Plymouth. Slawomir Ucciso a Norma di Legge. La Giornata della Memoria.

27 Gennaio 2021 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Wanda Massa ci ha inviato questa riflessione sull’assassinio legale compiuto in Gran Bretagna di un uomo di doppia nazionalità, a cui inutilmente il governo polacco ha concesso lo status diplomatico per cercare di salvarlo in extremis. Buona lettura, in questa desolazione. 

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Un uomo senza nome e senza volto è stato ucciso a Plymouth

Il 26 gennaio 2021 è morto quel cattolico polacco, che la spietata “giustizia” inglese ci impone di non nominare, né di pubblicarne l’immagine del viso.

Il tenace attaccamento alla vita di RS (così l’hanno ribattezzato i media anglofoni) l’ha portato a resistere 12 giorni senza mangiare né bere.

Una lenta, atroce e inesorabile agonia che neppure gli appelli dei familiari, della gerarchia cattolica polacca e inglese, della cultura, della politica e gli sforzi diplomatici sono riusciti ad intaccare.

Così commenta il giornalista Romano Motoła su Polonia Catholica (https://www.pch24.pl/tragedia-polaka-z-plymouth–bezduszny-system-pozbawiania-zycia-,81596,i.html ): “La lotta per la vita del signor Slawomir di Plymouth, la reazione naturale di molti uomini di buona volontà, si è scontrata con l’insensibilità di persone in camici e toghe – apparentemente chiamate a difendere la vita umana e a sostenere la giustizia. Dalle circostanze di questa storia emerge non solo la tragedia di un paziente, di una famiglia. Grazie ad esso, possiamo vedere chiaramente l’orrore mortale dell’insensibilità del sistema.

Molti di coloro che seguono il dramma del nostro connazionale imprigionato e fatto morire di fame da un ospedale britannico non possono fare a meno di stupirsi che medici e giudici possano essere così determinati a uccidere un uomo innocente e indifeso. In un momento in cui la pena capitale per i più grandi criminali sta diventando sempre più un retaggio del passato, allo stesso tempo coloro che hanno il più grande diritto di aspettarsi cure e sostegno possono essere trattati in modo veramente bestiale sotto lo stato di diritto. Qui viene subito in mente l’esempio dello sterminio degli aborti, che miete decine di milioni di vite ogni anno. È forse la più grande e comune manifestazione del declino civile dell’umanità, che, dopo tutto, si vanta costantemente della sua modernità e del suo brillante progresso.

Ogni volta che un essere umano innocente viene deliberatamente ucciso in questo modo, nell’indifferenza generale, se non nel plauso di una significativa parte della società, è l’umanità intera a sprofondare nelle tenebre della barbarie.

Se a questo abominio si aggiunge poi il severo divieto di pubblicare il nome e il volto di RS, imposto dai giudici inglesi e disatteso soltanto dalla stampa polacca, l’omicidio di stato diviene ancora più odioso e ripugnante.

E’ come ucciderlo due volte. Negandogli, oltre alla vita, persino la dignità del nome.

La giornalista Dorothy Cummings McLean ci informa dell’aiuto offerto dal Christian Legal Centre del Regno Unito per sostenere la battaglia legale volta a preservare la vita di RS: più di 70.000 sterline.

Siamo distrutti dalla morte di R.S.

Le nostre preghiere sono con la sua famiglia. Speriamo che, grazie agli sforzi della famiglia, nessun’altra persona debba vedere i propri cari morire in un modo così inumano e degradante.

Siamo grati alla Polonia per tutte le misure straordinarie che ha preso per preservare la sua vita. Bisogna sinceramente interrogare l’anima di una cultura che considera misure come quelle che hanno messo fine alla vita di R.S. come un atto di compassione. È davvero un giorno triste“. Così ha scritto Roger Kiska del Christian Legal Centre in una e-mail a LifeSiteNews.  (https://www.lifesitenews.com/news/breaking-pro-life-polish-catholic-dies-from-dehydration-starvation-in-english-hospital?utm_source=featured&utm_campaign=standard ).

