Scienza e Fede: Un Punto di Incontro c’è, Sicuramente. Una Conferenza.

6 Giugno 2021 Pubblicato da 10 Commenti

 

Marco Tosatti

Carissimi Stilumcuriali, mentre è sempre viva la discussione su scienza e fede, e i limiti e i punti di contatto e convergenza fra l’una e l’altra, ci sembra interessante offrire alla vostra attenzione questa conferenza, tenuta qualche tempo fa dall’ing. Amedeo Zerbini sul tema. Buona lettura.

§§§

SCIENZA E FEDE:

ANTITESI O COMPLEMENTARIETÀ? COMPATIBILITÀ O INCOMPATIBILITÀ?

 

I due termini Scienza e Fede sono troppo generici e universali per poterne parlare senza prima definire entro quali limiti parliamo dell’una e dell’altra.

 

DEFINIZIONE DI FEDE.

 

Genericamente possiamo definire come fede qualsiasi “Credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull’autorità altrui più che su prove positive”.

Ci può quindi essere anche una fede non religiosa, e nel campo religioso, possiamo dire che ci sono tante fedi quante sono le religioni. Stando a quello che sentiamo dire dalla gente potremmo anche dire, esagerando un po’, che ci sono tante fedi quante sono le persone.

Ma non bisogna confondere la fede, con le sue manifestazioni e i modi personali di viverla.

È quindi necessario che quando si parla di fede si definisca anzitutto fede di chi e in che cosa.

Gli islamici hanno una loro fede, così come i buddisti, gli ebrei, i cristiani riformati, i cristiani cattolici. Hanno una loro particolare fede anche gli adepti ai riti satanici, così come i seguaci di tutte le forme di sincretismo religioso che si sono diffuse soprattutto negli ultimi decenni un po’ ovunque, per soddisfare il bisogno di “sacro” che in misura maggiore o minore si trova in qualsiasi uomo e in qualsiasi cultura.

Ritengo quindi doveroso affermare che qui, stasera, col termine fede intendo parlare della Fede del cristiano cattolico, pur non escludendo che il problema della fede possa essere ricondotto al minimo denominatore comune della sola credenza nella esistenza di un Dio, cioè di un essere soprannaturale, trascendente, onnipotente, creatore del cosmo e in grado di intervenire in maniera più o meno diretta nella vita e nella storia dell’uomo.

Ricordo che i punti fondamentali della nostra fede sono espressi nel simbolo di Nicea, comunemente denominato “il Credo”, ed hanno il loro fondamento in una particolare interpretazione della Sacra Scrittura, ossia della Bibbia Cattolica, composta di 73 libri canonici, intesa come autorivelazione di Dio agli uomini, e nella Tradizione, cioè in quelle nozioni che sono state tramandate nei secoli dalla Chiesa, Cattolica e Apostolica, come verità di fede.

Il Concilio Vaticano Secondo, con la Costituzione Apostolica “Dei Verbum”, pur non disconoscendo il valore della Tradizione, ha inteso affermare la priorità della “Parola di Dio” cioè della Bibbia, su ogni altra parola: per il cattolico odierno prima viene la Parola di Dio, poi quella della Chiesa, e infine quella dell’uomo e non viceversa.

Ciò ha dato nuova vitalità e un vigoroso impulso allo studio della Teologia Biblica, che si discosta dalla Teologia Dogmatica, in quanto, rispetto a quest’ultima, è più scientifica e meno filosofica.

Infatti mentre, ad esempio, la Teologia di sant’Agostino si appoggia a Platone e quella di san Tommaso si appoggia ad Aristotele, ed entrambe sono il risultato di un ragionamento di tipo teoretico, filosofico intorno alla natura e agli attributi di Dio, la Teologia Biblica non parte da nessun preconcetto filosofico essendo il suo fine quello di far emergere dal testo biblico tutto ciò che si può conoscere di Dio.

Gli strumenti fondamentali della teologia biblica sono pertanto l’ermeneutica e l’esegesi. Si discosta quindi anche dal pietismo che consiste in una meditazione “col cuore” della Bibbia perché prima di chiederci: “che cosa dice a me un particolare testo” si ritiene doveroso domandarsi: “che cosa vuol dire?”. Per la Teologia Biblica Dio non è più l’oggetto, ma è il soggetto della Teologia. Rivela se stesso agli uomini, prima per mezzo dei profeti e poi intervenendo lui stesso nella storia dell’uomo, come uomo, nella persona del Cristo Gesù.

