MARIA NON ERA VERGINE E GIUSEPPE NEANCHE. PAROLA DI GESUITA SPAGNOLO. CHE DICE LA SEVERA CONGREGAZIONE PER I RELIGIOSI?

 

Marco Tosatti

A Natale, come era ovvio e prevedibile, non potevamo farci mancare qualche sorpresa, nella Chiesa del 2016, creativa e misericordiosa. Così vediamo che dalla Spagna, sul sito molto noto Periodista Digital, un padre gesuita, Juan Masia, dedica un lungo articolo al tema della verginità, e a quella della Madonna in particolare.

Chi legge lo spagnolo può trovare il testo QUI:

Ne traduciamo solo qualche frase fondamentale, sperando di non tradire la riflessione del padre gesuita. Tanto per cominciare “l’annunciazione a Maria, e l’annuncio fatto a Giuseppe…sono entrambi inquadrati in un sogno e non solo né una lezione di biologia, né una sessione di sessuologia, né la cronaca storica di un matrimonio eccezionale, e neanche di una nascita sovrannaturale”.

Dopo questa premessa incoraggiante, Juan Masia critica gli antichi catechismi, perché “dicevano inappropriatamente ‘vergine, prima, dopo e durante il parto’; oggi non possiamo pensare così”.

Perché? Perché “non rompe la verginità di Maria, né la macchia, ma anzi la realizza, il fatto che Giuseppe entri con amore per questa porta”. Non solo: “La maternità carnale, biologica e umana di Giuseppe e Maria non è incompatibile con il fatto che entrambi siano vergini e che realizzino e consumino la propria verginità generando Gesù con il soffio dello Spirito di Vita che agisce all’interno di Giuseppe e Maria”.

Secondo Masia, sj, la narrazione di Matteo e Luca è “mitopoietica”.

“Ogni creatura nasce dallo Spirito Santo”, afferma il gesuita, concludendo che non solo “ogni padre e madre possono chiamarsi con proprietà co-creatori della nuova vita nata da maschio e femmina con la benedizione dello Spirito di Vita, e accolta da coloro che le danno nome, (come promessa di creazione continua durante l’educazione) sia che se nacque da questa coppia col processo abituale, sia che sia nata tramite la riproduzione assistita, o se fu adottata in altre circostanze (un’altra coppia, una maternità surrogata, un’adozione da parte di cuna coppia LGBT ecc.).

Ecco. Adesso ci attendiamo che, trattandosi di un religioso, la Congregazione per i Religiosi, così attenta e mordace nel caso dei Francescani dell’Immacolata, tanto per dirne uno, cominci a tempestare di lettere fulminanti la Curia generalizia dei Gesuiti, il Papa e la Congregazione della Fede per verificare se gli scritti pubblici di Juan Masia, sj, siano conformi alla Chiesa cattolica. Attendiamo fiduciosi.

193 pensieri su “MARIA NON ERA VERGINE E GIUSEPPE NEANCHE. PAROLA DI GESUITA SPAGNOLO. CHE DICE LA SEVERA CONGREGAZIONE PER I RELIGIOSI?”

      1. Se anche fosse che Giuseppe ebbe altri figli, allora bisogna ammirarlo e lodarlo ancora di più perché un uomo che ha vissuto con un’altra donna sapendo cosa significa ha rispettato Maria mantenendo la castità. Maria ha partorito senza intervento di uomo ed è rimasto vergine sia prima che dopo il parto.
        ” Come un raggio di luce attraversa un cristallo senza rovinarlo o danneggiarlo ma comunica a questo il suo splendore, così il verbo incarnato che è la vera luce del mondo, passò attraverso di me Maria Sua Madre. Non solo senza arrecarmi danni, ma di certo mi irradiò della Sua e con la Sua luce Divina…”

      2. Focus è un giornalino massonico. Le chiese scismatiche ortodosse ritengono che S. Giuseppe fosse vedovo, prima delle nozze con Maria. La Chiesa cattolica, invece, ha sempre insegnato la verginità di San Giuseppe, dandogli il meraviglioso titolo di “castissimo sposo” di Maria.

      3. “Focus” è un canale non male, mi si passi il termine. Tuttavia, scientista. Le consiglierei, in tutta umiltà, di evitare di seguirlo quando pretende di approfondire argomenti biblici o di Fede. Non è libero, nel senso che persegue un determinato scopo: ingenerare dubbio, scavando un fossato tra Fede e Ragione. Grazie

      4. Ma Focus quello che dice che un ufo è atterrato in piazza san Pietro ai funerali di Giovanni Polo II? Quel Focus? Ahahahahah 😀 😀
        Per carità fa anche servizi pregevole ed è uno dei pochi canali che seguo ma…cum grano salis…

    1. Grazie a Tosatti, ho aperto il sito spagnolo di codesto gesuita. Io non conosco lo spagnolo, e ho dato una scorsa veloce alla pagina comprendendo più che altro a senso. Le affermazioni eretiche commentate da Tosatti sono solo una piccola parte dei numerosi articoli ospitati dal sito, tutti dello stesso timbro di sicumera ereticale e di creatività fantasiosa purché comunque anticattolica. Mi risparmio di fare altri esempi, a disposizione di tutti. Mi sentivo in molti modi e convintamente figlio dei gesuiti; oggi mi sento orfano.

    2. Ti pare caro Angelo che fra…….gesuiti si mozzicano, comunque chiedo venia, non ci sono riuscito a leggere il tutto, embè, quanno è troppo è troppo, pure per i duri de stomaco.

    1. I Dogmi sono superiori alla ragione ma non contro di essa. A quanti sostengono l’impossibilità assoluta di una Madre sempre Vergine, perché non comprendono come ciò avvenga (anche Maria SSma chiese Come avverrà questo ? ), chiedo se a parer loro la nascita per via ordinaria, come è stato per tutti noi da un padre e una madre , sia davvero più comprensibile. Noi parliamo alle grosse di seme maschile e ovulo femminile, gli scienziati sanno scendere all’ultra microscopico, sanno descrivere con stupenda precisione e sanno anche influenzare i milioni di passaggi attraverso i quali è formato, cresce, viene alla luce, un nuovo essere umano. Ma perché ciò avvenga, non ce lo sa dire nessuno. Davvero secondo voi una nascita sessuata è più comprensibile di una nascita verginale ? A me non sembra.

  1. Tribunale dell’Inquisizione?SI,per costui!!!e se non chiede perdono a lacrime di sangue il rogo,alla faccia della libertà’ cosiddetta di parola.

  2. La Compagnia di Gesú si è trasformata in compagnia di belzebú! Rivoltante e disgustosa la deriva ereticale che si è venuta a generare con Martini prima e con l’apostata Bergoglione I e le sue squallide marionette poi. Sant’Ignazio si rivolta nella tomba!

  3. Mi piacerebbe discutere di” teologia ” con questo “signore ” , mi bastano solo cinque minuti, ma però senza testimoni e in luogo isolato

  4. Caro Tosatti, temo che dovrà attendere molto…diciamo dopo la risposta ai “dubia” della banda rock “I quattro cardinali”(copyright p. Spadaro).

  5. E’ davvero incomprensibile come oggi la Chiesa possa tollerare tali ignobili bestemmie!!! Queste eresie andrebbero punite con la scomunica e, nel caso dei religiosi, anche con la riduzione allo stato laicale… latae sententiae!!!

    1. Perché non interroga la realtà delle sacre scritture invece di sparare giudizi su cose a cui Lei molto probabilmente si è avvicinata per conduzione/induzione.
      Voglio dire che e’ attendibile che nei secoli…interpretazioni e manipolazioni siano state umanamemte operosa pur di sublimare la beltà che si ha nel cuore durante la conversione.
      Secondo me non è importante se Maria fosse o non fosse…importante è la strada senza meta che percorre ognuno di noi per giungere alla Sua meta…

      1. Perché non argomenta con conoscenze oggettive invece di sentenziare giudizi di incompetenza su chi non conosce, appellandosi a banali supposizioni di verosimiglianza?

      2. Quello che lei pensa, caro signore, è assolutamente irrilevante, cosi’ come quello che ognuno di noi pensa quando difforme dall’insegnamento bimillenario della Chiesa (ovviamente quella con la “C”, non la neochiesa apostata…)

        1. “ovviamente quella con la “C”, non la neochiesa apostata…)”

          Ecco un perfetto esempio di protestantesimo.

          Si metta il cuore in pace, se la pensa così non è cattolico, è semplicemente un tipo diverso di protestante (loro fanno il libero esame della Scrittura mentre voi fate il libero esame della Traditione; entrambi vi mettete al di sopra del Magistero).

          1. mi permetta, ma non capisco proprio questa sua insensata affermazione.
            Tradizione e Magistero sono forse realta’ antitetiche ?
            Ma non scherziamo, per favore.
            Se qualcuno mi dice che “non è importante se Maria fosse o non fosse…”, semplicemente mi giro dall’altra parte, perché non è certo da questo pulpito che devo ascoltare la “predica”.
            Semplicemente lo ignoro.
            Questo intendevo dire… e se per lei è perfetto protestantesimo… sono protestante. Va bene cosi’.

          2. “Tradizione e Magistero sono forse realta’ antitetiche ?
            Ma non scherziamo, per favore.”

            No, ma è il Magistero che discerne e analizza la Tradizione, non il singolo fedele.

            Invece molti straparlano di ciò che non sanno, sia su argomenti morali (come quelli trattati in Al, quando tra Al e FC vi è perfetta continuità dottrinale/sostanziale, con cambiamenti solo nella pastorale e nella disciplina) su questioni come la libertà religiosa (quando vi è perfetta continuità sostanziale -dottrinale- tra il Sillabo e la Dignitatis Humanae, l’unica discontinuità è su aspetti accidentali, ovvero dove la continuità non è richiesta) e si arrogano il diritto di decidere cosa è conforme alla Tradizione o no.

            “Se qualcuno mi dice che “non è importante se Maria fosse o non fosse…”, semplicemente mi giro dall’altra parte, perché non è certo da questo pulpito che devo ascoltare la “predica”.”

            E fa bene, ma si da il caso che il Magistero mai affermerà una cosa simile su Maria, per il semplice motivo che custodisce il vero insegnamento di Cristo. Se ad affermarla è un presbitero, un Vescovo o un teologo eretico il cattolico non deve prestargli alcun assenso.

          3. Caro Marco,

            (rispondo qui al suo ultimo post perché non viene visulaizzato il tasto “rispondi”)
            Concordo come si suol dire al “1000 %” con quanto lei afferma.
            Evidentemente c’è stato un fraintendimento … mi sono certamente espresso male all’inizio.
            Quando scrivevo appunto “ovviamente quella con la “C”, non la neochiesa apostata…)” intendevo esattamente quelli che fanno dell’ “antimagistero”, come il gesuita spagnolo di cui si parla.

  6. Eretici, da cima a fondo, eretici come Lutero, uguali uguali. Ritornate dal vostro padrone che vi aspetta, quello con le corna, gli zoccoli e la coda.

  7. Bergoglio solamente si pronuncia contro i “rígidi”, che, con Gesú, non accétanno il divorzio. Quelli che vogliono demolire la verginitá sono bene accetti da Bergoglio.

  8. Se in questa nostra e cara Chisa Cattólica coesistiamo ortodossi ed eterodossi vuol dire che siamo in situazione di cisma di fatto. Cisma. Questo si chiama cisma.

  9. I punti segnati dall’eccellentissimo gesuita eretico – sono _Dogmi- pertanto dicendo tali bestemmie è fuori della Chiesa- Forse il Padre Santo Francesco I – non conosce questo confratello – sarebbe opportuno che il Signor Tosatti lo informasse affinché Egli lo redarguisse e troncasse il fiume di fango che scatena sulla Madre di Dio il suo sposo verginale castissimo Giuseppe. Sulla nascita per opera dello Spirito Santo del Figlio di Dio… insomma peggio del peggio… oremus…

  10. In effetti la verginità di Maria “ante partum” è affermata chiaramente dalle Scritture; ben diversa è la cosa per quella “in” e “post” partum, per le quali c’è soltanto una “tradizione”, peraltro parecchio successiva ai fatti, ma non c’è nulla nei Vangeli e negli altri scritti neotestamentari. Ma d’altra parte capisco che questo è un blog piuttosto “schierato” e quindi anche la verginità “in” e “post”, in questa sede, non è nemmeno possibile metterle in discussione.
    A coloro che però, nel XXI secolo (!) si mettono ancora a parlare di roghi e di dibattiti teologico-pugilistici senza testimoni, vorrei ricordare che l’atteggiamento corretto da aprte di un cristiano verso quelli che rifiutano quella che è ritenuta la “retta” dottrina deve essere ben diverso da quello proposto dai suddetti signori, e consiste in una cessazione dei rapporti NON VIOLENTA, e non altro! (cfr. Matteo 10:14 e 18:17 e qui non ci sono tradizioni che tengano di fronte a 2 espliciti passi evangelici).
    Giovanni da Livorno

    1. Lei dimentica una parte importante della s. Scrittura… Gesù entro due volte nel tempio e prese a frustate tutti cacciando li dopo aver ribaltato tutti i banchi dei venditori. Certo lo fece solo in due occasioni…Ma quanno ce vo’ ce vo’! Poi c sarebbe da parlare pure della distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. da parte delle truppe di Tito…1.200.000 morti. Frutto del caso o profezia avverata? Spero che anche quella profezia di Gesù ci sia nella sua Bibbia. Detto questo è vero che non voglio e non bisogna giustificare la giustizia fai da te, ma non sto neppure col pacifismo a oltranza, proprio xchè non è ne scritturale né magisteriale.

  11. La verginità di Maria, durante e dopo il parto, la si legge in uno dei Vangeli Apocrifi. Lì si narra che, al momento del parto, Giuseppe si recò in Betlemme per chiamare una levatrice e quando vi giunsero, videro che Maria stava partorendo UN RAGGIO DI LUCE che, arrivando sulla paglia, prendeva forma umana. La levatrice, vedendo ciò, si spaventò moltissimo, scappò nella cittadina e raccontò quanto aveva visto. Da lì i pastori si recarono alla capanna per vedere il nuovo nato. Il resto è storia che conosciamo. Giovanni da Livorno: ecco perché sia possibile che la Madonna sia stata Vergine al concepimento (per opera dello Spirito Santo), sia rimasta vergine durante e dopo il parto.

    1. Ma i vangeli apocrifi non sono considerati scritture ispirate da nessuna delle attuali chiese più importanti, ed è quindi lecito dubitare di quanto in essi affermato, soprattutto per quanto riguarda cruciali articoli di fede come quelli concernenti Maria, che nel cattolicesimo ha assunto un’importanza nqotevolissima (al punto che si è parlato, con riferimento alla Madonna, addirittura di ” 4a persona della SS.ma Trinità! “………….).
      Giovanni da Livorno

  12. A corollario di quanto ho scritto sopra: i 2 passi scritturali sopra citati, dicono chiaramente quale deve essere l’atteggiamento della chiesa nei confronti degli eretici o presunti tali. Andare “più in là” sarebbe CONTRO la Bibbia, cosa che nè la tradizione nè il magistero possono fare.
    Ovviamente la scomunica e la riduzione allo stato laicale possono rientrare nel “cristianamente lecito” (in fin dei conti si tratta di “troncare i rapporti con una persona”), ma NON roghi e cazzottate.
    Giovanni da Livorno

    1. Chi chiede il rogo (ammesso che lo desideri davvero) è solo un povero fanatico non dissimile dai criminali dell’Isis, l’unica differenza è il credo.

      Ma la verginità di Maria è un dogma.

      Ora, non so quali siano le “pieghe” del dogma che permettono di restare nell’ortodossia senza sconfinare, mi sembra che Ratzinger tempo fa sulla verginità di Maria avesse scritt qualcosa di interessante pur rimanendo pienamente nell’alveo dell’ortodossia, devo andare a cercarlo.

  13. Mi permetta, caro Giovanni da Livorno, di difendere la richiesta di “cazzottate”… non penso proprio che nessuno qui o in altre sedi davvero auspichi un uso reale della forza (sarebbe semplicemente assurdo il solo pensarlo)… le espressioni colorite sono solo espressione di un desiderio (e che desiderio!) di chiarezza. Non se ne puo’ davvero piu’ della confusione (spesso generata proprio da chi la dovrebbe arginare) che regna nell’ormai ex-mondo cattolico!
    Sarebbe davvero ora di prendere seri provvedimenti contro i distruttori del dogma, e quindi della dottrina e della fede!
    Purtroppo le uniche vittime del “nuovo corso”, finora, sono solo i VERI fedeli di Nostro Signore…

    1. Grazie Luigi,
      sono pienamente d’accordo con Lei. CHIAREZZA!!!
      Questo l’appello, la supplica e la preghiera.
      Ricordi la tanto strumentalizzata Inquisizione, che proteggeva gli eretici dalle masse (che chiedevano il rogo non per fanatismo ma perchè si rendevano conto che l’eresia minava le basi della società civile) e più e più volte cercava di convertire coloro che erano in errore.
      Ricordi Voltaire, colui che nonostante le opportunità di conversione fu pertinace nelle sue sataniche ideologie che ancor oggi degradano il mondo.
      La bestemmia addirittura stampata? e da un prete?
      Per quanto mi riguarda l’eretico che ha il coraggio di riportare tali schifezze non è per nulla dissimile da Frà Dolcino…e onestamente, non per odio ma per il bene comune, gli auguro la stessa fine, così che tra le sofferenze possa espiare e convertirsi.

  14. Se Giuseppe abbia o no avuto altri figli non è questiine dogmatica, ma storica, tuttavia la verginità di Maria è dogma irreformabile, in nessun modo può essere discusso.

    1. Certamente se mi mettete davanti un dogma, la discussione finisce qui. Però, attenzione: è sempre possibile che arrivi qualcuno che, volendo accertarsi di tutto, sulla base della Bibbia (cfr. 1 tess. 5:21 e atti 17:11), replichi dicendo: “La vostra definizione dogmatica non mi basta se essa non viene suffragata sacre scritture alla mano”. Come fece un “tizio” a Worms nel 1521….e nessuno si alzò per dimostrargli che aveva torto “sacre scritture alla mano”!
      Anche perchè un tentativo in questo senso era già stato fatto, senza successo, dal dottissimo cardinale Gaetano (e se non ci era riuscito lui……………..).

      Giovanni da Livorno

      1. Si, e che decide quali Scritture sono ispirate da Dio? Chi ha deciso che la lettera agli ebrei entrasse nel Canone e non il Vangelo di Tommaso?

        Risposta: la Chiesa.

        Perciò è un assurdo logico mettere le Scritture contro la Chiesa, poichè:

        1) le Sacre Scritture sono scritte dalla Chiesa per la Chiesa;

        2) è la Chiesa che decide quali Scritture siano ispirate e l’ermeneutica corretta da applicarvi;

        3) ed è sempre la Chiesa a dirci che non tutto quello che c’è da sapere è riportato nelle Scritture, ma che molto è riportato nella Tradizione apostolica.

        Il sola scriptura è un assurdo logico, quindi.

      2. Se l’iter non fu convinto da Tommaso DE Vio non significa che questi avessevtorto. Il concilio d Trento rispose al povero Lutero ad abundantiam. E Lutero morì comunque suicida. Le sue eresie non gli diedero evidentemente la pace che lui sperava d trovarvi e che solo Iddio può dare.

    2. Il dogma riguarda anche la storia, Marco. Non è un concetto vuoto che puoi riempire con le filosofie di ciascuna epoca, parla di realtà.
      Quando parla di verginità, intende a chiare lettere quella fisica come quella spirituale.

      1. Si, è ovvio che riguardi anche la storia.

        Poi non so quali siano le “pieghe” del dogma entro le quali si può rimanere nell’ortodossia, su questo tema, la verginità della Madonna non è un tema che ho approfondito.

      2. Quando parlo di “pieghe” del dogma mi riferisco che ogni dogma lascia uno “spazio di manovra” nel quale si possono avere idee talvolta più “conservatrici” talvolta più “progressiste” rimanendo comunque sempre perfettamente ortodossi sia in un caso come nell’altro.

        Su questo tema non so dove finisca l’ortodossia e cominci l’eresia, sono più ferrato in tema di morale (dove invece molti parlano a vanvera non riconoscendo la differenza tra mutamenti leciti che toccano la disciplina e mutamenti illeciti che toccano la dottrina).

  15. Tra le mille stupidaggini che questo revival degli anni ’70/’80 ci sta regalando non poteva mancare l’attacco alla verginità di Maria, verità di fede particolarmente sgradita in certi ambienti ex-angelici. Si tratta, in questo caso, della miliardesima riproduzione di una lettura che ci accompagna – e annoia – da almeno 250 anni e che costituisce il minimo comune denominatore di tutte le teologie cosiddette “liberali” o “antropologizzanti”: quella che interpreta il Mistero di
    Dio che si fa uomo (in un parto verginale),
    insegna e guarisce tra lo stupore generale e, infine,
    veramente muore e risorge per la nostra salvezza,
    come mito rappresentante le “profonde realtà spirituali” dell’essere umano… e basta. Insomma, un po’ quello che la mitologia greca è per la psicanalisi: una miniera di immagini ed “esperienze archetipiche”, da indagare per l’esplorazione del “subconscio”; alla fine, per guadagnarsi lo stipendio da parte della Chiesa, si aggiunge una vaga presenza di un Dio che sta da qualche parte e, non si capisce più bene come, ci ama. Insomma in realtà con Gesu Cristo non è in fondo successo nulla di decisivo.
    Presumibilmente offesi per non essere ritenuti degni di assistere a qualche miracolo, l’unica conseguenza logica che i nostri pensatori ne vogliono trarre è che il soprannaturale non può esistere (se non nel profondo irraggiungibile e assolutamente altra dell’esperienza fondamentale transcendentale… e qui il teologo liberal va in estasi autointellettoerotica): “Dio non può”, “oggi non è più possibile”, “bisogna essere degni dell’uomo moderno”, e altre trombonate simili sono espressioni caratteristiche di un gruppo che si ritiene “aittop” – come si dice in Toscana – ma non corrisponde più alle caratteristiche del cristiano illustrate nella prima lettera di san Giovanni.

  16. Letti i brani qui riportati del nostro gesuita, mi verrebbe da porgli, tra le altre, questa domanda: come si giustifica la sua interpretazione delle verginità col fatto che Giuseppe, all’inizio, vuole rimandare (in segreto) Maria?
    In altri termini: se la verginità di cui parla il Vangelo altro non è che l’espressione mitopoietica del romanticismo coniugale, anche l’essere cornuto (per esprimersi volgarmente ma efficacemente) ricade in questa categoria idilliaca? Infatti è evidente dal racconto che Gesù NON è il figlio naturale di Giuseppe. Perchè allora il nostro dice: ““La maternità carnale, biologica e umana di Giuseppe e Maria non è incompatibile con il fatto che entrambi siano vergini e che realizzino e consumino la propria verginità generando Gesù con il soffio dello Spirito di Vita che agisce all’interno di Giuseppe e Maria”.
    Please?!?
    Alla fine, questa gente si rende immancabilmente ridicola.

    1. Yes. D’accordossimo. Quel che fa paura è che il card. Müller aveva sostenuto una tesi simile su una verginità solo spirituale e non fisica d Maria quando era ancora vescovo d Ratisbona…E la maggioranza dei vescovi tedeschi, austriaci e svizzeri la difende da anni. Per non parlare del card. Marx è d Mons Zollitsch che hanno più volte affermato che Gesù non sarebbe morto sulla croce x riparare i peccati ma solo x “solidarietà col genere umano”. Mah…!

      1. Allora: il canone biblico neotestamentario era praticamente già fissato verso la fine del 2° secolo-inizio 3°. Salvo qualche eccezione relativa ad alcune lettere: vangeli, atti, maggior parte delle lettere e apocalisse erano riconosciute da Giustino (in parte), da Ireneo, da Tertulliano e poi nel canone muratoriano che si fa risalire intorno al 170.
        Non si ha notizia di un concilio o di un atto autoritativo in quell’epoca subapostolica che abbia fissato tale canone, ma piuttosto si osserva il formarsi di un generale consenso da parte delle diverse comunità cristiane, su QUEI testi; mentre sugli apocrifi la varietà di opnioni era notevole.
        Ed in quel periodo non si era ancora formata una chiesa “monarchica” e c’era un’ampia indipendenza dei vescovi.
        Il concilio di Cartagine del 397 è venuto dopo ed ha fotograto una realtà già accettata da tutti o quasi.
        Quindi, risponderebbero i protestanti, NON l’autorità della chiesa ha individuato i libri ispirati, ma il predetto generale consenso, formatosi PRIMA che la chiesa diventasse, con costantino, un potere politico autoritario, ossia, diventasse la “chiesa cattolica”.
        Le “tradizioni” successive non hanno tale generale consenso ed è perciò lecito dubitare della loro bontà (potrebbero essere come quelle dei colossesi, che pure venivano ritenute buone).

        Si Cristo, picchia i mercanti ed è un’eccezione che fa pensare, però l’indicazione di Matteo è molto precisa e si riferisce proprio all’ipotesi dell’eretico o di chi non vuole ascoltare la predicazione. E, in ogni caso l’eccezione non può diventare la regola (come invece ha fatto la chiesa per secoli). La distruzione del tempio di Gerusalemme non fu opera dei cristiani: non fu un’azione di giustizia posta in essere da loro; Cristo si è limitato a profetizzare che il tempio sarebbe stato distrutto, non ha mica invitato i suoi seguaci a farlo come punizione per gli ebrei.

        Le fonti che parlano del suicidio di Lutero sono MOLTO di parte e quindi poco attendibili (oltretutto si tratta di testimonianze “de relato” e pubblicate molto tempo dopo la morte dell’ex monaco agostiniano).

        Il concilio di Trento “rispose ad abundantiam a Lutero”, solo per i cattolici, ma i non i cattolici, dal loro canto, non hanno ritenuto esaurienti le “controdeduzioni” conciliari al protestantesimo: quindi propriamente, delle “dimostrazioni matematiche”, non erano! Per convincersi di ciò basta pensare che laddove non ci fu una riconquista armata cattolica, come in Boemia dopo il 1620, o una persecuzione, come in Francia, dopo l’editto di Fontainebleau, gli argomenti tridentini si rivelarono insuffienti a convertire i protestanti (intesi come “comunità”).

        Giovanni da Livorno

          1. verissimo, verissimo! i principi che si convertirono al protestantesimo furono mossi prevalentemente da ragioni economiche. Io che ritengo l’economia essere il più importante motore della storia (NON L’UNICO pero!) non ho nessuna difficoltà ad ammetterlo! Però non avrebbero compiuto quella “mossa” politica se, nei loro territori, il protestantesimo non si fosse diffuso, se non avessero saputo, cioè, che larghi strati delle popolazioni a loro sottoposte, erano ben disposte ad accettare il distacco da Roma.
            Per chiarire meglio: il duca di Baviera, ed altri principi come lui, non si convertirono al luteranesimo, perchè videro che sarebbe stato complesso e pericoloso, pur avendo, in teoria, analoghi interessi a quelli dei loro parenti divenuti protestanti, e, ancora: Enrico VIII compì lo scismo anglicano per ragioni polticihe ed economiche (è chiaro!), ma non lo avrebbe fatto se non fosse stato consapevole che una parte consistente dei suoi sudditi non fosse stata disposta ad appoggiarlo. E, infatti, se si pensa che, un secolo prima, Wyclyffe aveva già svolto una predicazione anticattolica e protestante “ante litteram, predicazione che aveva avuto ampio seguito, e che aveva diffuso uno spirito antiromano e anticattolico fra il popolo inglese, è chiaro che re Enrico trovò già un terreno favorevole per la sua rottura con la chiesa di Roma.
            Per decidere di far “staccare” un paese ed un popolo dal legame con la chiesa cattolica, un uomo di stato non deve soltanto avere un obiettivo politico-economico ma deve anche sapere che tutta, o buona parte, della sua gente sia d’accordo: uno scontro politico con tutta una nazione non si rischia a cuor leggero!
            Quando un governante decide qualcosa contro tutto, o quasi, il suo popolo, prima o poi viene defenestrato, come accadde a re Giacomo II che inseguiva l’idea (ormai irrealizzabile nel 1689) di restaurare il cattolicesimo in Inghilterra: si trovò un parente (Guglielmo III) che, senza colpo ferire, usurpò il suo trono…………
            Purtroppo i cattolici c.d. “integrali” o “integralisti” devono farsi una ragione che, c’è stata e C’E’, tanta gente la quale non è disposta a sottomettersi a s. romana chiesa: non c’è niente da fare!
            Infine che le ragioni del concilio tridentino non siano assolutamente inoppugnabili si può dimostrare col fatto che, in contesti in cui le diverse opinioni religiose, liberamente si confrontano in un dibattito senza censure e preclusioni, le suddette ragioni non appaiano (agli occhi di un terzo ascoltatore) dialetticamente invincibili.
            In tal caso, i cattolici parlano di “relativismo”, però (a mio modesto avviso) la forza logica di un’idea o di una dotrina la si vede maggiormente quando si confronta, su un piano di parità, con altre idee o dottrine: “Qui” (veramente) ” si parrà la tua nobilitate”-

            L’unica cosa che vorrei dire, per spezzare una lancia in favore dei frequentatori del blog, è che uno il quale non condivida più i principi del cattoliccesimo (dogmi ecc.) farebbe bene ad andarsene dalla chiesa, come ha fatto Lutero, NON a viveeere ai margini di essa, fra mille polemiche!
            Come si dice in Toscana: “In paradiso, a dispetto dei santi, non ci si può stare”.
            Giovanni da Livorno

  17. “…uno il quale non condivida più i principi del cattoliccesimo (dogmi ecc.) farebbe bene ad andarsene dalla chiesa…”

    Caro Giovanni da Livorno, questo è parlar chiaro!
    Se tutti i vari professoroni o teologoni à la page che ormai di cattolico non hanno piu’ nulla se ne andassero una buona volta a “quel paese”…
    Ma, purtroppo, la vanita’ (“tutto è vanità”, come diceva il Qoèlet), intellettuale o spirituale, la fa da padrona.

  18. OFF TOPIC

    Il Cardinale Brandmuller afferma che ” Chi pensa che l’adulterio persistente e la ricezione della Santa Comunione sono compatibili è un eretico e promuove scisma.”

    Ora, siccome il Cardinale Brandmuller accusa me, il Papa, e tutti coloro che la pensano diversamente da lui di eresia e scisma, sarebbe bello che rispondesse, lui e i suoi tre sodali (nonché coloro che stanno dalla loro parte), a questi miei dubia:

    1) continuano ad essere validi gli insegnamenti del Catechismo ai paragrafi 1857 ( “Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: « È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso.”) e 1860 (Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: « È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso.”)?;

    2) qualora la risposta al primo dubium fosse affermativa, continua quindi ad essere valida la tradizionale distinzione tra peccato materiale (grave quanto alla materia) e peccato formale (dove oltre alla gravità della materia vi è anche la piena imputabilità soggettiva), fino ad oggi riconosciuto come il solo che, se non perdonato, oltre ad escludere dalla Comunione priva l’uomo della Grazia santificante e, se non rimesso tramite il Sacramento della Riconciliazione o un atto di contrizione vera in punto di morte, conduce alla dannazione?;

    3) qualora le risposte ai primi due dubia fossero affermative, tali risposte continuano ad essere valide riguardo a tutti i peccati, compreso l’adulterio, oppure si dovrà ritenere che quest’ultimo sia un peccato speciale, di una gravità tutta particolare tale che basta compierlo materialmente perché chi lo compie sia ipso facto privo della Grazia Santificante anche qualora non vi siano le altre due condizioni previste dalla dottrina tradizionale della Chiesa?;

    4) le condizioni imposte da Familiaris Consortio n.84, raeconciliatio et paenitentia” N.34 e Sacramentum caritatis” N.29 per l’accesso alla Comunione di chi vive in stato di peccato grave oggettivo sono dimostrabilmente dogmatiche e, di conseguenza, infallibili e irreformabili?;

    5) qualora la risposta al quarto dubium fosse negativa, e quelle disposizioni non fossero di carattere dogmatico e, quindiv siano passibili di riforma, continua ad essere valido il Canone 331 del diritto canonico “Il Vescovo della Chiesa di Roma, in cui permane l’ufficio concesso dal Signore singolarmente a Pietro, primo degli Apostoli, e che deve essere trasmesso ai suoi successori, è capo del Collegio dei Vescovi, Vicario di Cristo e Pastore qui in terra della Chiesa universale; egli perciò, in forza del suo ufficio, ha potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente” che afferma la piena potestà del Papa sull’intera Chiesa e, quindi, il suo pieno diritto di modificare discipline non più ritenute utili alla salus animarum, oppure si dovrà ritenere che il Papa abbia tale potere solo quando concessogli da Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Walter Brandmüller, Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Raymond Leo Burke, Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Carlo Caffarra e Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Joachim Meisner?

    Forza Leo Burke, esca dalla sua cappamagna e risponda! 😉

    1. Caro Marco, la risposta al n.1 non è per niente affermativa e te la contesto subito. Dal momento in cui un sacerdote o chiunque altri
      ti dice: “Non ti è lecito ( ricordi S. Giovanni?) vivere more uxorio con la tua compagna perché non è tua moglie e tu trasgredisci il sesto comandamento se lo fai e vuoi continuare a farlo” ci sono tutti e tre i requisiti per considerarlo peccato grave. Quindi i dubia sono legittimi e Francesco comincia a malodorare fortemente di eresia per questo e per altro.

      1. “Caro Marco, la risposta al n.1 non è per niente affermativa e te la contesto subito. Dal momento in cui un sacerdote o chiunque altri
        ti dice: “Non ti è lecito ( ricordi S. Giovanni?) vivere more uxorio con la tua compagna perché non è tua moglie e tu trasgredisci il sesto comandamento se lo fai e vuoi continuare a farlo” ci sono tutti e tre i requisiti per considerarlo peccato grave.”

        Non è affatto vero, perché possonl esserci attenuanti che fanno si che la persona non possa agire in maniera diversa (ergo mancanza di libertà, che la preserva dal peccato mortale) e/o coscienza incolpevolmente erronea.

        C’è tutto in Al 301 e nel Catechismo

        Amoris Laetitia 301

        “301. Per comprendere in modo adeguato perché è possibile e necessario un discernimento speciale in alcune situazioni dette “irregolari”, c’è una questione di cui si deve sempre tenere conto, in modo che mai si pensi che si pretenda di ridurre le esigenze del Vangelo. La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale»[339] o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa. Come si sono bene espressi i Padri sinodali, «possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione».[340] Già san Tommaso d’Aquino riconosceva che qualcuno può avere la grazia e la carità, ma senza poter esercitare bene qualcuna delle virtù,[341] in modo che anche possedendo tutte le virtù morali infuse, non manifesta con chiarezza l’esistenza di qualcuna di esse, perché l’agire esterno di questa virtù trova difficoltà: «Si dice che alcuni santi non hanno certe virtù, date le difficoltà che provano negli atti di esse, […] sebbene essi abbiano l’abito di tutte le virtù».[342]”

        Catechismo della Chiesa Cattolica paragrafo 1860

        “1860 L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.”

        Perciò la tua obiezione è gravemente superficiale, come (quasi) sempre accade con le obiezioni dei conservatori (a parte piacevoli eccezioni, come Adolfo in questo topic e Carolus Alfonsianus nell’altro).

        Respinto. 😀

        Del resto se fosse come dici tu anche il Vademecum per Confessori del 1997 non sarebbe mai stato redatto, sotto San Giovanni Paolo II.

        1. Però, Marco, tieni conto anche che oggi molti confessori danno assoluzioni con molta leggerezza (e dunque sono praticamente per nulla “qualificati” a discernere seriamente, se un’anima ha commesso o no dei peccati mortali: non puoi affidarti al confessore, come se fosse infallibile… semplicemente perché non lo è… e torniamo dunque alla facilità con cui si commettono sacrilegi, anche in Confessione); se a ciò aggiungi ciò che abbiamo più volte ribadito, ossia che solo Dio legge i cuori, ecco che ciò che è stato stabilito dal precedente Magistero, ossia di NON ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati che non vivono in castità, trova la sua logica giustificazione in una giustissima e direi più che necessaria prudenza.

          Considerata la delicatezza della questione dell’accesso ai Sacramenti, e l’estrema facilità di commettere sacrilegi (anche se non lo si fa in piena consapevolezza, un sacrilegio è sempre un sacrilegio, così come un peccato mortale è sempre peccato mortale… e bene di certo non fa, all’anima che commette tali cose), sarebbe stato molto meglio ribadire la prassi precedente.

          E così le diocesi che oggi concedono “allegramente” l’Eucaristia a tutti, ponendo come “scusa” l’AL, avrebbero avuto molte più difficoltà. Perché, che certi passaggi dell’AL possano essere interpretati in modi diametralmente opposti, è un dato di fatto.

          Meglio avvicinarsi alla Divina Misericordia “per altre vie”, piuttosto che volersi comunicare a tutti i costi… col rischio di sacrilegio sempre dietro l’angolo.

          Inoltre ripeto: nulla è impossibile a Dio… neppure la conversione di chi, in prima battuta, non accetterebbe di vivere in castità (trovandosi in uno stato di adulterio). Conosco coppie che hanno attraversato proprio tale percorso… e oggi si comunicano con la pace nel cuore, perché vivono effettivamente in castità.

          Occorre stare molto attenti, altrimenti si finisce per giustificare (o quasi) uno stile di vita che oggettivamente contrasta con l’insegnamento di Nostro Signore.

          Né si può affermare che vi sono casi in cui non si debbono richiamare le anime che vanno fuori strada. Il richiamo va certamente dosato con prudenza, ma ci deve essere, perché così il Signore ci comanda, nel Vangelo.

          San Giovanni Paolo II in “Familiaris consortio”, n. 84, dice: “La Chiesa ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati”.
          In “Reconciliatio et paenitentia”, n. 34, ancora Giovanni Paolo II dice che la Chiesa invita i suoi figli che si trovano in queste dolorose condizioni, e cioè sono divorziati risposati, “ad avvicinarsi alla misericordia divina per altre vie, non però per quella dei sacramenti della penitenza e dell’eucaristia”.
          E Benedetto XVI, in “Sacramentum caritatis”, n. 29, ribadisce: “Il sinodo dei vescovi [sull’eucaristia, del 2005] ha confermato la prassi della Chiesa di non ammettere ai sacramenti i divorziati risposati”.

          Questi sono alcuni documenti del Magistero precedente, e in essi non troviamo la possibilità di accedere all’Eucaristia, per gli adulteri che non vivano in castità. Si elimina alla radice il “caso per caso”, e di conseguenza la possibilità di commettere sacrilegio.

          Non dimentichiamo che, oggi come oggi, il rispetto verso i Sacramenti va scemando sempre di più: dunque è di severità maggiore che si ha bisogno, e non certo di maggior lassismo.

          Che il papa possa procedere in maniera diversa è ovvio… ma non tutto ciò che è “possibile”, è anche “buono”.

          1. @Aldolfo

            “Però, Marco, tieni conto anche che oggi molti confessori danno assoluzioni con molta leggerezza (e dunque sono praticamente per nulla “qualificati” a discernere seriamente, se un’anima ha commesso o no dei peccati mortali: non puoi affidarti al confessore, come se fosse infallibile… semplicemente perché non lo è… e torniamo dunque alla facilità con cui si commettono sacrilegi, anche in Confessione); se a ciò aggiungi ciò che abbiamo più volte ribadito, ossia che solo Dio legge i cuori, ecco che ciò che è stato stabilito dal precedente Magistero, ossia di NON ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati che non vivono in castità, trova la sua logica giustificazione in una giustissima e direi più che necessaria prudenza.”

            Se un Confessore è eccessivamente di manica larga e concede assoluzioni che non dovrebbe concedere la colpa ricade su di lui, ma l’assoluzione è valida, se il fedele si è comunicato sinceramente, perciò in questo caso è REALMENTE assolto e non commette sacrilegio.

            Infatti il fedele non può certo pagare le conseguenze dell’eventuale leggerezza del Confessore; è il principio dell’ecclesia supplet che ho esposto a fondo pagina.

          2. Non è così semplice: perché si sa benissimo che molti confessori non sono affatto minuziosi, nel valutare le condizioni oggettive e soggettive dei penitenti. Questo lo può verificare chiunque si confessi in modo regolare. Così come lo possono confermare bravi sacerdoti, ai quali si chieda di dare un giudizio impersonale su molti loro confratelli.
            Vi sono preti che confessano, e nel frattempo rispondono pure al cellulare; oppure confessano mentre fanno una passeggiata col penitente, e guardano qua e là, e a tutto sono attenti, meno che alle parole del penitente medesimo.
            E costoro dovrebbero essere in grado di valutare la reale situazione del penitente, specie se i suoi peccati sono gravi e protratti nel tempo?

            Se lo pensiamo, allora ci stiamo prendendo in giro da soli.

            Perciò chi sta in alto, a iniziare dal papa, dovrebbe a maggior ragione usare prudenza, piuttosto che allentare le maglie di una rete già fin troppo allentata.

            Le coppie di divorziati e risposati che conosco io, e che vivono in castità (certo, dopo un percorso difficile, ma pieno di buona volontà, e con l’aiuto di Dio), non sarebbero mai pervenute a questo obiettivo, se la Chiesa (fino a ieri) NON avesse proibito di accostarsi all’Eucaristia a coloro che, non trovandosi in un regolare matrimonio, non vivono in castità.

            Negare l’Eucaristia, a quelle condizioni (ossia: mancanza di castità), significa anche sottolineare a costoro: guardate che il vostro stato di vita contraddice la Volontà di Dio; e, siccome è in gioco la vostra salvezza eterna, dovreste far di tutto per uscir fuori dalla vostra situazione oggettiva di peccato.

            Teniamo sempre presenti le parole di Santa Caterina da Genova, la quale fa benissimo a sottolineare che è già difficile – in ogni caso – raggiungere la contrizione perfetta; figuriamoci se è scontato che la raggiunga un’anima che, magari da molti anni, vive in peccato grave protratto.

            “Viemmi voglia di gridar un sì forte grido, che spaventasse tutti gli uomini che sono sopra la terra, e dir loro: O miseri, perché vi lasciate così accecare da questo mondo, che a una tanta e così importante necessità, come troverete al punto della morte, non date provvisione alcuna?
            Tutti state coperti sotto la speranza della Misericordia di Dio, la quale dite essere tanto grande; ma non vedete che tanta Bontà di Dio vi sarà in giudizio, per avere fatto contro la Volontà di un tanto buon Signore?
            Non ti confidare dicendo: Io mi confesserò, e poi prenderò l’Indulgenza Plenaria, e sarò in quel punto purgato di tutti i miei peccati, e così sarò salvo.
            Pensa che la Confessione e contrizione la quale è di bisogno per essa Indulgenza Plenaria, è cosa tanto difficile di avere, che se tu lo sapessi, tremeresti per gran paura, e saresti più certo di non averla, che di poterla avere”.

            Ecco: ogni peccatore che vive in una situazione oggettiva di peccato grave protratto nel tempo dovrebbe avere questa “gran paura”: perché, come scrivesti tu stesso l’altro giorno, si tratta di situazioni che, se pur non si configurano come peccati mortali (e molte volte si configurano eccome), rimangono pericolosamente vicini ad essi.

            Già siamo fin troppo corrotti, a causa del peccato originale: perciò abbiamo bisogno di una Chiesa che ci richiami alla prudenza, anche con (tanta) severità se è necessario.
            Il lassismo attuale non farà altro che produrre molti inquilini per il regno di Satana. E di ciò pagherà ogni ministro – papa compreso – che, in questi ambiti molto delicati, si sarà comportato con leggerezza.

          3. Altra cosa Adolfo (mi sono accorto di averti chiamato Alfonso in molti commenti, perché in un altro topic avevo avuto una lunga discussione con un utente firmatosi Carolus alfonsianus, che utilizzava argomentazioni simili alle tue, e allora spesso mi sono confuso D ), tu scrivi “torniamo dunque alla facilità con cui si commettono sacrilegi, anche in Confessione”

            Attenzione, il fedele se si confessa sinceramente non commette sacrilegio, anche qualora dovesse ricevere un’assoluzione da un sacerdote troppo di manica larga. In questo caso la responsabilità è del Sacerdote, se invece il fedele mente e nasconde qualcosa per strappare un’assoluzione allora commette sacrilegio il fedele.

          4. @Adolfo

            “Non è così semplice: perché si sa benissimo che molti confessori non sono affatto minuziosi, nel valutare le condizioni oggettive e soggettive dei penitenti. Questo lo può verificare chiunque si confessi in modo regolare. Così come lo possono confermare bravi sacerdoti, ai quali si chieda di dare un giudizio impersonale su molti loro confratelli.
            Vi sono preti che confessano, e nel frattempo rispondono pure al cellulare; oppure confessano mentre fanno una passeggiata col penitente, e guardano qua e là, e a tutto sono attenti, meno che alle parole del penitente medesimo.
            E costoro dovrebbero essere in grado di valutare la reale situazione del penitente, specie se i suoi peccati sono gravi e protratti nel tempo?”

            Si ma ripeto: in tal caso la colpa ricade sul sacerdote, non sul fedele, a meno che non si sia confessato mentendo o occultando qualcosa per ottenere la Confessione. Esattamente come se un matrimonio valido viene dichiarato nullo coloro che poi si risposano non sono tenuti responsabili, qualora non abbiano mentito, ma in tal caso viene tenuto per responsabile il giudice.

            Questo punto è importante, perché prima del Confessore viene la Chiesa, la quale per l’appunto supplisce ad eventuale mancanze del sacerdote. Il fedele commette peccato solo se nasconde dolosamente dei peccati o cerca di ingannare il confessore, se è in buona Fede non commette alcun peccato.

            “Ecco: ogni peccatore che vive in una situazione oggettiva di peccato grave protratto nel tempo dovrebbe avere questa “gran paura”: perché, come scrivesti tu stesso l’altro giorno, si tratta di situazioni che, se pur non si configurano come peccati mortali (e molte volte si configurano eccome), rimangono pericolosamente vicini ad essi.”

            Che siano vicini al peccato mortale non c’è dubbio, sul fatto che lo siano in “molti casi” invece il dubbio c’è eccome, poichè solo pochi si sposano celebrando il sacramento con le intenzioni della Chiesa, ovvero indissolubilità assoluta con divieto di trovarsi un’altra persona anche qualora il marito diventasse un alcolizzato stupratore o la moglie una bagascia e cornificatrice seriale, perciò molti matrimoni anche di cui non viene richiesta la nullità sono de facto nulli, perché celebrati secondo una intenzione (da parte di uno dei coniugi o di entrambi) non conforme a quella della Chiesa.

            Per il resto, per i casi di indissolubilità dopo matrimonio valido, rimangono le altre considerazioni che ho fatto negli altri post.

            “Già siamo fin troppo corrotti, a causa del peccato originale: perciò abbiamo bisogno di una Chiesa che ci richiami alla prudenza, anche con (tanta) severità se è necessario.
            Il lassismo attuale non farà altro che produrre molti inquilini per il regno di Satana. E di ciò pagherà ogni ministro – papa compreso – che, in questi ambiti molto delicati, si sarà comportato con leggerezza.”

            Ricordati che Dio scrive dritto su righe storte. Io non posso credere che permetta che la Sua Chiesa diventi strumento di dannazione per molti.

    2. @Marco

      Provo a rispondere ai tuoi “dubia” per come la vedo io da semplice cattolica senza competenze teologiche di alcun tipo, sicuramente Burke ti risponderebbe meglio, ma accontentati:

      1) Sì, perché un peccato sia mortale devono sussistere tre condizioni: materia grave, piena avvertenza e deliberato consenso. L’adulterio, in quanto peccato grave, può essere mortale e necessita di essere abbandonato perché, in caso contrario, la salvezza del fedele è seriamente a rischio. San Paolo dice: “Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio” (I Cor. 6, 9-10).

      2) Sì, esiste la distinzione “tra peccato materiale (grave quanto alla materia) e peccato formale (dove oltre alla gravità della materia vi è anche la piena imputabilità soggettiva)”, tuttavia la piena imputabilità soggettiva di un peccatore è conosciuta con assoluta certezza solo da Dio, il confessore può solo verificare lo stato oggettivo del fedele, non la sua coscienza interiore, per questo prudenza vuole che il prete, in caso di peccato grave reiterato nel tempo, non sia così temerario da spingere il fedele a commettere con buona probabilità sacrilegio contro l’Eucaristia, aggiungendo peccato grave a peccato grave e peggiorando in tal modo la situazione dell’adultero. Il Codice di Diritto Canonico stabilisce che: «Non siano ammessi alla sacra Comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l’irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto» (can. 915). Come vedi si parla di “peccato grave manifesto” e non di “peccato mortale”, giacché quest’ultimo può essere individuato con certezza solo da Dio. A questo proposito il Pontificio consiglio per i testi legislativi nella dichiarazione del 24 giugno 2000, spiega: “La formula «e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto» è chiara e va compresa in un modo che non deformi il suo senso, rendendo la norma inapplicabile. Le tre condizioni richieste sono:
      a) il peccato grave, inteso oggettivamente, perché dell’imputabilità soggettiva il ministro della Comunione non potrebbe giudicare;
      b) l’ostinata perseveranza, che significa l’esistenza di una situazione oggettiva di peccato che dura nel tempo e a cui la volontà del fedele non mette fine, non essendo necessari altri requisiti (atteggiamento di sfida, ammonizione previa, ecc.) perché si verifichi la situazione nella sua fondamentale gravità ecclesiale;
      c) il carattere manifesto della situazione di peccato grave abituale.”

      3) L’adulterio non è un peccato “speciale”, è un peccato grave, un atto intrinsecamente cattivo che in quanto tale è proibito sempre e comunque indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni più o meno buone di chi lo compie. Come un politico che prende tangenti deve essere invitato dal confessore a smettere di rubare invece di trovare insieme a lui attenuanti varie che consentano all’uomo di continuare la sua vita corrotta indisturbato, così il divorziato risposato deve essere guidato ad abbandonare la sua situazione del tutto contraria agli insegnamenti di Cristo. Se il politico corrotto o il divorziato risposato non riescono a cambiare stile di vita è bene che si astengano dal mangiare e bere la propria condanna, assumendo il Corpo e Sangue di Cristo indegnamente, perché, data la gravità del loro peccato, il rischio di profanare l’Eucaristia e peggiorare ulteriormente la loro situazione è assai elevato.

      4) Sì, le condizioni imposte da “Familiaris Consortio” n.84, “Raeconciliatio et Paenitentia” N.34 e “Sacramentum Caritatis” N.29 per l’accesso alla Comunione di chi vive in stato di peccato grave oggettivo sono dogmatiche, infallibili e irreformabili perché basate sulla Sacra Scrittura e sul Magistero bimillenario della Chiesa. L’indissolubilità del matrimonio sacramentale è una norma di diritto divino, che la Chiesa non può cambiare, così come lo è l’obbligo di “non assumere indegnamente il Corpo e Sangue di Cristo”. Cito quanto scritto da Ratzinger in un testo del 1998: “Epicheia ed aequitas canonica sono di grande importanza nell’ambito delle norme umane e puramente ecclesiali, ma non possono essere applicate nell’ambito di norme, sulle quali la Chiesa non ha nessun potere discrezionale. L’indissolubilità del matrimonio è una di queste norme, che risalgono al Signore stesso e pertanto vengono designate come norme di “diritto divino”. La Chiesa non può neppure approvare pratiche pastorali – ad esempio nella pastorale dei Sacramenti -, che contraddirebbero il chiaro comandamento del Signore. In altre parole: se il matrimonio precedente di fedeli divorziati risposati era valido, la loro nuova unione in nessuna circostanza può essere considerata come conforme al diritto, e pertanto per motivi intrinseci non è possibile una recezione dei sacramenti. La coscienza del singolo è vincolata senza eccezioni a questa norma”. Il cardinale Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha recentemente affermato: «La Chiesa intera ha sempre tenuto fermo sul fatto che non si può ricevere la Comunione quando si è consapevoli di aver commesso un peccato grave, principio che è stato confermato definitivamente dall’enciclica Ecclesia de Eucharistia di San Giovanni Paolo II». Ed il Cardinale Prefetto aggiunge: «Neanche un Papa può sciogliere da questa legge divina».
      5) Quindi la risposta all’ultimo tuo dubia è no, ci sono cose che nemmeno il Papa può cambiare perché anche Lui deve obbedire al Signore e alla sua Dottrina quale è espressa nei Vangeli e nel Magistero. Non può agire in contrasto con quanto insegnato da Cristo e dalla Chiesa negli ultimi duemila anni.

      1. “Sì, esiste la distinzione “tra peccato materiale (grave quanto alla materia) e peccato formale (dove oltre alla gravità della materia vi è anche la piena imputabilità soggettiva)”, tuttavia la piena imputabilità soggettiva di un peccatore è conosciuta con assoluta certezza solo da Dio, il confessore può solo verificare lo stato oggettivo del fedele”

        Vero, e in questo stato oggettivo ci sono anche le eventuali attenuanti, come ad esempio una nuova famiglia con figli o una situazione che non permetterebbe alla persona di agire diversamente senza contrarre una nuova colpa. Queste sono cose che il Confessore può conoscere oggettivamente, se il fedele gliele dice in Confessione.

        Allo stesso modo può discernere dove ci sia una ignoranza invincibile, cioè dove il penitente formuli un giudizio incolpevolmente erroneo sulla sua situazione, criterio già ammesso da San Giovanni Paolo II per i coniugi facenti uso di contraccezione http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740

        “per questo prudenza vuole che il prete, in caso di peccato grave reiterato nel tempo, non sia così temerario da spingere il fedele a commettere con buona probabilità sacrilegio contro l’Eucaristia, aggiungendo peccato grave a peccato grave e peggiorando in tal modo la situazione dell’adultero”

        Qui il discorso è diverso, nel senso che se un sacerdote assolve un adultero che non avrebbe dovuto essere assolto, in forza dell’ecclesia supplet la sua assoluzione è comunque valida (perché il fedele non ha colpa dell’inadeguatezza del Confessore), ma in tal caso la colpa ricade sul Confessore.

        È come nei casi di constatazione di nullità del vincolo matrimoniale: dove un matrimonio viene dichiarato valido anche qualora non vi fossero gli estremi (e quindi venisse de facto annullato un valido vincolo sacramentale) la colpa ricade sul giudice, non sugli sposi, a meno che non abbiano mentito per ottenere la nullità. Se non hanno deliberatamente mentito non hanno colpa dell’annullamento illecito del loro matrimonio. Stesso discorso per la Confessione.

        ” il Codice di Diritto Canonico stabilisce che: «Non siano ammessi alla sacra Comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l’irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto» (can. 915). ”

        Infatti c’è un oggettivo contrasto tra il Codice di diritto canonico ed Al, infatti quando sarà finita questa bufera il Papa, con ogni probabilità, lo modificherà in quei punti che prevedono l’assoluta esclusione di quelle persone dall’Eucaristia.

        Dopotutto la modifica del diritto canonico rientra nel pieno diritto dei Papi.

        “Come vedi si parla di “peccato grave manifesto” e non di “peccato mortale”, giacché quest’ultimo può essere individuato con certezza solo da Dio”

        Il peccato mortale può essere individuato con certezza solo da Dio, ma un Confessore può individuare quando vi siano condizioni che impediscono ad un peccato grave di essere mortale, ovvero attenuanti oggettive. In quei casi è una semplice constatazione, cioè si constata che la persona in questione, nonostante la sua situazione sia di peccato grave oggettivo, ha delle attenuanti che le precludono la colpa mortale, ad esempio come già detto la mancanza di libertà di agire diversamente o una coscienza incolpevolmente erronea (Catechismo 1860 e Amoris Laetitia 301).

        “A questo proposito il Pontificio consiglio per i testi legislativi nella dichiarazione del 24 giugno 2000, spiega: “La formula «e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto» è chiara e va compresa in un modo che non deformi il suo senso, rendendo la norma inapplicabile. Le tre condizioni richieste sono:
        a) il peccato grave, inteso oggettivamente, perché dell’imputabilità soggettiva il ministro della Comunione non potrebbe giudicare;”

        Ma il ministro della Comunione può ben essere diverso dal Confessore. Infatti è così, il ministro della Comunione non può giudicare, se non è il Confessore di chi si comunica, ma il Confessore si; e spesso consiglierà al penitente (qualora non fosse in peccato mortale) di comunicarsi in un’altra Chiesa dove la sua condizione di pubblico peccatore non sia nota, onde evitare di dare possibile scandalo: anche Al consiglia questo.

        “b) l’ostinata perseveranza, che significa l’esistenza di una situazione oggettiva di peccato che dura nel tempo e a cui la volontà del fedele non mette fine, non essendo necessari altri requisiti (atteggiamento di sfida, ammonizione previa, ecc.) perché si verifichi la situazione nella sua fondamentale gravità ecclesiale;
        il carattere manifesto della situazione di peccato grave abituale.”

        Si ma questa per l’appunto è una valutazione meramente da foro esterno. Ora invece la Chiesa preferisce occuparsi di ogni peccatore singolarmente, lasciando da parte la sua “situazione pubblica”.

        “3) L’adulterio non è un peccato “speciale”, è un peccato grave, un atto intrinsecamente cattivo che in quanto tale è proibito sempre e comunque indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni più o meno buone di chi lo compie. Come un politico che prende tangenti deve essere invitato dal confessore a smettere di rubare invece di trovare insieme a lui attenuanti varie che consentano all’uomo di continuare la sua vita corrotta indisturbato, così il divorziato risposato deve essere guidato ad abbandonare la sua situazione del tutto contraria agli insegnamenti di Cristo. Se il politico corrotto o il divorziato risposato non riescono a cambiare stile di vita è bene che si astengano dal mangiare e bere la propria condanna, assumendo il Corpo e Sangue di Cristo indegnamente, perché, data la gravità del loro peccato, il rischio di profanare l’Eucaristia e peggiorare ulteriormente la loro situazione è assai elevato.”

        I due casi sono diversi, perché è ben difficile che il politico corretto si trovi in una situazione di coscienza invincibilmente erronea (dove cioè non riesce a vedere nulla di male nella sua corruzione) o dove non potrebbe prendere decisioni diverse senza incappare in una nuova colpa.

        Per essere chiari: la situazione è ben diversa da una persona che è stata abbandonata e trovandosi nell’impossibilità di ricomporre il rapporto ha trovato un’altra persona con cui stare e/o con cui crescere i figli, e ora si trova in una situazione senza uscita.

        Allo stesso modo la situazione del politico corrotto è ben diversa da quella di due che si sono separati consensualmente dopo anni di inferno sopportato perché i figli, da piccoli, avrebbero sofferto troppo la separazione, e che ora hanno trovato una persona

        Semmai può essere paragonato, il politico corrotto, ad una persona che ha distrutto la famiglia coi suoi adulteri o che ha abbandonato la moglie per andarsene con l’amante. Qui il paragone è calzante.

        Poi adesso non voglio discutere dei vari casi, perché può anche esserci un politico corrotto che sia tale perché magari e ricattato o per altri motivi che ne coartano la libertà, in questo caso nemmeno lui avrebbe colpa mortale sulla coscienza e potrebbe fare la Comunione.

        “4) Sì, le condizioni imposte da “Familiaris Consortio” n.84, “Raeconciliatio et Paenitentia” N.34 e “Sacramentum Caritatis” N.29 per l’accesso alla Comunione di chi vive in stato di peccato grave oggettivo sono dogmatiche, infallibili e irreformabili perché basate sulla Sacra Scrittura e sul Magistero bimillenario della Chiesa. ”

        Falso, non è nè infallibile, nè dogmatica, nè irreformabile. Buona lettura http://isoladipatmos.com/sui-divorziati-rispostati-nuova-nota-dei-padri-dellisola-di-patmos/

        ” L’indissolubilità del matrimonio sacramentale è una norma di diritto divino, che la Chiesa non può cambiare”

        E infatti nessuno la vuole cambiare, nè si vuole coonestare la seconda unione. Ma valutare l’imputabilità del soggetto è cosa completamente diversa e conforme alla dottrina. Un soggetto può vivere in contraddizione con l’indissolubilità matrimoniale e non portare colpa grave.

        “così come lo è l’obbligo di “non assumere indegnamente il Corpo e Sangue di Cristo”.

        Ovvio, infatti nessuno ha detto che possa accedere alla Comunione chi è in peccato mortale.

        “Cito quanto scritto da Ratzinger in un testo del 1998: “Epicheia ed aequitas canonica sono di grande importanza nell’ambito delle norme umane e puramente ecclesiali, ma non possono essere applicate nell’ambito di norme, sulle quali la Chiesa non ha nessun potere discrezionale. L’indissolubilità del matrimonio è una di queste norme, che risalgono al Signore stesso e pertanto vengono designate come norme di “diritto divino”. La Chiesa non può neppure approvare pratiche pastorali – ad esempio nella pastorale dei Sacramenti -, che contraddirebbero il chiaro comandamento del Signore. In altre parole: se il matrimonio precedente di fedeli divorziati risposati era valido, la loro nuova unione in nessuna circostanza può essere considerata come conforme al diritto, e pertanto per motivi intrinseci non è possibile una recezione dei sacramenti. La coscienza del singolo è vincolata senza eccezioni a questa norma”

        Prima di tutto quel testo di Ratzinger non è dogmatico, perciò quando parla di “motivi intrinseci” quasi che la ricezione della Comunione sia incompatibile anche con una persona in stato di Grazia ma che vive in situazione oggettiva di peccato “pubblico”, lo prendo per quello che è, anche perché non so lo sai ma noi ammettiamo gli ortodossi alla Comunione e alla Confessione, se vogliono, e si da il caso che gli ortodossi vivano in stato costante di scisma (non accettano l’autorità del Papa, considerandolo solo un patriarca tra i tanti, seppur primus inter pares) e lo scisma è uno dei peccati contro il primo comandamento.

        Ora, perché la Chiesa accetta gli ortodossi? Perché presume che siano in buona Fede e quindi in stato di Grazia, nonostante conoscano la dottrina della Chiesa Cattolica e la sua affermazione di essere la Chiesa fondata da Cristo, e se può essere, grazie a delle attenuanti, in Grazia uno scismatico può esserlo anche in risposato. Oppure vivere in stato di costante contrapposizione con la comunione con Roma sarebbe più compatibile con la Comunione rispetto ad un secondo matrimonio? Come vedi l’unica questione che nessuno può cambiare è lo stato di Grazia, necessario per accostarsi al Santissimo Sacramento.

        In secondo luogo l’epicheia qui non viene applicata al precetto, ma alla persona. Se l’epicheia venisse applicata al precetto, infatti, si andrebbe a sciogliere un vincolo per sua natura indissolubile “per dispensa”, ma ciò non solo non è stato fatto, ma un tale idea non c’entra proprio nulla con Al. L’epicheia invece può essere applicata al soggetto, qualora non sia reo di colpa mortale.

        È un cambio di focus, dall’oggettività della situazione pubblica di prima, alla situazione concreta dell’anima e della coscienza del fedele di ora, non mette in discussione l’indissolubilità del matrimonio.

        L’articolo che ho linkato dei padri dell’isola di Patmos lo spiega bene.

        “Il cardinale Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha recentemente affermato: «La Chiesa intera ha sempre tenuto fermo sul fatto che non si può ricevere la Comunione quando si è consapevoli di aver commesso un peccato grave, principio che è stato confermato definitivamente dall’enciclica Ecclesia de Eucharistia di San Giovanni Paolo II». Ed il Cardinale Prefetto aggiunge: «Neanche un Papa può sciogliere da questa legge divina».”

        È ovvio che “non si può ricevere la Comunione quando si è consapevoli di aver commesso un peccato grave” se con questo si intende l’essere in peccato mortale ed è altrettanto ovvio che “Neanche un Papa può sciogliere da questa legge divina”.

        Ma siccome è possibile che un risposato, come uno scismatico orientale, sia in stato di Grazia, tale legge divina non viene toccata nemmeno accidentalmente.

        “Quindi la risposta all’ultimo tuo dubia è no, ci sono cose che nemmeno il Papa può cambiare perché anche Lui deve obbedire al Signore e alla sua Dottrina quale è espressa nei Vangeli e nel Magistero. Non può agire in contrasto con quanto insegnato da Cristo e dalla Chiesa negli ultimi duemila anni.”

        Verissimo, il Papa non può cambiare la dottrina ma può cambiare la disciplina e le leggi canoniche della Chiesa.

        Sarebbe stato un cambiamento dottrinale se avesse detto che ci si può accostare alla Comunione in peccato mortale, ma questo non l’ha fatto.

        Questo Papa sta trattando i divorziati risposati come si trattano gli altri peccatori, ovvero discernimento, non mettendo una legge uguale per tutti indipendentemente dallo stato soggettivo.

        Si potrà anche essere favorevoli all’apartheid dei divorziati, ma il Papa può cambiare, come infatti ha fatto, questo stato di cose, senza ledere la dottrina.

      2. “Sì, esiste la distinzione “tra peccato materiale (grave quanto alla materia) e peccato formale (dove oltre alla gravità della materia vi è anche la piena imputabilità soggettiva)”, tuttavia la piena imputabilità soggettiva di un peccatore è conosciuta con assoluta certezza solo da Dio, il confessore può solo verificare lo stato oggettivo del fedele”

        Vero, e in questo stato oggettivo ci sono anche le eventuali attenuanti, come ad esempio una nuova famiglia con figli o una situazione che non permetterebbe alla persona di agire diversamente senza contrarre una nuova colpa. Queste sono cose che il Confessore può conoscere oggettivamente, se il fedele gliele dice in Confessione.

        Allo stesso modo può discernere dove ci sia una ignoranza invincibile, cioè dove il penitente formuli un giudizio incolpevolmente erroneo sulla sua situazione, criterio già ammesso da San Giovanni Paolo II per i coniugi facenti uso di contraccezione nel suo Vademecum del 1997 che ho linkato innumerevoli volte.

        “per questo prudenza vuole che il prete, in caso di peccato grave reiterato nel tempo, non sia così temerario da spingere il fedele a commettere con buona probabilità sacrilegio contro l’Eucaristia, aggiungendo peccato grave a peccato grave e peggiorando in tal modo la situazione dell’adultero”

        Qui il discorso è diverso, nel senso che se un sacerdote assolve un adultero che non avrebbe dovuto essere assolto, in forza dell’ecclesia supplet la sua assoluzione è comunque valida (perché il fedele non ha colpa dell’inadeguatezza del Confessore), ma in tal caso la colpa ricade sul Confessore.

        È come nei casi di constatazione di nullità del vincolo matrimoniale: dove un matrimonio viene dichiarato valido anche qualora non vi fossero gli estremi (e quindi venisse de facto annullato un valido vincolo sacramentale) la colpa ricade sul giudice, non sugli sposi, a meno che non abbiano mentito per ottenere la nullità. Se non hanno deliberatamente mentito non hanno colpa dell’annullamento illecito del loro matrimonio. Stesso discorso per la Confessione.

        ” il Codice di Diritto Canonico stabilisce che: «Non siano ammessi alla sacra Comunione gli scomunicati e gli interdetti, dopo l’irrogazione o la dichiarazione della pena e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto» (can. 915). ”

        Infatti c’è un oggettivo contrasto tra il Codice di diritto canonico ed Al, infatti quando sarà finita questa bufera il Papa, con ogni probabilità, lo modificherà in quei punti che prevedono l’assoluta esclusione di quelle persone dall’Eucaristia.

        Dopotutto la modifica del diritto canonico rientra nel pieno diritto dei Papi.

        “Come vedi si parla di “peccato grave manifesto” e non di “peccato mortale”, giacché quest’ultimo può essere individuato con certezza solo da Dio”

        Il peccato mortale può essere individuato con certezza solo da Dio, ma un Confessore può individuare quando vi siano condizioni che impediscono ad un peccato grave di essere mortale, ovvero attenuanti oggettive. In quei casi è una semplice constatazione, cioè si constata che la persona in questione, nonostante la sua situazione sia di peccato grave oggettivo, ha delle attenuanti che le precludono la colpa mortale, ad esempio come già detto la mancanza di libertà di agire diversamente o una coscienza incolpevolmente erronea (Catechismo 1860 e Amoris Laetitia 301).

        “A questo proposito il Pontificio consiglio per i testi legislativi nella dichiarazione del 24 giugno 2000, spiega: “La formula «e gli altri che ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto» è chiara e va compresa in un modo che non deformi il suo senso, rendendo la norma inapplicabile. Le tre condizioni richieste sono:
        a) il peccato grave, inteso oggettivamente, perché dell’imputabilità soggettiva il ministro della Comunione non potrebbe giudicare;”

        Ma il ministro della Comunione può ben essere diverso dal Confessore. Infatti è così, il ministro della Comunione non può giudicare, se non è il Confessore di chi si comunica, ma il Confessore si; e spesso consiglierà al penitente (qualora non fosse in peccato mortale) di comunicarsi in un’altra Chiesa dove la sua condizione di pubblico peccatore non sia nota, onde evitare di dare possibile scandalo: anche Al consiglia questo.

        “b) l’ostinata perseveranza, che significa l’esistenza di una situazione oggettiva di peccato che dura nel tempo e a cui la volontà del fedele non mette fine, non essendo necessari altri requisiti (atteggiamento di sfida, ammonizione previa, ecc.) perché si verifichi la situazione nella sua fondamentale gravità ecclesiale;
        il carattere manifesto della situazione di peccato grave abituale.”

        Si ma questa per l’appunto è una valutazione meramente da foro esterno. Ora invece la Chiesa preferisce occuparsi di ogni peccatore singolarmente, lasciando da parte la sua “situazione pubblica”.

        “3) L’adulterio non è un peccato “speciale”, è un peccato grave, un atto intrinsecamente cattivo che in quanto tale è proibito sempre e comunque indipendentemente dalle circostanze e dalle intenzioni più o meno buone di chi lo compie. Come un politico che prende tangenti deve essere invitato dal confessore a smettere di rubare invece di trovare insieme a lui attenuanti varie che consentano all’uomo di continuare la sua vita corrotta indisturbato, così il divorziato risposato deve essere guidato ad abbandonare la sua situazione del tutto contraria agli insegnamenti di Cristo. Se il politico corrotto o il divorziato risposato non riescono a cambiare stile di vita è bene che si astengano dal mangiare e bere la propria condanna, assumendo il Corpo e Sangue di Cristo indegnamente, perché, data la gravità del loro peccato, il rischio di profanare l’Eucaristia e peggiorare ulteriormente la loro situazione è assai elevato.”

        I due casi sono diversi, perché è ben difficile che il politico corretto si trovi in una situazione di coscienza invincibilmente erronea (dove cioè non riesce a vedere nulla di male nella sua corruzione) o dove non potrebbe prendere decisioni diverse senza incappare in una nuova colpa.

        Per essere chiari: la situazione è ben diversa da una persona che è stata abbandonata e trovandosi nell’impossibilità di ricomporre il rapporto ha trovato un’altra persona con cui stare e/o con cui crescere i figli, e ora si trova in una situazione senza uscita.

        Allo stesso modo la situazione del politico corrotto è ben diversa da quella di due che si sono separati consensualmente dopo anni di inferno sopportato perché i figli, da piccoli, avrebbero sofferto troppo la separazione, e che ora hanno trovato una persona

        Semmai può essere paragonato, il politico corrotto, ad una persona che ha distrutto la famiglia coi suoi adulteri o che ha abbandonato la moglie per andarsene con l’amante. Qui il paragone è calzante.

        Poi adesso non voglio discutere dei vari casi, perché può anche esserci un politico corrotto che sia tale perché magari e ricattato o per altri motivi che ne coartano la libertà, in questo caso nemmeno lui avrebbe colpa mortale sulla coscienza e potrebbe fare la Comunione.

        “4) Sì, le condizioni imposte da “Familiaris Consortio” n.84, “Raeconciliatio et Paenitentia” N.34 e “Sacramentum Caritatis” N.29 per l’accesso alla Comunione di chi vive in stato di peccato grave oggettivo sono dogmatiche, infallibili e irreformabili perché basate sulla Sacra Scrittura e sul Magistero bimillenario della Chiesa. ”

        Falso, non è nè infallibile, nè dogmatica, nè irreformabile. Buona lettura (cito dall’articolo “i divorziati risposati e quei teologi che strumentalizzano la Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II del blog dei padri dell’isola di Patmos. Non linko l’articolo perché altrimenti il commento mi va in coda di moderazione) di ciò che scriveva Padre Cavalcoli ben prima di Amoris Laetitia.

        “La Familiaris consortio, appunto perché tocca solo il foro esterno,non sfiora neppure la questione in esame, caratteristica del foro interno, ossia della condizione o dello stato o del dinamismo interiore della volontà dei conviventi e lascia quindi aperta la porta alla legittimità della discussione in atto nel Sinodo, se, in certi casi gravi, ben precisati e circostanziati, con forti scusanti, i divorziati possano o non possono accedere ai Sacramenti.

        Giovanni Paolo II si limita a ribadire la norma vigente, espressione di un’antichissima tradizione, sia pur corredandola di alti motivi teologici. Ma trattandosi di norma certo fondata sul dogma, MA NON NECESSARIAMENTE CONNESSA CON ESSO, questo insegnamento del Papa NON È da considerarsi immutabile, come non lo sono generalmente le norme positive, giuridiche e pastorali della Chiesa, senza che ciò comporti un insulto al dogma sul quale si basano. Infatti, un medesimo principio morale può avere DIVERSE APPLICAZIONI.. Non sarebbe saggio né prudente attaccarsi ostinatamente AD UNA SOLA DELLE POSSIBILI applicazioni, per il semplice fatto che essa si fonda su di un valore assoluto, il quale, viceversa, ammette una PLURALITÀ DI DIVERSE APPLICAZIONI, salvo restando il principio.

        Ora, il timore di alcuni che un mutamento della disciplina vigente possa intaccare il dogma, È INFONDATO, perché l’attuale normativa non è così connessa al dogma come fosse la conclusione di un sillogismo dimostrativo, dove la premessa sarebbe il dogma; ma la detta normativa ha solo una connessione di convenienza col dogma, tale da ammettere anche ALTRE POSSIBILI CONCLUSIONI. Similmente, dal proposto di vivere cristianamente ― valore assoluto ed irrinunciabile ― non discende necessariamente soltanto la vita laicale, come credeva Lutero, ma può scaturire anche la scelta sacerdotale o religiosa.”

        ” L’indissolubilità del matrimonio sacramentale è una norma di diritto divino, che la Chiesa non può cambiare”

        E infatti nessuno la vuole cambiare, nè si vuole coonestare la seconda unione. Ma valutare l’imputabilità del soggetto è cosa completamente diversa e conforme alla dottrina. Un soggetto può vivere in contraddizione con l’indissolubilità matrimoniale e non portare colpa grave.

        “così come lo è l’obbligo di “non assumere indegnamente il Corpo e Sangue di Cristo”.

        Ovvio, infatti nessuno ha detto che possa accedere alla Comunione chi è in peccato mortale.

