Viganò: BXVI Soffriva di Sindrome di Stoccolma verso Bertone e Gänswein.

12 Marzo 2021 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, con grande piacere rilanciamo questa intervista che Radio Spada ha fatto all’arcivescovo Carlo Maria Viganò, prendendo spunto dal libro Galleria Neovaticana, che ben conoscete, ma che ha spaziato ampiamente sulla Chiesa, la sua situazione attuale e le cause di essa. Buona lettura.

§§§

RS: Buongiorno Eccellenza, La ringraziamo per il dialogo che intratterremo. Partiamo da Galleria neovaticana, il libro di Marco Tosatti di cui Lei ha scritto la prefazione. Ci permetta di raccontarLe un aneddoto: non era passata che qualche ora dall’annuncio dell’invio in stampa, e già su Twitter si manifestava un profilo con un sondaggio – basandosi solo sulla copertina e sul titolo, evidentemente – per chiedere quanto fosse evangelico stampare un volume dedicato a scabrose accuse e a fatti non sempre edificanti. Cosa risponderebbe a questa obiezione?

CMV: Mi sia qui permesso di ricordare che Benedetto XVI nei mesi che precedettero la sua decisione di assumere il titolo singolare di “papa emerito”, istituì una Commissione cardinalizia, presieduta dal Cardinale Herranz, e composta dai Cardinali Tomko e De Giorgi, con l’incarico di svolgere un’accurata indagine concernente le notizie riservate diffuse da Vatileaks. In quell’occasione, dovetti insistere con il Cardinale Herranz perché potessi deporre, atteso che non era sua intenzione interrogarmi nonostante fossi coinvolto in prima persona come autore dei documenti riservati destinati al Pontefice, che erano stati trafugati e consegnati alla stampa. Consegnai loro un corposo dossier in cui rendevo conto di tutte le disfunzioni e della rete di corruzione di cui ero venuto a conoscenza e che ebbi a fronteggiare come Segretario Generale del Governatorato. Accompagnai quel dossier con una lettera, in cui tra l’altro scrissi: “Sono molto addolorato per il grave danno procurato alla Chiesa e alla Santa Sede dalla fuga di tanti documenti riservati… Se vi sono dei responsabili per tali atti inconsulti, ben più grave è la colpa di chi si è reso responsabile di tanta corruzione e degrado morale nella Santa Sede e nello Stato della Città del Vaticano, e quella di alcuni cardinali, prelati e laici che, pur sapendo, hanno preferito convivere con tanta sporcizia, addormentando le loro coscienze pur di compiacere al superiore potente e far carriera. Spero che almeno questa Commissione Cardinalizia, per amore alla Chiesa, sia fedele al Santo Padre e faccia tutta la pulizia necessaria da Lui voluta e non permetta che questa Sua iniziativa sia ancora una volta insabbiata… Numerosi sono stati i giornalisti di vari paesi che hanno cercato di contattarmi… Sono stato zitto, per amore alla Chiesa e al Santo Padre. La forza della verità deve sgorgare dall’interno della Chiesa e non dai media… Prego per Voi Cardinali, perché abbiate il coraggio di dire la verità al Santo Padre; e prego per il Santo Padre, perché abbia la forza di far sì che essa venga alla luce nella Chiesa.”
Quella mole di informazioni, assieme alle altre prove raccolte dai tre Cardinali, avrebbe consentito un’operazione di pulizia: tutto è stato insabbiato! e può solo costituire un ulteriore elemento di ricatto per i nomi ivi contenuti e, da ormai otto anni, un’occasione di discredito nei confronti di chi viceversa ha servito fedelmente la Chiesa e la Santa Sede.
Necesse est enim ut veniant scandala; verumtamen væ homini per quem scandalum venit (Mt 18, 7). Denunciare la corruzione dei chierici e dei Prelati si è imposto come un gesto di carità nei riguardi dei fedeli e un atto di giustizia nei confronti della Chiesa martoriata, perché da un lato mette in guardia il popolo di Dio dai lupi travestiti da agnelli e li mostra per quello che sono, e dall’altro dimostra che la Sposa di Cristo è vittima di una conventicola di lussuriosi avidi di potere, allontanati i quali essa può tornare a predicare il Vangelo. Non è chi porta alla luce gli scandali che pecca contro la carità evangelica, ma chi quegli scandali li compie e li copre. Le parole del Signore non danno adito ad equivoci.

RS: Come si sa, andando oltre il tema morale, risulta impossibile non individuare nel tracollo dottrinale il cardine stesso della crisi nella Chiesa. In relazione a questo, in più occasioni Lei ha manifestato una critica serrata al Vaticano II. Sul punto Le chiederemmo una specificazione ulteriore. Parlando con Sandro Magister ha attaccato: «la favola bella dell’ermeneutica – ancorché autorevole per il suo Autore – rimane nondimeno un tentativo di voler dar dignità di Concilio ad un vero e proprio agguato contro la Chiesa». Possiamo dunque chiarire che il problema non è individuabile solo dal Vaticano II ma nel Vaticano II? Detto in altri termini: il processo rivoluzionario ha avuto una svolta con il “Concilio” e non solo dopo il “Concilio”? Non semplicemente lo spirito vaticansecondista, ma anche la lettera è da mettere sotto accusa?

