GRAN BRETAGNA. UN LIBRO RIVELA L’AZIONE DI LOBBYING PER ELEGGERE BERGOGLIO AL SOGLIO DI PIETRO.

Marco Tosatti

Un libro che sta per uscire in Gran Bretagna offre nuovi elementi per capire come, e portati da chi, Jorge Mario Bergoglio è diventato papa. Il libro è scritto da Catherine Pepinster, che è stata direttrice del giornale cattolico inglese The Tablet, e si intitola: “The Keys and the Kingdom” (Le chiavi e il regno). In esso si afferma che il cardinale Cormac Murphy-O’Connor, ex arcivescovo di Westminster, scomparso nei giorni scorsi, organizzò a Roma, nei locali dell’Ambasciata britannica, almeno un incontro per convincere i cardinali votanti del Commonwealth a votare l’arcivescovo di Buenos Aires. Escluse però volontariamente dall’invito sia il card. Marc Ouellet, canadese, prefetto della Congregazione per i vescovi, sia il card. George Pell, australiano. Probabilmente temeva che avrebbero sconsigliato la sua azione di lobbying.

Murphy O’Connor non era più, per questioni di età, ammesso a votare in Conclave; ma era a Roma per partecipare alle Congregazioni, le riunioni di cardinali che precedono il Conclave e che sono aperte anche agli ultraottantenni.

Secondo Catholic Culture, che riporta la notizia data dal Telegraph, si tratterebbe di una chiara violazione delle norme che proibiscono ogni forma di lobbying prima di un Conclave.

È la seconda volta che questo sospetto, o accusa, viene alla luce. La prima volta è stata qualche anno fa, quando Austin Ivereigh, già portavoce di Murphy O’Connor, grande fan del Pontefice regnante, nel suo libro “The Great Reformer” (Tempo di misericordia, in italiano) scrisse che i cardinali che nel 2005 avevano spinto Bergoglio a correre, per essere sconfitto da Ratzinger, “Avevano imparato la lezione del 2005 e stavolta erano ben organizzati. Prima di tutto si assicurarono il consenso di Bergoglio. Quando gli domandarono se fosse disponibile rispose che riteneva che in un simile momento di crisi per la Chiesa nessun cardinale, ove glielo si fosse chiesto, potesse rifiutare. Murphy O’Connor lo avvertì a bella posta di ‘stare attento’ che stavolta era il suo turno, e l’altro rispose in italiano: ‘Capisco’”.

Quello che ha scritto pone un problema; va contro le regole del Conclave, stabilite dalla Universi Dominici Gregis, al N. 81: “I Cardinali elettori si astengano, inoltre, da ogni forma di patteggiamenti, accordi, promesse od altri impegni di qualsiasi genere, che li possano costringere a dare o a negare il voto ad uno o ad alcuni. Se ciò in realtà fosse fatto, sia pure sotto giuramento, decreto che tale impegno sia nullo e invalido e che nessuno sia tenuto ad osservarlo; e fin d’ora commino la scomunica latae sententiae ai trasgressori di tale divieto. Non intendo, tuttavia, proibire che durante la Sede Vacante ci possano essere scambi di idee circa l’elezione”.

Per vedere come questo pasticcio fu risolto, sia pure in maniera non estremamente limpida, potete leggere qui e qui e anche qui .

Austen Ivereigh sembrava implicitamente confermare che il “Team Bergoglio” è esistito e ha lavorato.

Lasciando da parte per il momento il problema della violazione; comunque la rivelazione della Pepinster arricchisce quello che è il quadro. E spiega un episodio accaduto nei primi mesi del Pontificato. Quando Gerhard Müller, allora prefetto della Congregazione per la Fede, fu chiamato urgentemente al telefono una mattina dal Pontefice. Murphy O’Connor aveva avuto problemi con almeno un caso di abusi sessuali commessi da uno sacerdote quando era vescovo, prima di giungere a Londra. Una donna, parente di una delle vittime, aveva chiesto che la Congregazione per la Dottrina della Fede indagasse su come aveva esercitato la responsabilità di sorveglianza e prevenzione dovute come vescovo. La Congregazione aveva aperto una pratica. Il Pontefice ingiunse a Müller di chiuderla rapidamente. Müller raccontò l’episodio; ne era rimasto molto colpito, anche perché la telefonata era arrivata mentre stava celebrando una messa per un gruppo di ospiti tedeschi, e il Pontefice aveva insistito per parlargli, a dispetto della situazione.

