STUDIARE AUGUSTO COMTE PER CAPIRE VATICANO II E BERGOGLIO .

16 Luglio 2020 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, Pezzo Grosso aveva chiesto, in un commento sul blog qualche giorno fa,  il permesso di inserirsi nel dibattito in corso sul Concilio Vaticano II. Un permesso che naturalmente gli viene accordato con piacere. Pezzo Grosso è sempre interessante; ma l’articolo che ci propone oggi è qualche cosa di veramente speciale. Buona lettura. 

§§§

PER CAPIRE IL VATICANO II E BERGOGLIO DOBBIAMO STUDIARE AUGUSTO COMTE

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  Caro Tosatti, la ringrazio per avermi autorizzato ad  intervenire sulla disputa sul Vaticano II pur non essendo uno storico o un teologo. Tenterò solo una riflessione provocatoria che potrebbe accompagnare, non certo contraddire, le tesi di mons.Viganò o quelle del card.Brandmuller, o quelle di Roberto de Mattei.

Con questa mia ipotesi vorrei solo proporre di considerare che se anche non ci fosse stato il Concilio Vaticano II, oggi ci sarebbe ugualmente stata una “rivoluzione bergogliana”, fatta prima o dopo, da altri, in altri modi e stili. Ma non per caso, bensì grazie alla creazione di diverse circostanze e in altre condizioni.

Quale premessa per spiegare ciò che intendo propongo di riflettere su come il mondo laico vedeva la chiesa prima del Concilio Vaticano II. (Da LaStampa del 10novembre 2012). Merita una riflessione, parola per parola.

“Prima del Vaticano II la messa era in latino e nessuno la comprendeve bene. Il prete girava le spalle alle persone. Non si sapeva leggere la Bibbia. I cattolici guardavano con diffidenza i non cattolici, soprattutto guardavano con ostilità e sospetto gli ebrei. Le donne erano escluse. Il terzo mondo ignorato. I poveri non erano al centro dell’attenzione. Ecc”.

Da non crederci! Ecco come viene spiegata in estrema sintesi l’esigenza del Vaticano II. Leggendo queste due righe, Mons.Lefebvre si sarebbe chiesto se si stesse parlando della stessa cosa per cui lui soffrì e lottò fino alla scomunica.

Ma a questo mondo laico, secondo voi, interessava qualcosa della messa in latino? O come celebrava la messa il sacerdote? Ma andiamo!! Evidentemente no, l’interesse era ritentare ancora una volta (limitiamoci a dire, dopo l’illuminismo) di abbattere la chiesa cogliendo le circostanze dell’epoca.

L’ipotesi di un Vaticano II era già stata immaginata con Pio XI, si accelerò con Pio XII accusato di esser di troppo intransigente, troppo chiuso verso il mondo moderno e troppo ostile al comunismo (attenzione!).

Il successore, Giovanni XXIII si illuse di poter far accogliere meglio il messaggio cristiano cercando di apparire meno anticomunisti e più aperti alla modernità.

Cosi’ indisse il Vaticano II nel 1962,in piena “guerra fredda” e sotto minaccia nucleare che giustificava tale scelta. Direi che la scelta della strategia, adottata dalle persone giuste nel momento giusto, vada ben considerata. Senza fare processi alle intenzioni.

Ma i presupposti teologici erano pronti da secoli, pronti ad essere adattati nel momento opportuno. Per esempio la nuova Chiesa di Karl Rahner, come l’ha magistralmente definita e spiegata il prof.Stefano Fontana, era già pronta da un pezzo, ben prima del Vaticano II (era modellata sul pensiero di Heiddegger,Kant, Cartesio).

Che poi, chi pretendeva di imporre la Chiesa di Rahner (incluse le fantasie di Teilhard de Chardin), sia intervenuto impossessandosi del Vaticano II, è storia. Mi pare però  impensabile che chi aveva preparato la Chiesa di Rahner, non avesse altri piani da attuare se non fosse stato indetto il Vaticano II. La posta in gioca non poteva esser perduta o lasciata al caso.

I piani (quelli dell’ultimo secolo, naturalmente) per abbattere la chiesa sono scritti, per chi voglia e sappia leggerli, in tutti i documenti del Nuovo Ordine Mondiale, avviati da Kissinger e portati avanti fino ad Obama (come mons. Viganò lascia intendere).

Documenti che spiegano con estrema chiarezza perchè la Chiesa cattolica apostolica romana deve chiudere i battenti, o cambiare politica e il capo.