Il bello della Bibbia è quello di essere un libro o meglio un insieme di libri che non si dilunga e non si perde in tanti ragionamenti, ma inizia da un passato che ci riporta nella notte dei tempi con una affermazione alla quale è difficile trovare qualcosa da obiettare: “In principio Dio creò il cielo e la terra” e termina con una benedizione che si protende in un futuro senza fine e che nessun uomo ragionevole dovrebbe rifiutare: “la Grazia del Signore Gesù Cristo sia con tutti voi”. E perché no?

E fra questi due estremi ci parla continuamente di Dio e dell’uomo, e dei rapporti che sono esistiti, che devono e che dovranno esistere fra loro, fino alla fine del mondo.

Pertanto credere per un cristiano significa anzitutto, credere in ciò che è scritto nella Bibbia.

Ma come si fa a credere in ciò che non si conosce?

Quanti “secondo me” e quante citazioni a sproposito e distorte, se non addirittura stravolte, si sentono nei discorsi di tante persone.

A questo proposito mi piace ricordare che per i Padri del deserto, che sono i primi monaci cristiani, era considerato necessario conoscere a memoria tutto il Nuovo Testamento (per chi non lo sapesse si tratta dei quattro Vangeli, degli Atti degli Apostoli, delle 21 Lettere degli Apostoli e dell’Apocalisse per un totale di 27 libri) e tutti i Salmi (che sono 150 per un totale di 2525 versetti; siccome, però, ogni versetto è composto di due e anche tre versi, in totale i Salmi sono composti da circa 5500 versi: conoscere a memoria i salmi equivale a conoscere a memoria un po’ più di una trentina di canti della Divina Commedia). Si sa però che alcuni Padri conoscevano a memoria tutta la Bibbia, cioè tutto l’Antico e il Nuovo Testamento.

A questo punto mi sento di fare un’affermazione molto forte: il peggiore nemico della fede non è la Scienza, ma è l’IGNORANZA.

È, prima di tutto, l’ignoranza della Parola di Dio. Ho dalla mia parte in questa affermazione due grandi nomi: San Gerolamo, dottore della Chiesa (347–420) il quale afferma: “L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo” e Antonio il Grande, anacoreta (251–356): “Qualunque cosa tu faccia o dica, basati sulla testimonianza delle Sante Scritture”.

È,  in secondo luogo, l’ignoranza dei limiti della ragione umana e della conoscenza scientifica.

Per dare un senso a quest’incontro, dobbiamo innanzitutto riflettere su di un fatto: il modello di società che la Chiesa ci propone è ben diverso dai modelli che ci vengono proposti da sociologi, psicologi, politologi, che di volta in volta ci presentano una società individualista, classista, competitiva, xenofoba, liberista, fondata sul mercato e sul proprio interesse, se non addirittura omicida e genocida. Il modello che la Chiesa ci propone è uno solo ed ha come valore centrale quello che potremmo chiamare l’undicesimo comandamento: il comandamento dell’amore, della CARITÀ. La carità che non è da confondersi con l’elemosina e neppure con la filantropia; la carità cristiana è amore universale esteso a tutti gli uomini ivi compresi i nemici. Carità è anche aiuto reciproco e disinteressato nella ricerca della verità. Frequenti sono i richiami del Vangelo su questo punto con l’immagine della vite e dei tralci, con affermazioni come:  “Rimanete in me e io in voi”, “Padre santo, custodisci nel tuo nome, coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi”. Se noi crediamo in queste parole e nei valori che esse sottendono, non possiamo limitarci a giudicare farisaicamente chi, a nostro parere, sbaglia, come se appartenesse ad un’altra specie o ad un altro mondo, e non possiamo lavarcene le mani con un ragionamento più o meno di questo tipo: “Noi siamo a posto; se gli altri sbagliano sono affari loro, se la vedranno loro con Dio”. Temo proprio che Dio ci giudicherà anche per quello che non abbiamo fatto, per collaborare con gli altri onestamente e a cuore aperto nel ricercare la verità. Perché i poveri non sono soltanto gli indigenti, coloro che hanno bisogno del pane, del lavoro, della casa; poveri sono tutti coloro che piangono e soffrono per qualsiasi ragione, sono anche coloro che cercano Dio e non lo trovano, che anelano alla verità e alla giustizia, ma la cercano e la trovano nel luogo sbagliato.

