Benedetta De Vito. Un Libro di Cucina Alieno. Ricette per gli Uomini.

30 Luglio 2022 Pubblicato da

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Benedetta De Vito ci offre questa passeggiata nei ricordi dell’infanzia. Con un occhio al presente, però. Buona lettura.

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Ero molto piccola, forse di sei anni o poco più, una cosetta bionda, con lo sguardo a punta, quando, fuori dal blu, dichiarai solenne, in un’occasione mondana famigliare, che “tanto io in America non ci andrò mai”. Perché lo affermai con tanta sicurezza, al punto da far ridere, anzi sbellicare, chi mi stava intorno, non lo ricordo proprio. L’America, già allora, ancora in boccio, non mi piaceva e sentir che Laura, la mia migliore amica di allora, non vedeva l’ora di partire (essendo tutta la sua famiglia votata all’oltre Atlantico), mi faceva sentir diversa da lei come il giorno dalla notte. “E perché mai?” – mi chiese qualcuno, divertito, e altri ridacchiavano e io risposi: “Non lo so – risposi – so che non metterò mai piede in America”.

E lo dicevo negli anni in cui  il mito americano aveva già iniziato liquefare gli antichi usi e costumi del nostro Paese. Le mamme cominciavano a stufarsi di stare a casa con i loro bambini, volevano uscir la sera, avere la tv, la lavatrice, tutte le cose che le loro mamme non si erano sognate mai. I bambini guardavano carosello, imparando, già da piccolini, a farsi incantare dalla pubblicità. I padri, poi, smettevano pian pianino di portare i pantaloni, lasciando focolari e figli in mano alle consorti. Le famiglie diventavano striminzite: due figli appena, il maschietto e la femminuccia. A me regalarono, ma erano già gli anni Settanta mi pare, la Sunshine family, icona americana per noi bambine, e la famiglia era composta da mamma, papà e un bebè con tutina gialla limone…

Erano gli anni Sessanta e tutto quello che era a stelle e strisce pareva allegro al ritmo di twist e poi di pop e poi di tutto quello che è arrivato dopo da quegli anni lì, che alcuni chiamavano, inconsapevoli del vero significato, ruggenti. Ruggivano quegli anni e il sogno americano era anche ciancicare una cingomma con su il ponte di Brookling nella cartuccella che la avvolgeva. Quando arrivò il Sessantotto e poi gli anni di piombo ero già ragazzina e l’America trionfava ovunque. Io, inamovibile, seguitavo nel mio no ad andarci e infatti non ci sono andata mai né mai ci andrò, anche se, lo penso, l’America è davvero nei suoi paesaggi immensi e struggenti “the beautiful”.

Ma l’America, quella che trasportavano a manate in Italia nei film, nei libri, nei vestiti (allora andavano tanto di moda le camicie americane botton down che si comperavano o al mercato di Latina oppure in Via Sannio…) mi disgustava. C’era nel suo offrire solo il sorriso, la faccia ilare, i muscoli di baywatch, la Barbie (che aveva soppiantato tutti i bambolotti nostrani, Furga, Migliorati, Sebino, che io amavo tantissimo) qualcosa che mi sgomentava. Da mamme dei nostri bambolotti diventavamo schiave del messaggio-Barbie. Dovevamo essere belle come lei, con il gran pettone, la vita stretta, i capelli biondi.

No, in me qualcosa gridava alla rivolta. Sentivo, pur nella inconsapevolezza dell’età verde, in tutto quel rutilante mondo di plastica il fascino indiscreto e viperino della tentazione,  ecco sì, ci doveva essere, nascosta, l’altra faccia, quella impresentabile, quella che, pur non vedendola, avevo sentito, bambina dietro la cortina di fumo denso del mago di Oz. Infatti c’era e ora si è appalesata e si è capito chiaro e tondo, dove puntava la seduzione americana. Aborto, gender, omosessualismo che hanno per denominatore comune la cultura della morte.

Ora l’Italia è America lei pure, poveretta e il Vaticano idem, Basta guardare il logo del Giubileo prossimo venturo che sembra un orrido trenino gay. E mentre penso al giardino mio sardo che ho pulito nei suoi confini nord e sud dove ancora regnava come mi piace dire il “mondo delle spine”, ho visto in quei poveri alberi irrigiditi dalle mortifere liane (che ho strappato) la povera Italia sedotta dal Paese dei balocchi trasformatosi in quel che era, il mondo delle spine. Penso, a che cosa penso? Sì la memoria come una rotativa parte e va lì dove le sembra di trovar qualcosa che somigli all’oggi ed eccomi, qualche tempo fa, parecchio tempo fa, davanti a un telefilm, lui pure americano di fantascienza.

