Caliari, Via Crucis in San Pietro. I Testi sono un Delirio. E la Passione?

1 Aprile 2021 Pubblicato da 23 Commenti

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Gian Pietro Caliari condivide con noi questa mesta – e un po’ indignata – riflessione sulla Via Crucis che si svolgerà in piazza San Pietro il Venerdì Santo, Buona lettura.

 

Dulce lignum dulces clavos dulce pondus sustinet

di Gian Pietro Caliari

 

“Dolce legno, dolci chiodi che sostenete il dolce peso”, questa tenera espressione, in riferimento all’albero della Croce, ricorre più volte nel magnifico inno liturgico Pange lingua gloriosi di san Venanzio Fortunato che, nella solenne Azione Liturgica del Venerdì Santo, è intercalato dall’antifona Crux fidelis.

La tenerezza del testo che risale al 570, così come della melodia gregoriana per il suo canto, non nasconde ma anzi esalta la teologia del Venerdì Santo e la esprime con solennità poetica e sonora.

Si tratta di una tenera delicatezza che non scade mai, tuttavia, in un mellifluo sentimentalismo pietista o in pauperismo teologico dozzinale. Anzi, fa emergere con la solennità del ritmo latino del testo e dispiega tutta la comprensione teologica del Santo e cruento Sacrificio di Cristo sulla Croce.

“Hoc opus nostre saluti orto depoposcerat, multiformi perditoris ars ut artem facere et medelam ferret inde, hostis unde laeserat”: il piano della nostra salvezza aveva richiesto questo passaggio, per vanificare con astuzia, lastuzia del multiforme corruttore [Satana] e per portare un rimedio proprio di là da dove il nemico aveva colpito.

 

E ancora: “En acetum, fel, arundo, sputa, clavi, lancea; mite corpus perforatur; sanguis, unda profluit, terra pontus astra mundus quo lavantur flumine” –  Ecco aceto, fiele, canna, sputi, chiodo, lancia; il corpo mansueto è perforato e ne scaturiscono sangue ed acqua; la cui corrente lava la terra, il mare, le stelle, il mondo!

E, infine: “Sola digna tu fuisti ferre pretium saeculi atque portum praeparare nauta mundo naufrago, quem sacer cruor perunxit fusus agni corpore” – Tu sola fosti degna di portare il riscatto della stirpe [umana] e di preparare un porto all’umanità, [ridotta come un] navigante naufrago, che il sangue sacro, effuso dal corpo dellAgnello, ha unto.

 

Oltre un secolo prima di san Venanzio Fortunato, in un’omelia del Venerdì Santo databile al 420, sant’Agostino aveva indicato non come celebrare degnamente il Venerdì Santo ma anche il contenuto teologico della celebrazione: “Con solennità si legge, con solennità si celebra la passione di colui col cui sangue i nostri peccati sono stati cancellati, perché con la devota ricorrenza annuale se ne rinnovi il ricordo con più gioia e anche per la maggiore affluenza di gente la nostra fede sia più chiaramente illuminata.” (Sermo 218, De Passione Domini in Parasceve)

E sempre in un altro discorso sulla Passione aggiungeva: “La passione del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo è fiducia della gloria e dottrina di pazienza. Che cosa infatti non si riprometteranno dalla grazia di Dio i cuori dei fedeli, quando per essi il Figlio unigenito di Dio, coeterno col Padre non si è contentato di nascere uomo dall’uomo, ma ha voluto addirittura morire dalle mani degli uomini, che lui stesso aveva creati? È gran cosa quel che il Signore ci promette per il futuro; ma molto più grande è quel che celebriamo come già fatto per noi” (Sermo 218/C, De Passione Domini).

Gregorio Nazianzeno, chiamato anche Gregorio il Teologo, già ai sui tempi scriveva: “Adesso occorre che noi consideriamo il problema e il dogma, spesso passato sotto silenzio, ma che per questo motivo io voglio indagare con maggiore impegno: questo prezioso e glorioso sangue divino, sparso per noi: per quale ragione e per qual fine è stato pagato un tale prezzo?” (Sermo 45, 22).

