WEINANDY, STRYNKOWSKI, IL SILENZIO DEL PAPA, LA CONFUSIONE. UN EDITORIALE DI DON TULLIO ROTONDO SU APOLOGETICA CATTOLICA.

Marco Tosatti

Su suggerimento di un amico particolarmente versato in materia, Stilum Curiae pensa che sia opportuno rilanciare un intervento di don Tullio Rotondo apparso sul sito di Apologetica Cattolica. Il punto è la lettera, scritta da padre Weinandy al Pontefice, in cui gli si chiedeva di arginare la confusione presente nella Chiesa, e l’attacco che ha subito – dopo essere stato costretto a dare le dimissioni dal ruolo di consulente dei vescovi americani – da parte di un prelato, mons. Strynkowski.

Eccovi l’articolo di don Tullio Rotondo.

Dopo avere letto questo articolo  e poi questo  mi pare importante notare qualcosa …

Il teologo, monsignore, Strynkowski afferma che p. Weinandy doveva seguire il saggio consiglio contenuto nell’istruzione Donum Veritatis, documento della Congregazione per la Dottrina della Fede sul lavoro del teologo, pubblicato nel 1990 firmato dall’allora cardinale Joseph Ratzinger e approvato da san Giovanni Paolo II, nel quale al paragrafo 30 si legge: «Se, malgrado un leale sforzo, le difficoltà persistono, è dovere del teologo far conoscere alle autorità magisteriali i problemi suscitati dall’insegnamento in se stesso, nelle giustificazioni che ne sono proposte o ancora nella maniera con cui è presentato. Egli lo farà in uno spirito evangelico, con il profondo desiderio di risolvere le difficoltà. Le sue obiezioni potranno allora contribuire ad un reale progresso, stimolando il Magistero a proporre l’insegnamento della Chiesa in modo più approfondito e meglio argomentato».   «In questi casi — conclude il paragrafo citato – il teologo eviterà di ricorrere ai “mass-mediaˮ invece di rivolgersi all’autorità responsabile, perché non è esercitando in tal modo una pressione sull’opinione pubblica che si può contribuire alla chiarificazione dei problemi dottrinali e servire la verità».

Domandiamoci: in questi tempi tutti i documenti magisteriali possono essere interpretati … Familiaris Consortio , documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede … e anche i testi che condannano Lutero … solo un documento sarebbe da applicare alla lettera, senza interpretazione, la “Donum Veritatis” nella parte suddetta? Dopo aver riflettuto ci pare che le cose stiano diversamente da quanto afferma il teologo Strynkowski … vediamo meglio …

Riprendiamo un articolo di R. de Mattei che riporta affermazioni molto interessanti circa la correzione , taglierò solo alcune parti di esso per non dilungarmi “Ma è vero che egli ( il Papa n.d.c.) può essere corretto solo privatamente, e mai pubblicamente?

Per rispondere è importante ricordare l’esempio storico per eccellenza, quello che ci offre la regola aurea del comportamento, il cosiddetto “incidente di Antiochia”. San Paolo lo ricorda in questi termini nella Lettera ai Galati, scritta probabilmente tra il 54 e il 57: «(…)«Visto che a me era stato affidato il Vangelo per i non circoncisi, come a Pietro quello per i circoncisi – poiché colui che aveva agito in Pietro per farne un apostolo dei circoncisi aveva agito anche in me per le genti – e riconoscendo la grazia a me data, Giacomo, Cefa e Giovanni, ritenuti le colonne, diedero a me e a Bàrnaba la destra in segno di comunione, perché noi andassimo tra le genti e loro tra i circoncisi. Ci pregarono soltanto di ricordarci dei poveri, ed è quello che mi sono preoccupato di fare. Ma quando Cefa (il nome aramaico con cui veniva chiamato Pietro) venne ad Antiòchia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto. Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma, dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, tanto che pure Bàrnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia. Ma quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del Vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: “Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?”» (Gal 2, 7–14).