        “Cito quanto scritto da Ratzinger in un testo del 1998: “Epicheia ed aequitas canonica sono di grande importanza nell’ambito delle norme umane e puramente ecclesiali, ma non possono essere applicate nell’ambito di norme, sulle quali la Chiesa non ha nessun potere discrezionale. L’indissolubilità del matrimonio è una di queste norme, che risalgono al Signore stesso e pertanto vengono designate come norme di “diritto divino”. La Chiesa non può neppure approvare pratiche pastorali – ad esempio nella pastorale dei Sacramenti -, che contraddirebbero il chiaro comandamento del Signore. In altre parole: se il matrimonio precedente di fedeli divorziati risposati era valido, la loro nuova unione in nessuna circostanza può essere considerata come conforme al diritto, e pertanto per motivi intrinseci non è possibile una recezione dei sacramenti. La coscienza del singolo è vincolata senza eccezioni a questa norma”

        Prima di tutto quel testo di Ratzinger non è dogmatico, perciò quando parla di “motivi intrinseci” quasi che la ricezione della Comunione sia incompatibile anche con una persona in stato di Grazia ma che vive in situazione oggettiva di peccato “pubblico”, lo prendo per quello che è, anche perché non so lo sai ma noi ammettiamo gli ortodossi alla Comunione e alla Confessione, se vogliono, e si da il caso che gli ortodossi vivano in stato costante di scisma (non accettano l’autorità del Papa, considerandolo solo un patriarca tra i tanti, seppur primus inter pares) e lo scisma è uno dei peccati contro il primo comandamento.

        Ora, perché la Chiesa accetta gli ortodossi? Perché presume che siano in buona Fede e quindi in stato di Grazia, nonostante conoscano la dottrina della Chiesa Cattolica e la sua affermazione di essere la Chiesa fondata da Cristo, e se può essere, grazie a delle attenuanti, in Grazia uno scismatico può esserlo anche in risposato. Oppure vivere in stato di costante contrapposizione con la comunione con Roma sarebbe più compatibile con la Comunione rispetto ad un secondo matrimonio? Come vedi l’unica questione che nessuno può cambiare è lo stato di Grazia, necessario per accostarsi al Santissimo Sacramento.

        In secondo luogo l’epicheia qui non viene applicata al precetto, ma alla persona. Se l’epicheia venisse applicata al precetto, infatti, si andrebbe a sciogliere un vincolo per sua natura indissolubile “per dispensa”, ma ciò non solo non è stato fatto, ma un tale idea non c’entra proprio nulla con Al. L’epicheia invece può essere applicata al soggetto, qualora non sia reo di colpa mortale.

        È un cambio di focus, dall’oggettività della situazione pubblica di prima, alla situazione concreta dell’anima e della coscienza del fedele di ora, non mette in discussione l’indissolubilità del matrimonio.

        L’articolo che dei padri dell’isola di Patmos di cui ho riportato la citazione lo spiega bene.

        “Il cardinale Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha recentemente affermato: «La Chiesa intera ha sempre tenuto fermo sul fatto che non si può ricevere la Comunione quando si è consapevoli di aver commesso un peccato grave, principio che è stato confermato definitivamente dall’enciclica Ecclesia de Eucharistia di San Giovanni Paolo II». Ed il Cardinale Prefetto aggiunge: «Neanche un Papa può sciogliere da questa legge divina».”

        È ovvio che “non si può ricevere la Comunione quando si è consapevoli di aver commesso un peccato grave” se con questo si intende l’essere in peccato mortale ed è altrettanto ovvio che “Neanche un Papa può sciogliere da questa legge divina”.

        Ma siccome è possibile che un risposato, come uno scismatico orientale, sia in stato di Grazia, tale legge divina non viene toccata nemmeno accidentalmente.

        “Quindi la risposta all’ultimo tuo dubia è no, ci sono cose che nemmeno il Papa può cambiare perché anche Lui deve obbedire al Signore e alla sua Dottrina quale è espressa nei Vangeli e nel Magistero. Non può agire in contrasto con quanto insegnato da Cristo e dalla Chiesa negli ultimi duemila anni.”

        Verissimo, il Papa non può cambiare la dottrina ma può cambiare la disciplina e le leggi canoniche della Chiesa.

        Sarebbe stato un cambiamento dottrinale se avesse detto che ci si può accostare alla Comunione in peccato mortale, ma questo non l’ha fatto.

        Questo Papa sta trattando i divorziati risposati come si trattano gli altri peccatori, ovvero discernimento, non mettendo una legge uguale per tutti indipendentemente dallo stato soggettivo.

        Si potrà anche essere favorevoli all’apartheid dei divorziati, ma il Papa può cambiare, come infatti ha fatto, questo stato di cose, senza ledere la dottrina.

        1. “Per essere chiari: la situazione è ben diversa da una persona che è stata abbandonata e trovandosi nell’impossibilità di ricomporre il rapporto ha trovato un’altra persona con cui stare e/o con cui crescere i figli, e ora si trova in una situazione senza uscita”.

          Non esistono situazioni senza uscita, Marco. Affermare questo equivale ad affermare che non è vero, che a Dio tutto è possibile. E avrebbe ragione Bergoglio, quando dice che nessuno è tenuto all’impossibile.

          Con la buona volontà (anche se solo, inizialmente, di uno dei due che convivono) si attira l’aiuto di Dio; e con l’aiuto di Dio ci si può porre su un serio cammino di conversione.
          Dio non aspetta altro che di essere chiamato in aiuto, e stiamo pur certi (così come hanno sperimentato le coppie di cui ho parlato in altri commenti) che aiuterà ogni peccatore che Lo invoca, per avere la forza di mutare vita.

          Non lo dice proprio a Faustina, che la preghiera per la conversione dei peccatori è quella che più Gli è gradita, e che dunque Lui esaudisce SEMPRE?

          E non la esaudirà, se a pregare per la conversione propria è il peccatore medesimo?

          E se un politico può avere consapevolezza che le bustarelle non sono “cosa buona” (spiritualmente parlando), anche un divorziato risposato può avere consapevolezza della frase di San Paolo, sul fatto che agli adulteri (così come ad altri peccatori gravi) non sarà concesso il Regno di Dio.

          Oggi come oggi, in molte chiese, è difficile anche solo trovare un sacerdote che abbia cinque minuti da dedicare al penitente: figuriamoci se è tanto scontato, che un confessore abbia tempo, voglia e capacità di dialogare con chi si confessa, per comprendere se e in che misura ha peccato gravemente, ed eventualmente negargli l’assoluzione.

          Giustamente tu dici che in casi simili la responsabilità ricade sul confessore. Ma comunque abbiamo dei penitenti che NON vengono istruiti sul fatto che certi comportamenti si configurano come peccati oggettivamente gravi (e dunque perseverano lungo quella strada non buona); e abbiamo confessori che peccano gravemente, dando l’assoluzione anche a chi non la potrebbe ricevere.

          Peccati gravi su peccati gravi, a cui si aggiungono sacrilegi (più o meno consapevoli: ma sempre sacrilegi sono, oggettivamente parlando) della Confessione e dell’Eucaristia (se non è il penitente, a commetter sacrilegio, in molti casi è il confessore medesimo).

          E questa dovrebbe essere una situazione che val la pena difendere?
          A me non pare proprio.

          Ogni peccato, ci insegna il Catechismo, incide negativamente su tutto il Corpo mistico (così come ogni atto buono incide positivamente: è la Comunione dei Santi… opposta a quella che chiamerei “comunione dei dannati”, o meglio “comunione dei peccatori”): direttamente o indirettamente, tutta la Chiesa viene sempre più lordata, a causa di simili realtà.

          E, visto che hai citato il p. Cavalcoli, quasi sicuramente avrai letto l’articolo di p. Ariel, in merito alle nuove concessioni di Francesco, per quanto riguarda il peccato d’aborto.

          Ariel, in quell’articolo, non dice che il papa non aveva diritto di procedere in quel modo (il diritto ce l’ha, e l’ha utilizzato), ma si interroga sull’opportunità di una simile concessione. E anche lui sottolinea l’inadeguatezza di molti, di troppi confessori odierni.

          E così, nella concezione di molti, il peccato – gravissimo – d’aborto è stato “declassato”. Il papa certamente non voleva questo, e anzi ribadisce la condanna dell’aborto a chiare lettere. In ogni caso è questo il messaggio (cioè: vai col lassismo!) che è passato in larga misura… anche a causa delle nuove concessioni, per le quali ogni prete può adesso assolvere chi ha commesso tale peccato.

          Ecco: qui sta il vero nocciolo della questione. Non sul fatto che il papa possa o non possa (può: purtroppo o per fortuna) mutare certe leggi ecclesiastiche. Ma sulla reale opportunità di queste “nuove concessioni”, le quali rischiano seriamente di peggiorare una realtà (quella della Chiesa attuale) già abbondantemente compromessa.

          1. “Non esistono situazioni senza uscita, Marco. Affermare questo equivale ad affermare che non è vero, che a Dio tutto è possibile. E avrebbe ragione Bergoglio, quando dice che nessuno è tenuto all’impossibile.
            Con la buona volontà (anche se solo, inizialmente, di uno dei due che convivono) si attira l’aiuto di Dio; e con l’aiuto di Dio ci si può porre su un serio cammino di conversione.
            Dio non aspetta altro che di essere chiamato in aiuto, e stiamo pur certi (così come hanno sperimentato le coppie di cui ho parlato in altri commenti) che aiuterà ogni peccatore che Lo invoca, per avere la forza di mutare vita.”

            Si ma come ho già detto molte volte ogni vita è diversa, e una situazione di materia grave che può essere pericolosa per un’anima può non esserlo per un’altra.

            Ti faccio un esempio su un caso di una persona che conosco (credo di averne parlato anche in altri commenti): questa donna ha poco più di 50 anni, è stata insieme con un marito col quale la relazione è diventata praticamente subito un inferno in terra, c’è stata insieme per 16 anni, perché il figlio non avesse a soffrirne, 16 anni nei quali ha sofferto e basta, nei quali oltre a non avere rapporti col marito (vivevano da separati in casa) non è mai andata con nessun altro uomo, fino alla separazione e conseguente divorzio, avvenuto nel 2007. Dopo un paio di anni ha trovato un uomo co quale ora è felice, e la cui relazione sta dando tanti buoni frutti, al contrario della infernale relazione precedente, che pure era suggellata dal vincolo del Sacramento.

            Ora, questa donna non riesce a vedere nulla di male nella sua relazione, nemmeno sforzandosi riesce a credere che Dio detesti la sua felicità al punto da volerla dannare, e qui non siamo certo di fronte ad un caso di coscienza colpevolmente erronea, dato che non era certo una donna che praticasse il vizio, questa.

            Ora, oltre a questa problematica di coscienza lei si trova con un uomo verso il quale sente di avere anche degli obblighi, e non vuole assolutamente fare andare a monte il rapporto.

            Ecco, il Confessore di questa donna le ha dato l’assoluzione senza nemmeno imporle il fardello della castità assoluta, perché questa povera donna ha valutato che avesse già sofferto abbastanza, e che la sua coscienza e la sua situazione testimoniano che non è in peccato mortale.

            Ora, giusto per chiarire: questo è un caso reale, non astratto. Questa persona la conosco bene. Se difendo la pastorale del Papa è perché mi sono reso conto che una pastorale più rigida è costitutivamente opposta non solo alla Misericordia, ma anche alla Giustizia, perché impone di imporre gli stessi fardelli sia ad un caso come quello di cui sopra sia al ganzo che sfascia la famiglia per andarsene con la rumena 30enne.

            Ci siamo capiti? A mio avviso non è soltanto un problema di misericordia, ma anche di giustizia. Rinchiudere tutti i casi dietro una formulazione generale fa torto sia all’una che all’altra, e sono certo che anche San Giovanni Paolo II lo sapesse, visto che la pastorale che ha comandato nel Vademecum del 97 sulla contraccezione, ma che dall’altro lato sentisse, all’epoca (198q) di non poter andare oltre.

            “Non lo dice proprio a Faustina, che la preghiera per la conversione dei peccatori è quella che più Gli è gradita, e che dunque Lui esaudisce SEMPRE?

            E non la esaudirà, se a pregare per la conversione propria è il peccatore medesimo?”

            Ma certamente, il punto è che chi ha bisogno di conversione nel senso che è in pericolo è chi è in peccato mortale. Come ho detto e mostrato non in tutti i casi che pure “pubblicamente” sono in peccato grave si da il peccato mortale, perciò in questi casi, sebbene la loro situazioni non realizzi pienamente il disegno di Dio, non è mortale per la loro anima.

            È una distinzione non da poco. Certo, se si parte dal presupposto esplicito o implicito che siano necessariamente in peccato mortale (non sto dicendo che tu l’abbia fatto eh) allora il mio discorso non ha senso, il punto è che quel presupposto non tiene conto della realtà effettuale.

            Tanto per dire: vogliamo parlare di tutti i cristiani ortodossi che da millenni vengono ammessi alle seconde nozze? Tutti (o la maggior parte) dannati? Ora, la Chiesa Cattolica non potrà mai fare ciò che fa la Chiesa ortodossa, ovvero benedire le seconde nozze, ma tra il benedire le seconde nozze e il rifiutarsi persino di discernere ogni caso concreto c’è una bella differenza, non credi?

            Non penso che solo ai fedeli cattolici debbano essere imposti dei pesi insopportabili che vanno contro sia la giustizia che la misericordia, trattando il donnaiolo che se ne va con la rumena allo stesso modo della povera donna che ha passato 15anni e oltre di inferno per il bene del proprio figlio.

            ” E se un politico può avere consapevolezza che le bustarelle non sono “cosa buona” (spiritualmente parlando), anche un divorziato risposato può avere consapevolezza della frase di San Paolo, sul fatto che agli adulteri (così come ad altri peccatori gravi) non sarà concesso il Regno di Dio.”

            Vedi sopra cosa ho scritto sul politico corrotto. Le lettere Paoline non comprendono tutta la sistematizzazione successiva della Chiesa sulla differenza tra peccato materiale e formale, ma se con San Paolo si intende che gli adulteri in peccato mortale impenitenti verranno esclusi dal Regno questo è sicuro. Ma per l’appunto parliamo di una fattispecie ben precisa.

            “Oggi come oggi, in molte chiese, è difficile anche solo trovare un sacerdote che abbia cinque minuti da dedicare al penitente: figuriamoci se è tanto scontato, che un confessore abbia tempo, voglia e capacità di dialogare con chi si confessa, per comprendere se e in che misura ha peccato gravemente, ed eventualmente negargli l’assoluzione”

            Sul negare l’assoluzione voglio farti presente una cosa: Sant’Alfonso Maria dè Liguori (che se tornassi indietro nel tempo a fargli leggere Al penso che gli prenderebbe un colpo, stiamo parlando di un Vescovo e Confessore del XVIII secolo) non ha MAI negato nè differito un’assoluzione in tutta la sua carriera.

            “Giustamente tu dici che in casi simili la responsabilità ricade sul confessore. Ma comunque abbiamo dei penitenti che NON vengono istruiti sul fatto che certi comportamenti si configurano come peccati oggettivamente gravi (e dunque perseverano lungo quella strada non buona); e abbiamo confessori che peccano gravemente, dando l’assoluzione anche a chi non la potrebbe ricevere.”

            È vero, in questi casi peccano gravemente i Confessori, anzi probabilmente talvolta in modo mortale (anche se spesso lo fanno per una buona intenzione, mi ricordo uno una volta che disse “io non me la sento di chiudere il cielo in faccia alle persone. Se non do l’assoluzione ad uno e poi quello esce e fa un incidente è possibile che vada all’inferno, e io non voglio essere responsabile della condanna eterna di un mio fedele, preferisco rischiarla io, e chiedere perdono al Signore. Non voglio essere responsabile della condanna di qualcuno al fuoco eterno, preferisco assolverlo anche se manca qualche condizione” testuali parole) sul resto ribadisco quanto detto, ossia che Dio scrive dritto su righe storte, e se non altro queste persone ricevono un’assoluzione valida, a meno che, sventuratamente, non abbiano la malsanissima idea di mentire per ingraziarsi l’assoluzione.

            “Peccati gravi su peccati gravi, a cui si aggiungono sacrilegi (più o meno consapevoli: ma sempre sacrilegi sono, oggettivamente parlando) della Confessione e dell’Eucaristia (se non è il penitente, a commetter sacrilegio, in molti casi è il confessore medesimo).”

            Si, questo è vero, ma non credere che fosse diversa con gli altri papi. Già prima dell’elezione di Francesco il 70% e oltre dei sacerdoti assolveva i divorziati risposati basandosi sul discernimento caso per caso, tanto per dire (e questo per me non è un sacrilegio, altrimenti Al non sarebbe esistita, ma di certo andava contro il diritto canonico), ripeto che è una leggenda l’idea che queste cose siano nate -o amplificate- con questo Pontificato.

            L’unica cosa che viene amplificata è la risonanza che ne viene data dagli ambienti conservatori, nemici di questo Papa, gli stessi ambienti che sotto San Giovanni Paolo II coprivano gli scandali della pedofilia e oggi tuonano contro le famiglie ferite. È avvenuto, te l’ho già scritto, quanto avvenuto con la stampa laica, solo al contrario: la stampa laica ora osanna la Chiesa perché vede il Papa come amico, mentre prima attaccava i pontefici. I conservatori, che in passato hanno coperto le peggiori porcherie, perché apprezzavano due pontefici che ritenevano funzionali alla restaurazione, ora espongono tutto per indebolire la legittimità e la credibilità del Pontefice regnante c

            “E, visto che hai citato il p. Cavalcoli, quasi sicuramente avrai letto l’articolo di p. Ariel, in merito alle nuove concessioni di Francesco, per quanto riguarda il peccato d’aborto.

            Ariel, in quell’articolo, non dice che il papa non aveva diritto di procedere in quel modo (il diritto ce l’ha, e l’ha utilizzato), ma si interroga sull’opportunità di una simile concessione. E anche lui sottolinea l’inadeguatezza di molti, di troppi confessori odierni.”

            Si ma vedi, il Papa ha ribadito che l’aborto è un gravissimo peccato e che distrugge una vita innocente. Ora, la stampa laica ha fatto dei titoli nella più demenziale malafede, e cosa è successo nella Chiesa? Che i conservatori ci hanno marciato su, dando ragione alla stampa come per dire “visto? Il Papa legittima l’aborto”, mentre se la stessa concessione fosse stata fatta da Benedetto XVI o da San Giovanni Paolo II avrebbero inveito (giustamente!) contro la stampa mistificatrice.

            Capisci cosa intendo? Come fa questo Papa a governare se ha mezza Chiesa che gli da contro in ogni modo, minandone la credibilità, distorcendo quanto dice (vedi qui https://cronicasdepapafrancisco.wordpress.com/2016/12/18/il-significato-della-sofferenza-le-vere-parole-di-papa-francesco/ persino un sito come quello, da sempre contro Papa Francesco, si è sentito in dovere di rettificare le speciose accuse sul Papa che avrebbe accusato DIO di ingiustizia, quando ciò che ha detto è ben diverso) e facendolo passare per un anticristo, usando anche la stampa anticlericale quando fa comodo per attaccarlo (la stessa stampa che sotto i due pontificati antecedenti esecravano un giorno sì e l’altro pure)?

            “Ecco: qui sta il vero nocciolo della questione. Non sul fatto che il papa possa o non possa (può: purtroppo o per fortuna) mutare certe leggi ecclesiastiche. Ma sulla reale opportunità di queste “nuove concessioni”, le quali rischiano seriamente di peggiorare una realtà (quella della Chiesa attuale) già abbondantemente compromessa.”

            Questa è un’opinione legittima. Ciò che non è legittimo è dire, come Beatrice, che FC sarebbe dogmatica e irreformabile e che quindi un cambiamento in tal senso sarebbe come introdurre il sacerdozio femminile (porta chiusa definitivamente con pronunciamento infallibile da definitivo da GPII), negare la presenza reale nell’Eucaristia, negare l’immacolata concezione, affermare la possibilità di sciogliere un matrimonio valido eccetera…

            Poi si possono fare le considerazioni del caso, e io sinceramente rimango convinto che un cambiamento fosse necessario. Sarà perché ho un animo progressista, non so, ma sta di fatto che, ad esempio, era assurdo ammettere (come facciamo e facevamo anche prima) gli ortodossi alla Comunione e alla Confessione, ovvero cristiani che vivono in costante stato di scisma da Roma (ovvero in stato di peccato grave continuato contro il primo comandamento, che proibisce lo scisma, tra le altre cose), sulla base del fatto che potessero essere in buona Fede, e negarla ai risposati in qualunque caso e circostanza. Così abbiamo il paradosso di un ortodosso che oltre che scismatico (e quindi in stato di peccato grave oggettivo contro il primo comandamento) perchè non in comunione con Roma e magari pure risposato (con tanto di benedizione della sua Chiesa) può essere assolto da noi e accedere alla Comunione, mentre ai nostri risposati essa sarebbe vietata per principio, quasi che fossero dei “damned men walking”, sempre in stato di peccato mortale indipendentemente dalle circostanze, se non si astengono dagli atti sessuali.

            Aveva senso per te una roba del genere? Per me NO, lo dico chiaramente. Come non aveva senso che solo chi aveva i soldi potesse accedere ai processi di constatazione di nullità del vincolo matrimoniale (che prima del Motu proprio dell’anno scorso costavano un fracco di soldi) mentre a tantissimi altri fedeli fossero posti sulle spalle dei pesi insopportabili sulla base di un vincolo inesistente.

            A molti potevano anche andare bene queste cose, io, lo dico francamente, le trovavo disgustose e ipocrite.

          2. Già che hai citato Padre Ariel, leggi cosa dice a proposito dei divorziati risposati e sulla fissazione riguardante le questioni sessuali di molti http://isoladipatmos.com/cattolici-e-sessuofobia-la-verginita-degli-eretici-e-piu-impura-delladulterio/

            Leggi il double standard di molti che tuonano contro le famiglie ferite e poi fanno culo e camicia coi potenti (chissà perché di Trump -di cui, non frantendere, anche io sono felicissimo che abbia vinto sulla satanica abortista Hilary Clinton, sia chiaro; ma seguimi nel ragionamento- nessuno nei circoli ultraconservatori ha ancora rimarcato che trattasi di un adultero convivente more uxorio tanto quanto -anzi di più essendo risposato tre volte- coloro contro cui tuonano da anni.) di cui giustificano tutto, come se solo al “popolino” fosse proibito di sbagliare senza incorrere nella loro arcigna condanna.

            Cito Padre Ariel ma invito a leggerlo tutto l’articolo; ne vale la pena.

            “Piaccia o non piaccia, rimane un dato di fatto che certe istituzioni di moralisti duri e puri sono tenute in piedi con i soldi donati dalle estreme destre americane formate da soggetti che – i più morali in assoluto – sono sposati perlomeno un paio di volte e se la spassano appresso con ragazze di vent’anni più giovani di loro. O vogliamo davvero relegare nelle questioni prive di interesse teologico-pastorale, ma soprattutto d’interesse morale, il fatto che questi personaggi, tra una gozzoviglia e l’altra, si rechino poi con l’alabarda cavalleresca in mano e con la lacrima all’occhio alle Sante Messe in rito antico, per tuonare tra un oremus e l’altro contro l’adulterio, il concubinato e la Comunione ai divorziati risposati, come se tutto ciò fossero lussi che non possono essere concessi ai comuni mortali dal basso reddito, ma solo ai grandi dissoluti con i conti a nove zeri, dinanzi ai quali da una parte si prende, dall’altra non si vedono neppure quei peccati che gridano davvero vendetta al cospetto di Dio, sino ad affermare che «certe questioni non riguardano i teologi» e sentendosi ciò malgrado con la coscienza epistemica ed aletica in perfetto ordine?”

          3. “Leggi il double standard di molti che tuonano contro le famiglie ferite e poi fanno culo e camicia coi potenti […] di cui giustificano tutto, come se solo al “popolino” fosse proibito di sbagliare senza incorrere nella loro arcigna condanna”.

            Molto giusto. Ma occorre anche stare attenti al rischio opposto: se A è un peccato grave, e B è un peccato ancor più grave, sottolineare la (maggior) gravità di B non annulla di certo la gravità di A. Vale a dire che A rimane peccato grave, e non veniale.

            Alla fine, è sempre la prudenza di non spostare i paletti arbitrariamente, ad essere consigliabile. Sennò si finisce nel soggettivismo assoluto.

            Molti usano spesso questo procedimento, ossia “declassano” un peccato grave, nominando un peccato ancora più grave. E lo fanno soprattutto riferendosi ai peccati sessuali.
            Ma, siccome nella sessualità non esiste la parvità di materia, ritorniamo al discorso che facevi tu: si tratta comunque di peccati gravi… che non di rado sono anche mortali. Il rischio è alto, e proprio per tal motivo sarebbe consigliabile procedere sempre con grande prudenza, essendo in gioco la salvezza delle anime.

            E, se è vero che a un cattolico viene imposto un fardello più grande, è altrettanto vero che Iddio dà la Grazia per portare questo fardello: e ciò per somma Giustizia Sua. A chi più Lui richiede, più dà.

            Come dire: conosco di persona molti che poco si impegnano per una retta vita di fede, pur potendolo fare. Infatti, in altri contesti, si impegnano tantissimo: non manca loro la volontà, bensì manca la “buona volontà” (volontà di servire il Signore… e sé stessi, in ultima analisi). Però, se provo a dialogare con costoro, subito vengo sommerso da un cumulo di scuse più o meno fantasiose, per le quali essi “non riescono” a seguire un determinato percorso.
            La verità è che “non vogliono”. E ovviamente si accostano all’Eucaristia, senza porsi troppi problemi.

            Ecco: una maggior severità da parte della Chiesa, in questi casi, sarebbe salutare per le anime di costoro. Anche perché chi vive commettendo peccati gravi (che spesso sono anche mortali), potrebbe benissimo fare la Comunione spirituale (la quale comunque, per poter produrre frutti buoni, richiede in ogni caso di essere in Grazia di Dio)… e nel frattempo impegnarsi a migliorare la propria vita di fede, confidando nel Signore.

            Così non sarebbero comunque esclusi dalla Chiesa… e non rischierebbero minimamente di commettere sacrilegi.

            Che poi i giornali e i giornaloni interpretino sempre come a loro fa più comodo, è innegabile. Ma a maggior ragione occorrerebbe pensarci molto, prima di concedere varie “aperture”.

            Stessa cosa accade con l’uso di un linguaggio ambiguo: vuoi mettere se scrivi una frase ben chiara… oppure se te ne esci con una frase che può avere interpretazioni anche opposte?
            Certo, potremo dire che “la colpa” è di chi interpreta “male” la tua frase… però neanche tu sei esente da colpa, in quanto non hai utilizzato il “sì sì, no no” evangelico.

            Oggi come oggi, non è certo il concetto di misericordia, quello che manca; semmai è assente (o quasi) la necessità, annunciata da Cristo stesso, di dover passare per la porta stretta, e di essere sempre desti e pronti, perché a tutte le ore il Ladro Divino ci può chiamare a Sé.

            Ben venga il voler comprendere le situazioni difficili; ma vi sono tante altre situazioni, descritte come “difficili”, che in realtà sono causate principalmente da cattiva volontà (e dunque il peccato mortale c’è eccome). Ecco, in casi simili, servirebbero molto dei richiami severi alla conversione, più che il battere sempre e comunque sulla misericordia.

            Voglio infatti portare un’osservazione, in merito all’altra tua risposta, che riguarda situazioni matrimoniali molto dolorose.

            Chiaramente il giudizio tocca solo a Dio, però in moltissimi casi (e in tutti i casi con cui ho avuto a che fare io, direttamente o indirettamente) accade che un rapporto che infine fallisce (per vari motivi), abbia già manifestato abbondanti prodromi negativi, fin dall’inizio.

            Siccome Dio ci ha dotati di intelletto, e dunque di capacità di discernimento, quei prodromi (non buoni) dovrebbero essere il segnale che il rapporto in questione non porterà in alcun caso dei frutti buoni a lungo termine. Perciò occorrerebbe avere la fermezza di rompere quel rapporto (prima di sposarsi, dico), per evitare degenerazioni successive.

            Molti non lo fanno… semplicemente perché, magari, una delle due persone è sinceramente innamorata dell’altra (che mira invece a sposarsi solo per interesse, o comunque per altri fini diversi dall’amore), e così il rapporto si trascina, e forse ci si sposa, e si fanno figli (i quali poi sconteranno duramente e incolpevolmente le colpe dei genitori)… e poi, più avanti, ci si “rifà una vita”, con una persona che non è il proprio legittimo coniuge.

            Chiaro che non sempre è così, ma spesso, fin troppo spesso è esattamente così, che vanno le cose. Né si può liquidare la questione parlando di leggerezza, perché spesso si tratta di superbia e di egoismo: la superbia di ritenere che si è in grado di “analizzare la questione” (dandone un buon giudizio… mentre invece quella realtà è negativa), e l’egoismo in parte comprensibile di chi non vuole soffrire (rompere un rapporto con una persona di cui si è innamorati non è certo indolore).

            E allora a me pare che, se si sono prese decisioni che poi causano sofferenza, occorrerebbe avere l’onestà e la coerenza di convivere con tali decisioni. Specie se ci sono dei figli di mezzo. Il Sacramento, come dici tu stesso portando un esempio concreto, serve a ben poco, se solo uno dei due coniugi è seriamente intenzionato a costruire qualcosa di solido.

            E, anche se abbiamo un coniuge del tutto incolpevole (caso più unico che raro), il quale s’è “rifatto una vita”, e ritiene di non peccare mortalmente, se ha rapporti con una persona che non è l’altro legittimo coniuge, io mi porrei sempre la domanda: ma sono davvero sicuro di non commettere sacrilegio, se accedo all’Eucaristia?
            Non è meglio utilizzare la Comunione spirituale, che comunque mi porterà molti vantaggi e molte grazie… e nel frattempo escludo sicuramente il rischio di sacrilegio?

            Io farei così. Altri, ovviamente, si comporteranno come meglio credono.

            Tu mi citi Sant’Alfonso Maria dè Liguori; io ti cito San Padre Pio, che invece le assoluzioni le negava eccome, e non era certo tenero, con le anime impenitenti.

            Io non mi permetto di giudicare minimamente Sant’Alfonso (e non ci mancherebbe altro), ma mi chiedo: possibile che tutti coloro che si confessavano da lui, erano sinceramente pentiti, e avevano il serio proposito di mutare vita?

            Un prete che assolve tutti, perché non vuole rischiare che, se qualcuno dei penitenti muore, va all’Inferno… non rischia di andarci lui per primo, all’Inferno, nel caso in cui assolva dei penitenti di fatto impenitenti?

            Che diceva Padre Pio, agli impenitenti?
            “Io l’assoluzione non te la do; e, se cerchi un prete che te la dà, andrete all’Inferno tu e lui, e lui prima ancora di te”.

            Altro che il misericordismo di troppi prelati e prelatoni odierni…

            Dio ci ha donato, fra le altre cose, volontà e libero arbitrio, e rispetta questi Suoi doni; Lui sì, li rispetta, i doni di cui ci ha colmati. Spesso siamo noi a farne cattivo uso.

            E con ciò rispondo a una domanda che si pongono in molti: perché Dio non salva tutti, pur potendolo fare?
            Proprio in quanto Lui rispetta il libero arbitrio che ci ha elargito: rimane a noi la scelta di salvarci o di dannarci, seguendo la Vita [il Bene] oppure la Morte [il Male].

            Il Signore non vuole marionette, ma anime che Lo amino, e tanto Lo amino da non spaventarsi se, per arrivare a Lui, debbono passare per la porta stretta e percorre la via aspra ma dritta della Croce.

          4. Adolfo, perdonami per la lunghezza di questo post ma scrivi un sacco di cose interessanti, che mi forniscono altrettanti spunti, e da buon grafomane non posso non metterli per iscritto, perdonami. 😀

            “Molto giusto. Ma occorre anche stare attenti al rischio opposto: se A è un peccato grave, e B è un peccato ancor più grave, sottolineare la (maggior) gravità di B non annulla di certo la gravità di A. Vale a dire che A rimane peccato grave, e non veniale.”

            Rimane peccato grave quanto alla materia, da lì ad assumere che sia mortale…..
            Per farti capire, come hai scritto “in re venerea non datur parvitas materia”, e siccome la dottrina della Chiesa è severissima in merito (proibisce praticamente tutto, compreso nel matrimonio, dove l’unica cosa concessa è il rapporto “aperto alla vita”, e guai a disperdere il seme) dovrei assumere, ad esempio, che tutti i ragazzini o quasi siano in stato continuo di peccato mortale, visto che si masturbano, e che siano molto più a rischio di uno squalo della finanza che truffa intere famiglie o di un politico corrotto.

            Cosa vuoi che dica? Devo dire che credo in una cosa simile? Mi spiace ma non riesco a crederci. Non riesco a credere che un ragazzino che si masturba o una donna che è uscita da un matrimonio infernale siano nella stessa situazione spirituale di un politico corrotto o di uno squalo della finanza.

            Anche perché come sai perché un peccato sia mortale la coscienza gioca un ruolo fondamentale, e se i peccati sessuali (ovvero praticamente TUTTO o quasi ciò che riguarda il sesso) sono davvero difficili da vedere come tali, tra persone consenzienti, se permetti è ben diverso il truffare e l’usare il proprio potere per aumentare il proprio reddito affamando intere famiglie.

            “Alla fine, è sempre la prudenza di non spostare i paletti arbitrariamente, ad essere consigliabile. Sennò si finisce nel soggettivismo assoluto.”

            No ma il soggettivismo non c’entra, è che realisticamente è possibile pretendere che siano tutti asceti come i monaci del monte athos?

            Oltre ai divorziati risposati, come ho detto la dottrina proibisce qualunque rapporto prima del matrimonio, il che significa che, siccome oggi molti si sposano tardi e arrivano tardi ad avere la possibilità di mantenere una famiglia, che dovrebbero arrivare a 30/35 anni nell’illibatezza più assoluta, altrimenti commettono peccato mortale.

            Non sto esagerando, è proprio così. Realisticamente, ripeto: REALISTICAMENTE, possiamo pretendere che per essere cattolici si debba essere come i monaci del monte athos altrimenti si è continuo stato di peccato mortale? Non so, dimmi tu.

            Ecco perché la Chiesa su certi peccati sta usando una pastorale più morbida, perché o fa così oppure mette in stato di peccato mortale il 98% (stando bassi) del popolo cattolico, col risultato che essere cattolici equivarrebbe ad una quasi sicura sentenza di morte (eterna).

            Perché credi tra l’altro che Cristo ci abbia dato devozioni come la Coroncina della divina Misericordia, le Orazioni di Santa Brigida, i nove venerdì del sacro Cuore eccetera? Perché sa che, con tutte le regole che ci sono imposte dalla dottrina, o ci affidiamo alla Sua Misericordia oppure abbiamo chiuso.

            “Molti usano spesso questo procedimento, ossia “declassano” un peccato grave, nominando un peccato ancora più grave. E lo fanno soprattutto riferendosi ai peccati sessuali.
            Ma, siccome nella sessualità non esiste la parvità di materia, ritorniamo al discorso che facevi tu: si tratta comunque di peccati gravi… che non di rado sono anche mortali. Il rischio è alto, e proprio per tal motivo sarebbe consigliabile procedere sempre con grande prudenza, essendo in gioco la salvezza delle anime.”

            Dunque, sul “non di rado” ho dei dubbi, considerando che oggi la maggioranza dei matrimoni sacramentali sono nulli (proprio perché manca la coscienza di ciò che si sta facendo) penso che in realtà peccare MORTALMENTE in quell’ambito, sebbene sia sempre possibile (visto che purtroppo c’è sempre materia grave) non sia così facile o quasi scontato come dicono alcuni. Di sicuro ci vuole sempre prudenza, ma francamente non credo che Dio sia lì pronto a punire ogni essere umano ogni qualvolta segue la sua natura.

            Di certo comunque, come ho già detto, specie per i cattolici, è bene fare tesoro di doni immensi come la Coroncina e gli altri di cui ho parlato.

            “E, se è vero che a un cattolico viene imposto un fardello più grande, è altrettanto vero che Iddio dà la Grazia per portare questo fardello: e ciò per somma Giustizia Sua. A chi più Lui richiede, più dà.”

            Guarda, come ho già detto diverse volte la Grazia va intesa nel modo giusto. Ripeto quanto disse San Tommaso D’Aquino “gratia non tollit naturam, sed perficit” (Summa Theologiae, I,1,8 ad 2) il che implica che la Grazia porta a compimento le potenzialità di ogni soggetto, il quale ha limiti oggettivi del tutto diversi da un altro.

            Per esempio: è realistico che un milardo e mezzo di cattolici, coi limiti oggettivi che ognuno di loro ha, possa vivere nella castità assoluta fino ad oltre 30 anni, spesso oltre i 35 (visto che tra l’altro secondo la dottrina non si può usare della sessualità escludendo il fine procreativo con la contraccezione, e quindi ne consegue che solo chi è pronto a mettere al mondo dei figli può avere una vita sessuale, essendo tra l’altro esclusa per principio la possibilità di rapporti incompleti poichè qualunque dispersione del seme è anch’essa severamente vietata) ? Perché a rigor di dottrina, se è una maggiore severità che auspichi, è questo che dovremmo imporre.

            E fidati, imponendo una cosa simile senza nessun addolcimento pastorale i risultati possono essere due:

            1) far passare tutti i cattolici in massa ad altre denominazioni, rimanendo in quattro gatti;

            OPPURE

            2) creare una massa di dannati, che siccome non riescono a portare a termine queste indicazioni che pure gli sono state imposte come conditio sine qua non, hanno una cattiva coscienza e quindi si perdono.

            Delle due l’una. Lo stesso avverrebbe imponendo a tutti i cattolici di vivere come dei poveracci, ma chissà perché per secoli sulla castità si è fatto ogni tipo di terrore mentre invece sul denaro e sul vestire gli ignudi, dar da mangiare agli affamati, bere agli assetati eccetera, di cui Gesù ha parlato molto di più, chissà perché su questo invece la pressione è sempre stata minima, nonostante l’enorme enfasi che ci pose il Maestro a suo tempo.

            Solo con Papa Francesco è tornata la giusta enfasi su questo aspetto, mentre invece per secoli si è fatto del sesso il peccato dei peccati, come dice Don Ariel.

            “Ecco: una maggior severità da parte della Chiesa, in questi casi, sarebbe salutare per le anime di costoro. Anche perché chi vive commettendo peccati gravi (che spesso sono anche mortali), potrebbe benissimo fare la Comunione spirituale (la quale comunque, per poter produrre frutti buoni, richiede in ogni caso di essere in Grazia di Dio)… e nel frattempo impegnarsi a migliorare la propria vita di fede, confidando nel Signore.”

            Guarda, io non so se stai parlando dei risposati, ma se è così sono disposto a riconoscere coerenza al tuo discorso solo se lo estendi anche agli sposi che fanno uso di contraccezione, verso i quali San Giovanni Paolo II ha usato le stesse cure pastorali che ora Francesco sta usando verso i risposati http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740

            Tertium non datur, Adolfo: non è possibile usare verso i coniugi facenti uso di contraccezione, ovvero che compiono atti di materia grave tanto quanto i risposati (visto che un atto d contraccezione è materia grave tanto quanto un atto di adulterio), una pastorale morbida e usarne una rigorista verso i risposati.

            O il pugno di ferro con entrambi, senza esclusione di colpi, oppure con entrambi si usa la stessa cura pastorale, valutando caso per caso ed essendo duri quando bisogna esserlo e più teneri quando bisogna esserlo.

            E oltre a questo, ovviamente, nessun permesso di fare la Comunione agli scismatici ortodossi. Oppure ti sembra logico escludere per principio i risposati, che vivono in costante stato di peccato verso il sesto comandamento, ma includere gli scismatici, che vivono in costante stato di peccato costante contro il primo comandamento?

            Il rigorismo ha una sua logica interna razionale, ma o lo si applica con tutti, non riconoscendo mai le attenuanti oggettive e la coscienza (cose che, come ho detto, possono essere riconosciute anche un politico corrotto, per esempio come scrivevo se fosse obbligato e/o ricattato la sua colpevolezza scenderebbe al minimo), oppure si applica il discernimento con tutti.

            Non possiamo applicare il double standard, non è giusto. Anzi è somma ingiustizia.

            “Che poi i giornali e i giornaloni interpretino sempre come a loro fa più comodo, è innegabile. Ma a maggior ragione occorrerebbe pensarci molto, prima di concedere varie “aperture”.”

            Sai cosa ha pensato Papa Francesco? A salvare le donne che hanno abortito, invogliandole a riavvicinarsi alla Chiesa, piuttosto che all’immagine politica che avrebbe dato.

            “Stessa cosa accade con l’uso di un linguaggio ambiguo: vuoi mettere se scrivi una frase ben chiara… oppure se te ne esci con una frase che può avere interpretazioni anche opposte?
            Certo, potremo dire che “la colpa” è di chi interpreta “male” la tua frase… però neanche tu sei esente da colpa, in quanto non hai utilizzato il “sì sì, no no” evangelico.”

            Già, peccato che con l’aborto ciò sia impossibile da fare, perché il Papa non avrebbe potuto usare linguaggio più chiaro, in merito.

            Le parole che ha usato non sono interpretabili, in merito, solo la stampa ha non storpiato, ma letteralmente distorto ciò che ha detto (robe tipo “abortite pure, il Papa ci perdona), e i conservatori nella Chiesa ne hanno approfittato per dare addosso al Papa dando ragione alla stampa, dimostrandosi degli sciacalli in malafede, delle cloache di menzogna, quando queste stesse cloache di menzogna, questi stessi sciacalli, se tale apertura l’avesse fatta San Giovanni Paolo II (che loro percepivano come amico) l’avrebbero protetto in ogni modo, accusando giustamente la stampa e chiarendo tutto nei vari blog.

            Ora invece il web è monopolizzato dagli antibergogliani, che usano la stampa che prima esecravano contro questo Papa. Dimostrando quello che sono: degli sciacalli imputriditi dentro.

            “Ben venga il voler comprendere le situazioni difficili; ma vi sono tante altre situazioni, descritte come “difficili”, che in realtà sono causate principalmente da cattiva volontà (e dunque il peccato mortale c’è eccome). Ecco, in casi simili, servirebbero molto dei richiami severi alla conversione, più che il battere sempre e comunque sulla misericordia.”

            Ma infatti cosa pensi, che uno che ha distrutto un matrimonio andandosene con l’amante venga trattato allo stesso modo di quella donna che ha sopportato una situazione infernale per 15 anni prima di un divorzio consensuale col marito? Ovviamente no, semplicemente si evita di imporre gli stessi pesi a tutti, e questo per una esigenza di giustizia, prima ancora che di misericordia.

            Conosci il principio “summum ius somma iniuria”? Ecco, la Chiesa deve evitare in ogni modo questo.

            Inoltre aggiungo che non spetta a noi giudicare dove vi sia peccato mortale oppure dove vi siano delle attenuanti, ma spetta ai Sacerdoti, che hanno una Grazia di Stato superiore alla nostra, e specifica proprio per queste cose.

            “Voglio infatti portare un’osservazione, in merito all’altra tua risposta, che riguarda situazioni matrimoniali molto dolorose Chiaramente il giudizio tocca solo a Dio, però in moltissimi casi (e in tutti i casi con cui ho avuto a che fare io, direttamente o indirettamente) accade che un rapporto che infine fallisce (per vari motivi), abbia già manifestato abbondanti prodromi negativi, fin dall’inizio. Siccome Dio ci ha dotati di intelletto, e dunque di capacità di discernimento, quei prodromi (non buoni) dovrebbero essere il segnale che il rapporto in questione non porterà in alcun caso dei frutti buoni a lungo termine. Perciò occorrerebbe avere la fermezza di rompere quel rapporto (prima di sposarsi, dico), per evitare degenerazioni successive. Molti non lo fanno… semplicemente perché, magari, una delle due persone è sinceramente innamorata dell’altra (che mira invece a sposarsi solo per interesse, o comunque per altri fini diversi dall’amore), e così il rapporto si trascina, e forse ci si sposa, e si fanno figli (i quali poi sconteranno duramente e incolpevolmente le colpe dei genitori)… e poi, più avanti, ci si “rifà una vita”, con una persona che non è il proprio legittimo coniuge. Chiaro che non sempre è così, ma spesso, fin troppo spesso è esattamente così, che vanno le cose. Né si può liquidare la questione parlando di leggerezza, perché spesso si tratta di superbia e di egoismo: la superbia di ritenere che si è in grado di “analizzare la questione” (dandone un buon giudizio… mentre invece quella realtà è negativa), e l’egoismo in parte comprensibile di chi non vuole soffrire (rompere un rapporto con una persona di cui si è innamorati non è certo indolore). E allora a me pare che, se si sono prese decisioni che poi causano sofferenza, occorrerebbe avere l’onestà e la coerenza di convivere con tali decisioni. Specie se ci sono dei figli di mezzo. Il Sacramento, come dici tu stesso portando un esempio concreto, serve a ben poco, se solo uno dei due coniugi è seriamente intenzionato a costruire qualcosa di solido . E, anche se abbiamo un coniuge del tutto incolpevole (caso più unico che raro), il quale s’è “rifatto una vita”, e ritiene di non peccare mortalmente, se ha rapporti con una persona che non è l’altro legittimo coniuge, io mi porrei sempre la domanda: ma sono davvero sicuro di non commettere sacrilegio, se accedo all’Eucaristia? Non è meglio utilizzare la Comunione spirituale, che comunque mi porterà molti vantaggi e molte grazie… e nel frattempo escludo sicuramente il rischio di sacrilegio? Io farei così. Altri, ovviamente, si comporteranno come meglio credono.”

            Quello che hai scritto sotto certi aspetti è vero, ma in molti altri casi semplicemente c’è il fatto che col tempo le persone cambiano, a volte così tanto da non arrivare nemmeno a riconoscersi più. E talvolta questo succede ben dopo il matrimonio, quando la situazione è già stata “sigillata” dal Sacramento.

            La verità è una: ai cattolici non è concesso sbagliare in questo, agli altri (compresi gli ortodossi, che pure hanno una vera successione apostolica e veri Sacramenti) invece è concesso; il punto sta tutto qui.

            Inoltre vedo che sembri partire sempre da una presunzione di colpevolezza, infatti scrivi ” E, anche se abbiamo un coniuge del tutto incolpevole (caso più unico che raro)”. Noto che sembri partire dal concetto opposto a quello giuridico che dice “in dubio pro reo”. Tu invece sembri partire dal concetto opposto.

            Aldilà di questo, come ho detto perché un matrimonio sia indissolubile e l’indissolubilità non sia un ergastolo occorre avere l’immensa Grazia di trovare la persona adatta, altrimenti il matrimonio cattolico diventa un vero e proprio ergastolo, con la differenza che almeno per l’ergastolo tra indulti e altre robe c’è speranza, qui invece no. La Chiesa si trova di fronte a questi fatti e non può dire a tutte queste persone “arrangiatevi, o fate come Origene oppure precipitate, da schifosi reprobi quali siete, nel fuoco eterno della Gehenna’ ma deve cercare di facilitare la Grazia.

            Riguardo ai sacrilegi ripeto che:

            1) se ci si è confessati sinceramente e si è stati assolti si è assolti e non si commette sacrilegio, questo perché il sacramento della Confessione funziona ex opere operato e non ex opere operantis (ovvero sei sei assolto sei assolto e punto, indipendemente dalla inadeguatezza eventuale del Confessore);

            2) se questo concetto deve essere applicato allora deve essere applicato a tutti: non ha senso la magnanimità pastorale con chi fa uso di contraccezione e, peggio, con gli scismatici orientali che non sono in Comunione con Roma, per poi tenere il rigorismo più stringente coi risposati. O si e rigoristi con tutti oppure si discerne caso per caso sempre. No double standard, è immorale è ingiusto.

            “Tu mi citi Sant’Alfonso Maria dè Liguori; io ti cito San Padre Pio, che invece le assoluzioni le negava eccome, e non era certo tenero, con le anime impenitenti.”

            Alt qua c’è da chiarire una cosa importante: Padre Pio, penso che tu lo sappia, aveva visioni di Cristo e della Madonna fin da piccolissimo, è stato benedetto con innumerevoli grazie dal cielo. Una cosa che probabilmente non sai, è che quando divenne Sacerdote accettò di portare le sofferenze di Gesù (come sai ha sofferto le stigmate e i dolori della Passione. Compresa la piaga della spalla), ma però chiese a Gesù la Grazia che qualunque anima avesse avuto a che fare con lui spiritualmente si sarebbe salvata. Ecco perché si permetteva di rimandare indietro i penitenti.

            Gli altri sacerdoti invece ci pensano bene, prima di non rimettere i peccati.

            “Io non mi permetto di giudicare minimamente Sant’Alfonso (e non ci mancherebbe altro), ma mi chiedo: possibile che tutti coloro che si confessavano da lui, erano sinceramente pentiti, e avevano il serio proposito di mutare vita? Un prete che assolve tutti, perché non vuole rischiare che, se qualcuno dei penitenti muore, va all’Inferno… non rischia di andarci lui per primo, all’Inferno, nel caso in cui assolva dei penitenti di fatto impenitenti?”

            Sant’Alfonso era bravo a suscitare il pentimento, in ogni caso lui all’inferno non ci è certo andato, visto che è Santo. In genere poi quando un sacerdote dovesse prevedere che un penitente, anche qualora gli si risvegliasse la coscienza in Confessione, non muterebbe vita, è buona cosa per lui lasciarlo nell’ignoranza, di modo che, se non altro, se pecca pecca venialmente.

            Questo concetto è riportato anche nel Vademecum del 97 di San Giovanni Paolo II, che ti invito a leggere qualora non l’avessi fatto; ed è un concetto di origine Alfonsiana. Sant’Alfonso all’epoca era circondato da rigoristi, che non facevano nessuno sconto, e senti cosa diceva dei rigoristi

            “Io non so capire come debba solamente farsi scrupolo d’insegnar le sentenze troppo benigne e non anche le troppo rigorose che illaqueano le coscienze de’ Penitenti e, come parla S. Antonino, aedificant ad gehennam, cioè per lo smoderato rigore son causa della dannazione di molti, che, credendosi obbligati a seguire tali sentenze, non seguendole poi, miseramente si perdono”.

            Ora, lasciando stare che, come insegnano i Santi, Dio se vuole può dare la Grazia efficace anche in caso di morte improvvisa, prima che l’anima si separi dal corpo (non è così immediato, neanche nei casi di morte improvvisa, stando a ciò che che dicono i Santi), è indubbiamente vero che il rigorismo procura quei rischi, e all’epoca di Sant’Alfonso molti erano rigoristi e durissimi in Confessione.

            Del resto ciò che dice Sant’Alfonso ha un precedente in San Paolo, che afferma che:

            1) “Infatti non avrei conosciuto la concupiscenza, se la Legge non avesse detto: Non desiderare” (Rom 7,7);

            2) “Senza la Legge infatti il peccato è morto.” (Rom 7,8);

            3) ” un tempo io vivevo senza la Legge ma, sopraggiunto il precetto, il peccato ha ripreso vita e io sono morto.” (Rom 7,9);

            4) ” il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge.” (1 Cor 15,56).

            In queste tre citazioni di San Paolo c’è tutto l’insegnamento cattolico sulla Legge e sul peccato, e sul perché senza piena avvertenza e deliberato consenso non vi sia peccato.

            E la Chiesa è chiamata a facilitare la Grazia, ovunque possibile, non la morte. E fidati, con la rigorosità della legge cattolica, se applicata senza filtri pastorali, è estremamente più facile dare la morte che la salvezza. Gli ortodossi lo sanno bene, infatti pur con alcuni errori teoretici che noi non possiamo accettare, hanno sempre applicato l’oikonomia pastorale per il bene delle anime.

            “Che diceva Padre Pio, agli impenitenti?

            “Io l’assoluzione non te la do; e, se cerchi un prete che te la dà, andrete all’Inferno tu e lui, e lui prima ancora di te”.”

            Si ma ti ho già detto, sopra, il perché Padre Pio si permetteva di agire così. Sul resto, sul Confessore che conosco che mai ha detto quanto segue

            “io non me la sento di chiudere il cielo in faccia alle persone. Se non do l’assoluzione ad uno e poi quello esce e fa un incidente è possibile che vada all’inferno, e io non voglio essere responsabile della condanna eterna di un mio fedele, preferisco rischiarla io, e chiedere perdono al Signore. Non voglio essere responsabile della condanna di qualcuno al fuoco eterno, preferisco assolverlo anche se manca qualche condizione”.

            Io lo considero eroico in un certo senso, essere disposto a rischiare l’inferno pur di non farci finire i suoi fedeli. Mi ricorda Giovanni 10,11 ” Il buon pastore offre la vita per le pecore.” e penso che il Buon Dio terrà conto delle intenzioni di questo Confessore.

            “E con ciò rispondo a una domanda che si pongono in molti: perché Dio non salva tutti, pur potendolo fare?
            Proprio in quanto Lui rispetta il libero arbitrio che ci ha elargito: rimane a noi la scelta di salvarci o di dannarci, seguendo la Vita [il Bene] oppure la Morte [il Male]. Il Signore non vuole marionette, ma anime che Lo amino, e tanto Lo amino da non spaventarsi se, per arrivare a Lui, debbono passare per la porta stretta e percorre la via aspra ma dritta della Croce.”

            Questa osservazione, pur essendo molto in voga nel cattolicesimo, è in realtà teologicamente incorretta, perché tralascia ben due misteri cattolici: la grazia efficace e la predestinazione, essendo la Grazia efficace intimamente connessa alla predestinazione.

            Facciamo una long story short: esistono due tipi di Grazia, la Grazia sufficiente e la Grazia efficace. La sola Grazia sufficiente, che pure Dio da a tutti, non salva gli uomini, la cui natura è ferita dal peccato originale, ma è invece la Grazia efficace che salva, assicurandosi, pur rispettando il nostro libero arbitrio, la scelta finale del Sommo Bene da parte dell’anima a cui detta Grazia è donata. In altre parole, la grazia sufficiente sarebbe salvifica se la nostra natura non fosse ferita, perché diventi davvero salvifica occorre un’altra Grazia di Dio che ci muova ad accettarla, e questa Grazia è chiamata per l’appunto Grazia efficace.

            Perciò anche il discorso tradizionale secondo il quale la Misericordia seguirebbe il pentimento è un discorso incompleto. Più completo è, invece, il dire che se Dio non ci desse la Grazia efficace ma ci lasciasse la sola Grazia sufficiente, nessuno di noi, a causa della sua natura ferita, si pentirebbe dai propri peccati mortali, finendo quindi inesorabilmente all’inferno. Perciò ritengo che sia corretto dire che la Misericordia divina non segua il pentimento ma che, più precisamente, sia ESSA STESSA CAUSA DEL PENTIMENTO, sia pure nell’ora estrema. Quando Dio vuole usare la Sua Giustizia afflittiva (e io spero con tutto il cuore che accada di rado) non ha altro da fare che non dare al peccatore la Grazia efficace lasciandogli solo quella sufficiente, ed ecco che detto peccatore si indurirà (come farebbe chiunque di noi) fino all’impenitenza finale, meritando l’inferno per propria esclusiva colpa. Ecco perché nessuno che si salvi può vantarsene, perché mai si sarebbe salvato se Dio non gli avesse dato la Sua Grazia, ma anzi avrebbe, col suo libero arbitrio contaminato e ferito dalla colpa originale, certamente meritato la dannazione. Perciò direi che si può ben dire che la Misericordia di Dio è causa del pentimento del peccatore e non che lo segua, come oggi molti tendono a pensare in una logica che assomiglia molto ad un “do ut des” umano troppo umano.

            Ricapitolando: chi si salva si salva per grazia di Dio, chi si danna si danna per colpa propria. E chi si salva si sarebbe dannato anche lui, sempre per colpa propria, se la Grazia efficace di Dio non l’avesse portato infallibilmente e liberamente a pentirsi e a scegliere il bene. È proprio così: la Grazia efficace non coarta il libero arbitrio, ma è l’anima che, illuminata da tale Grazia, decide sempre liberamente per il Bene, pur mantenendo la libertà ontologica di scegliere il male. Infatti la Grazia efficace, lungi dal coartare la libertà, da essa stessa la vera libertà che si trova solo nel Bene.

            Perciò quello che hai detto è incorretto: di fatto Dio potrebbe ottenere il pentimento e salvare tutti, senza minimamente coartare il libero arbitrio. Il perché non lo faccia è e rimarrà un mistero. Senza contare che può anche essere che in realtà lo faccia e che le visioni del’inferno che ha dato ai Santi siano visioni ammonitrici, e che all’inferno ci siano solo i demoni (io lo spero ma non ne sono convinto, purtroppo, anche se vorrei poterlo credere). Non possiamo saperlo, per il momento. Ma, tanto per dire, se Dio ha dato la Grazia efficace a Giuda puoi stare certo che anche lui si è salvato, e liberamente, non perchè coartato. Se invece non gli è stata data tale Grazia allora Giuda, sempre liberamente e per propria colpa, si è dannato.

          5. “Perciò quello che hai detto è incorretto: di fatto Dio potrebbe ottenere il pentimento e salvare tutti, senza minimamente coartare il libero arbitrio. Il perché non lo faccia è e rimarrà un mistero”.

            Ma per qual motivo dovrebbe coartare il libero arbitrio, se Egli stesso ce l’ha donato? O vogliamo pensare che Dio sia incoerente?

            Ovvio che la Grazia di Dio – così come la Sua Misericordia – “precede e segue” la salvezza dell’anima (non l’ho specificato prima, perché l’avevi già fatto tu qualche giorno fa, e credevo fosse scontato, tale concetto), ma è altrettanto ovvio che l’uomo rimane libero di scegliere fra il Bene (la via stretta) e il Male (la via larga).
            Questo ha voluto il Signore, perché in qualche misura ci vuole “collaboratori” della nostra salvezza, ossia vuole che uniamo – volontariamente – i nostri meriti ai meriti infiniti di Cristo, senza i quali nessuno può essere salvato. E qui ritorniamo al fatto che chi si salva, si salva per Grazia di Dio… non senza, però, un suo pur minimo apporto personale. Questa è la realtà della salvezza, voluta dal Signore medesimo.

            **
            “Senza contare che può anche essere che in realtà lo faccia e che le visioni del’inferno che ha dato ai Santi siano visioni ammonitrici, e che all’inferno ci siano solo i demoni (io lo spero ma non ne sono convinto, purtroppo, anche se vorrei poterlo credere). Non possiamo saperlo, per il momento”.

            E no, lo possiamo sapere eccome. A meno che tutti i Santi che hanno ricevuto visioni dell’Inferno fossero scemi. Veronica Giuliani, Faustina, i pastorelli di Fatima… e molti, molti altri.

            E poi ci sono i chiarissimi ammonimenti di Gesù: “Via da Me, maledetti, nel fuoco eterno”…
            Non scherziamo su queste cose, eh… sennò dal progressismo, che tanto ti piace, zompi direttamente al modernismo… a tuo rischio e pericolo.

            E a Santa Caterina da Siena l’Eterno Padre dice che una madre che si trova in Cielo, e che vede un suo figlio all’Inferno, non solo non soffre (ovvio: in Paradiso non c’è sofferenza alcuna, ma solo sommo gaudio), ma addirittura approva quella condanna (che poi è l’anima stessa, che sceglie eventualmente l’Inferno, vivendo una vita di peccati: Dio non fa altro che ratificare la scelta di quell’anima), in quanto quell’anima ha offeso Dio, dall’infinita dignità… e non se n’è voluta pentire, neanche in punto di morte.

            Giusto, dunque, che quell’anima stia dove ha liberamente scelto di stare, ossia nel baratro infernale. Così come è giustissimo che Iddio – che rispetta Sé stesso – punisca adeguatamente coloro che Lo hanno continuamente offeso, e hanno rifiutato ogni invito alla conversione.

            L’Inferno è eterno proprio in quanto è infinita la dignità di Dio: offesa infinita richiede punizione infinita. Però Dio, nel Suo Amore, “punisce meno” i dannati, rispetto a quanto meriterebbero. Infatti, dice sempre a Caterina, è infinita la durata dell’Inferno, ma le pene sono finite, nel senso che chi ha più peccato, più soffre… ma è sempre una sofferenza in qualche modo “quantificabile”.

            Dunque pure ai dannati Dio usa Misericordia, NON punendoli con pene di entità infinita. Questo chiaramente non significa che l’Inferno non sia un luogo di sofferenza estrema, e per molti motivi.

            Parimenti dice che il peccato che più Gli dispiacque, dell’Iscariota, non fu l’aver tradito Suo Figlio, ma l’aver rifiutato la Misericordia Divina, ritenendo il proprio peccato (di tradimento) “non perdonabile” da Dio. In pratica ritenendo che quel male fosse superiore alla Bontà di Dio (che di fatto è infinita).
            E per questo è “cruciato eternamente con le dimonia”.

            **
            Ovvio (almeno così mi pareva) che ciò che dico per gli adulteri vale per chiunque pecchi gravemente, inclusi i coniugi che fanno uso di metodi contraccettivi.

            La Chiesa è troppo severa, e pretende troppo dai cattolici?
            A me sinceramente pare che, più il tempo passa, più si stia andando verso una concezione “ridotta” del Vangelo: ci si convince che gli inviti di Cristo sono “troppo difficili”, e che dunque è necessaria una mentalità e una pastorale “più aperte al mondo”.
            Siamo tornati ai tempi in cui molti abbandonarono Cristo, in quanto ritenevano il Suo linguaggio troppo duro e la Sua Dottrina troppo severa.

            O meglio: si dice di non voler abbandonare Gesù… ma in molti casi si vive in un tale lassismo, che non si riesce più a distinguere un cattolico da un ateo.

            Anche la facilità con la quale si afferma che molti matrimoni sono nulli, a me sinceramente fa spavento. A parte i casi di costrizione, per i quali il matrimonio è sicuramente nullo, occorrerebbe valutare, invece, i casi di leggerezza.

            Perché ripeto: Dio ci ha dato intelligenza e libero arbitrio, e non penso che Lui sia tanto contento nel vedere le nostre leggerezze. E non per questo, ai Suoi occhi, un matrimonio contratto con leggerezza (che poi, in ogni caso, non è che ci si sposa in due giorni: c’è comunque molto tempo per riflettere, prima di fare quel passo), è “automaticamente” nullo.

            **
            Ciò che dici dei Cardinali non mi trova invece per nulla d’accordo, e mostra proprio quella “tolleranza” dei progressisti: tolleranza per tutti… tranne per chi dissente dalla linea progressistica.

            I Cardinali hanno fatto uso di una loro possibilità, facendosi portavoce di una parte del popolo cattolico che, dopo l’uscita di AL, sta entrando sempre più in confusione.

            Andrebbero dunque elogiati, altro che puniti.

            Ma ripeto: tanto ci riempiamo la bocca di misericordia e di tolleranza (addirittura arrivando a ipotizzare che l’Inferno sia vuoto – senza riflettere sul fatto che un Inferno vuoto significherebbe un Dio ingiusto: un Dio che tratta “allo stesso modo” sia chi crede in Lui, sia chi Lo rifiuta e lo bestemmia… e se è così, allora diamoci alla pazza gioia, tanto poi ci salviamo comunque); e poi, all’atto pratico, ci comportiamo in maniera opposta.

            A furia di “virare verso la parte dolce”, stiamo attenti a non virare verso il burrone, piuttosto.

          6. P.s: ho scritto

            “Si ma ti ho già detto, sopra, il perché Padre Pio si permetteva di agire così. Sul resto, sul Confessore che conosco che mai ha detto quanto segue”

            Volevo dire “che MI ha detto quanto segue”, il “mai” è un errore di battitura.

            Ti ho riportato le sue esatte parole da una conservazione avuta via email.

          7. E, giusto per la cronaca, sia Padre Cavalcoli che Don Ariel hanno sempre detto che la riforma pastorale di Amoris Laetitia, che tiene conto delle singole situazioni, è più conforme alla divina misericordia, la loro contestazione era sul fatto che il Papa dovrebbe modificare il Canone 915 e altre leggi canoniche opposte ad Amoris Laetitia, cosa che il Papa ha pieno titolo di fare. Qui c’è tutto
            http://isoladipatmos.com/circa-la-infelice-lettera-del-santo-padre-ai-vescovi-argentini-una-nota-sulla-questione-della-comunione-ai-divorziati-risposati/

            E in questo concordo con Giovanni Cavalcoli.

            Se fosse per me il Papa dovrebbe:

            1) dare una risposta ai Dubia, mostrando che Al è in continuità col Magistero precedente tranne che negli aspetti accidentali (dove, a differenza che in quelli sostanziali, la continuità non è richiesta);

            2) togliere il cardinalato ai quattro che si sono permessi di metterlo sotto impeachement;

            3) emanare un Motu proprio che abolisca il Canone 915 e la legge di San Giovanni Paolo II in merito.

            Questo è ciò che dovrebbe fare il Papa, secondo me, non perché abbia un qualche dovere morale verso i quattro della banda della cappamagna (no, non li rispetto, visto che loro, tramite Brandmüller, danno indirettamente dell’eretico al Santo Padre dicendo “chi afferma che si possa dare la Comunione agli adulteri è eretico e promuove lo scisma”) ma solo per mostrare come Al sia perfettamente ortodossa, seppur virando verso la parte più “dolce” e misericordiosa dell’ortodossia.

          8. @Adolfo

            “Ma per qual motivo dovrebbe coartare il libero arbitrio, se Egli stesso ce l’ha donato? O vogliamo pensare che Dio sia incoerente?”

            Ma infatti non ho detto che vada a coartare il libero arbitrio, rileggi bene. Ho scritto che chiunque si salva si salva per la Grazia efficace che Dio gli da, senza la quale non avrebbe mai potuto salvarsi. E chi si danna si danna perché non gli è stata data la Grazia efficace, ma solo quella sufficiente, che sarebbe sufficiente per l’uomo senza peccato, ma non lo è per l’uomo contaminato dal peccato originale.

            “Ovvio che la Grazia di Dio – così come la Sua Misericordia – “precede e segue” la salvezza dell’anima (non l’ho specificato prima, perché l’avevi già fatto tu qualche giorno fa, e credevo fosse scontato, tale concetto), ma è altrettanto ovvio che l’uomo rimane libero di scegliere fra il Bene (la via stretta) e il Male (la via larga).
            Questo ha voluto il Signore, perché in qualche misura ci vuole “collaboratori” della nostra salvezza, ossia vuole che uniamo – volontariamente – i nostri meriti ai meriti infiniti di Cristo, senza i quali nessuno può essere salvato. E qui ritorniamo al fatto che chi si salva, si salva per Grazia di Dio… non senza, però, un suo pur minimo apporto personale. Questa è la realtà della salvezza, voluta dal Signore medesimo.”

            Si, ma il punto che qui ti sfugge è che ogni uomo che merita la salvezza può meritarla solo ed esclusivamente per mezzo della Grazia efficace di Dio, che spinge l’uomo a scegliere il Bene e ripudiare il male, e soprattutto nell’ora estrema della morte può fare miracoli.

            Il tuo ragionamento (come quello di moltissimi cattolici) tende ad essere questo: DIO dà la Grazia, poi l’uomo decide, del tutto autonomamente, se farla fruttificare o meno.

            Ora, le cose non stanno così, nel senso che, senza la Grazia efficace, che è un ulteriore impulso salvifico che viene da Dio, nessuno sceglierebbe il bene e tutti ci danneremmo, al contrario chiunque abbia la Grazia efficace la Grazia efficace da Dio finisce col salvarsi, perché pur mantenendo il libero arbitrio, cioè la possibilità teorica di scegliere il male, sceglierà certamente il bene. Allo stesso modo, chiunque disponga, per decreto di Dio, della sola Grazia sufficiente, finirà certamente col dannarsi, perché il suo libero arbitrio, senza l’illuminazione della Grazia efficace nemmeno in punto di morte, essendo corrotto dal peccato originale sceglierà certamente il male.

            Perciò non è come dici tu, attenzione. È per questo che la Misericordia di Dio è davvero salvifica, perché quando usa Misericordia porta l’uomo alla salvezza, quando invece vuole usare la Giustizia non ha altro da fare che lasciargli la sola grazia sufficiente (visto che la Grazia efficace, quella salvifica, non è “dovuta”, ma è un dono di Misericordia che, in quanto tale, va oltre ciò che è dovuto secondo Giustizia) e quest’uomo certamente si dannerà.

            Questa è dottrina cattolica

            “la grazia sufficiente, se non è accompagnata dalla grazia efficace, non è ancora sufficiente a salvare, a portare in grazia.
            Si dice sufficiente perché in essa c’è la volontà di Dio di accordarla al singolo, ma il singolo la rifiuta.
            Quando la grazia rimane solo sufficiente è perché viene bloccata dalla cattiva volontà dell’uomo che non la vuole ricevere.

            “Se invece questa grazia sufficiente viene accolta lo si deve al fatto che l’uomo non ha messo ostacolo e ha lasciato che la grazia sufficiente diventasse anche efficace.
            Ma, come ho detto precedentemente, L’UOMO NON PUÒ ACCORDARE QUESTO CONSENSO SE NON PER UN’ULTERIORE GRAZIA DI DIO”. http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=3014

            Hai capito? Perciò le cose stanno un po’ diversamente da come la vedono il 99% dei cattolici (compresi molti Vescovi).

            Tra l’altro, se non si ha ben chiara la differenza tra Grazia sufficiente diventano incomprensibili anche le promesse di Cristo a Santa Faustina.

            Ègli infatti ha promesso che:

            1) Chiunque reciterà la Coroncina alla Divina Misericordia otterrà tanta misericordia nell’ora della morte – cioè la grazia della conversione e la morte in stato di grazia – anche se si trattasse del peccatore più incallito e la recita una volta sola….(Quaderni…, II, 122);

            2)Quando verrà recitata vicino agli agonizzanti, mi metterò fra il Padre e l’anima agonizzante non come giusto Giudice, ma come Salvatore misericordioso.Gesù ha promesso la grazia della conversione e della remissione dei peccati agli agonizzanti in conseguenza della recita della Coroncina da parte degli stessi agonizzanti o degli altri (Quaderni…, II, 204 – 205).”

            Ora, secondo te perché Cristo ha promesso la salvezza per chiunque reciterà la Coroncina in vita (fosse anche una volta sola) e per gli agonizzanti di fianco ai quali la si reciti, indipendemente dai loro peccati (Santa Faustina stessa, nel diario, ha riferito di aver recitato la Coroncina per morenti che erano avviluppati nei più orrendi peccati, e si sono salvati per la Misericordia di Dio)?

            Perché Cristo darà a queste persone la Sua Grazia efficace, assistendole nell’ora della morte e assicurandoSi che, quali che siano i loro peccati, queste persone raggiungano infallibilmente il pentimento, tramite la Grazia efficace che ottiene sempre il Bene senza violare minimamente il libero arbitrio, come ha spiegato anche il domenicano da me citato.

            Perciò quando dici che il libero arbitrio dell’uomo può condannarlo hai ragione, ma quando ciò accade, accade perché Dio ha usato la misura della Giustizia, lasciando a quest’anima solo la Grazia sufficiente, poichè se avesse usato la misura della Misericordia la sua Grazia avrebbe certamente portato quell’anima a pentirsi, e tale anima avrebbe meritato liberamente la salvezza.

            Perciò occhio, che le cose non stanno come molti credono. Non è che Dio offre a tutti la Grazia e chi l’accetta si salva, chi non l’accetta si danna, tutto autonomamente.

            Invece Dio a tutti offre la Grazia sufficiente (che sarebbe sufficiente per l’uomo non decaduto, non per l’uomo attuale, il cui libero arbitrio è inclinato al male) e chi la rifiuta la rifiuta per propria esclusiva colpa, chi l’accetta invece non l’accetta per proprio merito, ma per un’ulteriore Grazia di Dio senza la quale anche lui l’avrebbe rifiutata.

            Questo è il mistero della predestinazione, che al contrario di quanto credono molti appartiene al cattolicesimo.

            Perciò ripeto quanto ho detto: Dio può davvero salvare tutti, se vuole, senza minimamente coartare il libero arbitrio, ma non lo fa con tutti per mostrare anche la Sua Giustizia.

            “E no, lo possiamo sapere eccome. A meno che tutti i Santi che hanno ricevuto visioni dell’Inferno fossero scemi. Veronica Giuliani, Faustina, i pastorelli di Fatima… e molti, molti altri.E poi ci sono i chiarissimi ammonimenti di Gesù: “Via da Me, maledetti, nel fuoco eterno”…
            Non scherziamo su queste cose, eh… sennò dal progressismo, che tanto ti piace, zompi direttamente al modernismo… a tuo rischio e pericolo.”

            Aspetta, qua non hai capito bene quello che ho detto: io ho scritto che, in linea teorica, le visioni dei Santi potrebbero essere ammonitive, piuttosto che descriventi una realtà effettuale. Questa era l’interpretazione data da Ratzinger alla visione di Fatima, ovvero come di qualcosa che potrebbe accadere (l’inferno), senza che si debba credere necessariamente che descrivesse la realtà effettuale.

            Allo stesso modo San Giovanni Paolo II disse «La dannazione», rimane una reale possibilità, ma non ci è dato conoscere, senza speciale rivelazione divina, SE E QUALI esseri umani vi siano effettivamente coinvolti».

            Percio come vedi l’idea che l’inferno possa essere vuoto è perfettamente ortodossa. Come ho scritto nel precedente commento io non ci credo che sia vuoto (purtroppo), ma rimane il fatto che uno potrebbe credere benissimo nell’inferno vuoto senza scadere nel modernismo.

            Del resto ripeto, con la Sua Grazia efficace Dio potrebbe salvare tutti senza fare violenza e creare “marionette”, perciò se non lo fa è un conto, ma dire che sia costretto a lasciare dannare gli uomini per non intaccare il libero arbitrio è falso. La verità è che i dannati mostrano la Giustizia di Dio, i salvati (sia le anime del Purgatorio, che poi andranno in Paradiso, sia i beati) mostrano la sua Misericordia, perché solo per Misericordia si ha la Grazia efficace INDISPENSABILE per la salvezza.

            E ripeto: io NON credo che l’inferno sia vuoto; nondimeno quanto ho detto rimane, e chi credesse nell’inferno vuoto rimarrebbe perfettamente ortodosso. Io vorrei crederci (nell’inferno vuoto) ma purtroppo non ci riesco.

            Vorrei crederci perché nemmeno per Hitler riesco a desiderare una pena eterna, e credo che in Purgatorio anche uno come lui potrebbe pagare i suoi errori. Se fosse per me la pena eterna non raggiungerebbe nessuno, ma io non ho alcun potere in merito.

            “E a Santa Caterina da Siena l’Eterno Padre dice che una madre che si trova in Cielo, e che vede un suo figlio all’Inferno, non solo non soffre (ovvio: in Paradiso non c’è sofferenza alcuna, ma solo sommo gaudio), ma addirittura approva quella condanna (che poi è l’anima stessa, che sceglie eventualmente l’Inferno, vivendo una vita di peccati: Dio non fa altro che ratificare la scelta di quell’anima), in quanto quell’anima ha offeso Dio, dall’infinita dignità… e non se n’è voluta pentire, neanche in punto di morte.”

