Caliari: un Triste Pontificato, dove il Capriccio dei Vescovi fa la Legge.

5 Aprile 2021 Pubblicato da 35 Commenti

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, Gian Pietro Caliari ci offre questa pregnante e mesta riflessione sullo stato delle cose nella Chiesa del nostro Paese, partendo dalla lettura di Geremia, il profeta della sventura babilonese del popolo ebraico. Buona lettura. 

 

§§§

Dabo vobis pastores iuxta cor meum,

et pascent vos scientia et doctrina”.

di Gian Pietro Caliari

“Vi darò pastori secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con scienza e intelligenza”, così annuncia profeticamente Geremia (3, 15).

Benché questo testo non sia fra quelli liturgici, che in questo Giovedì Santo sono proclamati nella Missa Chrismatis, sembra appropriato e augurale per tutti quei presbiteri che oggi ripeteranno  il loro sì davanti a Dio a quest’impegnativa e solenne promessa: “Volete essere fedeli dispensatori dei misteri di Dio per mezzo della santa Eucaristia e delle altre azioni liturgiche, e adempiere il ministero della parola di salvezza sullesempio del Cristo, capo e pastore, lasciandovi guidare non da interessi umani, ma dallamore per i vostri fratelli?” (Rinnovazioni delle Promesse Sacerdotali).

Ancor più ben augurante per il povero Popolo di Dio che, da ormai otto anni, è sottoposto a ogni forma d’angheria dottrinale, liturgica e pastorale e che assiste sconcertato all’affermarsi sempre più spietato di una “casta sacerdotale” che si autoproclama “padrona del Mistero della Fede” e non più minister, vale a dire serva, del ministero della grazia di Dio a lei affidata a beneficio dei credenti  (cfr. Efesini 3, 2)

Il profeta Geremia è testimone, impotente e inascoltato, della scellerata politica degli ultimi cinque re del Regno di Giuda, che avrà come “paga” la distruzione del Tempio di Gerusalemme, la sospensione per settant’anni del Culto Pubblico all’Eterno, la devastazione della Città Santa e l’esilio del popolo giudaico a Babilonia.

Geremia, invano, aveva ammonito “Tutto questo paese sarà ridotto in una solitudine e in una desolazione, e queste nazioni serviranno il re di Babilonia per settant’anni” (25, 11).

Nonostante l’imminenza e l’ineluttabilità del giudizio divino – “io castigherò con giusta misura e non ti lascerò del tutto impunito” (46, 51) – il profeta annuncia l’avvento di futuri e nuovi “ποιμένας” (poimévas) pastori che “ποιμανοῦσιν” (pomavoùsin) pasceranno il Popolo Eletto.

Il profeta delinea il profilo di questi nuovi pastori in tre caratteristiche, che nella versione greca dei Settanta, ha precisi rimandi all’originale ebraico.

La prima caratteristica è che pasceranno κατὰ τὴν καρδίαν μου (katà kardìan mou), secondo il cuore stesso di Dio.

Nell’ebraico biblico il termine lev (לב) o levàv (לבב) ricorre 858 nei libri dell’Antico Testamento e indica esclusivamente il cuore umano.

Per il cuore degli animali, infatti, l’ebraico usa il termine generico di בָּשָֹר basàr, cioè carne

Il concetto antropologico di “cuore” come propriamente distintivo dell’essere umano, rispetto al mondo animale, è la più frequente  nozione che ricorre nell’Antico Testamento e che è applicato in senso antropomorfo a Dio stesso solo 26 volte.

La ritrosia ad applicare il termine lev (לב) all’Eterno, ovviamente, rientra nell’assoluta osservanza del divieto di raffigurare il divino, anche solo concettualmente.

Geremia, tuttavia, si spinge oltre e profetizza che i futuri pastori, quelli che pasceranno il popolo liberato dall’esilio babilonese lo faranno secondo il cuore stesso di Dio.

L’espressione ebraica śîm lēv, che i Settanta traducono con κατὰ τὴν καρδίαν, in realtà è molto più impegnativa e indica “metterci il cuore”, “fare e prestare scrupolosa attenzione”.

I nuovi pastori dovranno avere verso il gregge d’Israele la stessa  e intensa attenzione e premura che l’Eterno riserva al suo popolo.

