi effetti benefici si esplicano tanto più quanto più l’anima è vicina alla Grazia: ciò che accade anche nel caso della Comunione sacramentale.
        Però la Comunione spirituale, come già detto, evita – nel caso in cui ci si trovi in peccato grave – alla radice il pericolo di sacrilegio.

        Mi dirai che anche i Papi precedenti, sotto l’aspetto della severità, hanno lasciato a desiderare [e infatti la Chiesa non è certo da oggi che sta sprofondando]. Se mi dici così, io ti rispondo che hai ragione, ma rimane il fatto che AL allarga delle maglie già fin troppo larghe. E l’uso truffaldino di certe citazioni è una palese dimostrazione della volontà di essere ambigui.

        Visto che stiamo sprofondando, che vogliamo fare? Scavare ancora di più?

        E se qualcuno tratta i divorziati risposati come appestati, è questo qualcuno, ancor più di loro, a trovarsi in peccato grave e molto probabilmente mortale. Ma ciò non significa che debba essere ammorbidita la Dottrina: siamo su due piani (piano personale e piano dottrinale) ben diversi.

        Circa i molti adolescenti che, secondo i criteri da me enunciati (che si riassumono in “più severità, per il bene delle anime”), sarebbero quasi tutti in peccato mortale, io ti invito una volta ancora a non estremizzare le questioni, perché anche questo significa gettar fumo negli occhi.

        Non dimentichiamo che molte anime mistiche, nel corso dei secoli, hanno avuto visioni di persone anche molto giovani, che sprofondavano nel Grande Purgatorio… o addirittura all’Inferno.

        Gesù disse a Faustina che anche molti bambini Lo bestemmiavano. Ed eravamo quasi a un secolo fa: figuriamoci oggi.
        Gesù non dice che questi bambini hanno piena colpevolezza, e non ci mancherebbe altro. Però neppure afferma che i peccati di questi bambini sono di poco conto. E di sicuro ricadono su chi ha dato loro il cattivo esempio… e di riflesso sulla Chiesa e sull’umanità tutta.

        Ed è lo stesso Gesù che ha donato le Promesse che sappiamo.

        Negli insegnamenti di Gesù a Faustina c’è tanta sottolineatura della Misericordia; ma parimenti si parla, e ben chiaro, pure di Giustizia. L’esempio di Varsavia, che ho portato in altro commento, parla anch’esso molto limpidamente.

        Dunque: da un lato non dobbiamo estremizzare nel vedere il peccato mortale nei cuori di chiunque; però dall’altro lato dobbiamo tener conto che non è neppure troppo difficile, il peccare mortalmente.

        A maggior ragione io ritengo che siano necessarie severità e prudenza. Basti guardare come è finita la maggior parte dei giovani d’oggi, i quali spesso si ritrovano con genitori molto lassisti: questi giovani divengono sempre più caparbi, e anche cattivi. Danneggiano sé stessi e danneggiano gli altri.

        Già nel sociale, dunque, si può benissimo constatare che una certa severità sarebbe eccome necessaria; figuriamoci nello spirituale, dove è in gioco la salvezza dell’anima.

        1. @Adolfo

          “Su questo sono perfettamente d’accordo”

          Molto bene.

          In questo caso, pur non essendo d’accordo con la tua posizione, non posso fare a meno che sottolinearne la coerenza interna e rispettarla.

          “Perché un conto è prefissarsi di progredire sulla via della fede, e magari cadere ogni tanto (in quel caso ci si confessa, col serio proposito di emendarsi, e si va avanti); e un conto è la situazione di chi, trovandosi in peccato grave protratto, vuole comunque accedere alla Comunione sacramentale. ”

          Come già detto, indipendentemente dal fatto che si sia (io e te) d’accordo su questa questione spetta al Confessore valutare.

          Se mi dici che su chi fa uso regolare di contraccezione (il 90% e oltre delle coppie cattoliche) e i risposati che non vivono in castità non è possibile, secondo te, operare un discernimento caso per caso ma che devono essere tutti esclusi dai Sacramenti di riconciliazione ed Eucaristia allora ti ripeto che, pur non concordando, riconosco coerenza interna alla tua visione.

          Non riconosco coerenza interna alla visione di chi, invece, accetta la pastorale di GPII sui contraccettanti e rifiuta la pastorale di Papa Francesco sui risposati, perché un tale double standard è ipocrita.

          Mi fa piacere che tu non sia ipocrita.

          “Mi dirai che anche i Papi precedenti, sotto l’aspetto della severità, hanno lasciato a desiderare [e infatti la Chiesa non è certo da oggi che sta sprofondando]. Se mi dici così, io ti rispondo che hai ragione, ma rimane il fatto che AL allarga delle maglie già fin troppo larghe. E l’uso truffaldino di certe citazioni è una palese dimostrazione della volontà di essere ambigui.”

          Io non sono d’accordo sul fatto che i Papi precedenti abbiano lasciato a desiderare sulla severità, anzi ritengo che la Chiesa prima fosse troppo severa.

          San Giovanni Paolo II, col vademecum (che plasma la pastorale della Chiesa sulla contraccezione da 20 anni) si è ricordato che l’uomo viene prima della Legge e che la Chiesa è qui per salvare, non per condannare.

          E sono sicuro che anche lui, all’epoca, avrebbe voluto essere meno severo coi risposati (altrimenti non avrebbe usato quella pastorale “bergogliana” sulla contraccezione) ma che sentisse di non poterlo fare, che non era ancora il momento.

          Detto questo ripeto: se mi dici che insieme ad Al va ritirato anche il Vademecum di GPII e che sulla contraccezione bisogna tornare ai tempi della Casti Connubii allora continuo a non essere d’accordo con te ma rispetto e riconosco coerenza alla tua visione.

          Non sono d’accordo con te perché la Legge, senza Misericordia, diventa strumento di dannazione. San Paolo diceva che la Legge è la forza del peccato e che senza la legge il peccato è morto, ed è proprio così.

          Ma su questo è inutile discutere, non concorderemo mai, l’importante è che si diano chiarite le posizioni e che tu, pur nella tua visione contraria alla mia, ti sia dimostrato coerente e non ipocrita.

          Per il resto potrei parlarti del fatto che AL punta sulla morale delle virtù piuttosto che sulla morale della Legge, ma su quello non troveremo mai un accordo. Ripeto: l’importante è che si siano chiarite le posizioni senza ipocrisie.

          1. “Detto questo ripeto: se mi dici che insieme ad Al va ritirato anche il Vademecum di GPII e che sulla contraccezione bisogna tornare ai tempi della Casti Connubii allora continuo a non essere d’accordo con te ma rispetto e riconosco coerenza alla tua visione”.

