Becciu, Marogna, e la Sciarada Parolin. Davvero non Sapeva Nulla di Nulla?

9 Luglio 2021 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Carissimi stilumcuriali, un’amica mi ha segnalato questo interessante articolo di Vicenza Today, che certamente mi sarebbe sfuggito, e che porta elementi di sicuro interesse nel processore che si svolgerà in Vaticano. Ma è possibile che il Segretario di Stato, e il Pontefice regnante, non sapessero nulla degli affari che si stavano compiendo a Londra? Buona lettura.

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Quella del Segretario di Stato vaticano, il vicentino schiavonense Pietro Parolin, sta diventando la figura chiave per cercare di comprendere le future evoluzioni del cosiddetto scandalo della Santa sede, una vicenda economica dai pesanti risvolti penali che con la richiesta di citazione a giudizio presso il tribunale vaticano sta scuotendo da mesi i palazzi dentro e fuori le mura leonine. Tra le persone finite nell’inchiesta il delegato alla Segreteria di Stato Angelo Becciu e la sua consulente diplomatica Cecilia Marogna sono forse i nomi più noti alle cronache. Uno degli enigmi che l’inchiesta dovrà chiarire (aspetto col quale Marogna non ha a che fare per vero) riguarda la compravenda di un immobile nel centro di Londra che avrebbe danneggiato le casse vaticane per decine di milioni di euro. Tuttavia sull’intera vicenda ieri 7 luglio è calata come un macigno scagliato da Polifemo una dichiarazione al vetriolo di Riccardo Sindoca. Esperto «in relazioni internazionali e criminologia», un passato in una rete informativa della Nato, il padovano Sindoca è il coordinatore del pool difensivo di Marogna: pool nel quale figurano anche gli avvocati Fiorino Ruggio e Giuseppe Di Sera.

IL MACIGNO DI SINDOCA

Non più tardi di ieri sera poco dopo le dieci sulla sua bacheca Facebook Sindoca (noto anche alle cronache beriche per essere uno degli uomini chiave del caso Safond) ha sganciato un ordigno ad alto potenziale: «In merito alla vicenda – si legge – mi riesce difficile accettare che il numero uno della Segreteria di Stato… il cardinal Parolin… si dia come totalmente estraneo ad ogni fatto, in ordine a quanto si vuole imputare, al solo Angelo Becciu».

IL RUOLO DELLA GENDARMERIA

Poi un’altra considerazione: «Quando vi è una inchiesta che riguarda la Segreteria di Stato, la Gendarmeria vaticana dovrebbe notiziare il segretario di Stato. E per tanto mi riesce difficile pensare che nulla potesse sapere chi, per certi versi, ma solo a posteriori dello scandalo pubblico», il riferimento è all’acquisto dell’immobile londinese, «avrebbe asserito trattarsi di una trattativa opaca. Diversamente si spieghi – attacca Sindoca – che cosa abbia fatto motu proprio» il cardinal Parolin «di fattivo in merito per dissentire ai tempi e non oggi…».

DUE BORDATE

Sindoca, che una riflessione sullo stesso argomento l’aveva affidata alcuni giorni fa pure alla agenzia AdnKronos, conclude il suo intervento con due considerazioni. Nella prima si domanda come mai Parolin in prima battuta elogiò l’operazione «londinese» richiedendo per la stessa operazione «un finanziamento milionario». Nella seconda il consulente Sindoca si domanda per quale motivo Parolin scrisse a Marogna una e-mail nella quale invitava la donna a non recarsi come previsto alla Segreteria di Stato proprio in quel periodo in cui nel Milanese avvenne l’arresto proprio della Marogna da parte delle autorità italiane su richiesta di quelle vaticane. Ad ogni buon conto va anche ricordato che Sindoca proprio ad AdnKronos ha pure dichiarato che i trasferimenti anomali di danaro, o meglio i bonifici elargiti a favore di Marogna, che i magistrati imputano alla stessa essere stati usati in modo anomalo, «sarebbero stati autorizzati fin dal Santo padre» in persona «come da chat» intercorsa «tra Becciu» e monsignor «Alberto Perlasca» un altro uomo chiave della Segreteria di Stato. Sindoca aggiunge poi che le spese di Marogna non solo sarebbero state autorizzate per l’appunto dal papa, ma che della cosa ci sarebbe persino un riscontro scritto nei verbali raccolti dalla magistratura vaticana.

