ECCLESIA DEI MORIRÀ DEFINITIVAMENTE? RITORNO ALL’INDULTO?

10 Settembre 2020 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

“Ecclesia Dei” la commissione creata da Giovanni Paolo II nel 1988, e dedicata alla difesa del Vetus Ordo, dovrebbe scomparire definitivamente a ottobre, dopo una Plenaria in cui i cardinali ne sanciranno la definitiva soppressione, anche nella forma ridotta di ufficio della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Questo dicono voci autorevoli – ovviamente in attesa di una conferma – nei Sacri Palazzi; e la scomparsa di Ecclesia Dei però avrà conseguenze pesanti per quegli Istituti di vita religiosa che hanno inserito il Vetus Ordo, la Messa di sempre, nella loro vita e pratica. Infatti questi ultimi dovrebbero confluire nella Congregazione per i religiosi, nominalmente diretta dal card. Braz De Aviz, ma in realtà gestita dal Segretario, il francescano Carballo.

Non è un passaggio di poco conto: infatti questi istituti, che attualmente sono di diritto pontificio, diventeranno di diritto diocesano, e quindi totalmente soggetti alle preferenze – o non preferenze – del vescovo. Con tutte le conseguenze del caso. Infatti se prima Ecclesia Dei costituiva per loro una sorta di “ombrello” protettivo, una volta effettuato il cambiamento, e nel caso di un contrasto da dirimere con il titolare della diocesi, l’unica risorsa sarebbe quella di rivolgersi alla Segnatura Apostolica, guidata da quel cuor di leone del cardinale Dominique Mamberti…e che già in diverse occasioni si è fatta prevaricare dalla Corte pontificia.

Sembra questo, se confermato, un altro passo verso lo smantellamento nei fatti del Summorum Pontificum, cioè quel documento che permetteva il libero esercizio – previe alcune condizioni – del rito Vetus Ordo, senza che i vescovi potessero opporsi. Cioè un ritorno alla formula dell’indulto. E questo nonostante che  sembra che  due terzi delle risposte dei vescovi al recente questionario sulla messa di rito antico nella propria diocesi siano state positive e favorevoli agli Istituti che avevano scelto quel tipo di rito.

Come vi ricordate, nel gennaio 2019 era partito l’attacco a Ecclesia Dei, con un Motu Proprio. Mons. Guido Pozzo il responsabile di Ecclesia Dei, era stato incaricato di mettere ordine nella nuova vita della Cappella Musicale Pontificia, posta sotto la diretta gestione del Maestro delle Celebrazioni Pontificie, mons. Guido Marini.

I punti centrali del Motu Proprio sono questi:

“Considerando mutate oggi le condizioni che avevano portato il santo Pontefice Giovanni Paolo II alla istituzione della Pontificia Commissione Ecclesia Dei;

constatando che gli Istituti e le Comunità religiose che celebrano abitualmente nella forma straordinaria, hanno trovato oggi una propria stabilità di numero e di vita;

prendendo atto che le finalità e le questioni trattate dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, sono di ordine prevalentemente dottrinale;

desiderando che tali finalità si rendano sempre più evidenti alla coscienza delle comunità ecclesiali,

colla presente Lettera Apostolica ‘Motu proprio data’,

Delibero

  1. E’ soppressa la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, istituita il 2 luglio 1988 col Motu Proprio Ecclesia Dei adflicta.
  2. I compiti della Commissione in parola sono assegnati integralmente alla Congregazione per la Dottrina della Fede, in seno alla quale verrà istituita una apposita Sezione impegnata a continuare l’opera di vigilanza, di promozione e di tutela fin qui condotta dalla soppressa Pontificia Commissione Ecclesia Dei”.

I dubbi e le perplessità di cui si è parlato, relativi alla tutela dei diritti di coloro che chiedono la celebrazione Vetus Ordo potranno essere dissipati solo nel momento in cui la sezione speciale della Congregazione per la Dottrina della Fede di cui parla il Motu Proprio sarà costituita, e entrerà a regime. Si vedrà allora quale saranno volontà e potere di obbligare i vescovi refrattari a concedere quello che sembra uno dei diritti più basilari e fondamentali: pregare Dio come si vuole e si preferisce.

Lettera Apostolica in forma di Motu proprio circa la Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”, 19.01.2019
[B0047]

Da oltre trent’anni la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, istituita con il Motu proprio Ecclesia Dei adflicta, del 2 luglio 1988, ha assolto con sincera sollecitudine e lodevole premura al compito di collaborare coi Vescovi e coi Dicasteri della Curia Romana, nel facilitare la piena comunione ecclesiale dei sacerdoti, seminaristi, comunità o singoli religiosi e religiose, legati alla Fraternità fondata da Mons. Marcel Lefebvre, che desideravano rimanere uniti al Successore di Pietro nella Chiesa Cattolica, conservando le proprie tradizioni spirituali e liturgiche.1

In tal modo, essa ha potuto esercitare la propria autorità e competenza a nome della Santa Sede su dette società e associazioni, fino a quando non si fosse diversamente provveduto.2

Successivamente, in forza del Motu proprio Summorum Pontificum, del 7 luglio 2007, la Pontificia Commissione ha esteso l’autorità della Santa Sede su quegli Istituti e Comunità religiose, che avevano aderito alla forma straordinaria del Rito romano e avevano assunto le precedenti tradizioni della vita religiosa, vigilando sull’osservanza e sull’applicazione delle disposizioni stabilite.3