            Chiunque, con la sola Grazia sufficiente, si dannerebbe liberamente rifiutando la Grazia e morendo nel peccato. Chiunque. Ribadisco: chiunque. Nessuno può salvarsi se Dio, a questa persona, elargisce solo quanto “dovuto” secondo Giustizia, ovvero la Grazia sufficiente.

            “Ovvio (almeno così mi pareva) che ciò che dico per gli adulteri vale per chiunque pecchi gravemente, inclusi i coniugi che fanno uso di metodi contraccettivi.”

            E allora, se le cose stanno così, immagino che rifiuterai anche il vademecum di GPII sui coniugi che fanno uso di contraccezione, che utilizza dei criteri uguali a quelli indicati dal Papa nella lettera ai vescovi argentini. Giusto?

            E allo stesso modo immagino che tu ritenga giusto escludere gli scismatici impenitenti dalla Comunione. Se la pensi così, pur non essendo d’accordo (perché ritengo che ogni situazione vada valutata singolarmente, ammettendo all’Eucaristia chi può essere ammesso ed escludendo chi invece è in condizione diversa) riconosco una logica al tuo pensiero.

            Se invece sei favorevole alla pastorale promossa da GPII che si tiene ormai da 20 anni nei confronti di chi fa uso di contraccezione (ripeto: con criteri identici a quelli voluti da Papa Francesco nella lettera ai vescovi argentini sui risposati) e alla Comunione agli scismatici ortodossi, in tal caso non ti capisco.

            ” I Cardinali hanno fatto uso di una loro possibilità, facendosi portavoce di una parte del popolo cattolico che, dopo l’uscita di AL, sta entrando sempre più in confusione.”

            Non sono d’accordo, perché i Dubia che hanno posto trovano già risposta nel testo (epico il Dubium sugli atti intrinsecamente malvagi, quando in Al 302 è scritto a caratteri cubitali che i risposati sono in situazione oggettiva di peccato) e mi sembrano solo un modo per fomentare la divisione.

            “La Chiesa è troppo severa, e pretende troppo dai cattolici?
            A me sinceramente pare che, più il tempo passa, più si stia andando verso una concezione “ridotta” del Vangelo: ci si convince che gli inviti di Cristo sono “troppo difficili”, e che dunque è necessaria una mentalità e una pastorale “più aperte al mondo”.
            Siamo tornati ai tempi in cui molti abbandonarono Cristo, in quanto ritenevano il Suo linguaggio troppo duro e la Sua Dottrina troppo severa.”

            Ti faccio una domanda: perché queste critiche non vengono fatte anche a San Giovanni Paolo II, che pure lui ha cercato di fare il possibile per non porre troppi pesi sulle spalle dei cattolici?

            Se si critica Papa Francesco per ciò che sta facendo coi risposati va criticato allo stesso modo GPII per la pastorale sulla contraccezione del Vademecum del ’97. Un doppio standard non può essere tenuto.

            Riguardo ai Cardinali, ribadisco quanto ho detto, e mi sembra un replay di quanto avvenuto con Lefebvre, che non ha saputo distinguere tra i mutamenti sostanziali (che la Chiesa non può fare e non ha fatto ) e disciplinari/accidentali (come quello sulla libertà religiosa, dove la Chiesa ha cambiato determinate cose senza intaccare di uno iota quanto stabilito dal Sillabo).

            “Anche la facilità con la quale si afferma che molti matrimoni sono nulli, a me sinceramente fa spavento. A parte i casi di costrizione, per i quali il matrimonio è sicuramente nullo, occorrerebbe valutare, invece, i casi di leggerezza.”

            Il fatto è che sono gli sposi i ministri del Sacramento. Ora, se uno si sposa con l’idea di divorziare qualora le cose andassero male (e ben poche ad esempio si sposano convinte che se il marito diventasse un violentatore dovrebbero separarsi e stare sole tutta la vita, esattamente come pochi uomini si sposano convinti di rimanere legati ad una che magari diventa una cornificatrice seriale) il matrimonio è nullo perché non si sposa secondo le intenzioni della Chiesa.

            Papa Francesco ha aggiunto alcune cause di nullità è reso accessibile a tutti il processo, mentre prima potevano farlo solo i ricchi, mentre la gente comune doveva vedersi accollati dei pesi insopportabili per matrimoni mai esistiti.
            Celebre il caso Cossiga, matrimonio annullato dopo 54 anni.

            Almeno questa ipocrisia è finita.

            Come diceva Padre Ariel, i tradizionalisti sembra che certe cose le concedano solo ai potenti, mentre invece la gente comune guai se osa fallire un matrimonio e guai se vuole avere accesso alla possibilità di constatare una eventuale nullità.

            Se lo fa Trump, adultero convivente more uxorio, va bene, se lo fa la signora Marozzi anatema.

            Io questa la chiamo ipocrisia, non so tu come la chiami.

            Cito di nuovo Padre Ariel

            “Piaccia o non piaccia, rimane un dato di fatto che certe istituzioni di moralisti duri e puri sono tenute in piedi con i soldi donati dalle estreme destre americane formate da soggetti che – i più morali in assoluto – sono sposati perlomeno un paio di volte e se la spassano appresso con ragazze di vent’anni più giovani di loro. O vogliamo davvero relegare nelle questioni prive di interesse teologico-pastorale, ma soprattutto d’interesse morale, il fatto che questi personaggi, tra una gozzoviglia e l’altra, si rechino poi con l’alabarda cavalleresca in mano e con la lacrima all’occhio alle Sante Messe in rito antico, per tuonare tra un oremus e l’altro contro l’adulterio, il concubinato e la Comunione ai divorziati risposati, come se tutto ciò fossero lussi che non possono essere concessi ai comuni mortali dal basso reddito, ma solo ai grandi dissoluti con i conti a nove zeri, dinanzi ai quali da una parte si prende, dall’altra non si vedono neppure quei peccati che gridano davvero vendetta al cospetto di Dio”.

            Per il resto mi sono già espresso: credo in una Chiesa che faciliti la Grazia, non in una Chiesa che rende l’essere cattolici una de facto ipoteca per la dannazione.

            Credo in una Chiesa che mette prima l’anima da salvare, del precetto, come fa la Chiesa Ortodossa, che ha una liturgia stupenda e una tradizione antichissima e iinamovibile quanto la nostra ma che pastoralmente già secoli fa era avanti a noi di millenni, visto che accompagnava aiutandole le stesse persone che noi scomunicavamo (codice di diritto canonico del 1917, c’è la scomunica per i risposati).

            Sbaglio? Non lo so, ma non credo che gli ortodossi, che sebbene scismatici hanno validi sacramenti e valida successione apostolica, siano una massa di dannati. Noi non possiamo adottare le loro misure perché la dottrina lo impedisce ma possiamo dare più importanza all’imputabilità del soggetto, e quando tale imputabilità (peccato mortale) non c’è accompagnarlo in maniera più dolce.

            Io la vedo così, e chi la pensa al contrario almeno chieda di revocare la pastorale di GPII sui facenti uso di contraccezione e la dispensa della Comunione agli scismatici, se vuole essere coerente.

          9. Ultima cosa Adolfo.

            Tu scrivi

            “Ciò che dici dei Cardinali non mi trova invece per nulla d’accordo, e mostra proprio quella “tolleranza” dei progressisti: tolleranza per tutti… tranne per chi dissente dalla linea progressistica.

            I Cardinali hanno fatto uso di una loro possibilità, facendosi portavoce di una parte del popolo cattolico che, dopo l’uscita di AL, sta entrando sempre più in confusione.”

            Secondo te andrebbe elogiato chi da, nemmeno troppo velatamente, dell’eretico al Papa, mentendo tra l’altro, visto che come ampiamente dimostrato questa non è materia dogmatica?

            Tu cito il Cardinale Brandmüller “chi afferma che si possa dare la Comunione agli adulteri è eretico e promuove lo scisma”.

            Questo ha detto. E secondo te gente così non va punita? Non c’entra nulla la Misericordia dei “progressisti”, si tratta semplicemente che questa è una cosa realmente inaudita, un atto di impeachement e delegittimazione pubblica verso il Papa.

            E visto che la loro carità è questa, arrivando a dargli dell’eretico, di sicuro quantomeno per Brandmüller togliergli il cardinalato è una reazione più che adeguata.

          10. Aggiungo l’ultima cosa: ai Cardinali, che (almeno nel caso di Brandmüller) si permettono di dare dell’eretico al Papa, penso che vada mostrata la stessa Misericordia che loro mostrano alle famiglie in difficoltà.

            Loro ritengono che vadano imposti gli stessi fardelli a tutti, e che una donna separatasi consensualmente dopo 15 anni di inferno sopportati per il bene del figlio, se trova un compagno vada trattata come il ganzo imprenditore che sfascia la famiglia per andarsene con la rumena 30enne?

            Molto bene, ma che siano coerenti e che provino sulla loro pelle i rigori della Giustizia, e visto che hanno messo sotto impeachement il Papa, dandogli dell’eretico (parole del cardinale Brandmüller), e minacciando una correzione formale (parole del Cardinale Burke) qui di estremi per applicare la “Giustizia senza sconti” che tanto amano ci sono eccome.

            Non vogliono la Misericordia per le famiglie in difficoltà e ritengono che debbano essere trattate tutte allo stesso modo, dal ganzo che se na va con la puttana alla donna che ha sofferto in silenzio per queasi due decenni?

            Molto bene, ma non si aspettino di ricevere Misericordia. Cristo ha detto “beati i misericordiosi perché otterranno Misericordia”, loro vogliono Giustizia ed è giusto che vengano trattati secondo la stessa rigorosa e severa Giustizia che invocano per gli altri.

            “Il Giudizio sarà senza Misericordia contro chi non avrà avuto Misericordia”, dice San Giacomo.

          11. Eh certo, nel nuovo corso misericordistico, a essere duri di cuore sono coloro che additano la via stretta della Croce.

            Ma non fu proprio Cristo, a dire che chi vuole seguirLo deve rinnegare sé stesso (perché nessuno gradisce soffrire), e abbracciare giorno per giorno la propria croce?

            Non fu proprio Cristo, a dire che occorre richiamare (certo, con la dovuta prudenza e attenzione) i fratelli che sbagliano?

            Chi chiede chiarimenti in merito a frasi effettivamente ambigue, in base alle quali in molte diocesi aumentano sempre di più i sacrilegi eucaristici, beh, costui è un fariseo che non sa guardare all’effettiva situazione contingente di chi si trova in difficoltà.

            Come se poi quelli come me, che desidererebbero dei chiarimenti, non fossero soggetti a tentazioni e cadute, e dunque parlano dall’alto della loro vita “comoda e felice”. Ma che si crede? Che a me e a chi la pensa come me non risulterebbe più comodo – umanamente parlando – il nuovo corso misericordistico?

            Che si crede? Che quelli come me non debbano quotidianamente combattere contro un cumulo di tentazioni, e in aggiunta si trovano anche a combattere contro malattie gravi e situazioni familiari gravemente compromesse (e spesso davvero senza alcuna colpa propria, ma solo perché vittime dell’egoismo altrui; come pure accade ai figli di molti genitori separati, tanto per fare un esempio), tali per cui a me (e a quelli come me) per primo farebbe molto comodo potermi “rifare una vita”, senza badare alle esigenze illustrate nel Vangelo?

            E non lo disse il papa medesimo, in un’intervista aerea, che sì, le cose sono effettivamente cambiate, e che per approfondimenti si chiedesse al nuovo “capo” della CdF, Schönborn (il quale ha esplicitamente affermato che Francesco ha superato la divisione “artificiale” [sic] fra regolare e irregolare)?

            Questa è la realtà attuale… solo che me ne faccio nulla, della misericordia a buon mercato che tanto oggi piace… se poi debbo camminare sul filo del rasoio (magari abitualmente comunicandomi, senza essere in effettivo stato di Grazia), e rischiare seriamente di perdermi.

            Certamente: chi chiede maggior severità per gli altri, sarà giudicato (come è giusto che sia) con un metro più severo.
            Ma stiamo sempre attenti: anche chi abusa della Misericordia – dando in nome di essa la convinzione che la Dottrina di Cristo, oggi, possa essere allentata e stiracchiata a proprio piacimento – subirà un Giudizio ben severo.

            Anche questo è un modo per chiudere le porte della Salvezza: “voi non ci entrate, e non lasciate che altri vi entrino”.

            Che le ambiguità di AL siano volute è ormai assodato, e basti pensare ai vari aneddoti raccontati dal Forte e al fatto che AL non sia altro che la rivisitazione di un precedente libro di Fernandez. Che non si desideri delucidare tali ambiguità, è parimenti chiaro. Il resto son chiacchiere.

            E, siccome le chiacchiere non bastano, ecco che i misericordisti non esitano a usare il pugno duro, contro coloro che non avallano le loro tesi. Pare quasi che si voglia – a ogni costo! – ridurre la Chiesa a una sorta di misera setta protestantoide.

            Nel nuovo corso, chi chiede rispettosamente dei chiarimenti, è un fariseo duro di cuore; chi offende senza remore coloro la cui colpa è stata appunto quella di chiedere chiarimenti, è misericordioso e aperto verso gli altri.

            Ma ognuno è responsabile – perché così ha voluto il Signore – della salvezza della propria anima, checché si voglia disquisire sulle varie forme in cui viene elargita la Grazia di Dio.

            Per molti, oggi, si riesce a ottenere salvezza eterna, anche se non si segue la via stretta additata da Cristo. A furia di richiamarsi alle situazioni difficili (come se tutti gli altri vivessero delle realtà facili), e a compulsare le eventuali responsabilità soggettive… ecco che la via stretta è diventata bella larga. E comoda.

            E la Croce, che fine fa?
            Beh, siccome siamo salvi per i meriti di Cristo, e non per i nostri meriti (visto che Dio ci potrebbe salvare senza violare il nostro libero arbitrio), diamoci pure alla pazza gioia, e viviamo come più ci piace.

            Bene: ognuno faccia come meglio crede. A proprio rischio e pericolo.

          12. @Adolfo

            “Eh certo, nel nuovo corso misericordistico, a essere duri di cuore sono coloro che additano la via stretta della Croce.

            Ma non fu proprio Cristo, a dire che chi vuole seguirLo deve rinnegare sé stesso (perché nessuno gradisce soffrire), e abbracciare giorno per giorno la propria croce?

            Non fu proprio Cristo, a dire che occorre richiamare (certo, con la dovuta prudenza e attenzione) i fratelli che sbagliano?”

            Ma vedi che qua si continua ad aggirare il problema? Io ho detto che riconosco piena razionalità interna (pur non essendo d’accordo) alla tesi di chi vuole negare la Comunione ai risposati a meno che non facciano voto di castità assoluta, ho semplicemente detto che tale tesi regge SE E SOLO SE contestualmente si rifiutano anche il Vademecum del ’97 (sul quale vedo che TUTTI glissano elegantemente, perché non fa piacere vedere che San Giovanni Paolo II ha emanato sui coniugi che fanno uso di contraccezione -atti gravi quanto alla materia tanto quanto gli atti di adulterio dei risposati- gli stessi identici criteri pastorali della lettera ai Vescovi Argentini) http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740 e la possibilità per gli ortodossi di confessarsi e fare la Comunione da noi pur rimanendo impenitenti nel loro scisma.

            Mi sembra equo, no? Oppure solo ai risposati deve essere imposto un fardello del genere mentre invece agli scismatici e ai facenti uso di contraccezione (ripeto: atto grave quanto alla materia tanto quanto l’adulterio dei risposati) deve essere concesso di essere assolti e comunicati applicando quindi un double standard?

            Questo si che sarebbe ridicolo e privo di qualsivoglia logica.

            Eppure chissà perché nessuno (non solo tu) mi dice: si, condanniamo Al e anche la comunione gli scismatici e la pastorale “bergogliana” di GPII sui coniugi facenti uso di contraccezione. No no, su queste due cose tutti i conservatori glissano elegantemente. Mi chiedo perché.

            “Chi chiede chiarimenti in merito a frasi effettivamente ambigue, in base alle quali in molte diocesi aumentano sempre di più i sacrilegi eucaristici, beh, costui è un fariseo che non sa guardare all’effettiva situazione contingente di chi si trova in difficoltà.Come se poi quelli come me, che desidererebbero dei chiarimenti, non fossero soggetti a tentazioni e cadute, e dunque parlano dall’alto della loro vita “comoda e felice”. Ma che si crede? Che a me e a chi la pensa come me non risulterebbe più comodo – umanamente parlando – il nuovo corso misericordistico?”

            Ma io non ho detto che tu sia un fariseo, io ho criticato duramente i cardinali che si sono permessi di dare dell’eretico al Papa (vedi la citazione di Brandmüller “chi apre alla Comunione agli adulteri è eretico e promuove lo scisma”, che è una accusa neanche tanto velata di eresia al Papa), aggiungendo oltre all’oltraggio la menzogna, visto che è dimostrabile che non si tratta di una questione dogmatica.

            Infine ho semplicemente chiesto che chi chiede il pugno duro coi risposati lo chieda altrettanto coi coniugi che fanno uso di contraccettivi e cogli scismatici, ai quali è stata applicata, da ben prima dell’inizio del tanto odiato attuale pontificato, una pastorale “misericordista”.

            Chiedo solo equità: o pugno di ferro con tutti o con nessuno, i risposati non sono “più peccatori” di altri, e se con loro si deve guardare solo la situazione oggettiva e non all’imputabilità, quasi presumendo la colpevolezza mortale, lo stesso deve essere fatto per le altre categorie citate. Punto.

            Perlomeno se non vogliamo sputare sulla logica e rendere manifesto che qualunque documento dell’attuale Papa può e deve essere attaccato mentre i documenti dei precedenti pontefici sono intoccabili anche quando hanno adottato soluzioni “bergogliane”. In questo caso qualunque ulteriore osservazione perderebbe di peso, perché saremmo di fronte ad un dissenso motivato da questioni ideologiche e basta.

            “Che si crede? Che quelli come me non debbano quotidianamente combattere contro un cumulo di tentazioni, e in aggiunta si trovano anche a combattere contro malattie gravi e situazioni familiari gravemente compromesse (e spesso davvero senza alcuna colpa propria, ma solo perché vittime dell’egoismo altrui; come pure accade ai figli di molti genitori separati, tanto per fare un esempio), tali per cui a me (e a quelli come me) per primo farebbe molto comodo potermi “rifare una vita”, senza badare alle esigenze illustrate nel Vangelo?”

            Ma nessuno ha detto che non si debba badare alle esigenze illustrate nel Vangelo, e Al è molto chiara in questo. Semplicemente applica ai risposati la stessa cura che si applica verso gli altri peccatori, come ho abbondantemente mostrato (e il Vademecum di GPII ne è la prova più impietosa); tutto li.

            “E non lo disse il papa medesimo, in un’intervista aerea, che sì, le cose sono effettivamente cambiate, e che per approfondimenti si chiedesse al nuovo “capo” della CdF, Schönborn (il quale ha esplicitamente affermato che Francesco ha superato la divisione “artificiale” [sic] fra regolare e irregolare)?”

            E infatti sono cambiate, esattamente come San Giovanni Paolo II ha cambiato (si: CAMBIATO) la durissima legge precedente che scomunicava i risposati. Il precedente codice di diritto canonico prevedeva la scomunica per i risposati:

            Can 2356. Bigami, idest qui, obstante coniugali vinculo, aliud matrimonium, etsi tantum civile, ut aiunt, attentaverint, sunt ipso facto infames; et si, spreta Ordinarii monitione, in illicito contubernio persistant, pro diversa reatus gravitate excommunicentur vel personali interdicto plectantur.
            (CODEX IURIS CANONICI – 1917)

            Domanda: perché GPII poteva cambiare questa durissima regola mettendone una più mite e Papa Francesco non può (o non deve) cambiare la regola di GPII mettendone una ancora più mite (ovvero la stessa che GPII volle che si applicasse ai facenti uso di contraccezione)?

            “Questa è la realtà attuale… solo che me ne faccio nulla, della misericordia a buon mercato che tanto oggi piace… se poi debbo camminare sul filo del rasoio (magari abitualmente comunicandomi, senza essere in effettivo stato di Grazia), e rischiare seriamente di perdermi.”

            Hai letto la promessa di Cristo a Santa Faustina per chi recita la Coroncina? Se si, fai tesoro di questo dono del Signore e non dovrai temere di perderti, ovviamente cerca di fare il possibile per vivere una vita retta ma sappi che se ne farai tesoro il Signore userà la Sua Grazia per non lasciarti perdere. L’ha promesso Lui, non io, è la Sua parola che è coinvolta.

            “Certamente: chi chiede maggior severità per gli altri, sarà giudicato (come è giusto che sia) con un metro più severo.
            Ma stiamo sempre attenti: anche chi abusa della Misericordia – dando in nome di essa la convinzione che la Dottrina di Cristo, oggi, possa essere allentata e stiracchiata a proprio piacimento – subirà un Giudizio ben severo.

            Anche questo è un modo per chiudere le porte della Salvezza: “voi non ci entrate, e non lasciate che altri vi entrino”.”

            Quindi anche GPII ha sbarrato le porte della salvezza con la sua pastorale “bergogliana” sui coniugi contraccettanti?

            Si, insisto perché i criteri sono gli stessi, quindi è impossibile razionalmente rifiutare AL e l’interpretazione datane nella lettera ai vescovi argentini accettando quel vademecum che da 20 anni plasma la pastorale della Chiesa sulla contraccezione non abortiva. Si scelga: o tutti e due o nessuno dei due.

            “Che le ambiguità di AL siano volute è ormai assodato, e basti pensare ai vari aneddoti raccontati dal Forte e al fatto che AL non sia altro che la rivisitazione di un precedente libro di Fernandez. Che non si desideri delucidare tali ambiguità, è parimenti chiaro. Il resto son chiacchiere.”

            Ma per forza, non vedi che si tratta FC84 come se fosse un dogma quando non lo è? E non vedi che nonostante il Papa abbia chiarito l’interpretazione corretta (ovvero quella dei vescovi argentini, a livello dottrinale ineccepibile) gli sono post Dubia del tutto pretestuosi che trovano risposta già in Al oltre che nel Catechismo?

            “E, siccome le chiacchiere non bastano, ecco che i misericordisti non esitano a usare il pugno duro, contro coloro che non avallano le loro tesi. Pare quasi che si voglia – a ogni costo! – ridurre la Chiesa a una sorta di misera setta protestantoide.”

            Non c’è nulla di più protestante che pensare di elargire una “correzione formale” verso il Papa, quasi che fosse un vescovo qualunque, mettendolo sotto impeachement pubblicamente (quando anche San Paolo criticò San Pietro NON sulla dottrina ma sul comportamento, due cose del tutto diverse). Poi sai che succede?

            Che altri cardinali correggono quelli che hanno corretto il Papa e altri ancora correggono quelli che hanno corretto coloro che hanno corretto il Papa. Signore e signori, ecco a voi il protestantesimo, dove per ogni fedele c’è una Fede diversa.

            “Nel nuovo corso, chi chiede rispettosamente dei chiarimenti, è un fariseo duro di cuore; chi offende senza remore coloro la cui colpa è stata appunto quella di chiedere chiarimenti, è misericordioso e aperto verso gli altri.”

            Fammi capire: chiedere rispettosamente dei chiarimenti significa, secondo te, dare dell’eretico al Papa come ha fatto Brandmüller (citazione “chi apre alla Comunione agli adulteri è eretico e promuove lo scisma”) o parla di correzioni formali come ha fatto Burke?

            Sarebbe questo, per te, il “chiedere rispettosamente dei chiarimenti”? Tra l’altro con domande pleonastiche e da presa per il culo tipo “si deve ancora ritenere che esistano atti intrinsecamente malvagi” quando Al 302 risponde proprio a questa domanda chiamando lo stato dei risposati come “stato oggettivo di peccato”?

            Seriamente?

            “Ma ognuno è responsabile – perché così ha voluto il Signore – della salvezza della propria anima, checché si voglia disquisire sulle varie forme in cui viene elargita la Grazia di Dio.”

            Nè io ho affermato il contrario. Ho semplicemente esposto la dottrina cattolica, che afferma che senza la Grazia efficace nessuno potrebbe meritare la salvezza nè tantomeno morire in stato di Grazia, e che la Grazia efficace procede solo e soltanto dalla Misericordia di Dio (che va “oltre”, come diceva San Tommaso, alla Giustizia, e infatti la Grazia efficace va “oltre” la Grazia sufficiente che è quella dovuta secondo Giustizia ma che non salva l’uomo decaduto).

            Mai ho affermato che non abbiamo libero arbitrio, quella è l’eresia calvinista e protestante. Ho semplicemente affermato che senza la Grazia efficace (dono esclusivo della Misericordia divina, che in nessun modo si può “meritare” ma che Dio elargisce secondo il Suo disegno) tutti (TUTTI) utilizzeremmo il nostro libero arbitrio per dannarci, senza eccezioni.

            “Per molti, oggi, si riesce a ottenere salvezza eterna, anche se non si segue la via stretta additata da Cristo. A furia di richiamarsi alle situazioni difficili (come se tutti gli altri vivessero delle realtà facili), e a compulsare le eventuali responsabilità soggettive… ecco che la via stretta è diventata bella larga. E comoda.”

            Nessuno ha detto questo, ma il cattolicesimo non è mai stato kantismo, nè ha mai applicato la legge secondo metri solo legalisti. Basta che vedi la Chiesa ortodossa, scismatica ma che ha tenuto tutte le vecchie tradizioni che furono anche nostre, un tempo (seppur aggiungendo errori dottrinali).

            Il principio del summum ius summa iniuria va evitato in ambito civile e a maggior ragione in quello ecclesiale visto che c’è in gioco la salvezza delle anime.

            Non si tratta di rendere larga la via stretta. Si tratta di fare Giustizia, oltre che Misericordia, e un’applicazione kantiana della Legge impedisce sia la Giustizia che la Misericordia.

            “E la Croce, che fine fa?
            Beh, siccome siamo salvi per i meriti di Cristo, e non per i nostri meriti (visto che Dio ci potrebbe salvare senza violare il nostro libero arbitrio), diamoci pure alla pazza gioia, e viviamo come più ci piace.”

            Qua però stai deformando quanto ho detto. Io non ho mai detto “diamoci alla pazza gioia”, ho semplicemente affermato che non ritengo giusto trattare una donna che ha passato 15 anni di sofferenza, senza nè amore nè sesso, con un marito ingestibile per non far soffrire il figlio, e che poi si è separata consensualmente trovando un’altra persona, come dicevo non ritengo giusto che una persona così sia trattata e gli siano imposti gli stessi fardelli di uno che ha sfasciato una famiglia per andarsene con la rumena 30enne.

            Tutto li. Sto sbagliando? A me sembra di stare invocando GIUSTIZIA, prima ancora che Misericordia, visto che mettere tutti nel tritacarne di un precetto omnicomprensivo senza riguardi alle situazioni individuali lo reputo ingiusto e, quindi, quanto di più lontano vi sia dal Vangelo.

            Le croci quando arrivano bisogna sopportarle, ma non dobbiamo imporre arbitrariamente delle croci sulle spalle delle persone, aggiungendo ingiustizia a ingiustizia.

            A te piace la Chiesa dove a Cossiga viene dato un annullamento dopo 54 anni di matrimonio mentre il popolino viene trattato a calci in culo e gli sono imposti pesi che certi non solleverebbero nemmeno con un dito? Pace e bene, a me NO.

            E riguardo a questo

            “visto che Dio ci potrebbe salvare senza violare il nostro libero arbitrio”

            Ti invito a informarti e vedrai che non sto dicendo una mia idea, ma è dottrina cattolica pura e semplice. Chi non si salva non si salva perché Dio, con Lui, ha usato la misura della Giustizia, dandogli solo la Grazia sufficiente (cosa che Dio può fare benissimo senza essere “ingiusto”, visto che la Grazia salvifica non è un diritto).

            Chiediti perché, nel diario di Santa Faustina, la Santa racconta di grandissimi peccatori (altrochè la povera donna risposata) circondati da demoni e impenitenti al momento della morte che con la recita della Coroncina si sono salvati e sono morti in pace e nell’amicizia con Dio: perché Cristo ha legato a tale preghiera la Sua Grazia salvifica, che non procede da altro se non dalla Sua Misericordia.

            Per mezzo di tale grazia quei peccatori si sono pentiti, essendo il loro libero arbitrio illuminato dalla Grazia divina di Cristo (e la Grazia efficace è infallibile, raggiunge sempre il suo effetto perché, sebbene la persona potrebbe decidere di rifiutarla, non lo farà, esattamente come i beati del Paradiso mai rifiuterebbero Dio o peccherebbero, pur essendo SOMMAMENTE liberi), senza tale Grazia sarebbero morti nei loro peccati.

            Perciò non mi invento niente. Ergo se davvero sei preoccupato per la salvezza tua e degli altri (preoccupazione lodevole) fai conoscere il Rosario e in particolare la Coroncina, recitali e falli recitare, e anche i peggiori peccatori si convertiranno e cambieranno vita e, anche qualora ciò non accadesse, comunque prima che l’anima si separi dal corpo si riconcilieranno con Dio. Oh, la promessa l’ha messa Lui, mica io, e le promesse di Dio sono irrevocabili, come insegna la lettera ai Romani.

          13. “Hai letto la promessa di Cristo a Santa Faustina per chi recita la Coroncina? Se si, fai tesoro di questo dono del Signore e non dovrai temere di perderti, ovviamente cerca di fare il possibile per vivere una vita retta ma sappi che se ne farai tesoro il Signore userà la Sua Grazia per non lasciarti perdere”.

            Certamente, ma anche qui si rischia di andare all’estremo opposto (per inciso: io recito la Coroncina da molti anni, e apprezzo le varie Promesse che Gesù e Maria hanno fatto, nel corso del tempo, tramite varie anime mistiche: voglio dire che non sono certo prevenuto, in quest’ambito). Vedo che molti recitano Rosari e Coroncine… ma conducono una vita spesso all’antitesi del Vangelo.
            Si salveranno?
            Può essere; ma in casi simili sarebbe prima il caso di rimettersi in Grazia di Dio… e così ogni preghiera recitata assumerebbe valore. Non dimentichiamo che ciò che si fa di buono (preghiere e opere), quando NON ci si trova in Grazia di Dio, NON produce frutti di Vita eterna. Questo concetto, fra gli altri, è spesso ripetuto dall’Eterno Padre a Santa Caterina da Siena.

            **
            “Non c’è nulla di più protestante che pensare di elargire una “correzione formale” verso il Papa, quasi che fosse un vescovo qualunque, mettendolo sotto impeachement pubblicamente (quando anche San Paolo criticò San Pietro NON sulla dottrina ma sul comportamento, due cose del tutto diverse)”.

            Non è così. Ciò che accomuna quel comportamento di Pietro a vari comportamenti di Francesco, è appunto l’ambiguità. Questo è ciò di cui primariamente ci si lamenta. E proprio il fatto che Francesco, fin troppo spesso, risulti ambiguo sulla Dottrina (“molte convivenze hanno la grazia del matrimonio”; “i divorziati sono membra vive della Chiesa”; e roba del genere… e almeno avesse specificato che i divorziati debbono sforzarsi di essere in Grazia di Dio…), rende certe sue uscite ben più gravi del pur cattivo esempio che diede Pietro.

            La “correzione formale” è stata adottata in altre epoche. Rimane cosa rara, ma non certo “protestante”.

            E poi, ripeto: come mai, dopo tanto parlare di misericordia e tolleranza, non si tollera minimamente che vari prelati (perché non sono solo i quattro Cardinali, e se pensi che siano solo loro, sei molto male informato) e molto popolo di Dio si trovino in difficoltà e in confusione?
            Tutta colpa loro? Come mai, fino a Benedetto XVI, tutte queste ambiguità non si presentavano?

            Certo, come dici tu stesso, le disubbidienze ci sono sempre state, ma almeno il parlare dei Pontefici era ben chiaro.

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            “Qua però stai deformando quanto ho detto. Io non ho mai detto “diamoci alla pazza gioia””

            Infatti quel paragrafo l’ho scritto “in stile protestantoide”. Ero sarcastico, se non s’è capito. Non intendevo certo attribuirti pensieri mai espressi. Piuttosto descrivevo una devianza del concetto di misericordia, che oggi purtroppo (la devianza, dico) è fin troppo comune.

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            “A te piace la Chiesa dove a Cossiga viene dato un annullamento dopo 54 anni di matrimonio mentre il popolino viene trattato a calci in culo e gli sono imposti pesi che certi non solleverebbero nemmeno con un dito? Pace e bene, a me NO”.

            A te no… e a me neppure. Le arbitrarietà ci son sempre state, anche dentro la Chiesa. Ma non possiamo farne una questione generale (anche altre volte, nei tuoi commenti, “ti muovi” in questo modo, ma non mi sembra un giusto modo di procedere: il “particolare” non può giustificare il “generale”).
            Sarebbe come dire che, siccome alcuni preti sono gravemente peccatori… tutti i preti sono gravemente peccatori. La piaga della pedofilia, ad esempio, ha gravemente danneggiato la Chiesa: proprio in quanto molte anime hanno iniziato a pensare che tutti o quasi i preti siano pedofili. In realtà la percentuale di essi è inferiore alla percentuale di pedofili che si riscontra nella società. Ma purtroppo è questo il concetto che è passato fra la gente.

            Noi, il popolino, cerchiamo di fare quanto ci è possibile, per meritare l’amicizia di Dio. Quelli che abusano delle proprie posizioni saranno severamente giudicati.

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            ““visto che Dio ci potrebbe salvare senza violare il nostro libero arbitrio”

            Ti invito a informarti e vedrai che non sto dicendo una mia idea, ma è dottrina cattolica pura e semplice. Chi non si salva non si salva perché Dio, con Lui, ha usato la misura della Giustizia, dandogli solo la Grazia sufficiente (cosa che Dio può fare benissimo senza essere “ingiusto”, visto che la Grazia salvifica non è un diritto)”.

            Giustissimo. Non è un diritto.
            Ma a maggior ragione io preferisco muovermi con prudenza; e rimango sicurissimo che, ad ogni situazione che viviamo, per quanto brutta possa essere, Iddio ci dà la forza necessaria per percorrere la via diritta. Ovviamente desidera il contributo della nostra volontà.
            Rimanere alla morale oggettiva mi pare molto saggio, proprio in base a quanto hai scritto tu. Forse Dio userà la misura della Giustizia anche con me… e io non voglio certo procedere con leggerezza, magari illudendomi che, poco prima della fine, avrò la possibilità di pentirmi.

            Anzi: in genere si invecchia e si muore così come si è vissuto. Chi vive abitualmente nel peccato grave (ripeto: grave e non necessariamente mortale) pone una seria ipoteca sulla propria salvezza eterna. Almeno così a me pare. Se sbaglio io, se sono troppo severo io, tanto meglio.

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            “Chiediti perché, nel diario di Santa Faustina, la Santa racconta di grandissimi peccatori (altrochè la povera donna risposata) circondati da demoni e impenitenti al momento della morte che con la recita della Coroncina si sono salvati e sono morti in pace e nell’amicizia con Dio: perché Cristo ha legato a tale preghiera la Sua Grazia salvifica, che non procede da altro se non dalla Sua Misericordia”.

            Vero, ma non dimentichiamo (come dice sempre Dio Padre a Santa Caterina da Siena) che è sempre Dio che ispira ai Suoi figli di pregare per la conversione dei peccatori (Dio desidera questa nostra “collaborazione”, a pro dei fratelli); e a volte ispira di pregare a vantaggio di peccatori specifici i quali, a una vista umana, non hanno possibilità di redenzione.

            Evidentemente Egli, nel cuore di quei peccatori, vede che residua ancora un barlume d’umiltà e di bontà… tale da poter accogliere quello “scuotimento di coscienza” che Iddio dà loro, “grazie” alle preghiere di altre anime. Metto le virgolette, perché il primo “grazie” va sempre e comunque rivolto a Lui, dal Quale procede ogni bene. Il bene che possiamo fare noi altro non è che una “restituzione” a Lui, di una parte del tanto che ci ha elargito.

            Chiaramente la preghiera mai va perduta: se anche pregassimo per un’anima che si ostinerà verso il Male, fino alla fine (noi chiaramente non lo possiamo sapere), Iddio userebbe le nostre preghiere per la salvezza di altre anime. Anime che, al contrario delle anime impenitenti, non hanno il cuore completamente indurito, e riusciranno a ottenere quel residuo di contrizione, sufficiente a non morire in disgrazia.

          14. @Adolfo

            “Certamente, ma anche qui si rischia di andare all’estremo opposto (per inciso: io recito la Coroncina da molti anni, e apprezzo le varie Promesse che Gesù e Maria hanno fatto, nel corso del tempo, tramite varie anime mistiche: voglio dire che non sono certo prevenuto, in quest’ambito). Vedo che molti recitano Rosari e Coroncine… ma conducono una vita spesso all’antitesi del Vangelo.
            Si salveranno?
            Può essere; ma in casi simili sarebbe prima il caso di rimettersi in Grazia di Dio… e così ogni preghiera recitata assumerebbe valore. Non dimentichiamo che ciò che si fa di buono (preghiere e opere), quando NON ci si trova in Grazia di Dio, NON produce frutti di Vita eterna. Questo concetto, fra gli altri, è spesso ripetuto dall’Eterno Padre a Santa Caterina da Siena.”

            È vero, se non si è in Grazia di Dio le buone opere compiute non producono frutti di vita eterna, ma meritano beni di ordine temporale.

            In ogni caso è cosa molto buona che reciti la Coroncina, è una devozione del tutto particolare, perfino più potente del Rosario.

            A me sembra evidente che Cristo, con Santa Faustina, prevedendo che sarebbe arrivata un’era nella quale le tentazioni sarebbero aumentate a dismisura rispetto a quelle a cui erano sottoposti gli uomini di un secolo fa, e abbia voluto dare Grazie sempre più abbondanti.

            Voglio dire, la promessa che ha fatto è, se vogliamo, sconvolgente, scandalosa

            “1) Chiunque reciterà la Coroncina alla Divina Misericordia otterrà tanta misericordia nell’ora della morte – cioè la grazia della conversione e la morte in stato di grazia – anche se si trattasse del PECCATORE PIÙ INCALLITO e la recita UNA VOLTA SOLA …(Quaderni…, II, 122)”

            Tanto è vero che se la Chiesa non avesse autenticato questa devozione non ci avrei mai creduto, perché sembra una cosa troppo bella, troppa generosità perfino per Dio.

            Studiando il diario di Santa Faustina ho capito molto cose anche di Papa Francesco e del perché la Chiesa in quest’epoca abbia deciso di usare un linguaggio e una pastorale diversa.

            Mi spiego: è mia convinzione (e apparizioni come quella di Santa Faustina me ne danno una buona conferma) che Dio abbia deciso in quest’epoca di essere particolarmente generoso con le Sue Grazie e con la Sua Misericordia, più che in passato.

            Non credo che sia un caso che in passato la Chiesa parlasse più della Giustizia di Dio, in termini a volte anche terrificanti (vedi apparecchio alla morte di Sant’Alfonso, un testo veramente terrificante, non ho dormito per tre giorni dopo averlo letto).

            Io penso che la Chiesa, essendo pervasa dallo Spirito Santo, riesca a capire quando Dio usa più la Sua Giustizia che la Sua Misericordia (o viceversa) e che quindi regoli la sua pastorale in tal senso.

            Poi posso sbagliarmi, ma è un dato di fatto inoppugnabile che, tanto per dire, i cristiani del primo millennio non godessero di potentissime ancore di salvezza e di Grazia come la Coroncina, il Rosario, i nove venerdì del Sacro Cuore eccetera.

            Ovviamente queste cose vanno intese nel modo giusto, senza scivolare nella superstizione. Io non ho dubbi che chi recita la Coroncina non si perderà, ma non per il potere delle preghiera in se, come se fosse una formula magica (questa è la visione pagana della Fede, da evitare), ma perché Cristo ci ha legato la Sua promessa.

            Posso pensare che Cristo venga meno alla Sua parola? Ovviamente no.

            “Non è così. Ciò che accomuna quel comportamento di Pietro a vari comportamenti di Francesco, è appunto l’ambiguità. Questo è ciò di cui primariamente ci si lamenta. E proprio il fatto che Francesco, fin troppo spesso, risulti ambiguo sulla Dottrina (“molte convivenze hanno la grazia del matrimonio”; “i divorziati sono membra vive della Chiesa”; e roba del genere… e almeno avesse specificato che i divorziati debbono sforzarsi di essere in Grazia di Dio…), rende certe sue uscite ben più gravi del pur cattivo esempio che diede Pietro.”

            Quando parlava dei divorziati risposati membra vive della Chiesa penso intendesse enfatizzare il fatto che non si deve assumere che siano ipso facto privi della Grazia di Dio, e lo stesso vale per le convivenze. Una convivenza trentennale di un uomo e una donna uniti nella fedeltà, siamo davvero così sicuri che sia odiata da Dio che invece amerebbe di più un matrimonio fatto di abusi e sofferenze?

            Non lo so, di sicuro la convivenza è una situazione a rischio di peccato mortale, ed è materia grave, ma non credo che le convivenze fedeli di cui parlava Francesco siano necessariamente odiate da Dio.

            Poi magari sbaglio e in realtà Dio le detesta mentre invece apprezza molto i matrimoni combinati di un tempo, non ne ho idea.

            Riguardo alla correzione, il problema è che non sono andati a correggere o chiedere chiarimenti su un COMPORTAMENTO del Papa, ma hanno insinuato addirittura il sospetto di eresia (hai letto la mia citazione di Brandmüller), quando il testo stesso sconfessa questa cosa.

            Mi spiace ma nemmeno sforzandomi riesco a giustificare una cosa del genere, specie visto che io stesso ho risposto ai Dubia mostrando che si può approvare Al rimanendo perfettamente ortodossi.

            E nemmeno vale la giustificazione che “non sanno come la intendesse il Papa”, poichè:

            1) se di un documento papale è possibile una lettura cattolica è ovvio che sia quella voluta dal Papa;

            2) il punto 1 è confermato dalla lettera ai Vescovi Argentini, che espone criteri perfettamente ortodossi.

            Perciò nemmeno sforzandomi riesco a giustificare la loro “iniziativa”.

            “E poi, ripeto: come mai, dopo tanto parlare di misericordia e tolleranza, non si tollera minimamente che vari prelati (perché non sono solo i quattro Cardinali, e se pensi che siano solo loro, sei molto male informato) e molto popolo di Dio si trovino in difficoltà e in confusione?
            Tutta colpa loro? Come mai, fino a Benedetto XVI, tutte queste ambiguità non si presentavano?”

            Perché nei documenti ufficiali si presentavano le cose in bianco e nero e in maniera intransigente, poi dietro le quinte si usava una pastorale misericordiosa, vedi la pastorale “bergogliana” di GPII sulla contraccezione.

            Il popolo cattolico, dopo decenni di bianco e nero nei quali tutte le “finezze” pastorali venivano celate dietro le quinte si è trovato disorientato da un Pontefice che di queste cose ne parla alla luce del sole.

            ” a te no… e a me neppure. Le arbitrarietà ci son sempre state, anche dentro la Chiesa. Ma non possiamo farne una questione generale (anche altre volte, nei tuoi commenti, “ti muovi” in questo modo, ma non mi sembra un giusto modo di procedere: il “particolare” non può giustificare il “generale”).
            Sarebbe come dire che, siccome alcuni preti sono gravemente peccatori… tutti i preti sono gravemente peccatori. La piaga della pedofilia, ad esempio, ha gravemente danneggiato la Chiesa: proprio in quanto molte anime hanno iniziato a pensare che tutti o quasi i preti siano pedofili. In realtà la percentuale di essi è inferiore alla percentuale di pedofili che si riscontra nella società. Ma purtroppo è questo il concetto che è passato fra la gente.”

            È vero quello che dici a proposito della percentuale di preti pedofili, ma è altrettanto vero che GPII ha gestito parecchio male quella situazione. Eppure non senti mai quelli che oggi fanno il bashing quotidiano del Santo Padre ricordare questo, chissà perché.

            “Giustissimo. Non è un diritto.
            Ma a maggior ragione io preferisco muovermi con prudenza; e rimango sicurissimo che, ad ogni situazione che viviamo, per quanto brutta possa essere, Iddio ci dà la forza necessaria per percorrere la via diritta. Ovviamente desidera il contributo della nostra volontà.
            Rimanere alla morale oggettiva mi pare molto saggio, proprio in base a quanto hai scritto tu. Forse Dio userà la misura della Giustizia anche con me… e io non voglio certo procedere con leggerezza, magari illudendomi che, poco prima della fine, avrò la possibilità di pentirmi.”

            Un appunto sulla morale oggettiva: essa è proprio rappresentata dall’unione tra l’assolutezza del precetto e la soggettività del peccatore. Dando solo importanza al precetto assoluto (come fanno i tradizionalisti) si scade nell’assolutismo, dando troppa importanza al soggetto si scade nel relativismo.

            Entrambi errori da evitare, va invece tenuto in considerazione sia il precetto che il soggetto, cosa che GPII ha fatto mirabilmente con quel Vademecum (che da 20 anni plasma la pastorale della Chiesa sulla contraccezione) e che sta facendo Francesco con Al.

            Perciò non posso essere più d’accordo, la morale è OGGETTIVA, è proprio in quanto oggettiva va respinto sia l’assolutismo che il relativismo.

            Riguardo a quanto hai scritto “Forse Dio userà la misura della Giustizia anche con me”
            Se così fosse Cristo avrebbe mentito, promettendo che darà la Grazia della buona morte anche al peccatore più incallito, se è un devoto della Divina Misericordia.

            Tu non mi sembri un peccatore incallito e sei anche un devoto della Divina Misericordia, perciò non hai da temere che Dio usi la Sua Giustizia su di te, e non perché tu (o io) sia più santo degli altri, ma per la promessa di Cristo.

            Lui non è un uomo, non fa promesse da marinaio come gli esseri umani. 😉

            Lui è Dio, e le promesse di Dio sono irrevocabili.

            Purtroppo ci sono sacerdoti che uniscono il rigorismo morale al razionalismo sul soprannaturale; e quindi non credendo a questi potentissimi aiuti che Cristo ci ha donato, vere e proprie ancore di salvezza (Cristo diceva a Santa Faustina che proprio i Sacerdoti avrebbero dovuto consigliare la Coroncina e la devozione della Divina Misericordia ai grandi peccatori come ancora sicura di salvezza), non solo impongono sulle spalle dei loro fedeli dei grandi pesi, ma non gli danno nemmeno la possibilità di fare tesoro di queste immense Grazie.

            Io questo lo chiamo “assassinio spirituale”. Se io fossi un Sacerdote farei l’impossibile perché i miei penitenti siano devoti della Divina Misericordia, SPECIALMENTE qualora ne arrivasse qualcuno a cui non posso dare l’assoluzione.

            Purtroppo il mix tra giansensimo morale e razionalismo spirituale è letale per un pastore in cura d’anime, specie per i suoi fedeli.

            “Vero, ma non dimentichiamo (come dice sempre Dio Padre a Santa Caterina da Siena) che è sempre Dio che ispira ai Suoi figli di pregare per la conversione dei peccatori (Dio desidera questa nostra “collaborazione”, a pro dei fratelli); e a volte ispira di pregare a vantaggio di peccatori specifici i quali, a una vista umana, non hanno possibilità di redenzione.”

            Esatto, ci ispira a pregare perché noi possiamo ottenere loro la Grazia salvifica (efficace) di cui ti parlavo, senza la quale quei peccatori andrebbero (come tutti noi) in perdizione certa per propria esclusiva colpa.

            “Evidentemente Egli, nel cuore di quei peccatori, vede che residua ancora un barlume d’umiltà e di bontà… tale da poter accogliere quello “scuotimento di coscienza” che Iddio dà loro, “grazie” alle preghiere di altre anime. Metto le virgolette, perché il primo “grazie” va sempre e comunque rivolto a Lui, dal Quale procede ogni bene. Il bene che possiamo fare noi altro non è che una “restituzione” a Lui, di una parte del tanto che ci ha elargito.”

            Attenzione, a parte chi pecca contro lo Spirito Santo (cosa davvero difficile da fare, grazie a Dio) NON ESISTE nessun peccatore che non possa essere redento, se raggiungo dalla Grazia salvifica di Dio.

            Io ne sono un esempio, visto che in gioventù mi ero allontanato dalla Chiesa e ne ho commesse di ogni, cose di cui non voglio parlare ma credimi, peccati DAVVERO GRAVI ), e una notte mi sono convertito, sentendo un’immediata spinta verso la Fede e una contrizione per i miei peccati.

            Solo dopo ho scoperto cosa era successo, ovvero mio padre, che per anni ha pregato un Rosario intero al giorno chiedendo la mia conversione.

            I suoi Rosari sono stati la mia salvezza, senza di quelli non mi sarei convertito, non avrei mai conosciuto la Coroncina della divina Misericordia e avrei continuato ad usare il mio libero arbitrio per dannarmi, e mi sarei dannato, del tutto liberamente e per mia propria colpa.

            Per questo capisco tanto la Misericordia di cui parla Papa Francesco, perché se Dio avesse voluto usare la Sua Giustizia con me non avrebbe ispirato mio padre a pregare per me, e mi avrebbe lasciato solo la Sua Grazia sufficiente (che poi sufficiente non è, per l’uomo decaduto, essendo solo la Grazia efficace una Grazia salvifica).

            Dio anzi avrebbe anche potuto far scendere la morte su di me dopo il mio primo peccato mortale (e pare che l’abbia fatto https://books.google.it/books?id=i3ieAgdnlPEC&pg=PA74&lpg=PA74&dq=santolilli+bambini+dannati&source=bl&ots=b0aHg21B5Z&sig=ECRZJUlw0V2miWOqj7spSJVOdRs&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwiTj9usnqbRAhVLPhQKHWb-Ar8Q6AEIGjAA#v=onepage&q=santolilli%20bambini%20dannati&f=false oltre a quel caso altre volte i Santi hanno parlato di persone dannate al primo peccato mortale) e questo non avrebbe minimamente intaccato la Sua Giustizia, visto che “il salario del peccato è la morte (eterna)” (Rom 6.23).

            Più sotto immaginavi che “io avessi altri motivi per difendere la pastorale Bergogliana”, e il motivo è proprio questo: perché per Giustizia dovrei essere dannato, ed è solo per Misericordia che sono tornato alla Fede e che ora, unicamente per la promessa di Cristo, ho la certezza morale della perseveranza finale.

            Ho quindi capito che è solo la Misericordia che salva, non la Giustizia della Legge. Secondo di essa saremmo tutti dannati, io per primo.

            È per Grazia (efficace) che mi sono convertito, è per Grazia (efficace) che osservo i comandamenti ed è sempre per Grazia (efficace) che, se li trasgredisco, me ne pento, ed è sempre per l’immensa Grazia (efficace) della Misericordia Divina, e della promessa di Cristo, che otterrò la perseveranza finale.

            Tutto per Grazia, immeritata, e che discende unicamente dalla Misericordia divina, che va oltre quanto dovuto seconda Giustizia, ovvero la sola grazia sufficiente (che Dio non nega a nessuno ma che, come già detto, non salva).

            Nella lettera ai Romani c’è tutto, anche la spiegazione per la quale su quel ragazzo scese la morte al primo peccato mortale e a noi invece è stata usata Misericordia.

            ,Rebecca ebbe figli da un solo uomo, Isacco nostro padre; quando essi non erano ancora nati e nulla avevano fatto di bene o di male – perché rimanesse fermo il disegno divino fondato SULL’ELEZIONE, NON IN BASE ALLE OPERE, MA ALLA VOLONTÀ DI COLUI CHE CHIAMA,-, le fu dichiarato: Il maggiore sarà sottomesso al minore, come sta scritto:
            Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù.

            Che diremo dunque? C’è forse ingiustizia da parte di Dio? No, certamente! Egli infatti dice a Mosè:
            “Avrò misericordia per chi vorrò averla, e farò grazia a chi vorrò farla.”

            Quindi non dipende dalla volontà né dagli sforzi dell’uomo, ma da Dio che ha misericordia. Dice infatti la Scrittura al faraone: Ti ho fatto sorgere per manifestare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato in tutta la terra. Dio quindi ha misericordia verso chi vuole e rende ostinato chi vuole. Mi potrai però dire: «Ma allora perché ancora rimprovera? Chi infatti può resistere al suo volere?». O uomo, chi sei tu, per contestare Dio? Oserà forse dire il vaso plasmato a colui che lo plasmò: «Perché mi hai fatto così?». Forse il vasaio non è padrone dell’argilla, per fare con la medesima pasta un vaso per uso nobile e uno per uso volgare? Anche Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande magnanimità gente meritevole di collera, pronta per la perdizione. E questo, per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso gente meritevole di misericordia, da lui predisposta alla gloria, cioè verso di noi, che egli ha chiamato non solo tra i Giudei ma anche tra i pagani.” (Rom 9,10-24).

  19. @ luigi

    mi fa piacere che lei sia d’accordo con me sulla coerenza di colui che non riconoscendosi più nei dogmi della chiesa ecc., però il discorso deve essere reciproco, la coerenza è un dovere di tutte le parti: per cui se il cattolico “antimodernista” si accorge che la chiesa di Roma è ormai dominata dal “modernismo”, deve avere anche lui la coerenza di lasciarla, magari, non per seguire uno degli antipapi moderni (https://it.wikipedia.org/wiki/Conclavismo) ma perlomeno per aderire ad un movimento “sedevacantista”. Anche il cattolico “integrale” o “integralista” o “tradizionalista” (che dir si voglia) deve essere coerente ed uscire dal luogo dove è effettivamente “fuori posto”.
    Giovanni da Livorno

    1. caro Giovanni, mi pare che in questo ragionamento non abbia senso invocare una sorta di “par condicio” delle scelte: Cristo è con la Sua Chiesa anche se afflitta dal modernismo… dobbiamo essere fedeli a Lui, magari disobbedendo a dettami che contraddicono una coscienza retta ( formata alla luce di Tradizione e Magistero) . Sant’Atanasio avrebbe dovuto forse abbandonare una nave di cui anche il nocchiero era diventato ariano, e fondare un’altro “movimento” ?
      Mi pare che siano quelli (vedansi i vari noti teologi o vescovi d’oltralpe (e non solo), tanto per fare un esempio) che si muovono in direzione opposta a Tradizione e Magistero ad avere problemi di permanenza all’interno della Chiesa, visto che sono loro i propugnatori di tesi eterodosse.

      1. Si, si…però la logica è una cosa ma i fatti sono spesso ben altra, e ritenere che una minoranza “scacci” da un determinato consesso la maggioranza, che oltretutto comprende in essa la classe dirigente di quel consesso, mi pare una pretesa un po’ “bislacca”. Insomma: il papa e la maggior parte dei cardinali e dei vescovi sono “modernisti”, parimenti la maggior parte dei sedicenti cattolici è d’accordo con quella gerarchia…..e voi, cattolici ” integrali”, dite che la è la maggioranza ad avere problemi di permanenza…….mah……….?! Mi sembra uno di quei ragionamenti astratti perfetti sul piano logico ma che la realtà disattende……
        Per quanto mi riguarda è da tempo che dubito della logica e delle sue potenzialità.
        Giovanni da Livorno

        1. Ma la Chiesa non è un partito politico, per cui non si regge su logiche di maggioranza/minoranza.
          Se cosi’ fosse davvero sarebbe già scoppiata da un pezzo.
          Ognuno di noi deve fare con fede sincera la parte che sa e puo’ fare, il resto lo lasciamo a Chi davvero ha le redini in mano.
          Se non fossi assolutamente convinto di cio’ sarei già passato da molto tempo ad un’altra “squadra” (e non certo cristiana).

          1. Ma allora il Lefebvre, con tanto di pianeta, chiroteche e manipolo, sarebbe o non sarebbe, uscito dalla chiesa di Roma? E’ scismatico o no? O sarebbero scismatici Paolo VI, i suoi successori e la maggioranza della gerarchia e del popolo cattolico, dunque?

            Giovanni da Livorno

            PS: io non mi riconosco più nella chiesa cattolica (come avrà capito), però mi sembra assurdo e incongruente che una bolla di un papa a dir poco “discutibile” come Paolo IV Carafa, abbia “bloccato” la possibilità di ogni pontefice futuro di innovare quanto precedentemente stabilito in ambito canonico (da cui il c.d. “cassiciacum”).

  20. @Marco

    alias “Vincent Vega”, alias “Miles”, Alias “giuseppe” e chissa’ quanti altri alias…
    Anche qui vieni ad ammorbare con le tue insulse teorie?
    Ma piantala un po’ va!

    1. Non sono insulse teorie, ho argomentato dottrina alla mano, e di sentirmi dire che le mie sono “insulse teorie” da gente che non capisce nemmeno la differenza tra stato di peccato oggettivo e imputabilità soggettiva beh….. Fa abbastanza ridere, non credi?

      Ti saluto.

      1. Sai cos’è che fa davvero ridere?

        È il ritenere che sia possibile leggere il cuore (proprio o altrui): solo Dio può leggere i cuori, e solo Lui può affermare con certezza se l’imputabilità (in merito a un peccato mortale) è lieve oppure grave.

        A ciò si aggiunga che: quanto più una persona è incancrenita nel peccato grave, tanto più la sua coscienza è obnubilata. Al punto che moltissimi, che vivono da anni nel peccato grave protratto, ritengono al contrario di essere in Grazia di Dio.

        La Chiesa, proprio per tal motivo, usa molta prudenza: se la materia del peccato è grave, allora occorre pentirsi e confessarsi. Se ci si comunica al di fuori di queste condizioni, si rischia di mangiare la propria condanna.

        Se poi, in uno slancio di superbia luciferina, si vuol ritenere di essere in grado di determinare l’imputabilità soggettiva, allora è un altro discorso.

        A furia di spostare i paletti della morale oggettiva… la si rende morale soggettiva… e tutto può divenir lecito. Come purtroppo constatiamo sempre di più, ogni giorno che passa…

        1. @Alfonso

          “Sai cos’è che fa davvero ridere?

          È il ritenere che sia possibile leggere il cuore (proprio o altrui): solo Dio può leggere i cuori, e solo Lui può affermare con certezza se l’imputabilità (in merito a un peccato mortale) è lieve oppure grave.”

          Questa è la classica mezza verità, nel senso che è indubbiamente vero che solo Dio legge nel cuore, nondimeno il Confessore, A PATTO CHE IL PENITENTE SIA SINCERO (ma se il penitente mente in Confessione commette sacrilegio, perciò è bene che sia sincero, per la sua anima), può discernere se vi sono attenuanti che riducono la libertà del soggetto su una determinata questione, andando ad intaccare il deliberato consenso (ad esempio una donna abbandonata giovane dal marito che si è risposata e ha avuto figli, ed imporle la castità potrebbe far andare a monte la sua relazione, con tanti saluti all’educazione dei figli e agli obblighi anche morali che sente verso il nuovo compagno, quando il suo marito “valido” l’ha abbandonata), oppure dove non vi sia piena avvertenza.

          Per farle capire, la piena avvertenza non si sostanzia solo nella conoscenza intellettuale della norma, ma la Tradizione della Chiesa riconosce due distinti tipi di conoscenza, ovvero la “cognitio conceptualis” (la conoscenza meramente intellettuale della norma, per esempio il sapere che la Chiesa proibisce l’uso del preservativo) e la “cognitio aestimativa”, ovvero la capacità del soggetto di capire i valori insiti nella norma morale, pur conoscendo bene la norma.

          Anche la cognitio aestimativa è importantissima per la piena avvertenza (e quindi l’imputabilità di peccato mortale) è un Confessore, se il penitente è sincero, può capire quando questa dovesse mancare, e se quindi lui formula incolpevolmente un giudizio erroneo sulla sua situazione.

          Vi è poi la coscienza colpevolmente erronea, di chi ad esempio all’inizio era virtuoso ma poi, col vizio, la sua coscienza si è indurita, ma qui si aprirebbe un lungo discorso.

          Quello che volevo mostrare è che non è vero che il Confessore non possa discernere quando mancano deliberato consenso e/o piena avvertenza. Solo Dio può leggere i cuori, ma il Confessore può valutare la presenza di attenuanti oggettive che riducono l’imputabilità, fatta salva la sincerità del penitente (che ripeto, qualora dovesse confessare il falso per trarre in inganno il Confessore e ottenere l’assoluzione commetterebbe sacrilegio).

          Perciò come vede la questione è un attimino complessa.

          1. La questione è ben più che complessa. Proprio per questo rimane saggio l’invito alla prudenza.

            E per quanto riguarda la “sincerità” del penitente, anch’essa rientra nell’ambito soggettivo. Proprio per questo ho evidenziato che vi sono persone, che vivono da anni nel peccato mortale protratto… le quali tranquillamente affermano (a furia di ripeterlo, prima di tutto a sé stesse, se ne sono abbondantemente convinte) di essere in Grazia di Dio.

            Queste persone, di fronte al confessore, “non mentiranno”, ossia non accuseranno i peccati gravi di cui si sono macchiati… perché sono arrivati a ritenere “poca o nulla cosa” tali peccati.

            Il Confessore, esso sì in buona fede, assolverà questi penitenti-impenitenti… i quali avranno sul groppone una Confessione sacrilega… e chissà quante Comunioni sacrileghe.

            Possiamo disquisire quanto ci pare, in merito ai vari tipi di consapevolezza del penitente, ma i rischi di sacrilegio rimangono. E son rischi molto concreti.

            Per quanto riguarda i dubia dei Cardinali, la questione è semplicissima: se Francesco è in buona fede, basta che risponda ai dubia. Siccome non risponde, è lecito essere in dubbio sulla sua buona fede.
            Del resto è ormai assodato [Magister a suo tempo ne fece un articolo molto esaustivo] che l’AL è una scopiazzatura fatta da Fernandez, a partire da un suo precedente libro di alcuni anni fa.

            Come dire che i due Sinodi sono stati solo una tristissima farsa, visto che “il testo” era già praticamente scritto. Da anni.

            E, siccome la verità non ha bisogno di molte parole, perché è evidente di per sé… ecco che i fautori del “nuovo ordine sacramentario” sono costretti a ricorrere a un cumulo di parole, nel tentativo di dimostrare lecito ciò che lecito mai è stato, per quanto riguarda la Dottrina.

          2. @Adolfo

            “per quanto riguarda la “sincerità” del penitente, anch’essa rientra nell’ambito soggettivo. Proprio per questo ho evidenziato che vi sono persone, che vivono da anni nel peccato mortale protratto… le quali tranquillamente affermano (a furia di ripeterlo, prima di tutto a sé stesse, se ne sono abbondantemente convinte) di essere in Grazia di Dio.

            Queste persone, di fronte al confessore, “non mentiranno”, ossia non accuseranno i peccati gravi di cui si sono macchiati… perché sono arrivati a ritenere “poca o nulla cosa” tali peccati.”

            No un momento, di fronte ad una cosa del genere per l’appunto è sacrilegio.

            Uno deve confessare i suoi peccati, se sa che per la Chiesa ciò che ha commesso è materia grave, dopodiché al limite il Confessore può valutare se ci sia coscienza incolpevolmente erronea o attenuanti (perché non è detto che ci siano) che facciano si che ciò che ha commesso sia peccato veniale nonostante la materia grave, ma la confessione sincera è imprescindibile.

            Ma questa è una cosa che nessun Papa può controllare, nel senso che un penitente è libero di mentire e di strappare false assoluzioni nel Confessionale come e quanto vuole, se vuole farlo (mettendo a serio rischio la sua anima), e questo non ha nulla a che vedere con quanto riportato in Al.

            I rischi di sacrilegio ci sono sempre stati, la Chiesa più che raccomandare una Confessione sincera e di non accostarsi alla Comunione senza assoluzione non può fare
            .

            “Per quanto riguarda i dubia dei Cardinali, la questione è semplicissima: se Francesco è in buona fede, basta che risponda ai dubia. Siccome non risponde, è lecito essere in dubbio sulla sua buona fede.”

            Guardate che la Chiesa non è una democrazia e il Papa (qualunque Papa, direi lo stesso anche se dopo Francesco venisse eletto un nuovo Pio IX) non è un Vescovo come gli altri.

            Tradotto: non deve dimostrare NULLA a nessuno, specie perché, come vedete, ai Dubia è estremamente facile rispondere dottrina alla mano, dimostrando che nella dottrina irreformabile non è cambiato nulla.

            Poi le preoccupazioni anche di Luigi, sotto, su questo nuovo indirizzo pastorale, possono essere comprensibili (di sicuro sono legittime, nel senso che non si possono coartare le opinioni personali), ma rimane il fatto che la pastorale è nella piena potestà del Papa, e se vuole cambiarla nessuno può impedirglielo.

            Se il Papa, invece, chessò, negasse l’indissolubilità di un matrimonio validamente celebrato (magari dichiarando che il secondo matrimonio è lecito in se,) andando oltre il discorso dell’imputabilità del peccatore (che può far si che uno anche in una situazione oggettiva di peccato sia in Grazia) in questo caso direbbe un’eresia, ma sappiamo per la promessa di Cristo che un Papa non può fare una cosa del genere, a meno che non vogliamo dare del bugiardo a Cristo; e me ne guardo bene da una tale bestemmia.

            Riguardo alla possibilità di un Papa eretico e/o eventuali precedenti, la invito a leggere questo http://luis-apologeticon.blogspot.it/2015/02/linfallibilita-papale-assurdita.html

          3. Vedo che continui a eludere il problema, spostando i termini della riflessione.

            Il papa non deve dimostrare nulla… appunto perché è il papa.

            Ma qui non stiamo parlando tanto di una imposizione esterna (ad esempio da parte dei Cardinali), la quale non avrebbe alcun senso; stiamo bensì parlando di ciò che è opportuno fare.

            Ed è opportuno – per non dire doveroso, considerato che l’invito proviene da Cristo medesimo – che il papa, chiunque esso sia, confermi i fratelli nella fede. Ciò che Francesco non solo spesso NON fa, ma addirittura, con tante uscite estemporanee e raffazzonate, aumenta la confusione dei fedeli, man mano che il tempo passa.

            Né si preoccupa minimamente di chiarire certe sue frasi e certi suoi concetti… lasciando dunque che ciascuno interpreti il suo insegnamento e le sue esternazioni, come meglio gli aggrada.

            Ed è perfettamente inutile che tu dica di “comprendere” le preoccupazioni causate dall’indirizzo pastorale del papa… se poi “risolvi” tutto affermando che nessuno può impedire al papa di scegliere un proprio indirizzo pastorale.
            Il fatto che nessuno possa impedirglielo, non significa che ogni scelta compiuta dal papa diventi automaticamente buona e utile.

            Né è rispettoso, nei confronti dei tuoi interlocutori, che tu ipotizzi che si voglia dare del bugiardo a Cristo. Tutti noi, qui sopra, penso siamo d’accordo che Iddio non permetterà (così come non ha permesso in duemila anni di vita della Chiesa Cattolica) che un papa devii, come dottore supremo della fede.

            Ma, per mutare la percezione della Dottrina, non serve intervenire sulla Dottrina medesima: è sufficiente muoversi “per via pastorale”.

            La “via pastorale”, da un lato “salva” il papa, consentendogli arbitrariamente di compiere scelte – appunto “pastorali” – senza incorrere nell’altolà divino; dall’altro lato, essendo di fatto una via subdola (a che pro ribadire che il Matrimonio validamente celebrato è indissolubile… quando poi si afferma che “in certi casi” può essere utile l’accompagnamento dei Sacramenti, anche per i divorziati risposati che non vivono come fratello e sorella?), ha il vantaggio (parlo di “vantaggio”, riferendomi ai modernisti) di introdurre concetti “dottrinalmente stiracchiati”, mantenendo una forma “accettabile” per molti.

            La Dottrina non viene cambiata, ma la percezione che si ha di essa Dottrina viene cambiata eccome. Con tutte le nefaste conseguenze che abbiamo sotto gli occhi.

            Di qui lo sfacelo attuale, preludio a danni futuri ancor più gravi.

          4. @Adolfo

            “La “via pastorale”, da un lato “salva” il papa, consentendogli arbitrariamente di compiere scelte – appunto “pastorali” – senza incorrere nell’altolà divino; dall’altro lato, essendo di fatto una via subdola (a che pro ribadire che il Matrimonio validamente celebrato è indissolubile… quando poi si afferma che “in certi casi” può essere utile l’accompagnamento dei Sacramenti, anche per i divorziati risposati che non vivono come fratello e sorella?), ha il vantaggio (parlo di “vantaggio”, riferendomi ai modernisti) di introdurre concetti “dottrinalmente stiracchiati”, mantenendo una forma “accettabile” per molti.”

            Ma il punto è proprio questo; quale sarebbe il concetto “dottrinalmente stiracchiato”?

            Dire che, sebbene un secondo matrimonio costituisca una condizione oggettiva di peccato, la persona possa essere in Grazia di Dio a causa di fattori che ne allieviano/diminuiscono l’imputabilità?

            Ma questa è dottrina della Chiesa, vedi Catechismo 1857 e 1860!

            Non è uno stiracchiamento modernista, nè capisco in che modo vada a contraddire il matrimonio indissolubile.

            Il matrimonio è indissolubile e nemmeno il Papa può sciogliere un matrimonio valido? Assolutamente si. E questo implica che i cattolici che vivono in un secondo matrimonio sono pubblici peccatori e in stato di peccato grave oggettivo quanto alla materia; non c’è dubbio.

            Ma questo forse implica che siano anche in stato di peccato mortale, e che il Confessore non possa discernere qualora abbiano delle attenuanti che ne limitano/annullano l’imputabilità? Ovviamente no.

            Per il resto ti do ragione sul fatto che una pastorale possa non essere opportuna (io penso che questa lo sia), tuttavia il Papa su questo è inarrestabile, nel senso che, se è vero che qualora affermasse un’eresia decadrebbe dal papato (ma questo è impossibile) è altrettanto vero che può decidere di impostare una pastorale più “morbida” rimanendo sempre nei limiti dell’ortodossia; e finché ci rimane (nei limiti) nessuno può dirgli nulla, perché su queste questioni non dogmatiche il Papa ha ricevuto da Cristo un potere assoluto.

            E ripeto, non è perché è Bergoglio, sarebbe così anche qualora salisse un ultra conservatore alla Burke, col quale certamente mi troverei in disaccordo su molti punti, e nondimeno sarei conscio che la sua potestà non deriva dagli uomini, ma dal cielo.

          5. Ma lo vedi che continui a fare il cane che si morde la coda?

            Mai ho messo in dubbio che l’imputabilità, in merito a un peccato grave, non possa essere attenuata.

            Ciò che metto in dubbio è l’impossibilità pratica di determinare il grado di imputabilità. E tu puoi disquisire quanto ti pare, sul fatto che occorra essere sinceri eccetera. L’impossibilità rimane… a meno di non avere, da Dio stesso, il dono di discernere gli spiriti (rare, rarissime eccezioni, e non certo “regola”).

            Detto in termini semplici: fatalmente accade che un peccatore grave e abituale ritenga di avere molte attenuanti… e per questo pensa di essere in Grazia di Dio, in quanto le attenuanti sminuiscono la gravità dei propri peccati.

            Tutti noi abbiamo spesso a che fare con individui gravemente peccatori… a sentire i quali, però, quei gravi peccati non sono tali, in quanto interverrebbero varie difficoltà pratiche, che rendono a loro impossibile percorrere la via diritta. E le giustificazioni da loro addotte, in molti casi, sembrano – umanamente parlando – più che condivisibili.

            Eppure Cristo è stato ben chiaro, quando ha detto che occorre sforzarsi (non ha mai affermato che si trattasse di una lieve passeggiata) di entrare per la porta stretta. Né, di fronte a coloro che ancora esaltavano “la legge di Mosè”, ha minimamente affermato che vi erano validi motivi, per seguire tale legge. Ha ribadito con forza che l’adulterio è peccato grave.

            Ora: chi pratica atti sessuali, con una persona che non è il legittimo coniuge, pecca gravemente, quanto alla materia.

            Chi sarà così temerario (sono ovviamente sarcastico: molti sono temerari a tal punto, in effetti) da affermare che, nonostante in questi casi si pecchi gravemente… tuttavia ci si può trovare in Grazia di Dio?

            Vi sono certamente casi in cui ciò può anche essere vero (come stai più volte ribadendo, nei tuoi commenti)… ma qui torniamo al discorso iniziale, sull’impossibilità di leggere i cuori.

            Siccome c’è in ballo la salvezza eterna dell’anima, non sarebbe più saggio e più prudente guardare solo a ciò che è oggettivo (ossia alla materia, che è grave), e dunque evitare di accedere ai Sacramenti, fin quando non ci si è realmente pentiti, e dunque fin quando non si decide realmente di cambiare vita?

            Chiaro che a te la pastorale di Bergoglio piaccia, ma proprio per questo non vuoi o non riesci a capire che, dal lato pratico (il punto di vista concreto: che è quello che effettivamente conta), tale pastorale sta gravemente favorendo i sacrilegi eucaristici.

            In molte diocesi ormai si dà il permesso di accedere alla Comunione “sempre e comunque”, e lo si fa basandosi sull’AL. Perché dunque il papa – se veramente non aveva intenzione di favorire questa interpretazione – non interviene, e rimette le cose in chiaro?

            Di chiaro, purtroppo, c’è solo una cosa: che la volontà bergogliana di “aprire processi” (l’esatto opposto del comando di Cristo: il papa deve confermare i fratelli nella fede) ha come contropartita quella di aver creato una pastorale che sta portando grave confusione nelle menti dei fedeli.

            E il brutto è che, proprio in quanto tale pastorale si muove sul filo dell’eresia… pur senza poter essere formalmente dichiarata eretica (ciò che hai chiaramente dimostrato nella tua analisi delle eresie circa ciò che ha espresso Caffarra)… ecco che il papa è libero di andare avanti. E con lui tutti quelli come te, ai quali, ormai è evidente, interessa più “la teoria” che non il reale bene delle anime.

            L’amara realtà è che sono cavillatori proprio coloro che debbono ricorrere a tante elucubrazioni, per giustificare la morale bergogliana. Però Bergoglio definisce “attaccati alla lettera” proprio coloro i quali non desiderano altro che difendere le semplici, chiare e direi sobrie parole con cui Cristo condanna l’adulterio e i peccati gravi in generale.

            Anche questa inversione, fra ciò che viene detto e ciò che effettivamente è, è un segno chiaro della decadenza di questa Chiesa attuale.

            La penosa insistenza sul fatto che il papa non ha alcun dovere di rispondere ai dubia, e in generale di chiarire il senso di molte sue affermazioni strampalate (come quando disse che un prete gravemente peccatore NON deve essere allontanato; e così quel prete continuerà a celebrare trovandosi in peccato mortale, e commettendo sacrilegi su sacrilegi; questo rilievo, però, il papa non lo toccò; è bello mostrarsi più misericordiosi di Cristo, in merito a questi poveri preti peccatori; tanto per fare un solo esempio) mostra chiaramente su che linea ci si muove, in questo nuovo corso misericordistico.