Leggendo i testi della Via Crucis, che la suprema Autorità della Chiesa Cattolica presiederà in mondovisione in questo Venerdì Santo, c’è da trasecolare smarriti e da chiedersi chi e cosa possa aver ispirato un tale delirio.

Si dirà è stata scritta da dei bambini! Appunto!

Ma, allora, questi deliziosi pargoli da quale catechismo sono stati istruiti? Che razza di Vangelo è stato loro letto e insegnato? Quali educatori della Fede e alla Fede Cattolica li hanno preparati, formati e accompagnati per scrivere un testo tanto importante quanto rilevante, dato che avrà risonanza Urbi et Orbi?

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica possiamo direttamente apprendere alcuni contenuti essenziali del Mistero di Passione, Morte e Resurrezione del Signore Gesù Cristo.

Innalzi tutto, che questo mistero e non i poveri (come dice qualcun altro!) sono “al dentro della Buona Novella che gli Apostoli, e la Chiesa dopo di loro, devono annunciare al mondo” e che in tale mistero “il disegno salvifico di Dio sì è compiuto” (n. 517).

Che proprio consegnando il suo Figlio per i nostri peccati, poi, “Dio manifesta che il suo disegno su di noi è di amore benevolo che precede ogni merito da parte nostra” (n. 604).

Che, ancora, l’amore fino alla fine “conferisce valore di redenzione e di riparazione, di espiazione e di soddisfazione al sacrificio di Cristo” (n. 616).

Che, infine, proprio la sua Passione e Morte in Croce rendono il Cristo Signore della vita eterna. Infatti questo Mistero conferisce a Lui e a Lui solo “Il pieno diritto di giudicare definitivamente le opere e i cuori degli uomini appartiene a lui in quanto Redentore del mondo. Egli ha « acquisito » questo diritto con la sua croce. Anche il Padre « ha rimesso ogni giudizio al Figlio » Ora, il Figlio non è venuto per giudicare, ma per salvare e per donare la vita che è in lui. È per il rifiuto della grazia nella vita presente che ognuno si giudica già da se stesso, riceve secondo le sue opere  e può anche condannarsi per l’eternità rifiutando lo Spirito d’amore” (n. 679).

Di tutto questo non vi è traccia nelle politicamente corrette stazioni della Via Crucis di questo Santo Venerdì dell’anno di grazia 2021.

Anzi, alcuni accostamenti – nella preghiera introduttiva per limitarci  a quest -, alla Croce di Cristo lasciano sgomenti: “Caro Gesù, Tu sai che anche noi bambini abbiamo delle croci, che non sono né più leggere né più pesanti di quelle dei grandi, ma sono delle vere e proprie croci …Solo Tu sai quanto è difficile non riuscire a trattenermi e risvegliarmi ogni mattina tutto bagnato” (sic!).

Certo, nessuno potrebbe pretendere di presentare a dei bambini – ammesso che tutto sia frutto del loro sacco! – The Passion di Mel Gibson o far leggere loro il testo completo della Expositio Passionis Domini di San Tommaso Moro come introduzione necessaria e indispensabile per meditare la Passione di Cristo, ma neppure passare dalla diuresi notturna al Calvario appare un modello catechetico adeguato.

Da troppo tempo, in realtà, la Chiesa Cattolica ha occultato e dissimulato questo inscindibile e Grande Sacramento dell’universale Salvezza che è la Passione, la Morte e la Resurrezione, dimenticando che senza di esso e senza la sua piena comprensione anche la Chiesa non serve più a nulla!

Scrive Hans Urs von Balthasar: “La Chiesa non è stata fondata per se stessa […] Non la Chiesa, ma il mondo è stato globalmente riconciliato con il Padre attraverso la morte e la resurrezione di Cristo. E, tuttavia, la riconciliazione avvenuta ha bisogno del ministero ecclesiale al servizio di questa riconciliazione […] Il ministero di riconciliazione della Chiesa non è però soltanto una supplica ma un impegno totale dell’esistenza” (Theologie per dei Tage, in Misterium Salutis, III/2, 1969, tr. italiana: Teologia dei tre giorni, Brescia, 1990, p. 234).