CMV: Non vedo come si possa sostenere che vi sia un presunto Vaticano II ortodosso di cui nessuno ha parlato per anni, tradito da uno spirito del Concilio che pure tutti elogiavano. Lo spirito del Concilio è ciò che lo anima, quello che ne determina la natura, la particolarità, le caratteristiche. E se lo spirito è eterodosso mentre i testi conciliari non sembrano essere dottrinalmente eretici, questo è da attribuire ad un’astuta mossa dei congiurati, all’ingenuità dei Padri conciliari e alla connivenza di quanti hanno preferito guardare altrove, sin dall’inizio, piuttosto di prendere posizione con una chiara condanna delle deviazioni dottrinali, morali e liturgiche.
I primi ad essere perfettamente consapevoli dell’importanza di mettere mano ai testi conciliari per poterli poi usare per i propri scopi furono Cardinali e Vescovi progressisti, in particolare tedeschi e olandesi, con i loro periti. Non a caso essi fecero in modo di rifiutare gli Schemi preparatori preparati dal Sant’Uffizio e ignorarono i Desiderata dell’Episcopato mondiale, ivi compresa la condanna degli errori moderni, specialmente del comunismo ateo; riuscirono anche ad impedire la proclamazione di un dogma mariano, vedendo in esso un «ostacolo» al dialogo ecumenico. La nuova leadership del Vaticano II fu possibile grazie ad un vero e proprio colpo di mano, al ruolo preminente del Gesuita Bea e all’appoggio di Roncalli. Se gli Schemi fossero stati mantenuti, nulla di quello che uscì dalle Commissioni sarebbe stato possibile, perché essi erano impostati sul modello aristotelico-tomistico che non permetteva formulazioni equivoche.
La lettera del Concilio va quindi messa sotto accusa perché è da questa che è partita la rivoluzione. D’altra parte: sapreste citarmi un caso nella storia della Chiesa in cui un Concilio Ecumenico sia stato deliberatamente formulato in modo equivoco per far sì che ciò che esso insegnava nei suoi atti ufficiali venisse poi sovvertito e contraddetto nella pratica? Ecco: basta questo per catalogare il Vaticano II come un caso a sé, un hapax sul quale gli studiosi potranno cimentarsi, ma che dovrà trovare soluzione da parte dell’Autorità suprema della Chiesa.

RS: Come è avvenuta la Sua presa di coscienza in relazione a questa crisi? Un processo graduale? Un fatto immediato e sviluppatosi nel breve periodo?

CMV: La mia presa di coscienza è stata progressiva, ed è iniziata relativamente presto. Ma comprendere, o iniziare a sospettare che quanto ci fu presentato come frutto dell’ispirazione dello Spirito Santo fosse in realtà suggerito dall’inimicus homo non è bastato a far crollare quel senso di sofferta obbedienza alla Gerarchia, anche in presenza di molteplici prove della malafede e del dolo di alcuni suoi esponenti. Come ho già avuto modo di dichiarare, quello che allora vedevamo concretizzarsi – parlo ad esempio di alcune novità come la collegialità episcopale o l’ecumenismo o il Novus Ordo – potevano apparire come dei tentativi di venire incontro al comune desiderio di rinnovamento, sull’onda della ricostruzione del dopoguerra. Dinanzi al boom economico e ai grandi eventi politici, la Chiesa sembrava doversi in qualche modo svecchiare, o così ci dicevano tutti, ad iniziare dal Santo Padre. Chi era abituato alla disciplina preconciliare, all’ossequio all’Autorità, alla venerazione del Pontefice Romano non osava nemmeno pensare che quello che ci veniva surrettiziamente mostrato come un mezzo per diffondere la Fede e convertire alla Chiesa Cattolica tante anime era in realtà un veicolo, un inganno dietro cui si celava, nella mente di alcuni, l’intenzione di cancellare progressivamente la Fede e lasciare le anime nell’errore e nel peccato. Quelle “novità” non piacevano quasi a nessuno, men che meno ai laici, ma ci erano presentate come una sorta di penitenza da accettare, avendone in cambio una maggior diffusione del Vangelo e la rinascita morale e spirituale di un mondo occidentale prostrato dalla Guerra e minacciato dal materialismo.
Cambiamenti radicali iniziarono con Paolo VI, con la riforma liturgica e la drastica proibizione della Messa tridentina. Mi sentii personalmente ferito ed impotente quando, come giovane segretario all’allora Delegazione apostolica di Londra, la Santa Sede proibì all’Associazione Una Voce la celebrazione di una sola Messa secondo il Rito Antico nella cripta della Cattedrale di Westminster.
Durante il Pontificato di Giovanni Paolo II alcune delle istanze più estreme del Concilio trovarono una spinta propulsiva nel pantheon di Assisi, negli incontri nelle moschee e nelle sinagoghe, nelle richieste di perdono per le Crociate e l’Inquisizione, con la cosiddetta purificazione della memoria. La carica eversiva di Dignitatis humanae e di Nostra ætate fu evidente in quegli anni.
Venne poi Benedetto XVI e la liberalizzazione della liturgia tradizionale, fino ad allora ostentatamente avversata, nonostante le concessioni papali successive alle Consacrazioni episcopali di Ecône. Malauguratamente le devianze ecumeniche non cessarono nemmeno con Ratzinger, e con esse l’ideologia conciliare che le giustificavano. L’abbandono di Benedetto e l’avvento di Bergoglio continuano ad aprire gli occhi a moltissime persone, soprattutto ai fedeli laici.