San Tommaso d’Aquino tratta questo episodio in molte sue opere. Innanzitutto egli osserva che «l’Apostolo contrastò Pietro nell’esercizio dell’autorità e non nell’autorità di governo» (Super Epistolam ad Galatas lectura, n. 77, tr. it. ESD, Bologna 2006). Paolo riconosceva in Pietro il Capo della Chiesa, ma giudicava legittimo resistergli, data la gravità del problema, che toccava la salvezza delle anime. «Il modo del rimprovero fu conveniente perché fu pubblico e manifesto» (Super Epistolam ad Galatas, n. 84).L’episodio, osserva ancora il Dottore Angelico, contiene insegnamenti tanto per i prelati quanto per i loro soggetti: «Ai prelati (fu dato esempio) di umiltà, perché non rifiutino di accettare richiami da parte dei loro inferiori e soggetti; e ai soggetti (fu dato) esempio di zelo e libertà, perché non temano di correggere i loro prelati, soprattutto quando la colpa è stata pubblica ed è ridondata in pericolo per molti» (Super Epistulam ad Galatas, n. 77).Si può immaginare che dopo aver tentato di convincere privatamente san Pietro, Paolo non esitò ad ammonirlo pubblicamente, ma – dice san Tommaso – «poiché san Pietro aveva peccato di fronte a tutti, doveva essere redarguito di fronte a tutti» (In 4 Sententiarum, Dist. 19, q. 2, a. 3, tr. it., ESD, Bologna 1999).…. “Alla domanda se si è tenuti a riprendere pubblicamente il superiore, san Tommaso nel Commento alle Sentenze di Pietro Lombardo, risponde affermativamente, facendo notare però che bisogna agire sempre con estremo rispetto. Perciò, «i prelati non vanno corretti dai sudditi di fronte a tutti, ma umilmente, in privato, a meno che non incomba un pericolo per la fede; allora infatti il prelato diventerebbe minore, qualora scivolasse nell’infedeltà, e il suddito diventerebbe maggiore» (In 4 Sententiarum, Dist. 19, q. 2, a. 2).

Cornelio a Lapide, riassumendo il pensiero dei Padri e dei Dottori della Chiesa, scrive: «(…) I superiori possono essere ripresi, con umiltà e carità, dagli inferiori, affinché la verità sia difesa, è quanto dichiarano, sulla base di questo passo (Gal. 2, 11), sant’Agostino (Epist. 19), san Cipriano, san Gregorio, san Tommaso e altri sopra citati. Essi insegnano chiaramente che san Pietro, pur essendo superiore, fu ripreso da san Paolo […]. A ragione, dunque, san Gregorio disse (Homil. 18 in Ezech.): “Pietro tacque affinché, essendo il primo nella gerarchia apostolica, fosse anche il primo nella umiltà”. E sant’Agostino affermò (Epis. 19 ad Hienonymum): “insegnando che i superiori non devono rifiutare di lasciarsi richiamare dagli inferiori, san Pietro ha dato alla posterità un esempio più eccezionale e più santo di quello di san Paolo insegnando che, nella difesa della verità, e con carità, ai minori è dato avere l’audacia di resistere senza timore ai maggiori”» (Ad Gal. 2, II, in Commentaria in Scripturam Sacram, Vivès, Parigi 1876, tomo XVII).

La correzione fraterna è un atto di carità. Tra i più gravi peccati contro la carità, vi è lo scisma … un Papa può cadere nello scisma, se divide la Chiesa, come spiega il teologo Suarez (De schismate in Opera omnia, vol. 12, pp. 733–734 e 736–737) e conferma il cardinale Journet (L’Eglise du Verbe Incarné, Desclée, Bruges 1962, vol. I, p. 596)” ( R. de Mattei “Quando la correzione pubblica è urgente e necessaria ” https://www.corrispondenzaromana.it/quando-la-correzione-pubblica-e-urgente-e-necessaria/ ) Aggiungo che la correzione può essere di vario genere: fraterna, paterna, giudiziale. La correzione fraterna è un obbligo di diritto divino positivo (Mt. 18,15–17; Sir. 19,13ss.) e di diritto naturale (cfr. Dictionnaire de Théologie Catholique, vol. III, col. 1908; P. Palazzini (cura) “Dictionarium morale et canonicum” Romae, Officium Libri Catholici 1962, I p. 979) e lo stesso P. Palazzini nel testo appena citato ma alla pag. 980 afferma anche che se il peccato è pubblico non si deve osservare l’ordine della correzione fraterna per cui anzitutto il fratello va corretto in segreto infatti in questo caso il peccato è già noto alla maggior parte della comunità.

Facciamo notare inoltre che come il Papa può essere scismatico, secondo Suarez, così anche un Papa può diventare eretico , come dice, tra l’altro, s. Alfonso de Liguori (leggi qui) … e soprattutto il Papa non è sempre infallibile né impeccabile … per alcuni errori famosi di Papi si pensi ai casi di Onorio ( Denz-Hün 550 ss. 561 ss.), Liberio ( cfr. anche Denz-Hün 138 ss.), Giovanni XXII (Denz-Hün 990 s.) ed altri … la storia presenta vari casi di correzioni ai Papi …Come si vede dai testi succitati sia s. Paolo che s. Tommaso e molti altri sono pienamente favorevoli ad una correzione pubblica anche del Papa … e non penso che la Congregazione per la Dottrina della Fede possa mettere da parte s. Paolo o il Vangelo e nemmeno che voglia mettere da parte s. Tommaso.