Ora però voglio provocare una riflessione inconsueta. Riuscire in questo intento, più o meno esattamente come è accaduto, lo ideò e avviò un signore nato nel 1798 e morto nel 1857, Augusto Comte, filosofo ateo e scientista, fondatore del positivismo, definito “Pontefice della religione positiva“, che pretese di ristrutturare la fede e la chiesa cattolica.

Al contrario di Marx che voleva abolire la religione, il nostro Comte voleva crearne una che celebrasse e venerasse l’uomo, che sostituisse il culto dei santi con quello di laici, scienziati e benemeriti della formazione della società. Una certa similitudine con ciò che accade oggi con Scalfari, Pannella, Bonino, Napolitano, Jeffrey Sachs, Paul Herlich, Carlin Petrini, Yunus….? chissà?

Comte voleva riumanizzare il cattolicesimo. Vi do ora una notizia curiosa, che spiega la citazione fatta da papa Bergoglio a suo tempo: fu questo pensiero di Comte ad ispirare “Il padrone del mondo“ di R.H.Benson, tanto esaltato dal nostro pontefice. Ma è altrettanto interessante riflettere sul maggior progetto di Comte: creare la religione dell’Umanità (fondata su una etica socialmente utile) in alleanza con i gesuiti, che lui considerava l’ordine religioso destinato a diventare leader spirituale del cattolicesimo.

Comte scrisse persino un “appello agli ignaziani” invitando il generale dei gesuiti a autoproclamarsi capo spirituale dei cattolici, papa e principe di Roma (i gesuiti allora, evidentemente, rifiutarono l’appello).

Quanto ho esposto non vuole affatto giustificare o spiegare le conseguenze del Vaticano II, sia chiaro; vuole solo proporre un ragionamento che ci porterebbe ad esser certi che anche senza Vaticano II le “forze in gioco“ avrebbero operato per raggiungere il medesimo risultato, con ogni altro mezzo.

E’ piuttosto la parentesi di ben 37 anni, in cui ci son stati concessi un papa santo e un papa dotto e restauratore, che dovremmo capire. Forse per capire dovremmo poter comprendere la rinuncia di Benedetto.

Ma temo non avverrà mai. Ce lo potrebbe spiegare la Madonna di Fatima, forse.

Ma a noi è poi così necessaria per capire il senso i questi tempi?

PG

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39 commenti

  • Rafael Brotero ha detto:

    Le cose sono un po’più complicate.Comte aveva una concezione della società e della morale molto vicina a quella cattolica. Basta ricordare che è stato uno dei maestri di Charles Maurras, l’ ideologo massimo della destra francese e non solo. Maurras era il più accanito oppositore di Marc Sagnier, del Sillon, questo sì un precursore del mentecatto argentino.

  • Angelo Simoni ha detto:

    Il Tempo di Planck è particolarmente interessante per un credente perché gli scienziati che l’hanno postulato, sono costretti ad ammettere che, in quella infinitesimale frazione di tempo, le normali leggi fisiche che regolano l’Universo devono necessariamente essere state “sospese”.
    Diversamente la materia non avrebbe potuto vincere le forze uguali e contrarie dell’antimateria, e non ci sarebbe l’Universo.
    (In quel brevissimo frammento di tempo si è formato TUTTO l’Universo, TUTTA la sua materia e si sono attivate TUTTE le forze che lo muovono).
    Ricordiamo a questo riguardo che la natura non può creare vita nuova, ma solo trasmettere e propagare quella già in essere, e nemmeno può aggiungere (o togliere) un solo milligrammo di nuova materia all’Universo.
    Per un credente c’è da riflettere serenamente e da contrastare eventualmente molte teorie di spocchiosa ignoranza.

  • Angelo Simoni ha detto:

    Il Tempo di Planck è un concetto scientifico molto interessante per noi credenti.
    Questa brevissima frazione di tempo, la più breve finora misurabile, immediatamente seguita al Big Bang, presume (comporta) la sospensione delle normali leggi fisiche quelle che regolano lo spazio, il tempo e le forze gravitazionali del nostro Universo.
    Questa sospensione delle leggi fisiche ha permesso alla materia di “emergere” vincendo le spinte uguali e contrarie dell’antimateria.
    E in quell’infinitesimale momento è stata”creata” tutta la materia presente nell’universo.
    Da quell’istante in poi nulla si crea e nulla si distrugge nell’Universo.
    Questo ci dice la scienza !
    L’uomo non solo non può creare in laboratorio la vita, ma non può creare nemmeno un grammo, un milligrammo di nuova materia, può solo trasformare la materia che trova nel creato (in energia o in altra materia a seconda delle sue esigenze e delle tecnologie usate, senza tuttavia aumentarla o diminuirla).
    E questa è una semplice verità scientifica, non un dogma di fede.
    Il concetto di Creazione ben si sposa a mio giudiziom con la teoria scientifica del Big Bang.

