I TEDESCHI AMMETTONO: AMORIS LAETITIA HA PROVOCATO UNO SCISMA DI FATTO. IL PAPA DEVE CHIARIRE.

Marco Tosatti

Non modera i termini Guido Horst, commentatore del giornale cattolico tedesco Tagespost in un breve articolo sullo stato della Chiesa dopo l’Amoris Laetitia. “Uno scisma di fatto”, così scrive. Un termine che se non sbagliamo è già stato usato nel recente passato dal vescovo ausiliare di Astana, Athanasius Schneider.

E’ indicativo di una divisione che si allarga ogni giorno, invece di comporsi, il fatto che nello stesso tempo il quotidiano gestito dalla Segreteria della Conferenza Episcopale Italia, Avvenire, dedichi invece un articolo a dire che in realtà tutto va bene, e si chiede “Chissà che cosa servirà ancora per porre fine a un dibattito che a sempre più fedeli appare pretestuoso?”.

Ma leggiamo che cosa dice Horst, nel suo articolo che si intitola proprio così: “Uno scisma di fatto”. Lo potete leggere nell’originale QUI, e QUI la traduzione in inglese di OnePeterFive. Horst legge le dichiarazioni rilasciate dal cardinale Müeller come una conferma che “Non ci sarà nessuna risposta da parte di Francesco alle domande , e in particolare ai dubbi del quattro cardinali”.

Ma la risposta è già venuta da Malta, aggiunge Horst. Quando i due vescovi dell’isola “Istruisce i pastori del suo piccolo Stato insulare che ogni divorziato risposato può decidere da solo con Dio se ricevere la Comunione , quello significa chiaramente che ogni Chiesa locale può fare come vuole. Il solco si approfondisce. Firenze contro Roma, la Polonia contro l’Argentina, Malta contro Milano. Questo è ciò che si chiama uno scisma di fatto”.

Aggiungiamo qui una breve nota: speriamo che non sia vero quanto riportato sul vescovo di Gozo, Mario Grech, di sospendere a divinis i preti che non concedano la comunione ai divorziati risposati. Anche se nel clima che vive la Chiesa di oggi può apparire una minaccia plausibile, con tanti saluti alla libertà di coscienza.

Il problema, afferma Horst, è il Papa muto. “Il Papa è silenzioso riguardo alla lettera dei cardinali e così si rifiuta indirettamente di fare una dichiarazione chiara su come i paragrafi controversi (in realtà si tratta di noticine, N.D.R.) dell’Amoris Laetita devono essere letti alla luce delle dichiarazioni dei papi precedenti”. E del Catechismo della Chiesa cattolica, aggiungiamo. Così “Roma non è più un’autorità che da’ chiarezza, ma un’osservatrice tranquilla che osserva silenziosamente come e in quanto tempo l’unità dell’assistenza pastorale della Chiesa va a pezzi”. E i preti, i singoli preti, su cui si scaricano in ultima analisi tutte le pressioni del caso “Vengono lasciati soli”.

Parole dure, in particolare perché vengono da qualcuno che non può certo essere classificato fra gli avversari o i critici del regno attuale. Come è certamente a favore del Papa il commento di Björn Odendahl sul sito dei vescovi tedeschi, Katholisch.de, in cui lamenta, da progressista, il mutismo del Pontefice: “Sotto un aspetto, scrive, i conservatori hanno ragione: le parole del Papa non sono abbastanza chiare. Dovrebbe alzare la voce e mettere presto fine a questi avvenimenti che danneggiano la Chiesa”.

Secondo noi è improbabile che lo faccia, permettendo che la Chiesa subisca una divisione, su un tema centrale come l’eucarestia e le parole di Gesù sul matrimonio, probabilmente inedita in tempi moderni.

Crediamo che non lo farà perché ci sembra illuminante quello che ha detto l’arcivescovo Bruno Forte nell’aprile del 2016. Durante il Sinodo il Papa gli avrebbe confidato: “Se parliamo esplicitamente di comunione ai divorziati e risposati, questi non sai che casino che ci combinano. Allora non ne parliamo in modo diretto, fai in modo che ci siano le premesse, poi le conclusioni le trarrò io”. Mons. Forte è stato Segretario speciale del Sinodo dei Vescovi, autore della discussa “Relazione intermedia” sconfessata dal Presidente dell’Assemblea, il card. Ërdo, e sostanzialmente non accolta dai gruppi di lavoro del Sinodo. E mons. Forte ha commentato: “Tipico di un gesuita”. Aggiungendo che l’esortazione apostolica “non rappresenta una nuova dottrina, ma l’applicazione misericordiosa di quella di sempre”. Se l’aneddoto raccontato da mons. Forte è vero, e non c’è motivo di dubitarne, si capisce meglio il grado di confusione e di ambiguità, oltre che di diversità di interpretazioni, suscitato dall’esortazione apostolica. Cioè una voluta mancanza di chiarezza che riporta alla mente le polemiche e le accuse laiciste che da secoli hanno per bersaglio la Compagnia di Gesù. Frutto di una strategia impostata sin da prima che i lavori del Sinodo del 2014 avessero inizio.