            A chi interessano le difficoltà che molti sacerdoti stanno incontrando, quando si trovano a NON poter assolvere certi peccatori che non hanno la minima intenzione di cambiare vita?
            Questi sacerdoti si sentono dire che ciò che prima non era concesso, ora, nel nuovo corso, può essere concesso.

            E se tu affermi che il papa, in questa confusione che sempre più cresce, non ha alcuna colpa, evidentemente hai qualche problema a rapportarti con la realtà. Da quel che scrivi – però – si vede ben chiaro che sei troppo intelligente e preparato per non vedere che la confusione aumenta sempre di più. Perciò, più che di problemi con la realtà, a me pare che tu abbia altri motivi, per difendere la pastorale bergogliana.

      2. Marco,
        lei davvero pensa che l’intera questione possa essere semplicemente definita con quattro relazioni di tipo logico (quasi si trattasse di una banale equazione) ?
        Pensa davvero che il Card. Brandmueller “e sodali” non abbiano compterenze dottrinali/teologiche/pastorali per arrivare da soli a quello a cui lei vuole arrivare?
        Se la questione fosse cosi’ semplice perché scrivere una tonnellata di (inutile) carta se il Magistero è quello di sempre…
        Evidentemente c’è qualcosa di diverso: i quattro cardinali non sono quattro tipacci arroganti in cappamagna (che vogliono infliggere al prossimo intollerabili pesi che loro nemmeno si sognerebbero ti portare) ma evidentemente sono pastori che amano il gregge (e Colui che lo ha loro affidato) quanto lei, ma, probabilmente ben piu’ di lei, sono consapevoli dei rischi che deriverebbero dallo spostamento della questione su di un piano in cui il soggettivismo la farebbe da padrone. Con conseguenze disastrose.

  21. Il Cardinal Biffi diceva che Nostro Signore sa esser molto paziente quando Lo si offende direttamente, ma molto meno quando si offende Sua Madre.

    Questo empio gesuita è un bestemmiatore ed un eretico. Ma è indicativo che un simile personaggio si senta autorizzato a vomitare impunemente le sue sacrileghe teorie proprio sotto il cosiddetto pontificato di un altro gesuita, dal quale evidentemente si sente protetto, se non addirittura incoraggiato.

    Se ne accorgeranno entrambi, quando si troveranno dinanzi al Trono di Dio.

  22. @Marco

    “Guardate che la Chiesa non è una democrazia e il Papa (qualunque Papa, direi lo stesso anche se dopo Francesco venisse eletto un nuovo Pio IX) non è un Vescovo come gli altri.
    Tradotto: non deve dimostrare NULLA a nessuno, specie perché, come vedete, ai Dubia è estremamente facile rispondere dottrina alla mano, dimostrando che nella dottrina irreformabile non è cambiato nulla.”

    Ma la Chiesa non è neanche la dittatura del Papa! Il Pontefice non è un monarca assoluto, non può fare tutto ciò che vuole, ma deve sottostare alla Dottrina di Cristo. Il Papato non è una specie di lasciapassare per poter attuare qualsiasi riforma anche se essa contrasta col Magistero bimillenario della Chiesa. Inoltre il compito principale di Pietro è sempre stato quello di confermare i fratelli nella fede, non può sottrarsi a tale dovere, negando delle semplici risposte ad alcuni dubbi legittimi. Se davvero, come dici tu, è estremamente facile rispondere ai dubia dei cardinali in modo conforme alla Dottrina, perché allora il Papa non lo fa? “Consigliare i dubbiosi” è un’opera di misericordia spirituale, oltre che il dovere di Pietro e allora perché il Papa della tanto decantata misericordia non lo fa? Non puoi dirmi che il Papa non deve dimostrare nulla a nessuno, come se fosse un dittatore dal potere assoluto! C’è in ballo la salvezza eterna di milioni di anime, altroché se il Papa deve pronunciarsi in maniera chiara e univoca su questioni di vitale importanza come il Matrimonio e l’Eucaristia! Puoi benissimo avere convinzioni eterodosse in materia di morale sessuale ed essere contento di quanto stanno cercando di fare oggi gli ecclesiastici alla guida della Chiesa, ma non puoi in alcun modo difendere la scelta del Papa di non rispondere ai dubia, è un comportamento che non è in alcun modo giustificabile. A proposito del ruolo del Papa nella Chiesa mi sembra utile citare alcune considerazioni di Ratzinger tratte dal libro “Dio e il mondo” del 2000:

    «Il papa non è il signore supremo – dall’epoca di Gregorio Magno ha assunto il titolo di “servo dei servi di Dio” – ma dovrebbe essere – amo dire – il garante dell’obbedienza, della conformità della Chiesa alla volontà di Dio, escludendo ogni arbitrio da parte sua. Il papa non può dire: La Chiesa sono io, oppure: La tradizione sono io, ma al contrario ha precisi vincoli, incarna l’obbligo della Chiesa a conformarsi alla parola di Dio. Se nella Chiesa sorgono tentazioni a fare diversamente, a scegliere la via più comoda, deve chiedersi se ciò è lecito.
    Il papa non è dunque un organo che possa dare vita a un’altra Chiesa, ma è un argine contro l’arbitrio. Faccio un esempio: dal Nuovo Testamento sappiamo che il matrimonio sacramentale è indissolubile. Ci sono correnti d’opinione che sostengono che il papa potrebbe abrogare quest’obbligo. Ma non è così. E nel gennaio del 2000, rivolgendosi ai giudici romani, il papa ha detto che, rispetto alla tendenza a voler vedere revocato il vincolo dell’indissolubilità del matrimonio, egli non può fare tutto ciò che vuole, ma deve anzi accentuare l’obbedienza, deve proseguire anche in questo senso il gesto della lavanda dei piedi».

    1. Beatrice, ti linko questa risposta ad Adolfo perché ci sono già tutte le risposte a quanto hai scritto, ed è inutile ripetermi.

      Il motivo per cui non risponde ai Dubia è molto semplice: se persino io, che non sono un principe della Chiesa, posso rispondervi, dimostrando che nulla è cambiato a livello di dottrina irreformabile, possono farlo anche loro, ergo i loro Dubia sono pretestuosi.

      Quello che hanno tentato di fare è questionare l’autorità del Papa, come se la Chiesa fosse una democrazia (e non lo è, Beatrice), come se il Papa dovesse sottostare alla loro idea di pastorale.

      Non ha nessun dovere di rispondere a Dubia posti in palese malafede ai quali qualunque persona formata nella dottrina può rispondere (vedi qui https://www.marcotosatti.com/2016/12/17/amoris-laetitia-il-mantra-dei-due-terzi-non-dissipa-la-confusione-anche-perche-la-storia-e-diversa/#comment-1951 ).

      Chiaro? Il Papa non ha proprio nessun “dovere” verso dei “Dubia” pretestosi e posti al solo scopo di delegittimare le sue scelte pastorali e di governo, che nessuna potestà sulla terra ha il diritto di ostacolare.

      Lo ripeto di nuovo: il Papa (qualunque Papa, sia del passato che del futuro) ha ricevuto da Cristo un potere che trascende quello di ogni altra potestà umana, e l’unico limite che ha è di non contraddire il Magistero infallibile e irreformabile. Dopodiché è il suo pieno diritto dare al governo e alla pastorale un indirizzo più conservatore o più modernista, a PATTO CHE NON ESCA DAI CONFINI DELL’ORTODOSSIA.

      Al esce dai confini dell’ortodossia? No, e l’ho dimostrato io stesso rispondendo ai dubia.

      1. @Marco
        “Il motivo per cui non risponde ai Dubia è molto semplice: se persino io, che non sono un principe della Chiesa, posso rispondervi, dimostrando che nulla è cambiato a livello di dottrina irreformabile, possono farlo anche loro, ergo i loro Dubia sono pretestuosi.
        Quello che hanno tentato di fare è questionare l’autorità del Papa, come se la Chiesa fosse una democrazia (e non lo è, Beatrice), come se il Papa dovesse sottostare alla loro idea di pastorale.”

        I dubia sono stati posti seguendo le regole canoniche e usando modi rispettosi verso il Santo Padre, basta leggere il testo per rendersene conto. Giustamente il cardinale Pell, alla domanda se fosse d’accordo con le richieste contenute nei dubia, ha risposto: “Come si può non essere d’accordo con una domanda?”
        Come si fa a criticare chi pone delle semplici domande per avere chiarezza riguardo a un documento obiettivamente ambiguo che ha prodotto grandissima confusione nel mondo cattolico, con diocesi e conferenze episcopali che ne danno interpretazioni tra loro opposte? È come se tuo padre ti desse indicazioni ambigue per fare qualcosa, tu chiedi spiegazioni per avere ragguagli e lui si rifiuta di risponderti.
        Ma anche ammettendo che i dubia, come dici tu, siano pretestuosi, il Papa ha comunque il dovere di rispondere ad essi, perché il suo ruolo primario consiste nel confermare i fratelli nella fede. Il fatto che qualcuno si comporti male con me non è una buona ragione per venire meno ai miei obblighi di cristiano. Gesù rispondeva anche alle domande fatte dai farisei con l’intento di coglierlo in fallo, non temeva chi era mosso da cattive intenzioni perché Lui era dalla parte della Verità, Lui era la Verità. Se davvero il Papa con la sua pastorale sui divorziati risposati non ha sovvertito la dottrina, non ha nulla da temere, può in tutta tranquillità rispondere ai dubia. Se non l’ha fatto evidentemente è perché le sue riforme non sono così pacificamente ortodosse come vorresti far credere tu e quelli che la pensano come te.

        1. @Beatrice

          “I dubia sono stati posti seguendo le regole canoniche e usando modi rispettosi verso il Santo Padre, basta leggere il testo per rendersene conto. Giustamente il cardinale Pell, alla domanda se fosse d’accordo con le richieste contenute nei dubia, ha risposto: “Come si può non essere d’accordo con una domanda?””

          Un conto sono dei Dubia posti in privato, accettando che il superiore può anche, legittimamente, non rispondere, un conto è mettere sotto impeachement il Papa pubblicamente.

          Inoltre ripeto: che bisogno c’è di fare domande che trovano già risposta nel testo, come chiedere se gli atti intrinsecamente malvagi esistono ancora (domanda assurda, visto che se Al suggerisse il contrario non avrebbe mai parlato di stato oggettivo di peccato per i risposati)?

          “Come si fa a criticare chi pone delle semplici domande per avere chiarezza riguardo a un documento obiettivamente ambiguo che ha prodotto grandissima confusione nel mondo cattolico, con diocesi e conferenze episcopali che ne danno interpretazioni tra loro opposte?”

          Il Papa la sua risposta l’ha data approvando i criteri dei Vescovi Argentini, criteri perfettamente ortodossi. Se ci sono persone che fanno finta che tale approvazione non ci sia stata io non so che farci.

          “È come se tuo padre ti desse indicazioni ambigue per fare qualcosa, tu chiedi spiegazioni per avere ragguagli e lui si rifiuta di risponderti.”

          Peccato che non sia questo il caso, perché come applicare Al è stato spiegato nella lettera dei Vescovi Argentini. Perciò un conto è non avere criteri, un conto è fare orecchie da mercante perché i criteri esposti non piacciono.

          “Ma anche ammettendo che i dubia, come dici tu, siano pretestuosi, il Papa ha comunque il dovere di rispondere ad essi, perché il suo ruolo primario consiste nel confermare i fratelli nella fede.”

          Sono i cardinali invece che hanno il dovere di stare all’interpretazione, perfettamente cattolica, che il Papa ha dato di Al.

          È possibile un’interpretazione cattolica di Al? Si. È stata data un’interpretazione cattolica di Al dalla massima autorità? Si http://it.radiovaticana.va/news/2016/09/12/amoris_laetitia_lettera_del_papa_ai_vescovi_di_buenos_aires/1257574

          “Il fatto che qualcuno si comporti male con me non è una buona ragione per venire meno ai miei obblighi di cristiano.”

          Verissimo, io penso che il Papa non risponda per altre ragioni, non certo per ripicca. In altre parole, i cardinali vogliono una risposta dettagliata, legalista, quando il Papa in Al si è sforzato di spiegare che pur in una situazione oggettiva di peccato può non esserci la colpa mortale, e che ogni situazione va valutata singolarmente dal Confessore (come infatti ha spiegato nella lettera ai Vescovi argentini). L’impressione è che il Papa non risponda perché i cardinali vogliono mettere il loro “cappello” (la loro berretta, più che altro 😀 ) sull’interpretazione di Al, e il Papa non sopporta la malafede.

          “Gesù rispondeva anche alle domande fatte dai farisei con l’intento di coglierlo in fallo, non temeva chi era mosso da cattive intenzioni perché Lui era dalla parte della Verità, Lui era la Verità.”

          Verissimo.

          “Se davvero il Papa con la sua pastorale sui divorziati risposati non ha sovvertito la dottrina, non ha nulla da temere, può in tutta tranquillità rispondere ai dubia”.

          Ma infatti “può” eccome. Ma non è obbligato a farlo, questo è il punto. Prima Sedes a nemine iudicatur.

          Inoltre se persino io ho potutto rispondere ai Dubia, dimostrando che Al è perfettamente ortodossa, sebbene in alcuni punti si distacchi da Familiaris Consortio (riforma nella continuità, come è successo col CVII e la libertà religiosa, dove non è stata toccata minimamente la dottrina del Sillabo ma sono state aperte delle porte cambiando ciò che era accidentale/disciplinare/pastorale, senza cambiare nè contraddire di uno iota ciò che era sostanziale/dottrinale) vuoi che non possa farlo il Papa? Scherziamo?

          “Se non l’ha fatto evidentemente è perché le sue riforme non sono così pacificamente ortodosse come vorresti far credere tu e quelli che la pensano come te.”

          Invece lo sono, ed è stato dimostrato. La dottrina ha un pregio: non è opinabile, perciò se qualcosa vi va contro vi va contro indipendentemente da chi lo neghi.

          Se invece non vi va contro (occhio, distinguendo sempre tra dottrina/sostanza -che non può essere mutata- e pastorale/disciplina, che può essere mutata e infatti nella Chiesa in quest’ultimo aspetto vedimao profonde discontinuità nella storia) nessuno può affermare che Al non sia ortodossa.

          Io ad esempio ho dimostrato che Al è ortodossa, e non basandomi sulle mie idee; ma sulla dottrina. Se qualcuno vuole contestare ciò che ho scritto deve farlo sulla dottrina.

          Ad esempio, il Papa non può aprire al sacerdozio femminile perché tale porta è stata chiusa dogmaticamente da San Giovanni Paolo II. Questo è un fatto, e infatti pure il Papa ha detto che quella porta è chiusa.

          La Comunione ai risposati invece è cosa diversa.

    2. Ho scritto

      “Dopodiché è il suo pieno diritto dare al governo e alla pastorale un indirizzo più conservatore o più modernista”

      Ovviamente è stato un lapsus, intendevo dire progressista, giacché il modernismo, come ricordava il grande, grandissimo Papa San Pio X, è la sintesi di tutte le eresie. http://w2.vatican.va/content/pius-x/it/encyclicals/documents/hf_p-x_enc_19070908_pascendi-dominici-gregis.html

      Volevo dire che esistono due tendenze nella teologia, entrambe ortodosse, cioè si può essere sia conservatori che progressisti senza uscire dall’ortodossia.

      Che Papa Francesco sia un progressista è fuor di dubbio, così come è fuor di dubbio (sarebbe demenziale negarlo) che Al sia un documento progressista, tanto quanto Veritatis Splendor era un documento conservatore.

      Eppure entrambi i documenti sono ortodossi (e non potrebbe essere altrimenti), semplicemente Amoris Laetitia illumina una parte di quel diamante della verità cattolica che con Veritatis Splendor era rimasto in ombra, e allo stesso modo Veritatis Splendor illumina quella parte del diamante della verità cattolica rimasto in ombra in Amoris Laetitia.

      Ma entrambi i documenti sono ortodossi, il fatto che nella Chiesa non si fosse mai data enfasi alla condizione soggettiva del peccatore, mettendo più in luce l’oggettività del precetto, non significa che questo cambio di enfasi sia eretico.

      Può essere sgradito ( esattamente come a molti dava fastidio l’eccessia enfasi sul precetto che, se non accompagnato anche da un’attenzione al soggetto tende a far assomigliare la verità cattolica al kantismo) ma eretico non è certamente, e sono pronto a dibattere con chiunque per dimostrarlo.

      1. Accomunare l’AL alla VS è come paragonare un diamante a una pietruzza. Tanto per rimanere nella metafora da te utilizzata.

        L’AL, con le sue ambiguità, non fa che offuscare il bel diamante della verità, che la VS invece si sforza di guardare con occhio limpido.

        Le discrepanze (non eresie formali, chiaro), le fallacie logiche sono talmente evidenti, che solo un fine oscuro può giustificare l’operato di chi accomuna i due documenti.

        **
        DALLA ESORTAZIONE APOSTOLICA EVANGELII GAUDIUM DI PAPA FRANCESCO

        44. D’altra parte, tanto i Pastori come tutti i fedeli che accompagnano i loro fratelli nella fede o in un cammino di apertura a Dio, non possono dimenticare ciò che con tanta chiarezza insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica: «L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali».

        Pertanto, senza sminuire il valore dell’ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno.
        Ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore che ci stimola a fare IL BENE POSSIBILE. Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà. A tutti deve giungere la consolazione e lo stimolo dell’amore salvifico di Dio, che opera misteriosamente in ogni persona, al di là dei suoi difetti e delle sue cadute.

        45. Vediamo così che l’impegno evangelizzatore si muove tra i limiti del linguaggio e delle circostanze. Esso cerca sempre di comunicare meglio la verità del Vangelo in un contesto determinato, senza rinunciare alla verità, al bene e alla luce che può apportare QUANDO LA PERFEZIONE NON È POSSIBILE. Un cuore missionario è consapevole di questi limiti e si fa «debole con i deboli […] tutto per tutti» (1 Cor 9,22). Mai si chiude, mai si ripiega sulle proprie sicurezze, mai opta per la rigidità autodifensiva. Sa che egli stesso deve crescere nella comprensione del Vangelo e nel discernimento dei sentieri dello Spirito, e allora non rinuncia al BENE POSSIBILE, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada.

        DAL DISCORSO DI PAPA FRANCESCO AI MISSIONARI DELLA MISERICORDIA

        Un altro aspetto importante è quello di saper guardare al desiderio di perdono presente nel cuore del penitente. È un desiderio frutto della grazia e della sua azione nella vita delle persone, che permette di sentire la nostalgia di Dio, del suo amore e della sua casa. Non dimentichiamo che c’è proprio questo desiderio all’inizio della conversione. Il cuore si rivolge a Dio riconoscendo il male compiuto, ma con la speranza di ottenere il perdono. E questo desiderio si rafforza quando si decide nel proprio cuore di cambiare vita e di non voler peccare più. È il momento in cui ci si affida alla misericordia di Dio, e si ha piena fiducia di essere da Lui compresi, perdonati e sostenuti. Diamo grande spazio a questo desiderio di Dio e del suo perdono; facciamolo emergere come vera espressione della grazia dello Spirito che provoca alla conversione del cuore. E qui mi raccomando di capire non solo il linguaggio della parola, ma anche quello dei gesti. Se qualcuno viene da te e sente che deve togliersi qualcosa, ma forse non riesce a dirlo, ma tu capisci… e sta bene, lo dice così, col gesto di venire. Prima condizione. Seconda, è pentito. Se qualcuno viene da te è perché vorrebbe non cadere in queste situazioni, ma non osa dirlo, ha paura di dirlo e poi non poterlo fare. Ma se non lo può fare, AD IMPOSSIBILIA NEMO TENETUR. E il Signore capisce queste cose, il linguaggio dei gesti. Le braccia aperte, per capire cosa c’è dentro quel cuore che non può venire detto o detto così… un po’ è la vergogna… mi capite. Voi ricevete tutti con il linguaggio con cui possono parlare.

        (Questo discorso è stato esposto da papa Francesco il 9 febbraio 2016)

        ==

        DALLA LETTERA ENCICLICA VERITATIS SPLENDOR DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II

        Grazia e obbedienza alla legge di Dio

        102. Anche nelle situazioni più difficili l’uomo deve osservare la norma morale per essere obbediente al santo comandamento di Dio e coerente con la propria dignità personale. Certamente l’armonia tra libertà e verità domanda, alcune volte, sacrifici non comuni e va conquistata ad alto prezzo: può comportare anche il martirio.
        Ma, come l’esperienza universale e quotidiana mostra, l’uomo è tentato di rompere tale armonia: «Non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto… Io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio» (Rm 7, 15.19).

        Donde deriva, ultimamente, questa scissione interiore dell’uomo? Egli incomincia la sua storia di peccato quando non riconosce più il Signore come suo Creatore, e vuole essere lui stesso a decidere, in totale indipendenza, ciò che è bene e ciò che è male. «Voi diventerete come Dio, conoscendo il bene e il male» (Gn 3,5): questa è la prima tentazione, a cui fanno eco tutte le altre tentazioni, alle quali l’uomo è più facilmente inclinato a cedere per le ferite della caduta originale.

        MA LE TENTAZIONI SI POSSONO VINCERE, I PECCATI SI POSSONO EVITARE, PERCHÉ CON I COMANDAMENTI IL SIGNORE CI DONA LA POSSIBILITÀ DI OSSERVARLI: «I suoi occhi su coloro che lo temono, egli conosce ogni azione degli uomini. EGLI NON HA COMANDATO A NESSUNO DI ESSERE EMPIO, E NON HA DATO A NESSUNO IL PERMESSO DI PECCARE» (Sir 15,19-20).
        L’OSSERVANZA DELLA LEGGE DI DIO, IN DETERMINATE SITUAZIONI, PUÒ ESSERE DIFFICILE, DIFFICILISSIMA: NON è MAI PERO’ IMPOSSIBILE.
        È questo un insegnamento costante della tradizione della Chiesa, così espresso dal Concilio di Trento: «Nessuno poi, benché giustificato, deve ritenersi libero dall’osservanza dei comandamenti; nessuno deve far propria quell’espressione temeraria e condannata con la scomunica dei Padri, secondo la quale è impossibile all’uomo giustificato osservare i comandamenti di Dio.
        Dio infatti non comanda ciò che è impossibile, ma nel comandare ti esorta a fare tutto quello che puoi, a chiedere ciò che non puoi e ti aiuta perché tu possa; infatti “i comandamenti di Dio non sono gravosi” (cf 1 Gv 5,3) e “il suo giogo è soave e il suo peso è leggero” (cf Mt 11,30)».

        1. @Alfonso

          “Accomunare l’AL alla VS è come paragonare un diamante a una pietruzza. Tanto per rimanere nella metafora da te utilizzata.”

          Beh qua siamo nel campo delle opinioni, ed è certamente legittimo avere questa opinione, per carità.

          Per me sono due documenti diversi, entrambi grandi che illuminano una diversa parte della stessa medesima Verità.

          “L’AL, con le sue ambiguità, non fa che offuscare il bel diamante della verità, che la VS invece si sforza di guardare con occhio limpido.”

          Non direi, poichè la Verità è una relazione, non c’è solo il precetto, ma c’è anche il soggetto. VS tende a mettere in luce il primo a discapito del secondo, Al fa l’opposto. Per me dopo VS c’era bisogno di un documento che ne fosse il contraltare, di modo da illuminare in maniera altrettanto forte l’altro aspetto della Verità.

          Il cattolicesimo non è kantismo.

          “Le discrepanze (non eresie formali, chiaro), le fallacie logiche sono talmente evidenti, che solo un fine oscuro può giustificare l’operato di chi accomuna i due documenti.”

          Non ho nessun fine oscuro. Le discrepanze sono evidenti, poichè gli aspetti che mettono in evidenza sono estremamente diversi, seppur facenti parte della stessa verità.

          Apparecchio alla morte, di Sant’Alfonso, è incentrato sulla Giustizia di Dio, le rivelazioni di Santa Faustina Kowalska (di cui la Chiesa ha approvato la sovrannaturalità) sulla Sua Misericordia.

          Non esistono due testi più diversi di quelli, nello spirito e nella lettera; eppure entrambi sono perfettamente ortodossi.

          Dall’Evangelii gaudium

          “Vediamo così che l’impegno evangelizzatore si muove tra i limiti del linguaggio e delle circostanze. Esso cerca sempre di comunicare meglio la verità del Vangelo in un contesto determinato, senza rinunciare alla verità, al bene e alla luce che può apportare QUANDO LA PERFEZIONE NON È POSSIBILE. Un cuore missionario è consapevole di questi limiti e si fa ”

          Dunque, che la perfezione non sia possibile è un fatto, visto che, se è vero che la Grazia di Dio illumina tutti gli uomini è altrettanto vero che, come dice San Tommaso D’Aquino “gratia non tollit naturam, sed perficit” (Summa Theologiae, I,1,8 ad 2).

          La Grazia aiuta l’uomo, ma i limiti oggettivi di ogni uomo sono diversi; non siamo dei cloni. Però questo non significa che Dio obblighi l’uomo a peccare mortalmente, non dandogli la Grazia per resistere, poichè come già detto quando l’uomo si trova in condizioni di non poter agire diversamente di fatto non pecca PUR commettendo materia grave.

          La Grazia di non commettere mai nemmeno peccato veniale nemmeno i grandi Santi l’avevano, se non per periodi limitati di tempo. Gli unici a non aver mai peccato nemmeno venialmente sono stati Cristo e la Theotòkos, nessun altro.

          “Vediamo così che l’impegno evangelizzatore si muove tra i limiti del linguaggio e delle circostanze. Esso cerca sempre di comunicare meglio la verità del Vangelo in un contesto determinato, senza rinunciare alla verità, al bene e alla luce che può apportare QUANDO LA PERFEZIONE NON È POSSIBILE.”

          Vedi sopra. Conosci qualche cattolico perfetto, Alfonso? Se si, presentamelo. I Santi si sono avvicinati alla perfezione, ma hanno anche ricevuto Grazie incomparabilmente superiori (Padre Pio aveva visioni di Cristo fin dalla più tenera età) ed è chiaro che a chi più è dato più sarà richiesto.

          Questo non significa che a chi è più debole Dio non dia la grazia di non peccare mortalmente; ma è certamente tenuto a standard meno elevati.

          Se per un ragazzo 20enne qualunque è certamente possibile peccare mortalmente contro la castità ma, anche se possibile, nemmeno così automatico, visto il mondo in cui viviamo, le monache di Port Royale di cui parlava Pascal, caste come angeli e superbe come demoni, sicuramente anche al minimo pensiero impuro a chi dessero consenso sarebbero state colpevoli di peccato mortale, sia perché facevano della loro castità un motivo di superbia sia perché a loro era stato dato molto di più.

          Riguardo al nemo ad imposibilia tenetur questo è un concetto ben noto, principalmente riguardo ad esempio alle passioni, particolamente le passioni giovanili, che non significa che non si possa fare altro che peccare mortalmente ma che la forza delle passioni può coartare la libertà in un dato momento, rendendo uno meno libero.

          Dalla Veritatis Splendor

          “MA LE TENTAZIONI SI POSSONO VINCERE, I PECCATI SI POSSONO EVITARE, PERCHÉ CON I COMANDAMENTI IL SIGNORE CI DONA LA POSSIBILITÀ DI OSSERVARLI: «I suoi occhi su coloro che lo temono, egli conosce ogni azione degli uomini. EGLI NON HA COMANDATO A NESSUNO DI ESSERE EMPIO, E NON HA DATO A NESSUNO IL PERMESSO DI PECCARE» (Sir 15,19-20).
          L’OSSERVANZA DELLA LEGGE DI DIO, IN DETERMINATE SITUAZIONI, PUÒ ESSERE DIFFICILE, DIFFICILISSIMA: NON è MAI PERO’ IMPOSSIBILE.”

          Infatti è così, i peccati si possono evitare; non i peccati veniali però, a meno che uno non sia un grande Santo, senza contare che anche un grande santo pecca venialmente, di tanto in tanto.

      2. @Marco
        «Ho scritto
        “Dopodiché è il suo pieno diritto dare al governo e alla pastorale un indirizzo più conservatore o più modernista”
        Ovviamente è stato un lapsus, intendevo dire progressista, giacché il modernismo, come ricordava il grande, grandissimo Papa San Pio X, è la sintesi di tutte le eresie.»

        Caro Marco, in tutta sincerità, io penso che il tuo lapsus sia stato molto rivelatore, cito da Wikipedia il significato di “lapsus” nella psicoanalisi:

        «In psicoanalisi, i lapsus sono inquadrati all’interno della categoria più generale degli atti mancati. Essi sono considerati forme di espressione indiretta dell’inconscio: l’errore che prende corpo nel lapsus, secondo Freud, è solo apparentemente casuale. Il lapsus non solo sarebbe la manifestazione di un desiderio inconscio che affiora e trova, così, soddisfacimento, ma costituirebbe anche un canale attraverso il quale trovano sfogo pensieri che, altrimenti, resterebbero rimossi dalla censura.»

        1. Grazie, Beatrice: anche io avevo pensato la medesima cosa.

          Il fatto che Marco continui a utilizzare esempi di peccati gravi, per sminuire l’entità di altri peccati gravi, è anch’esso una dimostrazione di ciò.

          Il peccato va rapportato alla Legge di Dio, e non ad altri peccati… sempre se non si vuole imboccare la strada del relativismo.

          Anche la confusione in merito a ciò che è oggettivo, e in cui si vorrebbe far rientrare pure il soggettivo, non fa altro che aprire la porta a un atteggiamento rilassato.

          Se la Chiesa di ieri era tanto “rigida e dura”, come dicono i simpatizzanti del nuovo ordine sacramentario, come mai vediamo che, nonostante le aperture bergogliane, si continua ad andare di male in peggio? Come mai le chiese e i confessionali sono sempre più vuoti?

          Ma come posso pensare di vivere in oggettivo peccato grave protratto, senza alcuna intenzione di mutar percorso neppure a medio termine… e nel frattempo ritenermi in Grazia di Dio?

          Gesù, pur nella Sua Misericordia, non ha dato a nessuno il permesso di peccare, né ha cercato compromessi, di fronte a scribi e farisei che Gli rivolgevano domande tendenziose. Ha sempre utilizzato frasi semplici e chiare. E ci ha invitati a tendere alla perfezione, ponendo come esempio e limite addirittura il Padre Suo.

          E anche dopo che molti Lo abbandonarono, dopo il discorso sul Pane del Cielo, Lui non solo non scese a compromessi, ma rincarò la dose, chiedendo agli Apostoli “Volete andarvene anche voi?”.

          Basta un minimo di obiettività, applicata alla vita reale, per comprendere che ogni volta che dei paletti morali vengono allentati, si finisce per giustificare tutto.

          Ora siamo al punto in cui si vorrebbe introdurre il matrimonio per i preti… e ovviamente anche qui si parla di “casi penosi”, ossia di luoghi (in Brasile… ma non è certo un problema solo del Brasile) in cui le vocazioni sono scarse.

          Invece di andare al nocciolo del problema, ossia chiedersi come mai, da qualche decennio, le vocazioni scarseggiano sempre di più (il motivo sta proprio nel sempre crescente rilassamento della vita di fede, da parte di fin troppi cattolici), si vorrebbe usare una toppa peggiore del buco.
          Chiaro che poi, se passasse il “caso particolare”, ci vorrebbe niente, per arrivare a una deroga generale. Esattamente come è accaduto e continua ad accadere per le tante persone che non vivono in castità, e accedono ugualmente all’Eucaristia. Da sempre c’è la possibilità di utilizzare la Comunione spirituale (che elimina alla base il problema di eventuali sacrilegi eucaristici); ma, chissà perché, tale possibilità non viene neppure nominata, dai fautori del nuovo ordine sacramentario.

          Questo modo di procedere è ben oliato, e infatti viene utilizzato anche in ambito sociale, e non solo dentro la Chiesa Cattolica. Inutile sottolineare che si tratta di un procedimento luciferino, che contrasta col “sì sì, no no” evangelico.

          1. @Adolfo
            Ho letto tutte le risposte che hai dato via via a Marco e le ho trovate molto giuste e condivisibili.

          2. Grazie, Beatrice.

            Siccome le varie frasi oggettivamente ambigue di AL erano già state illustrate da vari studiosi, nei mesi scorsi, io ho cercato un approccio che molto si basa sulla logica (visto che l’aspetto teologico è già stato abbondantemente sviscerato da questi studiosi, a cui un pover’uomo come me nulla ha da insegnare), e ovviamente sempre tenendo presente la Dottrina della Chiesa.

            La quale Chiesa, con molta e giusta prudenza, fino a ieri, di fronte a peccati gravi oggettivi (specie se protratti nel tempo), ha sempre invitato alla conversione. Anche perché, se non c’è un reale intento di rinunciare ai peccati, pure la Confessione risulta invalida.

            La Chiesa è intransigente sui principi, perché crede; ed è tollerante nella pratica, perché ama… e vede e sa che in noi permane la cicatrice causata dal peccato originale.

            Gli ideologi vanno al contrario: apparentemente tolleranti con tutti, diventano giudici inflessibili all’atto pratico, contro chi ha l’inemendabile colpa di non pensarla come loro.

            Sempre la Chiesa, dentro i confessionali, ha guardato alla miseria delle anime, ed è giusto e misericordioso che sia così. Ma questo non significa che si possa far diventare “regola” l’ambiguità e lo spostamento continuo dei paletti relativi alla morale oggettiva. A furia di nominare la pastorale (e ci si preoccupa sempre, sempre di precisare che la Dottrina non viene toccata: chissà perché… se non si ha la coda di paglia), si finisce comunque con l’introdurre una percezione ben “rilassata” della Dottrina. E lo sfacelo che ne risulta, come ben vediamo, è continuo… e peggiora col tempo.

            Se Giovanni Paolo II ci ha insegnato nella VS che seguire Cristo può essere difficile, anche difficilissimo… ma non impossibile (con la Grazia di Dio, che sempre aiuta la buona volontà dell’uomo), è del tutto inutile che gli si dia ragione… però subito dopo si citino i peccati veniali (che non sempre sono evitabili), mentre noi stiamo parlando di peccati gravi.

            Il peccato veniale non toglie l’amicizia con Dio (anche se la pertinacia cosciente nella colpa veniale [ad esempio chi è solito dire molte piccole bugie], a lungo andare, può causare seri danni all’anima); il peccato grave, in tantissimi casi, sì.

            Si dice che nessuno può sapere se un peccato grave è anche mortale, e ciò autorizzerebbe una generalizzazione “verso il basso”, come vediamo esattamente nell’AL.

            Ma vale anche il contrario: se io pecco in materia grave, nessun confessore (a parte le rarissime eccezioni di chi, come Padre Pio, riceve da Dio il dono di discernere le anime) mi potrà mai garantire, con assoluta certezza, che io continuo a trovarmi in Grazia di Dio.

            Io, come il sacerdote da te citato, parlo spesso di paletti: perché è esperienza comune di ciascuno di noi il vedere che, a furia di spostare certi limiti… si finisce per non averli più, i limiti.

            In merito alla Grazia e ai vari tipi di essa, ciò che conta è che con la Grazia ci possiamo salvare… a patto che impegniamo pure la nostra buona volontà, come dissero gli Angeli ai pastori, la Notte di Natale: la buona volontà ci ottiene la Pace di Dio.

            Anche per quanto riguarda le varie devozioni e le varie Promesse di Gesù e di Maria: sono ottime cose, senz’altro, ma non debbono farci dimenticare che la preghiera è inutile ai fini della salvezza eterna, se l’anima non sta in Grazia di Dio.

            In molti casi un’anima che vive nel peccato grave protratto si salverà proprio grazie a una determinata devozione (il Signore non promette mai a vuoto); però dovremmo anche domandarci: che lungo e tremendo Purgatorio si dovrà fare, quell’anima?

            Non dimentichiamo che molti Santi ci avvisano, non solo sulla gravità delle pene infernali, ma anche sulla gravità delle pene che si patiscono in Purgatorio.

            Quindi sarebbe doppiamente da stolidi andare in cerca di cavilli di vario tipo, allo scopo di dimostrare che certi peccati gravi non sono anche mortali: sia perché c’è in ballo la salvezza eterna dell’anima (ed è difficile che chi è sempre vissuto in peccato grave, trovi poi all’ultimo momento la forza di volgersi a Dio), sia perché i peccati, per Giustizia, devono essere espiati.

            Non sarebbe dunque molto più prudente cercare di evitare, almeno, i sacrilegi eucaristici?

            Senza contare, come abbiamo già detto, che la Chiesa va di male in peggio, e ciò dimostra ampiamente come “il cielo e la terra passeranno, ma le Mie parole non passeranno”: la Dottrina di Cristo è eterna come Lui, e ogni tentativo di “ammorbidire” o “addolcire” o “aggiornare” tale Dottrina, produce come risultato un pernicioso rilassamento spirituale.

            Inoltre lo Spirito Santo illumina tanto più l’anima, quanto più essa si sforza di permanere lontana dai peccati gravi. Perciò ogni tentativo di “scusare” tali peccati non può che sfociare in un circolo vizioso, tale per cui si finisce col ragionare alla maniera umana [come un avvocato che vuole salvare a tutti i costi il proprio cliente, senza curarsi se esso è effettivamente innocente o colpevole], dimenticando le radicali esigenze del Vangelo.

          3. “Il fatto che Marco continui a utilizzare esempi di peccati gravi, per sminuire l’entità di altri peccati gravi, è anch’esso una dimostrazione di ciò.”

            No Adolfo, questa è disonestà. Io ho affermato che se si usa il pugno duro coi risposati, rifiutando i criteri di Al, bisogna rifiutare contestualmente anche la pastorale “bergogliana” che GPII ha voluto sui coniugi facenti uso di contraccezione http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740 perché non si può usare la misericordia con gli uni e il pugno duro e la spietatezza della Legge con gli altri.

            Deve essere dura Lex sed lex e una donna abbandonata dal marito deve vedersi imposto lo stesso fardello del ganzo che se ne va con la puttana? Bene, ma ciò valga anche per i coniugi che fanno uso di contraccezione.

            Ergo se si rifiuta Al si rifiuti contestualmente anche la pastorale bergogliana di GPII che usa criteri identici a quelli della lettera ai vescovi argentini sui risposati.

            Chissà perchè, però, quando faccio presente questa cosa, TUTTI glissate elegantemente continuando ad attaccare Al e i presunti sacrilegi che favorirebbe e non attaccate anche la pastorale di GPII (perché qualora non fosse chiaro gli atti di adulterio sono materia grave come gli atti di contraccezione).

            Non vi ho nemmeno visti scagliarvi contro il permesso della Comunione e Confessione per gli ortodossi, scismatici impenitenti (in stato di oggettivo peccato grave continuato contro il primo comandamento, che proibisce lo scisma).

            O si usa il principio “dura lex sed lex” con tutti o non lo si usa con nessuno, visto che i risposati non sono più peccatori di quella gente, quanto alla materia.

            Nel rigorismo c’è una coerenza interna, ma quando viene applicato solo a certe categorie diventa malafede e ipocrisia.

            “Ma come posso pensare di vivere in oggettivo peccato grave protratto, senza alcuna intenzione di mutar percorso neppure a medio termine… e nel frattempo ritenermi in Grazia di Dio?”

            Come fanno un marito e una moglie che fanno uso costante di contraccezione a poter essere in Grazia di Dio?

            L’ha spiegato GPII nel suo vademecum, ovvero con le attenuanti e/o la coscienza incolpevolmente erronea (che sulle questioni sessuali è molto frequente, ti basti sapere che la dottrina cattolica è materia grave pure il bacio prematrimoniale sine periculo pollutionis [Cfr denzinger 2060] e voglio vedere quante coscienze riconoscono una cosa del genere).

            Se questi concetti non possono essere applicati nei confronti dei risposati, e nel loro caso la colpa mortale va presunta, allora va fatto lo stesso anche coi coniugi contraccettanti, poichè gli atti di contraccezione sono materia grave contro il sesto comandamento tanto quanto gli atti di adulterio.

            Ma continua pure a glissare, facendo finta che una certa pastorale l’abbia introdotta Bergoglio, quando il Papa non sta facendo altro che applicare la stessa pastorale che da decenni viene applicata con TUTTI gli altri peccatori.

            “Ora siamo al punto in cui si vorrebbe introdurre il matrimonio per i preti… e ovviamente anche qui si parla di “casi penosi”, ossia di luoghi (in Brasile… ma non è certo un problema solo del Brasile) in cui le vocazioni sono scarse.”

            Non c’è bisogno di alcun “caso penoso” per abolire il celibato sacerdotale, visto che nei primi secoli non esisteva, non è un dogma, e QUALUNQUE Papa può abolirlo dalla sera alla mattina senza che nessuno dica “ah”.

            La ripeto: la Chiesa Cattolica non è una democrazia parlamentare, questo valeva sotto Pio IX e vale oggi sotto Papa Francesco e varrà domani qualora venisse eletto un ultra conservatore come Burke che reintroducesse la scomunica per i risposati vigente nel Codice di Diritto Canonico del 1917.

            Chiaro? Il punto è che qui si identifica il Catfolicesimo col conservatorismo, come se solo un’applicazione conservatrice della Fede possa essere ortodossa, quando non è cosi ed è possibile anche una diversa applicazione, a patto di non scadere nel modernismo.

            “Da sempre c’è la possibilità di utilizzare la Comunione spirituale (che elimina alla base il problema di eventuali sacrilegi eucaristici); ma, chissà perché, tale possibilità non viene neppure nominata, dai fautori del nuovo ordine sacramentario”.

            La Comunione spirituale non ha senso se non si è in Grazia, è una possibilità per chi, per motivi di forza maggiore, non può accedere alla Comunione, ma chi è in peccato mortale non può farla.

            E il nuovo ordine sacramentario non incita certo al Sacrilegio, non più di quanto GPII incitasse al Sacrilegio i coniugi facenti uso di contraccezione.

            Il nuovo ordine sacramentario, come lo chiami tu, applica ai risposati la stessa pastorale che si applica anche ad altri peccatori (compresi gli scismatici, che oltre che scismatici possono anche risposarsi con la benedizione della loro Chiesa), semplicemente. E non incita al sacrilegio perché invita alla Confessione, e ad accedere alla Comunione solo quando si sia stati assolti, assoluzione che è sempre valida (a meno che non si abbia mentito, come ho detto, o occultato qualcosa) per il principio dell’ecclesia supplet che ho già illustrato.

          4. P.s: Adolfo, scusa se ti scrivo commenti lunghi ma, pur essendo in disaccordo su alcuni cose, non cessi di fornire spunti molto interessanti e quindi mi vedo “moralmente obbligato” alle lenzuolate. Scusami. 😀

            “Siccome le varie frasi oggettivamente ambigue di AL erano già state illustrate da vari studiosi, nei mesi scorsi, io ho cercato un approccio che molto si basa sulla logica (visto che l’aspetto teologico è già stato abbondantemente sviscerato da questi studiosi, a cui un pover’uomo come me nulla ha da insegnare), e ovviamente sempre tenendo presente la Dottrina della Chiesa.”

            Più che altro, siccome non è possibile trovare falle o eresie teologiche in Al, l’unica cosa che si può fare è discutere se sia “opportuna”, non se sia lecita.

            E sul fatto che sia opportuna oppure no si possono avere opinioni discordanti, non siamo fatti in serie.

            “La quale Chiesa, con molta e giusta prudenza, fino a ieri, di fronte a peccati gravi oggettivi (specie se protratti nel tempo), ha sempre invitato alla conversione. Anche perché, se non c’è un reale intento di rinunciare ai peccati, pure la Confessione risulta invalida.”

            Vero, ma solo in caso di peccato mortale. Se di fronte ad un peccato pur oggettivamente grave il Confessore vede che non vi è colpa mortale (cosa che oggi, a differenza del Medioevo dove la società era tutta permeata dal Cattolicesimo, accade con una certa frequenza) non vi è necessità del proponimento di non peccare più, perché la colpa non è mortale ed è solo la colpa mortale che impedisce l’accesso alla Comunione per non commettere sacrilegio.

            Per piacere, distinguiamo peccato e colpa, e peccato materiale e formale, altrimenti non ne usciamo.

            Inoltre come ho già detto mille volte la scelta se assolvere oppure no è del Confessore. Se il Confessore assolve di fronte ad un peccato mortale anche qualora mancasse qualche requisito la confessione è comunque valida, a patto che il fedele sia stato onesto.

            È lo stesso discorso dell’annullamento del matrimonio. Se un giudice annulla un matrimonio sacramentale che era valido, gli sposi ne ne portano la colpa. Ne portano la colpa se e solo se hanno mentito o falsificato le cose per ottenere l’annullamento, ma se hanno ottenuto un annullamento, per quanto invalido, in Buona Fede, di certo non commettono peccato.

            “La Chiesa è intransigente sui principi, perché crede; ed è tollerante nella pratica, perché ama… e vede e sa che in noi permane la cicatrice causata dal peccato originale.”

            Dunque, ci sono stati periodi nei quali la Chiesa era intransigente sia sui principi che nella pratica, ad esempio un secolo fa i risposati erano scomunicati. Era una decisione perfettamente ortodossa anche quella, ma è indubitabile che, ad esempio, rispetto agli ortodossi il nostro approccio fosse più fondato sulla Giustizia intransigente che sulla Misericordia.

            È legittima una pastorale del genere? Certo che lo è, non essendo la Giustizia un male. Ma è altrettanto legittima una pastorale più misericordiosa.

            Al ad esempio è realmente intransigente sui principi e tollerante nella pratica, Familiaris Consortio, guardando solo al foro esterno ed imponendo la stessa prassi a tutti i risposati indipendentemente dalle loro colpe e situazioni concrete, era certamente più intransigente nella pratica.

            Era ortodossa Familiaris Consortio? Eccome, certo che lo era. È ortodossa anche una prassi che su focalizzi più sul foro interno, che il Confessore può giudicare se il penitente glielo permette? Si, certamente.

            Esattamente come erano ortodosse le indicazioni rigoriste di Casti Connubii sulla contraccezione tanto quanto quelle più misericordiose e meno legaliste di GPII del Vademecum di fine millennio.

            GPII era un grande Papa, e se all’epoca non è andato oltre con FC è perché sentiva che fosse troppo presto, non per altro. Quel Vademecum (sul quale tutti glissano ma che, nondimeno, esiste) lo testimonia.

            “Sempre la Chiesa, dentro i confessionali, ha guardato alla miseria delle anime, ed è giusto e misericordioso che sia così. Ma questo non significa che si possa far diventare “regola” l’ambiguità e lo spostamento continuo dei paletti relativi alla morale oggettiva. A furia di nominare la pastorale (e ci si preoccupa sempre, sempre di precisare che la Dottrina non viene toccata: chissà perché… se non si ha la coda di paglia), si finisce comunque con l’introdurre una percezione ben “rilassata” della Dottrina. E lo sfacelo che ne risulta, come ben vediamo, è continuo… e peggiora col tempo.”

            E infatti non è “regola”. Nessuno ha detto che i divorziati risposati vadano assolti e comunicati in quanto “categoria”, si è detto che bisogna applicare il discernimento e, dove necessario e possibile, l’epicheia (non al precetto, cosa impossibile, ma alla persona).

            La dottrina si continua a nominarla per la confusione improvvida di molti, che confondono peccato e colpa mortale (quando ogni colpa mortale presuppone un peccato ma non ogni peccato porta alla colpa mortale), e dogmi irreformabili con discipline fondate si sul dogma ma che non rappresentano l’unica applicazione di detto dogma, come è il caso di FC ed AL.

            “Se Giovanni Paolo II ci ha insegnato nella VS che seguire Cristo può essere difficile, anche difficilissimo… ma non impossibile (con la Grazia di Dio, che sempre aiuta la buona volontà dell’uomo), è del tutto inutile che gli si dia ragione… però subito dopo si citino i peccati veniali (che non sempre sono evitabili), mentre noi stiamo parlando di peccati gravi.”

            Io ho scritto semplicemente che Dio la possibilità di non peccare mai mortalmente, e su questo GPII ha ragione.

            Io ho parlato di peccati veniali perché anche un peccato in materia grave può essere veniale quando mancano le condizioni soggettive che rendono un peccato imputabile a colpa mortale.

            Perciò davvero non capisco quando scrivi “però subito dopo si citino i peccati veniali (che non sempre sono evitabili), mentre noi stiamo parlando di peccati gravi.”…

            Non ha senso questa proposizione. Infatti il peccato veniale si ha quando si pecca in materia leggera con piena avvertenza e deliberato consenso o quando si pecca in materia grave senza piena avvertenza e deliberato consenso (ma basta che manchi una delle due perché il peccato non sia mortale).

            Il problema è che, come diceva Don Ariel, noi abbiamo trasformato il sesso nel peccato dei peccati, ma i Confessori (ne parlavo anche con Padre Cavalcoli) sanno bene che se è vero che i peccati sessuali sono sempre materia grave è altrettanto vero che, soprattutto in quest’epoca, è più difficile peccare mortalmente in quell’ambito (più difficile non significa impossibile).

            È anche per questo che la Chiesa ha cambiato pastorale senza intaccare la dottrina. Nel Medioevo vigeva un’educazione cattolica così permeante tutta la società (e, talvolta, anche un discreto terrorismo spirituale) che, sommato al fatto che esistevano molte meno tentazioni di oggi e a 18 anni si era sposati e che c’era una chiara percezione di cos’era il matrimonio, rendevano molto più facile peccare mortalmente in quell’ambito.

            Non è un caso che la Chiesa tenesse, nel 1600, una pastorale ben diversa da quella che tiene oggi. La Verità non cambia, il mondo si, e quindi cambia il modo in cui si applica la Verità immutabile.

            “Si dice che nessuno può sapere se un peccato grave è anche mortale, e ciò autorizzerebbe una generalizzazione “verso il basso”, come vediamo esattamente nell’AL.Ma vale anche il contrario: se io pecco in materia grave, nessun confessore (a parte le rarissime eccezioni di chi, come Padre Pio, riceve da Dio il dono di discernere le anime) mi potrà mai garantire, con assoluta certezza, che io continuo a trovarmi in Grazia di Dio.”

            A quanto pare ho scritto inutilmente. Il Confessore può valutare la presenza di attenuanti oggettive, sono formati apposta per questo.

            E se sei assolto, subito dopo l’assoluzione, a meno che tu abbia mentito sai con assoluta certezza che, in quel momento, sei in Grazia di Dio. Se poi il Confessore ha sbagliato ad assolverti o è stato troppo lassista la responsabilità è sua.

            I sacramenti funzionano ex opere operato non ex opere operantis, è per questo che chi viene assolto è davvero assolto anche se il Confessore è indegno. Grazie a Dio.

            “Io, come il sacerdote da te citato, parlo spesso di paletti: perché è esperienza comune di ciascuno di noi il vedere che, a furia di spostare certi limiti… si finisce per non averli più, i limiti.”

            Questo accadrebbe qualora si fosse detto che l’adulterio non è più peccato, o che i risposati sono sempre in Grazia e possono andare alla Comunione basandosi solo sul loro giudizio di coscienza. Ma così non è, e tutti sono invitati a passare per il tribunale della Confessione.

            Semmai Al aumenta, e di molto, la responsabilità dei Confessori, quello si.

            “In merito alla Grazia e ai vari tipi di essa, ciò che conta è che con la Grazia ci possiamo salvare… a patto che impegniamo pure la nostra buona volontà, come dissero gli Angeli ai pastori, la Notte di Natale: la buona volontà ci ottiene la Pace di Dio.”

            Chiaro, la volontà è indispensabile, dato che Dio non viola il libero arbitrio. Ma senza la Sua Grazia la nostra volontà si dirigerebbe sempre lontano da Lui. Quando si dice che l’uomo è decaduto a causa del peccato non lo si dice così per dire.

            L’uomo è decaduto, e senza la Grazia di Dio si dirigerebbe sempre verso il male in piena libertà finendo, sempre in piena libertà e per sua propria esclusiva colpa, per dannarsi.

            “Anche per quanto riguarda le varie devozioni e le varie Promesse di Gesù e di Maria: sono ottime cose, senz’altro, ma non debbono farci dimenticare che la preghiera è inutile ai fini della salvezza eterna, se l’anima non sta in Grazia di Dio.”

            Non è affatto vero che è inutile se l’anima non sta in Grazia di Dio; anzi.

            Basti pensare alla Coroncina, dove Cristo ha promesso la Grazia della buona morte anche se la recita il peccatore più incallito.

            Queste cose servono proprio invece per chi è in peccato, servono a tutti ma a chi è in peccato soprattutto, tanto è vero che Cristo disse che i sacerdoti dovevano raccomandare la Coroncina ai grandi peccatori come ultima ancora sicura di salvezza.

            La Grazia di Dio non è come le banche, che elargiscono solo a chi non ha bisogno e lasciano a piedi chi è maggiormente bisognoso. La Misericordia di Dio è proprio per chi è immerso nel peccato, queste sono le persone che ne hanno più bisogno.

            “Quanto più grande è la miseria degli uomini, tanto maggior diritto hanno alla mia Misericordia” dice Cristo a Santa Faustina.

            Perciò ti prego di stare attento, perché purtroppo molti hanno queste idee sbagliate sulle devozioni (come se fossero state donate da Cristo per i giusti) e fanno si, con le loro idee sbagliate, che le persone che più ne avrebbero bisogno non vi si avvicinino perché le portano a ritenerle inutili.

            Facciamo attenzione a non sbarrare, come i farisei, la porta del cielo alle persone.

            “In molti casi un’anima che vive nel peccato grave protratto si salverà proprio grazie a una determinata devozione (il Signore non promette mai a vuoto); ”

            Ecco, hai fatto bene a ricordare che le promesse di Cristo non sono mai a vuoto, e sulla Coroncina della Divina Misericordia ha promesso che

            ” Chiunque reciterà la Coroncina alla Divina Misericordia otterrà tanta misericordia nell’ora della morte – cioè la grazia della conversione e la morte in stato di grazia – ANCHE SE SI TRATTASSE DEL PECCATORE PIÙ INCALLITO E LA RECITA UNA VOLTA SOLA (Quaderni…, II, 122)”

            Altrochè quindi se servono alla salvezza dell’anima, se si è in peccato mortale. Oserei dire che la Coroncina della Divina Misericordia è stata istituita da Cristo proprio per salvare coloro che, senza tale potentissimo aiuto, avrebbero finito col dannarsi.

            “però dovremmo anche domandarci: che lungo e tremendo Purgatorio si dovrà fare, quell’anima?”

            Questa è una osservazione corretta, infatti, a rigore, Cristo ha promesso la salvezza per la recita della Coroncina, non di evitare il Purgatorio.

            Tuttavia permettimi di fare presente che:

            1) spesso la Grazia legata a tali devozioni è talmente potente che ottiene la contrizione perfetta al peccatore, contrizione perfetta che salva non solo dalla dannazione, ma anche dal Purgatorio;

            2) in devozioni come le orazioni di Santa Brigida o la Coroncina alle Sante Piaghe Cristo ha promesso esplicitamente non solo la salvezza, ma anche la Grazia della perfetta contrizione (ovvero niente Purgatorio) per le anime che si affideranno a Lui con quelle devozioni.

            La perfetta contrizione, infatti, rimette anche le colpe veniali, oltre che mortali.

            Cito il Catechismo

            “1452 Quando proviene dall’amore di Dio amato sopra ogni cosa, la contrizione è detta « perfetta » (contrizione di carità). Tale contrizione rimette le colpe veniali; ottiene anche il perdono dei peccati mortali, qualora comporti la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale.”

            In Purgatorio ci va chi è morto in Grazia di Dio, ovvero pentito dai peccati mortali, ma che ha ancora peccati veniali da scontare.

            La contrizione perfetta, rimettendo i peccati veniali (oltre che dare il pentimento per i mortali), permette di evitare il Purgatorio.

            Bella osservazione quindi, volevo già parlare delle Orazioni di Santa Brigida (un’altra devozione di cui ho fatto tesoro e che ho fatto fare a più persone che ho potuto) e della Coroncina alle Sante Piaghe di Cristo, oggi me ne hai dato l’opportunità. Una della promesse di Cristo per chi recita le orazioni di Santa Brigida per un anno è

            “15 giorni prima di morire avrà una amara contrizione di tutti i suoi peccati e una perfetta conoscenza di essi”.

            Ovvero la perfetta contrizione.

            Spero che chi legge ne farà tesoro, visto che, come hai ricordato

            “molti Santi ci avvisano, non solo sulla gravità delle pene infernali, ma anche sulla gravità delle pene che si patiscono in Purgatorio.”

            Cristo ci ha dato la possibilità di evitarlo (cosa che normalmente non avviene, la contrizione perfetta non fa parte delle Grazie che vengono elargite normalmente) perciò sarebbe davvero da stupidi non sfruttarla.

            “Quindi sarebbe doppiamente da stolidi andare in cerca di cavilli di vario tipo, allo scopo di dimostrare che certi peccati gravi non sono anche mortali: sia perché c’è in ballo la salvezza eterna dell’anima (ed è difficile che chi è sempre vissuto in peccato grave, trovi poi all’ultimo momento la forza di volgersi a Dio), sia perché i peccati, per Giustizia, devono essere espiati.”

            Prima di tutto non sono cavilli il dire che certi peccati gravi non sono anche mortali, ma è la dottrina tradizionale della Chiesa.

            In secondo luogo è vero, i peccati per Giustizia devono essere espiati, ma la Grazia della perfetta contrizione, che è un dono di Misericordia, evita questa croce.

            Riguardo a questo

            “ed è difficile che chi è sempre vissuto in peccato grave, trovi poi all’ultimo momento la forza di volgersi a Dio”

            Ripeto che vivere in peccato grave non significa vivere in peccato mortale; e che anche chi vive in peccato mortale, se Dio lo tocca con la Sua Grazia, non solo si volgerà a Lui, ma si pentirà di tutte le sue mancanze.

            Il Diario di Santa Faustina lo dimostra, dove per la preghiera della Coroncina (è la seconda promessa solenne di Cristo alla Santa, ovvero che se la recitiamo per chi sta morendo questi si salverà) recitata dalla Santa si sono salvati, morendo in pace con Dio e in Grazia, dei peccatori avvolti nel più orrendo peccato e nella più orrenda rivolta contro Dio (in una situazione ben peggiore quindi di chi commette materialmente peccati sessuali senza riuscire neanche a vederne la malizia).

            Siamo nelle mani di Dio.

            “Non sarebbe dunque molto più prudente cercare di evitare, almeno, i sacrilegi eucaristici?”

            Ripeto: i sacrilegi eucaristici non ci sono, se ci si accosta dopo essere stati assolti. Al non incita certo al sacrilegio eucaristico, dato che invita alla Confessione (come sempre ha fatto Papa Francesco, che è stato il Pontefice che ha parlato forse di più della Confessione).

            “Senza contare, come abbiamo già detto, che la Chiesa va di male in peggio, e ciò dimostra ampiamente come “il cielo e la terra passeranno, ma le Mie parole non passeranno”: la Dottrina di Cristo è eterna come Lui, e ogni tentativo di “ammorbidire” o “addolcire” o “aggiornare” tale Dottrina, produce come risultato un pernicioso rilassamento spirituale.”

            Guarda, io so due cose con certezza:

            1) la suprema legge della Chiesa, alla quale tutte le altri leggi sono sottomesse, è la salvezza delle anime;

            2) noi non abbiamo la Grazia di Stato del Papa, che fino a prova contraria ha un discernimento che noi non abbiamo nelle “cose di Dio”.

            Ad esempio, se la Chiesa usasse una pastorale da “duri e puri” chi può dire che in quest’epoca non ci si dannerebbe in massa, visto che la vita oggi offre innumerevoli tentazioni in più rispetto al Medioevo e anche rispetto ad un secolo fa?

            Tu puoi dirlo? Io no, ma fino a prova contraria non giudico il Papa, perché ritengo che la Chiesa sia permeata dallo Spirito Santo, che quindi agisce sempre per la salvezza delle anime.

            Se applicare la dottrina in un modo più duro, nonostante ortodosso, oggi potrebbe creare più danni che benefici io non posso saperlo. Quello che so è che il mondo post moderno è realmente diverso da quello di un tempo.

            “Inoltre lo Spirito Santo illumina tanto più l’anima, quanto più essa si sforza di permanere lontana dai peccati gravi. Perciò ogni tentativo di “scusare” tali peccati non può che sfociare in un circolo vizioso, tale per cui si finisce col ragionare alla maniera umana [come un avvocato che vuole salvare a tutti i costi il proprio cliente, senza curarsi se esso è effettivamente innocente o colpevole], dimenticando le radicali esigenze del Vangelo.”

            Ma infatti nessuno vuole scusare tali peccati, nè Al o Papa Francesco invitano ad una nefasta autoassoluzione. Semmai invitano ad accostarsi al Sacramento della Riconciliazione e a dare la possibilità al Sacerdote di discernere.

            Servono a questo i Confessori.

          5. Riguardo al tuo gravissimo errore, Adolfo (l’hai fatto in Buona Fede, su questo non ho alcun dubbio, credimi, ma ci tengo a chiarirlo perché è molto importante, per il bene delle anime), secondo il quale

            ” la preghiera è inutile ai fini della salvezza eterna, se l’anima non sta in Grazia di Dio.”

            Permettimi, da buon tomista, di citarti San Tommaso il quale, chiedendosi se la preghiera del peccatore possa impetrare qualcosa da Dio, ricorda con S. Agostino: “Se Dio non esaudisse i peccatori, inutilmente il pubblicano avrebbe detto: Signore, abbi pietà di me peccatore” (Super Joan. 14) e col Crisostomo: “Chiunque domanda riceve; vale a dire, sia egli giusto o peccatore” (Sup. Mat. 18).

            E commenta: “Dio ascolta la preghiera del peccatore che nasce dall’onesto desiderio della natura, non come per un atto di giustizia, perché il peccatore non lo merita, ma per pura misericordia, purché siano rispettate le condizioni ricordate, e cioè che uno chieda per sé, COSE NECESSARIE ALLA SALVEZZA, e le chieda con pietà e perseveranza” (Somma teologica, II-II, 83, 16).

            Perciò altrochè, più un peccatore è immerso nel peccato più deve affidarsi alla Misericordia di Dio, che gli dia la forza di uscire dal peccato o quantomeno il pentimento prima della morte.

            E nota bene che San Tommaso qui parlava della preghiera “normale”, figurati quindi devozioni volute esplicitamente da Cristo come la Coroncina alla Divina Misericordia.

            Il problema di un certa teologia cattolica moderna, paradossalmente seguita molto da certi cattolici conservatori, è che nel suo rifiuto della radicale gratuità della Misericordia Divina non capisce che la conversione stessa è un dono di Dio, che il pentimento stesso è un dono di Dio e non un atto meramente volontaristico (come se poi fosse possibile “imporsi” il pentimento o, ancor di più, la perfetta contrizione).

            Purtroppo è una sorta di pelagianesimo, favorito dal molinismo.

            Tale semi pelagianesimo è tanto più nefasto, perché spinge alla disperazione della salvezza. Se infatti un Sacerdote (e ce ne sono molti, specie tra i più conservatori, che oggi hanno unito il giansenismo morale che li contraddistingue ad un razionalismo che poco si distanzia dal modernismo) pensasse che le preghiere per la salvezza o, peggio, le devozioni a cui Cristo ha legato la Sua stessa Parola, possano essere efficaci solo per chi è già in Grazia, si avrà la perdizione di molte anime, poiché queste anime, già avvinte dal peccato, verranno persuase che questi potenti mezzi di salvezza non siano per loro, ma solo per chi è già “giusto”, per chi già riesce a vivere in Grazia.

            Questo è un errore nefasto al massimo grado, un vero e proprio assassinio spirituale, che va evitato in ogni modo.

            Siamo cattolici, abbiamo una Legge molto più dura di tutte le altre confessioni cristiane, compresa l’ortodossia, e per noi peccare mortalmente è molto più facile.

            Per esempio, visto che qui si parla dei risposati, è possibile, come già detto, che un risposato cattolico sia in Grazia di Dio per via di attenuanti e/o ignoranza invincibile, ma se ciò per i cattolici è “possibile”, va anche detto che non è sempre così, essendo la legge molto chiara. Al contrario per gli ortodossi è molto più facile, quasi certo, essere in Grazia nel secondo matrimonio, poiché la loro Chiesa (scismatica, ma loro essendo nati ortodossi non hanno colpa di tale scisma, sebbene vivere in scisma costituisca un oggettivo peccato grave, quanto alla materia, contro il primo comandamento, che lo proibisce) lo benedice e de facto “sgrava” le loro coscienze.

            Lo stesso dicasi per molte altre questioni sessuali, dove gli ortodossi hanno una dottrina molto più tenera ( e se è vero che non esistono solo i peccati sessuali è anche vero che sono quelli più facili da commettere, oltre che essere davvero difficili da vedere come male [ differenza dell’usura, della calunnia, dell’omicidio, dell’idolatria, della bestemmia ecc ecc] , tra due persone consenzienti e adulte), mentre per noi cattolici in tema di sesso è peccato semplicemente tutto, a parte il rapporto nel matrimonio sacramentale rigorosamente aperto alla vita.

            Come diceva San Paolo “senza la Legge il peccato è morto” (e con ragione visto che se non si sa che una cosa è peccato è impossibile essere imputabili di colpa mortale) e noi cattolici su certe cose abbiamo la legge più dura e minuziosa di tutte le religioni e confessioni cristiane (fanno eccezioni alcune eresie come il catarismo, che addirittura vietava il matrimonio, ma subito dopo il catarismo ci siamo noi).

            Perciò far credere a dei cattolici che certe devozioni vadano fatte solo se si è in Grazia è davvero nefasto, perché è l’esatto contrario: chi vive nel peccato è proprio colui che deve farne tesoro più degli altri, che ne ha più bisogno degli altri e Cristo stesso lo vuole dato che ad esempio la Coroncina l’ha data perché i sacerdoti la dessero a chi vive nel peccato come ancora sicura di salvezza.

          6. “Perciò far credere a dei cattolici che certe devozioni vadano fatte solo se si è in Grazia è davvero nefasto, perché è l’esatto contrario: chi vive nel peccato è proprio colui che deve farne tesoro più degli altri, che ne ha più bisogno degli altri e Cristo stesso lo vuole dato che ad esempio la Coroncina l’ha data perché i sacerdoti la dessero a chi vive nel peccato come ancora sicura di salvezza”.

            La frase da me scritta, sul fatto che la preghiera di chi non è in Grazia di Dio NON serve ai fini della Vita eterna, è corretta eccome.
            Non ho detto che le devozioni non vadano praticate da chi non sta in Grazia (come mi attribuisci tu); ho semplicemente affermato che ogni preghiera, per avere utilità certa (parlo di certezza, e non di probabilità, che invece è il tema da te toccato) di servire alla salvezza eterna, DEVE essere fatta in stato di Grazia. Come ha ben spiegato l’Eterno Padre a Santa Caterina da Siena.

            Chi, non trovandosi in Grazia, prega il Signore, ottiene da Lui degli aiuti diciamo contingenti, utili alla vita quotidiana; e ottiene anche un maggior stimolo alla conversione. Sempre dall’insegnamento di Dio Padre a Caterina.

            Però questo stimolo risulterà comunque inutile, se l’anima persiste a vivere nel peccato grave protratto (il peccato grave, specie se protratto, può facilmente essere anche mortale, come tu stessi hai scritto qualche giorno fa).

            Siccome parliamo di chi vive in peccato grave protratto (non solo peccato di adulterio, ma ogni peccato grave, lo ripeto per l’ennesima volta), e di persone che non prevedono di mutar vita, neppure a medio termine, ecco che ho usato la frase da te “incriminata”. E che, a una lettura superficiale, può sembrare “escludente” l’utilità di una certa devozione, per chi non vive in stato di Grazia.

            Ciò che ho inteso dire è che mi pare una grave leggerezza “attaccarsi” a una devozione, mentre non si pone impegno (oppure si pone solo un minimo impegno) a mutar vita (ovviamente chiedendo aiuto al Signore), cercando di tenersi sistematicamente lontani dai peccati gravi.

            Se “abuso” di una certa devozione… e chi lo sa, se Iddio mi concederà la contrizione perfetta? Mi pare ben più giusto, e dunque più probabile, che mi troverò a scontare un aspro e lungo Purgatorio.

            Le devozioni, l’attaccamento (buono, eh?) alle preghiere… non devono servire come scusante, per evitare un serio impegno di percorrere la via stretta.
            Forse non è questo che tu intendi, e anzi spero che sia così: spero che tu sia ben consapevole della necessità, per tutti noi, di “convertirci” giorno per giorno (il che ovviamente costa sacrificio, anche duro in certi casi).

            Lo spero, ma da quel che leggo mi rimane l’amara impressione che tu cerchi in tutti i modi di “scusare” o “sminuire” i peccati gravi. E lo fai con varie considerazioni che non sono neppure errate in sé, ma che hanno come risultato – inevitabile – quello di allargare la via stretta.

            Ora non vorrei che tu mi dessi del masochista o del sadico: il fatto è che la via stretta, l’abbracciamento della croce quotidiana, è un invito di Cristo. E solo Lui, come disse Pietro, ha parole di Vita eterna.

            Perciò, per prudenza, io preferisco fare il possibile per seguire la via stretta, senza aggrapparmi ad appigli vari, che – in base alla mia esperienza e a ciò che vedo attorno a me – non portano altro che a un rilassamento della vita di fede.

            In merito ai peccati sessuali, il problema non sta tanto in una sorta di fobia o di accanimento verso di essi: il problema sta, semplicemente, nel fatto che si tratta di peccati la cui materia è sempre grave… e che sono anche diffusissimi.
            Cerchiamo dunque di non girare davvero intorno al problema…

            Per quanto riguarda la maggior responsabilità del confessore (che è vera), quando egli assolve con leggerezza, ti ripeto ciò che ho già scritto: la materia grave rimane, e il sacrilegio (da parte del confessore, o da parte del penitente) pure. E son cose gravi che non fanno certo bene al “tessuto spirituale” della Chiesa.

            Inutile poi che riprendi a citare gli ortodossi. Io sono cattolico, e so che mi è richiesto di più; ma so anche che il Signore dà a ciascuno tutti gli aiuti necessari, per tenersi lontani dai peccati gravi.

            Io non cerco scappatoie per me; e, se cado, vado a confessarmi e ci metto il serio impegno di migliorare, per il futuro. E così consiglio di fare ai miei amici.

            Se altri pensano che si possa “ammorbidire” – mediante la ricerca scrupolosa di varie “scusanti” – la via stretta tracciata da Cristo, sono ovviamente liberi di farlo. A proprio rischio e pericolo.

            E non dirmi che sono disonesto: perché ho più volte specificato che il mio discorso lo riferisco a TUTTI i peccati gravi, e non solo ai peccati di adulterio: e se dei prelati o dei prelatoni hanno un comportamento parziale, in tal senso, ne pagheranno amaramente le conseguenze; ma non puoi attribuire a me certe parzialità.
            Sei tu che hai spesso paragonato un peccato grave a un peccato più grave, allo scopo di sminuire, in qualche modo, il primo. E poi continui a far finta di non averlo fatto… e attribuisci a me un artifizio che invece stai usando tu.

            E che molte frasi di AL diano luogo ad ambiguità (non eresia: ambiguità), è fuori discussione. E sono state ben sviscerate eccome. E più che giustamente.
            E la pratica dimostra che è proprio così: abbiamo oggi diocesi che, in base ad AL, danno o non danno la Comunione ai pubblici peccatori. Dunque è possibile eccome una lettura “diametralmente opposta” di tale documento.

            Questa è la realtà attuale. Se poi vuoi negare addirittura la realtà, fai pure come meglio credi.

          7. @adolfo

            “La frase da me scritta, sul fatto che la preghiera di chi non è in Grazia di Dio NON serve ai fini della Vita eterna, è corretta eccome.
            Non ho detto che le devozioni non vadano praticate da chi non sta in Grazia (come mi attribuisci tu); ho semplicemente affermato che ogni preghiera, per avere utilità certa (parlo di certezza, e non di probabilità, che invece è il tema da te toccato) di servire alla salvezza eterna, DEVE essere fatta in stato di Grazia. Come ha ben spiegato l’Eterno Padre a Santa Caterina da Siena.”

            Scusa ma ti pare possibile che Cristo prometta una cosa del genere

            1) Chiunque reciterà la Coroncina alla Divina Misericordia otterrà tanta misericordia nell’ora della morte – cioè la grazia della conversione e la morte in stato di grazia – anche se si trattasse del peccatore più incallito e la recita una volta sola….(Quaderni…, II, 122)

            Per poi non mantenerla? È impossibile.

            Inoltre ripeto, quanto dice in merito all’utilità per la salvezza eterna è falso, vedi qui http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=4323

            Padre Bellon dice

            “4. Ma la preghiera fatta in peccato mortale non merita per la vita eterna, perché non è vivificata dalla vita soprannaturale della grazia. In altre parole non è innestata in Cristo.
            Ripeto: il Signore la ascolta e anche la esaudisce se è utile per noi.
            Ma un conto è essere esauditi da Dio e un altro conto è essere in grazia.”

            Perciò Dio ascolta ed esaudisce le preghiere anche di chi è in peccato mortale, se sono dette per chiedere beni come la salvezza e la conversione propria o altrui. Figuriamoci poi nelle preghiere e devozioni a cui Lui stesso ha legato grazie potentissime e fuori dal comune come la Coroncina o le orazioni di Santa Brigida.

            Se per “non serve ai fini della vita eterna” intendi che la preghiera non aumenta il merito per la vita eterna (ovvero la gloria che avremo in Paradiso) che è ciò che ha detto Bellon hai ragione, ma per la salvezza propria e altrui è fondamentale.

            E ripeto, questo le preghiere comuni, figuriamoci le devozioni volute da Cristo stesso.

            “Ciò che ho inteso dire è che mi pare una grave leggerezza “attaccarsi” a una devozione, mentre non si pone impegno (oppure si pone solo un minimo impegno) a mutar vita (ovviamente chiedendo aiuto al Signore), cercando di tenersi sistematicamente lontani dai peccati gravi.”

            Nessuno ha detto questo, quelle devozioni sono un dono di Cristo per salvarci, ma comunque noi abbiamo il dovere, anche se grazie a tali devozioni abbiamo la certezza morale di salvarci (pensare il contrario vorrebbe dire dubitare delle promesse di Cristo) di cercare di fare la nostra parte.

            Su questo non c’è dubbio.

            “Se “abuso” di una certa devozione… e chi lo sa, se Iddio mi concederà la contrizione perfetta? Mi pare ben più giusto, e dunque più probabile, che mi troverò a scontare un aspro e lungo Purgatorio.”

            Non lo so, ad esempio sulle orazioni di Santa Brigida la promessa è la contrizione perfetta, così come anche sulla Coroncina delle sante piaghe. In ogni caso, ed è la cosa più importante, la promessa di evitare la dannazione è certa, promessa solennemente dal Cristo.

