PEZZO GROSSO, IL PADRE NOSTRO CAMBIATO E L’OMELIA DI OGGI. NON PREOCCUPIAMOCI DELLE TENTAZIONI, TANTO…

18 Novembre 2018 Pubblicato da --

Marco Tosatti

Cari Stilumcurialisti, Pezzo Grosso è andato a messa, oggi, e quello che ha sentito da parte del celebrante l’ha spinto a tornare a casa e scriverci. Vedete un po’…

Sempre Pezzo Grosso a Tosatti :

“Caro Tosatti, mi scusi se insisto su questo tema della correzione del Padre nostro. Lo faccio perché nella messa domenicale di oggi questa modifica al “non indurci in tentazione “ è stata esaltata e magnificata dal celebrante, non solo spiegando che Dio mai ci indurrebbe in tentazione, ma lasciando immaginare, come conseguenza, che non dobbiamo preoccuparci neppure troppo delle tentazioni e della necessità di vincerle perché di fatto Gesù Cristo lo ha già fatto per noi tutti. Temo ciò incoraggi la vocazione a non lottare contro la tentazione e perciò inevitabilmente cader nel peccato. E ciò non mi piace. Sempre più si direbbe che acquisire meriti per esser salvati stia diventando un tradizionalismo ridicolo; ma Gesù nel mondo si presenta come legislatore e giudice, trasmette la parola divina e spiega che chi non è pronto a prendere la croce con lui non ne è degno. Spiega che la nostra natura malata necessita un medico per sanarci e riconciliarci con Dio divinizzando noi stessi (in tal modo, non escludendo Dio). Dio si incarna per salvare quello che era perduto dando concretezza al piano di salvezza. La profezia di Simeone a Maria chiarisce che “egli è posto per la caduta e resurrezione di molti…. e come segno di contraddizione”. Quando gli chiesero perché frequentava pubblicani e peccatori, Gesù rispose che non avevano bisogno del medico i sani, ma gli ammalati, e che non era venuto a chiamare a penitenza i giusti ma i peccatori (ma disse: “a penitenza”, non ad una festa). Agli apostoli spiegò che era venuto a portare il fuoco sulla terra, non a mettere pace, bensì la divisione (la spada). Spesso spiegò la necessità della penitenza. Quando gli fu chiesto se sarebbero stati molti o pochi quelli che si sarebbero salvati, suggerì di sforzarsi di entrare per la porta stretta, perché molti cercheranno di entrare e non potranno. Più oltre spiegò che chi commette iniquità finisce dove sarà pianto e stridore di denti. Quando poi chiese ai discepoli di rinnegare se stessi, prendere la croce e seguirlo, spiegò anche che quando il Figlio tornerà nella gloria allora renderà a ciascuno secondo le proprie opere. Quando insegnò la carità verso il prossimo, spiegò che chi lo fa (cioè i giusti) avranno vita eterna, gli altri andranno a eterno supplizio. S. Giovanni spiegò che è vero che il Padre non giudica nessuno, perché ha rimesso ogni giudizio al Figlio. Poi precisa che il Figlio non è venuto a giudicare il mondo, ma a salvarlo, ma (attenzione !) chi disprezza il Figlio e non riceve le sue parole, sarà giudicato dalla parola annunziata da Cristo stesso e ciò avverrà nel giorno estremo. San Giovanni ci ricorda anche che Dio non ascolta i peccatori, ma se uno ha timor di Dio e fa la sua volontà, egli l’esaudisce. Cristo il mondo lo ha vinto, non ci ha giocato a scacchi. Grazie per avermi permesso questa “omelia”, ma ormai i sacerdoti non le fanno più … Si dovrebbe rivalutare il “timor di Dio “, caro Tosatti…”.

 PG 







Oggi è l’84° giorno in cui il Pontefice regnante non ha, ancora, risposto.

“Quando ha saputo che McCarrick era un uomo perverso, un predatore omosessuale seriale?”

“È vero, o non è vero, che mons. Viganò lo ha avvertito il 23 giugno 2013?”

Joseph Fessio, sj: “Sia un uomo. Si alzi in piedi e risponda”.




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72 commenti

  • Paolo Pagliaro ha detto:

    Gran foga tra i pastori per adeguarsi al nuovo Vangelo riveduto e corretto da Bergoglio: non più “non ci indurre”, ma “non ci abbandonare” (!!!), anzi: basta con ‘ste tentazioni, siamo adulti. Non più “indissolubile” ma “indissolubile a meno che Dio abbia un altro progetto per me”, anzi: facciamo che ognuno decide con la propria coscienza.
    Io però mi ero convertito al Gesù Cristo versione 1.0

  • Pier Luigi Tossani ha detto:

    ex-post, ma sull’archivio di SC ogni tanto ci si ritorna,
    sui cambiamenti al Padre Nostro segnalo questo, sull’ottimo “Cooperatores Veritatis”:

    https://cooperatores-veritatis.org/2018/11/21/padre-nostro-quella-traduzione-che-divide-gia-la-chiesa/

  • Re Vermiglio ha detto:

    Riguardo al fatto che Dio non ascolterebbe i peccatori, quella è una cosa che va capita bene.

    Segnalo questo https://www.amicidomenicani.it/le-chiedo-se-la-preghiera-di-chi-non-e-in-grazia-sia-ascoltata-da-dio/ articolo di Padre Bellon che spiega bene il tutto.

    Se Dio non ascoltasse i peccatori staremmo freschi, visto che anche se ora non lo siamo quasi tutti noi lo sono stati (e talvolta magari ci cadiamo ancora). Dio non è come quelle banche che fanno prestiti solo a chi di per se non ne ha bisogno.

    E chi ha più bisogno della Grazia di Dio di chi è peccatore? Non confondiamo Dio con Equitalia.

  • luca antonio ha detto:

    Eisenegkes (tradotto ora con “abbandonare”), da leggere eisenenkes, e’ l’ infinito aoristo del verbo eisfero, portare dentro, introdurre, non ci sono altre traduzioni, men che meno quella scelta dalla chiesa oggi e tanto caldeggiata da Bergoglio . L’errore, dettato dal sentimentalismo (bisogna assolutamente essere più misericordiosi d Dio stesso), e’ pero’ la conseguenza di un altro errore di vecchia data: tentazionem e’ stata la corretta traduzione del greco “peirasmon” come , prova, esperienza, tentazione, ma con la traduzione in italiano (quali danni dall’abbandono del latino!) è rimasto solo il senso di “allettamento satanico” ed è andato perduto invece quello di prova , esperienza.
    Esperienza di che? Della condizione altrui perche’, e questa e’ una opinione puramente personale ma tutto fila e soprattutto rispetta il testo , “non ci portare dentro l’esperienza” , va correlato con quanto si trova precedentemente e cioe’ con : “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
    Quindi tutto va inteso come un non giudicare gli altri e perdonare altrimenti potremmo essere introdotti da Dio nell’esperienza della condizione di chi abbiamo giudicato e non perdonato.
    Dio ci introduce pertanto nella esperienza (nel provare la condizione di colui che abbiamo giudicato) per farci capire che bisogna amare il nostro prossimo al disopra dei suoi difetti e che il giudizio spetta solo a Lui.
    Percio’ : “… rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre (in ducere, portare dentro) in tentazione (all’ esperienza alla prova, al provare) ma liberaci dal male ( anche maligno che sempre prende coloro che odiano e non perdonano). Questa è, è stata e sarà, da duemila anni e per sempre la traduzione giusta, la sola possibile, seppur con la giusta interpretazione.
    Il mio parroco ha ipotizzato che forse Matteo usa eisfero per necessità non essendovi verbi migliori per dire “abbandonare” e che il suo uso, forse, nel nuovo testamento è legato a quel significato, vediamo:
    Matteo -27: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” , qui per abbandonato usa enkatelipes da verbo enketaleipo che significa proprio abbanonare, lasciare, idem Marco;
    Matteo -19: “l’uomo lascerà (kataleipsei da kataleipo, abbandono, lascio) suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie”;
    Matteo- 19: “ allora Pietro prendendo la parola disse: ecco noi abbiamo lasciato (afekamen da afiemi con molti significati tra cui quello qui usato, lasciare, abbandonare ) e ti abbiamo seguito”
    Paolo- Romani: “ per questo Dio li ha abbandonati (paredoken, altro verbo medesimo significato, abbandonare, lasciare) a passioni infami..”
    Le scelte per esprimere “abbandonare” ce n’erano quindi più di una ma gli evengelisti, Matteo e Luca i soli a riportare il Pater , avrebbero scelto entrambi proprio il verbo eisfero che non ha mai, in nessuna sfumatura, anche la più lontana, e per nessun autore antico il senso di lasciare, abbandonare e che Matteo, inoltre usa (Luca non ho controllato) una e una sola volta proprio per insegnarci la preghiera che Cristo stesso ha voluto lasciare all’umanità .
    Quale responsabilità si sono presi Bergoglio e compagnia.. cambiare su basi inesistenti le parole di Dio stesso … tentare di abolire uno dei comandamenti, il sesto… compiere tutta una serie ormai sterminata di contraffazioni e abusi.
    Fino a quando Signore?

