CALIARI, IL PONTIFICATO: “FUORI STRADA COME UN AGNELLO PERSO”.

8 Ottobre 2020 Pubblicato da 49 Commenti

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, Gian Pietro Caliari, a cui dobbiamo rivolgere un affettuoso rimprovero per la sua lunga assenza da queste pagine, ci ha inviato una riflessione tutta da leggere e meditare sul Concilio Vaticano II e sull’attuale pontificato. Partendo da una base di salmi…Buona lettura.

§§§

In quo mundabit adulescentior viam suam?

In custodiendo sermones tuos.

di Gian Pietro Caliari

 

בַּמֶּ֣ה יְזַכֶּהנַּ֖עַר אֶתאָרְח֑וֹ לִ֜שְׁמֹ֗ר כִּדְבָרֶֽךָ (Salmo 119, 9).

 

Si tratta della domanda che soggiace a tutti gli altri interrogativi che scandiscono il più lungo dei Salmi dell’Antico Testamento: “In che modo un giovane dovrebbe purificare la sua strada? Per osservare secondo la tua parola”. E che che nell’ultimo dei suoi 179 versetti termina con una dolente constatazione e un invocazione d’aiuto: “Sono andato fuori strada come un agnello perso; cerca il tuo servo, perché non ho dimenticato i tuoi comandamenti”.

 In questo Salmo il vero credente si riconosce come un Bar mitzwah, un figlio del Precetto che non vede nella Legge di Dio una mera prescrizione legalistica o ritualistica ma la sola הלכה Halakhah, il vero cammino che conduce alla Vita. “Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male; poiché io oggi ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva” (Deuteronomio 30, 15-16).

 

Nell’attuale e oltremodo salutare dibattito sul Concilio Vaticano II bisogna ripartire proprio dai sapienziali interrogativi posti dal Salmista, come per altro lo stesso Vaticano II dogmaticamente insegna:   “In religioso ascolto della Parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il santo Concilio fa sue queste parole di san Giovanni: Annunziamo a voi la vita eterna, che era presso il Padre e si manifestò a noi: vi annunziamo ciò che abbiamo veduto e udito, affinché anche voi siate in comunione con noi, e la nostra comunione sia col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo” (Dei Verbum 1). E aggiunge: “A Dio che rivela è dovuta l’obbedienza della fede, con la quale l’uomo gli si abbandona tutt’intero e liberamente prestandogli il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà” (Ibidem 5).

In questa sapienziale prospettiva, trascorsi ormai 55 anni dalla sua chiusura, è legittimo porsi alcuni interrogativi.

 Come, innanzi tutto, valutare gli esiti della tanto declamata “dimensione pastorale” del Concilio  Vaticano II?

 Se lo chiedeva nell’ormai lontano 7 dicembre 1965, lo stesso Paolo VI, chiudendo i lavori dell’Assise Conciliare: “Per valutarlo degnamente bisogna ricordare il tempo in cui esso si è compiuto; un tempo, che ognuno riconosce come rivolto alla conquista del regno della terra piuttosto che al regno dei cieli; un tempo, in cui la dimenticanza di Dio si fa abituale e sembra, a torto, suggerita dal progresso scientifico; un tempo, in cui latto fondamentale della personalità umana, resa più cosciente di sé e della sua libertà, tende a pronunciarsi per la propria autonomia assoluta, affrancandosi da ogni legge trascendente; un tempo, in cui il laicismo sembra la conseguenza legittima del pensiero moderno e la saggezza ultima dellordinamento temporale della società; un tempo, inoltre, nel quale le espressioni dello spirito raggiungono vertici dirrazionalità e di desolazione; un tempo, infine, che registra anche nelle grandi religioni etniche del mondo turbamenti e decadenze non prima sperimentate”.

 Appare legittimo osservare che a distanza di 55 anni a nessuna delle problematiche, così acutamente osservate e minuziosamente elencate dal Pontefice bresciano, la Chiesa Cattolica con la sua “pastorale conciliare” abbia saputo o potuto offrire, non solo un rimedio, ma pure un’alternativa convincente e credibile! Anzi, l’analisi montiniana appare oggi ancor più drammaticamente profetica!