            Bene, ognuno è libero di pensarla come meglio crede. Però chiediti anche: la situazione spirituale della Chiesa, era migliore o era peggiore, ai tempi della Casti Connubii?

            Se non sei accecato dall’ideologia, non potrai che rispondere che la situazione era migliore: e lo era, aggiungo io, proprio perché c’era più fede in Dio (che sempre aiuta chi vuole percorrere un serio e pur duro cammino di conversione) e più buona volontà.

            Cristo ha chiamato i peccatori alla conversione, e mai ha detto di perseverare nello stato di peccato grave. Puoi girartela come vuoi, puoi citare anche eccelsi pensatori della Chiesa, ma la realtà rimane quella.
            E proprio quel Paolo di cui tanto ritagli le citazioni, ha anche affermato che nessun peccatore grave (inclusi gli adulteri) entrerà in Cielo. Tu mi risponderai nuovamente che “grave” non significa “mortale”. Ma neppure, aggiungerò io, significa sicuramente che si è in Grazia di Dio.

            E la dimostrazione ce l’abbiamo ogni giorno sotto gli occhi: evidentemente tu guardi altrove, e non vedi che il volto della Sposa di Cristo diviene sempre più maculato.

            In merito a Muller, tempo fa disse anche che la linea di papa Francesco era buona: infatti i grandi media lo esaltano, al contrario di ciò che facevano coi Papi precedenti.
            Bene: se il criterio che definisce la “bontà” di un magistero papale è il plauso dei media, allora vuol dire che pure Muller ha qualche problemuccio di ideologia.

            Cristo fu perseguitato, e ha promesso persecuzioni a coloro che Lo seguono. C’è forse qualche punto, nei Vangeli, dove Gesù invita a cercare il plauso del mondo?

            Tu mi citi ancora Paolo, sulla Legge; io ti rispondo con Giacomo:
            [Giacomo 2]
            14 Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? 15 Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano 16 e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? 17 Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. 18 Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede. 19 Tu credi che c’è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! 20 Ma vuoi sapere, o insensato, come la fede senza le opere è senza valore? 21 Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull’altare? 22 Vedi che la fede cooperava con le opere di lui, e che per le opere quella fede divenne perfetta 23 e si compì la Scrittura che dice: E Abramo ebbe fede in Dio e gli fu accreditato a giustizia, e fu chiamato amico di Dio. 24 Vedete che l’uomo viene giustificato in base alle opere e non soltanto in base alla fede. 25 Così anche Raab, la meretrice, non venne forse giustificata in base alle opere per aver dato ospitalità agli esploratori e averli rimandati per altra via? 26 Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.

            Ma comprendo che “le opere”, ossia il severo impegno di percorrere la via diritta, a molti non piacciano. Ben venga, dunque, la nuova Chiesa misericordista e buonista.

        2. P.s ho scritto

          “Io non sono d’accordo sul fatto che i Papi precedenti abbiano lasciato a desiderare sulla severità, anzi ritengo che la Chiesa prima fosse troppo severa.”

          Con “prima” non intendo prima di Papa Francesco, ma prima di Papa San Giovanni XXIII, sia chiaro.

          Volevo dirti che non ritengo i Papi precedenti troppo poco severi, poichè penso che l’uomo venga prima della Legge.

          Faccio poi notare che tu hai scritto

          “E se qualcuno tratta i divorziati risposati come appestati, è questo qualcuno, ancor più di loro, a trovarsi in peccato grave e molto probabilmente mortale. Ma ciò non significa che debba essere ammorbidita la Dottrina: siamo su due piani (piano personale e piano dottrinale) ben diversi.”

          Ma infatti Al non ammorbidisce la dottrina, solo il modo di applicarla, ovvero rendersi possibile il discernimento pastorale anche su categorie, come i risposati, con le quali finora non veniva fatto.

          Infatti anche il Cardinale Müller, nel link che ho postato sopra, dice

          “Papa Francesco, ha concluso il cardinale, «chiede di discernere la situazione di queste persone che vivono un’unione non regolare, cioè non secondo la dottrina della Chiesa su matrimonio, e chiede di aiutare queste persone a trovare un cammino per una nuova integrazione nella Chiesa secondo le condizioni dei sacramenti, del messaggio cristiano sul matrimonio. Ma io non vedo alcuna contrapposizione: da un lato abbiamo la dottrina chiara sul matrimonio, dall’altro l’obbligazione della Chiesa di preoccuparsi di queste persone in difficoltà».”

          Come vedi anche lui, come te, ritiene che la dottrina non vada ammorbidita, ma dice anche che la Chiesa deve preoccuparsi di queste persone in difficoltà, facilitando la loro salvezza.

          Tu vedi un contrasto tra dottrina e discernimento pastorale per queste persone e per gli sposati che usano di contraccezione, io non vedo nessun contrasto, perché la dottrina va sempre applicata alla persona concreta tenendo conto si della Grazia di Dio, ma anche delle possibilità concrete della persona.

          Gratia non tollit naturam, sed perfecit, cioè la Grazia non distrugge la natura ma ne porta a compimento le potenzialità. E le potenzialità di ogni persona sono diverse, come diverse sono le circostanze in cui vive.

          Per questo ritengo che applicare la dottrina sine glossa, senza epicheia pastorale, significhi salvarne uno per dannarne dieci.

          Gli ortodossi l’hanno capito da molto.

          Müller non dice di toccare la dottrina, che infatti non è cambiata minimamente, solo che sono state trovate nuove strade di discernimento che prima sembravano chiuse.

          Un po’ come è stato fatto al Vaticano II con ecumensismo e libertà religiosa, dove PUR senza violare minimamente i pronunciamenti dogmatici di Quanta Cura e Mortalium Animos sono state aperte delle porte.

    2. “Ti propongo una riflessione sull’amore. È vero o no che è sinonimo di sacrificio? ”

      Io dico semplicemente una cosa: se questa riflessione deve essere usata per impedire ai risposati l’accesso ai Sacramenti indipendentemente da quale sia il loro stato spirituale allora lo stesso deve essere fatto con chi, da sposato, compie atti di contraccezione.

      I risposati che commettono atti di adulterio, secondo la dottrina, commettono atti intrinsecamente malvagi contro il sesto comandamento.

      I coniugi che commettono atti di contraccezione, secondo la dottrina, commettono atti intrinsecamente malvagi contro il sesto comandamento.

      Se è possibile il discernimento per i secondi, e a quanto pare lo è, da 20 anni http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740 ) è possibile anche per i primi.

      Se non è possibile per i primi non è possibile nemmeno per i secondi.

      Tutto qui. Non mi pare un concetto difficile quello che ho espresso.

