SONO CATTOLICO. POSSO NON ESSERE D’ACCORDO CON PAPA FRANCESCO SULLA PROPRIETÀ?

20 Ottobre 2020 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, mi sembra interessante rilanciare questo articolo di John Horvat II, apparso sul sito di Fatima Oggi, riguardante uno dei punti – fra i tanti – in discussione sull’enciclica di papa Bergoglio “Fratelli tutti”. Buona lettura. 

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L’enciclica di Papa Francesco Fratelli Tutti pone un dilemma per tutti coloro che difendono il diritto alla proprietà privata. Da un lato, il documento magisteriale firmato da Papa Francesco il 3 ottobre mette in discussione questo diritto. Dall’altro, papi, teologi e canonisti del passato hanno sempre insegnato che la proprietà privata, per come è largamente praticata, è giusta e necessaria per il corretto funzionamento della società. Questo scontro di opinioni lascia molti cattolici perplessi.

 

Questo non è un dibattito da poco. La posta in gioco non potrebbe essere più alta, poiché l’Occidente dipende da un sistema basato sulla proprietà, lo stato di diritto e il libero mercato. Il pontefice dice ai suoi lettori di “riproporre la funzione sociale della proprietà “. Vorrebbe vedere grandi cambiamenti sociali in America e in Occidente. Crede che i beni del mondo appartengano a tutti e debbano essere condivisi per garantire la giusta dignità di tutti. Tutto ciò sembra qualcosa di vagamente simile al comunismo. Le sue bordate contro il mercato e i modelli economici “consumistici” lasciano pochi dubbi sul fatto che non stia chiedendo qualche modifica al sistema bensì un massiccio cambiamento di paradigma.

 

I cattolici hanno bisogno di sapere come rispondere a questa proposta pontificia per evitare che affondi l’Occidente in una tirannia marxista che neghi il diritto di proprietà.

 

La destinazione universale dei beni creati

 

L’argomento centrale di questa “riproposta” è il principio della “destinazione universale dei beni creati”. Francesco dichiara che “Il principio dell’uso comune dei beni creati per tutti è il «primo principio di tutto l’ordinamento etico-sociale», è un diritto naturale, originario e prioritario”.

 

Difatti, la Chiesa insegna che Dio ha fatto i beni del mondo per tutti. Nessuno contesta questa verità. I moralisti cattolici accettano universalmente il classico esempio del diritto alla vita come un ordine superiore alla proprietà privata. Tutti riconoscono inoltre alla proprietà quella che viene chiamata una funzione sociale per cui i proprietari devono andare oltre l’interesse personale e usare la loro proprietà per servire anche il bene comune.

 

Tuttavia, la Chiesa definisce i limiti di questa funzione sociale. Queste limitazioni possono essere discusse senza che i diritti di proprietà debbano essere “riproposti”.

 

Una corretta comprensione del ruolo sociale della proprietà

 

Se, nella discussione, i cattolici venissero ben istruiti sull’insegnamento tradizionale della Chiesa, imparerebbero che “la destinazione universale dei beni creati” non significa che i proprietari sono un po’ migliori dei ladri che privano i bisognosi di beni di cui hanno diritto. Né che i poveri hanno il diritto di prendere arbitrariamente con la forza ciò che ritengono di aver bisogno da coloro che hanno proprietà.

 

Al contrario, la posizione corretta presuppone che il possesso della proprietà privata sia buono e desiderato da Dio perché favorisce il buon ordine della società. Nella sua enciclica Rerum Novarum del 1891, Leone XIII afferma che “L’aver Iddio dato la terra a uso e godimento di tutto il genere umano, non si oppone per nulla al diritto della privata proprietà; poiché quel dono Egli lo fece a tutti, non perché ognuno ne avesse un comune e promiscuo dominio, bensì in quanto non assegnò nessuna parte del suolo determinatamente ad alcuno, lasciando ciò all’industria degli uomini e al diritto speciale dei popoli. (…) Ed è questa un’altra prova che la proprietà privata è conforme alla natura”.