 La Chiesa uscita dal Concilio, inoltre, – sempre secondo le parole di Paolo VI –  avrebbe dovuto offrire al mondo e all’uomo una “concezione teocentrica e teologica delluomo e delluniverso, quasi sfidando laccusa danacronismo e di estraneità, che si è sollevata con questo Concilio in mezzo allumanità, con delle pretese, che il giudizio del mondo qualificherà dapprima come folli, poi, Noi lo speriamo, vorrà riconoscere come veramente umane, come sagge, come salutari; e cioè che Dio È. Sì, È reale, È vivo, È personale, È provvido, È infinitamente buono; anzi, non solo buono in sé, ma buono immensamente altresì per noi, nostro creatore, nostra verità, nostra felicità, a tal punto che quello sforzo di fissare in Lui lo sguardo ed il cuore, che diciamo contemplazione, diventa latto più alto e più pieno dello spirito, latto che ancor oggi può e deve gerarchizzare limmensa piramide dellattività umana” (Paolo VI, Allocuzione all’ultima seduta del Concilio Vaticano II).

 Ebbene, ci domandiamo, perché alla visione “teocentrica e teologica dell’uomo e dell’universo”, assistiamo oggi – drammaticamente – alla predicazione di un verbo pagano cosmocentrico e di un ateo neo-antropocentrismo, che hanno avuto e avranno il loro manifesto ideologico nell’Enciclica Laudato sì, nella Dichiarazione di Abu Dhabi e nell’accettazione del neo-umanesimo totalitario, che sarà certamente il leitmotiv dell’imminente Fratelli Tutti?

Dobbiamo constatare che, dopo quel lontano 7 dicembre 1965, è prevalso nella Chiesa un’ermeneutica conciliare dell’immanenza che, nel velleitario e blasfemo tentativo di trasformare il Vaticano II in “evento fondatore” della Chiesa stessa, l’ha pervertito privandolo della sua più intima ma essenziale dimensione e visione trascendente.

La Chiesa del postconcilio è stata sottoposta da molti suoi Pastori alla logica mondana dell’hic et nunc (qui e ora), perdendo la sua essenziale e imprescindibile dimensione dell’ibi et semper (là e sempre).

Il Vaticano II aveva pur ribadito che “Cristo è la luce delle genti: questo santo Concilio, adunato nello Spirito Santo, desidera dunque ardentemente, annunciando il Vangelo ad ogni creatura, illuminare tutti gli uomini con la luce del Cristo che risplende sul volto della Chiesa” (Lumen Gentium 1).

 Di questa Luce Divina la Chiesa doveva essere il sacramentum, un segno efficace, ma forse – come già osservava Romano Guardini, proprio in riferimento alla stessa Chiesa – “Viviamo in un mondo di segni ma abbiamo perduto la realtà da essi significata” (I santi segni, Brescia 1996, p. 117).

 L’attuale pontificato, infine, è solo il naturale epigono di quel Concilio o, invece, solo una ben miserevole eterogenesi delle finalità per le quali quell’Assise fu voluta e si tenne?

 Tenendo ben presente la gerarchia magistrale interna ai testi del Concilio stesso, di cui solo tre dogmatici (Sacrosantum Concilium implicitamente per materia trattata, Dei Verbum e Lumen Gentium per espressa titolazione), e distinguendo attentamente da ciò che il Concilio veramente auspicò e le molte e assai discutibili e persino deprecabili applicazioni post-conciliari – in primis la cosiddetta riforma liturgica! – ancora a Paolo VI di aiutarci nella risposta.

 “Possiamo noi dire daver dato gloria a Dio, daver cercato la sua conoscenza ed il suo amore, daver progredito nello sforzo della sua contemplazione, nellansia della sua celebrazione, e nellarte della sua proclamazione agli uomini che guardano a noi come a Pastori e Maestri delle vie di Dio? Noi crediamo candidamente che sì. Anche perché da questa iniziale e fondamentale intenzione scaturì il proposito informatore del celebrando Concilio. Risuonano ancora in questa Basilica le parole pronunciate nella Allocuzione inaugurale del Concilio medesimo dal Nostro venerato predecessore Giovanni XXIII, che possiamo ben dire autore del grande Sinodo. Egli allora ebbe a dire: Ciò che al Concilio Ecumenico massimamente interessa è questo: che il sacro deposito della dottrina cristiana sia custodito e proposto con maggiore efficacia” (Allocuzione allultima seduta del Concilio Vaticano II).

 Quanto lontane, persino estranee, appaiano e siano queste parole non nel tempo ma dall’attuale direzione della Chiesa Cattolica, rapidamente imboccata da oramai sette anni, è lapalissiano!

 Dobbiamo coraggiosamente dirlo col il salmista: “Sono andato fuori strada come un agnello perso”. Quella strada, che come plasticamente afferma il Sommo Poeta, “ché la diritta via era smarrita” (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, I,3).

 Un pontificato quello attuale “clinicamente morto” o “la parabola di un papato” – come è stato autorevolmente scritto? Più semplicemente, che è “andato fuori strada”, dalla strada di Colui che solo è Via, Verità e Vita!