    • luca antonio ha detto:

      Giusto Angelo, solo Dio crea e non credo sia un caso che lo scopritore del Big Bang sia stato un prete, Georges Lamaitre,
      Lamaitre si permise anche il lusso di contraddire Einestein sul punto meritandosi l’onesta ammissione del proprio errore (“il mio mio più grande errore” definì la sua teoria di un universo statico ) da parte di quest’ultimo.
      Epperò, così va il mondo, Lamaitre si vide scippare il merito da parte della “comunità scientifica” – a riprova che la Scienza senza ideologie non esiste – per attribuirlo al solo Hubble .
      Solo recentemente è stata fatta giustizia e la legge dell’espansione dell’universo a seguito del Big Bang si chiama ora legge Hubble Lamaitre.
      Giustizia che ancora invece attende il nostro più grande scienziato recente Nicola Cabibbo (pensi che vincono premi nobel per la fisica studiosi che portano avanti banali derivazioni delle sue scoperte e Cabibbo non viene neanche menzionato !) reo di essere credente e cattolico.

    • Angelo Simoni ha detto:

      Scusate il doppione…
      Ma il primo contributo non era partito

  • Luca Antonio ha detto:

    Richiamando, oltre il pregevole articolo , Enrico e il suo preciso intervento, mi sento di riportare la questione alla sua essenza : e’ lo Spirito che crea la materia e non viceversa.
    Il progressismo esiste solo come scadimento nella materia,
    Dio ha fatto il mondo perfetto- secondo le Sue vie che non sono le nostre vie – e qualsiasi religione dell’uomo e qualsiasi perfettibilita’ laica sono fallaci.
    Prendiamo l’ evoluzionismo – sposato oggi ormai dalla chiesa – ….ci rendiamo conto di quali insolubili problemi pone ?
    Se fosse vero avrebbe ragione Teilhard de Charden e quindi Bergoglio: il mondo, sorto dal fango primordiale tende, per un suo intrinseco meccanismo, verso lo Spirito (cosa poi sia questo Spirito e’ comunque ignoto) e quindi lo storicismo e’ l’unica chiave di lettura della parabola umana.
    Ci si e’ appiattiti in questa logica e questo rende impossibile credere, ad esempio, al concepimento e al parto virginale di Maria Santissima e , in ultima derivazione, alla stessa resurrezione di Cristo.
    Piccolo test e impegno per ogni cristiano : rileggersi e meditare ogni giorno il Credo – apostolico o romano- .
    Tosto per chi crede veramente, superato per chi ha smesso di credere e ancora non se ne e’ reso conto, barzelletta per chi non crede.

    • Enrico ha detto:

      A proposito di quanto Lei afferma, e cioè che lo Spirito è “prima” della materia, mi vien da proporre quanto ne dice Max Planck, l’iniziatore della fisica quantistica:

      “Tutta la materia non esiste che in virtù di una forza che fa vibrare le particelle e mantiene questo minuscolo sistema solare dell’atomo. Possiamo supporre al di sotto di questa forza l’esistenza di uno Spirito Intelligente e cosciente. Questo Spirito è la ragione di ogni materia”.

      Che ne dice?

      • Luca Antonio ha detto:

        Esatto, Enrico, esatto.
        E Planck non e’ un fisico isolato in tale visione, basti pensare, su tutti, al suo ” padre ” scientifico , James Clerk Maxwell, la piu’ grande mente dell’ 800.
        Maxwell asseriva che la materia, il mondo , sono stati creati da Dio dal nulla e che la stessa coscienza e’ stata creata contemporaneamente al mondo e alle sue leggi, ed e’ in virtu’ di cio’ che queste leggi sono intellegibili.

  • laura cadenasso ha detto:

    GRAZIE !!!

  • laura cadenasso ha detto:

    GRAZIE !!!

  • Marco Matteucci ha detto:

    Due insegnamenti opposti e sostanzialmente inconciliabili, possono essere predicati dal medesimo pastore?

