CHE È L’UOMO? IATROGENESI E POLISGENESI NELLA NOSTRA VITA.

27 Maggio 2020 Pubblicato da

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, vi offriamo una riflessione molto profonda e interessante – e un’analisi tagliente – su quanto stiamo vivendo in questi giorni; da una prospettiva duplice, quella politica e quella del credente, e del credente cristiano. Buona lettura.

 

§§§

Che cosa è l’uomo e la sua vita perché ne valga la pena?

di Gian Pietro Caliari

In questa pandemia che è stata facilmente trasformata ad arte, per oscuri disegni geopolitici e geoeconomici, in un pandemonio; una fondamentale domanda è mancata tanto alla politica quanto alla più alta visione riflessione intellettuale, spirituale e, finanche, teologica.

Che cos’è la vita? E, soprattutto, che cos’è la vita dell’uomo?

Ci si è limitati, e proprio questo solleva il fumus doli sull’intera vicenda, a propagandare un mito vitalistico di matrice nietzschiana e, per quanto riguarda specificamente la Chiesa, a promuovere un virale neo-umanesimo già teorizzato, nel secolo scorso, dal gesuita Marie-Joseph Pierre Teilhard de Chardin.

Che cosa è l’uomo e la sua vita? Si tratta, a ben vedere, di una semplice domanda che già troviamo nei tehillìm, il libro dei salmi, composti nel III secolo a.C.

Il Salmo 8, infatti, esordisce con questa semplice ma essenziale domanda rivolta dal credente a Dio: “Che cos’è l’uomo perché Tu, o Signore, te ne ricordi e lo visiti?”.

Nel pensiero occidentale, che appunto il neo-umanesimo alla Teilhard de Chardin o alla Edgar Morin vorrebbero sic et simpliciter abolire, il concetto di vita umana si è articolato in tre distinti ma essenzialmente complementari aspetti.

La ζωή (zoé), quale essenza che contraddistingue indistintamente e universalmente tutti gli esseri umani. Il βίος (bíos) che indica le concrete modalità con cui l’uomo vive individualmente e socialmente.

Usando le categorie della filosofia di San Tommaso, sotto questo aspetto, nell’uomo c’è una vita un principio qua vivimus, secondo il quale viviamo, e uno quam vivimus che, dunque, viviamo in infinite modalità: individuali, sociali, politiche, economiche, intellettuali e materiali.

La rivelazione cristiana, aggiunge alle prime categorie platonico-aristoteliche – una terza dimensione alla definizione del vivere umano, quella della ψυχή (psyché) nel senso di un’anima o soffio vitale, che diventa il criterio di giudizio per quam vivimus e, dunque per valutare se ζωή (zoé) e βίος (bíos) siano realmente vita o morte.

“Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna” (Giovanni 12, 25), afferma Gesù nel contesto di un breve discorso rivolto a dei Greci, subito dopo il suo ingresso a Gerusalemme.

Ebbene, nell’originale greco di Giovanni il lemma usato per indicare la vita e proprio quello di ψυχή (psyché).

Per san Tommaso d’Aquino, proprio quest’ultima dimensione della vita umana è “la forma sostanziale del corpo” (Summa Theologiae, I, 76, 1).

Che cosa è dunque l’uomo e la sua vita? Per l’Aquinate “corpo, corpo animato e anima razionale” (De Anima, 1, 9), ma in tutt’uno di un’antropologia soprannaturale fondata sulla nozione di anima forma sostanziale del corpo, perciò sullaunione armonica di tutte e tre le dimensioni che rendono l’uomo sostanzialmente tale e, dunque, essenzialmente vitale.

Nello scientismo biomedico imperante e propagandato dal virologismo mediatico, invece, la sola dimensione della ζωή (zoé) è stata considerata l’unico, certo e inappellabile criterio che distingue vita e morte.

Non stupisce che nell’alto e inappellabile giudizio d’essa, le altre dimensioni del vivere siano state ritenute non solo superflue ma non necessarie, e dunque soppresse d’imperio dallo Stato e dalla Chiesa per quanto attiene non solo a ciò che viviamo ma anche al perché viviamo.

Abbiamo, innanzi tutto, assistito e assistiamo a un inquietante scenario in cui si è materializzata, quella che il filosofo viennese Ivan Illich già sul finire degli anni Settanta, definiva una epocale pandemia di iatrogenesi clinica, sociale e intellettuale (cfr. Nemesi Medica, Lespropriazione della salute, Milano, 1977; e Limits to medicine, Londra, 1988) .