Solo, infatti, κατὰ τὴν καρδίαν, secondo il cuore stesso di Dio potrà essere ristabilita l’Antica Alleanza e rinnovato il vero Culto al Dio vivente, così come aveva profetizzato la madre Anna per il profeta e giudice Samuele: Ora l’Eterno dice: Io mi susciterò un sacerdote fedele, che agirà secondo il mio cuore e secondo il mio desiderio” (1 Samuele 2, 35).

La seconda caratteristica dei nuovi pastori è espressa dal participio presente greco ποιμαίνοντες (poimaìnontes), senza paura di se stessi e senza riguardo per se stessi.

Questo esplicito riferimento alla “paura di se stessi” è un rimando efficace a Genesi 3, 10, “abbiamo avuto paura e ci siamo nascosti”, quando i progenitori hanno trasgredito il divino comandamento di lavo­rare e custodire il giardino” (Genesi 2, 15).

Ora il verbo ebraico `abad (lavorare) ha un’ampia gamma di significati che indica sia il “lavorare” ma anche il “servire”, il “rendere culto”, l’“onorare la divinità”; e così pure il verbo shamar  (custodire) indica sia il “custodire” in senso materiale, sia in senso spirituale l’“osservare i comandamenti divini”.

I nuovi pastori – annuncia Geremia – non avranno paura perché sapranno rendere il vero e puro culto a Dio e custodirne i comandamenti.

Per il profeta Geremia, infatti, la violazione e l’usurpazione del vero Culto a Dio e dei suoi Comandamenti è all’origine della caduta del Regno di Giuda.

L’ultima caratteristica dei nuovi pastori e, infine, per Geremia che pasceranno μετ’ ἐπιστήμης (met’epistémes), “scientia et doctrina”, con scienza e dottrina come traduce San Gerolamo.

Nella cultura ellenica l’ἐπιστήμη (epistéme) è distinta dalla δόξα (dòxa), l’opinione, dalla εἰκασία (eikasìa), l’immaginazione e dalla πίστις (pìstis), la credenza.

L’ἐπιστήμη (epistéme) è la conoscenza intelligibile, vale a dire scienza e conoscenza, che deriva da un’esperienza effettiva.

Nell’ebraico biblico non c’è, ovviamente, un termine astratto come quello di scienza o conoscenza ma è usato il più concreto verbo yada(יָדַע) che indica non la mera erudizione ma il sapere che deriva da una profonda visione interiore, che precede il vedere, ed è l’esito di una reale e intima relazione.

Il vertice della scienza nell’Antico Testamento è la conoscenza di Dio” (דַּ֥עַת אֱלֹהִ֖יםdaat elohim), che consiste nel seguire le sue vie e vivere secondo la sua volontà (cfr. Osea 4, 6). Essa, poi, coincide e spiega cosa sia il timore di Dio” (cfr. Proverbi 2, 5).

Questo concetto non astratto della “conoscenza di Dio”, come esperienza diretta e imprescindibile adesione personale alla sua volontà, è assai chiaro anche nella predicazione di Gesù.

“Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?  Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse”(Giovanni 14, 8-11)

“Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Giovanni 15, 14-15).

La scientia et doctrina dei “pastori che pasceranno”, di cui parla Geremia, non è dunque una mera erudizione, ma un’esperienza personale e un’adesione totale e incondizionata al rivelarsi di Dio.

Facendo proprio riferimento all’annuncio del profeta Geremia e al testo giovanneo, al termine del Sinodo del 1992, scriveva San Giovanni Paolo II: “I presbiteri sono, nella Chiesa e per la Chiesa, una ripresentazione sacramentale di Gesù Cristo Capo e Pastore, ne proclamano autorevolmente la parola, ne ripetono i gesti di perdono e di offerta della salvezza, soprattutto col Battesimo, la Penitenza e l’Eucaristia, ne esercitano l’amorevole sollecitudine, fino al dono totale di sé per il gregge, che raccolgono nell’unità e conducono al Padre per mezzo di Cristo nello Spirito. In una parola, i presbiteri esistono ed agiscono per l’annuncio del Vangelo al mondo e per l’edificazione della Chiesa in nome e in persona di Cristo Capo e Pastore” (Pastores dato vobis, Esortazione Post-Sinodale, 25 marzo 1992, 15).