    • Adriana ha detto:

      Tutto bene , soltanto che NON è l’Infinito ma il Congiuntivo Aoristo attivo ,sec pers. singolare . Preceduto da -ME’-( non ) indica una esortazione a non fare qualcosa.

    • luca antonio ha detto:

      grazie per la correzione.

      • Adriana ha detto:

        Luca ,
        da quel che ho capito ,l’errore non è suo ma del molto citato Bux.
        Voglio sperare che si tratti di un errore di trascrizione delle sue spiegazioni linguistiche , altrimenti , sulla ” perizia ” dei così detti esperti , sorgono grossi dubbi…..

        • luca antonio ha detto:

          Vede, cara Adriana, il problema non è se sia infinito o congiuntivo (anche un bambino capisce che un verbo non può diventare un altro se passa da infinito a congiuntivo), il problema vero è quello di una massa di fedeli che cerca risposte e non le trova. Perché sarebbe bastato che si fosse data dalle gerarchie deputate una esegesi convincente (lei l’ha vista?) per giustificare il cambiamento di un testo dopo duemila anni e nessuno avrebbe perso tempo a darsi delle risposte da solo . L’unica spiegazione fornita è stata invece che siccome Dio non può indurre intentazione allora cambiamo il Pater . Se anche fosse il solo ragionamento possibile , e non lo è, e fosse completamente giusto , e non lo è , non viene in mente che allora la stessa Chiesa si è sbagliata per tutta la sua storia? Se si è sbagliata allora, perché milioni di fedeli dovrebbero fidarsi di quello che dice ora? Domande che, ovviamente, non avranno risposta come non l’ hanno avuta i dubia e le tante altre che noi fedeli ci saremmo aspettati da un padre amorevole e attento a non creare divisioni tra i suoi figli. Per quanto riguarda le mie spiegazioni linguistiche non bisogna essere esperti, basta prendere un buon vocabolario e verificare. Se invece di aderire ad uno schema ideologico l’avessero fatto le autorità ecclesiastiche preposte forse avrebbero cercato una soluzione più rispettosa della letteralità del testo, evitando così di creare la confusione e lo smarrimento che, sono sicuro, vede anche lei con dolore.

  • deutero.amedeo ha detto:

    A proposito di abbandonare…..
    In Zaccaria 11, leggiamo:
    [16] poiché ecco, io susciterò nel paese un pastore, che non avrà cura di quelle che si perdono, non cercherà le disperse, non curerà le malate, non nutrirà le affamate; mangerà invece le carni delle più grasse e strapperà loro perfino le unghie.

    [17] Guai al pastore stolto che abbandona il gregge!

    In sintesi: se noi chiediamo a Dio di non abbandonarci noi esprimiamo (bestemmiando) che sospettiamo che Dio sia il pastore stolto. O no?

    • repetita iuvant ha detto:

      Agostino: “Perché dunque Dio non ci abbandoni, noi diciamo: Non ci far cadere in tentazione”

    • Gaetano2 ha detto:

      Ottima citazione! Ma questo avrà mai letto le cose sacre, o fa parte di quelli che Sodoma e Gomorra si sono salvate?

  • Catholicus ha detto:

    Ottima riflessione di una fervente cattolica, quella apparsa oggi 20 novembre 2018 , su Chiesa e Postconcilio:
    irina ha detto
    “I Pastori anziani credenti, vuoi per l’età che di suo è un po’ malinconica vuoi che non si fideranno più di nessuno, forse stanno aspettando che passi la tempesta o che il Buon Dio li chiami a Sé; i Pastori nella loro maturità credenti, quanti saranno? Non lo so. Non una fiumana. Don Minutella l’ha scomunicato il suo vescovo, altri devono vivere alla macchia e a stento ricordiamo due o tre cognomi dei loro. Chi mai avrebbe potuto dire loro che si sarebbero trovati in casa loro, nel loro paese in questa situazione? Nessuno. I graduati pochissimi son credenti, quasi tutti defilati, senza dare nell’occhio, si custodiscono le loro quattro pecorine e si sfumano da soli sull’orizzonte. Gli altri pastori omosessuali, concubinari, ladri, arruffapopoli, sono autentici non credenti, sono lupi; quest’ultima categoria si può trovare ovunque si trovano uomini e donne dalla mala vita.”

  • Francesca ha detto:

    Ah ah ah!! E dire che ero convinta che Pezzo Grosso fosse un cardinale! Fantastico

    • PG ha detto:

      e se scoprisse che PezzoGrosso è proprio un Cardinale di Santa Romana Chiesa ? Se vuole le racconto un annedoto che mi riguarda

  • Monica ha detto:

    Pezzo Grosso ha ragione se in termini di spiegazioni che accompagnano la nuova versione italiana oppure in base a esplicite nuove versioni del PN nel mondo (in Francia dicono ” e non lasciarci entrare in tentazione”, quindi la richiesta al Padre sarebbe di non essere nemmeno confrontati alla prova), la prova viene espulsa dal percorso del credente, quindi i meriti non hanno più motivo di esistere, quindi ci si salva tutti se non servono meriti, quindi il Sacrificio é reso di fatto inutile per la salvezza di molti, come anche l incarnazione che é legata alla nostra salvezza come recitiamo nel Credo.

    • Kill! Kill! Kill! ha detto:

      Scusa se la traduzione dice di non abbandonarci alla prova , vuol dire che la prova c’è e che si chiede a Dio di non essere lasciati soli ad affrontarla. Con che logica si può intravvedere una espulsione della prova? Qualcuno qui sa cosa vuol dire ”abbandonare” o siete tutti convinti che voglia dire ”espellere”?
      È incredibile…tutti grecisti e latinisti e poi non capite l’italiano. Che pena…

      • Monica ha detto:

        L italiano forse lo sto perdendo dopo tanti anni di assenza, ma quanto al ragionamento sulla “prova” ho scritto in riferimento alla traduzione francese che esplicitamente chiede di non entrarci nemmeno, quindi dicendolo così chiediamo di eliminarla nel percorso cristiano. Quanto alla prossima traduzione italiana sul termine “abbandono” se é accompagnata dalla spiegazione del senso che ha ascoltato in omelia Pezzo Grosso, la prova la si vuole eliminare lo stesso.
        Spero di avere precisato meglio il post. Anzi, per stare nel cliché: non so se mi sono spiegata!

      • LucioR ha detto:

        «Scusa se la traduzione dice di non abbandonarci alla prova …».

        Traduzione? Traduzione da cosa?

        «Qualcuno qui sa cosa vuol dire ”abbandonare” o siete tutti convinti che voglia dire ”espellere”? È incredibile…tutti grecisti e latinisti e poi non capite l’italiano».