            Diamine, addirittura sulla Coroncina l’ha promessa persino ai peccatori INCALLITI, persino se la recitassero una volta sola.

            Non possiamo dubitare della Sua Promessa. Questo non deve servire come scusa per vivere nel peccato, come ho scritto sopra si ha comunque il dovere morale di fare la propria parte.

            “Le devozioni, l’attaccamento (buono, eh?) alle preghiere… non devono servire come scusante, per evitare un serio impegno di percorrere la via stretta.
            Forse non è questo che tu intendi, e anzi spero che sia così: spero che tu sia ben consapevole della necessità, per tutti noi, di “convertirci” giorno per giorno ”

            Ovvio, è ciò che ho detto. Quello che volevo dire però è che quelle devozioni sono una tavola di salvezza per tutti e per chi vive nel peccato in particolare.

            Penso che Cristo stesso le abbia istituite e date ai cattolici (e non ad ortodossi e protestanti) perché sa che per noi la via è ben più stretta che per loro, la Legge più dura e la possibilità di peccare mortalmente più alta (ad esempio, come ho detto, se un risposato cattolico “può” essere in Grazia un risposato ortodosso lo è quasi certamente, visto che la sua Chiesa benedice le seconde unioni, le ritiene lecite, e lascia la contraccezione alla discrezione degli sposi, senza metterli sotto pena di colpa mortale).

            Perciò ripeto: facciamo la nostra parte, ma sono davvero un’ancora di salvezza. Di fronte alla Legge Cattolica altrimenti è quasi impossibile non finire dannati, visto che a meno che uno non viva come un monaco del Monte Athos peccherà in materia grave (visto che sul sesso è vietato letteralmente tutto, e ai laici è imposta una disciplina non dissimile da quella dei monaci).

            “Lo spero, ma da quel che leggo mi rimane l’amara impressione che tu cerchi in tutti i modi di “scusare” o “sminuire” i peccati gravi. E lo fai con varie considerazioni che non sono neppure errate in sé, ma che hanno come risultato – inevitabile – quello di allargare la via stretta.”

            No ma non voglio allargare la via stretta, mi attengo semplicemente al Catechismo e alla dottrina, non ho inventato niente, nè sminuisco i peccati gravi.

            “In merito ai peccati sessuali, il problema non sta tanto in una sorta di fobia o di accanimento verso di essi: il problema sta, semplicemente, nel fatto che si tratta di peccati la cui materia è sempre grave… e che sono anche diffusissimi.
            Cerchiamo dunque di non girare davvero intorno al problema…”

            Si ma i cattolici sanno che è sempre materia grave perché lo dice la Chiesa, se la Chiesa non avesse codificato la dottrina sul peccato in maniera così minuziosa non lo sapremmo, come non lo sanno gli ortodossi, che infatti possono risposarsi e usare di contraccezione senza rischiare di perdere la Grazia, dato che non sanno che quelle cose siano peccato.

            Infatti come dice San Paolo:

            1) “senza la Legge il peccato è morto” (Rom 7,8);

            2) “sopraggiunto il precetto, il peccato ha ripreso vita e io sono morto” (Rom 7,9);

            3) il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la Legge (1 Cor 15,56).

            Perciò non mento se dico che dove vi è una Legge più lasca (esempio la Chiesa Ortodossa) il peccato mortale è più difficile, perché pur commettendo materia grave diventa quasi impossibile avere piena avvertenza e deliberato consenso. Ecco perché San Paolo diceva che senza la Legge il peccato è morto e che la forza del peccato è la legge.

            Noi cattolici non solo abbiamo la Legge, ma ne abbiamo una particolarmente dura (in tema sessuale siamo i più duri non solo delle altre confessioni cristiane, ma di tutte le religioni) perciò mi sembra questo il motivo per il quale la Chiesa ha alleggerito la pastorale: per non creare una massa di dannati.

            Ed è sempre questo il motivo che ha spinto Cristo a donarci quelle devozioni, che non solo sono un grande aiuto, ma addirittura garantiscono la perseveranza finale, per la Sua promessa.

            Il Concilio di Trento mette sotto anatema chiunque affermi che avrà la perseveranza finale senza una speciale rivelazione ma qui la speciale rivelazione c’è, ovvero la parola di Cristo stesso, e non è “presunzione della salvezza” perché si basa per l’appunto sulla Sua promessa (pensare che Dio possa non mantenere una promessa che ha fatto incondizionatamente per me è blasfemia).

            Perciò come ti ho detto facciamola conoscere soprattutto a chi vive nel peccato. Gesù stesso, ripeto, disse che andava fatta conoscere ai peccatori incalliti come ancora sicura di salvezza.

            “Per quanto riguarda la maggior responsabilità del confessore (che è vera), quando egli assolve con leggerezza, ti ripeto ciò che ho già scritto: la materia grave rimane, e il sacrilegio (da parte del confessore, o da parte del penitente) pure. E son cose gravi che non fanno certo bene al “tessuto spirituale” della Chiesa.”

            Ok, volevo solo dire che se il penitente si confessa sinceramente e viene assolto non ha di che temere: è assolto punto, il problema qui è del Confessore.

            Sul resto siamo d’accordo.

            “Inutile poi che riprendi a citare gli ortodossi. Io sono cattolico, e so che mi è richiesto di più; ma so anche che il Signore dà a ciascuno tutti gli aiuti necessari, per tenersi lontani dai peccati gravi.”

            Esatto, è quello che ho espresso anche io più sopra.

            “Se altri pensano che si possa “ammorbidire” – mediante la ricerca scrupolosa di varie “scusanti” – la via stretta tracciata da Cristo, sono ovviamente liberi di farlo. A proprio rischio e pericolo.”

            Ma nessuno dice questo, la Chiesa oggi vuole applicare a tutti i peccatori, risposati compresi, quanto sta sul Catechismo, ovvero il discernimento.

            Io personalmente non ci vedo nulla di male, ma ammetto che sono contento di non avere responsabilità nella Chiesa.

            “E non dirmi che sono disonesto: perché ho più volte specificato che il mio discorso lo riferisco a TUTTI i peccati gravi, e non solo ai peccati di adulterio: e se dei prelati o dei prelatoni hanno un comportamento parziale, in tal senso, ne pagheranno amaramente le conseguenze; ma non puoi attribuire a me certe parzialità.
            Sei tu che hai spesso paragonato un peccato grave a un peccato più grave, allo scopo di sminuire, in qualche modo, il primo. E poi continui a far finta di non averlo fatto… e attribuisci a me un artifizio che invece stai usando tu.”

            Io ho detto che alcuni peccati gravi, semmai, venivano trattati con nonchalanche mentre sui peccati sessuali nei secoli passati si è fatto vero e proprio terrore.

            Aldilà di questo, per favore rispondi alla mia domanda: ritieni che insieme ad Amoris Laetitia andrebbe ritirato anche il Vademecum del 1997, che da 20 anni plasma la pastorale della Chiesa sulla contraccezione coniugale? Per favore, rispondi a questa domanda, se puoi.

            “E che molte frasi di AL diano luogo ad ambiguità (non eresia: ambiguità), è fuori discussione. E sono state ben sviscerate eccome. E più che giustamente.
            E la pratica dimostra che è proprio così: abbiamo oggi diocesi che, in base ad AL, danno o non danno la Comunione ai pubblici peccatori. Dunque è possibile eccome una lettura “diametralmente opposta” di tale documento.

            Questa è la realtà attuale. Se poi vuoi negare addirittura la realtà, fai pure come meglio credi.”

            Io sostengo che tra ciò che è scritto in Al e la lettera ai vescovi argentini il modo di applicarla sia chiaro, e che chi la applica come se Al nemmeno ci fosse stata e si fosse ancora a Familiaris Consortio lo faccia non perché non abbia capito, ma perché non accetta l’interpretazione che ne ha dato il Papa.

            Anche io sarei contento che il Papa spiegasse una buona volta i Dubia, dimostrando che nella dottrina nulla è cambiato, che la rottura con FC è pastorale/disciplinare e non dottrinale/sostanziale e che il modo definitivo di applicarla è quello della lettera ai Vescovi argentini, ho solo detto che non è costretto a rispondere.

          8. “Si ma i cattolici sanno che è sempre materia grave perché lo dice la Chiesa, se la Chiesa non avesse codificato la dottrina sul peccato in maniera così minuziosa non lo sapremmo, come non lo sanno gli ortodossi, che infatti possono risposarsi e usare di contraccezione senza rischiare di perdere la Grazia, dato che non sanno che quelle cose siano peccato”.

            Lo dice sì, la Chiesa, e lo dice proprio basandosi sugli insegnamenti di Cristo. Ad esempio la frase: “Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei, nel suo cuore”, è sicuramente una frase ben severa. Ma è anche una frase che dà un’idea pregnante della realtà del peccato.

            E da tale frase si capisce anche quali sono i punti in cui Gesù parla in modo metaforico, ad esempio lì dove invita a cavarsi un occhio o a tagliarsi una mano, pur di non peccare.

            Chiaro che, se il peccato nasce dal cuore, ossia dall’interiorità, è perfettamente inutile che io mi cavi gli occhi: dentro di me, posso senz’altro continuare a nutrire pensieri gravemente peccaminosi e disordinati.

            Ma il fatto che il Signore dica che sia preferibile mutilarsi, piuttosto che commettere peccati gravi, ci fa ben capire la perniciosità che i peccati hanno, agli occhi di Dio.

            Giovanni Paolo II in Reconciliatio et Paenitentia afferma che il peccato “è un atto suicida. Poiché col peccato l’uomo rifiuta di sottomettersi a Dio, anche il suo equilibrio interiore si rompe e proprio al suo interno scoppiano contraddizioni e conflitti. Così lacerato, l’uomo produce quasi inevitabilmente una lacerazione nel tessuto dei suoi rapporti con gli altri uomini e col mondo creato” (RP 15).
            Ciò che affermavo pure io nell’altro commento, quando scrivevo che il peccato grave – a cui magari si aggiunge il sacrilegio – dilacera il tessuto mistico della Chiesa.

            Cristo, inoltre, ha invitato a richiamare i fratelli che sbagliano, in modo progressivamente più severo; e ha mandato i Suoi seguaci a predicare il Vangelo a tutto il mondo.

            Perciò mi pare francamente pretestuoso il dire che i peccatori debbano essere lasciati nella loro ignoranza. Non ricordo esattamente le frasi, ma nella Bibbia è detto che chi non richiama il peccatore (certamente, col dovuto tatto e con la dovuta prudenza, in base alle situazioni), subirà egli stesso le conseguenze dei peccati di colui.

            Lo stesso Vademecum tanto da te citato invita i confessori a intervenire, nei modi dovuti, affinché il penitente possa formare la propria coscienza, e avvicinarsi sempre più alla Grazia di Dio… e con essa acquistare maggior consapevolezza in merito alla gravità di certi peccati: “Tuttavia, anche in questo caso [ignoranza invincibile], il confessore deve tendere ad avvicinare sempre più tali penitenti attraverso la preghiera, l’esortazione alla formazione della coscienza, ad accogliere nella propria vita il piano di Dio e l’insegnamento della Chiesa” (n. 8).

            Non mi pare un insegnamento ambiguo, questo. Mi pare invece molto ambiguo citare (tanto per fare un solo esempio), come fa l’AL, la GS, per affermare che se mancano certe manifestazioni d’intimità, il rapporto (adulterino) è a rischio. Ma la GS si riferisce al Matrimonio sacramentale, e parla solo di quelle situazioni in cui gli sposi legittimi incontrano delle difficoltà relative al numero di figli. Gaudium et spes sottolinea che l’interruzione dell’intimità coniugale potrebbe far correre dei rischi e compromettere il bene dei figli. Si rimane in una situazione legittima. E l’intenzione degli autori era di trattare delle situazioni coniugali, non extraconiugali.

            Anche GS, dunque, come pure il Vademecum da te citato, non è certo “sorda” alla realtà concreta. Ma con AL si va oltre, e ci si va proprio citando documenti ufficiali e insegnamenti dei Padri… però ritagliando solo certi passaggi… e applicandoli a situazioni (come appunto il rapporto adulterino) in cui la Legge di Dio è già stata rifiutata.

            Invece di richiamare il peccatore alla conversione (ripeto: coi dovuti modi e con la dovuta prudenza), si invita addirittura a non interrompere l’intimità in un rapporto adulterino il quale, di per sé, contraddice gravemente alla Legge di Dio. C’è una istigazione a continuare a vivere in peccato grave, altro che no.

            Se tu, in questo modo di procedere, non ci vedi alcuna differenza con la pastorale precedente, e soprattutto non cogli la pericolosità estrema (estrema, sì, perché di passo in passo si va direttamente verso una morale protestantoide, in cui ciascuno deciderà ciò che è meglio per sé, di volta in volta) di tale impostazione, non so che altro dirti.

          9. @Adolfo

            “Lo dice sì, la Chiesa, e lo dice proprio basandosi sugli insegnamenti di Cristo. Ad esempio la frase: “Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei, nel suo cuore”, è sicuramente una frase ben severa. Ma è anche una frase che dà un’idea pregnante della realtà del peccato.

            E da tale frase si capisce anche quali sono i punti in cui Gesù parla in modo metaforico, ad esempio lì dove invita a cavarsi un occhio o a tagliarsi una mano, pur di non peccare.

            Chiaro che, se il peccato nasce dal cuore, ossia dall’interiorità, è perfettamente inutile che io mi cavi gli occhi: dentro di me, posso senz’altro continuare a nutrire pensieri gravemente peccaminosi e disordinati.

            Ma il fatto che il Signore dica che sia preferibile mutilarsi, piuttosto che commettere peccati gravi, ci fa ben capire la perniciosità che i peccati hanno, agli occhi di Dio.”

            Senza dubbio, stavo solo facendo notare che la Chiesa Ortodossa, pur avendo una valida successione apostolica e validi sacramenti, è memo rigorista di quello che è stata la Chiesa Cattolica in passato; tutto li.

            Poi noi siamo cattolici e seguiamo gli insegnamenti della Chiesa Cattolica, l’unica nella quale sussiste la pienezza della Verità, ma ciò che ho detto rimane.

            “Giovanni Paolo II in Reconciliatio et Paenitentia afferma che il peccato “è un atto suicida. Poiché col peccato l’uomo rifiuta di sottomettersi a Dio, anche il suo equilibrio interiore si rompe e proprio al suo interno scoppiano contraddizioni e conflitti. Così lacerato, l’uomo produce quasi inevitabilmente una lacerazione nel tessuto dei suoi rapporti con gli altri uomini e col mondo creato” (RP 15).
            Ciò che affermavo pure io nell’altro commento, quando scrivevo che il peccato grave – a cui magari si aggiunge il sacrilegio – dilacera il tessuto mistico della Chiesa.”

            Senza dubbio, ma rimane un fatto incontrovertibile: per quanto il peccato sia nefasto, senza piena avvertenza e deliberato consenso non è mortale, ergo non uccide la Grazia, ergo non mette in pericolo di dannazione. Scusa se è poco.

            E non credo che gli ortodossi risposati vivano male o nel vizio più totale o nell’infelicità o nell’odio verso Dio. La differenza sostanziale tra un ortodosso risposato e un cattolico è che per l’ortodosso è molto più difficile peccare mortalmente in tal senso, poiché la sua Chiesa lo giustifica, cioè con il suo benedire il secondo matrimonio fa si che, quasi certamente, l’ortodosso in questione non sia in peccato mortale.

            Per noi è ben diverso, perché abbiamo una Legge ben più minuziosa e severa, e sui cattolici risposati occorre un discernimento prudente, perché se è vero che possono essere in Grazia è altrettanto vero che possono non esserlo.

            “Perciò mi pare francamente pretestuoso il dire che i peccatori debbano essere lasciati nella loro ignoranza.”

            Io non ho detto questo. Ma c’è una differenza tra ciò che si deve fare e ciò che conviene fare. È un dato di fatto che se anche noi avessimo una Legge meno rigorosa sarebbe più difficile peccare mortalmente, anche per noi come per gli ortodossi.

            Che poi la Chiesa abbia il dovere di agire diversamente è un conto, e infatti cerca di mitigare la durezza obbligata della sua dottrina con la pastorale.

            Perché credimi, Adolfo, con un’applicazione “senza sconti” della dottrina le cose si mettono male, visto che ai laici è imposta una disciplina (dottrinalmente, intendo, a rigor di dottrina) davvero poco inferiore a quella di preti e monaci cattolici.

            “Lo stesso Vademecum tanto da te citato invita i confessori a intervenire, nei modi dovuti, affinché il penitente possa formare la propria coscienza, e avvicinarsi sempre più alla Grazia di Dio… e con essa acquistare maggior consapevolezza in merito alla gravità di certi peccati: “Tuttavia, anche in questo caso [ignoranza invincibile], il confessore deve tendere ad avvicinare sempre più tali penitenti attraverso la preghiera, l’esortazione alla formazione della coscienza, ad accogliere nella propria vita il piano di Dio e l’insegnamento della Chiesa” (n. 8).”

            Si esatto, ed è la stessa cosa che dice Al (attenzione: i peccatori da te citati sono in Grazia di Dio, poichè l’ignoranza invincibile li preserva dalla colpa mortale), ti cito Amoris Laetitia 303

            “303. A partire dal riconoscimento del peso dei condizionamenti concreti, possiamo aggiungere che la coscienza delle persone dev’essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio. Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia. Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo. In ogni caso, ricordiamo che questo discernimento è dinamico e deve restare sempre aperto a nuove tappe di crescita e a nuove decisioni che permettano di realizzare l’ideale in modo più pieno.”

            Come vedi è la stessa cosa che dice il Vademecum, seppur con termini lievemente diversi il significato è il medesimo. C’è davvero una grossa vicinanza tra quel Vademecum e Amoris Laetitia.

            “Non mi pare un insegnamento ambiguo, questo. Mi pare invece molto ambiguo citare (tanto per fare un solo esempio), come fa l’AL, la GS, per affermare che se mancano certe manifestazioni d’intimità, il rapporto (adulterino) è a rischio. Ma la GS si riferisce al Matrimonio sacramentale, e parla solo di quelle situazioni in cui gli sposi legittimi incontrano delle difficoltà relative al numero di figli. Gaudium et spes sottolinea che l’interruzione dell’intimità coniugale potrebbe far correre dei rischi e compromettere il bene dei figli. Si rimane in una situazione legittima. E l’intenzione degli autori era di trattare delle situazioni coniugali, non extraconiugali.”

            Si ma il punto è che possono esserci figli anche dalla nuova unione, e una responsabilità sia verso i figli nati da essa sia verso il/la nuovo/a compagno/a, e una persona può ben sentirsi responsabile verso le persone che ama molto di più che, magari, verso quel puttaniere di marito “valido” che se ne è andato con l’amante o verso la moglie con se ne è andata col cubano.

            Perciò Al non diceva che questi rapporti siano leciti in se, ma che possono essere ritenuti necessari dalla persona per non far fallire l’unione (perché diciamocelo: un’unione tra due persone giovani ha bisogno anche di quello, diverso se si parla di due ultra sessantenni, ma tra persone giovani rischia davvero di far andare a monte tutto nel 90% e oltre dei casi) compromettendo l’educazione dei figli e gli obblighi che si sentono in coscienza verso di loro e verso la persona con cui si sta.

            I figli nati dalla nuova unione, per quanto illecita a rigor di materia, non sono meno importanti di figli nati da un matrimonio sacramentale.

            “Anche GS, dunque, come pure il Vademecum da te citato, non è certo “sorda” alla realtà concreta. Ma con AL si va oltre, e ci si va proprio citando documenti ufficiali e insegnamenti dei Padri… però ritagliando solo certi passaggi… e applicandoli a situazioni (come appunto il rapporto adulterino) in cui la Legge di Dio è già stata rifiutata.”

            Si, ma non per coonestare il rapporto in se, ma solo per spiegare che quella è una situazione di diminuita libertà personale e che quindi manca il peccato mortale.

            “Invece di richiamare il peccatore alla conversione e (ripeto: coi dovuti modi e con la dovuta prudenza), si invita addirittura a non interrompere l’intimità in un rapporto adulterino il quale, di per sé, contraddice gravemente alla Legge di Dio. C’è una istigazione a continuare a vivere in peccato grave, altro che no.”

            Non è una istigazione, semplicemente si prende atto del fatto che ci sono situazioni “materialmente” senza uscita, dove però comunque Dio da sempre la possibilità di non peccare mortalmente (il peccato veniale è altra cosa, difficile da evitare ma non mortale per l’anima).

            Quella è una situazione dove uscirne provocherebbe una nuova colpa, verso il nuovo coniuge e verso la famiglia, perciò la Chiesa qui deve evitare di fare un ulteriore danno.

            E non è affatto vero che non punta alla conversione. In AL 303 viene detto con chiarezza, come ho riportato sopra, che

            “A partire dal riconoscimento del peso dei condizionamenti concreti, possiamo aggiungere che la coscienza delle persone dev’essere meglio coinvolta nella prassi della Chiesa in alcune situazioni che non realizzano oggettivamente la nostra concezione del matrimonio. Naturalmente bisogna incoraggiare la maturazione di una coscienza illuminata, formata e accompagnata dal discernimento responsabile e serio del Pastore, e proporre una sempre maggiore fiducia nella grazia. ”

            Questa non sarebbe chiamata alla conversione? Eccome se lo è. È lo stesso linguaggio del Vademecum e, come il Vademecum, si prende atto della realtà e del bene possibile (che non sempre coincide al 100% col Diritto Canonico, essendo la vita complessa).

            E mai il peccatore viene invitato ad autoassolversi, ma a passare dal Confessionale dove l’unico deputato a dare o non dare l’assoluzione potrà giudicare, se il penitente apre la sua coscienza e spiega la sua condizione.

            “Se tu, in questo modo di procedere, non ci vedi alcuna differenza con la pastorale precedente, e soprattutto non cogli la pericolosità estrema (estrema, sì, perché di passo in passo si va direttamente verso una morale protestantoide, in cui ciascuno deciderà ciò che è meglio per sé, di volta in volta) di tale impostazione, non so che altro dirti.”

            Di differenze sostanziali col Vademecum di GPII non ne vedo, nel Vademecum di GPII si parla di atti di contraccezione (materia grave e intrinsecamente malvagi secondo la dottrina), in Al di atti di adulterio (materia grave e intrinsecamente malvagi secondo la dottrina) e la pastorale mi sembra la stessa, ovvero rispetto della coscienza quando vi sia ignoranza invincibile e possibilità di accostarsi ai sacramenti quando la coscienza incolpevolmente erronea e/o le attenuanti sgravino dal peccato mortale.

            Tutto questo pur mantenendo fermo l’obbligo di cercare di far progredire il penitente verso l’ideale oggettivo.

            Di differenze tra le due pastorali non ne vedo.

            C’è differenza tra la pastorale di Al e quella di FC, ma è la stessa differenza che intercorreva tra la pastorale rigorista che veniva promossa ai tempi della Casti Connubii sulla contraccezione e la pastorale promossa da San Giovanni Paolo II, ovvero una pastorale non focalizzata solo sul precetto ma sulle condizioni concrete della persona, per il bene della sua anima.

            Riguardo a questo da te scritto

            “Perciò mi pare francamente pretestuoso il dire che i peccatori debbano essere lasciati nella loro ignoranza.”

            Ti cito proprio dal Vademecum http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740?refresh_ce

            “Certamente è da ritenere sempre valido il principio, anche in merito alla castità coniugale, secondo il quale è preferibile lasciare i penitenti in buona fede in caso di errore dovuto ad ignoranza soggettivamente invincibile, quando si preveda che il penitente, pur orientato a vivere nell’ambito della vita di fede, non modificherebbe la propria condotta, anzi passerebbe a peccare formalmente”

            Certo poi dice anche

            “tuttavia, anche in questi casi, il confessore deve tendere ad avvicinare sempre più tali penitenti, attraverso la preghiera, il richiamo e l’esortazione alla formazione della coscienza e l’insegnamento della Chiesa, ad accogliere nella propria vita il piano di Dio, anche in quelle esigenze”.

            Tuttavia il concetto di evitare, se possibile, di mettere il penitente in peccato mortale risvegliando la sua coscienza in un momento nel quale si prevedesse che non ce la farebbe come vedi è menzionato come importante, anzi primario.

            Poi dice che il confessore deve cercare di far progredire il penitente nella coscienza (esattamente come dice Al 303) ma la cosa primaria è che sia in Grazia anche se pecca materialmente. Proprio perché la Chiesa sa di avere una dottrina molto dura sul tema sessuale ci va “leggera” in pastorale per non sovraccaricare le coscienze.

            Insomma di differenze sostanziali tra il Vademecum di GPII e Al non ne vedo.

          10. Mi permetto di aggiungere un’altra cosa: quel che non vi dicono Magister, Socci e lo stesso Marco Tosatti, è che non c’è giorno che un cardinale non rilevi l’importanza dell’Amoris Laetita e non loda la sua applicabilità nella pastorale familiare. Possibile che siano tutti matti tranne i 4 dubbiosi? Ieri è toccato al cardinale Kevin Farrell, ad esempio: “Amoris Laetitia è uno dei migliori strumenti per la preparazione alla vita coniugale” http://www.romereports.com/2017/01/03/card-farrell-amoris-laetitia-is-one-of-the-best-instruments-to-prepare-for-married-life e la ratzingeriano card. Ballestrero: http://ilsismografo.blogspot.it/2017/01/vaticano-il-segretario-generale-del.html

            Tutti sbagliati? Tutti modernisti traditori di Cristo tranne i quattro della cappamagna e quei pochi vescovi che si sono schierati dalla loro parte?

            Oh, non so che dire, è dall’aprile scorso che approfondisco Al e tutta questa perniciosità non riesco a vederla. Sono in buona compagnia, a quanto pare.

          11. Mi permetto di aggiungere un’altra cosa: quel che non vi dicono Magister, Socci e lo stesso Marco Tosatti, è che non c’è giorno che un cardinale non rilevi l’importanza dell’Amoris Laetita e non loda la sua applicabilità nella pastorale familiare. Possibile che siano tutti matti tranne i 4 dubbiosi? Ieri è toccato al cardinale Kevin Farrell, ad esempio: “Amoris Laetitia è uno dei migliori strumenti per la preparazione alla vita coniugale” http://www.romereports.com/2017/01/03/card-farrell-amoris-laetitia-is-one-of-the-best-instruments-to-prepare-for-married-life

            Tutti sbagliati? Tutti modernisti traditori di Cristo tranne i quattro della cappamagna e quei pochi vescovi che si sono schierati dalla loro parte?

            Oh, non so che dire, è dall’aprile scorso che approfondisco Al e tutta questa perniciosità non riesco a vederla. Sono in buona compagnia, a quanto pare.

          12. Solo una cosa fra le tante.Definire ratzingeriano Baldisseri che ha organizzato e tentato di dirigere i due Sinodi ed è parte in causa non è aderente alla realtà.

          13. Anche il Cardinale Brandmüller , ben prima dell’uscita di Al http://www.lastampa.it/2015/10/19/vaticaninsider/ita/vaticano/mller-sui-divorziati-risposati-discernere-i-casi-con-responsabilit-9D29yYS3CWktxgSbizNP2J/pagina.html

            Cito da lì

            “Nonostante allo stesso numero 84 si legga: «La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati» tuttavia «in questa direzione si può pensare al futuro», ha detto il cardinale tedesco, ossia «discernere le situazioni con responsabilità alla luce del pensiero teologico».

            Il paragrafo in questione della Familiaris Consortio, ricorda il prefetto, indica chiaramente le condizioni imposte ai divorziati risposati per essere riammessi alla comunione: «La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti […] assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi».

            Difficile dire se davvero si tratta di esaminare i singoli casi particolari, «secondo coscienza», superando il vincolo dell’astinenza dai rapporti coniugali, ma tutto sembrerebbe portare in quella direzione.”

            E infatti è stato proprio ciò che poi è avvenuto, proprio perché, come diceva il Cardinale Müller, si è “pensato al futuro”.

        2. La psicoanalisi? Questo si che è modernismo, altrochè! 😀

          Scherzi a parte, mi è scappato “modernismo” perché sono quattro anni che sento dire dai conservatori che il Papa è un modernista, e allora il lapsus è dovuto a quello.

          Se poi ritieni che io sia un modernista dovresti citarmi un altro modernista che, come me, sia tomista, perché il rifiuto del tomismo è una cosa che accomuna tutti i modernisti. 😉

          1. “Tutti sbagliati? Tutti modernisti traditori di Cristo tranne i quattro della cappamagna e quei pochi vescovi che si sono schierati dalla loro parte?

            Oh, non so che dire, è dall’aprile scorso che approfondisco Al e tutta questa perniciosità non riesco a vederla. Sono in buona compagnia, a quanto pare”.

            Sì, sei in buona Compagnia, in effetti. Una Compagnia in cui la spiritualità di Sant’Ignazio, oggi, conserva solo uno sbiadito ricordo.

            I tanti intrallazzi che ci sono stati ai due Sinodi, con questioni primarie che la maggioranza dei Padri aveva respinto, e che sono state reintrodotte comunque, e sono finite dritte dentro l’AL, non depongono certo a favore di un comportamento onesto e cristallino. Non s’è visto, ai due Sinodi, il “sì sì, no no” evangelico, e non si vede dentro l’AL: tant’è che certe questioni vengono “sostenute” mediante richiami del tutto parziali ad altri documenti, i quali documenti erano invece ben chiari.

            E poi, a parte il fatto che Magister e gli altri da te nominati ci informano anche su quelli che sono favorevoli al nuovo corso (Magister ha addirittura delle pagine apposite, che aggiorna di continuo, coi favorevoli e coi contrari… e i contrari non sono solo quattro ma molti di più: te lo ripeto, visto che sei male informato, o insisti con l’essere male informato), non è certo la “questione numerica” quella che ci può indicare la via giusta.

            Se la maggioranza va in una direzione, non significa che quella direzione sia quella corretta. Basti ripensare a quante volte, nel Vangelo, Gesù rimane praticamente da solo o quasi. Dopo il discorso sul Pane del Cielo quasi tutti Lo abbandonarono, e sotto la Croce c’era solo Giovanni, fra tutti gli Apostoli. Ma non significa che Cristo fosse stato sconfitto.

            Ai tempi di Gesù, la situazione morale e spirituale non era certo migliore di quella di oggi. E Lui che fa? Forse cerca compromessi vari, e fa distinzione in mezzo ai tanti “casi difficili”?
            Lui è sempre disposto ad accogliere, ed è disposto anche a perdonare, se il peccatore si pente e mostra di voler cambiare vita.
            Non può perdonare l’adultera, dopo averla salvata dalla lapidazione, in quanto ella non manifesta pentimento, però ugualmente la invita a non peccare più. E anche quell’adultera, secondo certi canoni, non si trovava in uno stato interiore tale da poter “comprendere” il richiamo di Cristo. Eppure Lui, quel richiamo, glielo dà ugualmente.

            Molti oggi direbbero che fece male, il Signore: in quanto l’adultera magari persistette nella sua condotta peccaminosa, e il suo peccato divenne più grave, visto che Cristo l’aveva istruita in merito alla gravità di quel peccato.

            Oggi, molto probabilmente, si chiederebbe all’adultera se ha dei figli illegittimi; e avutane magari risposta positiva, la si inviterebbe a perseverare nel peccato grave protratto… dicendo che si fa ciò… per il bene dei figli.

            E ai tempi della crisi ariana, non accadde forse uguale, dal punto di vista numerico?

            Se ragioniamo come hai ragionato tu, dovremmo concludere che avevano ragione gli ariani.

          2. @Marco
            «La psicoanalisi? Questo si che è modernismo, altrochè!»

            Non approvo tutto ciò che dice la psicoanalisi, ma quella definizione di lapsus la trovo molto convincente. Poi non è che sia un’esperta di Freud e del suo pensiero, ma se ha detto qualcosa di buono lo riconosco. Per esempio un’altra cosa che ha detto Freud e che condivido è stata citata nientemeno che da Papa Francesco in un’intervista del 5 marzo 2014 al direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli. Riporto le testuali parole del Papa regnante:

            “Non mi piacciono le interpretazioni ideologiche, una certa mitologia di Papa Francesco. Quando si dice per esempio che esce di notte dal Vaticano per aiutare a dar da mangiare ai barboni in via Ottaviano. Non mi è mai venuto in mente. Sigmund Freud diceva, se non sbaglio, che in ogni idealizzazione c’è un’aggressione. Dipingere il Papa come una sorta di superman, una specie di star, mi pare offensivo. Il Papa è un uomo che ride, piange, dorme tranquillo e ha amici come tutti. Una persona normale”.

            Ma forse hai ragione tu, la psicoanalisi è modernismo!

            «Se poi ritieni che io sia un modernista dovresti citarmi un altro modernista che, come me, sia tomista, perché il rifiuto del tomismo è una cosa che accomuna tutti i modernisti.»

            Tu usi del tomismo solo quelle parti che, per come la vedi tu, avallano le tue tesi di sapore protestante (che includono: predestinazione alla salvezza e alla dannazione, irrimediabile corruzione dell’uomo e sua inarrestabile inclinazione al male, salvezza per sola fede senza le opere). Fai la stessa cosa con gli scritti di San Paolo, citandoli in maniera del tutto parziale e slegata da ogni contesto.

          3. Nuovamente concordo con tutto quanto hai scritto, Beatrice.

            Aggiungo che i vari “ritagli” operati da Marco riguardano pure le tante citazioni relative a don Ariel e a Padre Bellon.

            Di Ariel lui cita sempre i passaggi progressistici, e di fatto ha passato sotto silenzio i severi e amari (e molto significativi, appunto in quanto vengono da un prete progressista) interrogativi che questo sacerdote ha toccato, in merito all’adeguatezza di molti, troppi confessori odierni.
            E sono proprio i confessori quelli a cui tocca stabilire se il penitente è o non è in stato di Grazia (e dunque può accedere all’Eucaristia).
            Se molti confessori (ed è esperienza comune di tutti noi, questa) sono inadeguati al loro compito, come si può procedere con tanta faciloneria, invitando gli adulteri a non interrompere il loro rapporto adulterino?
            Fra gli adulteri che verranno assolti, quanti veramente si trovano in ignoranza invincibile e in situazioni caratterizzate da pulsioni incoercibili?
            Eppure a chiunque capiterà di confessarsi con un prete di manica larga, verrà concessa l’assoluzione. E i sacrilegi aumentano e aumenteranno esponenzialmente.

            Veramente si ha a cuore l’interesse dei figli?
            A me pare che, piuttosto, ci sia disinteresse per il vero bene delle anime.

            In merito a Padre Bellon, Marco ha portato tante citazioni, ma lo stesso Padre Angelo (con cui da anni intrattengo un buon dialogo anche in privato) ammette che l’AL si presta a interpretazioni addirittura opposte, a causa del suo linguaggio sfumato o del tutto ambiguo in certi punti:

            “3. La questione più controversa è quella relativa alla Santa Comunione ai divorziati risposati, che tuttavia non viene mai espressamente menzionata nell’Esortazione.
            Va notato che soprattutto nel capitolo 8° il linguaggio talvolta è molto sfumato e si può prestare a VALUTAZIONE NON SOLO DIFFERENTI, MA ADDIRITTURA FRA DI LORO OPPOSTE”.

            E sempre Padre Angelo precisa che è saggio e prudente vivere in castità, e non pretendere di essere in Grazia di Dio, se abitualmente si vive nel peccato grave protratto:

            “4. Circa quanto è scritto nella nota 351: “In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (EG 44). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (EG 47)”.
            Qui il Papa non dice tout court di dare la Santa Comunione ai divorziati risposati.
            Prevede che coloro che SONO PENTITI E VIVONO IN GRAZIA, E CIOÈ SENZA RAPPORTI ADULTERINI O DI FORNICAZIONE, possano ricevere l’assoluzione e possano partecipare all’Eucaristia, anche facendo la Santa Comunione, sempre remoto scandalo”.
            http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=4675

            Le citazioni di Marco, purtroppo, seguono la stessa linea ambigua seguita dalle citazioni di chi ha scritto l’AL. Facile dar ragione alle proprie tesi, quando si procede con maestria nel “taglia e cuci”. Ma la Verità, o è tutta intera, o non è.

            Ribadisco che anche ai tempi di Cristo la situazione morale e spirituale era pessima, tant’è che Lo crocifissero, per non farlo predicare (in quanto nelle Sue prediche spesso rimproverava aspramente i peccatori e buona parte della classe sacerdotale) più.

            Se Gesù avesse cercato dei compromessi, coi potenti di allora, di certo avrebbe avuto salva la vita, e avrebbe potuto continuare a predicare… con l’accortezza di “addolcire” la Sua predicazione, tenendo conto dei molti “casi difficili”, esattamente come facevano i sacerdoti del Suo tempo, che infatti concedevano allegramente e in molti casi il divorzio, richiamandosi alla “misericordiosa legge di Mosè”.

            Gesù sottolineò che Mosè aveva operato in tal modo “per la durezza dei vostri cuori”.

            Oggi, invece, i “duri di cuore”, i “farisei”, non sono più quelli che vogliono procedere caso per caso (come appunto i farisei di allora); ma sono quelli che richiamano alla radicalità del Vangelo.

            Pure nella terminologia, c’è stata una vera e propria inversione di significato. E anche tale inversione è un chiaro segno di questi tempi anticristici… in cui il gregge si disperde sempre di più, e molti pastori sono contenti di questo stato di cose, come ha riportato Tosatti in un altro articolo:

            “Dal Brasile vengono le cifre di un disastro. Un sondaggio di Datafolha ha rilevato che gli adulti che si dichiarano cattolici sono passati dal 60 per cento nel 2014 al 50 per cento nel dicembre del 2016. Questo vuol dire che in due anni circa nove milioni di fedeli hanno deciso di lasciare la Chiesa. […]
            Il segretario della Conferenza Episcopale del Brasile, dom Ulrich Steiner, ha dichiarato a La Folha di San Paolo che il numero di persone disposte a lottare per la giustizia è più importante della percentuale di cattolici”.

            Oggi la questione sociale, il “lottare per la giustizia” (quale giustizia, poi?) diventa la questione primaria. E la fede viene relegata in angoli sempre più bui. E sono proprio molti prelati e prelatoni a gioire per questo stato di cose… e l’accecamento è tale, che neppure si rendono conto di star segando il ramo sul quale sono seduti anche loro.

          4. @Beatrice

            “Tu usi del tomismo solo quelle parti che, per come la vedi tu, avallano le tue tesi di sapore protestante (che includono: predestinazione alla salvezza e alla dannazione, irrimediabile corruzione dell’uomo e sua inarrestabile inclinazione al male, salvezza per sola fede senza le opere). Fai la stessa cosa con gli scritti di San Paolo, citandoli in maniera del tutto parziale e slegata da ogni contesto.”

            Ma vedi, io non capisco perché dici che le mie tesi avrebbero sapore protestante.

            Prima di tutto nel cattolicesimo esiste la predestinazione alla salvezza, ti cito il dodicesimo capitolo della prima sessione del Concilio di Trento

            “Nessuno, inoltre, fino che vivrà in questa condizione mortale, deve presumere talmente del mistero segreto della divina predestinazione, da ritenere per certo di essere senz’altro nel numero dei predestinati (117), quasi fosse vero che chi è stato giustificato o non possa davvero più peccare, o se anche peccasse, debba ripromettersi un sicuro ravvedimento. Infatti non si possono conoscere quelli che Dio si è scelti se non per una speciale rivelazione.”

            Perciò come vedi il fatto che esista la predestinazione alla salvezza è un fatto nella dottrina cattolica. Ciò che dice quel Canone è che non si può sapere se si è tra i predestinati, finché si è in vita, a meno di speciali rivelazioni (come quelle di Cristo ai santi nelle varie devozioni, che danno, come scriveva Bellon a fondo pagina, la certezza morale nella salvezza, infatti non a caso anche io ho sempre usato il termine certezza morale).

            In secondo luogo, non esiste, nel cattolicesimo, la predestinazione alla dannazione (questa è la tesi protestante che tu, incorrettamente, mi attribuisci) ma la riprovazione negativa si, ed è quando, come già detto, Dio usa la misura della Sua Giustizia lasciando al peccatore la sola Grazia sufficiente.

            Ti cito San Tommaso

            “Dio riprova alcuni. Infatti abbiamo già detto che la predestinazione è una parte della provvidenza. Si è anche dimostrato che la provvidenza può ragionevolmente permettere qualche deficienza nelle cose ad essa sottoposte. Dunque, siccome gli uomini vengono indirizzati alla vita eterna dalla provvidenza divina, appartiene ad essa il permettere che alcuni manchino di raggiungere questo fine (ut permittat aliquos ab isto fine deficere). E ciò si dice riprovare.
            Quindi come la predestinazione è parte della provvidenza relativamente a coloro che da Dio vengono ordinati alta salvezza eterna; così la riprovazione è parte della divina provvidenza rispetto a coloro che non raggiungono tale fine.
            Quindi la riprovazione non dice soltanto prescienza: ma vi aggiunge concettualmente qualche cosa. Difatti, come la predestinazione include la volontà di conferire la grazia e la gloria, così la riprovazione include la volontà di permettere che qualcuno cada nella colpa, e che cada nella pena della dannazione per il peccato” (Somma teologica, I, 23, 3).

            E questa è la tesi sostenuta da tutti i tomisti, ovvero anche i domenicani.

            In terzo luogo mai ho parlato della irrimediabile corruzione dell’uomo (questa è la tesi protestante) ma del fatto che l’uomo ha una natura ferita, e che con la sola Grazia sufficiente il nostro libero arbitrio, inclinato al peccato, non farebbe mai passare la Grazia di Dio dalla potenza all’atto, finendo col dannarci.

            Questo è ciò che accade nei casi di riprovazione negativa, nei quali Dio usa la misura della Sua Giustizia dando la sola Grazia sufficiente.

            Perciò come vedi mi hai attribuito incorrettamente un’altra tesi (l’irrimediabile corruzione dell’uomo) da me mai sostenuta.

            Infine affermi che io sosterrei l’eresia della sola fide (che per l’appunto è l’eresia protestante) ma non c’è nulla di più falso.

            Io sostengo, in quanto cattolico, che le opere siano assolutamente necessarie alla salvezza ma che l’uomo, in quanto possiede un libero arbitrio inclinato al male, senza la Grazia efficace non seguirebbe i comandamenti nè si pentirebbe delle sue mancanze, finendo quindi col dannarsi.

            I riprovati (che non sono quelli di cui Dio causa il peccato, come affermano i protestanti ma bensì quelli che, come affermiamo noi tomisti, Dio PERMETTE di peccare e di morire nell’impenitenza) infatti si dannano proprio perché, con le loro OPERE, hanno meritato la dannazione.

            I salvati si salvano perché, tramite la Grazia efficace di Dio, hanno avuto la forza di seguire i comandamenti, di pentirsi quando non li seguono, e di pentirsi in punto di morte delle proprie mancanze, morendo quindi in Grazia di Dio.

            Perciò le opere sono necessarie alla salvezza.

            Insomma, Beatrice, mi hai attribuito tesi protestanti che mai ho sostenuto.

            Sono semplicemente tomista, mentre tu, come la maggior parte dei cattolici oggi, sei molinista. Entrambe le nostre visioni sono lecite secondo il Magistero, che non si è espresso in modo definitivo al riguardo.

          5. “Sì, sei in buona Compagnia, in effetti. Una Compagnia in cui la spiritualità di Sant’Ignazio, oggi, conserva solo uno sbiadito ricordo.

            I tanti intrallazzi che ci sono stati ai due Sinodi, con questioni primarie che la maggioranza dei Padri aveva respinto, e che sono state reintrodotte comunque, e sono finite dritte dentro l’AL, non depongono certo a favore di un comportamento onesto e cristallino. Non s’è visto, ai due Sinodi, il “sì sì, no no” evangelico, e non si vede dentro l’AL: tant’è che certe questioni vengono “sostenute” mediante richiami del tutto parziali ad altri documenti, i quali documenti erano invece ben chiari.”

            Guarda che la maggioranza dei padri Sinodali erano favorevoli alle aperture.

            “Se la maggioranza va in una direzione, non significa che quella direzione sia quella corretta. Basti ripensare a quante volte, nel Vangelo, Gesù rimane praticamente da solo o quasi. Dopo il discorso sul Pane del Cielo quasi tutti Lo abbandonarono, e sotto la Croce c’era solo Giovanni, fra tutti gli Apostoli. Ma non significa che Cristo fosse stato sconfitto.”

            Su questo non c’è dubbio.

            “Molti oggi direbbero che fece male, il Signore: in quanto l’adultera magari persistette nella sua condotta peccaminosa, e il suo peccato divenne più grave, visto che Cristo l’aveva istruita in merito alla gravità di quel peccato.”

            Guarda che il concetto di non risvegliare la coscienza del penitente qualora si prevedesse che non si emenderebbe (in modo da non trasformare il peccato materiale in peccato mortale) è una tesi sempre seguita da Sant’Alfonso in poi e contenuta anche nel Vademecum di San Giovanni Paolo II che sopra ho citato.

            Siccome non lesini critiche (e ci mancherebbe, è un tuo diritto) a Papa Francesco, ti chiedere almeno di ammettere che questo Papa non ha rivoluzionato niente, e che sta applicando ai risposati la stessa pastorale che veniva applicata ad altri peccatori.

            Invece da come ne parlate voi sembra che questo Papa stia facendo aperture mai viste prima, quando invece sta facendo le stesse aperture fatte da San Giovanni Paolo II in altri campi.

            Perché quindi criticare solo l’attuale Papa? Se si ritiene che l’attuale Papa stia sbagliando hanno sbagliato anche tutti gli altri. Oppure i risposati sono peccatori particolari, e le cure pastorali che possono essere usate verso altri peccatori coi risposati devono essere escluse per principio?

            Gli atti di adulterio non sono materia grave tanto quanto gli atti di contraccezione? Se la risposta è sì allora perché si critica Bergoglio che applica ai risposati lo stesso discernimento applicato da GPII a chi fa uso di contraccezione?

            Se la risposta è no, quale testo Magisteriale afferma che il peccato dei risposati sia ipso facto mortale, a differenza degli altri?

            Adolfo, cerca di capire, non voglio farti cambiare idea, ma solo che tu sia coerente. Non è possibile accettare le aperture di Bergoglio e rifiutare quelle di San Giovanni Paolo II, o si accettano entrambe (visto che entrambe sono nella potestà del Papa, non si tratta di prassi irreformabili) o si rifiutano entrambe.

            Questa è coerenza. Altrimenti diventa solo una battaglia ideologica contro questo Papa.

            “Se ragioniamo come hai ragionato tu, dovremmo concludere che avevano ragione gli ariani.”

            Niente di più falso. Gli ariani sostenevano una tesi già condannata dal Concilio di Nicea (ovvero l’inferiorità del Figlio verso il Padre), non c’entra assolutamente nulla con Amoris Laetitia, che tratta di una questione nella piena potestà papale (al contrario, negare la divinitá di Cristo quando era stata definita dogmaticamente era impossibile per qualunque Papa).

            È vero che i numeri non fanno la Verità, assolutamente (ne so qualcosa, visto che mi sento sempre dare del troglodita per il mio battermi contro l’aborto, nella vita reale), ma qui la questione è ben diversa. Non è possibile alcuna analogia tra la questione ariana e Amoris Laetitia.

            “Di Ariel lui cita sempre i passaggi progressistici, e di fatto ha passato sotto silenzio i severi e amari (e molto significativi, appunto in quanto vengono da un prete progressista) interrogativi che questo sacerdote ha toccato, in merito all’adeguatezza di molti, troppi confessori odierni.
            E sono proprio i confessori quelli a cui tocca stabilire se il penitente è o non è in stato di Grazia (e dunque può accedere all’Eucaristia).
            Se molti confessori (ed è esperienza comune di tutti noi, questa) sono inadeguati al loro compito, come si può procedere con tanta faciloneria, invitando gli adulteri a non interrompere il loro rapporto adulterino?
            Fra gli adulteri che verranno assolti, quanti veramente si trovano in ignoranza invincibile e in situazioni caratterizzate da pulsioni incoercibili?
            Eppure a chiunque capiterà di confessarsi con un prete di manica larga, verrà concessa l’assoluzione. E i sacrilegi aumentano e aumenteranno esponenzialmente.”

            Falso, io ho più volte ammesso che è verissimo, molti confessori sono inadeguati.

            Ho anche scritto, però (e ti ostini ad ignorare questa cosa) che i Sacramenti agiscono EX OPERE OPERATO, NON EX OPERE OPERANTIS, e che quindi se vi viene assolti da un Confessore incapace l’assoluzione è comunque valida, poiché agisce in persona Christi.

            L’assoluzione è sempre valida a meno che non la si sia strappata con la menzogna o nascondendo qualcosa.

            È il principio dell’ecclesia supplet. Perciò ho detto che se un risposati si accosta alla Confessione, dice la Verità senza mentire o nascondere nulla, e viene assolto, è realmente assolto anche qualora mancasse qualche requisito, perché lui non può nè deve portare la colpa dell’incapacità del Confessore.

            È questo il concetto dell’ex opere operato. Perciò se viene assolto poi è realmente in Grazia e non commette alcun sacrilegio nel fare la Comunione.

            Te l’ho già detto mille volte e tu tutte le volte ripeti la stessa cosa.

            È per questo che ho scritto mille volte che Al non invita all’autoassoluzione ma alla Confessione, come sempre ha fatto Papa Francesco. L’autoassoluzione, quella sì che espone al sacrilegio, non certo la Confessione.

            “In merito a Padre Bellon, Marco ha portato tante citazioni, ma lo stesso Padre Angelo (con cui da anni intrattengo un buon dialogo anche in privato) ammette che l’AL si presta a interpretazioni addirittura opposte, a causa del suo linguaggio sfumato o del tutto ambiguo in certi punti”

            È questo è verissimo, ma ti ho già detto che il Papa ha spiegato come andrebbe interpretata Al nella lettera ai vescovi argentini, e i criteri di come interpretare Al in quella lettera sono resi chiari.

            Anche questa è una cosa che ti ho detto e che non hai considerato.

            “E sempre Padre Angelo precisa che è saggio e prudente vivere in castità, e non pretendere di essere in Grazia di Dio, se abitualmente si vive nel peccato grave protratto”

            Nè io ho mai affermato il contrario, anzi ho sempre affermato che il discernimento spetta al Confessore, proprio perché nessuno può “pretendere” di essere in Grazia di Dio. Vediamo quante volte dovrò ripeterlo.

            “Gesù sottolineò che Mosè aveva operato in tal modo “per la durezza dei vostri cuori”.Oggi, invece, i “duri di cuore”, i “farisei”, non sono più quelli che vogliono procedere caso per caso (come appunto i farisei di allora); ma sono quelli che richiamano alla radicalità del Vangelo. Pure nella terminologia, c’è stata una vera e propria inversione di significato.”

            Adolfo, io ho semplicemente detto che è demenziale sostenere che coi risposati bisogna rigettare il discernimento e agire secondo il concetto dura lex sed lex e non applicare lo stesso anche agli altri peccatori.

            I risposati non sono peccatori speciali o più peccatori degli altri, se non si può applicare il discernimento con loro non si può farlo manco con gli altri.

            Se Papa Francesco è un “neo Mosè” che accontenta i duri di cuore lo stesso ha fatto GPII con il discorso della contraccezione.

            È una questione di equità ed onestà intellettuale, io affermo che i peccatori vanno trattati tutti allo stesso modo, se tu affermi il pugno duro coi risposati devi fare lo stesso anche con gli altri.

            È per questo che insisto che non si può rigettare Al senza rigettare la pastorale di GPII sulla contraccezione che da 20 anni plasma il comportamento della Chiesa in tal senso.

            Ritengo di essere equo.

          6. Ora, se avete pazienza, vorrei spiegarvi perché, pur essendo entrambe lecite (la visione tomista e molinista di cui abbiamo discusso) da sostenere, non essendoci una dichiarazione univoca del Magistero al riguardo, la visione tomista sia enormemente più sensata.

            Sarà un commento molto lungo, perciò se volete fate copia incolla e leggetevelo con calma. Non pretendo di farci cambiare idea con questo commento, voglio solo illustrarvi la cosa in maniera più completa, dopodiché a voi la scelta su quale visione tenere.

            Prima però rispondo ad alcune cose dette da Adolfo, che ho tralasciato. Adolfo mi scrive

            “contrari… e i contrari non sono solo quattro ma molti di più: te lo ripeto, visto che sei male informato, o insisti con l’essere male informato)”

            Io infatti non ho detto che sono solo i quattro Cardinali, ma bensì ho scritto

            “Tutti sbagliati? Tutti modernisti traditori di Cristo tranne i quattro della cappamagna e quei pochi vescovi che si sono schierati dalla loro parte?”

            Come potete vedere anche io ho riconosciuto che i quattro non siano soli. Ho però detto che i Vescovi che stanno dalla loro parte sono oggettivamente pochi sul totale. Questa non è un’argomentazione in se, solo una precisazione.

            Aggiungo un’altra cosa. Tu scrivi

            “Fra gli adulteri che verranno assolti, quanti veramente si trovano in ignoranza invincibile e in situazioni caratterizzate da pulsioni incoercibili?”

            A mio giudizio (ma non spetta a me deciderlo) tanti. Non so se in maggìoranza o in minoranza ma non sono affatto così rari. Gli insegnamenti della Chiesa in materia sessuale, oltre ad essere oggettivamente duri da vivere, appaiono come “alieni” alla coscienza di moltissime persone, che non riesce davvero a capire cosa ci sia di male in certe azioni, pur conoscendo bene la norma.

            La piena avvertenza infatti è composta di cognitio conceptualis e cognitio aestimativa. La prima, la cognitio conceptualis, è la conoscenza meramente intellettuale della norma, cioè il sapere con certezza che la Chiesa vieta un determinato comportamento, la seconda invece è la COMPRENSIONE del precetto. Comprensione che, quando non c’è, mette in serio dubbio la piena avvertenza.

            Questo è un principio della teologia vecchio come il mondo e riaffermato in Al 30, dove troviamo scritto

            “La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale»”

            Perciò come vedi non mi invento nulla. Ancora di più sono le persone in situazione irregolare che si trovano nella condizione di “trovarsi in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa”.

            In questo caso (ad esempio nel caso si abbiano dei figli e non si vuole mettere a rischio la nuova unione poiché farla fallire danneggerebbe l’educazione dei figli, o nel caso in cui si sentano obblighi di coscienza verso la persona con cui si sta, che si ama e non si vuole far soffrire) manca la libertà per agire diversamente, ovvero il deliberato consenso, ovvero non vi è peccato mortale. Ecco spiegato il senso della nota 329.

            Detto questo, e ripetendo che il discernimento non spetta al penitente, che non deve autoassolversi, ma solo al Confessore, direi di iniziare con la mia spiegazione sulla Grazia efficace e sul perché la tesi tomista è l’unica che renda giustizia davvero alla Misericordia Divina e alla logica, al contrario di quella molinista, citerò sovente la Somma Teologica e altre opere, mettendo delle note a fondo pagina per chiare alcuni concetti.

            Partiamo dal principio, ovvero dalla volontà di Dio.

            La volontà efficace o assoluta (conseguente) di Dio si compie sempre infallibilmente. Infatti niente di reale e di buono può avvenire al di fuori della causalità efficiente di Dio. Le cause seconde agiscono solo col “concorso naturale” di Dio e sussistono solamente se conservate nell’essere da Dio (S. Th., I, q. 19, a. 6).

            Il “concorso divino”, metafisicamente, è l’influsso della Causa prima sull’attività delle creature. L’ente finito dipende da Dio sia quanto all’essere (creazione e conservazione nell’essere), sia quanto all’agire (“agere sequitur esse”). Inoltre la sana teologia ammette comunemente la necessità di un’azione positiva di Dio sulla creatura per spiegarne l’attività (“concorso immediato”).

            Tale dottrina la si trova nella Rivelazione. Isaia (XXVI, 12): “Signore, Tu hai operato in noi tutte le nostre azioni” e San Paolo (Atti degli Apostoli, XVII, 28): “in Lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo”. La ragione teologica è la seguente: solo Dio è il suo essere che coincide col suo agire, essendo Egli assolutamente semplice. La creatura invece riceve l’essere da Dio. Ora siccome la potenza o capacità di agire non passa da sé all’azione, la creatura ha bisogno di un impulso o spinta all’operare. Dio in quanto causa prima efficiente e finale dell’universo, inoltre, ha il dominio assoluto su tutte le cose. Perciò l’attività delle creature non può essere sottratta all’influsso o concorso divino. Dio è causa principale e la creatura è causa seconda e subordinata (De Potentia, q. 3, a. 7).

            Il concorso divino non è simultaneo o insieme alla creatura, come insegna il molinismo (cfr nota 1), il quale pone un parallelismo tra causa prima e causa seconda, tra volontà divina e libertà umana, ma per S. Tommaso è una pre-mozione che mantiene l’ordine tra causa prima e seconda (S. Th., I, q. 105; De pot., q. 3, a. 7), nulla togliendo a quest’ultima, come invece fa l’occasionalismo (cfr nota 2), ma nulla sottraendo a Dio come fa il molinismo, che Lo rende co-autore alla pari con l’uomo della salvezza.

            Per sostenere la tesi molinista bisognerebbe ammettere delle eccezioni al principio di causalità universale di Dio ed ammettere che l’essere dei nostri atti liberi non venga da Dio come da causa prima. Ora tra la volontà di Dio e la nostra vi è un’analogia di attribuzione intrinseca per cui la libertà è predicata per prius et causaliter di Dio (analogato principale) e per posterius et effectualiter delle creature (analogati secondari). Quindi la volontà di Dio è prima e “primo-muove” la nostra (“agere sequitur esse”). Il nostro libero arbitrio è causa reale del suo atto (contro l’occasionalismo), ma non ne è la causa prima o concomitante (contro il molinismo): Dio è la causa prima che crea, conserva nell’essere e muove le cause seconde (S. Th., I, q. 83, a. 1, ad 3).

            La grazia intrinsecamente efficace, punto importante, come ho più volte detto NON DISTRUGGE LA LIBERTÀ, MA LA ATTUA E LA PORTA AL PIENO COMPIMENTO NEL SUO TENDERE AL BENE.

            S. Tommaso definisce l’essenza di libertà (libertà di esercizio) come “poter agire o non agire” (In I Sent., d. 33, q. 21). Ora “Dio agisce sulle creature secondo la loro natura e non contro essa” (S. Th., I-II, q. 10, a. 4). Perciò siccome la libertà è ordinata per natura al bene, la pre-mozione divina non violenta e non distrugge la libertà dandole un movimento contrario alla sua inclinazione naturale al bene, ma “est maxime naturalis” (S. Th., I-II, q. 10, a. 4) portando la libertà dalla sua tendenza al bene all’azione perfetta o buona (cfr nota 3).

            Il tomismo, quindi, si erge come una vetta tra i due errori opposti del molinismo e dell’occasionalismo senza sopprime la causalità seconda (come fa l’occasionalismo, che spinge verso il quietismo) e senza considerare la causa seconda alla pari o concomitante con la causa prima (come fa il molinismo spingendo ad una sorta di volontarismo naturalista), ma insegnando che causa prima e seconda sono reali e cooperano in gerarchia di subordinazione del creato all’Increato.

            La Ventiquattresima ed ultima proposizione delle XXIV Tesi del Tomismo insegna: “Nessun agente creato influisce nell’essere di qualsiasi effetto, se non in forza di una mozione ricevuta dalla causa prima”. Vale a dire l’uomo NON PUÒ produrre un atto buono se prima non è stato mosso dalla causa prima che è Dio. Essa è l’ultima conclusione della Prima delle XXIV Tesi del Tomismo, la quale distingue potenza da atto e afferma che la potenza non passa all’atto da sé ma solo se “pre-mossa” da un ente già in atto.

            Come pure della VI Tesi, che insegna la distinzione reale di essenza ed essere negli enti creati. Mentre solo Dio è il suo stesso essere e agire, per cui l’ente creato non può agire da se stesso poiché riceve l’essere e l’agire ab alio ossia da Dio e deve essere creato, conservato nell’essere e pre-mosso da Lui. Il molinismo si discosta quindi dall’inizio e dalla fine, dalla ‘A’ e dalla ‘Z’ della vera metafisica tomistica, quale la Chiesa l’ha approvata magisterialmente (cfr nota 4). Non si può affermare che la tesi della pre-mozione sia di Domingo Bañez (cfr nota 5) (1528-1604) e non di S. Tommaso. Bañez ha commentato l’Angelico, ha precisato ed esplicitato la sua dottrina, ma la sostanza della pre-mozione, pre-determinazione e pre-destinazione della dottrina banneziana-tomistica la si trova contenuta già nella filosofia di S. Tommaso come spiegano le XXIV Tesi del Tomismo e poi è stata ampiamente trattata dall’Aquinate dal punto di vista teologico sostanzialmente identico al bannesianesimo (cfr nota 6).

            Ora, attenzione, la volontà inefficace, condizionale o sufficiente (antecedente) di Dio pone un problema quanto alla sua onnipotenza e alla libertà umana. Come si deve concepire teologicamente questa volontà inefficace divina? Per esempio Dio vuole che tutti si salvino, ma di fatto non tutti sono salvati. S. Tommaso risponde che la volontà condizionale di Dio rimane inefficace perché Dio permette che non si compia; perché le creature defettibili possono venire meno e qualche male fisico o morale avviene, ma Egli lo permette per un bene maggiore che solo Lui conosce. Per esempio Dio permette che la gazzella sia sbranata dal leone, che i giusti siano martirizzati, e che alcuni peccatori non vogliano convertirsi – per colpa loro e non per mancanza di aiuto divino – e muoiano nell’impenitenza finale. Soprattutto quest’ultimo caso pone problemi alla coscienza cristiana, come ho esposto sopra nella tesi della riprovazione. Ma dobbiamo tenere ben fermo che Dio lo permette per un bene superiore, per esempio la manifestazione della giustizia contro l’ostinazione nel male. Altrimenti verrebbe meno il primo principio speculativo (d’identità): “il male è il male, il bene è il bene”, e di ordine morale (sinderesi): “il male va evitato, il bene va fatto”.

            Questa distinzione tra volontà antecedente e inefficace e volontà conseguente ed efficace è il fondamento della distinzione tra grazia sufficiente (che dipende dalla volontà antecedente, condizionale e inefficace) e grazia efficace (che dipende dalla volontà conseguente, assoluta ed efficace) (cfr nota 7).

            Ora attenzione, la grazia sufficiente rende potenzialmente possibile osservare i Comandamenti divini, perché dà all’uomo il potere reale di osservarli, e contiene virtualmente la grazia efficace, la quale, però, può essere frustrata dalla resistenza umana alla grazia sufficiente. La grazia efficace, invece, non rende solo potenzialmente possibile l’osservanza dei comandamenti e/o il pentimento sincero qualora li si trasgredisca, ma CI CONCEDE DE FACTO L’OSSERVANZA REALE DEI COMANDAMENTI E/O IL PENTIMENTO QUALORA NON LI SI OSSERVI, specie in punto di morte (il momento più importante di tutti, visto che un Santo che muore in peccato mortale va all’inferno mentre un grande peccatore che si pente è salvo e se Dio gli da la contrizione perfetta va addirittura subito in Paradiso).

            Ora c’è di più nell’osservanza attuale e reale dei Comandamenti che nel solo poter osservarli (“a posse ad esse non valet illatio”): poter essere milionario non significa avere di fatto svariati milioni, esattamente come la Grazia sufficiente, se lasciata da sola e non coadiuvata dalla Grazia efficace, pur contenendo virtualmente la possibilità reale di osservare i comandamenti non passerà mai dalla potenza all’atto, bloccata dalla nostra cattiva volontà; al contrario, quando diamo il nostro consenso alla Grazia sufficiente, facendola passare dalla potenza all’atto, lo dobbiamo alla Grazia efficace, che è intrinsecamente (come detto sopra) efficace

            Il molinismo al contrario insegna che la grazia divina è efficace non per se stessa, ma per il nostro consenso. Ma “ciò costringerebbe la volontà assoluta di Dio a mendicare il consenso umano” (cfr nota 8). Ora, io ritengo che non vi sia nulla di più assurdo che ammettere una certa passività nell’Atto puro da ogni potenza, che è Dio (cfr nota 9).

            Per farmi capire meglio ricorro a due esempi che di certo vi saranno noti. Dio da tutta l’eternità ha voluto efficacemente la conversione di S. Paolo, la quale è avvenuta infallibilmente e liberamente, come segno del trionfo della misericordia divina. Infatti la volontà di Dio aiuta quella umana fortiter et suaviter senza farle violenza, ma lasciandola padrona di fare il bene, che è l’essenza della vera libertà, mentre fare il male è un difetto di libertà. Invece Dio non ha voluto efficacemente la conversione di Giuda, l’ha voluta solo in maniera sufficiente e condizionale ed ha permesso l’impenitenza finale di Giuda ( molto probabilmente, non abbiamo certezza assoluta in merito, visto che la Chiesa non fa canonizzazioni alla rovescia, mentre invece abbiamo la certezza assoluta della santità è salvezza di San Paolo, essendo un Santo Canonizzato ed essendo le canonizzazioni infallibili) a causa del suo rifiuto della grazia sufficiente offertagli sino alla fine nel Getsemani e per motivi superiori, che lui solo conosce nei minimi dettagli e che per noi sono genericamente la manifestazione della giustizia divina.

            Infatti la libertà consiste nel voler tendere al fine o al bene. Essa è, quindi, la facoltà o potenza di scegliere i mezzi utili per conseguire il fine. S. Tommaso spiega che “poter fare il male non è l’essenza della libertà; ma ne è una conseguenza in quanto la natura creata è fallibile e defettibile e può errare e fare il male” (De Ver., q. 24, a. 3, ad 2). Quindi poter fare il male è un difetto o deficienza di vera libertà. Questa, pertanto, non può essere un fine e tanto meno il fine ultimo e il sommo bene, poiché è una potenza o capacità di agire liberamente. Ora l’azione o operazione consiste nel tendere verso il fine. Quindi la libertà è capacità, strumento o mezzo atto a cogliere il fine e non è il fine. Perciò, in quanto la libertà è facoltà o potenza, non passa all’azione da sé, ma solo se prima è spinta da un altro che è già in atto.

            Ora, resistere alla grazia sufficiente è un difetto che viene solo da noi, dal nostro libero arbitrio inclinato al male dopo il peccato originale e non dalla deficienza della grazia divina, che sarebbe realmente sufficiente per un uomo non decaduto, mentre non resisterle è un bene, che, ultimamente, viene come causa prima da Dio autore di ogni bene e da noi solo come cause seconde pre-mosse, spinte o “primo-mosse” da Dio.

            L’uomo non può fare positivamente il bene se non è spinto o ‘pre-mosso’ da Dio, mentre può fare il male o “deficere” da sé, poiché il male è “privazione di bene” e la privazione o deficienza non hanno bisogno di un impulso divino. Un mancamento o privazione non richiede se non una causa deficiente. Il Creatore di ogni cosa e quindi anche della libertà umana può infallibilmente muoverla a determinarsi liberamente a fare un atto buono. Non la violenta, togliendole la libertà, ma la pre-muove a determinarsi liberamente. Infallibilità, efficacia, pre-mozione a determinarsi non significano violenza o necessità.

            Per esempio, normalmente diciamo: Domani immancabilmente o sicuramente verrò a farvi visita, se Dio lo vuole. Questo modo comune di parlare è l’applicazione pratica dell’influsso della causalità prima sulle cause seconde. Attenzione! Dio non costringe la nostra scelta, ma pre-muove la nostra volontà a determinarsi liberamente. È solo in questo senso che si può parlare di pre-determinazione fisica o pre-mozione. Dio vuole efficacemente la salvezza di Pietro e Pietro può dannarsi, ma se Dio vuole efficacemente la sua salvezza Pietro di fatto non si dannerà. Se Dio è totalmente ed efficacemente padrone di noi, non dobbiamo temere di non essere più liberi, anzi saremo pienamente liberati dall’errore e dal male solo nella misura in cui Dio regnerà pienamente e perfettamente in noi.

            Il Santo, che rinunzia ad ogni autonomia o amor proprio rispetto a Dio, è perfettamente libero perché è sempre nelle mani di Dio. S. Pietro, che prima del triplice rinnegamento, aveva una certa qual fiducia nelle sue forze o volontà concomitante, sperimentò la sua debolezza ed imparò a riporre soprattutto in Dio la sua fiducia, poi pianse amaramente il suo peccato e si fece crocifiggere a testa in giù. S. Agostino e S. Giovanni Damasceno insegnano che S. Pietro fu privato della grazia sovrabbondante (efficace) quando per sua colpa o presunzione rinnegò Gesù rifiutando la grazia sufficiente offerta a tutti. S. Tommaso nel Commento alla II Ep. ai Cor., (XII, 7) scrive: «Essendovi nei buoni il bene per il quale essi possono inorgoglirsi, Dio permette talvolta che i suoi eletti abbiano in sé qualche infermità, qualche difetto, e, talvolta un peccato mortale che impedisca loro di inorgoglirsi, che li umilii veramente, e faccia a loro riconoscere che con le loro proprie forze non possono reggersi ed ancor meno perseverare. Qualcosa di simile accadde a S. Pietro, umiliato per le sue negazioni durante la Passione del Signore. Dopo di esse predette tutta la sua presunzione, e pose la sua fiducia non più in se stesso, ma in Dio solo».

            Ma poi la Grazia efficace di Dio recuperò prontamente San Pietro che, essendo un eletto, non doveva dannarsi, causando il suo pronto pentimento.

            La dottrina tomista sulla predestinazione o salvezza eterna, anziché affidare la nostra anima alla volontà concomitante umana (molinismo/volontarismo) o a lasciar far tutto e solo a Dio senza la doverosa cooperazione secondaria (occasionalismo/quietismo), la rimette nelle mani di Dio e collabora con lui come uno strumento (animato e libero) nelle mani del suo padrone. Infatti il motivo formale della virtù di Speranza è l’ausilio onnipotente e misericordioso di Dio e non la forza della nostra volontà creata da Dio e ferita dal peccato originale (S. Th., II-II, q. 17, a. 4 e 5). Anzi se dovessimo confidare alla pari nelle nostre forze e nell’aiuto di Dio, ci sarebbe davvero motivo di atterrirci. Ma per fortuna dobbiamo cooperare con tutte le nostre forze con la grazia di Dio che ci previene e ci accompagna.

            Il Concilio di Trento ha definito che il dono della perseveranza e della predestinazione o salvezza eterna “si può avere solo da Colui che può far stare in piedi chi sta in grazia, affinché perseveri e rialzare chi cade” (DB, 806). Quindi non si può dire che colui il quale non ha la grazia efficace, che porta infallibilmente al compimento dell’atto buono, ma ha solo la grazia sufficiente, non abbia il potere di compiere il bene, cioè la potenza o capacità reale di agire bene. Sarebbe come dire che colui il quale dorme è cieco e non può assolutamente vedere, mentre non sta vedendo in atto, però ha il potere reale di svegliarsi, aprire gli occhi e vedere. In breve il fatto di non compiere l’atto non significa non avere la facoltà di agire.

            Il Molinismo (cfr. Luis de Molina, Concordia liberi arbitrii cum gratiae donis, 1588, ediz. Parigi, 1876, pp. 51, 230, 256, 459, 565) si scosta radicalmente dall’insegnamento di S. Tommaso su questo punto. Infatti Molina nega che la grazia sia efficace di per sé o intrinsecamente, ossia perché la volontà efficace di Dio è onnipotente per se stessa e non per la risposta umana, come insegna l’Angelico.

            Il molinismo ritiene che la grazia (e la volontà divina) sia efficace solo estrinsecamente o per il nostro concorso o consenso. È la dottrina del “concorso simultaneo” o “parallelo”, ossia l’atto buono è prodotto con un influsso indifferente divino, che agisce non sulla creatura ma con la creatura, come due agenti coordinati e alla pari. Nella produzione dell’atto libero il molinismo vede l’influsso di due con-cause parziali e concomitanti o alla pari, come due cavalli che tirano lo stesso carro. Il molinismo segue la via inversa al tomismo. Infatti mentre San Tommaso partiva dall’influsso o pre-mozione divina per arrivare alla libera risposta umana (primato dell’atto sulla “pura potenza”), Molina stabilisce come punto di partenza la libertà umana per risalire poi all’influsso divino (potenza che contiene in sé un “atto imperfetto” e da sé, assieme o alla pari con Dio, passa all’azione).

            Il tomismo, al contrario, insegna che, se Dio non è determinante, è determinato (cfr nota 10), non è onnipotente, ma dipende parzialmente dalla volontà umana. Insegna anche, contro ogni predestinazianismo luterano-calvinista, che la mozione efficace della volontà e grazia divina, non fa violenza alla volontà del peccatore al momento della sua conversione, anzi attua la vera libertà umana e la porta a determinarsi verso il bene, volgendo liberamente le spalle al male. La grazia efficace attua la libertà umana, senza violentarla. Dio ci conduce a volere liberamente ciò che vuole che noi facciamo. La pre-mozione efficace divina non è necessitante, perché attua, con noi e in noi, il modo libero della nostra scelta volontaria, senza distruggerla violentandola, così come una creatura da noi molto amata (per esempio la madre) ci porta a voler liberamente ciò che essa vuole che noi facciamo. Non bisogna mai dimenticare che la vera libertà è finalizzata al bene e, se Dio la porta a farlo, la attua e perfeziona, non la costringe o violenta.

            La dottrina teologica molinista sulla grazia, che secondo me, come ho detto, è sbagliata e non regge, deriva dalla metafisica suareziana. Secondo Suarez (cfr nota 11) la materia prima possiede una certa sua attualità (Disputationes Metaphysicae, dist. 13, sez. 5, Salamanca, 1597) onde la materia prima non è realmente distinta dalla forma sostanziale, mentre per S. Tommaso (De spiritualibus creaturis, a. 1; S. Th., I, q. 45, a. 4; De Potentia, q. 3) la materia prima è pura potenza, che riceve l’attualità solo tramite la forma sostanziale, per cui materia e forma sono realmente distinte (In Physic., lc. 9, n. 60; De spiritualibus creaturis, a. 1). Quindi nella metafisica di Suarez manca la nozione vera e precisa di potenza (Disp. Meth., dist. 30, sez. 13) come termine medio tra atto e nulla (“medium inter purum non-ens et ens in actu”, In I Physicorum, lc. 9, n. 60). Le conseguenze teologiche di questo errore metafisico suareziano aprono la via al molinismo, che a sua volta può aprire le porte all’errore della esigenza dell’ordine soprannaturale da parte di quello naturale (uno dei più gravi errori del modernismo Rahneriano) in quanto la potenza obbedienziale secondo Suarez (De Gratia, lib. 6, c. 5) e Molina non è più solo pura potenza senza alcun atto, ma una potenza che contiene in sé un atto anche se imperfetto. Così la natura pre-contiene in sé la grazia anche se imperfettamente.