Due anni dopo, il mio Venerato Predecessore Benedetto XVI, col Motu proprio Ecclesiae unitatem, del 2 luglio 2009, ha riorganizzato la struttura della Pontificia Commissione, al fine di renderla più adatta alla nuova situazione venutasi a creare con la remissione della scomunica dei quattro Vescovi consacrati senza mandato pontificio. E, inoltre, ritenendo, che, dopo tale atto di grazia, le questioni trattate dalla medesima Pontificia Commissione fossero di natura primariamente dottrinale, Egli l’ha più organicamente legata alla Congregazione per la Dottrina della Fede, conservandone comunque le iniziali finalità, ma modificandone la struttura.4

Ora, poiché la Feria IV della Congregazione per la Dottrina della Fede del 15 novembre 2017 ha formulato la richiesta che il dialogo tra la Santa Sede e la Fraternità Sacerdotale San Pio X venga condotto direttamente dalla menzionata Congregazione, essendo le questioni trattate di carattere dottrinale, alla quale richiesta ho dato la mia approvazione in Audientia al Prefetto il 24 successivo e tale proposta ha avuto l’accoglienza della Sessione Plenaria della medesima Congregazione celebratasi dal 23 al 26 gennaio 2018, sono giunto, dopo ampia riflessione, alla seguente Decisione.

Considerando mutate oggi le condizioni che avevano portato il santo Pontefice Giovanni Paolo II alla istituzione della Pontificia Commissione Ecclesia Dei;

constatando che gli Istituti e le Comunità religiose che celebrano abitualmente nella forma straordinaria, hanno trovato oggi una propria stabilità di numero e di vita;

prendendo atto che le finalità e le questioni trattate dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, sono di ordine prevalentemente dottrinale;

desiderando che tali finalità si rendano sempre più evidenti alla coscienza delle comunità ecclesiali,

colla presente Lettera Apostolica ‘Motu proprio data’,

Delibero

  1. E’soppressa la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, istituita il 2 luglio 1988 col Motu Proprio Ecclesia Dei adflicta.
  2. I compiti della Commissione in parola sono assegnati integralmente alla Congregazione per la Dottrina della Fede, in seno alla quale verrà istituita una apposita Sezione impegnata a continuare l’opera di vigilanza, di promozione e di tutela fin qui condotta dalla soppressa Pontificia Commissione Ecclesia Dei.
  3. Il bilancio della Pontificia Commissione rientra nella contabilità ordinaria della menzionata Congregazione.

Stabilisco, inoltre, che il presente Motu proprio, da osservarsi nonostante qualsiasi cosa contraria, anche se degna di particolare menzione, venga promulgato mediante pubblicazione sul quotidiano L’Osservatore Romano uscente il 19 gennaio 2019, entrando in immediato vigore, e che successivamente sia inserito nel Commentario ufficiale della Santa Sede, Acta Apostolicae Sedis.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 17 Gennaio 2019, VI del Nostro Pontificato.

Francesco”.

§§§

 




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48 commenti

  • Lc 11,23 ha detto:

    ormai non capisco più
    ormai tutto è svelato basta guardare.
    il Sacerdote che lo desidera si metta in talare, studi il latino, volga le spalle al popolo e dica messa.
    dica la Santa Messa del Sacrificio Santo senza tentennamenti come pietra viva.
    … e mettetevi LA TALARE che è ancora oggi l’abito richiesto al Sacerdote.
    mettetevi la TA LA RE|
    non andate in giro come mio cuggino…
    voi siete Santi Sacerdoti con il Crisma sulle mani!

  • EquesFidus ha detto:

    Va bene, cosa c’è da dire? Chi può tirare le fila le tirerà e, come previsto, si tornerà probabil mente ad un regime indultivo, magari ancora più stringente rispetto a quello sotto Giovanni Paolo II. E’ forse una novità, questa, quando negli ultimi anni chi avrebbe potuto, e dovuto, promuovere la Santa Messa tridentina (cioè le massime autorità vaticane) ha dato più retta a dei laici sgangherati che a San Pio V (che, lui sì, ha promulgato la Messa tridentina)? E’ forse una novità quando buona parte del collegio cardinalizio e dei vescovi è fieramente avversa a qualsiasi cosa sappia anche solo vagamente di antecedente al 1965? E’ forse una novità quando, nella maggior parte delle parrocchie, è impossibile avere anche solo una celebrazione infrasettimanale tridentina a causa del diniego totale da parte di preti e laici “impegnati”, che ammirano sognanti e trasognati le liturgie scismatiche ed uniate ma che hanno l’orticaria al solo nominare il Messale del ’62?
    Tutto questo, a dire la verità, se dovesse verificarsi (e preghiamo che non accada, anche se i segni ci sono tutti), sarebbe stato ampiamente prevedibile. D’altro canto, l’ostinazione fallimentare di molti soggetti (da parecchi laici “impegnati” a vescovi e cardinali) si tramuta in astio con la constatazione che, per esempio, i seminari tradizionali sono pieni all’inverosimile mentre quelli diocesani e degli ordini religiosi che hanno, diciamo così, applicato con troppo zelo lo “spirito del Concilio” sono impietosamente vuoti; ammettere di avere fallito, religiosamente e liturgicamente, vorrebbe dire mettere in discussione tutto il post-Concilio e, auspicabilmente, buona parte del Concilio stesso. Questo vorrebbe dire riconoscere di aver sbagliato, avere l’umiltà di ammettere di aver puntato sul cavallo sbagliato e voler tornare sui propri passi, cercare di farlo e, se possibile, dorare i cocci di una Chiesa militante profondamente ferita perché questo non si ripeta più in futuro. Questo, però, non si verificherà mai perché, appunto, presuppone il riconoscere che la Chiesa, socialmente, è morta e che pure intra moenia se la passa molto poco bene.
    Avevo sperato che il disastro della quarantena, con il 90% degli italiani formalmente cattolici che si sono ben guardati dall’entrare in una chiesa a pregare come fosse il più pericoloso dei luoghi dove si potesse annidare il Covid, con il 50 % dei fedeli (o presunti tali) che si sono ben guardati dal tornare a Messa dopo l’ingiusto interdetto CEI-laicista che abbiamo dovuto subire fosse servito a qualche riflessione, a qualche sana autocritica. Macché: la colpa è di questi “tradizionalisti”, che non applicano il CV II, per colpa loro va tutto a rotoli! Chiudere tutto, sopprimere ogni cosa: questo riporterà la gente in chiesa!
    Il problema è che a questi novelli Richelieu e Mazzarino sfuggono due cose: uno, fare così servirà solo a fare un enorme favore alla San Pio X, la quale da una parte prenderà tutti i fedeli che inevitabilmente, qualora venisse soppressa in futuro (o resa nei fatti praticamente impossibile da celebrare) la Santa Messa tridentina, migreranno verso quei lidi, dall’altro potrà, a ragione, dire che l’avevano ampiamente previsto. Due, agire così non risolverà alcuna crisi nella Chiesa, anzi la acuirà, perché la rivoluzione finisce per divorare sé stessa. Tra lotte intestine tra gruppi di (presunti) carismatici, Novus Ordo ritoccato ogni tot anni sennò è troppo stantio (ed ogni modifica lo è già troppo), un caos dottrinale unito alla promulgazione di dottrine moderniste e non cattoliche, diocesi e parrocchie in mano ai laici, accettazione di tutto ciò che propone e impone il mondo (dagli ordinati sposati fino al riconoscimento delle unioni sodomitiche, del divorzio e dell’aborto) alla fine avverrà l’inevitabile: il collasso. Il che, da un certo punto di vista e se non temessi per le anime dei fedeli che si trovano in mezzo a questa guerra tra le potenze dei cieli e quelle degli inferi, sarebbe quasi un bene: almeno, alla fine il bubbone esploderebbe portando con sé l’inevitabile scisma ed il rovesciamento dei superbi dai loro troni. Poi, dopo, coi seminari diocesani ridotti allo zero, coi vescovi in clergyman (anzi, direttamente in maglione) che vengono derisi da quella stessa politica che loro reputavano amica (ma che lo era solo per interesse, anzi con un certo astio verso ciò che ancora sono e rappresentano, cioè successori degli Apostoli), con l’aperta persecuzione in nome (si capisce) dei “nuovi diritti” e dell’incompatibilità (quanto hanno ragione!) del cattolicesimo con la democrazia liberal-agnostica il piccolo resto potrà, forse, ripartire. Altrimenti, per la promessa di Cristo, ci sarà comunque la Parusia.
    Comunque la si veda, in base a ciò che leggo anche qui su questo blog, è bene che noi cattolici “tradizionali” la smettiamo di darsi addosso l’uno agli altri: la soppressione dell’Ecclesia Dei e, un domani, del Motu proprio non gioveranno ad alcuna causa, se nona causare sofferenze ed a tardare il Ripristino (dottrinale, liturgico, morale). Se amiamo davvero la Chiesa, se pensiamo davvero che la Chiesa potrà rifiorire solo tornando a Cristo ed alle divine Liturgia e Tradizione da Lui istituite, allora per cortesia, esercitiamo la carità gli uni verso gli altri! Preghiamo soprattutto per chi ci sta antipatico, e non litighiamo su questo blog (che è pubblico, è bene rammentare)! Uniamoci assieme e, quando sarà il momento, lottiamo assieme chiedendo che i diritti non nostri, ma di Dio vengano rispettati! Altrimenti, chiudiamoci ognuno nel proprio Istituto, Fraternità e simili ed aspettiamo amaramente la fine. Siamo uomini e donne di fede, che cercano di esercitare la carità nella verità e che, quindi, si sforzeranno virilmente per il Ripristino o ci arrenderemo perché c’importerà più di avere ragione che di essere caritatevoli?

    • : ha detto:

      E’ un buon intervento ed apprezzo l’esortazione finale.

      Anche perché, come è stato sottolineato, questo blog è molto letto anche all’estero e senz’altro nei paraggi di Santa Marta, e spesso ciò che si legge tra i commenti non eleva certo il livello del blog, anzi a volte lo fa precipitare. Le continue diatribe tra quattro o cinque utenti (troll e santamartini a parte che si riconoscono subito) che spesso sfociano in offese personali, nonché le continue patenti di “eresia”comminate un tanto al chilo a chi è di parere diverso; la mancanza di rispetto a volte veramente offensivo, a prescindere dalla diversità di opinione, nei confronti di alcuni autori di articoli che forniscono dei contributi al blog (per esempio a Mons. Viganò), con la certezza che l’interessato non lo contraddirà, e con contestazioni che si ripetono continuamente sempre le stesse; tutto ciò, oltre ad essere di basso livello, ha veramente stufato coloro che ritengono giusto dover dare con i propri ed altrui commenti, pacati, costruttivi e privi di acrimonia, un apporto qualitativo al blog per l’encomiabile servizio che rende a tanti Cattolici delusi e scoraggiati per la situazione disastrosa in cui oggi devono coltivare la propria fede, e che ad esso si rivolgono.

      Con tutto il rispetto sento di suggerire al dott. Tosatti un approccio diverso al sistema di “moderazione” dei commenti fin qui tenuto, senza cedere ai lamenti pubblici (che sanno di ricatto) di quelli che denunciano qualche loro intervento cassato (o “bannato” come piace dire).

