NUOVO VADEMECUM SUGLI ABUSI. IL PARERE DI MAURO VISIGALLI.

20 Luglio 2020 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali ci sembra interessante rilanciare un articolo di un sito che come sapete seguiamo con attenzione e apprezziamo particolarmente, Korazym.org. L’articolo in questione riguarda il Vademecum appena pubblicato sulle procedere da seguire nel caso di abusi sessuali commessi da chierici ai danni di minori. Buona lettura. 

§§§

Ieri è stata data pubblicazione del “Vademecum su alcuni punti di procedura nel trattamento dei casi di abuso sessuale di minori commessi da chierici” [QUI]. L’obiettivo è fornire un “manuale di istruzioni” per condurre correttamente le cause che riguardano diaconi, presbiteri e vescovi accusati di abuso su minore. I destinatari del documento sono Vescovi, Ordinari, Superiori degli Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica, oltre che gli operatori del diritto che li aiutano nella trattazione dei casi. La necessità di mettere a punto uno strumento del genere era emersa nel corso del vertice su “La Protezione dei Minori nella Chiesa”, svoltosi in Vaticano tra il 21 e il 24 febbraio 2019. Lo stesso Papa Francesco, al termine dell’incontro, aveva rimarcato “l’esigenza dell’unità dei Vescovi nell’applicazione di parametri che abbiano valore di norme e non solo di orientamenti”. Il documento, che resta aperto a futuri aggiornamenti, anche sulla base della legislazione vigente, è disponibile in italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese e polacco.

Oggi ho ricevuto dall’amico Avv. rotale e civile Mauro Visigalli [*] un testo molto importante, in riferimento al Vademecum di cui sopra, che volentieri pubblico.

Cito la conclusione: ” Il fatto è che vivere i valori della Chiesa è diverso dal semplice inseguire slogan, come quello dell’inflessibilità o dell’accoglienza, perché nel primo caso ci si regola secondo quella dottrina e quella legge che – pur tanto deprecata e poco conosciuta – costituisce valvola preziosa contro gli eccessi, nel secondo semplicemente si cerca di soddisfare l’oggi di chi guarda, mostrandosi crudeli o benevoli a seconda del pollice del pubblico, dimenticandosi che non può esserci Misericordia ove manchi la Giustizia”.

V.v.B.

***

Stavo scrivendo ieri l’ennesima difesa canonica per fattispecie surreale, quando l’amico Vik van Brantegem mi ha gentilmente inviato il “Vademecum su alcuni punti di procedura nel trattamento dei casi di abuso sessuale di minori commessi da chierici”, testé edito dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.

“Non ci vedo molte novità” qualcuno – fra i tanti commentatori odierni – mi ha detto. “Non dovevano essercene”, gli ho risposto, perché, come bene è stato spiegato alla presentazione, non si tratta di un nuovo testo normativo ma di un succinto – peraltro assai utile – sussidio studiato per offrire guida agli Ordinari che si trovino a gestire un procedimento penale, o amministrativo/penale, nelle loro Diocesi.

Particolarmente significativa delle intenzioni e delle preoccupazioni dei suoi estensori ho trovato la chiusa del testo: “Questo Vademecum – si dice – non pretende di sostituirsi alla formazione degli operatori del diritto canonico, in particolare per quanto riguarda la materia penale e processuale. Soltanto una conoscenza approfondita della Legge e dei suoi intendimenti potrà rendere il debito servizio alla verità e alla giustizia, da ricercarsi con peculiare attenzione in materia di ‘delicta graviora’ in ragione delle profonde ferite che infliggono alla comunione ecclesiale”. Vi ho trovato una puntuale conferma di ciò di cui, proprio in quel momento, mi stavo lamentando con un remoto Tribunale Diocesano del Nord America.

Giova, per chi non è addentro alla giurisprudenza canonica – soprattutto americana – fare un piccolo passo indietro e considerare (ne ho già scritto) l’attuale situazione dei Tribunali e gli impegni che gli stessi sono chiamati ad affrontare in un tempo in cui la Chiesa Cattolica è spesso posta all’indice.

