Benedetta De Vito Smaschera il Pifferaio di Hamelin e i Pifferai di oggi…

12 Gennaio 2021 Pubblicato da 7 Commenti

 

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum curiae, vi invito a leggere con l’attenzione che merita questo spumeggiante articolo di Benedetta De Vito sui pifferai di ieri e soprattutto di oggi, e sui pericoli che il loro suono accattivante nasconde. Buona lettura.

§§§

Le mie scorribande letterarie mi hanno sempre portato a scoprire scrittori e scrittrici di rango, dalla penna d’oro, spesso dimenticati dalla grande onda della cultura progressista. Spaziavo, in primavera di germoglio, scoprendo fiori profumati che riempivano i miei pezzi e che mi insegnavano a scrivere, indicandomi la via per uno stile tutto mio. Per l’esame da professionista ho scritto “I gatti di Gasparo Gozzi e le patate di Giampiero Talamini”, un piccolo saggio nato dall’incontro mio con il divertentissimo scrittore veneziano (che in pochi conoscono e che vi invito ad assaggiare) e il cadorino (dimenticato) che fondò il Gazzettino. Il primo racconta, con stile prelibato, dei gatti di Venezia, il secondo delle patate che, in tempo di guerra, stipava al giornale e distribuiva agli affamati. Va bene, arrivo all’osso, e basta girare in danza intorno come una falena. E l’osso duro è che, nei miei viaggi letterari, ho incontrato una scrittrice inglese davvero di prim’ordine eppure lasciata in un canto. In arte si chiama Mrs. Molesworth e ha scritto deliziosi libri per bambini (buoni anche per un palato adulto come Peter Pan) e storie di fantasmi raffinate, alla Henry James. E tra tutti uno che parla del Pifferaio magico.

Lo incontrò, lei bambina, il pifferaio magico e, ne ebbe paura. Per poi scoprire che il suo babau era soltanto un simpatico musicista di strada. Non così quello raccontato dai Grimm che si ispirano, pare, a una storia davvero accaduta (e misteriosa) a Hamelin in Germania. Non stupisce che la figura del pifferaio incantasse il gesuita Athanasius Kircher che, si dice, abbia inventato la lanterna magica…

Ed eccomi arrivata all’osso di questo breve articolo e al protagonista, anzi al villain: il pifferaio di Hamelin. Come ricorderete, per aver di certo letto la breve storia raccontata dai fratelli Grimm. il pifferaio magico, giunto in un villaggio pieno di topi, lo libera, chiedendo in cambio, d’accordo con le autorità, un mucchio d’oro.  Liberato il paesino dai ratti, il pifferaio (che par buono e non lo è) passa all’incasso. Al diniego ricevuto, dando fiato al suo piffero malefico, ipnotizza tutti i bambini del paese, dai quattro anni in su, che, danzando e ridendo, lo seguono per essere poi inghiotti da una roccia senza porta di una montagna nei dintorni del paese.  Che, scrivono i Grimm, si chiama Poppenberg. Solo tre ragazzini si salvarono: un muto, un cieco e un terzo che era tornato di corsa a casa a prendere la giacchetta. Di questi tre redivivi avrei da dire ma la finisco qui.

Ed ecco come descrivono i Grimm il pifferaio quando torna per vendicarsi: “vestito da cacciatore, con un volto terribile e con uno strano cappello rosso in testa”. Un cappello, immagino io, a cresta di gallo, forse, come s’usava nel Medioevo mettere in capo al Demonio. E che poi è il copricapo dei Jolly delle carte da gioco e poi di Jocker. Nella stupenda basilica di Farfa, benedettina, nell’affresco sul fondo della Chiesa, dove si raffigura l’inferno, il diavolo è un grande, spaventoso gallo. Il gallo che sembrò cantare, gioioso, quando San Pietro rinnegò il Signore per ben tre volte…

Il cerchio si stringe ed ecco i ragazzini, risucchiati dal magico suono, rapiti e scomparsi. I due volti del Demonio, dunque, che, per tentarci, mostra sempre il volto roseo della mela (porta via i topi) e non quello marcio che non si vede (porta via i bambini). Ancora adesso, e mi par di vederci giusto, il pifferaio magico di Hamelin si porta via la nostra gioventù, ipnotizzandola non con un rozzo flauto, ma con le sue armi stregate che sono scientifiche, virtuali, informatiche e chi ha altri aggettivi per dir bene li usi.

