Mascarucci: Caro Bianchi, ha Ragione; ma chi è Cagione del suo Mal faccia Mea Culpa…

17 Marzo 2021 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, Americo Mascarucci ci ha inviato questa riflessione sul caso Enzo Bianchi, che ben volentieri offriamo alla vostra attenzione e meditazione. Buona lettura.

§§§

Caro Enzo Bianchi siamo con lei, ma chi è cagion del suo mal faccia mea culpa

 

Certo che si rimane sconcertati a leggere la lettera di Enzo Bianchi che Stilum Curiae ha riproposto. Se fossero vere tutte le accuse mosse dall’ex priore di Bose, allora davvero ci troveremmo di fronte ad una Chiesa- regime, che mentre all’esterno usa il linguaggio della carità e della misericordia, all’interno applica strategie staliniste. Si fatica a credere che ci si possa accanire con tanta durezza nei confronti di un uomo anziano, per giunta malato, che sebbene abbiamo sempre criticato non merita certamente di essere umiliato nella sua dignità di uomo e di monaco. Chiunque rifiuterebbe le condizioni che Bianchi sostiene di essersi visto recapitare per ottenere in comodato d’uso il monastero di San Gimignano per se e per coloro che decideranno di seguirlo nonostante la minaccia di essere estromessi dalla Comunità e privati del titolo di monaci. Chiunque le rifiuterebbe, perché si tratta di condizioni assurde, umilianti, disonorevoli, vessatorie. Restiamo sconcertati di fronte a tutto questo, ma non certamente stupiti, visto che quelli di noi che hanno seguito le vicende dei Francescani dell’Immacolata conoscono molto bene il trattamento disumano riservato a Padre Stefano Manelli trattato come il peggiore dei criminali, peggio di un mafioso in regime di 41 bis. A Bianchi sembra vogliano riservare un trattamento analogo, e spiace davvero che tutto questo avvenga, come per padre Manelli, con il consenso più o meno esplicito di Bergoglio.

Tuttavia, sebbene con spirito cristiano e fraterno non possiamo non sentirci solidali con Enzo Bianchi, non è però possibile poter condividere  il suo “rifiuto della menzogna”, il suo legittimo “scatto di dignità” rivolto a smontare le presunte bugie che sarebbero state costruite intorno alla sua vicenda per raffigurarlo come un ribelle e un sovversivo rispetto alle disposizioni ecclesiali, senza pretendere contemporaneamente un mea culpa pubblico di fratel Enzo, un’ammissione limpida e trasparente delle proprie responsabilità. Perché questa Chiesa che si comporterebbe con lui peggio di un bieco regime (è lui stesso a denunciarlo), è la Chiesa che ha sempre auspicato, che ha salutato con favore e che ha accompagnato fino a circa un anno fa con il suo incondizionato sostegno. E’ la Chiesa che tanto piace al suo giornale, La Repubblica, il quotidiano laico e laicista per eccellenza, il tempio del pensiero liberal e radicale, sulle cui pagine il nostro ha demolito per anni la Chiesa di Giovanni Paolo II e del cardinale Ruini da lui giudicata “autoreferenziale” e “lontana dal Vangelo”. Poi è toccato a quella di Benedetto XVI descritta come la Chiesa della “restaurazione”, la Chiesa che con il motu proprio Summorum Pontificum ha dissacrato la sacralità del Concilio Vaticano II liberalizzando l’antico rito tridentino e togliendo ai vescovo il potere di approvare o meno il ricorso all’antica liturgia. E, colpa delle colpe, ha risvegliato il tradizionalismo cattolico, che i teologi come lui e come monsignor Iginio Rogger da Trento erano convinti di aver estirpato insieme alla messa in latino giudicata, parole di monsignor Rogger, un “passatempo per fanatici”. E poi ha difeso a spada tratta tutti i teologi in odore di eresia elevandoli a martiri del dogmatismo cattolico di Wojtyla e Ratzinger, da Schillebeeckx a Balasuriya, da Boff a Bulányi, da Curran a Fox, da Drewermann a Gaillot, per finire con  l’arcivescovo di Seattle Hunthausen e naturalmente con Hans Kung, il demolitore di tutti i dogmi cattolici e mariani, da Bianchi definito il più autentico interprete del vero spirito del Concilio Vaticano II.