QUESTIONE SPINOSA: COINVOLTA LA MAGISTRATURA ITALIANA

In questo frangente la questione diventa spinosa perché da settimane l’entourage della Marogna, come riporta anche il quotidiano Korazym.org, vicino ad alcuni ambienti vaticani, ritiene illegale l’arresto cautelare (anzitutto per mancanza di trattati internazionali che regolino la materia tra l’Italia e il Vaticano: Marogna infatti è cittadina italiana) del 13 ottobre poi convalidato dalla magistratura meneghina. Una lettura dei fatti suffragata da un pronunciamento della Cassazione come ricorda peraltro Milanotoday.it. Tanto che per quell’episodio i legali della Marogna (indagata dalle autorità vaticane solo per peculato giacché avrebbe intascato per finalità estranee a quelle istituzionali una somma di mezzo milione di euro) hanno perfino denunciato a Brescia i magistrati milanesi per sequestro di persona.

IL CONO D’OMBRA SUI POSSIBILI CORREI E SUI VERI MANDANTI

Ad ogni modo sullo sfondo della vicenda permangono alcune zone d’ombra molto spesse. Quali sono i beneficiari reali della operazione londinese? Chi sono i veri mandanti? Poiché l’operazione è stata condotta utilizzando le casse della Segreteria di Stato nonché quelle della cosiddetta banca vaticana, ossia lo Ior, chi presso questi due enti avrebbe dovuto controllare le richieste di finanziamento in considerazione del fatto che l’operazione avrebbe avuto abbrivio nel lontano 2014?

Si tratta di domande che nascono spontanee proprio alla luce di quanto vergato nelle 478 pagine firmate dal promotore di giustizia vaticano (una sorta di procuratore capo se si confronta quella funzione con quella similare presso la magistratura penale italiana) Gian Piero Milano e controfirmata dai due aggiunti Alessandro Diddi e Gianluca Perone: pagine dalle quali si evince peraltro che le persone offese risultano la Segreteria di Stato e lo Ior. In numerosissime circostanze in cui i magistrati formulano le loro accuse nei confronti dei rei presunti compare una espressione che solleticherà la curiosità degli addetti ai lavori: «con altre persone in corso di identificazione». Ergo, oltre agli indagati ci debbono essere parecchi correi presunti dei quali, stando alle conclusioni dell’Ufficio del promotore di giustizia, non si sa ancora nulla.

IL PAPA E LE DEROGHE SPECIALI

Ma chi sono queste persone? La giustizia sarà mai in grado di identificare questi soggetti? In questo senso i magistrati hanno davvero potuto godere degli amplissimi margini operativi forniti loro direttamente da papa Francesco I? Jorge Bergoglio  infatti, sempre stando alle carte, avrebbe autorizzato, «con apposito provvedimento in data 5 luglio 2020… l’Ufficio del promotore di giustizia ad adottare sino alla conclusione delle indagini le forme della istruzione formale ad assumere, ove necessario anche in deroga alle disposizioni vigenti, qualunque provvedimento di natura cautelare nelle attività di accertamento dei fatti collegati alle denunce dello Ior e del Revisore generale della Santa sede», quest’ultima, detta alla grezza, è una sorta di autorità anticorruzione istituita entro le mura leonine.

LO IOR SULLO SFONDO

Ed è in questo contesto che la figura di Parolin potrebbe davvero fare luce rispetto ai numerosi anfratti «del London affaire» dei quali ancora si sa poco o nulla. Parolin infatti, il quale peraltro non ha mai smesso di coltivare le sue amicizie tra le figure di maggior spicco del comprensorio bassanese, dall’estate del 2013 è divenuto segretario di Stato: una sorta di primo ministro e di ministro degli esteri in una. Si tratta appunto della figura con maggiore potere in Vaticano sotto solo al pontefice. Per di più Parolin il 15 gennaio del 2014 su incarico di Bergoglio venne nominato in uno degli organismi più importanti dello Stato vaticano, vale a dire quella «Commissione cardinalizia di vigilanza dell’Iistituto per le opere di religione», lo Ior per l’appunto, che ha il delicatissimo compito di controllare uno dei più importanti snodi finanziari al mondo: un istituto lo Ior, che da anni finisce in polemiche di ogni tipo, anche legate a sospette operazioni di riciclaggio.