        M’inchino alla sua perfetta conoscenza dell’Italiano di fronte all’ignoranza di tutti i commentatori. Tuttavia poiché ho letto tutti gl’interventi non mi risulta che qualcuno abbia riferito questo significato (che effettivamente solo un asino può ritenere sinonimo di abbandonare). Del resto basta usare lo strumento “Trova” per rendersi conto che l’unico ad averlo usato è Lei.
        Per quanto mi riguarda sono convinto che “abbandonare” significhi “lasciare”, “voltare le spalle a qualcuno”, se riferito ad una persona, e simili. E quindi presupporre che Dio abbandoni qualcuno (altrimenti non Lo si pregherebbe di non abbandonarci) è una bestemmia e contro l’insegnamento della Dottrina cattolica, che ci dice che Dio non abbandona nessuno, nemmeno il più grande peccatore.

        • G. Gervasi ha detto:

          “Infatti, quando gli [a San Paolo apostolo] fu conficcata una spina nella carne e un messo di Satana fu incaricato di schiaffeggiarlo, perché non montasse in superbia per la grandezza delle rivelazioni, per ben tre volte pregó il Signore di liberarlo dalla PROVA [sic / e.m.]. […]
          Alla fine peró sentí la risposta di Dio, che gli spiegava perché non avveniva quello che un uomo cosí santo chiedeva, e perché non conveniva che l’ottenesse:
          ‘Ti basta la mia grazia: la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza’ (2 Cor 12,9).
          (Dalla “Lettera a Proba” di Sant’Agostino, vescovo.
          Lett. 130; citata in “Liturgia delle Ore” secondo il rito
          della Santa Chiesa Ambrosiana V, 329).
          La risposta del Signore presuppone, purtroppo, un paradigma di pensiero che il Sedicente e i suoi addetti hanno rigettato come non consono alla mentalitá moderna.
          Dio onnipotente ed eterno dovrebbe, pertanto, aggiornarsi!

    • Re Vermiglio ha detto:

      @Monica

      “quindi i meriti non hanno più motivo di esistere, quindi ci si salva tutti se non servono meriti, quindi il Sacrificio é reso di fatto inutile per la salvezza di molti, come anche l incarnazione che é legata alla nostra salvezza come recitiamo nel Credo.”

      Premesso che purtroppo non credo nella salvezza di tutti (ma Dio solo quando mi piacerebbe sbagliare su questo e quanto, in fondo, io desideri avere torto su questa questione), non ho mai capito il discorso secondo il quale se tutti si salvassero il sacrificio di Cristo sarebbe inutile.

      Coloro che sostengono che tutti si salvino (gli esponenti “non eretici” di questa teoria non sostengono che i dannati all’inferno verranno redenti, in ogni caso -questo era l’errore di Origene-, sostengono che per mezzo della Grazia di Dio Egli riesca a “riacchiappare” tutti e a farli morire in stato di Grazia) lo sostengono proprio basandosi sulla potenza del sacrificio di Cristo sulla croce, e sul fatto che comunque la natura umana è naturalmente orientata a Dio, il peccato originale essendo un accidente che non doveva fare parte, e corrompere, la nostra natura, nel piano iniziale del Signore, prima che l’uomo peccasse.

    • Re Vermiglio ha detto:

      Fatto salvo quanto detto sopra, anche io sono contrario alla modifica del Padre Nostro, e continuerò a recitarlo come l’ho sempre recitato.

  • luca antonio ha detto:

    Ormai ci rido, sono finiti, la chiesa è finita, tra dieci anni per fare l’eucarestia durante la settimana dovremo fare decine di km, tra 20 anche per quella domenicale. Io vado a messa ogni giorno in varie chiese e sono quasi sempre il più giovane, sia dei preti che dei fedeli, ho quasi sessant’anni … e loro parlano … parlano, discorsi scipiti e vuoti non per compiacere Cristo ma il mondo, a ogni messa perdono fedeli… e scodinzolano e uggiolano come cagnolini alla corte dei potenti, un sale scipito che sarà prima calpestato e poi dimenticato da tutti. Anni fa mi facevano pena e schifo adesso sono solo ridicoli, degli allucinati dementi che vanno incontro alla loro fine.

    • Lucidator ha detto:

      E’ l’esatta convinzione che ho io, caro Luca Antonio, provo le stesse sensazioni entrando in quelle desolate chiese.
      E anch’io penso che la Chiesa sia finita.
      Bergoglio sta infliggendo al suo corpo martoriato gli ultimi colpi mortali con l’acuminato stilo curiale e pontificale che non conosce pietà.

      • G. Gervasi ha detto:

        “La Chiesa é finita”?
        ” … et portae inferi non praevalebunt adversus eam”
        (Mt 16,18).
        Abbiamo perso la fede?

  • Tiziana ha detto:

    Scusate ma la modifica vale per il solo Messale Romano, o anche per l’Ambrosiano (che è il mio)?

    • LucioR ha detto:

      Non ho elementi per rispondere con certezza, ma se la modifica riguarda il “Padre Nostro”, essa dovrebbe riferirsi a tutti quei momenti in cui si recita la preghiera, anche quando la si recita privatamente.
      Ma ritengo non costituire problema continuare a recitarla come la insegnata Gesù (Mt 6, 9-13), nel modo in cui è stato più volte dimostrato essere quello originale, e da questo fedelmente tradotto in Italiano (chi ha più Autorità: Gesù o Bergoglio?).

  • Mazzarino ha detto:

    Un apostrofo di troppo per errore. Mi scuso

  • Adriana ha detto:

    Ultima notizia : http://www.ilgiornale.it/news/mondo/vaticano-conferma-rettore-gesuita….
    Gesuita che benedice le unioni gay.
    In breve : da Roma è giunto l’avallo ad Ansgar Wucherpfenning al
    posto di rettore universitario del Sankt George Di Francoforte che
    riguarda 4 diocesi tedesche : Amburgo , Hildersheim . Linenburg , Osnabruck.
    Il ” giovanotto ” è sulla linea di padre Martin.
    Non ho nulla contro gli omo , singolarmente presi ,ma questa nomina mi pare una provocazione beffarda del Vaticano. Il merito nella carriera ,la prova del senso di responsabilità consiste nell’esser omo ? Quando per esser cattolici si dovrà esser omo ( di qualunque sesso ) avvisatemi , per favore ! Invece che a Messa , andrò a farmi un giro….

    • Nicola.B ha detto:

      Invece per i Sacerdoti fedeli al Magistero di sempre della Chiesa Cattolica circa l’omosessualità, come Don Pusceddu che in Sardegna durante una Omelia sulla Lettera di San Paolo ai Romani ” NE’ EFFEMMINATI….NE’……EREDITERANNO IL REGNO DEI CIELI” commentata in modo pacatissimo ed invitante alla conversione, è stato ” silenziato ” dal ” fuoco amico” ovvero dai superiori che lo hanno messo come Padre Pio in totale emarginazione senza poter svolgere il suo Ministero. Fatti come questi ce ne sono stati altri per i Sacerdoti che dissentivano dal ” nuovo corso”. La cosa che dà da pensare non è tanto secondo me, che ci siano tanti Sacerdoti che hanno visioni diametralmente opposte alla Parola di Dio ed al Vangelo, quanto il fatto che non vengano sanzionati da Roma ma addirittura promossi .E dà da pensare che chi è fedele al Magistero viene ” fatto fuori” per cui molti Sacerdoti perfettamente cattolici oggi , tengono un profilo basso pur dicendo le cose come sempre sulla Parola di Dio ed i Comandamenti.

      • Adriana ha detto:

        Nicola B. ,
        adesso gli abitanti di Terni , i genitori dei bimbi della scuola elementare dove la ” dirigente” aveva proibito la rappresentazione natalizia per non turbare le altre religioni , -ossia l’islamismo –
        tirano un sospiro di sollievo . Perchè ?
        Perchè l’Imam del posto ha negato che sia stata la comunità islamica a pretenderlo . Al contrario , si è dimostrato ben disposto
        nei confronti della piccola rappresentazione.
        Ammesso che non si tratti di ” taqquia” ( l’imperativo della menzogna lecita con gli infedeli ) saltano agli occhi due grosse discrepanze : 1) tra la miseria degli educatori sinistri e la magnanimità dei religiosi islamici ; 2) tra l’ambiguità e le variazioni della religione del club S.Marta e la monolitica chiarezza del Corano che a nessun fedele è dato di adulterare- Il
        pubblico di gente comune ora ringrazierà l’Imam , si convincerà facilmente a riconoscere in lui e nei suoi simili un’autorità “buona e chiara “. Magari severa ma giusta. Un risultato ottimale per un cristianesimo bimillenario.

