Il Tradimento del Sinedrio Romano, e le Terribili Guerre che Incombono. Mons. Viganò.

3 Giugno 2024 Pubblicato da 6 Commenti

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione l’omelia pronunciate da mons. Carlo Maria Viganò ieri. Buona lettura e condivisione.

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Mons. Carlo Maria Viganò

ET HABITAVIT IN NOBIS

Omelia nella festa del Corpus Domini

Et verbum caro factum est,
et habitavit in nobis.

Gio 1, 14

 

Tantum ergo Sacramentum veneremur cernuiVeneriamo prostrati un sì grande Sacramento: sono le celebri parole dell’Inno del Corpus Domini, composto come altri testi liturgici di questa festa da San Tommaso d’Aquino. Le ripetiamo ogniqualvolta il Santissimo è esposto all’adorazione dei fedeli, sottolineando con l’inchino del corpo la nostra disposizione interiore, nello stesso atteggiamento di Mosè dinanzi al roveto ardente. Anche i sacerdoti della Nuova Alleanza si coprono le mani con il velo omerale, in segno di rispetto, quando devono impartire la benedizione eucaristica. Ed è così – cernui, prostrati – che dobbiamo presentarci al cospetto del Re dei re.

La mentalità moderna odia ogni gerarchia terrena e proclama l’uguaglianza degli individui non perché vuole la pace e la fratellanza tra i popoli, ma perché sa benissimo che l’unica società terrena in cui possa regnare la pace e la fratellanza è quella in cui l’autorità civile e l’autorità religiosa sono espressione vicaria dell’unica, suprema potestà di Nostro Signore Gesù Cristo, Re e Pontefice. Perché è attorno alla realtà ontologica della universale Signoria di Cristo che ruota l’intera Creazione: omnia per ipsum facta sunt, et sine ipso factum est nihil, quod factum est (Gv 1, 3). Intorno a Cristo, Sole invitto, ruota la storia della Redenzione; e la Croce sulla vetta del Golgota è divenuta il centro dell’universo: Stat Crux, dum volvitur orbis. La stessa Croce è piantata sui nostri altari, dove il sacerdote agisce nella persona di Cristo, e dove Cristo è offerto sotto le specie del pane e del vino. Ed è in Cristo che si ricapitolano tutte le cose, è in Lui che ogni aspetto della nostra vita prende senso, è a Lui che dobbiamo rendere conto della nostra anima e di quelle di chi la Provvidenza ci ha affidato. Il mondo non vuole pace perché essa sussiste solo dove c’è Cristo, e perché regni Satana deve regnarvi anche il caos, la distruzione, la guerra. La pace di Cristo è fondata sulla stabilità dell’ordine, e quest’ordine terreno deve necessariamente essere specchio dell’ordine divino: sicut in cœlo et in terra.

È di grande sofferenza vedere che in una società nemica di Cristo e interamente votata al male, la Gerarchia cattolica si è di fatto separata dal corpo ecclesiale, dà scandalo ai fedeli e si sta alienando anche Sacerdoti e Religiosi. Proprio nel momento in cui infuria la battaglia, i generali e gli ufficiali aprono le porte della Cittadella e lasciano massacrare i soldati e i civili. Bella premunt hostilia, cantiamo nell’inno Verbum supernum prodiens delle Lodi del Corpus Domini: terribili guerre incombono, e sono guerre spirituali per le quali occorre essere preparati: da robur, fer auxilium. Ma queste battaglie che quotidianamente affrontiamo come individui e come corpo ecclesiale sono parte di una guerra epocale che è già vinta, una volta per tutte, dal nostro Re e Signore, che si è fatto nostro alleato rendendoSi alimento dell’anima, offrendoSi in riscatto con la propria Passione e dando Se stesso trionfante come premio: Se nascens dedit socium, convescens in edulium, se moriens in prætium, se regnans dat in præmium. Nascendo si fece nostro compagno, nel suo convito si diè come alimento, morendo si fece nostro prezzo, nel suo regno ci si dà in premio

Questo tradimento del Sinedrio romano non è diverso dal tradimento dei Sommi Sacerdoti ai tempi di Nostro Signore. Il loro asservimento al potere è il medesimo, ed entrambi considerano sprezzantemente Cristo come usurpatore di un’autorità che in realtà essi hanno usurpato a Lui. Ma come tra la folla di allora vi furono quanti accolsero trionfalmente il Re di Israele e quanti Lo fecero crocifiggere, così anche oggi vi è chi Lo ama e Lo adora e chi Lo profana e Lo abbandona al sacrilegio.