La fede dei nostri genitori era una fede forse fin troppo semplice ed elementare, ma è proprio quella fede che ha permesso loro di vivere serenamente, accettando tutte le prove e le difficoltà della vita, di lavorare e di morire in pace. Sulla tomba di mia nonna stanno scritte queste parole: “La morte, benché improvvisa, la colse preparata, in pace con Dio e con gli uomini”. Quale differenza con la disperazione, la rabbia, la sete di vendetta, il bisogno di trovare il colpevole ad ogni costo del giorno d’oggi!

Domandiamoci perché.

Forse è perché ora, una nuova pericolosa ideologia si va facendo strada: l’uomo è soltanto materia, è soltanto un animale evoluto, ma senza anima, il soprannaturale non esiste, la Scienza non è un dono di Dio, ma è un potere che l’uomo si è conquistato con le sue forze, grazie all’intelligenza pervenutagli dall’evoluzione e dalla selezione naturale, e ciò gli dà il diritto di fare ciò che vuole in tutti i campi e persino di dominare la vita e la morte. “Grazie alla ragione e alla Scienza – scrive un’attempata scienziata italiana  –  l’uomo può finalmente dirsi artefice del proprio destino”.

Un’esperienza di successi – si sa – aumenta il livello di aspirazione delle persone; e quindi anche di coloro che avendo raccolto qualche importante risultato, ormai si sentono semidei e credono di poter arrivare dappertutto. Ma magari fosse vero! Io non ci credo, però… la supponenza umana non ha limiti.

E non è logico che un qualsiasi untorello di laboratorio, se arriva a scoprire qualcosa, anziché dire: “Signore che bella cosa hai fatto!”, si gonfi il petto di orgoglio dicendo: “Come sono bravo! Che bella scoperta ho fatto!”.

Un po’ di umiltà non guasterebbe.

Costoro dovrebbero sapere che si stanno comportando come un selvaggio che avendo trovato un orologio ed essendo riuscito a capire come funziona si compiace più per la propria intelligenza che per quella dell’orologiaio che l’ha fatto.

 

  1. DEFINIZIONE DI SCIENZA

Scienza” è un concetto astratto che si presta a molte sofisticazioni. Dobbiamo imparare a distinguere la vera Scienza dalla pseudoscienza.

Per definizione la Scienza è : “Sapere, dottrina, insieme di conoscenze ordinate e coerenti, organizzate logicamente (a partire da principi fissati univocamente) e ottenute con metodologie rigorose secondo criteri propri delle diverse epoche storiche”. (Da: Istituto Enciclopedia Italiana, Vocabolario della lingua italiana). L’accenno alle epoche storiche è importante perché anche la Scienza si è evoluta, utilizzando nelle diverse epoche i mezzi che aveva a disposizione. Il cammino della Scienza è lungo quanto la vita dell’uomo sulla terra, ma soltanto dopo l’affermazione del metodo sperimentale di Galileo Galilei (1564–1642) la Scienza ha compiuto i passi enormi che l’ha portata agli elevatissimi livelli dei nostri giorni.

Applicando il metodo sperimentale, cioè “Provando e riprovando”, come diceva Galileo, la Scienza non può dare per vero nulla che non sia provato che è vero. Ed in questo senso la Scienza è esattamente il contrario della Fede.

L’esperimento deve essere ripetuto più volte, sempre con lo stesso risultato, per poter costituire un sicuro elemento di giudizio sulla verità di una certa affermazione . Dare per certa una ipotesi, ancorché formulata da un uomo di Scienza, è pseudoscienza, e tale rimane, finché non sarà provato che l’ipotesi è sperimentalmente verificabile.

 

  1. DIFFERENZA TRA SCIENZA E CONOSCENZA EMPIRICA

 

Dunque la Scienza non procede mai a caso: molte scoperte sono avvenute per caso, ma per divenire fatti scientifici hanno dovuto essere sottoposte a tutta una serie di indagini metodologicamente corrette, che ne convalidassero la veridicità .