Tra l’altro anche s. Tommaso afferma che non occorre neppure fare la correzione privata se il peccato è pubblico “Respondeo dicendum quod circa publicam denuntiationem peccatorum distinguendum est. Aut enim peccata sunt publica, aut sunt occulta. Si quidem sint publica, non est tantum adhibendum remedium ei qui peccavit, ut melior fiat, sed etiam aliis, in quorum notitiam devenit, ut non scandalizentur. Et ideo talia peccata sunt publice arguenda, secundum illud apostoli, I ad Tim. V, peccantem coram omnibus argue, ut ceteri timorem habeant; quod intelligitur de peccatis publicis, ut Augustinus dicit, in libro de verbis Dom.” ( S. Th. II-II q.33 a.7) Che potremmo tradurre così: …. per la pubblica denunzia dei peccati dobbiamo distinguere. Infatti i peccati sono o pubblici od occulti. Se sono pubblici non si deve provvedere soltanto al colpevole perché diventi più onesto, ma anche agli altri che sono a conoscenza del peccato perché non ne siano scandalizzati. Perciò questi peccati devono essere rimproverati pubblicamente, stando all‘esortazione dell‘Apostolo [1 Tm 5, 20]: «Quelli che risultano colpevoli riprendili alla presenza di tutti, perché anche gli altri ne abbiano timore»; parole queste che, secondo S. Agostino [ib.], si riferiscono ai peccati pubblici. Se invece si tratta di peccati occulti, allora valgono le parole del Signore …” .

Se dunque un documento magisteriale crea scandalo tra i fedeli il teologo è tenuto non solo a informare i superiori ma anche a informare i fedeli e quindi a pubblicare le sue affermazioni per la salvezza delle anime, perché sappiamo bene che la suprema legge della Chiesa non è la protezione dei superiori che dicono errori ma è la “salus animarum” come emerge dal diritto canonico e come si legge in fondo anche nei testi tomisti presentati. Va notato, riguardo al p. Weinandy, che lui ha scritto questa lettera facendosi guidare dalla preghiera e ben conscio di ciò che stava per fare … se il p. Weinandy ha scritto quelle cose guidato dallo Spirito Santo e per la “salus animarum” secondo le indicazioni presentate sopra da s. Tommaso ha fatto molto bene e va lodato il suo coraggio in questi tempi in cui , come diceva il card. Caffarra “ … sono state pubblicamente date interpretazioni di alcuni passi obiettivamente ambigui dell’Esortazione post-sinodale, non divergenti dal, ma contrarie al permanente Magistero della Chiesa. Nonostante che il Prefetto della Dottrina della Fede abbia più volte dichiarato che la dottrina della Chiesa non è cambiata, sono apparse numerose dichiarazioni di singoli Vescovi, di Cardinali, e perfino di Conferenze Episcopali, che approvano ciò che il Magistero della Chiesa non ha mai approvato. Non solo l’accesso alla Santa Eucarestia di coloro che oggettivamente e pubblicamente vivono in una situazione di peccato grave, ed intendono rimanervi, ma anche una concezione della coscienza morale contraria alla Tradizione della Chiesa. E così sta accadendo – oh quanto è doloroso constatarlo! – che ciò che è peccato in Polonia è bene in Germania, ciò che è proibito nell’Arcidiocesi di Filadelfia è lecito a Malta. E così via. Viene alla mente l’amara constatazione di B. Pascal: «Giustizia al di qua dei Pirenei, ingiustizia al di là; giustizia sulla riva sinistra del fiume, ingiustizia sulla riva destra».Numerosi laici competenti, profondamente amanti della Chiesa e solidamente leali verso la Sede Apostolica, si sono rivolti ai loro Pastori e alla Santità Vostra, per essere confermati nella Santa Dottrina riguardante i tre sacramenti del Matrimonio, della Confessione e dell’Eucarestia. E proprio in questi giorni, a Roma, sei laici provenienti da ogni Continente hanno proposto un Seminario di studio assai frequentato, dal significativo titolo: «Fare chiarezza».” (leggi qui ) … Dunque siamo in tempi in cui “sono state pubblicamente date interpretazioni di alcuni passi obiettivamente ambigui dell’Esortazione post-sinodale, non divergenti dal, ma contrarie al permanente Magistero della Chiesa … si approva ciò che mai il Magistero ha approvato” come dice il card. Caffarra e notiamo che il card. Caffarra è un famosissimo moralista che conosceva bene le attenuanti.

Siamo in tempi in cui molti cattolici, di sana dottrina, sono scandalizzati appunto per gli errori che paiono diffondersi e per le controtestimonianze che purtroppo capita di dover vedere alle stesse Messe papali dove , come lei ben sa, e proprio in America, un noto gay e sostenitore di immoralità è stato ammesso a fare da lettore (leggi qui)  qui trovate il video  da notare il commento “in Italia la notizia è stata messa sotto silenzio”  ( leggi qui ) … tutto perfetto ? …o tutto scandaloso e molto scandaloso? Sono questi i tempi in cui ben tre Vescovi hanno tuonato contro gli errori che serpeggiano dopo la Amoris Laetitia …   Che dire?