  • Rosario ha detto:

    Se prima avevo difficoltà e dubbi,per mio conclamato limite, nel capire cosa fosse il peccato contro lo Spirito Santo e l’impugnazione della Verità rivelata non posso esimermi dal riconoscere che questo pontificato me lo ha chiarito. Giornalmente. (le giravolte metafisiche di tanti sacerdoti “in uscita” per giustificare la durezza del Vangelo di domenica ne costituiscono un tragico esempio).

  • Mazzarino ha detto:

    Sommo atto di tracotanza e superbia di chi si arroga il diritto di mettere in bocca le parole a Nostro Signore Gesù Cristo. Al solo scopo di dimostrare che duemila anni di cattolicesimo sono stati un’errore. Non vale neppure la pena di approfondire. Giona, le tentazioni nel deserto, la dizione greca, quella latina etc… tanto la nuova proposizione è ridicola, assurda ed introdotta al solo scopo di proclamare la propria superiorità intellettuale e morale su tutto e su tutti coloro che ci hanno preceduto. L’intera conferenza episcopale italiana dunque sposa la teoria delle “mancanza del registratore”. Per duemila anni miliardi di cattolici, martiri, santi, papi, sacerdoti e laici cristiani hanno pregato così. Ora sta banda di presuntuosi, in obbedienza ad un presuntuoso planetario, che ha come scopo esistenziale la distruzione di Santa Romana Chiesa, ci vieta di pregare come i nostri padri. Ma andate a ….. Anche in questo caso, come nel caso dell’omosessualità, agiscono ed avvallano percorsi contro natura, e secondo mens deviata. Peggio per loro. Ogni Padre Nostro recitato come insegnatoci da NSGC sarà un “vaffa” bello tondo alla CEI ed al gerarca cui godono a star sottomessi. Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi, così, quando i suddetti gerarchi (presto) manderanno spie a verificare come termina il Padre Nostro durante la messa parrocchiale, ai sacerdoti cattolici non resteranno che due possibilità canonicamente inattaccabili: o recitare il Pater Noster in latino ed essere trasferiti in alta montagna, oppure cominciare a celebrare Messa Vetus Ordo. Proprio un grande risultato cari vescovi che ormai non riuscite più neppure a tenere aperte nemmeno la metà delle parrocchie di dieci anni fa. Ovvio che, conseguentemente, vogliate eliminare anche ogni possibilità di Vetus Ordo. Troppa grazia. Gli Italiani che vorranno pregare con la preghiera che Gesù ci ha insegnato ( sono parole di santa Romana Chiesa fino a due settimane fa) dovranno trovarsi Messa Vetus Ordo. Tutto questo ha dell’incredibile. E’ un assist formidabile! Un autogol alla Niccolai. Sembra proprio che abbiano già deciso di cambiare fede e chiudere bottega e mestiere entro il 2020. Si! Hanno capito che chiuderanno presto anche se, per svendere bene, non lo dicono ancora pubblicamente. Così, chi lo vorrà potrà facilmente riconoscere e trovare Santa Romana Chiesa seguendo la Messa dei Nostri Padri. Quella che, “BXVI dixit”, non è stata mai abrogata. Tenere in casa la Bandiera che Paolo VI temeva, si è fatto pericoloso, essa viene svenduta anzi regalata. Ma è già stata raccolta da coloro che non lo hanno seguito. E sventola più forte che mai. Deo Gratias.

  • Catholicus ha detto:

    Ottima esortazione di don Elia ai suoi confratelli consacrati (in particolare a Vescovi), punto centrale di un più corposo articolo oggi (20 novembre 2018) apparso in rete :
    http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2018/11/pastori-dove-siete-don-elia.html
    “Pastori della Chiesa, vi esorto nel nome di Gesù Cristo: se avete ancora un barlume di fede, pensate al Giudizio (che sarà per voi molto più severo che per le vostre pecorelle) e riscuotetevi dal vostro deplorevole torpore; se non l’avete più, dimettetevi e abbandonate il posto che occupate in modo fraudolento, prima che l’ira divina piombi su di voi e di voi faccia strame. Basta con queste ignobili farse! Ricominciate a fare i vescovi secondo il mandato di Cristo testimoniato dalla Scrittura e dalla Tradizione: proclamate e difendete la verità, confutate e bandite l’errore, istruite e governate clero e fedeli. Date accesso, nei vostri seminari, esclusivamente a giovani uomini dalla moralità cristallina, espelletene i professori eretici, sanzionate una buona volta i preti sodomiti, anziché continuare a coprirli profondendovi in ipocrite dichiarazioni, e accogliete in diocesi sacerdoti di sana dottrina, fedeli alla volontà di Dio e alla loro vocazione.”

    • lacrimabili statu ha detto:

      Gia uno che parla di “sinodo più pilotato della storia” fa un po’ ridere….si vada a studiare cosa combinava San Cirillo di Alessandria. Poi scriva commenti più sensati.

      • LucioR ha detto:

        Ci illumini, Signor Lacrimabili, perché qui ci aiutiamo reciprocamente istruendoci a vicenda: che cosa ha combinato San Cirillo di Alessandria?
        E dopo che ci avrà mostrato che San Cirillo ne ha fatte più di Carlo in Francia, ci dica come questo ha a che vedere con l’ “insensatezza” di quanto riportato nel commento di sopra, mostrandoci i passi “insensati” e confutarli in modo da renderli Lei “sensati”.
        No, perché dare giudizi tranchant senza che siano accompagnati da dimostrazioni che li giustifichi non porta alcun frutto (per non dire altro).

  • scolopendra ha detto:

    @Sergio Oliva
    Non ho ancora capito perchè, se Dio ci induce in tentazione per il nostro bene, bisogna pregare perchè non ci induca in tentazione.
    Qualcuno mi spiega?

    Lascia perdere le numerose ed approssimative dissertazioni dei non esperti e basati su testi autorevoli come il

    CATECHISMO DEL CONCILIO DI TRENTO
    N. 414 – Noi non chiediamo di essere immuni da tentazione

    Chiarito questo, non riuscirà difficile conoscere qual’é l’oggetto di questa preghiera. Anzitutto, noi chiediamo non di non essere tentati affatto. Infatti, la vita dell’uomo sulla terra è tentazione (Jb 7,1). Del resto questa è utile al genere umano, poiché nella prova noi veniamo a una vera conoscenza di noi stessi e delle nostre forze, per cui ci umiliamo sotto la potente mano di Dio (1P 5,6); e, combattendo virilmente, aspettiamo l’incorruttibile corona di gloria (ivi,4). Poiché anche il lottatore dello stadio non è incoronato se non ha lottato a dovere (2Th 2,5). San Giacomo afferma: Beato l’uomo che sopporta la tentazione, poiché dopo essere stato messo alla prova, riceverà la corona della vita che Dio ha promesso a quelli che lo amano (I,12). Che se qualche volta siamo troppo tormentati dalle tentazioni dei nostri nemici, di grande sollievo sarà il pensare che nostro difensore è un Sommo Sacerdote, il quale a tutti può compatire, essendo stato tentato lui stesso in ogni cosa (He 4,15).
    Ma che cosa dunque chiediamo con queste parole? Chiediamo di non essere privati dell’aiuto divino, cosi da acconsentire alla tentazione per inganno, o da cederle per viltà; chiediamo che la grazia di Dio ci soccorra, si da rianimare e rinfrancare contro il male le nostre forze fiaccate. Per cui da una parte dobbiamo sempre implorare il soccorso di Dio in qualunque tentazione, dall’altra, nei casi singoli di afflizione, occorre cercar rifugio nella preghiera.