    “Siate perfetti: chiamati ad amare come Dio” (don Ermes Ronchi, Giovedì 20 febbraio 2014)
    https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/%C2%ABsiate-perfetti%C2%BB-br–chiamati-ad-amare-come-dio_20140220

    “Nel mondo per essere fecondi non perfetti” (don Ermes Ronchi, Giovedì 16 luglio 2020)
    https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/nel-mondoper-esserefecondinon-perfetti

    Ebbene sembrerebbe proprio di si! …Potenza del misericordismo eretico Rahneriano sdoganato da un ambiguo concilio!

    • Marco Matteucci ha detto:

      C’è un vecchio adagio toscano che recita:
      “Con il tempo e con la paglia matura la sorba e la canaglia!”

      • Marco Matteucci ha detto:

        All’inizio del secondo articolo è specificato ANNO A ma ci sono tutti i presupposti perché invece sia L’ANNO Ω

        • IMMATURO IRRESPONSIBLE ha detto:

          Borges diceva che la teologia e’ un genere di letteratura fantastica; a leggere il Ronchi……c’e’ da dar ragione allo scrittore argentino!

  • Tonino T ha detto:

    Forse possono essere utili queste 2 domande per capire che vi sono 10 RE che sono SENZA regno e potrebbero volergli un regno, ma chi darà il potere regale alla bestia, lo darà anche a quei 10 re senza regno. Quindi chi darà il potere regale e attraverso di chi?

    1 – Chi sono i 7 RE (+ 1 che ritorna) (7 teste o colli sulla quale siede la donna)?
    2 – Chi sono i 10 RE (10 corna della donna) che NON hanno ANCORO RICEVUTO un regno, ma RICEVERANNO potere regale, per un’ora soltanto insieme con la bestia?

    • Tonino T ha detto:

      Forse possono essere utili queste 2 domande per capire che vi sono 10 RE che sono SENZA regno e potrebbero volergli un regno.
      Chi sono i 7 RE (+ 1 che ritorna) (7 teste o colli sulla quale siede la donna)?
      Chi sono i 10 RE (10 corna della donna) che NON hanno ANCORO RICEVUTO un regno, ma RICEVERANNO potere regale, per un’ora soltanto insieme con la bestia?

      Apocalisse 17
      [7] Ma l’angelo mi disse: “Perché ti meravigli? Io ti spiegherò il mistero della donna e della bestia che la porta, con sette teste e dieci corna.

      [8] La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall’Abisso, ma per andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà.

      [9] Qui ci vuole una mente che abbia saggezza. Le sette teste sono i sette colli sui quali è seduta la donna; e sono anche sette re.

      [10] I primi cinque sono caduti, ne resta uno ancora in vita, l’altro non è ancora venuto e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco.

      [11] Quanto alla bestia che era e non è più, è ad un tempo l’ottavo re e uno dei sette, ma va in perdizione.

      [12] Le dieci corna che hai viste sono dieci re, i quali non hanno ancora ricevuto un regno, ma riceveranno potere regale, per un’ora soltanto insieme con la bestia.

      [13] Questi hanno un unico intento: consegnare la loro forza e il loro potere alla bestia.

  • Pazzi e sapienti ha detto:

    Nessuno inganni se stesso. Se qualcuno pensa di essere sapiente in questo mondo, diventi pazzo e allora sarà sapiente davvero. Dio infatti considera pazzia quel che il mondo crede sia sapienza. Si legge infatti nella Bibbia:
    Dio fa cadere i sapienti nella trappola della loro astuzia.
    E ancora in un un’altro passo leggiamo :
    Il Signore conosce i pensieri dei sapienti.
    Sa che non valgono nulla.
    Perciò non vantatevi di appartenere a qualcuno, perché tutto vi appartiene ; Paolo, Apollo, Pietro, il mondo , la morte, il presente e il futuro : tutto è vostro, voi invece appartenete a Cristo e Cristo appartiene a Dio.

    Dal Cap.3 dellaprima lettera ai Corinzi. Copiato con cura.

