La Marcia della Pace e quel Richiamo Inquietante a don Milani.

12 Ottobre 2021 Pubblicato da 19 Commenti

 

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, Americo Mascarucci ci offre questa riflessione – inquietante per certi versi – sulla Marcia della Pace di Perugia…buona lettura.

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La marcia della pace e quel richiamo inquietante a don Milani

Cosa c’è di meglio che iniziare la domenica mattina ascoltando il presidente della Cei Gualtiero Bassetti che porta il saluto alla marcia della pace Perugia – Assisi? O sentire don Luigi Ciotti che nel tessere le lodi dello sbattezzato Aldo Capitini inventore di quella stessa marcia, mette a confronto la piazza di Perugia con quella di sabato a Roma e invoca, manco fosse un Fratoianni qualsiasi, lo scioglimento di tutte le organizzazioni neofasciste?

Non che qualcuno qui intenda giustificare le violenze che si sono viste sabato  nella Capitale, ma non ricordiamo don Ciotti chiedere la chiusura dei centri sociali della sinistra antagonista quando nel corso delle manifestazioni no global aggredivano le forze dell’ordine e  mettevano a ferro e fuoco le città. Anzi, Don Ciotti quei centri sociali li frequenta, sono casa sua, come lo erano per il suo maestro don Andrea Gallo.

Tornando alla marcia della pace è davvero sorprendente come da parte del mondo cattolico progressista, (e Don Ciotti ne è forse l’emblema migliore visto che si è sempre sentito molto più a suo agio con i Radicali alla Pannella, Bonino, Cappato piuttosto che con la Chiesa di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI) vi sia il tentativo di “cristianizzare” un’iniziativa che nacque invece contro la Chiesa. Lo sbattezzato Aldo Capitini, che si definiva post cristiano, considerava la resurrezione di Cristo una leggenda e sosteneva che Gesù fosse un uomo straordinario, eccezionale, dotato di grande virtù ma privo di natura divina, accusava la Chiesa di essere stata complice del fascismo e di sostenere la politica anticomunista dell’Occidente legittimando la contrapposizione in blocchi. Anzi, la marcia della pace rappresentò l’occasione per la sinistra di impadronirsi di San Francesco, svuotarlo di significato religioso e rivestirlo di ideologia politica, condita di pacifismo, ecologismo, ecumenismo; contribuendo così a completare l’opera di deformazione del patrono d’Italia già iniziata con la devastante opera del pastore calvinista Paul Sabatier inauguratore della moderna storiografia francescana.

In più quest’anno il filo conduttore della marcia Perugia-Assisi è stato il celebre motto “I care” coniato da don Lorenzo Milani e che negli ultimi quindici anni è stato preso in prestito dalla sinistra italiana, quella veltroniana prima e quella renziana poi. “Mi importa”, questo era il significato del motto del priore di Barbiana anteposto al “me ne frego” fascista. Ma sebbene quel motto fosse impregnato di nobili intenzioni, il prendersi cura degli altri ha finito per diventare nell’ottica di don Milani, non un motto cristiano, ma ideologico, rivoluzionario, il simbolo di una rinnovata lotta di classe; non partendo però da un principio evangelico, ovvero il riscatto dei poveri, ma la lotta contro la borghesia e i ricchi, considerati la causa e l’origine dei problemi che affliggevano la società. Nella sua scuola di Barbiana non si insegnava il Vangelo ma si leggevano i giornali e si discuteva di politica, perché per don Milani i giovani non dovevano avere una cultura cristiana ma maturare una concezione sociale che li portasse a possedere le armi giuste per combattere contro il sistema borghese.

E’ stato uno scrittore laico come Sebastiano Vassalli, non un cattolico integralista a battersi per tutta la vita contro il modello don Milani, ad evidenziarne i limiti, gli errori, le contraddizioni, arrivando a definire il priore di Barbiana un cattivo maestro, un maestro improvvisato e sbagliato. E Vassalli, da uomo di sinistra, metteva sotto accusa soprattutto la famigerata “Lettera ad una professoressa” che fu un vero e proprio manifesto dell’odio ideologico contro la scuola pubblica italiana che aveva la grave colpa di bocciare chi non sapeva.