Non è una novità, per chi osserva la storia della Chiesa, il fatto che nella successione dei Pontefici regnanti normalmente si alternino, in corrispondenza dei loro peculiari carismi, periodi di accentuato sviluppo della dimensione ecclesiastica pastorale con periodi di accentuato sviluppo di quella normativa: a un brillante insegnante di teologia e profondo conoscitore della Curia e dei suoi meccanismi come Papa Benedetto XVI è succeduto Papa Francesco, portatore di una sensibilità meno “istituzionale” ma più attenta alla globalizzazione pastorale e all’ecumenismo. Sarebbe, a tale proposito, sbagliato qualsiasi giudizio di valore: chi ben comprende la natura della Chiesa sa che non si tratta di aspetti contrapposti ma delle diverse facce di una stessa realtà, che il suo Fondatore ha voluto caratterizzata dai tria munera, docendi, regendi sanctificandi. In certi periodi l’un aspetto prevale sull’altro ma essi – se ben coordinati – cooperano armonicamente al raggiungimento del fine supremo della Chiesa: la salus animarum.

Si è assistito tuttavia, in questi ultimi anni, ad un impoverimento – legato a diversi fattori, non tutti riconducibili al semplice prevalere dell’attività pastorale – della struttura giudiziaria, soprattutto quella locale, della Chiesa: non si tratta solo del dirottare le risorse economiche, spesso limitate, verso diverse attività diocesane, ma anche del pernicioso sopravvenire di una mentalità un po’ superficiale per cui la legge – anziché privilegiata espressione dei valori di un ordinamento – è passata ad essere considerata una mera “sovrastruttura”, quasi un residuo fossile per eruditi non sufficientemente aperti di mente per risolvere tutto con l’amore.

Ne è conseguito un decadimento degli studi canonici ma, soprattutto, pesantissimi tagli di risorse umane e finanziarie ai Tribunali locali proprio nel periodo in cui gli stessi venivano chiamati a fronteggiare crisi devastanti: quella della “secolarizzazione” nelle cause matrimoniali, quella dei crescenti rapporti con i laici nelle pratiche amministrative e infine – in cauda venenum – quella degli abusi sessuali.

È superfluo spiegare come la trattazione di certe delicatissime materie richieda preparazione ed esperienza, la buona volontà non guasta, ma non è certo sufficiente: questo dicevo – qualche tempo fa – ad un Vescovo dell’Oceania, che si vantava di avere risolto il problema dell’organizzazione del proprio Tribunale “importando” qualche giovane Sacerdote da Paesi poveri e fornendogli, insieme a vitto e alloggio, qualche ora di corso per immetterlo in funzioni di cui nulla sapeva. Nello stesso tempo, molti esperti canonisti si sono visti da un giorno all’altro dimezzare le ore di lavoro o hanno addirittura perso il posto. La questione sindacale non interessa il mio lavoro di professionista ma il livello dei Tribunali sì e posso senza tema di smentite dire, che il livello degli atti e delle procedure si è vistosamente abbassato. Qualche Diocesi, per sopperire alla mancanza di Canonisti assunti in pianta stabile, ha preso l’abitudine, quando capita un procedimento, di “esternalizzare” parecchi compiti, ovvero di nominare professionisti esterni “ad casum” per ricoprire, nei singoli procedimenti, i ruoli di Giudice, Promotore di Giustizia, Investigatore per le indagini preliminari, etc. di cui l’organico manca ma ciò causa un duplice problema: se da una parte infatti un professionista esterno si fa giustamente ben pagare (più di un impiegato stabile), dall’altra l’esito dei procedimenti è inevitabilmente condizionato dalla propensione di chi viene nominato ad offrire risultati. Se il Vescovo avvia un procedimento penale il professionista da lui assunto, pur tenuto ad essere “terzo”, farà di tutto per giungere ad una condanna che soddisfi il Vescovo proprio cliente.

E qui si arriva al vero punctum dolens e all’assurdo suicidio cui stiamo assistendo.

Ho più volte ricordato la lettera, capitata a mie mani, di un Vescovo che pregava la competente Congregazione Vaticana di condannare il Sacerdote da lui dipendente, “perché ogni assoluzione è una ferita alla nostra autorità”; il terrore dell’opinione pubblica ha sostituito la ricerca della giustizia con conseguenze devastanti economicamente e moralmente. Capita sempre più spesso di trovare, già nello stesso titolo degli atti, “procedimento per la dimissione dallo stato clericale”, come se lo scopo non fosse accertare i presupposti di tale, estrema, misura punitiva, ma arrivare – appunto – alla punizione (almeno per i “pesci piccoli”) e rappresentare l’inflessibilità della Chiesa. Si è assistito, in questi ultimi anni, ad una crescente accelerazione di questo fenomeno, con conseguente discapito delle garanzie per gli indagati (spesso sulla base di semplici lettere anonime, magari inviate per motivi di invidia o gelosia).