      • Enrico Nippo ha detto:

        Mi sembra, mi corregga se sbaglio, che lei ed Equesfidus invitino ad un reciprocamente rispettoso dialogo.

        In via di principio l’invito è encomiabile, e potremmo tutti tentare di impegnarci in tal senso.

        Resta però il fatto che, anche una volta depurati i commenti dalle asperità, le divergenze, alcune non di poca entità, restano. Dico divergenze per non dire divisione che sarebbe termine più consono.

        E allora quale sarebbe il reale vantaggio per questo blog? Una divisione … caritatevole?

        Prego di credere che non sto facendo del sarcasmo.

        • Kolja ha detto:

          Buongiorno, una “divisione caritatevole” sarebbe un bel passo in avanti rispetto all’attuale situazione di belligeranza, che coinvolge non pochi utenti.
          Disprezzo reciproco e attacchi personali non sono cose che si confanno ai cristiani.
          D’altra parte è inevitabile, come Lei sostiene, che vi siano divergenze d’opinione, ma occorre aver presente che spesso tali divergenze si acuiscono per una malintesa concezione del dialogo: il dialogo non è una battaglia personale, in cui una parte vince e l’altra perde, riconoscendo il proprio torto; il dialogo è piuttosto l’enunciazione di diversi punti di vista, ben argomentati, su una questione, così che il lettore – e gli stessi partecipanti – possano avere una visione più ampia della questione e così maturare più consapevolmente un’opinione, che può coincidere con quella di uno dei dialoganti, ma può anche essere una commistione dei due punti di vista.
          Un altro criterio che a mio avviso sarebbe opportuno seguire è non cercare la divisione a tutti i costi. Perciò, se l’argomento dell’articolo fosse tale da permettere la convergenza delle opinioni degli utenti, perchè cercare spunti per dividersi e controbattere? Tutto sommato qui non si stanno facendo delle acrobazie, per mettere insieme la dottrina cattolica con quella protestante, cercando di convincersi che sia possibile “guardare a ciò che unisce, piuttosto che ciò che divide”; qui davvero ci sono i presupposti per dare poco peso alle divisioni.
          Spesso i “tradizionalisti” sono accusati di farisaismo, perché attaccati alla Legge, ma non capaci di Carità; io credo che si tratti invece di accuse infondate – o meglio, generalizzabili a tutti i gruppi ecclesiali, indistintamente; tuttavia, proprio a causa di questa nomea, i tradizionalisti dovrebbero essere più degli altri, esempio di Carità. Non dimentichiamoci delle parole del Cristo: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri”.

      • Boanerghes ha detto:

        Nessun problema a ritirarmi.
        Un saluto a tutti

      • EquesFidus ha detto:

        Non mi rivolgevo contro nessuno appositamente né avevo in mente Lei, Boanerghes, anche perché altrimenti, rileggendo alcuni miei vecchi interventi, dovrei essere il primo a levare le tende. Ciò detto, bisogna essere intelligenti ed adottare, magari, alcuni “trucchi” per migliorare i propri interventi. Ad esempio, la qualità generale dei miei post è migliorata dacché scrivo tutto su un foglio bianco di Word, lo rileggo almeno una volta e poi, corretti gli errori (almeno, la maggior parte, poi qualcuno purtroppo sfugge sempre) e tolte le ripetizioni e le parti più “dure”, lo pubblico sul blog. Dobbiamo chiederci: quanto di ciò che sto scrivendo lo scrivo per amore della verità, o lo sto facendo solo per aver ragione (e farmela dare da altri utenti)? Il tono che sto usando va bene, o se qualcuno lo usasse con me mi risentirei? Quello che sto scrivendo apporta effettivamente qualcosa alla discussione, o è solo un inutile ribadire cose già dette e ridette e stradette un milione di volte (si badi bene, non parlo di ribadire certi concetti del proprio pensiero, quanto martellare sempre sulle stesse cose)? Quanto sto scrivendo è rispettoso, per quanto possibile, verso i nostri superiori ecclesiastici ed esprime critiche fondate o sono solo attacchi, a volte sarcastici, contro di loro?
        Poi, per cortesia, limitiamoci a rimanere sul seminato: come ribadito da :, questo blog è molto letto, più di quanto immaginate, in ambienti curiali e diocesani. Che effetto farebbe in certi ambienti (rispondo direttamente a Lei, Enrico, dacché lo ha chiesto) leggere su un sito cattolico di detti zen e di personaggi a dir poco controversi, ad esempio? Evitare, se non come esempio, di scrivere certe cose sarebbe appropriato o no? O, per citare altri argomenti che purtroppo ogni tot emergono, di rivelazioni assolutamente non approvate quando non marchiate con il “non constat de supernaturalitate”? O di accuse frontali di eresia, magari condite di sarcasmo, contro cardinali e papi? Non sto dicendo che Lei abbia scritto tutto ciò, sia ben chiaro, ma purtroppo questo si legge spesso su queste pagine. La reazione, ovvia e naturale specie per il lettore occasionale, è estendere tutto ciò a tutti i partecipanti del blog; questo fa bene alla causa ed al Ripristino? Siamo sempre lì: non si tratta di nascondere le proprie opinioni (anche perché sono il primo ad essere interessato, per esempio, al folklore giapponese, che però non c’entra assolutamente niente né con la realtà né con la Chiesa), quanto di essere intelligenti, ricordare che questo è un blog pubblico e non una chat di Whatsapp (e che, quindi, tutti, anche quelli che hanno in odio la Santa Messa tridentina e la Dottrina cattolica di sempre, possono leggere e citare ad esempio contro di noi) e che la suprema legge della Chiesa è la carità verso Dio ed il prossimo, non l’aver ragione a tutti i costi o il litigio, seppure ammantato di santo zelo. Sapessi quanti interventi ho cancellato prima di pubblicarli, o non li ho mai scritti proprio, perché non apportavano niente alla discussione o, peggio ancora, erano scritti con rabbia o citazioni a sproposito! E, proprio in uno spirito di carità, bada bene che questo non è un attacco personale a te, anzi molto di ciò che ho scritto si può applicare, ad esempio, anche a me e che sto parlando in generale.
        Temo che a tutti, prima o poi, leggendo certe cose venga la tentazione di arrabbiarsi e di rispondere duramente a quanto leggono sul blog, specie in risposta ai propri interventi; questo perché tutti noi odiamo quando il nostro ego viene punto. Tuttavia, al primo posto non ci deve essere il nostro io, ma Dio: nel caso, davvero, meglio non scrivere nulla, specie se rivolto contro qualche altro utente e se in tono sarcastico. Lo ripeto ancora: ricordiamoci che, nel nostro Giudizio particolare, saremo giudicati sulla carità, non se abbiamo avuto ragione o meno! Se siamo stati attinenti alla Verità e la abbiamo, certamente, esposta dandone ragione, ma anche se l’abbiamo fatto con carità. Questo non è un annientare le differenze di vedute (e, in certi casi, purtroppo, di reali divergenze ecclesiali che possono, a torto o a ragione, portare allo scisma), quanto ricordarsi sempre che Dio ha amato tanto il mondo ed il peccatore da morire su una Croce, e che noi, quindi, possiamo ben fare lo sforzo di tenere tutto ciò che è scandaloso (nel senso che può recare danno al prossimo, non ovviamente ciò che è di scandalo al mondo) fuori dai nostri interventi su un blog e che, se proprio non ci riusciamo, forse è meglio non rispondere.

