La Costruzione dell’Uomo (Maschio…) come “Il Colpevole”. Aurelio Porfiri.

5 Giugno 2024 Pubblicato da 17 Commenti

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo articolo pubblicato dal maestro Aurelio Porfiri sul suo canale Traditio, che vi invitiamo a visitare. Buona lettura e condivisione.

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La costruzione dell’uomo colpevole

Riflettendo su quello che mi accade intorno anche attraverso la condivisione con menti aperte ed illuminate, osservo oramai da parecchi anni un fenomeno singolare che non esito a definire tragico.

 

Questo fenomeno riguarda quella che io voglio chiamare “la costruzione dell’uomo colpevole”. Mi è capitato di parlare di questo con persone di ogni credo politico, ma aperte ed illuminate, e tutte hanno convenuto con me trattarsi di una vera e propria tragedia. In cosa consiste questo fenomeno? Nel infondere nelle persone l’idea che un uomo, in quanto uomo, sia colpevole a prescindere.

Ora, ci sono uomini bastardi e colpevoli? Ce ne sono certamente. Ma si può racchiudere tutta la parte maschile dell’umanità in una colpevolizzazione di massa?

Certo che sarebbe stato difficile pensare che una cosa del genere sarebbe potuta succedere soltanto qualche decennio fa. Eppure oggi gli ideologi del terrore ci insegnano che se c’è anche un minimo sospetto su un uomo bisogna adottare la presunzione di colpevolezza piuttosto che la presunzione di innocenza. L’uomo è colpevole proprio in quanto uomo. In fondo è una specie di giansenismo rivisto, per cui l’uomo non può non peccare, se c’è un dubbio si può essere sicuri che l’uomo qualcosa ha fatto.

A chi conviene una cosa del genere? Non certamente alle donne, quelle non ancora intossicate dal femminismo marcio che purtroppo ancora ammorba non poche di loro. Le donne intelligenti e libere della vera libertà, riconoscono che quanto sta accadendo oggi le rende più sole perché oramai molti uomini sono completamente impauriti anche di tentare un timido approccio. Parlavo con un amico medico qualche giorno fa, con idee politiche non collimanti con le mie, ma che conveniva sul fatto che oggi molte donne, in conseguenza dell’indottrinamento di un certo femminismo, sono diventate molto aggressive, per cui l’uomo che tenta di conoscerne una lo fa a suo rischio e pericolo.

Questo indebolimento del maschio, del resto già denunciato in vari libri come per esempio da Pascal Bruckner, che parla dell’uomo bianco come di un capro espiatorio e dell’epoca attuale come quella del passaggio ad un nuovo oscurantismo, è veramente un fatto epocale, un cambio di paradigma che avrebbe fatto impallidire Thomas S. Kuhn. Siamo in un tempo di pericolo mortale per la nostra civilizzazione perché questo fatto non impoverisce soltanto l’uomo, ma impoverisce soprattutto la donna (e naturalmente sarebbe vero anche il contrario). Un libro di successo  della scrittrice militante femminista francese Pauline Harmange lancia già nel titolo un grido di battaglia: odio gli uomini! Sembra che questo grido dell’autrice non sia poi così isolato, se il libro è in corso di traduzione in più di 16 lingue. Ma serve veramente un atteggiamento del genere? È vero, come ho detto, ci sono uomini crudeli ma, se ne facessero una ragione, esistono anche donne crudeli, le donne non sono esentate dal peccato originale. E se è vero che molti uomini hanno rovinato la vita di molte donne è certamente vero anche il contrario. Quindi quello a cui bisognerebbe aspirare, come ha detto il filosofo francese Alain de Benoist, è la vera parità fra i sessi, ma intesa in un senso più vero e profondo, cioè che gli uomini e le donne possano avere pari opportunità nello sviluppare il potenziale insito nel sesso di ciascuno, non tentando di diventare una brutta copia dell’altro.

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Photo by Tim Mossholder on Unsplash

 

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17 commenti

  • Adriana 1 ha detto:

    Noticina significativa: 1678, Elena Piscopio fu la prima donna che si laureò in Europa, all’Università di Padova.
    In Filosofia perchè la disciplina in cui avrebbe desiderato laurearsi- ossia Teologia- era interdetta alle donne.