Ma è proprio nel giudizio sul pontificato di Bergoglio che l’ex priore di Bose ha dato il meglio di se stesso. Non molto tempo fa, nel novembre del 2018, sul sito della Comunità, a proposito delle critiche rivolte all’indirizzo del papa, Bianchi scriveva: “Viviamo ormai in uno stato di guerra in cui violenza verbale, calunnie, accuse sembrano aumentare ogni giorno. Dobbiamo riconoscere che questa guerra è la guerra del diavolo che, secondo la Scrittura, porta il nome di divisore, accusatore, mentitore. È una guerra che – almeno qui, nelle terre di antica cristianità – non è combattuta da nemici esterni al cristianesimo, bensì da cattolici contro altri cattolici. Nella vita ordinaria della chiesa ormai è consuetudine cercare l’opposizione, tacciare di eresia chi ha semplicemente una parola cristiana differente, accusare moralmente quelli che vengono percepiti e classificati come avversari. Calunnie, pettegolezzi, chiacchiere che vogliono diffamare, colpire e delegittimare chi esercita un’autorità nella chiesa. In questa guerra, lo stesso papa Francesco è diventato un bersaglio privilegiato: critiche verso gli ultimi papi si erano già levate, ma Francesco viene delegittimato, è sospettato di non essere fedele alla tradizione cattolica, di essere ripiegato sulla mondanità imperante, di annacquare la fede secondo le attese del mondo. È vero che lui dice di essere in pace e che, da uomo di preghiera quale è, sceglie il silenzio piuttosto che rispondere violentemente alla violenza scatenata contro di lui, ma questa situazione fa soffrire molti cristiani e rischia di scandalizzare. Il papa non si difende, ma chiede ai cattolici di vigilare di fronte a questo agire diabolico che vuole provocare divisione, scisma, contrapposizione all’interno della chiesa. Chiede di pregare, rivelando la qualità di questa lotta che il cristiano deve sostenere contro le potenze demoniache”. Bergoglio un santo dunque, chi lo critica è uno strumento del demonio.

Prima ancora, nel gennaio 2015, scriveva sulla rivista Jesus altro tempio del cattolicesimo progressista: “Sono di poco più giovane di Francesco e ciò che mi colpisce in lui ogni volta che lo incontro è la sua fede salda come roccia, la sua convinzione appassionata di credente cui Dio rinnova la forza e la giovinezza, il suo credere che Gesù Cristo è il Vangelo e il Vangelo è Gesù Cristo. E allora, perché ogni giorno che passa aumentano i suoi oppositori che paiono avere la stessa silhouette di quegli uomini religiosi che Gesù rimproverava: ossessionati dalla legge, senza misericordia, uomini della lettera tesi solo a difendersi, persone autoreferenziali che spiano il peccato negli altri e non lo confessano mai come loro proprio? Alcuni di questi, sempre nella penombra ecclesiale, arrivano anche a indicarlo colpevole di eresia bonaria, altri dicono che sta distruggendo la chiesa e l’immagine del papato, qualcuno si spinge fino a considerarlo papa illegittimo… Ma Francesco sa di poter contare sulla preghiera costante che sale per lui dalla chiesa che di lui ha bisogno per essere il gregge del Signore”.

