A Servizio della Verità. Sacerdozio e Vita Ascetica, del card. Robert Sarah

11 Giugno 2021 Pubblicato da 11 Commenti

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, stiamo leggendo un libro estremamente interessante. Si tratta di “A servizio della verità. Sacerdozio e Vita Ascetica“, e raccoglie quanto detto dal card. Robert Sarah durante un corso di esercizi spirituali da lui tenuto l’anno scorso. È pubblicato per i tipi di Fede e Cultura, e ci sembra un testo prezioso; prezioso per i sacerdoti, ma a nostro modesto avviso interessante e ricco di spunti e motivi di riflessione anche per i laici; perché l’ascesi non è certo prerogativa solo dei consacrati. Vi offriamo qui sotto, per gentile concessione dell’autore, l’introduzione, scritta da padre Vincenzo Nuara, op, che illustra in maniera esemplare contenuti e obiettivi del libro. Buona lettura.

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Prefazione al libro del Card. Sarah

“A servizio della verità. Sacerdozio e vita ascetica”

 

Da tre anni circa, a motivo dei suoi tanti impegni di ufficio e di ministero, “inseguivo” il Card. Sarah, per la predicazione di un corso di esercizi spirituali da organizzare per l’annuale ritiro dei sacerdoti del Sodalizio Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum. Grazie a Dio, ho avuto finalmente la Sua disponibilità. I testi proposti in questo volume sono il frutto del lavoro e delle riflessioni che il Card. Sarah ha donato ai sacerdoti nel ritiro del febbraio 2020. E’ stata una esperienza vissuta di fede e di condivisione sacerdotale profonda e intima.

La via tracciata in queste pagine è quella classica dell’ascesi, applicata alla vita sacerdotale. Una via oggi inusuale, purtroppo; se ne parla poco o niente. Un sacerdote potrebbe vivere la propria vita senza ascesi personale, continua e solida? Per tutti gli uomini di spirito del passato e anche per il Card. Sarah: non è possibile. Il ministero sacerdotale ha un salutare e profondo effetto nella vita personale e nell’apostolato soltanto in chi unisce, nel proprio stato di vita vissuto in grazia e responsabilità, l’ascesi corrispondente. In poche parole si può dire, che un sacerdote che non coltiva un’autentica vita ascetica, vive un sacerdozio depauperato che nel tempo può diventare soltanto funzionalista, senza anelito alcuno alla missione e alla dimensione soprannaturale che Cristo gli ha affidato e la Chiesa con lui, nel giorno dell’Ordinazione.

Parliamo di missione soprannaturale perché il sacerdote è tale in quanto chiamato da Cristo in modo speciale per la salvezza delle anime, da santificare con la predicazione e l’amministrazione dei sacramenti: Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori a conversione dice il Signore (Mc 2,17). E inoltre ai suoi discepoli ingiunge: Andate predicate il Vangelo ad ogni creatura (Mc 16,15). La Chiesa ha ricevuto dal suo divino Maestro gli strumenti della Grazia sacramentale, che ella conferisce in nome e per mandato di Cristo nell’Ordinazione sacerdotale, a uomini scelti e chiamati da Dio per questa missione santa, particolare e unica su questa terra.

Sacerdozio e ascesi è il tema di queste meditazioni. Ma cos’è l’ascetica? Cos’è l’ascesi? E’ un cammino personale di purificazione, di meditazione, di penitenza, di orazione, di mortificazione, di rinuncia, di disciplina intellettuale e morale, di continua revisione di vita, di crescita interiore. In una parola: è un itinerario di vita, un cammino interiore per raggiungere la conformazione piena a Cristo; e per un sacerdote, a Cristo buon pastore e vittima d’amore. San Tommaso d’Aquino afferma che l’ascesi tende a rendere perfetto l’uomo nei rapporti con Dio: questa perfezione si matura per via d’amore (cf. Summa Theologiae, II-II. q.24 a.9) Potremmo dunque dire che l’ascesi è un atto d’amore. Il Cardinal Sarah afferma: L’ascesi è per noi prendere consapevolezza che, accettando la vocazione sacerdotale, abbiamo non solo deciso di appartenere totalmente a Cristo, di essere usati da Lui come più gli piace. Abbiamo scelto anche un’altra cosa, cioè di rappresentare Cristo in mezzo agli uomini.