    • Balqis ha detto:

      Eh sì, cara Adriana, è proprio così. Mi colpisce la difficoltà ad ammetterlo. Cosa ci sarebbe di male? L’esempio di Maria, a mio modesto avviso, c’entra poco con le scelte della Chiesa come istituzione storica. Noto una continua e poco utile confusione sulle due dimensioni – storica e spirituale – che contribuisce ad “ammischioni” che non giovano affatto. A volte mi sembra di riscontrare una certa nostalgia per il potere temporale, anche nel caso della questione dei “valori non negoziabili”, in nome dei quali personaggi che con il cattolicesimo c’entravano poco o nulla hanno avuto la faccia tosta di chiedere il voto dei fedeli, ottenendoli. A mio modesto avviso, se non si accetta la realtà – cioè di costituire una minoranza nel contesto di una società laica e non credente – il rischio è di trasformare la Chiesa in una mera riserva di voti, trascurando la dimensione spirituale del lavoro interiore.

      • Adriana 1 ha detto:

        Cara Balqis,
        visto ora. Concordo pienamente: si tratta proprio di differenti piani di lettura. A questo proposito mi pare che l’ultima “goccia” stavolta sia stata lasciata cadere da Bergoglio con il suo travisabilissimo e risibile riferimento a chi porta i pantaloni e non si abbassa al chiacchiericcio…
        “Vide ,fil mi, quam parva sapientia…”

  • nuccioviglietti ha detto:

    Hastatoluomo!… epperò come dare torto… con degna partecipazione femminile comunque!…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

  • Enrico Nippo ha detto:

    “Pari opportunità” appartiene già al lessico femminista.

    “Parità” è termine che implicitamente esige ostilità, tanto prima della parità da raggiungere , quanto dopo la parità raggiunta per mantenerla.

    Parità implica uguaglianza e tra due uguaglianze non può esservi che conflittualità, per la semplice ragione che due persone o due cose “uguali” non esistono e non possono esistere. Perciò la parità-uguaglianza è una forzatura contro natura.

    Forse sarebbe opportuno rilanciare il termine “complementarietà”, ovviamente con tutto quel che ne consegue. Cioè una rivoluzione dell’attuale mondo in sfacelo.

    • Adriana 1 ha detto:

      Bravo, Enrico, buone osservazioni…io avevo sempre pensato all’equivalenza-
      non alla parità-.

    • La Signora di tutti i popoli ha detto:

      Parità di cosa? Occorrerebbe definirla prima: direi che in dignità siamo pari, anche per una comune provenienza in ordine naturale e per una comune creazione in ordine Superiore… e poi anche pari nel rispetto nostro e altrui: di cui siamo degni nel mondo di averne una “pari” parte. Circa il corpo e la psiche non c’è credo parità se non si definisce in cosa. Anche se alcuni “maschi” sono teneramente spirituali, anzi dolci, profondamente sensibili e delicati. E donne pur fisicamente attraenti tuttavia mancano di femmimilità e sono dei maschiacci.
      A parte le sorprese che la natura ci fa scoprire, non ci può essere in generale parità nella forza corporea, come nel coraggio di vivere, nella resistenza (fisica e morale), nelle capacità spirituali, nei sentimenti, negli intuiti… no, non credo che ci sia parità perchè esistono graduazioni diverse nelle carattersitiche peculiari dei due sessi, ma neanche esiste una “disparità” che porti di fatto a fare dei paragoni dogmatici fra un primo/a e un ultimo/a. Direi che siamo uguali solo per amore fra di noi e per amore del prossimo ma questo è un altro discorso.

      Siamo semplicemente diversi, non migliori uno dell’altra: non siamo paragonabili perchè non siamo omogenei fra di noi ma, come dice Enrico, in una famiglia, ma anche sul lavoro, nei contatti sociali e pure nelle amicizie, il sesso differente ci unisce in una probabile, a volte difficile (perchè no?) ma bella complessa e integrata complemetarietà. In una coppia “complementare” si vede la bellezza interiore che fa della vita in comune, anche materialmente vissuta nelle contingenze: un equilbrio di due cuori ai quali le anime sono comunicanti e i corpi amati reciprocamente e fusi come uno solo.
      La “complementarietà” è il segreto della sopravvivenza ma anche del successo o della realizzazione dei componenti single. In natura, escludendo il sesso, “anime” simili sono chiamate a valorizzare le loro difformità e le si incontrano nella simbiosi di piante e/o animali… Pure il tecnico ad es. in elettronica trova dei benifici in questo principio, o meglio cerca componenti che abbiano caratteristiche non solo di similarietà ma anche di complementarietà, di affinità costruttiva ma anche di abbinamenti di elementi eterogenei integrantivisi. Pensiamo alle valvole termoioniche usate in BF o in RF, ai transistor darlington in un unico case che aumentano la loro amplificazione, alla coppie pnp/npn. ecc.
      Two is megl ov uan.
      Un abbraccio