 

Pertanto, la proprietà privata è un mezzo attraverso il quale il bene comune è ben servito. Non perché una proprietà è posseduta privatamente significa che cessi di servire il bene comune. Tutta la società beneficia di ciò che produce la proprietà privata. Infatti, coloro che invadono e occupano le proprietà fanno un disservizio al bene comune danneggiando il buon ordine della società e vanificando gli scopi della proprietà.

 

Pio XI, nella sua enciclica Quadragesimo anno del 1931, riconosce “la doppia specie di proprietà, detta individuale e sociale, secondo che riguarda gli individui o spetta al bene comune; ma (i teologi) hanno sempre unanimemente affermato che il diritto del dominio privato viene largito agli uomini dalla natura, cioè dal Creatore stesso, sia perché gli individui possano provvedere a sé e alla famiglia, sia perché, grazie a tale istituto, i beni del Creatore, essendo destinati a tutta l’umana famiglia, servano veramente a questo fine; il che in nessun modo si potrebbe ottenere senza l’osservanza di un ordine certo e determinato.

 

Infatti, i poveri soffrono quando viene negata la proprietà privata. Le devastazioni del comunismo dimostrano che quando la proprietà viene confiscata in nome del popolo, si distrugge l’economia e la cultura, riducendo tutto alla miseria più abietta.

 

Una visione divisiva della proprietà

 

Il problema che presenta la visione della proprietà di Papa Francesco sta nel non definire i limiti della funzione sociale della proprietà, presumendo che la destinazione universale dei beni creati e l’uso privato della proprietà siano in costante tensione. “La priorità della destinazione universale dei beni creati” non impedisce una pacifica convivenza con le proprietà private di ogni dimensione. Questa priorità non diminuisce in alcun modo la necessità di rispettare la proprietà privata.

 

Inoltre, il suo urgente appello a “riproporre il ruolo sociale della proprietà” ommette di riconoscere i progressi economici di cui, grazie alla proprietà privata, la società ha beneficiato nel suo insieme, e finisce per mettere forzosamente tutti i proprietari in una categoria di oppressori a cui non appartengono.

 

Soprattutto, Francesco espande gli obblighi dei proprietari di immobili nei confronti dei bisognosi. Essi non includono più solo il minimo indispensabile per sostenere il loro diritto alla vita. Per Papa Francesco, i proprietari di immobili devono fornire agli indigenti una serie di coperture indefinite e illimitate per cui “ogni persona viva con dignità e abbia opportunità adeguate al suo sviluppo integrale.”

 

Un fondamento sbagliato per il giudizio

 

Assente da questa visione è una corretta comprensione della funzione sociale della proprietà privata, che Pio XII afferma “dovrebbe beneficiare tutti allo stesso modo, secondo i principi di giustizia e carità”. Invece ora i bisognosi, con l’aiuto dei media di sinistra e degli attivisti sociali, diventano i giudici di ciò che è necessario per il loro “sviluppo integrale”.

 

La Chiesa incoraggia i benefattori a ottenere meriti con atti volontari di carità, donando ai bisognosi attingendo dalle loro ricchezze. Non forza la carità. Allo stesso modo, la Chiesa insegna che i bisognosi devono praticare la virtù della giustizia rendendo gratitudine, rispetto e assistenza ai loro benefattori. Quando entrambe le parti ascoltano il consiglio della Chiesa, nasce l’armonia sociale. Tuttavia, in Fratelli Tutti, non si parla degli obblighi di giustizia che i bisognosi hanno nei confronti dei loro benefattori.