Illich definisce la iatrogenesi clinica il danno che i medici infliggono nellintento di guarire o di sfruttare il paziente.

La Iatrogenesi sociale è quella di secondo livello, “i cui sintomi sono la supermedicalizzazione sociale” e che costituiscono quella che Illich chiama espropriazione della salute”, vale a dire che questa non è più di pertinenza del singolo ma è collettivizzata.

È denominata, infine, iatrogenesi culturale quella di terzo livello nel quale le professioni sanitarie hanno, sulla salute, un ancor più profondo effetto negativo dordine culturale in quanto distruggono la capacità potenziale dellindividuo di far fronte in modo personale e autonomo alla propria umana debolezza, vulnerabilità e unicità. Il paziente in preda alla medicina contemporanea non è che un esempio dellumanità in preda alle sue tecniche perniciose”.

Sulla spinta mediatica di virologi del mainstream e di comitati tecnico-scientifici, le cui certezze e previsioni mutavano a misura dev’aggravarsi non della pandemia ma della iatrogenesi, anche la politica ha subito una polisgenesi.

La polisgenesi si è così pienamente palesata non solo, come prevedeva Michel Foucault, in biopolitica, ma si è auto-legittimata    e auto-sovranizzata, in questi mesi, come biopotere: come gestione, utilizzazione e controllo del corpo umano nella società dell’economia e della finanza capitalista (cfr. Nascita della biopolitica, Milano 2005).

La politica, poi, si anche concretata in psicopolitica e psicopotere che plasma le menti, seduce e costringe, fino a non incontrare più resistenza alcuna perché ogni individuo ha interiorizzato come propri i bisogni del sistema (cfr. Byung-chul Han, Psychopolitik. Neoliberalismus und die neuen Machttechniken, Frankfurt, 2014).

Al grido ipnotizzante “state a casa!”; “mantenete le distanze!”; “non portate … anzi portate le mascherine!”, con l’immancabile carrellata giornaliera di morti e positivi, lo psicopotere doveva essere lasciato libero d’esercitare il suo biopoteresui corpi, sulle menti, sulle coscienze, su tutto e per l’ineffabile e messianica missione di “salvare vite umane”!

In questo delirio d’onnipotenza della “scienza” e della “politica”, nel ciclopico sforzo di preservare ciò che ci fa vivere (qua vivimus), poco importa che si dannasse tutto ciò che viviamo (quam vivimus) e, ancor più tragicamente, ciò per cui viviamo (per quam vivimus).

Nell’oscuro tramonto di chiari e solidi riferimenti logici e teologici, non stupisce allora di assistere a un’avvilente ecclesiogenesi, dove  anche l’ultimo baluardo di difesa di ciò per cui viviamo, la salvezza delle anime, è cestinato come un inutile residuo medico-chirurgico.

“Che cos’è l’uomo perché Tu, o Signore, te ne ricordi e lo visiti?”.

Una ben minima creatura se paragonata all’immensità dell’universo! Una ben “fragile canna” come direbbe Blaise Pascal (Les pensées, n. 264), se confrontato alle pandemie e ai pandemoni del Tempo e della Storia!

Eppure, come insegna il Concilio Vaticano II, “L’uomo, in verità, non sbaglia a riconoscersi superiore alle cose corporali e a considerarsi più che soltanto una particella della natura o un elemento anonimo della città umana. Infatti, nella sua interiorità, egli trascende l’universo delle cose: in quelle profondità egli torna, quando fa ritorno a se stesso, là dove lo aspetta quel Dio che scruta i cuori là dove sotto lo sguardo di Dio egli decide del suo destino. Perciò, riconoscendo di avere un’anima spirituale e immortale, non si lascia illudere da una creazione immaginaria che si spiegherebbe solamente mediante le condizioni fisiche e sociali, ma invece va a toccare in profondo la verità stessa delle cose” (Gaudium et Spes, 14).

Se un giorno sarà mai possibile lasciarci alle spalle la pandemia e, soprattutto, il pandemonio che ha travolto e sconvolto ogni aspetto che della vita viviamo ma anche la stessa ragione per cui noi viviamo; la Politica, per quanto le compete, e la Chiesa, per quanto costruttivamente e divinamente le attiene: la prima per ogni qualsivoglia proponimento e progetto di rinascita sociale ed economica; e la seconda per qualsivoglia intenzione e necessità di riscoprirsi Luce delle Genti; entrambe dovranno ripartire dall’antico interrogativo del salmista.