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MALTA, COMUNIONE AI DIVORZIATI RISPOSATI, CONTRO IL CATECHISMO. NUOVE VOCI CHIEDONO AL PAPA UNA RIPOSTA DI CHIAREZZA AI DUBIA.

Marco Tosatti

La conferenza episcopale maltese – cioè l’arcidiocesi di Malta, (Charles Scicluna, nella foto) e la diocesi di Gozo – hanno emanato un documento che si intitola: “Criteri per l’applicazione del capitolo VIII di Amoris Laetitia”. Nella nostra traduzione dall’inglese, recita così: “Attraverso il processo di discernimento, dovremmo esaminare la possibilità della continenza coniugale. A dispetto del fatto che questo ideale non è affatto facile, ci possono essere coppie che, con l’aiuto della grazia, praticano questa virtù senza mettere a rischio altri aspetti della loro vita insieme. D’altra parte, ci sono situazioni complesse dove vivere ‘come fratello e sorella’ diventa umanamente impossibile e crea un danno maggiore. Se come risultato del processo di discernimento, intrapreso con ‘umiltà, discrezione e amore per la Chiesa e il suo insegnamento, in una sincera ricerca della volontà di Dio e un desiderio di dare una risposta perfetta ad essa’ la persona separata o divorziata che sta vivendo una nuova relazione riesce, con una coscienza informata ed illuminata , a riconoscere e a credere che lui o lei è in pace con Dio, a lui o lei non può essere impedito di partecipare ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia”.

E’ evidente che questa disposizione contrasta in maniera clamorosa con il Catechismo della Chiesa Cattolic in vigore, dove dice, al N.1650: “Oggi, in molti paesi, sono numerosi i cattolici che ricorrono al divorzio secondo le leggi civili e che contraggono civilmente una nuova unione. La Chiesa sostiene, per fedeltà alla parola di Gesù Cristo (« Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio »: Mc 10,11-12), che non può riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il primo matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la Legge di Dio. Perciò essi non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione. Per lo stesso motivo non possono esercitare certe responsabilità ecclesiali. La riconciliazione mediante il sacramento della Penitenza non può essere accordata se non a coloro che si sono pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, e si sono impegnati a vivere in una completa continenza”. Oltre a documento magisteriali che abbiamo già citato in questo articolo.

E’ molto difficile negare che la confusione, da questo punto di vista, sia grandissima nel mondo cattolico; che non si tratta solo (ma quando mai lo è stato, onestamente?) di quattro cardinali che non riescono ad ottenere una risposta dal Papa su questioni astratte di dottrina; e che la situazione invece di appianarsi, come forse avrebbero sperato gli strateghi dell’ambiguità dei due Sinodi sulla Famiglia, va peggiorando, e il problema si allarga. E il rumore non si sente solo nelle “sacrestie”, come ha dichiarato padre Antonio Spadaro, il portavoce non ufficiale di Santa Marta. Laici e persone ordinate esprimono un disagio che appare diffuso.

Consigliamo a chi conosce l’inglese di leggero questo commento di The Wanderer, di cui traduciamo qualche frase:

“Il tempo del silenzio su questo tema fra cardinali, vescovi e preti è trascorso. Non fate errori su questo: è un avvenimento che ha tracciato una linea nella sabbia che avrà conseguenze sul futuro immediato della Chiesa Cattolica. Chi rimane in silenzio su questo tema sarà complice delle sue conseguenze. Tristemente il Vaticano, attraverso l’intimidazione e in un modo quasi dittatoriale, ha cercato di dipingere i quattro cardinali e quelli che li appoggiano come se volessero rovesciare il Papa”.

“Con tutto il dovuto rispetto, il silenzio del Papa su questo tema e gli attacchi continui ai quattro cardinali allargano le divisione crescente nella Chiesa…alcuni punti il Papa li può risolvere, e questo è uno di essi. Non il suo portavoce, non i suoi rappresentanti, ma il Pastore dei Pastori, il Papa, il rappresentante di Cristo in terra, deve rispondere e guidare il gregge quando questioni di questa portata emergono. E dopo tutto, sono proprio le parole del Papa che hanno creato la controversia. Santità, la vostra guida è necessaria, affidata da Dio stesso. Il vostro silenzio su questo tema ha solo dato fuoco e provocato lo scisma di fatto che sta avvenendo”.

Ma perché il Papa non risponde? Torniamo a padre Spadaro, nella sua intervista al Religion News Service

“Papa Francesco distingue fra due tipi di opposizione: c’è l’opposizione che è critica di persone che tengono alla Chiesa. Loro amano la Chiesa. Vogliono, in buona coscienza, il bene della Chiesa. Ma c’è un altro tipo di opposizione, che vuole solo imporre la propria visione, che è un’opposizione ideologica. Il Papa ascolta la prima ed è aperto a imparare. Ma non da per niente attenzione alla seconda”.

Se dobbiamo credere a padre Spadaro – noto per aver preso in giro con fake account su Twitter i quattro cardinali dunque il Papa non risponde perché ritiene “ideologica” la critica espressa tramite i Dubia.