Potremmo anzi dire che molti, nella Chiesa, stiano seguendo quell’ansia di dissoluzione che pare tormentare l’Occidente, mettendo sotto accusa tutto il passato, al punto di rovistare gli archivi diocesani e intasare le Procure per segnalare (altro che “silenzio complice”!) qualsiasi minimo episodio che non solo abbia potuto potenzialmente costituire un “improper behavior”, ma anche possa essere semplicemente stato percepito come tale da qualcuno: per essere chiari, una serie di “mi ha preso la mano durante la confessione”, “mi ha tirato una palla mentre giocavamo in oratorio”, o sinanco “durante la Messa guardava me”.

È la Chiesa che ribalta le sue statue e sacrifica i suoi Sacerdoti al Moloch di un “politically correct” che non è mai privo di contraddizioni.

Ho cominciato a scrivere parlando di una difesa surreale e un esempio vale più di mille parole: pensiamo quindi alla storia vera di un giovane Sacerdote che, circa quarant’anni fa, intreccia una relazione, anche sessuale, con un Seminarista sedicenne. Si tratta di una grave violazione del celibato ma non – come confermato anche dalla Congregazione per la Dottrina della Fede – di un delitto canonico, giacché a quell’epoca e in quel luogo a sedici anni si era maggiorenni.

La relazione prosegue anche dopo che il ragazzo diventa a sua volta Sacerdote e, imprudentemente, si fa assegnare alla stessa Parrocchia del suo amante, il quale tuttavia, qualche anno dopo (siamo arrivati al 1995), fa un viaggio a Roma, partecipa ad una Messa celebrata dal Santo Papa Giovanni Paolo II, si sente toccato spiritualmente, si pente e da allora vive in perfetta continenza.

Passano alcuni anni e la vecchia relazione viene scoperta, facendo perdere al suo colpevole il titolo di Parroco. Più tardi ancora, pubblicato il famoso “Charter” con cui la Conferenza Episcopale stabilisce le regole di condotta riguardanti l’abuso di minori, il Sacerdote viene sospeso e gli viene anche tolto (illegittimamente applicando una norma a posteriori) il salario.

In epoca ancora a noi più vicina (2019), Papa Francesco convoca il summit dei Vescovi sugli abusi e a quel Sacerdote oramai in pensione, che non può costituire minaccia per nessuno, vengono definitivamente revocate tutte le facoltà e financo gli viene fatto divieto di indossare abiti sacerdotali.

Il fatto è che vivere i valori della Chiesa è diverso dal semplice inseguire slogan, come quello dell’inflessibilità o dell’accoglienza, perché nel primo caso ci si regola secondo quella dottrina e quella legge che – pur tanto deprecata e poco conosciuta – costituisce valvola preziosa contro gli eccessi, nel secondo semplicemente si cerca di soddisfare l’oggi di chi guarda, mostrandosi crudeli o benevoli a seconda del pollice del pubblico, dimenticandosi che non può esserci Misericordia ove manchi la Giustizia.

Mauro Visigalli

***

(*) Mauro Visigalli è canonista, avvocato rotale e civile.
Nato il 7 settembre 1963 a Codogno (Diocesi di Lodi).
Laureato in Giurisprudenza all’Università Statale di Milano con una tesi su “vis et metus nell’ordinamento matrimoniale canonico” nel 1989. Ha ottenuto la Licenza in Diritto Canonico al Pontificio Ateneo Antonianum di Roma nel 1995 e il dottorato allo stesso Ateneo nel 1997. Nello stesso anno ha superato l’esame di ammissione all’Albo degli Avvocati del Tribunale Apostolico della Romana Rota.
Ha lavorato volontariamente come Difensore del Vincolo e Promotore di Giustizia nella Diocesi di Lodi, nel frattempo ha sviluppato l’attività professionale privilegiando i Tribunali stranieri (principalmente da paesi anglofoni come USA, Gran Bretagna, Australia, Malta, ma anche da Svizzera, Libano e altri), in cause riguardanti questioni matrimoniali, penali e amministrative.
Nel febbraio 2017 ha prestato giuramento “ad casum” presso il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, in attesa dell’iscrizione formale nell’Albo degli “Avvocati della Curia Romana”.
Nello stesso anno ha iniziato a lavorare a tempo pieno per la Canon Law Services LLC, con sede a Las Vegas, dove sta ancora lavorando, saltuariamente collaborando con altre istituzioni, come la Saint Joseph Foundation e la Catholics United for Faith in Ohio (aprile/novembre 2019).
Ha partecipato a molti convegni internazionali sul diritto canonico, sia in Italia che in altri Paesi, come membro dell’Associazione Canonistica Italiana, della Società Canonisti Italiani in America e della Canon Law Society of America.
È sposato e ha un figlio.