Ci sarebbero da riportare tante altre frasi elogiative scritte da Bianchi in favore di Bergoglio in quello che ci è sempre apparso un delirio mistico nei confronti del papa regnante che pare fosse sul punto di nominarlo cardinale. E che oggi invece è al vertice di quella Chiesa che lungi dal dispensare misericordia, è pronta a punire Bianchi peggio di un eretico, esiliandolo, isolandolo, privandolo della dignità di monaco, facendogli terra bruciata intorno, costruendo intorno a lui, come il diretto interessato ha denunciato, una fitta coltre di menzogne per denigrarlo, farlo apparire agli occhi di tutti come un uomo privo di umiltà e un pericoloso elemento per la sopravvivenza della Comunità di Bose.

E allora finché Enzo Bianchi con cristiana umiltà non riconoscerà di aver sbagliato nell’aver mitizzato la figura di Bergoglio contribuendo ad alimentare la narrazione sul papa evangelico, il papa della misericordia, il simbolo del bene assoluto continuamente insidiato dalle potenze del male (ovvero tutti coloro che in questi anni lo hanno criticato e contrastato dentro e fuori la Chiesa), non potremo esprimere nei suoi confronti quel sincero spirito solidaristico che la sua vicenda personale suscita in noi. La sua accorata difesa contro la campagna di menzogne che sarebbe stata costruita ai suoi danni  dentro le stanze di Bose e del Vaticano, ci tocca nel profondo del cuore, ma non può farci dimenticare gli errori che fratel Enzo ha contribuito a disseminare in tutti questi anni. Se è vero che lui è un perseguitato, e nessuno intende metterlo in dubbio, è altresì vero che i carnefici sono dentro la Chiesa progressista e modernista che lui ha sempre auspicato e che oggi è perfettamente incarnata dal pontificato bergogliano. Si salvi caro Bianchi, denunci al mondo il grande inganno che anche lei ha diffuso. Siamo anche disposti a riconoscergli l’attenuante della buona fede ma non perseveri nell’errore. Questo sì che sarebbe davvero diabolico.

 Americo Mascarucci- giornalista e scrittore

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24 commenti

  • stefano raimondo ha detto:

    Invece i precedenti Papi si potevano criticare, eh? Stranamente, oggi, si parla di divisione se solo si osa criticare il Papa, addirittura il delirio di questo Bianchi prospetta come strumento del demonio le spontanee osservazioni dei fedeli a quel che afferma Bergoglio. Cioè, uno ha dei dubbi sulle esternazioni del Papa, e solo per questo sarebbe strumento del maligno? Anzi, a differenza dei pontefici precedenti Bergoglio verrebbe persino delegittimato… Chi è che ha detto che Dio non è cattolico? Sei sicuro, Bianchi, che avresti usato lo stesso metodo criminalizzante quando i papi erano altri?

    Comunque, come ho già avuto modo di scrivere, stiamo parlando di gente accecata dal furore ideologico, gente che non si cala neanche per un attimo nei panni di chi la pensa diversamente, malati psichici che vedono nell’altro solo uno che sbaglia, non hanno la benché minima idea che possano esistere plurime sensibilità. Con questi non si usa il fioretto: sarà inevitabile una guerra sporca.

    • precisazione ha detto:

      Guarda che cattolica è la Chiesa, non Dio. Dio è Dio e basta.
      A sbagliare non è chi dice “Dio non è cattolico”, ma chi dice il contrario.

    • pasquale ha detto:

      “Comunque, come ho già avuto modo di scrivere, stiamo parlando di gente accecata dal furore ideologico, gente che non si cala neanche per un attimo nei panni di chi la pensa diversamente, malati psichici che vedono nell’altro solo uno che sbaglia, non hanno la benché minima idea che possano esistere plurime sensibilità. Con questi non si usa il fioretto: sarà inevitabile una guerra sporca”.

      Mi perdoni, sembra il ritratto dei tradizionalisti/stilumcuriali et similia. Non me ne voglia!

      • Giovanni ha detto:

        A me sinceramente sembra il ritratto dei modernisti che stanno dominando la Chiesa, tolleranti e dialoganti con tutti, tranne che con chi resta fedele alla dottrina di sempre e in primo luogo a Cristo, che è via, verità e vita.

