Porfiri. Corpo, Anima e i “Visitors”. La Lezione di Charles Peguy, e di Paolo VI.

5 Agosto 2021 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, il M° Aurelio Porfiri ci porta oggi a riflettere su un fenomeno che ci tocca da vicino, e cioè la prevalenza data al corpo sulla vita spirituale, a quanto sembra anche dalla Chiesa. Buona lettura.

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Una serie televisiva insegna

Ho recentemente visto su una piattaforma streaming la serie televisiva Visitors, rifacimento di una serie degli anni ‘80 e trasmessa fra il 2009 e il 2011. Racconta di una razza aliena che ci visita;  dietro le loro promesse di pace, in realtà vogliono sterminare gli umani per la sopravvivenza della loro razza.

Questa razza aliena, che era in possesso di una tecnologia avanzatissima, ad un certo punto si è trovata di fronte ad un problema che anche loro non sapevano come affrontare: quello dell’anima. Arriveranno a capire che era proprio l’anima che faceva la differenza fra gli umani e loro, ma invano la cercavano nel loro scandagliare tutti i recessi del corpo umano.

Quello che questa serie televisiva può suggerirci è di considerare: quanta importanza noi diamo alla nostra parte spirituale rispetto a quella materiale? L’anima rimane invischiata nei limiti del nostro corpo, come già ci insegnava Platone e come ha ripreso la sapienza cristiana (vedi U. Galimberti, Nuovo Dizionario di Psicologia) mentre per i confuciani cinesi il concetto di anima occidentale è vicino a quello di xin, in quanto l’antropologia tradizionale cinese vede nell’uomo la presenza di due anime, una spirituale e una materiale, la prima al momento della morte si riunisce al numinoso verso l’alto mentre la seconda si riunisce alla terra (vedi U. Bresciani, Dimenticare, ricordare, capire).

Insomma, nel pensiero occidentale ed orientale il concetto di anima ha sempre avuto una importanza capitale ma purtroppo di recente esso è evaporato, anche se in modi diversi e peculiari alle diverse culture. Per l’oriente si è compiuto un processo implicito in quella forma di pensiero nella sua forma orizzontale verso un certo rozzo materialismo, mentre da noi si sono fatti oggetto del nostro principio spirituale elementi della cultura come lo sport, il cinema, i cantanti, deviando dalla direzione alla Verità ultima che abbiamo sempre visto in Dio. Non per altro chiamiamo gli attori o i cantanti famosi, “divi, dive”, denunciando la percepita origine quasi divina della loro opera.

Dio lo abbiamo messo in un lato, mascherato nei mille modi in cui la cultura può celare la Verità per attrarre a dei surrogati della stessa, che in alcuni casi contengono anche un principio della stessa Verità, in altri vi si oppongono. Sembra ad alcuni che la stessa Chiesa negli ultimi decenni, con la pretesa di incontrare l’uomo moderno sembra sia stata “in uscita” ma dimenticando le chiavi di casa (o del regno).

Insomma, forse la Chiesa lo ha incontrato questo benedetto uomo moderno, ma apparentemente senza più nulla da offrirgli. Già, perché il dialogo è possibile solo a livello interiore, non per niente si dice che oggetto della Chiesa è la salus animarum.

Interrogandosi sul Concilio Vaticano II nella sua allocuzione finale, Paolo VI diceva: “Per valutarlo degnamente bisogna ricordare il tempo in cui esso si è compiuto; un tempo, che ognuno riconosce come rivolto alla conquista del regno della terra piuttosto che al regno dei cieli; un tempo, in cui la dimenticanza di Dio si fa abituale e sembra, a torto, suggerita dal progresso scientifico; un tempo, in cui l’atto fondamentale della personalità umana, resa più cosciente di sé e della sua libertà, tende a pronunciarsi per la propria autonomia assoluta, affrancandosi da ogni legge trascendente; un tempo, in cui il laicismo sembra la conseguenza legittima del pensiero moderno e la saggezza ultima dell’ordinamento temporale della società; un tempo, inoltre, nel quale le espressioni dello spirito raggiungono vertici d’irrazionalità e di desolazione; un tempo, infine, che registra anche nelle grandi religioni etniche del mondo turbamenti e decadenze non prima sperimentate”.

Malgrado però questa consapevolezza, sembra però anche la Chiesa sia scivolata in questo culto dell’uomo disanimato, come un corpo fine a se stesso, un atteggiamento che trova quasi un eco in queste parole di papa Montini tratte dalla stessa allocuzione di cui sopra: “La religione del Dio che si è fatto Uomo s’è incontrata con la religione (perché tale è) dell’uomo che si fa Dio. Che cosa è avvenuto? uno scontro, una lotta, un anatema? poteva essere; ma non è avvenuto. L’antica storia del Samaritano è stata il paradigma della spiritualità del Concilio. Una simpatia immensa lo ha tutto pervaso. La scoperta dei bisogni umani (e tanto maggiori sono, quanto più grande si fa il figlio della terra) ha assorbito l’attenzione del nostro Sinodo. Dategli merito di questo almeno, voi umanisti moderni, rinunciatari alla trascendenza delle cose supreme, e riconoscerete il nostro nuovo umanesimo: anche noi, noi più di tutti, siamo i cultori dell’uomo”.

Viviamo in un tempo di grandi sfide spirituali, in cui il nostro essere al mondo ci interroga in modo potente e ci chiama a darci risposte importanti non solo riguardo la nostra salute corporale, messa al centro di tutto dalla recente pandemia, ma soprattutto a quella spirituale, a quanto noi siamo consapevoli di avere un’anima e che essa ci richiede un atteggiamento che si eleva sulla materia.

Charles Péguy diceva: “C’è qualcosa di peggio dell’avere una cattiva anima e anche del farsi una cattiva anima. È avere un’anima bell’e fatta. C’è qualcosa di peggio anche dell’avere un’anima perversa. È avere un’anima abituata. Si sono visti i giochi incredibili della grazia e le grazie incredibili della grazia penetrare in una cattiva anima e anche in un’anima perversa e si è visto salvare ciò che sembrava perduto. Ma non si è visto bagnare ciò che era verniciato, non si è visto attraversare ciò che era impermeabile, non si è visto ammorbidire ciò che era abituato”.

Riconnettiamoci con la nostra anima che si dirige alla Verità, anche al di sopra delle contingenze storiche che frenano l’azione della Chiesa, per ritrovare noi stessi nella propria essenza più autentica e vera.

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Ecco il collegamento per il libro in italiano.

And here is the link to the book in English. 

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1 commento

  • Maria Michela Petti ha detto:

    La chiesa “in uscita” non ha solo dimenticato “le chiavi”, per innocente distrazione. Ha anche dimenticato di chiudere il cancello del recinto, permettendo il libero accesso a bestie feroci e irragionevoli (tali per natura, perché la ragione e il pensiero – come ci ricorda anche Dante – sono propri dell’uomo, dotato per di più di un’anima).
    Per riconnetterci alla nostra anima, penso dovremmo ripartire dal riconoscere i limiti della nostra umanità e riscoprire la verità sul sacro e sulla sacralità della stessa vita, sminuiti se non addirittura privati dei loro caratteri, nella corsa forsennata all’inseguimento di falsi divi e miti.