 

L’enciclica sostituisce questi comportamenti virtuosi di carità e giustizia con lo spirito di “libertà, uguaglianza e fraternità”, la trilogia anticristiana della sanguinaria Rivoluzione francese. Così, la carità cristiana viene sostituita con quella della “fraternità” anticristiana. Una tale concezione deterministica della società finisce per sostenere che le strutture sociali ed economiche sono responsabili della povertà. Il grido marxista che vuole la fine di ogni proprietà privata trova un’eco lontana nell’appello del documento “per il prioritario e precedente diritto della subordinazione di ogni proprietà privata alla destinazione universale dei beni”.

 

Un superficiale appello a tutti

 

Rivolgendosi al mondo intero, Francesco lancia un invito al “dialogo con tutte le persone di buona volontà” come “un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!”. Pertanto, l’appello riduce tutto al minimo comune denominatore in modo che nessuno possa essere lasciato fuori o sentirsi offeso. Non c’è niente di specificamente cattolico in questo messaggio che cerca di essere tutto per tutte le persone. Il risultato è una “fraternità” superficiale che non giudica tra verità ed errore, bene e male, virtù e peccato e che invece strombetta una carità vuota non basata sull’amore di Dio ma su uno sviluppo integrale scollegato dalla salvezza.

 

La parte più sconcertante dell’appello dell’enciclica a “riproporre il ruolo sociale della proprietà” è che non spiega perché la Chiesa debba riproporlo. Il tesoro dell’insegnamento della Chiesa sulla funzione sociale della proprietà è ricco, anche se in gran parte inapplicato nel mondo secolarizzato e scristianizzato di oggi. Perché non cercare di implementare le verità dimenticate della Chiesa, che porterebbero bellezza, chiarezza e armonia sociale alla società? Questa strana enciclica, che si rivolge a tutti in generale e a nessuno in particolare, omette l’unica vera soluzione ai problemi del nostro mondo: il ritorno dei figli prodighi all’unico vero Dio e all’unica vera Chiesa.

In effetti, si può essere perdonati se ci facciamo la domanda “sono cattolico: posso non essere d’accordo con Papa Francesco sulla proprietà?”.

Fonte: Tradition Family and Property, 12 ottobre 2020

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17 commenti

  • Enzo ha detto:

    Un vivo apprezzamento per la qualità dell’articolo.
    Vorrei aggiungere solo una considerazione pratica:
    in genere non si distingue tra ‘proprietà’ (patrimonio) e ‘reddito’ che deriva da essa. Da sola la proprietà non da ‘frutti’ (anzi in genere ha un costo di ‘mantenimento’) ad essa si deve aggiungere ‘il lavoro dell’uomo’ (per produrre un bene o servizio):
    ed è proprio questo che si paga (mentre la terra o le materie prime sono state donate da Dio).
    Una qualsiasi ‘proprietà’ lasciata a se stessa non solo non produce frutti’ ma si distrugge con il tempo (come tutto ciò che è terreno). Anticamente, diventava proprietario di un terreno chi se ne era preso cura (per un lungo tempo).
    Quindi il punto non è di chi è la proprietà dei beni primari che poi arrivano alla società attraverso un processo di lavorazione/trasformazione (es. per gli alimenti: coltivazione, raccolta, confezionamento, distribuzione, conservazione, vendita), ma il problema è nella gestione dei costi e dei ricavi di ciascun passaggio.
    È qui che interviene il lavoro dell’uomo (… ‘lavorerai con il sudore della fronte’) e le sue capacità di gestire tale lavoro (… ‘a chi più ha più sarà dato’). È qui che si dovrebbero concentrare le riflessioni: in teoria se si riuscisse ad azzerare tali costi di produzione/trasformazione i prodotti/servizi potrebbero essere gratuiti. Ma perchè allora il lavoro pagato poco si chiama ‘sfruttamento’ e quello non pagato ‘schiavitù’; e, come scegliere i soggetti da destinare a tali lavori di ‘interesse sociale’?
    Potranno essere volontari (e lavorare quando ne hanno voglia) o dovranno essere obbligati a fornire un servizio continuativo?
    A tutti piacerebbero i frutti del ‘comunismo’ ma anche l’esperienza ci ha dimostrato che non funziona, perchè le persone non hanno motivo di dover lavorare (nel processo produttivo) per avere alla fine ciò che gli spetterebbe ‘di diritto’:
    peccato che proprio per questo in questi paesi poi viene a mancare quasi tutto! Compreso, diritti e libertà.