    • SARCHIAPONE ha detto:

      Oltre ad associarmi all’invito del sig. SCOLOPENDRA, suggerisco anche la lettura di un passaggio di San Tommaso d’Aquino, che permette di cogliere il senso del “non indurci in tentazione” nonché può contribuire a valutare la nuova traduzione di questa invocazione.

      SAN TOMMASO D’AQUINO – COMMENTO AL PADRE NOSTRO
      Rimane da vedere in qual modo l’uomo venga liberato dalla tentazione. Su quest’ultimo punto va notato che Cristo ci insegna a chiedere non di non essere tentati, ma di non essere indotti nella tentazione.
      Se infatti l’uomo vince la tentazione merita la corona; ed è per questo che Giacomo ci ammonisce: “Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove” (Gc 1,2), e il Siracide aggiunge: “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione” (Sir 2,1).

      Ecco perché ci viene insegnato a chiedere di non essere indotti nella tentazione prestandole consenso; e S. Paolo commenta: “Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla” (1 Cor 10,12).
      Essere tentati è infatti cosa umana, ma consentirvi è cosa diabolica.

      Forse Dio induce al male dal momento che ci fa dire: “non ci indurre in tentazione”?
      Rispondo che si dice che Dio induce al male nel senso che lo permette, in quanto, cioè, a causa dei suoi molti peccati precedenti, sottrae all’uomo la sua grazia, tolta la quale, egli scivola nel peccato. PER QUESTO NOI DICIAMO COL SALMISTA: “NON ABBANDONARMI QUANDO DECLINANO LE MIE FORZE” (Sal 70,9).

    • Boanerghes ha detto:

      Bene. Vi rendo allora partecipi di un fatto accadutomi Domenica scorsa . Sono di Ferrara e spesso mi confesso in Duomo. Domenica, non essendoci il penitenziere cui normalmente mi rivolgo, sono andato da un altro, anche lui confessore in cattedrale.
      Non mi è mai successo che un confessore si arrabbiasse ed alzasse il tono di voce, tanto che una persona all’esterno mi ha poi riferito che si sentiva, nonostante fosse un confessionale chiuso.
      Cosa è successo? Semplicemente ho esposto un mio forse cattivo pensiero, accadutomi lì per lì, al momento, mentre era in corso la S. Messa celebrata dall’arcivescovo Mons. Giancarlo Perego.
      Sentendo continuamente ripetere, con riferimento ai detti e discorsi di Papa Francesco, della situazaione dei poveri, delle Caritas Diocesane, delle famiglie dei poveri in aumento (era la 2a giornata mondiale sulla poverta), e niente delle bellissime letture del giorno, ho pensato quello che da sempre penso, e cioè che per fare assistenza ai poveri, aiutarli, sovvenirli in tutto e per tutto, NON ERA NECESSARIO che il Cristo morisse in croce. Chiunque può fare questo, anche il più grande peccatore per fini suoi. Il mio era soltanto uno scrupolo di pensare male.
      Da lì è sorta una discussione di carattere teologico.
      Ma il mio argomento è stato uno solamente: Cristo è si anche Colui che ha fatto certamente tanto per i poveri, ma è soprattutto ed innanzitutto il Redentore, il Salvatore, Colui che ci ha aperto le porte dei cieli, cancellato il peccato d’origine e ci ha ridato la vita nella Grazia.
      Quando il sacerdote ha chiesto: il peccato originale?, Ho risposto: il battesimo e tutta la vita sacramentale. Rimane certamente il peccato attuale.
      E poichè c’era stata anche una preghiera dei fedeli riguardo l’esempio di San Francesco in relazione ai poveri, mi sono permesso di dire, da ex frate di voti semplici cappuccino, che San Francesco non ha mai fatto della sua vita un apostolato assoluto ai poveri, ma soprattutto un apostolato di carità verso il Signore e verso i fratelli, scegliendo la povertà assoluta come imitazione del suo Signore, spirituale e materiale. Non ho voluto continuare la discussione, già abbastanza sorpreso e dispiaciuto del tutto, ma una cosa ho voluto però affermare con forza: si sta cercando, vontariamente o no, di rendere vana la Croce di Cristo.
      Non aver chiaro la questione del peccato originale con le sue conseguenze e quindi perché Cristo è il Salvatore, significa non avere chiarezza su tutto il mistero della Incarnazione e Redenzione (Catechismo Chiesa Cattolica).

      • GMZ ha detto:

        Caro Boanerghes,
        Vada a confessarsi a Milano, in Duomo, e se ha avuto qualche pensiero men che laudatorio nei confronti di Francesco o Delpini… Beh, se ne fa oggetto di confessione si prepari.
        Ossequi!

    • Alberto ha detto:

      A complemento, se può esservi utile, qualche spunto di riflessione sul tema dell’abbandono alla tentazione:

      – Agostino
      “Perché dunque Dio non ci abbandoni, noi diciamo: Non ci far cadere in tentazione”;

      – Origene
      “In conclusione con la preghiera chiediamo a Dio di non fare nulla che possa indurci in una tentazione per cui poi saremo sottomessi all’equo Suo giudizio: ciò che accade a coloro che sono abbandonati da Dio alle concupiscenze del cuore, all’impurità, alle passioni ignominiose ed ai giudizi perversi”;

      – Cipriano di Cartagine
      “Noi desideriamo che Dio non permetta che siamo indotti in tentazione ed Egli ci garantisce che il demonio nulla può contro di noi senza il Suo permesso. In questa petizione tutto il nostro ardore si rivolge a Dio in quanto il potere del demonio dipende dal potere di Dio. Ciò è dimostrato dalla Scrittura dove è detto: “Nabucodonosor, re di Babilonia, giunse presso la città (Gerusalemme) mentre i suoi ufficiali la assediavano” (2 Re 24, 11). Sempre secondo la Scrittura, il demonio ha tanto più potere su di noi quanto più grandi sono i nostri peccati: “Chi abbandonò Giacobbe al saccheggio, Israele ai predoni? ”

      – Cornelio Fabro
      Ti preghiamo allora: non indurci in tentazione, non lasciarci soli mai, neppure un momento, poiché la carne, l’orgoglio e il diavolo ci aspettano al varco, e basta un momento perché tentino l’assalto con un guizzo di luce sinistra, con la ribellione dei sensi, con il fumo dell’orgoglio, per smarrire la Luce della tua Verità, per dimenticare la Morte e Passione del Tuo Figlio, i dolori della Sua e nostra Madre. No, Padre buono, non lo permettere mai.

  • Rafael Brotero ha detto:

    Epocale discorso di Don Minutella, due volte scomunicato (o invidia!), sull’invalidita delle dimissioni di Benedetto XVI e sulla messa una cum Bergoglio:
    https://youtu.be/hM0m-lF5IB8
    In una Chiesa che ha perduto la fede e il senso del vero, sentire le eroiche e inspirate parole di Don Minutella e’ una grazia e una benedizione. E avanti con Maria!

  • giorgio rapanelli ha detto:

    Intanto il vescovo che ha celebrato questa domenica la messa a Viterbo, ripresa dalla televisione, ha recitato il “vecchio” Padrenostro. La logica che muove le alte sfere vaticane dovrebbe essere questa. Il mondo è in una crisi spaventosa di identità. Pure la chiesa lo è… Per non perdere il gregge facendolo decidere su Bene e Male, diciamogli che Cristo è morto per noi per ripulirci da tutti i peccati. E’ una bugia, in quanto nel Vangeli è scritto diversamente: è l’uomo a decidere se salvarsi o meno. Egli è dotato del libero arbitrio, del discernimento tra il Bene e il Male e quindi può decidere di scegliere… Ricordo da ragazzo che quando in una chiesa piena veniva data la Comunione, una ventina di persone che accedevano all’Eucaristia era una fatto eccezionale. Oggi, fanno la Comunione tre quarti dei fedeli presenti. Significa che sono tutti “puliti” dalla confessione di sacerdoti inesistenti, oppure si comunicano pur in peccato mortale?