E’ una motivazione solo in parte sorprendente, perché viene da un regno fra i più massicciamente ideologici e ideologizzati della storia recente della Chiesa. Ma può essere anche una forma di auto inganno, dirsi: son solo quattro cardinali, e non riconoscere l’ampiezza e la gravità del disorientamento. A meno che la confusione e il disorientamento non siano conseguenze, ma obiettivi. E, in generale, il silenzio dell’autorità, qualunque autorità, quando interpellata, non ci appare giustificabile.


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AMORIS LAETITIA. IL MANTRA DEI “DUE TERZI” NON REGGE. E NON DISSIPA LA CONFUSIONE. ANCHE PERCHÈ LA STORIA È DIVERSA…

Marco Tosatti

Dopo Pell, Cordes e diversi vescovi – molti quelli che senza fare dichiarazioni alla stampa indicano nella propria diocesi di seguire quello che afferma il catechismo della Chiesa – anche il cardinale Renato Raffaele Martino prende posizione sulla comunione ai divorziati risposati, l’Amoris Laetita e i “Dubia” avanzati da quattro cardinali al Papa e alla Congregazione della Fede. Lo fa con un’intervista a La Fede Quotidiana, di cui riportiamo qui alcune frasi:

Dubia del quattro cardinali, che cosa ne pensa?

“Che non ci vedo nulla di male. E’ lecito in tema di dottrina rivolgere al Papa un parere ed è anche giusto rispondere”.

Comunione ai divorziati risposati civilmente si può dare?

”No, la dottrina non è cambiata e non cambia. Il matrimonio sacramento è indissolubile. Certamente quel caso per caso di cui parla Amoris Laetitia può prestarsi ad interpretazioni dubbiose, anche se comprendo l’ ottica pastorale seguita”.


Ma in questi giorni da più parti – a cominciare dal Decano della Rota, mons. Pio Vito Pinto, si cerca di sostenere che in realtà l’esortazione Apostolica “Amoris Laetitia” è il frutto di due Sinodi, e che c’è stata un’approvazione di due terzi ai lavori e alle decisioni del Sinodo.

E di conseguenza non ci dovrebbero essere dubbi o perplessità; e se anche qualcuno li presenta, si sbaglia, va contro i vescovi, la Chiesa e lo Spirito santo, è un dissenziente e così via.

Tutto questo fa parte della campagna per screditare quelli che hanno chiesto chiarimenti al Pontefice; non solo i quattro famosi cardinali (e quelli che hanno espresso, in pubblico o in privato simili posizioni); ma anche i firmatari di appelli, documenti e “Suppliche” filiali perché vedevano in alcune interpretazioni dell’Amoris Laetitia la violazione di un diretto comando evangelico, espresso da Gesù in persona. E cioè: chi vive un rapporto coniugale sneza che il primo sia stato dichiarato nullo commette adulterio. E di conseguenza, per la Chiesa, non può ricevere l’Eucarestia.

Abbiamo parlato nel recente passato di un impasse del Papa. Se risponde direttamente, con un “Sì” o con un “No” ai Dubia o sconfessa la dottrina della Chiesa o sconfessa l’Amoris Laetitia, nelle sue noticine.

Già, perché di noticine si tratta. E queste non le ha mai votate nessuno. Abbiamo chiesto a diverse persone che hanno partecipato al Sinodo, e nessuna di esse ricorda che ci sia mai stato un voto sul testo che apre la possibilità di ricevere la comunione per chi vive un secondo legame, mentre il primo è ancora valido:

[336] Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale, dal momento che il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave. Qui si applica quanto ho affermato in un altro documento: cfr Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 44.47: AAS 105 (2013), 1038-1040.

[351] In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti. Per questo, «ai sacerdoti ricordo che il confessionale non dev’essere una sala di tortura bensì il luogo della misericordia del Signore» (Esort. ap. Evangelii gaudium [24 novembre 2013], 44: AAS 105 [2013], 1038). Ugualmente segnalo che l’Eucaristia «non è un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli» (ibid., 47: 1039).

Non solo. Nel primo Sinodo – quello del 2014 – la bozza di Relazione finale conteneva due paragrafi – il 52 e il 53 – in cui parlando del problema, si affermava che alcuni Padri sinodali pensavano che in certi casi si potesse dare la comunione ai divorziati risposati. Né l’uno né l’altro paragrafo ricevettero i due terzi di voti necessari per essere inseriti nella Relazione Finale. Quindi avrebbero dovuto essere esclusi. Un segnale chiaro. Ma il Pontefice con un atto di imperio ha deciso che fossero inseriti nella Relazione, per poter arrivare al Sinodo del 2015.

Dove la questione della comunione ai divorziati risposati è trattata soprattutto nei paragrafi 84, 85 e 86. Questa sì approvata con i due terzi necessari.

Ma in nessuno dei tre paragrafi, dove è ricordata la Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II, si ipotizza che le persone che vivono una seconda unione possano ricevere l’eucarestia.