Proprio come durante la Passione, il Signore accetta di lasciarSi offendere e percuotere anche nelle Sue carni eucaristiche, ed altri apostoli Lo abbandonano, Lo rinnegano, Lo consegnano ai Suoi nemici. I Giuda di oggi non sono meno colpevoli dell’Iscariota, che non a caso costoro ammirano; e mentre negano il suo tradimento cercano di nascondere il proprio.

Ma questa Presenza – senza la quale il mondo finirebbe – raccoglie ai piedi del tabernacolo tante anime buone, tante persone semplici, tanti peccatori pentiti, che proprio nel mettersi in ginocchio e nell’adorare il loro Dio, Signore e Re, trovano la forza e la Grazia di attraversare il deserto del mondo, le tenebre di questa società ribelle e ostile. Manna absconditum: celeste nutrimento, viatico per affrontare il cammino terreno verso l’eternità. Panis supersubstantialis, Pane degli Angeli che si fa Pane degli uomini. O res mirabilis: manducat Dominum pauper, servus et humilis. Il povero il servo, l’umile si nutre del Signore!

Il mondo non comprende il dono inestimabile che il Signore ci ha fatto, rendendoSi realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’altare. Non comprende questo dono perché ogni anima che si nutre degnamente della Santissima Eucaristia riceve con essa la formidabile protezione della Grazia, cresce nelle virtù, progredisce nella santità. Essa prende confidenza qui in terra, per così dire, della divina Presenza di Dio che la rende beata nell’eternità. La Santa Comunione è il farmaco contro la peste del mondo, perché ripristina nell’anima il primato di Nostro Signore sulle creature, spronandola a combattere sotto il gonfalone della Croce. Fateci caso: la solitudine a cui Satana spinge le sue vittime è anzitutto lontananza dal Signore, abbandono o profanazione della Santa Comunione, disprezzo per il Santissimo Sacramento. E quando è stato creato questo enorme vuoto dell’assenza di Dio in un’anima che è stata creata per essere da Lui abitata, il surrogato, la superstizione, l’ideologia svelano la loro frode e mostrano i tratti deformi del Nemico, invidioso del privilegio concesso a noi miseri mortali e negato agli stessi Angeli. Ecco perché è importante che la nostra anima diventi un sempre più degno tabernacolo per il Signore; che essa splenda di semplicità e decoro, per lasciarsi riverberare dello splendore divino dell’Agnello senza macchia.

Non dimenticate, cari fratelli, di visitare frequentemente il Santissimo Sacramento. Non mancate di mandare al divino Prigioniero del tabernacolo il vostro Angelo Custode, perché Gli renda a vostro nome l’adorazione dovuta. Non trascurate l’azione di grazie dopo la Comunione, perché in quei momenti benedetti la vostra voce sale più gradita al Cielo. Se poi questa voce è quella dei bambini, essa muove il Cuore Sacratissimo di Nostro Signore: insegnate loro a chiedere a Gesù Sacramentato di farli santi, e di confondere i piani dei nostri nemici.

In questa festa solenne, nella quale la Santa Chiesa onora il Suo Signore proclamando l’immutata Fede nella Presenza Reale del Santissimo Sacramento, torniamo ai piedi dell’altare, a Colui che è e deve essere il centro di tutto. Riconosciamo nel monito di San Paolo, instaurare omnia in Christo (Ef 1, 9), un richiamo a ricapitolare nel Re Eucaristico ogni aspetto della nostra vita, quia te contemplans totum deficit, perché solo contemplando Cristo ci accorgiamo che senza di Lui tutto il resto non ha alcun valore. E così sia.

 

+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo

2 Giugno 2024
Dominica infra Octavam Corporis Christi

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6 commenti

  • Dino Brighenti ha detto:

    …non ci indurre in tentazione ma liberaci da bergoglio. Così sia.

  • Giovanni ha detto:

    Il cuore di Mons. Vigano è rivolto verso l’alto e da esso, attingendo dalla sorgente viva della Grazia, sgorgano, abbondanti, Omelie impregnate dalla Verità Suprema.

  • R.S. ha detto:

    La fede nella presenza reale e sostanziale del corpo e del sangue di Cristo costituisce l’eccellenza dell’esperienza del cristiano, il più bello dei doni dello Spirito Santo, vertice del mistero divino e della Grazia.

    Di fronte al Sacramento si adora prostrati.

    Non è roba per spiritualisti disincarnati (c’è sangue, c’è senso, c’è sensibilità, c’è sentimento, non si disprezza il corpo, antidoti all’insensibilità disumana e all’anafettività), ma non è roba per materialisti appiattiti sul mero fare/produrre/consumare, privo d’altra logica del piacere e del competere, fino all’annichilimento.