  • renato ha detto:

    Comunità di bose ccui si addice più il nome di ” setta ” si caratterizza per aver lasciato quindi da parte l’Eucaristia, il culto mariano, il Rosario, la Tradizione, i sette sacramenti e tutto ciò che poteva essere considerato cattolico-identitario e, quindi, inevitabilmente divisivo. A Bose si festeggia perfino un calendario tutto particolare, con personaggi di altre fedi mai canonizzati dalla Chiesa di Roma: c’è l’induista Gandhi, il luterano Charles Spurgeon.
    30 anni di predicazione concetti di natura spaventosamente eretica del tipo che Maria non fu davvero vergine e madre . Non si capisce come questa setta sia stata tollerata per tanti anni dall’ istituzione cattolica .

    • Paoletta ha detto:

      “Non si capisce come questa setta sia stata tollerata per tanti anni dall’ istituzione cattolica .”

      Questo Bianchi doveva avere dei potenti protettori, che ora sono venuti meno.

    • IMMATURO IRRESPONSABILE ha detto:

      Lei ha ragione, purtroppo; queste baruffe grottesche gettano fumo sull’ unico motivo di interesse, cioè il mancato allarme per un insegnamento non cattolico spacciato nientemeno per “messaggio profetico”. E la tragedia consiste che il caso del ragioniere-che-non-ragiona, non è che uno dei tanti, dei troppi che ci hanno portato a questa situazione: qual è l’ autentica dottrina cattolica? ebbene, attorno alla questione non vi è nemmeno dibattito, conflitto (magari, almeno si potrebbe combattere!); oggi è opinione comune che NON sia possibile UNA dottrina, nè teoretica nè morale; e ciò è stimato un bene, un segno della “libertà dello spirito”, laddove ciò è un segno dell’ efficacia di un’ azione eversiva “per linee interne”, contrariamente all’ attacco frontale, allora respinto, della cultura anti-religiosa ottocentesca e, in parte, del primo modernismo novecentesco.
      P.s. una costante di tutti i demolitori, da Lutero a Kung è l’ utilizzo della Bibbia (a cui si fa dire ciò che si desidera) “contro” la teologia sistematica e la metafisica, vuoi per incomprensione di quest’ ultima, vuoi per ben calcolata strategia (chi avrebbe l’ ardire di contestare la ” Parola” con ragionamenti “umani”?); chi si presenta come “biblista” ha immediatamente più credito, e riscuote più simpatia del teologo (non parliamo nemmeno del metafisico!); egli ci intimidisce, perché si presenta più vicino a Dio, meno lontano dall’ origine autentica della nostra Fede, meno corrotto dalla storia, ec ec.
      P.p.s. sul Maggi (più pericoloso perchè più colto del Bianchi), sarebbe utile un intervento di qualcuno, tra gli ospiti del forum, più preparato in materia.

  • Maria Cristina ha detto:

    Ma siamo sicuri che quello che ha detto Enzo Bianchi e’vero?
    La versione di padre Amedeo Cencini e’diversa : http://www.settimananews.it/vita-consacrata/bose-lo-delle-cose/
    Io non ha nessuna ragione per dare ragione all’uno piuttosto che all’altro, ma se e’vero quello che scrive padre Cencini , il comportamento di Bianchi sembra piu’quello di un bambino capriccioso che di un monaco:prima dice di di che abdra’a Cellole, poi di no, poi di nuovo di si, poi di no….

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Personalmente Enzo Bianchi l’ho sempre ignorato, salvo qualche caso in cui mi è stato imposto. Adesso che è diventato un caso, ha destato un po’ del mio interesse. Cinque minuti fa ho trovato questo articolo che mi fa pensare che questo caso sia un’altra delle tante spine nel fianco (alias, grattacapi) della Santa Sede.
    https://www.agensir.it/quotidiano/2021/3/16/caso-bose-comunicato-del-delegato-pontificio-per-una-corretta-comprensione-degli-eventi/
    Giudicate voi, ma , per favore, lasciando da parte Budda e Confucio.