    • Anonima ha detto:

      Forse mi sbaglio,ma credo che la nuova formulazione del Padre Nostro ancora non sia in vigore per il motivo che non è pronto il nuovo messale. Appena questo avverrà, vedremo un po’ se tutti, preti, vescovi e compagnia si affretteranno a dirla e a farla dire

  • Pier Luigi Tossani ha detto:

    Su questo ennesimo abominio della desolazione, del Padre Nostro inutilmente, vanamente e perfidamente cambiato, ad opera delle guide cieche del popolo, si è espresso con competenza filologica – quando ci vuole ci vuole, e noi poveri laici ringraziamo – il Padre Ariel Levi di Gualdo, su “L’Isola di Patmos”:

    http://isoladipatmos.com/cambia-il-padre-nostro-per-volere-del-sommo-pontefice-mentre-ce-chi-prega-che-il-padre-nostro-cambi-lo-stile-di-governo-del-sommo-pontefice/

    E’ un cambiamento perfido, perché, nel “Padre Nostro”, tutti sappiamo benissimo quello che vuol dire, non c’era alcun bisogno di cambiarlo… ma si sa, sono alibi che le guide cieche pongono davanti a loro stesse, ma che certo non le salverà nel Giorno del Giudizio, dove sarà pianto e stridore di denti.

    Massì, beviamocelo fino alla feccia, questo perfido pontificato bergogliano, realizzando quanto siamo peccatori, per meritarci un papa del genere, anzi del degenere. E convertiamoci, facciamo penitenza, e digiuniamo:

    http://medjugorje.altervista.org/doc/pslavko/07-digiuno.php

  • Sergio oliva ha detto:

    Non ho ancora capito perchè, se Dio ci induce in tentazione per il nostro bene, bisogna pregare perchè non ci induca in tentazione.
    Qualcuno mi spiega?

    • LucioR ha detto:

      Ci sono almeno una quarantina di commenti, tra questo thread (o discussione) e quello precedente sullo stesso tema che lo spiega, anche se con sfumature diverse, molto esaurientemente. Tra l’altro quello di un gigante della teologia, rispetto almeno ai nani attuali, quale è Benedetto XVI citato in uno di quei commenti.
      Li vada a leggere e non ci sarà bisogno di fare ulteriori domande.

  • Donna ha detto:

    Forse mi sbaglio, ma ho come la sensazione che dietro questa operazione , passata come buona intenzione di rendere più comprensibile questo versetto, ci sia invece ben altro. La nuova versione sembra dare l’assalto alla bontà e misericordia di Dio, minando la fede; perché ammette implicitamente che Dio possa abbandonarci proprio nel momento della lotta, dove è in gioco la nostra salvezza, ergo, Dio alla fine non è proprio buono come dice di essere.
    E ler quanto rigjarda la Messa in latino, vedrei una certa difficoltà nel mutare il testo del Padre Nostro !..forse anche per questo ad alcuni risultera ancor più “fastidiosa”.

  • LucioR ha detto:

    «… lasciando immaginare, come conseguenza, che non dobbiamo preoccuparci neppure troppo delle tentazioni e della necessità di vincerle perché di fatto Gesù Cristo lo ha già fatto per noi tutti».

    Cioè, introduzione al Luteranesimo allo stato puro. Il sacerdote (?) non ha fatto altro che porre le premesse all’insegnamento di Lutero:

    «Dio non salva dei peccatori immaginari. Sii pertanto peccatore e pecca fortemente». Da:

    http://www.totustuustools.net/altrastoria/CAP170.htm

  • cosimo de matteis ha detto:

    Non è mai troppo quello che si può e si deve dire riguardo le omelie: esse, in qualche modo, orientano (o dis-orientano) il fedele.

    Riguardo quella odierna ho dedicato qualche riflessione: nello specifico del Vangelo (Mc 13, 24-32) e, più in generale, sui “generatori” di omelie.

    Per chi è interessato: https://ilbenevincera.wordpress.com/2018/11/16/quelle-omelie-che-negano-il-giudizio-e-linferno-il-caso-di-don-paolo-scquizzato/

  • Alessandro Chiesa ha detto:

    E che diciamo di Gramellini oggi sul corriere della sera!!!

  • Anonima ha detto:

    Si figuri, caro Nicola.B, che il 2 novembre un prete, durante la celebrazione della messa al cimitero per i defunti, mentre sul suo tablet che utilizzava al posto del messale leggeva preghiere di suffragio, si è spinto a sottolineare che è inutile pregare per i morti i quali, in virtù della misericordia di Dio, sono tutti in paradiso.
    In quel frangente ho temuto che alla fine del rito facesse sottoscrivere ai fedeli una petizione per Lutero santo subito.

  • Alessandro Boselli ha detto:

    Se il vescovo Redaelli dice che Paolo VI ha abrogato il Vetus Orso il Concilio di Trento aveva scritto anatema sit per chi voleva cambiare la Messa di Pio V…

  • Ettore ha detto:

    A me è andata peggio. Una omelia sulla speranza che è “una certezza di paradiso perché basta attendere che venga Gesù coi cieli nuovi e la terra nuova.” Al che…come comanda il Vangelo, alla fine di una messa gremita di gente, sono andato dal predicatore e gli ho detto che la teoria della giustificazione di Lutero è eretica. Che un’ altra situazione del genere e mi sarei alzato per fermare l’ omelia.
    Ma dato che è parte della gerarchia, mi è stato detto “Poi voglio vedere chi fa più brutta figura! Se io o Tu!” È stato un tentativo di correzione fraterna ad alti livelli, partito da uno sgorbio del popolo, d’ accordo, da uno qualunque che ha appena recitato il credo niceno. Ma le carambole pur di non parlare del giudizio finale a tal punto da parlare come Lutero era davvero oltre ogni possibile tacere.
    Mi è stato detto che ho frainteso. Ma a casa mia la speranza è speranza perché non è certezza di salvezza! E se la Chiesa istituzione non parla del giudizio finale neanche quando la liturgia lo impone…bhe…allora tanto vale restare a casa comodi ad aspettare il Paradiso e una inutile passeggiata gloriosa di Cristo alla fine di tutto.
    Oggi sono “passate” anche le Parole di Nostro Signore. Il problema dei preti è che non vogliono essere corretti mai. Ma chi può sbianchettare inferno e Purgatorio? Chi può in buona fede chiedere che ci venga annunciata la verità tutta intera? Che poi…detto tra noi, altro non è che paura profonda eletta a nuova ermeneutica per tutti. Il Vangelo dello struzzo!

    • Lucia ha detto:

      Spiace dirlo ma chi non va in chiesa oggigiorno forse fa mooooolto bene , almeno se ha un po di fede , non la perde del tutto.Speriamo che questo periodo storico finisca quanto prima.Ciao

  • Giuseppe ha detto:

    Altra sciocchezza in libertà di Papa Fracesco.Forse l’avrà concepita in aereo.Se non sbaglio già Benedetto XVI stava introducendo la variazione.Facciano pure.Io non li seguo.

  • Eowin ha detto:

    Stamane, alla Santa Messa, sacerdote e fedeli abbiamo recitato il Padre Nostro solito. A nessuno è venuto in mente di cambiare le parole. Bene così.

  • FABRIZIO GRASSONE ha detto:

    Invece, grazie a Dio, il Sacerdote che ha celebrato
    La Santa Messa oggi pomeriggio al mio Paese, il diligente, simpatico, ma austero e semplice Padre Giovanni, dei Reverendi Padri Somaschi, ha fatto l’omelia sui Novissimi pronunciando parole molto chiare su essi e parlando di Giudizio e punizione divina per chi ha seminato male.
    Una normale, Cattolica Santa Messa in lingua volgare.
    Ha fatto notare che molti Cattolici oggi vedono molto vicino ma poco lontano, a differenza dei nostri avi, che magari erano esagerati nel senso opposto, ma avevano ben chiaro il Sacro Timor di Dio.
    Per bonaventura ( uso questo termine francescassisiano al posto di fortuna che non è un termine Cattolico) non tutto è allo sfacelo. Ci sono ancora molti Sacerdoti retti pastori, basta non vedere solo il negativo, che indubbiamente c’è ma se crediamo alle parole del Signore..NON PREVARRANNO.
    Non credo che ci sia bisogno di celebrare in Rito Antico per essere veri Cattolici. Per quanto tale rito meriti rispetto e io stesso a volte vado a tale funzione. Non nego però che mi piace sentire, capire, pregare e partecipare attivamente alla Santa Messa e con il Novus Ordo si fa maggiormente.
    Detto questo sono sulla posizione del Cardinale Sarah. Prendere il meglio dei due riti e farne uno solo.
    Questo sarebbe vero rinnovamento liturgico.