Le note del piffero sono le serie tv di Netflix, i videogames, i like di Instagram e così via. L’istruzione a distanza, che è, secondo me, un male a tutto tondo perché i ragazzi hanno bisogno del cuore e dell’anima di chi insegna e non solo di una figurina piatta su uno schermo, abitua i ragazzi a star ore e ore davanti a un video (che porta via i topi dell’ignoranza), pendendo per così dire dalle sue labbra virtuali. I frutti vengono poi quando il pifferaio, smesso il sorriso e i panni bicolori (cioè allegri) torna in forma di cacciatore e di lusinga, con il suo cappellaccio color sangue e a volte sono davvero dolori.

Ho pensato al pifferaio ascoltando le imprese (e i successi) telematiche della graziosa nipotina di una amica che, su internet, vende menzogne al chilo, guadagnando sulle bugie e in esse involtolandosi finché un giorno il pifferaio magico tornerà, chiedendole   il conto. Ho pensato al pifferaio magico quando vedo mio figlio trascorrer delle ore a combattere contro mostri che vivono nel computer e prender un voto basso agli esami per colpa di quei tiranni virtuali…

Ho pensato al pifferaio magico, che respira sotto l’arcobaleno di Satana, leggendo della tragedia del bimbo napoletano che si è buttato dalla finestra, inseguendo i consigli di un perfido personaggio incontrato, così sembra, su internet, il cui nome somiglia molto al termine inglese per dire arcobaleno e che, a guardarlo, è simpatico e inquietante insieme. Il quale, lo immagino, gli indicò l’arcobaleno fuori dalla finestra, come un ponte su cui camminare. Il volto ridente nasconde quello perfido. Come il clown It. Come il pifferaio magico dei fratelli Grimm. E mentre concludo questo breve scritto che invita noi adulti a vigilare sui nostri ragazzi che, nel mondo senza Dio, sono facili prede, mio marito mi informa che, nell’ultimo mese, nella derelitta Roma del lockdown e dell’abbandono, molti ragazzini hanno tentato di uccidersi, inseguendo, di certo, il loro personale pifferaio magico….

Se si aggiunge che nel 2021 gli aborti, in tutto il mondo, sono stati 42 milioni, così leggo sulle statistiche, ci si chiede dove andremo a finire con la moltiplicazione dei pifferai magici, i quali abitano internet e il mondo reale  in allegra, malefica libertà. Siamo noi adulti, con la preghiera e la vigilanza, i chiamati a proteggere i nostri figli dai suoi attacchi, ma dobbiamo toglierci la benda e armarci della santa armatura che ci potrà imprestare solamente San Michele Arcangelo…

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7 commenti

  • Enrico Nippo ha detto:

    Per rimanere in tema.
    Forse un messaggio dal XVII secolo?

  • Maria Michela Petti ha detto:

    Ah! i pifferai: magici e… girovaghi, per lo più. Si insinuano (e fanno la loro fortuna) fra le pieghe del decadimento morale della società, del degrado valoriale irrisolto che per ciò stesso concorre ad aggravare sacche di povertà e disagio sociale, in capo a (ir)responsabili con l’aureola dell’«uom fatale».
    A fare le spese dell’incanto dei pifferi e degli aspiranti tali sono sempre e solo gli affamati e i meno attrezzati a scorgere oltre la punta del proprio naso e le disgraziate contingenze.

  • Enrico Nippo ha detto:

    Questa non me la lascio sfuggire 😊

    Bellissima l’immagine di:

    大天使聖ミカエル Dai-tenshi Mikaeru

    Sicuramente il tema nipponico con cui l’autore vuole creare l’analogia è Susanoo che combatte contro Yamata no Orochi (il drago), ma nello specifico vengono raffigurati San Michele Arcangelo e il Drago.

    Una certa (e interessantissima) omologia tradizionale è innegabile. Abbiamo infatti l’allusione al combattimento interiore cui si è chiamati per conquistare il Paradiso.

    Si noti la spada che, a differenza del nostro Michele Arcangelo, in questo caso è una sciabola, ovvero una katana, che ha un solo taglio.

    L’abbigliamento elegantissimo di Mikaeru è quello caratteristico del bushi (guerriero).

    Stupendo!

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