IL CURARO DI DAGOSPIA

Per ultimo ma non da ultimo sullo sfondo rimane una questione tutta politica. Solitamente quando un dicastero viene investito da uno scandalo di tale portata, il ministro, anche se non ha alcuna responsabilità di tipo penale viene comunque chiamato a rispondere giustappunto sul piano politico. Se, mutatis mutandis, un caso simile fosse deflagrato alla Farnesina, il ministro degli esteri Luigi Di Maio sarebbe stato investito da polemiche a non finire. Con Parolin invece le cose sono andate diversamente. A partire dai media italiani c’è stata «una sorta di rideau invisible» avvertibile ancora oggi. Un indizio in questa direzione lo lascia il webmagazine Dagospia che in un suo lancio al curaro («Il più pulito c’ha Marogna») dando voce alla stessa Marogna di seguito titola così: «Forse… Becciu era scomodo a qualche illustre personaggio della segreteria, come Parolin?».

***

E lo stesso Riccardo Sindoca sul suo profilo Facebook scrive anche questo:

Bene ! Più leggo gli atti di richiesta di rinvio a giudizio della mia rappresentata , la signora Cecilia Marogna e più comprendo ‘come mai ‘ la Stessa che non abbia mai e poi mai , avuto parte alcuna in queste mega operazioni di investimento sia stata verosimilmente usata ‘come cortina fumogena ‘ per tentare di sviare l’attenzione dell’ opinione pubblica a ‘schermo dei veri e potenti nominativi ‘ che invece ne risulterebbero coinvolti in atti ! E questo fa evincere ancor meglio a cosa siano probabilmente, a pensiero ad oggi non più solo mio , ‘serviti ‘ veramente nel loro fine ultimo , gli arresti patiti in Italia (illegittimamente per come anche denunciato ) da Cecilia Marogna …complimenti anche se un simile ‘modulo ‘ abbaglia solo i poveri sprovveduti lettori della domenica , quelli sotto gli ombrelloni ..quelli del ‘gossip ‘ e non gli attenti lettori della cronaca giudiziaria ..Tutti questi scambi milionari che avrebbero attentato a svuotare la terza banca Vaticana per eccellenza , quella costituta da Paolo VI , sarebbero avvenuti ‘sotto gli occhi di SER il Cardinale Pietro Parolin , senza che Egli si fosse mai accorto di nulla ? Il numero uno allo scuro di tutto ? Ma allora di Che numero uno si parla ? Perché non ci può essere altra realtà ..la prima più plausibile , o sapeva e taceva per più versi , magari anche motivati e che non sta a me e qui sindacare , oppure era più ingenuo di mio figlio Falco di sei anni e mezzo.

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19 commenti

  • Luciano Motz ha detto:

    Scavando e scavando, si è scoperta la cloaca maxima dentro il Vaticano. E che puzza!

  • don Z-1 ha detto:

    Come dice REPUBBLICA sono i rapporti tra BECCIU – BERTONE E questo signor SIMEON che vanno capiti. Sopratutto se sono solo rapporti di affari o altro( …) Chi è perfettamente informato di questi rapporti è mons. CM VIGANO’ . Viganò quando era al Governatorato ebbe questo trio di persone quale principale nemico giurato.

  • Adriana 1 ha detto:

    Insomma…” pecca fortiter ma paga fortius”.

  • Elisabetta Di donna ha detto:

    Non è possibile tutto ciò è una vergogna

  • Elisabetta Di donna ha detto:

    È una vergognaaa

    • don Z-2 ha detto:

      solo perchè lei conosce la punta dell’iceberg , se vedesse sotto non la chiamerebbe più vergogna. …

  • alessio ha detto:

    Ma Milanese lo chiamano a testimoniare?

  • Pater Luis Eduardo Rodríguez Rodríguez ha detto:

    DA CARACAS, VENEZUELA. berORGOGLIO, LA SCIARADA parolin, Marogna e Becciu. PARS II.
    9.7. XXI-XXI SANTA VERONICA (VERA ICONA) GIULIANI.
    “È CHIARO?”

    Michael Corleone : Gli amici tieniteli stretti ma i nemici ancora di più.
    Don Vito Corleone : Un uomo che sta troppo poco con la famiglia non sarà mai un vero uomo.
    Don Vito Corleone : Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare.

