AMORIS LAETITIA. IL MANTRA DEI “DUE TERZI” NON REGGE. E NON DISSIPA LA CONFUSIONE. ANCHE PERCHÈ LA STORIA È DIVERSA…

Marco Tosatti

Dopo Pell, Cordes e diversi vescovi – molti quelli che senza fare dichiarazioni alla stampa indicano nella propria diocesi di seguire quello che afferma il catechismo della Chiesa – anche il cardinale Renato Raffaele Martino prende posizione sulla comunione ai divorziati risposati, l’Amoris Laetita e i “Dubia” avanzati da quattro cardinali al Papa e alla Congregazione della Fede. Lo fa con un’intervista a La Fede Quotidiana, di cui riportiamo qui alcune frasi:

Dubia del quattro cardinali, che cosa ne pensa?

“Che non ci vedo nulla di male. E’ lecito in tema di dottrina rivolgere al Papa un parere ed è anche giusto rispondere”.

Comunione ai divorziati risposati civilmente si può dare?

”No, la dottrina non è cambiata e non cambia. Il matrimonio sacramento è indissolubile. Certamente quel caso per caso di cui parla Amoris Laetitia può prestarsi ad interpretazioni dubbiose, anche se comprendo l’ ottica pastorale seguita”.


Ma in questi giorni da più parti – a cominciare dal Decano della Rota, mons. Pio Vito Pinto, si cerca di sostenere che in realtà l’esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” è il frutto di due Sinodi, e che c’è stata un’approvazione di due terzi ai lavori e alle decisioni del Sinodo.

E di conseguenza non ci dovrebbero essere dubbi o perplessità; e se anche qualcuno li presenta, si sbaglia, va contro i vescovi, la Chiesa e lo Spirito santo, è un dissenziente e così via.

Tutto questo fa parte della campagna per screditare quelli che hanno chiesto chiarimenti al Pontefice; non solo i quattro famosi cardinali (e quelli che hanno espresso, in pubblico o in privato simili posizioni); ma anche i firmatari di appelli, documenti e “Suppliche” filiali perché vedevano in alcune interpretazioni dell’Amoris Laetitia la violazione di un diretto comando evangelico, espresso da Gesù in persona. E cioè: chi vive un rapporto coniugale sneza che il primo sia stato dichiarato nullo commette adulterio. E di conseguenza, per la Chiesa, non può ricevere l’Eucarestia.

Abbiamo parlato nel recente passato di un impasse del Papa. Se risponde direttamente, con un “Sì” o con un “No” ai Dubia o sconfessa la dottrina della Chiesa o sconfessa l’Amoris Laetitia, nelle sue noticine.

Già, perché di noticine si tratta. E queste non le ha mai votate nessuno. Abbiamo chiesto a diverse persone che hanno partecipato al Sinodo, e nessuna di esse ricorda che ci sia mai stato un voto sul testo che apre la possibilità di ricevere la comunione per chi vive un secondo legame, mentre il primo è ancora valido:

[336] Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale, dal momento che il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave. Qui si applica quanto ho affermato in un altro documento: cfr Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44.47: AAS 105 (2013), 1038-1040.

[351] In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (ibid., 47: 1039).

Non solo. Nel primo Sinodo – quello del 2014 – la bozza di Relazione finale conteneva due paragrafi – il 52 e il 53 – in cui parlando del problema, si affermava che alcuni Padri sinodali pensavano che in certi casi si potesse dare la comunione ai divorziati risposati. Né l’uno né l’altro paragrafo ricevettero i due terzi di voti necessari per essere inseriti nella Relazione Finale. Quindi avrebbero dovuto essere esclusi. Un segnale chiaro. Ma il Pontefice con un atto di imperio ha deciso che fossero inseriti nella Relazione, per poter arrivare al Sinodo del 2015.

Dove la questione della comunione ai divorziati risposati è trattata soprattutto nei paragrafi 84, 85 e 86. Questa sì approvata con i due terzi necessari.

Ma in nessuno dei tre paragrafi, dove è ricordata la Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II, si ipotizza che le persone che vivono una seconda unione possano ricevere l’eucarestia.

In conclusione: ci sembra che fare appello alla maggioranza di due terzi su questo punto, viste le forzature commesse nel primo Sinodo, e nella stesura dell’Amoris Laetitia rispetto alla volontà espressa dai Padri Sinodali non sia difendibile. Così come suonano vuote, e un po’ pretestuose le accuse di “dissenso” che non tengono conto della realtà di una Chiesa in cui l’ambiguità di un documento permette ai vescovi – a pochi chilometri di distanza – di scegliere strade diametralmente opposte. Senza che Pietro risponda.



Questo blog è il seguito naturale di San Pietro e Dintorni, presente su “La Stampa”. 

Per chi fosse interessato al lavoro già svolto, ecco il link a San Pietro e Dintorni.


