Benedetta De Vito. Ricorda Un Giorno di Luglio di Otto anni fa…

11 Luglio 2021 Pubblicato da 1 Commento

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, Benedetta De Vito ci manda, dal suo paradiso sardo, un ricordo di otto anni…buona lettura.

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In un giorno di luglio, di qualche estate fa, forse proprio del 2013, all’ombra della bella isola di Tavolara nel suo abito rosa e celeste che si bagna nel mare turchino della Sardegna, parlavo con i piedi tuffati nella calda rena, con un giornalista del Gr Rai che, s’occupava, allora (e ora non più) di Vaticano. Parlavamo, io giornalista senza più giornale e lui forte di Mamma Rai, lo ricordo bene, di Benedetto XVI e di come io lo amassi tanto (e lui così così) e di quanto mi avesse lasciata, nuda di speranza e sola in aridità, il suo addio al Soglio petrino. “Per carità – mi rispose il mio interlocutore quasi salutando con un ciaone alla Renzi il Papa in blue jeans appena eletto – non se ne poteva più di Ildegarda di Bingen!” E con questa esclamazione che mi lasciò attonita e al principio muta, girò le spalle e via da sua moglie che lo chiamava per la cena. Io, dietro di lui, in fiato e sospiro: “Ma guarda che Ildegarda è una santa magnifica e…”: Ma non mi ascoltava più e con un saluto a mano aperta, mi lasciava sulla spiaggia, mentre le prime ombre del tardo pomeriggio mangiavano l’anello di sabbia e conchiglie che aveva visto lui e io bambini, ragazzi e ora genitori. Qualche anno più tardi, lo  incontrai di nuovo (e s’occupava adesso di economia)  e sempre tuffati, pur lontani, nel nostro mare comune. Corse ad abbracciarmi e mi disse: “Avevi ragione tu! Molto meglio Benedetto XVI!”.

E mentre sorrido al ricordo di quell’abbraccio tardivo (che pure mi riempì di gioia) e penso che adesso non potrebbe neppure più abbracciarmi, causa covid, penso più che a Papa Benedetto (che pure amo tanto) alla dolce Ildegarda e alle tante sante e beate che mi paiono inghiottite dall’oblio in questo tempo senza speranza che ci fanno ingoiare, a forza di paura, terrore e incertezza. Tolta la catena d’oro che ci lega, stretti nei grani del rosario, al Signore, umiliata la santa devozione che, se praticata, è più contagiosa anche del coronavirus, abbattuto il ponte levatoio che teneva, anche attraverso la maestà della Comunione dei Santi, la Chiesa nella vera vita, invisibile e radicata nell’Eterna Legge di Dio, anche i santi, le sante, i beati, i servi di Dio, tuti i martiri e i grandissimi Papi, sono stati messi, mi par – e soprattutto dal Pontificato attuale –  in una valigia e riposti a dormire in cantina, come si fa con il vecchio che non serve più. Il Papa in carica non parla quasi mai degli uomini e delle donne che, innamorati di Dio, il Signore amò, infiammandoli di Spirito Santo e che, da lassù, intercedono per noialtri quaggiù. No, preferisce parlare di problemi ambientali, sociali e poco si preoccupa della salvezza delle anime e dei novissimi. Le devozioni popolari, così care al Signore perché rendono i grandi piccoli, sono immalinconite e derelitte, i Santuari vuoti…

Ma non è così! Noi, cattolici, noi Romani, viviamo nella stupenda Comunione dei Santi. Insieme a loro, camminiamo, danzando, nel mondo che cerca di soffocaci nelle sue spire. Nella Comunione dei Santi, in cui crediamo, si respira tra fratelli e sorelle, che confermano nella fede, e tutti, in gloria, cantiamo col cuore acceso d’amore, la gloria del Signore! Sarà che io, per i dieci anni della mia lunga conversione nel fuoco che arde il cuore, ho avuto l’onore e la gioia di aver sempre con me la Beata Elisabetta Canori Mora (come me sposa e madre), sarà che Santa Caterina, che mi è venuta incontro durante le tante mie messe nella chiesa a lei dedicata nella piazzetta di Magnanapoli, tempera la penna quando scrivo. Santa Emerenziana, martire bambina, mi ha presa per mano, insegnandomi a non avere paura mai e a difendere la verità anche quando tutt’intorno il fiato della menzogna opprime e soffoca.  Santa Marcella, poi, mi ha insegnato a mettere il sale dello studio nel mio fuoco ardente.

Tra i Santi “miei”, il dolcissimo Pippo Neri, che ho incontrato per le strade di Roma, così com’era, in gioia, e mi ha rassicurato quando mi pareva che i dardi nel mio cuore fossero superiori alla mia piccolezza. Ho incontrato Sant’Alfonso de’ Liguori, cantando a squarciagola “Tu scendi dalle stelle”, e commossa ho scoperto che fu fatto vescovo nella stupenda basilica domenicana di Santa Maria sopra Minerva, che è chiesa cara al mio cuore. E a volte, quando vado a trovarlo nella chiesa a lui dedicata, che sì affaccia, moderna e in capo a una scalinata, su Via Merulana, mi regala i consigli che cercavo, stendendo sul tumulto interiore il velo della pace. Così quando cammino lungo i sentieri della vita, e le tenebre scendono sulla spiaggia sarda e sulla mia vita, non sono mai sola. Mi volto e ci sono loro, tutti loro, con me e mi fanno forza!

I santi vivono, verdi, gioiosi, pieni di acqua nutriente nelle nostre vite. Non sono santini secchi, ma persone innamorate del Signore e in quell’amore, ardenti, scintillanti, vivono nella vera vita che non è quaggiù, venendo a noi per aiutarci ad arrivare a Lui. Ed ecco perché li amo tutti quanti, e se è vero, come è vero, che ho i “santi miei”, è vero e verissimo che tutti quanti io li sento vivissimi e pronti ad aiutar noialtri qui nella prova. Ho scoperto, in preghiera, che Sant’Espedito poteva aiutare mio nipote brasiliano e che la Beata Anna Maria Taigi era vicina a un certo ragazzo sardo che, pur non conoscendolo, amo, e che, su mio marito veglia San Gaetano, che Nennolina ha fatto una grazia grande, grandissima, come lei mi ha detto, alla mia migliore amica… Va bene la finisco qui, con l’augurio che questa dolce devozione dei santi torni ad animar la Chiesa e a dar sugo e gioia a chi crede. E che non senta mai più dire che non se ne poteva più di Ildegarda di Bingen…

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Ecco il collegamento per il libro in italiano.

And here is the link to the book in English. 

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1 commento

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    La riforma Bottai (ex squadrista e Ministro dell’Educazione Nazionale del Governo Fascista) nel 1939 ha sostituito, come prova ed esercizio di lingua italiana, il “tema” con la “cronaca”. Ma da allora sono passati 82 anni…..

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