      Volevo solo dire che grazie alle aperture di questo Papa queste persone sono rientrate nella Chiesa, perlomeno quelle di cui parlo io.

      L’altro giorno parlavo con Adolfo di questa signora mia amica, risposata, che quando le ho comunicato che la Chiesa forse aveva aperto una porta e di andare a confessarsi, è stata molto felice ed è da Giugno che ha ripreso la vita di Fede.

      Dopo che le ho consigliato di andare a confessarsi è andata da ben due confessori, perché nonostante fosse stata assolta dal primo voleva essere sicura che “meritasse” l’assoluzione (nonostante le avessi spiegato che, a meno che strappasse l’assoluzione mentendo o omettendo qualcosa, essa è sempre valida).

      Questa è una mia amica, tanto per dire.

      Io affermo semplicemente che se i risposati vanno considerati dei mostri morali, dei damned men walking, e una donna come quella che ha sopportato un matrimonio infernale per 15 anni per il bene di suo figlio, prima di separarsi consensualmente e, dopo due anni, trovare un uomo che la ama e la renda felice, come dicevo se una persona così bisogna assumere che sia ipso facto in peccato mortale e imporle gli stessi fardelli che si impongono ad un fedifrago che pianta moglie e figli per andarsene con la rumena, bisogna fare lo stesso con chi compie regolarmente atti di contraccezione, che sono materia grave tanto quanto ti di adulterio.

      Se dura lex sed lex deve essere che sia dura lex sed lex per tutti.

      Mi sembra di essere equo.

  8. Caro marco, vorrei comprendere una cosa, ma vi rendete conto che voi criticate un pontefice, è il capo della chiesa cattolica, lui in questo momento, non Socci e nessun altro, la ribellione la divisione non viene da DIO, il rischio è di alimentare uno scisma, io conosco bene una cosa che Gesù era l uomo mite di pace e misericordia l agnello immolato, non pensi di poterlo trafiggere con un ulteriore divisione nella chiesa?, lui è già trafitto dai nostri peccati non aggiungiamoci altro sofferenza, ricordate la carità l inno alla carità di San Paolo paziente ecc

    1. A me lo dici, Massimo?

      Io la penso come te, perciò non capisco perché mi chiedi

      “non pensi di poterlo trafiggere con un ulteriore divisione nella chiesa?”

      È l’ultima cosa che voglio.

  9. Quanto zelo è stato rifuso in questo lunghissimo e strabiliante dialogo. Platone applaude. Personalmente, “de verbis contendere non amamus”, soprattutto quando si va avanti nella discussione con il citare e il contra citare a ripetizione i testi biblici a conforto della propria tesi. Quindi non aggiungo nessun’altra considerazione teologica o filosofica, ma solo mi sento di dire che con tutta evidenza le parti combattenti sono ormai fermamente salde nelle proprie posizioni e che i più forti, al momento, sono i combattenti con la bandiera di Bergoglio. A costoro non venga meno un po di misericordia e non siano crudeli contro i miseri resistenti incatenati, tra i quali credo che mai nessuno abbia giudicato i risposati alla stregua di “mostri morali”. Qui il problema, al contrario, è che certe “persone” pretendono di essere considerate qualcosa in più rispetto a quelle che fino ad ieri si ritenevano “normali”. Adulteri, sodomiti e gaudenti di vario genere legittimamente possono in questo mondo andare fieri delle loro scelte esistenziali, ma non pretendano anche di avere il plauso della intera società e soprattutto non pretendano che si diventi tutti adulteri, sodomiti e dediti alla porneia più sfrenata!

    1. Concordo completamente, Alfonso.
      Ovvio che chi si pone sotto la bandiera bergogliana sia più forte: il papa è lui.

      Ma c’è un altro motivo che li rende forti: come ai tempi di Cristo, la via stretta piace a pochi… e allora si cerca di allargarla in tutti i modi, addirittura accostando concetti completamente diversi fra loro: la persona e la Legge, il tempo e lo spazio, la realtà e l’idea.

      Si dice che un concetto è superiore a un altro, quando di per sé sono imparagonabili: come se volessi paragonare un litro con un metro.

      Si dice che occorre privilegiare la persona, e non la Legge. Dunque la Legge viene di fatto (anche se non formalmente) abolita. Parimenti si dice che c’è una nuova pastorale, ma che la Dottrina non si tocca… e invece la si tocca eccome.

      La Legge ci è data proprio per indicarci la via mediante la quale la persona può compiutamente realizzarsi: la realizzazione non sta certo al di fuori della Legge di Dio, ma necessariamente si appoggia ad essa.
      La Legge, correttamente intesa, non è certo “contro”, bensì “a favore” della persona.

      Il modo sbagliato di intendere la Legge è quello bigotto, quello formalistico dei veri farisei: compio queste pratiche, e allora mi salvo.
      Ma quelle pratiche, così come intese dai farisei, non nascono dall’amore verso Dio e verso i fratelli, non nascono dalla volontà di distaccarsi dal peccato; bensì semplicemente dall’idolatria di una legge la quale, così intesa, non “vale” più nulla.

      Si rinuncia alla Legge: ma non fu proprio Cristo, a dire che Lui non è venuto per abolire la Legge, ma per darle compimento?

      Quanto alla misericordia, non illudiamoci: essa vale solo per chi aderisce al nuovo pensiero unico: nella Chiesa come nella società.

      La sistematicità con cui vengono attaccate delle posizioni ritenute “arretrate” (ma non è la Chiesa che deve adattarsi al mondo, bensì il contrario, posto che la Legge di Dio è immutabile), fa ben capire come la volontà di fondo sia quella di operare un livellamento delle posizioni “contrarie” e “scomode”.

      La caparbietà (tra l’altro e come ho già detto: un comportamento patetico, se pensiamo ai martiri odierni, che vengono torturati e ammazzati, proprio per rimanere fedeli a Cristo) con cui si afferma che, pur essendo in peccato grave, è facile che si permanga in Grazia di Dio, ha raggiunto vette ineguagliate.

      Tutto ciò non potrà che portare alla demolizione del vero significato dei Sacramenti; così come sta portando alla demolizione del corretto modo di intendere la Dottrina.

      Non posso parlare dell’ambiente virtuale, in cui non di rado le persone si mostrano per ciò che non sono. Ma nel reale lo vedo eccome: quelli che vogliono un allentamento della Dottrina, e dunque una pastorale più “aperta”, sono esattamente quelli che nel peccato ci sguazzano. Non è che “non possono” convertirsi: è proprio che “non vogliono”.

      Del resto basti guardare a Bergoglio: tanta misericordia a chiacchiere… e pugno durissimo contro chi ha l’unico torto di essere in disaccordo con lui, su determinati argomenti.