In conclusione: ci sembra che fare appello alla maggioranza di due terzi su questo punto, viste le forzature commesse nel primo Sinodo, e nella stesura dell’Amoris Laetitia rispetto alla volontà espressa dai Padri Sinodali non sia difendibile. Così come suonano vuote, e un po’ pretestuose le accuse di “dissenso” che non tengono conto della realtà di una Chiesa in cui l’ambiguità di un documento permette ai vescovi – a pochi chilometri di distanza – di scegliere strade diametralmente opposte. Senza che Pietro risponda.



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IL CARD. CORDES DIFENDE I CARDINALI DEI “DUBIA”. “TRATTATI CON PROTESTE SPROPORZIONATE”. E DICE: LA DOTTRINA PRECEDENTE È VALIDA.

Marco Tosatti

Il cardinale tedesco Paul Josef Cordes, già presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, ha preso posizione in difesa dei quattro cardinali che hanno sottoposto i loro “Dubia” al papa e al prefetto della fede in relazione all’esortazione apostolica Amoris Laetitia.

Come è noto, il problema riguarda l’ammissione dei divorziati risposati civilmente, il cui primo matrimonio non sia stato definito nullo, all’eucarestia.

Dice il card. Cordes, in un’intervista a Kath.de (traduzione nostra):

“E adesso si sarebbe trovata una soluzione magistrale ! La concessione compare in una nota a piè di pagina dell’esortazione post-conciliare “amoris laetitia” coll’argomento che, sotto certe condizioni, la ricezione del sacramento possa essere utile per una crescita nella fede e nell’amore presso “quei Cristiani”. La base teologica di un tale argomento non è per nulla cogente. Il suo carattere vincolante (una nota a piè di pagina) non ha certo il rango di un dogma”.

Continua poi il porporato: “Con un tono pratico (matter of fact) quattro cardinali hanno richiesto che siano chiariti i dubbi sul testo. Sono stati trattati con proteste sproporzionate. Non posso capacitarmi di una tale indignazione e ho persino dubbi che gli indignados siano mossi dalla ricerca della verità”.

E ha concluso: “ È chiaramente una tragedia il fatto che a fare le spese della richiesta di chiarimenti e dell’indignazione pubblica che hanno suscitato siano una volte di più le questioni relative all’esito del sacramento del matrimonio. La posizione del prefetto per la congregazione della fede, il card tedesco Müller, è ineccepibile: il testo non dia luogo all’interpretazione che le dichiarazioni precedenti della dottrina e dei Papi sono invalide”.

E’ una presa di posizione che dopo quella del card. Pell e dopo le istruzioni contrastanti date da vescovi di diverse parti del mondo in materia rendono una parola chiarificatrice del Pontefice necessaria.

Per una visione del problema, cliccare QUI e QUI.

E anche QUI 



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MONS. SCHNEIDER: LO SCISMA C’È GIÀ. TRUCCHI, INGANNI E INTIMIDAZIONE PER DARE LA COMUNIONE AI DIVORZIATI.

Marco Tosatti

Nella Chiesa cattolica c’è già uno scisma in atto; non per colpa del Pontefice, ma di alcuni ecclesiastici che usano trucchi, inganni, una retorica magistrale e dialettica. E’ questa l’opinione espressa dal vescovo ausiliare di Astana, Athanasius Schneider, (nella foto con il card. Burke)  in un’intervista a una televisione francese. A causa del dibattito che è seguito alle interpretazioni contrastanti sull’esortazione apostolica Amoris Laetita, “siamo testimoni oggi di una forma bizzarra di scisma”, ha detto il presule, prendendo di mira ecclesiastici di alto livello che hanno rotto con la tradizione cattolica per promuovere “il vangelo della libertà sessuale”. Queste persone, ha aggiunto, cercano di soffocare una discussione aperta sui loro scopi, e “fanno uso di calunnie nel tentativo di mettere a tacere la voce della verità.

Senza fare nomi – ma forse, con un po’ di attenzione, alcuni di essi sono identificabili, – ha detto: “Questi ecclesiastici vogliono usare metodi malvagi – cioè trucchi, inganni, retorica magistrale e dialettica, e persino tattiche di intimidazione e violenza morale, per raggiungere il loro obiettivo, quello di ammettere i cosiddetti divorziati-risposati alla Santa Comunione senza che questi adempiano alla condizione di vivere in perfetta continenza, una condizione richiesta dalla legge divina”.

Schneider ha escluso il papa dalle accuse: “Ha detto chiaramente di non avere l’intenzione di proporre il suo proprio insegnamento magisteriale”, e ha esortato a pregare affinché il Papa intervenga e metta fine alla confusione.