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49 commenti

  • GP ha detto:

    La cosa positiva di questa enciclica è che non la leggerà nessuno. I cattolici hanno imparato a diffidare di Bergoglio e da tutto ciò che dice o scrive. I non cattolici non sono interessati ad elucubrazioni sconclusionate di un gesuita argentino privo di cultura. Può interessare a qualche figura di secondo piano che cerca un po’ di pubblicità riflessa per il fatto che il papato è comunque una istituzione storica, sebbene destinata all’irrilevanza come sono oggi il Dalai Lama o il Patriarca di Costantinopoli. Penso al fondatore di Slow Food, o a qualche piddino a capo di una cooperativa di servizi che condivide con la chiesa il conflitto di interessi fra grandi principi proclamati e gli affari spiccioli.

  • PG ha detto:

    Il problema sta nel fatto che a causa del cattivo pastore Bergoglio, il gregge ormai si è perso.

    • Paoletta ha detto:

      Ma no dai, io era piu’ di 10 anni che non andavo in Chiesa perche’ , tra gli altri motivi, pensavo che voi cardinali foste tutti una banda di mentecatti sessualmente deviati e interessati solo ai valori terreni. Poi e’ arrivato Bergy con le sue scemenze mondialiste che hanno surclassato ogni confine e per antitesi mi sono avvicinata a Ratzinger (di cui non sapevo un tubo), e ho letto la sua lettera del 2019 su Klerusblatt. Siccome mi ha convinto che esiste anche una Chiesa buona (in effetti ha ragione lui), sono tornata in Chiesa.

  • Antonio Cafazzo ha detto:

    Dall’Enciclica del Primo Pastore culmine dello spirito conciliare.
    § 43 – “Piuttosto, «i media digitali possono esporre al rischio di dipendenza, di isolamento e di progressiva perdita di contatto con la realtà concreta, ostacolando lo sviluppo di relazioni interpersonali autentiche». C’è bisogno di gesti fisici, di espressioni del volto, di silenzi, di linguaggio corporeo, e persino di profumo, tremito delle mani, rossore, SUDORE, perché tutto ciò parla e fa parte della comunicazione umana.”

    Monito al dr. Tosatti ed ai suoi accaniti frequentatori oppure pubblicità subliminale dei deodoranti Impulse, Hugo Boss, Biofficina, Sanex, Natura Amica…?

    • Enrico Nippo ha detto:

      Mi sento di non condividere questa sorta di umorismo.

      Quello che è scritto nel brano riporta ad una realtà che nessuno può negare: la comunicazione digitale-virtuale sta soppiantando, in maniera massificante e dittatoriale la comunicazione umana, e questo non sembra del tutto positivo, anzi.

      Ora, non è che siccome lo dice Bergoglio, si tratta per forza di una puttanata.

      • Antonio Manzionna ha detto:

        Camminare sul terreno di Bergoglio e come camminare su un campo abbondantemente minato e chi ha una fede integra non può fare lo slalom tra una mina e l’altra, oltretutto viene meno la fiducia. Chi ha bisogno di essere guidato e difeso dalle devianze del mondo è destinato a perdersi! E questo tradimento non può essere tollerato e va affrontato con determinazione e l’autore non merita alcun rispetto!

  • Antonio Cafazzo ha detto:

    – Padre Nostro che stai nel cielo, oggi ti intravedo di buonumore. Stai sorridendo. Sei contento di noi?
    – Contento di voi? Uffa… uff… auffa… Semplicemente sorrido delle vostre zucche perché un tale vestito di bianco e che voi dite essere “successore di Pietro” vi scrive una lettera giratoria e vi chiama “Fratelli” e voi invece lo chiamate “Santo Padre”. Anche se lo considerate “impeccabile e infallibile” quando parla ex-catheda e anche se recentemente vi piacciono tanto le relazioni interpersonali “fuori” del naturale, per quello che so IO uno non può essere “fratello” di chi gli è “padre”.

    • stilumcuriale emerito ha detto:

      Fratello Antonio, visto che sei molto e intelligentemente spiritoso e ti piacciono le persone spiritose ti dò un suggerimento fraterno e spiritoso. Apri questo link : http://www.vatican.va/spirit/documents/spirit_20001124_fioretti_it.html
      e poi nel testo alla parola “lupo” sostituisci la parola “papa”.
      Vedrai che risate!