 


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36 commenti su “AMORIS LAETITIA. IL MANTRA DEI “DUE TERZI” NON REGGE. E NON DISSIPA LA CONFUSIONE. ANCHE PERCHÈ LA STORIA È DIVERSA…”

  1. Liquore “Strega”. Quante parole liquorose. Il “caudillos” voleva questo: scannatevi a vicenda che io faccio quello per cui sono stato messo in questo posto.

  2. Invocare i due sínodi a favore della comunione ai divorziati risposati é una buggía che la dice lunga sulla personalitá di questo pontéfice, che fá della ambigüittá la sua mássima di régola. Invocare lo’spírito é un’altra buggía ancora piú grossolana. Uno spírito contro Gesú e le sue chiare parole sul matrimonio indisolúbile e il rifiuto totale del divorzio é impensábile, Dio non puó contradirsi. ¿ Il fine giustífica i mezzi ? Per Bergoglio sembra di sí. ma un pontéfice buggiardo debe andársene.

    1. Salve Echenique,

      Sono due giorni che chiedo a lei e a quelli come lei di mostrare dove e quando sarebbe stata negata l’indissolubilità del matrimonio celebrato validamente e l’illiceità delle nuove nozze e/o delle convivenze.

      Perché se non riuscite a portare parole del Papa in tal senso (ed è garantito che non ci riuscirete, perché in Al è affermata l’indissolubilità matrimoniale e la situazione di peccato grave oggettivo delle nuove nozze) significa che state callunniando il Papa pubblicamente.

      Saluti.

  3. Marco, lei e Bergolio dovreste parlare come Gesù Cristo vi ha ordinato “il vostro parlare sia Si Si No No”. Amoris Laetitia è composta da 260 pagine, pari a 4 volte i 4 Vangeli!!! … e lei caro Marco, quante parole… parole… parole … “il di più viene dal maligno” …

    1. Se si spaventa per le 260 pagine di Amoris Laetitia allora chissà cosa penserebbe se si studiasse la Summa Theologiae. 😉

      A parte gli scherzi, come ho detto semplicemente Al espone al “grande pubblico” delle questioni che, in passato, stavano solo sui manuali per Confessori (vedere Vademecum del ’97, emanato sotto GPII) e nei trattati di teologia morale.

      Le cose non sono mai state “bianco o nero”, semplicemente certe questioni non erano trattate pubblicamente.

  4. caro Marco, queste tue esternazione le ho già lette in altri blog. Se fosse così facile come dici tu…
    Invece non è così come tu vagheggi, perchè non si può rispondere SI’ alla prima domanda senza sconfessare il Magistero della Familiaris consortio.
    e un Magistero che sconfessa e contraddice se’ stesso è uno scandalo!
    Siete tutti , voi teologi fai-da-te , propensi a superare e accantonare con disinvoltura quanto insegnato da San Giovanni Paolo II e che cioè solo se si vive in castità nella seconda unione si può accostarsi all’eucarestia, se invece si vive in concubinaggio si vive in peccato mortale e NON si può accostarsi all’Eucarestia. le circostanze attenuanti non assolvono dal peccato mortale!.
    Quanto stabilito dalla Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II ( che è poi quello sempre insegnato dalla dottrina cattolica) è Magistero, magistero di un papa santo che non è può essere accantonato e contraddetto . il giorno che papa Francesco si azzardasse a contraddire il magistero del suo predecessore sarebbe ipso fatto deposto o passibile di essere deposto! Per questo non fa , non lo può fare!E lo sa benissimo! perchè credi caro Marco che non risponda? proprio perchè non può rispondere come sostieni tu un SI’ a tutti i dubia. E’ stato messo nell’angolo ( molto astutamente devo dire)dai quattro cardinali. Non ha vie d’uscita. O contraddice il suo predecessore o contraddice la nouvelle theologie del card. Kasper e di quelli che lo hanno messo nel posto che occupa ( la Mafia di san Gallo) . Non può fare nessuna delle due mosse. Scacco matto!

    1. “le circostanze attenuanti non assolvono dal peccato mortale!.”

      Questa è una stupidaggine eretica schiettamente contro il Catechismo (che afferma l’esatto contrario) ergo a tutto il resto del panegirico non vale nemmeno la pena rispondere.

      Le circostanze attenuanti possono eccome assolvere dal peccato mortale, che vi è solo quando ricorrono le tre condizioni necessarie. Ciò che le circostanze attenuanti non cambiano è la qualità dell’atto in se e per se, ma l’imputabilità della persona la cambiano eccome.

      Se non le sta bene, Gian Piero, sappia che sta rifiutando la dottrina cattolica irreformabile.

      Per non parlare delle fesseria secondo la quale cambiare la prassi di FC sarebbe eresia. Quella pastorale non è un dogma, qualora non fosse chiaro.

      Su questioni come il sacerdozio femminile, dove esistono pronunciamenti dogmatici, anche Papa Francesco ha confermato che non si può cambiare.

