Quando il M° Porfiri Incontrò gli Alieni. Con un Buon Cattolico Moderno.

20 Giugno 2021 Pubblicato da

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, Aurelio Porfiri ci ha inviato questa breve storia triste. Una storia di alieni e di cristiani. Il velo della metafora è leggero…buona lettura. 

§§§

Quando ho incontrato gli alieni

Li ho visti in un tardo pomeriggio. Ero con il mio amico Martino, passeggiavamo per una strada di campagna e abbiamo sentito un forte rumore e poi visto una luce che improvvisamente si abbassava. Poi non abbiamo sentito più nulla, come se la natura cessasse il suo strepito di botto. Poi…tra gli alberi abbiamo visto farsi strada due figure di un aspetto strano, che si avvicinavano a noi. Martino era tutto eccitato. Era un buon uomo Martino, cresciuto in parrocchia e vicino ad un certo movimento ecclesiale.

“Pensa”, mi disse, “se sono quello che penso, possiamo essere i primi ad annunciargli la lieta novella”.

Devo dire io fui sorpreso di quello che vedevo e della reazione di Martino e quindi non dissi nulla.

Intanto i due esseri si erano avvicinati a pochi metri da noi. Erano più piccoli degli uomini occidentali, con una pelle che tendeva al giallo e degli occhi di forma allungata. Sembravano senza un apparente espressione facciale, niente gioia, curiosità o paura. Impassibili. Poi uno cominciò a parlare.

“Salve, veniamo da molto lontano. Abbiamo imparato la vostra lingua per entrare in contatto con voi ed apprendere le cose belle del vostro mondo”.

Martino non stava più nella pelle: “Noi possiamo parlarvi di Gesù Cristo, il nostro Salvatore”.

I due stavano in silenzio. Poi uno disse: “Cosa puoi dirci di più?”

“Ci sono i Vangeli, che raccontano la sua vita e riportano quello che disse”.

“Quindi lì possiamo avere informazioni sicure?”

“Mica tanto” era sempre Martino che parlava, “ai tempi di Gesù non è che c’era il registratore”.

“E cosa vi insegnerebbe questo Gesù?”

“Ad amare tutti gli uomini, l’ambiente e ad essere bravi cittadini”.

L’alieno lo guardava fisso: “Ma questa non è quello che chiamate educazione civica? Tu non avevi detto che era una religione? Una salvezza soprannaturale? Perché dovremmo scegliere questa piuttosto che le altre?”

“In effetti Dio, che ne sa più di noi, ha creato nella sua sapienza una molteciplità di religioni, fate voi”.

“Ma cosa possiamo imparare da voi?”

“Noi siamo curiosi di imparare da voi, di apprezzare la vostra cultura, di prendere tutto quello che è possibile, senza filtri. Lo chiamiamo inculturazione”.

Io ero atterrito e mi pentii mille volte di non aver parlato. Martino sembrava veramente convinto di quello che diceva e la sua foga mi tolse ogni possibilità di intervenire. Mi ricordai di una frase di Edmund Burke, che diceva che l’unica cosa buona per il trionfo del male è che l’uomo buono non faccia niente. E mi vergognai.

Intanto i due alieni ci guardavano intensamente ed intuii quasi un espressione di vago disprezzo sul loro volto. Poi in silenzio si girarono e se ne tornarono da dove erano venuti.

Vedemmo una luce, poi un rumore e qualcosa che si allontanava.

Martino mi guardava euforico, sentendo di aver fatto qualcosa di grande.

Poi anche noi ci voltammo e riprendemmo il nostro cammino in un silenzio in cui ognuno scontava la sua colpa.

§§§




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11 commenti

  • Luca ha detto:

    Questa storia degli aliena è patetica, la stanno usando solo per promuovere la solita panzana della fratellanza universale.
    Gli alieni che la gente crede di vedere, o sono demoni o altre entità appartenenti al paranormale. L’argomento non è nemmeno interessante, si tornasse a parlare di ciò che sta oltre lo spazio il tempo e la materia, l’esistenza e la non esistenza, la conoscenza e la non conoscenza, ciò da cui tutto proviene e tutto sostiene, l’eterno, l’assoluto… ovvero Dio.

  • Il Matto ha detto:

    Gli Antichi, che secondo noi “progrediti” avevano l’anello al naso, vedevano nelle forze della natura e della psiche degli dèi. Gli Egizi, poi, vedevano nella pluralità degli dèi aspetti e funzioni dell’Unico Dio.

    Al riguardo cito da’ “Le favole Egizie e Greche” di Dom Antonio Pernety (Francia 1716-1796), della Congregazione Benedettina di san Mauro, soppressa, neanche a dirlo, durante la rivoluzione francese.