Entrambe, insomma, dovranno ritornare a riscoprire la forma sostanziale del corpo”, per dirla con l’Aquinate.

La prima, la Politica, non dispone – ahinoi! – di autonome risposte, e dunque procederà come scienza di governo e come ogni scienza, inclusa la tanto declamata virologia, per trials and errors (per tentativi ed errori).

La seconda, la Chiesa, invece dovrebbe già conoscere la risposta – almeno riteniamo – da offrire e dunque, infine, avere il coraggio di offrirla nuovamente a tutti gli uomini, credenti e non, ma almeno di buona volontà: Non uscire fuori, rientra in te stesso: nell’uomo interiore abita la verità. E se scoprirai mutevole la tua natura, trascendi anche te stesso. Tendi là dove si accende la stessa luce della ragione” (Sant’Agostino, De vera religione 39, 72).

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24 commenti

  • Enrico ha detto:

    Ammazza aho! Deutero Amedeo è scatenato!

    Fa le bucce al professore per un insignificante scambio di versi di un Salmo e gli dice pure “Dio me ne scampi!”.

    Sfotte P. Luis con “il primo della classe” riferito a un certo Gian Pietro Caliari.

    Poi sale in cattedra sparando “lo sanno pure gli asini” e “capito gnorantone?”.

    E conclude, coerentemente, con una citazione dispregiativa in dialetto riferita “a certe prufesur”.

    Complimenti!

    • deutero.amedeo ha detto:

      Embè ????

      • Enrico ha detto:

        Come embè? Non le sembra di assumere un esagerato atteggiamento da “sapiente” nei confronti dei poveri “ignoranti”?

        A proposito: sto ancora aspettando che mi risponda riguardo alla Sua affermazione del 27 maggio:

        “Pazzo o malintenzionato. Tertium non datur”.

        • deutero.amedeo ha detto:

          Prima di rispondere le faccio io una domanda: perché le interessa tanto quello che pensa un povero novantenne pensionato filo ebraico, maniaco veterotestamentario, sconosciuto, quasi scomunicato della provinciale, ex bigottissima terra roncalliana?

          • Enrico ha detto:

            Perché tra persone civili, se s’instaura un “epistolario”, è buona cosa argomentare le proprie affermazioni, specialmente quando queste sono estremamente sintetiche e quindi somigliano a delle sentenze.

            E poi tra pensionati … 😊

  • Marco Matteucci ha detto:

    Ma quelli che ci governano fanno dei corsi serali per imparare ad essere cosi scemi!

  • deutero.amedeo ha detto:

    ??? Il Salmo 8, infatti, esordisce con questa semplice ma essenziale domanda rivolta dal credente a Dio: “Che cos’è l’uomo perché Tu, o Signore, te ne ricordi e lo visiti?”. ???

    Professore! Il Salmo 8 non esordisce come dice lei . Il salmo 8 esordisce con queste parole : ” Signore, nostro Dio , quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:sopra i cieli si innalza la tua magnificenza. ”
    Quello che lei cita è il versetto 5 : “che cosa è l’uomo perchè te ne ricordi e il figlio dell’uomo perchè te ne curi?”
    Se tutto il suo discorso è così puntuale e preciso, Dio me ne scampi!

  • Speranza ha detto:

    Cos’è che non le va bene, Immaturo Irresponsabile?

    • IMMATURO IRRESPONSABILE ha detto:

      Il rapporto, che implica distinzione, non separazione, ma distinzione si’, tra natura (creazione) e sovra-natura (Grazia), regge tutto il pensiero, si può dire, di Tommaso. Per quanto riguarda l’ uomo, sono di natura (=essenza) l’ immortalità dell’ anima, l’ anima forma sostanziale, la possibilità di conoscere l’ esistenza di Dio come Creatore. Sono per Grazia (dono da parte di Dio, al di là dell’ essere “partecipato” ), la conoscenza di Dio come Santissima Trinità e le virtù teologali. Mi creda, non voglio insegnare niente a nessuno; non sono teologo nè biblista, mi tengo strette due o tre nozioni, in fondo le stesse che mi furono insegnste da bambino al catechismo, che in mezzo secolo due o tre maestri mi hanno meglio chiarito. In amicizia.