 

Mons. Schneider ha svolto a Roma lunedì scorso una conferenza su “La grandezza non negoziabile del matrimonio cristiano”. Ne avete il resoconto dettagliato in Corrispondenza Romana. Ha ricordato l’insegnamento del Vangelo sul matrimonio, e ha aggiunto: “Di conseguenza la Chiesa secondo la logica Divina e umana non ha la competenza di approvare nemmeno implicitamente una convivenza more uxorio al di fuori di un valido matrimonio, ammettendo tali persone adultere alla Santa Comunione. Un’autorità ecclesiastica che emana norme o orientamenti pastorali che prevedono una tale ammissione, si arroga un diritto che Dio non le ha dato. Un accompagnamento e discernimento pastorale che non propone alle persone adultere – i cosiddetti divorziati risposati – l’obbligo divinamente stabilito di vivere in continenza come condizione sine qua non per l’ammissione ai sacramenti, si rivela in realtà come un clericalismo arrogante. Poiché non esiste un clericalismo più farisaico che quello che si arroga diritti divini”.

Ha poi esposto più ampiamente i concetti espressi nell’intervista, ricordando il peccato di Aronne, che diede il permesso di infrangere il Primo Comandamento:

“Invece del Primo Comandamento come era nel tempo di Aronne, parecchi chierici, anche di più alto rango, sostituiscono ai nostri giorni il Sesto Comandamento con il nuovo idolo della pratica sessuale tra persone non validamente sposate, che è in un certo senso il vitello d’oro creato dai chierici dei nostri giorni. L’ammissione di tale persone ai sacramenti senza chieder loro di vivere in continenza come conditio sine qua non, significa nel fondo un permesso di non dover osservare in questo caso il Sesto Comandamento. Tali chierici, come nuovi “Aronne”, tranquillizzano le persone, dicendo che possono essere serene e liete, cioè possono continuare nella gioia dell’adulterio grazie a una nuova “via caritatis” e al senso “materno” della Chiesa e che possono persino ricevere il cibo Eucaristico. Con tale orientamento pastorale i nuovi “Aronne” clericali fanno del popolo cattolico il ludibrio dei loro nemici, cioè del mondo non credente e immorale, il quale potrà davvero dire per esempio:

Nella Chiesa cattolica si può avere accanto al proprio coniuge un nuovo partner, e la convivenza con lui è ammessa nella prassi.

Nella Chiesa cattolica è ammessa di conseguenza una specie di poligamia.

Nella Chiesa cattolica l’osservanza del Sesto Comandamento del Decalogo, tanto odiato da parte della nostra società moderna ecologica ed illuminata, può avere delle legittime eccezioni.

Il principio del progresso morale dell’uomo moderno secondo il quale si deve accettare la legittimità degli atti sessuali fuori del matrimonio, è finalmente implicitamente riconosciuto nella Chiesa cattolica, che era stata sempre retrograda, rigida e nemica della letizia dell’amore e del progresso morale dell’uomo moderno”.


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UN VESCOVO IN AMERICA: DIVORZIATI-RISPOSATI, PER L’EUCARESTIA DECIDETE VOI. LA BATTAGLIA SULL’AMORIS LAETITIA NON SI PLACA.

 

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Marco Tosatti

Bergoglio come Mao Tse Dong? “Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è favorevole”.

E in effetti la confusione sotto il cielo cattolico, a Roma e altrove, e le divisioni prodotte e gestite dal vertice della Chiesa, quello che dovrebbe garantire l’unità e confermare la fede stanno esplodendo a macchia d’olio.

Quella che è stata fatta passare per una norma pastorale, accennata in una nota a piè di pagina, si sta rivelando per quello che è in realtà: un esplosivo strumento di confusione e incertezza.

Parliamo ovviamente dell’Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica seguita ai Sinodi sulla Famiglia e della comunione ai divorziati risposati. Dall’America giunge la notizia che il vescovo Robert McElroy di San Diego, California, ha chiesto ai suoi preti di incoraggiare i cattolici divorziati e risposati a considerare se “Dio li sta chiamando a tornare all’eucarestia”. Seguendo gli esiti di un sinodo diocesano tenuto a ottobre, il presule ha istruito i sacerdoti a pubblicare sui bollettini parrocchiali un invito ai cattolici che si trovano in posizione di doppie nozze a “utilizzare il foro interno della coscienza”, per decidere se accostarsi o meno all’eucarestia, dopo essersi consultati con un sacerdote. Ma il Sinodo diocesano diceva: “E’ importante sottolineare che il ruolo del prete è di accompagnamento, teso a informare la coscienza di chi discerne sui principi della fede cattolica. Il prete non deve prendere decisioni al posto del fedele”. Cioè, in ultima analisi la decisione sta all’interessato.

Però dalla Germania si leva la voce di un professore di teologia dell’Università di Freiburg, Hans Hoping, che sulla Frankfurter Algemeine si chiede: “I divorziati risposati possono trovarsi sposati in due matrimoni validi allo stesso tempo? Il testo dell’Amoris Laetitia lascia aperta la risposta a questa domanda cruciale che ha provocato esso stesso”. E dal momento che l’Amoris Laetitia non ha posto in dubbio la questione dell’indissolubilità del matrimonio, “si deve chiarire come il matrimonio dei divorziati risposati si pone in relazione con essa”. L’esortazione apostolica considera “una relazione sessuale al di fuori di un matrimonio esistente non più essere in tutti i casi illecita”. Hoping conclude che siamo di fronte a un abbandono “del punto cruciale posto dall’insegnamento di Giovanni Paolo II sul matrimonio e la famiglia, dove con San Tommaso si tenne saldo a una tradizione magisteriale decisiva”.