      Altro che “attenzione alla persona”: anche questa “attenzione” è a senso unico. Così come la “misericordia” e le varie “aperture”.

      E la gente queste incongruenze le vede eccome… e inevitabilmente si allontana sempre più dalla Chiesa.

      Lo sfacelo delle molte sette protestanti, che si sono sfaldate man mano che si sono “aperte” alla mentalità del mondo, nulla ha insegnato, a quanto pare.

      1. #Lo sfacelo delle molte sette protestanti, che si sono sfaldate man mano che si sono “aperte” alla mentalità del mondo, nulla ha insegnato, a quanto pare.#
        Ecco: questo sì bisognerebbe imparare dalle sette protestanti!

        1. E quanto hai ragione, caro Raffaele.

          Ma l’uomo è superbo, e molte volte pretende di potersi barcamenare fra Dio e Mammona. E la Storia si ripete spesso nei medesimi modi… proprio perché nessuno guarda agli insegnamenti del passato. Troppo scomodo, troppo scomodo…

          Non a caso il Signore pone la fatidica domanda: al Suo ritorno… ci sarà ancora la fede?

      2. “La caparbietà (tra l’altro e come ho già detto: un comportamento patetico, se pensiamo ai martiri odierni, che vengono torturati e ammazzati, proprio per rimanere fedeli a Cristo) con cui si afferma che, pur essendo in peccato grave, è facile che si permanga in Grazia di Dio, ha raggiunto vette ineguagliate”.

        Ma chi l’ha detto che è facile? Ho spiegato mille volte che se serve il discernimento caso per caso è perchè non è facile nè scontato che una persona in quelle situazioni sia in Grazia di Dio.

        Semplicemente, come non si assume che sia in Grazia automaticamente, non si assume nemmeno il contrario, e viene lasciato al Confessore il compito di discernere.

        Può non piacerti una cosa simile e chiedere il pugno di ferro ma non puoi dire che si tocchi la dottrina in questo modo, o che sia una cosa illegittima.

      3. @Adolfo

        “Il modo sbagliato di intendere la Legge è quello bigotto, quello formalistico dei veri farisei: compio queste pratiche, e allora mi salvo.”

        Che è esattamente come il dire che tutte le persone che hanno avuto dei problemi in famiglia vadano trattate allo stesso modo e se non si autocastrano (sfasciando così anche la nuova famiglia) sono certamente in peccato mortale e andranno all’inferno e che non ci può essere discernimento caso per caso.

        Hai proprio ragione Adolfo, è proprio così, il modo sbagliato di intendere la legge è quell formalistico dei farisei, ovvero del faccio/non faccio determinate cose e mi salvo.

        Lo stesso modo che voi, con grande giustizia e misericordia, volete sia applicato alle famiglie in difficoltà.

        1. “Lo stesso modo che voi, con grande giustizia e misericordia, volete sia applicato alle famiglie in difficoltà”.

          Più ti leggo, e più ho l’impressione che tu vada saltando di palo in frasca, arrampicandoti qua e là su vari specchi insaponati.

          Comunque: visto che i duri di cuore siamo io e chi la pensa come me, consolati pure: il Giudizio spetta solo a Dio.

          Il mio richiamo a una ragionevole prudenza viene scambiato per “pugno di ferro”; se dico che una persona effettivamente in difficoltà può comunque trovarsi in peccato grave, subito tu crei il calderone (tu lo crei, non io) in cui metti peccatori gravi e peccatori gravissimi… allo scopo di sminuire il peccato grave dei primi.

          Bene: continua pure con le tue arrampicate, e stai tranquillo: dalle dotte e molteplici citazioni da te riportate nei giorni scorsi, si trae la figura di un Dio che, infine, perdona tutti e salva tutti. O quasi.

          Suppongo tu ne sia convinto: ma se ne sei convinto, perché mostri un così grande accanimento verso chi non la pensa come te?
          Perché coloro che fraternamente espongono i loro pensieri, pensando non al bene terreno ma alla salvezza delle anime, devono essere etichettati come duri di cuore dal pugno di ferro?

          C’è qualche problema a rapportarsi con la realtà, in casi simili.

          1. @Adolfo

            “Comunque: visto che i duri di cuore siamo io e chi la pensa come me, consolati pure: il Giudizio spetta solo a Dio.”

            Ma io non ho detto questo, anzi so, per la promessa di Cristo, che ti verrà usata Misericordia. Cristo mantiene le promesse.

            Semplicemente non sono affatto d’accordo su un certo modo di vedere la cosa, e più che con te mi ha dato molto fastidio il modo di porsi del tal Alfonso Aliberti, che mi sembra la fotocopia di questo passo del Vangelo

            “Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato”.

            Riguardo a questo

            “Il mio richiamo a una ragionevole prudenza viene scambiato per “pugno di ferro”; se dico che una persona effettivamente in difficoltà può comunque trovarsi in peccato grave, subito tu crei il calderone (tu lo crei, non io) in cui metti peccatori gravi e peccatori gravissimi… allo scopo di sminuire il peccato grave dei primi.”

            E chi l’ha negato questo? Ti sono sfuggiti le decine di post nelle quali ho ripetuto che non c’è nessuna assoluzione “per categoria” ma che, invece, viene fatto discernimento caso per caso? Perché discernimento caso per caso?

            Perché può ben essere che ci sia peccato mortale e che quindi non si possa dare l’assoluzione a meno di un fermo proposito di non peccare più.

            Discernimento significa proprio questo, nè “liberi tutti” nè “tutti all’inferno a meno che facciate come Origene”.

            “Bene: continua pure con le tue arrampicate, e stai tranquillo: dalle dotte e molteplici citazioni da te riportate nei giorni scorsi, si trae la figura di un Dio che, infine, perdona tutti e salva tutti. O quasi.”

            Mi piacerebbe che fosse così, ma nessuno ne ha la certezza. Di certo Dio può salvare tutti, se vuole, come ho spiegato nei giorni scorsi, provocando, con la sua grazia efficace, il pentimento anche nei peggiori peccatori immersi nel peccato mortale e nell’odio contro Dio, ma quando e quante volte lo faccia è un mistero.

            Che possa salvare tutti, però, senza minimamente violare il libero arbitrio, per i cattolici tomisti è certezza.

            Ma qui il discorso non c’entra, perché non si sta parlando di dare la Comunione a chi è in peccato mortale, solo ad applicare il discernimento per vedere dove, seppur ci sia il peccato grave materiale, non vi sia peccato mortale.

            Secondo il prefetto della congregazione per la dottrina della Fede si può fare.

            “Suppongo tu ne sia convinto: ma se ne sei convinto, perché mostri un così grande accanimento verso chi non la pensa come te?
            Perché coloro che fraternamente espongono i loro pensieri, pensando non al bene terreno ma alla salvezza delle anime, devono essere etichettati come duri di cuore dal pugno di ferro?”