Il quadro dell’elezione di Bergoglio assume quindi sempre di più la forma di un qualche cosa preparato da molto tempo.

Vi ricordate il gruppo di Sankt Gallen, quello che Danneels chiamava la “mafia di Sankt Gallen”? Ne facevano parte Martini, Danneels, Murphy O’Connor, Silvestrini e altri ancora. Quando – prima del 2005 – ne faceva parte Martini, e durante una riunione si fece il nome di Bergoglio, il cardinale di Milano disse: non parliamo di nomi, parliamo di programma. Nel 2005 fu eletto Ratzinger. Ma il gruppo, anche se non si riunì più nella cittadina svizzera, continuò a operare, tanto che dopo l’elezione di Bergoglio il cardinale Silvestrini poteva confidare ai suoi fedeli che il programma del pontificato era stato un prodotto di quel “think tank”. (E come vediamo si cerca di attuarlo: eucarestia ai divorziati risposati, contraccezione sotto studio, a dicembre i “viri probati”, diaconato femminile…).

Al gruppo di lobbying e pressione anglo-belga-tedesco si è unita poi l’America Latina, e soprattutto il card. Hummes. Lì nacque l’idea di “inventare” la possibile candidatura del card. Scherer, come schermo per il cavallo reale, Bergoglio. Che trovò poi il sorprendente appoggio del card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato (ahimé) di Benedetto XVI. Gli amici di Bertone cercavano di rastrellare voti per l’arcivescovo di Buenos Aires, sostenendo che poi sarebbe stato facile da controllare. E, in effetti, gli uomini dell’ex segretario di Stato sono stati mantenuti o promossi.



Credibile quindi questa nuova rivelazione sul pre-Conclave. Che conferma la lunga marcia dell’arcivescovo di Buenos Aires verso il soglio di Pietro. Frutto, a quanto pare, più di una strategia di lungo corso che di una ventata improvvisa dello Spirito.

 

In spagnolo:

http://comovaradealmendro.es/2017/09/sobremesa-tosatti-gran-bretana-libro-revela-la-accion-cabildeo-elegir-bergoglio-al-solio-pedro/



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BRUXELLES. “CHI UCCIDE LA CHIESA? LA CHIESA TALVOLTA, MA TALMENTE BENE…”. GERUSALEMME.

Marco Tosatti

A Bruxelles, una delle capitali più scristianizzate d’Europa, l’arcidiocesi, guidata dal neo-cardinale Jozef De Kesel, protetto del discusso cardinale Danneels è riuscita a far sì che le Fraternità di Gerusalemme decidessero di lasciare la città. Dal 2001 le Fraternità, gruppi di vita monastica (a Roma è affidata loro Trinità de’Monti) sono nella parrocchia di Saint-Gilles e hanno intessuto legami profondi con la popolazione, cattolica e non, del quartiere. Dopo la sostituzione dell’arcivescovo Léonard, inviso a Danneels e di conseguenza al Pontefice regnante, è partito un piano di ristrutturazione delle parrocchie, che ha creato e continua a creare perplessità e opposizioni fra i laici cattolici. Che, fra l’altro, sono rimasti molto colpiti – e non positivamente – dalla decisione di De Kesel di non ospitare più un’altra comunità fiorente di vocazioni e di frutti spirituali, la Fraternità dei Santi Apostoli, a Sainte-Catherine, voluta e sostenuta da mons. Lèonard. Una decisione che nel contesto della vita cattolica di Bruxelles è apparsa sin dall’inizio incomprensibile.

Da quello che si capisce dal comunicato delle Fraternità di Gerusalemme, di cui ha parlato la Bussola Quotidiana, monaci e monache sono stati messi in una condizione di difficoltà oggettiva tale da obbligarli a rinunciare alla presenza nella capitale belga.