Il p. Weinandy, questi Vescovi, il cardinale Caffarra e i professori , specie i teologi, che hanno scritto la Correctio Filialis sono tutti degli incompetenti in campo teologico … visionari … che affermano cose assurde …. ? Il card. Caffarra , ribadisco, era un grande moralista e conosceva bene le attenuanti … conosceva bene quello che dice la dottrina morale … eppure mi pare che le sue conclusioni sono ben diverse, per esempio, da quanto afferma il card. Muller nel suo ultimo intervento in cui sostiene le affermazioni del prof. Buttiglione. A differenza di Buttiglione il card. Caffarra è un grande teologo morale di somma competenza, professore in teologia morale, fu preside del “ Giovanni Paolo II” come si può vedere dal suo curriculum ( https://www.chiesadibologna.it/biografia-caffarra-carlo-cardinale-arcivescovo-metropolita.html) notiamo che questi titoli nel campo della teologia morale non li possiede neppure il card. Muller, che è specializzato soprattutto in altri settori della teologia, come si può vedere chiaramente dal suo curriculum vitae (leggi qui ).

Le mie riflessioni sulle ultime affermazioni del Prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede mi permetto di riservarle ad un altro momento, per ora basta aver detto quanto sopra potete leggere e aggiungere che il card. Caffarra, viste le sue affermazioni sopra riferite, non pare avrebbe condiviso certe affermazioni del card. Muller … eppure il card. Caffarra conosceva molto bene la teologia morale e le attenuanti …Ma continuiamo nel discorso circa la situazione attuale : la “Correctio Filialis” al Papa afferma che il 15 gennaio 2016 è stata concessa la Santa Comunione a un gruppo di luterani finlandesi nel corso della celebrazione di una Santa Messa nella basilica di San Pietro, tutto secondo le regole del “Direttorio Ecumenico”? e tutto è secondo dottrina? … Ho scritto proprio qualche giorno fa per mostrare un chiaro errore del card. Schonborn circa le affermazioni di s. Giovanni Paolo II riguardo ai divorziati, errore fatto nella presentazione dell» Amoris Laetitia, presentazione elogiata dal papa (leggi qui )

E cosa fa il Papa riguardo a tutte queste situazioni e ad altre simili ? Di certo è lui il capo della Chiesa visibile e a lui in questa situazione si è rivolto il padre Weinandy appunto perché l’oscurità sia scacciata dalla Chiesa e a lui si è rivolto , senza averne risposta, il card. Caffarra … e i tre cardinali che hanno presentato i dubia … a lui si sono rivolti, senza avere risposta diretta i realizzatori della “correctio”.… per cui ciò che di male hanno evidenziato nella situazione della Chiesa attuale continua a operare e non pare sia stato estirpato . Facciamo notare, tra l’altro, che consigliare i dubbiosi è una opera di misericordia.

Concludo: evitiamo tutti di mettere la testa sotto la sabbia e rendiamoci conto della situazione reale, sottolineo, reale che viviamo; ricordiamoci che non c’è carità né misericordia senza Verità; nel Vangelo c’è una frase molto significativa per questi nostri tempi: “ se questi taceranno, grideranno le pietre” (Lc. 19,40), la Verità è inarrestabile … e mi permetto di aggiungere che, se, per paura, taciamo di fronte al male e all’oscurità che è tra gli uomini che fanno parte della Chiesa, grideranno i fedeli contro di noi perché non abbiamo parlato!

Cristo regni.

Don Tullio Rotondo



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23 commenti su “WEINANDY, STRYNKOWSKI, IL SILENZIO DEL PAPA, LA CONFUSIONE. UN EDITORIALE DI DON TULLIO ROTONDO SU APOLOGETICA CATTOLICA.”

  1. Grazie a don Tullio Rotondo per questa bellissima lectio magistralis tomista! Sono tomista anche io, per grazia di Dio, dato che ho frequentanto l’Angelicum di Roma per la filosofia e la teologia, e prorpio durante gli anni del Concilio Vaticanno II: E ricordo un particolare: la venuta di Papa Giovanni XXIII in visita ufficiale all’Angelicum. C’ero anche io tra gli studenti e ci si aspettava che il Papa avrebbe fatto un discorso bello a favore del tomismo, che è la telogia tradizionale della Chiesa, nell’insegnamento teologico nei seminari. Tutti ci aspetavamo che egli desse lettura di una lettera al riguardo; ad un certo punto egli mise la mano in tasca e prese… il fazzoletto per soffiarsi il naso… E così la sana teologia è crollata nei seminari, nelle facoltà filosofiche e teologiche pontificie, e nelle sedute conciliari, con tutta le deleterie consegnuenze del dopo Concilio che oggi vediamo sotto gli occhi nostri. E che Dio salvi la Chiesa!