      • Balqis ha detto:

        La Signora oggi ci piace! Aggiungo però che non si può essere due se non si è contemporaneamente uno, nel senso che coltivare la propria vita interiore è necessariamente un’esperienza solitaria. Se non la si sperimenta, non la si può comunicare e, a pensarci bene, non è possibile nemmeno l’ascolto dell’altro. Complementari può voler dire che uno ha ciò che manca all’altro e quindi parliamo di un’unione di diversi
        che genera un continuo scambio-confronto.
        Però ci sono anche coppie “funzionanti” di identici, che talvolta, per la lunga consuetudine, finiscono addirittura per assomigliarsi fisicamente. Viene da domandarsi se questo sia il caso di due metà che originariamente costituivano un’unità e che si sono ritrovate tra milioni per ricomporla. ******* Il fatto che l’articolo sia scritto da un musicista mi fa venire in mente che la parola chiave possa forse essere “armonia”.

  • ESR ha detto:

    Ho notato che da un paio di decenni, in tutte le serie TV per ragazzi (e nei film), il padre è ridicolizzato. Questa figura paterna – che inizialmente può sembrare buffa e divertente – istilla nei giovani in modo subliminale il preconcetto errato che il padre sia un … cretino, e che la vera ‘famiglia’ – che ti capisce e sostiene – sia quella degli … amici!
    Per questo credo che la ‘colpevolizazione’ del maschio rientri in un più ampio attacco diretto al ‘patriarcato’ e indirettamente alla famiglia tradizionale.

  • Adriana 1 ha detto:

    Caro Maestro,
    sono d’accordo con lei: la situazione è brutta. Ma, siccome ad un’azione corrisponde una reazione, penso che il mondo “religioso” giudaico-cristiano, osservando bene all’interno di se stesso dovrebbe ben battersi il petto su questo argomento. Partiamo dall'”Ecclesiaste” dove sta scritto:
    ” Più odiosa della morte considero la donna il cui cuore è irto di trappole e di lacci, le cui mani sono catene; chi vuol piacere a Dio dovrà sfuggirla “. Misoginia che si tradusse (con rare eccezioni come il Cantico dei Cantici)
    anche per il maschio ebreo in angoscia per l’incolumità dei propri genitali ( preoccupazione che apparirà in forma ossessiva durante i molti secoli di cacce alle streghe.)
    Misoginia che continuò nel Cristianesimo…tra le sue tante manifestazioni si ricorda la celebre frase si S.Agostino: “Inter faeces et urinam nascimur” come se questa “bruttura” derivasse dal peccato Originale.
    S.Oddone di Cluny lo batte ai punti: ” Ma se rifiutiamo di toccare lo sterco o un flemmone anche con la punta del dito, come possiamo desiderare di baciare una donna, creatura di sterco? ” Moltissime sarebbero le citazioni e le situazioni da ricordare a questo proposito. Me ne astengo: penso che queste per il momento siano sufficienti.

    • Tilly ha detto:

      ….il cristianesimo sarebbe misogino?
      Bè, ma lo spero con il cuore.
      E La SS.Vergine? Incoronata regina?

      • Balqis ha detto:

        No, il messaggio spirituale del cattolicesimo non è affatto misogino. Tuttavia è innegabile che la Chiesa come istituzione terrena, che a lungo ha esercitato il potere temporale, analogamente a tutti gli altri poteri coevi misogina lo è stata eccome! Io penso che sia necessario distinguere i due piani.