Tutti sanno che tutte le mele staccandosi dall’albero cadono per terra; questa è conoscenza empirica. Ma riuscire a determinare una formula matematica che ci permetta di calcolare, in dipendenza dall’altezza della caduta, con quale velocità la mela toccherà il suolo, quanto tempo la mela impiegherà nella sua caduta, quanta energia scaricherà fermandosi, questa è Scienza. Accade, poi, spesso che l’esperienza empirica e la conoscenza scientifica siano tra di loro in netta contrapposizione. L’esperienza empirica ci mostra un Sole che si muove, ma la Scienza dimostra che è la terra a ruotare su se stessa e intorno al Sole, dando così luogo al giorno e alla notte e alle diverse stagioni. Qui siamo in presenza di un caso in cui la Scienza non soltanto affina e completa l’esperienza empirica, come nel caso della mela, ma addirittura la contraddice.

La Scienza, quindi, richiede un intervento dell’intelletto per dare un senso alla conoscenza empirica, e per correggere gli errori eventuali della conoscenza empirica stessa (come nel caso del Sole).

 

  1. LA SCIENZA NON SPIEGA, MA DESCRIVE

 

Che la Scienza spieghi è un’idea da sfatare. La Scienza non spiega nulla e, soprattutto, non sa dare una ragione dell’esistenza del mondo e di quella dell’uomo. Sa, ancora solo parzialmente, come funziona il mondo, ma non sa spiegare quale sia la causa prima della sua esistenza e quale sia il fine ultimo dell’esistenza sia del mondo, sia dell’uomo. Quindi è incompleta dal punto di vista della conoscenza e insussistente dal punto di vista dell’etica. La Scienza è incompleta perché lascia aperte le porte ad una grande quantità di dubbi e non può stabilire da sé la sua etica. Per fondare un’etica è necessaria la conoscenza del fine ultimo, in quanto solo le azioni che sono coerenti col raggiungimento del fine ultimo sono moralmente corrette. La Scienza, quindi, non spiega, ma osserva, analizza in modo razionale, descrive e trasforma in leggi generali e in formule matematiche ciò che osserva ma, in definitiva, può soltanto dire che al verificarsi di determinate condizioni, che nella teoria dei sistemi chiamiamo stato delle variabili misurabili, si verificano determinati fatti. Quando non è in grado di scoprire questa correlazione dice che il fatto è avvenuto per caso. Ma il caso è solo frutto della nostra ignoranza. La legge magari c’è, ma siamo noi che non la conosciamo. La Scienza scopre e formalizza le leggi che legano causa ed effetto, ma non è in grado di fare altro che quello. Un’altra distinzione sostanziale è la distinzione tra Scienza e Tecnologia. La Scienza non inventa, perché per sua “vocazione” non ha necessariamente finalità pratiche. Lo scopo della Scienza è la conoscenza. È la Tecnologia che utilizzando le scoperte della Scienza e applicandole nella pratica, inventa oggetti nuovi, procedimenti innovativi ecc. Il campo della Scienza è il sapere, mentre quello della Tecnologia è il “saper fare” e molte colpe che noi attribuiamo alla Scienza, in realtà sono colpe della Tecnologia. (Albert Einstein, fisico teorico, con la teoria della relatività, scopre l’equivalenza tra materia ed energia; Enrico Fermi, fisico sperimentale, ne verifica in pratica la veridicità; i tecnologi americani, sulla base dell’esperienza di Fermi, realizzano la bomba atomica; i militari americani la utilizzano per ammazzare quarantamila persone in un sol colpo. È questa la catena perversa! Ed è questo ciò che l’etica cristiana condanna).

 

  1. LA CAUSA PRIMA

 

Per conoscere le verità ultime la sola Scienza non basta.  Bisogna arrivare alla causa prima che non è di questa terra. È presente sulla nostra terra, ma non è di questa terra. La causa prima è Pensiero, Volontà, Sapienza, Potenza infinita. E a questo punto noi parliamo di qualcosa o qualcuno che non conosciamo e, per farcelo conoscere, ci può venire in aiuto solo la Fede, che nulla chiede alla ragione se non l’umiltà di riconoscere i propri limiti.

