Sembrerà Puro, Farà Innamorare…Benedetta De Vito.

12 Febbraio 2024 Pubblicato da 1 Commento

Marco Tosatti

Carissimi StilumCuriali, la nostra Benedetta De Vito offre alla vostra attenzione questo racconto un po’ fantastico ma mica tanto, anzi…Buona lettura e diffusione.

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“Mi dica, mi dica, vostra rossissima maestà delle tenebre supreme e vischiose, pensate, ritenete, avete la convinzione, se permettete, che essi, i vermi, siano cotti a puntino, ben ros(s)olati nell’apostasia, pronti a ricevere il rosso principino e a dare al piccolo sire delle tenebre supreme e vischiose d’Ilandia il benvenuto che si merita, lui che saprà far portenti e miracoli, farà risorgere dai morti persino (ahahahah, come nel film che ha vinto a Cannes, ops cioè a Drogas in diavoliano, vittoria di Annibale il cannibale, nome appropriato per il cinema) come il superuomo che noi inventeremo e narreremo?”.

Il sire cornuto si voltò di scatto e presa la mira lanciò al servitore in grembiulino con su medaglie e simboli di magia nera, una pallottola di carta. “Leggi, leggi qui, non spreco il mio fiato per te!”. Una zaffata fetida al sapor d’alga marina mista a fiele avvolse il servitore che quasi sveniva a quel puzzo indecente. Raccolse la pallottola e lesse:

“Noi, gli scarlatti cornutissimi abbiamo stabilito, deciso e approvato che, poiché l’apostasia (e qui tante faccine allegre e di giubilo) è oramai completa e assoluta. I vermi non credono più, non hanno la fede (urrà!), si affidano agli oroscopi e vivono come se l’inferno non ci fosse (grandioso!) Il bene è diventato male. L’inversione è oramai completa. Il tipo vestito di bianco dichiara che, in barba al Comandamento di Mosé, i ladri sono dei benefattori. I giudici in tocco e toga sentenziano che se si uccide un cane si va quasi in prigione, se si uccide un orso non puoi uscir di casa altrimenti ti linciano, mentre se si uccide, schiacciandolo con un’automobile, un bambino puoi andare a insegnare come si guida la macchina e se una donna uccide il suo bambino nel grembo diventa un’eroina, il gioco è davvero fatto. I vermi credono di poter brulicare da soli, senza mai tirare su il loro sporco muso da terra. sempre a caccia di putredine da divorare, senza mai alzare gli occhi alle stelle.

Benissimo, fantastico arci-diavolato! Lo avevamo detto che comperare quel telo ruvido color finto cielo con su il falso arcobaleno era una freccia al bersaglio. E infatti noi, sempre gli scarlatti cornutissimi, riuniti in assemblea con la Pachamama, sotto i solenni auspici della sciamana brasiliana di nome Putanny (ahahaha, faccine che ridono perché il diavoliano, mutuato dall’inglese che è l’antilatino, li diverte assai!) abbiamo deciso di mandare il precursore dai capelli rossi, gioannin pecator, che, con il suo cattivo esempio, mascherato da buon esempio, sta preparando la strada al piccolo sire delle tenebre supreme e vischiose”.

“Ohhh” esclama il servitore in grembiulino. E di nuovo domanda: “Ma il principino è già nato?”

“Silenzio! Accontentati di gioannin, il precursore che sembra portare il nome di quell’altro, il B. (non pronuncio quel nome, ahahaah), ma che in realtà si chiama young nick, il diavolin giovane!”

“Osserva bene la perfezione del suo gioco che è doppio e tutto ciò che appare non è. Noi lo vogliamo super, un esempio, un eroe e per diventarlo deve in-gan-na-re”.

“Dichiara che non bisogna obbedire ai genitori, ma bravo bravissimo. Proprio il contrario del figlio del falegname (mi viene il voltastomaco quando penso a lui…). Dice di aver fatto tutto a modo suo, benissimo, bandita anche la volontà dell’Alt… (comincia a tossire furiosamente). Dice di non voler andare a Saremo (sottinteso indemoniati), bel colpo, farà un figurone e tutti a dire che bravo bravissimo. E’ caduto su un dettaglio, vive dove non si pagan le nostre amatissime tasse, insomma il vero gesto dell’ombrello (tiè!), ma i vermi ipnotizzati dal diritto e dal rovescio, dalla coppa gigante da sacrificio umano, se ne dimenticheranno presto, bersagliati come sono dalla sua presenza. Davanti al reuccio dei vermi si è anche messo a ridere, sciocchino, lo sgrideremo. DEVE mostrarsi rispettoso anche davanti ai nostri burattini! Borbottio e insolenze in sottofondo.

“E l’altro?”, prosegue, insistendo, il servitore in grembiuletto.

Nel silenzio un ruggito lontano. Tempo al tempo. Verrà. Sembrerà puro, farà innamorare. E’ già nato e come un aspide ha quasi ucciso sua madre. E verrà dal mare come deve essere- Nel silenzio, solo una risata rauca nel nulla, e si ode lontano: “Noi non siamo amici di nessunoooooooo”.

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1 commento

  • Federico ha detto:

    Gent.le Benedetta , leggo sempre volentieri i suoi pezzi, ma fatico a comprendere questo suo convincimento sul giovane tennista, che mi pare un po’ fantasioso. C’è forse un di piu’ che sa e ancora non può scrivere?Altrimenti vale tutto

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