    • Davide Scarano ha detto:

      Tra le varie citazioni sul ruolo e sulla dignità femminile nella Chiesa ha dimenticato quella di un laico, però piuttosto importante, mi riferisco alla celebre preghiera alla Madonna
      di S. Bernardo, resa celebre e, vorrei dire, eterna, da Dante nel canto XXXIII del Paradiso, in cui Maria viene definita “umile e alta più che creatura”. Ritengo inoltre necessario citare per intero questa terzina:
      Tu se’ colei che l’umana natura
      nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
      non disdegnò di farsi sua fattura.
      A rischio di essere banale osservo che nessun Uomo, neanche il più grande dei Santi, gode di tali onori. Poi arriveranno l’istituzione del rosario, le litanie lauretane, in cui la Madonna, di volta in volta è definita “regina”, il dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato direttamente dalla “piena di Grazia” ed infine le apparizioni di Amsterdam in cui Maria dichiara di essere “corredentrice dell’umanità”.
      Osservo inoltre che se S. Oddone di Cluny qualche secolo fa ha pronunciato quelle parole, di cui ormai il senso e la memoria si è persa, almeno nella maggioranza di noi, ciò non giustifica l’attuale “guerra dei sessi”, che è figlia delle scelte degli architetti della modernità i quali hanno deciso di distruggere, in modo paziente, progressivo e sistematico sia la famiglia, intesa come comunità stabile aperta alla genitorialità che il maschio/padre, archetipo dell’autorità, della forza e delle regole, talvolta da difendere o, in alcuni casi, da combattere, per la salvezza di se e dei propri cari.

      • Adriana 1 ha detto:

        C’è sicuramente lo zampino degli architetti della modernità a cui, però, la “morale cristiana” con il suo culto “astratto” di comportamento femminile modellato esclusivamente sulla figura di una donna “prescelta”, obbediente, sacrificata, silenziosa e vergine ha dato ampi spazi per agire. Lo aveva visto benissimo Ida Magli cui le femministe non stavano affatto simpatiche.

        • Davide Scarano ha detto:

          Al di là dei modelli a cui accennava, la Chiesa condanna l’adulterio sia femminile che maschile, anche se sappiamo benissimo che esso esiste ed è praticato in entrambe le versioni.
          Concludo citando due libri di Costanza Miriano che credo offrano un’idea del matrimonio tra cristiani: l’uno è intitolato “sposati e sii sottomessa” e l’altro “sposala e muori per lei”. Mi sembra che tali titoli evidenzino che ciascuno dei coniugi deve affrontare il peso del rapporto coniugale (appunto, come buoi uniti allo stesso giogo) per poterne godere dei benefici.
          Ritengo che tale vincolo sia uguale nella sostanza ma diverso nei modi e e nelle forme. Nella realtà del matrimonio ciascuno deve rinunciare a qualcosa e non è detto che chi affronta le rinunce più dolorose sia necessariamente la donna.

          • Enrico Nippo ha detto:

            Lei ha messo opportunamente in evidenza la complementarietà fra uomo e donna a cui accennavo in un precedente post.

          • Balqis ha detto:

            “ciascuno dei coniugi deve affrontare il PESO del rapporto coniugale (appunto, come buoi uniti allo stesso giogo) per poterne godere dei benefici. Ritengo che tale vincolo sia uguale nella sostanza ma diverso nei modi e e nelle forme. Nella realtà del matrimonio ciascuno deve rinunciare a qualcosa e non è detto che chi affronta le rinunce più DOLOROSE sia necessariamente la donna”. ****************
            Mi sembra una visione un po’ cupa e sacrificale del matrimonio. Non c’è traccia di condivisione di idee e visioni del mondo, di cammino da percorrere insieme, di gioie comuni, del conoscere l’altro come se stessi eppure continuando a scoprirne lati ancora sconosciuti. Non le passa per la testa che una coppia felice e reciprocamente rispettosa, orientata alla valorizzazione della crescita personale dell’altro, anche dopo una vita insieme possa non essere proprio sfiorata dall’idea dell’adulterio? Coppie così ce ne sono molte, più di quanto lei non immagini, sa? ******* Visto che il suo discorso parte proprio dall’adulterio, è forse a questo a cui allude quando parla di “rinunce” che sarebbero “più dolorose” per l’uomo? *************** In tal caso, la questione non sarebbe quella del patriarcato, che non esiste da almeno cinquant’anni, ma di una sorta di “incontinenza maschile” o, forse, della necessità dei maschi di dimostrare di esserlo davvero (davanti agli altri maschi). Come se il maschile si esaurisse tutto lì e non significasse maturità, responsabilità, forza interiore più che fisica, ma anche simpatia, gentilezza, fantasia e tante altre cose ancora, tante quante quelle espresse dal femminile.

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