Sia per i presbiteri ma anche per i comuni battezzati, San Giovanni Paolo II indicava, poi, una precisa via di rinnovamento della Chiesa: “Per tutti i cristiani, nessuno escluso, il radicalismo evangelico è un’esigenza fondamentale e irrinunciabile, che scaturisce dall’appello di Cristo a seguirlo e ad imitarlo, in forza dell’intima comunione di vita con lui operata dallo Spirito. Questa stessa esigenza si ripropone per i sacerdoti, non solo perché sono nella  Chiesa, ma anche perchésono di fronte alla Chiesa, in quanto sono configurati a Cristo Capo e Pastore, abilitati e impegnati al ministero ordinato, vivificati dalla carità pastorale” (Ibidem, 27).

Dall’inizio di questo sciagurato Pontificato, aggravato poi dal pandemonio pandemico di quest’ultimo anno, abbiamo invece assistito sgomenti alla trasformazione di larga parte del clero cattolico – anche negli ambienti più tradizionali, e questo fors’anche per timore di ritorsioni! – in spietati “padroni dei Sacramenti” e in “volonterosi carnefici”, manipolati dall’attuale caudillo argentino e dalla junta al suo permanente servizio.

Da un lato, si sopportano allegramente e noncuranti le gravissime esternazioni di Vescovi e chierici apertamente in contrasto con la Dottrina Cattolica e, anzi, si promuovono anche nella Curia Romana  i loro epigoni come i novellatori di una fantomatica “chiesa in uscita” e “chiesa delle periferie esistenziali”.

Dall’altro, su presunte basi scientifiche ampiamente smentite, si infrangono i doveri stessi del Sacerdozio Cattolico nell’esercizio liturgico e si ledono i diritti fondamentali dei christifideles anche quando chiaramente ed espressamente sanciti in dottrina e diritto.

Accade, ormai sempre più frequentemente, di assistere a presbiteri che negano il “sacramento dei sacramenti” e il pharmacum immortalitatis non a pubblici peccatori o dissenzienti dai precetti fondamentali della Dottrina Cattolica (questo poi mai nella “chiesa della misericordia”!) ma a intere assemblee di fedeli che desiderano e chiedono ricevere l’Eucarestia nelle forme previste dalle vigenti normative liturgiche.

O ne umiliano la fede con la distribuzione dell’Eucarestia in forme clandestine, a ciò spinti da mai resi pubblici “ordini del Vescovo”, verso i quali – segno estremo della decadenza dottrinale e culturale del clero cattolico! – i più coraggiosi inviano “pie suppliche” perché ponga fine a ciò che ha imposto illegalmente e che de iure neppure appartiene alla potestà propria dei Vescovi.

“Nella distribuzione della santa Comunione è da ricordare che i ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano disposti nel debito modo e non abbiano dal diritto la proibizione di riceverli. Pertanto, ogni cattolico battezzato, che non sia impedito dal diritto, deve essere ammesso alla sacra comunione. Non è lecito, quindi, negare a un fedele la santa Comunione, per la semplice ragione, ad esempio, che egli vuole ricevere lEucaristia in ginocchio oppure in piedi” (Redemptionis Sacramentum, 91).

E, “ogni fedele ha sempre il diritto di ricevere, a sua scelta, la santa Comunione in bocca (Ibidem, 92).

Stiamo dolorosamente assistendo, invece, al diffondersi di prassi illegittime e contrarie che minano alla radice i diritti e doveri del corpo ecclesiale, dove “i fedeli hanno il diritto di ricevere dai sacri Pastori gli aiuti derivanti dai beni spirituali della Chiesa, sopratutto dalla parola di Dio e dai sacramenti” (Codex Iuris Canonici, can. 213) e dove “i ministri sacri non possono negare i sacramenti a coloro che li chiedano opportunamente, siano disposti nel debito modo e non abbiano dal diritto la proibizione di riceverli (Ibidem, can. 843).

Ovviamente, a giustificare questa alterazione dell’essenza stessa del tanto declamato “Popolo di Dio”, ma in ultima analisi della missione stessa affidata da Cristo alla Chiesa, si ricorre a richiamare la “situazione sanitaria” o il celebre “Protocollo”, stoltamente firmato dalla Conferenza Episcopale con l’ex detentore dell’ormai democratura italiana.