    [Frase originale: I’m going to make him an offer he can’t refuse]
    Bonasera : Io credo nell’America (cioè Piccola Venezia, Venezuela. Anzi, Londra) . L’America fece la mia fortuna. E io crescivo mia figghia comu n’americana, e ci detti libertà, ma ci insegnave puro a non disonorare la famiglia. Idda aveva un boyfriend non italiano, se ‘nnia o cinema insieme tornava a casa tardi e io non protestavo. Due mesi fa lui l’invitò in machina con n’avutro amico suo. Le fecero bere Whisky e poi cercarono di approfittarsi di lei. Lei resistette, l’onore lo mantenne. E iddi la pestarono, come n’animale. Quann’arrivai n’ospedale a sa’ faccia faceva paura. A mascidda era rutta. L’aveano cosuta cu’ file e ferro. Nemmeno chiangere poteva tanto era o’ male. E io chiangeve, povera figghia. Idda era a luce dell’occhi mei. Bellissima era! E ora nun sarà mai chiù bedda come prima… m’ha a scusare… andai alla polizia da buon americano. I due furono pigghiati e processati. U’ giudice li condannò ma un aveano precedenti e ci dettero la condizionale: sospensione della pena. Li fecero uscire nello stesso giorno! Io restai dentro quell’aula come un fesso. E chiddi du bastardi mi ridevano in faccia. Allora dissi a mia moglie, per la giustizia dobbiamo andare da Don Corleone.
    Don Vito Corleone : Un giorno, e non arrivi mai quel giorno, ti chiederò di ricambiarmi il servizio, fino ad allora consideralo un regalo per le nozze di mia figlia.
    Luca Brasi : Don Corleone, sono molto onorato e gratissimo che mi avete voluto invitare allo sposalizio di vostra figlia, e mi auguro che la prima creatura sia masculo e in salute!
    Don Vito Corleone : Mai dire a una persona estranea alla famiglia quello che c’hai nella testa. [Parlando al figlio Sonny]
    Don Vito Corleone : Le donne possono essere imprudenti, ma l’uomo no!
    [Michael Corleone fa da padrino al nipote, figlio di Connie e Carlo Rizzi. Durante la cerimonia i suoi sicari “sistemano tutte le questioni della famiglia”.]

    Sacerdote: Michael Francis Rizzi, rinunci a Satana? [L’azione si sposta su Clemenza che uccide a fucilate Don Anthony Stracci nell’ascensore di un hotel]

    Michael Corleone: Sì, rinuncio. [Viene mostrato l’assassinio di Moe Greene, sparato in un occhio da parte di un sicario di Michael Corleone, in un centro benessere]

    Sacerdote: Rinunci a tutte le sue opere? [Willy Cicci uccide Don Carmine Cuneo con quattro colpi di pistola, dopo averlo intrappolato nella porta girevole di un hotel]

    Michael Corleone: Sì, rinuncio. [Rocco Lampone ed un altro sicario fanno fuori a mitragliate Don Philip Tattaglia, mentre è a letto con una prostituta]

    Sacerdote: Rinunci a tutte le sue colpe?

    Michael Corleone: Sì, rinuncio. [Albert Neri, vestito da poliziotto, uccide Don Emilio Barrese e le guardie del corpo nella scalinata d’ingresso di un tribunale]
    Michael Corleone : Fredo, sei il fratello maggiore e io ti voglio bene. Ma non ti azzardare mai più a schierarti contro la famiglia, è chiaro? Mai più.
    Michael Corleone : Barrese è morto. E anche Philip Tattaglia. Moe Greene. Strachi. Cuneo. Oggi sistemo tutte le questioni della famiglia, non dirmi che sei innocente Carlo, confessa quello che hai fatto.
    Virgil Sollozzo : A me non me piace la violenza Tom, io sono un uomo d’affari, e il sangue costa troppo caro.
    [Tutti, riuniti, cercano Luca Brasi per telefono; portano un pacco con un giubbotto antiproiettile con dentro due pesci morti.]

    Sonny: Che minchia è questo?

    Pete Clemenza: È all’uso calabrese. Significa che Luca Brasi dorme coi pesci.

  • Spoil sistem ha detto:

    In certe amministrazioni quando cambia il capo viene praticato lo spoil sistem. Ovvero gli uomini appartenenti all’amministrazione precedente vanno a casa e vengono sostituiti da personale di fiducia della nuova amministrazione.
    Esempio a tutti noto : il personale della Casa Bianca quando l’amministratore passa dai repubblicani ai democratici o viceversa.
    Lo spoil sistem non è mai stato però applicato in Italia ed evidentemente neppure nella Città del Vaticano.
    Così si è giunti, per cambiare l’amministrazione a denunciare tutti quelli che pensavano di poter fare quello che volevano anche se il capo era cambiato.

  • SuperInsider ha detto:

    Non sono affatto d’accordo con questa tesi che tende a deresponsabilizzare il card. Becciu . Invito a leggere l’unico articolo che fra le righe indica la strada da percorrere per capire cosa è successo. E’ apparso su Repubblica il 5 luglio a firma Daniele Autieri ( potrebbe esser uno pseudonimo ) . Riporta informazioni inedite degli interrogatori di Gianluigi Torzi che indica la persona che ha gestito l’operazione con Innocenzi Botti per conto di Becciu e lascia ben intendere chi ha manovrato il tutto. Invito ad andar a rileggere detto articolo, sorprendentemente ben informato . Ho l’impressione che altre tesi servano solo a confondere.