    1. Mi pare che Papa Giovanni 23 sia stato proclamato Santo dalla Chiesa, che tale proclamazione sia stata confermata da Dio con 2 miracoli e che in questo la Chiesa sia infallibile, allora chi è questo don Armando Maria Loffredi che ci presenta il Papa come un cretino che invece di confermare la sana dottrina la distrugge soffiandosi il naso ?

  2. Mi permetto un commento per cercare di aiutare alla chiarezza.

    Esiste una lettera della Congregazione della Dottrina per la Fede datata 14 /09/1994 inviata a tutti i vescovi della Chiesa Cattolica “circa la recezione della Comunione Eucaristica da parte dei fedeli divorziati risposati”.
    Metto il link (dottor Tosatti potrebbe pubblicarla sul suo blog, è molto breve): http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_14091994_rec-holy-comm-by-divorced_it.html

    Essa è estremamente chiara e molto molto attuale.
    E dice tra le tante cose cito “Anche se è noto che soluzioni pastorali analoghe (N.B. si intende l’accesso alla Santa Eucaristia dei divorziati risposati) furono proposte da alcuni Padri della Chiesa ed entrarono in qualche misura anche nella prassi, tuttavia esse non ottennero mai il consenso dei Padri e in nessun modo vennero a costituire la dottrina comune della Chiesa né a determinarne la disciplina. Spetta al Magistero universale della Chiesa, in fedeltà alla Sacra Scrittura e alla Tradizione, insegnare ed interpretare autenticamente il «depositum fidei». Di fronte alle nuove proposte pastorali sopra menzionate questa Congregazione ritiene pertanto doveroso richiamare la dottrina e la disciplina della Chiesa in materia. Fedele alla parola di Gesù Cristo(5), la Chiesa afferma di non poter riconoscere come valida una nuova unione, se era valido il precedente matrimonio. Se i divorziati si sono risposati civilmente, essi si trovano in una situazione che oggettivamente contrasta con la legge di Dio e perciò non possono accedere alla Comunione eucaristica, per tutto il tempo che perdura tale situazione(6). Questa norma non ha affatto un carattere punitivo o comunque discriminatorio verso i divorziati risposati, ma esprime piuttosto una situazione oggettiva che rende di per sé impossibile l’accesso alla Comunione eucaristica”.
    Ancora “La dottrina e la disciplina della Chiesa su questa materia sono state ampiamente esposte nel periodo postconciliare dall’Esortazione Apostolica «Familiaris consortio»…Nello stesso tempo ribadisce la prassi costante e universale, «fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla Comunione eucaristica i divorziati risposati» (N.B. “PRASSI COSTANTE E UNIVERSALE”: sottolineo questi due termini in quanto indicano il Magistero infallibile in quanto assistito dallo Spirito Santo), indicandone i motivi. La struttura dell’Esortazione e il tenore delle sue parole fanno capire chiaramente che tale prassi, presentata come vincolante, non può essere modificata in base alle differenti situazioni”.
    E ancora “Il fedele che convive abitualmente «more uxorio» con una persona che non è la legittima moglie o il legittimo marito, non può accedere alla Comunione eucaristica. Qualora egli lo giudicasse possibile, i pastori e i confessori, date la gravità della materia e le esigenze del bene spirituale della persona(10) e del bene comune della Chiesa, hanno il grave dovere di ammonirlo che tale giudizio di coscienza è in aperto contrasto con la dottrina della Chiesa(11). Devono anche ricordare questa dottrina nell’insegnamento a tutti i fedeli loro affidati”.

    Ergo il documento (che invito a leggere per la sua chiarezza, essendo anche molto breve) conferma che il non ammettere i divorziati risposati alla Santa Eucaristia è una prassi costante e universale della Chiesa Cattolica, quindi infallibile. E’ Magistero ordinario (=costante) e universale.

    Si può dire con chiarezza che la Amoris Laetitia contrasta con Esso.