    Pace in Cristo e Maria.

    • Catholicus ha detto:

      Non male come idea, però bisognerebbe, contestualmente, rimuovere tutte le manipolazioni e falsificazioni del Vangelo e delle preghiere attuate passando dal latino al volgare; ce ne sono molte, a partire dal “pro multis” sostituito col pro omnibus.

    • Mari ha detto:

      “Una normale, Cattolica Santa Messa in lingua volgare”
      Felice per lei, ma io, reduce da anni di “novus ordo”, e di prediche che di cattolico avevano ben poco, credo proprio che la S. Messa che lei definisce “normale” sia un’eccezione nella panoramica delle messe in lingua volgare.
      Si informi ( la rete oggi offre questa possibilità) su come e per opera di chi è stata protestantizzata, e quindi parecchio stravolta, quella liturgia cattolica che nel suo nucleo più essenziale stava per compiere il secondo millennio.
      Si possono trovare anche sinossi interessanti che permettono un raffronto immediato dei due riti…
      Lei apprezza la maggiore “partecipazione attiva” del nuovo rito, ma il rito della tradizione cattolica esprime, anzi meglio, “è” l’essenza della preghiera liturgica cattolica: LA RIATTUAZIONE INCRUENTA DEL SACRIFICIO DI NOSTRO SIGNORE, alla quale si può, si deve assistere adoranti… e tutta la “struttura” delle preghiere e dei silenzi oranti del sacerdote costituisce il gioiello nel quale il Sacrificio Eucaristico è incastonato.
      Se ci si avvicina con cognizione di causa a questa straordinaria realtà il “sentire, capire, pregare e partecipare attivamente” appaiono solo manifestazioni umane di una realtà religiosa umana: appaganti, forse, ma che lasciano il Trascendente come sfondo di un’appagante ritualità umana.
      Ma la realtà della S.Messa è ADORARE, è l’assistere a una concreta e tangibile manifestazione della Divinità attraverso il mistero della Transustanziazione.

      • LucioR ha detto:

        Quanto è vero quello che Lei dice!

        Riporto una penosa descrizione di quelle che sono le Messe N.O., fatta dal Papa emerito quando non era ancora salito al soglio pontificio:

        «La liturgia non è uno show, uno spettacolo che abbisogni di registi geniali e di attori di talento. La liturgia non vive di sorprese “simpatiche”, di trovate “accattivanti”, ma di ripetizioni solenni. Non deve esprimere l’attualità ed il suo effimero, ma il mistero del sacro. Molti hanno pensato e detto che la liturgia debba essere “fatta” da tutta la comunità, per essere davvero sua. È una visione che ha condotto a misurare il “successo” in termini di efficacia spettacolare, di intrattenimento. In questo modo è andato però disperso il proprium liturgico che non deriva da ciò che noi facciamo, ma dal fatto che qui accade Qualcosa che noi tutti insieme non possiamo proprio fare. Nella liturgia opera una forza, un potere che nemmeno la Chiesa tutta intera può conferirsi: ciò che vi si manifesta è l’assolutamente Altro che, attraverso la comunità (che non è dunque padrona ma serva, mero strumento) giunge sino a noi» (J. RATZINGER in: Messori, “Rapporto sulla fede”, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1985, Cap. VIII, pag. 130).

        E riguardo alla “partecipazione attiva” in altra occasione ebbe a dire:

        «Alla liturgia appartiene la parola e il silenzio […]. Il silenzio come comune viaggio verso l’interno, come interiorizzazione di parola e segno, come liberazione dai ruoli che nascondono il proprio di una persona, è indispensabile dopo quanto detto per una vera actuosa participatio [partecipazione attiva – NdR]. […] Non sono adeguati i pochi secondi [di silenzio] tra l’oremus e la preghiera […]. Altri spazi di silenzio si dovrebbero avere durante la preparazione dei doni e prima e dopo la comunione.
        […] Perciò è particolarmente urgente a questo punto l’educazione all’interiorizzazione, l’accostamento al nucleo essenziale, anzi ne va della sopravvivenza della liturgia in quanto tale. Solo il coraggio di riapprendere nel silenzio la parola può salvare dall’accumularsi delle parole che in fondo induce a parlare proprio lì dove si dovrebbe incontrare la parola, il Logos, che in quanto parola è autorizzazione alla vita e alla gioia» (J. RATZINGER, “La vita di Dio per gli uomini”, Jaca Book, Milano 2006; riportato in: J.RATZINGER – BENEDETTO XVI, “Fede, Ragione, Verità e Amore – La teologia di Joseph Ratzinger” – a cura di Umberto Casale, Lindau, Torino 2009, pp. 487-498).

      • GMZ ha detto:

        Ma poi, cara Mari, quando lei partecipa alla S. Messa si sente passiva? Si sente meno partecipe?
        ‘Sta storia della partecipazione attiva è solo uno dei grimaldelli che hanno usato per scassinare la S. Messa, svuotarla di quanto di più sacro vi era racchiuso e infarcirla di strette di mano massoniche, preghiere dei fedeli come se il resto fosse preghiera di qualcun altro, luteranate a caso per soprammercato.

        Avendo frequentato la messa del Bugnini per anni e anni e anni, ed essendomi avvicinato da solo due anni alla S. Messa di sempre, posso asseverare che la mia partecipazione non è oggi meno intensa di prima.

        La partecipazione attiva è un artifizio scalcagnato, buono per rivestire le intenzioni di Paolo VI di ragionevolezza (ché solo quella poteva renderle accettabili, svuotate di fede com’erano).
        E la partecipazione attiva della volgare messa in volgare cosa sarebbe? La processione delle solite prime della classe che di alternano nelle letture? Le strette di mano? Lo stare belli ritti durante la consacrazione e nel prendere l’Eucaristia in mano? Nelle schitarrate?

        Ossequi.

        • Mari ha detto:

          E’ vero, mai come da quando ho avuto il dono di assistere alla Santa Messa ho auto la certezza di “esserci” in una partecipazione adorante.

          Ogni gesto, ogni brano dei salmi che era stato scelto per costruire la “cattedrale orante” della sacra liturgia ha un preciso rimando alle alte verità della fede cattolica, che Messa dopo Messa , operano, fissano nella coscienza dei fedeli quelle verità senza le quali anche le norme morali possono apparire sterili e farisaici moralismi…

          Che dire poi della certezza, quasi fisica, che lì si apre il cielo e che noi assistiamo a un tale portento, … e il rimpianto che in pochi approfittino di questa opportunità, per loro stessi, per i loro cari, per la Chiesa che ne ha un disperato bisogno nei tragici frangenti attuali.

          #Avendo frequentato la messa del Bugnini per anni e anni e anni, ed essendomi avvicinato da solo due anni alla S. Messa di sempre, posso asseverare che “la mia partecipazione non è oggi meno intensa di prima”.#: no, per me no, non è stato così: anzi, allora non “partecipavo” neppure: ero lì per adempiere puntualmente a un precetto per sentirmi a posto con la coscienza…

          Mi ha salvato da questo “legalismo” la netta sensazione non c’era abbastanza “sacralità”, da qui il mio rifiuto di ricevere la particola in mano irritando il mio parroco che però alla fine mi aveva assecondato… o restare inginocchiata, anziché sedermi, quando tornavo al posto dopo la comunione.

          Piccole cose che mi hanno preparato al “grande ritorno” alla liturgia della Tradizione cattolica… sì, un “ritorno” come lo chiamavano i protestanti che, prima del CVII, rientravano nella Chiesa Cattolica… e, in effetti ci sono parecchie analogie con la loro situazione.

