Korazym.org: Becciu cosparso di pece e piume da Informazione vaticana e media

6 Luglio 2021 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, questa mattina mons. Ics si è occupato da par suo della vicenda delle finanze vaticane. Ci sembra interessante rilanciare questo articolo di Korazym.org, il portale che ben conoscete e che sta seguendo con particolare attenzione la saga del palazzo di Sloane Square e del card. Angelo Becciu. Buona lettura.

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Oggi, in prima pagina su Libero Quotidiano, Vittorio Feltri ritorna sul «caso Becciu e del bagno nella pece che gli è stato inflitto ancora in questi giorni, con il contributo orrendo del sistema di comunicazione in vigore in Vaticano, che ha subito trovato eco universale sui quotidiani italiani e del resto del mondo, senza che nessuno abbia sollevato il concetto di presunzione di innocenza e provato a lasciare aperto un pertugio a un laicissimo dubbio. Tutti Torquemada». Feltri illustra per l’ennesima volta [QUI] i punti oscuri dell’inchiesta giudiziaria vaticana a senso unico, di cui ci stiamo occupando da molto tempo. In questa saga – che vede il Cardinal Becciu rinviato a giudizio dal Tribunale vaticano su richiesta dei Promotori di Giustizia vaticani, che manda a processo altre nove accusati per investimenti sospetti – Feltri e Libero si dimostrano garantisti, per cinque motivi: dalle accuse traballanti, alla gogna mediatica, agli altri prelati “risparmiati”.

                                                   “Pitch and feather” nel Selvaggio West.

Poi, al bagno di pece bollente in cui gli inquisitori vaticani hanno immerso il Cardinal Becciu, i Torquemada dei media collusi si sono affrettati ad aggiungere le piume e mandarlo a “cavalcare il binario” , come da copione [*]. E puntualmente leggiamo oggi su Corriere.it un’altra puntata della saga dispensata con il sistema dei fumetti a striscia quotidiana.

Il cardinale a processo
Perché siamo garantisti anche con Becciu
di Vittorio Feltri
Libero Quotidiano, 6 luglio 2021

Tanti auguri al Papa. Gli auguro di rimettersi presto, e tutto quello che trapela dal Gemelli, per fortuna, tranquillizza al riguardo. Gli auguro anche, appena riprenderà in piena forza – sul che non dubito – il governo della Chiesa, di non cedere a quell’umanissimo impulso di insistere nel darsi ragione pur avendo avuto torto. Le notizie che trapelano, in questo caso da San Pietro e dintorni, non rasserenano affatto. Eppure se c’è uno che ha dimostrato di sapersi sottrarre alle lusinghe degli adulatori, è proprio Bergoglio. Stavolta è difficile, mi rendo conto. Ma se non ce la fa il Santo Padre, che ha l’aiuto dello Spirito Santo, una volta di più avremmo ragione noi atei a non crederci. Sto parlando del caso Becciu e del bagno nella pece che gli è stato inflitto ancora in questi dì, con il contributo orrendo del sistema di comunicazione in vigore in Vaticano, che ha subito trovato eco universale sui quotidiani italiani e del resto del mondo, senza che nessuno abbia sollevato il concetto di probabile innocenza e provato a lasciare aperto un pertugio a un laicissimo dubbio. Tutti Torquemada. Ci provo io, da pecorella smarrita, a lanciare qualche belato in solitudine, convinto come sono, e come credo di aver dimostrato sin dal novembre scorso, che si sia di fronte a un’inchiesta intorbidita da una preventiva lapidazione mediatica del presunto reo, coordinata dall’interno delle sacre mura.

1. Il 24 settembre scorso Francesco ha fatto due cose in contemporanea. Ha notificato al cardinale Angelo Becciu un avviso di garanzia per peculato, nell’ipotesi che il prelato sardo abbia arricchito i suoi fratelli rubando il denaro dell’obolo per i poveri. Nello stesso tempo lo ha punito davanti al mondo, levandogli le prerogative e i diritti del cardinalato. Prima la sentenza e poi il processo. Siamo sicuri che tutto questo appartenga alla civiltà giuridica anche solo di una dittatura? Dopo quel momento nessuno tra i cattolici ha osato esporsi, sollevare argomenti di difesa, per timore di passare per nemico del Vicario di Cristo. Credo però sia il caso di distinguere tra il Papa quando rende a Dio quel che è suo, e quando invece – come in Vaticano – si pone come Cesare. E Cesare a volte esagera.