      • Antonio Cafazzo ha detto:

        Mutatis mutandis, MIRACOLI impossibili anche a San Francesco:
        – Addomesticare un “lupo” che ha fatto “molti danni in queste parti, e hai fatti grandi malifici, guastando e uccidendo le creature di Dio sanza sua licenza, e non solamente hai uccise e divorate le bestie, ma hai avuto ardire d’uccidere uomini fatti alla immagine di Dio; per la qual cosa tu se’ degno delle forche come ladro e omicida pessimo; e ogni gente grida e mormora di te, e tutta questa terra t’è nemica”
        – Convincere il popolo a “nutricarlo continovamente”
        – Convincere che “giammai …. nessuno cane gli abbaia drieto”

    • Don Pietro Paolo ha detto:

      oh quanti visionari oggi pullanano..
      .sarà colpa del Vat II? Forse… assieme alle altre mettiamoci anche questa. Si può essere fratello e padre? S. Agostino diceva: per voi sono vescovo (pastore), con voi sono cristiano (pecorella). Si può essere contemporaneamente pastore e pecora? Ancora devo leggere l’enciclica ma, se come dicono il papa l’ha scritta anche per i non cristiani, poteva presentarsi a costoro come padre?

      • stilumcuriale emerito ha detto:

        Fratello don P.P. non solo abbiamo un papa che stravolge San Francesco ma abbiamo anche dei preti che stravolgono Sant’Agostino. Per favore tolga dal suo commento il pastore e le pecorelle che ha aggiunto lei , per nostra buona fortuna tra parentesi. Grazie!

        • Don Pietro Paolo ha detto:

          S.C.
          Il suo non meriterebbe una risposta. Ma come chiamerebbe uno che mette in dubbio che in modo figurato il vescovo è pastore e che il cristiano e una pecorella del gregge di Cristo? Chi è che stravolge? Stravolge chi accusa gli altri di stravolgere

          • stilumcuriale emerito ha detto:

            Fratello Pietro Paolo i commenti sono liberi, ma le citazioni devono essere fedeli. Quanto meno per un atto di buona educazione nei confronti del personaggio citato e nei confronti di chi ti legge.
            Qui di seguito, per chi non la conoscesse, riporto la citazione testuale di Sant’Agostino.

            DISCORSO 340
            NELL’ANNIVERSARIO DELLA SUA ORDINAZIONE
            Di Agostino d’Ippona
            —Per voi infatti sono vescovo, con voi sono cristiano. Quel nome è segno dell’incarico ricevuto, questo della grazia; quello è occasione di pericolo, questo di salvezza. Infine, quasi trovandoci in alto mare, siamo sballottati dalla tempesta di quell’attività: ma ricordandoci che siamo stati redenti dal sangue di lui, con la serenità di questo pensiero, entriamo nel porto della sicurezza; e, nella grazia che ci è comune, troviamo riposo dall’affaticarci in questo personale ufficio.—

    • Corrado ha detto:

      Lo si appellerà Santo Fratello e ci si rivolgerà a Sua Fratellanza o Sua Frarità (SF)?
      Io credo che questa sua ultima Enciclica sia piena si Santa Carità.
      Il problema è che mancano totalmentele altre due virtù teologali.
      Di fede in Dio non percepisco, e va bene, se non ci crede… (che vuoi farci la fede è come “il coraggio, chi non ce l’ha…”).
      Ma non si parla di speranza della vita eterna dopo la morte terrena: solo di futura pace in terra.
      Questo credo sia più fuorviante per un cattolico indegno come me.

  • Don Pietro Paolo ha detto:

    Grazie, prof. Caliari.
    Finalmente uno che fa giustizia al Vaticano II. Si aspetti ora le reazioni indignate di tanti che hanno occhi e non vogliono vedere e hanno orecchi e non vogliono sentire.
    Mi chiedo: se non ci fosse stato il Concilio, con i mezzi e la cultura che aveva prima, la Chiesa sarebbe stata capace di tenere testa, combattere, evitare e vincere le sfide e gli attacchi di mondo laicizzato, scristianizzato e avverso al Vangelo della Grazia? La cosa più raccapricciante e assurda è che qualcuno addirittura da la colpa di un mondo siffatto allo spirito del Concilio che, perché qualcuno n non equivochi, non è da identificare con lo Spirito Santo. Il fumo e altro di satana purtroppo è entrato nel tempio Santo. Questo è un segno dei tempi. Senza conversione a Cristo di gerarchia, clero e fedeli, la Chiesa e il mondo cadranno sempre più in basso

    • Sherden ha detto:

      “la Chiesa sarebbe stata capace di tenere testa, combattere, evitare e vincere le sfide e gli attacchi di mondo laicizzato, scristianizzato e avverso al Vangelo della Grazia?”