        • Enrico Nippo ha detto:

          Mi scuso in anticipo per la mia carenza di comprendonio: sta dicendo che ognuno dovrebbe operare una sorta di autocensura del proprio pensiero? Ossia di ridurre i propri interventi (cosa che mi riguarda particolarmente) a ciò che è strettamente cattolico? Sta proponendo il famoso (e sommario) “guardiamo a ciò che unisce e non a ciò che divide”? Sta proponendo, insomma, una sorta di Sillabo non scritto? E quale sarebbe il criterio dei limiti da rispettare?
          Grazie.

          • Boanerghes ha detto:

            @Equesfidus
            Condivido.
            Ma è chiaro che ci sono anche vedute e pensieri molto provocatori cui è difficile talora non rispondere in modo dovuto, proprio per difendere la Chiesa cattolica da critiche che non possono appartenere ad un suo figlio.
            Tutto ciò porta forse ad una maggiore attenzione verso questo sito, che è pur sempre un sito giornalistico, ma che a mio avviso in certi momenti si carica di interventi poco cattolici o di altro indirizzo religioso, come quello lefebriano.
            Alla fine ci rimette solo la carità.
            Ma a chi dice: dogma dogma dogma
            io dico Carità carità carità.
            Non per rinnegare la dottrina.
            Ma alla fine rimane solo la carità e nella carità tanti santi hanno trovato delle luci divine che neanche il più raffinato teologo ha avuto.
            Perché il signore si rivela ai semplici.

          • EquesFidus ha detto:

            Senza volermi sostituire al nostro ospite, il dott. Tosatti, no, Enrico, io non ragiono in questi termini: sto dicendo di adoperare le regole della carità e della buona educazione, quantomeno ai propri commenti. Tra l’altro l’utente Koljia secondo me ha ragione da vendere: rileggiamo insieme parte del famoso “inno alla Carità” del beato apostolo San Paolo, 1Cor 13, versetti 1-9: “Si linguis hominum loquar et angelorum, caritatem autem non habeam, factus sum velut aes sonans aut cymbalum tinniens. Et si habuero prophetiam et noverim mysteria omnia et omnem scientiam, et si habuero omnem fidem, ita ut montes transferam, caritatem autem non habuero, nihil sum. Et si distribuero in cibos omnes facultates meas et si tradidero corpus meum, ut glorier, caritatem autem non habuero, nihil mihi prodest. Caritas patiens est, benigna est caritas, non aemulatur, non agit superbe, non inflatur, non est ambitiosa, non quaerit, quae sua sunt, non irritatur, non cogitat malum, non gaudet super iniquitatem, congaudet autem veritati; omnia suffert, omnia credit, omnia sperat, omnia sustinet. Caritas numquam excidit. Sive prophetiae, evacuabuntur; sive linguae, cessabunt; sive scientia, destruetur. Ex parte enim cognoscimus et ex parte prophetamus; cum autem venerit, quod perfectum est, evacuabitur, quod ex parte est.”. Io qui non leggo affatto che la carità deve aver ragione, che la carità gode della provocazione, della polemica, dell’ultima parola; al contrario, leggo che la carità è paziente, è benigna la carità, che non si gonfia, non si vanta, non è invidiosa. Ecco, io credo che noi cattolici (a partire dal me e dal quotidiano) forse dovremmo ricordarci un po’ di più di questo punto. Dimmi, è forse possibile per un cattolico essere tale ignorando tutto tranne il significato e il vissuto del Credo, del Pater, dei sacramenti e dei Dieci Comandamenti, come è riportato nel Catechismo di San Pio X? Certo, se ha la carità! E allora, se ci diciamo cattolici, usiamola, ‘sta benedetta carità, sforziamoci almeno fra noi di farlo! Non sto dicendo di tollerare l’errore, ma di essere benevoli e pazienti verso chi sbaglia e, nel caso, chinare il capo umilmente anziché rispondere male o frettolosamente, magari dando scandalo a chi, al di fuori della discussione, si accosta a questo blog per avere informazioni. Ricordiamo che non siamo noi ad aver ragione, ma Dio; pretendere di aver ragione per il gusto fine a sé stesso di averla è sbagliato, sempre, in quanto si tratta di orgoglio. Dio è la Via, la Verità e la Vita, a differenza di tutti gli utenti di questo blog, il dott. Tosatti incluso; noi dobbiamo rendere ragione alla Verità, certamente, e difenderla dalla menzogna, ed allo stesso tempo farlo sempre nella carità, però. Se uno dice che Cristo non è il Figlio di Dio, chiaramente sta affermando una eresia; tuttavia, io non ho il potere di dichiararlo eretico. Dunque, dovrò cercare di correggerlo; e, se insisterà e provocherà, dopo aver fatto il possibile tacerò pur di non uscire dalla carità, perché la verità senza carità è superbia e la carità senza verità è una velenosa menzogna.
            Il criterio da rispettare, in linea di massima, è questo: sto scrivendo quello che sto scrivendo per aiutare la discussione o solo per ricevere qualche applauso? Sto correggendo eventuali errori del mio prossimo nella carità o lo sto assalendo? Il tono che sto usando è quello che desidererei mi fosse rivolto, qualora fossi io ad essere corretto, oppure no? Infine: sto esponendo la Santa Dottrina cattolica, infallibilmente rivelata e creduta dalla Chiesa e confermata dal Magistero perenne, o sto esponendo il mio personale pensiero come Verità rivelata, facendo come Donna Prassede ne “I Promessi Sposi”, cioè prendendo i moti del mio cervello per moti del cielo? Quanto sto scrivendo è effettivamente un utile spunto di riflessione o una critica motivata (anche dura, ma sempre nella carità seguendo l’esempio di San Pio da Pietralcina) o è soltanto un modo per scagliarmi contro qualcuno, magari che mi sta antipatico?
            Personalmente, quando leggo qualche risposta o commento che mi fa arrabbiare, per lo più evito di rispondere, perché il rischio di passare dalla verità all’errore, dalla correzione fraterna alla superbia è un attimo. In altre parole, se devo arrabbiarmi e perdere tempo (peccando pure!), davvero “un bel tacer non fu mai scritto”, e questo dovrebbe valere per tutti.

          • Enrico Nippo ha detto:

            Prendo spunto dall’affermazione di Boanerghes che parla di “interventi poco cattolici o di altro indirizzo religioso, come quello lefebvriano”.

            Ecco, secondo lei, Equesfidus, posso replicare educatamente a Boanerghes dicendogli è un po’ fissato con la poca (o addirittura assente) cattolicità dei lefebvriani, e che non spetta a lui attribuire attestati di cattolicità, o devo stare zitto perché altrimenti s’innesca una diatriba che, per quanto educata e caritatevole, è sempre una diatriba?

          • EquesFidus ha detto:

            Sarebbe proprio bene che queste diatribe non iniziassero in partenza: l’atmosfera sarebbe già più vivibile e la qualità del blog in generale ne gioverebbe. Poi chiariamoci, il blog non è mio e voi siete tutti, suppongo, adulti e, quindi, potete fare un po’ come vi pare nei limiti stabiliti dal nostro ospite; però davvero, l’immagine che passa all’esterno non è sicuramente positiva, anzi a volte siamo al livello dei bambini dell’asilo. Talvolta, è meglio lasciar cadere una provocazione che rispondere, ed è più caritatevole il silenzio da ambo le parti che non il dover battere e ribattere a tutti i costi.

  • Gaetano2 ha detto:

    Forse non ho ben compreso. Ma coloro che celebrano la Messa di sempre VO (VeRus Ordo), e coloro che vi partecipano, accetterebbero che depravati che celebrano culti a pachamame e altre divinità sataniche decidano sul fatto che essi possano o meno celebrare la Messa?
    I cattolici non lo permetterebbero mai, questo è sicuro.

  • Enrico Nippo ha detto:

    A proposito dello scalare la montagna (argomento proposto da SE) un detto zen così recita:

    «La conoscenza è imparare qualcosa ogni giorno. La saggezza è lasciar andare qualcosa ogni giorno».

    Conoscere è aggiungere, la saggezza sta nel togliere.

    “Lasciar andare”, ossia LASCIARE LA PRESA: scalando la montagna non possiamo portarci dietro il peso delle nostra conoscenza concettuale. Essa è necessaria per un orientamento ma poi va abbandonata.

    La montagna rappresenta proprio tutta la conoscenza che abbiamo accumulato, ma di cui sulla cima non resta nulla: sulla cima siamo perfettamente tra cielo e terra, luogo ove il pensiero e il concetto non possono giungere e che lo zen chiama HISHIRYO: oltre il pensiero, pensiero assoluto, cristianamente il Logos, il Verbo.

    Ah, che argomento affascinante, meraviglioso, essenziale, paradisiaco!

    • Rafael Brotero ha detto:

      Nel Logos non si toglie niente, anzi concentra in Sua massima densità tutto l’essere, tutta la verità, tutto il bene.

      • Enrico Nippo ha detto:

        Il suo commento mi sembra tautologico, ma potrei sbagliarmi. Potrebbe delucidare un pochino?