In quel Protocollo, che per la Legge Generale della Chiesa, è nullo e dunque inefficace, tuttavia, si legge solo che “il celebrante e l’eventuale ministro straordinario […] abbiano cura di offrire l’ostia senza venire a contatto con le mani dei fedeli” (Protocollo circa la ripresa delle celebrazioni col popolo, 3. 4).

Come da questa indicazione sia stato possibile evincere una prescrizione della ricezione della Santa Comunione secondo la normativa liturgica vigente, “perché pericolosa”, risulta totalmente irrazionale.

In realtà, l’occasione è stata scientemente sfruttata da molti Vescovi per sradicare non solo una prassi liturgica millenaria ma per dare il colpo di grazia a quel che resta del sensus fidei communis del buon Popolo di Dio nel Mistero della Santissima Eucarestia.

Vae autem vobis, quia clauditis regnum caelorum ante homines! Vos enim non intratis nec introeuntes sinitis intrare”, “Guai a voi,  – ripeterebbe oggi il Divino Maestro – che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini. Voi non vi entrate e non lasciate entrare nemmeno coloro che vorrebbero entrarci!” (Matteo 23, 13).

Non si tratta di un’accusa infondata ma sempre più manifesta in questo triste Pontificato che ha favorito il crescere a dismisura del più bieco clericalismo, dove Dottrina e Sacramenti, diventano  la “cosa nostra” di molti Pastori.

Una “mafia”, come quella ormai ben nota di San Gallo, mortifera per la Fede Apostolica, dove gli “apostoli” non sono più i custodi della Fede Cattolica, ma gangster spietati del loro capriccio e – come direbbe Benedetto XVI  – dello Zeitgeist, dello spirito di questo nostro ben triste tempo.

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35 commenti

  • Enrico Nippo ha detto:

    Con tutte le magagne e le schifezze che stanno strozzando il mondo, mi sembra un po’ esagerato stare a sottolineare con insistenza uno scambio di congiuntivo col condizionale.

    Ma v’immaginate che paradiso sarebbe la terra se l’unico peccato sarebbe … pardon, fosse uno sbaglio sui verbi?😊

    • Adriana 1 ha detto:

      Enrico,
      vero, ma in un mondo di eletti che prediligono cercare empiricamente il wu-hsing (l’informe) e il wu-chu (l’impermanente); ossia il saper essere nella forma-eppur distaccati da essa-, nonchè il raggiungere la natura primaria dell’uomo.
      Lo stesso Lao Zi si chiese a quanto servissero le parole-che tradiscono sempre la “cosa” cui fanno riferimento-.
      Ma gli eletti erano pochi, sceglievano di vivere nascosti e, comunque, per esprimere tali dubbi,
      ed altri molti, si servirono della scrittura.
      Sursum corda…oggi si è in grado di leggere e scrivere sempre di meno anche se si crede di esserne in grado. (E qui ne abbiamo avuti alcuni esempi). Del resto basti pensare a come vengono scritte le leggi e i D.Legge e a come vengono interpretati dai loro medesimi compilatori per aver dubbi sulla bontà rousseauiana dei
      loro compilatori, e sulla bontà emanante dai loro effetti. . Però, ecco: rimangono sempre gli scimmioni stridenti sulla facciata di S.Pietro come esempio da seguire per chi preferisce rimanere felicemente immerso in un mondo fluido svuotato di pensiero e certezze : il brodino caldo delle ranocchie…

  • Acido Prussico ha detto:

    La Genesi secondo don Pietro Paolo.
    Dio non usò il CONGIUNTIVO per indicare la Sua volontà di azione pensata e di azione futura (“Sia la luce… sia il firmamento… le acque si raccolgano… la terra produca…”).
    Usò il CONDIZIONALE (“Sarebbe la luce… sarebbe il firmamento…”). Forse perché non era proprio convinto di farlo ed era ancora in una fase dubitativa o condizionale.
    Fumeggiare con citazioni di San Luigi e San Girolamo, o rifiutare sdegnati le “correzioni fraterne” o per difensiva “giudicare” i peccati” degli altri non è proprio di umile “servitore” di Dio. È (tempo indicativo) constatazione reale di AMOR PROPRIO, ORGOGLIO ferito.
    Per rimediare questo peccatuccio, come si deve consigliare: “È” meglio o “SAREBBE” meglio confessarsi?.