      Guardi, don Pietro Paolo, io non sono per nulla esperto delle questioni legate al Concilio né tantomeno mi sono fatta un’idea chiara sulla querelle di questi tempi, ma mi chiedo se il suo “ottimismo della volontà” non le abbia fatto fare uno scivolone facendole scrivere “vincere”. A guardare come siamo ridotti viene da pensare a tutt’altro.
      E ora non mi venga a sbolognare la solita solfa del “poteva andare peggio”: rammenta quell’allenatore di una squadra che ha perso una fracco di partite di fila per quattro a zero e a ogni fine partita cerca di raccogliere i cocci. Ma se si è perso si è perso. Punto. Ammetterlo con onestà può essere una maniera per ricostruire, negarlo o sminuirlo fa solo accelerare la retrocessione.

      • Don Pietro Paolo ha detto:

        Sherden,
        Se lei legge bene , io non ho detto che la Chiesa attuale ha vinto le sfide che ancora ci sono e sono molto evidenti e perniciose. Ho semplicente domandato se la Chiesa preconciliare non “avvelenata”, come qualcuno erroneamente dice, dalla dottrina del Vat. II ne sarebbe stata capace?

        • Sherden ha detto:

          Al liceo la mia professoressa di storia mi insegnava che sostenere che “se il naso di Cleopatra non fosse stato così bello…ecc ecc.” è una solenne idiozia.
          Il suo mi sembra un artifizio per fare la storia con i “se”. Ma è cosa che non si fa.
          Come dire: ok, il cagliari non ha vinto lo scudetto, ma siamo sicuri che se avesse avuto Ronaldo, Messi e Buffon l’avrebbe vinto?
          Con la storia ci si fa i conti, e quella che vediamo dice che i conti erano sbagliati. Prima di arzigogolare supponendo che tanto sarebbero stati “più sbagliati”, bisogna ammettere quelli fallimentari di oggi. Non per dare colpe a qualcuno, ma semplicemente per riconoscere la realtà. Vedo invece tante persone, compresi molti cosiddetti intellettuali cattolici, prelati e sacerdoti ma anche altre lontanissime dalla Chiesa, che sono entusiaste del “nuovo clima” creato dalla “Chiesa di Papa Francesco” (altra definizione idiota). Basterebbe entrare in una chiesa anche di domenica per capire che la realtà la racconta in modo diverso.

          • Don Pietro Paolo ha detto:

            Lei risponde caparbiamente ma non entra nella questione: io ho fatto una domanda dibbiosa. Se lei ha la soluzione risponda: La chiesa preconciliare sarebbe stata capace, visto che la Chiesa del dopo Concilio, non vi è riuscita, a combattere e vincere le sfide del mondo contemporaneo?

          • GP ha detto:

            Secondo me la chiesa preconciliare (che poi era la stessa che ha fatto il concilio) si sarebbe comunque comportata meglio. Avrebbe fatto gradualmente le riforme necessarie, in uno sviluppo organico della propria tradizione. Come invece non è avvenuto col concilio e postconcilio, che è stato un momento di rottura e stravolgimento. Basti pensare alla mostruosa tirannia rivoluzionaria che è stata la riforma liturgica, che in sei mesi ha imposto a tutto il mondo cattolico l’obbligo di cambiare modo di pregare e di rivolgersi a Dio, pena la scomunica. Come si può avere così poco rispetto per la coscienza dei fedeli? E ancora oggi la critica storica di questi fatti è tabù presso le decrepite gerarchie eccelsiastiche che ci stanno governando così male. Questi ultrasettantenni che oggi fungono da vescovi e prelati si sono ubriacati di ideologia postconciliare quando erano giovani, e tuttora non hanno smaltito la sbornia.

      • Antonio Manzionna ha detto:

        Il “vincere” di don P.Paolo mi ricorda quei signori che per vincere la droga bisogna renderla libera di commerciarla e usarla! Se derubrichiamo tutti i peccati diveniamo tutti santi! Questa è la strada intrapresa da questa Chiesa sulla scia del Vaticano II.

        • Don Pietro Paolo ha detto:

          Ma che dice? Ma che si inventa? Esempio per niente calzante

          • GP ha detto:

            Non ha tutti i torti. Bergoglio ad esempio ha derubricato il divorzio, affermando che Gesù è stato troppo rigido nel proibirlo e che lui invece è più misericordioso. Non ha usato esattamente questi termini, ma il concetto è lo stesso.

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Sorella Raffaella e Sorelle e Fratelli tutti, dobbiamo essere grati a papa Francesco per questa enciclica perchè d’ora in poi invece che Santo Padre lo potremo chiamare Fratello Bergoglio, dargli del tu e (evitando offese perchè “chi dice al suo fratello – stupido – sarà sottoposto al sinedrio” ) potremo dirgli in faccia tutto quello che pensiamo di lui e delle sue azioni; e lui, che è aperto e ascolta, ci ascolterà. Ci ascolterà ma poi continuerà a dire e fare quello che gli pare e piace, come da sette anni a questa parte.