    Supponiamo per un attimo che questo Magistero infallibile non esista.
    Essa allora si potrebbe supporre essere Magistero ordinario autentico.
    Questa supposizione sarebbe però negativa per 3 motivi:
    1)in quanto al punto 3 della stessa si dice che essa non è magistero. Cito “…desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano…”
    2)per essere Magistero ordinario autentico (cui un cattolico deve aderire con religioso ossequio dell’intelletto e della volontà pena il peccato mortale, e nel qual caso non possa aderirvi in tutta coscienza è tenuto al silenzio, ciò indicato nel Codice di Diritto Canonico) la CDF in una disposizione del 1998 indica cito “La terza proposizione della Professio fide afferma: « Aderisco inoltre con religioso ossequio della volontà e dell’intelletto agli insegnamenti che il Romano Pontefice o il Collegio episcopale propongono quando esercitano il loro magistero autentico, sebbene non intendano proclamarli con atto definitivo ». A questo comma appartengono tutti quegli insegnamenti—in materia di fede o morale—presentati come veri o almeno come sicuri, anche se non sono stati definiti con giudizio solenne né proposti come definitivi dal magistero ordinario e universale”.
    Chiaramente nella AL non vi sono insegnamenti di fede e morale presentati come veri o almeno sicuri, è essa stessa che lo dice (vedi punto 3 citato della AL).
    3)Proprio per il fatto che quanto previsto nella AL non si presenta come Magistero ordinario autentico alcuni episcopati o intere Conferenze Episcopali hanno confermato la Dottrina di sempre senza pena di essere caduti o in scisma o in eresia o in peccato mortale.

    Tutto ciò appena detto è a livello ipotetico perché come ribadito dalla CDF nel 1994 qui siamo nel campo già definito dal Magistero ordinario e universale, cui il Magistero ordinario autentico cederebbe in ossequio.
    Ma come abbiamo visto la AL non può nemmeno dirsi Magistero ordinario autentico.

    Quindi, concludendo, padre Weinandy ha fatto bene ad intervenire nella modalità utilizzata, come ribadito da don Tullio Rotondo (e indicato nella prassi costante dal prof. De Mattei).
    Come è doveroso che tanti e tanti sacerdoti, teologi, ecc. tra cui il compianto cardinal Cafarra abbiamo posto domande rispettose di chiarimento.
    Sta al Pontefice rispondere. Sapendo che potrebbe rispondere solo confermando il Magistero ordinario e universale nel caso in esame.
    Altro non può.

  3. Ho letto i commenti precedenti, tutti bene argomentati. Ma a me, figlio del ruvido Appennino e di poca cultura, bastano poche parole per definire lo stato dell’arte in questo momento. Il programma di questo Papa è di passare alla storia e di essere quindi “immortale” per aver perseguito (e ottenuto?) l’unità di tutti i cristiani e addirittura della intera umanità.
    Il problema è che il programma viene perseguito A TUTTI I COSTI, mentre alcuni costi teologici, dottrinali, pastorali, religiosi non possiamo pagarli perchè se accettati ci porterebbero fuori dalla Chiesa Cattolica. Allora chi se ne impippa dei documenti papali. A questo punto si erge solenne il giudizio della nostra coscienza che si è formata ante 2013 e oggi grazie ai sacerdoti “refrattari” e questo ci deve bastare per la sequela di Gesù.

  4. «In questi casi il teologo eviterà di ricorrere ai “mass-mediaˮ invece di rivolgersi all’autorità responsabile, perché non è esercitando in tal modo una pressione sull’opinione pubblica che si può contribuire alla chiarificazione dei problemi dottrinali e servire la verità».

    Ma tutti coloro che hanno espresso forti e legittime perplessità o critiche all’attuale corso della neo-chiesa (ché di Chiesa Cattolica non resta più nulla) si sono rivolti all’autorità responsabile. E solo dopo mesi, non ricevendo alcuna risposta, hanno ritenuto loro dovere pubblicare i propri interventi. Non c’è stato alcun ricorso alla stampa “invece di“, ma “dopo“. Nessuna violazione di Donum veritatis, quindi.

    1. Non si può parlare tecnicamente di “violazione” perché D.V. non è un testo normativo in senso proprio. In ogni caso, più che giocare su “invece di” – che sembra una scappatoia formalistica – valuterei la condotta alla luce dello scopo del “precetto”, che è quello di evitare il condizionamento del Magistero esercitando “una pressione sull’opinione pubblica”; pressione che Fr. Weinandy ha inteso esercitare.
      Weinandy ha anche omesso di considerare la chiosa finale di D.V. sul punto, che prescrive al teologo, che non riesca a condividere un’affermazione del Magistero (non irreformabile) né ad avere “soddisfazione” dall’Autorità, “a soffrire nel silenzio e nella preghiera, con la certezza che se la verità è veramente in causa, essa finirà necessariamente per imporsi”; cosa che Weinandy avrebbe dovuto fare e non ha fatto.

      Ho specificato tra parentesi “non irreformabile”: va da sé che quando si tratti di Magistero irreformabile, il teologo ha il dovere di conformarvisi senza riserve.

      1. @alfredo
        va be’: vogliamo giocare a cercare i cavilli?
        Probabilmente lei ne ha individuati di validi e qualcun altro forse ne troverà ancora … e poi qualcuno d’opinione avversa probabilmente troverà cavilli di valenza opposta.
        E mentre i teologi si tiravano la barba l’un l’altro discettando del sesso degli angeli, la Chieda di N.S.G.C. veniva distrutta in interi paesi dell’Oriente e poi la stessa Costantinopoli cadde.