RS: Tema distinto ma connesso a questo è quello relativo ai protagonisti della stagione conciliare e post-conciliare. Fermiamoci un attimo sulla figura di Ratzinger: risulta innegabile, pur con sfumature diverse, il ruolo del teologo bavarese tanto al Vaticano II quanto dopo (ricordiamo che dal 1981 al 2005 è stato Prefetto della Congregazione per la dottrina della Fede, dal 2005 al 2013 ha regnato sul Soglio di Pietro, dal 2013 è “Papa emerito”). Da parte nostra il giudizio sulla portata del ratzingerismo è certamente negativo: sotto la sua amministrazione della CdF hanno prosperato quelle stesse devianze che oggi vediamo “fiorire” in modo esplicito; appena eletto al Soglio ha tolto la tiara dallo stemma pontificio; ha proseguito sulla via dell’ecumenismo indifferentista rinnovando le scandalose celebrazioni di Assisi; a Erfurt è arrivato al punto di affermare «Il pensiero di Lutero, l’intera sua spiritualità era del tutto cristocentrica», nel Motu proprio Summorum Pontificum ha definito la Messa di sempre e il Novus Ordo come due forme dello stesso rito (quando al contrario implicano due teologie totalmente diverse); ha poi creato questo ibrido improbabile del “Papa emerito vestito di bianco” che – al netto delle intenzioni, che non giudichiamo – sembra essere non solo un pericoloso equivoco, ma un ingranaggio quasi necessario del dualismo che anima l’attuale dinamica della dissoluzione ecclesiale. Questi pochi esempi, cui ne potrebbero seguire molti altri, sono a nostro avviso rivelatori del fatto che Ratzinger, da sempre e pur con ruoli e posizioni non identiche, è stato dall’altra parte della barricata. Abbiamo già visto la Sua affermazione sulla «favola bella dell’ermeneutica», ma anche in altre occasioni Lei ha fatto notare alcuni aspetti problematici del pensiero di Ratzinger. Ci riferiamo in particolare a una sua recente dichiarazione su LifeSiteNews in cui ha sostenuto: «Sarebbe però auspicabile che egli, soprattutto in considerazione del Giudizio Divino che lo attende, si allontani definitivamente da quelle posizioni teologicamente errate – mi riferisco in particolare a quelle dell’Introduzione al cristianesimo – che sono ancora oggi diffuse in università e seminari che si vantano di chiamarsi cattolici». Le chiediamo dunque: se dovesse sintetizzare il Suo giudizio sul pensiero del teologo bavarese cosa direbbe ai nostri lettori? Inoltre: Lei ha avuto la possibilità di operare a stretto contatto con Benedetto XVI, cosa può dirci di lui sul piano umano? Non è – sia chiaro – una domanda su aspetti riservati, ma sulla personalità che ha potuto conoscere da vicino.

CMV: I punti che avete elencato, pur con alcune sfumature, mi trovano purtroppo concorde, non senza un vivo dolore. Molti atti di governo di Benedetto XVI sono in linea con l’ideologia conciliare, della quale il teologo Ratzinger è da sempre strenuo e convinto sostenitore. La sua impostazione filosofica hegeliana lo ha portato ad applicare lo schema tesi-antitesi-sintesi in ambito cattolico, ad esempio considerando i documenti del Vaticano II (tesi) e gli eccessi del postconcilio (antitesi) componibili nella famosa “ermeneutica della continuità” (sintesi); né fa eccezione l’invenzione del Papato emerito, dove tra l’essere Papa (tesi) e il non esserlo più (antitesi) si è scelto il compromesso del rimanerlo solo in parte (sintesi). La stessa mens ha determinato quanto è avvenuto per la liberalizzazione della liturgia tradizionale, affiancata al suo contraltare conciliare nel tentativo di non scontentare né i fautori della rivoluzione liturgica né i difensori del venerando rito tridentino.
Il problema è quindi di matrice intellettuale, ideologica: esso emerge ogniqualvolta il teologo bavarese ha voluto dare una soluzione alla crisi che affligge la Chiesa: in tutte queste occasioni la sua formazione accademica influenzata dal pensiero di Hegel ha creduto di poter mettere insieme gli opposti. Non ho motivo di dubitare che Benedetto XVI abbia voluto a suo modo compiere un gesto di conciliazione con le istanze del tradizionalismo cattolico; né che egli non sia consapevole della situazione disastrosa in cui versa il corpo ecclesiale; ma l’unico modo per restaurare la Chiesa è seguendo il Vangelo, con uno sguardo soprannaturale e con la consapevolezza che Bene e Male, per decreto di Dio, non possono esser messi insieme in un fantomatico juste milieu, ma che sono e rimangono inconciliabili e opposti, e che servendo due padroni si finisce per scontentare entrambi.
Per quanto riguarda la mia conoscenza diretta di Benedetto XVI, posso dire che negli anni del suo Pontificato in cui ho servito la Chiesa in Segreteria di Stato, al Governatorato e come Nunzio negli Stati Uniti, mi sono fatto l’idea che egli si sia circondato di collaboratori inadeguati, inaffidabili o anche corrotti, che hanno ampiamente approfittato della “mitezza” del suo carattere e di quella che potrebbe essere considerata come una certa sindrome di Stoccolma soprattutto nei confronti del Card. Bertone e del suo Segretario particolare.

