La Resurrezione, l’Uomo, il Demonio. Riflessioni Pasquali. R.S.

2 Aprile 2024 Pubblicato da Lascia il tuo commento

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione queste riflessioni di un amico fedele del nostro sito, R.S., nate dopo la lettura di un articolo di José Arturo Quarracino. Buona lettura e diffusione. 

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Ottimi spunti, come di consueto, da J. Quarracino.

Poco fa, meditando in chiesa presso la croce, riflettevo su una catechesi di un esorcista che cerco di sintetizzare.

Anche dopo la redenzione operata da Nostro Signore Gesù Cristo, il demonio resta il principe di questo mondo.

Essendo una creatura spirituale, la sua intelligenza è superiore a quella umana, mediata dalla sensibilità.
In altri termini, il demonio è superiore all’uomo nelle facoltà intellettuali e pertanto, senza un aiuto adeguato, l’uomo soccombe alla volontà di male del Maligno.

Ovviamente questo aiuto decisivo viene da Dio e la redenzione ne è il vertice. Tuttavia il demonio è molto abile nelle sue suggestioni e tentazioni al male (ben prima di giungere a ossessioni e possessioni).
Il suo trucco principale consiste nel far credere di non esistere.

Così l’uomo diventa in competizione principalmente con se stesso: anche la religione diventa una morale, dovendosi vincere in certe debolezze o potendosene giustificare, dentro un contesto colpevolizzante o giustificante, misurandosi soprattutto con la psiche.

Il cristianesimo in questo modo scade facilmente in psicologia o sociologia, in cui ogni aiuto è da assistenza sociale… Poi può capitare che l’uomo si senta abbastanza forte da salvarsi con i suoi soli mezzi, singoli o associati e quindi anche “dio” diventa di troppo.

Così il suggeritore sotto mentite spoglie (il serpente in fondo fa parte della natura) ha buon gioco nel far sembrare logico il superamento di ogni riferimento esterno: l’uomo può farsi “dio”, ma senza Dio.

Allora il problema di non fare i conti con l’esistenza e l’azione del Maligno mette l’uomo in competizione direttamente con Dio o solo con se stesso e gli altri.

Gesù in croce ha vinto il mezzo più potente delle armi del Nemico: la morte. Ma dopo la Pasqua Satana resta il principe di questo mondo.
Chi non ne tiene conto trasforma il cristianesimo in psico-sociologia e assistenzialismo. Da qui ne conseguono molti effetti, tra i quali quelli descritti nei diversi accenti di predicazioni che tengano conto della realtà oppure la rimodellino secondo una certa idea.

Nella discesa agli inferi, dopo la morte, Gesù ha incontrato le anime dei defunti: mi piace pensare all’incontro con quella di San Giuseppe, ma anche con quella di Giuda, impiccatosi da poche ore. Gesù ha incontrato l’anima di Adamo, di Mosè, di Noè, di Abramo, dei profeti, della madre maccabea…

Alla morte di Gesù il velo del tempio si è squarciato dall’alto in basso ed è stato tolta ogni separazione: in Cristo, la porta stretta, si è aperto l’accesso (per tutti i popoli) al Regno di Dio, che non è di questo mondo.

Chi va oltre il velo squarciato lo stabilisce Dio. Nella discesa agli inferi ognuno ha ricevuto la luce che gli è propria, il fuoco necessario per la purificazione e (nel tempo di Dio, eterno, che scorre diversamente dal nostro, stare finalmente dove gli compete, in eterno).

Preghiamo per ogni anima, nella comunione dei santi. Perchè il velo strappato (un velo che nella sua realtà storica era pesantissimo, impossibile da lacerare come faremmo con un fazzoletto) apra la porta al Regno dei Cieli, senza rimanere soggetti ai regni della terra, il cui principe vi regna in eterno, eternamente separato da Dio, ma desideroso di non restare lì da solo…

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