      Peccato, disgraziatamente, Familiaris Consortio non abbia stabilito nessun dogma irreformabile nè pronunciamento definitivo.

      Se non credete a me abbeveratevi dallo stimato teologo Giovanni Cavalcoli http://isoladipatmos.com/i-divorziati-risposati-e-quei-teologi-che-strumentalizzano-la-familiaris-consortio-di-san-giovanni-paolo-ii/

      Perciò quanto ho detto rimane, a meno che qualcuno non sia in grado di contestarlo.

      Piccolo avviso: battere i piedi PRETENDENDO che FC sia dogmatica non è un’argomentazione. Se è dogmatica dimostratelo, se non è dogmatica non potrete dimostrarlo.

    2. E, giusto per rispondere all’idiozia (perché tale è, non sto dicendo che lei sia un idiota, sto dicendo che ha detto una idiozia eretica, perché è un dato di fatto) secondo la quale, cito sue testuali parole, “le circostanze attenuanti non assolvono dal peccato mortale!” La invito a scrivere alla Congregazione per la dottrina della Fede chiedendo che venga rigettato il paragrafo 1860 del Catechismo.

      Li infatti si afferma

      “Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.”

      È ciò è concorde con la dottrina cattolica, che afferma che perché ci sia peccato mortale occorrono materia grave, piena avvertenza e deliberato consenso simultaneamente, e che se manca una sola di queste condizioni il peccato non è mortale nonostante la materia grave.

      Ora, se lei e gli altri neogiansenisti ritenete che basti la materia grave (che nel caso dei divorziati risposati c’è sempre) perché vi sia peccato mortale e che le circostanze attenuanti non possano attenuare la colpa, invito lei e chi la pensa come lei a chiedere a gran voce il rigetto non solo di Amoris Laetitia, ma anche del Catechismo della Chiesa Cattolica, che evidentemente afferma cose eretiche.

      Tutto ciò dopo che sarete riusciti a dimostrare il valore normativo dogmatico e irreformabile di FC 84.

      Fino ad ora di dimostrazioni ne ho viste pochine, in Tal senso, anzi nessuna, ma se potete dimostrare che FC84 è dogmatica e irreformabile allora fatelo.

    3. Ah dimenticavo.

      Dovete assolutamwnte chiedere anche la condanna del Vademecum per Confessori del 1997, che pur trattando di un altro argomento (la contraccezione artificiale) sviluppa gli stessi raggiornamenti di Amoris Laetitia sulla coscienza incolpevolmente erronea e le circostanze attenuanti.
      http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740

      Così in questo modo scopriremo che non solo Papa Francesco, ma anche Papa San Giovanni Paolo II, un Papa santo, era eretico (oltre ovviamente il Catechismo del 1992, sul quale si basano interamente sia il vademecum del 1997 che Amoris Laetitia).

      Va a finire che ci toccherà dare ragione ai sedevacantisti che affermano che dal 1958 la Chiesa Cattolica è “okkupata” da eretici. 😀

      1. Caro Marco,
        quando si argomenta con una vagonata di pagine come hai fatto tu (mi permetto il “tu” perchè sono vecchio), vuol dire che qualcosa non va. Lasciamo perdere “dogmatico o non dogmatico”, “pastorale o dottrina” e viceversa e tutte le altre discussioni che più bizantine di così non si può.
        La semplice realtà, dati alla mano, è questa: Papa Francesco ha voluto sdoganare il divorzio anche per i cattolici. Prima ha promosso una inchiesta in tutto il mondo per avere il polso della situazione. Quando ha capito dalle risposte del maxi questionario che la stragrande maggioranza dei cattolici se ne infischia altamente della dottrina della Chiesa, ha iniziato a rincorrere il loro consenso per meglio pascere tutte le pecorelle del pianeta, temendo che qualche pecorella, di fronte ad uno spiacevolissimo “non possumus” potesse rispondere:”chi se ne frega”, come in realtà già accade.
        Poi, per sicurezza, ha emanato PRIMA del sinodo, il motu proprio che allarga a dismisura le possibilità di annullamento del matrimonio cattolico. Poi ha incaricato Kasper di concimare ben bene il terreno per il Sinodo (primo e secondo). Poi, poichè il testo del documento finale non poteva contenere la parola divorzio, ha scritto la parola proibita in un angolino remoto del documento AL (la famosa, innocua noticina). Infine il sigillo finale: la lettera ai vescovi argentini. Il tutto condito da un mare di ambiguità: ti risparmio le parole del vescovo Forte di Chieti/Vasto, le spiegazioni del card. Schonborn, le prediche di padre Spadaro, ecc.
        Conclusioni: come si dice nel calcio, giochiamo facile che ci capiamo meglio.
        Quindi:
        1) AL, che sia dottrina o no, detta delle linee guida che contrastano con il precedente magistero.
        2) Tuttavia, se togliamo la famosa noterella, AL è un documento bellissimo. Senza tante chiacchiere, è evidente a tutti che la vita presenta infinite situazioni che nessuno di noi può giudicare. Allora lasciamo che lo Spirito soffi come e quando vuole senza pretesa di sostituirci a Lui.
        Ciao Marco e buon Natale.