  • M.A.P. ha detto:

    Attenzione, Enrico Nippo, non “naturale EPILOGO” , ma “naturale EPIGONO”. L’errore di lettura scappa facilmente, ma il significato è totalmente diverso.

    • Enrico Nippo ha detto:

      Grazie.

      Però, pensandoci bene cosa cambia?

      L’epigono è un successore nel tempo e l’epilogo è la parte temporale finale di un evento. Entrambi possono riferirsi alla “ben miserevole etero genesi”.

      Per favore mi corregga o mi confermi.

  • newman ha detto:

    Caro Tosatti,
    vedo che non pubblica piú i miei commenti.
    Naturalmente é nel suo diritto farlo.
    Mi rattrista che Lei non tolleri opinioni avverse alla Sua.
    Non é proprio l’esempio di liberalitá cui nel Suo blog ero abituato.
    Cordiali Saluti
    Giuliano Gervasi

  • Francesco ha detto:

    Clinicamente morto, rigor mortis, ma il suo cadavere continua ad esalare flussi pestilenziali Unico rimedio è gettarlo nel Tevere come la loro pachamama immonda.

  • Maria Michela Petti ha detto:

    Analisi obiettiva di una situazione degenerata più per responsabilità personali e collettiva, per libera e strumentale interpretazione dei Documenti conciliari in funzione di un adeguamento della missione ecclesiale allo spirito dei tempi e alle mutate prospettive mondane, che non all’originaria proposta di cogliere “i segni” per offrire un contributo alle esigenze mutevoli col variare delle stagioni e delle variabili sociali. Ma senza deragliare dai binari dell’ortodossia, come da lungimirante premonizione dello stesso Paolo VI.

  • newman ha detto:

    L’articolo é un inno alle INTENZIONI del Concilio, almeno a quelle dei due papi che lo vollero e di gran parte dei padri conciliari, di cui non si discute né l’ortodossia né la santitá dei propositi, ma certo non le intenzioni di una minoranza significativa di partecipanti al Concilio, che alla fine si rivela decisiva nel campo dell’applicazione “pastorale” del Conciclio, come si evince dalla storia del Concilio stesso e dei suoi partecipanti.
    Neppure le tre costituzioni dommatiche sono oggetto di discussione, bensí le posizioni originali del Concilio espresse in “Nostra Aetate”, “Gaudium et Spes” e in “Dignitatis Humanae”.
    Stupisce che il Caliari non connetta questi documenti conciliari alle da lui citate Encicliche di Francesco, e non connetta la da lui stesso deprecata riforma liturgica a Paolo VI, abbondantemente citato nel suo intervento.
    Non si capisce allora che senso dovrebbe avere, secondo Caliari, “l’attuale ed oltremodo salutare dibattito sul Concilio Vaticano II”: dovrebbe essere
    un dibattito su un non criticabile Concilio o uno sulla sua criticabilissima applicazione? Ma, a parere di coloro che “attualmente” hanno sollevato questo dibattito, é proprio questa la distinzione fasulla ed il tentativo estremo di salvare il Concilio, mettendo in luce le sue asserzioni dommatiche e mettendo pudicamente tra parentesi quelle che trovano la loro attuazione nell’epifania bergogliana e nella “nuova chiesa”.
    Ma questo é il “vecchio” dibattito, ed é contro tale “vecchio” dibattito che il “nuovo dibattito” é attualmente sorto.
    Concludendo, se é vero che Bergoglio é “fuori strada come l’agnello perso”, ed é anche vero che Bergoglio stà coerentemente attuando le indicazioni conciliari di “Nostra Aetate”, “Gaudium et Spes” e “Dignitatis Humanae”, con aggiunte esotiche di suo gusto, la conclusione logica mi pare sia del tutto evidente.

  • Rafael Brotero ha detto:

    Il riconoscimento dell’ illegittimità del falso pontificato di Bergoglio è ormai condizione di possibilità di una fede cattolica intellettualmente onesta, che non vuole e non può arrampicarsi sugli specchi delle suppliche filiali al Povero Santo Padre e altre menzogne.

    • newman ha detto:

      @Rafael Botero (08.10.2020/13:00 pm)
      Non é realistico insistere sulla illegitimitá del pontificato di Bergoglio … adesso. La bulimia del collegio cardinalizio
      attuale e la posizione di potere del Bergoglio non lasciano intravvedere alcuna possibilitá di una REALE messa in questione della sua elezione al Soglio.
      Una condanna futura non é da escludere, come spesso avvenuto nella storia della Chiesa. Adesso, a me pare,
      é il tempo di condurre una “resistenza”, secondo il consiglio dell’Apostolo, intelligente e medialmente adeguata sia a Bergoglio che alla “nuova Chiesa” da lui creata, con ogni mezzo legittimo di resistenza, sia nel mondo dei media che in quello sociale, di organizzazione di movimenti di resistenza da parte dei cattolici veri, e di preghiera.