Belgicatho ha preso chiaramente posizione contro questa situazione e ha definito le spiegazioni fornite alla televisione dal vescovo ausiliare Jean Kockerols “laboriose”. Dopo averle sentite (ci capisce il francese può trovare il link su A la Source, la parte che interessa è un po’ prima del minuto ‘5) ci sembra che non spieghino proprio nulla. Non si capisce perché fosse necessario sfrattare – dopo quindici anni! – le Fraternità da Saint-Gilles. Ma eccovi quello che ha detto mons. Kockerols: “Il fatto che le Fraternità e la vita parrocchiale classica coabitassero ha suscitato tensioni e allora abbiamo riflettuto su altre opzioni possibili per le Fraternità…E’ indispensabile che a Bruxelles ci siano luoghi nella città aperti alla preghiera sia personale che comunitaria, luoghi d’ascolto dove si possa ricevere il sacramento della riconciliazione. Le Fraternità fanno e continuano a fare questo lavoro rimarchevole nel cuore della città e questo fa parte delle priorità della Chiesa di Bruxelles…”.

E’ difficile conciliare gli elogi e la richiesta di sbaraccare, anche perché come si può leggere su LalibreBelgique la presenza delle Fraternità di Gerusalemme sembrava avere aspetti molto positivi, e suscitare reazioni di gradimento da parte delle persone del quartiere. E la risposta della diocesi – “Al bando le voci” data a settembre, quando la comunità cattolica discuteva in maniera preoccupata della possibile partenza delle Fraternità.

Naturalmente sui social si sono avuti commenti e critiche al comportamento di De Kesel e del suo ausiliare.

“i cristiani di Bruxelles cominciano a conoscere la canzone del ‘bando alle voci’…la partenza della Fraternità dei santi Apostoli si è verificata, quella di Gerusalemme anche, il piano di chiusura delle chiese anche…”.

“Che bilancio disastroso in qualche mese per le autorità…La base non segue più per niente, e la collera comincia a salire forte contro tutte queste decisioni di liquidazione”.

“Chi uccide la Chiesa? La Chiesa talvolta…ma talmente bene…”.

“E sono sempre i piccoli che ne soffrono”.

“Chi ri-evangelizzerà questa città? E Dio sa se ne ha bisogno!”.

“Bisogna pregare per questa diocesi, e per i battezzati che ci vivono il Vangelo e cercano di irradiarlo!”.



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PRELATI CHIACCHIERONI, CONVERSAZIONI A RUOTA LIBERA. ANCORA QUALCHE INDISCREZIONE SUI DUE SINODI DELLA FAMIGLIA.

Marco Tosatti

Che disastro i prelati chiacchieroni! In particolare quando si tratta di Sinodo sulla famiglia. Come forse vi ricordate, parecchio tempo fa avevo scritto della conversazione tenuta una sera a cena da un ecclesiastico, che allora non era ancora cardinale, e in cui il protagonista rivelava con un bell’anticipo (qualche mese) quale sarebbe stata la strategia del Sinodo del 2014, e del successivo, nel 2015, esortazione apostolica compresa, con le ambiguità di cui si discute e si continuerà a discutere, perché provocano divisione.

Poi ci sono state le candide, confidenziali parole dell’arcivescovo Bruno Forte, in cui citava il Papa sull’eucarestia ai divorziati-risposati: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati e risposati, questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”.

Adesso Vox Cantoris, un sito d’oltreoceano, racconta di una conversazione sull’aereo, avvenuta presumibilmente nell’autunno del 2015, fra un lettore di Vox Cantoris e di Lifesitenews, e un prelato, che si è presentato come un funzionario dell’allora Pontificio Consiglio per la Famiglia, guidato dall’arcivescovo Vincenzo Paglia. Potete leggere l’originale in inglese sul sito di Vox Cantoris.

Ecco la nostra traduzione:

“L’ufficiale sembrava pronto a chiacchierare, e voleva dire che conosceva il cardinale Baldisseri, segretario generale del Sinodo. Ci sono stati un paio di momenti nella nostra conversazione in cui ha ammesso di aver parlato a lungo con il card. Baldisseri, ma non ha voluto rivelare il contenuto della conversazione”.

Che subito si è focalizzata sul Sinodo. E soprattutto sulla proposta Kasper.

“Domanda: (Dopo aver chiesto ripetutamente come è possibile entrare in una seconda unione se il primo matrimonio sacramentale è valido) Non capisco. Se il primo matrimonio era sacramentale e valido, come si può ammettere qualcuno alla comunione se è in una seconda unione civile? Che ne è dell’indissolubilità del matrimonio?.

Risposta. Che cosa fate quando l’indissolubilità è morta, quando non c’è più sentimento?