        1. “La semplice realtà, dati alla mano, è questa: Papa Francesco ha voluto sdoganare il divorzio anche per i cattolici. ”

          Questo è falsissimo, perché se fosse così non avrebbe parlato di “stato di peccato oggettivo” per chi è in nuove nozze.

          “Lasciamo perdere “dogmatico o non dogmatico”, “pastorale o dottrina” e viceversa e tutte le altre discussioni che più bizantine di così non si può.”

          Non sono bizantine nè bizantinismi, è teologia morale la più basica.

          “quando si argomenta con una vagonata di pagine come hai fatto tu (mi permetto il “tu” perchè sono vecchio), vuol dire che qualcosa non va.”

          È vero, ciò che non va è l’ignoranza abissale di alcuni (non mi riferisco a lei) che vengono qui a parlare di eresie o robe del genere senza neanche conoscere il Catechismo, come Gian Piero sopra che afferma che “le circostanze attenuanti non assolvono dal peccato mortale”, dimostrando di non conoscere il Catechismo e la dottrina.

          Di fronte ad una tale ignoranza purtropo occorre scrivere parecchio, anche se, temo, inutilmente.

          “Poi, per sicurezza, ha emanato PRIMA del sinodo, il motu proprio che allarga a dismisura le possibilità di annullamento del matrimonio cattolico. Poi ha incaricato Kasper di concimare ben bene il terreno per il Sinodo (primo e secondo).”

          La proposta Kasper non è stata accettata.

          ” Poi, poichè il testo del documento finale non poteva contenere la parola divorzio, ha scritto la parola proibita in un angolino remoto del documento AL (la famosa, innocua noticina)”

          E in cosa contrasterebbe col Magistero?

          “AL, che sia dottrina o no, detta delle linee guida che contrastano con il precedente magistero.”

          Vede, poi dice che io scrivo tanto. Purtroppo è inutile.

          Che Al introduca delle variazioni rispetto al precedente Magistero è indubbio, ma secondo quale principio la pastorale della Chiesa su certe questioni sarebbe immutabile? È la dottrina ad esserlo, che infatti non è stata cambiata di una virgola, ma decidere come applicarla, se in maniera più o meno rigorosa, è decisione che spetta alla Chiesa e non c’è bisogno di continuità col precedente Magistero, in questo.

          Si ripassi i concetti di sostanza e accidente tomisti. La sostanza è immutabile e non può variare, gli accidenti si che possono, invece.

          Anche perché una discontinuità era già stata portata da San Giovanni Paolo II, quando decise di revocare la scomunica per i divorziati risposati che vigeva nel vecchio diritto canonico.

          “Tuttavia, se togliamo la famosa noterella, AL è un documento bellissimo. Senza tante chiacchiere, è evidente a tutti che la vita presenta infinite situazioni che nessuno di noi può giudicare. Allora lasciamo che lo Spirito soffi come e quando vuole senza pretesa di sostituirci a Lui.”

          Su questo siamo d’accordo, l’importante è non accusare anche lo Spirito Santo di eresia, come sembra vogliano fare alcuni che accusano di eresia pure il Catechismo per andare contro il Papa.

          Buon Natale anche a lei.

          1. L’unica cosa che ha fatto quel Motu Proprio è stato rendere l’annullamento (che non è l’annullamento di un matrimonio valido, ma la constatazione di nullità che tale matrimonio non c’è mai stato) accessibile a tutti, non come una volta dove per fare l’annullamento erano richieste spese impossibili e solo chi aveva i soldi poteva beneficiarne, mentre chi non ne aveva ce l’aveva in quel posto a vita.

          2. Se poi lei, Cosimo de Matteis, ritiene che uno perché ha i soldi possa ottenere l’annullamento mentre chi non li ha debba essere legato a vita da un matrimonio mai esistito allora è inutile che ne parliamo, perché abbiamo due concetti di giustizia assai differenti.

            È facile buttare sulle spalle della gente dei pesi che non si è disposti a muovere manco con un dito.

          3. Marco hai detto bene “È facile buttare sulle spalle della gente dei pesi che non si è disposti a muovere manco con un dito.”
            Infatti il “bisogna accoglierli tutti” insistentemente ripetuto dai nostri pastori, è rivolto a noi non ad altri!
            Con obbligo anche dell’integrazione…
            I papi precedenti, mai hanno parlato in questo modo…

          4. Ovviamente bisogna distinguere tra profughi vero e bisognosi (che vanno accolti senza se e senza ma) e gli altri.

  5. Sicchè, come vedete, il Cardinale di cui sopra dovrebbe ripassarsi il Catechismo e il Magistero della Chiesa, prima di affermare che una risposta di Papa Francesco implicherebbe una sconfessione della dottrina della Chiesa.

