SPERARE PER ALFIE, SPERARE PER TUTTI. ANCHE PER NOI. UNA CHIESA IRRILEVANTE?

Marco Tosatti

Voi non lo sapete, o forse sì, ma in queste ore è in corso una battaglia decisiva per le vostre vite. Una battaglia che sancirà ufficialmente il diritto di uno Stato una volta democratico, cosiddetto democratico, formalmente – si vota – democratico di decidere se un suo cittadino, colpevole se non di essere malato, può essere ucciso per conto e per volere di alcuni burocrati, contro la volontà di chi è sangue del suo sangue e lo ama. Esattamente come nella Germania di Hitler, nella Russia di Stalin o nella Cina di Mao Dze Dong.

Se – Dio non voglia – Alfie Evans verrà soffocato, saremo lì; inermi di fronte a uno Stato che può dire se la tua vita è “futile”, se le persone che ti amano – i genitori in questo caso – hanno il diritto di provare a curarti altrove, e di sperare. Inermi, e pronti a diventare vittime noi stessi, più di quanto già non lo siamo.

Non che questo, in realtà, cambi molto, nella sostanza. Già ora è un “diritto” sopprimere esseri umani nel ventre della madre. Però, almeno, fino ad ora, anche quasi – quasi – tutti i praticanti e sostenitori di questa forma di omicidio accettavano il fatto che una volta venuto alla luce, si aveva il diritto di vivere, e di cercare di continuare a vivere. Se Alfie Evans viene ucciso dall’Alder Hey Hospital con la complicità dei giudici, dopo Charlie Gard, quel confine verrà stabilmente varcato.

Speriamo ancora, mentre sto scrivendo, che Alfie e i suoi genitori possano fuggire da quell’ospedale; il cui comportamento appare, di ore in ora, sempre più strano. Perché non lasciare partire il bambino? Forse per timore che altrove accada qualche cosa che possa mettere in luce errori o lacune?

La battaglia di Tom, Kate e Alfie si è svolta nella quasi totale indifferenza dei Grandi. I mass media, i governi, i politici, la Chiesa. L’hanno difeso le persone comuni, sui social e nelle strade di Liverpool, davanti all’ospedale. Mass media, governi e politici sono interessati a ben altro, e lo sappiamo. La Chiesa, in teoria, no. Forse sono stupidamente romantico. Mi farebbe piacere vedere l’arcivescovo di Liverpool, davanti a quell’ospedale, a pregare. Mi piacerebbe che il Papa….ma che scrivo a fare? Tanto non succederà nulla di quello che magari sogno. Che cosa può aver detto al papa il suo “uomo della Vita”, mons. Paglia? Quello che ha detto nella sciagurata intervista: “la decisione presa non intendeva accorciare la vita, ma sospendere una situazione di accanimento terapeutico”. Poi la Chiesa si sveglia una bella mattina, si guarda allo specchio e si dice: chissà perché sono irrilevante? Già, chissà perché.


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DON MINUTELLA, OGGI DOPPIA SCOMUNICA. IL PRETE CONTESTA L’ATTO: “QUESTO SA DI REGIME, NON DI CHIESA CATTOLICA”.

 

Marco Tosatti

Oggi si scomunica don Minutella. Il sacerdote siciliano l’ha annunciato egli stesso, in un intervento in diretta ieri sera su Radio Domina Nostra, un’emittente religiosa siciliana, e il video della trasmissione è visibile qui.

Nei mesi scorsi il sacerdote, molto esplicito nelle sue critiche ad alcune decisioni del Vaticano e del papa, e in particolare molto critico delle ambiguità contenute nell’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia, era stato rimosso dalla sua parrocchia e obbligato al silenzio. Una misura a cui ha ottemperato per nove mesi. Ieri sera ha ripreso a parlare. Vi offriamo qui una parziale trascrizione del suo discorso:

“A seguito del mio ricorso presentato alla Con clero dopo aver inviato una lettera al mio vescovo il 21 settembre nella quale tornavo a professare tutte e singole le verità della fede cattolica compreso l’ossequio della volontà e dell’intelletto al Romano pontefice, il prefetto della Congregazione per il Clero mi ha notificato che il ricorso veniva sospeso fino all’8 dicembre. Intanto io avrei dovuto fare un pubblico attestato di fedeltà a papa Francesco sui network. Mi sono chiesto il perché di tale singolare richiesta. Ad ogni modo, avendo nella lettera precedente espresso il mio ossequio dell’intelletto e della volontà al romano pontefice, non ho ritenuto di dover intervenire su tale richiesta. Da dove mai mi sono chiesto viene questa insolita richiesta, che non si è mai avuta? Ad ogni modo oggi (ieri per chi legge, n.d.a.) sono stato convocato in Curia dal mio vescovo, che dopo lunghi mesi di latitanza con il sottoscritto e mi ha dato una lettera nella quale si dice che se io non farò un atto di pubblica fedeltà a papa Francesco sarò scomunicato con due solenni scomuniche”.

Così continua don Minutella: “Mi è venuto quasi da sorridere pensando che a Lutero gliela stanno quasi togliendo la scomunica, quindi posso sempre ben sperare. Ho ricordato al mio vescovo che proprio nella lettera inviata a lui e per conoscenza alla Congregazione ho ribadito il mio ossequio al Romano pontefice. Questa o è schizofrenia o è un vero e proprio ricatto. Allora mi domando, e domando a tutti voi: ma allora il Romano Pontefice non è lo stesso papa Francesco? O nominalmente il Romano Pontefice è qualcosa d’altro rispetto a papa Francesco? Perché se sono la stessa persona non capisco come ci si possa addirittura muovere in direzione di due scomuniche! Vuol dire che dietro c’è qualche altra cosa. Ma stiano attenti perché qui c’è in gioco il bene della Chiesa. Perché se la distinzione è solo nominale, fra il Romano Pontefice e papa Francesco, io la mia dichiarazione l’ho fatta, scritta, e l’ho messa per esteso nella lettera. Non mi hanno voluto ascoltare, e che fine fanno allora nove mesi di obbedienza? Non faccio questo atto ipocrita, che non sarebbe di obbedienza, ma di sudditanza supina e di sottomissione tale che, come dice San Tommaso d’Aquino la virtù dell’obbedienza è sottoposta al regime di giustizia, se non c’è la giustizia come virtù cardinale che regola l’obbedienza, l’obbedienza non è più una virtù, ma diventa sudditanza. Da prete e da battezzato profondamente innamorato di Cristo e della Sua Chiesa che vive il calvario, dichiaro quanto segue: sono ora io che umilmente chiedo che il Romano Pontefice chiarisca che cosa realmente pensa della comunione ai divorziati risposati. Perché sta creando un clima di confusione di cui lui è il primo responsabile. Riguardo alla salvezza delle anime! Questo è il tempo in cui i cattolici veri, che non vogliono camuffarsi dietro un paravento, vengano fuori. Ora è il momento. Rivolgo con forza un appello a cardinali, eccellenze e fratelli sacerdoti, in un momento di confusione immensa nella Chiesa: se taciamo condurremo un numero immenso di anime all’inferno, e anche per noi ci sarà la dannazione eterna. Ho taciuto per mesi e da domani sarò due volte scomunicato. Ora dico: bisogna obbedire piuttosto a Dio che agli uomini! Queste condanne per me non saranno valide, sono medaglie al valore”.

Infine, un appello finale: “Questa falsa Chiesa va avanti con la sopraffazione, per mettere paura agli altri, perché io devo essere un esempio, così se c’è qualche prete che vuol venire fuori si guardi bene dal farlo, visto come riducono don Minutella. Perché non preciso papa Francesco sui network si arriva a due scomuniche! Non è mai successo da che mondo è mondo! Questo sa di regime, non di Chiesa cattolica”.

Non c’è dubbio che la misura adottata dal Vaticano e in particolare dal prefetto della Congregazione, il card. Beniamino Stella, e condivisa dal vescovo Corrado Lorefice, appare estremamente severa. Don Minutella non è certo il primo caso di sacerdote critico, anche in toni aspri, delle decisioni della Chiesa; anche in Italia. Ma per altri si è sempre scelta la pazienza e la tolleranza. Chissà perché.



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