            Oltre alla confusione filosofica tra materia e forma, che può portare all’errore teologico della non-gratuità della grazia, Suarez confonde filosoficamente potenza e atto, onde asserisce che l’ente è semplicissimo ed è ente in atto (Disp. Meth., dist. 15, sez. 9). Questa confusione filosofica può sfociare in un vero e proprio panteismo teologico, poiché tende a fare di ogni ente un Atto puro sine ulla potentia. Ma l’Atto puro è solo Dio e, se ogni ente è Atto puro, allora Dio coincide col creato e viceversa. Invece S. Tommaso distingue realmente la potenza dall’atto, di modo che ogni ente creato è composto di potenza e atto, mentre solo l’Increato o Dio è Atto puro da ogni potenza (S. Th., I, q. 77, a. 1; In VII Metaph., lc. 1; In IX Metaph., lc. 1 e lc. 9). In tutte le sue opere l’Angelico non si stanca di ripetere: “solus Deus est suum esse, non solum habet esse, sed est suum esse. In solo Deo essentia et esse sunt idem” (S. Th. I, q. 3, a. 4; ivi, q. 7, a. 1 ad 3).

            In breve il sistema teologico del molinismo, oltre a negare surrettiziamente la Misericordia divina (che è tale solo se realmente gratuita) come la filosofia suareziana, nega la distinzione reale tra essenza ed essere, tra potenza ed atto nelle creature. Invece per S. Tommaso la creatura non è il suo essere, ma lo riceve da Dio, che è l’Atto puro, come una potenza riceve un atto. Quindi, siccome “il modo di agire segue il modo di essere”, la creatura non può agire da sola, non può passare dalla potenza all’atto da sé, ma deve ricevere dall’Essere per se stesso sussistente e l’esistenza e l’agire. La dottrina tomista sulla predestinazione o salvezza eterna ci aiuta a porre tutta la nostra fiducia in Dio (contro il molinismo/volontarista) e ad agire con tutte le nostre forze in quanto reali cause seconde (contro l’occasionalismo/quietista).

            Secondo il molinismo la libera determinazione dell’atto umano meritorio non est a Deo movente, ma viene solo da noi e da una grazia di illuminazione che ci alletta, in presenza dell’oggetto proposto da Dio, di modo che la grazia divina sollecita sia colui che si converte sia colui il quale non si converte (Molina, Concordia, cit., pp. 51, 565). In breve da Dio viene solo la natura e l’esistenza dell’anima con le sua facoltà, la grazia abituale o santificante e la grazia attuale sotto forma di allettamento, come l’offerta di un bene che attrae ed una mozione divina indifferente (non-efficace), sotto l’influsso della quale l’uomo può volere indifferentemente sia il bene che il male. Invece il II Concilio di Orange ha definito: “Tutte le volte che facciamo il bene, Dio agisce in noi e con noi affinché facciamo ciò che viene fatto” (canone 9). La prima causa della privazione della grazia e del peccato è in noi, nella nostra cattiva volontà, che resiste alla grazia sufficiente di Dio, la quale non diventa efficace per colpa nostra (S. Th., I-II, q. 112, a. 3, ad 2). Mentre la prima causa del conferimento della grazia è Dio, come è rivelato in Osea (XIII, 1): “La tua perdizione viene da te stesso, Israele; invece in Me solo sta il tuo soccorso”.

            Il tomismo insegna che, se Dio non è determinante o “pre-movente” efficacemente, è determinato e “con-mosso” simultaneamente. Egli non sarebbe l’autore della nostra libera salvezza ma solo lo spettatore. Per fare un esempio: di due uomini che ricevono egualmente tutti i doni naturali e soprannaturali, se uno si muove ad un atto buono, mentre l’altro si determina ad un atto cattivo, ciò per cui il primo è migliore dell’altro (l’atto di carità soprannaturalmente buono) non verrebbe da Dio, ma alla pari da Dio e dall’uomo, allettato indifferentemente dalla grazia divina. Ma, se Dio è causa della nostra anima con le sue facoltà di conoscere/credere e amare/caritatevolmente, a maggior ragione lo è del loro atto (di intelligere e credere per Fede, di amare e diligere per Carità soprannaturale) che è superiore alle facoltà, perché l’azione reale è più nobile del poter agire. Quindi la libera determinazione verso il bene è interamente di Dio come causa prima e interamente nostra ma solo come cause seconde. Come il frutto dell’albero è tutto dell’albero come causa principale e del ramo come causa secondaria; la scrittura è tutta mia come causa principale e tutta della penna come causa secondaria. Attenzione! Come già detto la grazia efficace suscita, ma non esclude la nostra cooperazione, anzi la richiede, assicurandosi infallibilmente che noi la porremo in atto.

            S. Tommaso insegna che «Amor Dei est infundens et creans bonitatem in rebus. Siccome l’Amore di Dio è causa della bontà delle cose, uno non sarebbe migliore di un altro se Dio non volesse più bene ad uno che ad un altro» (S. Th., I, q. 20, a. 2). Il II Concilio di Orange ha definito: “Nemo habet de suo nisi mendacium et peccatum” (DB, 195). Infatti il male è privazione di bene e può venire dalla nostra deficienza, mentre il bene, che è positivamente ‘essere-buono’ può venire solo dall’Esse a se et non ab alio. Perciò se uno è più buono dell’altro è perché Dio lo ha amato di più. Infatti non è vero che siccome uno è buono Dio lo ama, ma al contrario Dio amando qualcuno lo rende buono. Ora Dio ama tutti sufficientemente, ma alcuni di più. Questo è il principio di predilezione che ci fonda nella vera umiltà. Se siamo buoni non è merito nostro, ma è perché Dio ci ama (o “primo-muove”), noi dobbiamo solo corrispondere (o “secondo-muoverci”) e non rifiutare l’Amore divino. Tra uomo e Dio non c’è concomitanza ma posteriorità e priorità. La mozione divina è pre-determinante e non indifferente, di modo che ne risulti un atto buono piuttosto che uno cattivo. Altrimenti Dio sarebbe determinato dall’uomo. Invece la mozione divina può ottenere efficacemente e infallibilmente il suo effetto (muoverci all’azione buona), senza costringere o violentare la nostra libera scelta. La mozione divina attua e perfeziona la nostra libertà portandola al bene liberamente. C’è un contatto verginale tra la grazia efficace e la volontà umana, che non è violentata ma arricchita. Proprio come la mozione divina ha condotto la Madonna a pronunciare liberamente il “Fiat” il giorno dell’Annunciazione senza costringerla, ma perfezionandola ed elevandola alla vera elicitazione dell’atto libero, che per sua natura è ordinato al bene e, se sceglie il male, manifesta una deficienza di libertà.

            Dopo aver parlato della volontà di Dio parliamo della Provvidenza e della Predestinazione.

            La Provvidenza è l’idea di Dio dell’ordine e della finalità delle cose al loro termine ultimo (S. Th., I, q. 22, a. 1). La predestinazione (cfr nota 12) è la parte più alta della Provvidenza: la volontà di Dio antecedente di salvare tutti gli uomini e quella conseguente di condurre efficacemente alla salvezza coloro che di fatto saranno salvati. Il pentirsi era realmente e sufficientemente possibile per Giuda per grazia di Dio, ma di fatto non è avvenuto per colpa sua. Vi è infatti una reale distinzione tra potenza e atto, distinzione reale che è negata da Suarez in metafisica e che in teologia porta Molina alla dottrina del “concorso simultaneo” o alla pari tra Dio e l’uomo nella produzione dell’atto libero buono e salvifico. Il mistero consiste nel conciliare due verità: la volontà salvifica universale antecedente con la salvezza attuale non universale (volontà salvifica conseguente). San Paolo rivela: «Chi differenzia te da altri? che cosa hai tu che non abbia ricevuto (da Dio)? e se lo hai ricevuto, perché te ne glorifichi come non lo avessi ricevuto?» (I Cor., IV, 7); «È Dio che produce in noi il volere e l’agire secondo il suo beneplacito» (Filipp., II, 13). S. Tommaso commentando questi testi ne deduce che nessuno sarebbe migliore di un altro se non fosse più amato e più aiutato da Dio, il quale dà a tutti la grazia sufficiente, ma ad altri quella efficace o sovrabbondante. “Chi si salva si salva per la grazia efficace di Dio. Chi si danna si danna per sua colpa, poiché non ha corrisposto potendolo alla grazia sufficiente”. In particolare S. Paolo in Romani VIII, 30 scrive: «Quos praescivit et praedestinavit, quelli che Egli ha preconosciuti li ha anche predestinati». Il Concilio di Quierzy ha definito: “Coloro che si salvano, si salvano per dono del Salvatore; coloro che si dannano, si perdono per loro demerito” (canone 3). S. Tommaso riprende l’interpretazione di S. Agostino e spiega che non è la prescienza divina dei nostri meriti a produrre la nostra predestinazione o salvezza di fatto, ma coloro che Dio ha preconosciuto con uno sguardo di amore efficace li ha predestinati. Sempre S. Paolo scrive: «Forse vi è ingiustizia in Dio? Non sia mai. Egli dice a Mosè: “Userò misericordia a chi farò misericordia e userò compassione di chi avrò compassione”. Dunque (la salvezza) non è di chi vuole né di chi corre, ma di Dio che usa misericordia» (Rom., IX, 4). Quindi la predestinazione comporta un atto positivo di Dio. Invece l’indurimento del peccatore non è voluto positivamente, ma soltanto permesso da Dio, e deriva positivamente dal cattivo uso che l’uomo fa della propria libertà stornandola dal suo fine, che è il bene e utilizzandola per il male, che è deficienza di bene.

            La predestinazione è il piano di Dio con cui egli ordina la creatura razionale al fine della vita eterna. Destinare significa mittere o trans-mittere (S. Th., I, q. 23, a. 1). Il problema che sorge è il seguente: perché Dio ha scelto alcuni che porta alla salvezza e permette la impenitenza finale di altri? S. Tommaso risponde (ivi, a. 5, ad 3) che nei predestinati Dio vuol manifestare la sua misericordia, nei dannati la sua giustizia. Un’altra obiezione si aggiunge: perché Dio ha predestinato l’uno piuttosto che l’altro? S. Agostino aveva già risposto: “quare hunc trahat et illum non trahat, si non vis errare noli velle judicare” (In Joann. tr. 26). S. Tommaso insegna esplicitamente: «Dio non fa mancare a nessuno ciò che gli è dovuto» (S. Th., I, q. 23, a. 5, ad 3) e «Dio dà a tutti l’aiuto sufficiente per non peccare» (S. Th., I-II, q. 106, a. 2, ad 2). Per esempio: se incontro due poveri e do l’elemosina ad uno e non all’altro non commetto nessuna ingiustizia, poiché l’elemosina appartiene alla carità gratuita e non a ciò che è dovuto per giustizia.

            Secondo Molina e su chi lo segue, invece, la scelta divina si basa sulla prescienza dei nostri meriti. Quindi, siccome siamo buoni, Dio ci ama. Come si vede è il ribaltamento, tendenzialmente antropocentrico, del principio di predilezione tomistico. Anche Gesù ci ha detto: “Senza di Me non potete fare niente” (Gv., XV, 5). In breve i meriti degli uomini, lungi dall’essere la causa della predestinazione, ne sono gli effetti (S. Th., I, q. 23, a. 5). Per S. Tommaso contro Molina, come per S. Agostino contro Pelagio, tutto ciò che vi è di buono e di soprannaturalmente salutare in noi, deve derivare da Dio, che è la fonte di ogni essere e di ogni bontà. Invece per Pelagio come per Molina Dio è spettatore o co-autore (per concorso simultaneo) e non autore principale della nostra buona volontà. Il beneplacito o la volontà di Dio sono la risposta alla domanda del perché Dio voglia la salvezza di uno (p. es. il buon ladrone) e permetta la dannazione dell’altro (il cattivo ladrone). Nessuno si danna se non per colpa propria (cfr. II Conc. d’Orange; Conc. di Quierzy; Conc. Trid.; DB, 198 ss. ; 316 ss. ; 826-27, 850).

            Certamente questo è un mistero ineffabile e insondabile, ma inevitabile. Infatti occorre conciliare la volontà salvifica universale antecedente con la predestinazione conseguente, l’infinita misericordia e l’immensa giustizia, l’onnipotenza divina e la libera risposta umana. Sarebbe contraddittorio e assurdo, ossia contro la ragione e non oltre la ragione, se Dio non desse a tutti la grazia sufficiente per salvarsi. Invece tutti possono realmente osservare i Comandamenti e giungere in Paradiso, ma non tutti lo vogliono e per colpa loro, non per mancanza o deficienza di grazia divina. In questo caso Dio comanderebbe l’impossibile e condannerebbe chi non è colpevole. Ma ciò contraddice l’infinità bontà divina. Tutto si riconduce alla metafisica della distinzione reale tra potenza e atto, essenza ed essere applicata in teologia. Nelle cose gratuite, come è la grazia, si può dare a chi di più e a chi di meno, purché si dia a tutti il sufficiente, come spiega la parabola dei lavoratori dell’ultima ora, che percepiscono lo stesso salario di quelli della prima ora. Dio rimprovera costoro che mormoravano contro gli ultimi e dice: “Prendi quello che ti spetta per giustizia e vai. Non mi è forse lecito fare ciò che voglio con il mio? O forse il tuo occhio è invidioso perché do a qualcuno più di quanto gli spetti?” (Mt., XX, 15).

            Occorre fare attenzione di evitare i due errori per eccesso e per difetto del predestinazianismo (Dio condanna anche senza colpa) e del pelagianesimo (l’uomo si salva da sé con le sue forze naturali). Il molinismo non è pelagianesimo, ma mette la grazia divina e il concorso umano su un livello paritetico e simultaneo, mentre il tomismo dà il primato alla grazia divina e concede il concorso secondario e libero alla volontà umana. Il molinismo non è stato condannato, come invece lo fu il pelagianesimo, ed è quindi lecito seguirlo, come ho già detto, ma la sua base metafisica è fragile poiché nega la Prima (e la Ventiquattresima) delle XXIV Tesi del Tomismo, la quale distingue potenza da atto e nega che la potenza contenga un certo atto in sé anche se imperfetto, così che possa passare da sé all’atto. Invece la metafisica tomistica insegna che “omne quod movetur ab alio movetur” e che “ens in potentia non reducitur ad actum nisi per ens in actu”. Per quel che mi riguarda, se la mia salvezza dipendesse parimenti da me e da Dio sarei più preoccupato che se dipendesse principalmente dalla volontà divina e secondariamente dalla mia, la quale è infinitamente meno buona di quella di Dio.

            Per finire, pariamo del fondamento ultimo della distinzione tra grazia sufficiente ed efficace.

            La volontà divina antecedente e conseguente sono il fondamento della grazia sufficiente ed efficace (S. Th., I, q. 19). Tale distinzione tra le due grazie si fonda a sua volta sul dogma secondo cui «Non avviene nulla senza che Dio non l’abbia voluto, se si tratta di un bene, o senza che Egli l’abbia permesso se si tratta di un male» (cfr. Conc. Trid.; DB, 816). In breve ogni bene viene da Dio e non avviene nessun peccato senza che Dio non lo permetta.

            .Molina invece nega che la grazia efficace lo sia per sé o intrinsecamente ed ammette che è efficace a causa del nostro consenso. Così vi è un bene che avviene senza che Dio lo abbia voluto efficacemente ed è sottratto alla causalità prima ed universale di Dio “a quo omnia cuncta procedunt”.

            S. Tommaso specifica che nella grazia sufficiente ci è offerta la grazia efficace, ma, per il fatto che l’uomo resiste alla sufficiente cortesia divina, merita di essere privato dell’aiuto efficace che gli era virtualmente offerto in quella sufficiente. La resistenza alla grazia sufficiente è un male che viene solo da noi; la non-resistenza alla grazia è un bene che non avverrebbe se Dio non l’avesse voluto assolutamente.

            Riassumendo: la predestinazione da S. Tommaso è vista solo positivamente ossia in ordine alla salvezza e non negativamente in ordine alla dannazione. Nessuno è predestinato all’inferno, ma “Dio infligge la pena della dannazione solo per il peccato” (S. Th., I, q. 23, a. 3)

            L’Angelico fa un paragone che illustra a mo’ di esempio il problema della predestinazione. Nella creazione l’ente è portato all’esistenza e l’unico motore o causa efficiente della sua esistenza è la volontà del Creatore (S. Th., I, q. 105, a. 5; De Pot., q. 3, a. 4 e 7; S. c. Gent, III, c. 66; De Malo, q. 3, a. 2, ad 4); così nella predestinazione o salvezza eterna la causa principale e prima è la volontà divina e l’amore gratuito di Dio per l’uomo. Perciò la predestinazione o salvezza eterna è principalmente opera di Dio e solo secondariamente dell’uomo. Inoltre la vita eterna è un fine soprannaturale, che sorpassa totalmente la capacità umana naturale. Perciò per raggiungere il fine soprannaturale ci vuole un agente soprannaturale. Ora solo Dio è per se stesso soprannaturale. Quindi solo Dio è autore principale della salvezza o predestinazione eterna dell’uomo. Anche qui l’Aquinate ci dà un esempio molto efficace: come la freccia non può scoccare da se stessa, ma ci vuole un arciere che la scagli tramite un arco, così l’uomo, che non può giungere da sé al suo fine soprannaturale, deve esservi lanciato o “pre-mosso” da Dio. Sia la freccia che l’uomo non sono alla pari con l’arciere e Dio, ma ne dipendono come la causa seconda da quella prima o principale (ivi, ad 1um). Se l’arciere non scaglia la freccia essa non vola in aria; se Dio non “pre-muove” l’uomo, questi non arriva in Paradiso “post-movendosi”. Ora destinare significa “mandare” e predestinare significa mandare, trasferire, trasmettere l’uomo al fine ultimo. Se la salvezza fosse opera alla pari di Dio e dell’uomo, il conseguimento del Paradiso non sarebbe opera totalmente soprannaturale e così la grazia e la Visione beatifica ( cfr nota 14). Quindi, conclude S. Tommaso, l’uomo ha solo una capacità o potenza passiva, senza nessun atto neppure imperfetto, di arrivare in Paradiso, mentre Dio ha la potenza attiva somma o onnipotente di farvelo giungere, chiamandolo alla grazia e alla gloria, che sono sostanzialmente sopra la natura creata (Ibidem, a. 2) e non simultanee alla natura. In breve il primato della causalità efficiente e finale divina non viene meno neppure nell’essere e nell’agire dell’uomo. La sorgente prima di ogni essere ed agire rimane Dio, l’Esse ipsum subsitens, che è fonte totale di tutti gli enti per partecipationem. Quindi l’uomo nell’atto libero ha il dominio del suo agire come vera causa seconda, senza escludere la causalità prima, la quale non fa violenza alla volontà, ma la muove per prima a fare il bene (De Pot., q. 3, a. 7, ad 13) assicurandosi infallibilmente, per i predestinati alla salvezza, che la volontà giunga al Bene Sommo senza violare la sua libertà ma, anzi, rendendola totalmente e veramente libera.

            Ecco perché la Misericordia di Dio è realmente gratuita.

            Varie note.

            1) Luis de Molina (1533-1600) pubblicò il trattato sulla grazia chiamato Concordia liberi arbitrii cum gratiae donis, nel 1588 al quale iniziò a lavorare sin dal 1582.

            [2] Occasionalismo: dottrina secondo cui le creature non sono vere cause e non agiscono realmente sugli effetti, ma offrono soltanto occasione a Dio di agire al posto loro.

            [3] S. Th., I, q. 83; De Malo, q. 6, a. 1; De Ver., q. 22.

            [4] Le XXIV Tesi del Tomismo: S. Pio X dopo aver condannato il modernismo nel 1907, poco tempo prima di morire a causa della gravità della situazione prescrisse il 29 giugno del 1914 che si insegnassero i principia et pronuntiata majora della dottrina di S. Tommaso. Padre Guido Mattiussi propose allora alla ‘S. Congregazione degli Studi’ XXIV Tesi fondamentali. La ‘S. Congregazione’ le esaminò, le sottopose a S. Pio X e rispose (3 agosto 1914) che quelle Tesi contenevano i princìpi e le grandi affermazioni della dottrina del S. Dottore. Poi nel febbraio del 1916 Benedetto XV tramite la S. Congregazione degli Studi decise che le XXIV Tesi dovessero essere proposte come regole sicure di direzione intellettuale e insegnate nelle scuole cattoliche. Inoltre San Pio X aveva già insegnato magisterialmente nella Pascendi (8 settembre 1907) e nel Giuramento anti-modernista Sacrorum Antistitum (1° settembre 1910): “Ammoniamo i maestri di filosofia e teologia che facciano bene attenzione a ciò: allontanarsi anche solo un po’ dall’Aquinate, specialmente in metafisica, comporta un grave pericolo”.

            [5] D. Bañez, Scholastica Commentaria in Iam partem Summae Theologicae S. Thomae Aquinatis, Madrid-Valencia, FEVA, 1934.

            [6] Cfr. R. Garrigou-Lagrange, Dieu son existence et sa nature, Parigi, 1915, 2° vol., Appendice.

            [7] S. Th., I-II, q. 109, a. 10 ad 3; ivi, q. 110, a. 2; ivi, q. 112, a. 2, ad 2.

            [8] P. Parente, Anthropologia supernaturalis, Roma, 1949, p. 42.

            [9] Cajetanus, In Iam, q. 14, a. 13, Roma, Leonina, 1888; Giovanni da S. Tommaso, In Iam, q. 14, disp. XVI, a. 2; F. C. R. Billuart, De Deo, diss. VI, a. 4, § II in Summa Sancti Thomae hodiernis accademiarum moribus accomodata, Lione-Parigi, Perisse- Mothon, 1855.

            [10] Attenzione a non confondere “determinazione” con “violenza”. “Determinare” significa “fissare, stabilire, deliberare, decidere con volontà salda e risoluta” (N. Zingarelli). Nel nostro caso, una causa (la volontà di Dio) produce un effetto (la salvezza o predestinazione dell’uomo) immediatamente, direttamente e principalmente senza dover agire simultaneamente o assieme alla creatura e mendicare il suo consenso. La “violenza”, invece, è una costrizione fisica che obbliga qualcuno a porre un’azione che la sua volontà non accetta. Dio determina e non violenta la libertà umana.

            [11] Francisco Suarez (1548-1617) iniziò ad insegnare teologia a Valladolid commentando la I parte della Somma Teologica di S. Tommaso d’Aquino. Ad Alcalà tra il 1585 e il 1590 commentò la II e la III parte della Somma Teologica cercando contemporaneamente a Molina di studiare i rapporti tra volontà divina e libertà umana, ma allontanandosi sostanzialmente dalla premozione tomistica e insegnando una dottrina chiamata Congruismo, simile a quella di Molina, in cui si dà più spazio alla libertà umana e si esclude la causalità prima universale di Dio nella produzione dell’atto libero. Secondo i congruisti – che ritengono i princìpi del molinismo, pur differenziandosi accidentalmente da esso – la grazia è resa efficace dal consenso umano e non lo è in se stessa. Suarez ha sempre cercato di conciliare tomismo con scotismo (quanto alla metafisica) e tomismo con molinismo (quanto alla predestinazione).

            La metafisica suareziana la si ritrova nelle Disputationes metaphysicae alle quali lavorò nello stesso tempo in cui si occupò del problema della predestinazione (1585-1590) e che furono pubblicate nel 1595. L’impianto teologico sulla predestinazione del Suarez e del Molina ha la sua motivazione filosofica nella metafisica suareziana, che nega la distinzione reale tra atto e potenza, tra essere e essenza e pone nella potenza un certo atto imperfetto.

            [12] Predestinare significa pre-ordinare verso un fine. Teologicamente è l’ordine concepito e voluto da Dio per condurre l’uomo in Paradiso (cfr. S. Th., I, q. 23).

            [13] Cfr. N. del Prado, De gratia et libero arbitrio, 3 voll., Friburgo, 1907; R. Garrigou-Lagrange, De Deo Uno, Torino, 1938; Id., La prédestinations des saints et la grace, Parigi, 1935; L. Ciappi, La Predestinazione, Roma, 1955.

            [14] La grazia è un dono soprannaturale infuso da Dio nell’uomo in vista della vita eterna. La gratuità della grazia è stata definita dal Conc. di Cartagine (418), DB, 101 ss.; nel Conc. II di Orange (529), DB, 174 ss.; nel Conc. Trid. (1563), DB, 793-894.

  23. “”””Quello che hanno tentato di fare è questionare l’autorità del Papa, come se la Chiesa fosse una democrazia (e non lo è, Beatrice), come se il Papa dovesse sottostare alla loro idea di pastorale.””””

    Marco scusa ma non hai capito nulla!!!!!!!!!
    L’idea di pastorale non è la loro, ma di tutta la Chiesa da due millenni.
    Possibile che tu non la conosca ancora?
    C’è un ribaltamento di quel che c’era prima non un miglioramento.
    Prova a leggere quel che dice il card Caffarra qui:

    http://blog.messainlatino.it/2016/12/amoris-laetitia-la-logica-delleresia.html.
    E tieni presente che Caffarra è un fine teologo di Santa Romana Chiesa

    1. “Marco scusa ma non hai capito nulla!!!!!!!!!
      L’idea di pastorale non è la loro, ma di tutta la Chiesa da due millenni.”

      Completamente falso. Voi scambiate la pastorale che c’è stata dal Tridentino in poi con una presunta pastorale che ci sarebbe stata in 2000 anni, ma le cose sono assai più complesse.

      Aldilà di questo, la pastorale non attiene a ciò a cui il Papa deve sottostare, fin quando non va a contraddire il dogma.

      Per il resto ho letto l’articolo da te linkato, ed è pieno di straw men. Cominciamo ad elencarne qualcuno, cito da lì.

      Caffarra afferma

      “1ª eresia: è lecito accedere all’Eucarestia non in grazia di Dio.”

      Questa sarebbe un’eresia, ma nessuno l’ha affermata, poiché nessuno, in Al, ha detto che bisogna dare l’Eucaristia a chi non è in Grazia di Dio.

      ” 2 eresia: non esistono atti intrinsecamente cattivi (cioè atti che, se compiuti con piena avvertenza e deliberato consenso, sono sempre peccato grave)”

      Anche questa è una proposizione formalmente corretta, infatti sarebbe indubbiamente e incontestabilmente eresia affermare che non esistano atti intrinsecamente cattivi, ovvero che, se compiuti con piena avvertenza e deliberato consenso, privano l’anima della Grazia santificante (e, se non rimessi tramite Confessione o un atto di contrizione perfetta prima della morte, conducono alla dannazione).

      Ma Al afferma forse che non esistano atti intrinsecamente cattivi?

      Assolutamente ed irrevocabilmente no. Ciò che afferma Al è ben diverso, ovvero che esistono circostanze attenuanti che riducono l’imputabilità del peccatore, e pur non trasformando il suo atto in qualcosa di buono (giacchè gli atti intrinsecamente malvagi non possono MAI essere buoni, altrimenti non sarebbero intrinsecamente malvagi), possono far si che il peccatore non sia reo di colpa mortale.

      In altre parole, l’atto rimane sempre grave, ma l’imputabilità no.

      Questo è ciò che afferma Amoris Laetitia al paragrafo 302.

      “Riguardo a questi condizionamenti il Catechismo della Chiesa Cattolica si esprime in maniera decisiva: «L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere diminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali».[343] In un altro paragrafo fa riferimento nuovamente a circostanze che attenuano la responsabilità morale, e menziona, con grande ampiezza, l’immaturità affettiva, la forza delle abitudini contratte, lo stato di angoscia o altri fattori psichici o sociali.[344]Per questa ragione, un giudizio negativo su una situazione oggettiva non implica un giudizio sull’imputabilità o sulla colpevolezza della persona coinvolta.[345] ”

      Questo, come dice la stessa Al, non è certo un’invenzione del Papa, ma lo troviamo già nel Catechismo al paragrafo 1860

      “1860 L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.”

      Ricapitolando: un peccato mortale presuppone sempre la materia grave, perché senza materia grave non vi è peccato mortale, ma la materia grave, da sola, non basta perché vi sia il peccato mortale, poiché le circostanze attenuanti e/o una coscienza incolpevolmente erronea diminuiscono o annullano l’imputabilità, evitando al peccatore di perdere la Grazia santificante. È la differenza tra peccato grave materiale (grave quanto alla materia ) e peccato grave formale (dove cioè vi è anche la piena imputabilità soggettiva).

      “3ª eresia: la fornicazione e l’adulterio non sono sempre peccati mortali.”

      Questa non è un’eresia. Adulterio e fornicazione sono SEMPRE peccati gravi quanto alla materia, ma se vi sono delle attenuanti (che possono esserci come non esserci, perciò il Confessore deve operare un attento discernimento) non sono peccati mortali, cioè non privano l’anima del peccatore della Grazia santificante mettendolo a rischio di perdizione eterna.

      Di nuovo, è forse una nuova dottrina? No, la troviamo al numero 1857 del Catechismo

      1857″ Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: « È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso ”

      Che poi è collegato direttamente al paragrafo 1860 da me citato sopra, dove si afferma che

      “1860 L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.”

      Ergo adulterio e fornicazione sono sempre gravi quanto alla materia ma non sempre mortali quanto al soggetto che li compie, se vi sono fattori che attenuano il carattere volontario e libero della colpa o pressioni esterne che ne coartano la libertà (come ad esempio il dovere di non far fallire la nuova unione per il bene dei figli o per il bene del compagno, a fronte di un matrimonio irreparabilmente fallito e che in coscienza si ritiene di non poter più recuperare), o ancora una coscienza incolpevolmente erronea.

      Perciò se il Cardinale Caffarra afferma che è eretico dire che un adulterio commesso con piena avvertenza e deliberato consenso, senza attenuanti, non sia peccato mortale, ha ragione, se invece afferma che l’adulterio sia IPSO FACTO peccato mortale e/o che non possano darsi attenuanti e/o coscienza incolpevolmente erronea che sgravi chi lo commette dalla colpa mortale l’eresia la dice lui.

      Quando il Papa usa Gaudium et spes in Al non intende legittimare l’adulterio, intende semplicemente dire che un risposato può vedere l’imposizione di castità come un qualcosa che metterebbe in pericolo la sua unione e quindi l’educazione dei figli nati da essa, e questo, sebbene non renda il suo atto adulterino buono (poichè nessuna circostanza rende un atto adulterino buono) può alleviare grandemente la responsabilità di questa persona, poiché la sua libertà di agire diversamente è coartata. Vedere di nuovo il Catechismo al 1860 da me citato.

      “nella 4ª eresia: le circostanze possono rendere buone azioni intrinsecamente cattive…”

      Altra proposizione ineccepibile. Mai le circostanze e/o le intenzioni possono rendere buone azioni intrinsecamente cattive, verissime. Ma è altrettanto vero che le circostanze e/o le intenzioni possono, come già detto, ridurre l’imputabilità del peccatore, perciò se non rendono buona un’azione cattiva sono rilevanti per determinare la colpevolezza e l’imputabilità di chi ha commesso il peccato.

      “5ª eresia: talvolta può mancare l’aiuto di Dio per non peccare”

      Anche qui ha ragione, questa è un’eresia, che tuttavia non è mai affermata in Al.

      “6ª eresia: potrebbe esistere una situazione in cui non ci sia altra possibilità che peccare…”

      Questo in Al non è mai affermato. Viene invece affermato che una persona può trovarsi in una situazione nella quale arriva lei stessa a ritenere che qualunque cosa faccia commetterebbe peccato, come ad esempio il già citato caso di cui sopra, nel quale una persona potrebbe vedere l’imposizione della castità come un qualcosa che, specie in una coppia giovane, causerebbe il fallimento dell’unione con grave danno dei figli.

      Ora, in questo caso la persona non può fare altro che peccare? No, poichè in questo caso è in una di quelle situazioni citate nel Catechismo al paragrafo 1860, dove la sua libertà di agire diversamente è coartata dalla necessità di garantire l’educazione dei figli, ergo non pecca mortalmente.

      Perciò rimane vero che Dio da sempre la possibilità di non peccare mortalmente. Per il peccato veniale è diverso, poichè il giusto cade sette volte al giorno, e solo il Verbo incarnato e la Beata Vergine sono stati privi del minimo peccato anche veniale, il Verbo incarnato in quanto Dio, e la Beata Vergine in quanto dispensata dal peccato originale per volontà di Dio.

      ” Settima eresia: è possibile assolvere chi non ha il proponimento di non più peccare…”

      Anche qui Caffarra afferma il vero, non è possibile assolvere chi, peccando mortalmente, non ha il proposito di emendarsi, ma in Al non si afferma mai il contrario, semmai si afferma, come detto sopra, che quando, in una situazione oggettiva di peccato ci siano attenuanti che rendano la colpa non mortale IN QUEL CASO E SOLO IN QUELLO non ci sia la necessità di cambiare vita, perché in QUEL CASO la Grazia di Dio non è stata uccisa nell’anima del peccatore, e il peccato veniale non preclude l’accesso all’Eucaristia.

      ” Ottava eresia : chi è in stato di peccato mortale vive in grazia di Dio…”

      Anche questo è indubbio. Se qualcuno avesse affermato ciò sarebbe un’eresia. Ma nessuno ha affermato una simile erronea e scandalosa proposizione.

      Insomma, Caffarra dice tutte cose vere, ma che non c’entrano con Amoris Laetitia, come ho dimostrato.
      Se questo è un fine teologo chissà i teologi meno fini.

      Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Caffarra dovrebbe rileggersi Al, perché ha infarcito tutto il suo discorso di straw men mostruosi.

      1. “5ª eresia: talvolta può mancare l’aiuto di Dio per non peccare”

        Anche qui ha ragione, questa è un’eresia, che tuttavia non è mai affermata in Al.

        **

        Non è mai affermata esplicitamente, devi dire.

        Perché, come hai rilevato tu stesso, in AL è detto che vi sono casi in cui un adultero decide di proseguire a vivere non in castità… in quanto è convinto che tale scelta (di castità) potrebbe mettere a rischio il suo rapporto. E magari non vuole correre questo rischio, per il bene dei figli eventualmente presenti.

        Ma io ti chiedo: se questo adultero domandasse aiuto al Signore, ossia chiedesse al Signore di aiutarlo a mantenere la stabilità del suo rapporto, e nel contempo chiedesse aiuto per vivere in castità (lui e la sua compagna)… forse che il Signore non lo aiuterebbe?

        Tu stesso rispondi di sì, quando affermi che è eresia affermare che talvolta può mancare l’aiuto di Dio, per non peccare.

        Ecco qui una delle tante fallacie logiche contenute in AL: perché, se si ammette che questo poveraccio di adultero DEVE continuare ad avere rapporti sessuali, per non minare la stabilità del suo rapporto (adulterino) di coppia, allo stesso tempo si ammette che Iddio NON possa aiutare costui… e dunque il povero adultero è legittimato nel suo percorso di peccato (quanto alla materia, di certo si trova in peccato grave protratto), e dunque si trova in Grazia di Dio, e dunque può accedere ai Sacramenti.

        Beh, tanto di cappello alla finezza luciferina con cui è stata composta l’AL, e con cui l’AL viene difesa da coloro che fingono di non vedere le gravi devianze che, a causa di tale documento, vanno sempre più aumentando dentro la Chiesa.

        1. @Alfonso

          “Non è mai affermata esplicitamente, devi dire.”

          No, non è mai affermata PUNTO. Nè nell’esplicito nè nell’implicito.

          “Perché, come hai rilevato tu stesso, in AL è detto che vi sono casi in cui un adultero decide di proseguire a vivere non in castità… in quanto è convinto che tale scelta (di castità) potrebbe mettere a rischio il suo rapporto. E magari non vuole correre questo rischio, per il bene dei figli eventualmente presenti.”

          Per il bene dei figli o anche per il dovere verso il/la nuova compagna, che sente di non poter, neanche lo volesse; mandarla/lo in mezzo ad una strada a fronte di una moglie/marito con cui il rapporto è ormai irrecuperabile.

          “Ma io ti chiedo: se questo adultero domandasse aiuto al Signore, ossia chiedesse al Signore di aiutarlo a mantenere la stabilità del suo rapporto, e nel contempo chiedesse aiuto per vivere in castità (lui e la sua compagna)… forse che il Signore non lo aiuterebbe?

          Tu stesso rispondi di sì, quando affermi che è eresia affermare che talvolta può mancare l’aiuto di Dio, per non peccare.”

          Ma qui il problema è risolto a monte, nel senso che se l’adultero in questione ritiene di dover agire diversamente con coscienza certa allora non pecca. Già San Tommaso D’Aquino affermava che la coscienza erronea non solo è lecita da seguire, ma che obbliga.

          Perciò in un caso come questo non c’è peccato (perlomeno mortale).

          Inoltre devi considerare che due in un’unione possono non avere la stessa Fede, e se uno/una con una grande Fede potrebbe sopportare il giogo della castità già in età giovanile, con l’aiuto di Dio, lo stesso non può dirsi della sua compagna/o qualora avesse una Fede più debole.

          In questo caso, quindi, se è vero che Dio darebbe la Grazia a questa persona di non peccare (ma come abbiamo detto qui il problema è risolto a monte, poichè questa persona rientra appieno nei casi contemplati dal Catechismo al 1860), è altrettanto vero che il coniuge difficilmente sopporterebbe questa situazione, e quindi la coppia si dividerebbe con conseguenze gravi sull’educazione dei figli, che hanno il diritto di essere educati anche se nati in una famiglia non cattolicamente corretta.

          “Ecco qui una delle tante fallacie logiche contenute in AL: perché, se si ammette che questo poveraccio di adultero DEVE continuare ad avere rapporti sessuali, per non minare la stabilità del suo rapporto (adulterino) di coppia, allo stesso tempo si ammette che Iddio NON possa aiutare costui… e dunque il povero adultero è legittimato nel suo percorso di peccato (quanto alla materia, di certo si trova in peccato grave protratto), e dunque si trova in Grazia di Dio, e dunque può accedere ai Sacramenti.”

          Scusa ma non è nessuna fallacia logica, è uno dei casi contemplati dal Catechismo, dove si dice che le passioni, le pressioni esterne eccetera possono diminuire considerevolmente il grado di colpa.

          Seriamente, non sono sarcastico, è luciferino pure il Catechismo al 1860?

          In ogni caso ribadisco che, anche chi è in quelle situazioni, deve confessarsi e mettersi sotto la guida del sacerdote, onde evitare il rischio di profanare il Santissimo Sacramento, poichè se viene assolto viene assolto (come spiegavo nell’altro commento) e l’assoluzione è certamente valida se è stato onesto e completa la penitenza, ma AUTOASSOLVERSI è un rischio da evitare.

          1. Ma qui il problema è risolto a monte, nel senso che se l’adultero in questione ritiene di dover agire diversamente con coscienza certa allora non pecca. Già San Tommaso D’Aquino affermava che la coscienza erronea non solo è lecita da seguire, ma che obbliga.

            Perciò in un caso come questo non c’è peccato (perlomeno mortale).

            Inoltre devi considerare che due in un’unione possono non avere la stessa Fede, e se uno/una con una grande Fede potrebbe sopportare il giogo della castità già in età giovanile, con l’aiuto di Dio, lo stesso non può dirsi della sua compagna/o qualora avesse una Fede più debole.

            ==
            Però occorre anche rilevare che la coscienza, spesso, diventa erronea proprio in seguito all’abitudine al peccato.

            Un ubriaco che sfascia tutto non è colpevole, visto che era ubriaco e non si rendeva conto di ciò che faceva. Ma è sicuramente colpevole di essersi ubriacato, ben sapendo che, ubriacandosi, avrebbe assunto comportamenti non buoni.

            Un bicchiere tira l’altro… e un peccato tira l’altro. Ed è un po’ troppo comodo, poi, citare la coscienza erronea. Tra l’altro stiamo parlando di cattolici, ossia di persone che hanno l’obbligo morale e spirituale di formarsi, almeno un poco, nei rudimenti della Dottrina.

            Inoltre la Grazia di Dio può toccare chiunque, anche il/la compagno/a più indietro nella propria vita di fede. Non basta parlare astrattamente di Grazia di Dio… se poi non si invitano le anime a tendere, anche con grande sforzo, a uno stile di vita che attiri l’aiuto del Signore.

            Da ciò che scrivi tu, pare che chi abbia sbagliato percorso (ficcandosi in una realtà adulterina), non possa più, in seguito, puntare alla conversione e anche alla santità. Ma questa è esattamente quell’etica della situazione, ben chiaramente condannata dalla VS.

            La situazione è troppo gravosa… e allora l’adultero è giustificato, nel suo proseguire quel rapporto adulterino.
            La situazione fa la legge… e la Legge di Dio viene messa da parte.

            Occorrerebbe invitare le anime che peccano gravemente (quanto alla materia), a fare ogni sforzo possibile, per uscire da quella realtà peccaminosa. Perché è in gioco la salvezza eterna, e non è saggio puntare troppo sull’eventuale “coscienza erronea” del peccatore. Non a caso si dice che le strade infernali sono lastricate di buone intenzioni.

            Cristo ci ha invitati a essere perfetti, come è perfetto il Padre celeste. E ci ha detto che ciò che è impossibile agli uomini, con l’aiuto di Dio diviene possibile.

            Francesco ci dice che nessuno è tenuto all’impossibile: il che è vero, ma solo umanamente parlando. Spiritualmente, contraddice le due frasi qui sopra, e non fa altro che continuare a spostare i paletti della morale oggettiva.

            Presentare uno stato di santità, non come obiettivo concretamente raggiungibile (con l’aiuto di Dio, chiaro), ma solo come “ideale a cui tendere” (ciò che fa precisamente l’AL) contraddice, nella sostanze, le due frasi di cui sopra. Frasi pronunciate da Nostro Signore, e non da me.

            Frasi che si riallacciano all’altra osservazione di Gesù, in merito alla necessità di fare ogni sforzo possibile, per passare dalla porta stretta.

          2. @Adolfo

            “Però occorre anche rilevare che la coscienza, spesso, diventa erronea proprio in seguito all’abitudine al peccato.”

            Esatto, vi è la coscienza colpevolmente erronea e quella incolpevole.

            Quella colpevolmente erronea in genere è tale poichè si ottunde col vizio, ma è difficile affermare che una donna che è stata col marito per 17 anni nonostante da 15 non dormissero neanche più insieme (per il bene dei figli del matrimonio, che avrebbero sofferto molto dalla separazione, da piccoli), senza mai tradirlo, e poi quando poi i figli sono cresciuti e si separa consensualmente da un matrimonio divenuto un inferno per entrambi, come dicevo è difficile sostenere che una persona del genere abbia una coscienza colpevolmente erronea sulla sua nuova unione (che al contrario del matrimonio sta dando frutti molto positivi), poichè il suo comportamento è sempre stato il più possibile virtuoso.

            E questo è un caso reale, di una persona che conosco bene.

            Riguardo alla coscienza colpevolmente erronea, inoltre, va detto che, sebbene li vi sia colpa mortale relativa all’aver fatto colpevolmente intorpidire la coscienza, gli atti compiuti sotto coscienza erronea sono comunque meno gravi.

            Come ho detto rimane la colpa mortale di aver fatto intorpidire la coscienza, di averla fatta indurire, ma tale colpa viene perdonata nel Sacramento della Riconciliazione (che perdona anche i peccati di cui non abbiamo più memoria).

            “Inoltre la Grazia di Dio può toccare chiunque, anche il/la compagno/a più indietro nella propria vita di fede. Non basta parlare astrattamente di Grazia di Dio… se poi non si invitano le anime a tendere, anche con grande sforzo, a uno stile di vita che attiri l’aiuto del Signore.”

            Il punto è che in quella situazione la persona può valutare in coscienza con certezza che il bene dei figli comanda che non faccia fallire l’unione, e quindi siamo al discorso di prima, non ha la libertà di agire diversamente, perché la sua coscienza le dice l’opposto, di perseguire il bene dei figli, e non di puntare su un miracolo della Grazia che trasformi il compagno in un super cattolico, pronto ad accollarsi il fardello della castità assoluta già da giovane.

            “Da ciò che scrivi tu, pare che chi abbia sbagliato percorso (ficcandosi in una realtà adulterina), non possa più, in seguito, puntare alla conversione e anche alla santità. Ma questa è esattamente quell’etica della situazione, ben chiaramente condannata dalla VS.”

            No, l’etica della situazione non c’entra nulla. L’etica della situazione afferma che non esistono atti intrinsecamente malvagi, poichè la malvagità o bontà di un atto dipende, appunto, dalla situazione.

            Io invece affermo, secondo la dottrina cattolica, che un atto intrinsecamente malvagio rimane tale, ciò che cambia è l’imputabilità del soggetto. E questa è dottrina cattolica.

            Vedi, la morale non è nè assoluta nè relativa, ma oggettiva. E l’oggettività comprende sia l’assolutezza del precetto che la soggettività della persona, e se la soggettività della persona non cambia la qualità morale dell’atto in se, quanto all’oggetto, cambia è molto la sua imputabilità.

            “La situazione è troppo gravosa… e allora l’adultero è giustificato, nel suo proseguire quel rapporto adulterino.
            La situazione fa la legge… e la Legge di Dio viene messa da parte”

            Stai facendo confusione. L’adulterio non è mai giustificato, semmai non vi è imputabilità mortale. Sono due cose del tutto differenti.

            “Occorrerebbe invitare le anime che peccano gravemente (quanto alla materia), a fare ogni sforzo possibile, per uscire da quella realtà peccaminosa. Perché è in gioco la salvezza eterna, e non è saggio puntare troppo sull’eventuale “coscienza erronea” del peccatore. Non a caso si dice che le strade infernali sono lastricate di buone intenzioni.”

            Verissimo, infatti il discernimento sta al Confessore, che valuterà la cosa migliore da fare per il bene di quest’anima. Non c’è solo comunque il discorso della coscienza erronea, ma anche quello della libertà.

            Una donna può ritenersi non libera di far soffrire il suo partner imponendogli la castità assoluta, che manderebbe in frantumi la relazione, sia perché si sente moralmente obbligata nei suoi confronti sia per i figli nati dalla nuova relazione, e in una situazione simile, anche quando vi sia piena avvertenza completa, non vi è colpa mortale perché lei non è libera di agire diversamente, poichè essendoci in ballo i propri figli non vuole mettere a rischio la loro educazione.

            “Cristo ci ha invitati a essere perfetti, come è perfetto il Padre celeste. E ci ha detto che ciò che è impossibile agli uomini, con l’aiuto di Dio diviene possibile.”

            Si ma ripeto quanto detto da San Tommaso D’Aquino “Gratia non tollit naturam, sed perficit”, ovvero “la grazia di Dio non distrugge la natura umana, ma la perfeziona”, cioè ne porta a compimento le potenzialità.

            Non tutti gli uomini hanno le stesse capacità oggettive, e se Dio da la Grazia a tutti va osservato che:

            1) la da in misura diversa (Padre Pio ha ricevuto delle Grazie incomparabili);

            2) la Grazia comunque non toglie i limiti oggettivi di una persona, semmai le rende possibile di raggiungere il massimo che può raggiungere, ma non oltre. La Grazia è per tutti (sebbene in misure diverse), ma i limiti di ogni uomo sono diversi, e a chi più è stato dato più sarà richiesto.

            “Francesco ci dice che nessuno è tenuto all’impossibile: il che è vero, ma solo umanamente parlando. Spiritualmente, contraddice le due frasi qui sopra, e non fa altro che continuare a spostare i paletti della morale oggettiva.”

            Ma no, perché la morale oggettiva non prescinde mai dal soggetto, diversamente sarebbe assolutismo morale kantiano, che non c’entra nulla col cattolicesimo.

            Nella pratica solo pochi possono essere perfetti, anzi nessuno. Pochi possono avvicinarsi alla perfezione, TUTTI invece possono raggiungere una Santità (la salvezza) pur coi propri limiti.

            La santità è per tutto, ma gli standard morali sono diversi in base anche ai doni ricevuti. Ripeto, un pensiero impuro a cui viene dato consenso da parte di una di quelle monache di Port Royal definite da Blaise Pascal “caste come angeli superbe come demoni” è infinitamente, incommensurabilmente più grave di un anno di prostituzione di una ragazzina delle favelas cresciuta in un ambiente degradato che non avrebbe potuto fare diversamente.

            Non so se mi spiego. A chi più è stato dato più sarà richiesto.

            “Presentare uno stato di santità, non come obiettivo concretamente raggiungibile (con l’aiuto di Dio, chiaro), ma solo come “ideale a cui tendere” (ciò che fa precisamente l’AL) contraddice, nella sostanze, le due frasi di cui sopra. Frasi pronunciate da Nostro Signore, e non da me.”

            L’ideale a cui tendere e che magari può non essere raggiungibile per una data persona è la pienezza della Legge, non la Santità e la salvezza.

            Inoltre non si può prendere ogni parola di Cristo letteralmente, poichè la Scrittura ha ben quattro livelli di lettura, e in secondo luogo, se dovessimo prendere tutto letteralmente, basandoci su Mt 5,30 dovremmo dire che il Signore consiglia l’automutilazione, cosa chiaramente non vera.

            Il Vangelo può essere letto in vari modi, anche kantiani e protestanti, io lo leggo secondo il Magistero della Chiesa Cattolica.

            Tornand al discorso di cui sopra, spetta ai Sacerdoti e ai padri spirituali fornire la “giusta misura” al penitente, tenendo conto sia della Legge sia della sua situazione.

            Al mette enfasi sulla Misericordia, e penso che sia di cui c’è bisogno in quest’epoca, del resto anche Cristo è apparso a Santa Faustina, donandoci un’arma per la salvezza delle anime perfino più potente del Santo Rosario http://www.festadelladivinamisericordia.com/page/coroncina-della-divina-misericordia.asp

            Questi sono doni che i padri del deserto non hanno avuto.

          3. Al mette enfasi sulla Misericordia, e penso che sia di cui c’è bisogno in quest’epoca, del resto anche Cristo è apparso a Santa Faustina,
            […]
            ==

            Ma Cristo ha anche detto, sempre a Faustina, che chi abuserà della Sua Misericordia, facendone pretesto per continuare una vita peccaminosa, incontrerà la Sua Giustizia.

            Ciò che disse pure l’Eterno Padre a Santa Caterina da Siena.

            Del resto, se pure l’Iscariota s’è pentito (ma se era veramente pentito… perché poi andò a impiccarsi?), e se Lutero è stato addirittura una medicina per la Chiesa… si potrà anche svincolare la Misericordia dalla Giustizia. Come molti, ormai, credono lecito fare, e proprio basandosi sugli insegnamenti di Francesco.

          4. Più che altro ha affermato che chi non sfrutta il dono della Sua Misericordia rischia seriamente di perdersi.

            Per il resto non ho parlato di “dono più potente anche del Santo Rosario” per caso, la prima promessa di Cristo a chi recita la Coroncina è

            “Chiunque reciterà la Coroncina alla Divina Misericordia otterrà tanta misericordia nell’ora della morte – cioè la grazia della conversione e la morte in stato di grazia – anche se si trattasse del PECCATORE PIÙ INCALLITO E LA RECITA UNA VOLTA SOLA.”

            Ora, ovviamente non significa che questo possa morire in peccato mortale e salvarsi, ma semmai che, fosse anche un istante prima della morte, Cristo gli darà la Grazia della contrizione dai peccati e quindi la morte in stato di Grazia, essendo per questo peccatore Salvatore misericordioso e non Giusto Giudice.

            La Grazia della contrizione è detta anche “Grazia efficace”, e nella dottrina cattolica la Grazia efficace è l’unica che salva. Qua http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=3014 Padre Bellon spiega bene di cosa si tratta, e del perché la Grazia efficace salva certamente.

            Personalmente non credo che Giuda si sia salvato, ma la Coroncina della Divina Misericordia è davvero un’arma potentissima, perché Cristo vi ha legato la perseveranza finale, come hai visto.

            Cito le altre Sue due promesse relative a tale devozione

            “Quando verrà recitata vicino agli agonizzanti, mi metterò fra il Padre e l’anima agonizzante non come giusto Giudice, ma come Salvatore misericordioso.Gesù ha promesso la grazia della conversione e della remissione dei peccati agli agonizzanti in conseguenza della recita della Coroncina da parte degli stessi agonizzanti o degli altri (Quaderni…, II, 204 – 205)

            3) Tutte le anime che adoreranno la Mia Misericordia e reciteranno la Coroncina nell’ora della morte non avranno paura. La Mia Misericordia li proteggerà in quell’ultima lotta (Quaderni…, V, 124).”

            Non è roba da poco, eh? È un dono immenso, e il fatto che sia arrivato in quest’epoca è indicativo. Di sicuro va consigliata specialmente a chi vive in peccato grave oggettivo, perché anche qualora non siano in peccato mortale sono comunque in situazione prossima di peccato mortale.

            Per finire, ovviamente la Misericordia di Dio non può essere slegata dalla Sua Giustizia, ma resta il fatto che chi si salva si salva perché Dio, tramite la Sua Grazia efficace, gli ha dato la possibilità di meritare il Paradiso con la Grazia delle buone opere e del pentimento (necessario per i peccati mortali), chi si danna invece si danna per colpa propria, per le sue opere malvagie.

            Perciò rimane vero quanto affermava San Tommaso: chi si salva si salva per Grazia di Dio, chi si danna si danna per colpa propria.

          5. Nulla da eccepire, e anzi ti ringrazio per aver ricordato le promesse di Cristo a Faustina: qualche lettore del blog che non le conosce, se ne potrà sicuramente giovare.

            Scrivi anche: “È un dono immenso, e il fatto che sia arrivato in quest’epoca è indicativo. Di sicuro va consigliata specialmente a chi vive in peccato grave oggettivo, perché anche qualora non siano in peccato mortale sono comunque in situazione prossima di peccato mortale”.

            Bene, è esattamente ciò che intendevo io, coi miei vari richiami alla prudenza. Siccome è forte il rischio che chi si trova in peccato mortale oggettivo si trovi anche (o quasi) in peccato mortale soggettivo (ciò che comporta la dannazione eterna, se non ci si pente per tempo), sarebbe stato utile alle anime il richiamo – meglio: un maggior richiamo – alla conversione. Più che il sottolineare che nessuno è tenuto all’impossibile eccetera.

            Magari sbaglio, eh… però io, in AL, non vedo alcun richiamo alla conversione; piuttosto pare quasi che si voglia giustificare la situazione di peccato in cui molti (la maggioranza: visto che siamo dotati d’intelletto e di libero arbitrio, e magari ci sposiamo con somma leggerezza… e poi soffriamo, e ne vogliamo uscir fuori… e ci accoppiamo con persone che non sono nostro marito o nostra moglie: ma di quella leggerezza iniziale Iddio ci chiederà ben conto, perché gravi sono state le conseguenze, specie su eventuali figli, che sono del tutto incolpevoli) si son ficcati per colpa propria… impantanandosi poi in una realtà (di peccato oggettivo) dalla quale risulta difficilissimo uscire.

            In ogni caso, in questi ultimi anni la confusione è grandemente aumentata, e di questo l’attuale papa ha responsabilità ben chiare. Ovviamente io per primo non leggo i cuori, e non so fino a che punto lui sia consapevole dei danni che produce alla Chiesa coi suoi discorsi improvvisati e spesso raffazzonati. Così come con documenti in cui certi temi dovrebbero essere trattati con più nettezza.

            Non rimane che pregare: per lui e per noi. E che Dio abbia pietà di questa povera Chiesa e di questo misero mondo.

          6. @ Adolfo

            “Nulla da eccepire, e anzi ti ringrazio per aver ricordato le promesse di Cristo a Faustina: qualche lettore del blog che non le conosce, se ne potrà sicuramente giovare.”

            Lo spero. Più che altro, lo dico francamente, chi conosce questo grande dono di Cristo e non ne fa tesoro secondo me…. Beh è un pirla, scusa la franchezza. 😀

            “Bene, è esattamente ciò che intendevo io, coi miei vari richiami alla prudenza. Siccome è forte il rischio che chi si trova in peccato mortale oggettivo si trovi anche (o quasi) in peccato mortale soggettivo (ciò che comporta la dannazione eterna, se non ci si pente per tempo), sarebbe stato utile alle anime il richiamo – meglio: un maggior richiamo – alla conversione. Più che il sottolineare che nessuno è tenuto all’impossibile eccetera.”

            Dunque, come ho scritto la situazione di peccato oggettivo è sicura, quella di peccato soggettivo è di pertinenza del Confessore valutarla, però è fuori discussione che, anche qualora una una situazione di peccato oggettivo mancasse il peccato mortale, è fuori discussione che il rischio ci sia.

            Se io fossi stato il Papa o avessi avuto il potere di emanare direttive avrei fatto in modo che la Coroncina della Divina Misericordia venisse data a tutti, e specialmente ai più bisognosi, ovvero chi vive in stato oggettivo di contrasto con un comandamento.

            Io penso che in quest’epoca sia “relativamente” più difficile peccare mortalmente de sexto, a causa della formazione post moderna dei cattolici odierni che gli rende la morale sessuale della Chiesa come un qualcosa di “alieno”, senza contare le innumerevoli tentazioni (molto più frequenti che nel Medioevo, di certo non si può paragonare il vivere a Milano o a Buenos Aires nel 2016 col vivere in un borgo medievale nel 1275) ma rimane comunque il fatto che una situazione oggettiva di peccato, anche se in Grazia soggettiva, sia comunque una situazione PROSSIMA seriamente a rischio di peccato mortale.

            Su questo non c’è dubbio.

            Parlando della Coroncina, oltre a consigliarla a te e a tutti (si recita con la Corona del Rosario) vi invito, se conoscete cattolici divorziati risposati o conviventi o lontani dalla Chiesa, insomma in situazioni a rischio, di consigliargliela come grande mezzo di salvezza.

            Gesù Cristo stesso dice a Santa Faustina che i sacerdoti specialmente dovranno consigliarla ai peccatori incalliti come ancora sicura di salvezza, e per chi vive in situazioni di contrasto con un comandamento divino è di certo un mezzo importante, perché per la promessa di Cristo garantisce la perseveranza finale.

            Se dipendesse da me non ci sarebbe cattolico che non la reciterebbe, ma ribadisco che per i divorziati, i conviventi, gli omosessuali eccetera è particolarmente importante, perché assolti o no, in Grazia o no, sono i più a rischio.

            Siccome Cristo ha promesso la Grazia della conversione e della perseveranza finale per chiunque si tuffi nell’oceano della Sua Misericordia con la Coroncina, io la consiglio a tutti e con chi è in peccato grave oggettivo sono particolarmente insistente. 😀

            “Magari sbaglio, eh… però io, in AL, non vedo alcun richiamo alla conversione”

            No beh, qui ti sbagli

            Cito Al

            “307. Per evitare qualsiasi interpretazione deviata, ricordo che in nessun modo la Chiesa deve rinunciare a proporre l’ideale pieno del matrimonio, il progetto di Dio in tutta la sua grandezza: «I giovani battezzati vanno incoraggiati a non esitare dinanzi alla ricchezza che ai loro progetti di amore procura il sacramento del matrimonio, forti del sostegno che ricevono dalla grazia di Cristo e dalla possibilità di partecipare pienamente alla vita della Chiesa».[354] La tiepidezza, qualsiasi forma di relativismo, o un eccessivo rispetto al momento di proporlo, sarebbero una mancanza di fedeltà al Vangelo e anche una mancanza di amore della Chiesa verso i giovani stessi. Comprendere le situazioni eccezionali non implica mai nascondere la luce dell’ideale più pieno né proporre meno di quanto Gesù offre all’essere umano. Oggi, più importante di una pastorale dei fallimenti è lo sforzo pastorale per consolidare i matrimoni e così prevenire le rotture.

            308. Tuttavia, dalla nostra consapevolezza del peso delle circostanze attenuanti – psicologiche, storiche e anche biologiche – ne segue che «senza sminuire il valore dell’ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno», lasciando spazio alla «misericordia del Signore che ci stimola a fare il bene possibile».[355] Comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione. Ma credo sinceramente che Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità: una Madre che, nel momento stesso in cui esprime chiaramente il suo insegnamento obiettivo, «non rinuncia al bene possibile, benché corra il rischio di sporcarsi con il fango della strada».[356] ”

            Questo secondo me è il “manifesto” di Al, perciò il richiamo alla conversione c’è, diciamo che sono i toni ad essere più “soft” rispetto a quelli dei Papi passati.

            “magari ci sposiamo con somma leggerezza…”

            Occhio, se ci si è sposati con “somma leggerezza” è difficile che il matrimonio sia valido. Per dire, sposarsi senza sapere dell’indissolubilità o sapendolo ma con in mente l’idea che, se le cose andassero male, c’è sempre il divorzio, in questi due casi il Sacramento è nullo, poichè i due sposi sono ministri del Sacramento matrimoniale, e se uno dei due non ha le intenzioni della Chiesa, nello sposarsi, de facto “non celebra” il Sacramento.

            “In ogni caso, in questi ultimi anni la confusione è grandemente aumentata, e di questo l’attuale papa ha responsabilità ben chiare. Ovviamente io per primo non leggo i cuori, e non so fino a che punto lui sia consapevole dei danni che produce alla Chiesa coi suoi discorsi improvvisati e spesso raffazzonati. Così come con documenti in cui certi temi dovrebbero essere trattati con più nettezza.

            Non rimane che pregare: per lui e per noi. E che Dio abbia pietà di questa povera Chiesa e di questo misero mondo.”

            Concordo, e ci tengo a chiarire una cosa: io difendo il Papa dalle accuse di eterodossia, eresia eccetera, ma anche a me alcune cose hanno lasciato perplesso.

            Il tema della Misericordia ritengo sia imprescindibile, e Al per me è splendida, ciò non toglie che penso anche io che dovrebbe prendere in mano con decisione alcune situazioni (per esempio alcune diocesi dove la Comunione viene data a tutti senza neanche la Confessione e dove la si da ai divorziati risposati senza nemmeno preoccuparsi di fare una seria Confessione e di valutare il loro stato) ed evitare alcune uscite a braccio davvero difficili da giustificare.

            “Non rimane che pregare: per lui e per noi. E che Dio abbia pietà di questa povera Chiesa e di questo misero mondo.”

            Infatti nella Coroncina si offre il il corpo e il sangue, l’anima e la divinità del Figlio al Padre, proprio perché abbia Misericordia di noi e del mondo intero.

          7. Il tema della Misericordia ritengo sia imprescindibile, e Al per me è splendida, ciò non toglie che penso anche io che dovrebbe prendere in mano con decisione alcune situazioni (per esempio alcune diocesi dove la Comunione viene data a tutti senza neanche la Confessione e dove la si da ai divorziati risposati senza nemmeno preoccuparsi di fare una seria Confessione e di valutare il loro stato) ed evitare alcune uscite a braccio davvero difficili da giustificare.

            ==

            Vedi, questo è un problema non da poco, e indirettamente inficia anche le tante cose buone (pur in tono più “soft”, come dici tu, rispetto al Magistero precedente) contenute in AL e in altri documenti di questo papa.

            Inoltre c’è anche il problema della consapevolezza delle singole anime, circa i vari peccati (come tu dici: “Io penso che in quest’epoca sia “relativamente” più difficile peccare mortalmente de sexto, a causa della formazione post moderna dei cattolici odierni…”).

            A conti fatti, spesso si tende a chiudere la stalla (accompagnamento dei divorziati) dopo che i buoi sono scappati. Vale a dire che sarebbe necessario un percorso di formazione che renda più edotte le anime e le renda capaci di percepire “il senso del peccato”.

            Per favorire (o non contrastare) la perdizione delle anime, non è necessaria l’eresia formale; basta porre in secondo piano vari insegnamenti che pure sono fondamentali. Così come basta citare di continuo la Divina Misericordia… “dimenticando” spesso e volentieri di precisare che pure la Misericordia viene amministrata con Giustizia.

            Un insegnamento siffatto non può che favorire il rilassamento delle anime.

            Peggio ancora: se il papa non interviene (non lo ha fatto… e non pare abbia intenzione di farlo) a fermare i molti abusi che vengono commessi, “in nome di AL”, non sarà illecito pensare che l’AL è stata concepita per favorire una deriva modernistica della Chiesa. Come del resto si è portati a pensare, quando si legge la sua risposta ai vescovi argentini. A quelli tra l’altro ha risposto subito, così come, in determinati casi, è ben chiaro nell’esprimere i concetti che gli interessano (ad esempio quando ribadì, in una intervista aerea, che il papa è lui, e lui governa la Chiesa; quando vuole, si fa capire eccome).

            Perché un albero buono non dà frutti cattivi. Questo è chiaro.

            Neppure il rischio di uno scisma può giustificare la rinuncia alla Verità. E la Verità, che è Cristo stesso, di certo non è felice, nel vedere le situazioni di cui parli anche tu (quando citi le “diocesi dove la Comunione viene data a tutti senza neanche la Confessione e dove la si da ai divorziati risposati senza nemmeno preoccuparsi di fare una seria Confessione e di valutare il loro stato”), ossia situazioni di sacrilegi gravi e continuati nel tempo… con il papa che, di fronte a questi tremendi abusi, tace.

            E non solo tace, ma continua a tenersi vicini, addirittura come consiglieri, proprio alcuni vescovi e cardinali il cui comportamento e il cui insegnamento si basano senza dubbio sul modernismo.

            Tutto ciò non porterà del bene alla Chiesa, e in tal senso è giusto dire che Francesco si dovrebbe ravvedere, e procedere al richiamo – e all’eventuale rimozione – di prelati e prelatoni che seguono dottrine eterodosse.

            Preghiamo la Coroncina anche a tale scopo.

          8. @Adolfo

            “Vedi, questo è un problema non da poco, e indirettamente inficia anche le tante cose buone (pur in tono più “soft”, come dici tu, rispetto al Magistero precedente) contenute in Al”.

            In un certo senso si, anche se lette con spirito di carità alla fine anche le uscite del Papa più “strane” si possono ricondurre nell’ortodossia.

            L’importante comunque è che, quali che siano le convinzioni del Papa come dottore privato, eventuali eterodossie rimangono fuori da documenti papali, come infatti è successo.

            “Inoltre c’è anche il problema della consapevolezza delle singole anime, circa i vari peccati (come tu dici: “Io penso che in quest’epoca sia “relativamente” più difficile peccare mortalmente de sexto, a causa della formazione post moderna dei cattolici odierni…”).”

            Si questo è vero, anche se la minore coscienza riguardo alla morale sessuale da un lato è la “salvezza” di molte persone, perché le preserva dal peccato mortale.

            Voglio dire: non si può astrarre il soggetto dal luogo e dal tempo in cui vive. Non possiamo pensare un cattolico di oggi abbia la stessa coscienza su certe cose che aveva un cattolico del 1275, perché il mondo è cambiato tantissimo.

            Se un tempo ad esempio le anime assorbivano come spugne gli insegnamenti sull’impurità, tanto per dire, sicchè quando peccavano in tal senso era difficile che non peccassero mortalmente, oggi è molto più difficile.

            Come ho scritto in un altro post è anche una questione di contingenze. La Chiesa stessa sa che su alcune questioni, tipo la castità assoluta prematrimoniale (non so se lo sai ma la dottrina proibisce qualunque sfogo sessuale prima del matrimonio, sia da soli che con una donna, non proibisce solo i rapporti “propri dei coniugi”) non può essere severa come lo era nel Medioevo, benché la dottrina non sia cambiata di una virgola, poichè aspettarsi che oggi i giovani vivano tutti come monaci fino a 35 anni è improponibile, mentre invece quando la castità durava solo pochi anni nell’adolescenza (nel Medioevo) la Chiesa era certamente più severa, perché era una situazione più “naturale”. Ciò non cambia l’insegnamento sugli atti intrinsecamente malvagi, però indubbiamente la Chiesa valuta che queste condizioni siano una attenuante non da poco.

            ” A conti fatti, spesso si tende a chiudere la stalla (accompagnamento dei divorziati) dopo che i buoi sono scappati. Vale a dire che sarebbe necessario un percorso di formazione che renda più edotte le anime e le renda capaci di percepire “il senso del peccato”.”

            Su questo si può essere d’accordo, tuttavia occhio che anche Sant’Alfonso diceva che istruire un’anima su un determinato peccato, risvegliando la sua coscienza in merito, qualora si prevedesse che quest’anima non si emenderebbe può significare metterla in pericolo.

            Sembra un bizantinismo ma è così. Di certo però nei corsi prematrimoniali va curata bene la preparazione al matrimonio, facendo sì che chi non è sicuro dell’impegno da prendersi aspetti ulteriomente a sposarsi, quando sarà pronto.

            “Per favorire (o non contrastare) la perdizione delle anime, non è necessaria l’eresia formale; basta porre in secondo piano vari insegnamenti che pure sono fondamentali. Così come basta citare di continuo la Divina Misericordia… “dimenticando” spesso e volentieri di precisare che pure la Misericordia viene amministrata con Giustizia.”

            Sulla divina misericordia ho scritto sotto. Spesso si tende a pensare che la Misericordia sia un qualcosa che arriva “dopo” il pentimento, ma quello che molti dimenticano (o non sanno) è che senza la Grazia efficace (che è un dono di Dio) sarebbe impossibile pentirsi di un peccato mortale, e la Grazia efficace procede solo e soltanto dalla Misericordia di Dio.

            Perciò possiamo dire che la Misericordia non segue il pentimento, ma lo causa.
            Questa è anche la ragione delle tre promesse di Cristo per i devoti della Coroncina della Divina Misericordia, ovvero che non moriranno in peccato mortale perché faranno una buona confessione oppure Cristo li assisterà nell’ora della morte dando loro la Grazia del pentimento, essendo quindi Salvatore Misericordioso e non Giusto Giudice.
            Vedi qui http://www.festadelladivinamisericordia.com/page/coroncina-della-divina-misericordia.asp

            Io sinceramente, pur avendo alcune perplessità su alcuni atteggiamenti, ho fiducia in questo Papa, fiducia che sia l’uomo giusto per questo periodo.

            “Peggio ancora: se il papa non interviene (non lo ha fatto… e non pare abbia intenzione di farlo) a fermare i molti abusi che vengono commessi, “in nome di AL”, non sarà illecito pensare che l’AL è stata concepita per favorire una deriva modernistica della Chiesa. Come del resto si è portati a pensare, quando si legge la sua risposta ai vescovi argentini. A quelli tra l’altro ha risposto subito, così come, in determinati casi, è ben chiaro nell’esprimere i concetti che gli interessano (ad esempio quando ribadì, in una intervista aerea, che il papa è lui, e lui governa la Chiesa; quando vuole, si fa capire eccome).”

            Ma la lettera ai vescovi argentini comanda l’esatto opposto di ciò che sta avvenendo in alcune diocesi, ovvero comanda il discernimento e di essere misericordiosi verso le famiglie in difficoltà.

            Confronta i criteri della lettera ai vescovi argentini di Papa Francesco http://it.radiovaticana.va/news/2016/09/12/amoris_laetitia_lettera_del_papa_ai_vescovi_di_buenos_aires/1257574 coi criteri del vademecum del 97 di San Giovanni Paolo II per i coniugi facenti uso di contraccezione http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740 e vedrai che non è mia invenzione il dire che sono identici. Eppure San Giovanni Paolo II ha fama di ultraconservatore mentre il Papa attuale sarebbe un eretico.

            Allora anche San Giovanni Paolo II favoriva il modernismo?

            Tutto questo solo per dire che le cose sono complesse, e per quanto mi riguarda la continuità tra questo Papa e gli altri, aldilà della facciata esteriore (più dura nei suoi precedessori), è profonda. Specie con GPII, che istituì la Festa della divina Misericordia basandosi sul diario di Santa Faustina.

            “Neppure il rischio di uno scisma può giustificare la rinuncia alla Verità. E la Verità, che è Cristo stesso, di certo non è felice, nel vedere le situazioni di cui parli anche tu (quando citi le “diocesi dove la Comunione viene data a tutti senza neanche la Confessione e dove la si da ai divorziati risposati senza nemmeno preoccuparsi di fare una seria Confessione e di valutare il loro stato”), ossia situazioni di sacrilegi gravi e continuati nel tempo… con il papa che, di fronte a questi tremendi abusi, tace.”

            Io non so perché taccia, ma ci sono due fatti:

            1) gli abusi in quelle zone c’erano anche nei papati precedenti;

            2) la lettera ai vescovi argentini comanda tutt’altro.

            “E non solo tace, ma continua a tenersi vicini, addirittura come consiglieri, proprio alcuni vescovi e cardinali il cui comportamento e il cui insegnamento si basano senza dubbio sul modernismo.”

            Ma tu lo sai che Danneels, il modernista dei modernisti, venne creato Cardinale da San Giovanni Paolo II, un Papa Santo? Proprio così, un Papa Santo è responsabile della creazione a Cardinale del più eterodosso modernista della Chiesa, che ha probabilmente favorito la liberalizzazione dell’aborto, ovvero della strage degli innocenti, in Belgio.

            Quindi che diremo su San Giovanni Paolo II? Vogliamo parlare della faccenda pedofilia? Meglio di no, dai.

            Tutto questo per dirti che se oggi saltano fuori tutte queste cose è perché il Papa nella Chiesa ha molti nemici, che quindi non esitano un attimo a usare ogni cosa per colpirlo, quando invece sotto gli altri due pontificati (dai conservatori percepiti come “amici”) queste cose le coprivano. È un po’ come è successo con la stampa, solo al contrario: la stampa laica percepiva come nemici gli altri due pontefici e quindi usava ogni mezzo per attaccarli.

            “Tutto ciò non porterà del bene alla Chiesa, e in tal senso è giusto dire che Francesco si dovrebbe ravvedere, e procedere al richiamo – e all’eventuale rimozione – di prelati e prelatoni che seguono dottrine eterodosse.”

            Su questo sono d’accordo: spero anch’io che il Papa rimuova coloro che trasgrediscono quanto detto da Al per perseguire le loro eresie; spero anch’io che il Papa faccia ciò che i suoi predecessori non hanno fatto, ovvero richiamare e/o rimuovere gli eterodossi.

            “Preghiamo la Coroncina anche a tale scopo.”

            Esatto. La Coroncina e il Rosario sono le armi più potenti contro l’inferno.

  24. Alfonso, rispondo qui a questo tuo commento https://www.marcotosatti.com/2016/12/22/maria-non-era-vergine-e-giuseppe-neanche-parola-gesuita-spagnolo-che-dice-la-severa-congregazione-per-i-religiosi/#comment-2472

    @Adolfo

    “Ciò che metto in dubbio è l’impossibilità pratica di determinare il grado di imputabilità. E tu puoi disquisire quanto ti pare, sul fatto che occorra essere sinceri eccetera. L’impossibilità rimane… a meno di non avere, da Dio stesso, il dono di discernere gli spiriti (rare, rarissime eccezioni, e non certo “regola”).”

    Scusa ma non capisco quale sia il problema. Se il penitente mente, strappando un’assoluzione fasulla, commette sacrilegio.

    Se non mente le cose stanno molto diversamente, e non è affatto vero che non si possa stabilire il grado di imputabilità di una persona, perché se vi sono delle attenuanti oggettive che limitano la libertà di agire diversamente e/o una coscienza incolpevolmente erronea un confessore lo può determinare. Poi se chi si confessa mente per indurre in inganno il Sacerdote la responsabilità è tutta sua.