  • IMMATURO IRRESPONSABILE ha detto:

    Concedendo che 1) considerati i fini espressi che ci si poneva, il CVII ha in gran parte fallito 2) molte ambiguità nei suoi documenti possono aver favorito l’ insegnamento di errori 3) chi, proveniendo dal di fuori della Chiesa, volesse conoscere la Dottrina Cattolica, meglio sarebbe per lui rivolgersi ad altre fonti; chiedere oggi l’ invalidazione, o anche l’ archiviazione del concilio (a chi si rivolge la domanda? chi avrebbe una tale autorità? c’è qualche precedente, considerato che esso non si può considerare un conciliabolo come Pistoia?) significa andare incontro a un suicidio strategico. Contro tale strategia valgono i seguenti argomenti: a) dopo il concilio UN solo vescovo ha affermato la (parziale) invalidità di alcuni documenti. Evito di fare l’ elenco di eminentissimi personaggi, critici della deriva teologica e disciplinare del post-concilio, che tuttavia non affermarono mai la volontà di archiviare il concilio medesimo. b) ciò chè insegnato oggi, a tutti i livelli (e ciò che è taciuto) come “dottrina cattolica” e che di cattolico ha assai poco, non trova ESPLICITA giustificazione nei documenti conciliari (mi riferisco sopratutto all’ insegnamento modernista in campo morale e in materia sacramentale) c) l’ abbandono del tomismo non può essere imputato al concilio d) anche considerando troppo vaghe le indicazioni conciliari sulla liturgia, nè la riforma Bugnini-Lercaro, nè sopratutto l’ attuale anarchia nei riti possono essere attribuite alla volontà dei vescovi riuniti in quel consesso.
    Decine, e forse centinaia di grandi, e sante personalità cattoliche hanno insegnato, con la parola e con l’ esempio, che cosa significa appartenere alla Chiesa, senza opporsi al CVII; il tomismo (questione a ma assai cara) ha avuto, anche negli anni recenti, buoni e ottimi cultori e divulgatori (vedi lo Studio Domenicano di Bologna), i quali hanno combattuto il modernismo esattamente come aveva fatto Garrigou Lagrange, prima del concilio. Insomma, chi voleva restare cattolico, poteva farlo anche dopo il 1965, e moltissimi, per fortuna, così hanno fatto, senza sentirsi in contraddizione colle costituzioni conciliari.
    Bisogna ammettere tuttavia due gravi difficoltà: le dichiarazioni sull’ “ecumenismo” e quelle sulla “libertà religiosa”. Le prime possono aver indebolito il movimento di conversione alla Chiesa Cattolico, molto vivo, in effetti fino agli anni ’50; il secondo può aver favorito un certo, attuale, indifferentismo.
    Concludo e dico che la Chiesa risorgerà in Africa e in America (Cina?), e ciò avverrà senza bisogno di far la guerra, persa in partenza, al CVII.

  • Stefania ha detto:

    https://www.lanuovabq.it/it/lizzano-un-anticipo-del-regime-lgbt-voluto-dal-ddl-zan. Invito a leggere l’articolo e a scrivere su FB al sindaco che inneggia alla democrazia a senso univoco LGBT. Ho scritto una mail alla curia di Taranto chiedendo che il vescovo intervenga a favore del parroco. Chiedo di fare altrettanto.

  • Tina777 ha detto:

    La Madonna nel 1945 ad Amsterdam ci aveva avvertiti: aggiornare la pastorale è necessario, ma verrà fatto verso il male anziché verso il bene! Ci diede le armi per prevenire (e le diede anche Cristo alla Valtorta negli stessi anni), ma come al solito i signoroni teologiconi aristoteliconi sprezzano i fenomeni mistici… chi è causa del suo mal, pianga se stesso…

  • wisteria ha detto:

    Non ho dubbi che anche ssenza CVII ci sarebbe stato comunque il Sessantotto con tutte le sue discutibili conseguenza sulla morale e sul costume. Ma con il Concilio la Chiesa, invece di fare muro, ha assecondato la china scivolosa che ha portato al tramonto dell’Occidente. Quellovera e rimane il vero scopo del progressismo.
    Una parola su trito argomento che il latino della Messa non si capiva. Lo capivano gli analfabeti dei tempi oassatim e nknnlo capivano i fedeli del nostro tempo, in cui per la prima volta nella storia, l’alfabetizzazione di massa era stara raggiunta?
    Ah, ecco: forse il popolo doveva essere addottrinato in un’altra direzione.

  • Antonio Cafazzo ha detto:

    Il cardinale Dolan – vescovo di New York – è un birichino.
    Ha inviato ai 222 suoi colleghi che attualmente parteciperebbero a un Conclave il libro che recentemente ha scritto George Weigel ‘The Next Pope: The Office of Peter and a Church in Mission’.
    – Perchè l’ha fatto?
    – E’ in cantiere un Conclave?
    – Ha voluto dire ai “tradizionalisti” e a quelli di SanGallo di affilare le armi?
    – Che pensa Francesco che – ancora vivo – stanno preparando il suo post-funerale?