  • renato ha detto:

    ha affermato il commercialista di bose che si è proclamato monaco senza professione dei tre voti ” poverta, obbedienza “:
    ” «Gesù è nato uomo, completamente uomo. Chi lo deifica sulla terra sbaglia, lo deifica troppo presto». Addio cattolicesimo !!!

  • don Egizio ha detto:

    Ricordo che i monaci sono tenuti al voto di povertà, quindi non possono de jure possedere nulla singolarmente: come fa Bianchi a lamentarsi del comodato? Anche la cella dei monaci è in comodato, mica in usufrutto o proprietà! Allora o è monaco e accetta la precarietà, oppure (è suo diritto) riconosca di non essere monaco (canonicamente non lo è…) e allora faccia giustamente le rivendicazioni contenute nel suo messaggio. Il suo messaggio è PERFETTO, manca una sola cosa: premettere che NON è un MONACO. Un monaco non potrebbe scrivere quel messaggio.
    Tertium non datur.
    Oppure è monaco a giorni alterni? Essere monaci mica è un hobby temporaneo. Oggi gioco a fare il monaco, domani voglio una casa in usufrutto o in proprietà? Oppure vale il sillogismo: i monaci hanno la barba, Bianchi ha la barba, ergo Bianchi è un monaco? Chiamasi PARALOGISMO.
    Se poi vuole esagerare (ma questo appartiene agli ordini mendicanti, non monastici) Francesco d’Assisi e la sua regola proibiscono l’appropriatio locorum.
    Bianchi non è vittima di Bergoglio, è vittima di un’ambiguità di fondo: o accettava di essere monaco sottoponendosi in tutto al diritto canonico (questa è l’interpretazione di Bergoglio e Parolin), oppure riconosceva (come è) che la sua vocazione ecumenica lo poneva in una situazione non contemplata dalla Chiesa cattolica. Ossia: lui ha fondato una comunità mista tra cristiani di verse confessioni; questo pone tale comunità fuori dalla chiesa cattolica, nel senso che è una comunità cristiana ma di diverse confessioni. Per far valere i propri diritti, come ora fa, doveva far riconoscere questo punto: egregio sig. Bergoglio, lei non ha giurisdizione sulla mia comunità, perché essa non può essere sotto la completa giurisdizione cattolica, in quanto i membri non cattolici della stessa non sono sotto tale giurisdizione. Ergo la suprema autorità di tale comunità sono io. Invece negli anni ha cercato un riconoscimento cattolico (e l’ha ottenuto) non proprio come monastero, ma come associazione o comunità cattolica. La chiesa ha sbagliato a concederla, ma l’ha concessa (per motivi di comodo, perché Bianchi era intoccabile, inizialmente grazie al card. Pellegrino). Da qui l’equivoco, che ora tocca a Bianchi sciogliere. Lui non lo vuole sciogliere così continua a professarsi monaco, sotto la giurisdizione cattolica, ma pretende diritti che il monachesimo non prevede (e che lui ha, non essendo monaco).
    Tutto qui.

  • Maria Michela Petti ha detto:

    Una considerazione generica, prescindendo dal “caso” Bianchi, di cui non sono fan e nemmeno lettrice dei suoi scritti compresi gli articoli su “Repubblica”. Premetto che offende la mia sensibilità – e di tanti altri, stando a quel che ho letto – il trattamento riservatogli, in palese contradizione con principi evangelici predicati, con il corollario di innumerevoli complementi esplicativi di un certo perbenismo. Ritengo, tuttavia, confacente che il medesimo invito a fare ammenda della quota parte di responsabilità nell’ evidente crisi attraversata dalla Chiesa sia rivolto anche a chi ha avuto nei suoi confronti un atteggiamento ambiguo – erga omnes, per la verità; è un marchio di fabbrica – e a tutti quei prelati che se lo sono conteso per la predicazione di esercizi spirituali e/o in veste di relatore in tantissimi convegni e via dicendo.
    Non ci starebbe male una pubblica confessione, qui e ora, avvicinandoci alla fine di questa quaresima. Fine: solo da calendario. Lunga appare ai miei occhi la stazione quaresimale che abbiamo davanti, avendo vissuto solo per la durata di un giorno le Pasque di Risurrezione degli anni passati, ogni volta sperando che fosse non solo la rievocazione del glorioso compimento della missione redentrice dell’umanità, ma una tappa da cui ripartire per corrispondere al piano di salvezza, pur fra cadute e risalite.
    Secondo la dottrina vecchio stampo era necessario “confessarsi almeno una volta l’anno e comunicarsi almeno a Pasqua”. Ora, con il comando ai confessori a “non usare la frustra” e a evitare di ascoltare le confessioni se non si è convinti e non ci si ricorda di essere stati perdonati, mi accontenterei che, anche in forma privata e sfuggendo alla tentazione di conquistarsi il plauso con il favore di flash, in qualche modo ogni reo confesso in pubblico di generiche colpe che sfuggono alla comprensione esatta degli ascoltatori rispettassero: il proponimento di non commetterne più e la soddisfazione o penitenza. Due delle cinque cose che – mi insegnarono – sono necessarie per “fare una buona confessione”. Rischiando di essere accusata di “rigidità” e di mancanza di “misericordia”, confesso che per alcune “colpe” – da dizionario: «ogni azione o omissione che contravviene a una disposizione della legge o a un precetto della morale» – non ritengo sufficiente la recita di qualche orazione a riparare il male commesso.

  • Antonio ha detto:

    La rivoluzione divora i suoi figli: e i rivoluzionari non conoscono la storia.

  • Gianfranco ha detto:

    Bravo Mascarucci! Salvo qualche cosetta.
    1
    “non è però possibile poter condividere”.
    Be’, “poter” è di troppo.
    2
    “con il consenso più o meno esplicito di Bergoglio”.
    Direi piuttosto “per iniziativa di Bergoglio”.
    3
    “pronta a punire Bianchi peggio di un eretico”.
    Questo poi davvero non lo capisco. Bianchi E’ notoriamente un eretico. Fra tanti articoli sull’argomento, basti citare:
    https://isoladipatmos.com/dalla-decadenza-alla-farsa-grottesca-enzo-bianchi-un-laico-eretico-che-con-il-plauso-dei-vescovi-predica-gli-esercizi-spirituali-ai-preti-sulla-tomba-del-patrono-universale-dei-sacerdoti/.
    Tanto che non si capisce proprio come sia stato portato in palmo di mano anche da GPII e BXVI!

  • luca ha detto:

    Vorrei dire due parole al signor Mascarucci, che da bravo compilatore di questo blog, dimostra di parlare di cose che non sa.
    In primis, affermare di conoscere bene la situazione di P. Manelli è un’evidente idiozia, dal momento che la situazione del ridetto la conosce solo lui e tre-quattro altre persone, mentre il resto sono fantasie di ignobili personaggi vaganti nel web e specializzati nel raccontare panzane.
    Secondo, termini come onore, dignità ecc ecc non appartengono al lessico del monaco, che invece orienta la sua vita alla completa dimenticanza di sé, all’anichilimento del proprio ego, che ha come linea d’orizzonte la vita eremitica (non è detto che la attui, ma sicuramente costituisce il punto di fuga del suo percorso).
    Ora, sentire un monaco, fondatore e priore di un monastero, disquisire di “comodato d’uso” del luogo assegnatogli per scomparire dalla vista e dedicarsi al compimento del suo percorso da monaco, rivela un tradimento dei presupposti della sua scelta monastica. Di cosa vuol discutere? Vuole diventare proprietario? usufruttuario?
    La casa editrice da lui fondata ha portato nelle nostre case i testi di Padri che vivevano nel deserto, nelle grotte, senza cibo e nella più completa precarietà. E lui ora viene a far polemiche sul regime giuridico in base a cui prendere possesso e
    del monastero di destinazione?
    Penso che le umiliazioni gli faranno bene e serviranno a fargli ritrovare la via smarrita, che dovrebbe condurlo con letizia alle mura di una cella e ad un piccolo giardino attorno ad essa.
    Sul francescano dell’Immacolata mi taccio, limitandomi a rilevare che l’aver intestato beni del suo ordine ad amici e parenti giustifica altro che un regime da 41 bis (che comunque gioverà alla sua anima).