LA SINTESI

2. Ed eccoci al 3 luglio. In due pagine la Sala Stampa della Santa Sede rende noti i nove rinviati a giudizio (in Vaticano non c’è il gip) per i quali si aprirà il processo il 27 luglio. Quasi subito il sito ufficiale Vatican News propone una sintesi delle 488 pagine dell’atto di accusa, in modo da guidare l’informazione nel senso colpevolista. Il che è ovvio. Ma un minimo di terzietà, di attestazione di indipendenza dai pubblici ministeri da parte degli organi di informazione di una monarchia assoluta sarebbe stata gradita. Macché. Un blocco di marmo che dal cielo viene giù, e nessuno lo ferma più. La rima da filastrocca alleggerisce, ma resta uno schifo.

3. Un sito un po’ di fronda in Vaticano, Il Sismografo, che mi dicono gli esperti niente affatto nemico del Papa e neppure tradizionalista, segnala molti pasticci, ma osserva una incongruenza macroscopica: «Va detto infine che l’impianto accusatorio del rinvio a giudizio è in molti passaggi singolare e tace su molte questioni, tra cui il ruolo di una certa stampa e sul rapporto del tribunale con quella stampa. Qualcuno un giorno chiarirà questa parte ombrosa poiché potrebbe spiegare molte cose oggi sotterrate». E qui siamo precisamente a quanto Libero ha rivelato senza alcuna possibilità di smentita a proposito dell’uso di sicari giornalistici. I quali adesso, infimi vincenti, e falsari conclamati, gongolano.

4. Ahimé non citato dai vaticanisti nostrani, il direttore dell’autorevolissimo sito statunitense Crux Now, John L. Allen Jr., individua tonfi e tanfo di un’inchiesta pelosissima. Tra cui un acrobatico salvataggio (che trascrivo nella traduzione di Korazym.org): «Tra gli incriminati sabato non c’erano altre due figure coinvolte nello scandalo londinese: il cardinale italiano Pietro Parolin, Segretario di Stato, e l’arcivescovo venezuelano Edgar Peña Parra, attuale Sostituto e quindi successore di Becciu. Secondo i retroscena dell’inchiesta pubblicata da Vatican News, la testata giornalistica ufficiale, i pm hanno riscontrato che nessuno dei due “era stato effettivamente edotto per essere pienamente consapevole degli effetti giuridici che le diverse categorie di azioni avrebbero causato”». Ah sì? Balle. «C’è una chiara traccia cartacea che mostra che Parolin e Peña Parra sono stati informati sui dettagli delle varie transazioni coinvolte e hanno dato il loro assenso. Un memorandum del 25 novembre 2018 di Parolin, ad esempio, afferma chiaramente: “Sono favorevole all’esecuzione del contratto” con uno dei finanzieri laici italiani, Gianluigi Torzi, ora sotto accusa».

IPOTESI

E allora perché il diverso trattamento? Due ipotesi. O Parolin e Peña Parra sono autorizzati ad essere incompetenti e dunque incapaci, mentre Becciu è ritenuto uno «marcio» fino al midollo a prescindere (come simpaticamente scrivono i magistrati e riferisce Vatican News) oppure – scrive Allen – «si è tentati di giungere alla conclusione che Parolin e Peña Parra siano stati risparmiati almeno in quanto vicini a Papa Francesco e quindi politicamente “intoccabili”. Becciu, nel frattempo, era caduto in disgrazia con il pontefice nel 2018 e poteva essere visto come “sacrificabile”». Occorre qualcuno che lo isoli, gli infili la testa nel cappio, per consentire questa operazione di uccidi lui e salva gli altri. Ed eccolo…

5. Siamo al caso ancor più singolare, il più incredibile di tutti. Perché il primo ad essere incriminato, sin dal 2019, e perciò licenziato, monsignor Alberto Perlasca, non subirà alcun processo? Ovvio. È diventato l’accusatore esclusivo di Becciu. Pure in Vaticano, dunque, sia pur senza la legge sui pentiti, si premiano i pentiti su misura? Che cosa ha ottenuto? Siamo proprio sicuri che non si sia davanti a un altro caso Enzo Tortora, dove Alberto Perlasca faccia la parte di Giovanni Pandico? Ma su tale questione mi eserciterò diffusamente domani.