Un’opera che nacque dalla rabbia per aver visto bocciare gli alunni di Barbiana che si erano presentati a sostenere gli esami da privatisti e che una disgraziata professoressa aveva avuto la grave colpa di giudicare impreparati. Così quella maestra, con un’operazione che Vassalli giudicò indegna e miserabile fu esposta al pubblico ludibrio e additata come simbolo della scuola classista che promuoveva i ricchi e bocciava i poveri (da qui ebbe origine la logica del sei politico).

Si è cercato di far passare don Milani come “figlio della Chiesa”, operazione questa legittimata da Bergoglio, il primo papa a recarsi sulla tomba del prete e a rivalutarne l’operato, includendolo nella schiera dei profeti inascoltati, anticipatore dei temi (e subito è partita la richiesta di beatificazione per il priore di Barbiana). Un’operazione quella della riabilitazione di don Milani che ha avuto come apripista l’ex arcivescovo di Firenze Silvano Piovanelli, allevato alla scuola del cattolicesimo di sinistra di Giorgio la Pira e infatuato dal progressismo conciliare di Karl Rehner che sin dal giorno del suo insediamento ha fatto di tutto per riportare nell’alveo della Chiesa fiorentina tutte quelle realtà, da Barbiana all’Isolotto che erano state il simbolo del ribellismo cattolico. Sconfessando apertamente l’operato dei suoi predecessori, non soltanto quello dell’ultra conservatore Ermenegildo Florit, ma anche e soprattutto quello del Venerabile Elia dalla Costa che decretò l’esilio di don Milani a Barbiana stanco dei suoi continui atti di ribellione nei confronti dell’Istituzione ecclesiastica. Contravvenendo ai divieti di Dalla Costa infatti don Milani si era schierato apertamente a sostegno della Repubblica ai tempi del referendum costituzionale, aveva criticato pubblicamente la Democrazia Cristiana e prestato il fianco ai comunisti, aizzato gli animi durante le manifestazioni operaie fiorentine. A don Milani che parlò di ingiustizia nei suoi confronti e provò a ribellarsi al provvedimento anche montando artificiosamente proteste in suo favore, Dalla Costa rispose “il generale sono io e i miei soldati devono obbedirmi” offrendo poi involontariamente al prete ribelle il pretesto per coniare un altro motto tipicamente sessantottino: “L’obbedienza non è una virtù”. E che don Milani fosse guardato con poca simpatia anche dai cattolici progressisti è confermato da alcune considerazioni rilasciate dall’ex priore di Bose Enzo Bianchi che ha dovuto ammettere di come, durante gli anni del Concilio, lui ed altri “innovatori” andarono a Barbiana per studiare più da vicino i metodi della comunità, rendendosi conto di come il prete del Mugello fosse assolutamente incapace di offrire spunti al dibattito conciliare in atto, vivendo il Concilio come un fenomeno del tutto inutile, tale era la sua ostilità verso la Chiesa.

Tornando a Capitini e alla marcia della pace, Ernesto Balducci raccontò in un celebre documentario di Rai Storia di come i primi incontri fra lui e l’ideatore della marcia, alla ricerca di un terreno comune sui temi della non violenza, della pace e dell’ecumenismo, furono molto contrastati a causa proprio dell’impossibilità di coniugare la spiritualità laica di Capitini con la fede cattolica che seppur da posizioni moderniste, comunque il sacerdote del Monte Amiata professava. Successivamente il terreno comune fu trovato grazie alla comune battaglia in favore dell’obiezione di coscienza e all’apertura al mondo sancita dal Concilio Vaticano II, con l’avvento della svolta antropologica in teologia di Rahner e del suo cristianesimo anonimo.