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27 commenti

  • : ha detto:

    Sono ignorante della materia, ma mi ha colpito la frase:

    «per chi non è addentro alla giurisprudenza canonica – soprattutto americana»

    Io pensavo che la giurisprudenza canonica fosse una e della Chiesa cattolica, non che ci fossero tante giurisprudenze canoniche quanti sono gli Stati. Chi mi spiega questo?

    • Iginio ha detto:

      In questo caso ha fatto una obiezione seria che mi ero posto anche io ma poi avevo dimenticato di scrivere.

      • : ha detto:

        Scusi, ma per caso il dott. Tosatti le ha conferito l’incarico di dare patenti di serietà o meno a chi le garba?

        • Iginio ha detto:

          Che pizzaaaa…. Siccome in un’altra occasione l’avevo criticata, adesso mi sembrava bello (e cristiano) darle ragione! E finiamola di fare i bambini permalosi! Cerchiamo di comportarci da persone mature, Conta solo la verità, non “ho ragione io”, “no, io”.

          • : ha detto:

            «Cerchiamo di comportarci da persone mature, Conta solo la verità, non “ho ragione io”, “no, io”»

            Sta facendo l’autobiografia?

            Le sembra “persona matura” chi non considera seria una persona per il solo fatto che non la pensa come Lei?

        • Iginio ha detto:

          Ve be’, è evidente che lei ha qualche problema nel rapporto con le fonti, ovvero, più prosaicamente, nella comprensione di ciò che viene scritto da altri. Io ho scritto “obiezione seria”, non “persona seria”. Se la differenza le sfugge, non so che farci. Tanti saluti, si diverta coi nipotini e magari ogni tanto cerchi di approfondire un po’ quello che legge.

          • : ha detto:

            Se preferisce sposti pure sulle obiezioni la sua incauta affermazione, le cose non cambiano. Infatti vedo che non ha imparato la lezione addebitando ad altri problemi che sono suoi.
            Lei ha detto anche di finirla «di fare i bambini permalosi!». Ha fatto molto bene a darsi questo suggerimento.

    • Alessandro ds ha detto:

      Probabilmente intende dire la “legge particolare” degli Stati Uniti.
      La legge si divide in “universale” e “particolare”.
      La legge universale vale per la chiesa di tutto il mondo.
      La legge particolare invece è valida per la sola chiesa di quel paese. ( però la legge particolare non può mai contraddire la legge universale, deve comunque rimanere in linea con essa )
      Un esempio pratico è che per la legge universale per diventare Vescovo bisogna avere almeno 35 anni, ma per la legge particolare italiana, che cale solo in italia, l’età minima è spostata a 40 anni invece di 35. Tanto per fare il primo esempio che mi è venuto in mente.
      Evidentemente negli USA avranno alcune regole diverse sulla questione degli abusi, considerando anche che venivano da uno scandalo grande. Regole diverse, ma che comunque non contraddicono il diritto universale

      • : ha detto:

        Mi pare che l’autore sia uno specialista della materia, ed ha usato un termine ben preciso: «giurisprudenza canonica». E, sempre da ignorante, ritengo che la giurisprudenza canonica sia quella racchiusa nel Codice di Diritto Canonico, per intenderci quello promulgato il 25 Gennaio 1983 che ha sostituito il vecchio Codice Piano Benedettino (o Pio-benedettino). cosa c’entrano quindi le leggi universale e particolare degli Stati Uniti?

  • Rafael Brotero ha detto:

    In Vaticano abbiamo oggi a che fare con Satana. Serve un gigantesco esorcismo, non delle riformette normative o suppliche filiali.
    E penitenza, molta penitenza.

  • Sherden ha detto:

    “violazione del celibato”?
    Ma il 6° comandamento c’è ancora o è stato portato in discarica, assieme a tutto il resto?