P.S. La Segreteria di Stato (il governo) si è costituita parte civile contro il cardinal Becciu, e ha nominato come suo avvocato Paola Severino, ex ministro della Giustizia italiano (2011-2013). Il presidente del Tribunale è Giuseppe Pignatone, in precedenza procuratore capo di Roma dal 2012, mentre cioè Severino regnava. Il promotore di giustizia (pm) Alessandro Diddi esercita ancora come avvocato del foro di Roma, come la Severino. Commenti? Fate voi.

La scheda

RINVIO A GIUDIZIO

Lo scorso 3 luglio, in Vaticano è stata disposta la citazione a giudizio degli imputati, accusati di truffa, peculato, abuso d’ufficio, corruzione (tra i quali il cardinale Giovanni Angelo Becciu), nell’ambito della vicenda legata agli investimenti finanziari della Segreteria di Stato a Londra.

VICENDA E CONSEGUENZE
La vicenda ruota intorno all’acquisto di un palazzo a Londra, in seguito al quale gli imputati avrebbero ottenuto vantaggi personali. Becciu è stato sollevato dal ruolo di prefetto della Congregazione delle cause dei santi e gli sono stati tolti i diritti da cardinale.

CASTIGO PREVENTIVO
A Becciu sono già state levate le prerogative e i diritti del cardinalato. Prima la sentenza e poi il processo. Sicuri che tutto questo appartenga alla civiltà giuridica?

PENTITO SU MISURA
II primo ad essere incriminato fu monsignor Perlasca: diventato l’accusatore di Becciu, non subirà alcun processo. Pure in Vaticano si premiano i pentiti su misura?

“Tarring and feathering”. Una vignetta propagandistica del 1774, Philip_Dawe che mostra come i bostoniani imbrattano con pece e piume l’agente degli accise inglese John Malcolm.

Media collusi con i pm vaticani completano l’opera, spargendo le piume dopo il bagno nella pece bollente [*]

Fin qui l’analisi di Vittorio Feltri e il bagno di pece bollente. Poi, ci pensano i Torquemada dei media ad aggiungere le piume. Puntualmente leggiamo oggi su Corriere.it un’altra puntata della saga dispensata con il sistema dei fumetti a striscia. Mario Gerevini e Fabrizio Massaro – con una sintesi da alcune pagine del decreto di rinvio a giudizio del Tribunale vaticano, fatto trapelare al quotidiano, mentre i rinviati a giudizio non l’avevano neanche potuto leggere – presentando [QUI] le tesi dei Promotori di Giustizia vaticani, ovviamente colpiti in pieno dalla sentenza del Giudice londinese Baumgartner, dal titolo Becciu, i Pm del Vaticano contro i giudici inglesi: «Le vostre conclusioni aberranti». Sul caso del cardinale Becciu, la magistratura britannica aveva bocciato un sequestro di conti del broker Gianluigi Torzi.

Innanzitutto, dare dell’aberrante a un giudice inglese è molto grave – dal punto di visto giuridico – ed è – questo sì – un’ingerenza indebita nel sistema giudiziario di uno Stato sovrano. Che i Promotori di Giustizia vaticani pensassero alle aberrazioni nel LORO operato.

Inoltre, fatto altrettanto grave – questa volta dal punto di visto deontologico del giornalismo – va osservato che il Corriere della Sera con questo titolo tira per ben due volte con la tonaca Becciu, mentre il cardinale non viene menzionato neanche una volta nella sentenza di 42 pagine (46 nella traduzione italiana) in 140 punti del 10 marzo 2021, emanata dal giudice Tony Baumgartner della Corte della Corona di Southwark a Londra. Invece, quella sentenza londinese era un macigno sulla testa di Mons. Alberto Perlasca, Arcivescovo Edgar Peña Parra e Cardinale Pietro Parolin, rispettivamente ex Capo dell’Ufficio amministrativo della Segreteria di Stato (e diretto superiore di alcuni delle persone rinviati a giudizio), Sostituto e Segretario di Stato.

Su questa cruciale sentenza abbiamo già scritto in modo esaustivo il 26 marzo 2021 [Caso 60SA. Sentenza tribunale londinese conferma: Becciu fu diffamato in modo “spaventoso”. Il Papa ingannato con il teorema accusatorio dell’Espresso depositato sulla sua scrivania]: «Una autentica doccia gelata sull’intera inchiesta vaticana – scrive Franca Giansoldati sul Messaggero – una sentenza che “ha demolito, pezzetto per pezzetto, attraverso motivazioni articolate e pignole, l’impianto accusatorio vaticano sullo scandalo del palazzo di Londra”. Si tratta di un vero e proprio dossier, che conferma la linea che abbiamo seguito dal principio: il Cardinale Angelo Becciu fu accusato ingiustamente in modo spaventosamente spietato, ordito da menti raffinatissime con l’ausilio di “inchieste” calunniose da falsari, diffuse dall’Espresso, con lo scopo di escluderlo da un prossimo Conclave. Castelli di sabbia che sfidando la gravità, si sgretolano sotto le onde della verità».