Un uomo senza nome e senza volto è stato ucciso alla vigilia della giornata della Memoria. Il giorno in cui il mondo intero si ferma per ricordare il genocidio degli Ebrei, compiuto oltre settant’anni fa, ma, preferisce dimenticare gli olocausti che quotidianamente vengono commessi ai danni della vita innocente.

Noi oggi vogliamo ricordare RS e la schiera lunghissima di martiri innocenti dell’ideologia di morte, che ha pervaso la nostra civiltà, un tempo cristiana.

***

Wanda Massa, nata a Milano, vive in provincia di Monza. Dopo il liceo classico si è laureata in Scienze dell’Informazione. Impiegata per oltre vent’anni in società di consulenza informatica, è vicepresidente dell’Associazione prolife Ora et Labora in difesa della Vita e appartiene al direttivo della Confederazione Triarii, fondata dal prof. Massimo Viglione. È vicepresidente dell’associazione Iustitia in Veritate, costituita durante l’emergenza sanitaria del Covid19 per la difesa dei diritti umani lesi da quel periodo in poi.

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13 commenti

  • Claudius ha detto:

    Scusate, qualcuno mi potrebbe spiegare la storia di questo RS?
    Cos’e’ successo e come e’ stato ucciso e perche’?
    Dall’articolo non si capisce niente

    • Enrico Nippo ha detto:

      Sì, non si capisce se si sta criticando l’accanimento terapeutico che, come per Terri Schiavo, diventa una tortura o che altro.

  • Maria Michela Petti ha detto:

    Quanto mai urgente, nel silenzio assordante su questioni di vita e di morte, che un coro unanime si levi a illustrare – con la stessa insistenza con cui si batte sul tasto della “cura del bene comune” – punto per punto il pacchetto della dottrina sociale della Chiesa in ordine alla difesa della vita umana in ogni sua fase e della sua dignità.
    Pacchetto che nel Messaggio per la Giornata mondiale della Pace, celebrata all’alba di questo 2021, è stato riconosciuto quale “bussola” «necessaria a promuovere la cultura della cura». Bussola che deve aiutare a ritrovare la giusta rotta di navigazione per una Barca da tempo sballottata fra le onde di un mare in tempesta. Per vedere i risultati di una “cura” occorrono medicamenti rispondenti ai mali da sanare, non una teorica lezione su una “cultura della cura”. Cultura promossa con quali iniziative? tanto per incominciare.
    Nota di cronaca: oggi dalla CEI è arrivata la comunicazione che dal 14 febbraio prossimo sarà introdotto durante le celebrazioni eucaristiche il “gesto” di guardarsi negli occhi o farsi un inchino, in sostituzione della stretta di mano al momento dello scambio della pace; gesto – come è noto – abolito per “esigenze sanitarie”.
    Che si continui a guardarsi negli occhi, sempre, non solo per un momento particolare in Chiesa, e che lo sguardo si rivolga anche ai tanti “invisibili” e dimenticati, agli “scartati” che resistono in una narrazione altisonante, ad effetto, e in una declinazione limitata ad alcuni parametri di riferimento!

  • Rick Lemus ha detto:

    what an abomination!.. dear GOD what are we doing?.. how far are we going to beyond these beastly atrocities?!!… right now we find ourselves doing nothing but praying, praying and praying again – only through HIS DIVINE MERCY can the world overcome the evil that seems to have conquered every corner of our hurting world –
    Oh MARY Conceived without sin please don’t forget us and pray for us all… all sinners now, every moment of life throughout this hurting and unjust world, and especially at the hour of our death, in JESUS NAME we humbly ask, Amen

  • Raffaella ha detto:

    Agli animali domestici viene data una morte più dignitosa, rapida e possibilmente indolore.
    In questa barbarie ci sia di consolazione sapere che ora RS riposa abbracciato da Giovanni Paolo II.

  • : ha detto:

    COME SI MUORE DI FAME E DI SETE.