Dai, guardiamolo insieme, in sunto e in corsa. La storia è presto detta. Nel mondo arrivano gli alieni e sono brutti sì ma molto generosi. Agli uomini, poracci, danno macchine che fan tutto, il cibo abbonda, si balla in allegria. Che carini, che dolci! La lingua però resta un mistero e a una dottoressa viene affidato il compito di decifrar la copertina di un loro libro assai importante, mentre a gruppi scelti di umani, come rincitrulliti da tanta grazia, viene regalato un viaggio premio nel pianeta alieno e tutti partono festanti e non tornano più perché, come dicono gli alieni, laggiù si sta troppo bene e perché tornare sulla terra. Il fatto è che, tra chi parte, c’è il marito (mi pare) della dottoressa e proprio mentre lui sta entrando nel portellone della macchina interstellare, lei traduce il titolo del libro: “Ricette per gli uomini”. Ecco i cannibali sono tra noi.

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4 commenti

  • Rosa Rita La Marca ha detto:

    Mi erano mancate le autoproclamazioni di santità delle donnine cattoliche del web-

  • Roberto ha detto:

    Non so…America ed americani mi son sempre piaciuti
    Non certo ho abdicato a mode o proposte culturali e/o ideologiche indegne solo perché provenivano da oltre oceano.
    Anzi l’estrema diversità della genesi delle nostre culture ( America ed Italia) mi ha sempre portato ad esercitare molta cautela nel giudicare o accettare.
    Comunque l’esasperazione dei tratti deteriori della cultura americana spaventa e fa inorridire gli americani stessi.
    C’è molto popolo americano che non approva e non partecipa a quello che noi chiamiamo America

  • FANTASMA DI FLAMBEAU ha detto:

    L’episodio di “Ai confini della realtà” di cui parla è tratto da un racconto che poi ha ispirato anche i Visitors.
    http://www.bibliotecagalattica.com/racconti/servire_l_uomo.html
    Differenze col telefilm: tono umoristico/sarcastico verso l’umana credulità, e aspetto casualmente suino (il polcor doveva ancora venire) dei benefattori galattici. Stesso finale.
    Titolo originale: “To Serve Man”. Semplicemente perfetto per un incontro di Davos.
    O come motto della Bill & Melinda Gates Foundation.

    Ma, come dicono i filosofi del senso comune, bisogna sempre tenere i piedi per terra, distinguere la realtà/tg delle 20:00 dal regno di Freud e dei fact-checker. Perché solo negli incubi più assurdi potrebbero avvenire inversioni del genere. Filantropi che si scopre essere un mix di Hitler, contessa Bathory e demoni evocati da Aleister Crowley. Maltusiani che gestiscono la sanità mondiale. Pedofili con le mani su cervelli e corpi dei bambini. Governanti talmente fantoccio da far sembrare un patriota Vidkun Quisling. Maiali in sembianze umanoidi che si mettono ad allevare gli umani come bestie da macello. Paranoie e incubi.

    Di Overton.
    Prima finestra, “scandalo e orrore” (1973; titolo italiano inquietante, suggestione blasfema ancora a livello subliminale).
    https://it.wikipedia.org/wiki/2022:_i_sopravvissuti
    Seconda finestra, “estremisti da talk” (6 settembre 2019, Enrica Perucchietti; sintetico ma ben scritto e documentato).
    https://revoluzione.unoeditori.com/dalla-svezia-proposta-shock-il-cannibalismo-per-salvare-il-pianeta/
    Terza finestra, “cannibalism is cool” (24 luglio 2022, Rod Dreher via Bazaar; qui e ora).
    https://www.theamericanconservative.com/cannibalism-is-cool/

    Il moto ormai è apprezzabile a vista d’occhio. L’Abisso chiama a gran voce.
    Per imporre l’aborto ci hanno messo decenni di sforzi inauditi, mass media e menzogne (Roe-Wade/Seveso).
    Virus adiuvando, stavolta sono passati dal dire/provocazione al quasi-fare in nemmeno tre anni.
    Fin qui il regno di Freud e dei fact-checker.

    Adesso non resta che darci tutti un grosso pizzicotto.
    Se poi non dovessimo svegliarci, possiamo sempre scegliere tra servire o essere serviti.
    https://www.youtube.com/watch?v=KiuMgC2cH6I

    (A proposito del suo istinto che la tiene lontana dagli Usa, mi sovviene un altro collegamento fantascientifico.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Il_terrore_dalla_sesta_luna_(romanzo)
    In una delle scene iniziali, la gente si mette in fila -e paga pure- per visitare un finto disco volante stile Hollywood, appena messo piede nel quale degli alien-lumaconi si appiccicano alla schiena dei malcapitati e li rendono “puppet” senza coscienza né volontà. Un controllino all’aeroporto a certi giornalisti/giornaliste ex Botteghe Oscure/Mamma Rai che tornano ultra-atlantisti e iper-femministe io lo farei.)

  • Milly ha detto:

    Ilare, amaro e..vero!