Al riguardo sull’autorevolissimo sito statunitense Crux Now del 4 luglio 2021 scrive John L. Allen Jr.: «Tra gli incriminati sabato non c’erano altre due figure coinvolte nello scandalo londinese: il Cardinale italiano Pietro Parolin, Segretario di Stato, e l’Arcivescovo venezuelano Edgar Peña Parra, attuale Sostituto e quindi successore di Becciu. Secondo i retroscena dell’inchiesta pubblicata da Vatican News, la testata giornalistica ufficiale, i pm hanno riscontrato che nessuno dei due “era stato effettivamente informato per essere pienamente consapevole degli effetti giuridici che le diverse categorie di azioni avrebbero causato”.
L’accordo londinese è iniziato nel 2013 quando la Segreteria di Stato, con Becciu ancora in carica, ha deciso di investire circa 240 milioni di dollari per acquistare una quota parziale di un ex magazzino di Harrod’s nel raffinato quartiere di Chelsea, con l’idea allora di convertire la proprietà in appartamenti di lusso. Attraverso vari colpi di scena, la vicenda è continuata fino al 2019, quando Peña Parra era entrato in carica. In tutto questo, Parolin era l’uomo alla fine al comando.
C’è una chiara traccia cartacea che mostra che Parolin e Peña Parra sono stati informati sui dettagli delle varie transazioni coinvolte e hanno dato il loro assenso. Un memorandum del 25 novembre 2018 di Parolin, ad esempio, afferma chiaramente: “Sono favorevole all’esecuzione del contratto” con uno dei finanzieri laici italiani, Gianluigi Torzi, ora sotto accusa.
Quella nota, tra gli altri documenti, è stata la base per un giudice britannico all’inizio di quest’anno che ha revocato il congelamento dei beni di Torzi nel Regno Unito, concludendo che le prove contro Torzi non potevano sostenere una condanna perché le sue mosse sono state pienamente approvate dai più alti funzionari Vaticani.
Se è vero che Parolin e Peña Parra sono stati ingannati dal loro stesso staff e da altri funzionari vaticani, agendo in combutta con consulenti esterni, ciò sembrerebbe sollevare interrogativi preoccupanti sul loro giudizio e sulla loro competenza.
Per molti osservatori, tuttavia, si è tentati di giungere alla conclusione che Parolin e Peña Parra siano stati risparmiati almeno in parte perché vicini a Papa Francesco e quindi politicamente “intoccabili”. Becciu, nel frattempo, era caduto in disgrazia con il pontefice nel 2018 e poteva essere visto come “sacrificabile”.
L’antica strategia della vecchia guardia del Vaticano in materia criminale è stata quella di isolare i superiori dalla colpa, mentre permetteva ad alcuni pesci più piccoli, di solito un laico o un religioso minore, di prendersi la colpa. La prospettiva cinica su queste accuse sarebbe quindi che l’unica cosa diversa qui è che la parola “minore” è stata tolta dal copione; ora, se l’opportunità papale lo richiede, anche un cardinale può essere scaricato.
Quanto siano credibili i risultati su Parolin e Peña Parra senza dubbio emergeranno durante il processo, dal momento che ci si può aspettare che gli avvocati difensori sostengano che qualunque cosa i loro clienti abbiano fatto è stata pienamente approvata e autorizzata dall’alto».