E Joseph Ratzinger, in un testo del 1971, rimarcando la necessita di concepire la Chiesa come la Chiesa di Cristo, cioè totalmente  e imprescindibilmente dipendente dal suo Mistero di Redenzione, scriveva: “Al posto della Sua Chiesa [di Cristo, ndr] è subentrata la nostra e con essa le molte chiese: ognuno ha la propria. Le chiese sono diventate nostre imprese, di cui siamo orgogliosi o ci vergogniamo, tante piccole proprietà private che stanno una accanto allaltra, chiese soltanto nostre, che noi stessi costruiamo, che sono opera e proprietà nostra, e che noi vogliamo trasformare o conservare come tali. Dietro alla “nostra Chiesa” o anche alla “vostra Chiesa” è scomparsa la “Sua Chiesa”.Ma solo questultima interessa e se non esiste più anche la “nostra” Chiesa deve abdicare. Se fosse soltanto nostra, la Chiesa sarebbe solo un inutile gioco da bambini” (Perché sono ancora nella Chiesa, in: Hans Urs Von Balthasar e Joseph Ratzinger, 2 Plädoyers. Warum ich noch ein Christ bin. Warum ich noch in der Kirche bin, München, 1971, p. 89).

Quando la Sua Chiesa – quell’unica di Cristo – scompare, e qualcuno gioca a creare la Sua Chiesa –  quella tanto declamata “chiesa di Francesco” – tutto diventa un gioco di e per bambini, come la Via Crucis di quest’anno già in sé e per sé tanto tribolato.

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23 commenti

  • Chiamatemi pure Torquemada. Me ne farò una ragione ha detto:

    L’ho sentita
    Una cosa penosa!

  • Zuzzurellone ha detto:

    Perché far scrivere il commento alle stazioni della Via Crucis ai Bambini quando a disposizione di Bergoglio c’è un plotone di teologi di alto livello, ovvero i migliori della Chiesa di Roma ?
    La trasmissione sarà in mondovisione !
    Quale immagine vogliamo dare dell’Italia al resto del mondo ?

    • Don Ettore Barbieri ha detto:

      Non penso sia stata scritta veramente dai bambini. Molto probabilmente hanno redatto materialmente il testo imboccati da adulti che hanno loro suggerito passo passo i paragoni che dovevano fare: bambino con la diuresi? Anche tu hai la tua croce.
      E’ un’ulteriore esempio di Chiesa farlocca, che finge di essere spontanea, mentre tutto è costruito a tavolino con ben determinati scopi.

  • massimo trevia ha detto:

    va bene “ritornare come bambini”,ma qui si esagera!!!!!Buona Pasqua a tutti!!!!!

    • anonimo ha detto:

      “Chi e cosa possa aver ispirato un tale delirio?”: domanda retorica, come se non sapessimo chi siede abusivamente sul soglio petrino, chi sta servendo quell’ uomo, facendo terra bruciata di prelati cattolici attorno a sé, terrorizzando cardinali, vescovi e preti ( tutti che se la fanno sotto ad ogni stormir di foglia proveniente da santa Marta…che razza di Don Abbondio!), promuovendo la peggior feccia presente nel clero ex cattolico…suvvia, non facciamo finta di non sapere queste cose. Cristo Giudice farà giustizia di tutto ciò, stiamone certi: Christus Vincit !!!

  • Antonio Cafazzo ha detto:

    Anche le polluzioni notturne degli adolescenti sono … croci?
    Saranno “meditazioni” della Settimana Santa (e bagnata) del 2022 quando finalmente la Chiesa porterà, come il Cireneo, anche la CROCE degli INCOMPRESI OMOSESSUALI?

    Ma – stando sempre sul tema della Passione di Cristo come Redenzione ( e non come psico-sociologia) ritorno sulla “teologia” bergogliana di Maria la Balia.