    «Giamblico così s’esprime all’inizio della sua opera: “Gli scrittori Egiziani considerando che Mercurio era stato l’inventore di tutto, attribuirono a questo Dio tutte le loro opere. Mercurio presiede alla saggezza e all’eloquenza; Pitagora, Platone, Democrito, Eudossio e molti altri ancora si recarono in Egitto per istruirsi frequentando i sapienti Sacerdoti di quel paese. I libri degli Assiri e degli Egiziani sono pieni delle differenti scienze di Mercurio, e le colonne le mettono in mostra al pubblico. Esse abbondano d’una profonda dottrina, e Pitagora e Platone v’attinsero la loro Filosofia”.

    La distruzione di molte città, e la rovina di quasi tutto l’Egitto fatta da Cambise Re di Persia, segnò la dispersione di molti Sacerdoti nei vicini paesi e nella Grecia. E questi vi portarono le loro scienze, ma senza dubbio, continuarono ad insegnarle in quella maniera usitata in Egitto, vale a dire: misteriosamente. Non volendo prodigarle a tutti, essi le invilupparono maggiormente nelle oscurità delle favole e dei geroglifici, affinché il volgo, vedendo, non vedesse niente; ed intendendo, non comprendesse nulla. Tutti attinsero a questa sorgente, e mentre alcuni ne prelevavano l’acqua pura e netta, gli altri, per i quali essi l’avevano intorbidita, vi raccolsero solo la mota.

    Da questo ebbe origine quella fonte d’assurdità le quali hanno inondata la terra per tanti secoli. Questi misteri nascosti sotto tanti inviluppi, male compresi e male impiegati, si diffusero in tutta la Grecia, e da qui, per tutta la terra.

    Queste oscurità nel seno delle quali nacque l’Idolatria, andarono sempre più ottenebrandosi. La maggior parte dei Poeti, poco a giorno di quanto formava l’essenza di questi misteri, esagerarono sulle favole Egizie, ed il male s’accrebbe fino alla venuta di Gesù Cristo nostro Salvatore, il quale disingannò i popoli dagli errori nei quali queste favole li aveva gettati. Ermete (Mercurio ndc) aveva previsto (nell’Asclepio) tale decadenza del culto Divino, e gli errori delle favole che lo avrebbero sostituito: “Tempo verrà, egli scrive, nel quale gli Egizi parranno avere inutilmente adorato la Divinità con la convenevole pietà, ed aver invano osservato il culto della stessa con tutto lo zelo e l’esattezza dovuta … O Egitto, o Egitto, della tua Religione non resteranno che le favole; queste saranno incredibili ai nostri discendenti; le pietre incise e scolpite saranno i soli monumenti della tua pietà”.

    È certo che né Ermete e neppure i Sacerdoti Egizi riconoscessero affatto la pluralità degli Dei. Si leggano attentamente i libri d’Orfeo, particolarmente quello di Saturno, nel quale è detto che questo Dio è sparso in tutte le parti che compongono l’Universo, e che non è stato generato; si rifletta sull’Asclepio di Ermete, sulle parole di Parmenide il Pitagorico, sullo opere dello stesso Pitagora, e vi si troveranno dappertutto delle espressioni le quali manifestano il loro sentimento sulla unicità d’un Dio principio del tutto e senza principio esso stesso; e che tutti gli altri Dei di cui fanno menzione non sono che differenti denominazioni sia dei suoi attributi, e sia delle operazioni della Natura. Basta il solo Giamblico a convincerci che quanto disse dei misteri degli Egizi, allorquando i suoi discepoli gli domandarono cosa ne pensasse che fosse la prima causa ed il primo principio del tutto: “[…] Primus Deus ante set solus, pater est primi Dei qui gignit manes in unitate sua solitaria, atque id est superintelligibile […]”.

    Dunque Ermete e gli altri Saggi non presentarono ai popoli le figure delle cose quali Dei se non al semplice scopo di manifestare al volgo la presenza di un solo ed unico Dio in tutte le cose, poiché, come riferisce Dionigi Aeropagita, colui che vede la saggezza, la provvidenza e l’amore di Dio manifestato in questo mondo, vede Dio stesso; poiché tutte le creature non sono che specchi che riflettono su noi i raggi della Saggezza Divina».

    Finale stupendo: “tutte le creature non sono che specchi che riflettono su noi i raggi della Saggezza Divina”.

    • MARIO ha detto:

      “Tutte le creature…”. In modo particolare i papi (da non confondere con il vezzeggiativo di papà)…

  • elvi ha detto:

    “Poi anche noi ci voltammo e riprendemmo il nostro cammino in un silenzio in cui ognuno scontava la sua colpa”…parole che lasciano molto riflettere,di una drammatica veridicità,e che interrogano la propria coscienza …quanti silenzi,o taciti assensi,o quante volte ci si gira o ci si è girati dall’altra parte…

  • Antonino ha detto:

    E potremmo osservare che con il presepe di piazza S. Pietro del 2020 il pontificato del gesuita in oggetto ha posto una pietra miliare per la virata dell’annuncio cristiano in senso ufologico.

