Trattori a Sanremo. Nell’Assenza di Coldiretti e Confagricoltori. Vincenzo Fedele.

7 Febbraio 2024 Pubblicato da 2 Commenti

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Vincenzo Fedele, che ringraziamo di cuore, offre alla vostra attenzione queste riflessioni sulla crisi dei trattori e Sanremo. Buona lettura e condivisione.

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TRATTORI A SAN REMO

La protesta dei trattori sembra piombata a sorpresa sull’asfittico panorama politico anche se è da mesi che in Europa la protesta va avanti, nel silenzio dei nostri media che non parlavano dei blocchi in Francia, Germania, Olanda e altrove. Quando non hanno più potuto tacere hanno commentato che le proteste erano causate dalla riduzione dei contributi sul gasolio. Non era vero, ovviamente, come non è vera la narrazione che ci fanno di tutto il malcontento che da tempo cova nel settore agricolo e che, spiace dirlo, neanche le associazioni di settore stanno difendendo e portando avanti con coordinamento e convinzione.

Salta all’occhio che nei trattori non ci sono bandiere di Confagricoltura o della Coldiretti ?

All’estero un coordinamento c’è stato, e infatti la protesta è esplosa molto prima che da noi, dove lo spontaneismo si è dovuto sostituire alle associazioni di categoria latitanti o lontane dal sentire contadino.

Non è vero che siano le accise sui carburanti il fattore principale. Forse i pochi centesimi al litro sul gasolio sono stati la goccia che, in Germania, ha fatto traboccare il vaso della continua emarginazione dell’agricoltura e di tutto il mondo agricolo, compresi allevamenti, industria di trasformazione e quant’altro collegato.

Ricordiamo la riduzione delle superfici produttive e la tassazione delle superfici a riposo, gli aumenti della tassazione sui redditi agrari, l’eliminazione dell’agevolazione Irpef per i redditi domenicali e agrari. Non ultimi gli incentivi a lasciare incolto il terreno o, ancora di più, per adibirlo a pannelli fotovoltaici o a pale eoliche.

I problemi, quindi, partono da lontano e riverberano nel futuro che non è solo domani, ma anche dopodomani.

I nodi erano al pettine già nel settembre scorso, quando Bruxelles ha approvato la Legge nota come Nature Restoration Law, sul ripristino delle aree naturali, passato con 336 voti a favore, 300 contrari e 13 astenuti. Un testo fortemente voluto dalla Commissione e sostenuto da verdi e sinistre, con il PPE spaccato e 21 dei loro che hanno votato a favore. Un farlocco “ripristino della natura” per “riparare gli ecosistemi degradati”, che è stato già in gran parte modificato dopo una violenta battaglia condotta, da destra, al Parlamento europeo.

Da quel momento la lotta contro i paletti “green” è montata sempre più e gli agricoltori hanno visto cosa fa l’eccessivo ambientalismo che accerchia l’agricoltura condannandola alla non competitività, se non all’estinzione. L’aumento del costo dell’energia e del gasolio, si somma a altri problemi fra cui ricordiamo:

Eccessiva rigidità dei dettami ambientali UE, i più alti del mondo e che si vorrebbero ancora più restrittivi lasciando campo libero ai prodotti cinesi, indiani o americani.

Riduzione dei prodotti fitosanitari per oltre il 50 %, anche se testati e sicuri, contro gli agenti patogeni.

Assenza di azioni contro le congiunture internazionali, comprese le guerre in atto e i problemi di  navigazione, con 50 miliardi erogati all’Ucraina mentre gli aiuti PAC (Politica Agricola Comunitaria),  ammontano solo a 54 miliardi per tutti e 27 i Paesi comunitari.

Apertura indiscriminata ai prodotti ucraini che, con gli aiuti da noi forniti, invadono il mercato a prezzi stracciati e qualità infima. Rimanendo al solo grano, gli agricoltori polacchi protestano contro il grano ammuffito in arrivo dai silos ucraini, destinato a mangime animale ma, passata la frontiera, ridiventa  di prima qualità e dalla Polonia invade gli altri mercati europei, con danni alla salute e alla leale concorrenza. Il problema non si limita ai soli cereali, ma tocca anche gli allevamenti, il pollame e le attività derivate come lo zucchero.

Il blocco di aree per destinarle allo sviluppo naturale, come se un bosco non curato si sviluppa da solo, o alle aree da lasciare incolte per la rotazione agricola, irrigidendo per Legge quello che gli agricoltori fanno già da millenni senza imposizioni di Bruxelles.

Equiparare un allevamento a qualsiasi altra industria, per l’emissione di CO2, senza considerare che l’anidride carbonica prodotta dalle mucche viene ampiamente compensata dai pascoli, mentre per un auto elettrica non si considera come l’elettricità viene prodotta ne come viene trasportata e utilizzata o il danno ambientale per produrre batterie con Litio, terre rare ecc.

Lasciando realmente incolte le aree agricole, per dare libero spazio alla natura, avremmo aree che tornano boschive e paludose in mondo incontrollato, quindi insalubri e pericolose. L’uomo non deve abbandonare le terre alla natura, ma governarle e migliorarle seguendo i dettami del Creatore. La “decrescita felice” è un sentiero che sfocia sul nulla in ogni settore che ci viene ammannito con il “non possiederai nulla e vivrai felice”.