  • Marco ha detto:

    Ai solerti accademici della crusca
    direi di essere più sobri e di non incattivirsi fino allo spreco di tante altisonanti frasi .
    D’accordo ,un condizionale al posto di un congiuntivo “potesse o potrebbe” meritare una tiratina d’orecchi ma certamente non la damnatio memoriae meglio argomentare sulla sostanza anche
    puntigliosamente se necessario piuttosto che innescare seriose polemiche offensive su questioni grammaticali ne va la serietà di questo blog e dei suoi commentatori .
    Pax et bonus

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Le parole del testo di Geremia citate all’inizio dell’articolo ben si adattano come auspicio per la Chiesa di oggi, ma non costituiscono, per questo, una profezia sui nostri tempi.
    Geremia non è quasi inesistente (solo 9 brevi letture distribuite in 3 anni) soltanto nella odierna liturgia della Parola, ma è quasi sconosciuto alle Scritture del Nuovo Testamento: mentre, ad esempio, Isaia viene citato ben 53 volte, Geremia viene citato solo 4 volte in tutto il NT.
    L’accostamento che Caliari ha fatto, tra un profeta dei tempi dell’Esilio e i tempi che corrono è sì suggestivo ma, a parer mio un po’ stridente e forzato. Detto senza offesa.

  • Don Pietro Paolo ha detto:

    Interessante articolo sui pastori secondo il cuore di Dio. Tuttavia, Mi sarei aspettato una conclusione altrettante interessante e, invece ….sembra che la pecca dei pastori contemporanei si riduca al negare la Comunione sulla lingua. come se questa prassi andrebbe contro la legge di Dio. Veramente deludente! Il modo di come comunicare i fedeli lo ha stabilito la Chiesa e come lo ha stabilito in un determinato tempo allo stesso modo può cambiarlo in un altro. Appellarsi a decreti e a norme della Chiesa e negarne altri è sfacciatamente contradditorio. Immagini: se qualcuno avesse chiesto la comunione sulle mani- richiamandosi alla prassi biblica e della Chiesa primitiva e dei padri – quando questa prassi era negata e gli sarebbe stata rifiutata, non avrebbe potuto gridare anche lui che questo era un abuso di potere e, quindi, atteggiamento mafioso? Credo che una vera fotografia dei pastori secondo il cuore di Dio, di cui la Chiesa ha bisogno, ce la offre S. Luigi M. Grignon de Montfort, e sicuramente tra questi ce ne saranno moltissimi che, obbediente all prescrizioni della Chiesa, comunicano i fedeli distribuendo la Santa Eucarestia sulle mani: « saranno … servitori schiavi e figli di Maria …Saranno fuoco che brucia, ministri del Signore che porteranno ovunque il fuoco dell’amore divino. Saranno “come frecce in mano a un eroe”, frecce acute nelle mani della potente Maria per colpire i suoi nemici. Saranno figli di Levi, ben purificati dal fuoco di grandi tribolazioni e molto uniti a Dio, i quali porteranno l’oro dell’amore nel cuore, l’incenso della preghiera nello Spirito e la mirra della mortificazione nel corpo e saranno ovunque il buon odore di Gesù Cristo per i poveri e i piccoli, mentre risulteranno odore di morte per i grandi, i ricchi e gli orgogliosi del mondo.
    Saranno nubi tonanti e nuvole volanti nell’aria al più piccolo soffio dello Spirito Santo; senza attaccarsi a nulla, senza attaccarsi, senza meravigliarsi di nulla, senza mettersi in pena per nulla, spanderanno la pioggia della parola di Dio e della vita eterna; tuoneranno contro il peccato, grideranno contro il mondo, colpiranno il demonio e i suoi seguaci, trafiggeranno da parte a parte, per la vita e per la morte, con la spada a due tagli della parola di Dio, tutti coloro ai quali saranno inviati da parte dell’Altissimo […].
    Infine dobbiamo sapere che saranno dei veri discepoli di Gesù Cristo, che camminano sulle orme della sua povertà, dell’umiltà, del disprezzo del mondo e della carità, insegnando la via stretta di Dio nella pura verità, seguendo il santo Vangelo e non le massime del mondo, senza vivere in ansia né avere soggezione per nessuno, senza risparmiare, o farsi condizionare, o temere nessun mortale per potente che sia. Avranno nella loro bocca la spada a due tagli della parola di Dio; sulle loro spalle porteranno lo stendardo della Croce, segnato dal sangue, il crocifisso nella mano destra e la corona del Rosario nella sinistra, sul loro cuore i santi nomi di Gesù e di Maria, e in tutta la loro condotta si ispireranno alla semplicità e alla mortificazione di Gesù Cristo » (Trattato sugli Apostoli degli ultimi tempi, par.57-59). Bisogna pregare la Vergine perché il Signore susciti oggi questi pastori.