Domanda: Come fare con la Familiarsi Consortio di Giovanni Paolo II, al N. 84? (Dove nega la possibilità dell’eucarestia, se non si vive da fratello e sorella, N.D.R.)

Risposta: Come possiamo ammetterla? E’ stata scritta trent’anni fa…

Domanda. Ma come fare con quello che il papa Giovanni Paolo II dice nella Famliaris Consortio, che secondo la Scrittura e la Tradizione qualcuno che è in questa situazione non può ricevere l’eucarestia se non vive come fratello e sorella?

Risposta. Non possiamo aspettarci che un uomo e una donna che dormono nello stesso letto vivano come fratello e sorella”.

La conversazione poi si spostò su alcuni personaggi del Sinodo.

Domanda. Kasper: pensa che il Papa sia d’accordo con Kasper?

Risposta, dopo una lunga pausa. Sì.

Domanda. Che cosa pensa di Kasper?

Risposta. E’ l’uomo più intelligente che c’è.

Domanda. E il cardinale Burke?

Risposta. Non verrà. Non conta nulla; è troppo lefebvrista.

Domanda: ma immagino che ci sarà un sacco di opposizione al Sinodo da parte di alcuni vescovi e cardinali, specialmente da Africa, America, Polonia. Che cosa farà il Papa?

Risposta. Ascolterà e farà quello che vuole lui.

Domanda. E Papa Benedetto? Immagino che non sarà d’accordo.

Risposta. E’ un teologo, ma non ha nessuna esperienza pastorale.

Domanda. E la Congregazione per la Dottrina della Fede?

Risposta (in tono un po’ sprezzante). Pensano che sono loro i guardiani della Fede! E’ il Papa il guardiano della fede.

Domanda. Ho sentito che ha convocato il cardinale Danneels al Sinodo.

Risposta. A che brav’uomo! E’ raffinato…

E dopo uno scambio di telefoni e cordiali saluti, la conversazione ha avuto termine.

Da questa conversazione, e dagli altri elementi, si può dedurre che in realtà nella cerchia di persone legate al Pontefice c’era chiara l’idea di abbandonare in maniera trasversale l’insegnamento magisteriale sulla comunione ai divorziati risposati civilmente. Da ignorante quale sono, mi sembra un artifizio verbale, dire che si tratta di un sviluppo, di un passo avanti nell’ambito della stessa dottrina, quella precedente. Senza però avere il coraggio di affermarlo con chiarezza e semplicità. E da qui nascono tanti problemi. Che non fanno bene a nessuno, come testimonia una situazione di conflitto e divisione che si protrae ormai da troppo tempo.



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IL DISASTRO DELLA CHIESA BELGA. LÉONARD, E IL PROFESSORE LICENZIATO DA UNA SCUOLA CATTOLICA. DIFENDEVA LOURDES E I MIRACOLI DEL VANGELO.

Marco Tosatti

Nella Chiesa del 2016 può capitare quasi di tutto. Anche che venga richiesto – e l’hanno già fatto in parecchie migliaia – di firmare una richiesta di sostegno a un arcivescovo, Léonard, ingiustamente escluso dalla porpora cardinalizia, e di un insegnante, teologo, autore di diverse opere, e perseguitato perché sosteneva che i miracoli di Lourdes sono avvenuti, e che i miracoli del Vangelo anche.

Siamo al paradosso, ma in realtà anche stupirsi è diventato difficile. Mons. Léonard ha deciso di continuare la sua battaglia, che gli aveva fruttato anche aggressioni fisiche, in difesa dei diritti umani come li concepisce il Vangelo, e il Magistero della Chiesa, quello che non tema di farsi ossessionare dal problema dell’aborto. L’ex vescovo di Bruxelles ha scritto un libro che farà certamente discutere, in Belgio, dentro e fuori la Chiesa, che si intitola “Un évêque dans le siecle”.