        “Nel Logos non si toglie niente” poiché è Ciò che resta dopo che è sparita la montagna. Penso fosse già detto nel mio intervento.

        Grazie.

  • stilumcuriale emerito ha detto:

    Non intendo aprire una polemica sul relativismo. Ma sento il dovere di parlarne.
    Un relativismo reale c’è. Il dilagare delle discussioni tramite web ce lo mette sotto gli occhi ogni giorno. Non c’è argomento su cui si trovino due persone che la pensano allo stesso modo. Ognuno proclama a gran voce una sua verità e guai contraddirlo. I fattori oggettivi che creano tale situazione sono da individuare nelle caratteristiche personali, nell’ambiente in cui uno è cresciuto, nel tipo di educazione e formazione famigliare e scolastica che ha ricevuto, nelle esperienze che ha vissuto. Non ci piove.
    Ma questa constatazione non giustifica l’assolutismo del relativismo che consiste nella negazione dell’esistenza di una verità che sia una e una sola. Una verità ci deve essere , come è vero che ogni montagna ha una cima, una vetta più alta di tutte. Il fatto che nella più completa oscurità noi non la vediamo non giustifica la negazione della sua esistenza. E anche se noi non la vediamo ci sono dei criteri per tentare se non di raggiungerla, almeno di avvicinarla il più possibile. Il sentiero che porta alla vetta deve essere in salita: in discesa non si arriva alla vetta. Viceversa la vetta è caratterizzata dal fatto che a 360 gradi qualunque passo si faccia è in discesa.
    Proviamoci a raggiungerla questa vetta, pur nella più completa oscurità, ma diffidiamo delle false guide.

    PS per l’amico che ha chiesto informazioni sulla mia salute: è un fatto che quasi non respiro ma clinicamente sono sanissimo. Gudafternun a tutti dal vecchio, malandato e ignorantissimo pensionato della Val Brembana.

    • Antonio Cafazzo ha detto:

      Non è vero che lei “non respira”. Ha RESPIRI ALTI. Sono – invece- moltissimi quelli che credono di respirare ma hanno solo affanni.

    • Enrico Nippo ha detto:

      Bell’intervento!

      “Il sentiero che porta alla vetta deve essere in salita”.

      Sì! Durante la salita il corpo della montagna si restringe e diventa più ripido. Bisogna quindi liberarsi da OGNI PESO.

      Ora, occorre chiedersi da cosa è costituito questo peso.

      In bocca al lupo, SE. Prego per te.

    • Boanerghes ha detto:

      La fatica a respirare deve essere causata da qualcosa.
      Possibile che non ci sia una diagnosi più precisa?

  • Malachia ha detto:

    Non male come prospettiva. Purtroppo la magnanimità della Santa Sede ha premiato alcuni buoni ma ha anche permesso l’infiltrazione tra il grano di tanta zizzania impossibile da estirpare. In questo modo, imponendo scelte di campo, la zizzania tornerà a non infestare il grano.

    • Carlo ha detto:

      Dall’assenza di insulti dei troll tradizionalisti, credo che il tuo ottimo messaggio non sia stato capito 😄

  • Enrico Nippo ha detto:

    L’odio nei riguardi del Vetus Ordo (la VERA Messa) è sataneria.

    L’indifferenza o la tolleranza dei novusordisti antimodernisti (contraddizione in termini) è dabbenaggine.

    • Boanerghes ha detto:

      Enrico
      Farsi fare un esorcismo non costa nulla.
      Una volta, anni ’80, andai anch’io da un esorcista, ma poi finimmo a parlare di politica.
      Il suo problema, se così si può dire, tuti abbiamo problemi, è altro.

  • Davide.S ha detto:

    A proposito della Santa Messa: sono solo io a provare schifo a utilizzare il liquido che dovrebbe garantirci la salvezza terrena (l’igienizzante) e disagio nel non poter fare più il segno della croce con l’acqua santa? Verrebbe da dire: spieghiamo ciò che proviamo al parroco/confessore, peccato che l’orario delle confessioni raramente compaia nelle bacheche delle nostre Chiese. Che Dio ci aiuti, nonostante le nostre grandi mancanze; tanti non vedono e/o non sembrano capire niente.

    • Valentina ha detto:

      No, non è da solo. Anche a me fa ribrezzo e non lo faccio più, perché mi sono accorta che ancora prima di salutare il Santissimo (Padrone di Casa) con il Segno della Croce, procedevo all’igienizzazione.

      • Ezechiele ha detto:

        Se foste veri frequentatori di chiese fareste come me: boccetta con acqua benedetta che uso solo io e dove intingo le dita quando occorre.

        • neman ha detto:

          Ho chiesto al parroco di mettere gentilmente l’acqua santa a disposizione dei fedeli. Il divieto riguarda il porre l’acqua santa negli acquasantieri situati alle entrate della chiesa. Non c’é peró alcun divieto al parroco di riempire d’acqua santa l’apposito contenitore, di cui molte chiese sono dotate.
          I fedeli che lo desiderassero portano allora un flacone da casa, lo riempiono d’acqua santa dal contenitore e se lo riportano a casa per gli acquasantieri domestici. Un flaconcino d’acqua santa stá benissimo anche nella tasca di una giacca o in una borsa, pronto all’uso quando si entra in chiesa per la visita eucaristica o per la Santa Messa o altre cerimonie liturgiche.

          • Ezechiele ha detto:

            Bravo. Proprio quello che intendevo io e che ho fatto io più o meno (io ho portato dal parroco l’acqua e me la sono fatta benedire). Da questi piccoli dettagli si capisce chi in chiesa ci va davvero e chi starnazza sui blog ma non ci mette piede!