  • Iginio ha detto:

    No, scusi, mi faccia capire: un prete che ha una relazione omosessuale con un seminarista non commette un delitto canonico ma “solo” una violazione del celibato? Vogliamo scherzare?
    A parte il fatto che i delitti più gravi (delicta graviora) sono alcuni commessi contro i sacramenti dell’Eucaristia (ad esempio portar via o buttare le specie eucaristiche) e la Penitenza (come la violazione del sigillo sacramentale), e il delitto contro il sesto comandamento commesso da un chierico con un minore di 18 anni; sono trattati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.
    Aggiungo: se non è un delitto una porcheria simile, che cos’è delitto allora?
    Cerchiamo per favore di non essere patologicamente garantisti. Capisco che lei, essendo avvocato, deve difendere gli imputati, ma la Giustizia è altra cosa. La Giustizia si fonda sulla Verità, non sui tatticismi legali.

    • Alessandro ds ha detto:

      No, 2 uomini “consensienti” che commettono atti omosessuali sono solo dei “peccatori”, ma non commettono nessun crimine penale se non c’è abuso.
      Detto questo vorrei condividere con voi le parole di insegnamento che Papa Benedetto XVI ha rivolto ai seminaristi e studenti che si preparano per il Sacerdozio o vita religiosa, in 2 suoi incontri con i seminaristi. E una citazione di Tommaso D’aquino sulla giustizia. Allo scopo di aprire delle meditazioni e riflessioni sulla giustizia e il diritto. ( considerando che Benedetto queste cose le diceva già 10 anni fa )
      BENEDETTO XVI Docet: che grande uomo! Si puliscano la bocca con la candeggina gli “storici” che lo accusano più o meno velatamente di colpe che lui non ha, ha cercato in tutti i modi con moniti , avvertimenti e insegnamenti a contrastare quello che sta succedendo ora!

      BENEDETTO XVI: La seconda zona di tenebre – quelle che colpiscono lo spirito – rimane spesso non avvertita, e per questa ragione è particolarmente funesta. La manipolazione della verità distorce la nostra percezione della realtà ed intorbida la nostra immaginazione e le nostre aspirazioni. Ho già menzionato le tante libertà di cui voi per vostra fortuna potete godere. L’importanza fondamentale della libertà deve essere rigorosamente salvaguardata. Non è quindi sorprendente che numerosi individui e gruppi rivendichino ad alta voce in pubblico la loro libertà. Ma la libertà è un valore delicato. Può essere fraintesa o usata male così da non condurre alla felicità che tutti da essa ci aspettiamo, ma verso uno scenario buio di manipolazione, nel quale la nostra comprensione di noi stessi e del mondo si fa confusa o viene addirittura distorta da quanti hanno un loro progetto nascosto.
      Avete notato quanto spesso la rivendicazione della libertà viene fatta, senza mai fare riferimento alla verità della persona umana? C’è chi oggi asserisce che il rispetto della libertà del singolo renda ingiusto cercare la verità, compresa la verità su che cosa sia bene. In alcuni ambienti il parlare di verità viene considerato fonte di discussioni o di divisioni e quindi da riservarsi piuttosto alla sfera privata. E al posto della verità – o meglio, della sua assenza – si è diffusa l’idea che, dando valore indiscriminatamente a tutto, si assicura la libertà e si libera la coscienza. È ciò che chiamiamo relativismo

      Può darsi che vi disprezzino, come si suole fare verso coloro che richiamano mete più alte o smascherano gli idoli dinanzi ai quali oggi molti si prostrano. Sarà allora che una vita profondamente radicata in Cristo si rivelerà realmente come una novità, attraendo con forza coloro che veramente cercano Dio, la verità e la giustizia.
      Incoraggiati dai vostri formatori, aprite la vostra anima alla luce del Signore per vedere se questo cammino, che richiede audacia e autenticità, è il vostro, avanzando fino al sacerdozio solo se sarete fermamente persuasi che Dio vi chiama ad essere suoi ministri e fermamente decisi ad esercitarlo obbedendo alle disposizioni della Chiesa.

      Benedetto XVI: “Ma imparate anche a comprendere e – oso dire – ad amare il diritto canonico nella sua necessità intrinseca e nelle forme della sua applicazione pratica: una società senza diritto sarebbe una società priva di diritti. Il diritto è condizione dell’amore”. Far conoscere e applicare le leggi della Chiesa non è un intralcio alla presunta ‘efficacia’ pastorale di chi vuol risolvere i problemi senza il diritto.
      bensì garanzia della ricerca di soluzioni non arbitrarie, ma veramente giuste e, perciò, veramente pastorali. Evitando soluzioni arbitrarie, il diritto diventa valido baluardo a difesa degli ultimi e dei poveri, scudo protettore di chi rischia di cadere vittima dei potenti di turno. Le dittature nascono e crescono senza diritto. Nella Chiesa non può succedere questo.