    Se Lei, co-papa, si prendesse la briga di “studiare” un po’ non la teologia ma semplicemente consultare un qualsiasi dizionario “scoprirebbe” una grande quantità di parole che iniziano con il prefisso “CO-” che rimandano ad una idea di “co-partecipazione, co-llaborazione, co-operazione”.
    Ma la sua strategia è quella di suscitare polveroni per camuffare la sua profonda ignoranza teologica e “stuzzicare” per soddisfare il suo cor-rompente EGO di passare alla storia.

    Comunque tramite i suoi “amici” che frequentano questo blog Le risparmio il sudore di consultare un dizionario di qualsiasi lingua e Le riporto una sola di queste parole con il prefisso co- che significano co-salvare:

    Coana: f. Anat. – “Ciascuno degli orifizi nasali interni che comunicano le vie respiratorie e di deglutizione dell’apparato digerente”.
    Glielo “traduco” in parole povere: CO-AIUTANO A NON MORIRE cioè a respirare mentre si mangia perché quando di mangia si combatte con la morte e bisogna stare zitti.
    Mi sono spiegato, co-papa?

  • Claudius ha detto:

    “Solo Tu sai quanto è difficile non riuscire a trattenermi e risvegliarmi ogni mattina tutto bagnato” Tutto bagnato? Ma che significa??

  • Maria Penasa ha detto:

    Pange Lingua Gloriosi è um inno composto da San Tommaso di Aquino per il Corpus Christi. L’ultima parte è il Tantum ergo Sacramentum.

    • GP ha detto:

      Pange Lingua Gloriosi è um inno composto da San Tommaso di Aquino per il Corpus Christi. L’ultima parte è il Tantum ergo Sacramentum.

      Si quello del Corpus Domini è di San Tommaso, quello che cito io ha lo stesso incipit ma è di V. Fortunato per il Venerdì Santo.

  • renato brandolese ha detto:

    Purtoppo ogni giorno veniamo colpiti dal maleodorante fohnario marasma che fertilizza le menti bacte del vaticano. Scelte di questo tipo fanno pensare che el gaucho sia ” loco ” , o risonante delle diavolerie del suo animo o ancora completamente manovrato plagiato lui consenziente in ogni caso. non se ne può più !!!!

  • Militesente ha detto:

    Davvero una gran bella sorpresa questi testi della via crucis, complimenti a chi la scritti. Molto profondi nella loro apparente semplicità, dimostrano che davvero “hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”. Da studiare alle lezioni di catechismo e nell’ora di religione a scuola. Bravo papa Francesco.

  • Raffaella ha detto:

    Abbiamo toccato il fondo: nel giorno del più grande mistero dell’universo, Dio morto in croce, nel giorno del dolore straziante di una madre si parla di pipì a letto?
    Ma solo a me sembra una bestemmia?

  • renato brandolese ha detto:

    Via crucis dei bambibi – come la ” famosa ” crociata dei bambini ”
    XIV stazione, l’ultima: Il corpo di Gesù è posto nel sepolcro. La meditazione proposta è il ringraziamento a Gesù di Sara, dodici anni. Ti voglio ringraziare, scrive, perché “mi hai insegnato a superare ogni sofferenza, affidandomi a Te; ad amare l’altro come mio fratello; a cadere e a rialzarmi (…). Oggi, grazie al tuo gesto di amore infinito, so che la morte non è la fine di tutto”.
    testo ” delirante “

    • Alto Comitato per l'insegnamento del Latino a quelli cui piace la Messa in Latino ha detto:

      A parte il fatto che il testo riportato nel Messale recita, come quasi tutti quelli reperibili in rete: “Dulce lignum dulce clavo
      dulce pondus sustinens”, sarebbe interessante sapere, ammesso che ci sia una variante nei manoscritti, com’è possibile che “Dulce lignum dulces clavos dulce pondus sustinet” possa tradursi “Dolce legno, dolci chiodi che sostenete il dolce peso”: cioè com’è possibile far diventare soggetto l’accusativo clavos; e “sustinet” (terza persona singolare) farlo diventare “sostenete” (seconda persona plurale).