Senza una adeguata ascesi, il ministro di Dio può rischiare di vivere la propria vita sacerdotale come una professione qualunque, seppur nobile, in modo esclusivamente umano, quasi filantropico senza un anelito contemplativo e conseguentemente apostolico. Il Vangelo che predica deve essere nella sua vita, oltre che sulle sue labbra con la predicazione, per non essere rimproverato a causa di una vita incoerente e malsana, come ricorda san Paolo (cf. 1 Cor 9,27). Il sacerdote è dunque la bocca di Dio: os Domini, prima con la testimonianza evangelica della sua vita e poi con le sue parole. Il Cardinale prosegue: l’ascetica che ci si impone consiste nell’imparare la vera libertà sacerdotale nel dire e nel fare ciò che rende il nostro parlare e il nostro agire una trasparenza di Cristo, di cui indegnamente noi sacerdoti siamo rappresentanti.

L’enfasi sulla dimensione umana del ministero, portata avanti da una teologia orizzontalista, esclusivamente antropocentrica, ha impoverito nei seminari la formazione sacerdotale e la vita spirituale di tanti futuri preti. Questa impostazione ha svilito e secolarizzato la vita di molti sacerdoti, che a lungo andare, avvertono la stanchezza e la demotivazione, talvolta oppressi anche dalle richieste pressanti provenienti dalla gerarchia, dai piani pastorali inconsistenti e irrealizzabili, e dalle esigenze dei fedeli e della vita parrocchiale con ritmi intensi e insostenibili. La crisi di molti sacerdoti è fondata su questa visione funzionalista del sacerdozio cattolico e non sulla realtà del celibato ecclesiastico, come taluni fanno credere e diffondono con la complicità dei mass-media laicisti.

L’ascesi aiuta il sacerdote ad avere uno sguardo realistico e concreto sulle proprie capacità e sulle proprie forze morali e spirituali e, nello stesso tempo lo aiuta, accompagnato da un buon padre spirituale, a fare delle scelte, quelle utili e necessarie per il proprio cammino di santificazione e per quello delle anime che gli sono state affidate nel ministero, consapevole che egli non può far tutto, né tutto è necessario fare, ma deve saper scegliere la “parte migliore…” (cf. Lc 10, 41-42) da indicare ai fedeli e anche a sé stesso: Dobbiamo lasciare tante nostre abitudini del passato per fare spazio soprattutto alla nostra trasparenza cristologica, continua il Porporato.

Il Cardinal Sarah ha affermato di non aver detto cose nuove in queste meditazioni. Io penso piuttosto che, come il buon scriba di evangelica memoria, egli ha saputo trarre dal santo Vangelo e dalla venerabile Tradizione della Chiesa, cose antiche e cose nuove utili per vivere oggi la nostra vita sacerdotale, a volte, tanto assediata da ogni parte.

 

Desidero ringraziarlo a nome di tutti, per le belle e profonde meditazioni e per il tempo che ci ha donato, insieme alla sua presenza edificante e semplice: sarà un ricordo che porteremo per sempre nella nostra anima. Sono certo che la lettura di queste pagine, farà tanto bene ai sacerdoti e li sosterrà nella battaglia della fedeltà quotidiana e amorosa a Cristo e alla Sua mistica Sposa. Ma anche per i lettori laici sarà di nutrimento, nella continua scoperta della bellezza del Sacerdozio che Nostro Signore ha lasciato alla Sua Chiesa per la nostra edificazione e salvezza.

Vincenzo M. Nuara OP

(Moderatore del Sodalizio ASSP)

 

Roma, 17 febbraio 2021

Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima

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Ecco il collegamento per il libro in italiano.