  • Adriana ha detto:

    Consiglio a tutti di leggere la ” commedia” (?) di Jules Romains : ” Knock ,ovvero il trionfo della medicina ” (1929) .
    Si trova anche in rete l’ottimo sceneggiato !
    Nella profetica commedia si dimostra come lo spirito di pubblicità del dott.Knock, la sua capacità retorica ,l’abilità nella manipolazione mentale riescano a mettere a letto , a ospedalizzare l’intero paese di Saint Maurice , con somma soddisfazione degli abitanti e di chi vi fa buoni affari .
    Tutto ciò in nome della medicina progressista che
    considera il paziente come una cosa da immobilizzare o da spaventare o da eliminare .
    Istruttiva a questo proposito è anche la spaventosa porzione coreografica destinata ai bambini allettati nello spettacolo di inaugurazione londinese delle Olimpiadi del 2012 .
    Ma , del resto , Bergoglio non aveva forse immaginato
    la sua chiesa come un ” Ospedale da campo ” ?

    • Luca Antonio ha detto:

      Ottimo Adriana e grazie , Lei ci da’ l’opportunita’ , in questo frangente, di gettare uno sguardo ironico sopra tutta la questione … le donne mantengono piu’ freschezza esistenziale con gli anni.
      A me , da uomo, pensando ai virologi nostrani e alla iatrogenesi del testo , viene in mente solo il dott. Semmelweis.

      • Adriana ha detto:

        Quella di Semmelweiss -vero filantropo-fu una vicenda tragica . Ma anche questa ” commedia” è tragica .

        • luca antonio ha detto:

          Aggiunga la proibizione della Clorochina – che ha salvato a detta dei medici sul campo migliaia di vite con terapia domiciliare -, da parte dell’Aifa – notizia di adesso – e la tragedia diventa anche romanzo criminale.

  • P. Luis Eduardo Rodrìguez Rodríguez ha detto:

    In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
    Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

    Cosa siamo? Siamo creati da Dio a Sua immagine e somiglianza. Lui Uno e Trino: Dio Padre, Dio Figlio: Vero Uomo – Vero Dio, Dio Spirito Santo, ci dona nostra vita nel corpo con mente, cuore ed anima. Chiamati alla Visione Beatifica, alla Salvezza.

    L’ IMMACOLATA MADRE VERGINE ASSUNTA E CORREDENTRICE lasciò una preghiera, come aggiornamento a quella :“Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”…che ogni buon israelita pregava ogni giorno subito alzato nel mattino…invece a BELPASSO, c’ insegnò, ed io dal 1996 prego ogni giorno quando mi alzo:

    “DIO PADRE NELLA TUA MENTE

    DIO FIGLIO NEL TUO CUORE

    DIO SPIRITO SANTO NELLA TUA ANIMA.”

    https://profezie3m.altervista.org/ptm_belpasso.htm

    NEL 6° GIORNO DELLA NOVENA ALLO SPIRITO SANTO PER PENTECOSTÈ.

    Gian Pietro Caliari è nato il 23 luglio 1962 a Verona ed è battezzato nella Fede Cattolica-Romana il successivo 31 luglio…

    https://luigipiccirillo.blogspot.com/2018/08/chi-e-gianpietro-caliari-cosa-fa-e-cosa.html?m=1

    • deutero.amedeo ha detto:

      E’ un primo della classe, insomma!

      • Alessandro ds ha detto:

        Un primp della classe che fa tutti questi errori?
        Boh, c’è qualcosa che non mi quadra. Cosi tanti errori e imprecisioni sembrano troppo strani per uno con quel curriculum.
        A meno che non ha preso la laurea con il catalogo dei punti del latte. O ha trovato un professore che lo ha stranamente preso a benvolere.

  • IMMATURO IRRESPONSABILE ha detto:

    Dei Salmi non cei (sebbene…)

    • deutero.amedeo ha detto:

      Lo sanno anche gli asini che alcuni salmi sono attribuiti ad un certo Davide, che pare abbia regnato in Israele nel IX secolo avanti Cristo, che alcuni Salmi risalgono al tempo della distruzione del Tempio di Gerusalemme, della deportazione a Babilonia (l’esilio è durato dal 586 al 538 a.C) …..
      Pota! ma noi non siamo mica professori . -Capito, gnorantone?-direbbe Scarpe Grosse.

  • IMMATURO IRRESPONSABILE ha detto:

    1) Iii sec a.c.: una nuova datazione cei Salmi?
    2) “antropologia sovrannaturale”: una nuova interpretazione di S. Tommaso?