Sul Corriere della Sera di oggi, 6 luglio 2021 Mario Gerevini e Fabrizio Massaro scrivono tra altro: «Magistrati vaticani contro giudici inglesi. È un capitolo di sette pagine, dai toni durissimi, “dedicato” alla Crown Court di Southwark (Londra) e in particolare al giudice Tony Baumgartner. Siamo “dentro” le quasi 500 pagine dell’inchiesta sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato con le argomentatissime richieste di citazione in giudizio per il cardinale Angelo Giovanni Becciu, i finanzieri Gianluigi Torzi, Raffaele Mincione, Enrico Crasso & C. Ma, appunto, a sorpresa a pagina 300 ci si imbatte in questa lunga parentesi, quasi uno sfogo. Per esempio, a proposito di un documento che il giudice inglese ha ritenuto “probante”, i promotori di giustizia del Papa scrivono che “è davvero inquietante che detto documento (…) abbia fatto il giro di mezza Europa per approdare nel fascicolo del giudice inglese, con le aberranti conclusioni da lui formulate”. Ma che c’entra una corte di Londra in questa storia? E perché ha così irritato i magistrati d’Oltretevere?
Il provvedimento firmato Baumgartner
Rewind di tre mesi. Verso fine marzo, quando già l’inchiesta vaticana avviata nell’estate 2019 era in dirittura d’arrivo, piomba sugli uffici giudiziari della Santa Sede un provvedimento firmato Baumgartner che boccia la richiesta di sequestro avanzata dal Vaticano sui conti del broker Torzi, che ha casa e ufficio non lontano da Buckingham Palace. Il giudice inglese lo fa entrando nel merito dei fatti e formulando ai colleghi della Santa Sede domande solo apparentemente banali. Chiede, per esempio, “perché se la Segreteria — si legge nel fascicolo di Londra — era di fronte a un truffatore (Torzi secondo l’accusa, ndr) gli è stato procurato un incontro con il Papa? E perché era trattato con cortesia?”. Per la cronaca, Torzi — che a novembre 2018 avrebbe prese il controllo di Sloane Avenue con l’inganno secondo il Vaticano — il 26 dicembre fu ammesso in udienza privata da Francesco. “Per ammorbidirlo”, è la risposta dei giudici vaticani. E poi: perché il Sostituto Edgar Peña Parra ha pagato 15 milioni a Torzi per lasciare il controllo del palazzo, che era formalmente del Vaticano? “Per non esporre la Segreteria di Stato ai media sull’operazione”, la replica. Su monsignor Alberto Perlasca, capo degli investimenti nell’era Becciu, non rinviato a giudizio, “il Prof. Avv. Alessandro Diddi — scrive Baumgartner — dice che era incapace e inetto”. (…)».

[*] Pece e piume

L’espressione “pece e piume” – in riferimento ad una pratica di punizione corporale antica – è usata ancora oggi, come metafora di un’umiliazione molto severa.

Spalmare con pece (fu usato catrame di legno utilizzato per calafataggio navi di legno e funi di lavoro, che diventa liquido a 25 °C) e piume (di gallina) era una punizione corporale, fondamentalmente intesa come punizione spirituale (non veniva usato il catrame, diventa liquido solo sopra i 100 °C, il che avrebbe provocato ustioni su tutto il corpo e la morte del punito). L’usanza era ampiamente diffusa nell’Europa medievale e nel Selvaggio West degli USA (“pitch and feather”). La persona punita veniva parzialmente spogliata, imbrattato o inzuppato con pece riscaldata, poi coperto di piume, in mezzo a una folla o su un palco. Questo trattamento faceva sembrare la persona punita un pollo a grandezza naturale, mentre una volta raffreddato, la pece era molto difficile da rimuovere. Durante questo trattamento fu maltrattato e insultato dai suoi concittadini. Spesso la persona punita veniva esibita o sfilata per le strade e volte doveva sedersi su un palo o un pezzo di binario portato da pochi uomini forti (“cavalcando il binario”). Questo era molto doloroso perché bisognava sedersi con le gambe divaricate sul palo o pezzo di binario con la croce. L’inguine sopportava tutto il peso corporeo, mentre eventuali imperfezioni premevano dolorosamente nella carne. In alcuni casi la persona punita veniva poi lasciata sola e autorizzata a tornare a casa per lavarsi, ma spesso veniva anche cacciata via dalla sua residenza, spesso accompagnato da abusi fisici.

Inteso principalmente come un’umiliazione e non come punizione fisica, tuttavia, imbrattare con pece e piume spesso porta a gravi lesioni fisiche. Eventuali sostanze tossiche o cancerogene della pece possono essere assorbite attraverso la pelle. Quando si cerca di raschiare la pece appiccicosa dalla pelle, pezzi di pelle e capelli arriveranno facilmente, lasciando la pelle ruvida e insanguinata. Il tono può anche essere troppo caldo, causando ustioni punite. Non è raro che la persona punita subisca abusi fisici durante o dopo le calunnie, a volte fino alla morte.