Non è certamente un caso se Famiglia Cristiana, house organ della chiesa bergogliana unisca nel nome di don Milani, papa Francesco a Gino Strada, il fondatore di Emergency scomparso questa estate, e cosa ancora più inquietante all’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano condannato a tredici anni di carcere per una sfilza di reati legati alla gestione dell’immigrazione. Scrive il settimanale dei Paolini: “Tante le questioni sul tavolo del mondo, per cui urge contrapporre un I care ai numerosi me ne frego: nelle tante anime della marcia, da sempre eclettica e colorata, inclusiva, in cui sensibilità affini ma diverse cercano, cosa che a volte implica qualche sforzo, una sintesi nel denominatore comune, corrono tanti pensieri: il ricordo di Gino Strada, scomparso appena prima che i talebani si riprendessero l’Afghanistan; la solidarietà all’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, cui molti riconoscono dietro innegabili pasticci le buone intenzioni, raggiunto da una sentenza draconiana; la mano tesa ai ragazzi scesi in piazza da tutto il mondo a Milano per chiedere il rispetto della Madre terra da cui dipende il futuro e dell’umanità, che tanto stava a cuore a Francesco d’Assisi e al Papa che porta il suo nome non per caso e che nel suo nome chiede dal primo giorno una Chiesa povera”.

Avvalorando così la tesi cara a certa sinistra da salotto, ovvero quella secondo cui che in nome della solidarietà e dell’accoglienza si possono violare spudoratamente le leggi come ha fatto Lucano, e che accogliere i migranti può rappresentare un salvacondotto per l’impunità. Il tutto condito di sincretismo bergogliano, con l’ideologia della terra che prende il posto dell’ideologia cristiana e con San Francesco ancora una volta spacciato come testimonial delle moderne ideologie ecologiste e pacifiste, una sorta di Greta Thunberg ante litteram.

Il tutto mente le chiese sono sempre più vuote perché i preti invece di testimoniare il Vangelo preferiscono sfilare nelle manifestazione e rivendicare diritti che di cristiano non hanno nulla. Come don Ciotti per esempio, che ricordiamo presente in tutte le piazze possibili ed immaginabili d’Italia tranne quelle in cui si sono difesi i valori non negoziabili, la tutela della vita umana, il no all’aborto e all’eutanasia, la difesa della famiglia naturale contro l’ideologia gender. Con il motto I care oggi perfetto per imporre il pensiero unico globalista anche nella Chiesa.

 

Americo Mascarucci – giornalista

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19 commenti

  • Simona ha detto:

    Di don Milani ricordo solo l’esaltazione acritica della mia prof di lettere, alle scuole medie, più di 40 anni fa.
    Quando sono stata obbligata a leggere stralci delle sue opere, mi sono profondamente annoiata per lo stile non indimenticabili e per i contenuti sempre dalla parte giusta, il politicamente corretto ante litteram. Ritengo molto gravi altresì le frasi indirizzate all’amico Giorgio Pecorini, che gettano una luce fosca sui suoi rapporti con i ragazzi da lui seguiti e indirizzati.

  • Danilo ha detto:

    Ergo qui desiderat pacem, praeparet bellum
    Amen

  • Danilo ha detto:

    Si vis pacem, para bellum

  • Stefano ha detto:

    Non sono contrario che si manifesti per la pace, ce n’è un certo bisogno… Mi colpisce tuttavia che per quelle marce sia transitata tutta una classe politica di sinistra (dal PCI al PD) che quando è andata al governo ha votato il bombardamento di Belgrado, la distruzione della Libia, le sanzioni alla Siria (già devastata dai gruppi islamisti e dai loro sponsor), la vendita di bombe ai sauditi (per far la guerra allo Yemen). Una riflessione su questo andrebbe fatta.