RS: In alcuni articoli apparsi su CatholicFamilyNews.com si faceva notare come la Sua posizione sulla situazione della Chiesa sia prossima a quella di Mons. Bernard Tissier de Mallerais, uno dei quattro Vescovi consacrati da Mons. Lefebvre. Dalla stessa fonte si riportava una Sua frase secondo cui lo stesso Mons. Lefevbre sarebbe un confessore esemplare della Fede. Alla luce anche della ferma critica al Vaticano II e, d’altro canto, della Sua non adesione al sedevacantismo, verrebbe da ipotizzare che l’impostazione che Lei promuove sia molto vicina a quella della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Può dirci qualcosa in proposito?

CMV: Da molte parti del mondo cattolico, specialmente nei milieux conservatori, si sente affermare che Benedetto XVI sarebbe il vero Papa e che Bergoglio sarebbe un antipapa. Questa opinione si basa da un lato sulla convinzione che la sua Rinunzia sia invalida (per il modo in cui è stata formulata, per le pressioni esercitate da forze esterne o per la distinzione tra munus ministerium papale) e dall’altro sul fatto che un gruppo di Cardinali progressisti avrebbe cercato di far eleggere al Conclave del 2013 un proprio candidato, in violazione delle norme della Costituzione Apostolica Universi Dominici Gregis di Giovanni Paolo II. Aldilà della plausibilità di queste argomentazioni, che se confermate potrebbero invalidare l’elezione di Bergoglio, questo problema può esser risolto solo dall’Autorità suprema della Chiesa, quando la Provvidenza si degnerà di porre fine a questa situazione di gravissima confusione.

RS: Parliamo del futuro. In questi anni burrascosi Lei ha inteso servire la Chiesa con interventi scritti, con video, partecipando a iniziative e con tutte le attività che chi La segue ben conosce. Per il domani intravede la possibilità che la Sua missione episcopale prenda forme diverse? Pensa a qualche attività specifica? Con una più marcata presenza pubblica?

CMV: La mia età, le vicissitudini di questi ultimi anni e la situazione della Chiesa non mi permettono di fare progetti, come peraltro non ho mai fatto in tutta la mia vita. Lascio che la Provvidenza disponga di me come crede, mostrandomi di volta in volta la via che devo percorrere. Spero di tutto cuore che la mia testimonianza, specialmente per quanto riguarda la comprensione dell’inganno che si sta consumando nella Chiesa, permetta a Cardinali, a miei Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio di aprire gli occhi, in un gesto di umiltà, di coraggio e di confidenza nella potenza di Dio. Non possiamo continuare a difendere la causa e l’origine della crisi presente solo perché non vogliamo riconoscere di essere stati tratti in inganno: questa ostinazione nell’errore sarebbe una colpa peggiore dell’errore stesso.

RS: La ringraziamo per aver risposto alle nostre domande: speriamo non manchino occasioni per confronti futuri.

11 Marzo 2021
Feria Quinta infra Hebdomadam III in Quadragesima

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42 commenti

  • Willy ha detto:

    Decidere non e’ il mio forte

    Ratzinger e’ un grande studioso ma ha una personalita’ “fragile”. Perche’ si sia dimesso, lo sa’ lui. Fatto sta che dopo le dimissioni in latino, mi pare in un Angelus, disse: non mi dimetto. Sto in altro modo sotto la croce.
    Evidentemente a braccio, voleva rincuorare i fedeli.
    In realta’ non e’ rimasto fermo nella sua scelta.
    Poi potremmo discuterne anni, la situazione contingente e’ così.
    Per una volta trovo le critiche di Vigano’, centrate. Si percepisce che non odia Ratzinger ma prende atto di quelle che secondo lui sono alcuni deficit personologici. Lo Spirito Santo si serve anche di “umili strumenti nella vigna del Signore”. E fara’ della “debolezza” di Ratzinger buon uso. Alla fine.