La pratica ha avuto origine nell’Europa medievale ed è descritta per la prima volta in fonti del 1189. Questo metodo di tortura fu usato per la prima volta in Nord America nel 1766, quando il capitano William Smith fu coperto di catrame e piume dai cittadini di una città per voci secondo cui denunciava i trafficanti alla dogana britannica. Negli anni che seguirono, gli stessi ufficiali doganali odiati furono talvolta imbrattati di catrame e piume. Anche durante la rivoluzione americana questa punizione veniva regolarmente applicata dai ribelli. Joseph Smith fu imbrattato di catrame e piume da una folla inferocita nel 1832.

Un fumetto in cui compare spesso questa bizzarra usanza del “pece e piume”, è Lucky Luke, il cui autore, guarda caso, è un belga…

Una variante che più spesso finiva mortale era quella in cui le piume venivano successivamente accese, così che prima le piume e poi la pece prendevano fuoco, e la persona punita bruciava viva. Un’altra variante è stata aggiunta nel Rivolta irlandese del 1798 applicato dagli inglesi ai ribelli. Alla persona punita veniva dato un cappuccio di carta intorno alla testa, in cui veniva versata pece calda o catrame. La pece è stata lasciata raffreddare e la carta rimossa, lasciando un “cappello” che si è attaccato alla testa. Questo “cappello” è stato poi tolto con la forza, portando con sé capelli e pezzi di pelle e carne. A volte veniva aggiunta anche trementina o polvere da sparo, dopodiché il “cappello” veniva dato alle fiamme.

Nell’esercito napoleonico, ma forse anche prima e anche in altri eserciti, tra commilitoni vigeva un codice d’onore molto rigido. Quando qualcuno si comportava in maniera difforme da questo codice non scritto, con i suoi colleghi, non con i superiori, per vigliaccheria, o parlava alle spalle, o non manteneva la parola e cose di questo genere, gli altri soldati decidevano di punirlo umiliandolo. Ora, per i soldati francesi, non si sa perché, l’animale più offensivo era la gallina: così li facevano vestire da galline, salire su un terrazzo o su un tetto della caserma, e dovevano emettere il verso della gallina, urlando affinché tutti nella piazza d’armi lo potessero sentire. Un soldato gli gridava degli ordini o delle domande, e lui doveva rispondere col coccodè. A quanto pare, questa era una umiliazione terribile per un uomo. È chiaro che così si punivano colpe veniali, leggere, legate più ai comportamenti caratteriali singoli che vere e proprie infrazioni alla disciplina o alla legge.

Nel Selvaggio West, evidentemente, la cosa funzionò a livello allegorico: non disponendo di giacche piumate né di piume prese da elmi come nel caso dell’esercito napoleonico, si “vestiva” il malcapitato (che aveva commesso una cosa lieve, ripeto, non rubato un cavallo o ucciso qualcuno, per quello c’era l’impiccagione o la legge di Lynch, da cui “linciaggio”) con piume di vera gallina, attaccandole con il solo collante con cui si aveva familiarità, la pece, che si usava nei cantieri, soprattutto ferroviari. E forse è legato anche a questo l’uso di portare alla berlina il malcapitato a cavallo di una traversina o di un binario, che aveva una duplice funzione: quella di far girare la sua vergogna per il paese, e quello di essere una metafora della terrazza della caserma.

Adesso, dopo aver letto questo, pensate al “caso Becciu” e tirate voi le conclusioni.

Foto di copertina: Un viaggio infernale, un bagno di pece bollente. Miniatura di Priamo della Quercia (tratta dalla Divina Commedia di Alfonso V, Re di Aragona, Napoli e Sicilia, donato da Fernando de Aragón, Duca di Calabria al Convento di San Miguel, Valencia nel 1538), 1442/50, British Library, Londra. Inferno, canto XXI. Le anime dei barattieri sono “attuffate” in una pece nera, che il miniatore mostra all’interno di un calderone rivestito di metallo e reso bollente dal fuoco che arde sotto di esso. Mentre Virgilio si reca a parlare con i diavoli, Dante si acquatta. Solo al richiamo della sua guida, il poeta uscirà allo scoperto e si dovrà accompagnare, suo malgrado, con una decina di terribili diavoli.

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Ecco il collegamento per il libro in italiano.

And here is the link to the book in English. 

Y este es el enlace al libro en español


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4 commenti

  • ....nn ha detto:

    invito a rileggere l’invito di mons ICS di stamattina a leggere con attenzione :

    “Ma per capire meglio, suggerisco di leggere l’articolo di Daniele Autieri su Repubblica di ieri, a pag. 10.”
    Li sta scritto il nome chiave per capire la connessione di Becciu .