    • Bastian contrario ha detto:

      Ma pensa che i suoi 222 colleghi leggano tutti l’inglese ? Forse se si fosse negli anni 60 e si utilizzasse il latino…

  • Antonio Cafazzo ha detto:

    La buonanima di Giovanni XXIII indisse il CVII perché aveva preso NOTA dell’abisso della non-fede in cui era oramai caduta l’umanità. Il massone Bugnini – con la sua diabolica riforma liturgica – completò l’opera di scristianizzazione di un “popolo” che già gliene importava un fico secco dell’aldilà, della salvezza, etc.. etc.
    Il Comte, l’Illuminismo, il Modernismo hanno vinto. Oppure crediamo che il sole non-illumina?
    Oggi – 2020 – la “cristianità” quale “fede” ha (con o senza Bergoglio) ?
    Vacuità, stanchezza, noia, fiacca. Apostasia formale e sostanziale a tutta birra.
    E’ da citrulli pensare – leggiucchiando la Bibbia e dando retta a qualche “visione” riconosciuta – che San GPII e Benedetto XVII sono stati il Katejon antecedente la venuta dell’anticristo?
    L’Apocalissi è stato cancellato dai libri “rivelati” perché non “razionalistico”, non scientifico?

  • Elena ha detto:

    Tutto chiaro, nulla da obiettare.
    Premesso che sono molto, molto ignorante in materia, c’è qualcuno che sia in grado di spiegarmi perché tutti i pensatori di qualsiasi genere si affannino da decenni a cercare di convincermi che è necessario, obbligatorio, conveniente ecc (scegliete voi l’aggettivo più adatto) cambiare, divenire, progredire (idem per il verbo) “l’uomo”, che per sua natura è imperfetto in un nonsisabenecosa che è perfetto? E perché per fare questa faticaccia devo peggiorarmi cioè niente morale, faccio quello che mi pare ecc
    Tutto questo affannarsi mi ricorda una vecchia Trilogia di Asimov.
    Se non sbaglio nel catechismo, che a suo tempo mi fu insegnato, esisteva un solo “Unicum” Perfetto che aveva creato, oltre a tutto il resto, un essere a sua immagine che doveva tendere a Lui. Per aiutarlo in questa improba, a tempo debito, gli aveva mandato Suo Figlio ecc.. Tutto il resto Rahner, relativismo, positivismo ateismo tutti gli altri ismi mi sembrano elucubrazioni di chi sa di essere inadeguato, non lo accetta e pertanto si inventa di tutto e di più in qualsiasi campo.
    Per quello che mi riguarda l’unica cui non ho ancora trovato una risposta esaustiva è :
    Perché Quello Lassù si è preso la briga di creare l’uomo?
    Intendo “una MIA risposta”.

    • Marco ha detto:

      La domanda finale è fondamentale ed è la stessa che mi pongo io. Perchè l’ha fatto (l’uomo) se poi lo disfà? Perchè lo mette alla prova col peccato col rischio di perderlo se non Gli ha fatto niente? O Gli abbiamo fatto qualcosa che non ricordiamo e che dobbiamo espiare? O forse non c’è un perchè e questo è proprio quello che le nostre menti non possono afferrare. Senza un perchè tutto è indefinibile per le nostre menti alla ricerca di un appiglio che dia un senso a tutto. La risposta degli ateisti (non tutti gli atei sono ateisti) per la quale siamo solo frutto del Caso è una risposta debole, che cerca di rispondere senza riuscirci a una domanda che si pongono anche loro. La risposta dei credenti è invece l’amore. Ma cosa è l’amore per Lui? Noi gli diamo molti significati e non ci raccapezziamo: amore sacro, profano, di Patria, per il prossimo, per la musica, per la natura, per la famiglia, amor proprio, amore sensuale, amore platonico, amore etero ed omo, amore per gli animali e per le piante. Addirittura odio, che è un amore al contrario: non è l’odio per il Male l’altra faccia dell’amore per il Bene forse? Questo probabilmente è il centro del Mistero che non possiamo capire. Avere fede forse significa proprio questo: non chiedersi il perchè. Ma credere senza vedere e senza sentire, senza capire è “difficile”. Per questo, abbiamo bisogno di speculazioni, di confortarci e di confrontarci con le nostre argomentazioni, di ancorarci alla Storia (la vita di Gesù è nella Storia), di proiezioni dell’Invisibile nel Visibile con i simboli, con le parole, con i fatti. Per questo, almeno per quel che mi riguarda, la rinuncia ai simboli, le contraddizioni nelle parole di quest’epoca più che di questo pontificato mi sconcertano. Mi lasciano solo come non erano lasciati soli i miei nonni che non capivano il latino e i gesti della liturgia ma che in essi “vedevano” quello che le parole comprensibilissime in italiano non lasciano vedere.