And here is the link to the book in English. 


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11 commenti

  • Caterina ha detto:

    L’ascesa porta l’uomo fuori dai confini delle leggi applicabili alle istituzioni. Per cui chi ascende esce dal contesto religioso che è di per sé ristretto e soffocante per l’anima che cerca di liberarsi dalla volontà altrui. L’Anima del UOMO ha come rivale il proprio io. La Donna è la via NATURALE che porta L’Uomo verso l’Altissimo Spirito dell’Amore. La vita vissuta nella solitudine di un monastero porta l’Anima liberata verso la fine della GIOIA trovata. La Vita vissuta nella contemplazione dei SANTI Mistici non è per tutti.Si nasce Mistico e i Mistici sanno questa verità.

    • Il Matto ha detto:

      “Chi ascende esce dal contesto religioso che è di per sé ristretto e soffocante per l’anima che cerca di liberarsi dalla volontà altrui. L’Anima dell’UOMO ha come rivale il proprio io”.

      Sottoscrivo.

      Spessissimo, per non dire sempre, il proprio io la fa da padrone. Non si è consapevoli si quanto il suo dispotismo sia radicato.

      Si può arrivare a credere che riempirsi la bocca di Sacre Scritture, Catechismi e Diritti canonici (citati da ognuno cicero pro domo sua) sia sufficiente per sentirsi a posto con la coscienza e, manco a dirlo, dalla parte della verità.

      Una vera e propria trappola mortale per l’anima.

      Ma non sembra che questi argomenti interessino molto. C’è più “soddisfazione” a fare le bucce agli altri con la scusa della “testimonianza”, un giochino in cui l’io è maestro.

    • Luca ha detto:

      Questo è un esempio del pericoloso miscuglio di tutto e un po’ che causa tanta confusione tra le persone di oggi.
      Per esempio, lei parla di uscire dal contesto religioso per entrare in una prospettiva mistica trasversale. Ma non è affatto vero che le esperienze mistiche siano tutte uguali. Per i Buddhisti, per esempio, non è una fuga dell’anima, dal momento che per loro non esiste alcuna anima. Per gli Hinduisti, c’è un anima ma è uguale per tutti. Per i Cristiani, l’individualità rimane importante anche nelle esperienze mistiche: rinunciare a sé non vuol dire che il sé non esista, ma che viene offerto a Dio. Non è “henosi” ma “teosi”.
      Senza contare che “liberarsi dalla volontà altrui” è esattamente un segno che il proprio io vuole comandare e che non si vuole accettare alcun tipo subordinazione; in una parola, è orgoglio.
      Molto più umile e poco attraente è invece fare ciò che l’io ritiene asfissiante, che poi è ciò che avviene nei monasteri Cristiani, dove non si passa il tempo a “volare” (Come scrive un altro commentatore) ma si cerca di controllare sé stessi financo nelle attività più utili e noiose, fosse anche lavare i piatti o preparare un letto per chi visita.

      • Enrico Nippo ha detto:

        Ascendere (o “volare”) non è una mistica “trasversale” bensì verticale. Il fatto è che non è senza rischi, e tali rischi sono pochi quelli che se la sentono di correrli, anche perché se non c’è un anelito profondo e superiore ad innalzarsi, evidentemente di origine sovrumana, è impossibile intraprendere il “volo”, che costituisce indubbiamente una via straordinaria verso la theosis, senza che questa possa essere distinta tout court dalla henosis partendo dalla basso, cioè dalle espressioni formali dottrinarie che in quanto tali non possono elevarsi oltre se stesse.

        Nulla di strano, quindi, che la maggioranza dei fedeli (in senso lato), si assesti entro il limiti protettivi di un contesto religioso, cosa peraltro legittima e rispettabile, senza però che ciò li autorizzi a criticare le vie straordinarie di cui non possono sapere nulla.