Insomma, c’è da chiedersi se tutto sia così chiaro, nell’Amoris Laetitia, come vorrebbero i volenterosi flabelliferi del Pontefice. E a rigore di logica, non cristiana e cattolica, ma semplicemente di logica, umilmente, sembra proprio di no. Già lo diceva Dante, nel Canto XXVII dell’Inferno,

“ch’assolver non si può chi non si pente,

né pentere e volere insieme puossi

per la contradizion che nol consente”.

 

Oh me dolente! come mi riscossi

quando mi prese dicendomi: “Forse

tu non pensavi ch’io löico fossi!”.

Non sembra peregrina, dunque, alla luce dei fatti, che stanno accadendo ovunque nel mondo cattolico, con vescovi che forniscono interpretazioni radicalmente opposte, la richiesta di chiarimento dei cardinali, con i loro Dubia, ben condivisi da molti. E infatti sul portale della Chiesa tedesca Katholisch.de Kilian Martin afferma con decisione che “I cardinali che chiedono al Papa chiarezza non sono eretici, bensì adempiono il loro dovere episcopale. Joachim Meisner, Walter Brandmüller, Raymond Burke e Carlo Caffarra, perciò, con la loro lettera hanno adempiuto al compito loro affidato: consigliare e sostenere il Papa nel cuore dei problemi e nel retto governo della Chiesa. Ora, in una consultazione che sia di buona qualità, vanno ascoltate anche le interrogazioni a riguardo delle decisioni gravi.

Invece un vescovo della Grecia erroneamente rimprovera i Cardinali di diffondere l’eresia. Che Frangkiskos Papamanolis si trovi in errore, lo dimostra la definizione del concetto: Eretico è chi mette in dubbio o addirittura rifiuta una verità di fede definita. Nessuno dei quattro Cardinali si è macchiato di questo reato, perché anzi essi entrano in campo proprio per favorire una maggiore chiarezza circa le Verità della Chiesa.

Gli autori della lettera non sono affatto dissidenti che indossano la Porpora, ma uomini di chiesa che, in modo aperto, si prendono cura della disciplina della Chiesa… Perciò, la lettera dei Cardinali non è eresia, ma valido contributo a un dibattito esistenziale della Chiesa.

E anche il cardinale George Pell, da Londra, richiesto se fosse d’accordo con le domande poste dai cardinali, ha risposto: “Come si può non essere d’accordo con una domanda?”, aggiungendo che le domande erano “significative”. Ha raccomandato la lettura di “due grandi encicliche” di San Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor e Evangelium Vitae, e ha aggiunto che molti fedeli cattolici sono stati spaventati dagli sviluppi recenti nella Chiesa. Un risultato, ha concluso, della confusione diffusa sull’autorità della legge morale.

Ed è difficile non concordare con questa constatazione.



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IL PAPA POTREBBE TOGLIERE IL CAPPELLO AI CARDINALI DEI “DUBIA”. LA MINACCIA ADOMBRATA DAL DECANO DELLA ROTA, PINTO.

pinto

Marco Tosatti

Mons. Pio Vito Pinto, Decano della Rota Romana, cioè l’ente che decide in ultima analisi nel campo delle nullità matrimoniali, ha avanzato l’ipotesi che il Pontefice regnante potrebbe anche privare della porpora i quattro cardinali che seguendo una prassi consolidata nella Chiesa hanno chiesto alla Congregazione della Fede, e di conseguenza al Papa, di chiarire cinque “Dubia” relativi alla Amoris Laetitia.

Pinto, noto per il suo zelo super erogatorio nei confronti del Pontefice, parlava in una conferenza all’Università Ecclesiastica di San Damaso a Madrid. Pinto sosteneva in buona sostanza che chiunque dentro la Chiesa avanzino dei dubbi sull’Amoris Laetitia, l’esortazione apostolica sulla famiglia resa nota tempo fa mettono in dubbio “due Sinodi dei vescovi sul matrimonio e la famiglia! Non un Sinodo ma due! Uno ordinario e uno straordinario. Non si può dubitare dell’azione dello Spirito Santo!”.

Pinto, come riporta Religión Confidencial, si riferiva soprattutto ma non solo ai cardinali Walter Brandmüller, Raymond Burke, Carlo Caffarra e Joachim Meisner, che di fronte alle evidenti ambiguità del testo dell’esortazione, e alla confusione di grande ampiezza che ne è seguita, hanno chiesto a settembre al Pontefice di chiarire alcuni punti su divorziati e risposati ed eucarestia. Non ricevendo alcuna risposta, e, aggiungiamo noi, probabilmente informati del fatto che non sarebbe venuta nessuna risposta, due mesi più tardi hanno reso pubblica la loro lettera, i cosiddetti “Dubia”.

