La Sindrome di Parenzo, gli Istinti Totalitari delle Democrazie Occidentali, un Veleno. Mario Adinolfi.

29 Marzo 2024 Pubblicato da

Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione queste riflessioni pubblicate da Mario Adinolfi, che ringraziamo di cuore, sul suo profilo Facebook. Buona lettura e condivisione.

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LA SINDROME DI PARENZO: VELENO E ANTIDOTO
di Mario Adinolfi
Avevano cominciato nel 2007 facendo tacere Benedetto XVI e impedendogli di parlare all’università di Roma, era il periodo in cui costrinsero anche Giampaolo Pansa a rinunciare a conferenze pubbliche di presentazione dei suoi libri. Avvisaglie della tempesta.
Questi Anni Venti si sono caratterizzati per violenti attacchi alla libertà d’espressione in crescendo: marchiati i dissenzienti sulle questioni green pass e armi all’Ucraina; impediti da molti comuni l’affissione di manifesti antiabortisti; impedita nel 2022 la parola a Daniele Capezzone, già segretario dei Radicali Italiani sempre all’università di Roma; impedita nel 2023 al salone di Torino la presentazione della biografia di Eugenia Roccella, già leader femminista, intitolata “Una famiglia radicale”; nello stesso anno cancellata la presentazione del mio libro a Bologna per pesanti minacce e rifiutata da Amazon qualsiasi inserzione che lo pubblicizzasse; nel 2024 lamentano attività violenta volta a limitare il diritto di parola anche il direttore di Repubblica (Università di Napoli), la nostalgica prof pacifista Donatella Di Cesare (Università di Roma), il collega ancora più di sinistra Tomaso Montanari (Università di Siena), il generale Roberto Vannacci e entrambi i conduttori della più nota trasmissione della radio di Confindustria, il woke liberal David Parenzo (Università di Roma) e il suo opposto Giuseppe Cruciani (sono serviti 120 agenti a Vicenza per permettergli di presentare il libro di Vannacci).
Ovviamente ciascuno si agita solo quando è il proprio diritto all’espressione a essere leso, senza capire che finché giustificheranno le azioni silenziatorie nei confronti degli avversari, legittimeranno altri ad operarle verso di loro. Si metti il circolo l’idea che il modo migliore per battere l’avversario è non farlo parlare, cancellare il suo stesso diritto ad esistere, prima o poi il progetto verrà ritorto verso di te.
Su questa pagina social tengo aperto lo spazio dei commenti a tutti, i dissenzienti fioccano. C’è uno che ieri sulla mia rivendicazione di aver avuto ragione sulla necessità di assolvere Acerbi ha scritto che sperava beccassi “un fracco di legnate”. Oh, non è un hater studentello, è un bravo signore ultrasettantenne di Bologna, pure cattolico e con foto in cui abbraccia figli e nipoti. Ma gli sto antipatico e commenta ogni post sempre e solo contestandoli. Acerbi andava condannato senza prove e io devo prendere legnate da sconosciuti, secondo uno schema giacobino che punta a cancellare il più possibile la pur minima capacità di espressione di chi non ci piace.
Attenti, questa ansia di ammutolire le idee di chi ci disturba è la premessa del totalitarismo, non puoi piangere Navalny morto in carcere e poi chiedere l’estradizione per far morire in carcere Assange. Non puoi esprimere solidarietà al direttore di Repubblica e godere se non fanno parlare Vannacci.
Eppure accade proprio questo, sempre di più. Così sarà facilissimo creare una società autocratica, basta silenziare tutti con discrezione senza mai dare loro la parola e intimidire con atti violenti i più ostinati, preparati, coraggiosi.
A me pare che sia esattamente quello che sta accadendo nelle nostre cosiddette democrazie: perché Putin è cattivo se incarcera i suoi oppositori e Biden è buono se spera che Trump sia impedito a partecipare alle elezioni perché mandato a processo e auspicabilmente in galera da giudici dem?
Perché il suprematista bianco è spazzatura e Black Lives Matter che fin dallo slogan teorizza una supremazia delle vite dei neri è invece un movimento osannato?
Viviamo una stagione molto pericolosa, alcune idee godono di forte protezione e conviene proclamarle per guadagnare crediti (ideologia gender, empowerment femminile, antifamilismo, abortismo, modalità varie con cui scorciare la vita, immigrazionismo, proclamata generica lotta al razzismo e al “femminicidio”) per cui dal divano sui social si tifa con la bandierina per gli happy few che riescono a monetizzare quella roba costruendoci sopra una carriera che porta a condurre l’Isola dei Famosi o a venire eletti marito e moglie in Parlamento (con il marito leader che fa le liste) senza che nessuno osi fiatare. Pure se sei quello che oltre a tua moglie hai messo in lista Soumahoro.
Poi magari contesti all’avversario la sorella e il cognato. Perché gli avversari delle idee convenienti possono essere bastonati pure con la faccia tosta, si può dare loro “un fracco di legnate” senza timore di pagare pegno. E anche il massimo organo di garanzia costituzionale può dire che c’è vacatio legis se non ci sono leggi che piacciono ai sostenitori delle idee convenienti, così il presidente della Corte Costituzionale dice che non resterà “fermo ad aspettare il Parlamento” e nessuno osa dire che è una frase da golpisti.
Attenti però, che come dimostrano questi Anni Venti, tristemente simili a quelli del secolo scorso quanto ad istinti totalitari, la sindrome di David Parenzo è dietro l’angolo: se provi simpatia (o, per dirla con la Di Cesare, rivoluzionaria nostalgia) per quelli che non fanno parlare Benedetto XVI, Pansa o Capezzone, poi arrivano quelli che non fanno parlare te. Se insulti pesantemente chi dissente da te, insulteranno pesantemente te. È inevitabile perché la ruota gira. Propongo con modestia l’antidoto a questo veleno: libertà d’espressione garantita a tutti e ognuno a difendere quella del proprio avversario.
Un po’ come faccio quando consento al mio settantenne hater bolognese di venire qui ogni giorno anche a contestarmi e ad augurarsi di vedere gruppi di sconosciuti a prendermi a legnate, restando impuniti.
Mi ero dimenticato di questo dettaglio, l’amorevole nonno li vuole impuniti i miei bastonatori. Io no, spero davvero che capiate tutti che una punizione serve: occorre un pesante collettivo giudizio contro chi impedisce la libera espressione dell’altro, specie se quest’altro ha idee opposte alle nostre.
Se non attiveremo subito questo antidoto, il veleno ci intossicherà rapidamente tutti. Ammesso che non l’abbia già fatto.

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