    • Enrico Salvi ha detto:

      Bianchi, come ogni uomo e donna che appaiono fugacemente su questa terra, non è né un santo né un diavolo (le eccezioni confermano la regola).

      La ferrea e spietata sicumera di Luca fa venire i brividi.

      “La bocca parla dall’abbondanza del cuore”, sta scritto nel Vangelo.

      • C. S. S. M. L. ha detto:

        Gentile Enrico, temo che lei abbia frainteso il messaggio. Qui non si rimprovera nulla ad Enzo Bianchi, nella piena consapevolezza che la via monacale è irta di difficoltà e che è la grazia del Signore – non le forze del monaco – a sostenerla.
        Il messaggio è rivolto contro il sig. Mascarucci, il quale dimostra da un lato di non aver capito nulla della vita monacale e dei suoi obiettivi e dall’altro, invece di esortare l’anziano monaco ad invocare la grazia di Dio in obbedienza, lo stimola a tradire ulteriormente il proprio percorso addirittura esortandolo a mettersi apertamente contro il Papa ed assecondandone le tendenze mondane che, invece, la vita monastica dovrebbe sradicare. Il disegno diabolico è evidente, l’offerta di un frutto proibito anche, ma con l’intercessione di san Benedetto questo assalto infernale fallirà i suoi fini. Ipsa Venena Bibas!

        • Gianfranco ha detto:

          “Mettersi apertamente contro il papa”?
          Mascarucci invita semplicemente Bianchi a riconoscere i propri errori passati e mettersi finalmente a servizio della VERITA’!

          • stilumcuriale emerito ha detto:

            Purtroppo qui ci sono alcuni che equivocano fra il mettere in evidenza gli errori del Papa e il mettersi apertamente contro il Papa. Il primo è un servizio cui sono tenuti tutti i fedeli, il secondo è un vizio contro il quale è giusto combattere.

          • C. S. S. M. L. ha detto:

            Veramente basta leggere l’articolo per constatare che non si chiede a Bianchi di esporre presunti errori del Papa ma di revocare alcune dichiarazioni di stima e di condivisione di alcune vedute, da lui precedentemente formulate. Per quanto il diavolo cerchi di confondere, carta canta. Ipsa Venena Bibas!

    • Michele ha detto:

      A me risulta che padre Manelli non abbia intestato alcunché ai suoi familiari, che fu calunniato in tal senso, che un tribunale italiano lo abbia assolto dalle accuse e che, se avesse voluto, avrebbe potuto chiedere i danni per le calunnie ricevute, ma non l’ha fatto.
      Ci sono vari articoli, ad es sulla Nuova Bussola Quotidiana che lo documentano chiaramente. Trovo molto temerario citare il 41 bis per un innocente che ha tanto sofferto a motivo della sua fede e della sua devozione mariana.

      Sul ragioniere Bianchi, concordo totalmente sulle sue contraddizioni ed eresie. Non conosco i dettagli della controversia, ma se fosse vero quanto riportato da Stilum Curiae, la mancanza di rispetto per la dignità della persona -ancorché non monaco e al di fuori, di fatto, dalla Chiesa cattolica-, conferma ancora una volta l’ambiguità di Bergoglio che Bianchi aveva ideologicamente e sbrigativamente santificato per poi esserne misericordiato.