Adesso la Von der Leyen, sulla spinta dei trattori in strada, fa marcia indietro, ma in modo scomposto e tardivo dichiarando letteralmente: “La commissione ha proposto il SUR (è il provvedimento mascherato da lotta ai pesticidi) con il meritevole obiettivo di ridurre i rischi dei prodotti fitosanitari chimici. Ma la proposta del SUR è diventata un simbolo di polarizzazione, è stata respinta dal Parlamento Europeo anche in Consiglio non si registrano più progressi. Dobbiamo quindi fare qualcosa e per questo proporrò al Collegio di ritirare la proposta, ma naturalmente il tema rimane.”

Non è solo un riposizionarsi, in vista delle elezioni di Giugno, senza rinnegare i loro obiettivi, che sono solo rimandati, è anche un modo subdolo per preparare la loro controffensiva.

La UE fa marcia indietro proprio sui “pesticidi” e sono già partiti i distinguo sull’uso dei pesticidi, stravolgendo il problema. Si parlerà dei danni che i pesticidi fanno all’ambiente, ai residui nella frutta e nella verdura con danni al nostro organismo, alla moria delle api, ecc. Non si dirà che la nostra legislazione su queste sostanze è la più restrittiva al mondo e si vuole restringerla ancora di più mentre non vi è alcun controllo sulle importazioni selvagge, iniziando dall’Ucraina, che non danno sicurezza alcuna su cosa arrivi sulla nostra tavola.

Si è, però, dimostrato che lottare paga e la protesta può fermare la macchina infernale che voleva cambiamenti epocali nel silenzio delle conventicole riservate di Bruxelles, Davos o del WEF.

La Commissione ha anche promesso di accantonare la proposta sulla “protezione dei lupi”, quella di “etichettatura nutrizionale” e altre simili, ma sembra troppo poco e troppo in ritardo.

La strategia dei piccoli passi per stravolgere la vita senza allarmare le sentinelle non ha funzionato ed è venuta allo scoperto. Adesso il sistema deve correre ai ripari e lo farà in diversi modi, offrendo risorse economiche, dilazionando scadenze, ritirandosi ove opportuno, squalificando gli interlocutori ove possibile.

In questo contesto si colloca anche San Remo che questa settimana è la capitale d’Italia al posto di Roma e con Amadeus regnante.

Sia Amadeus che Fiorello si sono premurati di informarci che accoglieranno volentieri  gli agricoltori sul palco dell’Ariston, mentre la RAI ha fatto sapere che non ci sono trattative in atto.

Oltre agli indubbi effetti sugli ascolti, per la gioia degli Amadeus di turno, temiamo che l’eventuale presenta degli agricoltori potrebbe avere effetti disastrosi che lor signori attendono.

Gli agricoltori non sono abituati a calcare le scene dove, nei pochi minuti a disposizione, serve toccare argomenti sensibili senza cadere in deleterie contraddizioni, in lungaggini o in affermazioni sopra le righe che stravolgano i motivi della lotta. Gli agricoltori non hanno curatori d’immagine o pubblicitari al loro servizio. Abbiamo già detto che le associazioni di categoria non sono in trincea a difendere i loro associati che sono, alla fine, lo scopo stesso della loro esistenza.

Si correrà il rischio che la protesta sacrosanta di una intera categoria sia squalificata da poche parole dette fuori contesto o non spiegate adeguatamente.

Non dimentichiamo il movimento dei forconi che, qualche anno fa, stava per mettere alle corde l’intero sistema politico. Poi uno dei loro leader pensò bene di arrivare ad un incontro con la propria Ferrari e da quella marginale evidenza è partita la denigrazione dell’intero movimento che, complice l’intemperanza di alcuni, compreso qualche generale in pensione, portò alla squalifica ed alla disintegrazione dell’intera protesta.

Cercheranno di etichettare negativamente gli agricoltori in protesta come hanno già fatto, riuscendoci, con i No-vax, i No-greenpass, i “putiniani” per chi è contro l’invio di armi a Kiev, gli “antisemiti” per chi osa ricordare il genocidio di Gaza, ecc.

Spero che i trattori arriveranno a San Remo per manifestare per le strade, rendendo caotico il traffico, (bloccarlo è contro la Legge), ostacolando star e starlette che devono muoversi velocemente, rallentando gli arrivi di pasta, carne, uova e derrate alimentali per nutrire e dissetare tanta bella gente che circola da quelle parti, ma non per pontificare dal palco argomentazioni che saranno di certo utilizzate contro di loro.

Le antenne del potere sono allertate sia per trasmettere i loro distruttivi messaggi che per captare quelli di chi è stufo di prese in giro e vuole difendersi e contrattaccare. Hanno le orecchie tese per ascoltare il minimo alito di vento contrario e contrastarlo, figuriamoci se non sentono i rombi dei motori che corrono da tempo nelle strade e nelle piazze europee.

Non lasciamo che vengano tacitate, assorbite e omologate queste grida di libertà che toccano noi, la nostra vita e il nostro futuro prima ancora che gli stessi dimostranti.

Vincenzo Fedele

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2 commenti

  • Corrado ha detto:

    Dice bene.

  • Federico ha detto:

    Diciamo la verità: qui si parla di agricoltori ma in realtà il discorso si può estendere a qualunque attività. Un tempo chi voleva aprire un’attività, tirava su la serranda e iniziava; oggi bisogna chiedere un prestito per iniziare a lavorare. È veramente ora di finirla! È ora di pretendere la riduzione delle gabelle e della burocrazia asfissiante che è molto peggio di una dittatura. Massima solidarietà agli agricoltori ma anche agli altri lavoratori.

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