        • Alda ha detto:

          Infatti… Un souvenir da Lourdes, Fatima, La Salette, Medjugorje sotto forma di bottiglietta di acqua benedetta? Quando dei miei amici o conoscenti si recano in suddetti posti, è l’unica cosa che chiedo..

  • Antonio Cafazzo ha detto:

    Il giornale tedesco “Katholisch.de” (07/09/2020) rumoreggia che il card. Robert Sarah verrà presto “GIUBILATO” come prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
    Il Rullo Compressore avanza… 

    https://www.katholisch.de/artikel/26787-pensionierungswelle-im-vatikan-etliche-kurienchefs-vor-dem-ruhestand

    • Michel Berthoud ha detto:

      Nell’articolo si parla di pensionamento di diversi cardinali dl cui Robert Sarah che ha superato i 75 anni il 15 giugno. “Il 75° compleanno rimane il termine entro il quale i vescovi, i capi delle autorità romani e gli ambasciatori papali devono offrire le loro dimissioni. Tuttavia c’è tradizionalmente un’estensione per i cardinali in posizioni di leadership che possono finalmente partecipare a un’elezione del Pontefice fino all’età di 80 anni.”
      Quindi nulla di anormale… almeno che non vogliamo pensare male e fare peccato, ma spesso ci si azzecca.
      Giulio Andreotti

  • Nicola Buono ha detto:

    P.S. sono rientrato a Milano dopo parecchi mesi . Ero a Roma ed ho avuto la GRAZIA a Roma, di poter partecipare alle Sante Messe Vetus Ordo. Una meraviglia ed anche mia madre 93enne era felicissima. Tutto questo perché volevamo evitare di ricevere la Santa Comunione con i guanti da parte del Sacerdote e con i guanti da parte nostra. Il Parroco della Chiesa ( di cui non faccio il nome) era un sant’uomo e Santo Parroco ed aveva la sclerosi multipla. Avrebbe lasciato a luglio la Parrocchia per ritirarsi ed attendere la chiamata del Signore. Nonostante le sofferenze aveva uno sguardo dolcissimo e sereno. ADESSO SO A COSA SERVIRANNO LE SUE SOFFERENZE TERRENE.

  • Donna ha detto:

    Tutto quello che non si può cambiare direttamente per seguire i dettami modernisti, viene eliminato, abbandonato,”meso fuori corso”, ,sostituito ….il metodo si trova sempre.
    Altra picconata alla chiesa di Cristo…ma non riusciranno a scalfire le fondamenta!

  • Nicola Buono ha detto:

    Ma d’altra parte le rivoluzioni sono quelle che devono annientare totalmente il Nemico politico e religioso senza lasciare tracce di vita. D’altra parte è la strana Chiesa vista in visione dalla Beata Caterina Emmerick e la strana Chiesa non sopporta la Verità…..

  • Maria Michela Petti ha detto:

    Nella migliore delle intenzioni: arrivare alla scomposizione del puzzle per cancellare la fotografia di un …rompicapo.

  • Creazionista ha detto:

    È ovvio che il demonio cui questi eretici fanno riferimento farà prima o poi sopprimere le Messe in latino. A quel punto niente più Messa, vadano tutti al diavolo e alla pachamama.
    Non rispondo agli idioti

  • Fabio ha detto:

    Per corrompere la Fede è indispensabile corrompere la liturgia.
    Bergoglio ha sostenuto che il più bel frutto del concilio è la riforma liturgica……

  • darwin ha detto:

    ” Considerando mutate oggi le condizioni che avevano portato il santo Pontefice Giovanni Paolo II alla istituzione della Pontificia Commissione Ecclesia Dei; ”
    ha appreso bene la dottrina evoluzionista di Theilard de Chardin.
    Come assicurare la “CONTINUITA ” grazie alle mutate condizioni che richiedono DISCONTINUITA’

  • Busiride ha detto:

    Dopo lo scadere di un anno dalla morte di Benedetto XVI tutti i provvedimenti che han consentito alla Tradizione di emergere dalle catacombe saranno revocati, esplicitamente o nei fatti, e si tornerà alla clandestinità come negli anni ’80 quando, diciassettenne, entrai dalle Paoline per chiedere se avevano una Vulgata o un messale latino (del Novus Ordo!) e ancora un po’ chiamavano l’esorcista.
    Prego di prendere nota di questa profezia perché si avvererà.

    • Nicola Buono ha detto:

      Non ho il minimo dubbio che ciò avverrà. Assolutamente nessun dubbio.

      • Busiride ha detto:

        Però di buono c’è questo: non siamo nel 1969, quando era ancora vivo nella memoria dei fedeli il carisma di Pio XII e quindi tutto quello che diceva il Papa era oro colato che non si doveva assolutamente contestare. Siamo nel 2020, il pontificato di Pio XII lo ricordano solo i vecchi, la Chiesa stessa si è data da fare con zelo degno di miglior causa per demolire quell’immagine di papato (e quel papa nello specifico), per cui stavolta i fedeli non ingoieranno il rospo stando zitti ma reagiranno come merita.

        • Adriana 1 ha detto:

          Forse alcuni .Ma temo che la maggior parte si adeguerà all’acqua ” ora tiepida e d’ora in avanti caliente ” delle rane bollite .

          • Nicola Buono ha detto:

            Purtroppo mi sa tanto che ha ragione Adriana, vedendo come è spiritualmente formata la stragrande maggioranza dei Cattolici di mia conoscenza. Solo un piccolo gruppo resisterà. Per quanto riguarda gli altri, passerà qualunque cosa senza colpo ferire.