    https://www.wallstreetitalia.com/news/ratzinger-decidere-e-il-mio-punto-debole-ma-non-mi-sento-un-fallito/

  • Quinzietto ha detto:

    Si parla tanto di Dio perché non parliamo più CON Dio (maiuscolo n.d.r.)
    Sergio Quinzio

  • Agostino ha detto:

    Non avrei mai pensato che Mons. Carlo Maria Viganò arrivasse a dire quel che ha detto del nostro amatissimo e unico vero Papa della Chiesa Cattolica e Apostolica Romana Benedetto XVI. Almeno non dopo il suo famoso dossier pubblicato da Stilum Curiae e da Duc In Altum nell’agosto di due anni fa, riguardante la questione McCarrick e non solo, e che ebbe una eco considerevole. Soprattutto non mi sarei mai aspettato che Mons. Viganò, il quale, dopo aver chiamato per circa 8 anni “Papa Francesco” o “Francesco”, negli ultimi mesi, e sempre con accenti assai critici lo citi chiamandolo semplicemente “Bergoglio” senza il titolo papale, con un giro di valzer degno di un esperto navigatore curiale eludesse la domanda dell’intervistatore su chi sia il vero Papa. Ma ciò che mi indispettisce e mi scandalizza è soprattutto il fatto che egli pur citando le ragioni gravissime che fanno fortemente ritenere a qualsiasi appassionato fedele cattolico di media intelligenza che Benedetto XVI sia ancora oggi il vero e unico Papa della Chiesa, non si pronunci al riguardo rinviando ipocritamente tutto ad una soluzione del problema da parte “dell’Autorità Suprema della Chiesa” (chi?) qualora l’elezione di Bergoglio fosse ritenuta invalida (da chi?). Domanderei a Mons. Viganò dove va a finire in tal modo “il tuo dire sia si si – no no, il di più viene dal Maligno” e che senso abbia il tacciare Brergoglio di ipocrisia perché non risponde ai “dubia” e agli interrogativi della vicenda McCarrick, perché non conferma i fratelli nella fede, che è il cuore del munus petrino, e per le tante affermazioni e atteggiamenti blasfemi e idolatri che rivelano da soli il suo non essere “il Papa” quando poi al momento di stringere rifugge dal dovere della chiarezza che lo pone in contraddizione con tutto il suo filo conduttore di questi due anni circa. Sinceramente fino a qualche giorno fa pensavo che non si esprimesse sul punto per ragioni tattiche e strategiche e che per la stessa ragione non volesse dare l’impressione di strizzare l’occhio al fiero e ardente Don Alessandro Maria Minutella, il quale sprizza un amore sincero e profondo per la Chiesa Cattolica da tutti i pori, ed evitare così di essere “screditato” e magari anche lui “scomunicato”, ma questa presa di distanza dal Santo Padre Benedetto XVI con le sue ridicole accuse di modernismo e di essere stato artefice oltre che sostenitore di quegli errori e di quelle aperture dannose del Concilio Vaticano II che, nella continuità magisteriale passando per i Papi successori hanno fatto in modo che fosse partorito il pontificato bergogliano mi ha lasciato stupito ed esterrefatto. A questo punto fa bene Don Alessandro Maria Minutella (che bisogna dire ci aveva visto giusto) a proseguire la sua battaglia per la verità in coerenza e fermezza, certo che, alla fine, fra i tanti che di fronte a questa falsa chiesa non più cattolica sgomitano dall’interno e dall’esterno cercando di trovare accordi e sotterfugi senza badare al cuore del problema, ne resterà solo uno. Il Signore provvederà, fidiamoci.

  • Federico ha detto:

    In effetti, con l’andare del tempo, da Viganò provengono sempre più dichiarazioni tipiche di quelle della galassia preconciliarista, Tosatti non si adonti se qualcuno pensa che Viganò voglia in un certo senso farsi mero portavoce di quel mondo che ha le sue simpatie, le sue idiosincrasie e le sue “manìe”, che spesso, però, sono frutto di ideologia. Quello di Viganò è forse un debito di sostegno, chissà, un differente tipo di sindrome di Stoccolma.
    L’ideologia non può ignorare la verità.
    Viganò rimane nebuloso e nicchia nel riconoscere la verità sulla rinuncia invalida e nulla di Benedetto perché funzionale alla descrizione ideologica propria del mondo preconciliarista, a nulla serve la netta discontinuità degli atti di governo di Bergoglio con quello dei predecessori. Se conoscesse la teologia di Benedetto Viganò avrebbe almeno dovuto considerare lo studio di Ratzinger su Ticonio, sulla chiesa “bipartita”, sul mysterium iniquitatis che è nel seno della Chiesa. Le dimissioni di Ratzinger hanno chiaramente dimostrato quanto malato sia il corpo ecclesiastico, incapace di vera reazione di fronte a questi ultimi otto anni, incapace anche solo di porre domande e questioni, vescovi, cardinali, preti, religiosi e gli stessi fedeli…dove sono? Dobbiamo accontentarci dei 4 cardinali dei dubia e di pochi altri? E il resto? La “rinuncia” di Benedetto ha in verità svelato la “fragilità” di molti, tantissimi. Ed è proprio quel mondo conservatore, tradizionalista così liturgico, tutto attento alle forme, tutto incensi e merletti che è incapace di vedere la realtà e la verità, piegato invece alla sua ideologia religiosa.