Nel libro intervista Léonard fa appello a un rilancio del dibattito sull’aborto, sull’eutanasia e sul “matrimonio” omosessuale. In particolare sull’aborto sostiene che bisogna riparlarne, “perché se no si ridurrà a un fatto registrato, che fa parte dei costumi, e che non si rimetterà mai più in questione”. Léonard aveva partecipato a numerose marce per la vita – il che certamente non aveva fatto piacere a non pochi dei suoi colleghi con l’obiettivo di “partecipare a un risveglio o a un mantenimento dello stato di allerta delle coscienze”. Basta pensare alla celebra frase di mons. Galantino sui volti inespressivi di quelli che pregano davanti alle cliniche abortiste per immaginare come i super-progressivi vescovi belgi possano voler riaprire il dibattito sull’aborto legale. E seguendo quello che già diceva Paolo VI non ha paura di affermare che “La mentalità contraccettiva generalizzata incoraggia una mentalità abortista”.

Sull’eutanasia, in cui il Belgio è fra i Paesi più attivi, mons. Léonard dice che “tocca tutta una professione che è obbligata a relativizzare il giuramento di Ippocrate”, e continua: “Quella che si presenta come una decisione puramente personale in nome della libertà dell’individuo è in realtà una decisioneche ha un’influenza profonda e determinante sull’insieme della società”.

E conclude deplorando che in Belgio non ci si mobilita “abbastanza per dire No a pretesi avanzamenti che sono dei ritorni all’indietro e una regressione in rapporto alla solidarietà che deve legare i membri di una società”.

Più straordinario il caso del secondo nome dell’appello, quello di Arnaud Dumouch, professore di religione all’istituto Saint Joseph de Châtelet e rettore dell’Istituto Dottor Angelico. Dumouch, 52 anni, padre di famiglia, si è visto ritirare un anno fa, il 14 dicembre 2015, il visto ecclesiastico. Fino a quando mons. Léonard era Primate del Belgio, lo aveva difeso. Ma subito dopo la partenza del presule di Bruxelles, che ha trovato rifugio a Gap, come cappellano del santuario di Notre-Dame du Laus è stato colpito.

Se leggete il francese, potete trovare la storia completa cliccando QUI.

E’ una storia che ha radici antiche. Arnaud insegnava come giovane professore di religione in una scuola libera della diocesi di Tournai. Insegnava secondo il Catechismo e il magistero della Chiesa, e il Vaticano II.

Si è urtato con il suo superiore, un sacerdote ex sessantottino che ha deciso di rendergli la vita difficile, e che ha usato del suo ruolo di Ispettore del corso di religione per farlo cacciare. Arnaud trova comunque rifugio all’istituto Saint Joseph, a Chatelet, e diventa di ruolo nel 2003. Nel 2010 però la pace finisce. Il sacerdote che lo perseguitava è diventato vicario episcopale con delega all’insegnamento nella diocesi, e scatena contro Arnaud tutta una serie di ispezioni, compiute da un religioso lasalliano nell’istituto in cui Arnaud insegna, della Congregazione dei Lasalliani.

Fino a quando non c’è un vero e proprio processo: Arnaud Dumouch è convocato, e anche l’inquisitore è presente. Gli presentano una lista di rimproveri. Il religioso gli chiede: “Come si può ancora seguire il magistero, oggi, dopo l’affare Galileo?”. Il professore risponde che l’affare Galileo non tocca il magistero, che non si occupa che della fede. “Lei ha insegnato che Cristo è davvero resuscitato! Ma non è che un simbolo! Lei fa dell’esoterismo!”. Il processo assume veramente contorni kafkiani. Dumouch ha pubblicato siverse opere di teologia, con l’imprimatur dell’arcivescovo di Parigi. Cerca di difendersi, ma senza effetto. “Lei si deve concentrare su temi sociali, tolleranza e democrazia – è l’ordine. – La Trinità, la vita dopo la morte, il peccato e il perdono non interessano a nessuno. E’ ridicolo!”.

Il professore resiste. Le ispezioni continuano, e il 23 agosto 2013 il vescovo di Tournai, mons. Harpigny, riceve Dumouch, su richiesta del card. Müller, favorevole al professore di religione, di cui Benedetto XVI aveva usato i lavori per la sua enciclica, Spe Salvi.

Ma la burocrazia è più forte: Dumouch è sospeso per tre mesi. E nel 2014 le ispezioni riprendono. Fa denuncia per mobbing alla polizia, su consiglio del vescovo, e di mons. Léonard. Le ispezioni cessano e tutto è tranquillo fino al 2014. Nel marzo del 2015 una nuova ispezione scopre che gli allievi hanno preparato dei lavori sui miracoli di Lourdes. L’ispettore insorge: “I miracoli di Lourdes? Ma è della magia! E mi citi un solo miracolo del Vangelo che sia reale!”. Il professore risponde: “La resurrezione di Cristo. E’ il miracolo dei miracoli. O no?”.