    • Adriana 1 ha detto:

      Caro don PietroPaolo,
      io prego, per il momento, affinchè qualche presbitero la smetta,-come Fantozzi- di scambiare il Condizionale con il Congiuntivo!
      Non è cosa da prendere a gabbo! Si tratta del periodo ipotetico: strumento utilissimo e, direi, indispensabile per
      concepire ed esprimere un cor-retto ragionamento in qualunque campo e, quindi, uno strumento di autentica misericordia umana e cristiana per il proprio intelletto e per quello degli infelici lettori.

      • Don Pietro Paolo ha detto:

        Cara Adriana….Che vuole? Nessuno le ha mai detto che sopportare con pazienza è una virtù cristiana? anche S. Paolo aveva la sua spina nel fianco. Preghi pure e, le raccomando, con fervore. Chissà! Forse il Signore l’ascoltera’ e nella sua infinita “missericordia” avrà pietà anche di lei… Forse considerando virtuoso il suo zelo linguistico, degno di un premio, e perdonando le sue continue, indelicate e irrilevanti Invettive contro i suoi ministri, la salverà e le darà un posto ragguardevole. Un consiglio: Preghi, preghi…ma anche mediti di più sulla Parola di Dio invece di vedere films e leggere romanzi. Auguri

    • newman ha detto:

      @ Don Pietro Paolo, peccatore pubblico contro la lingua italiana, osa scrivere: “come se questa prassi andrebbe contro la legge di Dio”. E’ inutile citare San Luigi Maria Grignion de Montfort se poi, peccando contro il congiuntivo, si usa ‘more giggino’ sbadatamente il condizionale invece del congiuntivo. “Come se … andasse”, Don Pietro Paolo!
      Ma suvvia, dove é andata a cacciarsi l’episteme? lol

      • Don Pietro Paolo ha detto:

        Ridicola considerazione… che non merita risposta. Che vuole, ho fatto le scuole serali…tuttavia, Newman, non è da lei.. magari i peccati fossero questi! Pensi ai suoi peccati …Comunque, lei e con Adriana, legga la lettera ad Eustachio di S. Girolamo che qui trascrivo una parte “Intanto si preparavano i funerali e il calore vitale dell’anima nel corpo ormai completamente freddo palpitava soltanto nel petto emaciato e tiepido, quando all’improvviso rapito in spirito vengo trascinato davanti al tribunale del Giudice, là dove v’era tanta luce e tanto splendore dovuto alla luminosità degli astanti che io, bocconi a terra, non osavo guardare in alto. Interrogato sulla mia condizione, risposi di essere cristiano. E colui che presiedeva: “Menti!” disse, “sei ciceroniano, non cristiano! Dove sta il tuo tesoro, là è anche il tuo cuore.” Subito ammutolii e tra i colpi – infatti aveva ordinato di battermi – ero tormentato più dal fuoco della coscienza, ripetendo tra me quel versetto: Ma nell’Inferno, chi proclamerà il Tuo nome?Iniziai tuttavia a gridare e tra i lamenti dicevo: Pietà di me, Signore, pietà di me!E questa voce risuonava tra le percosse. Infine gli astanti, gettatisi alle ginocchia del giudice, iniziarono a pregarlo di concedere misericordia alla giovinezza, di offrire al mio peccato lo spazio della penitenza per riscuotere in seguito il tormento, se avessi letto altre volte i libri della letteratura pagana. Io, che pur legato a una tale clausola avrei voluto promettere ancora di più, iniziai a pronunciare giuramenti e chiamando a testimone il suo nome a ripetere: “Signore, se mai possiederò codici profani, se li leggerò, ti ho rinnegato”