    Forse qualcuno la chiama “dolce morte”:

    «Si muore così, di fame e di sete. Degli ultimi giorni di agonia di Terry [Terri (e non Terry) Schiavo, uccisa negli Stati Uniti nel Marzo 2005 – N.d.R.] (furono 14 senza cibo né acqua) è rimasto un registro clinico, in cui i medici del Woodside Hospice della Florida hanno elencato i medicinali e gli interventi necessari all’assistenza. A partire dal Naproxen, un antinfiammatorio da somministrare per via rettale ogni otto ore alla paziente o “a seconda – citava letteralmente la cartella clinica – dei sintomi di dolore e disagio manifestati”.
    Altro sintomo che i medici dovettero immediatamente contrastare, la disidratazione della pelle, che nel caso di Terry presto iniziò ad ulcerarsi, cominciando dalle labbra: al Woodside venne immediatamente consultato uno specialista nel campo della rimarginazione delle ferite, ma nonostante le medicazioni alla paziente la situazione si aggravò. La produzione della saliva si era bloccata e venne sostituita con un preparato che evitasse “il peggioramento delle lacerazioni e l’emissione del caratteristico fiato acido” (sempre come recita il protocollo).
    E poi i polmoni, che necessitano della saliva per mantenere umidificate le secrezioni interne: nel caso di Terry cominciarono a emettere un rantolo continuo che si cercò di smorzare prima con la scopolamina (“da somministrare – recita il protocollo americano – nelle orecchie ogni tre giorni”), poi con un aerosol alla morfina.
    Si bloccò anche la produzione di urina: lo scompenso elettrolitico, dovuto alla disidratazione, provocava alla Schiavo spasmi muscolari incontrollabili, che si cercò di sedare “con 5-10 mg di Diazepam ogni quattro ore”.
    Infine la “combustione” delle cellule neuronali del cervello, dovute all’assenza di sudorazione che innalza la temperatura corporea: il Diazepam venne portato “a 15 mg”, senza poter evitare l’ictus che pose fine al calvario della donna. Un’agonia atroce».

    14 giorni di atroci sofferenze. Non credo che il più barbaro regime dittatoriale abbia mai escogitato un periodo così lungo di torture per un condannato a morte.

    Qualcuno ha già osservato, giustamente, come ci si scandalizzi per la pena di morte (di un delinquente), e si accetti la pena di morte di un innocente preceduta da un lungo periodo di sofferenze indicibili. Sarebbe più “umano” l’uso della ghigliottina. Sicuramente più “misericordioso.”

  • IMMATURO IRRESPONSABILE ha detto:

    Lo Stato oggi da’ a ogni donna il potere di sopprimere il proprio figlio in grembo, illimitatamente; da’ a se stesso l’ obbligo di uccidere chiunque ne faccia richiesta; da’ a se stesso il potere di eliminare chiunque non sia piu’ cosciente; chiama “diritto” l’ acquisto di neonati; ripudia il matrimonio come societa’ naturale;
    Qualcuno puo’ realmente credere che qualche politico, o qualche giudice possa imporre tali decisioni a un popolo che sia contrario? La verita’ , orribile, e’ che, ormai, a tutti i livelli, la maggioranza degli uomini e’ d’ accordo con tale prassi, oppure non se ne preoccupa. Non nego il lavoro indefesso di scavo da parte di minoranze radical-nichiliste, ne’ sottovaluto la paralisi morale che ha colpito troppa gerarchia cattolica; tuttavia, se noi tutti, che non abbiamo potere politico ne’ giudiziario non fossimo cosi’ ignavi (prima per quieto vivere, e poi ci si inventa qualche ragione), lo Stato non potrebbe agire cosi’.

  • Giovanni ha detto:

    Incredibile la sfrontatezza di chi condanna la pena di morte e poi approva pratiche come questa o come l’aborto/infanticidio.
    Il fatto che vietino la pubblicazione di nome e volto del “condannato” fa pensare che la differenza stia solo nel fatto che la vittima sia o meno un soggetto anonimo. Magari battezzare i bimbi prima del parto, anche solo assegnando loro un nome, aiuterebbe a combattere questo abominio.

  • Hector Hammond ha detto:

    Non credo che sia questione di insensibilità delle autorità , qui ci vedo un disegno lucido per il futuro