  • Maria Michela Petti ha detto:

    Venerdì Santo 2021

    Mi verrebbe da urlare forte:
    giù le mani dai bambini!
    lasciamoli sereni con i loro pensierini
    senza far pesare la malasorte
    che pure attecchisce nei loro giardini.

    Sarà delirio oppure no,
    di certo non può
    arrivare a tanto
    chi dall’amaro pianto
    di un giorno così solenne,
    che di Grazia divenne
    sorgente perenne,
    distoglie lo sguardo
    per un gioco testardo.

    Nell’ora del buio
    parli ai cuori il silenzio
    dei tanti crocifissi
    dimenticati e in ginocchio
    ai piedi di quella Croce
    dalla quale si leva, sempre, un sol grido:
    Padre, perdona loro…

    (Maria Michela Petti)

  • FRANCESCO ha detto:

    ormai sono tutti impazziti. In certe iniziative più che la fantasia, questa volta dei bambini, è dato vedere la mano del demonio. Ma ormai ci stiamo abituando ad ogni nefandezza.In settimana ho visto il nuovo vescovo di Napoli che, ovviamente per essere allineato, usa come postorale una mazza per la scopa e come croce pettorale un aggeggio che sembra uscito da un ovetto pasquale, presiedere una celebrazione per dei lavoratori dove durante la processione offertoriale sono stati portati in dono unicamente scarpe antinfortunistiche e caschi il tutto con grande clamore mediatico.

    • renato brandolese ha detto:

      tale specie di vescovo deve essere un frenastenico per uniformrsi in tn questo modo alla temperie bergogliana. e suoerrandola per dabbenaggine. Con un clero di questo tipo è impensabile qualunque forma di ripristino dell dignità di fede assalita da chi ne dovrebbe essere il depositario custode. più papisti del papa che vergogna , quale sfacelo !!!

  • Valeria Fusetti ha detto:

    Maria Santissima che è la Madre della Chiesa a Francesco, Giacinta e Lucia ha fatto vedere l’Inferno. Non per sadismo ma
    direi a scopo didattico. Hanno capito benissimo quali sono gli effetti del peccato. Ma perché non ne fossero travolti, prima ha promesso, ai primi due, che sarebbero andati presto in Paradiso. Per cui che come premio dei loro sacrifici e penitenze (6 e 8 anni !) sarebbero morti in breve tempo, perché quella è la porta stretta. Hanno adempiuto con tale serietà ed entusiasmo che ora sono santi. Che dire ? Altri tempi ? Altri bambini ? Altri genitori ? Si sicuramente si può dire anche così, ma si può dire così perché, prima di tutto, altra Chiesa. Proprio un’ altra. Ribaltata. Una Chiesa grottescamente ribaltata al punto di dire che il peccato ha la gravità “esistenziale”, come si dice oggi, del fare la pipì a letto. Grottesca ed insultante per Nostro Signore prima di tutto, e poi per tutti i Cattolici. È rivoltante.

  • Raffaella ha detto:

    È uno scherzo o si prega veramente per trattenersi dalla diuresi notturna?
    Certo al peggio non c’è mai limite…
    Ma ogni volta mi domando come sia possibile questo scempio, perché nessuno interviene non dico a cacciarlo, cosa auspicabile, ma quanto meno a rimetterlo in riga ammesso che sia possibile.
    Altrimenti va fatto curare da uno bravo!!

  • Enrico Nippo ha detto:

    Ricreiamoci lo spirito con uno stupendo brano pasquale di Thomas Eliot.

    “Quindi sembrò come se gli uomini dovessero procedere dalla luce alla luce, nella luce del Verbo, attraverso la Passione e il Sacrificio salvati a dispetto del loro essere negativo; bestiali come sempre, carnali, egoisti come sempre, interessati e ottusi come sempre lo furono prima, eppure sempre in lotta, sempre a riaffermare, sempre a riprendere la loro marcia sulla via illuminata dalla luce; spesso sostando, perdendo tempo, sviandosi, attardandosi, tornando, eppure mai seguendo un’altra via”.

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