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Rispondo, partendo anch’io dalla Sacra Scrittura citando Mt 15, 11.19 :
    [11] Non quello che entra nella bocca rende impuro l’uomo, ma quello che esce dalla bocca rende impuro l’uomo!”.
    [19] Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie.
    Mi pare che qui stia il succo della questione chiaramente sollevata da Caliari : il male fatto dagli uomini della chiesa in nome del Concilio Vaticano II non è una conseguenza inevitabile del Concilio stesso, ma è conseguenza della perversione del cuore di prelati che facendosi scudo del Concilio (come, del resto, hanno fatto e fanno dello Spirito Santo) danno una parvenza di autorità e magisterialità alla malvagità delle loro parole e delle loro azioni.

  • Donna ha detto:

    Grande articolo
    le domande sono tante, come si puo seguire il pastore che si è allontanato da Cristo?
    Come puo egli “rendere ragione della Speranza e confermare i fratelli” se si è allontanato dalla via di Cristo.?
    Cristo è stato tradito, è stato relativizzato con lo scopo di farlo sparire silenziandolo a poco a poco ,per la maggior gloria dell’uomo unico dio di se stesso.
    La sposa, nella sua allucinata superbia, sta tradendo il suo Sposo, ma come disse la Emmerich,e ce da crederci,:”…Dio aveva altri piani”

  • Marco Matteucci ha detto:

    NOSTRA SIGNORA DI ANGUERA – REGINA DELLA PACE
    Messaggio N. 5.029 | Martedì 6 Ottobre 2020

    “Cari figli, piegate le vostre ginocchia in preghiera. Dio ha bisogno del vostro sì sincero e coraggioso. Verranno tempi difficili per coloro che amano e difendono la verità, ma la vittoria di Dio arriverà per i giusti. Io sono vostra Madre e sono venuta dal Cielo per chiamarvi alla conversione. Testimoniate ovunque il Mio Amore per voi. L’umanità si è allontanata dal Creatore e si sta dirigendo verso un grande abisso. Pentitevi e tornate al Signore. Non indietreggiate….”

    Se vuoi leggere tutto:
    https://reginadelcielo.wordpress.com/2020/10/08/nostra-signora-di-anguera-regina-della-pace-135/

  • Raffaella ha detto:

    È molto grave che il pontificato sia “andato fuori strada”, vuol dire che ha dimenticato Cristo, lo ha messo da parte.
    Quindi non conferma i fratelli nella fede anzi li porta alla perdizione.
    È possibile tollerare ancora tutto ciò?

  • Astore da Cerquapalmata ha detto:

    Articolo molto interessante…
    Non era il Vaticano II a essere eretico, ma lo è, in buona parte, l’ambiente ecclesiale odierno, anche perché certi Pastori non hanno vigilato e difeso la fede. E alcuni probabilmente hanno anche rinnegata.
    Come si fa a indurre all’eresia senza essere formalmente eretici?
    Come può un Papa per me non solo legittimo, ma neanche formalmente eretico, ma solo il peggiore della storia, indurre all’apostasia senza proclamare formali eresie?
    Temo che basti leggere il punto 3 dell’enciclica, che contiene anche tante belle verità ma che, di fatto, sembra risentire di mentalità mondana e anti cristiana.
    L’invito di san Francesco a essere “soggetti” a ogni creatura nel nome di Dio ha un fine preciso: quello di testimoniare Cristo, di essere come Gesù, che si è fatto servo di tutti per salvare tutti.
    Il Papa, o chi per lui ha scritto, ha trasformato il termine “soggetti” con “sottomessi”.
    Il significato è identico, ma la percezione del termine “sottomissione”, che in Occidente è aborrito soprattutto se riferito a Dio o alla Chiesa, non è quella che voleva dare san Francesco.
    Per molti cristiani potrebbe quasi sembrare che non si debba più mirare alla conversione dei musulmani dovuta all’opera della grazia: di fatto il Papa non specifica quello che San Francesco dice e scrive sotto tutte le salse durante tutta la sua vita, cioè che tutti devono convertirsi a Cristo. Egli andò in Terra Santa proprio per convertire i musulmani!
    Inoltre il termine “sottomissione”, tanto detestato dagli occidentali, è invece molto amato dai musulmani, che si dicono di sottomettersi a Dio e che pretendono che tutti si devono sottomettere a Dio attraverso la Sharia, e chi non si sottomette diventando islamico, deve allora sottomettersi agli islamici, così come le donne devono sottomettersi agli uomini. Cioè: profilo basso e mutismo.
    Mi piacerebbe proprio vedere gli occidentali progressiti, filo sodomiti e lgbt, farsi musulmani!
    Dire che, anche fosse stata scritta in perfetta buona fede, questa enciclica non manifesta dei punti equivoci, mi sembra da ingenui.