    Nel mistero sostanziale del Corpo e del Sangue di Cristo adorabile e venerabile nei mille e mille tabernacoli disseminati nel mondo l’umanità viene chiamata ad assimilarsi a Dio nutrendosene. Grazia chiama Grazia, fino a riempirsene e non importa se questo passa dal martirio (oggi ricordiamo Carlo Lwanga e compagni), cioè dalla croce. E’ un pane spezzato, in cui ogni frammento contiene Tutto Dio e nulla deve andarne sprecato (di qui il rispetto necessario nel ricevere il Sacramento). Non teme di darsi, non teme la morte, ma anzi la oltrepassa, superandone l’apparente fine per un’eternità che è di Dio.

    L’Assoluto di Dio si dà alla creatura che di per sé non aggiunge nulla a Dio, essendo da Lui tratta dal nulla, ma non per essere considerata nulla, bensì per essere salvata, conservandola in vita, integra, unita al Datore dell’esistenza e non al negatore del Bello.

    Il Corpo e il Sangue di Cristo sono il centro della salvezza, perché riassumono il destino divino della materia, senza contrapporre spirituale e creaturale.

    Il nemico dell’uomo è il nemico di Cristo: chi non adora Cristo non vuol bene all’uomo. Chi non adora Dio si perde nell’idolatria, usando la religione in cui vorrebbe ridurre la Rivelazione che la supera: è Dio a prendere carne e solo Lui a salvare, non le opere umane.

    Cristo rifiutato venne crocefisso. La Chiesa sposa sta subendo il suo Calvario. In entrambi i casi è il potere religioso a crocifiggere, facendo fare il lavoro sporco ai re del mondo. L’Apocalisse lo illustra perfettamente. Siamo parte quotidiana di uno scontro epocale già vinto. La Gerusalemme Celeste è ancora incrostata nel peccato della Gerusalemme prostituta, ma attende la ricapitolazione in Cristo di tutta la creazione, dentro il travaglio con le doglie del parto.

    Ovviamente l’essere vivi nella Città che viene non sarà certo per tutti. C’è un giudizio di Dio.

    Intanto la lotta è contro le potenze dell’aria che avvelenano l’anima, trascinando nelle sofferenze purificatrici i corpi. Nella passione corredentrice ognuno può farsi offerente, unito al Corpo e al Sangue di Cristo, in questa progressione paolina: “per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la carità”.

    La carità sta oltre l’amore fraterno. E’ di Dio ed è l’unione con Dio. Quando saremo in quella visione beata, la fede e la speranza cesseranno.

    Siamo dentro la Passione del Corpo di Cristo: duemila per Dio anni sono come due giorni, tra la passione, morte e resurrezione. Nel frattempo anche Giuda si suicida. Muoiono anche i due ladroni e solo uno guadagna il paradiso. Il terzo giorno è pieno di luce per il Corpo di Cristo, che risorge piagato, portando i segni della Passione che rivela l’errore dei religiosi e dei re che con loro scendono a patti e compromessi, secondo le ragioni del mondo.

    Sì: la solitudine a cui Satana spinge le sue vittime è anzitutto lontananza dal Signore, abbandono o profanazione della Santa Comunione, disprezzo per il Santissimo Sacramento. E quando è stato creato questo enorme vuoto dell’assenza di Dio in un’anima che è stata creata per essere da Lui abitata, il surrogato, la superstizione, l’ideologia svelano la loro frode e mostrano i tratti deformi del Nemico, invidioso del privilegio concesso a noi miseri mortali e negato agli stessi Angeli.

  • Fra Mario ha detto:

    Molto bene. Mòns Viganò ha cambiato consiglieri , finalmente.

  • don Mariano ha detto:

    dopo aver letto questa Omelia di mons.Viganò ,mi domando come e perchè “qualcuno” continui ad accusarlo di essere “impazzito” o suggestionato da qualche pazzo. Ditemi cosa non è perfetto in questa omelia. Grazie

    • Giorgio Carcangiu ha detto:

      Sono d’accordo con Lei. Purtroppo ogni giorno, amaramente, si può constatare che il male aborrisce il bene e cerca in tutti i modi di negarlo, sbeffeggiandolo, infangandolo, osteggiandolo in tutti i modi!
      Gesù, il Bene assoluto, nella sua vita quotidiana vissuta tra noi facendo solo il bene, e in modo straordinariamente sbalorditivo, è stato osteggiato, combattuto e messo a morte! E tuttora, nonostante lo studio e la conoscenza della Sua grandezza “extraterreste” (nel vero senso della parola!), è osteggiato e combattuto in tutti i modi, direttamente e nei suoi discepoli!

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