  • Milli ha detto:

    Ringrazio Mons.Viganò per la sua testimonianza, frutto della sua esperienza diretta. Con tutta la venerazione per questi pontefici, Ratzinger e Woitila erano uomini e quindi non infallibili, purtroppo erano circondati da persone pronte ad approfittarsi di ogni debolezza o piccolo passo falso.
    Non giudico il ritiro di Benedetto XVI, forse se non l’avesse fatto ora non sarebbe più con noi. Solo Dio sa.

  • Lc 11,23 ha detto:

    grazie Monsignore!
    voglia la nostra Santa Regina preservarLa da ogni male e che il suo frutto sia enorme e gradito agli occhi dell’Altissimo.

  • Antonella ha detto:

    Apprezzo l’impegno di Viganò per la difesa della sua amata Chiesa, nonché il coraggio della denuncia portata avanti con sacrificio personale, sfidando i rischi di una globalizzazione della Fede, nel tentativo di cancellarne l’identità.
    Ma non condivido il quadro che emerge di Papa Benedetto in rapporto a quel criterio di “continuità” oggi ribadito all’estremo, col proposito di confonderlo tra gli schemi stereotipati di correnti che avrebbero conciliato al modernismo.
    Se stiamo qui a scrivere è anche per quello che ha saputo trasmetterci insieme a Giovanni Paolo ll, ricordando che il coraggio della fede spesso ci lascia solitari contro le false richieste del mondo, ma non per questo abbandonati e privi di speranza. Il suo pensiero leale ha dovuto fare i conti anche con i risvolti di un ecumenismo camaleontico, perseguito da alleanze interessate a fare del dialogo un fronte politico più che religioso.
    Quanti non risposero alla sua mano tesa?
    Il pensiero di Papa Ratzinger sarà sempre una luce per chi vorrà leggerlo senza avere paura di confrontarsi, una lectio di vita, la cui teologia non non teme il colloquio con la filosofia, con la domanda….
    Riguardo al “Pantheon” di Assisi, facciamo attenzione a non confonderlo con quello di Pachamama, sarebbe come annientare gli sforzi di tanti credenti impegnati seriamente nel dialogo, testimoni della fede in un campo minato come quello di allora, quando sentivamo le minacce della Guerra Fredda.
    Porto nella memoria il sorriso e il dialogo operoso nell’abbraccio di un sincero dialogo tra uomini e donne di fede diversa, ma non liquido tutto questo nel Pantheon della Fratellanza Universale .

  • Physicus ha detto:

    RATzinger e’ uomo del si o tempo, nel bene e nel male. Ma credo che anche lui abbia negli anni modificato le proprie opinioni. Governare la Chiesa non poteva essere facile, ma il mio giudizio resta positivo. Sapeva e sa che il Nemico lo avrebbe circondato di propri agenti e così e’ stato. Era inevitabile. E’tuttora il papa

  • Enrico Salvi ha detto:

    BELLA CAGNARA!

    A che serve?

  • Silvia Tintorri ha detto:

    Con questa chiudo ma voglio difendere ancora Benedetto XVI con una considerazione.Prima di dare per scontato che un articolo cosi’ non susciti scandalo perche’ questo articolo suscita scandalo, o prima di volere provocare scandalo (spero di no), si ricordi che Benedetto XVI ha ancora le sue guardie “svizzere” che lo sostengono con le armi della preghiera.

    • Gino ha detto:

      Il reverendo don Alessandro Maria Minutella ha avvertito tutti:
      senza Pietro si deraglia. Questi hanno preso la strada storta del sedevacantismo, non sono più cattolici. Hanno il loro punchball Bergoglio per soddisfare le loro vanità, non vogliono affrontare la vera questione. Sono convinto che fra non molto tutti i tradizionalisti sedevacantisti saranno travolti dalla follia, i bergogliani avranno più merito perché almeno seguivano una via chiara.

  • TREMORS ha detto:

    Abbia rispetto di colui che è il Papa. Lei chi è?

  • Silvia Tintorri ha detto:

    Siccome ho consigliato tempo fa ad alcune persone questo sito chiederei che il mio commento rimanesse per portare a loro il mio pensiero.Sono allibita dall’inqualificabile mancanza di rispetto di Benedetto XVI gratuitamente attaccato in assenza di contraddittorio e credo che il suo stile non lo abbassera’ ad un’autodifesa.Veramente perplessa mi chiedo se lei Tosatti abbia perduto la bussola con rispetto parlando.

