SALVARE IL SOLDATO FRANÇOIS FILLON (CHE È ANCHE CATTOLICO…IN FRANCIA!) DA UNA TRAPPOLA BEN ORCHESTRATA.

Marco Tosatti

Mi concedo oggi un parziale off topic, allontanandomi dai temi strettamente di Chiesa, perché deli amici francesi mi hanno indirizzato l’attenzione sul cosiddetto “affaire” Fillon. E cioè sul presunto scandalo legato al lavoro di sua moglie in qualità di assistente del marito. Con François Fillon candidato di centrodestra nella corsa presidenziale in Francia c’è , dopo molti anni, un cattolico praticante che potrebbe risiedere all’Eliseo. Un’eventualità che, naturalmente, ha toccato qualche nervo scoperto. Non solo nel Partito Socialista, in cui l’influenza massonica è fortissima, ma anche in altri campi.

Ci è sembrato molto interessante a questo proposito il lavoro compiuto da Gérard Dussillol, (nella foto) esperto di economia,a autore di diversi libri in materia, e presidente del Pôle Finances publiques all’Istituto Thomas Moore di Parigi.

François Fillon avrebbe pagato sua moglie come assistente parlamentare per un certo numero di anni. Questo è il nocciolo della vicenda, scatenato da un articolo del Canard Enchainé. Ma è necessario salvare il soldato Fillon? Si chiede Dussillol, e la risposta è positiva, perché tutto questo affare sa troppo di polpetta avvelenata, di una trappolona costruita e fatta scattare nel momento in cui si manifestava in maniera concreta un futuro presidenziale per quest’ uomo politico. Che. Ricordiamolo, è in politica con diversi incarichi dal 1976. E la questione dei compensi risale a diversi anni fa. Allora, perché la bomba – se di bomba si tratta, e non di un petardo . esplode solo ora?

Dussillol ricorda che i soldi versati a un assistente parlamentare non sono denaro pubblico. Cioè: se non avesse versato quei soldi alla moglie, Fillon avrebbe potuto tenerseli in tasca, senza impiegare nessuno, e senza che nascesse nessun problema giuridico.

Inoltre secondo l’avvocato di Fillon, madame Pichon, ricorda che se “anche se ci fosse stata un’infrazione, sarebbe prescritta”.

Ma perché nasce il sospetto che si tratti di una trappola? Sempre secondo madame Pichon, citata da Dussillol, “la rapidità con cui la magistratura ha lanciato la procedura non può che lasciare perplessi: il giorno stesso dell’articolo del Canard Enchainé la magistratura lanciava un’inchiesta, e il mattino successivo la Revue des deux mondes era oggetto di una perquisizione. Ora una perquisizione, che presuppone mezzi, uomini e materiale, non si improvvisa. E’ dunque impensabile, materialmente, che questa perquisizione sia stata decisa da un giorno all’altro, il che fa pensare che questa operazione sia stata preparata ben prima dell’uscita dell’articolo del Canard Enchainé. Cioè la magistratura è stata informata per altre vie, ben prima”.

E naturalmente aprire un’inchiesta contro un candidato presidenziale poche settimane prima delle elezioni “non è un atto anodino. E’ impensabile che la magistratura non abbia riferito alla sua gerarchia, e non abbia sollecitato una copertura dell’azione”. Cioè dal Ministro della Giustizia.

Vedremo alla fine una ricostruzione – fantasiosa forse, ma non poco plausibile – di come il meccanismo è stato caricato e messo in moto. Dussillol non ha dubbi: “E’ molto verosimile che si tratti di una macchinazione politica, sapientemente preparata, orchestrata e gestita. Perché? Si vuole abbattare François Fillon perché disturba…per le sue convinzioni personali, e perché è una vera minaccia per l’establishment parigino, i corpi costituti, le corporazioni e tutta la nomenlatura che è un parassita del sistema. Non c’è verosimilmente nulla d’illegale – vedremo quello che ne dirà la giustizia – ma di un problema morale. Dunque, anche se la giustizia si pronuncia con un non luogo a procedere, resteranno dei danni nell’opinione pubblica”.

E su questo è punto Dussillol afferma che Fillon ha gestito male le reazioni al suo caso; avrebbe dovuto riconoscere che anche se questa pratica è legale (pare che il 98 per cento dei parlamentari facciano lavorare per sé dei familiari, anche oggi) essa pone un problema che mette in luce un aspetto di privilegi, in un Paese che affronta una crisi.