  • Dino Brighenti ha detto:

    Credo che la soluzione spetti a Gesù o si ricade nella supremazia dell’uomo che decide fa e briga, niente. Alla fine dei conti come ha chiesto e continua a chiedere, per chi ci crede, nei messaggi la Madonna, Corona del Rosario in una mano e tenere ferma l’altra per non reagire come Pietro, Gesù farà il resto.
    Come sempre ci aiuta la Fede

  • Boanerghes ha detto:

    Con questa mia ipotesi vorrei solo proporre di considerare che se anche non ci fosse stato il Concilio Vaticano II, oggi ci sarebbe ugualmente stata una “rivoluzione bergogliana”, fatta prima o dopo, da altri, in altri modi e stili. Ma non per caso, bensì grazie alla creazione di diverse circostanze e in altre condizioni.

    Questa premessa è perfettamente condivisibile.

    E’ piuttosto la parentesi di ben 37 anni, in cui ci son stati concessi un papa santo e un papa dotto e restauratore, che dovremmo capire. Forse per capire dovremmo poter comprendere la rinuncia di Benedetto.
    Ma temo non avverrà mai. Ce lo potrebbe spiegare la Madonna di Fatima, forse.
    Ma a noi è poi così necessaria per capire il senso i questi tempi?

    Anche questa conclusione perfettamente condivisibile
    Penso che anche correggendo il famigerato subsistit, e anche modificando la struttura della S. Messa attuale, rimane una crisi di fede senza precedenti.
    Sarebbe forse qualcosa di efficace, una presa di posizione ferma e risoluta di almeno una parte di vescovi e cardinali CONTRO l’operato ben poco pastorale e misericordioso di Bergoglio.
    Ma dove sono?
    Oppure una imponente levata di scudi dei fedeli.
    Ma si trovano?

  • Enrico ha detto:

    Insomma, par di capire che Comte & Company siano gli alfieri del Progressismo.

    Ora, come tutti gli ismi, il Progressismo è una parodia tragica, in questo caso del progresso, e indice di una gravissima patologia psichica. Il Progressismo è un germe astratto-materialiastico – l’ossimoro è d’obbligo – che corrode l’anima, inducendola a rivoltolarsi nel fango della temporalità.

    Per il Progressismo, il tempo è l’elemento provvidenziale attraverso il quale l’umanità progredisce tanto nelle parole e nelle idee quanto nelle prassi. O, meglio, progredisce nelle manipolazione tanto delle parole e delle idee quanto delle prassi. O, meglio ancora (o peggio ancora), desume parole e idee dalle prassi, le più turpi delle quali meritano attenzione e “discernimento” al fine di … avallarle.

    Per il Progressismo nulla è definitivamente stabilito, non ci sono punti fermi indiscutibili, tutto, proprio tutto – parole, idee e prassi – debbono essere in un continuo fermento evolutivo. Al Progressismo ripugna ogni terreno solido poiché stabile e immutabile. Al contrario, ha necessità delle sabbie mobili nelle quali poter sprofondare sempre più. Costituendo una patologia psichica, il Progressismo confonde lo sprofondare con l’approfondire.

    Il Progressismo ha in orrore ogni parola, idea e prassi che non guardino “in avanti”, perché solo “andando avanti” si può progredire. Per il Progressismo ogni parola, idea e prassi debbono costantemente rinnegarsi per potersi continuamente trasformare e ancora rinnegarsi, secondo un processo che non conosce requie.

    Di conseguenza esso taccia di dietrologia, conservatorismo e sentimento nostalgico qualsiasi parola, idea a e prassi che olezzi di passato. Per il Progressismo, le parole, le idee e le prassi debbono essere momentanee, passeggere, suscettibili di approfondimento, cioè di cambiamento … sprofondante. Per il Progressismo il presente è il calderone ove tutto il passato viene disciolto e riplasmato in vista di un futuro utopico, cioè di un futuro che non deve mai giungere, ché altrimenti esso, il Progressismo, immediatamente morrebbe.