    • Marco Tosatti ha detto:

      Cara signora, riportare il pensiero di un arcivescovo, e che ha vissuto in prima persona a fianco di Benedetto XVI vicende difficili, non è mancanza di rispetto, ma un contributo a cercare di rendersi conto di eventi clamorosi e dalle conseguenze gravissime sulla vita della Chiesa. Desolato che l’affetto la renda cieca a quello che mi sembra evidente. Eventi che fra l’altro ancora adesso mancano di una spiegazione logica e accettabile. E che però sono all’origine di una situazione drammatica.

      • Boanerghes ha detto:

        Che si stiano vivendo eventi clamorosi e molto difficili per la Chiesa è fuori di qualsiasi dubbio.
        Ma è anche sicuro che gira e rigira la risposta certa non l’avrà nessuno, almeno al momento.
        Tirare fuori la sindrome di Stoccolma a Papa Benedetto mi sembra del tutto fuori luogo e presuntuoso.

        • Quinzietto ha detto:

          Non c’e’ bisogno di “tirar fuori la sindrome di Stoccolma”, Ratzinger ammette in diversi libri dopo la pseudo rinunzia che nell’imporsi ha molta difficolta’. Ora possiamo mettere in dubbio tutto, pure che il vaticano sia un ologramma…ma basta guardare Vatileaks e il caso di mons. Vigano’…per intenderci Pio IX aveva mastro Titta e decapitava chi non gli obbediva. Sia Vigano, Bertone o l altro dei musei vaticani (non ricordo il nome) mi pare si vedano lotte intestine a cui il papa Ratzinger deve “adeguarsi”.Wojtila era malato, ma pur da malato, imponeva la sua volonta’. Magari sbagliando come nel caso di padre Maciel..o preferite dire che fu colpa di Ratzinger? Insomma nessuno e’ santo prima di morire.

      • Silvia Tintorri ha detto:

        Egregio Tosatti io saro’ anche cieca ma lei banalisticamente riconduce a mero affetto cio’ che io penso di Benedetto XVI.Il mio cammino di fede si e’ rafforzato da ragazza anche con la lettura del libro “Senza Radici” scritto dall’allora cardinale Ratzinger con Marcello Pera.Direi tutt’altro che modernista.A seguite ho letto i libri di Benedetto XVI e ultimamente sto rileggendo “Per Amore”.In questi libri c’e’ frutto e qundi l’albero e’ buono.
        Infine grazie a Benedetto XVI ho scoperto Sant’Agostino e sto leggendo “La citta’ di Dio” che non e’uno scandaloso libromodernista.
        Mi piace pensare che il Pietro di cui parla Solov’ev sia Benedetto XVI.
        Credo che alimentare divisioni inun momento in cui l’unione in Cristo dovrebbe unirci in battaglia sia inconcepibile.
        Infine credo che Vigano’ nell’auspicarsi la redenzione di un papa che tanto ha dato utilizzi parole non degne di un portatore di un messaggio di carita’ e di Verita’.La saluto a ringrazio per quello che questo sito ha in passato diffuso.Silvia

      • Silvia Tintorri ha detto:

        Credo che la sua onesta’ intellettuale le consenta di pubblicare la mia replica.Nell’attesa cordiali saluti.Silvia

  • Fabio ha detto:

    Purtroppo Mons. Viganò dice cose vere…… almeno si sbagliasse!
    Chi ha commentato contro di lui, provi piuttosto a confutare ciò che dice

    • Paoletta ha detto:

      Il Ratzinger che viene fuori da questo “ritratto” sembra quasi un disabile mentale pero’.

      • Pro ratzinger ha detto:

        Questo è perché il ritratto lo ha fatto uno che disabile mentale lo è veramente.

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Consiglio amichevole al Fratello Viganò.
    Fratello legga attentamente quanto il Fratello Bergoglio ha detto stamattina http://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/march/documents/papa-francesco_20210312_corso-forointerno.html
    chieda di confessarsi dal Fratello, tanto misericordioso, compassionevole, tenero, pronto al perdono in anticipo e così potrà tornare libero ed esercitare senza problemi la sua pastorale missione. Ad meliora!!!!

    • stilumcuriale emerito ha detto:

      Nota: il pentimento non è necessario e nemmeno il proposito di non peccare più. Quindi non tema: una volta ottenuta l’assoluzione potrà continuare a fare tutto quello che vuole, tranquillo come prima e più di prima.

      • pasquale ha detto:

        Veramente nel testo da Lei citato si parla de “il proposito attuale di non commettere ancora il peccato”.
        Il Suo commento pare sciocco più che ironico.