 

  1. NECESSITÀ DEL DOGMA DI FEDE

 

Il cosiddetto conflitto tra Scienza e Fede è soltanto un pretesto culturale, per giustificare l’agnosticismo e la mancanza di fede di certi scienziati, che, per loro personale comodità, o per interesse, hanno escluso Dio dalla loro vita; ma in realtà questo conflitto non esiste. Quella di Dio, per molti uomini, è una presenza ingombrante e troppo esigente: richiede ossequio e riverenza, impone leggi e regole di vita scomode, difficili e limitanti; meglio, quindi, farne a meno. Ma tutto questo con la Scienza non c’entra niente. Il conflitto, quindi, se esiste, è tra la coscienza del singolo uomo e Dio, ma non tra la Scienza, come attività umana, e Dio. C’è sicuramente una differenza tra Scienza e Fede e consiste nel fatto che la Fede può esistere anche senza la Scienza, è più ampia e viene prima della Scienza, così come la Sapienza di Dio viene prima della creazione del mondo. La Scienza si ferma alla materia e, quando non è illuminata dalla Fede, riduce tutto alla materia; la Fede accetta i risultati della Scienza, ma poi va oltre la materia. Ed è qui che comincia la vera ricerca della verità, che è la parte più difficile del cammino di Fede, perché l’intelligenza e la conoscenza devono umilmente cedere il passo al cuore. Sfido qualunque scienziato a dimostrare o a negare scientificamente il mistero della Trinità di Dio o della divinità di Cristo o della sua resurrezione. Per tutto ciò che trascende la nostra capacità di comprendere, l’unica risposta è la Fede. Indagare nella materia per cercarvi lo Spirito e la Verità, la causa prima e il fine ultimo, è come smontare un pianoforte per cercarvi il pianista e la musica. Se il mondo è il pianoforte, l’armonia del creato è la musica e il pianista è Dio. Ma Dio è misterioso e per questo, la Chiesa non potrà mai rinunciare ad essere dogmatica, perché se questo avvenisse, cadrebbe tutto e inutile sarebbe la sua stessa esistenza!

Ma la Chiesa non può obbligare nessuno a convertirsi e a credere.

L’incredulità è un male che si può estirpare solo attraverso la preghiera, l’esempio, l’apostolato e tutto quanto la Chiesa propone ai credenti di fare per la diffusione della fede. La conversione degli altri passa prima attraverso la nostra conversione, la nostra fede, la nostra credibilità, la nostra coerenza.

È tutto quello che possiamo fare!

Non dimentichiamo che Cristo è morto in croce per la nostra redenzione, ma la sua passione, dall’ultima cena alla sua morte, è durata meno di 24 ore, e, in tutto, l’intero ciclo della Passione, morte e resurrezione occupa 3 giorni. Prima, per 3 anni, durante la vita pubblica, Cristo è vissuto in mezzo alla gente, instancabilmente, come Maestro, affinché gli uomini riscoprissero Dio come Padre di tutti e per insegnare a noi uomini, che cosa dobbiamo fare noi, per salvarci e salvare il mondo. E non ha vissuto come certi profeti del giorno d’oggi negli agi e nelle ricchezze: ha vissuto come uno straccione, senza casa e senza tetto, povero fra i poveri! E davanti al tribunali degli uomini, ben sapendo che ciò gli sarebbe costato il supplizio della croce, a Caifa che gli chiedeva: “Tu sei il figlio di Dio?”, rispose: “Sì lo sono” e a Pilato disse: “Per questo io sono nato, per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità”. Dopodiché fu definitivamente condannato. Lui ha fatto la sua parte, ma anche noi dobbiamo fare la nostra, ricordando che è la salvezza il fine ultimo per l’uomo e che essa è dono gratuito della Divina Misericordia a tutta l’umanità, però per essere efficace richiede l’accoglienza e la risposta positiva da parte di ciascuno di noi e la nostra collaborazione.