        Anche per il teologi, come per gli spazzini, le infermiere, vale il Vangelo di N.S.G.C. :
        sulla correzione fraterna e su altri comportamenti (prudenza e santa furbizia, chiarezza del Sì Sì No No, ecc.) che interessano la vicenda in oggetto, gli evangelisti ci hanno già esplicitamente tramandato quali sono gli insegnamenti di Gesù.

        Gli ecclesiastici vigliacchi e con scarsa fede che non hanno seguito gli insegnamenti di Gesù per cercare di rimediare i gravi errori dottrinali che si stanno diffondendo da cattedre nominalmente cattoliche, andranno poi a giustificarsi con i loro cavilli davanti a Lui. In bocca al lupo (che potrebbe avere aliti sulfurei 😉 ).

    2. @Cesare Baronio

      infatti! E’ così, è banalmente così, è stato ripetutamente dimostrato dai fatti che è così: chi in scienza e coscienza ha individuato l’urgente necessità di una supplica di correzione lo ha fatto secondo i comandamenti evangelici, attualizzati negli strumenti di comunicazione. Nella mia ignoranza nemmeno sapevo che esistesse la Donum veritatis (ma lo sapevano coloro che hanno fatto le suppliche) e ora che lo so constato che nessuna violazione è stata fatta anche di quella.

      Quindi, riguardo ai luminari che avanzano quella obbiezione, o gli si è spento momentameante il lume del cervello o … ci fanno!
      Nessuna novità: in regime stalinista valgono ovviamente leggi come ne La Fattoria degli Animani ;- 🙁

      P.S. Complimenti a lei reverendo e a suo nipote: siete in grande vena negli ultimi giorni. Che il Signore vi conservi l’arguta e santa ispirazione.

  5. Condivido in toto con quanti mi hanno preceduto nei commenti. Eccellente la lectio magistralis di don Tullio Rotondo. Grazie dott.Tosatti.
    SIA LODATO GESÙ CRISTO.

  6. Resta il problema di fondo cioè che io personalmente, e come me penso molti altri, non siamo in grado di determinare con assoluta certezza il momento in cui si scivola nell’eresia o nell’apostasia.
    E’ un compito che tocca ai pastori non ai fedeli! A noi ovviamente resta quel senso interiore che qualcosa non va, ma da qui all’assoluta certezza? Come si ha la certezza di qualcosa che non si padroneggia? Può un avvocato dire che secondo lui un ponte sta per crollare? Può forse averne il sentore da qualche crepa ma se quelle crepe fossero solo relative ad un elemento architettonico e non strutturale?
    Perché ricordiamo che nel momento in cui si stabilisce che il papa è scismatico, è eretico o apostato si è solo all’inizio di tutto.
    Perché poi va destituito, e destituito devono essere quei vescovi che gli sarebbero fedeli e giù così fino all’ultimo parroco di campagna.
    Non è che si proclama l’eresia di qualcuno e poi si spera nella “Provvidenza”. Se uno prova l’eresia, la volontà di scisma, o l’apostasia si deve agire altrimenti è un gettare il sasso e nascondere la mano.
    Capite la portata storica del problema? Capite la gravità della soluzione?
    C’è una sola, a mio avviso, alternativa che è quella che i fedeli (per non macchiarsi di scisma o altro) preghino e soffrano in silenzio, compresa l’eventuale persecuzione da parte di clero scismatico e/o eretico, offrendo tutto in riparazione al Sacratissimo Cuore di Gesù per l’intercessione del Cuore Immacolato di Maria.
    Chi ha altre idee concrete è pregato di esporle…

    1. Da semplice appartenente all’area dei parrocchiani ignoranti, mi permetto darti la seguente ricetta:

      [13]Attieniti alla disciplina, non lasciarla,
      pràticala, perché essa è la tua vita.
      [14]Non battere la strada degli empi
      e non procedere per la via dei malvagi.
      [15]Evita quella strada, non passarvi,
      stà lontano e passa oltre.
      [16]Essi non dormono, se non fanno del male;
      non si lasciano prendere dal sonno,
      se non fanno cadere qualcuno;
      [17]mangiano il pane dell’empietà
      e bevono il vino della violenza.
      [18]La strada dei giusti è come la luce dell’alba,
      che aumenta lo splendore fino al meriggio.
      [19]La via degli empi è come l’oscurità:
      non sanno dove saranno spinti a cadere

      (Proverbi 4, 13-19)

      Ad meliora!