    • Astore da Cerquapalmata ha detto:

      Mi sono accorto che nel mio intervento ho saltato una premessa importante: mi riferisco a quanto dice il Papa nell’enciclica FRATELLI TUTTI, al punto n. 3. Sconcertante

      • GP ha detto:

        In effetgti Bergoglio scrive, in riferiemnto a San Francesco e al sultano
        “Ci colpisce come, ottocento anni fa, Francesco raccomandasse di evitare ogni forma di aggressione o contesa e anche di vivere un’umile e fraterna “sottomissione”, pure nei confronti di coloro che non condividevano la loro fede.”
        In pratica invita i cristiani alla dhimmitudine, cioè a sottomettersi ai musulmani. Saranno contenti i cristiani in Pakistan, dove ogni anno un migliaio di giovanissime cristiane viene rapito, violentato e costretto a sposare il rapitore previa conversione all’islam. Siccome il Pakistan riconoce all’islam lo status di superiorità , le conversioni forzate anche a seguito di rapimento il più delle volte impedisce alle rapite di ottenere giustizia.
        Siate sottomessi!

  • Elia ha detto:

    “Un pontificato quello attuale “clinicamente morto” o “la parabola di un papato” – come è stato autorevolmente scritto? Più semplicemente, che è “andato fuori strada”, dalla strada di Colui che solo è Via, Verità e Vita!”
    Quindi ha apostatato?

  • Enrico Nippo ha detto:

    “L’attuale pontificato, infine, è solo il naturale epigono di quel Concilio o, invece, solo una ben miserevole eterogenesi delle finalità per le quali quell’Assise fu voluta e si tenne?”.

    Non vedo la differenza tra “naturale epilogo” e “ben miserevole eterogenesi”.

    • stefano raimondo ha detto:

      Ciao Enrico, ti riporto uno scritto di Elémire Zolla, uno scritto forse duro e non totalmente condivisibile ma piuttosto suggestivo nelle parole e nei concetti. Se ne avrai voglia, mi farai sapere la tua idea a riguardo.

      “È proprio del cristianesimo di massa il dogma del perdono universale senza penitenza. A questo dogma se ne aggiungono altri quattro: la bellezza viene ritenuta un’ostentazione, perché umilia gli afflitti; la giustizia, che dovrebbe essere estinzione del proprio interesse, diventa attribuzione in parti uguali di ogni bene, pareggiamento tra errore e verità in nome dell’incertezza che regge ogni giudizio umano. Terzo dogma è la necessità della speranza, ma non della virtù antica che dava la sicurezza di una liberazione possibile dai vizi, bensì l’opposto, cioè la rassicurazione sulla buona sorte mondana, su una evoluzione favorevole delle condizioni materiali. Quarto dogma è l’esaltazione della semplicità intesa come semplificazione, l’esclusione della riflessione e dello studio.” (E. Zolla – Storia del fantasticare)

      • Enrico Nippo ha detto:

        Ciao Stefano.

        Mi sembra, così al volo, che Zolla scriva di un (non) cristianesimo … post-conciliare, che effettivamente ha instaurato “il perdono universale senza penitenza”, un (non) cristianesimo che, enfatizzando la chiacchierologia, ehm … pardon … la “liturgia della parola”, ha relegato in un angolo i Sacramenti, fra cui la Confessione o Penitenza, che nel migliore dei casi è diventato, tanto per cambiare, un “dialogo” (il solito, onnipervasivo, inconcludente e ambiguo “dialogo”). Stessa cosa per gli altri quattro “dogmi” con una postilla relativa all’“esclusione della riflessione e dello studio”: non direi che la riflessione e lo studio sia stati esclusi, al contrario mi sembra ce ne sia stata una proliferazione di dubbia qualità.

        Non so se sia più “duro” Zolla o il sottoscritto. 😆

        • stefano raimondo ha detto:

          Grazie Enrico per la risposta esaustiva, sei gentilissimo. (Lo “studio e la riflessione” a cui allude Zolla forse è la comprensione anche esoterica delle scritture sacre, ma potrei sbagliarmi).

          PS – Sulla tua “durezza” non avevo dubbi. 🙂

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