    • GiornalistaPentito ha detto:

      REPUBBLICA , l’articolo di Autieri si riferisce all’intermediario vero dell’affare immobiliare :
      Marco Simeon, il nuovo potere tra Rai e Vaticano. “La P4 …https://www.ilfattoquotidiano.it › 2012/02/26 › marco-s…
      26 feb 2012 — .L’allievo di Tarcisio Bertone e Luigi Bisignani, citato nelle grandi inchieste, … Il 33 enne Marco Simeon è un equilibrista fra fede e denaro, banche e … di euro: la vendita di un complesso in viale Romania, di proprietà del …

    • tony ha detto:

      Si veda su internet di chi si sta parlando : di Bertone -Becciu . Si chieda a Tornielli se per caso sa chi è :

      I colloqui di Marco Simeon alla Sloane Avenue Building Investigation a Londra ( 28-4-2021 )

  • card. XYZ ha detto:

    Sono un pò incuriosito dal tentativo apparente di confondere alcuni fatti tirando in ballo Parolin . Parolin non ha alcun potere sulle finanze vaticane e della Santa Sede . Nonostante sia Segretario di stato fu privato alla sua nomina della responsabilità sul “ministero delle finanze ” che fu attribuito al card.Pell .Ricordate ? E fu dato a Pell perchè, nonostante sia un sant’uomo non capisce nulla , dico nulla, di finanza e business. In tal modo la segreteria di stato fu divisa in due . Quando fu cacciato Pell , detta responsabilità fu data a Becciu , Parolin non ha alcun potere nell’area finanza. é fuorviante cercare di responsabilizzarlo . Non dimenticate che Becciu è Bertone . Chi manovrava dietro le quinte è lui . Non Parolin,

    • Anonimo verace ha detto:

      Ricordavo la deresponsabilizzazione di Parolin rispetto alla gestione finanziaria, ma non ricordavo affatto che fosse stata attribuita a Pell.
      Anzi dagli articoli sui quotidiani sembrava che Pell sapesse gestire bene il denaro perché quando qualche presunto molestato cercava risarcimenti dalla Chiesa, il cardinale Pell si recava a casa del richiedente e intavolava una trattativa con metodi bruschi ma convincenti.
      Così aveva salvato le finanze della Chiesa australiana. Con risarcimenti contenuti sulla base di un tariffario prefissato.

      • newman ha detto:

        Se non erro, Pell, dopo aver scoperto il malloppo in seno alla Segreteria di Stato, che non risultava agli atti delle finanze vaticane, aveva chiesto al Pontefice che anche questo miliardo o due fosse posto sotto il controllo dell’autoritá di cui lui,Pell, era a capo. Apriti cielo! La Segreteria di Stato, alias Becciu, intervenne personalmente presso il Pontefice e ottenne che la richiesta di Pell non fosse esaudita. Il Pontefice cedette alle pressioni della Segreteria di Stato e lasció le cose cosí com’erano. Becciu esultó. Anzi, sembra che abbia inviato in Australia ca. $ 200.000 per sopperire alle necessitá dei testimoni … dell’accusa al processo contro il confratello Pell. Honi soit qui mal y pense!

        • Gloriatv ha detto:

          Su gloriatv ci sono due splendide vignette su questi rapporti intravaticani.
          Nella prima c’è l’aula del tribunale vaticano con Bergoglio e Becciu ai due lati del tavolo. Dietro le spalle di Bergoglio un fantasma che gli fa da suggeritore. E sul fantasma c’è l’indicazione Pell.
          Nella seconda vignetta un’autobus giallo, che inalbera la bandiera vaticana si allontana dopo aver scaricato sulla strada un Becciu confuso e dolorante. Al volante Bergoglio e sul polveroso lunotto posteriore la scritta Pell.

      • don Z ha detto:

        Pell dopo alcuni mesi non aveva ancora capito di che doveva occuparsi . Tanto che rilasciò intervista ( al Catholic Herald) in cui si compiaceva di come Papa Bergoglio aveva riformato le finanze vaticane . Nella replica immediatamente successiva fu Gotti Tedeschi a spiegargli cosa non aveva capito e cosa doveva analizzare per ottemperare alle sue responsabilità. Pell molto onestamente riconobbe la correzione ,la accettò, ringraziò e finalmente operò. don Z