            Io non ho detto questo. Anzi, almeno nel tuo caso, si vede una reale e genuina preoccupazione verso le anime, che ti fa onore. Sono certi personaggi che sono la fotocopia del fariseo dei Vangeli (leggi lo sproloquio di Alfonso Aliberti, confrontalo col passo del Vangelo, e dimmi se non è identico) che mi mandano fuori dai gangheri.

            Su di te ho già detto stamattina che ho capito la tua posizione e che, pur non concordando, la rispetto, perché almeno non è formulata con ipocrisia.

          2. E non ho detto che TU personalmente sia un fariseo, ma che un certo modo di applicare la Legge è farisaico, e per uno che ne salva 100 ne condanna.

            Ma la Chiesa è nel mondo per salvare, non per condannare.

            Ti cito San Paolo

            ” io non ho conosciuto il peccato se non mediante la Legge. Infatti non avrei conosciuto la concupiscenza, se la Legge non avesse detto: Non desiderare. 8Ma, presa l’occasione, il peccato scatenò in me, mediante il comandamento, ogni sorta di desideri. Senza la Legge infatti il peccato è morto. E un tempo io vivevo senza la Legge ma, sopraggiunto il precetto, il peccato ha ripreso vita e io sono morto. Il comandamento, che doveva servire per la vita, è divenuto per me motivo di morte. Il peccato infatti, presa l’occasione, mediante il comandamento mi ha sedotto e per mezzo di esso mi ha dato la morte.” (Rom 7,7-10).

            ” il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge” (1 Cor 15,56).

            Nel primo passo trovi praticamente la sistematizzazione del peccato come lo insegna la Chiesa, cioè che dove non vi è piena avvertenza non vi è neanche peccato mortale, e nel secondo il fatto che la FORZA del peccato è la Legge, perché senza di essa, senza la conoscenza di essa, vi è al massimo il peccato materiale ma non il peccato mortale, che allontana l’anima da Dio.

            San Paolo parlava della Legge antica, è vero, ma lo stesso vale per la legge nuova.

            Perciò capisci bene che la Chiesa, se non vuole condannare invece che salvare, deve fare molta attenzione a come applicare la Legge, per far si che il comandamento non diventi “motivo di morte” come dice San Paolo, e che la sua dottrina non diventi per molti, troppi, la forza del loro peccato che li conduce alla dannazione.

          3. E questo non significa abolire la Legge, come hai scritto erroneamente sopra, ma semplicemente applicarla secondo Misericordia e Giustizia (ovvero non solo secondo quanto impone il precetto, ma anche in base alle situazioni soggettive della persona a cui va applicato, che seppur non cambino la qualità di determinati atti determinano la sua imputabilità morale) alle persone.

            Se la si applica “a crudo” senza discernimento, senza carità, senza giustizia, senza misericordia, essa diventa nè più nè meno che la forza del peccato, e il comandamento, invece che servire per la vita, diviene motivo di morte (eterna).

            Per evitare questo occorre applicarla secondo la morale della virtù (vedere qui http://famvin.org/it/files/2009/09/vita-morale_virtu_e_beatitudini.pdf ) come fa Al e non secondo la fredda morale della Legge.

          4. Anche Querculanus (A.K.A Padre Giovanni Scalese) ha capito che in Al vi è un passaggio dalla morale della Legge alla morale della virtù tomistica, che in quanto tomista io stesso conosco bene http://querculanus.blogspot.it/2016/11/il-cambio-di-paradigma.html

            Come puoi leggere per Querculanus il passaggio da una morale della Legge ad una morale delle virtù è negativo. Lo cito

            “Il cambio di paradigma consisterebbe dunque in un mutamento di prospettiva: occorre considerare i problemi della famiglia non piú solo dal punto di vista della Chiesa, intesa come istituzione sacramentale, ma anche da quello “di chi soffre e chiede aiuto”. Viene proposta anche un’icona del nuovo paradigma: la Chiesa deve diventare come il buon Samaritano, deve cioè “farsi prossimo” di chi si trova in una situazione di disagio”

            È questo è vero, è ciò che sta accadendo.

            Io chiederei a Querculanus (se avesse messo l’opzione di poter commentare il suo articolo) perché il farsi prossimo, da parte della Chiesa, a chi è in situazione irregolare, sia o dovrebbe essere negativo o pericoloso.

            Querculanus afferma anche che

            “Per rendere ancora piú evidente il cambiamento, potremmo dire schematicamente: mentre prima era la dottrina a guidare la vita morale, ora questo compito viene affidato al discernimento. Ma proprio questa schematizzazione (se si vuole, sommaria, come tutte le schematizzazioni, ma utile per comprendere) ci mostra i rischi del nuovo paradigma. Sí, perché da una parte abbiamo una dottrina, astratta, fredda, distante quanto si vuole, ma oggettiva; dall’altra abbiamo un discernimento, sicuramente piú attento alle singole situazioni concrete, ma sempre in balia della soggettività di chi lo pratica”

            e qua mostra una sfiducia nel discernimento della Chiesa, come se la Chiesa non fosse in grado di discernere e dovesse limitarsi ad una specie di atto notarile, ad edificare una serie di norme eteronome e assolute calate dall’alto senza nessun riguardo per la vita concreta dei fedeli. Di più, Querculanus assume quest’ultima impostazione come se fosse “bene in se”.

            Inoltre afferma ciò che segue

            “Ci si potrebbe chiedere inoltre se, cosí facendo, il discernimento non oltrepassi i limiti del suo naturale campo di azione (che è sempre consistito nella valutazione dell’origine degli “spiriti”, nel giudizio sull’autenticità dei carismi, nella ricerca della volontà di Dio, ecc.)”

            e in pratica qui afferma che la Chiesa non avrebbe il carisma o la capacità del discernimento, che sarebbe, stando a quanto dice, quasi “un abuso” del suo potere, che sarebbe limitato solo al “discernimento degli spiriti” (?!).

            Insomma, l’articolo è bello, e dice cose vere sul cambio di paradigma e sul passaggio da una morale fondata sulla dottrina ad una morale fondata si sulla dottrina, ma incarnata nella situazione concreta delle persone, ma lo fa partendo da un presupposto negativo verso questo metodo.

            Un bell’articolo ma non privo di pregiudizi di fondo piuttosto pesanti, come quello che la morale della Legge sarebbe migliore, senza argomentare il perché.

            Un po’ come fanno molti che detestano la piega impressa alla Chiesa dall’attuale Papa, come se il legalismo fosse l’unico modo giusto di vivere e di applicare la dottrina.