 

  1. I LIMITI DELLA SCIENZA: L’INFINITO E L’ETERNO

 

Dio ha dotato l’uomo di una straordinaria intelligenza e gli ha donato la facoltà di scoprire i segreti della natura e di comprendere le leggi che regolano l’Universo da Lui creato, ma solo entro i limiti necessari, affinché l’uomo potesse realizzare il suo comando: “…; riempite la terra, soggiogatela… ecc.” (Genesi 1,28 e segg.). Ma, a parte i limiti etici, Dio ha tenuto per sé due grandi segreti e all’enorme campo delle conoscenze possibili all’uomo, ha posto dei confini, che nella vita terrena l’uomo non riuscirà mai a valicare. Al di là di questi confini invalicabili, stanno, irraggiungibili per la nostra mente, l’INFINITO e l’ETERNO. Chiudete gli occhi un attimo e provate, se ci riuscite, a pensare che il mondo ha un volume senza limiti e che tuttavia continua ad espandersi… perché siamo certi che già oggi il mondo è più grande di ieri. Quanto è grande l’universo? Non lo sappiamo. Su scala umana possiamo soltanto dire che è immenso: basta pensare che le dimensioni dell’universo si misurano in anni-luce. (Forse non tutti sanno che cos’è l’anno–luce e quindi ve lo spiego: l’anno–luce è la distanza che la luce, che viaggia a 300000 chilometri al secondo, percorre in un anno; lascio a voi il compito, facilissimo, di calcolare quanti sono i chilometri totali percorsi dalla luce in un anno…). E da quanto tempo c’è? C’è da sempre, o ha avuto un inizio? Pare che abbia avuto inizio tra i dieci e i quindici miliardi di anni fa, ma non dall’eternità! E se ha avuto un inizio, che cosa c’era prima? Queste domande l’uomo se le pone da sempre, ma non può dare una risposta “scientifica”. Detto questo, provate a pensare che al di fuori del mondo non può esserci nulla, perché se il nulla esistesse, non sarebbe più il nulla. Dal lato opposto all’infinitamente grande sta l’infinitamente piccolo. Con i potenti microscopi elettronici siamo arrivati a vedere il milionesimo di millimetro (nanometro) eppure sappiamo per certo che esistono oggetti ancora più piccoli. E alla fine, continuando a scavare nella materia, scopriamo che anche nei materiali che ai nostri sensi appaiono come i più solidi e i più compatti, lo spazio vuoto prevale su quello pieno. Qui la nostra ragione si perde, perché non può dare spiegazioni. E lo stesso senso di impotenza della ragione noi lo proviamo quando pensiamo all’eterno. Mentre pensare ad un eterno futuro è abbastanza facile (non finisce mai), siccome noi abbiamo una visione limitata del tempo e da questa, almeno su questa terra, non potremo mai uscire, pensare ad un eterno passato fa venire le vertigini. Provate di nuovo a chiudere gli occhi e, se ne siete capaci, a pensare all’esistenza di qualcosa che esiste, ma non ha mai avuto inizio. Cioè un essere che è sempre stato, che non è stato generato, quindi senza origine, senza tempo, senza un prima e un poi, in un eterno presente. Se c’è, questo è l’Essere, è la Divinità, è Dio. Dicono che l’universo è venuto dal “Big Bang”. E il nucleo primigenio da cui si è generato il Big Bang da dove è venuto? Si è generato da solo? Ma come, perché, da che cosa? Che cosa c’era prima? Si sa che il nucleo primordiale aveva le dimensioni di una capocchia di spillo e tuttavia conteneva già tutta la materia oggi esistente, compresa quella di cui sono fatti i nostri corpi. Si sa che ha raggiunto un volume pari a miliardi di volte quello iniziale in pochi miliardesimi di secondo, continuando poi ad espandersi fino ai nostri giorni. Ma ad espandersi in che cosa? E che ci fa l’uomo in questo tremendo meccanismo, fatto di vuoti gelidi, prossimi allo zero assoluto e di fornaci ardenti con temperature di milioni di gradi? A capire il perché di queste cose la Scienza non arriverà mai. Alla nostra esistenza basta il sistema solare e ne avanza, e allora tutto il resto, che è il più, perché c’è? E quando lo conosceremo, questo perché? Lo conosceremo, spero, dopo la morte, quando finalmente si schiuderà alla nostra mente la verità vera, al riparo da tutte le interpretazioni, le invenzioni, le menzogne e le intermediazioni degli uomini e, nel bene o nel male, saremo finalmente liberati dall’ignoranza e dall’immensa fatica del conoscere.

“Cose che occhio non vide e orecchio non udì, ed in cuore d’uomo non entrarono, cose che preparò Iddio a quelli che lo amano. Lo Spirito tutte le cose scruta, anche la profondità d’Iddio”.