      TOMMASO: “La giustizia senza misericordia porta alla crudeltà, ma la misericordia senza la giustizia porta alla dissoluzione dell’ordine e al caos”

      • Iginio ha detto:

        Uffaaaaa…. Il dramma di questo blog è che è pieno di gente che crede di sapere tutto e invece fa solo confusione. E poi bisogna spiegargli tutto per filo e per segno, talvolta invano.
        Non ho parlato di “crimini penali”, secondo la sua buffa espressione, ovvero di crimini secondo il diritto penale dello Stato (per inciso: in alcuni Paesi l’atto omosessuale era crimine anche per lo Stato, in altri lo è ancora). Ho parlato di crimini secondo il diritto canonico. Mi rifiuto di pensare che il diritto canonico possa ammettere l’esistenza di un prete pederasta. Come minimo un prete coinvolto in comportamenti siffatti non può restare prete (non mi riferisco al sacramento dell’Ordine ma all’esercizio del ministero sacerdotale). Non decet, per dirla in latino, e nemmeno expedit. Se poi avvocatucoli e monsignoronzoli non sono d’accordo, gli uni in nome del garantismo e gli altri in nome della pseudomisericordia, tanto peggio per loro. Vadano a farsi dare una merendina in regalo da Bergoglio.

        • Alessandro ds ha detto:

          Nella chiesa ragionano cosi, se le 2 persone sono consenzienti è solo peccato, moralmente deprecabile, ma solo peccatto.
          Se si tratta di abuso, sia si minore sia su adulto inveve diventa reato ed è punibile penalmente sia dalla chiesa, sia civilmente.
          Ovviamente se l’abusatore è maggiorenne e la vittima è minorenne, è sempre e comunque abuso, anche se c’è la consenzienza. A meno che fra la vittima e l’abusatore non ci siano appena 3 anni di differenza, come 20 e 17 anni, fino a 3 anni di differenza non è reato.

          • A Alessandro ds ha detto:

            Ma qui che siete tutti così tradizionalisti ora venite a dire che la rottura del celibato con un uomo o con una donna sono peccatI identici?

            Ma Sam Pio X non diceva che l’omosessualita’ e’ un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio?

            Tra l altro pure Ratzinger -ahime- o chi per lui apri uno spiraglio al profilattico per i PROSTITUTI. Non ricordo se il libro fosse emerito o non. Ne cosa significasse.

            MARCOLINO

          • : ha detto:

            a MARCOLINO,

            lasci perdere la sciocchezza sull’ “essere tradizionalisti”; quelli che vengono definiti “tradizionalisti”, evidentemente con intenzione offensiva, rispettano e seguono la Tradizione oltre che la Sacra Scrittura. Cosa che se si è Cattolici senza che sia necessario aggiungere alcun attributo, si è tenuti a fare. Non so Lei.

            «Ma Sam Pio X non diceva che l’omosessualita’ e’ un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio?»

            … e lo dice anche l’attuale Catechismo della Chiesa Cattolica:

            «[…] peccati che gridano verso il cielo ”. Gridano verso il cielo: il sangue di Abele; (Cf Gen 4,10); il peccato dei Sodomiti; (Cf Gen 18,20; Gen 19,13); il lamento del popolo oppresso in Egitto; (Cf Es 3,7-10); il lamento del forestiero, della vedova e dell’orfano; (Cf Es 22,20-22); l’ingiustizia verso il salariato Cf Dt 24,14-15; Gc 5,4)» (C.C.C., 1867).
            Evidentemente nel Catechismo attuale si è voluto dare un’impostazione biblica, come si comprende dai riferimenti ai vari articoli. Nel catechismo di San Pio X invece, secondo lo stile di quel Catechismo, l’esposizione è più stringata e nello stesso tempo più chiara:

            «I QUATTRO PECCATI CHE GRIDANO VENDETTA AL COSPETTO DI DIO.
            1) Omicidio volontario; 2) peccato impuro contro natura; 3) oppressione dei poveri; 4) defraudare la mercede agli operai» (Catechismo Minore di San Pio X – Prime preghiere e formole da sapersi a memoria, 25).

            Da notare peraltro che nessuno dei due Catechismi afferma che «l’omosessualita’ e’ un peccato»; essi si riferiscono invece all’atto peccaminoso.