  • giorgio rapanelli ha detto:

    Conosco persone della mia città che hanno visto dischi volanti provenienti dal monte Conero di Ancona per poi scomparire nei monti Sibillini. Invece io ebbi la visita di extraterrestri mediante proiezioni olografiche. Intanto, gli extraterrestri sono tutte quelle forme di vita invisibile che si vivono al di fuori dell’atmosfera terrestre, negli spazi tra i pianeti del sistema solare.
    Ero in Scientology. Al mattino alle 7, per tre giorni consecutivi, aprendo gli occhi, mi trovavo “osservato” insistentemente tra tre “testine” sospese nel vuoto ai di sopra del mio capo. Sembravano formate da materia consistente. Ma all’attenta osservazione, vedevo che vibravano in forma circolatoria, pur nella loro fissità. Dopo diversi minuti se ne andavano una dietro l’altra, risucchiate dal vuoto della stanza. Alla terza apparizione li mandai a quel paese e non tornarono più. Ho avuto il tempo di disegnarle…
    Un’ultima apparizione, poco tempo dopo, fu quella di una giovane bionda, alta, simpatica in volto, con gonna grigio scuro e camicia azzurra con taschini, annodata sul ventre. Con le mani ai fianchi, mi guardava con un leggero sorriso. Dopo dieci minuti di questo silenzioso confronto, mandai “quella donna” a quel paese. Al che la figura iniziò a polverizzarsi in forma orizzontale dalla testa ai piedi, senza lasciare tracce di polvere a terra.
    Anni dopo, in Teosofia, seppi che queste erano proiezioni usate dagli extraterrestri per trovare un “contatto” con gli umani.
    Se avessi saputo ciò, avrei cercato di comunicare con quelle apparizioni.

    • Mah... ha detto:

      Rapanelli, scusi tanto se glielo chiedo, ma per favore, torni in sé. Il passato non le fa bene, neanche le fa comprendere il significato di certi raccontini.

    • unaopinione ha detto:

      Tempo addietro, circa tre o quattro anni fa, lessi in un sito alternativo in inglese una storia secondo cui, all´arrivo di un fortissimo uragano che giá stava facendo i suoi danni, un abitante (il narratore che era negli USA)) di una casa isolata che era minacciata, non fuggí, ma salí al piano rialzato della casa e inizió a meditare e a cercare di mettersi in contatto con le forze della natura. Secondo quel che mi ricordo, questa persona riferí che in meditazione riuscí a vedere l´uragano in forma di un gigante tutto arrabbiato e che, rivolgendosi supplichevolmente a lui al fine di risparmiare la sua casa, questo lo degnó della sua attenzione e si mise a sorridere. Qui finisce il racconto della sua meditazione. Il narrantore poi scrisse che in uno dei giorni successivi, scambiando delle chiacchiere con una persona che abitava in altra zona non lontana, venne a sapere che la sua zona, a confronto delle altre attorno alla sua, aveva fortunatamente ma stranamente sofferto minori danni.
      Ora la storia mi ha fatto venire in mente quanto narrato dai Vangeli nel caso della tempesta sedata. Secondo Matteo (Mt. 8,26) e Luca (Lc 8,24), Gesú sgrida i venti e le acque (ma non riferiscono le esatte parole). Ma secondo Marco (Mc 4,39), Gesú disse: “Taci, calmati!”; e nel caso di M. Valtorta (cap. 185) Gesú “Stende le braccia verso il maroso e dice al vento: «Fermati e taci», e all’acqua: «Quietati. Lo voglio». Quello che mi da a pensare é che Gesú si rivolge alle acque e al vento come se si rivolgesse a delle persone… ed anche due (secondo gli scritti della Valtorta).
      La domanda che mi faccio é: possibile che queste persone/esseri esistano nella realtá? che quanto riferito dal narratore in meditazione possa essere la veritá? cioé che accanto a noi esistano delle persone/entitá naturali coscienti che noi non vediamo ma di cui gli antichi erano consci ed erano magari anche evocate (e su cui Gesú, naturalmente, ha il dominio)?. So che é una domanda un poco ardita, ma da quanto scritto sopra e soprattutto dalle parole di Gesú, non me la sento piú di escluderlo.
      Credo che la persona piú adatta a dare una risposta, in questo sito e sempre se ne ha voglia sia G. Rapanelli (di cui, in ogni caso, apprezzo moltissimo gli interventi). Forse anche Investigatore Biblico potrebbe avere giá qualche opinione in merito? ´
      Nota: poi successivamente ho visto una foto dove c´era una grossa casa in legno tutta intatta (del tipo che si trova nei boschi USA) e dove tutti gli alberi attorno erano stati abbattuti da una tempesta (si pensi a quanto é successo nelle montagne del bellunese circa due o tre anni fa): la cosa é praticamente impossibile … eppure … (ma non era collegato con il fatto di cui sopra e che non sono riuscito a rintracciarli piú in internet).

  • PIERO LAPORTA ha detto:

    Martino è uno pseudonimo, vero? In seguito s’è proclamato Papa?😆