          • Mari ha detto:

            Ci sono situazioni nella vita…

            A scuola riprendi, come tutti gli anni, la narrazione della Creazione e del peccato originale… e vedi che i bambini, per quanto piccoli, seguono il racconto.

            Racconti Dio come Chi compie sempre e soltanto il bene: è Colui che ci ama in una misura che neppure riusciamo a immaginare, che ha dato origine a una realtà talmente bella e complessa da riempirci di stupore, meraviglia e … gratitudine perché Lui, tanto splendore, lo ha creato per noi, le sue amate creature predilette.

            Poi però dolore, malattie e MORTE, meritati dall’ingratitudine e dalla superbia dei nostri progenitori, irrompono nell’esperienza umana.

            Ora posso solo sperare che un bambino, che oggi ascoltava le mie parole, possa collegarle alla terribile perdita che lo attendeva al ritorno a casa.

            Rabbrividisco, ferita da questo immane dolore e memore di altre tristi occasioni, al pensiero di ciò che mi toccherà forse sentire proprio dalle labbra di coloro che, ministri di Dio, dovrebbero dare una parola di VERO conforto, l’unico, quello che nasce dalla consapevolezza assoluta dell’amore sconfinato che Dio ha per noi e dalla granitica certezza che il male, la malattia, il dolore, la MORTE, non sono stati voluti da Dio ma dall’irriconoscenza degli uomini e dalla perfida volontà orientata irrimediabilmente al male dell’angelo perduto.

            Mai come in queste ore mi rendo conto di quanto la Fede possa, in ogni situazione, essere ciò che permette di non sprofondare negli abissi del dolore senza senso: la più orribile delle torture.

            Il dolore ha un senso, invece… ce l’ha, eccome se ce l’ha, e Dio per ricordarcelo l’ha per sempre inchiodato al legno della croce.

            Ed è solo dopo la croce, DOPO, che viene la resurrezione.

            Ma di “croce-sacrificio-calvario” si esita a parlare, perfino durante la Messa, che un tempo ne era la rappresentazione sacra, e ora è ridotta al memoriale di una cena (e basta).

            Ma questa cena è troppo poco quando si viene morsi, lacerati dal dolore… quando non si ritorna più, durante la liturgia, (come si era fatto per quasi due millenni), all’adorazione silenziosa del misterioso sacrificio della Croce che tornava a ripetersi davanti ai nostri occhi come l’avevano contemplato gli occhi di Maria, della pie donne e di Giovanni, nella primavera del 33 d. C., a Gerusalemme.

            Non siamo più portati a contemplare il dolore che a Dio è costato il folle amore che nutre per noi, sue creature predilette… e che immerge ogni dolore nella luce della realtà divina di un amore che si è fatto sofferenza e ha elevato la sofferenza a mezzo di salvezza per raggiungere la Vita Eterna.

            E oggi abbandoniamo i nostri cari alla sofferenza purificatrice che soffrono in Purgatorio, ingannati dal “Paradiso sempre e comunque” dal quale, da subito -ci raccontano-, loro ci sorridono e ci proteggono.

            Così si spreca anche la preziosa occasione di dimostrare, ancor più concretamente di quanto avremmo mai potuto fare su questa terra, quell’amore che ci legava a loro e che, con la preghiera e i sacrifici offerti per loro, affretta il loro ingresso nella realtà beata del Paradiso… nella certezza e nell’attesa della realizzazione della promessa della resurrezione dei corpi, quando Nostro signore tornerà su questa terra.

            Condivido con voi questi pensieri… non credo proprio che siano OT.
            Chiedo una preghiera per l’anima di questo papà, della sua famiglia e dei suoi cari

      • Monica ha detto:

        Pronto? Don Chichì? Senta ho letto un post di una signora sulla Messa : ha scritto una frase in maiuscolo che non ho capito. Sacrificio..incruento.. attuazione.. Don Chichì ma a noi al catechismo ci avete detto che la Messa é una cena, una festa; infatti eravamo indaffarati in chiesa come a casa di mio zio alle grigliate serali: chitarra, via vai di gente, poesie, barzellette del celebrante, attualità politica.. Ma come é don Chichì che quel post mi incuriosisce e mi attira, che mi ispira l infinito?

  • BrokenOutInLove ha detto:

    Oltre al timor di Dio si dovrebbero rivalutare altri pilastri del patrimonio bimillenario della (vera) Chiesa, oggi accantonati dal gruppo modernista, filo ariano, luterano, massone ecc

    Mi riferisco alla salvezza dell’anima come meta principale alla quale ogni fedele deve tendere nel suo pellegrinaggio terreno, al peccato originale, al sacrificio redentivo di Cristo sulla Croce, alla sofferenza come mezzo di elevazione dell’anima per espiare i peccati, la penitenza, il culto eucaristico, la cui dissacrazione arreca sacrilegi terribili al Sacro Cuore di Gesù, la devozione a Maria, oggi ridotta a “sorella nella fede” ecc

    Se a questi signori si propongono certe argomentazioni si rischia di essere bollati come medievali o tridentini. Riguardo quest’ultimo punto, non può sfuggire il tentativo scientifico di “damnatio memoriae” nei confronti del Concilio di Trento, che susciterebbe il fragoroso applauso di Lutero.

    Il quale disse che avrebbe perseguitato l’odiata figura del Romano Pontefice anche da morto. Tuttavia l’eresiarca ignorava che un giorno lontano il successore di Pietro (o presunto tale) e i suoi fiancheggiatori lo avrebbero elevato ai ranghi di grande riformatore, al punto da intronizzare la sua statua nelle mura vaticane.

    Anche la modifica del Padre Nostro rientra nel processo di luteranizzazione della Chiesa cattolica, che la beata Emmerich aveva visto quasi 2 secoli esatti fa.

  • Nicola.B ha detto:

    Concordo pienamente con l’articolo di Pezzo Grosso. Aggiungo inoltre che come conseguenza del fatto che ” non bisogna preoccuparsi delle Tentazioni e della necessità di vincerle perché di fatto Gesù Cristo lo ha già fatto per noi tutti…”, ne consegue che poi non c’è nemmeno bisogno di andarsi a confessare. Aggiungo poi una ” mentalità ” che deriva da tutto questo protestantesimo che sta devastando la Chiesa Cattolica e che sta contagiando molti sacerdoti. Mi è capitato infatti già con alcuni sacerdoti ( con questa ” mentalità ” )di sentirmi dire che Gesù salverebbe anche gli impenitenti con peccati gravi di cui non si pentono fino all’ultimo. ……” E chi ti dice che se anche con peccati gravi ed impenitenti, il Signore non trovi lo stesso il modo (solo a Lui noto) di salvarli in extremis ? ” É questa la frase che parola più, parola meno , mi dicono questi sacerdoti che di fatto non tengono conto della volontà impenitente di questi peccatori . Per la serie, volenti o nolenti tanto si salvano tutti. Mi cascano le braccia. Preghiamo per i peccatori e SOPRATTUTTO per i MORIBONDI.

    • deutero.amedeo ha detto:

      Il guaio è che MORIBONDI lo siamo tutti in ogni momento della nostra vita. Ricorda la parabola del ricco stolto ( Luca 12,16-21) ?
      Ma Dio gli disse : – Stolto, questa stessa notte dovrai morire… – .
      Noi non sappiamo né il giorno né l’ora. Per questo dobbiamo resistere ad ogni tentazione, se vogliamo morire in pace con Dio e con gli uomini. La nostra salvezza non dipende dalla traduzione del Pater Noster.
      In quanto a Pezzo Grosso: letto, approvato e sottoscritto.

    • Adriana ha detto:

      Oggi si tende ad attribuire la cattive e pessime azioni dell’individuo all’influenza sociale della società ” evoluta “.L’imperativo è quello di considerare il colpevole , anche di orrendi e molteplici delitti attuati “con piacere dichiarato”, esclusivamente una vittima . Perciò con aiuti medici e psicologici è ritenuto recuperabile. Il pentimento è fuori causa ,il peccato anche. Ringraziamo Rousseau .