  • Maria Michela Petti ha detto:

    Mi chiedo se e quale altra “sorpresa” possa riservarci la “guida” (!!!) alla Galleria Vaticana, curata dal dott. Tosatti, che – non lo nascondo – avremmo preferito non avere in casa, avendo avuto il “privilegio” (purtroppo!) di visitarla in anteprima. Al momento rimane “custodita” in busta, come ci è pervenuta due giorni fa.
    In attesa, come tante altre pecorelle, ho qualche motivo in più per sperare che abbia a manifestarsi il prima possibile l’intervento della Provvidenza in cui confido senza incertezza.
    La suggestione di colombe che vengono liberate in segno di pace, in tante occasioni, mi fa sospirare la morale trilussiana della colomba nel fango, che riprende il volo dopo essersi inzaccherate le penne nel pantano, ignorando la compiacenza di rospi di dubbia moralità. Immagine speculare di un buonismo che si ritiene – come ricorda il Celano nella Vita Seconda di San Francesco d’Assisi – sia voluto dalla carità e che invece è frutto solo della vanagloria, che spinge alla ricerca della stima degli uomini, rafforzando la tendenza a non rassegnarsi a non sembrare buoni e a non essere considerati tali (723), perché – mette in guardia – «la folla del mondo è ostacolo a vedere Cristo» (619).
    Vanagloria che alla lumachella del Trilussa fa credere di aver lasciato con la sua bava un’impronta nella storia.
    San Francesco, al contrario – scrive il Celano – «spesso infatti quando si sentiva molto elogiare se ne addolorava e gemeva, assumendo subito un aspetto triste» (714). Aspetto triste che non contraddice – data la precisazione – la letizia predicata dal Poverello e gli ammonimenti evangelici a non avere volti tristi e contriti. E raccomandava di «evitare la singolarità» che altro non è se non un tuffo «in fondo all’abisso» (615). Il Celano, inoltre, sottolineando la sua umiltà e lo zelo nel “riparare la chiesa”, secondo il comando ricevuto, «non volle di colpo giungere alla perfezione dell’opera, ma passare a grado a grado dalla carne allo spirito» (595).
    Che lo Sposo di Madonna Povertà faccia riscoprire la forza della Sua testimonianza nella Chiesa, bisognosa non di un maquillage, ma di purificazione nella verità!

    • MARIO ha detto:

      Papa Francesco viene spesso accusato o deriso per il suo “aspetto triste”… Come San Francesco dunque?

      • Maria Michela Petti ha detto:

        Ponga la domanda a chi lo accusa, o accuserebbe.
        Non rispondo a nome di altri

  • Boanerghes ha detto:

    Ecc. Rev ma Mons. Carlo Maria Viganò
    quando pensa di rientrare nella Chiesa Cattolica Romana?
    Si sta ponendo come araldo della verità e della sana dottrina, ma al massimo potrebbe fare il generale del movimento di Lefebvre.
    Chieda perdono per le affermazioni su San Giovanni Paolo II e su Papa Benedetto.
    E faccia ammenda pubblica per i suoi interventi che declassano il virus Covid a una semplice influenza.
    Basta usare un poco di sana razionalità, senza pregiudizi. Lei quando parla sembra diventare la bocca della verità, ma non lo è.
    E dico questo senza nulla togliere ad un pontificato attuale per me disastroso.
    Ma è certo che non è Mons. Viganò l’ancora di salvezza.

  • Pater Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

    Amatissimo Mgr. Carlo Maria, ancora una volta grazie con tutta la mia mente, con tutto il mio cuore e tutta la mia anima, per queste risposte d’ieri nell 111° natalizio della Beata Giacinta Marto, da Fatima, e come Vera Acqua Viva nel Vangelo oggi, anche celebrando San Gregorio Magno e gl’ 89 esatti del mio papà, anche se già si trova nella Vita Eterna. Domani 8 anniversario di questo COLPO DI STATO VATICANO…come nella lettura pure oggi Mosè colpisce la rocca, e ne uscì acqua, ma non entrò nella Terra Promessa…quelli indemoniati continuino colpire la Chiesa, e certo nessun paragone con Mosè, perche di quelli solo escono immondizie…ma analogia proverà, che non vedranno il TRIONFO DEL CUORE IMMACOLATO.

    • MARIO ha detto:

      Caro Padre Luis,
      lei invece, per la infinita Pazienza(!) e Misericordia di Dio, sarà costretto a vederlo il “TRIONFO DEL CUORE IMMACOLATO”, perché solo così riuscirà a capire finalmente… da che parte sta la Verità.

  • Marco Matteucci ha detto:

    “Que’ prudenti che s’adombrano delle virtù come de’ vizi, predicano sempre che la perfezione sta nel mezzo; e il mezzo lo fissan giusto in quel punto dov’essi sono arrivati, e ci stanno comodi.”
    (Alessandro Manzoni)

  • Paoletta ha detto:

    “Sarebbe però auspicabile che egli, soprattutto in considerazione del Giudizio Divino che lo attende, si allontani definitivamente da quelle posizioni teologicamente errate”.
    Ammazza che modestia! Il Giudizio suddetto attende tutti.

    Comunque l’intervista è la solita spatafiata contro Ratzinger, che si legge spesso dalle parti di radio Spada.