        Riguardo all’anima, non starei nemmeno ad invischiarmi nelle differenze teoriche, anch’esse concettual-discorsive e quindi partenti dal basso senza possibilità di elevarsi. Il “volo” comporta l’abbandono dell’apparato mentale cui l’io si abbarbica per nutrire la propria esistenza illusoria (ma reale finché dura l’illusione).

        E per “volare” occorre abbandonare se stessi e il mondo, in una parola: morire.

        • Luca ha detto:

          Non è così semplice. Se lo fosse, allora basterebbe assumere determinate droghe per “uscire da sé stessi” come tanti fanno asserendo poi di aver “capito tutto”. Ci sono molti tipi di esperienze “di ascesa” , alcuni chiaramente di origine maligna, che finiscono inevitabilmente per rendere un esaltato incoerente chi le prova. D’altronde, come può lei essere sicuro che oltre le parole l’esperienza sia uguale per tutti? E come può essere sicuro della sua esperienza, senza una base che la spiega?
          Credere che Gesù Cristo sia morto, risorto e resuscitato non è una dottrina o un recinto ma un fatto storico, la dottrina viene dopo; l’unica via di ascesa che un Cristiano è legittimato a seguire è quella che Cristo stesso ha autorizzato, la quale non prevede un completo annullamento del sé, altrimenti la promessa stessa della resurrezione non avrebbe alcun senso. Gli esicasti non inducono una trance Buddhista, glielo posso assicurare.
          C’è già troppa confusione in giro riguardo a queste cose e una tendenza al gnosticismo fai da te come il suo è fin troppo diffusa, per questo mi sembrava di dover specificare.

          • Enrico Nippo ha detto:

            Il paragone con le droghe davvero non me lo aspettavo!

            Secondo Lei, cos’è il chicco di grano che deve morire?

            E poi, perché confonde lo gnosticismo con la gnosi della quale parlano i Padri della Chiesa?

  • Quercia Florio ha detto:

    Apprezzo molto questa segnalazione che trovo del tutto positiva e esente, mi sembra, da spunti polemici

  • Il Matto ha detto:

    Per un’ascesi degna di tale nome è indispensabile far parte della Confraternita dei Matti, poiché comporta un ABBANDONO TOTALE di tutto ciò che, nel “bene” e nel “male”, è contaminato dall’umano e dal terrestre.

    La vera ascesi è una morte a se stessi e al mondo, e proietta in una dimensione mattoide dalla quale TUTTE le “prese di posizione” appaiono nella loro imperfezione, insufficienza, presunzione e pateticità.

    Soltanto I Matti hanno quel guizzo di follia per il quale si slanciano nel Puro Vuoto ove la vera libertà è simile ad un’ebbrezza che i sani di mente, attorcigliati nei loro pensieri, non possono nemmeno immaginare.

  • daouda ha detto:

    Tralasciando la strumentale retorica dell’ “alter Christus” sacerdotale tipica degli pseudo tradizionalisti e del loro clericalismo a disprezzo dei laici e del battesimo, sarebbe sinceramente curioso capire in cosa dovrebbe consistere questa fumosa ascesi sacerdotale tanto decantata quanto vaga.
    Difatti basterebbe esigere dal ministro ordinato a compiere le ore liturgiche cantandole pubblicamente con un breviario pre riformato, cosa che già gli porterebbe via almeno 6 ore al giorno.
    Sembra invece il solito calcio in bocca al monachesimo.

    La solita bugia sottesa sul celibato dei ministri ordinati è svelatrice di come alla fin fine il conflitto abbia ben poco a che fare con lo Spirito ( chi lo difende o chi lo riscopre, chi lo conserva o chi lo rinnova ) quanto con le proprie paturnie mondane.

    2 fazioni si contrappongono a soddisfare i gusti degli spettatori…

  • Elisa ha detto:

    A me piace molto questo cardinale. E quando leggo i suoi libri, mi par di sentire la voce di un futuro, e spero imminente Papa. Lo affido a Dio e oggi festa del Sacro Cuore di Gesù, lo affido a Gesù chissà che non lo scelga come futuro Pontefice.

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