    La dottrina non è cambiata nemmeno di uno iota, lo ribadisco.

    E l’ho dimostrato Magistero alla mano, perciò chi vuole contestare ciò che ho scritto deve mostrare dove sbaglio.

  6. Cito dall’articolo

    “Abbiamo parlato nel recente passato di un impasse del Papa. Se risponde direttamente, con un “Sì” o con un “No” ai Dubia o sconfessa la dottrina della Chiesa o sconfessa l’Amoris Laetitia, nelle sue noticine”.

    Ma le risposte si trovano in Al, e sono rispettivamente SI a tutti i Dubia.

    Ovvero

    1. Si chiede se, a seguito di quanto affermato in “Amoris laetitia” nn. 300-305, sia divenuto ora possibile concedere l’assoluzione nel sacramento della Penitenza e quindi ammettere alla Santa Eucaristia una persona che, essendo legata da vincolo matrimoniale valido, convive “more uxorio” con un’altra, senza che siano adempiute le condizioni previste da “Familiaris consortio” n. 84 e poi ribadite da “Reconciliatio et paenitentia” n. 34 e da “Sacramentum caritatis” n. 29. L’espressione “in certi casi” della nota 351 (n. 305) dell’esortazione “Amoris laetitia” può essere applicata a divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”?

    La risposta è SI. Amoris Laetitia ha cambiato queste disposizioni pastorali passate, ovviamente mantenendo fermo il fatto che solo chi è in stato di Grazia possa essere ammesso alla Comunione.

    Ora, i divorziati risposati, se non vogliono smettere di avere rapporti col partner, possono essere assolti? Se il Confessore valuta che vi siano circostanze attenuanti che evitino a queste persone di peccare mortalmente la risposta è SI.

    Volete un esempio? Pronti: ad esempio una donna giovane che è stata lasciata dal marito e si è risposata. Imporle di lasciare il proprio partner o di risolversi a vivere in castità assoluta potrebbe portare alla dissoluzione dell’unione, cosa che la donna non potrebbe permettersi, qualora vi fossero figli di mezzo, senza contare che c’è anche il partner di mezzo, che si presume sia un essere umano con dei sentimenti.

    In questo caso avremmo la fattispecie di cui ha parlato Amoris Laetitia 301, dove si afferma che

    “La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale»[339] o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa.”

    E in questo caso è proprio così, perché quella donna si troverebbe in un buco senza uscita, dove o manda all’aria la nuova unione (con tanti saluti all’educazione dei figli ma in fondo ehi, cari legalisti, chi se ne importa giusto? Dopotutto sono figli di adulteri, figli di serie B 😉 ) per un uomo che tanto non tornerà più, oppure dovrebbe andare all’inferno.

    In questo caso la Chiesa, per il bene di quest’anima, potrà evitare di metterla in un buco senza uscita.

    2. Continua ad essere valido, dopo l’esortazione postsinodale “Amoris laetitia” (cfr. n. 304), l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 79, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, circa l’esistenza di norme morali assolute, valide senza eccezioni, che proibiscono atti intrinsecamente cattivi?

    Chiaramente anche qui la risposta è SI.

    Infatti mai in Amoris Laetitia si afferma che la nuova unione sia lecita. Non a caso Papa Francesco, in Amoris Laetitia paragrafo 305, parla con la massima chiarezza di “situazione OGGETTIVA di peccato”.

    Cito Amoris Laetitia

    305. ” A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa.[351] Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio. Ricordiamo che «un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà».[352] La pastorale concreta dei ministri e delle comunità non può mancare di fare propria questa realtà.”

    Come vedete il Papa afferma chiaramente che i divorziati risposati a fronte di un primo matrimonio valido che vivono more uxorio siano in una situazione OGGETTIVA di peccato. Questo significa che consumare gli atti propri dei coniugi in tale situazione sia una cosa negativa senza se e senza ma, quanto all’oggetto (altrimenti non si parlerebbe di situazione oggettiva di peccato). Nondimeno il Papa, basandosi sul Catechismo, afferma che anche in una situazione oggettiva di peccato possano darsi attenuanti e circostanze concrete che rendano il soggetto, che pur compie un atto secondo la dottrina intrinsecamente malvagio, non imputabile di colpa mortale.

    Ciò è conforme alla dottrina cattolica o è una “novità eretica”?

    Basta leggere il Catechismo al numero 1860 per rispondere
    ” Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.”

    Quindi no, non si tratta di una novità eretica, ma di un qualcosa basato interamente sul Catechismo.

    ” 3. Dopo “Amoris laetitia” n. 301 è ancora possibile affermare che una persona che vive abitualmente in contraddizione con un comandamento della legge di Dio, come ad esempio quello che proibisce l’adulterio (cfr. Mt 19, 3-9), si trova in situazione oggettiva di peccato grave abituale (cfr. Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000)?”