            Per esempio quando scrive “Mentre finora, per orientare il comportamento dei fedeli, la Chiesa si limitava a presentare una dottrina astratta (la legge morale), e poi ciascuno doveva arrangiarsi con la propria coscienza per applicare le norme morali generali alla situazione concreta in cui si trovava a vivere; ora la Chiesa è invitata a non lasciare piú gli uomini soli nel fare le loro scelte, ma ad accogliere, accompagnare, discernere e integrare (i quattro momenti del nuovo metodo pastorale, di cui ci siamo occupati in un precedente post)” sembra assumere, come già detto, l’imposizione dall’esterno di una morale eteronoma e “schiacciante” che non lasci il minimo spazio al discernimento un valore positivo, mentre io ad esempio la vedo come un qualcosa che non favorisce la salvezza delle anime come l’altra impostazione.

            Tanto è vero che cita con accezione negativa questo passaggio “La maggior parte degli uomini — e tutti noi siamo tali uomini — possono fare non l’optimum, ma solo il meglio possibile nella loro situazione; spesso dobbiamo scegliere il male minore. Nella vita vissuta, non c’è solo il nero o il bianco, ma svariatissime sfumature e tonalità.”

            E al riguardo gli chiederei: un insegnante di educazione fisica è migliore se mette l’asta a 1,50 m ordinando a tutti di saltarla e chi non ce la fa si arrangi oppure è meglio il professore che mette in condizione, piano piano, partendo dal bene possibile che lo studente è capace di fare in quel momento, di arrivare a saltare 1,50 m, se è nelle sue possibilità farlo?

            Dice bene, nella vita concreta vi sono tantissime sfumature e tonalità, e ad esempio i divorziati risposati, con un approccio troppo legato alla dottrina, possono trovarsi di fronte a due mali: il primo distruggere la nuova unione (con conseguente grande sofferenza del nuovo coniuge e/o, qualora ci siano, dei figli, che anche se nati da una seconda unione hanno diritto ad essere educati da due genitori, in nome di un matrimonio che non è più avvertito come tale da nessuno dei due coniugi), il secondo vivere in peccato mortale (che è l’assunzione base di chi adotta l’approccio Querculanus, ovvero il pensare che quelle persone, senza cambiare vita, debbano necessariamente essere tagliate fuori dalla Grazia).

            In altre parole, in entrambi i casi, abbiamo un male che il coniuge sarebbe costretto a compiere, e il secondo matrimonio rischia di diventare l’unico peccato imperdonabile, cosa che non può dirsi per i crimini più orrendi.

            Non occorre un occhio troppo avveduto per capire che c’è qualcosa che non va in questo approccio. A meno che il detto gesuano “il Sabato è per l’uomo e non l’uomo per il Sabato” valga per tutto tranne che per il matrimonio: in questo caso alzo le mani. Ma sarebbe ben strana come cosa, visto che lo Shabbath, ai tempi, era sacro per gli ebrei quanto, se non di più, il matrimonio sacramentale cattolico.

            Soprattutto chiederei a Querculanus: la morale della legge era quella seguita da Gesù?

            Ma purtroppo tutte queste interessanti domande sono impossibili da fargli.

          5. “… e qua mostra una sfiducia nel discernimento della Chiesa, come se la Chiesa non fosse in grado di discernere e dovesse limitarsi ad una specie di atto notarile, ad edificare una serie di norme eteronome e assolute calate dall’alto senza nessun riguardo per la vita concreta dei fedeli. Di più, Querculanus assume quest’ultima impostazione come se fosse “bene in se””.

            E fa benissimo! Ma vivi su Marte, per non sapere che molti confessori, oggigiorno, sono quanto di più lontano possa esistere, da un’anima che possiede il corretto discernimento?

            E, se manca il corretto discernimento, il sacrilegio è assicurato: se non da parte del penitente, da parte del confessore. Non si scappa.

            Ti porto un esempio realmente accaduto: una persona scopre di avere una malattia grave, anche se non è detto che sia mortale (infatti poi, grazie a Dio, pare che adesso le cose vadano meglio).
            Comprensibilmente, questa persona si sente smarrita, e inizia ad avere dubbi sull’Amore di Dio.
            Che fa?
            Ne parla col confessore, anche se si tratta di un argomento “riservato” (non tutti amano sbandierare ai quattro venti, nella propria parrocchia, di essere stati colti da una malattia molto grave), in quanto è certo del segreto che il confessore è tenuto a mantenere.
            Bene, anzi male: giorni dopo, sua cognata ascolta alcune parrocchiane che parlano della malattia di costui. E siccome lui ne aveva parlato solo col confessore (ovviamente in famiglia sapevano della malattia), è chiaro che solo da lui può essere stata comunicata tale notizia.
            Il poveretto, come ben capisci, ci è rimasto malissimo… e ora, ogni volta che si vuole confessare (ovviamente non va più dal confessore di prima), si trova in seri dubbi.

            Io non oso dire che quel confessore abbia commesso sacrilegio (anche se lo ritengo molto probabile, in merito al mancato rispetto della segretezza del confessionale), ma di certo ha avuto una leggerezza abnorme.

            E questo è solo un esempio, fra gli innumerevoli esempi concreti che potrei portarti. E io dovrei credere che “tutta” la Chiesa abbia discernimento?
            Questo equivarrebbe a dire che tutta la Chiesa è santa, nei suoi singoli membri: sappiamo che non è così. Santo è il Corpo Mistico, ma i singoli membri possono anche essere gravemente peccatori.

            Ora: sulla validità di una Confessione non c’è da discutere. Come hai detto tu più volte, se il penitente è sincero la Confessione è valida.

            Ma sul discernimento dei confessori… quanto ce ne sarebbe da dire…
            Molti di essi hanno uno stile di vita molto rilassato, anche se non peccano gravemente (e non parliamo poi dei consacrati gravemente peccatori); avendo uno stile di vita difforme dal Vangelo, tenderanno – inevitabilmente! – a “giustificare” molte cose. E non saranno misericordiosi coi penitenti, bensì lassisti.

            Perché l’infallibilità l’abbiamo solo per il papa, quando parla come supremo dottore della Chiesa. Non certo per i confessori, o per altre categorie… e neppure per il papa, quando parla da dottore privato.

            Il confessore di cui sopra, poi, è un fan sfegatato di papa Francesco: lo cita di continuo, insieme a Enzo Bianchi e ad altri personaggi “molto raccomandabili”.
            Evidentemente alcuni modi di fare di Francesco “confermano” tale prete sul fatto che la propria condotta è buona.