Ma bisogna salvare il soldato Fillon, perché se grazie a questo scandalo il Renzi d’oltralpe, Macron, vincesse, la sua legittimità sarebbe compromessa, e ci si troverebbe, secondo Dussillol, davanti a cuna crisi istituzionale. Tanto più pericolosa alla luce delle crisi che si affacciano sul fronte europeo, e dell’evidente tentativo di Trump di impegnarsi in una campagna di destabilizzazione, in particolare della Germania. “Allora sì, – conclude Dussillol – è nell’interesse della Francia e degli Europei salvare il soldato Fillon, anche se…”.

Dussillol da’ per implicito che il beneficiario di questo scandalo sarebbe Emmanuel Macron, con una carriere di alto funzionario e uomo politico nel Partito Socialista, e fondatore del movimento En Marche (In Marcia) che è anche l’acronimo delle sue iniziali. Secondo una ricostruzione fatta da amici francesi, di cui non possiamo garantire, ma che ha comunque un suo interesse, perché evidenzia come la vicenda sia letta e vissuta oltralpe, il dossier Fillon sarebbe partito dal Ministero delle Finanze e sarebbe giunto al Canard Enchainé grazie ai buoni uffici di un amico di Macron stesso, e del direttore del giornale, Michel Gaillard. Hollande sarebbe stato a conoscenza del dossier, e avrebbe commentato di “Farne buon uso”. La consegna sarebbe avvenuta il 9 gennaio. La magistratura, nella persona di madame Eliane HOULETTE, Procuratore del Parquet National Financier ha subito preso in carica il dossier.

Madame Houlette, simpatizzante socialista, è stata nominata a questo incarico da François Hollande, su indicazione di unaltra esponente socialista, Christiane Taubira. E qui rimandiamo alle considerazioni fatte da madame Pichon in testa all’articolo.

Vediamo che cosa ne diranno – e faranno – i francesi.



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9 pensieri su “SALVARE IL SOLDATO FRANÇOIS FILLON (CHE È ANCHE CATTOLICO…IN FRANCIA!) DA UNA TRAPPOLA BEN ORCHESTRATA.”

  1. Ma sicuramente tanti altri avranno fatto cosí, per cui l’inchiesta dobrebbe ricadere su tutti. Se é illegale, sarebe per tutti; se non lo é, non lo é per nessuno.

  2. Strumentalizzazione smaccatamente di parte… a parte… cio’ che non capisco è l’illegalità del “fattaccio”.
    Si puo’ o no secondo la legge francese assumere alle dipendenze un familiare ?
    Se poi uno lo fa coi propri soldi, ovvero con dei soldi di lecita provenienza che uno potrebbe anche tenersi liberamente in saccocccia… dove sta allora il problema?
    Io, al suo posto, avrei fatto lo stesso se il mio familiare avesse avuto le competenze necessarie.
    E’ il trionfo dell’ipocrisia (e in politica sono campioni del mondo).

    1. Non importa che il fatto sia illegale. Importa che contenga ingredienti utili ad essere manipolati per una narrazione “indignante”. Poi il popolaccio, che in gran parte ha bel altro a cui pensare, metabolizzerà il messaggio come fosse vero. Sono i meccanismi della propaganda a-la-goebbels. Nulla di nuovo.

        1. Comunque mi sembra francamente esagerato… una tengente strombazzata (ma mai intascata) potrebbe avere senso in un’ottica di manipolazione, ma addirittura dipingere un atto assolutamente legale come qualcosa di contrario alla legge… mi pare siamo andati ben oltre i limiti della decenza.
          Evidentemente questo candidato non “s’ha da fare” presidente!

  3. Anche in Francia, come in Italia, la giustizia funziona ad orologeria. Sempre al servizio dei poteri forti.

  4. Nessun commento. Un articolo squisitamente politico ha spiazzato i giannizzeri della chiesa 2.0. Urge scovare dichiarazione di Fillon pro o contra dubia, cosi, giusto per ravvivare l’ambiente. 😊

    1. Sai che stavo pensando la stessa cosa?

      E d’altro canto è anche normale che i protestantoidi della neo chiesa bergogliosa abbiano bisogno di tirare il fiato, ogni tanto.

      Girovagare per molti blog, riempiendoli di papiri pieni di roba contro la logica, ancor prima che contro la Dottrina, è un impegno non da poco…

I commenti sono chiusi.