    Assolutamente si, e anche qui per avere risposta a questa domanda era sufficiente leggersi Amoris Laetitia, dove il Papa al paragrafo 305 ricorda che quelle persone sono in una situazione oggettiva di peccato. Più chiaro di così si muore.

    ” 4) Dopo le affermazioni di “Amoris laetitia” n. 302 sulle “circostanze attenuanti la responsabilità morale”, si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 81, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, secondo cui: “le circostanze o le intenzioni non potranno mai trasformare un atto intrinsecamente disonesto per il suo oggetto in un atto soggettivamente onesto o difendibile come scelta”?”

    Anche qui la risposta è indubbiamente si. Infatti il Papa non afferma che un atto intrinsecamente cattivo definito tale dalla dottrina possa essere difeso in se come bene a cui tendere ma afferma altresì che, pur rimanendo l’oggettività dell’atto (negativo) le circostanze possano rendere la persona non imputabile di colpa mortale.

    In altre parole, non esistono situazioni che possano rendere un secondo matrimonio accettabile “in se”, che possano coonestarlo in “in se” (e questa è la ragione per la quale la dottrina cattolica non può accettare l’oikonomia ortodossa), ma esistono circostanze che, pur lasciando inalterata la gravità dell’atto in se, rendono il soggetto che lo compie non pienamente imputabile di colpa grave, e che fanno si che, pur compiendo tale atto, la Grazia di Dio non venga uccisa in lui, e che quindi possa partecipare alla Comunione anche senza mutare vita.

    Naturalmente qui bisogna applicare un attento discernimento, perché se ci possono essere circostanze attenuanti che rendano la colpa soggettiva di un divorziato risposato assente o solo veniale, è altrettanto vero che non in tutti i casi tal circostanze ci sono.

    ” 5) Dopo “Amoris laetitia” n. 303 si deve ritenere ancora valido l’insegnamento dell’enciclica di San Giovanni Paolo II “Veritatis splendor” n. 56, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione della Chiesa, che esclude un’interpretazione creativa del ruolo della coscienza e afferma che la coscienza non è mai autorizzata a legittimare eccezioni alle norme morali assolute che proibiscono azioni intrinsecamente cattive per il loro oggetto?”

    Anche qui la risposta è assolutamente si.

    Tuttavia, oltre a quanto detto sopra sulle circostanze attenuanti (che rendono la persona meno libera di agire bene e quindi non vi è deliberato consenso, una delle tre condizioni necessarie perché vi sia peccato mortale quando si commette un atto malvagio quanto alla materia), la dottrina della Chiesa riconosce l’esistenza della coscienza incolpevolmente erronea.

    Anche nel Vademecum per Confessori del 1997, dove si tratta della problematica della contraccezione, viene ricordato questo principio http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740?refresh_ce

    Principio che viene rispolverato in Amoris Laetitia, dove si afferma

    ” la Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale»”

    Oggi, nella società contemporanea, dove non esiste più un’educazione pervasivamente cristiana come nell’epoca pre industriale, le persone, anche cattoliche, spesso hanno una coscienza deformata da un’educazione famigliare e sociale che cattolica non è stata, e per questo la loro coscienza è diventata come dire “cieca” di fronte a certe insegnamenti sessuali della Chiesa, in una società dominata dal pansessualismo.

    Ergo, sebbene la coscienza non sia autorizzata a legittimare eccezionI alle norme morali assolute, possono darsi casi nei quali la coscienza di un adulto formula un giudizio incolpevolmente erroneo, e in questi casi i confessori sono chiamati a rispettare la coscienza del fedele, pur cercando, col tempo, di farlo progredire verso l’ideale vero.

    Ripeto, tale concetto non è affatto nuovo di Amoris Laetitia, ma è stato già messo in evidenza da San Giovanni Paolo II col vademecum per Confessori del 1997 http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1344740?refresh_ce

    E tale dottrina, manco a dirlo, è anch’essa fondata sul Catechismo ai paragrafi 1859 e 1860 , dove si afferma

    “1859 Perché il peccato sia mortale deve anche essere commesso con piena consapevolezza e pieno consenso. Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell’atto, della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L’ignoranza simulata e la durezza del cuore 117 non diminuiscono il carattere volontario del peccato ma, anzi, lo accrescono.

    1860 L’ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l’imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave.”

    Come vedete, sebbene nel Catechismo si affermi che, normalmente, la coscienza sia avvertita dei principi della legge morale, si ammette anche la possibilità che la coscienza possa essere erronea e ignorante (riguardo al bene) senza colpa del soggetto.

    Infatti quando scrive

    “Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell’atto, della sua opposizione alla Legge di Dio”

    La conoscenza per l’appunto non è solo legata al “sapere che esiste una norma” ma all’interiorizzarla.

    Se per tutte o quasi le coscienze (psicopatici a parte) è facile riconoscere la peccaminosità dell’omicidio volontario, la dottrina sessuale della Chiesa è certamente più problematica, specialmente per individui cresciuti nella società contemporanea.