    “Detto in termini semplici: fatalmente accade che un peccatore grave e abituale ritenga di avere molte attenuanti… e per questo pensa di essere in Grazia di Dio, in quanto le attenuanti sminuiscono la gravità dei propri peccati.

    Tutti noi abbiamo spesso a che fare con individui gravemente peccatori… a sentire i quali, però, quei gravi peccati non sono tali, in quanto interverrebbero varie difficoltà pratiche, che rendono a loro impossibile percorrere la via diritta. E le giustificazioni da loro addotte, in molti casi, sembrano – umanamente parlando – più che condivisibili.

    Eppure Cristo è stato ben chiaro, quando ha detto che occorre sforzarsi (non ha mai affermato che si trattasse di una lieve passeggiata) di entrare per la porta stretta. Né, di fronte a coloro che ancora esaltavano “la legge di Mosè”, ha minimamente affermato che vi erano validi motivi, per seguire tale legge. Ha ribadito con forza che l’adulterio è peccato grave.”

    No no no no, aspetta Adolfo, facciamo chiarezza: NESSUNO può autogiustificarsi.

    Uno può PENSARE di non essere in peccato mortale, MA NON STA A LUI dichiararlo, ma al Sacerdote da cui DEVE (almeno una volta all’anno) andarci a Confessare. Ci siamo? Perciò davvero, non conta quante attenuanti uno pensi di avere, semmai le esponga in Confessione e il Sacerdote valuti, con prudenza, Misericordia e Giustizia, se queste attenuanti sono effettivamente tali oppure no.

    “Ora: chi pratica atti sessuali, con una persona che non è il legittimo coniuge, pecca gravemente, quanto alla materia.

    Chi sarà così temerario (sono ovviamente sarcastico: molti sono temerari a tal punto, in effetti) da affermare che, nonostante in questi casi si pecchi gravemente… tuttavia ci si può trovare in Grazia di Dio?

    Vi sono certamente casi in cui ciò può anche essere vero (come stai più volte ribadendo, nei tuoi commenti)… ma qui torniamo al discorso iniziale, sull’impossibilità di leggere i cuori.”

    Guarda, praticamente tutti i giovani commettono peccati “de sexto”. Non arrivo certo a dire che siano tutti innocenti, ma nemmeno posso dire che tutti siano colpevoli di peccato mortale, qui il discernimento deve essere prudente.

    Non è questione di leggere i cuori, come continui a dire, ma della capacità del Confessore di valutare ogni singolo caso, la personalità del penitente, la sua maturità, le tentazioni a cui è sottoposto, tutte cose che possono essere valutate dal Confessore, se il Penitente è sincero.

    Ripeto: non affermo certo che chiunque pecca de sexto sia sempre soggettivamente non imputabile di peccato mortale, ma nemmeno affermo il contrario, perché la società post industriale ottunde gravemente le coscienze sulla morale sessuale, e il fatto che oggi ci si sposi a 35/40 anni mentre nel medioevo a 20 si aveva già dei figli non aiuta.

    Di fatto molti giovani sarebbero chiamati a vivere come monaci fino ai 30 anni inoltrati, sommersi da tentazioni di ogni tipo, non so se mi spiego.

    Questo, ribadisco, non li rende innocenti a prescindere, ma il fatto che oggi si sia praticamente costretti a sposarsi tardi a causa delle contingenze economiche (come il fatto di finire di studiare a 25/26 anni e potersi sposare a 30 inoltrati, spesso a 35) rende queste persone soggette a delle tentazioni impensabili un tempo (come passare metà della vita come monaci), e questo se permetti è un fattore che la Chiesa non può non prendere in considerazione.

    “Siccome c’è in ballo la salvezza eterna dell’anima, non sarebbe più saggio e più prudente guardare solo a ciò che è oggettivo (ossia alla materia, che è grave), e dunque evitare di accedere ai Sacramenti, fin quando non ci si è realmente pentiti, e dunque fin quando non si decide realmente di cambiare vita?”

    Guarda, forse non lo sai, ma se uno si confessa SINCERAMENTE (ribadisco: SINCERAMENTE, altrimenti commette sacrilegio) dal Confessore e questi lo assolve, i penitente è davvero assolto dai suoi peccati, anche se il Confessore fosse stato troppo generoso nell’assolvere. È il principio dell’ecclesia supplet (vedere punto 11 http://www.unionecatechisti.it/Catechesi/Lezioni/F_Cat_I/2003_12_13.htm )

    Perciò, finché il penitente si confessa sinceramente, senza nascondere dolosamente nulla, può stare tranquillo; questo semmai mette un grosso peso sulle spalle del confessore, una grossa responsabilità.

    “Chiaro che a te la pastorale di Bergoglio piaccia, ma proprio per questo non vuoi o non riesci a capire che, dal lato pratico (il punto di vista concreto: che è quello che effettivamente conta), tale pastorale sta gravemente favorendo i sacrilegi eucaristici.”

    Non è così, vedi quanto ho scritto sopra. Se qualche disgraziato prete sta facendo accostare i fedeli all’Eucaristia dicendo loro che possono comunicarsi sempre e comunque la responsabilità (tremenda) ricade prima di tutto su di lui, e per chi si è confessato sinceramente il problema non si pone, se è assolto la sua assoluzione e valida.

    “In molte diocesi ormai si dà il permesso di accedere alla Comunione “sempre e comunque”, e lo si fa basandosi sull’AL. Perché dunque il papa – se veramente non aveva intenzione di favorire questa interpretazione – non interviene, e rimette le cose in chiaro?”

    Perché purtroppo queste cose c’erano anche sotto GPII e Ratzinger, e ci sarebbe da fare un bel repulisti in certe zone.

    Ma io comunque, dalle mie parti, di diocesi dove si incita a fare la Comunione “sempre e comunque” non ne conosco, anzi si raccomanda sempre la Confessione.

    “Di chiaro, purtroppo, c’è solo una cosa: che la volontà bergogliana di “aprire processi” (l’esatto opposto del comando di Cristo: il papa deve confermare i fratelli nella fede) ha come contropartita quella di aver creato una pastorale che sta portando grave confusione nelle menti dei fedeli.”

    Ma la confusione c’è solo in chi la vuole vedere! Caspita, ma guarda Caffarra, che ha elencato una serie di eresie (tutte vere, perché quelle proposizioni sono tutte, tranne la terza, formalmente eretiche) che non si trovano in Al nemmeno per sbaglio, nè esplicitamente nè implicitamente.

    ” E il brutto è che, proprio in quanto tale pastorale si muove sul filo dell’eresia… pur senza poter essere formalmente dichiarata eretica (ciò che hai chiaramente dimostrato nella tua analisi delle eresie circa ciò che ha espresso Caffarra)… ecco che il papa è libero di andare avanti. E con lui tutti quelli come te, ai quali, ormai è evidente, interessa più “la teoria” che non il reale bene delle anime.”

    A me, come anche al Papa, il bene delle anime interessa eccome, è per questo che il Papa, da inizio Pontificato, ha sempre insistito sulla Confessione (su tale Sacramento vedi quanto ho scritto sopra).

    ” A chi interessano le difficoltà che molti sacerdoti stanno incontrando, quando si trovano a NON poter assolvere certi peccatori che non hanno la minima intenzione di cambiare vita?
    Questi sacerdoti si sentono dire che ciò che prima non era concesso, ora, nel nuovo corso, può essere concesso.”

    Cito Sant’Alfonso Maria dè Liguori

    “Io non so capire come debba solamente farsi scrupolo d’insegnar le sentenze troppo benigne e non anche le troppo rigorose che illaqueano le coscienze de’ Penitenti e, come parla S. Antonino, aedificant ad gehennam, cioè per lo smoderato rigore son causa della dannazione di molti, che, credendosi obbligati a seguire tali sentenze, non seguendole poi, miseramente si perdono”.

    “E se tu affermi che il papa, in questa confusione che sempre più cresce, non ha alcuna colpa, evidentemente hai qualche problema a rapportarti con la realtà. Da quel che scrivi – però – si vede ben chiaro che sei troppo intelligente e preparato per non vedere che la confusione aumenta sempre di più. Perciò, più che di problemi con la realtà, a me pare che tu abbia altri motivi, per difendere la pastorale bergogliana.”

    Il Papa è tutt’altro che perfetto, ma ritengo che la sua pastorale sia profetica come lo fu a suo tempo Humanae Vitae, che aveva visto il pericolo del transumanesimo e del malthusianesimo in anticipo.

    Poi in quanto cattolico non posso che essere cum Petro sub Petro, perinde ac cadaver.

    “come quando disse che un prete gravemente peccatore NON deve essere allontanato; e così quel prete continuerà a celebrare trovandosi in peccato mortale, e commettendo sacrilegi su sacrilegi; questo rilievo, però, il papa non lo toccò; è bello mostrarsi più misericordiosi di Cristo, in merito a questi poveri preti peccatori; tanto per fare un solo esempio”

    La fonte?

    1. Aggiungo una cosa, Adolfo.

      Tu scrivi

      “L’amara realtà è che sono cavillatori proprio coloro che debbono ricorrere a tante elucubrazioni, per giustificare la morale bergogliana. ”

      Guarda che c’è ben poco da giustificare su un qualcosa basato interamente sul Catechismo. È il cardinale Caffarra che condanna come eretica la proposizione “la fornicazione e l’adulterio non sono sempre peccati mortali.” Quando invece è la sua negazione ad essere eretica, poichè sia l’adulterio che la fornicazione sono peccati mortali solo quando vi siano le tre condizioni (materia grave -quella c’è sempre in questi casi, del resto nel sesto è tutto materia grave “in re venerea non datur parvitas materia” – piena avvertenza e deliberato consenso) mentre nei casi in cui manchi piena avvertenza o deliberato consenso a causa di situazioni coartanti la libertà o dalla forza dirompente delle passioni vi è solo la materia grave mentre l’imputabilità soggettiva è solo veniale.

      Perciò come vedi non è questione di elucubrazioni, basta prendere in mano il Catechismo e fila liscio come l’olio, i problemi semmai nascono quando, come Caffarra, sembra HE si voglia trasformare il Cattolicesimo in Kantismo e la morale cattolica realista in una morale deontologica kantiana.

      Le “elucubrazioni” come vedi non stanno dalla mia parte, ma semmai è Caffarra che fa una pessima figura atrribuendo ad Al cose non si può attribuirle nemmeno nell’implicito.

      Fa un un elenco di indubbie eresie, peccato che non una sia nel documento. E allora cosa scrive/parla a fare? Bah.

  25. determinare il grado di imputabilità. E tu puoi disquisire quanto ti pare, sul fatto che occorra essere sinceri eccetera. L’impossibilità rimane… a meno di non avere, da Dio stesso, il dono di discernere gli spiriti (rare, rarissime eccezioni, e non certo “regola”).”

    Scusa ma non capisco quale sia il problema. Se il penitente mente, strappando un’assoluzione fasulla, commette sacrilegio.

    Se non mente le cose stanno molto diversamente, e non è affatto vero che non si possa stabilire il grado di imputabilità di una persona, perché se vi sono delle attenuanti oggettive che limitano la libertà di agire diversamente e/o una coscienza incolpevolmente erronea un confessore lo può determinare. Poi se chi si confessa mente per indurre in inganno il Sacerdote la responsabilità è tutta sua.

    “Detto in termini semplici: fatalmente accade che un peccatore grave e abituale ritenga di avere molte attenuanti… e per questo pensa di essere in Grazia di Dio, in quanto le attenuanti sminuiscono la gravità dei propri peccati.

    Tutti noi abbiamo spesso a che fare con individui gravemente peccatori… a sentire i quali, però, quei gravi peccati non sono tali, in quanto interverrebbero varie difficoltà pratiche, che rendono a loro impossibile percorrere la via diritta. E le giustificazioni da loro addotte, in molti casi, sembrano – umanamente parlando – più che condivisibili.

    Eppure Cristo è stato ben chiaro, quando ha detto che occorre sforzarsi (non ha mai affermato che si trattasse di una lieve passeggiata) di entrare per la porta stretta. Né, di fronte a coloro che ancora esaltavano “la legge di Mosè”, ha minimamente affermato che vi erano validi motivi, per seguire tale legge. Ha ribadito con forza che l’adulterio è peccato grave.”

    No no no no, aspetta Adolfo, facciamo chiarezza: NESSUNO può autogiustificarsi.

    Uno può PENSARE di non essere in peccato mortale, MA NON STA A LUI dichiararlo, ma al Sacerdote da cui DEVE (almeno una volta all’anno) andarci a Confessare. Ci siamo? Perciò davvero, non conta quante attenuanti uno pensi di avere, semmai le esponga in Confessione e il Sacerdote valuti, con prudenza, Misericordia e Giustizia, se queste attenuanti sono effettivamente tali oppure no.

    “Ora: chi pratica atti sessuali, con una persona che non è il legittimo coniuge, pecca gravemente, quanto alla materia.

    Chi sarà così temerario (sono ovviamente sarcastico: molti sono temerari a tal punto, in effetti) da affermare che, nonostante in questi casi si pecchi gravemente… tuttavia ci si può trovare in Grazia di Dio?

    Vi sono certamente casi in cui ciò può anche essere vero (come stai più volte ribadendo, nei tuoi commenti)… ma qui torniamo al discorso iniziale, sull’impossibilità di leggere i cuori.”

    Guarda, praticamente tutti i giovani commettono peccati “de sexto”. Non arrivo certo a dire che siano tutti innocenti, ma nemmeno posso dire che tutti siano colpevoli di peccato mortale, qui il discernimento deve essere prudente.

    Non è questione di leggere i cuori, come continui a dire, ma della capacità del Confessore di valutare ogni singolo caso, la personalità del penitente, la sua maturità, le tentazioni a cui è sottoposto, tutte cose che possono essere valutate dal Confessore, se il Penitente è sincero.

    Ripeto: non affermo certo che chiunque pecca de sexto sia sempre soggettivamente non imputabile di peccato mortale, ma nemmeno affermo il contrario, perché la società post industriale ottunde gravemente le coscienze sulla morale sessuale, e il fatto che oggi ci si sposi a 35/40 anni mentre nel medioevo a 20 si aveva già dei figli non aiuta.

    Di fatto molti giovani sarebbero chiamati a vivere come monaci fino ai 30 anni inoltrati, sommersi da tentazioni di ogni tipo, non so se mi spiego.

    Questo, ribadisco, non li rende innocenti a prescindere, ma il fatto che oggi si sia praticamente costretti a sposarsi tardi a causa delle contingenze economiche (come il fatto di finire di studiare a 25/26 anni e potersi sposare a 30 inoltrati, spesso a 35) rende queste persone soggette a delle tentazioni impensabili un tempo (come passare metà della vita come monaci), e questo se permetti è un fattore che la Chiesa non può non prendere in considerazione.

    “Siccome c’è in ballo la salvezza eterna dell’anima, non sarebbe più saggio e più prudente guardare solo a ciò che è oggettivo (ossia alla materia, che è grave), e dunque evitare di accedere ai Sacramenti, fin quando non ci si è realmente pentiti, e dunque fin quando non si decide realmente di cambiare vita?”

    Guarda, forse non lo sai, ma se uno si confessa SINCERAMENTE (ribadisco: SINCERAMENTE, altrimenti commette sacrilegio) dal Confessore e questi lo assolve, i penitente è davvero assolto dai suoi peccati, anche se il Confessore fosse stato troppo generoso nell’assolvere. È il principio dell’ecclesia supplet.

    Perciò, finché il penitente si confessa sinceramente, senza nascondere dolosamente nulla, può stare tranquillo; questo semmai mette un grosso peso sulle spalle del confessore, una grossa responsabilità.

    “Chiaro che a te la pastorale di Bergoglio piaccia, ma proprio per questo non vuoi o non riesci a capire che, dal lato pratico (il punto di vista concreto: che è quello che effettivamente conta), tale pastorale sta gravemente favorendo i sacrilegi eucaristici.”

    Non è così, vedi quanto ho scritto sopra. Se qualche disgraziato prete sta facendo accostare i fedeli all’Eucaristia dicendo loro che possono comunicarsi sempre e comunque la responsabilità (tremenda) ricade prima di tutto su di lui, e per chi si è confessato sinceramente il problema non si pone, se è assolto la sua assoluzione e valida.

    “In molte diocesi ormai si dà il permesso di accedere alla Comunione “sempre e comunque”, e lo si fa basandosi sull’AL. Perché dunque il papa – se veramente non aveva intenzione di favorire questa interpretazione – non interviene, e rimette le cose in chiaro?”

    Perché purtroppo queste cose c’erano anche sotto GPII e Ratzinger, e ci sarebbe da fare un bel repulisti in certe zone.

    Ma io comunque, dalle mie parti, di diocesi dove si incita a fare la Comunione “sempre e comunque” non ne conosco, anzi si raccomanda sempre la Confessione.

    “Di chiaro, purtroppo, c’è solo una cosa: che la volontà bergogliana di “aprire processi” (l’esatto opposto del comando di Cristo: il papa deve confermare i fratelli nella fede) ha come contropartita quella di aver creato una pastorale che sta portando grave confusione nelle menti dei fedeli.”

    Ma la confusione c’è solo in chi la vuole vedere! Caspita, ma guarda Caffarra, che ha elencato una serie di eresie (tutte vere, perché quelle proposizioni sono tutte, tranne la terza, formalmente eretiche) che non si trovano in Al nemmeno per sbaglio, nè esplicitamente nè implicitamente.

    ” E il brutto è che, proprio in quanto tale pastorale si muove sul filo dell’eresia… pur senza poter essere formalmente dichiarata eretica (ciò che hai chiaramente dimostrato nella tua analisi delle eresie circa ciò che ha espresso Caffarra)… ecco che il papa è libero di andare avanti. E con lui tutti quelli come te, ai quali, ormai è evidente, interessa più “la teoria” che non il reale bene delle anime.”

    A me, come anche al Papa, il bene delle anime interessa eccome, è per questo che il Papa, da inizio Pontificato, ha sempre insistito sulla Confessione (su tale Sacramento vedi quanto ho scritto sopra).

    ” A chi interessano le difficoltà che molti sacerdoti stanno incontrando, quando si trovano a NON poter assolvere certi peccatori che non hanno la minima intenzione di cambiare vita?
    Questi sacerdoti si sentono dire che ciò che prima non era concesso, ora, nel nuovo corso, può essere concesso.”

    Cito Sant’Alfonso Maria dè Liguori

    “Io non so capire come debba solamente farsi scrupolo d’insegnar le sentenze troppo benigne e non anche le troppo rigorose che illaqueano le coscienze de’ Penitenti e, come parla S. Antonino, aedificant ad gehennam, cioè per lo smoderato rigore son causa della dannazione di molti, che, credendosi obbligati a seguire tali sentenze, non seguendole poi, miseramente si perdono”.

    “E se tu affermi che il papa, in questa confusione che sempre più cresce, non ha alcuna colpa, evidentemente hai qualche problema a rapportarti con la realtà. Da quel che scrivi – però – si vede ben chiaro che sei troppo intelligente e preparato per non vedere che la confusione aumenta sempre di più. Perciò, più che di problemi con la realtà, a me pare che tu abbia altri motivi, per difendere la pastorale bergogliana.”

    Il Papa è tutt’altro che perfetto, ma ritengo che la sua pastorale sia profetica come lo fu a suo tempo Humanae Vitae, che aveva visto il pericolo del transumanesimo e del malthusianesimo in anticipo.

    Poi in quanto cattolico non posso che essere cum Petro sub Petro, perinde ac cadaver.

    “come quando disse che un prete gravemente peccatore NON deve essere allontanato; e così quel prete continuerà a celebrare trovandosi in peccato mortale, e commettendo sacrilegi su sacrilegi; questo rilievo, però, il papa non lo toccò; è bello mostrarsi più misericordiosi di Cristo, in merito a questi poveri preti peccatori; tanto per fare un solo esempio”

    La fonte?

  26. Marco scusa ma è impossibile leggerti tutto.
    Trascrivo solo questa tua frase:

    “””Guarda, forse non lo sai, ma se uno si confessa SINCERAMENTE (ribadisco: SINCERAMENTE, altrimenti commette sacrilegio) dal Confessore e questi lo assolve, i penitente è davvero assolto dai suoi peccati, anche se il Confessore fosse stato troppo generoso nell’assolvere. È il principio dell’ecclesia supplet.”””

    Non è così semplice, se tu mangi un piatto avvelenato al ristorante, crepi, anche se non sai che è avvelenato!
    L’intelligenza, la capacità di leggere le letture, l’assistenza dello S.Santo ce l’abbiamo anche noi, non solo i preti.
    Guarda che i Padri dei dubia, hanno agito proprio in forza di questi sacrilegi occulti che si nascondono dietro alle interpretazioni ambigue che sono evidenti nella A.L.
    Se fosse come dici tu, di cosa si preoccuperebbero?
    Tanto la colpa ricadrebbe solo sui sacerdoti, i fedeli sempre assolti.
    Se fosse come tu dici, perché il papa non chiarisce???
    Non lo capisci che non può farlo?
    O perché si contradirebbe o perché sarebbe toppo palese l’eresia?

    1. “Non è così semplice, se tu mangi un piatto avvelenato al ristorante, crepi, anche se non sai che è avvelenato!”

      Il discorso non c’entra, io ho affermato che una confessione sincera nella quale si viene assolti è valida, poichè è un principio della Chiesa, questo.

      “L’intelligenza, la capacità di leggere le letture, l’assistenza dello S.Santo ce l’abbiamo anche noi, non solo i preti.”

      Non sequitur. Che c’entra con ciò che ho detto? Se non mi leggi per forza che poi non capisci ciò che scrivo.

      “Guarda che i Padri dei dubia, hanno agito proprio in forza di questi sacrilegi occulti che si nascondono dietro alle interpretazioni ambigue che sono evidenti nella A.L.
      Se fosse come dici tu, di cosa si preoccuperebbero?
      Tanto la colpa ricadrebbe solo sui sacerdoti, i fedeli sempre assolti.”

      Come ho scritto i fedeli se si confessano sinceramente e vengono assolti la loro assoluzione è valida, tuttavia il Sacerdote deve stare attento a non essere troppo lassista per non mettere in pericolo la sua anima (che è altrettanto importante). Che c’è di nuovo? È sempre stato così.

      “Se fosse come tu dici, perché il papa non chiarisce???
      Non lo capisci che non può farlo?
      O perché si contradirebbe o perché sarebbe toppo palese l’eresia?”

      Se le cose stessero così mostrate dove sta l’eresia in quanto ho scritto, poichè se sono in grado di rispondere in maniera ortodossa io a maggior ragione lo è il Papa.

    2. E riguardo ai sacrilegi, l’unica cosa da fare è ribadire sempre l’importanza del Sacramento della Riconciliazione.

      Purtroppo anche sotto GPII e Ratzinger c’erano persone che si accostavano all’Eucaristia con imprudenza, specie quelli che non credono nella Presenza Reale.

      Io spero che la loro ignoranza li abbia preservati dalla piena colpa del sacrilegio, ma la Chiesa cosa può fare se si presenta uno li a prendere la Comunione, magari da un’altra Diocesi o da un’altra parrocchia?

      Purtroppo c’è molta ignoranza in merito, ma rifiuto l’idea che questa pastorale stia favorendo i sacrilegi eucaristici, semmai chi la sta favorendo sono alcuni preti disgraziati e modernisti, che non credendo nella presenza reale hanno interpretato Al come un “tana liberi tutti a prescindere”.

      1. E già… e chissà come mai il “tana libera tutti” è numericamente ben più abbondante oggi, di quanto non lo fosse sotto i pontificati precedenti…

        Che l’ambiguità, in AL, sia voluta, è fin troppo chiaro: sia dall’aver fatto rientrare dalla finestra, al secondo Sinodo, ciò che era uscito dalla porta; sia nel fatto che Fernandez aveva già “scritto” molta parte dell’AL, in un suo libro di anni prima.

        Inoltre: poniamo che i Cardinali siano tardi d’intelletto, così come molti di noi, che non riusciamo proprio a capire che l’AL è chiarissima. Il papa, in quanto tale, non dovrebbe usare anche verso di noi quella misericordia di cui tanto si riempie la bocca?

        Usare misericordia nei nostri confronti significherebbe appunto chiarire ciò che a noi proprio non appare chiaro. Bastano pochi “sì” o pochi “no”, a tal proposito.

        Insomma: siamo scemi noi?
        Poniamolo pure… ma allora… perché continuare a non rispondere, lasciando che la confusione aumenti sempre di più?

        La confusione in aumento è un bene per la Chiesa?
        A me non pare…

        1. ” E già… e chissà come mai il “tana libera tutti” è numericamente ben più abbondante oggi, di quanto non lo fosse sotto i pontificati precedenti…”

          Ma guarda che già ai tempi di Ratzinger il 75% circa dei sacerdoti assolveva i divorziati risposati, caso per caso (non sempre, ovvio, visto che un sacerdote sa che se assolve quando proprio non può farlo il penitente sarà anche a posto ma lui rischia l’anima).

          ” Poniamo che i Cardinali siano tardi d’intelletto, così come molti di noi, che non riusciamo proprio a capire che l’AL è chiarissima. Il papa, in quanto tale, non dovrebbe usare anche verso di noi quella misericordia di cui tanto si riempie la bocca?”

          Ma io non penso affatto che i Cardinali siano lenti di intelletto. Penso piuttosto che i loro Dubia siano pretestuosi (come dimostrato anche dalla lista di eresia di Caffarra, bella lista ma che non riguarda nessuna proposizione contenuta in Al) e che vogliano in tutti i modi impedire che la Chiesa prenda una direzione più liberale, pur rimanendo nell’ortodossia.

          In altre parole, la loro idea di Chiesa è anch’essa ortodossa, ma estremamente conservatrice, ed è chiaro che cerchino di impedire che la Chiesa prenda una piega più progressista.

          Per far ciò arrivano anche a dubia pretestuosi e ridicole liste di eresie che nulla c’entrano con Al (tanto è vero che le ho smascherate subito).

          È un comportamento indecente, secondo me, ecco perché il Papa non risponde.

          La Chiesa non è una democrazia e non accetta di essere ricattato.

          “Insomma: siamo scemi noi?
          Poniamolo pure… ma allora… perché continuare a non rispondere, lasciando che la confusione aumenti sempre di più?”

          Ma non ti ricordi cos’è successo col CVII? Gli ultraconservatori anche li si sono staccati andando in scisma, nonostante sia ormai documentato e straadocumentato che il Concilio non ha toccato nulla della sostanza della dottrina, solo gli accidenti (vedi la questione della libertà religiosa e l’accusa infondata dei lefebvriani di incompatibilità dottrinale tra Dignitatis Humanae e Quanta Cura, estremamente simile alla controversia odierna su Al confrontata al precedente Magistero).

          Il Papa sta cercando di evitare uno scisma, perché temo che gente come Burke et alii non accetteranno mai una Chiesa con un indirizzo più progressista, sebbene ortodosso.

          Mi pare un’altra problematica simile a quella di Mons. lefebvre.

          1. Il Papa sta cercando di evitare uno scisma, perché temo che gente come Burke et alii non accetteranno mai una Chiesa con un indirizzo più progressista, sebbene ortodosso.

            ==
            No. Il papa lo sta favorendo, lo scisma, e proprio a causa della sua ambiguità. Intendiamoci: son decenni che lo scisma è presente in seno alla Chiesa, in quanto il modernismo non è mai stato veramente debellato.

            Ma l’ambiguità del papa, lungi dal favorire un ritorno alla buona Dottrina, sta generando una confusione sempre più ampia.

            Che deve pensare, un povero cattolico, quando sente il papa elogiare radicali e comunisti (Pannella, Bonino, Napolitano, eccetera), additandoli come grandi e buoni esempi da seguire?

            Perché debbono essere sempre e solo “gli altri” (Burke e chi la pensa come lui), quelli in malafede?

            E lo continui ad affermare, dopo che è ormai assodato (Forte l’ha detto chiaro e tondo, che il papa non voleva che si parlasse esplicitamente della Comunione ai divorziati… “sennò QUELLI chissà che casino ci combinano!”) che ai due Sinodi ci sono stati vari intrallazzi, e che Fernandez (di grandi simpatie modernistiche) è il vero autore di AL. Ma allora veramente ritieni che siamo scemi…

            Non sarà, al contrario, che proprio il presentare i dubia in una forma che richiede il “sì sì, no no” evangelico, abbia di fatto reso impossibile la risposta del papa?

            Se risponde sì, gli si rivolteranno contro i suoi amici modernisti; se risponde no, confessa di essere eretico.

            Altro che pretestuosità dei Cardinali… i quali inutilmente hanno ribadito fedeltà al papa. Nella Chiesa di oggi, in cui vige in molti casi la papolatria (visto che questo papa è più misericordioso di Nostro Signore), porre delle domande diviene automaticamente il pretesto per essere additati come “cattivi”, come “farisei”, come “divisori”.

            E intanto i dubia continuano a non avere risposta… e la coda di paglia si allunga sempre di più.

          2. @Adolfo

            “Che deve pensare, un povero cattolico, quando sente il papa elogiare radicali e comunisti (Pannella, Bonino, Napolitano, eccetera), additandoli come grandi e buoni esempi da seguire?”

            Su questo ti do ragione, è difficile non rimanere spiazzati da certe uscite, ci sarebbe altro da dire in merito ma andremmo OT.

            “Perché debbono essere sempre e solo “gli altri” (Burke e chi la pensa come lui), quelli in malafede?”

            Non ho detto che lo sono “solo” loro, ho detto che secondo me lo sono.

            “E lo continui ad affermare, dopo che è ormai assodato (Forte l’ha detto chiaro e tondo, che il papa non voleva che si parlasse esplicitamente della Comunione ai divorziati… “sennò QUELLI chissà che casino ci combinano!”) che ai due Sinodi ci sono stati vari intrallazzi, e che Fernandez (di grandi simpatie modernistiche) è il vero autore di AL. Ma allora veramente ritieni che siamo scemi…”

            Mai pensato questo, e anzi io credo proprio che il Papa temesse uno scisma se avesse parlato esplicitamente di Comunione pur rimanendo dentro la dottrina (come fa Al), perché i conservatori non vogliono un cambiamento su queste cose, nemmeno se dimostrabilmente entro i binari dell’ortodossia.

            “Se risponde sì, gli si rivolteranno contro i suoi amici modernisti; se risponde no, confessa di essere eretico.”

            Mia perché? Le risposte ai Dubia sono cinque SI, qualora non fosse chiaro, e se dovessero arrivare sarebbero indubbiamente quelle. Vedi qui https://www.marcotosatti.com/2016/12/17/amoris-laetitia-il-mantra-dei-due-terzi-non-dissipa-la-confusione-anche-perche-la-storia-e-diversa/#comment-1951

            Perché mai dovrebbe follemente rispondere NO, quando può rispondere sì a tutti i Dubia senza intaccare la dottrina irreformabile? Il Papa non risponde non certo perché non è in grado di dare una risposta ortodossa, che porti a compimento Al mantenendo salda la dottrina irreformabile, io continuo a pensare (forse sbagliando) che sia perché non accetta di essere ricattato.

            “Altro che pretestuosità dei Cardinali… i quali inutilmente hanno ribadito fedeltà al papa. Nella Chiesa di oggi, in cui vige in molti casi la papolatria (visto che questo papa è più misericordioso di Nostro Signore), porre delle domande diviene automaticamente il pretesto per essere additati come “cattivi”, come “farisei”, come “divisori”.”

            Leggi le mie risposte ai Dubia e dimmi se secondo te non avrebbero potuto darsele da soli CCC alla mano.

            Per dire, che senso ha chiedere se debba ancora ritenersi vero che esistono atti intrinsecamente malvagi (come per dire: se rispondi no sei eretico) quando il Papa in AL parla chiaramente di stato oggettivo di peccato riguardo ai risposati (e parlare di stato oggettivo di peccato sarebbe una proposizione del tutto insensata qualora avesse voluto negare che esistono atti intrinsecamente malvagi e/o affermare l’etica della situazione)? Che senso ha? Nessuno, è pretestuoso ai massimi livelli.

          3. Leggi le mie risposte ai Dubia e dimmi se secondo te non avrebbero potuto darsele da soli CCC alla mano.

            Per dire, che senso ha chiedere se debba ancora ritenersi vero che esistono atti intrinsecamente malvagi (come per dire: se rispondi no sei eretico) quando il Papa in AL parla chiaramente di stato oggettivo di peccato riguardo ai risposati (e parlare di stato oggettivo di peccato sarebbe una proposizione del tutto insensata qualora avesse voluto negare che esistono atti intrinsecamente malvagi e/o affermare l’etica della situazione)? Che senso ha? Nessuno, è pretestuoso ai massimi livelli.

            ==
            Certo che i Cardinali avrebbero potuto “rispondersi da soli”: ma un conto è la parola di un Cardinale, e un conto è la parola del papa.

            Parlare di stato oggettivo di peccato va benissimo; ciò che non va bene è accennare a vari e non definiti casi in cui, entro una situazione oggettiva di peccato, si può permanere in Grazia di Dio.

            Quali sono tali situazioni? Quali riferimenti si danno al confessore, per discernere le varie situazioni?
            In AL non c’è risposta a tali quesiti, e si può facilmente rispondere che il confessore deve seguire la Dottrina di sempre. Eppure la sensazione di ambiguità permane…

            E siccome molti prelati e prelatoni (a iniziare da molti tedeschi) hanno chiaramente affermato che danno la Comunione a chiunque divorziato e risposato la richieda, e la danno proprio basandosi su AL: ecco che sarebbe doveroso, per il papa, intervenire e puntualizzare che AL non contrasta col precedente Magistero. E ovviamente dovrebbe anche puntualizzare che NON si può dare la Comunione “a casaccio”, senza valutare lo stato oggettivo e soggettivo di peccato di chi la richiede.

            Tutto qui. Molta Chiesa è in confusione, e il papa s’è trovato su un piatto d’argento (nel senso che sono già scritti, e lui non deve neppure perder tempo a formulare un testo) quei dubia, rispondendo ai quali avrebbe potuto dissipare gran parte (dico gran parte, perché comunque i modernisti rimarrebbero sulle loro posizioni; ma ciò non sarebbe colpa del papa) di quella confusione.

            Ma a lui evidentemente la confusione piace, visto che la sua tendenza ad “aprire processi” (senza poi chiuderli), non serve di certo a confermare i fratelli nella fede.

          4. @Adolfo

            “Parlare di stato oggettivo di peccato va benissimo; ciò che non va bene è accennare a vari e non definiti casi in cui, entro una situazione oggettiva di peccato, si può permanere in Grazia di Dio.

            Quali sono tali situazioni? Quali riferimenti si danno al confessore, per discernere le varie situazioni?
            In AL non c’è risposta a tali quesiti, e si può facilmente rispondere che il confessore deve seguire la Dottrina di sempre. Eppure la sensazione di ambiguità permane…”

            Non c’è risposta dici?

            Al 301

            301. non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale»[339] o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa. Come si sono bene espressi i Padri sinodali, «possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione».[340] Già san Tommaso d’Aquino riconosceva che qualcuno può avere la grazia e la carità, ma senza poter esercitare bene qualcuna delle virtù,[341] in modo che anche possedendo tutte le virtù morali infuse, non manifesta con chiarezza l’esistenza di qualcuna di esse, perché l’agire esterno di questa virtù trova difficoltà: «Si dice che alcuni santi non hanno certe virtù, date le difficoltà che provano negli atti di esse, […] sebbene essi abbiano l’abito di tutte le virtù».[342]

            Al 302

            302. “Riguardo a questi condizionamenti il Catechismo della Chiesa Cattolica si esprime in maniera decisiva: «L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere diminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali».[343] In un altro paragrafo fa riferimento nuovamente a circostanze che attenuano la responsabilità morale, e menziona, con grande ampiezza, l’immaturità affettiva, la forza delle abitudini contratte, lo stato di angoscia o altri fattori psichici o sociali.[344]Per questa ragione, un giudizio negativo su una situazione oggettiva non implica un giudizio sull’imputabilità o sulla colpevolezza della persona coinvolta.[345] Nel contesto di queste convinzioni, considero molto appropriato quello che hanno voluto sostenere molti Padri sinodali: «In determinate circostanze le persone trovano grandi difficoltà ad agire in modo diverso. […] Il discernimento pastorale, pur tenendo conto della coscienza rettamente formata delle persone, deve farsi carico di queste situazioni. Anche le conseguenze degli atti compiuti non sono necessariamente le stesse in tutti i casi».[346]”

            Queste non sarebbero risposte per i Confessori? A mio avviso lo sono eccome.

            Poi in Al 304 scrive

            ” È vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari. Nello stesso tempo occorre dire che, proprio per questa ragione, ciò che fa parte di un discernimento pratico davanti ad una situazione particolare non può essere elevato al livello di una norma. Questo non solo darebbe luogo a una casuistica insopportabile, ma metterebbe a rischio i valori che si devono custodire con speciale attenzione.[348]”

            Perciò, come sto dicendo io, non è possibile elevare il discernimento pratico particolare a norma generale, onde evitare di minare la Legge irreformabile.

            In Al 301 e 302 mi sembra che siano elencati tutti i fattori che i Confessori debbono prendere in considerazione, che poi sono i soliti della dottrina morale cattolica, ovvero (riassumendo):

            ” (a) eventuale ignoranza della norma ;
            (b) pur conoscendo bene la norma, l’avere grande difficoltà nel comprendere « valori insiti nella norma morale »;
            (c) condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa (cioè assenza oggettiva di libertà, visto che solo la libertà può fondare la qualità di un atto morale);
            (d) più generalmente dal timore (ad esempio rischio di non sostentamento);
            (e) dalle (cattive) abitudini (le quali necessitano una particolare pedagogia per liberarsene);
            (f) dagli affetti smodati (che necessitano una particolare maturazione umana);
            (g) da altri fattori psichici ( une persona squilibrata non può essere tenuta pienamente responsabile);
            (h)da fattori sociali (asseconda dei luoghi e delle leggi civili).”

            Questi sono i fattori già presenti nel CCC riguardo al discernimento, Al ricorda semplicemente di adottarlo anche coi risposati.

            E se pensi che sia un UNICUM sbagli di grosso. Questo Vademecum http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740 del 1997 sulla contraccezione e la pastorale dei Confessori per gli sposi è praticamente identico ad Al, e quello era il tempo di San Giovanni Paolo II.

            Leggi e dimmi se non è identico ad Al.

          5. Rimane il fatto che, proprio basandosi su AL, molte Diocesi (specie tedesche, ma non solo) danno la Comunione a qualunque pubblico peccatore grave (parlo di situazione oggettiva, chiaramente) la richieda. E senza “valutazioni preventive” di alcun tipo.

            Tu mi dirai che questo è un abuso di AL. Ma, se lo è, perché il papa non interviene?

            Molti cardinali suoi consiglieri fanno proprio parte di coloro che concedono il “libera tutti”: come mai Francesco tollera questo stato di cose?

            A furia di tollerare ciò che giusto non è… non si va di male in peggio?
            Ovviamente è una domanda retorica…

          6. “Rimane il fatto che, proprio basandosi su AL, molte Diocesi (specie tedesche, ma non solo) danno la Comunione a qualunque pubblico peccatore grave (parlo di situazione oggettiva, chiaramente) la richieda. E senza “valutazioni preventive” di alcun tipo.”

            Questo è gravissimo, senza alcun dubbio.

            “Tu mi dirai che questo è un abuso di AL. Ma, se lo è, perché il papa non interviene?

            Molti cardinali suoi consiglieri fanno proprio parte di coloro che concedono il “libera tutti”: come mai Francesco tollera questo stato di cose?”

            Io sinceramente non lo so, posso dirti che io, pur apprezzando molto Al, non permetterei, se fosse in mio potere, che venga utilizzata come fanno certi modernisti tedeschi.

            Spero che le anime di quei fedeli non vengano punite per questo, vista la loro ignoranza (molti nemmeno sanno cosa sia davvero l’Eucaristia, che è la presenza REALE di Cristo), ma temo che la colpa dei loro sacrilegi ricada su quei disgraziati vescovi modernisti.

            Preghiamo per loro perché ne hanno bisogno sul serio.

            “A furia di tollerare ciò che giusto non è… non si va di male in peggio?

            Ovviamente è una domanda retorica…”

            Indubbiamente, tuttavia per amor di verità va fatto presente che i Vescovi tedeschi, olandesi, Belgi eccetera sono da decenni il peggio del peggio del peggio del peggio del Cattolicesimo e hanno sempre attuato queste esagerazioni moderniste.

            Non è certo “sulla base di Al” che lo fanno, loro hanno preso Al (che NON afferma quanto dice loro, ovvero il “tana liberi tutti”) per giustificare in malafede una prassi sacrilega che tengono da decenni.

            In Italia, sia come decenza della liturgia del Novus Ordo che come applicazione di Al, siamo molto meglio, grazie a Dio, e a dire il vero quei paesi nominati sopra rappresentano un unicum di degenerazione.

    3. E comunque, per la cronaca, di storie di Chiese dove si comunicano tutti purtroppo se ne son sempre sentite, io me lo ricordo già ai tempi di Paolo VI, GPII e Benedetto XVI, e non mi sembra siano aumentate con questo Papa, perché i cattolici medi sono molto ignoranti in merito.

  27. Al di là di tutti questi fini e complessi discorsi un dubbio “terra terra” rimane (ed una constatazione ugualmente “terra terra” pure): dubbio = dove saranno mai tutte queste persone separate/conviventi/etc. che ardono dal desiderio di ricevere l’Eucaristia (non vivendo neanch’io su Marte, mi pare di capire che i desideri inappagati siano di tutt’altro tenore) / constatazione = le chiese (si dice e vedo pure io) sono sempre piu’ deserte (anche nelle celebrazioni piu’ importanti dell’anno liturgico).
    Ergo: AL (sembra tanto una medicina per una malattia inesistente, forse elaborata per altri fini) insieme alla travolgente marea di misericordia che ci sta sommergendo da ormai quattro anni, non sembrano rinvigorire, nè tantomeno convertire il popolo cristiano.
    Dicasi: “l’albero si vede dai frutti”. E se i frutti sono solo la conclamata papolatria dei nemici (di sempre) della Chiesa…

    1. In effetti, chi si trova in una situazione oggettivamente peccaminosa, e desidera sul serio ricevere il Corpo del Signore, di conseguenza si sforzerà di convertirsi, e inizierà a condurre una vita tale da rimettersi in Grazia di Dio, senza temerari richiami a coscienze erronee e a imputabilità soggettive.

      Non perché tali cose siano errate (come Marco ha ampiamente dimostrato), ma proprio in quanto c’è in gioco la salvezza eterna dell’anima, e dunque è saggio procedere con grande prudenza.

      Ciò che al contrario si ottiene, con le ambiguità di AL, è di de-sacralizzare sempre di più tre Sacramenti. Questa è l’amara realtà.

      1. @Adolfo

        “In effetti, chi si trova in una situazione oggettivamente peccaminosa, e desidera sul serio ricevere il Corpo del Signore, di conseguenza si sforzerà di convertirsi, e inizierà a condurre una vita tale da rimettersi in Grazia di Dio, senza temerari richiami a coscienze erronee e a imputabilità soggettive.”

        Guarda, come ho detto non spetta a noi dire a quelle persone cosa devono fare. Dobbiamo innanzitutto consigliargli la Confessione, dopodiché ci penserà il padre spirituale a gestirli, secondo la misura che ritiene più opportuna. Non è il nostro compito stabilire quale sia questa misura, perché non siamo sacerdoti e non abbiamo davanti il soggetto con la sua storia concreta.

        Solo il Confessore può fare una valutazione più completa, noi stiamo ragionando in astratto.

        1. Sì, noi ragioniamo in astratto. Ma è forse sbagliato dire che un’anima che veramente scopre o riscopre il Signore, e scopre o riscopre il valore della Vita eterna, di riflesso si sforzerà di adottare uno stile di vita tale da meritare di ricevere la Grazia di Dio?

          E poi l’astrazione ci sta fino a un certo punto. Sia perché noi stessi – ciascuno di noi – dobbiamo quotidianamente combattere contro le nostre tendenze peccaminose; sia perché abbiamo occhi per vedere e intelletto per valutare la realtà esteriore.

          Io rimango convinto che, oggi come oggi, servirebbero maggior prudenza e maggior severità, specie in un ambito delicatissimo quale è quello dei Sacramenti. Ma anche mi pare che ormai la situazione della Chiesa è talmente degenerata, che solo Iddio potrà porre rimedio.

          Il problema è che tale “rimedio” non sarà indolore, nonostante ciò che possono ritenere coloro che pensano al Signore come a un Dio buonista: un Dio debole, la cui Misericordia perdonerà a tutti, sempre e comunque.

          1. @Adolfo

            “Sì, noi ragioniamo in astratto. Ma è forse sbagliato dire che un’anima che veramente scopre o riscopre il Signore, e scopre o riscopre il valore della Vita eterna, di riflesso si sforzerà di adottare uno stile di vita tale da meritare di ricevere la Grazia di Dio?”

            Assolutamente no che non è sbagliato. Ma talvolta la vita insegna che la santità non coincide col codice di diritto canonico.

            “Io rimango convinto che, oggi come oggi, servirebbero maggior prudenza e maggior severità, specie in un ambito delicatissimo quale è quello dei Sacramenti. Ma anche mi pare che ormai la situazione della Chiesa è talmente degenerata, che solo Iddio potrà porre rimedio.”

            Ma guarda, come ho detto le situazioni nelle quali avvengono i grandi abusi, ovvero le diocesi moderniste del Belgio, dell’Olanda, di certe zone della Germania eccetera erano tali e quali con San Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI. Tali e quali, perciò se questo Papa ha responsabilità per non intervenire ce l’hanno anche i suoi predecessori.

            ” ll problema è che tale “rimedio” non sarà indolore, nonostante ciò che possono ritenere coloro che pensano al Signore come a un Dio buonista: un Dio debole, la cui Misericordia perdonerà a tutti, sempre e comunque.”

            Magari sbaglio, ma io penso che questo sia un periodo di assestamento. La storia insegna che in genere ci vuole un certo periodo prima che un Concilio ecumenico venga assimilato nel modo corretto.

            Sulla Misericordia ribadisco quanto detto sopra, ovvero che Dio ha il potere, tramite la Grazia efficace, di salvare tutti, senza violare il libero arbitrio (la Grazia efficace infatti illumina l’anima permettendole in piena libertà di fare la scelta giusta, ad esempio pentirsi se si ha un peccato mortale sulla coscienza).

            Ora non sto qui a chiedermi perché non lo faccia, ma se non altro ci ha dato dei mezzi sicuri di salvezza, come i Sacramenti, il Santo Rosario e la Coroncina, quest’ultima è forse la preghiera e la devozione più potente ( a cui il cielo ha legato le Grazie più potenti) mai esistita.

            Perciò facciamone tesoro e assicuriamoci che ne facciano tesoro soprattutto i più bisognosi.

            E per quanto riguarda i divorziati, fidiamoci della Chiesa, consapevoli che Dio non può permettere che la Sua Sposa diventi strumento di dannazione e che, anche se non capiamo alcune cose (ad esempio alcune scelte pastorali che possiamo giudicare temerarie, come quelle suggerite in Al) esse concorrono al bene delle anime.

  28. Dimenticavo: è del tutto specioso e fuorviante il dire che gli stessi fardelli debbono essere imposti a tutti.

    Mai la Chiesa ha affermato ciò: né oggi, né ieri.

    Siamo sempre al solito sillogismo del peccato grave A, e del peccato più grave B (grave, dico, e non mortale, come hai scritto tu rispondendo a un mio commento… e dando per scontato che io parlassi di peccati mortali: ciò che non mi è possibile fare, in quanto solo Dio legge i cuori).

    Che B sia più grave (ad esempio il peccato di chi va a puttanazze, sfasciando la propria famiglia) di A (chi vive in stato oggettivo di adulterio, magari perché “spinto” da situazioni difficili), non significa che A diventi peccato veniale.

    Dire che chi vive in peccato grave possa facilmente essere (e dico facilmente: perché è così che oggi i confessori giudicano, in molti casi; e lo ammette lo stesso Ariel, che pure è progressista) in Grazia di Dio, è o non è una bella forzatura?

    Si può vivere in adulterio conclamato e continuato (oppure usare abitualmente la contraccezione, oppure fregarsene dei propri figli, e così via)… e andare serenamente a comunicarsi?

    Io avrei gravi timori a farlo. Altri non hanno timori di questo tipo… e torno alla chiusa precedente: ognuno faccia ciò che meglio crede, a proprio rischio e pericolo.

    1. @Adolfo

      “Dimenticavo: è del tutto specioso e fuorviante il dire che gli stessi fardelli debbono essere imposti a tutti.”

      Beh no…. Se si sostiene la tesi secondo la quale i risposati, indipendentemente dal fatto che si parli della povera donna che ha sopportato una vita infernale per anni per il bene dei figli, prima che i figli crescessero e potesse trovarsi una persona con la quale essere felice, o del ganzo che se ne va con la puttana, come dicevo se si ritiene che questi due casi vadano trattati allo stesso modo e che i risposati non possano in nessuno modo essere assolti e accedere all’Eucaristia, si dice de facto che gli stessi fardelli devono essere imposti a tutti.

      “Mai la Chiesa ha affermato ciò: né oggi, né ieri.”

      Invece si, vedi FC è ancora di più il Codice di Diritto Canonico del 1917, che infliggeva loro una durissima scomunica.

      “Siamo sempre al solito sillogismo del peccato grave A, e del peccato più grave B (grave, dico, e non mortale, come hai scritto tu rispondendo a un mio commento… e dando per scontato che io parlassi di peccati mortali: ciò che non mi è possibile fare, in quanto solo Dio legge i cuori).”

      Ancora con questa storia? Solo Dio può leggere i cuori ma il Confessore può entrare nel foro interno (se il penitente glielo permette) e constatare che ci sono delle attenuanti al peccato mortale, ad esempio può constatare quando vi sia coscienza incolpevolmente erronea o la persona non sia libera di agire diversamente (ad esempio quando vi sono dei figli e imporsi di vivere come un monaco del monte Athos potrebbe mandare a monte la relazione con grave danno per l’educazione dei figli).

      Perciò a te non è possibile parlare di peccati mortali, come non è possibile a me, perché noi ragioniamo in astratto, cosa diversa per il Confessore che si trova davanti il caso concreto.

      Inoltre io non ho fatto la scaletta dei peccati, non ho detto che “siccome questo peccato grave è più grave dell’altro peccato grave allora fatelo pure”, semmai ho detto che:

      1) certi peccati gravi può essere meno facile che siano mortali, date le condizioni odierne e l’educazione odierna post moderna;

      2) questo è un mio personale parere, ovvero che decodificare troppo minuziosamente i peccati mortali rende alla anime più difficile il vivere in Grazia, perché rischia di metterle in stato di peccato consapevole a meno che non vivano una vita da asceti del monte athos. E non credere, la dottrina cattolica, se seguita, impone ai laici un ascetismo solo di poco inferiore a quello imposto a monaci e preti. Basti pensare che coi metodi naturali si, scusa il termine, tromba molto poco anche nel matrimonio, e che prima del matrimonio sono vietati non solo i rapporti completi ma qualunque sfogo sessuale da soli o con una donna [ o con uomo, nel caso delle donne, anche per esse valgono questi precetti] il che implica che se uno/a può mettere su famiglia ben dopo i 30 anni, spesso e volentieri dopo i 35, deve vivere come un eunuco, Origene style, fino a quell’età, poiché anche qualora potesse sposarsi prima non può fare uso di contraccezione, il che implica astinenza assoluta fino a che non si può mettere al mondo un figlio.

      Questo è ciò che impone la dottrina, se dobbiamo parlare a “rigore”. Come vedi non ho torto se dico che i rigori imposti ai laici cattolici non si allontanano di molto da quelli imposti a preti e monaci, con la differenza che preti e monaci hanno la vocazione, che include anche la vocazione alla castità, mentre i laici no.

      La dottrina ortodossa ad esempio, pur mantenendo una antichissima tradizione, validi sacramenti e valida successione apostolica, è molto meno rigida in tal senso.

      La Chiesa Cattolica, essendoci questa dottrina durissima ormai codificata irreformabilmente, o mette tutti in peccato mortale oppure applica la dottrina in maniera più morbida, con l’epicheia tomista. Una delle due.

      “Che B sia più grave (ad esempio il peccato di chi va a puttanazze, sfasciando la propria famiglia) di A (chi vive in stato oggettivo di adulterio, magari perché “spinto” da situazioni difficili), non significa che A diventi peccato veniale.”

      Non significa automaticamente che A sia in peccato veniale, ma è certamente possibile che lo sia, visto che Dio non è un tiranno e visto che le situazioni difficili incidono sulla colpevolezza, non raramente. In ogni caso non si può giudicare astrattamente, ogni caso è a se.

      Tu credi che una persona che ha sopportato per anni un matrimonio infernale per il bene dei figli e che ora, finalmente, ha trovato la felicità, sia quasi sicuramente in peccato mortale?

      Io dico solo che lascio il giudizio al Confessore, ma che non credo in un Dio così tirannico è avverso alla felicità dei suoi figli, che preferisce che vivano in un inferno in terra mentre odia e danna se trovano la felicità. Non ci credo, perché un Dio così sarebbe un nemico dell’uomo.

      Tu invece ritieni che qualunque trasgressione in materia grave sia quasi automaticamente peccato mortale, indipendentemente dalle situazioni che hanno portato a quello e dalla coscienza della persona? Pace, che vuoi che ti dica.

      “Dire che chi vive in peccato grave possa facilmente essere (e dico facilmente: perché è così che oggi i confessori giudicano, in molti casi; e lo ammette lo stesso Ariel, che pure è progressista) in Grazia di Dio, è o non è una bella forzatura?”

      Il facilmente l’hai aggiunto tu, io ho detto c’è bisogna discernere caso per caso. Se i Confessori oggi giudicano così forse c’è un motivo, e comunque la colpa di assoluzioni troppo di manica larga nel caso ricade su di loro, non su chi viene validamente assolto.

      Per me è una forzatura sia assumere che chi vive in peccato grave possa facilmente essere in Grazia di Dio sia assumere che non possa esserlo mai o quasi mai (la tesi dei conservatori).

      Io ritengo che ogni caso va giudicato nella sua singolarità, poichè se il precetto è universale le condizioni soggettive di ogni persona, la loro storia che li ha portati fin li, la loro coscienza e la loro vita attuale, non lo sono, e queste condizioni determinano la presenza o assenza di imputabilità mortale.

      Se fossi un Confessore o avessi studiato testi di teologia morale per anni come ho fatto io lo sapresti, i laici spesso tendono a vedere bianco e nero in queste cose.

      “Si può vivere in adulterio conclamato e continuato (oppure usare abitualmente la contraccezione, oppure fregarsene dei propri figli, e così via)… e andare serenamente a comunicarsi?”

      Ma vedi, sai qual’è il problema? Che tu continui ad affibbiarmi cose che non ho detto. Io mai ho detto che uno debba affidarsi solo alla sua coscienza per andare alla Comunione, ho detto che uno deve affidarsi al discernimento del Confessore, visto che la Confessione è un sacramento istituto apposta da Cristo.

      Sarà il Confessore a decidere. Amoris Laetita mai invita all’auto-assoluzione.

      Riguardo alla contraccezione ritieni che GPII abbia invitato al sacrilegio? http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740

      “Io avrei gravi timori a farlo. Altri non hanno timori di questo tipo… e torno alla chiusa precedente: ognuno faccia ciò che meglio crede, a proprio rischio e pericolo.”

      Accostarsi alla Comunione senza essersi confessati è assurdo, se si è stati assolti non c’è da avere alcun timore, a meno che non si abbia mentito in Confessione. Questa è dottrina della Chiesa, non mia. Se si viene assolti si è assolti.

      Andare alla Comunione col dubbio di essere in peccato mortale è invece da folli.

  29. @Marco
    «Questa è dottrina cattolica
    “la grazia sufficiente, se non è accompagnata dalla grazia efficace, non è ancora sufficiente a salvare, a portare in grazia.
    Si dice sufficiente perché in essa c’è la volontà di Dio di accordarla al singolo, ma il singolo la rifiuta.
    Quando la grazia rimane solo sufficiente è perché viene bloccata dalla cattiva volontà dell’uomo che non la vuole ricevere.
    “Se invece questa grazia sufficiente viene accolta lo si deve al fatto che l’uomo non ha messo ostacolo e ha lasciato che la grazia sufficiente diventasse anche efficace.
    Ma, come ho detto precedentemente, L’UOMO NON PUÒ ACCORDARE QUESTO CONSENSO SE NON PER UN’ULTERIORE GRAZIA DI DIO”. http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=3014
    Hai capito? Perciò le cose stanno un po’ diversamente da come la vedono il 99% dei cattolici (compresi molti Vescovi).»

    Tu dici “questa è dottrina cattolica”, ma è un’affermazione inesatta. È curioso che dai tuoi discorsi emerga come si possano mettere in discussione, seppur indirettamente attraverso “riforme pastorali”, dogmi irreformabili come l’indissolubilità del matrimonio, la ricezione dell’Eucaristia in stato di grazia, la Presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, la verginità di Maria, mentre assurgi a verità dogmatiche quelle che sono solo semplici ipotesi teologiche. Riporto ciò che hai detto sempre tra i commenti di questo blog, discutendo sul dogma della verginità di Maria:

    «Quando parlo di “pieghe” del dogma mi riferisco che ogni dogma lascia uno “spazio di manovra” nel quale si possono avere idee talvolta più “conservatrici” talvolta più “progressiste” rimanendo comunque sempre perfettamente ortodossi sia in un caso come nell’altro.»

    I dogmi, a differenza di quanto sostieni tu, non possono essere discussi, ma devono solo essere accolti dal fedele come verità certe e immutabili. Cito la definizione di “dogma” che dà wikipedia:

    «Il termine dogma (o domma) è utilizzato generalmente per indicare un principio fondamentale di una religione, o una convinzione formulata da filosofi e posta alla base della loro dottrina, da considerarsi e credere per vero, quindi non soggetto a discussione da chi si reputa loro seguace o fedele.»

    Mi ricordo che questa estate, in un paese di montagna, c’era un prete che in ogni omelia citava entusiasticamente Papa Francesco, però andavo lo stesso a messa da lui perché faceva delle belle prediche che mi sono rimaste impresse. Il 15 agosto ha parlato del dogma dell’Assunzione di Maria, in quell’occasione ha raccontato il contesto storico in cui è stato dichiarato il dogma, ha detto che molti teologi stavano spingendosi troppo oltre il consentito, allora Pio XII ha ritenuto opportuno dichiarare il dogma nel 1950 per porre un freno alla spregiudicatezza di alcuni pensatori cattolici. Il prete ha usato un’immagine secondo me molto efficace: ha detto che i dogmi sono simili a quei paletti che si mettono per evitare che il fiume esondi a causa dell’innalzamento delle acque dovuto alla pioggia, i dogmi sono dei limiti che tutti i cattolici devono rispettare per non sfociare nell’eresia, quindi mi spiace ma per ciò che concerne le verità dogmatiche non c’è alcuno spazio di manovra, o si credono o non si credono e se non si credono si è fuori dalla Chiesa cattolica.

    Ora, tornando alla questione “grazia sufficiente e grazia efficace”, essa non è un dogma, non è una verità definita una volta per tutte dal Magistero della Chiesa cattolica, ma è un’ipotesi teologica tra le tante. Un cattolico deve credere all’esistenza della Grazia divina e deve credere all’esistenza del libero arbitrio, ma come le due cose interagiscano tra di loro è un mistero, un po’ come il fatto che crediamo in un Dio Uno e Trino, un Dio che è un’unica entità ma allo stesso tempo tre persone diverse. Vari studiosi cristiani nel corso della storia hanno elaborato diverse teorie per conciliare l’azione della Grazia con il libero arbitrio, ma la Chiesa non ha mai detto una parola definitiva al riguardo. Nella teologia esistono ancora tante questioni aperte la cui soluzione conosce con certezza solo Dio, il problema della Grazia e della predestinazione è una di queste. La tesi che hai esposto tu, con la differenziazione tra “grazia sufficiente e grazia efficace” è quella sostenuta dai domenicani, ma ne esistono anche altre che non sono mai state dichiarate eretiche. Per esempio i domenicani alla fine del 1500 si scontrarono coi gesuiti, perché questi ultimi vedevano nelle teorie dei primi una minaccia al libero arbitrio. La tesi dei gesuiti ha preso il nome di molinismo dal nome del suo ideatore, Luis de Molina, è una tesi che è stata poi ripresa e sviluppata anche da alcuni Santi e Dottori della Chiesa come San Roberto Bellarmino, San Francesco di Sales e Sant’Alfonso Maria De’Liguori, che non erano certo tre poveri scemi e men che meno degli eretici.
    Cito dalla voce “Grazia” della Treccani:

    «Altri, infine, non vogliono riposta l’efficacia della grazia nella virtù o entità fisica di essa, antecedente ad ogni uso di libertà creata, ma l’ammettono conseguente alla futurizione condizionata del consenso medesimo preveduto da Dio nella sua scienza infinita: la quale non è solo “scienza di visione”, cioè degli esistenti in qualsiasi differenza di tempo, anche dei futuri liberi assoluti, ma anche scienza dei futuri condizionati” partecipe dell’una e dell’altra, perciò chiamata “scienza media”; e tale quindi che non toglie, ma suppone il libero esercizio della volontà. In ciò sta l’essenza o ragione formale della grazia efficace, che appare quindi conciliabile con la libertà creata. Ma l’esistenza di essa dipende da Dio, ed è perciò dono gratuito, in quanto Iddio per mera sua bontà largisce un tale aiuto che prevede efficace, anziché un altro preveduto da lui sufficiente ma inefficace. Questa inefficacia tuttavia, come l’uso e l’abuso della grazia, dipende dal libero arbitrio della volontà, secondo la sentenza di S. Agostino: consentire vel dissentire proprie voluntatis est. A tale spiegazione – che prende varî nomi secondo varie sfumature, come di molinismo, di congruismo e simili – si accostano nella sostanza i tre Dottori della Chiesa più recenti, S. Francesco di Sales (1567-1622), S. Roberto Bellarmino (1542-1621) e S. Alfonso de’ Liguori (1696-1787).
    4. Provvidenza o distribuzione della grazia. – Pur restando sempre gratuita, è data sempre a tutti la grazia sufficiente per salvarsi: è data al giusto per continuare nell’osservanza della legge di Dio, e quindi perseverare nella giustificazione; è data al peccatore quantunque ostinato, per convertirsi; e anche all’infedele per giungere alla fede e salvarsi; giacché Iddio, quanto è da sé, “vuole che tutti gli uomini vadano salvi”, e “Cristo è morto per tutti”, come dice l’Apostolo, e “di tutti gli uomini è Salvatore”, sebbene in maniera speciale dei fedeli (I Tim., IV, 10). Questo è di fede, contro gli errori dei pelagiani da una parte e dei protestanti e giansenisti dall’altra; espresso nell’adagio teologico: che “Dio non nega la grazia a quanti fanno ciò che è da loro”, sia che lo facciano con le mere forze naturali, sia che lo facciano con l’aiuto della grazia stessa: di che possono disputare i teologi, come in altri punti di questo astrusissimo argomento.»

    1. Assolutamente, io infatti non ho scritto che la tesi sulla Grazia efficace sia dottrina cattolica irreformabile, ho scritto semplicemente che è dottrina cattolica. Punto.

      Esattamente come è dottrina cattolica, lecita da sostenere, quella dei molinisti, che però io ritengo (essendo tomista) che va a minare la gratuità della Misericordia divina e regga meno al vaglio della ragione.

      Inoltre ritengo che senza fare propria la tesi della Grazia efficace tomista sia impossibile capire le promesse fatte da Cristo sulla Coroncina della à Divina Misericordia, sui nove Venerdì del Sacro Cuore, sulle Orazioni di Santa Brigida eccetera.

      Cristo ha promesso che chi farà queste devozioni “non morirà in Sua disgrazia”. Punto. Non ha promesso “forse, se sarà stato un bravo cattolico, potrei anche aiutarlo a salvarsi ma non so, dipende, bisogna vedere” ecc.

      Ha detto “non moriranno in mia disgrazia” e stop.

      Ora, siccome Dio è impossibile che violi il libero arbitrio umano, io prendo queste rivelazioni come una conferma da Cristo stesso della dottrina della Grazia efficace, ovvero quella di assicurarsi che il libero arbitrio umano, pur mantenendo la libertà di scegliere il male, alla fine sceglierà il Bene infallibilmente.

      Anche nel diario di Santa Faustina si vede la Santa che prega per grandissimi peccatori, avvolti nei più orrendi peccati, che si salvano perché lei ha pregato la Coroncina e la Misericordia di Dio li ha avvolti.

      Per l’appunto ciò sarebbe assurdo senza accettare la dottrina Grazia efficace.
      Perciò, pur rimanendo lecita anche la tesi molinista, ritengo che queste apparizioni e le promesse stesse di Cristo confermino la dottrina tomista, ovvero che Dio può realmente, nella Sua Misericordia, convertire anche il più putrido peccatore senza violare il suo libero arbitrio.

      Oggi molti cattolici sono inconsapevolmente molinisti, e quindi fanno fatica anche a capire il discorso della Misericordia, che loro vedono come un qualcosa che viene “dopo” il pentimento, quando invece la Misericordia è la CAUSA STESSA del pentimento e della morte in stato di Grazia.

      Oltre a ciò aggiungo che la dottrina tomista, oltre a farci comprendere meglio la gratuità della Misericordia divina, ci permette di non vantarci delle nostre opere, perché consapevoli che se siamo migliori di un altro peccatore non lo dobbiamo a noi, ma alla Grazia di Dio, senza la quale il nostro libero arbitrio avrebbe liberamente scelto il male.

      1. @Marco
        «Ed è sempre questo il motivo che ha spinto Cristo a donarci quelle devozioni, che non solo sono un grande aiuto, ma addirittura garantiscono la perseveranza finale, per la Sua promessa.
        Il Concilio di Trento mette sotto anatema chiunque affermi che avrà la perseveranza finale senza una speciale rivelazione ma qui la speciale rivelazione c’è, ovvero la parola di Cristo stesso, e non è “presunzione della salvezza” perché si basa per l’appunto sulla Sua promessa (pensare che Dio possa non mantenere una promessa che ha fatto incondizionatamente per me è blasfemia).
        Perciò come ti ho detto facciamola conoscere soprattutto a chi vive nel peccato. Gesù stesso, ripeto, disse che andava fatta conoscere ai peccatori incalliti come ancora sicura di salvezza.»

        «Inoltre ritengo che senza fare propria la tesi della Grazia efficace tomista sia impossibile capire le promesse fatte da Cristo sulla Coroncina della à Divina Misericordia, sui nove Venerdì del Sacro Cuore, sulle Orazioni di Santa Brigida eccetera.
        Cristo ha promesso che chi farà queste devozioni “non morirà in Sua disgrazia”. Punto. Non ha promesso “forse, se sarà stato un bravo cattolico, potrei anche aiutarlo a salvarsi ma non so, dipende, bisogna vedere” ecc.
        Ha detto “non moriranno in mia disgrazia” e stop.»

        Guarda, fai benissimo a diffondere e far conoscere quelle devozioni di cui hai parlato, perché so che Cristo ha effettivamente promesso grandi Grazie ai devoti di tali preghiere e sicuramente sono utili soprattutto ai peccatori più incalliti (la preghiera va sempre incoraggiata presso qualunque persona). Se posso, ti consiglio anche la devozione della Medaglia Miracolosa, ma penso che probabilmente tu la conosca già: la Madonna ha promesso “le Grazie saranno abbondanti a coloro che la porteranno con fiducia” (ma stai attento ai disegni sul retro della medaglia perché esistono anche le versioni massoniche).
        Quello che mi preme dirti è però di non far credere che questo tipo di devozioni siano una sorta di lasciapassare per avere la salvezza garantita anche senza fare il minimo sforzo per conformare la propria vita ai dettami del Vangelo. Di certo Cristo, nella sua infinità bontà, non le ha donate allo scopo di spingere gli uomini a stare tranquillamente nel peccato tutta la vita, perché tanto ho fatto quella tale preghiera e quindi mi salvo senza alcun dubbio di sorta. Ti riporto alcune risposte di P. Angelo Bellon dal sito amici domenicani, un sito che conosci bene, perché penso che ti facciano capire meglio alcune questioni legate a tali devozioni (metto il link all’inizio di ogni risposta):

        http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=585

        “Certezza della salvezza data dalla Grande Promessa del Sacro Cuore di Gesù
        Quesito
        Gentile Reverendo Padre Angelo Bellon
        Le pongo una domanda sulla certezza della salvezza data dalla Grande Promessa del Sacro Cuore di Gesù.
        Che sicurezza di salvezza dà la Grande Promessa riguardo morte in stato di Grazia di Dio per coloro che si comunicano i primi venerdì del mese?
        Ho letto che dia la certezza morale della salvezza, ma non la certezza assoluta. Questo perché c’è di mezzo il libero arbitrio della persona ed inoltre il Concilio di Trento, nel decreto sulla giustificazione, insegna che non è possibile avere la certezza assoluta della perseveranza finale, di essere nel numero di coloro che alla fine si salveranno.
        Tuttavia non mi è chiara la distinzione tra certezza assoluta e certezza morale.
        Se una persona si comunica per tutti i 9 Venerdì in maniera corretta con l’intenzione di non fare mai peccati gravi per tutta la vita, escludendo quindi la presunzione che renderebbe nulla la pratica, che vuol dire avere la certezza morale della Salvezza? Può stare tranquillo? Non potrebbe darsi che dopo aver fatto correttamente la pratica prescritta poi uno si danni perché poi con il suo libero arbitrio rifiuta tutte le Grazie che Dio gli manda?
        La ringrazio in anticipo della risposta, per la sua gentilezza e la sua pazienza.
        Sarò felice di ricordarla nelle mie preghiere, in particolare durante la Santa Messa.
        Rinnovo i miei più vivi complimenti per il sito e per il servizio che svolge.
        Distinti Saluti.
        Marchesini

        Risposta del sacerdote
        Caro Marchesini,
        la differenza tra certezza assoluta e certezza morale è la seguente:
        La certezza assoluta è quella matematica, quella per la quale due più due fa quattro e farà sempre quattro senza eccezione alcuna.
        La certezza morale invece è quella che si osserva nella maggior parte dei casi (nell’ut in pluribus), ma in alcuni pochi (nell’ut in paucioribus) vi può essere eccezione.
        Ad esempio: devo andare in una determinata località e so che per arrivarvi si impiega normalmente mezz’ora di macchina. Per essere sicuro di arrivare in tempo, mettendo in conto eventuali imprevisti, parto un’ora prima o anche più.
        Ma per strada c’è stato un pauroso incidente, per cui tutto il traffico è bloccato per ore e ore.
        In questo caso, se uno arriva in ritardo, non può essere accusato di negligenza, perché non poteva far conto di tutti gli imprevisti possibili e immaginabili. Ha tenuto conto invece degli imprevisti che possono succedere nella normalità dei casi.
        Altro esempio. Uno per telefono dice: certamente sarò lì tra mezz’ora al massimo. Ma poi per strada rimane vittima di un incidente, sicché al luogo di destinazione non arriva più.
        Ebbene, la certezza di arrivare era una certezza morale, quella che si verifica nella maggior parte (nell’ut in pluribus) dei casi. Ma si sa in partenza che in alcuni pochi casi (nell’ut in paucioribus) può esserci un imprevisto tragico.
        Venendo al nostro problema:
        la certezza della salvezza, supposta la volontà di rimanere fedeli al Signore, è una certezza morale, nella speranza di essere fedeli fino alla fine.
        E tuttavia, dal momento che anche chi fa la pratica dei primi nove venerdì del mese rimane libero, può succedere che il libero arbitrio e le passioni possano giocargli dei brutti scherzi.
        Se fosse diversamente, la pratica diverrebbe una pratica superstiziosa.
        Per questo tutti devono rimanere sempre vigilanti, secondo l’ammonimento di San Paolo: “Chi è in piedi, badi di non cadere” (1 Cor 10,12).
        Ricambio volentieri il ricordo nella Santa Messa.
        Ti saluto e ti benedico.
        Padre Angelo”

        http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=246

        “Il significato dei primi nove venerdì del mese
        Quesito

        Caro Padre Angelo,
        Leggo con piacere il sito internet. So che sarà oberato dalle domande ma quando ha un momento libero mi potrebbe spiegare il significato del Primo venerdì del mese?
        La saluto con affetto.
        Federica

        Risposta del sacerdote

        Cara Federica,
        la pratica dei primi nove venerdì del mese è ricavata da quanto ha scritto Santa Margherita Maria Alacoque: “Un giorno di venerdì, nel tempo della santa Comunione, Egli disse queste parole con la sua indegna serva, se ella non s’inganna: Io ti prometto, nella eccessiva misericordia del mio Cuore, che il suo amore onnipotente accorderà a tutti quelli che faranno la santa Comunione per nove primi venerdì del mese, consecutivi, la grazia finale della penitenza; essi non morranno nella mia disgrazia, né senza ricevere i sacramenti, e il mio divin Cuore si farà loro asilo sicuro nell’ultimo momento”.
        La promessa fatta dal Signore mette solo la condizione delle sante Comunione, evidentemente ben fatte, e cioè previa confessione.
        L’oggetto della promessa non è la perseveranza nel bene durante tutta la vita, ma la grazia del pentimento all’estremo della vita. Il Signore promette che queste persone non moriranno prive dei Sacramenti, evidentemente se questi saranno necessari per la loro salvezza eterna.
        Secondo alcuni queste promesse sono fatte più per coloro che vivono in maniera abbastanza tiepida che per le persone fervorose, le quali fanno la Santa Comunione non solo il primo venerdì del mese, ma tutti i giorni.
        In ogni caso, vediamo che anche persone fervorose fanno tale pratica per ravvivare la loro devozione e la loro fiducia nel Cuore di Gesù, vale a dire nel suo amore onnipotente.
        Il giorno di venerdì è in onore della passione e della morte del Signore, che manifestano fino a qual punto il Signore ci ha amato.

        – Il Direttorio su pietà popolare e liturgia del dicastero vaticano per il culto divino e la disciplina dei sacramenti scrive:
        “La pratica dei nove primi venerdì dei mese, che trae origine dalla «grande promessa» fatta da Gesù a santa Margherita Maria Alacoque. In un’epoca in cui la comunione sacramentale era molto rara presso i fedeli, la pratica dei nove primi venerdì del mese contribuì significativamente al ripristino della frequenza ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Nel nostro tempo la devozione dei primi venerdì del mese, se praticata in modo pastoralmente corretto, può recare ancora indubbi frutti spirituali. E necessario tuttavia che i fedeli siano convenientemente istruiti: sul fatto che non si deve riporre in tale pratica una fiducia che rasenta la vana credulità, la quale, in ordine alla salvezza, annulla le insopprimibili esigenze della fede operante e l’impegno di condurre una vita conforme al Vangelo; sul valore assolutamente predominante della domenica, la «festa primordiale», che deve essere caratterizzata dalla piena partecipazione dei fedeli alla celebrazione eucaristica” (n. 171).