            Lo stesso don Ariel, che come sappiamo non si può certo inquadrare fra i tradizionalisti (e comunque queste sono etichette che a me non piacciono; ma le uso per farmi capire meglio), diventa sempre più scettico e critico verso l’operato di questo papa: http://isoladipatmos.com/notizie-dal-mondo-del-reale-cosa-accade-nella-chiesa-ospedale-da-campo-del-sommo-pontefice-francesco-i-veri-dubia-sono-quelli-circa-la-sua-lucidita-mentale-pero-nessuno-lo-dice/

            Perciò, che la Chiesa possieda, in toto, tutto il discernimento di cui parli, a me piacerebbe moltissimo. Ma la realtà oggettiva mi dice che così non è. Proprio per nulla.

            **
            “Un bell’articolo ma non privo di pregiudizi di fondo piuttosto pesanti, come quello che la morale della Legge sarebbe migliore, senza argomentare il perché”.

            Forse perché lo stesso Cristo ha detto di essere venuto per dare compimento alla Legge, e non certo per abolirla… come pare che vorresti fare tu, citando San Paolo.
            Magari mi dici che non è vero… ma nei fatti, e nelle citazioni, sembri dire esattamente questo. In ogni caso dici che la persona è superiore alla Legge, quando si tratta di due realtà completamente diverse; ed è proprio la Legge, seguita con amore e non con ipocrisia, ciò che salva l’uomo.

            Al giovane ricco Gesù non disse “fai come ti pare”, ma lo invitò a seguire i Comandamenti. E a dare i suoi averi ai poveri, e poi a seguire Lui, se voleva essere perfetto.

            E Gesù “lo fissa e lo ama”: è sempre Dio, Colui che ci ama per primo. Ma a noi chiede la buona volontà di seguirLo.
            Il giovane ricco, pur non essendo un peccatore grave (segue i Comandamenti fin dalla sua giovinezza), neppure se la sente di operare una svolta radicale nella sua vita.
            Al che Gesù parla delle difficoltà che un ricco incontra, per quanto riguarda la salvezza eterna.

            Ma “ricchi” si può essere di tante cose, e non solo di denaro e altri beni materiali. La “ricchezza” può consistere anche in un affetto umanamente buono, a cui ci si aggrappa con tutte le forze, anche a costo di vivere nel peccato.

            Ecco: la radicalità dell’invito di Cristo sta nel rinunciare alle nostre “ricchezze” (reali o affettive)… se queste ricchezze ci portano fuori strada.

            **
            “E al riguardo gli chiederei: un insegnante di educazione fisica è migliore se mette l’asta a 1,50 m ordinando a tutti di saltarla e chi non ce la fa si arrangi oppure è meglio il professore che mette in condizione, piano piano, partendo dal bene possibile che lo studente è capace di fare in quel momento, di arrivare a saltare 1,50 m, se è nelle sue possibilità farlo?”.

            Beh, e che cosa ho detto io, nei giorni scorsi?
            Sappiamo che esiste la legge della gradualità, e che è scorretto parlare di gradualità della legge.
            Un furto è sempre un furto (niente gradualità della legge)… ma uno che ruba abitualmente può “abituarsi” a rubare sempre meno… fino a quando arriva a comportarsi da persona onesta (legge della gradualità).

            Un adultero, che per vari motivi (anche motivi buoni, umanamente parlando) non può o non vuole interrompere il suo rapporto adulterino, e vuole avere la CERTEZZA di essere in Grazia di Dio, sa bene che deve vivere in castità. Come anche Padre Bellon ha più volte scritto (ma anche qui, tu citi Bellon solo per le cose che più fanno comodo alle tue tesi).

            Chiaramente non ci si arriva dall’oggi al domani, specie se il compagno o la compagna non hanno alcuna intenzione di percorrere quella strada.

            Ma chi vuole la certezza di cui sopra, può ben pregare il Signore, affinché Egli converta lui (o lei) e il compagno (o la compagna).
            Il Signore non è certo insensibile alle nostre difficoltà: e dunque abbasserà l’asticella in oggetto, portandola magari a mezzo metro, e gradualmente facendola salire.
            A patto però (Iddio non Si lascia irridere e ingannare) che l’intenzione di chi sta pregando è sincera nel desiderare di arrivare al salto di un metro e mezzo.

            Perché il Signore mai potrà “benedire” l’intenzione di chi, pur con ottimi motivi umani, desidera continuare a vivere nel peccato grave. Ci saranno in vari casi molte scusanti, certamente; ma ripeto: è in gioco la Vita eterna, e dobbiamo stare attenti a non rilassarci troppo. La parabola delle vergini stolte e delle vergini sagge ci sia d’insegnamento, a tale scopo.

            Le vergini stolte non si erano curate di avere abbondante olio: l’avevano fatto per leggerezza, e non per cattiveria (altrimenti Gesù avrebbe detto che erano cattive, invece di chiamarle stolte)… eppure… vennero lasciate fuori. Vennero lasciate fuori.

            Con l’aria che tira oggi, quel Signore che lascia fuori le vergini stolte verrebbe anch’Egli chiamato “duro di cuore”, uno che “non tiene conto delle difficoltà delle singole persone”. Uno che non compatisce la stoltezza di quelle povere ragazze…

            Se poi vogliamo fare come Galantino, che riscrive la Bibbia a proprio piacimento, è un altro discorso.

            Come vedi mi è piaciuto usare il tuo esempio, che è ben posto.

            **
            “In altre parole, in entrambi i casi, abbiamo un male che il coniuge sarebbe costretto a compiere, e il secondo matrimonio rischia di diventare l’unico peccato imperdonabile, cosa che non può dirsi per i crimini più orrendi”.

            Non imperdonabile, ma un peccato grave sì. Questo non lo puoi negare: ti puoi ingegnare per “dimostrare” che un peccatore grave può essere in Grazia di Dio (io non lo nego, come ben sai: dico solo che mi pare una pretesa temeraria, per noi poveri uomini, e anche per molti consacrati, che oggi sono tutto, tranne che “immagini” di Cristo), ma il peccato grave oggettivo rimane.

            Il Querciolino, molto semplicemente, è animato da quella prudenza che animava anche la Chiesa, fino a qualche decennio fa. E secondo me fa benissimo. Perché mi pare che molti non abbiano ben chiaro il rispetto estremo che è dovuto ai Sacramenti.
            Io non mi azzarderei a comunicarmi sacramentalmente, quando so di aver commesso peccati gravi. Anche se sono certo, in coscienza mia, di essere in peccato veniale (perché magari è mancato il deliberato e pieno consenso; penso a certe arrabbiature che mi sono venute, in passato, dal dover vivere situazioni gravemente ingiuste), preferisco sempre confessarmi, prima.

            Se mi trovassi in adulterio, o in altra situazione di peccato grave protratto, userei la Comunione spirituale. E avrei la certezza di non commettere sacrilegi. Una simile prudenza è espressione di grande rispetto, nei confronti dei Sacramenti.