Che sia la conoscenza di queste cose il premio che ci spetta?

Intanto, impariamo la modestia da San Paolo il quale scrive (1Corinzi 2,1–5): “Io pure, venendo a voi fratelli, venni non con eccellenza di parola o di sapienza annunziando la testimonianza di Dio, perché decisi di non sapere alcunché fra voi se non di Gesù Cristo e di costui crocifisso; anzi io con debolezza e con timore e con tremore grande fui presso di voi, e la parola mia e la predicazione mia non consistettero in suadenti discorsi di sapienza, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede non fosse basata su sapienza di uomini, ma sulla potenza di Dio”.

 

  1. IL PECCATO DELLA SCIENZA: LA SUPERBIA

 

La SUPERBIA è uno dei sette peccati capitali, consistente in una considerazione talmente alta di sé stessi da disconoscere la propria natura di creatura di Dio. Una creatura che la rivelazione ci dice essere stata fatta ad immagine e somiglianza di Dio, ma non uguale a Dio.

Io so, io so fare, io posso, posso tutto, Dio non esiste e, se anche esiste, io non ho bisogno di lui: questo è il peccato di superbia. Dio, benché infinitamente misericordioso, è sempre stato terribile nell’umiliare e nel castigare i superbi, anche su questa terra. La lussuria ( che noi pensiamo sempre come il peggiore dei peccati) l’ha castigata, per quanto ne so io, una volta sola, con la distruzione di Sodoma e Gomorra, ma la superbia l’ha castigata più volte, coinvolgendo tutta l’umanità: dalla cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso terrestre, alla caduta della torre di Babele, al diluvio universale e a tutte le altre calamità e disgrazie di questo mondo. Lo spirito del male, quello che la Bibbia chiama il demonio, è particolarmente abile nel tentare l’uomo alla superbia, perché questo è stato il suo peccato e sa che dalla superbia derivano tutti gli altri peccati. È suadente, è convincente, è rassicurante, stuzzica l’amor proprio delle persone, insinua il dubbio sulla Legge, sa presentare il male come se fosse bene e il bene come se fosse male, ci fa coinvolgere gli altri facendoci propagandare il male, e infine ci induce all’azione malvagia e all’AUTOGIUSTIFICAZIONE. Basta meditare bene il racconto biblico del peccato originale per capire con quanta astuzia lo spirito del male (il demonio) sappia lavorare nella coscienza degli uomini.

 

CONCLUSIONE

C’è, ci può essere, un punto d’incontro tra Scienza, ragione e Fede? Certamente c’è.

Lo dimostrano anzitutto le esperienze vissute di eminenti uomini della Scienza: Isacco Newton, l’uomo di Scienza a cui dobbiamo la conoscenza delle leggi che regolano l’equilibrio dell’Universo ( senza delle quali mai l’uomo sarebbe andato sulla Luna) e che pose i fondamenti dell’ottica, era un uomo di grande fede e trascorse gli ultimi anni della sua vita dedicandosi alla Teologia. Alessandro Volta: se andate nel duomo di Como potete ancora vedere il punto nel quale abitualmente andava ogni giorno a pregare. Albert Einstein, ebreo, il quale dichiarò che quando si scoprono le leggi che dominano il mondo, non si può non ammettere l’esistenza di una mente superiore che le abbia determinate. E per venire ai nostri giorni e all’Italia, Antonino Zichichi.

Lo dimostrano inoltre importanti documenti della Chiesa, che qui mi piace ricordare:

La costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II “Dei Verbum”.

L’enciclica di Giovanni Paolo II “Veritatis splendor”.

L’enciclica, sempre di Giovanni Paolo II “Fides et ratio”.

Questo punto d’incontro Giovanni Paolo II, nell’enciclica “Fides et ratio” lo individua nella mente dell’uomo affermando: “La Fede e la Ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità”.

Contemplare la Verità. È il sogno dell’uomo da sempre. Ma quando Dio ha cercato di rivelargliela l’uomo non gli ha creduto. E non gli crede.

Perché l’uomo vuole da Dio un segno. Ma Cristo, la Parola di Dio, una risposta ce l’ha già data a proposito di coloro che non credono (Luca 16,31): “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero persuasi!”.

E infatti così è avvenuto e avviene da sempre.