        • Adriana 1 ha detto:

          E’ inutile farsi bello rivestendosi dell’abito altrui. Si dà il caso che S.Gerolamo fosse molto dotto e conoscesse ad abundatiam la grammatica e la sintassi, ragion per cui sarebbe inorridito al leggere: ” che qui trascrivo una parte”. Nel testo riportato, inoltre, il Santo non fa riferimento alle raffinatezze dell’oratoria ,( gli errori formali nell’ambito della medesima non li prende neppure in considerazione in quanto non ammissibili) ,
          bensì alla contrapposizione tra quelle che erano le virtù pregiate dal paganesimo e quelle valorizzate dal Cristianesimo. Per farsi un’idea dell’argomento consiglio la utile lettura della “Lettera sul Romanticismo” di Alessandro Manzoni ove sono ribaditi i medesimi temi.

          • Don Pietro Paolo ha detto:

            Adriana,…non pretenda ora di parlare anche per i Santi? Ad ogni cosa c’è un limite. Capisco che da suoi benevoli interventi “correttivi” è passata dalla cattedra al pulpito. Ma ora si fermi! Ci vuole “ben altro”, si fa per dire “ben”, per far inorridire un Santo.

          • newman ha detto:

            @ Adriana. Il nostro Don PP Le risponderebbe: “Ma chi fosse Alessandro Manzoni?” Sarebbe stato doveroso, inoltre, per Don PP, avendo citato San Girolamo in tema di ciceronismo, far menzione che anche il grande Agostino di Tagaste nelle sue “Retractationes” si sente in colpa per il suo ciceronismo.

          • Frama ha detto:

            Rev.do Don PP, non perda tempo ed energie con la maleducazione e la ridicola vanità. Cosa hanno a che fare con l’Eucaristia di cui si trattava?
            Mi sembra che lei abbia sottolineato quello che con semplicità dicevano i nonni: “un Papa ha l’autorità di fare una legge e il successivo ha quella di abrogarla” (vado a memoria). Cioè spetta all’autorità decidere.
            D’altro canto, con quale animo vanno a comunicarsi i ribelli e i maleducati?

      • Adriana 1 ha detto:

        Newman,
        rispondo qui, sotto l’invito a farlo (che manca altrove).
        Ottima la citazione dell’opera specifica di S.Agostino.
        Il confronto tra le “virtù” Cristiane e quelle Pagane rappresentò per secoli e millenni il campo di battaglia di Santi e scrittori cristiani. Avrei dovuto citare anche il “Secretum” di Francesco Petrarca (” totus meus es Augustinus”), ma umilmente mi sono limitata. Non si può far ubriacare un povero ditale pretendendo che contenga il vino di una intera botte.

        • Frama ha detto:

          A proposito di santi…..
          Il simpatico san Francesco di Sales nel discorrere con Filotea racconta come il pavone quando fa la ruota, nel massimo della sua esibizione pavoneggiante, non si accorge di mostrare il peggio di sè, cioè il culo.

          • Adriana 1 ha detto:

            Proprio quello che mi era venuto alla mente a proposito di don PP, ma che, per carità cristiana tacqui. Però, se lo dice lei 🙂 .

          • Don Pietro Paolo ha detto:

            Però lo mostra “umilmente”

    • Pierluigi ha detto:

      Don Pietro Paolo, le sfugge un piccolo particolare: la ricezione sulla mano dell’Eucarestia è stata resa un obbligo e non più una forma straordinaria prima tollerata per indulto, alternativa a quella sulla bocca, che prima era quella ordinaria.
      Quindi i fedeli non hanno normalmente più scelta, e questo è un atto irrispettoso nei loro confronti e certo non caritatevole. Dato che il giudizio di Dio su ognuno di noi sarà sulla carità, temo che i vescovi, i presbiteri e i diaconi che avranno collaborato a imporre e propagare questa vessazione avranno da vergognarsi, sia nei confronti di Dio stesso, in quanto è dimostrato che con la ricezione in mano è assai più probabile la dispersione di frammenti in ognuno dei quali si cela Cristo in Corpo, Sangue, Anima e Divinità, sia nei confronti del prossimo che dovrebbero servire obbedendo all’essenza stessa del sacramento dell’Ordine Sacro.
      Infine, le Conferenze Episcopali non detengono la verità e non impegnano assolutamente nelle loro decisioni, l’infallibilità, essendo organi collegiali che deliberano a maggioranza, per questo a volte secondo convenienza e non secondo criteri evangelici e in linea con la dottrina, come nel caso in discussione.