La storia ha un epilogo nel luglio del 2015 quando i Fratelli delle Scuole Cristiane gli ritirano il permesso di insegnare. Poi viene licenziato. Il professore fa ricorso a Roma. Gli allievi di Dumouch mettono on line una petizione: la firmano in oltre duemila. Il ricorso a Roma è sospensivo, e il professore dovrebbe essere reintegrato immediatamente. Ma la direzione ritarda.

A quanto pare la storia non è apparsa sui mass media. Ma certamente se Dumouch fosse stato cacciato per aver difeso l’aborto o il matrimonio omosessuale e così via, avremmo visto paginate.

Ma come sappiamo la Chiesa belga è nelle mani del gran consigliere del Pontefice, il discusso cardinale Danneels. L’uomo che ha inventato il termine “la mafia di san Gallo”. Che pena.

Chi è interessato all’iniziativa, e vuole firmare, può trovare elementi interessanti QUI.



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DENUNCIA A ROMA PER BONNY DI ANVERSA. PROPONE “RITI DIVERSI” PER COPPIE OMO, RISPOSATI E COABITANTI.

 

bonny

 

Marco Tosatti

Pro Familia, un’associazione di laici cattolici belgi, ha deciso di agire contro le dichiarazioni fatte in un libro uscito di recente dall’arcivescovo di Anversa, Joahn Bonny (Nella foto come è rappresentato dal sito Pro Familia). Il presule suggerisce che le coppie omosessuali, i divorziati risposati e le coppie che coabitano possano ricevere qualche forma di benedizione da parte della Chiesa, in una “diversità di rituali” che riconosca “l’esclusività e la stabilità” delle loro unioni.

Pro Familia ha annunciato la sua decisione di presentare formale denuncia a Roma, presso la Congregazione del Clero, di cui è Prefetto il cardinale Beniamino Stella, contro il libro “Posso? Grazie. Spiacente. Dialoghi aperti su relazioni, matrimonio e famiglia”. Bonny è autore del libro insieme a Roger Burggraeve e Ilse Van Halst. Secondo Pro Familia, le affermazioni del vescovo sono in aperto contrasto con il Catechismo della Chiesa cattolica, e contro l’insegnamento dei Papi. Se volete andare al sito di Pro Familia cliccate QUI.

Nel testo Bonny si chiede. “Non dovremmo evolevere verso una diversità di rituali in cui possiamo riconoscere la relazione d’amore fra omosessuali, anche nella prospettiva della Chiesa e della fede?” E ha aggiunto: “In nessun modo possiamo continuare ad affermare che non ci può essere nessuna altra forma di amore oltre al matrimonio omosessuale. Troviamo lo stesso tipo di amore che c’è fra un uomo e una donna che vivono insieme in coppie omo e lesbiche”.

Bonny in una risposta televisiva fa riferimento all’esortazione apostolica “Amoris Laetitia”, anche se nel documento non ci sono tesi simili a quelle appena esposte. “Così tante variazioni sul tema ‘relazioni e matrimonio’ sono apparse, prima che una persona faccia un passo nel matrimonio civile o religioso…come possiamo trattare questa diversità in maniera tale che sia rispettosa per ogni persona, così che tutti coloro che vogliono essere cristiani oggi e vogliono essere insieme alla Chiesa possano trovare un posto nella comunità di Chiesa nella loro situazione personale?”.

Come si comporterà Roma? Aprirà un’inchiesta, chiederà chiarimenti al vescovo, insabbierà tutto (Bonny è uno dei pupilli del discusso ex arcivescovo di Malines-Bruxelles, il cardinale Godfried Danneels, amico e consigliere del Pontefice). Nel comunicato in cui annuncia il passo formale a Roma, Pro Familia sostiene che le parole di Bonny “sono sbagliate per quanto riguarda le norme cattoliche. “Dal punto di vista delle norme cattoliche, le offensive dichiarazioni di Bonny e i suoi scritti causano pubblico scandalo, sono dolorose per orecchie pie, assurde e persino chiaramente blasfeme. La Chiesa non può ‘benedire’ ciò che Dio ha proibito”.

Staremo a vedere…



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