    2. C’ e’ una altra soluzione: si chiama resilienza, cioe’ la capacita’ di resistere ad eventi traumatici o a danni che puo’ avere un organismo o una comunità’ . Visto che l’ autorita’ del papa, successore di Pietro, e’ valida solo se il papa stesso la esercita in certi modi, e con il fine di custodire il depositum fidei, semplicemte non seguire il papa attuale quando dice o fa cose in contrasto con la fede cattolica perenne. Non obbedire a questo papa quando vi sia un contrasto fra i suoi ordini e gli ordini del Magistero della chiesa cattolica dei papi precedenti. Se per esempio vuole incoraggiare i sacerdoti a dare la comunione ai divorziati, a benedire le nozze gay, o a celebrare Messe “ecumeniche” semplicemente i sacerdoti dovrebbero disobbedire richiamandosi all’ Autorita’ piu’ alta che e’ Dio.
      Rispetto per la figura del papa quale successore di Pietro ma disobbedienza ai suoi ordini se francamente in contrasto con la dottrina cattolica. Insomma resistenza passiva. Questo papà puo’ proclamare quante eresie vuole, ma se i sacerdoti non lo seguissero , cosa potrebbe fare? Il suo potere deriva dall’ autorita’, ma l’ autorita’ stessa non e personale , ma viene dall’ Alto. E questo potere piu’ alto e’ quello divino, e l’ obbedienza a Dio viene prima dell’ obbedienza a qualsiasi uomo.

      1. Resilienza= la capacita’ di far fronte alle avversita’ in maniera positiva trovando in se’ stessi la forza di ” risalire” . Forse la parola viene da ” resalio”: quando una barca si rovescia c’ e’ chi disperato si lascia morire fra i flutti e chi lotta e si sforza per “risalire” a bordo, senza perdere la speranza e lasciarsi andare .Perseveranza, pazienza, sopportazione delle avversita’, e forza di risalire.

  7. Al di là delle dotte e documentate argomentazioni di don Tullio Rotondo, sulle quali S.S. non dovrebbe fare altro che un profondo esame di coscienza e agire di conseguenza, io dal mio piccolissimo osservatorio di semplice parrocchiano peccatore e ignorante vorrei porre a S.S. una domanda semplice semplice.
    Santità, non le è mai giunta all’orecchio questa massima: È MEGLIO ILLUMINARE CHE RISPLENDRE . ??

  8. il problema soprattutto oggi,e che ci sono troppi vigliacchi e eredi di giuda.Quindi da che parte ti giri trovi pochissime persone buone e soprattutto ,in linea col Vangelo di nostro SIGNORE Gesù Cristo.

      1. Purtroppo da quelle parti ormai non sanno più cosa sia una lectio magistralis, né hanno letto San Tommaso d’Acquino. Sanno qualcosa di un certo Saulo e del tizio che gli comparve sulla strada per Damasco, ma non ne sono così sicuri (si fidano solo del registratore). E non sto scherzando.

        1. @Alessandro2
          SIC EST 🙁
          (non essendo dotati di senso del ridicolo e della vergogna, lo dicono loro stessi: preghiamo il Signore perché si ravvedano)

  9. Tutto programmato da anni, tutto voluto, tutto attuato, e ora causa questi traditori del Vangelo noi dobbiamo soffrire. Credo però che, mentre noi leali alla sana dottrina, preghiamo e offriamo…..preghiamo per tutto il clero chiedendo a Dio Padre di proteggerci dai lupi, il Signore poco alla volta vediamo che fa uscire dalla tana i suoi santi sacerdoti. Sappiamo che molti sono stati puniti e allontanati causa vescovi insipienti e legati ad una pastorale disastrosa come quella attuale, dove persino a livello politico intromettendosi sta facendo disastri; nella Chiesa si devono ormai sopportare omelie dove si parla solo di migranti e protestanti, ma mai si sente parlare di peccati mortali causa lo sfruttamento, peccati che si stanno attuando da anni ormai contro questa povera gente invece di dare loro beneficio nella loro nazione creandogli lavoro. Non viviamo più nel medio evo, e grazia alla tecnologia che anche il papa ama tanto, possiamo sentire le eresie dei suoi collaboratori, le sue uscite spesso infelici e poi cancellate dal sito vaticano come quella detta durante la visita alle Fosse Ardeatine.
    No, non andiamo assolutamente bene, ma sarà grazie a questi sacerdoti come don Tullio e altri vescovi e Cardinali se le acque si smuoveranno. Intanto continuiamo a pregare e offrire il nostro dolore a Gesù, certi che quando lo riterrà opportuno interverrà come solo Lui sa fare. Grazie a Dio non ci mancano sacerdoti su cui confidare e seguire come padri spirituali.
    Dio ci liberi da ogni male fuori e dentro la Chiesa.
    Buon inizio di settimana a tutti.

    Sia sempre lodato Gesù Cristo!

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