            Da notare ancora che nell’ “omicidio volontario” sono compresi espressamente (fanno paragrafi a parte) l’aborto, ove è prevista la scomunica latae sententiae (C.C.C., 2272), e l’eutanasia (C.C.C., 2277).

        • DON ETTORE BARBIERI ha detto:

          L’età del consenso, canonicamente, è stata innalzata dai 16 ai 18 da Benedetto XVI. All’epoca dei fatti, dal punto di vista ca0nonico, il ragazzo poteva esprimere il suo consenso. Non so perché l’avvocato faccia riferimento alla legge civile riguardo alla maggiore età.
          Vede, Iginio, come spesso capita nella Chiesa e nella società, si è passati da un estremo all’altro: c’è stata un’epoca in cui si accettava o addirittura si incoraggiava il fatto che un adolescente dopo i 15/16 anni avesse tranquillamente rapporti sessuali con chi capitava. Ora, al contrario, c’è la caccia alle streghe. Il caso di cui parla l’avvocato riguarda un prete che ha avuto una relazione omosessuale di cui si è pentito sinceramente e che gli viene rinfacciata a scoppio ritardato non perché vi sia qualche pericolo attuale o perché qualcuno si sia lamentato, ma solo perché dobbiamo bruciare incenso sull’altare del politically correct: il mondo fa un gran parlare di pedofilia nella Chiesa forse per meglio giustificare la cloaca morale nella quale è immerso.
          Il problema non è incentivare l’omosessualità o la pederastia nel clero, ma tener conto del fatto che una persona che ha sbagliato anche gravemente può convertirsi e cambiare vita, come mi pare sia avvenuto per questo prete.
          Tirare fuori gli scheletri dagli armadi come piace fare ad un certo giustizialismo scandalistico americano e non solo quando non ci sono ragioni valide nel presente è giustizia o è cattiveria o magari vendetta?

          • Iginio ha detto:

            Solo una nota: davvero “c’è stata un’epoca in cui si accettava o addirittura si incoraggiava il fatto che un adolescente dopo i 15/16 anni avesse tranquillamente rapporti sessuali con chi capitava”? Intendo: dal punto di vista della morale cristiana? Non mi pare che la morale cristiana approvi la promiscuità e il libertinaggio. Che poi li approvi la morale del mondo dell’epoca post 1968 è un altro discorso. E che molti pretonzoli siano d’accordo – magari perché prima di diventare pretonzoli si erano divertiti con qualche ragazza e quindi lo considerano normale – è un altro discorso ancora.
            Ricordo un salesiano che si divertiva a prendermi in giro alle spalle perché ero stato mollato dalla ragazza (poco seria, peraltro, ma conosciuta in ambito “cattolico”). Lo stesso raccontava di fare viaggi con la sua ex ragazza e il di lei marito. Ospitava amiche in casa durante viaggi estivi, sia pure in compagnia di altri uomini. Insomma: mi pare che nel clero di oggi – nato dagli anni Sessanta in giù, ma le avvisaglie c’erano già tra i seminaristi degli anni Settanta – viga grande confusione e grande superficialità. All’insegna, ovviamente, del “non puoi giudicare” e dell'”l’importante è divertirsi perché tanto siamo figli di Dio”.

          • @ iginio ha detto:

            No c’erano solo preti bulicii che allungavano le mani su bambini di 10 anni come mio padre, con la scusa di guardare la televisione. Ben gli andò che mio padre svappo’ e mia nonna manco sapeva cosa era la pederastia.

            Forse lei dovrebbe leggersi un po’ il Brumatto se non Maciel.

      • Marcolino ha detto:

        Sinceramente sentir parlare di diritto canonico chi era alla congregazione quando Maciel imperversava lo prendo come una lezione emerita. La stessa congregazione non ebbe pieta’ per piccoli preti. Dov era sta famosa giustizia? Quanti atti pedofilo si potevano evitare?

    • Alessandro ha detto:

      Igino, concordo con quanto lei ha scritto. Non esiste, grazie a Dio, solo il diritto canonico. La Madonna a Fatima ha ripetuto per tre volte la parola penitenza ed essa vale anche per il prete abusatore. E poi esiste anche la psicologia. A 16 anni la personalità non è ancora definitivamente strutturata e ci vuole ben altro che il diritto canonico che a quei tempi considerava maggiorenne un ragazzo di 16 anni. Codeste sono state le storture e le brutture di quel diritto canonioco che fortunatamente sono state eliminate. Cosa ha da recriminare il prete abusatore? O forse si aspetta che possa avere la botte piena e la moglie ubriaca?