  • Marco ha detto:

    Non vedo l ora di ascoltarla dal vivo prof caliari .
    In occasione di qualche sua conferenza o intervento pubblico pregherei il dr tosatti la gentilezza di farcelo sapere in modo che i suoi estimatori possano gustare dalla sua viva voce le sue magistrali lezioni in quanto tali le considero. Grazie .

    PS poiché ho visto che c’è un altro Marco per non creare confusione in chi legge i commenti vorrei aggiungere un 1 oppure un 2 al mio nome ,magari a seconda dell’anzianità di presenza su questo blog
    L altro Marco gentilmente si faccia sentire se lo ritiene opportuno io sono su questo blog da 4- 5 anni

  • Chedisastro ha detto:

    Posso testimoniare che ultimamente, non so per quale decisione o misteriosa concertazione, l’atteggiamento dei sacerdoti celebranti nella chiesa che più frequento è totalmente cambiato: dal netto rifiuto della comunione in bocca, alla sua pacifica somministrazione. Si sono resi conto del madornale errore? Dell’assurdità e illiceità del divieto? O per grazia di Dio è avvenuto un miracolo?

    • Milli ha detto:

      Perché, molto delicatamente, non lo chiede a loro?
      Poi ci faccia sapere la risposta, per cortesia.

    • stilumcuriale emerito ha detto:

      Mi sia concesso dire che lei vede un comportamento (la somministrazione della Comunione in bocca) ma non vede tutte le componenti dell’atteggiamento (la componente cognitiva e la componente affettiva). In altre parole che cosa ha motivato il cambiamento dal rifiuto alla concessione?

      • Chedisastro ha detto:

        Cosa abbia cambiato il loro atteggiamento posso supporlo non essendo io una persona estranea per loro e conoscendo essi alcuni miei fatti personali. Tanto che posso considerare la loro decisione ispirata dal Signore. E di conseguenza immagino che sul da farsi si siano sentiti fra loro.

  • Milli ha detto:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/04/05/comunita-cristiana-di-base-di-san-paolo-il-vero-peccato-che-la-chiesa-condanni-le-relazioni-omosessuali-cosi-si-fa-violenza/6155141/amp/
    Sembra incredibile che certe istanze provengano dall’interno della Chiesa. Ma questi cosa hanno imparato dalla Bibbia? Addirittura pensano di poter costringere il Vaticano ai loro voleri?

    • Grog ha detto:

      Prendo atto che esistono ancora le “comunità cristiane di base”.
      Che tenerezza!! Pensavo fossero estinte da anni.
      Comunque non c’entrano nulla con la Chiesa (nonostante loro affermino il contrario)…

  • Maria Michela Petti ha detto:

    Nulla da eccepire sul tracciato di un deprimente degrado che solo chi non vuole vedere non vede, con l’individuazione della causa nell’immarcescibile “clericalismo”, contro cui si sono scagliati fulmini e saette…verbali…

  • renato barndolese ha detto:

    Il cancro come manifestazione di malattia d’ organo non esiste quanto piuttosto dobbiamo parlare di malattia cancro che coinvolge tutto l’ organismo che manifesta estrisecazioni a distanza dall’ organo primitivo di origine. In metafore non è evidente il carcinoma alla testa della chiesa nella presenza del gaucho, ma è tutto il corpo della chiesa che è malato ( lo si evince chiaramente da quello che in questo pontificto sta succedendo ) ed il corpo mistico della chiesa apostolica è rappresentato al di fuori della chiesa istituzionale. Un nucleo che esplode disperdendosi nel buio non potrà mai più ricomporsi.

    • Il Matto ha detto:

      “ll corpo mistico della chiesa apostolica è rappresentato al di fuori della chiesa istituzionale”.

      Molto, molto, molto interessante!!!

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