 

APPENDICE A “SCIENZA E FEDE”

 

La struttura del pensiero è molto più articolata di quanto lo scienziato voglia farci credere. Non tutto ciò che si sviluppa nella mente dell’uomo è sotto il dominio della logica. Altrimenti non potrebbero esistere la fantasia, l’immaginazione, la creatività, l’arte, l’amore. Queste sono tutte forme di pensiero laterale rispetto alla logica, che sono alla base di tutti quegli aspetti del pensare e del sentire che si sviluppano al di fuori di ogni schema. La psicologia, che, volenti o nolenti è anch’essa un modo della Scienza, queste cose le ha messe in evidenza da secoli e non si possono ignorare. Sembra che ad essere colpiti da questa forma di scotoma siano in maggior parte gli scienziati che studiano la materia, cioè i fisici e i biologi. Ma per un uomo veramente libero un modo così riduttivo di vedere l’uomo non è accettabile. Non si può lasciare nel buio tutta quella parte della mente umana che riguarda l’emotività, il bisogno religioso, la sete di verità, la speranza che oltre un ammasso più o meno ordinato di cellule esista un io, che è autocosciente, che non morirà.

Umanamente non si giustifica il fatto che una scienziata, perché ha scoperto in 30 anni di lavoro una molecola (che esisteva già prima che lei nascesse e la scoprisse) voglia essere più grande di Cristo, di Mosè e dei Profeti, dei Padri della Chiesa, di Sant’Agostino e di San Tommaso, di Newton e di Pascal e si senta autorizzata a dare dell’ignorante a chi invece non mette sullo stesso piano molecole e trascendenza.

Anche lei, come chiunque altro, anzi più di altri, proprio perché è una scienziata dovrebbe dire: “Io mi trovo di fronte ad una realtà storica; è venuto al mondo un uomo che ha detto: «Io sono la Via, la Verità, la Vita»e che per testimoniare sé stesso e la propria verità davanti al tribunale degli uomini ha avuto il coraggio di subire un tremendo supplizio, la croce. Un uomo che documenti e testimonianze inconfutabili dicono che sia risorto. E di tutto questo, io, perché ho scoperto una molecola, non ne tengo conto?”.

Grazie ai grandi progressi della Scienza oggi di cancro ci si ammala di più, ma si muore (percentualmente) di meno. Questo ha affermato recentemente il prof. Veronesi. Ciò non toglie che di cancro si muoia lo stesso. E tu, grande professore, ad uno che sta morendo cosa vai a dire? Che forse tra alcuni decenni, grazie alla ricerca scientifica, di cancro non morirà più nessuno? Quello vuole sapere che cosa sarà di lui adesso! E tu, grande scienziato, non hai nulla da dirgli!

Io ho provato e vi assicuro che sulla soglia di una sala operatoria dalla quale non sai se uscirai vivo o morto, non pensi né alla Levi Montalcini e al suo NGF, né al Prof. Dulbecco, né al Prof. Veronesi. Pensi a Dio e come Cristo morente sulla Croce, dici: “Nelle tue mani, Signore, affido lo Spirito mio” .

Che lo vogliamo ammettere o no, questo è l’uomo. L’uomo nella sua interezza.

Cristo che non aveva laboratori, non aveva la televisione, non aveva eserciti con cui combattere, non ha costruito regge, non ha edificato cattedrali, non ha costituito imperi, non aveva nemmeno una casa in cui posare il capo, non aveva l’eloquenza di Cicerone e di Orazio, né la logica raffinata di Socrate e di Platone, non ha creato ospedali, non ha fondato istituti di ricerca, ha fondato la Chiesa e, solo con la potenza della sua parola e dei suoi miracoli, ha cambiato il mondo.

Margherita Hack, Piergiorgio Odifreddi e i loro amici, con la loro “Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti” e con i loro Darwin Day riusciranno a fare altrettanto?

Quando la cultura di una persona si specializza fino al punto di prendere in considerazione un solo aspetto della realtà ed un solo punto di vista dal quale osservarla, una sola è la conseguenza: il fanatismo e la chiusura al bello, al vero, al bene.

Nihil amori Christi praeponere et de Dei misericordia nunquam desperare.

Abnegare semetipsum sibi ut sequatur Christum.

§§§




Ecco il collegamento per il libro in italiano.

And here is the link to the book in English.


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