  • Iginio ha detto:

    Evviva, anche comuni amministrati dal centrodestra festeggiano la cosiddetta Marcia per la Pace:
    https://www.facebook.com/ComuneGioiadelColle/?hc_ref=ARQJsMqhKI2vy7QFzkVC0hcrFWlD_XY0B3ua31dH7Al2xBZ-m4Hf6mTsMSyYZa8yGUk&fref=nf&__tn__=kCH-R
    (il che dimostra il tipo di consapevolezza culturale presente in tanti amministratori della cosiddetta destra, ovvero dimostra l’arte di galleggiare schivando ostacoli).
    Marcia per la Pace che ovviamente viene celebrata anche nelle scuole, come no, voglio vedere che succede se un insegnante osa opporsi…

  • aurora ha detto:

    Mi spiace veder denigrare un segno così trasversale e unificante come la marcia per la Pace. L’impegno per la pace è aconfessionale, in esso si riconoscono tutte le culture religiose.
    Chi semina veleno ne raccoglierà i frutti.
    I vostri commenti trasudano odio e disprezzo, è proprio questo che la marcia della pace vuole fare, è riconciliare l’uomo, perché non si alzi più la mano per uccidere il fratello. Soprattutto in none del dio denaro giustificandolo con teorie pseudo religiose.

    • Americo Mascarucci ha detto:

      Certo, magari seguendo pure I modelli positivi come Mimmo Lucano invitato con tutti gli onori ed osannato come esempio di pace, tanto la legge vale solo per I fessi

    • Iginio ha detto:

      Il problema è che Pace non vuol dire “niente guerra”.

    • Dubbi Ecclesiali ha detto:

      No, non tutte le religioni condividono la stessa idea di pace, magari non faccia come Francesco che non conosce nemmeno la sua-figuriamoci le altre.
      Per esempio, secondo l’Islam la vera pace sarebbe quella del mondo riunito nella Sharia, e questo ideal legittima ogni mezzo applicabile per per seguirla. I Cattolici svilupparono, sbagliando, un concetto di guerra Santa, ma senza alcuna base per farlo. Per i Musulmani il problema non si pone.
      Sarebbe bello un mondo senza faciloneria e ignoranza, quello si

  • Iginio ha detto:

    Inoltre attenzione a esaltare il vescovo che punì don Milani per disobbedienza: è la stessa cosa che fanno i vescovi modernisti di oggi con i preti tradizionalisti, o il papetto con chi va alla messa col vecchio rito. Tutti accusati di disobbedienza. E’ un’arma a doppio taglio ed evidentemente gli eretici di ieri hanno imparato la lezione e la mettono in pratica dopo essersi impadroniti delle gerarchie ecclesiastiche.
    Ecco uno dei motivi per cui non trovo intelligente esaltare personaggi come il mons. Benigni e i suoi accoliti antimodernisti dediti allo spionaggio e alla delazione. Hanno dato un cattivo esempio.

    • Americo Mascarucci ha detto:

      Il venerabile Elia dalla Costa era tutto tranne che un conservatore……don milani era ingovernabile, non era questione di essere conservatori o progressisti e Dalla Costa non glli era affatto ostile visto che gli permise pure di pubblicare Eserienze Pastorali

      • Don Ettore Barbieri ha detto:

        Infatti. In questo senso è illuminante anche la testimonianza di Padre Tito Centi.

        • americo mascarucci ha detto:

          Per altro monsignor Paolo Ristori, segretario personale dell’arcivescovo Ermenegildo Florit e che recentemente è morto di Covid, ha raccontato che il cardinale quando fu informato delle cattive condizioni di salute di don Milani incaricò don Raffaele Bensi di proporgli il ritorno a Firenze in modo da poter stare più vicino alla famiglia. Ma don Milani rifiutò. A don Bensi disse che non voleva lasciare i suoi ragazzi ma è molto più veritiero che preferì restare a Barbiana per continuare ad essere don Milani, cosa che non avrebbe potuto più essere se fosse tornato a Firenze. Questa cosa è stata tenuta nascosta per anni e fu don Bensi stesso a riferirla a Ristori molti anni dopo, proprio perché riteneva ingiusto che si continuasse a rappresentare Florit come persecutore di don Milani

  • Iginio ha detto:

    Beh, però evitiamo di mischiare Giorgio La Pira con questa compagnia di giro. La Pira, per discutibili che fossero certe sue scelte politiche, era una persona seria e di fede. E non era affatto cattocomunista.
    Questi altri sono solo dei ciarlatani o dei confusionari o gente che segue le tendenze del momento. Don Milani, poi, è una truffa vera e propria, soprattutto dopo che se ne sono impadroniti i cattocomunisti quando era ormai morto: la sua era una scuola privata! E poi sono gli odiatori delle scuole private a esaltare don Milani!
    Come anche i francescani che già vent’anni fa erano finiti a sinistra (figuriamoci, poi, col Berlusca riccone cattivone! Non sarà parso vero ai francescani di finire a sinistra per combattere un simile Orco Cattivo!): i pochi tra loro, ormai anziani, che non condividevano queste sbandate finivano a dover polemizzare in continuazione coi confratelli.
    C’è qualcuno di Torino qui? Com’è che diceva il famoso cardinale Pellegrino in quel di Torino? Ah, sì: “Camminare insieme”. E così sono dilagate le scempiaggini. Ma quelle di oggi sono il frutto di quelle di cinquant’anni fa. La colpa ce l’hanno gli attuali vecchietti.

  • acido prussico ha detto:

    San Gallo fecondò la Santa Gallina e la Santa Gallina depose un uovo.
    L’uovo, schiuso, diede alla luce un pulcino con le piume bianche.
    Il pulcino, ben alimentato, divenne presto un Galletto canterino. Penne bianche, bargigli e cresta Rossa.
    Il Galletto -penne bianche, bargigli e cresta Rossa – razzola e ruspa in ogni angolo della fattoria e canta ogni ora: chicchirichí, chicchirichí, chicchirichí…
    Nella Fattoria si odono molti Chicchirichí ma zero Coccodè perché Il Galletto canterino – penne bianche, bargigli e cresta Rossa – è diventato un Cappone. Non si odono Coccodè. Zero uova.
    L’Anziano Padrone della Fattoria – infinitamente sfinito – ha deciso di mandare presto il Giovin Figliuolo per ramazzare la Fattoria degli Animali Infecondi.

  • Januensis ha detto:

    Lei dimentica un dettaglio, dottor Mascarucci : dimentica che un certo don Paolo Farinella, parroco di una Chiesa senza parrocchiani , san Torpete, nel centro storico di Genova o meglio in una piazzetta intitolata a San Giorgio , prima dell’ascesa di Bergoglio al soglio pontificio, aveva scritto un libro . In questo libro veniva eletto un papa che prendeva il nome di Francesco. Bastava quindi che l’eletto prendesse quel nome, senza altri contatti per far sapere ai suoi datori di lavoro lontani che l’operazione era compiuta.
    Non ricordo se il papa di don Farinella fosse legato in qualche modo al figlio di Bernardone.
    Forse no.

    • americo mascarucci ha detto:

      Il papa Francesco di don Farinella doveva richiamarsi al San Francesco deformato , quello che Sabatier ha trasformato in un santino protestante, precursore e ispiratore della riforma protestante. Un papa che nell’ottica del prepe genovese, che come dice lei è senza fedeli ma in compenso ha molti estimatori dalle parti della sinistra antagonista e dei centri sociali, avrebbe dovuto chiudere il Vaticano e riportare la Chiesa alla povertà delle origini. Il fatto che la Chiesa oggi prenda finanziamenti dell’Open Society di Soros attraverso canali molto familiari al pontefice regnante, dovrebbe bastare per dimostrare come la profezia di don Farinella sia stata completamente disattesa

      • Januensis ha detto:

        La parrocchia è senza fedeli, cioè non ha palazzi compresi nella sua giurisdizione. Ma i fedeli di don Farinella ci sono : sono gli ex fucini di 50 anni fa che convergono in Piazza San Giorgio dai più disparati quartieri di Genova. Si incontrano alla Santa Messa domenicale che diventa così per loro una rimpatriata con i vecchi amici.

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