    Ad esempio, secondo la dottrina irreformabile della Chiesa, anche il bacio alla francese tra fidanzati è peccato mortale, anche “sine periculo pollutionis”.

    Cito infatti Papa Alessandro VII

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    Notiz

    Ecco il testo magisteriale che condanna i baci ..Il testo in questione si trova nella lista delle proposizioni dei “Lassisti” (corrente teologica che, come dice il nome, proponeva norme morali “rilassate”) ed è la proposizione numero 40. Il testo si trova al numero 2060 del Denzinger edizione bilingue, ovvero il testo che contiene tutte le definizioni dogmatiche della Chiesa in tema di fede e morale. Ora le cito il punto in questione, prima in latino (originale) poi nella traduzione a fronte:
    “Est probabilis opinio, quae dicit, esse tantum veniale osculum habitum ob delectationem carnalem et sensibilem, ques ex osculo oritur, excluso periculo consensus ulterioris et pollutionis”
    Traduzione:
    è condannata la sentenza per cui ….”E’ probabile l’opinione che ritiene essere soltanto peccato veniale (n.d.r.: quindi anche per i lassisti si tratta comunque di peccato, anche se solo veniale) il bacio dato per il piacere carnale e sensibile che proviene dal bacio, una volta evitato il pericolo di un coinvolgimento ulteriore….”.

    Tuttavia oggi è ben difficile che la coscienza delle persone possa riconoscere un simile assunto.

    Ora, ho fatto questo esempio estremo per illustrare la problematica di cui parlo quando, in Unione con la Chiesa e la sua dottrina, affermo che possa esistere la coscienza incolpevolmente erronea.

    Se può esistere per il bacio può esistere anche per altri peccati.

    Ciò non rende tali atti leciti in se, ma rende la persona che li compie non imputabile.

    Perciò come vedete è estremamente facile rispondere ai Dubia, Catechismo alla mano la dottrina non è cambiata di uno iota.

    Sicchè, come vedete,

  7. Non ce l’hai un amico luterano? sarebbe interessante anche il suo parere.
    Lo vuoi capire che è un terreno scivoloso quello dell’A.L.
    Chi stabilisce il caso per caso? Ci vorrebbe un confessore solo per tutti i casi, tanto per non finire, come ho detto giorni fa, che a Torino sia concessa mentre a Roma no.

    1. Ovviamente il discernimento spetta al Confessore, e purtroppo ci saranno confessori che eccederanno in lassismo e altri che eccederanno in rigorismo, come va di moda oggi nella Chiesa.

      In ogni caso, ricordiamoci il principio dell’ecclesia supplet.

      Se un sacerdote da un’assoluzione che non avrebbe dovuto dare il penitente, a patto che si sia confessato sinceramente, è assolto.

      Perciò il problema non si pone, l’importante è che chi va a confessarsi sia un buona Fede e non dica menzogne, perché altrimenti la confessione è sacrilega.

      P.s: ho scritto un commento sui Dubia dei cardinali nei quali rispondo catechismo alla mano, è andato in coda di moderazione a causa di un link, ma presto dovrebbe essere pubblicato.

      E che Al sia terreno scivoloso è un’opinione personale che è certamente lecito avere, per me oggi, con la situazione odierna, è più scivoloso è rischioso per le anime il vecchio metodo rigorista.

    2. IN buona Fede, non “un” buona Fede.

      Il concetto dell’ecclesia supplet che ho affermato è anch’esso dottrina cattolica eh, vedere qui http://www.unionecatechisti.it/Catechesi/Lezioni/F_Cat_I/2003_12_13.htm#11 al punto 11.

      Come vedete anche un’assoluzione che non avrebbe dovuto essere data è valida, se il penitente è in buona Fede.

      La colpa in quel caso ricade sul Sacerdote.

      È come se uno va a chiedere la dichiarazione di nullità per il matrimonio e un giudice negligente da la dichiarazione di nullità anche se il matrimonio era valido.

      In questo caso se la persona ha detto tutta la verità può comunque risposarsi senza problemi, perché la colpa dell’annullamento del matrimonio valido ricade sul giudice, e non sul cattolico in questione, che se è stato sincero non ha colpa di tale annullamento illecito.

  8. Sto parlando con un amico cristiano ortodosso, e vi riporto quanto mi ha detto

    “Il mondo Cattolico oscilla da secoli tra interpretazioni soggettivistiche e interpretazioni oggettivistiche. Si sta consumando in tutto ciò. In realtà non va bene né il soggettivismo (faccio quello che mi sento) né l’oggettivismo (devo fare quanto la legge prescrive) ma la gradualità, l’ascensionalità per potersi rivestire di Cristo ed essere trasformati in lui.
    Ecco perché in Oriente quando si parla di “oikonomia” (interpretazione lasca della legge) non si esclude mai l’ “akribeia” (interpretazione rigorosa della legge). Una porta pian piano alla seconda o dovrebbe portare alla seconda. Al contrario, la storia religiosa occidentale è tale per cui si oscilla sempre per opposti: o bianco o nero, o rigoroso o lasco. Tutto questo ha pure creato una “cultura” dove è difficile trovare serenità spirituale perché si finisce per essere idealisti, non realisti.”