        Ti ringrazio per la domanda, ti saluto, ti seguo con la preghiera e ti benedico.
        Padre Angelo”

        http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=4445

        “4. Circa la promessa legata alle orazioni di santa Brigida: posso dire che non si entra in Paradiso semplicemente perché si è fatto un tot di preghiere, ma perché la nostra anima è pulita, senza macchia.
        Se le preghiere di Santa Brigida sono fatte bene, se trasformano la nostra vita, se ci portano a non offendere Dio neanche col peccato veniale, allora sì, ci meritano di entrare in Paradiso senza passare dal Purgatorio.
        Ma se sono recitate meccanicamente, senza lasciare nulla nell’anima, se sono accompagnate da rancore verso il prossimo, dal non santificare la festa o da altri peccati, si può concludere che come si può andare all’inferno anche se qualche volta si è andati a Messa la domenica, così si può andare all’inferno anche se si sono recitate le preghiere di santa Brigida.
        A meno che in virtù di quelle preghiere, recitato un tempo con fervore, Dio accordi all’estremo della vita una grazia straordinaria di pentimento dei propri peccati.”

        http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=4165

        “Recitare la coroncina della Divina Misericordia per un morente perché si salvi gli toglie il libero arbitrio?
        Quesito
        Io ho una domanda sulla coroncina della Divina Misericordia: io premetto che cerco di seguire una vita cattolica, sbaglio anche ma cerco di andare avanti per il meglio che posso. Ho recitato la coroncina. Mi è venuta una curiosità: la coroncina può andare contro alla volontà di una persona? Nel senso: se una persona facesse una vita piena di peccati e volesse persino andare all’Inferno recitare la coroncina le toglie il libero arbitrio? E’ una curiosità che ho perché se così fosse chi fa vita di preghiera se passasse tutto il giorno a recitare la coroncina per una persona, per un’altra… Salverebbe il mondo. O se si dicesse a tutto il mondo che con la recita ci si salva l’anima e si salva l’anima altrui. E’ così che funziona la coroncina?
        Grazie di cuore.
        Dio la benedica.
        Manuela

        Risposta del sacerdote
        Cara Manuela,
        1. recitare una preghiera per una persona perché si converta è come accendere una luce per chi cerca uno spillo al buio.
        Uno potrebbe respingere la luce, ma con la luce riceve un aiuto.
        2. Ugualmente la preghiera esercita una sollecitazione da parte di Dio che ispira la persona per cui si prega, le dà dei segni, cerca di fare sentire una certa attrazione.
        Ma uno rimane sempre libero di rispondere di no.
        3. Bisogna ricordare che quando Dio muove una volontà ad accogliere i suoi doni non muove mai togliendo il libero arbitrio, ma sollecitando ad acconsentire.
        Se togliesse il libero arbitrio, invano l’avrebbe dato all’uomo e questi non sarebbe più soggetto di merito o di demerito.
        4. Attraverso la nostra preghiera insistente che interpone addirittura la preghiera efficacissima di Gesù Cristo, come avviene nei sacramenti e anche nella devozione alla divina misericordia, ci disponiamo come mediatori tra la benevolenza di Dio e le necessità del nostro prossimo.
        Ma questi, col proprio libero arbitrio, può rifiutare anche la forza di una preghiera così potente.
        5. Questo però significa anche un’altra cosa molto bella: poiché Dio muove sollecitando il libero arbitrio, se accettiamo l’azione della sua benevolenza, Dio ascrive a noi il merito dell’accoglienza di questo dono.
        6. C’è da esclamare: come è buono il Signore! Ci ha dato il libero arbitrio e per mezzo di questo dono suo fa sì che i suoi doni diventino anche nostri, perché ad essi abbiamo corrisposto.
        Ti assicuro un ricordo nella preghiera e ti benedico.
        Padre Angelo”

        1. Non vedo dove le risposte di Bellon negherebbero quanto ho scritto.

          Ad esempio, sulle orazioni di Santa Brigida ha detto quanto ho detto io, concludendo con

          “anche se qualche volta si è andati a Messa la domenica, così si può andare all’inferno anche se si sono recitate le preghiere di santa Brigida.
          A MENO CHE IN VIRTÙ DI QUELLE PREGHIERE, RECITATE UN TEMPO CON FERVORE, DIO ACCORDI ALL’ESTREMO DELLA VITA UNA GRAZIA STRAORDINARIA DI PENTIMENTO DEI PROPRI PECCATI.

          Che infatti è proprio una delle promesse legate a quelle orazioni, ovvero “15 giorni prima di morire avrà una perfetta conoscenza di tutti i suoi peccati e ne proverà un amaro pentimento (perfetta contrizione)”.

          Poi è chiaro che, come ha detto anche sulla questione dei nove venerdì del mese, abbiamo solo una certezza morale (non assoluta) soprattutto per via del fatto che quelle orazioni e devozioni non sono dei dogmi, ma sono un qualcosa a cui i fedelio possono anche decidere di non credere.

          Ma come ha fatto notare Padre Bellon stesso la certezza morale (termine che; se ricordi, più sopra avevo usato pure io con Adolfo) implica che è quella che ” si verifica nella maggior parte (nell’ut in pluribus) dei casi. Ma si sa in partenza che in alcuni pochi casi (nell’ut in paucioribus) può esserci un imprevisto tragico.”

          Per esempio se fossro fatte da una persona che non ha nemmeno un minimo, un briciolo di Fede, è probabile che non avrebbero fatto.

          Ma per i cattolici, per chi ha Fede, non credo proprio che sia così, altrimenti Cristo non avrebbe fatto promesse così chiare.

          Insomma, a me pare chiaro che Padre Bellon (giustamente) voglia evitare che chi fa queste pratiche le veda in modo superstizioso, ma sa benissimo anche lui, essendo un domenicano, che se Dio vuole convertire una persona lo farà certamente, con la Sua Grazia efficace, senza violare il libero arbitrio.

          Vedi qui http://www.amicidomenicani.it/leggi_sacerdote.php?id=3014

          Perciò le sue risposte sono condivisibili da un punto di vista pedagogico, ma dal punto di vista teologico sa perfettamente anche lui che il libero arbitrio umano, se coadiuvato dalla Grazia Efficace, sveglierà sempre il Bene.

          Ed è questa la ragione delle promesse di Cristo.

          1. Ho scritto

            “Per esempio se fossro fatte da una persona che non ha nemmeno un minimo, un briciolo di Fede, è probabile che non avrebbero fatto”.

            Volevo scrivere effetto, ovviamente, non “fatto”.

        2. Sceglierà sempre il Bene, non “sveglierà”.

          Ad ogni modo cito proprio le parole di Padre Bellon, che sciolgono ogni equivoco (enfasi mia)

          “Per grazia sufficiente s’intende l’impulso che Dio dà per accogliere la grazia.
          Questa grazia sufficiente la dà a tutti, perché vuole salvare tutti e per tutti Cristo è morto sulla croce.
          Tuttavia QUANDO LA GRAZIA SUFFICIENTE È ACCOLTA, VIENE ACCOLTA PER UN’ULTERIORE GRAZIA PER LA QUALE DIO AIUTA LA NOSTRA VOLONTÀ AD ACCOGLIERLA.

          Questa ulteriore grazia viene chiamata grazia efficace.
          Con questo s’intende dire che ANCHE IL SI CHE DIAMO ALLA GRAZIA DI DIO È GRAZIA DI DIO “È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore” (Fil 2,13).

          Per cui la grazia sufficiente, se non è accompagnata dalla grazia efficace, NON È ANCORA SUFFICIENTE A SALVARE, a portare in grazia.
          Si dice sufficiente perché in essa c’è la volontà di Dio di accordarla al singolo, ma il singolo la rifiuta.
          Quando la grazia rimane solo sufficiente è perché viene bloccata dalla cattiva volontà dell’uomo che non la vuole ricevere.

          Se invece questa grazia sufficiente viene accolta lo si deve al fatto che l’uomo non ha messo ostacolo e ha lasciato che la grazia sufficiente diventasse anche efficace.
          Ma, come ho detto precedentemente, L’UOMO NON PUÒ ACCORDARE QUESTO CONSENSO SE NON PER UN’ULTERIORE GRAZIA DI DIO”.

          E siccome la Grazia efficace è chiamata tale proprio perché irresistibile, non nel senso che cancella il libero arbitrio ma nel senso che si assicura che il libero arbitrio scelga il Bene (esattamente come i beati, che non peccano non perché non siano liberi, ma proprio perché, essendo sommamente liberi, scelgono sempre il Bene, visto che la libertà si ha nel Bene, e non nel peccato, come testimonia Cristo stesso che dice “chi commette il peccato è schiavo del peccato”) è quantomeno contraddittorio che Padre Bellon scriva, in merito alla Coroncina, che

          “Attraverso la nostra preghiera insistente che interpone addirittura la preghiera efficacissima di Gesù Cristo, come avviene nei sacramenti e anche nella devozione alla divina misericordia, ci disponiamo come mediatori tra la benevolenza di Dio e le necessità del nostro prossimo.
          Ma questi, col proprio libero arbitrio, può rifiutare anche la forza di una preghiera così potente.”

          Poiché Padre Bellon, essendo domenicano e tomista, sa perfettamente che il rifiuto della Grazia, col proprio libero arbitrio, avviene solo quando Dio usa la misura della Sua Giustizia lasciando la sola Grazia sufficiente perché, al contrario, quando usa la misura della Sua Misericordia, dando la Grazia efficace, il libero arbitrio certamente accoglierà la Grazia”.

          Ma possiamo pensare che Dio usi la misura della Sua Giustizia coi devoti della Coroncina alla divina Misericordia quando ha promesso espressamente che

          “Chiunque reciterà la Coroncina alla Divina Misericordia otterrà tanta misericordia nell’ora della morte – cioè la grazia della conversione e la morte in stato di grazia – ANCHE SE SI TRATTASSE DEL PECCATORE PIÙ INCALLITO e la recita una volta sola….(Quaderni…, II, 122)”

          A mio avviso non è possibile, a meno di non ritenere che la promessa sia falsa, nel senso di mai avvenuta (cosa possibile da credere per un cattolico, visto che le rivelazioni private, per quanto approvate dalla Chiesa e coadiuvate da testimonianze, non obbligano la Fede di alcun cattolico, che potrebbe anche rifiutarle tutte e rimanere perfettamente ortodosso) o che in Dio vi sia contraddizione, e cioè che Dio prima prometta la Grazia della conversione e della morte in stato di Grazia anche al peccatore più incallito, se la recita, per poi invece lasciarlo morire nei suoi peccati.

          Una tale visione è sostenibile solo dai molinisti, che non credono alla Grazia efficace, non è possibile essere tomisti e affermare quanto detto sopra da Padre Bellon, perché è contraddittorio e ciò che è contraddittorio è nulla, è nulla come dire, è dire il nulla.

          Perciò credo che Padre Bellon abbia detto quelle parole a scopo pedagogico, ovvero per evitare che qualcuno possa usare quelle devozioni come paravento (cosa che ho detto ad Adolfo sopra che va evitata, non perché altrimenti la devozione non è efficace, ma perché abbiamo il dovere morale di fare la nostra parte).

          Se così non fosse Padre Bellon dovrebbe spiegare come possa:

          1) credere, in quanto domenicano e tomista, nella Grazia efficace, l’unica che salva;

          2) sapere, in quanto domenicano e tomista, che la Grazia efficace discende unicamente dalla Misericordia di Dio, visto che va oltre la Giustizia (la Grazia sufficiente, che Dio da a tutti per Giustizia);

          3) credere nella rivelazione della divina Misericordia e nella promessa di Cristo, ovvero di ottenere tanta Misericordia nell’ora della morte e la morte in stato di Grazia anche se chi la recitasse fosse il peccatore più incallito.

          Padre Bellon dovrebbe spiegare come può credere tutte queste cose e, al contempo, credere che Dio possa usare la misura della Sua Giustizia lasciando ad un devoto della Divina Misericordia la sola grazia sufficiente (l’unica che viene rigettata, poichè come già detto la Grazia efficace si assicura che il peccatore, pur mantenendo la libertà di fare e scegliere il male, scelga il Bene, per questo è chiamata anche Grazia irresistibile) lasciando quindi che vada in perdizione.

          Come vedi è contraddittorio (visto che è un tomista e non un molinista, per un molinista potrebbe avere senso, visto che per loro non esiste la Grazia infallibilmente efficace ma è solo l’uomo che può renderla efficace e non la Grazia di Dio) perciò ritengo che il discorso di Padre Bellon vada inteso in modo eminentemente pedagogico.

          Non può essere inteso teologicamente perché contraddittorio in se, come ho dimostrato.

    2. @Beatrice

      “Mi ricordo che questa estate, in un paese di montagna, c’era un prete che in ogni omelia citava entusiasticamente Papa Francesco, però andavo lo stesso a messa da lui perché faceva delle belle prediche che mi sono rimaste impresse. Il 15 agosto ha parlato del dogma dell’Assunzione di Maria, in quell’occasione ha raccontato il contesto storico in cui è stato dichiarato il dogma, ha detto che molti teologi stavano spingendosi troppo oltre il consentito, allora Pio XII ha ritenuto opportuno dichiarare il dogma nel 1950 per porre un freno alla spregiudicatezza di alcuni pensatori cattolici. Il prete ha usato un’immagine secondo me molto efficace: ha detto che i dogmi sono simili a quei paletti che si mettono per evitare che il fiume esondi a causa dell’innalzamento delle acque dovuto alla pioggia, i dogmi sono dei limiti che tutti i cattolici devono rispettare per non sfociare nell’eresia, quindi mi spiace ma per ciò che concerne le verità dogmatiche non c’è alcuno spazio di manovra, o si credono o non si credono e se non si credono si è fuori dalla Chiesa cattolica.”

      Ovvio infatti anche l’indissolubilità del matrimonio celebrato sacramentalmente è un dogma, ma per applicare questo principio esistono diversi modi “ortodossi”.

      Sulla verginità di Maria ho semplicemente detto che non so se il dogma includa anche la verginità CARNALE dell’imene post partum, non mi sono mai informato in merito in maniera precisa. So con certezza che il dogma sancisce la verginità di Maria pre-partum ma non so (ignoranza mia, chiedo scusa) se il dogma sancisca con eguale fermezza anche la verginità post partum.

      Se è così allora lo accetto senza esitazioni con Fede teologale, come si deve ai dogmi.

      E aggiungo una cosa, tu scrivi

      “È curioso che dai tuoi discorsi emerga come si possano mettere in discussione, seppur indirettamente attraverso “riforme pastorali”, dogmi irreformabili come l’indissolubilità del matrimonio, la ricezione dell’Eucaristia in stato di grazia, la Presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, la verginità di Maria, mentre assurgi a verità dogmatiche quelle che sono solo semplici ipotesi teologiche. ”

      Questo è falsissimo. Mai ho affermato che possa essere lecita una pastorale che metta, anche solo indirettamente, in discussione l’indissolubilità del matrimonio, il fatto che l’Eucaristia possa essere ricevuta solo se si è in stato di Grazia, la presenza reale di Cristo in corpo, sangue, anima e divinità nell’Eucaristia (ma scherziamo?) o la verginità di Maria.

      Sulla Verginità di Maria ho confessato una mia ignoranza, ovvero che so che il dogma include la verginità ante-partum ma, al contrario, non so se il dogma includa anche la verginità post-partum.

      Se non la include (la verginità post partum) allora c’è spazio di manovra o di discussione, se la include, in tal caso, la verginità di Maria post partum andrebbe accettata con Fede teologale.

      Sono ignorante in merito. La include oppure no?

      E sull’indissolubilità del matrimonio ho scritto decine di commenti proprio per dimostrare come Al non la metta minimamente in discussione, lo stesso dicasi per la ricezione dell’Eucaristia in stato di Grazia, che anzi è proprio la tesi di Al (ovvero che siccome i divorziati risposati possono essere in stato di Grazia nonostante il peccato grave materiale, allora non sia questione dogmatica escluderli sempre dalla Comunione; poiché sul fatto che chi è in peccato mortale non possa accedere all’Eucaristia non c’è dubbio, è de fide).

      1. @Marco
        Ho letto tutta la tua disquisizione sulla teoria della Grazia nel tomismo e nel molinismo, ma purtroppo le mie limitate facoltà intellettive non mi permettono di capire quale delle due ipotesi teologiche sia più convincente. In filosofia non sono mai stata particolarmente ferrata e men che meno sarei in grado di lanciarmi in un dibattito su questioni teologiche così complesse, al limite dell’astruso. Quindi lascio perdere queste cose, anche perché all’atto pratico capire perfettamente come funzionino Grazia e libero arbitrio non mi aiuterebbe di certo a progredire nel mio cammino di fede, per questo motivo, dato che credo in un Dio talmente buono da morire in croce per me, mi fido di Lui e basta, qualunque sia il modo in cui agisce nei confronti delle sue creature affinché siano salvate.

        Mi sono venute, però, alla mente una serie di considerazioni che vorrei condividere con te. Ammettiamo pure che tu abbia ragione: la teoria della Grazia di ispirazione tomista è più convincente. Immaginiamo che le cose stiano veramente come sostieni tu, cioè su alcune persone Dio usa misericordia e dona loro la Grazia efficace affinché siano salvate, mentre su altre mostra la Sua giustizia dando loro solo la Grazia sufficiente, che porta l’uomo a dannarsi per sua colpa essendo stato ferito dal peccato originale in un modo tale per cui è irrimediabilmente spinto verso il male. L’uomo si danna per sua colpa perché resiste alla Grazia sufficiente, mentre quello che si salva lo deve unicamente all’aiuto divino ottenuto tramite la Grazia efficace. Mi sembra di aver capito che questo sia il meccanismo della Grazia per la corrente tomista che si rifà a Banez (se ho capito male correggimi).
        Ora, partendo da queste premesse si deduce che quelli che sicuramente hanno ricevuto la Grazia efficace sono i Santi, di cui sappiamo con certezza che sono in Paradiso. I Santi sono divenuti tali non per meriti propri ma perché Dio ha usato misericordia donando loro la Grazia efficace, questi Santi erano liberi nel loro agire, quindi potevano scegliere il male ma in virtù della Grazia efficace erano spinti a volere fortemente il bene invece del male: la Madonna poteva dire di no all’angelo Gabriele, ma essendo piena di Grazia (cioè piena di Grazia efficace) non avrebbe mai voluto farlo, era spinta dalla Grazia a voler dire di sì con tutte le sue forze. Erode, al contrario, quando ordina la strage degli innocenti, lo fa perché resiste all’azione della Grazia sufficiente (che quindi in quel caso non diventa efficace), dal che deduciamo che quell’azione malvagia avviene per colpa di Erode che usa male il suo libero arbitrio perché, essendo stato ferito dal peccato originale, senza la Grazia efficace non può compiere il bene. Noi non sappiamo quale sia stato il destino eterno di Erode, ma sappiamo che se è stato salvato a un certo punto deve per forza aver ricevuto da Dio la Grazia efficace che lo avrebbe portato a pentirsi sinceramente di quanto fatto e a chiedere perdono. La Chiesa non dà una lista di dannati, non può condannare eternamente nessuno, solo Dio ha l’ultima parola sul destino eterno di un’anima, quindi non sappiamo con certezza cosa sia capitato a Erode, ma, se si è salvato, prima di morire deve per forza essersi pentito della strage da lui ordinata.
        Chi riceve gratuitamente da Dio la Grazia efficace rimane in possesso del libero arbitrio, perché può materialmente compiere il male ma non lo fa per il semplice fatto che la Grazia gli fa desiderare fortemente il bene. Da cosa capiamo se uno possiede o meno la Grazia efficace? Dal fatto che vuole compiere il bene e fa di tutto per riuscirci, desidera compiere la Volontà di Dio che gli viene comunicata attraverso la Grazia. Se uno, al contrario, non ha alcuna remora a compiere il male, se compie atti intrinsecamente cattivi senza il minimo rimorso, se non prova ripulsa per le azioni gravemente peccaminose che infrangono la Legge di Dio, evidentemente non ha ancora ottenuto la Grazia efficace, perché se davvero l’avesse ricevuta dovrebbe essere in grado di riconoscere il male come male e di volgersi al bene (non al bene secondo la mia morale personale, ma al bene per come lo concepisce Dio attraverso la Sua Legge). Se io, nell’infrangere uno qualsiasi dei dieci comandamenti, non provo alcun accenno di rimorso o di pentimento, che si esprime nel desiderio sincero di abbandonare il peccato e cambiare vita, beh la Grazia efficace non è in me, altrimenti Essa mi spingerebbe a desiderare il bene e mi aiuterebbe nel riuscire a compierlo. Quindi chi ha una coscienza incolpevolmente erronea che lo spinge a compiere gravi peccati senza il minimo rimorso è perché non ha ancora ricevuto la Grazia efficace da Dio. Per questo la Chiesa cattolica fa bene a dire a tutti coloro che commettono peccati gravi: “non ingannatevi con false scuse e giustificazioni, voi siete in pericolo, pregate Dio che vi doni la Grazia del pentimento e della conversione”. Al contrario la Chiesa ortodossa e le comunità protestanti prendono in giro i fedeli, facendo loro credere di essere salvi quando in realtà non lo sono. I divorziati risposati, come tutti coloro che compiono peccati gravi protratti, non vengono aiutati se si danno loro false rassicurazioni sul fatto che possiedono la Grazia efficace quando il loro modo di vivere dice esattamente l’opposto. Né li si aiuta spingendoli a commettere sacrilegi, aggiungendo peccato grave a peccato grave. Se li si vuole aiutare veramente bisogna dire loro la verità sui rischi che corrono, perché, se si riconosce la loro situazione di peccato grave protratto, i fedeli della comunità cristiana possono pregare affinchè quei fratelli in difficoltà ricevano la Grazia efficace e si convertano. Se invece si dà loro false rassicurazioni sullo stato della loro anima, in virtù di non meglio specificate attenuanti oggettive, penseranno tutti che non occorra pregare perché essi ricevano la Grazia efficace di cui necessitano.
        Tu hai detto più volte che è più facile ottenere la salvezza per i fedeli delle altre confessioni cristiane, perché non hanno regole rigide come quelle che devono seguire i cattolici soprattutto in fatto di morale sessuale (tra l’altro forse non lo sai, ma non sei obbligato da nessuna legge a restare nella Chiesa cattolica, se la trovi così esigente per i tuoi gusti). Non capisci che non è il rispetto delle regole imposte da una chiesa qualsiasi a salvare un uomo, ma è la Grazia e se si ha la Grazia le leggi di Dio le si vuole seguire di propria iniziativa proprio per l’influsso della Grazia, la quale ci spinge anche al pentimento nel caso in cui trasgrediamo una qualsiasi di tali leggi divine e il pentimento è sincero solo se c’è il proposito di cambiare vita. Tu dici: “se le regole sono meno rigide ci si salva più facilmente”, invece la verità è che più le regole sono permissive e più esse ci ingannano facendoci credere di aver ottenuto la Grazia efficace quando in realtà non è così perché non desideriamo raggiungere il vero bene voluto da Dio per noi.
        Quindi, come vedi, anche la teoria della Grazia della corrente tomista alla fine dimostra che è meglio per i divorziati risposati che siano accompagnati nel modo previsto dalla Familiaris Consortio.

        Volevo aggiungere un’ultima cosa: io ho parlato del molinismo perché tu hai tirato fuori dal nulla questa teoria tomista della Grazia efficace e sufficiente, spacciandola come dottrina cattolica che deve essere creduta come vera da tutti i fedeli, quando si tratta solo di un’ipotesi teologica. Tu hai detto testualmente: “Hai capito? Perciò le cose stanno un po’ diversamente da come la vedono il 99% dei cattolici (compresi molti Vescovi)”. Il 99% dei cattolici non è tenuto a conoscere la teoria tomista della Grazia efficace, perché non fa parte del Magistero infallibile, il quale non si è mai pronunciato definitivamente sulla questione, ma ritiene lecite sia la teoria tomista della Grazia che quella molinista (tra l’altro niente esclude che in futuro entrambe le teorie potrebbero venire superate da una nuova teoria più esaustiva). Ripeto che io non sono in grado di dire quale delle due sia migliore, posso solo dire che io personalmente preferisco quella molinista, ma non la ritengo necessariamente più giusta. La preferisco perché il libero arbitrio spiega e rende tollerabile l’esistenza del male: Dio lascia l’uomo libero di scegliere il male, che quindi è da imputare solo all’uomo e non a Dio. Indebolire il libero arbitrio, per come la vedo io (magari mi sbaglio), porta inevitabilmente a deresponsabilizzare l’uomo delle sue colpe personali. C’è una frase di don Giussani che amo molto e che dice: “Dio ama più la nostra libertà che la nostra salvezza”. Ebbene, una frase del genere diverrebbe incomprensibile se si prendesse per buona la teoria tomista della Grazia. Tu dici che il molinismo ha dei legami con Rahner, io personalmente non ce li vedo, ma ripeto che non ho le competenze per affermare una cosa del genere con certezza. Mai nella vita avrei pensato che in una disputa teologica tra domenicani e gesuiti, avrei parteggiato per i secondi, come mi è accaduto con la disputa sulla Grazia tra tomisti e molinisti. Ammetto di aver sviluppato dei pregiudizi nei confronti dei gesuiti ultimamente, pregiudizi da cui devo assolutamente liberarmi perché è un ordine di tutto rispetto che ha sfornato molti Santi e tanti validissimi ecclesiastici. La scoperta del molinismo mi ha aiutato a rendermi più simpatici i gesuiti, così come l’aver saputo che i membri di quell’ordine sono stati tra i più coraggiosi e zelanti missionari della storia della Chiesa (non so se hai visto che tra poco esce un film su questo, “Silence” di Scorsese). Detto questo, ripeto, non mi interessa più di tanto capire come interagiscano tra loro la Grazia divina e il libero arbitrio, penso sia uno dei misteri insondabili che solo Dio conosce, come la questione della Trinità. Certo si può provare ad indagare su tali questioni con la nostra limitata ragione, ma sempre con la consapevolezza che le risposte certe le conosce solo Dio, noi possiamo solo tentarne qualche debole abbozzo. Cercare di far luce sul rapporto tra Grazia e libero arbitrio attraverso le categorie della filosofia aristotelica mi sembra un po’ come cercare di spiegare il parto verginale della Madonna con i concetti della biologia. Probabilmente conoscerai anche tu la storia di Sant’Agostino (il dottore della Grazia) che sulla spiaggia vede un bambino travasare l’acqua del mare in una buca. All’affermazione del Santo che gli dice come sia impossibile mettere tutto il mare dentro una buca nella sabbia, il bambino risponde: “è quello che cerchi di fare tu: comprendere i misteri di Dio con la tua mente limitata di uomo”.
        Per concludere, ci tengo a sottolineare che è sicuramente giusto non insuperbirsi per il bene che si fa, ma pensare che esso provenga sempre e solo dalla Grazia divina, e non trattare dall’alto in basso chi riteniamo più peccatore di noi sulla base del nostro metro di giudizio, come del resto ci ha insegnato Gesù più e più volte nel Vangelo (altrimenti diventiamo come i farisei).

        1. @Beatrice

          “Mi sono venute, però, alla mente una serie di considerazioni che vorrei condividere con te. Ammettiamo pure che tu abbia ragione: la teoria della Grazia di ispirazione tomista è più convincente. Immaginiamo che le cose stiano veramente come sostieni tu, cioè su alcune persone Dio usa misericordia e dona loro la Grazia efficace affinché siano salvate, mentre su altre mostra la Sua giustizia dando loro solo la Grazia sufficiente, che porta l’uomo a dannarsi per sua colpa essendo stato ferito dal peccato originale in un modo tale per cui è irrimediabilmente spinto verso il male. ”

          Esatto.

          “Mi sono venute, però, alla mente una serie di considerazioni che vorrei condividere con te. Ammettiamo pure che tu abbia ragione: la teoria della Grazia di ispirazione tomista è più convincente. Immaginiamo che le cose stiano veramente come sostieni tu, cioè su alcune persone Dio usa misericordia e dona loro la Grazia efficace affinché siano salvate, mentre su altre mostra la Sua giustizia dando loro solo la Grazia sufficiente, che porta l’uomo a dannarsi per sua colpa essendo stato ferito dal peccato originale in un modo tale per cui è irrimediabilmente spinto verso il male. L’uomo si danna per sua colpa perché resiste alla Grazia sufficiente, mentre quello che si salva lo deve unicamente all’aiuto divino ottenuto tramite la Grazia efficace. Mi sembra di aver capito che questo sia il meccanismo della Grazia per la corrente tomista che si rifà a Banez (se ho capito male correggimi).
          Ora, partendo da queste premesse si deduce che quelli che sicuramente hanno ricevuto la Grazia efficace sono i Santi, di cui sappiamo con certezza che sono in Paradiso. I Santi sono divenuti tali non per meriti propri ma perché Dio ha usato misericordia donando loro la Grazia efficace, questi Santi erano liberi nel loro agire, quindi potevano scegliere il male ma in virtù della Grazia efficace erano spinti a volere fortemente il bene invece del male: la Madonna poteva dire di no all’angelo Gabriele, ma essendo piena di Grazia (cioè piena di Grazia efficace) non avrebbe mai voluto farlo, era spinta dalla Grazia a voler dire di sì con tutte le sue forze. Erode, al contrario, quando ordina la strage degli innocenti, lo fa perché resiste all’azione della Grazia sufficiente (che quindi in quel caso non diventa efficace), dal che deduciamo che quell’azione malvagia avviene per colpa di Erode che usa male il suo libero arbitrio perché, essendo stato ferito dal peccato originale, senza la Grazia efficace non può compiere il bene. Noi non sappiamo quale sia stato il destino eterno di Erode, ma sappiamo che se è stato salvato a un certo punto deve per forza aver ricevuto da Dio la Grazia efficace che lo avrebbe portato a pentirsi sinceramente di quanto fatto e a chiedere perdono. La Chiesa non dà una lista di dannati, non può condannare eternamente nessuno, solo Dio ha l’ultima parola sul destino eterno di un’anima, quindi non sappiamo con certezza cosa sia capitato a Erode, ma, se si è salvato, prima di morire deve per forza essersi pentito della strage da lui ordinata.”

          Esatto. Se Erode ha compiuto quella strage con piena avvertenza e deliberato consenso (cosa assai facile, a meno che non fosse uno psicopatico, visto che tutti sanno istintivamente quanto sia grave l’omicidio) si, deve essersi pentito per forza per essere salvato, pertanto in questo caso non potrebbe salvarsi se Dio non gli desse la Grazia della contrizione.

          Se invece Erode ha commesso quella strage senza piena avvertenza (supponiamo che fosse psicopatico) allora no, perché nonostante l’enormità del delitto non ha commesso colpa mortale.

          Hai capito bene la questione della Grazia efficace ma ci sono altre cose che ti sfuggono.

          Ad esempio questo

          “Chi riceve gratuitamente da Dio la Grazia efficace rimane in possesso del libero arbitrio, perché può materialmente compiere il male ma non lo fa per il semplice fatto che la Grazia gli fa desiderare fortemente il bene. Da cosa capiamo se uno possiede o meno la Grazia efficace? Dal fatto che vuole compiere il bene e fa di tutto per riuscirci, desidera compiere la Volontà di Dio che gli viene comunicata attraverso la Grazia. ”

          Non è così. Prima di tutto perché anche nella Grazia efficace ci sono diverse misure, e i Santi ne sono stracolmi, Maria (la piena di Grazia) più di tutti.

          In secondo luogo perché la Grazia efficace serve per non commettere peccati mortali o, quando li si è commessi, per pentirsene.

          Se si commettono peccati veniali, e ci può essere peccato veniale anche quando si trasgredisce uno dei dieci comandamenti in materia grave ma senza piena avvertenza (ignoranza della norma o, pur conoscendo la norma, coscienza incolpevolmente erronea), non serve la Grazia efficace per pentirsene, perché tali peccati veniali non distruggono la Grazia divina in noi.

          Se così non fosse il 99% degli adolescenti sarebbe in stato continuo di peccato mortale, visto che si masturbano (atto intrinsecamente malvagio e materia grave contro il sesto comandamento).

          “Se uno, al contrario, non ha alcuna remora a compiere il male, se compie atti intrinsecamente cattivi senza il minimo rimorso, se non prova ripulsa per le azioni gravemente peccaminose che infrangono la Legge di Dio, evidentemente non ha ancora ottenuto la Grazia efficace, perché se davvero l’avesse ricevuta dovrebbe essere in grado di riconoscere il male come male e di volgersi al bene (non al bene secondo la mia morale personale, ma al bene per come lo concepisce Dio attraverso la Sua Legge). Se io, nell’infrangere uno qualsiasi dei dieci comandamenti, non provo alcun accenno di rimorso o di pentimento, che si esprime nel desiderio sincero di abbandonare il peccato e cambiare vita, beh la Grazia efficace non è in me, altrimenti Essa mi spingerebbe a desiderare il bene e mi aiuterebbe nel riuscire a compierlo”

          Non è così, poichè la coscienza incolpevolmente erronea, insegna la Chiesa, non rende imputabili dei peccati mortali. La Grazia efficace è necessaria alla salvezza, non al pentimento dei peccati veniali, e si ha peccato veniale anche quando si pecca in materia grave ma senza imputabilità mortale. Ti cito il Catechismo

          “1862 Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso.”

          Ora, il peccato veniale non compromette la salvezza dell’anima, perciò in questo caso non è necessaria la Grazia efficace per pentirsene.

          Per questi peccati c’è il Purgatorio, ma se Dio vuole può donare la Grazia della contrizione perfetta che evita anche quello.

          “Tu hai detto più volte che è più facile ottenere la salvezza per i fedeli delle altre confessioni cristiane, perché non hanno regole rigide come quelle che devono seguire i cattolici soprattutto in fatto di morale sessuale (tra l’altro forse non lo sai, ma non sei obbligato da nessuna legge a restare nella Chiesa cattolica, se la trovi così esigente per i tuoi gusti). ”

          Tu mi scrivi

          Non è proprio così. Ad esempio per i fedeli ortodossi risposati è davvero difficile essere in peccato mortale, perché a loro manca del tutto la piena avvertenza, perciò anche se non vivono in castità è molto più facile che siano in Grazia di un Cattolico.

          Infatti la Chiesa, così risposati cattolici, applica il discernimento (vedi cosa ha detto il Cardinale Vallini) per capire quando ci sia peccato mortale o no, coi risposati ortodossi li ammette tranquillamente alla Confessione e alla Comunione da noi, se vogliono, perché sono in Buona Fede e quindi non possono essere in peccato mortale.

          Perciò è come dico io: un cattolico avrà anche più Grazie ma è molto più facile peccare mortalmente per noi, ecco perché è importante fare tesoro di devozioni come la Coroncina della divina Misericordia e altre trattate sopra.

          Altro esempio: gli islamici. La poligamia è peccato grave, intrinsecamente malvagio. Ma un islamico buono e onesto, che crede che la poligamia sia volontà di Dio, credi che commetta peccato mortale e che debba pentirsene amaramente prima della morte? No, perché la sua coscienza lo scusa certamente, dato che è addirittura convinto che sia volontà di Dio.

          Di certo in Purgatorio raggiungerà la santificazione e quindi capirà che queste cose erano sbagliate, ma rimane il fatto che non commette peccato mortale compiendole, perché gli manca del tutto la piena avvertenza, ovvero sia la comprensione della norma (quella può mancare anche ai cattolici, vedi Vademecum di GPII sulla contraccezione e Al 301 suo risposati, e quando è così c’è coscienza incolpevolmente erronea, che scusa, oppure colpevolmente erronea, che sebbene diminuisca la gravità dei peccati attuali lascia la colpa mortale perché si è fatta colpevolmente ottundere la coscienza; tuttavia tale colpa mortale vien perdonata in Confessione) che la mera conoscenza.

          Perciò non è affatto vero quanto dici.

          La Grazia efficace serve per non compiere peccati mortali o per, quando li si compie, pentirsene prima della morte. Non serve per i peccati veniali.

          Ti cito il Concilio di Trento

          (D. B. 832,826): “Se alcuno dirà che il giustificato senza uno speciale aiuto di Dio può perseverare nella giustizia ricevuta, o con esso non possa, sia scomunicato”

          Questo per quanto riguarda lo stato di Grazia, ovvero il non compiere peccati mortali o, dopo averli compiti, pentirsene.

          Sui peccati veniali (tra i quali anche quelli dei risposati, se vi sono attenuanti), ti cito sempre Trento (D. B. 833): «Se alcuno dirà che l’uomo una volta giustificato non possa più peccare… o al contrario che possa in tutta la sua vita evitare i peccati anche veniali, se non per uno speciale privilegio di Dio, come tiene la Chiesa in riguardo della B. Vergine, sia scomunicato”.

          Perciò come vedi è impossibile non commettere peccati veniali, senza uno speciale privilegio di Dio.

          Al contrario, è sempre possibile non commettere peccati mortali, ti cito sempre Trento Il Conc. di Trento, (D. B. 828): «Se alcuno dirà che i precetti di Dio sono impossibili a osservarsi anche all’uomo giustificato e costituito in grazia sia scomunicato”

          Questo si riferisce ai peccati mortali, giacchè vi sono situazioni dove, se si ha coscienza incolpevolmente erronea e/o attenuanti, la non osservanza di un precetto divino non comporta colpa mortale.

          Infatti quando i risposati si trovano in situazioni senza uscita (ad esempio coi figli, dove non possono permettersi di far fallire il matrimonio imponendo al marito o alla nuova moglie la castità assoluta che spesso fa fallire le coppie giovani, in tal caso non vi è colpa mortale perché non hanno piena libertàHc

          Perciò non c’è motivo di escludere i risposati sempre e comunque, perché se il Confessore discerne che sono in Grazia, essi sono in Grazia.

          Certo, sia che siano in Grazia sia che non lo siano vanno incoraggiati comunque a pregare la Coroncina della Divina Misericordia, nel primo caso per rimanere in Grazia, nel secondo per raggiungerla.

          Cristo ha promesso che chi la prega morirà in Grazia di Dio, ovvero sarà salvo, fosse anche il peccatore più incallito e la recita una volta sola.

          Tale promessa è possibile perché Cristo ha in serbo una Grazia (quella Efficace) che indurisce anche i cuori più induriti, portandoli liberamente a volere il Bene, come hai ben descritto sopra.

          “Volevo aggiungere un’ultima cosa: io ho parlato del molinismo perché tu hai tirato fuori dal nulla questa teoria tomista della Grazia efficace e sufficiente, spacciandola come dottrina cattolica che deve essere creduta come vera da tutti i fedeli, quando si tratta solo di un’ipotesi teologica. Tu hai detto testualmente: “Hai capito? Perciò le cose stanno un po’ diversamente da come la vedono il 99% dei cattolici (compresi molti Vescovi)”. Il 99% dei cattolici non è tenuto a conoscere la teoria tomista della Grazia efficace, perché non fa parte del Magistero infallibile, il quale non si è mai pronunciato definitivamente sulla questione, ma ritiene lecite sia la teoria tomista della Grazia che quella molinista (tra l’altro niente esclude che in futuro entrambe le teorie potrebbero venire superate da una nuova teoria più esaustiva). Ripeto che io non sono in grado di dire quale delle due sia migliore, posso solo dire che io personalmente preferisco quella molinista, ma non la ritengo necessariamente più giusta. La preferisco perché il libero arbitrio spiega e rende tollerabile l’esistenza del male: Dio lascia l’uomo libero di scegliere il male, che quindi è da imputare solo all’uomo e non a Dio. Indebolire il libero arbitrio, per come la vedo io (magari mi sbaglio), porta inevitabilmente a deresponsabilizzare l’uomo delle sue colpe personali. C’è una frase di don Giussani che amo molto e che dice: “Dio ama più la nostra libertà che la nostra salvezza”. Ebbene, una frase del genere diverrebbe incomprensibile se si prendesse per buona la teoria tomista della Grazia.”

          Infatti per me lo è. Ti dico di più: per me sarebbe terrificante pensare che Dio ami di più la mia libertà della mia salvezza, perché io sono decaduto, come tutti gli umani, e se Dio ama di più la mia libertà della mia salvezza il demonio avrebbe partita vinta su di me, e mi dannerei per mia colpa.

          Non è affatto vero che la Grazia efficace deresponsabilizza l’uomo, esattamente come Maria non ha meno merito per essere piena di Grazia.

          Maria è stata amata da Dio da tutta l’eternità in modo singolare e specialissimo, ecco perché fu così piena di Grazia, ma questo non toglie i suoi meriti. Solo, non avrebbe mai avuto tali meriti se Dio non l’avesse amata in modo speciale, preservandola dalla colpa originale.

          È vero che il Magistero non si è mai espresso, ma ha sempre preferito la teoria tomista a quella molinista, prova ne è che San Pio X raccomandò, col modernismo rampante ai suoi tempi, di non allontanarsi dal tomismo.

          Secondo te poteva pensarla così e poi rifiutare una delle tesi più importanti del tomismo? Non credo proprio. Questo non ti obbliga ad abbracciarla, sia chiaro, ma però non è vero che ci deresposabiizza.

          Anzi, come detto Dio offre la Grazia sufficiente a tutti ed è DAVVERO sufficiente in se. Non lo è per noi perché siamo decaduti e quindi la rifiutiamo per nostra colpa, pertanto abbiamo bisogno di una Grazia efficace (quella che Sant’Agostino diceva intenerisse anche i cuori più duri vedi qui http://www.augustinus.it/pensiero/teologo/vpsa_5_05_testo.htm dove il Santo Africano parla della Grazia) che attui la nostra volontà, facendo sì che, pur potendo peccare mortalmente, non lo facciamo, che quando lo facciamo ci pentiamo e che moriamo nella perseveranza finale.

          Pertanto il male nasce proprio dal nostro libero arbitrio, e non da dio, visto che il male è una deficienza, una privazione, visto che, come scrivevo sopra

          “resistere alla grazia sufficiente è un difetto che viene solo da noi, dal nostro libero arbitrio inclinato al male dopo il peccato originale e non dalla deficienza della grazia divina, che sarebbe realmente sufficiente per un uomo non decaduto, mentre non resisterle è un bene, che, ultimamente, viene come causa prima da Dio autore di ogni bene e da noi solo come cause seconde pre-mosse, spinte o “primo-mosse” da Dio. ”

          Perciò il male ha proprio radice è causa nel libero arbitrio umano.

        2. P.s: ho scritto

          “Tale promessa è possibile perché Cristo ha in serbo una Grazia (quella Efficace) che indurisce anche i cuori più induriti, portandoli liberamente a volere il Bene, come hai ben descritto sopra.”

          Ovviamente volevo scrivere che intenerisce anche i cuori più induriti.

          Il principale difetto della teoria molinista per me è che sembra negare surrettiziamente l’onnipotenza divina, oltre che la Sua Misericordia, come ho scritto nel lungo post dove ho confrontato il tomismo col Molinismo.

          L’onnipotenza perché nega che Dio possa dare una Grazia intrinsecamente efficace, che porta l’uomo infallibilmente a pentirsi dei peccati mortali e a morire in Grazia senza violare il libero arbitrio umano (anzi attuando la nostra libertà, come scrivevo sopra).

          La misericordia perché, nella teoria molinista, essa è radicalmente è intrinsecamente condizionale.

          Secondo il Molinismo (e molti cattolici che, oggi, pur non conoscendo il nome di quella teoria, né abbracciano inconsapevolmente i presupposti) insegna che non esiste Misericordia senza pentimento dai peccati mortali.

          Il tomismo, al contrario, insegna che non esiste pentimento dai peccati mortali se Dio, del tutto gratuitamente e senz alcun merito da parte nostra, non ci da la Grazia efficace che attua la nostra libertà volgendola verso il Bene liberamente e infallibilmente.

          Quale delle due, secondo te, rende più onore alla Misericordia divina?

          Il Molinismo insegna un do ut des umano troppo umano, secondo me, ovvero una Misericordia radicalmente condizionale, un Dio che ci ama non incondizionatamente ma in base alle nostre azioni.

          Il tomismo, al contrario, insegna una Misericordia davvero divina, perché precede del tutto i nostri meriti e anzi, non ci sarebbero nemmeno i nostri meriti se la Misericordia divina, pre-muovendo la nostra volontà, non avesse fatto si liberamente e infallibilmente che noi ci pentissimo dal male (sia chiaro: parlo dei peccati mortali, non i peccati materiali, pur gravi) e cercassimo il Bene.

          Solo la teoria tomista, secondo me, rende davvero lode alla Misericordia divina.

          La Misericordia secondo la teoria molinista mi sembra molto “umana”. Infatti anche noi siamo capaci di perdonare chi, di sua iniziativa, ci chiede perdono e agisce secondo i nostra desiderata.

          Sovrumano, anzi divino, è invece amare di amore eterno qualcuno prima ancora che venisse al mondo, colmandolo dei propri doni (ovvero i nostri meriti, Sant’Agostino diceva che quando Dio corona i nostri meriti in realtà corona i suoi doni) e destinandolo alla Gloria eterna solo per amore.

        3. Aggiungo una cosa, Beatrice, al riguardo della frase di Don Giussani secondo la quale “Dio ama più la nostra libertà che la nostra salvezza”.

          Tale frase, oltre ad essere terrificante dal punto di vista della speranza, anche se per alcuni suonerà molto bene a livello emotivo, è una vera e propria enormità a livello razionale, filosofico, e teologico.

          Come scrivevo qui https://www.marcotosatti.com/2016/12/22/maria-non-era-vergine-e-giuseppe-neanche-parola-gesuita-spagnolo-che-dice-la-severa-congregazione-per-i-religiosi/#comment-2996 infatti, la libertà non è un fine in se, ma la facoltà di scegliere i mezzi per raggiungere il fine, più precisamente un mezzo che per gli umani è necessario per raggiungere il fine dei fini, ovvero il Sommo Bene.

          Io scrivevo, infatti

          “la libertà consiste nel voler tendere al fine o al bene. Essa è, quindi, la facoltà o potenza di scegliere i mezzi utili per conseguire il fine. S. Tommaso spiega che “poter fare il male non è l’essenza della libertà; ma ne è una conseguenza in quanto la natura creata è fallibile e defettibile e può errare e fare il male” (De Ver., q. 24, a. 3, ad 2). Quindi poter fare il male è un difetto o deficienza di vera libertà. Questa, pertanto, non può essere un fine e tanto meno il fine ultimo e il sommo bene, poiché è una potenza o capacità di agire liberamente. Ora l’azione o operazione consiste nel tendere verso il fine. Quindi la libertà è capacità, strumento o mezzo atto a cogliere il fine e non è il fine. Perciò, in quanto la libertà è facoltà o potenza, non passa all’azione da sé, ma solo se prima è spinta da un altro che è già in atto.”

          Pertanto la frase di Don Giussani è doppiamente contraddittoria (ovvero insensata) poichè:

          1) se Dio amasse maggiormente la nostra libertà della nostra salvezza significherebbe che, in tal caso, amerebbe di più un mezzo atto a raggiungere il fine che il fine stesso per il quale ci ha creati (ovvero la salvezza che vuole per tutti gli uomini [cfr 1 Tim 2,4] con volontà antecedente, inefficace e condizionale per i reprobi [che si dannano per propria colpa] e con volontà conseguente, assoluta ed efficace per i predestinati alla gloria [ che si salvano per Grazia divina ] ), e questo è irrazionale. Ora, non è possibile che Dio agisca irrazionalmente, infatti anche per la permissione della dannazione dei reprobi c’è un motivo razionale (il mostrare la Sua Giustizia, uno dei Suoi attributi.) mentre invece nell’amare di più un mezzo piuttosto che il fine (come detto la salvezza per noi coincide col raggiungimento del Sommo Bene, che è anche il Sommo Fine per noi, mentre invece la libertà è solo la FACOLTÀ di agire per il male o per il Bene, la facoltà di usare i mezzi per raggiungerlo quindi non un fine) non c’è razionalità;

          2) come detto la nostra libertà tende NATURALMENTE al Bene, infatti fare il male non è l’essenza della libertà, ma una conseguenza della fallibilità della natura umana dopo il primo peccato originale. Fare il male è difetto di libertà. Il nostro libero arbitrio, senza la Grazia efficace, tende al male e lo sceglie liberamente non perché sia la sua natura, ma perché è ferito dal peccato. Al contrario Dio, tramite la Sua Grazia efficace, attua la nostra libertà, non violentandola ma attuandola, portandola al vero compimento, alla sua vera “maturazione”, visto che la libertà è nel compiere il Bene mentre nel compiere il male si estrinseca mancanza di libertà, anzi il peccato mortale è schiavitù (Gesù diceva che “chi compie il peccato è schiavo del peccato” e ha ragione, perché chi compie il peccato mortale e non se ne pente è sotto la potestà/schiavitù di Satana).

          Perciò, essendo che la nostra vera libertà coincide con il Bene e che il Bene coincide con la salvezza, Dio non può amare di più la nostra libertà della nostra salvezza, essendo le due coincidenti.

          E questo non secondo il tomismo, ma secondo il pensiero cattolico in genere.

          Libero arbitrio è la capacità di fare il Bene o fare il male. La libertà si ha nel Bene, nel male si ha privazione sia di libertà che di Bene.

          Ergo la frase di Don Giussani non regge sotto nessun punto di vista, indipendentemente da quale prospettiva la si guardi.

          1. @Marco
            La frase di don Giussani “Dio ama più la nostra libertà che la nostra salvezza” ovviamente era rivolta al popolo cattolico, non ai fini teologi che usano il termine “libertà” in un’accezione diversa rispetto a quella che utilizziamo tutti i giorni nel linguaggio comune. Cosa intendeva dire don Giussani con quella frase? Semplicemente che Dio non vuole degli automi che lo amino perché Lui comanda loro di farlo, ma vuole che gli uomini scelgano liberamente di corrispondere al Suo amore. Immagina di essere un mago onnipotente, in grado di fare tutto ciò che vuoi, e di essere perdutamente innamorato di una donna: tu possiedi il potere per costringerla ad amarti, ma preferisci che sia lei a scegliere liberamente di farlo. Don Giussani sostiene che Dio è disposto a rischiare che un uomo si danni piuttosto che obbligarlo a ricambiare il Suo amore contro la sua volontà. Tutto qui, poi puoi benissimo dissentire, per carità, sei liberissimo di credere che Dio obblighi alcune persone ad amarlo con la Grazia efficace, mentre tutti gli altri che, non si sa bene per quale ragione, non sono stati da Lui predestinati alla salvezza li lascia sprofondare negli abissi del peccato fino alla perdizione. Ciò che mi preme ancora una volta sottolineare è che quelle che tu hai spacciato per verità di fede a cui dovrebbero credere tutti i cattolici sono in realtà semplici ipotesi teologiche di cui si può legittimamente dubitare, a differenza dei dogmi che vanno creduti senza se e senza ma. Te ne sei uscito fuori a sostenere che il 99% dei cattolici non sa come stanno veramente le cose, ma spero concorderai nel sostenere che i semplici fedeli non sono tenuti a conoscere nei dettagli tutte le ipotesi teologiche discusse dagli specialisti nell’ambito della speculazione teologica di altissimo livello.

            «Infatti per me lo è. Ti dico di più: per me sarebbe terrificante pensare che Dio ami di più la mia libertà della mia salvezza, perché io sono decaduto, come tutti gli umani, e se Dio ama di più la mia libertà della mia salvezza il demonio avrebbe partita vinta su di me, e mi dannerei per mia colpa.»

            Questo è esattamente quello che pensava Lutero: l’uomo non è libero di scegliere se serguire Dio o il diavolo, ma sono Dio o il diavolo a prendere possesso della volontà di un uomo (se ti va bene Dio ti dà la Grazia efficace e ti salvi, se ti va male il diavolo ti guida dritto dritto alla perdizione). Cito da un articolo di Ermanno Pavesi su Lutero: «Secondo il Riformatore il peccato originale avrebbe compromesso totalmente le capacità naturali dell’uomo, come la ragione e la volontà, rendendo illusorio il libero arbitrio: la ragione sarebbe “[…] cieca, sorda, stolta, empia e sacrilega di fronte a tutte le parole e le opere di Dio” ed è descritta addirittura come “la più grande prostituta al servizio del diavolo”. La volontà, poi, sarebbe tutt’altro che libera: “[…] è chiaro che tutta la volontà naturale è iniqua e malvagia” e “Ragione e volontà lottano contro Dio, e sono cavalcate e guidate dal diavolo”. L’uomo sarebbe quindi dominato da istinti e passioni, soprattutto dalla concupiscenza. […] Per esemplificare la tesi che la volontà umana non sarebbe libera ma schiava, Lutero si serve di una metafora: “La volontà umana è stata pertanto posta nel mezzo, come una bestia da soma. Se la cavalca Dio, vuole e va dove Dio vuole, come dice il libro dei salmi. ‘Io ero verso di te come una bestia. Ma pure io resto del continuo con te’ [Salmo 73,72 segg.]. Se invece la cavalca Satana, vuole e va dove Satana vuole. E non è nella sua facoltà scegliere o cercarsi uno dei due cavalieri, bensì sono i cavalieri a combattersi l’un l’altro per ottenerla e possederla”. Dominato dalla concupiscenza, di per sé l’uomo perseguirebbe solo il soddisfacimento dei propri istinti e dei propri interessi, e, neanche volendo, potrebbe conoscere ciò che è bene e cercare di perseguirlo. Anzi, chi cerca di vivere virtuosamente sarebbe solo presuntuoso e arrogante, per questo “le più nobili virtù tra i pagani, quanto c’è di meglio tra i filosofi e quanto di più elevato tra gli uomini può certamente essere chiamato e apparire onesto e buono al cospetto del mondo, ma al cospetto di Dio è in realtà carne e schiavo del regno di Satana, vale a dire empio, sacrilego e a tutti gli effetti malvagio”. […] Fin dagli inizi il cristianesimo aveva combattuto concezioni astrologiche che avevano un ruolo dominante nelle religioni antiche, secondo le quali il destino dell’uomo è ”scritto nelle stelle”. Per il cristianesimo, invece, l’uomo è persona, dotato di ragione e di volontà, anche se indebolite dal peccato originale, e quindi responsabile dei propri pensieri e delle proprie azioni, e non uno strumento totalmente in balìa di forze esterne. Anche l’antropologia cristiana riconosce che l’uomo è soggetto a influenze delle quali talvolta non si rende pienamente conto, ma a parte situazioni estreme, come nel caso di gravi malattie psichiche, è sempre responsabile delle sue azioni. La visione di Lutero, invece, è radicale: l’uomo è guidato da forze indipendenti dalla sua volontà.»
            Qui è dove ho preso l’articolo di Pavesi: http://www.vanthuanobservatory.org/notizie-dsc/notizia-dsc.php?lang=it&id=2124

            «Non è affatto vero che la Grazia efficace deresponsabilizza l’uomo, esattamente come Maria non ha meno merito per essere piena di Grazia.
            Maria è stata amata da Dio da tutta l’eternità in modo singolare e specialissimo, ecco perché fu così piena di Grazia, ma questo non toglie i suoi meriti. Solo, non avrebbe mai avuto tali meriti se Dio non l’avesse amata in modo speciale, preservandola dalla colpa originale.»

            Appunto, è proprio questo che mi risulta difficile credere, il fatto che Dio faccia preferenze, ami alcune persone più di altre non si sa bene per quale motivo visto che le ha create tutte Lui. Sicuramente Dio dona ad ogni uomo qualità diverse sia per tipo che per quantità (la parabola dei talenti è chiara su questo) e alla Madonna ha sicuramente donato moltissime virtù come mai prima era successo per nessun altro essere umano (visto che è l’Immacolata concezione), però ognuno poi sarà giudicato sulla base di come ha fatto fruttare con la sua libera volontà ciò che ha ricevuto per Grazia divina (a chi molto è stato dato, molto sarà chiesto). E alla Madonna, lo sappiamo, è stato effettivamente chiesto molto. San Giovanni Paolo II ha detto che “in ogni uomo non c’è nulla di tanto personale e intrasferibile quanto il merito della virtù o la responsabilità della colpa” (Reconciliatio et Paenitentia 16). Tuttavia questa frase non avrebbe senso se crediamo che l’uomo non sia libero di scegliere con la propria volontà tra il bene e il male, perché se fa il bene vuol dire che Dio lo controlla con la Grazia efficace a cui non si può resistere e se fa il male vuol dire che ha ricevuto solo la Grazia sufficiente lasciandolo sotto il dominio del diavolo a causa della ferita inferta dal peccato originale. Si deresponsabilizza per forza un uomo se diciamo che pecca mortalmente perché è in balia del diavolo come saremmo tutti se non avessimo ricevuto la Grazia efficace con cui poter fare il bene. Tu stesso hai detto che senza la Grazia efficace il diavolo avrebbe partita vinta con te, quindi commetteresti peccati mortali fino a giungere alla dannazione e chi ti dice che se Dio non avesse mostrato misericordia su di te a quest’ora non saresti stato tra i miliziani dell’Isis, i quali peccherebbero gravemente non per libera scelta ma perché sotto il potere del diavolo. Per esempio uno potrebbe pensare “magari sarei anch’io come Hitler se non avessi ricevuto da Dio la Grazia efficace”.

            «È vero che il Magistero non si è mai espresso, ma ha sempre preferito la teoria tomista a quella molinista, prova ne è che San Pio X raccomandò, col modernismo rampante ai suoi tempi, di non allontanarsi dal tomismo.
            Secondo te poteva pensarla così e poi rifiutare una delle tesi più importanti del tomismo? Non credo proprio. Questo non ti obbliga ad abbracciarla, sia chiaro, ma però non è vero che ci deresposabilizza.»

            No, il Magistero non si è mai espresso, punto. Quindi su quella particolare questione è ancora possibile discutere e può darsi che in futuro i teologi giungano ad altre ipotesi più convincenti. Il modernismo purtroppo è rampante anche ai nostri giorni, ma i punti in cui entra in contrasto col tomismo non riguardano la questione della Grazia, ma altri aspetti spiegati bene da don Ariel in questo brano di un suo recente articolo:
            «Per questo mi viene da dire che qui non siamo tanto davanti a una colpa morale, quanto piuttosto agli effetti mentali o psicologici di una sistematica e metodologica formazione filosofica e teologica, di cui l’uomo Jorge Mario Bergoglio è chiaramente carente. Si nota infatti la totale mancanza di formazione tomista e l’influsso di una certa tendenza rahneriana. Si nota altresì l’influenza dello storicismo hegeliano, come avviene anche in un Kasper, in un Küng o in un Forte, eredi di un pensare non cattolico di impianto luterano risorto e trascinato dentro la Chiesa dal modernismo. Vi è poi una manifesta antipatia per l’astrazione teoretica, quindi per la metafisica, per la negazione dell’immutabilità divina, Dio che diviene nella storia, la storia come divenire di Dio. Di conseguenza, la sostituzione del concreto all’astratto, per cui l’azione singola e concreta non è applicazione della norma universale, nello spazio della norma, ma creazione soggettiva di una norma concreta al di là di quella universale ed astratta.»
            L’articolo di don Ariel si trova qui: http://isoladipatmos.com/wp-content/uploads/2016/12/pubblicato-13.12.2016-Ariel-S.-Levi-di-Gualdo-QUESTO-PONTIFICATO-RISCHIA-DI-FINIRE-A-FISCHI-IN-PIAZZA.pdf

            «Il principale difetto della teoria molinista per me è che sembra negare surrettiziamente l’onnipotenza divina, oltre che la Sua Misericordia, come ho scritto nel lungo post dove ho confrontato il tomismo col Molinismo.
            L’onnipotenza perché nega che Dio possa dare una Grazia intrinsecamente efficace, che porta l’uomo infallibilmente a pentirsi dei peccati mortali e a morire in Grazia senza violare il libero arbitrio umano (anzi attuando la nostra libertà, come scrivevo sopra).»

            Invece secondo me l’onnipotenza viene negata nella teoria tomista e ti spiego perché. Un verso della Divina Commedia dice: “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole”. Dio è Colui che può tutto ciò che vuole, altrimenti non sarebbe onnipotente. Ora, Dio vuole che tutti gli uomini si salvino, quindi la domanda è: se Dio può tutto ciò che vuole e Dio vuole che tutti si salvino perché non tutti si salvano? L’unica risposta è il libero arbitrio: Dio lascia l’uomo libero di scegliere se corrispondere al Suo amore oppure no.

            «La misericordia perché, nella teoria molinista, essa è radicalmente è intrinsecamente condizionale.
            Secondo il Molinismo (e molti cattolici che, oggi, pur non conoscendo il nome di quella teoria, né abbracciano inconsapevolmente i presupposti) insegna che non esiste Misericordia senza pentimento dai peccati mortali.
            Il tomismo, al contrario, insegna che non esiste pentimento dai peccati mortali se Dio, del tutto gratuitamente e senz alcun merito da parte nostra, non ci da la Grazia efficace che attua la nostra libertà volgendola verso il Bene liberamente e infallibilmente.
            Quale delle due, secondo te, rende più onore alla Misericordia divina?»

            Il “non esiste Misericordia senza pentimento dai peccati mortali” in realtà si applica alla perfezione proprio alla teoria tomista perché se nell’uomo non c’è pentimento vuol dire che non c’è stata nemmeno Misericordia, ma verso di lui Dio ha mostrato la Sua giustizia donandogli solo la Grazia sufficiente che ahimè non porta al pentimento e quindi neppure alla salvezza. Nella teoria tomista la Misericordia divina non prescinde dal pentimento dell’uomo, ma lo causa, per cui non è possibile che Dio abbia mostrato Misericordia verso qualcuno che non è per niente pentito dei suoi gravi peccati, verso questo qualcuno Dio evidentemente ha mostrato solo la Sua giustizia. Secondo tale teoria Dio non sarebbe misericordioso con tutti ma solo con alcuni, i predestinati alla salvezza, a tutti gli altri invece mostrerebbe solo la Sua giustizia non si sa bene sulla base di quali criteri. Quindi la misericordia di Dio sarebbe selettiva, rivolta solo a pochi eletti scelti da Lui per ragioni imperscrutabili, mentre tutti gli altri uomini non potrebbero proprio beneficiare della Sua misericordia ma avrebbero a che fare solo con la Sua giustizia. Se ti piace pensarla così sei liberissimo di farlo, io invece, dato che non sono obbligata dal Magistero a farlo, preferisco pensarla diversamente. Preferisco pensare che Dio doni la Sua misericordia a tutti e non soltanto a pochi eletti investiti dalla Grazia efficace, preferisco pensare che Dio ci ami tutti incondizionatamente, a prescindere dai nostri difetti, e non che ami alcune persone più di altre “colmandole dei propri doni (ovvero i nostri meriti, Sant’Agostino diceva che quando Dio corona i nostri meriti in realtà corona i suoi doni) e destinandole alla Gloria eterna”.
            Un’ultima cosa: tu dai per scontato che sia per forza giusta o la teoria tomista o quella molinista, ma esiste anche una terza alternativa, cioè che siano sbagliate entrambe. Tu credi davvero che la mente umana possa comprendere tutti i misteri che riguardano Dio? Come si può pretendere di riuscire a comprendere con le nostre limitate capacità intellettive un mistero così grande come quello della Grazia divina e del suo rapporto col libero arbitrio? Come già ti dissi una volta, secondo me cercare di spiegare il rapporto tra Grazia e libero arbitrio attraverso le categorie della filosofia aristotelica è un po’ come cercare di spiegare il parto verginale della Madonna con i concetti della biologia. Ti sembrerà strano ma io concordo con quanto ha detto Spadaro di recente: “theology is not mathematics. 2+2 in theology can make 5. Because it has to do with God”. Non tutto ciò che riguarda Dio è comprensibile alla ragione umana e razionalmente spiegabile, esistono misteri troppo grandi su cui si può provare a indagare senza però pretendere di aver capito tutto alla perfezione, perché se bastasse solo la ragione per credere allora non servirebbe più la fede.

          2. # Ti sembrerà strano ma io concordo con quanto ha detto Spadaro di recente: “theology is not mathematics. 2+2 in theology can make 5. Because it has to do with God”.
            Non tutto ciò che riguarda Dio è comprensibile alla ragione umana e razionalmente spiegabile, esistono misteri troppo grandi su cui si può provare a indagare senza però pretendere di aver capito tutto alla perfezione, perché se bastasse solo la ragione per credere allora non servirebbe più la fede#

            Concordo con quanto hai scritto, Beatrice. Però, al di là del fatto che Spadaro porta avanti teorie relativistiche (in contrasto dunque con l’Assoluto, che è Dio), è errata pure la formulazione che lui offre.

            La teologia, infatti, non può prescindere dalla logica umana: è lo studio umano applicato alle cose divine. Per cui, se invece del giusto risultato (quattro), esce fuori un risultato arbitrario (cinque), evidentemente qualcosa, nel processo logico, si è inceppato.

            Infatti: siccome non possiamo conoscere compiutamente Dio, in questa vita… chi ce lo dice, che quel “cinque” è valido?
            Sarebbe potuto essere “otto”, o “tredici”, o un altro numero qualsiasi. Relativismo puro, insomma. Il che non stupisce, considerata la “fonte”.

            Noi, piuttosto, aspettiamoci il “quattro”: e, se non lo otteniamo, prudentemente consideriamo la possibilità che qualcosa, nel nostro ragionamento, sia andato storto.

            Così come, se basta qualche cavillo per “trasformare” un peccato grave in peccato veniale… evidentemente qualcosa non quadra. Se fosse tutto così semplice, per qual motivo Cristo avrebbe affrontato le tremende sofferenze che sappiamo?

            Come hai giustamente ribadito: la Scrittura ci dice che Dio vuole tutti gli uomini salvi. Eppure Gesù nel Vangelo ribadisce chiaramente in vari punti che non tutti si salveranno.
            Evidentemente ciò che fa la differenza è proprio il nostro libero arbitrio, che può accogliere oppure rifiutare la Divina Grazia.

            Tante disquisizioni fatte dai teologi non potranno cambiare la logica del ragionamento di cui sopra.

            Evidentemente la questione “salvifica” non è affatto scontata, come sottolinei tu stessa quando parli della concezione luterana.

            Semmai Spadaro si sarebbe dovuto riferire alla trascendenza in sé: questa sì “al di là” di quanto l’uomo può compiutamente comprendere.

            Però, ripeto: al di là delle rampicate spadariane, è verissimo che il mistero di Dio è comprensibile all’uomo solo in minima parte.

          3. Beatrice, tu dici che io la penso come Lutero, ma questo, oltre che falso, è offensivo.

            Io la penso come San Tommaso D’Aquino e Sant’Agostino, ovviamente non sei obbligata a pensarla così anche tu perché è lecita anche l’altra tesi, ma non darmi del protestante, per piacere.

            Quello che volevo dire è che hai fatto confusione sulla Grazia efficace, che serve a preservare (o a farci pentire) dai peccati mortali, non a evitare i peccati gravi tout court (che dove vi sono attenuanti sono peccati veniali, vedi Catechismo al 1862).

            Sul fatto che il 99% dei cattolici ecc volevo dire che oggi molti cattolici non conoscono nemmeno la teoria tomista, sono per così dire “molinista naturali”.

            La teoria tomista non nega affatto, come faceva Lutero (a cui tu accosti il mio pensiero) il libero arbitrio, infatti per Lutero era DIO che determinava la dannazione, per Sant’Agostino e San Tommaso invece è l’uomo che si danna per propria colpa.

            Solo che, per San Tommaso e Sant’Agostino, senza la Grazia efficace tutti ci danneremmo per nostra colpa, mentre con la Grazi efficace diciamo si liberamente e infallibilmente a Dio, pur mantenendo la posiz ilità di peccare, la libertà ontologica di peccare.

            Io penso, dal momento che Dio è buono e che la Misericordia è il Suo più grande attributo e che con la Grazia efficace può salvare tutti senza violare il libero arbitrio, che la grande maggioranza degli uomini si salvi, ovvero che Dio usi la misura della Misericordia in modo molto più abbondante della misura della Giustizia.

            Poi chi lo sa…

            Ma ad esempio le promesse fatte a Santa Faustina sulla promessa di salvezza anche per il peccatore più incallito se recita la Coroncina o se la si recita per lui davanti al suo capezzale, mi fanno pensare che la Grazia divina che intenerisce anche i cuori più duri, portandoli alla salvezza certa, esista.

            Altrimenti tali promesse non avrebbero senso, non poste in quel modo così deciso e non condizionale.

            Se Cristo non fosse in grado, senza violare il libero arbitrio, di far morire anche il peggiore peccatore nella Sua Grazia e pentito dai peccati mortali non avrebbero proprio senso.

            1) la maggior

  30. @Adolfo
    Concordo con quanto hai detto. In effetti avrei dovuto essere più precisa riguardo alla frase di Spadaro. So che lui la riferiva a questioni che sono già state ampiamente studiate e definite dal Magistero bimillenario della Chiesa e su cui si vorrebbe mettere mano con noticine a piè di pagina senza ulteriori spiegazioni. Cito da un’intervista a Ganswein, di cui condivido il pensiero:
    “Quando un papa vuole cambiare qualcosa nella dottrina, allora deve dirlo con chiarezza, in modo che sia vincolante. Importanti concetti dottrinali non possono essere cambiati da mezze frasi o da qualche nota a piè di pagina formulata in modo generico. La metodologia teologica ha criteri chiari a riguardo. Una legge che non è chiara in se stessa, non può obbligare. Lo stesso vale per la teologia. Le dichiarazioni magisteriali devono essere chiare, affinché siano vincolanti. Dichiarazioni che aprono a diverse interpretazioni sono rischiose… Alcuni vescovi hanno davvero la preoccupazione che l’edificio della dottrina possa subire delle perdite a motivo di un linguaggio non cristallino”.
    Alla stessa conclusione era giunto Muller nella sua interpretazione ufficiale della Amoris Laetitia:
    “Alcuni hanno affermato che la “Amoris laetitia” ha eliminato questa disciplina e ha permesso, almeno in alcuni casi, che i divorziati risposati possano ricevere l’eucaristia senza la necessità di trasformare il loro modo di vita secondo quanto indicato in FC 84, cioè abbandonando la nuova unione o vivendo in essa come fratello e sorella. A questo bisogna rispondere che se la “Amoris laetitia” avesse voluto cancellare una disciplina tanto radicata e di tanta rilevanza l’avrebbe detto con chiarezza e presentando ragioni a sostegno. Invece non vi è alcuna affermazione in questo senso; né il papa mette in dubbio, in nessun momento, gli argomenti presentati dai suoi predecessori, che non si basano sulla colpevolezza soggettiva di questi nostri fratelli, bensì sul loro modo visibile, oggettivo, di vita, contrario alla parole di Cristo.”
    Comunque dalle tue parole ho capito che tu hai capito cosa intendevo dire: esistono misteri troppo grandi su cui avremo risposte certe solo da Dio e su cui i teologi possono solo provare a indagare per ipotesi, come il Dio Uno e Trino, la Resurrezione, la transustanziazione, i miracoli (penso per esempio alla Sindone ma anche alla Tilma della Madonna di Guadalupe che tutt’oggi restano un mistero per gli scenziati con le nostre conoscenze tecnologiche ultra-avanzate). Arriva un punto in cui la ragione umana deve necessariamente fermarsi e a quel punto deve subentrare la fede, ma ho visto che avevi capito quello che intendevo dire.

    1. #Concordo con quanto hai detto. In effetti avrei dovuto essere più precisa riguardo alla frase di Spadaro. So che lui la riferiva a questioni che sono già state ampiamente studiate e definite dal Magistero bimillenario della Chiesa e su cui si vorrebbe mettere mano con noticine a piè di pagina senza ulteriori spiegazioni
      […]
      Arriva un punto in cui la ragione umana deve necessariamente fermarsi e a quel punto deve subentrare la fede, ma ho visto che avevi capito quello che intendevo dire#

      Infatti, cara Beatrice, il problema non è di coloro che, come stiamo facendo noi, cercano di dialogare con pacatezza e sono aperti ai rilievi altrui.

      Il problema nasce nel momento in cui si vuole sovvertire ciò che la Scrittura e la Tradizione ci hanno insegnato. Un processo che è stato portato avanti con sempre più forza, da alcuni decenni in qua.

      E, siccome la Parola di Dio (che è Cristo medesimo) è ben chiara, chi la vuole sovvertire è costretto a rinnegare la logica.

      Per cercare di preservarci da queste derive, siamo per così dire “costretti” a utilizzare un linguaggio ben chiaro, per quanto ci è possibile.

      Non sono stato io, infatti, ad affermare che i figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della Luce.
      Occorre molta prudenza: non solo nei confronti delle possibili occasioni di peccato, ma anche nei confronti di chi, con speciose citazioni ed elucubrazioni, sta di fatto tentando di inserire una dottrina protestantoide all’interno della Chiesa Cattolica.

  31. La Madonna ha detto: Non c’è uomo su questa terra che non abbia bisogno di confessarsi ogni mese. La Madonna ha detto che dobbiamo confessarci almeno una volta al mese !
    Non c’è uomo su questa terra che non abbia bisogno di confessarsi, perché, parlo della mia esperienza, quando ti confessi ti senti proprio puro nel tuo cuore, ti senti come più leggero. Perché quando tu, andando dal sacerdote e chiedendo scusa al Signore, a Gesù, anche per i peccati più lievi, prometti e cerchi di non ripeterli più, allora ricevi il perdono e ti senti puro e leggero. Leggi – http://ocistec-purgatory.weebly.com/confessarsi-ogni-mese-medjugorje.html

    Sono dannata – Testimonianza

    IMPRIMATUR – E Vicariatu Urbis, die 9 aprilis 1952. Aloysius Traglia Archiep. Caesarien. Vicesgerens

    Clara e Annetta, giovanissime, lavoravano in una Ditta commerciale a *** (Germania).
    Non erano legate da profonda amicizia, ma da semplice cortesia. Lavoravano ogni giorno l’una accanto all’altra e non poteva mancare uno scambio di idee. Clara si dichiarava apertamente religiosa e sentiva il dovere d’istruire e richiamare Annetta, quando questa si dimostrava leggera e superficiale in fatto di religione.
    Trascorsero qualche tempo assieme; poi Annetta contrasse matrimonio e si allontanò dalla Ditta. Nell’autunno di quell’anno. Clara trascorreva le vacanze in riva al lago di Garda. Verso la metà di settembre la mamma le mandò dal paese natìo una lettera: «E’ morta Annetta E’ rimasta vittima di un incidente automobilistico. L’ hanno sepolta ieri nel “Waldfriedhof’».
    La notizia spaventò la buona signorina, sapendo che l’amica non era stata tanto religiosa. – Era preparata a presentarsi davanti a Dio? … Morendo all’improvviso, come si sarà trovata ?… –
    L’indomani ascoltò la S. Messa e fece anche la Comunione in suo suffragio, pregando fervorosamente. La notte, dieci minuti dopo la mezzanotte, ebbe luogo la visione. leggi – http://ocistec-purgatory.weebly.com/sono-dannata-testimonianza.html

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