            Perché oggi quasi tutti stanno parlando di “apertura” di fronte alle situazioni difficili. Ma stiamo attenti che, per troppo “aprire”, facilmente finiamo col calpestare le cose più sante.

            **
            “Ma purtroppo tutte queste interessanti domande sono impossibili da fargli”.

            Ehh… ma vuoi coinvolgere pure il Querciolino in queste diatribe?

            Perdonami se te lo dico (sono semiserio); ma già a leggere certi tuoi papiri interminabili, serve un sacco di tempo. Poi ci si deve riflettere su, perché la lunghezza non predispone alla comprensione immediata. Fai un po’ come l’AL, che in effetti tanto ti piace: prima stremi l’interlocutore con argomentazioni magari valide ma lunghissime; e poi, per il povero interlocutore mezzo rimbambito da tutte quelle parole, diventa difficile tenere a mente tutti i concetti esposti.

            Non credo proprio che Padre Scalese abbia tutta questa disponibilità, in termini temporali.

    2. @Alfonso Aliberti

      “Adulteri, sodomiti e gaudenti di vario genere legittimamente possono in questo mondo andare fieri delle loro scelte esistenziali, ma non pretendano anche di avere il plauso della intera società e soprattutto non pretendano che si diventi tutti adulteri, sodomiti e dediti alla porneia più sfrenata!”

      Non si può che essere d’accordo con Lei, caro Alfonso.

      Venire incontro alle famiglie in difficoltà e discernere caso per caso, di modo da non imporre, alla persona che ha sopportato un matrimonio infernale per il bene dei figli fino a quando erano grandi e non ne poteva più prima di trovare finalmente la felicità con un’altra persona,mali stessi fardelli che si impongono a chi sfascia una famiglia per andarsene con la puttana significa glorificare la porneia più sfrenata, glorificare l’adulterio!

      Ha proprio ragione, caro Alfonso Aliberti. Discernimento? No, tutti messi nello stesso calderone di luridi adulteri sodomitici bastardi, la donna abbandonata e violentata dal marito che si risposa tanto quanto il puttaniere che se ne va con l’amante più giovane di 20 anni.

      Giustizia e misericordia impongono di imporre a questi due casi gli stessi fardelli e di trattarli allo stesso modo. Discernere è da protestanti nemici di Cristo glorificatori della porneia e della dissolutezza.

      Non esistono famiglie in difficoltà. Esistono solo luridi adulteri che non vogliono convertirsi e che meritano il fuoco eterno della gehenna.

      Ecco perché lei ha ragione e il Papa sbaglia.

      D’altronde è il buon senso stesso, oltre che giustizia e Misericordia, ad imporre che una donna che ha sopportato un matrimonio infernale fino alla credito dei figli per non farli soffrire e che poi si è separata trovando (dopo tanti anni) un po’ di felicità sia da trattare allo stesso modo del puttaniere di cui sopra.

      È talmente cristallino ed evidente che questi due casi, secondo giustizia e misericordia, vanno trattati allo stesso identico modo, che non si può che darle ragione.

      La ringrazio per avermi aperto gli occhi.

  10. Non scusate ma non posso tacere, questo articolo di don Morselli è di una ignoranza spaventosa http://blog.messainlatino.it/2017/01/amoris-laetitia-la-strana-logica-del.html#more

    Cito Don Morselli

    a) L’adulterio è sempre peccato mortale – universale affermativa.
    Contraddittoria:
    a’) Qualche volta l’adulterio non è peccato mortale – particolare negativa.
    Qualche volta potrebbe forse essere il caso…
    “…di una madre divorziata risposata che però aveva preparato la figlia alla Santa Comunione «molto meglio» di altri. «Una donna molto attiva nella Chiesa e che era in Caritas», sottolinea. Il prete non vietò a questa madre di accedere all’Eucaristia il giorno della prima comunione della figlia. «Quel prete aveva ragione», spiega Kasper, e «ho detto questo a Papa Francesco che ha confermato il mio atteggiamento». «È il sacerdote che deve prendere una decisione. D’altra parte non esiste una soluzione»”[5]?.

    Oppure il caso prospettato dai Vescovi della regione argentina di Buenos Aires, i quali affermano che:
    “Quando le circostanze concrete di una coppia lo rendano possibile, specialmente quando entrambi siano cristiani all’interno di un cammino di fede, si può proporre l’impegno di vivere in continenza. Amoris Laetitia non ignora le difficoltà di questa scelta (cf. nota 329) e lascia aperta la possibilità di accedere al sacramento della riconciliazione, quando non si riesca a mantenere questo proposito” [6]?.
    Se si afferma che qualche volta l’adulterio non è peccato mortale (come nei casi suddetti) – proposizione particolare negativa -, allora si dichiara falsa – volenti o nolenti – l’affermazione de fide:
    “ci sono atti che per se stessi e in se stessi, indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni, sono sempre gravemente illeciti a motivo del loro oggetto; tali la bestemmia e lo spergiuro, l’omicidio e l’adulterio. Non è lecito compiere il male perché ne derivi un bene” [7].
    che si può riassumere nella proposizione universale affermativa: ci sono atti (tra cui l’adulterio) sempre gravemente illeciti.

    O è vera l’una o è vera l’altra, ma siccome sappiamo che ciò che è de fide è vero, allora è falsa la concessione al caso particolare; cioè questa concessione non può essere presentata come non contraddittoria con il magistero precedente.”

    Con queste righe Don Morselli dimostra di non aver compreso che:

    1) l’adulterio è sempre peccato grave quanto alla materia, ma non è sempre peccato mortale, poichè perchè sia peccato mortale non basta la gravità dell’atto quanto alla materia, ma servono piena avvertenza e deliberato consenso, se manca una delle due il peccato è solo veniale (cfr Catechismo 1862);

    2) l’adulterio è sempre un atto intrinsecamente malvagio, ovvero un atto che non diventa buono in se in base alle circostanze (questa sarebbe etica della situazione), ma che questo non implica che chi lo commette sia sempre imputabile di colpa mortale, poichè le circostanze e le intenzioni non modificano la natura di un atto intrinsecamente malvagio ma modificano, eccome, l’imputabilità personale.

    Io sono realmente sorprese da una tale crassa, unta e……… Patetica, non mi viene altro termine, ignoranza.

    Non riesco a credere che un Don che scrive su uno dei blogs tradiprotestanti più quotati possa fare tali errori da matita blu sulla dottrina.

    Boh, sinceramente è incredibile. Non giudico Don Morselli, ma giudico ciò che ha scritto, e definire tale articolo spazzatura è ancora eufemistico.

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