    E, guardate un po’, ciò è proprio che scrivevo nei giorni scorsi http://www.marcotosatti.com/2016/12/15/aborto-in-brasile-usano-il-papa-come-testimonial-fanno-credere-a-un-perdono-a-priori/#comment-1925

    Ora, è vero che il concetto di oikonomia ortodossa non può essere accettato da noi cattolici, ma un conto è quello, un conto è l’epikeia tomista (che permea tutta Amoris Laetitia), che ha il grande pregio di:

    1) essere conforme alla dottrina cattolica, al contrario dell’oikonomia ortodossa;

    2) evitare gli opposti idealismi (l’idealismo tradizionalista e l’idealismo modernista, che sono i due errori più diffusi nella Chiesa, e sono due facce della stessa medaglia) in favore del realismo cattolico.

    Come mi ha scritto il mio amico ortodosso e come ho scritto pure io nel commento sopra riportato, purtroppo è difficile per molti mantenere l’equilibrio, perché nel mondo cattolico i fedeli sono stati abituati da secoli al “bianco o nero”, e le questioni morali e di pastorale che hanno SEMPRE fatto parte della Chiesa erano riservate agli addetti ai lavori.

    Equilibrio is the key word. E a mio avviso in Al tale equilibrio c’è, poichè:

    1) NON concede la Comunione a tutti indiscriminatamente;

    2) allo stesso tempo NON impone a tutti le stesse condizioni, perché persone diverse hanno storie diverse e problemi diversi, oltre che una maturazione spirituale diversa, e quindi non possono essere trattate tutte allo stesso modo;

    3) conferma la dottrina dell’indissolubilità matrimoniale e che i divorziati risposati sono in stato di peccato grave oggettivo (cfr Al 305);

    4) nonostante la conferma del punto 3 mette in evidenza che vivere in stato di peccato grave oggettivo non significa che non ci possano essere attenuanti che facciano si che la persona sia in stato di Grazia (cfr Al 301).

    Insomma, a me pare un perfetto connubio di dottrina e pastorale, verità e carità.

    Purtroppo nella Chiesa c’è chi vuole solo dottrina e verità senza pastorale e carità, e questo è l’errore tradizionalista, e all’opposto chi vuole solo pastorale e carità, cambiando addirittura la dottrina.

    A me sembra che Amoris Laetitia eviti mirabilmente questi due gravi errori, che cattolici NON sono, perché basati entrambi su degli idealismi.

  9. che poi, non s’è mai capito quali sarebbero quei “certi casi” della nota 351… a me, quelli per cui mi dispiace di più sono i nostri fratelli divorziati risposati, che vengono sacrificati per le pretese ideologiche del papa.

  10. L’Augusto vescovo di Roma non può’affermare un insegnamento contrario a quello espresso dal Signore in persona,altrimenti decade dall’ufficio di vicario di Cristo;per lo stesso motivo i fedeli non possono ubbidire a chi disobbedisce a Dio.Egli invita i fedeli a scegliere :O con Me o contro di Me;dunque senza alcuna noticina che introduce un’eccezione agli insegnamenti rivelerò,lasciando ragliare il mantra dei due terzi.

  11. “seguire quello che afferma il catechismo della Chiesa”: dovrebbe essere la norma (anzi non dovrebbe: deve) e non dovrebbe esserci neppure la necessità che i Pastori lo dicano.
    Ed invece ci ritroviamo, quasi dall’oggi al domani, a dover “disputare”.
    Appare sempre più profetica -nel senso pieno del termine- la scelta di San Giovanni Paolo II di compendiare in un unico libro il grande tesoro della Dottrina: ed è così che nacque il Catechismo della Chiesa Cattolica.
    Con la piena collaborazione del più grande Teologo del Novecento, l’allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede Joseph Ratzinger, venne realizzato quel Catechismo che senza nessuna enfasi può essere considerato come una salda roccia in tempi di confusione.

    Anche mistici contemporanei -viventi- hanno da tempo predetto che sarà proprio il Catechismo
    ( http://bit.ly/2hGRd4A ) che salvaguarderà la fede e la sana dottrina.

    Con molta semplicità ma anche con decisione: seguiamo il Catechismo e non le errate “aperture” di questo o quel Vescovo.
    La Legge di Dio è immutabile.

    (e per ora non scomodiamo la profezia di don Bosco. Per ora: in futuro comprenderemo pure quella )

  12. Il genetliaco dell Augusto vescovo di Roma è stato salutato con 21 colpi a Salve in tutte le diocesi dell orbe.

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