  • Rick Lemus ha detto:

    e’ necessario, e’ importante, e’ imperativo, e’ un dovere come Cattolici negare la supremazia di Bergoglio – for Heaven’s sake!! can’t you see how he is gradually and meticulously destroying the true Magisterium of The Mother Church?…planned carefully maybe?!…come si fa a rimuovere un falso papa? how do you remove a false pope?

  • giorgio rapanelli ha detto:

    Credo che il dramma della Chiesa cattolica sia quello di non essere più una Chiesa missionaria; una Chiesa che porti il Cristo e il suo Vangelo dove non c’è… Francesco, il Santo, andò dai musulmani a ribadire la sua fede nel Cristo. L’attuale cerca forse il quieto vivere. L’essere accettato per un dialogo tra sordi. Nel momento in cui non riafferma apertamente la superiorità del Vangelo sul Corano di fronte al suo interlocutore musulmano, mette Vangelo e Corano sullo stesso piano. Se fosse un chiaroveggente dotato vedrebbe cosa accade durante l’Eucaristia e cosa accade durante una “celebrazione” coranica. O durante una celebrazione (?) dei Testimoni di Geova. O durante i mantra orientali. Se sono ritornato nella Chiesa cattolica è perchè con la sola “conoscenza” ho visto l’abisso che separa la Chiesa cattolica (e Ortodossa) dalle altre religioni. Altrimenti sarei potuto rimanere in Scientology, convinto di essere come “spirito” il “creatore delle cose”. Ossia un dio. Sì, io sono convinto che dobbiamo ritornare a gridare sui tetti che noi siamo – pur con tutto il rispetto per le altre fedi – l’unica possibilità reale e concreta di poter avere direttamente da Dio, attraverso il Cristo e lo Spirito Santo, tutto ciò che serve per la nostra concreta salvezza. Trenta anni fa avrei riso di queste affermazioni. Ma adesso sono convinto di ciò che dico.

  • Paolo Giuseppe ha detto:

    L’articolo si conclude con questa frase: “sono cattolico: posso non essere d’accordo con Papa Francesco sulla proprietà?”.
    Caro autore dell’articolo, se vuoi essere cattolico, se vuoi essere cristiano, DEVI non essere d’accordo con papa francesco sulla proprietà.

  • Luca Francesco PERSICO aka pesce d'acqua dolce ha detto:

    Chissà perchè, ma più ne sento e più ne leggo a me questa enciclica richiama sempre di più alla mente il trattato di teologia che nel Racconto dell’anticristo di Solovev l’anticristo elabora, sviluppa, scrive e pubblica e nel quale realizza quella “mirabilissima” opera di riconciliazione e ricomposizione e armonizzazione di tutte le fedi e di tutti i credi religiosi, politici e ideologici riassumendoli in una unica religione mondiale che accoglie e assomma in sè tutte le altre, trattato che lo consacra come massimo benefattore dell’Umanità e gli vale la consegna del potere mondiale…

  • giorgio rapanelli ha detto:

    Forse sbaglio, ma credo che il SUPPLET ECCLESIA, ossia l’intervento del Cristo nel suo Corpo Mistico, ossia la Chiesa, stia dando alcune risposte appropriate: il Cardinale Becciu, il Cardinale Pell, la perdita dell’8 per mille alla Chiesa, eccetera. Probabilmente il Cristo ci sta mettendo le mani per sistemare chi ha indotto in tentazione i cattolici. La mentalità comunista era che chi aveva una proprietà, o i soldi, era un lestofante: doveva aver rubato, oppure doveva avere avuto più del dovuto. Ho l’impressione che Sua Santità faccia di tutto per creare confusione nella mente della gente. Tratta con un regime ateo e sanguinario con l’illusione che poi venga dato un po’ d’ossigeno alla Chiesa cattolica in Cina, sia quella patriottica, che quella fedele a Roma. In quanto – credo – che gli effetti della liturgia siano identici. Dovrebbe, a mio modesto parere, pur con la dovuta diplomazia, parlare di chiese ridotte al “silenzio”. Dire alle chiese che vengono distrutte e insanguinate, di difenderle con ogni mezzo. Pure con le armi. Dovrebbe, per ciò che personalmente conosco, consigliare paternamente ai regimi tribali africani – corrotti, ladri e all’occorrenza pure criminali – che devono cambiare sistema. Non basta inginocchiarsi e baciare i piedi per farsi assolvere… Di quali crimini? Quelli che i missionari non hanno commesso? Dovrebbe chiedere all’Occidente, formatosi con la civiltà cristiana del Sacro Romano Impero di Carlo Magno, di trattare fraternamente le popolazioni africane. Che l’Occidente sfrutta. Al pari dell’Oriente non cristiano. Comunque, da un po’ di tempo sto pensando che se non ci mette le mani lo Spirito Santo, qui rischiamo di perdere tutto ciò che di buono la civiltà cristiana ha fatto.

  • alberto giovanardi ha detto:

    Anch’io sono cattolico rigorosamente osservante, ma non mi sono mai posto il problema (l’umiltà cristiana mi impone di premettere “si parvos licet componere magnis”) del baratro totale ed incolmabile esistente fra me e l’Eretico, Scismatico, Apostata e Idolatra Gesuita argentino (a maggior ragione ora, dopo che l’affare Becciu ha dimostrato anche la sua incapacità di gestire in modo appena decente un organismo delicatissimo come la Chiesa Cattolica). A conferma di ciò non ho mai, dico mai, trovato un solo confessore che mi abbia costretto a seguire i falsi insegnamenti di questo comunista in ritardo: al massimo, all’atto dell’assoluzione, mi è stato chiesto genericamente di “pregare per lui”, circostanza su cui concordo pienamente se ciò significa auspicare che di fronte alla irreversibile catastrofe da lui generata si decida a dare le dimissioni irrevocabili (anche se, di fronte alla sua incosciente presunzione di infallibilità, l’evento appare oggi altamente improbabile, nemmeno di fronte al triste spettacolo del crollo totale della Chiesa imprudentemente affidatagli dal Conclave, di cui -il Signore lo perdoni- si è reso responsabile di fronte al mondo intero).

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Ieri, ho scritto un breve commento alla lectio di Mons. Crepaldi, ma non mi risulta che l’invio a S.C. abbia funzionato. Lo ripropongo qui, dato che l’argomento è simile .
    A Mons. Crepaldi: Ma di che economia sta parlando e come la intende? In senso accademico o in senso operativo e reale? Perchè nella pratica l’economia è uno strumento come tanti altri che può essere usato bene o usato male, in modo virtuoso o vizioso, per fare il bene o per fare il male. Non è detto che soltanto chi applica la dottrina sociale della Chiesa sia capace di usare l’economia per fini leciti e benemeriti.
    Dopo aver letto l’articolo qui pubblicato aggiungo una ulteriore osservazione. Nell’incontro di Gesù col giovane ricco (Matteo 19, 16-22) alla domanda del giovane : –Che cosa ancora mi manca ?– Gesù risponde:– Se vuoi essere perfetto, va’ , vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo — Ora, ” vendi quello che hai” presuppone che ci sia qualcuno (magari più di uno) che compra. Allora per uno che si salva è giusto che altri si dannino? O non è piuttosto che anche chi compra, senza essere perfetto, basta che osservi i comandamenti per essere almeno salvo?

    • Michele ha detto:

      Il celebre passo del Vangelo si conclude:”…e vieni! Seguimi!”