    Un’arma micidiale – e patologica – del Progressismo è il Nuovo Linguaggio. Perseguendo il cambiamento continuo, il Progressismo manipola le parole, le idee e le prassi stravolgendole, sovvertendole, e ciò, appunto, attraverso un nuovo linguaggio che, necessariamente, significa altro dal “vecchio linguaggio”. Nuovo linguaggio, si badi, anch’esso provvisorio e in continuo “aggiornamento”, ché altrimenti il progredire si arresterebbe nell’invecchiamento. Nuovo linguaggio, ovviamente, da imporre attraverso un’opera capillare di dissoluzione del passato nel calderone del presente per un futuro utopico che, a sua volta, sarà dissolto nel presente e così via, all’infinito, secondo un piano di epurazione del linguaggio stesso e delle prassi perverse da cui esso prende vita da ogni elemento che, in un modo o nell’altro, riconduca al passato. Il Progressismo è così fautore del continuo suicidio morale, del compromesso e dell’intrallazzo.

    Ora, è precisamente il Progressismo che sta dissolvendo (del tutto se potesse) anche la Chiesa di Cristo, la quale, lo si ribadisce a scanso di equivoci, È la Chiesa Cattolica e non la Chiesa che “sussiste” nella Chiesa Cattolica, come balordamente propinato dal Vaticano II (bastando questa macroscopica eresia a renderlo invalido).

    È il Progressismo che già tramava prima del Vaticano II, il bubbone il cui solfureo pus sta imbrattando e corrodendo la Sposa di Cristo: il bubbone costituito da coloro che, non potendo combattere efficacemente la Santa Chiesa di fronte, vi si sono intrufolati per distruggerla dal di dentro (se potessero).

    Quale “dibattito”, “confronto” o “dialogo” si può intessere con un bubbone pestifero? O lo si cauterizza o si lascia che compia il suo decorso distruttivo. Non c’è da illudersi: un’altra soluzione non esiste.

    • domanda ha detto:

      Ciao Enrico. Di Benedetto XVI – massimo apologeta del Concilio – qui descritto come “papa restauratore”, cosa pensi?

      • Enrico ha detto:

        Ciao a Te, Domanda.

        Il prima cardinale Rtazinger e poi Benedetto XVI, almeno a me risulta una personalità molto complessa e contraddittoria. Il fatto stesso che nel contempo ci sia chi lo consideri un apologeta del concilio, e ciò a ragion veduta vista la sua asserzione circa “l’ermeneutica della continuità”, e chi lo consideri un restauratore, anche ciò a ragion veduta visto il Summorum Pontificum, la dice lunga. Se poi considero il gesto inqualificabile e mai chiarito – visti i fiumi di parole che sono scorsi al riguardo e che hanno chiarito un bel niente – delle delle sue dimissioni da papa e della sua auto investitura a “papa emerito”, il pastrocchio è bell’e confezionato.

        Il tutto senza dire della teologia ratzingeriana che riflette le medesime contraddizioni di cui sopra e si presenta chiaramente (come ho cercato di dimostrare in interventi precedenti a mezzo di citazioni del Nostro) come un gioco acrobatico di parole e concetti che cerca di conciliare l’inconciliabile.

        In breve, un cardinale e papa troppo raffinatamente teologo – e quindi manipolatore del linguaggio – per non finire di essere un cerchio-bottista, caratteristica, del resto, che in un modo o nell’altro ha contraddistinto tutti i papi da Giovanni XXIII in poi, in ossequio alle REALI intenzioni conciliari, i cui frutti velenosi sono ormai incontestabili.

        Concludo con quanto affermato proprio da Giovanni XXIII nel Discorso di apertura del Concilio. Affermazione in cui è nascosta abilmente (a mezzo del consueto, modernista mescolamento di verità ed errore) la strategia conciliare organizzata dai nemici di Cristo intrufolatisi nella Chiesa:

        «Altro è infatti il deposito della Fede, cioè le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, altro è il modo con il quale esse sono annunziate, sempre però nello stesso senso e nella stessa accezione. Va data grande importanza a questo metodo e, se è necessario, applicato con pazienza; si dovrà cioè adottare quella forma di esposizione che più corrisponda al magistero, la cui indole è prevalentemente pastorale».

        Oggi, solamente coloro che continuano a tapparsi gli occhi, non vedono dove mirassero “il modo” di annunziare le verità di Fede e la loro relativa “forma di esposizione”.