      • Iginio ha detto:

        Ma il punto non è che a 16 anni uno sia maggiorenne. Per secoli a 16 anni ci si sposava e si lavorava, anche se la maggiore età non era quella. Il punto è un altro, ossia che un prete adescatore e sodomita non può continuare a fare il prete (anche se lo “sarà” sempre per via del sacramento, sempre che lo abbia ricevuto lecitamente e regolarmente). Ha sbagliato strada, e di brutto. Lo si mandi in fabbrica: una volta andavano di moda i preti operai, no? Ebbene, rinverdiamo la moda con questi nuovi arrivi. Poi vediamo se in fabbrica adesca qualcuno.
        Più in generale, una bella litigata coi vescovi che ordinano questo tipo di preti me la farei molto ma molto volentieri. Immagino che mi guarderebbero col sorrisetto ebete mormorando: Eh, beh, mica tutti sono perfetti, tu chi ti credi di essere per giudicare, bisogna comprendere, il Signore ha perdonato l’adultera… A quel punto mi scatenerei non vi dico quanto. Gli ipocriti sono la razza peggiore.

        • DON ETTORE BARBIERI ha detto:

          Iginio è così sicuro che un adolescente non possa instaurare volontariamente e non perché adescato una relazione con persone più adulte di lui/lei?
          Ho conosciuto ragazze che a 16/17 anni andavano con dei trentenni e le assicuro che non le costringeva nessuno.
          Un altro carattere assurdo del politically correct o della cultura del piagnisteo è quello di concepire l’adolescente come un bimbo innocente fino ai 17 anni e 364 giorni per poi dichiararlo adulto nel giro di 24 ore.. Io non capisco questa deresponsabilizzazione totale dell’adolescente che è all’origine poi di questa società di eterni bambini in cui nessuno è più in grado di fare delle scelte e di prendersi le proprie colpe.

          • Iginio ha detto:

            Caro don Ettore, mi scusi, ma guardi che io intendevo proprio che anche a 16 anni ci si può e deve prendere le proprie responsabilità. Ho citato il caso dei matrimoni.
            Siamo pienamente d’accordo sulla sciocchezza di trattare giovanottoni come bambini (lo notava anche questo studioso: https://www.ibs.it/eternamente-giovani-adolescenza-della-cultura-libro-marcel-danesi/e/9788883588976 ) grazie al mito dell'”adolescenza”. Non per niente trovo assurdo il pretendere di elevare l’obbligo scolastico a 18 anni costringendo tutti i ragazzoni e le ragazzone a stare dietro ai banchi tutti i giorni fino a quell’età.
            Però qui si discuteva del caso di preti pederasti. Io sono d’accordo sul fatto che un peccatore può cambiare vita, ovviamente, se no Cristo che è venuto a fare? Il punto però è che da un lato si finge di considerare pedofilia quella che è omosessualità (come si fa a parlare di pedofilia per gente di 16 anni?). Dall’altro canto teniamo presente la chiamata al linciaggio che risuona ogni volta che, dopo settanta e più anni, si scopre qualcuno che sarebbe stato colpevole di crimini durante la seconda guerra mondiale. Lì il fatto che uno non sia più la stessa persona di allora non è contemplato. Mentre lo è quando è un ex terrorista rosso, per esempio. Insomma: grande è l’ipocrisia sotto il cielo.
            Un altro problema però, ed è quello su cui mi soffermavo, è il fatto che molti vescovi ordinano preti personaggi raccogliticci, ignoranti ed eticamente deboli, il tutto in nome del “se no non abbiamo più preti” o del “misericordia, misericordia” o del “ottimismo, ottimismo”. Nel caso in questione, mi sarebbe piaciuto sapere perché quel tale, che aveva manifestato certe tendenze, fosse stato ordinato prete, dato che verosimilmente le manifestava già allora.

    • Marcolino ha detto:

      La giustizia si fonda sulla VERITA’?

      All’epoca di Cristo, la sua crocifissione, fu allo stesso legale e illegittima.

      La verita’ e’ Cristo. Non la giustizia umana. Ne sanno qualcosa i tanti (huus, Galileo…Giovanna d’Arco, Savonarola, San Celestino V) prima perseguitati poi riabilitati dalla chiesa stessa.

      Pure padre Pio e Don orione.