      Non sono un esegeta, ma tutte le volte che Gesù dice “seguimi” sta chiamando al sacerdozio, sta chiedendo di mettere mano all’aratro senza voltarsi, sta chiedendo di lasciare tutto per avere il centuplo.
      Gesù sceglie i suoi Ministri, non il contrario, come dimostra il passo dell’indemoniato che voleva seguirlo dopo la liberazione ma Gesù lo rinvia alla sua vita laicale.

      Purtroppo il pauperismo ideologico degli ultimi decenni ha mistificato questo e altri passi del Vangelo (si pensi alla abusata citazione della Chiesa primitiva -sorta di società comunistica primitiva- descritta negli Atti degli apostoli in cui volontariamente si mettevano in comune i beni, ma non si usa citare il paragrafo successivo su Anania e sua moglie che vengono fulminati perché commettono simonia fingendo di donare tutto agli apostoli e venendo ammoniti da San Pietro sulla libertà delle donazioni, totali o parziali, secondo coscienza e necessità).

      Il cardinale Biffi ha inoltre fatto notare come San Paolo chiedesse di aiutare la comunità di Gerusalemme ridotta in povertà perché la diffusa pratica delle donazioni totali del beni fondiari privava definitivamente delle rendite annuali dei terreni.

  • Enrico Nippo ha detto:

    Domanda:

    la proprietà può essere un furto?

    E se sì, in quali casi?

  • Maria Michela Petti ha detto:

    Un’ incisiva delucidazione in materia di proprietà privata la si trova al punto 4 della relazione tenuta da mons. Crepaldi , sabato scorso a Lonigo, alla III Giornata Nazionale della Dottrina sociale della Chiesa e pubblicata ieri su questo blog.

  • Nicola Buono ha detto:

    John Horvat II scrive: ” Crede( il Pontefice ) che i beni del mondo appartengano a tutti e debbano essere condivisi…..” Caro Dott Horvat però lei deve specificare una cosa e cioè che il Pontefice si riferisce non a dei beni qualunque ma AI BENI DEL MONDO OCCIDENTALE che ovviamente deve essere spogliato delle sue proprietà da orde di finti profughi che vogliono essere mantenuti aggratis dai ” ricchi occidentali” . Non si fa quindi riferimento ai beni del terzo mondo che sono ovviamente intoccabili. Inoltre questa convinzione ( i beni del mondo ( occidentale)appartengono a tutti ) spiega benissimo dove si vuole andare a parare. SI VUOLE ANDARE A PARARE SUL FATTO CHE UNA VOLTA CHE AVRANNO TRAVASATO AFRICA, MEDIORENTE E TERZO MONDO IN EUROPA CON LA POLITICA DEI PORTI APERTI H24, SI DOVRANNO PER FORZA DI COSE REQUISIRE LE PROPRIETÀ PRIVATE DEGLI OCCIDENTALI PER ALLOGGIARE AGGRATIS I FINTI PROFUGHI. Ecco dove si vuole andare a parare con la convinzione del Pontefice.

    • stilumcuriale emerito ha detto:

      –La proprietà è un furto– era uno degli slogan preferiti dai compagni “trinariciuti” (come li aveva definiti il Candido di Guareschi). Quelli però dicevano anche che –La religione è l’oppio dei popoli– e –L’uomo è un tubo digerente–.

  • Antonio Cafazzo ha detto:

    Similes cum similibus congregantur (Cicerone).

    Sabato 24 p.v. Pedro Sanchez – il social-comunista Capo del governo spagnolo – si riunirà in Vaticano con il Papa Francisco.

    • Gaetano2 ha detto:

      Degna compagnia uno per l’altro

    • Sherden ha detto:

      Ebbe’, mi pare ovvio che il pampero trovi abbastanza tempo per ricevere un sinistrorso che viene da un paese vicino: Sanchez non è mica un cardinale, non ha ottant’anni e non viene dall’altro capo del mondo.