“Quale Chiesa difendono questi cardinali – si è chiesto Pinto? – Il Papa è fedele alla dottrina di Cristo. Quello che hanno fatto è uno scandalo molto grave che potrebbe addirittura portare il Santo Padre a ritirar loro il cappello cardinalizio come già è accaduto in qualche altro momento della Chiesa. Il che non vuol dire che il Papa tolga loro la posizione di cardinale, ma potrebbe farlo”.

A una domanda relativa a chi sostiene che la Chiesa cattolica stia abbracciando la Riforma protestante, il Decano della Rota ha spiegato che “Lutero ha distrutto la fede cattolica degli apostoli. La Chiesa cattolica crede che nell’eucarestia sia presente Gesù Cristo, e il protestantesimo non cede nella presenza reale di Cristo nella Comunione. Questa è la grande differenza”.

AMORIS LAETITIA, I DUBIA. IL SILENZIO DEL PAPA È OPERA DELLO SPIRITO SANTO PER EVITARE ERRORI? L’IPOTESI DEL NEW YORK TIMES

 

 

douthat

 

Marco Tosatti

La situazione che la Chiesa cattolica sta vivendo, dopo l’Amoris Laetitia, le richieste di chiarimento formale di quattro cardinali, i cosiddetti Dubia, (voce di un bacino di perplessità enormemente più ampio, come testimoniano le firme della Supplica Filiale, e documenti di teologi e docenti) e il rifiuto di rispondere del Pontefice la porta a percorrere una “terra incognita”, secondo l’editorialista del New York Times Ross Douthat.

E in effetti, a oltre tre mesi dalla ricezione della lettera privata con cui i porporati chiedevano chiarimenti, che avrebbero provocato una sostanziale irritazione nel Papa (e lo crediamo, nonostante le smentite private) una risposta non c’è stata; definizioni non elogiative, accuse di rigidità, suggerimenti che dietro la rigidità ci siano problemi psicologici, dottrinarismo e chi più ne ha più ne metta. Ma una risposta netta, chiara e sincera no.

Da praticone ignorante, riassumo la questione per chi non la conosce. Amoris Laetita, l’esortazione del Pontefice dopo due Sinodi sulla famiglia, lascia capire, in una nota, senza abolire il magistero precedente, che lo escludeva, che una persona divorziata e risposata civilmente possa accedere all’eucarestia. Cioè qualcuno che è – formalmente – in peccato mortale, e senza cambiare la sua situazione, può comunicarsi. E’ una prospettiva che apre la porta a molte possibilità: perché non si può applicare la stessa soluzione ad altri peccati, anch’essi gravi? Insomma, un bel pasticcio. Che appare voluto.

E infatti come ricorda Ross Douthat, “I liberals hanno avuto il permesso di sperimentare, i conservatori di tenersi alla lettera della legge, e i vecsovi sono stati lasciati in sostanza a scegliere il loro personale insegnamento su matrimonio, adulterio e sacramenti – il che molti hanno fatto in quest’anno, oscillando fra i conservatori in Polonia e Filadelfia, i liberals a Chicago e in Argentina, con frizioni inevitabili fra vescovi di interpretazioni diverse”.

In effetti, a parte le accuse eccessivamente ripetute, e piuttosto deboli, da un punto di vista di contenuto, sulla rigidità, l’unica risposta è venuta con una lettera di approvazione indiretta all’interpretazione dei vescovi argentini. Indicativa, ma difficilmente spendibile come un atto di magistero autorevole in una crisi di queste proporzioni.

Questa obliquità importa, perché – scrive Douthat – nel cattolicesimo le parole formali del Papa, le sue encicliche ed esortazioni hanno un peso che ammiccamenti e accenni impliciti e lettere personali non possono avere…così evitare la chiarezza sembra essere inteso come un compromesso, una copertura”.

Ma questo strano spettacolo intorno ai Dubia “ci ricorda che questa non può essere un sistemazione definitiva”. La logica di Roma locuta, causa finita, secondo il commentatore del New York Times, è troppo connaturata nelle strutture cattoliche per permettere solo una temporanea decentralizzazione della dottrina. “Finché il papa rimane il papa, ogni controversia di grande importanza arriverà inevitabilmente su su fino al Vaticano”.

“Francesco deve saperlo. Per ora sembra scegliere la crisi minore di vescovi in contrasto e insegnamento confuso alla maggiore crisi che potrebbe venire (anche se chi può dirlo con certezza?) se offrisse le sue risposte personali ai conservetori sui Dubia e semplicemente chiedesse loro di obbedire. Sia l’obbedienza che lo scisma potrebbero venire dopo un poco, ma non finché il tempo e l’azione dello Spirito Santo avessero indebolito la posizione dei suoi critici nella Chiesa”.

In conclusione, Ross Douthat offre un’ipotesi interessante: “Nel frattempo il suo silenzio ha l’effetto di confermare i conservatori nella loro resistenza perché a loro sembra che il suo rifiuto di dare una risposta definitiva potrebbe essere esso stesso il lavoro della provvidenza. Cioè, lui pensa di essere machiavellico e strategico, ma in realtà è lo Spirito Santo che gli impedisce di insegnare l’errore”.

