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UTERO IN AFFITTO. E’ CRIMINE IN ITALIA, MA SE PARLI CONTRO SCATTA LA CENSURA LGBT. LA DENUNCIA DI PRO VITA

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Marco Tosatti

In Italia l’utero in affitto – condannato anche a livello europeo – è un reato; ma se ti batti apertamente contro questa pratica e fai proiettare uno spot di denuncia vieni censurato. E questa la vicenda incredibile denunciata oggi al Senato, dove si è svolta una conferenza stampa organizzata da ProVita onlus e dal senatore Lucio Malan, per dare un segnale concreto di azione contro l’utero in affitto.

La denuncia della censura è venuta dal senatore Giovanardi, che dopo aver illustrato i “sette miserabili imbrogli del Governo italiano” perpetrati in occasione dell’approvazione della legge Cirinnà, ha parlato di “un vero e proprio scandalo”: a seguito delle proteste di un’associazione LGBT è stato censurato dall’UCI Cinema lo spot di ProVita contro l’utero in affitto, che doveva essere trasmesso tra le pubblicità prima dei film. “In tutta Europa e in tutto il mondo si leva la condanna dell’ignominia dell’utero in affitto solo a parole”. Nei fatti la cosa è ipocritamente non solo tollerata, ma promossa.

Per l’Associazione ProVita onlus, il presidente, Toni Brandi, ha rilevato che “il tentativo di creare un fronte trasversale contro la barbara pratica dell’utero in affitto è fallito. Solo i Senatori dell’opposizione si sono rivelati concretamente disposti a agire per salvaguardare i diritti fondamentali delle donne e dei bambini”. Del resto – prosegue Brandi – anche al Consiglio Provinciale di Trento  ha bocciato una proposta di risoluzione contro l’utero in affitto presentata dai Consiglieri Borga e Civettini perché parlava del diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà».

La senatrice Rizzotti si è detta “disgustata dal fatto che un suo collega festeggi la nascita della seconda figlia [acquistata in California, come il primo, attraverso la pratica dell’utero in affitto, n.d.r.] con tracotanza e arroganza“, considerando che un  Senatore della Repubblica forse non dovrebbe dare l’esempio di come si viola la legge penale italiana.

Il senatore Malan ha illustrato due azioni concrete intraprese dall’Opposizione. Innanzi tutto un’interrogazione al Ministro della Giustizia, relativa alla presenza in Italia di un’agenzia per vendere gameti e bambini in palese violazione della legge 40/2004. In secondo luogo un disegno di legge, che verrà presto presentato, che specifica in modo chiaro ed inequivocabile il divieto di adozione da parte di coppie omosessuali (anche nella forma della stepchild adoption), il divieto di iscrizione all’anagrafe di “genitori” dello stesso sesso, l’estensione delle pene già previste dal codice penale per la tratta, la riduzione in schiavitù, lo sfruttamento sessuale di donne e bambini a chi pratica promuove o favorisce l’utero in affitto e il commercio dei gameti, nonché la perseguibilità di chi abbia compiuto tali fatti all’estero, ma poi venga a risiedere in Italia.



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3 pensieri su “UTERO IN AFFITTO. E’ CRIMINE IN ITALIA, MA SE PARLI CONTRO SCATTA LA CENSURA LGBT. LA DENUNCIA DI PRO VITA”

  1. Ribadisco il medesimo concetto, lo so, ma repetita iuvant.
    Dunque: se non vi fossero giornalisti come Tosatti come apprenderemmo queste notizie?
    Ed ancora: se non vi fossero Parlamentari come Giovanardi (e pochi, pochissimi altri) chi porterebbe nelle istituzioni il “grido” di chi CREDE alla vita come dono gratuito di Dio?

    E se non vi fossero operatori “pro Life” -come Tony Brandi ed altri- chi difenderebbe il più povero tra i poveri?

    Domande retoriche, commento tipico di chi vive il cattolicesimo in modo “ossessionato dall’aborto”. Ed anzi, per usare i termini precisi, : “Non possiamo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose(…) Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza”.
    IPSE DIXIT…

  2. Svilupnado il commento di Cosimi, ¿ chí sono ío ?. Se lui non sa chi é e neanche il suo mestiere, che lasci líbero il posto a uno che sappia chí e e conosca il suo mestiere di Para : Confermare nella Veritá, non nell ambigüitá, la peior malattía per la Chiesa.

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