E’ un’ipotesi “teologicamente rara, che può essere facilmente confutata”; e il Papa “deve solo esercitare la sua autorità rispondere alle critiche e dire chiaramente ai fedeli che cosa vuole che credano. Ma finché non parla, l’ipotesi è aperta”.



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AMORIS LAETITIA, DIVORZIATI RISPOSATI: LE 50 SFUMATURE DI GRIGIO DEL CARD. KASPER E DELLA CHIESA DI GERMANIA.

freiburg

Marco Tosatti

Prosegue l’eterna e sempreverde confusione – divisione sull’Amoris Laetitia, e sulla liceità o meno di dare o meno la comunione ai divorziati risposati. Dalla Germania abbiamo un intervento lungo e dettagliato del cardinale Walter Kasper, grande ispirato del Pontefice regnante, e un manuale di istruzioni (Un amore caloroso pieno di discernimento. Impulsi e idee per l’accettazione dell’Amoris Laetitia) piuttosto ampio, e il cui contenuto certamente solleverà eccezioni e discussioni da parte di chi difende la Dottrina della Chiesa sul matrimonio e l’indissolubilità.

Kasper offre il suo contributo, dal tono piuttosto trionfante, su “Stimmen der Zeit”, le Voci del Tempo, una rivista tedesca cattolica molto nota. Una relazione del suo lavoro lo potete trovare, in inglese, in questo articolo di Lifesitenews. In buona sostanza il porporato, il più acceso sostenitore dell’abbandono del magistero professato finora sul tema, alla domanda se sia possibile ora, dopo l’Amoris Laetita, dare la comunione ai divorziati risposati, in alcuni casi, risponde. “Sì. Punto”. E anche se questa frase non la si trova in Amoris Laetita, “corrisponde al ductus (comando, linea, tracciato, N.D. R.) generale”.

Spesso, afferma Kasper, dobbiamo scegliere il male minore. “Nella vita non c’è bianco e nero, ma solo diverse nuances e sfumature…Amoris Laetita non cambia uno iota dell’insegnamento della Chiesa, ma tuttavia cambia tutto”. Secondo il cardinale si passerebbe da una “moralità legale” alla “moralità della virtù”.

Giovanni Paolo II, e Benedetto XVI, nella legislazione sul tema insistevano sulla necessità che i divorziati risposati, per avvicinarsi all’eucarestia, cercassero di seguire la via della castità coniugale. Per Kasper, si va “un passo più avanti, mettendo il problema in un processo di un approccio pastorale che abbraccia, di integrazione graduale”.

Kasper sostiene che “l’astinenza sessuale appartiene alla sfera più intima e non abolisce la contraddizione oggettiva fra l’attuale legale matrimoniale e il primo matrimonio sacramentale”. Il cardinale fa la differenza fra “peccato mortale oggettivo” e “colpabilità soggettiva”. E sottolinea che il Pontefice “enfatizza gli aspetti soggettivi senza ignorare gli elementi oggettivi”.

“La coscienza di molte persone è spesso cieca e sorda a ciò che viene loro presentato come legge divina. Questa non è una giustificazione del loro errore, ma comprensione e misericordia con la persona che sbaglia”. Amoris Laetita “non indica conclusioni chiare e pratiche da queste premesse”, ma il fatto che il Pontefice lasci la questione aperta “è in se stessa una decisione magisteriale di grande conseguenza”.

E conclude con la risposta già scritta in testa all’articolo: “Sì. Punto”. E anche se questa frase non la si trova in Amoris Laetita, “corrisponde al ductus (comando, linea, tracciato, N.D. R.) generale”.

Sulla stessa linea è il documento dell’Istituto per la pastorale della diocesi di Freiburg, che possiamo tradurre poveramente “Discernimento pieno, amore caloroso”. Ci scusiamo per gli errori causati dalla nostra imperfetta conoscenza della lingua di Goethe. Da un veloce excursus ci sembra che il clima del documento sia molto orientato verso la scelta “fai da te” del singolo fedele. Si ricorda che “la cosa difficile è creare un ponte fra l’ideale della dottrina e del diritto canonico e la situazione reale delle persone”.

Si sottolinea come Amoris Laetitia inizi parlando non della Sacra Famiglia, ma di Adamo ed Eva, per fare vedere che ci sono queste situazioni difficili, e che la Sacra Famiglia è soltanto un ideale, mentre Adamo ed Eva sono la situazione reale, perché loro sono peccatori. Se prima si diceva in un altro modo, ora è tutto cambiato.

Si ricorda che del documento il capitolo più atteso era “L’ottavo capitolo, quello relativo ai divorziati risposati, era quello più atteso da noi in Germania”. E dal momento che il Papa di per sé non dice chiaramente, si rimandano i lettori alle risposte alle “FAQ” alle risposte alle domande più frequenti. Per cui alla domanda se in campo morale ci sia solo giusto o sbagliato, la risposta è negativa: “.In campo morale, o ci sono altre alternative. C’è anche il grigio”. Per cui i divorziati risposati possono accedere alla comunione ma non deve diventare una regola.

E alla fine si dice: possono accedere alla comunione quelli che nella loro coscienza pensano di essere giustificati a farlo.



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